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RASSEGNA STAMPA – 10 proposte per migliorare il riciclo in Italia (prendendo spunto dalla Francia) | Intervista a due voci: Ezio Orzes e Attilio Tornavacca

Dopo la presentazione del dossier “per un nuovo accordo quadro Anci-Conai” e l’articolo di Repubblica, Eco dalle Città ha intervistato Ezio Orzes (Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’Associazione Comuni Virtuosi) e Attilio Tornavacca (direttore della Esper)

Alla vigilia della presentazione del dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi sull’accordo Anci-Conai, è andato in scena sulle pagine di Repubblica un botta e risposta tra l’ACV e il Consorzio Nazionale Imballaggi. A prima vista il titolo dell’articolo di Repubblica potrebbe apparire fuorviante (“Carta e plastica, il giallo del riciclo ecco perché in Italia non conviene”). Ma fare la raccolta differenziata e riciclare risulta economicamente conveniente rispetto ad altre forme di trattamento e smaltimento rifiuti (discarica/incenerimento)? Lo abbiamo chiesto ai promotori del dossier presentato lo scorso 2 luglio a Roma. «L’Associazione Comuni Virtuosi – risponde Ezio Orzes, Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’ACV – è stata fondata ed è formata proprio dai Comuni che hanno posto al centro della proprio azione amministrativa la raccolta differenziata spinta raggiungendo risultati quantitativi, qualitativi ed economici che fanno scuola anche all’estero. Il titolo, come spesso accade, risulta quindi effettivamente fuorviante ma il testo dell’articolo chiarisce bene quale è la posizione dell’Associazione: la raccolta differenziata spinta e di qualità è un dovere a cui siamo chiamati tutti (cittadini, istituzioni, aziende di raccolta e riciclaggio pubbliche e private ecc.). Questa azione però ha bisogno di essere maggiormente sostenuta anche dal sistema Conai in considerazione del fatto che lo stesso ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno che potevano invece essere utilizzate per premiare i principali artefici di tale risultato e cioè gli enti locali che si sono impegnati maggiormente per incrementare ulteriormente i livelli di riciclaggio in Italia nel 2011».

«Per considerare correttamente la maggiore o minore convenienza delle diverse forme di trattamento – aggiunge Attilio Tornavacca, direttore della ESPER – non si deve considerare solo l’impatto economico a breve termine (in cui attualmente non sono adeguatamente inglobati i reali costi ambientali di alcune forme di smaltimento quali, ad esempio, i costi delle bonifiche) ma anche i costi ambientali a medio a lungo termine. Per orientare correttamente le proprie strategie l’Unione Europea ha infatti commissionato ad AEA Technologies uno studio teso a valutare gli impatti sul cambiamento climatico delle diverse opzioni di gestione dei RU in cui si dimostra che “la strategia raccolta differenziata dei RU seguita dal riciclaggio (per carta, metalli, tessili e plastica) e il compostaggio/digestione anaerobica (per scarti biodegradabili) produce il minor flusso di gas serra (-461 kg CO2 eq/t). Anche la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati, nonostante la produzione di elettricità, comporti una trascurabile riduzione dell’emissione di gas serra rispetto allo smaltimento in discarica(-10 kg CO2 eq/t) che risulta comunque nettamente inferiore a quella ottenibile con il riciclaggio”».

10 proposte per migliorare il riciclo in Italia
Il dossier quali proposte formula al fine di migliorare il riciclo in Italia? «Le proposte sono dieci» spiega Ezio Orzes che riassume quelle più urgenti: «Per rendere meno costoso e più semplice il riciclaggio degli imballaggi l’Associazione propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del CAC (Contributo Ambientale Conai ndr) che consentirebbe di avviare un percorso di graduale introduzione del principio europeo “chi più inquina, più paga”. Con questo sistema le aziende ed i consumatori che continueranno a preferire imballi ad elevato impatto ambientale subiranno una leggera penalizzazione. Al contrario le aziende che già oggi stanno investendo risorse per rendere più facilmente riciclabili i propri imballaggi (e di conseguenza i consumatori che scelgono tali prodotti) con questo sistema riusciranno finalmente ad ottenere anche un parziale riconoscimento economico per i propri sforzi (grazie alla riduzione del CAC) mentre, con il sistema attuale, non vengono incentivate a sviluppare tali attività virtuose. Per quanto riguarda la raccolta differenziata – ha continuato Ezio Orzes – l’Associazione chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai  ed un riallineamento del CAC alla media europea (con le ulteriori riduzioni ora i contributi ambientali italiani sono tra più bassi in Europa). Per sostenere il riciclo di prossimità l’Associazione richiede al governo di introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito».

Il modello francese: alcune precisazioni
Come riportato in precedenza, l’ACV propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del contributo ambientale. Nell’intervista di Repubblica al direttore generale Conai si legge che “non si possono paragonare Italia e Francia. Il consorzio Eco-Emballages non offre un servizio universale, decide autonomamente quali Comuni servire, non tratta tutti i materiali, ad esempio il vetro non lo raccoglie e opera sino al raggiungimento degli obiettivi”. Il quadro della situazione Oltralpe non sarebbe esattamente così. Spiega Attilio Tornavacca: «Chiunque consulti il sito di Eco-Emballages (l’omologo francese del Conai) può verificare che la percentuale di copertura della popolazione francese residente in comuni che hanno stipulato contratti con Eco-Emballages è pari al 98,5 % che va confrontata con l’81 % di percentuale media di popolazione residente in Comuni che hanno stipulato convenzioni con il sistema Conai. Solo per la plastica la percentuale arriva al 95 % nel 2011 come si può leggere a pag. 371 dell’ultimo rapporto ISPRA».In Francia i Comuni non ricevono corrispettivi per la raccolta del vetro? «I Comuni francesi ricevono al contrario due tipi di corrispettivi per la raccolta del vetro – continua il direttore della Esper – il “prix de collecte et de tri” ed il “prix de reprise”. Il primo è il prezzo dei rifiuti da imballaggi in vetro che vengono conferiti nei centri di trattamento, ed è pagato da Eco-emballages alle autorità locali. l’ammontare di questa tariffa è di  4,4 €/tonnellata. Il secondo è il prezzo del rottame di vetro già realizzato, ed è pagato dalle vetrerie che producono vetro cavo (verre creux), quindi nuovi imballaggi in vetro, alle autorità locali invece che al sistema Conai come succede in Italia dove il Coreve fino al 2010 non ha mai evidenziato ricavi per la cessione del vetro ai propri soci ma al contrario solo dei costi (per questa ragione ha ricevuto un richiamo dall’AGCM). Questo prezzo ammontava a 22,2 €/t nel 2011 ed ammonta a 21,75 €/t nel 2013 poiché viene aggiornato annualmente tenendo d’occhio i prezzi applicati a livello europeo. Si possono ottenere maggiori informazioni consultando il sito http://www.verre-avenir.fr/Le-recyclage-du-verre/La-garantie-de-reprise-option-filiere-verre» conclude Tornavacca.

Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Seminario “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi”

Mercoledì 19 settembre (ore 16), il Comune di Corigliano d’Otranto, l’AssociazioneComuni Virtuosi e la ESPER organizzano il seminario dal titolo “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi” con il contributo di SMP di Barletta, Ecotecnica e TEEA di Lecce.

Il seminario, che si terrà presso il Castello de Monti di Corigliano d’Otranto, avrà l’obiettivo di mostrare i numerosi vantaggi economici e di qualità della vita che i cittadini possono godere con il passaggio dalla tassa alla tariffa puntuale per mezzo dei sistemi di raccolta differenziata porta a porta.
Aprirà il seminario Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto, Comune che ha sperimento per primo, insieme al Comune di Carpignano Salentino, il sistema di raccolta domiciliare monomateriale (oggi esteso a tutti i Comuni dell’ex ARO 4) raggiungendo un percentuale di RD pari al 75-80 %.
Introdurrà il seminario il commissario ad Acta dell’Autorità d’Ambito della Provincia di Lecce, Giovanni Campobasso.
Interverranno poi l’Assessore alle politiche Ambientali Alessio Ciacci del comune di Capannori (LU), primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera “Verso rifiuti zero entro il 2020” e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno) Ezio Orzes, il cui Comune è risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”. Ponte delle Alpi inoltre vanta una serie di record: raccolta differenziata porta a porta nel 2010 all’89% e riduzione della produzione di rifiuti da discarica (quattro volte meno della media nazionale) e delle tariffe per i cittadini (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale), e infine il sindaco Ivan Stomeo di Melpignano (Lecce), comune cofondatore dell’associazione italiana “Comuni virtuosi”, primo comune in Puglia ad aver raggiunto l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata già nel 2008.
Interverrà anche Attilio Tornavacca quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, che è stato scelto dall’Associazione Comuni Virtuosi quale partner tecnico di riferimento per il settore della gestione dei rifiuti. I tecnici forniranno la loro esperienza nel campo della raccolta differenziata porta a porta, soffermandosi in particolar modo sulla riduzione dei costi che è possibile soprattutto realizzare mediante l’introduzione della tariffazione puntuale.
Interverranno infine il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Massimo Blonda, il dirigente del settore Ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, Federico Cangialosi ed infine, Luigi Zilli, il rappresentante dell’azienda affidataria del servizio di raccolta unitario dell’ex ARO 4 dell’ATO LE2.
La partecipazione al seminario non è sottoposta a costi di iscrizione ed i posti a sedere verranno riservati in via prioritaria ai soggetti che confermeranno la loro partecipazione alla segreteria organizzativa entro il 18 settembre 2012
Segreteria organizzativa e ufficio stampa:

Giuseppe Miccoli – ESPER Tel. 3470003325 e-mail: g.miccoli@esper.to.it

PROGRAMMA

ore 16.00: Apertura dei lavori da parte di Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto
modera gli interventi Tommaso Condò, Ass. all’Ambiente Comune di Corigliano d’Otranto

ore 16.20: Introduzione Giovanni Campobasso, Commissario ad Acta dell’ATO Provincia di Lecce

ore 16.25: Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale
Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente Comune di Capannori

ore 16.50: La riduzione dei costi del servizio grazie all’adozione della tariffazione puntuale
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente Comune Ponte nelle Alpi

ore 17.15: L’esperienza del primo Comune pugliese che ha superato il 65 % di RD
Ivan Stomeo, Sindaco Comune di Melpignano

ore 17.40: Analisi tecnica ed economica delle esperienze più avanzate di riduzione e riciclaggio
Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 18.05: Coffee break

ore 18.30: Il ruolo dell’ARPA a supporto degli Enti locali per la gestione ecosostenibile dei RU
Massimo Blonda – Direttore scientifica ARPA Puglia

ore 18.55: Le attività della Regione per lo sviluppo della riduzione e riciclaggio dei rifiuti urbani
Federico Cangialosi, Dirigente Servizio Ciclo Rifiuti Regione Puglia

ore 19.20: I risultati della gestione unitaria del servizio di raccolta monomateriale nell’ex ARO 4
Luigi Zilli, Amministratore Ecotecnica capofila ATI affidataria del servizio di raccolta

ore 19.45: Interventi programmati dei rappresentanti dei Comuni dell’ex ARO4 dell’ATO LE2,
Bagnolo del Salento, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de Greci, Cursi, Martano, Palmariggi, Sternatia, Zollino.

Fonte: Confindustria Lecce

RASSEGNA STAMPA – Vertice sulle strategie per aumentare la raccolta differenziata

Un incontro per definire quali strategie adottare per lo smaltimento dei rifiuti, in modo da potenziare ulteriormente la raccolta differenziata e avvicinarsi sempre più all’obiettivo “rifiuti zero”.

Con questi scopi il 20 novembre 2012 in municipio si è tenuta una riunione, a cui hanno preso parte il sindaco Federico Vantini, Gianni Moratello e Loriano Tomelleri (rispettivamente, amministratore delegato e direttore generale della partecipata Sgl Multiservizi), Ezio Orzes, assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi e due rappresentanti di Esper (Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti), ovvero l’amministratore delegato Attilio Tornavacca e il consulente Sergio Capelli.

L’amministrazione comunale, recentemente, ha preso contatti con Esper, autorevole ente di ricerca nato nel 2005 e specializzato nella programmazione eco-efficiente della gestione delle risorse, in particolare dei rifiuti e dell’energia. I professionisti di Esper lavorano da anni nel campo della progettazione dei servizi della raccolta differenziata integrata e delle iniziative di prevenzione dei rifiuti.

«Come promesso in uno degli ultimi consigli comunali, ci stiamo attivando per iniziare una progettazione concreta, per aumentare il livello di raccolta differenziata sul territorio – riferisce il sindaco Federico Vantini –. In particolare, intendiamo verificare la possibilità di introdurre nel sistema di tassazione dei rifiuti la tariffa puntuale: questa permetterebbe ad ogni singolo utente di pagare per l’effettiva quantità di rifiuti prodotta e non, come ora, in base alla superficie dei locali (una delle voci su cui è calcolata la Tarsu). Nei prossimi giorni incaricheremo ufficialmente Esper perché sia fatto uno studio completo sul potenziamento dello smaltimento dei rifiuti nel nostro Comune: questo ci consentirà di proseguire nella direzione dei “rifiuti zero”, valutando i sistemi più efficaci per raggiungere l’obiettivo – conclude il primo cittadino –. Contiamo di avere i risultati dello studio per la metà del 2013».

Nella foto, da sinistra: Loriano Tomelleri, Gianni Moratello, Federico Vantini, Ezio Orzes, Sergio Capelli e Attilio Tornavacca.

Fonte: 37057

RASSEGNA STAMPA – Raccolta rifiuti a Petrosino: mezzi, modalità e costi del nuovo Piano.

Il sindaco Giacalone: “Entro la prima metà del 2015 l’avvio”

Un servizio più efficiente e la conseguente riduzione dei costi. E’ quanto ambito dall’amministrazione comunale di Petrosino per mezzo del nuovo Piano d’Intervento del Servizio di Igiene Urbana che, già precedentemente approvato dalla Regione Sicilia, lo scorso 16 ottobre ha avuto esito positivo anche dal Consiglio comunale, che ha detto sì allo stanziamento della relativa spesa in bilancio.
“Per noi, si tratta di una rivoluzione straordinaria”- ha dichiarato il Sindaco Gaspare Giacalone. “Il Comune di Petrosino è il primo dei comuni dell’ex Belice Ambiente- aggiunge l’Assessore Luca Badalucco- ad aver approvato un piano d’intervento di gestione raccolta rifiuti. Questo ci pone in una posizione privilegiata rispetto alle scelte che la nuova Srr farà in merito alla gestione delle operazioni di conferimento dei rifiuti raccolti nei comuni dell’ex Ato Tp2”.
Petrosino, effettivamente, è stato il primo tra i comuni del trapanese, a recepire la nuova legge regionale sulla gestione integrata dei rifiuti- la n°3 del 9 gennaio 2013, che modifica la n°9 dell’8 aprile 2010- che, abolendo gli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato) e istituendo gli Ambiti di Raccolta Ottimale (Aro, costituiti dai comuni, in forma singola o associata), abilita i Comuni a gestire la raccolta rifiuti autonomamente. Mentre alle nuove Srr (Società per la regolamentazione del servizio rifiuti) sono affidati il coordinamento dell’azione degli Aro che ne fanno parte e le decisioni riguardanti i centri di conferimento dei rifiuti.
Il piano d’intervento del comune, affidato all’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (ESPER)- con, in prima linea, il famoso esperto Ezio Orzes, assessore del comune di Ponte delle Alpi, riconosciuto più volte il 1° comune d’Italia tra i Ricicloni- prevede, tra le altre cose, nuovi mezzi di raccolta, cassonetti e sacchetti con chip elettronico, per identificare tipologia rifiuto e relativo peso depositato, ed una campagna di comunicazione ad hoc per informare i cittadini sulle nuove modalità di gestione della raccolta rifiuti. “Condividiamo a pieno l’approccio formativo e collaborativo, e non repressivo- spiega il sindaco Giacalone- previsto nel progetto: non andremo a punire chi non fa la raccolta differenziata, ma piuttosto a premiare chi la fa. Ci saranno premi settimanali per chi differenzia di più”.
“L’obiettivo- aggiunge l’assessore Badalucco- è raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il secondo anno dall’avvio del nuovo sistema”. Attualmente, la percentuale di raccolta differenziata a Petrosino si attesta al di sotto del 20%.
Il piano ha una durata di 7 anni. “Si tratta di un investimento- puntualizza il sindaco di Petrosino- che prevediamo di ammortizzare entro questi tempi”.
Ad occuparsi del nuovo servizio di raccolta sarà il soggetto che si aggiudicherà la relativa gara d’appalto, il cui importo a base d’asta sarà di 1.378.267 € oltre Iva al 10%. “Contiamo di inserire il nuovo bando in calendario entro i prossimi dieci giorni- dichiara Giacalone-, e di espletare la gara entro i prossimi quattro mesi. L’obiettivo è che il nuovo servizio venga avviato entro la prima metà del 2015”. Sia il sindaco che Badalucco ci tengono inoltre a precisare che gli attuali 16 operatori ecologici che lavorano nel territorio resteranno in servizio. “Se poi la nuova ditta reputerà di aver bisogno di altro personale- dice l’assessore Badalucco- valuterà l’assunzione di nuovi dipendenti, fermo restando il posto di quelli attuali”.
Nel piano d’intervento redatto da Orzes, è poi previsto un Ecocentro. “Che non è un’isola ecologica- dice il sindaco Giacalone- ma molto di più. In questo spazio ecologico, infatti, ci sarà uno spazio apposito per qualsiasi tipo di materiale e rifiuto, dai vestiti a quelli ingombranti, come mobili e televisori”. Si prospetta dunque un’area abbastanza grande che l’amministrazione comunale di Petrosino ha già individuato nella zona dello Stadio. La spesa per la realizzazione di questa area attrezzata non è però prevista all’interno dell’importo della gara su citata. “L’obiettivo è quello di accedere ai finanziamenti regionali- afferma Giacalone-, se non dovessimo riuscirci, troveremo una soluzione per ammortizzare anche questa spesa”.
Intanto, mentre il comune di Petrosino sembrerebbe già proiettato verso il nuovo sistema regionale di gestione rifiuti, tanti sono i dubbi e le perplessità che ruotano attorno alla costituzione di Srr e Aro al posto degli ex Ato, per molti solo un cambio di denominazioni. Di diverso avviso il sindaco Giacalone: “Sebbene la nuova Srr Tp2 sia costituita da quasi tutte le istituzioni che facevano parte dell’ex Ato Belice Ambiente, tranne la provincia ovviamente, in realtà Ato e Srr sono due soggetti che non hanno nulla a che vedere. Mentre l’Ato Belice Ambiente aveva infatti in suo potere non solo la gestione della raccolta rifiuti e del conferimento in discarica, ma persino quella degli appalti e della bollettazione (che, solo dopo la scoperta della truffa sulla bollettazione falsa, venne affidata ai comuni), la nuova Srr ha il compito esclusivo di coordinamento degli Aro nelle operazioni di conferimento dei rifiuti”.

Fonte: Marsala Oggi

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

I risultati ottenuti grazie alla tariffazione puntuale a livello mondiale

A cura di Stefano Ciafani (Vicepresidente Nazionale Legambiente), Ezio Orzes (Direttivo Assoc. Comuni Virtuosi ed Ass. all’Ambiente Ponte nelle Alpi) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

Risulta ormai universalmente riconosciuto che la tariffazione puntuale è il sistema che permette più facilmente di raggiungere sia gli obiettivi di riciclaggio che quelli di riduzione della produzione di rifiuti stabiliti a livello europeo. Consente, inoltre, l’applicazione del principio “chi inquina paga”, ossia la correlazione (con opportuni meccanismi di flessibilità e compensazione per le famiglie numerose) tra prezzo del servizio e quantità di rifiuto prodotto.
L’Associazione Comuni Virtuosi sta conducendo una campagna di richieste di adesioni di enti locali, aziende e privati cittadini per la modifica dell’Accordo Anci Conai ed in cui si chiede al governo di reintrodurre l’obbligo del passaggio alla tariffazione puntuale. Lo scorso 14 maggio il Governo ha poi accolto un ordine del giorno (primi firmatari gli onorevoli Simonetta Rubinato Alessandro Bratti, Roger De Menech, Floriana Casellato ed il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci) che lo impegna ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti. Anche Legambiente ha recentemente lanciato una petizione per sostenere la necessità di “rivedere il tributo sui rifiuti che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno”. Questo consenso quasi unanime sulla necessità di diffondere le esperienze di tariffazione puntuale ha radici ormai ben radicate all’estero mentre l’Italia sconta una pesante arretratezza su questa tema che con l’emanazione della recente normativa che istituisce la TARES è ulteriormente peggiorata poiché la tariffazione puntuale viene ora considerata un’eccezione alla modalità di calcolo che deve essere basata unicamente sulle superfici assoggettate al tributo. I sistemi di raccolta basati sulla tariffazione puntuale risultano molto diffusi nel nord Europa e sempre più diffusa negli Stati Uniti ed ii Australia (dove tale sistema viene denominato “Pay As You Throw”) e si basano sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti ad ogni singola utenza servita (tipicamente aggregata a livello di singolo edificio). In questo modo si può esercitare un’effettiva azione premiante dei comportamenti virtuosi che determina un sensibile aumento della partecipazione ai programmi di riduzione e raccolta differenziata messi in atto dalle Amministrazioni locali. A differenza di quanto rilevato in riferimento ai sistemi domiciliari e di prossimità (che raggiungono il livello massimo di RD subito dopo l’effettuazione di campagne di sensibilizzazione ma poi presentano un calo di partecipazione più o meno evidente) la tariffazione puntuale consente inoltre di ottenere una partecipazione costante e duratura nel tempo poiché la singola utenza può beneficiare direttamente del risultato del suo impegno nel ridurre i rifiuti residui potendone valutare gli effetti in relazione all’importo tariffario che è tenuta a corrispondere annualmente, calcolato in base al grado di utilizzo non solo del servizio di raccolta del rifiuto residuo ma anche dell’umido e del verde (incentivando così al massimo il compostaggio domestico o l’uso del centro comunale di raccolta per il conferimento diretto del verde). Fin dal 1990 l’Environmental Protection Agency (EPA), dopo una fase di studio, ha deciso di incoraggiare e promuovere ufficialmente il ricorso alla tariffazione volumetrica attraverso la predisposizione di un apposito manuale (Lessons leamed about Unit Pricing, Washington, 1994). Tre stati (Minnesota, Washington, Wisconsin) hanno reso obbligatoria la tariffazione volumetrica ed altri sette stati ne incoraggiano ufficialmente l’uso fin dal 1996. Nel manuale dell’EPA, si affermava che la tariffazione volumetrica consente una riduzione dei rifiuti destinati allo smaltimento compresa tra il 25 e il 45% (altri studi indicavano invece una riduzione media del 20%). Anche in Italia si registra una riduzione complessiva del 15-20% dei quantitativi conferiti nei Comuni in cui è stata adottata la tariffa a volume.

Il governo irlandese ha stabilito che a partire dal 2005 sia obbligatorio il passaggio al sistema di tariffazione volumetrico ottenendo così un drastico calo della produzione di rifiuti ed imballaggi superflui. Un recente studio di Repak (il Consorzio irlandese per il riciclo degli imballaggi, analogo al nostro CONAI) ha rivelato che il sistema di tariffazione volumetrica fa risparmiare le famiglie e le fa riciclare di più come dimostrato dalle risposte del sondaggio effettuato su un campione di famiglie irlandesi sintetizzato di seguito.

Anche in Francia la nuova Legislazione ambientale (Grenelle de l’environnement n. 967 del 3 agosto 2009) prevede l’obbligo dell’attivazione della tariffazione puntuale (denominata “Tarification incitative”) entro il 2014. L’applicazione della tariffazione volumetrica non costituisce solo un fattore di successo delle strategie di riciclaggio ma anche e soprattutto delle strategie di prevenzione della produzione di rifiuti, sia attraverso l’incentivazione della pratica del compostaggio domestico degli scarti verdi e della frazione organica, sia perché determina una maggiore responsabilizzazione dell’utente al momento dell’acquisto, orientando le preferenze verso i beni di consumo che utilizzano imballaggi più contenuti e razionali. Per usufruire pienamente dei vantaggi dei sistemi di tariffazione puntuali gli utenti dovrebbero però poter scegliere tra diverse opzioni di consumo (ad esempio vuoto a rendere o a perdere) ma in Italia tale possibilità di scelta risulta alquanto limitata. Viceversa in altri paesi (soprattutto in Germania ed Austria ma in generale nel nord Europa) si è assistito ad un intenso processo di innovazione economica ed organizzativa presso la grande distribuzione organizzata (GDO) indotti da norme più efficaci in materia di riduzione degli imballaggi a perdere. Non a caso in Italia le uniche regioni in cui sono largamente diffusi sistemi di cauzionamento e di vendita alla spina sono quelle (Trentino Alto Adige) dove è stata resa obbligatoria la tariffazione volumetrica della produzione dei rifiuti per ogni singolo condominio. In queste zone la grande distribuzione ha rapidamente assunto l’esigenza di riprogettare la filiera degli imballaggi per rispondere alle nuove esigenze manifestate dagli enti locali e, di conseguenza, dagli utenti consumatori.
La tariffazione puntuale risulta quindi lo strumento più potente che si può attualmente applicare in Italia per creare un circuito virtuoso che premia sia i cittadini che orientano le proprie scelte di consumo che le imprese che commercializzano prodotti che consentono di diminuire la produzione di rifiuti (in particolare di imballaggi superflui). Nell’edizione 2013 del premio Comuni ricicloni di Legambiente tra le 1300 amministrazioni comunali virtuose ne sono state premiate 330 per aver prodotto meno di 75 chili di rifiuti indifferenziati pro capite all’anno (sono stati definiti Comuni rifiuti free). Tra queste anche Empoli con i suoi quasi 50 mila abitanti. Sono un po’ dappertutto ma più concentrati maggiormente in provincia di Treviso, Trento e Firenze. Come sono arrivati a questo risultato? Ognuno per la sua strada ma con alcune caratteristiche comuni: oltre alla raccolta “porta a porta” anche e soprattutto la modalità di tariffazione del servizio: ben 197 dei 330 Comuni rifiuti free sono infatti a tariffa puntuale.
Risulta quindi opportuno che, quale elemento centrale dell’azione di contenimento della produzione dei rifiuti, si promuova alla massima diffusione dei sistemi domiciliarizzati di raccolta ed una loro ulteriore evoluzione con l’introduzione della tariffazione puntuale. Gli attori del sistema di gestione dei rifiuti a livello regionale e provinciale possono quindi agire su più fronti per poter creare delle sinergie positive tra vari livelli di azione come descritto nella seguente figura.

I principali strumenti a disposizione per adottare la tariffazione puntuale risultano i seguenti:

1. sacchetti di volume standardizzato con specifiche serigrafie identificative: la singola utenza viene identificata al momento del ritiro o dell’acquisto dei sacchetti prepagati mediante e-card distribuite alle utenze servite. I sacchetti che non vengono utilizzate possono essere utilizzati l’anno successivo;
2. sacchetti di volume standardizzato contrassegnati da etichette/sigilli/cartoncini dotati di codice a barre e, più recentemente, transponder a perdere; questo sistema consente di operare di identificare il singolo utente conferitore attraverso cartoncini identificativi che vengono staccati e consegnati al Consorzio per la successiva lettura tramite dispositivi fissi (ad es. il Consorzio dei Navigli fino al 2006) oppure con la lettura del codice a barra adesivo tramite appositi dispositivi portatili nel momento della raccolta (sistema in uso, ad esempio, nel Comune di Mercato San Severino per incentivare il conferimento delle frazioni recuperabili secche). Recentemente i limiti di questo sistema sono stati risolti grazie alla sperimentazione condotta a Capannori con il supporto della ESPER dell’uso di sacchetti dotati di transponder;
3. identificazione tramite trasponder del numero di svuotamenti dei contenitori; la registrazione dei dati identificativi avviene attraverso la lettura del trasponder installato sui mastelli e/o bidoni da parte dell’antenna di cui è dotato l’automezzo di raccolta e/o da parte dell’operatore con sistemi di lettura portatili. Il sistema prevede una tariffazione della parte variabile della tariffa basata sul numero di svuotamenti e sul volume del contenitore;
4. sistemi di identificazione ed autorizzazione dell’utente per il conferimento di un volume predeterminato di rifiuti: di norma si tratta di calotte di volume fisso installate su presscontainer, cassonetti o isole interrate ad accesso condizionato tramite identificazione dell’utente con badge magnetici. Recentemente sono stati introdotti sistemi che non necessitano dell’inserimento in apposite fessure del badge magnetico (spesso oggetto di atti di vandalismo) ma del semplice avvicinamento al lettore tramite l’utilizzo di carte (tipo bancomat) o dispositivi dotati di trasponder. Alcuni brevetti includono anche la verifica della percentuale del riempimento del contenitore da remoto per l’organizzazione dei percorsi di svuotamento. Tali sistemi determinano però un elevata incidenza di abbandoni di rifiuti accanto ai cassonetti ed all’interno dei contenitori stradali dedicati alla raccolta differenziata.

Tutti questi vengono normalmente integrati da sistemi di identificazione presso le riciclerie: questa sistema va considerato come complementare alle tipologie precedenti, dato che di norma prevede un sistema di sconto basato sui quantitativi riciclabili conferiti presso tali strutture per incentivare la frequentazione e l’utilizzo da parte delle utenze stesse. Ovviamente il presidio della struttura da parte di personale apposito consente di controllare efficacemente la corretta suddivisione dei materiali raccolti e pertanto garantire la purezza merceologica necessaria all’avvio al recupero; La rapida diffusione dei trasponder passivi è legata al rapido abbattimento dei costi di realizzazione dei trasponder e dei dispositivi di lettura come evidenziato nella figura successiva.

Il costo dei trasponder passivi già montati sui bidoni è sceso dai 3-4 euro del 2003 agli attuali 0,60-0,50 euro per ordini di circa 5-10.000 pezzi.
L’analisi delle modalità utilizzate a livello europeo e nazionale ha dimostrato che le esperienze di quantificazione volumetrica dei rifiuti sono in assoluto le più diffuse, dato che risultano facilmente applicabili in contesti che già prevedono circuiti di raccolta di tipo domiciliare. La registrazione del volume e del numero di svuotamenti dei contenitori (bidoni o sacchi) dedicati ad ogni singola abitazione permette inoltre di indurre ad esporre i propri contenitori del secco residuo solo quando risultano quasi pieni ottenendo così sia una riduzione della tariffa della singola utenza che un ottimizzazione del servizio di raccolta per la riduzione del numero di contenitori svuotati a parità di quantitativi intercettati poiché il costo per l’utenza servita, non essendo parametrato sul peso ma sul volume svuotato, è lo stesso sia per un contenitore esposto ben pieno che per uno semivuoto ed in questo modo è chiaro che le utenze cercano sempre di sfruttare appieno la volumetria riducendo il numero di svuotamenti (una famiglia di tre componenti riesce normalmente ad esporre un bidone da 120 litri circa 9-10 volte all’anno) oppure chiedendo di ridurre il numero e/o il volume dei contenitori posizionati in un cortile condominiale in cui l’esposizione e lo svuotamento viene effettuato comunque ogni settimana. La tabella dimostra che i Comuni che hanno introdotto la tariffazione puntuale hanno raggiunto le % di RD più elevate ed al contempo i costi di gestione più bassi in assoluto al netto dei costi di spazzamento. Il comune che vanta il miglior rapporto tra costi di gestione (al netto dei costi di spazzamento) ed i risultati ottenuti sul fronte della riduzione di rifiuti da avviare a smaltimento è il Comune di Ponte nelle Alpi premiato come miglior Comune nelle ultime quattro edizioni del concorso Comuni Ricicloni di Legambiente.

Per disincentivare il fenomeno degli abbandoni dei rifiuti sono state comunque introdotti nei regolamenti i cosiddetti “svuotamenti minimi” che vengono comunque fatti pagare (a meno che non dimostri di non aver vissuto in quella abitazione). Il sistema di tariffazione che prevede l’utilizzo di sacchetti con transponder passivo a perdere è stato introdotto per la prima volta in Italia a Capannori a partire dal mese di dicembre 2011 con il supporto tecnico della ESPER. In pratica viene applicato un sistema di calcolo della bolletta basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio, che contengono i rifiuti non riciclabili, dotati di una etichetta adesiva contenente un Tag RFID con all’interno un chip al quale è associato il codice utente che viene letto da un antenna installata sul mezzo utilizzato per la raccolta. L’antenna registra il codice del microchip, la data e l’ora del ritiro, il codice del veicolo e dell’operatore in servizio. Con questo sistema ogni famiglia, alla quale è stato consegnato un Kit di 26 sacchi semitrasparenti grigi ed il necessario materiale informativo, viene incentivata a selezionare i materiali riciclabili in modo da ridurre al minimo i RU residui da smaltire. Coloro che espongono i rifiuti meno di una volta a settimana ottengono una riduzione in bolletta. Un modo semplice ed efficace per premiare gli utenti più virtuosi. Grazie all’uso di sacchetti con trasponder UHF, pur a fronte di un costo di acquisizione maggiore rispetto all’uso di sacchetti prepagati, sono stati ottenuti i seguenti vantaggi:

• Il sistema consente una maggiore responsabilizzazione dei comportamenti individuali poiché permette di tenere traccia dell’effettivo conferimento di sacchetti della singola utenza e di identificare il conferitore anche in caso di prelievo contemporaneo di una moltitudine di sacchetti di fronte ad un condominio. Questa possibilità di maggiore controllo può essere sfruttata anche per le frazioni differenziate ed in particolare per il multimateriale leggero;
• Il sistema consente di applicare la tariffazione puntuale anche nei centri storici medioevali in cui mancano gli spazi condominiali necessari per il posizionamento di mastelli dotati di tag fissi;
• L’alternativa operativa rappresentata dai sacchetti prepagati serigrafati presenta il rischio che terzi possano commercializzare fraudolentemente sacchetti con il medesimo colore e le medesime scritte soprattutto quando tale soluzione viene adottata su larga scala in comuni o consorzi di grandi dimensioni. Con l’uso dei transponder questo rischio viene azzerato;
• Il sistema dei tag UHF a perdere può essere utilizzato in combinazione con l’uso di bidoni o cassonetti, laddove gli spazi condominiali consentono il posizionamento dei contenitori rigidi, consentendo di rendere più flessibile il sistema di raccolta rispetto all’uso di soli sacchetti prepagati o di soli contenitori rigidi dotati di Tag fissi (le uniche due opzione finora disponibili);
• Il sistema può essere utilizzato anche per circuiti di raccolta che comprendono più comuni permettendo di rilevare esattamente il numero di sacchetti raccolti in ogni singolo Comune. Nelle 8 frazioni della zona sud dove il nuovo sistema è stato applicato inizialmente in via sperimentale la percentuale di RD ha superato l’85%, un risultato migliore di quanto previsto. La positiva esperienza di Capannori (che è anche il primo Comune italiano ad avere adottato la strategia “Zero Waste” da tradurre correttamente in “Zero spreco” anziché in “Rifiuti Zero”) sta favorendo l’adozione dello stesso sistema in altri Comuni italiani. Dopo l’introduzione nel 2012 dei sacchetti con Tag UHF da parte di HERA a Castel San Pietro e da parte di AMGA a Legnano anche a Trento e Treviso e in provincia di Macerata stanno per essere introdotti i sacchetti con RFId prodotti anche da aziende diverse rispetto a quella che li ha sviluppati e prodotti inizialmente per Capannori (la SMP di Barletta) favorendo così una maggior concorrenza tra i diversi produttori ed un ulteriore riduzione dei costi di approvvigionamento degli stessi.

La fattibilità dell’introduzione della tariffazione puntuale anche nelle grandi Città è stata recentemente dimostrata anche in Italia grazie all’esperienza della Città di Trento (115.000 abitanti) che, con il supporto tecnico della ESPER, ha raggiunto il 78 % di RD nel mese di maggio 2013. Nel recente convegno organizzato a Capannori dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla ESPER, l’Assessore all’Ambiente Michelangelo Marchesi ha affermato che «La coerenza che c’è tra la tariffazione puntuale e la raccolta porta a porta è evidente. Il cittadino con la tariffa non è incentivato a barare, al contrario. Tuttavia non è semplice farsi comprendere all’inizio, ma con una buona campagna di comunicazione si riesce a superare questo problema». Secondo quanto affermato al convegno da Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia, a breve anche a Parma verrà introdotta la tariffazione puntuale dopo gli ottimi risultati raggiunti nel Comune di Felino (83 % di RD) anche grazie alla supervisione tecnica operata dall’ATO2 che si è avvalso della ESPER. L’esame dei vari casi di studio relativi all’attivazione della tariffazione puntuale del servizio di raccolta , ha inoltre evidenziato che i risultati migliori dal punto di vista quali-quantitativo sono quelli rilevati per le esperienze in cui sono stati personalizzati i servizi di raccolta sia del rifiuto residuo (indispensabile per poter ottenere un corretta responsabilizzazione dei comportamenti individuali) che delle principali frazioni recuperabili (altrettanto indispensabile per evitare il peggioramento qualitativo che invece viene di solito rilevato se le altre frazioni vengono raccolte a livello stradale). L’analisi delle varie esperienze di tariffazione operata dalla ESPER non ha infatti riguardato solo i livelli di RD conseguibili poiché l’obiettivo dell’Unione Europa non è mai stato unicamente il raggiungimento di elevate percentuali di RD (che sono in realtà solo un strumento per favorire il riciclaggio) ma sull’azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite RD di qualità.

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Analisi dei problemi del comparto del riciclo in Italia e proposte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi

A cura di Ezio Orzes (Associazione nazionale Comuni Virtuosi) Raphael Rossi (Comitato Scientifico Osservatorio Rifiuti Zero Comune Capannori) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

La ESPER in gruppo di lavoro con l’Associazione Comuni Virtuosi ha elaborato uno studio, recentemente presentato a Roma, sullo stato di salute del comparto del riciclo in Italia che è basato anche su dati precedentemente diffusi da Legambiente e Polieco nel dossier “Mercati illegali”.
In questo articolo viene riportato uno stralcio di tale studio e del dossier di Legambiente che riguarda le criticità che anche il comparto industriale nazionale dedito al riciclaggio sta attualmente affrontando anche a causa del recente sviluppo dei traffici illeciti degli scarti da RD di rifiuti urbani.
L’industria italiana del riciclo, che era leader in Europa per quantità trattate e tecnologie sviluppate fino al 2007-2008, è stata infatti superata dall’industria tedesca poiché la Germania, che ha investito pesantemente nella creazione di una industria interna del riciclo, “ha compiuto il miracolo di trasformarsi da paese esportatore a paese importatore di materie prime seconde nonostante gli altissimi livelli di raccolta interna” secondo quanto riportato nel recente rapporto “Il riciclo ecoefficiente” edito da Ambiente Italia. Secondo tale studio “L’Italia ha da sempre rappresentato un caso peculiare nel contesto delle economie avanzate. Paese strutturalmente povero di materie prime, l’Italia aveva costruito una industria manifatturiera basata in maniera significativa sull’impiego di intermedi o di rottami e materiali di recupero”.

Negli ultimi anni l’Italia sta però assistendo, senza mettere in campo alcuna seria contromisura, ad una situazione paradossale: da un lato si assiste ad un enorme aumento delle esportazione (soprattutto in Cina) della plastica post-consumo e della carta da macero, dei rottami ferrosi, dei RAEE e dall’altro si assiste sempre più frequentemente alla chiusura delle cartiere che utilizzavano carta da macero e degli impianti di riciclaggio di materiali plastici e di rottami.
Per quanto riguarda la carta, ad esempio, negli ultimi anni hanno chiuso o hanno avviato procedure di delocalizzazione ben 10 delle venti maggiori cartiere nazionali che utilizzavano prevalentemente macero: Burgo Mantova, Reno de Medici Magenta, Cartiera di Romanello, Cartiera di Voghera, ICL Bagni di Lucca, Cartiere Romanello Udine, Cartiera Burgo Germagnano, Cartiera P-karton a Roccavione, Mondialcarta a Lucca, Cartiera Burgo di Avezzano. Molte altre sono in grave difficoltà e producono a ritmi ridotti quali ad esempio la Cartiera di Tivoli, Cartiera Bormida, Cartiera Reno de Medici di Santa Giustina, Cartiera Paper di Varazze e, recentemente, anche la Cartiera del Garda con oltre 500 dipendenti a rischio.
L’effetto sul mercato del macero è stata la scomparsa di oltre circa un milione di tonnellate all’anno di riciclo di macero delle quali oltre 400.000 circa di macero selezionato bianco. Nel nostro paese negli ultimi quattro anni hanno quindi chiuso più di 30 stabilimenti di produzione di carta. Sono stati così persi oltre 3.500 posti di lavoro senza considerare l’indotto (che vale circa altri 1500 posti di lavoro).

La crisi del settore del riciclo della carta e cartone da macero è legata sostanzialmente a fattori di dumping da parte dei mercati asiatici, i cui prodotti godono di condizioni estremamente favorevoli sia in termini di costo dell’energia che della manodopera ma anche a causa di una concorrenza europea che gode di prezzi energetici assai inferiori. Nella produzione di carta circa un terzo dei costi è imputabile all’energia. Il costo della bolletta energetica per l’industria cartaria italiana è rispettivamente del 26% e del 37% in più rispetto a quello francese e tedesco. Rispetto alla Cina (paese dove il costo della manodopera è pari a un quinto di quello europeo) il differenziale sul fronte energetico arriva al 103%. La Francia ha recentemente deciso di sostenere il consumo del macero entro i propri confini riducendo il costo dell’energia elettrica fornita alle cartiere anche se questa azione ha inizialmente suscitato la censura dell’UE. L’Agenzia Municipale per i Rifiuti Domestici che serve Parigi e altri 84 comuni dell’area metropolitana ha inoltre incluso nel contratto di vendita di carta e cartone recuperati una clausola di prossimità, che vincola l’assegnatario a effettuare o far effettuare il riciclo della carta e del cartone all’interno del territorio nazionale o nei paesi europei confinanti rispettando così le norma di tutela dei lavoratori e dell’ambiente europee. Anche il D.lgs 152/2006 stabilisce che si deve “favorire il più possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero” ma in Italia nessun provvedimento ha finora concretizzato tale norma.

Il mancato sostegno all’industria del riciclo, che invece in Europa (ed in Germania in particolare) viene considerato un obiettivo strategico per poter ridurre la dipendenza da paesi extra europei per l’approvvigionamento di materie prime, sta quindi determinando la progressiva scomparsa di un industria che era riuscita finora a renderci competitivi anche se l’Italia non poteva disporre delle grandi foreste o dei pozzi del petrolio del nord Europa. Nel 2012 l’Italia ha esportato circa 2 milioni di tonnellate di carta da macero verso i paesi asiatici e con la chiusura delle maggiori cartiere italiane la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Tali flussi sono diretti prevalentemente in Cina, che usa o stocca il 50% della carta da macero mondiale. Volumi enormi, che dettano le quotazioni del macero in Europa, con rincari a tre cifre. Alla prima ripresa della crisi, nel 2010, il prezzo del macero è passato dal più 140 % al più 250 % per le qualità meno pregiate, destinate alla produzione di imballaggi.
Anche per quanto riguarda il riciclo di materiali plastici ASSORIMAP evidenzia che negli ultimi anni hanno chiuso 8 delle 18 aziende che si occupavano del riciclo del PET in Italia e che la capacità di trattamento delle aziende rimaste viene saturata solo per il 70 % creando così un danno economico rilevante alla nostre imprese e la perdita continua di posti di lavoro.

Va rammentato che la Cina sovvenziona l’importazione di materie prime seconde con un rimborso totale dell’IVA. L’industria cartaria cinese ha inoltre potuto contare su enormi aiuti di Stato, stimati negli ultimi 10 anni in oltre 33 miliardi di dollari. Nel 2010 la Cina ha importato 3,7 milioni di rifiuti metallici dall’Europa e quindi è prevedibile che anche questo comparto potrebbe subire a breve un tracollo.
Secondo Legambiente negli ultimi anni sono cresciuti enormemente i traffici illegali di rifiuti da RD come dimostrano i dati dei sequestri effettuati negli ultimi due anni dall’Agenzia delle dogane nei nostri porti: quasi 20 mila tonnellate di scarti (per l’esattezza 18.800) destinati illegalmente all’estero, soprattutto plastica, carta e cartone, rottami ferrosi, pneumatici fuori uso (Pfu) e rifiuti elettrici ed elettronici (Raee). Nella figura a lato si possono visualizzare le principali destinazioni illustrate nel Dossier di Legambiente dal titolo “Mercati Illegali” pubblicato lo scorso 13 febbraio 2013.

L’azione di dumping operata dalla Cina, come già avvenuto in molti altri settore, sta quindi provocando la chiusura delle nostre imprese che non riescono più a competere con i prezzi che i cinesi possono riconoscere per i materiali di scarto. I maggiori guadagni incamerati attualmente dai Consorzi di filiera si trasformeranno però a breve un boccone avvelenato se si arriverà alla pressoché totale dipendenza italiana dai mercati asiatici per il ritiro dei materiali di scarto. A quel punto è facile prevedere che il dumping cesserà e ci si ritroverà a pagare costi di elevati senza dopo aver perso i posti di lavoro garantiti in precedenza dall’industria italiana del recupero e riciclo. Questa situazione drammatica delle aziende del riciclo italiane non ha infatti riguardato il Conai ed i relativi Consorzi di filiera che hanno invece tratto grandi benefici economici “dall’aumento delle quotazioni delle materie prime seconde”. Infatti il Conai ed i propri Consorzi di filiera non si sostengono solo anche attraverso la vendita dei materiali, anche all’estero, consegnati dai Comuni e, nel solo 2011, hanno incassato altri 226 milioni di euro nel 2011 così suddivisi:

Gli introiti totali del sistema Conai nel 2011 risultano quindi pari a 819 milioni di euro nel 2011 e quindi i circa 297 milioni circa riconosciuti ai Comuni italiani nel 2011 quale parziale rimborso dei costi per la RD degli imballaggi rappresentano circa il 37 % degli introiti totali del 2011. Il sistema Conai ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno. Questi utili hanno consentito al sistema Conai di ridurre di un ulteriore 30 % l’importo del Contributo Ambientale Conai a carico delle imprese nel 2012 rispetto al 2011.
Non ci si deve quindi stupire se, a fronte di questa situazione drammatica per il comparto del riciclo, si assiste a proclami alquanto ottimistici da parte del Conai che, a chi a perso il proprio posto di lavoro nel settore del riciclo o ha dovuto chiudere la propria azienda, possono comprensibilmente apparire quasi uno beffa. Lo scorso 6 novembre il Corriere della Sera titolava, riferendosi al Conai, “Un successo che non conosce crisi” evidenziando gli “Ottimi risultati di crescita e occupazione ottenuti dal Conai… un risultato in controtendenza rispetto alla decrescita del PIL del paese”. Secondo uno studio commissionato dal Conai ad Althesys “Nel 2011 il fatturato dell’industria del riciclo è stato pari a 9,5 miliardi di euro, contribuendo per lo 0,61% al PIL nazionale, con una crescita del 7% rispetto al 2010… Un risultato in cui ha svolto un ruolo fondamentale il Conai”. Tutto a posto allora, di cosa ci si dovrebbe preoccupare?

Questi dati sono stati però subito messi sotto accusa dalle Associazioni che rappresentano i riciclatori (ad esempio da parte di ASSORIMAP nei confronti delle statistiche presentata da Corepla) e, in precedenza, dall’ANCI che nell’audizione del 12 luglio 2007, aveva affermato che i “..dati sul recupero (e, conseguentemente, sul raggiungimento degli obiettivi) sono di fonte CONAI, per cui si è di fronte a un soggetto privato che svolge un ruolo pubblicistico e opera autonomamente senza essere soggetto a controlli particolari. Per tale motivo l’ANCI auspica che vi sia un qualche osservatorio, o un soggetto terzo, che verifichi la validità di tali dati”.
L’ISPRA, quale ente governativo di controllo e monitoraggio dei dati del Conai, ha in effetti recentemente affermato che a causa “dell’incompleta e parziale informazione fornita dal Consorzio Conai… l’ISPRA non è in grado di monitorare in maniera efficace il ciclo di gestione dei rifiuti di imballaggio, validando i dati trasmessi dal CONAI, e soprattutto di verificare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio fissati, oltre che dalla direttiva 94/62/CE, anche dall’articolo 11 della direttiva 2008/98/CE” (Fonte: pag. 369 del Rapporto rifiuti ISPRA 2013).

Il recentissimo “Green book sulle materie plastiche” pubblicato dalla Commissione europea evidenzia la necessità di estendere in tutti i paesi membri il cauzionamento delle bottiglie e flaconi poiché “Tassi di riciclaggio bassi e l’esportazione di rifiuti di plastica per il successivo trattamento in paesi terzi rappresentano un’importante perdita di risorse non rinnovabili e di posti di lavoro in Europa…”. Secondo la commissione la piena attuazione della normativa Ue sui rifiuti consentirebbe invece di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo della UE di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400mila posti di lavoro entro il 2020.
Le direttive comunitarie stabiliscono infatti la necessità di dar vita ad una “società europea del riciclaggio” ma per farlo realmente, anche secondo ASSOCARTA, è necessaria conferire il materiale recuperato preferibilmente alle aziende presenti sui  territorio vicine al luogo di raccolta.
In Europa altri paesi oltre la Germania hanno quindi cominciato a limitare l’export in Asia sostenendo l’industria europea del riciclo: dal 29 novembre 2012 aziende e Comuni spagnoli possono vincolare il conferimento dei propri rifiuti al riciclo “made in Europa”. Va poi considerato che la trasmissione Report ha recentemente fatto luce sui rischi determinati dall’importazione in Italia di giocattoli in plastica riciclata cinese prodotti, senza alcun controllo, con scarti plastici e teli agricoli impregnati di residui chimici pericolosi. Queste notizie, che allarmano i cittadini e rischiano di far considerare assurdi e/o contraddittori gli sforzi compiuti dagli enti locali per convincere gli utenti della necessità di differenziare i propri rifiuti, fanno comprendere che non si può rimandare oltre l’avvio di iniziative che possano garantire la non pericolosità dei materiali riciclati e l’effettivo riciclo dei materiali differenziati in contesti dove le condizioni di lavoro sono controllate e dignitose.
Se poi, come deciso in Spagna ed in Francia, venisse sostenuto il riciclaggio di prossimità si risparmierebbero enormi quantità di gas climalteranti per i minori trasporti e si potrebbero garantire nuovi posti di lavoro qualificati aumentando la domanda interna di prodotti riciclati sul modello di quanto attuato con il progetto “Remade in Italy” o il progetto “Ri-prodotti e ri-acquistati in Toscana”.
Andrebbe infatti rammentato che la Direttiva 12/2004 prevede che «I rifiuti di imballaggio esportati al di fuori della CE siano contabilizzati come rifiuti recuperati o riciclati soltanto in presenza di prove attendibili che il recupero e/o riciclaggio ha avuto luogo in condizioni complessivamente equivalenti a quelle stabilite dalla pertinente legislazione comunitaria». Se si applicasse realmente questo principio ai dati delle quote di imballaggi recuperati dal Conai andrebbero sicuramente detratti ingenti flussi di imballaggi ceduti ad utilizzatori extra europei.
Di seguito vengono quindi riepilogate sinteticamente le proposte di cui l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi intende farsi portavoce per affrontare questa situazione:

  1. Considerato che il volume di acquisti della pubblica amministrazione in Italia vale 130 miliardi di euro annui, introducendo misure che rendano obbligatorio di convertire almeno il 30 % di questi in acquisti verdi e prodotti a km zero – come indicato dalla Commissione europea quale obiettivo che doveva essere raggiunto già nel 2009 – significherebbe muovere in questa direzione 40 miliardi di euro l’anno.
  2. Si richiede di annullare l’obbligo per i comuni di cedere la proprietà dei materiali da RD al sistema Conai in cambio del parziale rimborso dei costi di raccolta. Come stabilito in Francia si dovrebbe invece lasciare in capo ai Comuni il diritto di scegliere a quali Consorzi autorizzati rivolgersi (in Francia per la plastica ne esistono ben otto) per ottenere le migliori condizioni di cessione che dovrebbero inoltre essere vincolate al rispetto del principio di prossimità (per evitare di generare enormi quantità di emissioni climalteranti nella fase di trasporto in Asia) ed alla verifica del rispetto della norme europee relative alla tutela dei lavoro e dell’ambiente.
  3. In ottemperanza alla gerarchia di gestione stabilita a livello europeo e nazionale, si chiede che le risorse dei Consorzi di filiera siano destinate unicamente alla RD ed al riciclo di materia e non vengono quindi più distolte a favore dell’incenerimento dei materiali raccolti in modo differenziato anche in considerazione del consolidamento di esperienze nazionali che dimostrano la convenienza e la fattibilità di tecniche alternative di riciclo (ad es. in Toscana o in Veneto). Questa esigenza imprescindibile deriva anche dalla necessità di sconfessare chi sostiene che le RD spinte e di qualità siano inutili poiché quanto raccolto (in particolare le plastiche) viene in larga misura bruciato e non riciclato;
  4. L’Italia dovrebbe introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati e a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei CIP6 e dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico (che l’Unione Europea ha censurato poiché in contrasto con la gerarchia europea di gestione dei rifiuti) a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito.

Di seguito vengono quindi riportate le proposte di Legambiente per risolvere le problematiche precedentemente esposte che integrano e completano quelle summenzionate dell’ACV:

  1. rafforzare e semplificare il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente, per esempio attraverso l’introduzione nel Codice penale italiano di specifici delitti (dall’inquinamento al disastro ambientale) sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE e da diversi disegni di legge d’iniziativa parlamentare;
  2. rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti;
  3. prevedere, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari;
  4. ricostituire, anche nella prossima legislatura, la Commissione bicamerale di inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse;
  5. migliorare la collaborazione tra gli Stati, soprattutto in materia di controlli e prevenzione, rafforzando il ruolo degli organismi internazionali, sia europei (Europol, Eurojust) che internazionali (Interpol), nonché l’interlocuzione con le associazioni non governative e i vari stakeholders.

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