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Rinviata al 2021 l’entrata in vigore di sugar e plastic tax

“Sapevamo che il Paese era in attesa ma è stato un lavoro con un tempo necessario. La parola passerà al Parlamento. Penso e spero che questo lavoro potrà essere migliorato. È la manovra per fronteggiare questa fase di emergenza”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la conferenza dopo l’approvazione del dl Rilancio. “Ci siamo impegnati al massimo. Facendosi carico alla sofferenza” degli italiani, ha detto il premier. Molte le misure approvate per un totale di 55 miliardi. In tutto 256 articoli e 464 pagine di decreto. Tra misure c’è il rinvio al 2021 dell’entrata in vigore della tassa sullo zucchero e sulla plastica. Una decisione che molti si aspettavano, ma già fortemente criticata da diversi ambientalisti.

Di seguito i commenti che avevamo raccolto nelle scorse settimane:

Gianluca Bertazzoli, amministratore unico di Hub15: “Già prima del Covid19 c’erano forti pressioni affinché questa misura venisse rinviata. È quasi scontato che in questa situazione di crisi sanitaria si vada in quella direzione. Non è comunque un bel segnale rispetto a tutta un’altra serie di disposizioni ambientali che vanno al di là della plastic tax. Tutti coloro che hanno interesse a bloccare un determinato tipo di processo e di tendenza, agitando il Coronavirus a tutti i livelli, sia italiano che europeo, cercano di cambiare il corso delle cose per ‘riaprire la partita’: dalle disposizioni sulle emissioni di CO2 nel settore automobilistico, fino ad arrivare, nel suo piccolo, alla plastic tax. Tuttavia, non mi scandalizza che quest’ultima venga rinviata di qualche mese, l’importante – evidenzia Bertazzoli – è che l’emergenza sanitaria non diventi il ‘Cavallo di Troia’ dove tutti quelli che hanno interesse a rimettere in discussione un percorso più green sfruttino questa situazione per cercare di ribaltare le decisioni”.

“Il tema a mio avviso – afferma Roberto Cavallo, amministratore delegato di ERICA – non è il rinvio o meno della tassa sulla plastica, ma il fatto che nonostante si ripeta a mo’ di aforisma, un po’ da tutte le parti, che non potremo uscire dalla crisi come ci siamo entrati, assisto in realtà in modo reiterato a approcci identici al sistema dal quale proveniamo. Esattamente come dopo la crisi finanziaria del 2008 si ripeteva e si leggeva che il capitalismo era finito e che la finanza avrebbe cambiato radicalmente modo di funzionare, ma poi non è cambiato nulla, temo, nonostante io sia un inguaribile ottimista, che non stiamo imparando nulla da questo periodo. Nel merito la plastica è indubbiamente utile per certe funzioni, come è indubbio che ci sia un’overproduzione e soprattutto un abuso. Dunque qui non si tratta solo di ragionare di plastic tax, che era una proposta ante-Covid19, ma se dovesse essere confermata la correlazione tra particolato e diffusione del virus e sua letalità (si veda il recentissimo studio dell’Università di Harvard) alcune plastiche non andrebbero proprio più prodotte” conclude Cavallo.

Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: “E’ profondamente scorretto e strumentale approfittare di un’emergenza sanitaria per cercare di smontare norme e indicazioni che vanno verso una maggiore tutela ambientale. Soprattutto quando il tentativo di affossarle risale a ben prima della contingente emergenza sanitaria. E’ necessario uscire dall’impostazione che vede attività economiche e tutela ambientale come antagonisti. Non è possibile continuare a crogiolarsi in un modello di sviluppo che prevede cantierizzazione e cementificazione come unico modello di sviluppo possibile. L’emergenza sanitaria non cancella quella climatica e ambientale: va ad aggiungersi ad essa e da essa non può prescindere”.

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy: ” Ancora una volta il partito trasversale dell’industria dello spreco messo all’angolo dai disastri ambientali e dalla mobilitazione mondiale in primis dei giovani e dei ragazzi strumentalizzando la crisi del covid cerca la rivincita.  Non solo la lobby dell’incenerimento “ringalluzzita” da tutta l’ondata di usa e getta falsamente sponsorizzato come necessaria dal punto di vista sanitario (mascherine, guanti, dispositivi di protezione) cerca di riaccreditarsi come “necessaria” per “gestire” i rifiuti di “questa nuova fase” ma adesso sembra che tutto l’universo politico si unisca per dare l’ultima spallata anche alla non irresistibile “plastic tax”. È una vergogna e sintomo di un modo di concepire l’attuale crisi in modo sbagliato. non si esce dalla crisi covid 19 concependo un “ritorno alla normalità” sinonimo di inquinamento e avvelenamento delle città e dei mari! la normalita’ non puo’ essere distruggere l’ambiente e sprecare risorse naturali! la crisi dev’essere una grande opportunita’ per cambiere registro nel segno di quella transizione ecologica che ormai sembrava acquisita a partire dall’unione europea”.

Fonte: Eco dalle Città

Assocarta e Legambiente: “Riciclo e raccolta differenziata della carta attività essenziali”

Assocarta e Legambiente sono usciti sui quotidiani nazionali del 23 aprile con una dichiarazione congiunta per chiedere al Governo che la raccolta differenziata e riciclo della carta vengano riconosciute come attività essenziali e strategiche per l’Italia.

Chiediamo al Governo e alle Autorità che le raccolte differenziate della carta vengano considerate essenziali nella gestione dei rifiuti, anche in questa fase di emergenza, e per lo sviluppo dell’Economia circolare italiana. In questo modo sarà possibile mantenere i livelli produttivi richiesti di carte per imballaggio per usi alimentari e farmaceutici, la consegna delle carte per uso igienico sanitario, quelle per uso medicale, per l’informazione e assicurare che l’Economia circolare continui a svolgere il suo ruolo al servizio del Paese nella fase dell’emergenza e in quella successiva della ripresa”affermano, nella dichiarazione congiunta, il Presidente di Assocarta, Girolamo Marchi e il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani che ringraziano cittadini, comuni e imprese che contribuiscono alle raccolta differenziata e all’ Economia circolare in Italia.

Nell’attuale contesto di emergenza, le raccolte differenziate della carta stanno rallentando per motivi organizzativi, mentre alcuni flussi, a causa del fermo imposto alla stragrande maggioranza della attività, sono venuti a mancare.

A fianco della dichiarata essenzialità dell’industria cartaria, le raccolte differenziate della carta devono essere considerate centrali nelle azioni del Governo e delle diverse Autorità.

Il ‘principio di prossimità’ previsto dalla normativa vigente, non solo è un criterio per ridurre i movimenti di rifiuti, ma anche per sviluppare l’Economia circolare nel nostro Paese. L’industria della carta svolge un ruolo strategico nell’economia circolare del Paese: ogni anno più di 5 milioni di tonnellate vengono riciclate dagli stabilimenti italiani (10 tonnellate al minuto) e nell’imballaggio in carta il riciclo supera ormai l’80%. Con investimenti in via di completamento che amplieranno la capacità di riciclo, l’industria della carta italiana realizza concretamente e quotidianamente l’Economia circolare nel nostro Paese.

Fiumicino è Comune Riciclone

È stato presentato lo scorso 17 dicembre, durante il Terzo Ecoforum di Legambiente Lazio che si è tenuto a Roma nelle sale dell’Hotel Quirinale e con il contributo della Regione Lazio, l’annuale dossier “Comuni Ricicloni e Ciclo dei Rifiuti nel Lazio”. Dossier che l’associazione ambientalista pubblica per analizzare lo stato di avanzamento delle buone pratiche dell’economia circolare, la quantità di Comuni Ricicloni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, il numero di Comuni Plastic Free dove si producono meno di 10 kg/abitante all’anno di rifiuti in plastic, i Comuni Rifiuti Free quelli cioè dove vengono prodotti meno di 75 kg/abitante all’anno di indifferenziato.

Il Comune di Fiumicino, per il secondo anno consecutivo viene premiato come Riciclone, con una percentuale del 74,97%. Ma la vera novità è che per la prima volta viene premiato come il COmune che più di ogni altro ha raccolto in maniera differenziata: oltre 25.100 tonnellate di materiali raccolti differenziatamente.

Un risultato assolutamente esaltante se si tiene conto che solo nel 2017 il Comune di Fiumicino non aveva ancora raggiunto il 40% di RD.

Siamo orgogliosi di questo nuovo premio” dichiara l’assessore all’Ambiente Roberto Cini che oggi ha ritirato il premio. “Siamo partiti con 40 mila tonnellate di indifferenziata, sei anni fa – ha spiegato Cini -, siamo arrivati all’80% di differenziata e oggi conferiamo un quarto di secco residuo. Nel nuovo bando della abbiamo previsto che maggiore sarà la percentuale di differenziata, maggiore sarà l’utile dell’azienda che vincerà la gara e, soprattutto, partirà la tariffa puntuale che renderà visibili i risultati a tutti i cittadini. Più riusciremo ad abbassare i costi di conferimento, più sarà possibile abbassare la tassa”.

Dal 2014 ad oggi, grazie alla raccolta differenziata, siamo riusciti a ridurre drasticamente il volume del Rifiuto Secco Residuo, di una quota pari all’80% circa. In questo modo abbiamo ridimensionato le quantità di rifiuti che finiscono in discarica, con un enorme beneficio ambientale. In base a ciò, si è resa necessaria una razionalizzazione del calendario di raccolta: la quantità di rifiuti raccolti non giustificava un passaggio bisettimanale. Abbiamo valutato un passaggio a settimana per il secco residuo più che sufficiente, ed i risultati ci stanno dando ragione: dopo i primi mugugni la cittadinanza si è facilmente adeguata ai nuovi calendari di raccolta. Non dobbiamo comunque dimenticare che i cittadini (le sole utenze domestiche ndr) hanno a disposizione due centri comunali di raccolta, uno a Fiumicino e uno a Fregene dove possono conferire alcune tipologie di rifiuti. Per venire incontro alle esigenze dei cittadini abbiamo anche predisposto delle Postazioni Ecologiche Mobili: contenitori scarrabili che, posizionati periodicamente in varie zone del Comune di Fiumicino, permettono ai cittadini di smaltire gratuitamente alcune tipologie di rifiuti

 

 

Fiumicino ha un tessuto urbanistico complesso: si va dalle abitazioni monofamiliari a condomini di dimensioni titaniche. Come gestite queste differenze?

La gestione delle case monofamiliari o dei palazzi con poche unità abitative, come potete immaginare, non crea particolari difficoltà. Dobbiamo però far fronte anche a condomini di grandissime dimensioni, in particolare in Parco Leonardo. La scelta di non utilizzare contenitori condominiali, in questo caso ha reso ancor più ardua la sfida. Il rischio era quello di trovarsi, nei giorni di conferimento, di fronte ad enormi mucchi di mastelli, con conseguenti difficoltà in fase di ritiro da parte dei cittadini ed un’altissima probabilità di scambio dei mastelli stessi fra condomini. Abbiamo optato, su consiglio di ESPER, per l’installazione di rastrelliere con posti pre-assegnati così da consentire da una parte ad ogni cittadino di ritrovare con facilità il proprio mastello, dall’altra di preservare il decoro urbano nei giorni di conferimento.

 

Ecco le Economie Circolari di Comunità, un progetto di Legambiente e Ministero del Lavoro per diffondere l’economia circolare

Il progetto ECCO (Economie Circolari di COmunità), coordinato da Legambiente e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, punta a «Diminuire la produzione di rifiuti e incentivare i cittadini ad adottare stili di vita sostenibili, formare i giovani verso i green jobs e stimolare l’imprenditoria giovanile nel settore dell’economia circolare. Il tutto dando alle attività una forte valenza di carattere sociale grazie al coinvolgimento di persone socialmente deboli e coinvolgendo disoccupati e neet».

Alla base della nascita di ECCO le nuove direttive europee in materia di economia circolare e gli incoraggianti dati in termini di fatturato ed occupazione del settore. In Italia oggi l’economia circolare vale 88 miliardi di euro di fatturato ed impiega circa 575mila lavoratori, in particolare tra i giovani (“L’Economia Circolare in Italia”, 2018). L’Unione europea con il pacchetto di direttive, con annessi investimenti, punta sull’economia circolare per raggiungere i target di riciclo (fino al 65% per i rifiuti solidi urbani e il 70% degli imballaggi entro il 2035). Inoltre dall’economia circolare si attendono risparmi per le imprese (600 miliardi ogni anno), nuova occupazione (da 500mila a un milione di nuovi posti di lavoro) e benefici per qualità dell’ambiente (tra il 2% e il 4% del taglio delle emissioni di gas serra). Nonostante questi cambiamenti di tipo normativo la promozione dei processi di riuso e riutilizzo dei beni non ha ancora trovato riscontro nelle politiche pubbliche né nelle pianificazioni regionali.

ECCO, che avrà una durata di 18 mesi, è stato avviato e presentato ufficialmente oggi a Campi Bisenzio (FI) e il nucleo principale delle sue attività saranno i Ri-hub, 13 poli di “cambiamento territoriale” che coinvolgeranno cittadini, insegnanti, studenti e rappresentanti di associazioni ed istituzioni in attività di educazione alla sostenibilità e di promozione dei principi dell’economia circolare, oltre che di formazione diretta all’attivazione di filiere economiche sostenibili. A gestire le attività saranno i Ri-hubber, giovani selezionati da Legambiente e formati a Campi Bisenzio in una quattro giorni che ha accompagnato il Festival dell’Economia civile. Il Cigno Verde spiega che «I Ri-Hub saranno dislocati in 13 diverse regioni italiane: Torino (Piemonte); Milano (Lombardia); Vicenza e San Stino di Livenza (Veneto); Gemona (Friuli Venezia Giulia); Bologna (Emilia Romagna); Campi Bisenzio (Toscana); Roma (Lazio); Pescara (Abruzzo); Grottammare (Marche); Succivo (Campania); Potenza (Basilicata); Maruggio (Puglia) e Palermo (Sicilia). Il modello di business del progetto è stato affinato con la collaborazione della Luiss Business School, che ha fornito la consulenza scientifica e in particolare si occuperà di valutare i risultati ottenuti dal Ri-hub di Roma in termini di ritorno sociale».

Serena Carpentieri, vicedirettrice di Legambiente, ha aggiunto. «Il progetto ECCO punta a migliorare la vivibilità delle nostre città riducendo la produzione di rifiuti e intercettando oggetti a cui dare una seconda ‘vita’ attraverso dei poli di comunità, i Ri-hub. Questi poli fungeranno da punto di riferimento dei territori dove diffondere e mettere in pratica i concetti dell’economia circolare. Qui i cittadini potranno indicare problematiche rilevanti a livello locale, in tema di rifiuti e qualità dell’ambiente. I Ri-hub non solo avranno un fine didattico ma con l’avanzamento del progetto diventeranno dei luoghi dove implementare attività sostenibili”. Infatti ECCO darà ai cittadini, insieme a scuole e associazioni, la possibilità di prendere parte ad iniziative pubbliche e ad attività di laboratorio per apprendere le pratiche del riuso e della rigenerazione dei beni, alla base dell’economia circolare. Vogliamo evidenziare quello che sarà il valore aggiunto del progetto ECCO, ovvero riuscire a reintegrare giovani nel mondo del lavoro attraverso nuove competenze verdi e l’attivazione di filiere economicamente sostenibili».

Legambiente evidenzia che «Quindi ECCO affronterà il tema dell’economia circolare da una diversa prospettiva che va oltre il recupero e la riduzione dei rifiuti: le attività sostenibili realizzate dai Ri-hub avranno come modelli esperienze virtuose di economia circolare applicata al sociale. Tra questi si può citare la cooperativa Insieme di Vicenza che si occupa di attività di recupero di materiale usato (vestiti, mobili, libri e oggetti) abbinata a percorsi educativi di inserimento al lavoro e di recupero di autonomie personali. La cooperativa Insieme è cresciuta a tal punto da riuscire ad ottenere le autorizzazioni per l’apertura del primo Centro di riuso in Italia. Ciclofficine, riparazione di elettrodomestici e materiali informatici, gestione di orti sociali e piattaforme di scambio di beni usati, sono solo alcuni esempi di economia civile che verranno messi a punto nel corso del progetto».

Inoltre ECCO entrerà in contatto con insegnanti e studenti grazie all’organizzazione di giornate di orientamento professionale e le possibilità fornite dall’Alternanza scuola-lavoro. Questi incontri saranno le occasioni per presentare ai giovani le possibilità occupazionali offerte dai comparti dell’economia circolare e per spiegare le opportunità di collaborazione con i Ri-Hub.

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, ha concluso: «Sono particolarmente orgoglioso che il lancio del progetto ECCO avvenga in Toscana, terra di antiche tradizioni civiche, perché è qui, nel cuore della Toscana, a Campi Bisenzio, che abbiamo fatto nascere il primo Distretto dell’Economia Civile del nostro Paese».

Fonte: Greenreport

End of Waste. Associazioni ambientaliste: ‘Servono interventi urgenti’

Le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e WWF Italia esprimono la loro preoccupazione per le difficoltà e le situazioni di crisi di numerose attività di riciclo dei rifiuti generate da carenze normative in materia di autorizzazione per la cessazione della qualifica di rifiuto dopo adeguato trattamento (End of Waste).

Il riciclo dei rifiuti è un’attività centrale dell’economia circolare che consente di ridurre gli impatti del prelievo di risorse naturali, dei consumi di energia e di emissioni di gas serra, nonché di diminuire la quantità dei rifiuti da smaltire in discarica o mediante incenerimento.

Riteniamo – dichiarano le associazioni – sia necessario intervenire con urgenza attraverso l’introduzione di una nuova norma che consenta alle Regioni di autorizzare il riciclo “caso per caso”, nel pieno rispetto dei criteri dettati dal paragrafo 2, dell’art. 6 della direttiva 98/2008/UE, per le attività non ancora regolate da decreti nazionali o da regolamenti europei, sostenendo così la continua eco-innovazione, sbloccando il recupero di importanti quantità di rifiuti in condizioni di sicurezza ambientale e permettendo all’Italia di raggiungere i nuovi target europei in materia.

Riteniamo, altresì, che tali autorizzazioni regionali debbano confluire in un apposito Registro nazionale presso il Ministero dell’Ambiente in modo da poter essere sottoposte a specifici controlli al fine di garantire il rispetto delle condizioni  e dei criteri citati nonché di assicurare un’applicazione uniforme nell’intero territorio nazionale.

Occorre, infine, accelerare l’emanazione dei decreti nazionali di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), rafforzare le strutture ministeriali dedicate alla predisposizione di tali decreti e semplificare i procedimenti in modo da ridurre la durata degli stessi, sino ad oggi eccessiva, senza, tuttavia, diminuire le garanzie di protezione per l’ambiente e per la salute.

Isole Minori: l’Italia è plastic free

E’ stato presentato il rapporto “ Isole SOSTENIBILI-Osservatorio sulle isole minori”, realizzato da Legambiente e dal CNR-IIA. Obiettivo del lavoro è quello di evidenziare come oggi sia possibile e necessario realizzare un profondo e positivo cambiamento ambientale in questi particolari territori. Dall’indipendenza energetica, alla gestione dei rifiuti, sono moltissime le azioni che si possono mettere in campo per procedere ad una transizione verso la sostenibilità ambientale.

Il rapporto analizza con numeri e analisi, schede specifiche, la situazione di ogni isola italiana e in particolare delle 20 isole minori abitate e non interconnesse con la rete elettrica. Alla situazione ad oggi, si affianca una serie di buone pratiche, divise fra internazionali ed italiane. Quattro sono le macroaree d’intervento: gli obiettivi che vanno ottenuti sulle isole minori nei prossimi anni sono molto chiari e anche concreti. Il primo è far crescere la produzione di energia da fonti rinnovabili e accompagnarla con interventi di efficienza energetica in tutti gli usi, in modo da arrivare progressivamente a ridurre le centrali da fonti fossili esistenti fino a chiuderle definitivamente entro qualche anno. Il secondo è puntare alla chiusura del ciclo dei materiali, attraverso una attenta filiera di raccolta differenziata, di recupero e riutilizzo che riguardi tutti i materiali possibili (carta, plastiche, metalli, ecc.) e la valorizzazione della frazione organica per la produzione di compost e biometano/biogas. Il terzo è la realizzazione di un modello virtuoso di gestione delle risorse idriche; proprio perché l’acqua è una risorsa scarsa e quanto mai preziosa sulle isole e la sua attenta gestione, recupero e depurazione è fondamentale. Quarto obiettivo riguarda la mobilità sostenibile, perché nelle isole minori si hanno problemi di accessibilità e di gestione degli spostamenti in particolare nei mesi più frequentati dai turisti diventa fondamentale investire nelle innovazioni e nelle integrazioni oggi possibili tra mobilità elettrica, collettiva, sharing, ciclabile e pedonale.

Salta subito all’occhio come sia riscontrabile una differenza d’approccio: il fattore energetico è quello più lavorato all’estero, con l’intenzione di arrivare ad un’indipendenza totale dalle fonti non rinnovabili, e producendo direttamente sull’isola (e a bassissimo impatto) l’energia necessaria per la sussistenza. In Italia invece è il tema del plastic free a farla da padrone. Sono infatti dieci le amministrazioni che hanno scelto di mettere al bando i prodotti in plastica usa e getta: Anacapri, Capri, Favignana, Lampedusa e Linosa, Lipari, Malfa, Pantelleria, Tremiti, Ustica, Ventotene. Le ordinanze approvate vietano il commercio di sacchetti e contenitori per la spesa e l’asporto monouso, insieme a posate, piatti e bicchieri che non siano in materiale biodegradabile e compostabile. Obbligano altresì i residenti a dotarsi di buste in carta o altro materiale biodegradabile e compostabile, ovvero borse riutilizzabili a rete in stoffa o tessuto. I trasgressori subiscono una sanzione amministrativa.

Scarica il rapporto integrale

Comuni rifiuti-free crescono

Proprio nel momento in cui si torna a parlare con insistenza della crisi rifiuti per Roma Capitale, Legambiente premia i comuni laziali virtuosi, che crescono di numero e di dimensione.
Durante Ecoforum Nazionale 2019 l’associazione ambientalista, dopo aver premiato nello scorso dicembre i cento “Comuni Ricicloni” che hanno superato quota 65% di raccolta differenziata, ha premiato tutti i Comuni Rifiuti Free, quelli cioè che hanno registrano un secco residuo nel 2018 inferiore a 75kg per abitante. Dieci i Comuni del Lazio: miglior piccolo comune sotto i 5.000 abitanti è Colle San Magno (FR) e migliore nella categoria tra 5.000 e 15.000 abitanti è Aquino (FR). Per la prima volta premiato nel Lazio anche un grande comune sopra i 15.000 abitanti, quello di Fonte Nuova (RM).

“Nella nostra Regione, sulla gestione dei rifiuti, al disastro totale di Roma si contrappongono realtà virtuose che stanno raggiungendo picchi di eccellenza – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, questi comuni dimostrano che una gestione virtuosa è possibile per tutti, con porta a porta, isole ecologiche e cittadinanze virtuose: congratulazioni a tutti i premiati, comuni grandi al confine con la capitale come Fonte Nuova (RM), località turistiche della costa come Itri (LT), piccoli comuni del territorio e comuni come Castelnuovo di Porto (RM) che da oltre dieci anni viene premiato come virtuoso e rischia di ritrovarsi la discarica della capitale alle sue porte, contra la quale combattiamo. I comuni rifiuti free sono eccellenze che riescono a ridurre al minimo l’indifferenziato e quindi il conferimento in discarica o termovalizzazione, dimostrando contemporaneamente l’inutilità di progetti per nuovi inceneritori o discariche come quello di Pian dell’Olmo. Queste buone amministrazioni devono essere anche un forte segnale per il Campidoglio, in giorni di crisi totale con immondizia su tutte le strade, rischio sanitario e immagini che stanno girando il mondo facendo crollare ulteriormente l’immagine della bellezza di Roma”. Legambiente ricorda che il dato del secco residuo annuo di Roma è superiore ai 330 kg per abitante, 5 volte di più rispetto ai comuni rifiuti free, con un  complessivo di 960.000 tonnellate di indifferenziata che ogni anni dalla capitale va in discarica e incenerimento.

ESPER collabora con Fonte Nuova ormai da tre anni. Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti con grandissimo merito dall’Amministrazione!

 

Plastica: servono nuovi impianti per il riciclo

Si sono chiuse il 12 giugno a Pisa le Giornate della ricerca promosse da Corepla – il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli Imballaggi in plastica –  in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, offrendo un’importante occasione di confronto e di analisi, per stimolare ricerca e innovazione nell’ambito dell’economia circolare.

Ad oggi infatti c’è ampio spazio per migliorare: nonostante il fiorire di iniziative “plastic free” nell’ultimo anno l’Italia ha consumato 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, più dell’anno precedente. Una volta che questi materiali sono divenuti rifiuti, secondo i dati Corepla solo il 44,5% è stato avviato a riciclo, il restante 55,5% è andato a smaltimento, fra incenerimento e discarica.

Il problema della riciclabilità degli imballaggi messi in circolazione è risultato evidente: «Per una maggiore circolarità – spiega Marco Frey, direttore del master sull’economia circolare della Scuola Sant’Anna – occorre trasformare il ciclo di vita dei prodotti/servizi in tutte le loro fasi, a partire dal design per chiudere con il riciclo, mettendo in campo tutta la creatività di cui noi italiani siamo capaci».

E gli esempi non mancano, molti dei quali a livello locale. Loredana Giannini del gruppo Idrotherm 2000  ha presentato ad esempio un innovativo progetto realizzato in collaborazione con il gruppo Hera: una tubazione in plastica riciclata per la protezione dei cavi elettrici ad alta tensione e scarico di acque reflue. Sulla base del conteggio dei metri di nuove tubazioni che vengono mediamente posati da Hera nell’arco di un anno, l’utilizzo di plastica riciclata potrebbe garantire un risparmio di CO2 di circa 126,6 ton stimato per la sola rete elettrica.

Alessando Canovai, direttore generale di Revet, ha illustrato in proposito il nuovo granulo realizzato valorizzando la componente poliolefinica del plasmix, derivato dagli imballaggi in plastica raccolti in Toscana, utilizzato recentemente anche per la stampa 3D.

Dal confronto è risultato evidente come il riciclo non possa essere considerato un argomento astratto, ma un processo industriale che ha necessità di input di qualità per alimentare i propri impianti sul territorio senza i quali, è bene sottolinearlo, l’economia circolare rimane una chimera. «Il problema degli impianti va affrontato – conclude nel merito Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra – Si può discutere sulla tipologia, ma vanno realizzati, riequilibrando una situazione nazionale che vede un’impiantistica variegata al Nord/Centronord e deficitaria al Sud».

La tipologia di impianti è ben chiara a Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente «Bisogna passare dalla predica alla pratica. Vale per tutti, dalla politica a chi sul territorio combatte perché non vuole discariche, ma blocca anche la possibilità di realizzare impianti di riciclo. Serve una normativa che semplifichi al massimo il riciclo, occorre l’approvazione rapida di tutti i decreti ministeriali che permettono la qualifica dei rifiuti quando possono essere adatti per il riciclo. Serve poi riempire il Paese d’impianti di riciclo, nella logica “zero rifiuti, impianti mille».

Ecosistema Urbano 2018

Ecco l’Italia che fa, che fa bene e spende bene: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza guidano la classifica del rapporto di Legambiente sulle performance ambientali delle città. Traballa il cliché del centro urbano ricco, medio-piccolo e settentrionale come luogo predestinato alla qualità ambientale: il vero divario è tra città formica, laboriose, e città cicala, che assecondano la crisi ambientale urbana.  Smog, trasporti e gestione idrica: andamento troppo lento nelle performance ambientali delle città italiane. Tra le metropoli male Torino. Malissimo Roma, Napoli, Palermo e Catania.

L’Italia del buon ecosistema urbano è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza. Ed è anche l’Italia dell’AreaC e della mobilità condivisa di Milano, della gestione dei rifiuti di Oristano, Parma, Trento, Mantova, Treviso e Pordenone, della tramvia di Firenze (e magari in prospettiva quella dell’ambiziosa rete su binari di Palermo), che contiene lo spreco di acqua come Macerata e Monza, che investe sul solare come Padova, che teleriscalda 6mila studenti delle superiori come ha fatto Udine esattamente un anno fa. O ancora è quella parte di Paese che amplia gli spazi a disposizione dei pedoni come ha fatto Firenze, che allarga come Bergamo la Ztl fino a farla diventare la più estesa d’Italia o diventa bike friendly come Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano con la sua ciclopolitana e Pesaro con la bicipolitana.

Attenzione a non leggere queste esperienze come casi isolati, best practice solitarie. Se è vero che persiste, ben salda, l’altra faccia della medaglia (i capoluoghi a tutt’oggi in allarme ora per smog e congestione, ora per i rifiuti o l’acqua) è altrettanto evidente una dinamicità, un cambiamento, uno sforzo di uscire dal passato che ha contaminato diverse città, che è ben strutturato e ha bisogno di essere sostenuto e agevolato.

È in sintesi la fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto diLegambiente, giunto alla sua venticinquesima edizione, presentato oggi a Milano e realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici.

Quella urbana è grande questione nazionale. E non si può lasciare solo alla capacità e alla buona volontà di questo o quel sindaco la scelta se affrontare o meno – e con efficacia – criticità, inefficienze, emergenze. Dalle amministrazioni locali si deve certamente pretendere molto più coraggio, molta più discontinuità e capacità di innovazione, ma nello stesso tempo è il Paese che deve fare un investimento politico ed economico e mettere tra le priorità di governo un piano per traghettare le città, tutte insieme e non una alla volta, al di là delle secche.

«Serve un governo delle città a livello nazionale – sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -Non bisogna rispolverare il ministero delle Aree urbane di 30 anni fa, quanto piuttosto una politica governativa trasversale sulla riconversione ecologica delle città che guidi in modo sinergico le azioni dei vari dicasteri a vario titolo coinvolti, dall’Ambiente alle Infrastrutture, dalla Salute ai Trasporti, fino ad arrivare allo Sviluppo economico. Su alcuni fronti le politiche ambientali nelle nostre città migliorano anche in modo inaspettato, come nel caso dei rifiuti e dell’economia circolare, su altri, ancora troppi, c’è molto da lavorare. Spesso è stata l’Europa a costringerci a darci da fare e a spingerci verso buone politiche ambientali. Se Milano ha inaugurato il suo primo depuratore 15 anni fa è grazie alla condanna europea. Se Roma 5 anni fa ha chiuso finalmente la discarica di Malagrotta, lo dobbiamo alle multe comunitarie. Il nostro auspicio però è che nel futuro non ci sia più bisogno di condanne alla Corte di giustizia europea ma che si possa contare su una strategia nazionale all’avanguardia, come fatto ad esempio sulle leggi italiane per la lotta all’inquinamento da plastica, più volte copiate nella UE. Speriamo che questo possa avvenire non solo per le politiche urbane ma per tutte quelle ambientali del nostro Paese”.

«Ci sono evidenti comportamenti dinamici di una parte dei centri urbani – aggiunge Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e curatore insieme a Mirko Laurenti e Lorenzo Bono del report – e una stasi altrettanto chiara in altri che ci porta a distinguere due specie distinte, due categorie opposte, diverse da quelle solite nord-sud, grandi-piccoli, ricchi-poveri. Da una parte città formica, laboriose, che non s’accontentano, dall’altra città cicala, che cantano future trasformazioni e in realtà assecondano la crisi ambientale urbana anziché cercare di correggerla. Insomma il cliché, valido in passato, del centro urbano medio-piccolo del nord come luogo predestinato alla qualità ambientale non è più universalmente valido Lo dimostrano i balzi avanti della metropoli Milano e della meridionale Cosenza. Non più liquidabili come singole eccezioni, dal momento che Ecosistema Urbano registra prestazioni positive anche a Oristano, Macerata, Pesaro».

E sono proprio queste città cicala a fare da zavorra a una rapida e positiva evoluzione della qualità ambientale urbana. Infatti la sfida per migliorare lo stato di salute delle città italiane procede troppo a rilento e per di più è ancora affidata alla lungimiranza e alla buona volontà del sindaco di turno. Più in generale di fronte alle difficili sfide della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione di tutti gli impatti ambientali, della tutela della salute e della maggiore vivibilità delle città italiane, ancora non ci siamo.

Quest’anno in coda alla classifica di Ecosistema Urbano si piazzano Catania, Agrigento e Massa. Mentre uno sguardo alle grandi città mostra situazioni altalenanti. Nella prima edizione del report, nel ’94 Milano occupava la penultima posizione, peggio faceva solo Napoli, all’ultimo posto. Lo scorso anno Milano era 31esima, oggi è 23esima. Napoli è rimasta negli anni stabilmente nella parte bassa della graduatoria, Roma è ripiombata in basso a partire dal 2010 dopo un’ascesa che l’aveva portata nel gruppo delle prime trenta,Torino addirittura quarta nel ‘98 e nona l’anno successivo e poi, da oltre dieci anni, sempre abbondantemente sotto la sufficienza.

Novità di quest’anno è l’analisi della capacità dei Comuni di smaltire i propri rifiuti nel proprio territorio che sarà oggetto di un approfondimento completo il prossimo anno. Per ora pubblichiamo un’anticipazione dello spazzatour – il viaggio dei rifiuti verso luoghi lontani da quello dove sono stati prodotti. Ebbene la Capitale fa fare ai propri rifiuti un vero e proprio giro turistico in Italia e all’estero: ad esempio i resti di un’insalata consumata vicino al Colosseo possono arrivare a centinaia di km di distanza e complessivamente decine di migliaia di Tir e convogli ferroviari nel 2017 disperdono scarti romani verso la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Puglia, il Veneto o addirittura oltre confine. Elaborando i dati Ama stimiamo che su 100 sacchetti di spazzatura gettati dai romani ben 44 vengano portati a spasso verso altre province e regioni. Anche Milano è protagonista di un eccessivo e negativo ricorso all’export, percentualmente analogo a quello capitolino. Unica differenza ma rilevante: il raggio dello spazzatour meneghino è decisamente più contenuto.

Una selezione di singole buone pratiche legate a Ecosistema Urbano saranno premiate da Legambiente a Rimini nel corso di Ecomondo (8 novembre): un’occasione per segnalare esperienze che hanno il pregio di introdurre significativi cambiamenti in ambiti specifici e che potrebbero essere riprodotte in altre realtà locali. Un’ultima notazione riguarda l’ampliamento dei temi affrontati. Con questa edizione del report abbiamo raccolto dati statistici sull’accessibilità dei capoluoghi in collaborazione con la Fondazione Serono.  Una prima analisi, la prima anche per l’Italia, sarà pronta nei primi mesi del 2019 e speriamo diventi la base per stimolare la costruzione di città universalmente fruibili. Nella convinzione che una città attenta alle esigenze delle persone con esigenze speciali è una città migliore. Per tutti.

CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO 2018

Pos.

Città

Pos.

Città

Pos.

Città

1

Mantova

78,14%

36

Nuoro

58,05%

71

Lecco

48,13%

2

Parma

76,83%

37

Vercelli

57,97%

72

Foggia

47,96%

3

Bolzano

74,27%

38

Ferrara

56,34%

73

Novara

47,26%

4

Trento

73,82%

39

Siena

55,95%

74

Reggio Calabria

46,30%

5

Cosenza

71,42%

40

Benevento

55,91%

75

Pescara

46,12%

6

Pordenone

71,06%

41

Forlì

55,58%

76

Avellino

45,81%

7

Belluno

68,94%

42

Catanzaro

55,38%

77

Campobasso

45,30%

8

Treviso

68,56%

43

Cuneo

55,29%

78

Torino

45,27%

9

Macerata

67,85%

44

Ravenna

55,14%

79

Grosseto

45,13%

10

Bologna

67,01%

45

Cagliari

54,85%

80

Bari

44,84%

11

Verbania

66,97%

46

Arezzo

54,65%

81

Caltanissetta

44,67%

12

La Spezia

65,37%

47

Terni

54,56%

82

Taranto

44,14%

13

Oristano

65,25%

48

L’Aquila

54,08%

83

Enna

44,11%

14

Venezia

65,21%

49

Vicenza

53,89%

84

Messina

43,60%

15

Biella

64,54%

50

Pavia

53,58%

85

Pistoia

43,08%

16

Rimini

64,27%

51

Padova

52,97%

86

Ragusa

42,47%

17

Pesaro

63,81%

52

Livorno

52,65%

87

Roma

42,38%

18

Bergamo

62,19%

53

Asti

51,94%

88

Rovigo

42,36%

19

Udine

62,03%

54

Salerno

51,47%

89

Napoli

42,13%

20

Teramo

61,94%

55

Varese

51,46%

90

Imperia

42,03%

21

Savona

61,64%

56

Isernia

51,42%

91

Matera

41,46%

22

Cremona

61,60%

57

Caserta

51,18%

92

Crotone

40,62%

23

Milano

60,95%

58

Piacenza

51,06%

93

Potenza

40,14%

24

Reggio Emilia

60,70%

59

Sassari

51,00%

94

Alessandria

39,95%

25

Sondrio

59,82%

60

Viterbo

50,99%

95

Latina

38,02%

26

Pisa

59,75%

61

Rieti

50,36%

96

Vibo Valentia

37,51%

27

Lucca

59,50%

62

Como

50,08%

97

Trapani

37,00%

28

Perugia

59,34%

63

Lecce

50,05%

98

Monza

36,77%

29

Trieste

59,26%

64

Chieti

49,88%

99

Siracusa

35,08%

30

Gorizia

58,83%

65

Modena

49,85%

100

Palermo

34,93%

31

Brescia

58,66%

66

Prato

49,47%

101

Frosinone

33,95%

32

Aosta

58,54%

67

Verona

48,74%

102

Massa

33,85%

33

Firenze

58,53%

68

Ascoli Piceno

48,45%

103

Agrigento

33,67%

34

Ancona

58,47%

69

Genova

48,42%

104

Catania

30,88%

35

Lodi

58,08%

70

Brindisi

48,39%

Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2017) – Elaborazione: Ambiente Italia

Scarica Ecosistema Urbano 2018

Puliamo il Mondo 2018: lotta senza quartiere contro i rifiuti abbandonati

Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 settembre si torna in piazza con Legambiente per la 26esima edizione di Puliamo il Mondo, la storica campagna di volontariato ambientale sulla corretta gestione dei rifiuti e sulla promozione dell’economia circolare. In piazza e non solo, perché sono molti e diversi i luoghi in cui i volontari si daranno appuntamento in tutta Italia per una lotta senza quartiere contro i rifiuti abbandonati: strade, parchi, canali e altri spazi pubblici da sottrarre al degrado.

L’obiettivo di questa edizione italiana di Clean up the world – che Legambiente coordina e organizza in Italia dal 1993 – è di rendere migliore il nostro territorio grazie alla pulizia dell’ambiente e alla valorizzazione dei beni comuni, ma anche sotto il profilo della condivisione, della coesione sociale e della vivibilità. All’iniziativa hanno aderito giovani e anziani, italiani e non, amministratori locali, dipendenti di imprese, ragazzi e personale delle scuole, comunità di migranti e numerose associazioni impegnate per l’integrazione sociale.

 

“Nel 2017 abbiamo raggiunto un grandissimo risultato – spiega il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – oltre 600mila volontari in tutta Italia con ben quattromila località pulite in 1.600 comuni. Sono state realizzate numerose attività tra i nostri circoli locali e le associazioni che si occupano di migranti, comunità straniere, richiedenti asilo politico, detenuti, disabilità, salute mentale, discriminazione basata sull’orientamento sessuale, insieme a scolaresche, gruppi scout e non solo. Anche quest’anno puntiamo a mettere insieme chi vuole salvare l’ambiente, le città e le periferie dai rifiuti e dal degrado e chi cerca di ricostruire ogni giorno relazioni di comunità e dialogo”.

 

Per questo, venerdì 28 a Roma l’iniziativa di pulizia prevista nei pressi di Porta Maggiore sarà anche l’occasione per presentare alla stampa gli esponenti e le ragioni delle associazioni che hanno aderito alla campagna e promosso insieme a Legambiente una grande mobilitazione per l’abbattimento delle barriere culturali e sociali.

 

Tra le tante le iniziative in programma ci sono, solo per qualche esempio, gli appuntamenti campani organizzati dal Circolo La Gru di Scampia il 29 settembre alle 9 alle porte di Melito in via Frateli Cervi e il 30 settembre alle 9 in Largo Battaglia per pulire “Il giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” con la rete Pangea. In Emilia-Romagna, appuntamento a Bologna alle ore 9 in Via Burgatti, per la pulizia dell’area dei Parti di Caprara, in collaborazione con il Comitato Rigenerazione No Speculazione. In Lombardia, il Circolo Zanna Bianca di Milano, dalle 10 di domenica 30, farà Puliamo il Mondo nella zona sud del quartiere Gratosoglio, in collaborazione con altre realtà associative del territorio compreso il centro che accoglie i migranti Opera San Francesco. In Molise il circolo Campobasso organizza la pulizia venerdì 28 alle 16 presso la casa di riposo Pistilli. Nel Lazio, in provincia di Frosinone, Legambiente Anagni il 29 e il 30 settembre sarà con il CAI di Colleferro e un gruppo di ragazzi nel comune di Carpineto Romano. In Piemonte, sono diverse le attività di pulizia legate al progetto VisPO: il 28 mattina ad Avigliana, sabato 29 sulle rive del Chiusella da Gravò a Rueglio e a Settimo per la pulizia del parco pluviale del Po, il 30 a Carmagnola. In Puglia, i cittadini sono invitati a fotografare i siti inquinati presenti sui territori di Bitonto, Corato, Molfetta, Terlizzi e inviare le immagini ai Circoli di Legambiente per la realizzazione di una mappa interattiva volta a sensibilizzare le istituzioni dell’AroBA1 alla bonifica dei siti e al controllo del territorio. In Sicilia, venerdì 28 a Marina di Ragusa il Circolo di Ragusa con 109 bambini dell’ultimo anno di materna, prima e seconda elementare, ripuliranno la piazza Padre Pio di fronte alla scuola. In Toscana, venerdì 28 a Firenze l’appuntamento è alle 9.30 presso il Fontanello per la pulizia del Parco dell’Anconella. In Veneto, a Vicenza, venerdì 28 dalle 11.00 alle 13 si puliranno i tratti percorribili lungo il fiume Bacchiglione dietro il liceo scientifico Quadri che collaborerà all’iniziativa; domenica, il circolo di Legambiente Venezia promuove un pomeriggio di pulizia e raccolta rifiuti della pineta di San Nicolò del Lido di Venezia. In Sardegna, a Cagliari l’appuntamento è il 30 settembre in vico II Sant’Avendrace per l’iniziativa di volontariato Parco pulito 2018 sul colle di Tuvixeddu.

 

Per la promozione di Puliamo il mondo e la sensibilizzazione dei cittadini all’iniziativa Legambiente si avvale dal 1995 della preziosa collaborazione della Rai. Quest’anno, domenica 30 settembre, la Tgr Speciale Puliamo il Mondo in onda su Rai3 racconterà il grande fine settimana dalle ore 8.54 alle 12.00 dallo studio di Torino, con tanti servizi e collegamenti in diretta dagli appuntamenti di Roma (Viale Kant, parco dell’Aniene), Milano (Piazza d’Armi), Camerino (provincia di Macerata – Zona rossa) e Palermo (Foro Italico).

 

 

Puliamo il mondo 2018 – Con il patrocinio di:

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ANCI (Associazione Unione Comuni Italiani), UPI (Unione Provincie Italiane), Federparchi, Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite). Puliamo il Mondo rientra tra le iniziative realizzate nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

#PuliamoilMondo

www.legambiente.it

www.puliamoilmondo.it

 

L’ufficio stampa Legambiente 0686268399 – 353