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La BEI non finanzierà l’inceneritore di Belgrado per non confliggere con prevenzione e riciclo dei rifiuti

Dalla Serbia arriva una nuova conferma che in Europa l’incenerimento dei rifuti è un procedimento in fase di inesorabile dismissione, con buona pace di chi ancora ne sostiene la necessità. Questa volta è la finanza a ribadire che bruciare l’immondizia non è più sostenibile.

Lunedì 28 ottobre la Banca europea per gli investimenti (BEI) – l’istituzione finanziaria dell’Ue nata nel ’57 per sostenere economicamente gli obiettivi politici dell’Unione in diversi campi tra cui i trasporti, l’energia, le telecomunicazioni, l’istruzione – si è astenuta dal finanziare il progetto dell’inceneritore di rifiuti urbani di Belgrado, previsto nella municipalità di Vinča. A riferirlo una lettera inviata a Ne Davimo Beograd, un movimento politico di cittadinanza attiva impegnato sul fronte dei diritti civili e dell’uso equo delle risorse comuni e naturali, che è tra i principali oppositori all’opera.

La BEI ha affermato che la sua valutazione, unitamente ad un parere della Commissione Europea, abbiano riscontrato che l’attività dell’inceneritore di Vinča avrebbe impedito alla Serbia di raggiungere gli obiettivi ambientali in termini di riciclo e di economia circolare previsti dall’Unione Europea. Obiettivi di cui il paese deve tener conto nella sua istruttoria per il suo eventuale ingresso nell’Unione richiesto a dicembre 2009.

Al contrario, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), l’International Finance Corporation (IFC) e l’Austrian Development Bank (OeEB) hanno recentemente firmato prestiti per il progetto. A questo proposito Ne Davimo Beograd e Bankwatch hanno recentemente presentato un reclamo ufficiale alla BERS dicendo che il sostegno al progetto viola le politiche stesse della banca, che avrebbe più coerentemente potuto finanziare pratiche ambientali più sostenibili come la prevenzione, il riutilizzo, il compostaggio e il riciclo dei rifiuti, che a Belgrado sono ad un livello estremamente basso.

Il reclamo sottolinea anche una cosa risaputa e cioè che gli inceneritori tendono a depotenziare le misure di prevenzione e riciclo a causa di lunghi contratti che richiedono alle autorità cittadine di consegnare agli impianti consistenti quantità di rifiuti.

Pippa Gallop della CEE Bankwatch Network ha dichiarato: “La BERS e l’IFC hanno insistentemente affermato che l’inceneritore non avrebbe influito sul riciclo, senza fornire però alcuna prova. Ora la BEI e la Commissione affermano il contrario. Queste banche, ora, ci devono molte spiegazioni.”

Aleksa Petković di Ne Davimo Beograd dice: “Accogliamo con favore la decisione della BEI e il parere della Commissione sul fatto che Belgrado non dovrebbe dare la priorità all’incenerimento. Soffriamo già di bassi livelli di riciclo e di una terribile qualità dell’aria. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un’altra fonte di inquinamento e un’altra deviazione dall’istituzione di un sistema di riciclo funzionale. La BERS, l’IFC e l’OeEB devono ritirarsi da questo progetto finchè sono in tempo.”

Fonte: Bruno Casula per Eco dalle Città

Francia: bonus-malus sulle plastiche e lotta fiscale all’incenerimento

Macron lo aveva inserito in campagna elettorale, e il tema del riciclo integrale degli imballaggi in plastica entro il 2025, entra puntuale nell’agenda politica francese. Con una terminologia che non lascia spazio a molti dubbi: si parla di “guerra” alla plastica non riciclata, “elettroshock” per il sistema produttivo.

Dal 2019 sarà attivo in Francia un sistema di bonus-malus che privilegerà in maniera molto evidente i prodotti costruiti a partire da materiale riciclato. “Fino al 10%” garantisce Brune Poirson, segretaria di Stato alla transizione ecologica e alla solidarietà.
Il meccanismo è di per sé molto semplice: “Quando un consumatore potrà scegliere tra una bottiglia prodotta con plastica riutilizzata e una no, la prima sarà più conveniente” continua la Poirson. L’obiettivo dichiarato è quello di incentivare un mercato per i materiali riciclati, senza imporre divieti , almeno in un primo momento, così da poter raggiungere quota 100% di riciclo della plastica.

Una misura richiesta a gran voce anche dal mondo del riciclo italiano. Nel novembre 2017 Diego Barsotti, responsabile della Comunicazione per Revet e Revet Recycling nell’ambito del volume 20 anni di gestione degli imballaggi – cosa è stato fatto, cosa resta da fare a proposito della incentivazione del mondo del riciclo dichiarava: “Ci sono tre proposte di legge attualmente in discussione fra Senato e Camera con la possibilità di essere inserite come emendamento sulla legge di bilancio, che andranno probabilmente ad essere cancellate. Probabilmente perché gli incentivi al mondo del riciclo danno noia ad altre filiere industriali, che vedrebbero diminuire i propri.
Eppure il ragionamento sugli incentivi al riciclo è paragonabile a quello che si fece sulle energie rinnovabili. L’Italia partì sulle rinnovabili in forte ritardo rispetto agli altri Paesi Europei. Bisognava dunque attivare un mercato velocemente e si decise di ricorrere agli incentivi. E il risultato è che oggi abbiamo costruito un settore che può camminare autonomamente. Se è stato giusto incentivare la rinnovabilità dell’energia, perché adesso non si pensare a incentivare la rinnovabilità della materia?”

Ma gli incentivi ai prodotti riciclati non saranno l’unico strumento che la Francia vorrà utilizzare per raggiungere l’obiettivo 100% di riciclo: “Sarà però una strategia a 360 gradi – ha spiegato Poirson – Ad esempio oggi nel nostro paese costa molto meno mandare un rifiuto in inceneritore che riciclarlo. Non va bene. E il piano infatti prevederà uno strumento fiscale per invertire la tendenza“. – S.C.