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Orlando: “Rivedere la Tares per premiare i comportamenti virtuosi”

Rivedere la Tares, perche’ ”cosi’ come e’ congegniata non aiuta”, e modularla sulla base di un meccanismo che premi i comportamenti virtuosi. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, a margine del rapporto ‘Comuni ricicloni’ di Legambiente, a proposito della nuova tariffa sui rifiuti.

”Il governo – spiega Orlando – sta iniziando una discussione che lo vedra’ impegnato nei prossimi giorni, forse nelle prossime settimane su come ridefinire la Tares. Sono convinto che sia mio compito in quanto ministro dell’Ambiente supportare questo processo attraverso un passaggio pieno alla tariffa che eviti di continuare a tassare sulla base di un elemento poco significativo in questo campo come quello della superficie ed invece tassi sulla base della produzione del rifiuto e incentivi chi decide di differenziare il rifiuto, e farlo attraverso meccanismi di carattere premiale”.

”Su questo – osserva il ministro – credo che non bisogna guardare a quanto si fa in termini di cassa immediata ma quanto si riesce a risparmiare in un arco di tempo piu’ lungo”. Ed in questo ”mi piacerebbe che il sistema delle autonomie, dei consorzi e dei comuni, sostenesse queste modifiche. Qua – conclude Orlando – non dobbiamo fare una mini-patrimoniale ma premiare i o portamenti virtuosi”.

Il Ministro Orlando rilancia le richieste dell’Associazione Comuni Virtuosi: aumentare i contributi economici ai Comuni

I consorzi della filiera della raccolta e del riciclo dei rifiuti ”devono aumentare il supporto, anche economico, ai Comuni, che sono in una fase emergenziale, perché bisogna preservare il lavoro e i risultati raggiunti”. E’ l’appello rivolto dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone che – ha osservato il ministro – descrive ”un caso di successo”.

Dal riciclaggio di carta e cartone, ha proseguito Orlando, sono stati ottenuti benefici economici per oltre 4 miliardi di euro dal 1999 al 2012 oltre a benefici ambientali molteplici, perche’ con il riciclo c’e’ bisogno di meno materie prime, ci sono meno emissioni e meno discariche. Il sostegno ai Comuni e’ ”un elemento di solidarieta’ e opportunita’ di trasformazione del sistema, che ha bisogno di ossigeno perché rischia di soffocare”. Per Orlando, comunque, ”il problema é come vengono dati i contributi, perché hanno una valenza strategica. E’ necessario darli a valle e non a monte di un percorso organizzativo”.

Pressing per far slittare la TARES al 2014. Si va verso la tariffazione puntuale?

Non sono solo la società civile e gli ambientalisti a non vedere di buon occhio la TARES.
Anche all’interno della maggioranza di governo si assiste alle prime levate di scudi.
E’ così che nello scorso marzo un gruppo di sedici deputati del Partito Democratico – Bratti, Baretta, Mariani, Sbrollini, De Menech, Gribaudo, Casellato, Ginato, Moretto, Crivellari, D’Arienzo, Zardini, Dal Moro, Benamati, Murer – su iniziativa dell’on. Simonetta Rubinato, hanno rivolto nel marzo scorso un appello al Premier Monti.

“Il Governo rinvii l’entrata in vigore della Tares al 1º gennaio 2014.
E il Parlamento utilizzi il rinvio per ripensare questo tributo nell’ambito di una revisione complessiva del federalismo municipale.

La scadenza a luglio della prima rata, decisa dal Parlamento uscente rischia di avere ricadute negative in termini finanziari e gestionali su Comuni e gestori del servizio di raccolta rifiuti urbani.
Ma il pagamento di questo nuovo tributo a luglio preoccupa anche famiglie ed imprese già così duramente provate dalla crisi economica ed occupazionale in atto.

Per questo chiediamo al Governo in carica di dare seguito agli impegni assunti con l’ordine del giorno approvato il 22 gennaio durante l’approvazione del decreto rifiuti.

Riteniamo necessario un provvedimento d’urgenza, come richiesto anche dal presidente dell’Anci, che rinvii definitivamente l’entrata in vigore della Tares al prossimo anno, anche alla luce del superamento della fase dell’emergenza finanziaria nonché dell’andamento positivo delle entrate nel 2012 (Imu e introiti dalla lotta all’evasione).

Tenuto conto del livello elevato della pressione fiscale e delle difficoltà di famiglie e imprese auspichiamo che la nostra istanza possa trovare positivo accoglimento viste anche le dichiarazioni recenti del Premier Monti favorevoli alla possibilità di dare avvio ad un processo di riduzione della pressione fiscale”.

Il Governo, ha accolto l’appello e approvato l’ordine del giorno a prima firma dell’on. Simonetta Rubinato, e sottoscritto anche dai deputati Alessandro Bratti, Roger De Menech, Floriana Casellato ed Ermete Realacci si è impegnato, in vista della annunciata riforma di Imu e Tares, a tenere separato l’ipotizzato tributo per i servizi indivisibili dalla tariffa rifiuti, eliminando così dalla stessa Tares la prevista maggiorazione di euro 0,30 per metro quadrato. L’ordine del giorno, accolto durante la conversione in Aula del decreto per i pagamenti dei debiti della PA, impegna inoltre il Governo ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti. 

Rifiuti: a Legambiente non piace la Tares

A Legambiente non piace la Tares e ha dato il via alla raccolta firme per la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare” promossa nell’ambito della campagna Italia rifiuti free.

Secondo gli ambientalisti, «Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la Tares, la nuova tassa sui rifiuti rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta».

I primi firmatari della petizione che può essere sottoscritta anche u online sul sito di Legambiente) sono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Mario Tozzi, divulgatore scientifico, Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, Cristina Gabetti, curatrice della rubrica Occhio allo Spreco della trasmissione Striscia la Notizia, Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER, Enzo Favoino, Scuola agraria del Parco di Monza, Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, e Walter Ganapini, ambientalista.

Nella petizione, indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, si legge: «Chi produce meno rifiuti deve essere premiato. La nuova tassazione a carico delle famiglie e delle aziende deve essere equa e premiare i comportamenti virtuosi. La nuova tassa sui rifiuti, la Tares, rischia invece di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani. È un’ingiustizia. Il Governo deve rivedere il nuovo tributo sui rifiuti, che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno. In Italia la gestione dei rifiuti sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni ricicloni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti.  Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti. Continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani la quantità di rifiuti prodotti è irrilevante nel determinare l’ammontare della tassa, mentre solo alcune centinaia di enti locali fa pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale. Tutto questo è assolutamente inaccettabile.  Oggi è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea».

da Greenreport.it

Accordo ANCI-CONAI: come sottoscrivere le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi

Riportiamo un appello dell’Associazione Comuni Virtuosi:

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Entro l’autunno l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi.

Uno studio effettuato in collaborazione con ESPER evidenzia lo stato di notevole svantaggio in cui versano i Comuni italiani rispetto ai loro pari europei. Di fatto i nostri Enti Locali si trovano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

Come Associazione Comuni Virtuosi riteniamo che l’Accordo ANCI-CONAI in scadenza vada radicalmente riscritto accogliendo le proposte che qui vi presentiamo. Invitiamo tutti i Comuni a sottoscriverle affinché possano arrivare con forza al tavolo delle trattative.

LEGGI IL DOSSIER E SOTTOSCRIVI LE NOSTRE PROPOSTE DI MODIFICA

Per fare sentire la voce dei Comuni abbiamo bisogno di essere in tanti, chiediamo pertanto agli ENTI LOCALI: Comuni, ma anche Provincie e Regioni di sottoscrivere le nostre proposte contenute nel DOSSIER Analisi dei risultati ottenuti dal sistema Conai e proposte di modifica dell’accordo, tramite l’invio di una mail alla casella di posta:

adesioni@comunivirtuosi.org

Indicare nella mail i riferimenti dell’Ente Locale che sottoscrive e i riferimenti di contatto di cui dovremo tenere conto per l’invio degli aggiornamenti correlati all’iniziativa.

Scarica il Dossier completo>> e/o la Sintesi>>

CAC e corrispettivi: un estratto dello studio di ESPER per l’Associazione Comuni Virtuosi

Entro l’autunno l’Associazione Nazionale Comuni Italiani deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi. Questo accordo, se profondamente rivisto e uniformato agli standard europei del settore, potrebbe portare ingenti risorse economiche ai comuni per finanziare i servizi di raccolta dei rifiuti.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione (65%) e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

I principali sistemi di recupero degli imballaggi nei diversi paesi europei sono:
• sistemi “duali” (Austria e Germania) dove il Consorzio che raggruppa i produttori di imballaggi è direttamente responsabile della raccolta che è organizzata in parallelo alle attività dei Comuni.;
• sistemi “condivisi” (Francia, Paesi bassi, Italia, Spagna, Portogallo ecc.) dove i produttori di imballaggi sono corresponsabili della gestione insieme agli enti locali che effettuano la RD.
Il finanziamento della raccolta differenziata si traduce in corrispettivi riconosciuti alle autorità locali dai consorzi di riciclaggio per tonnellata di rifiuti da imballaggio conferiti. In tutti i casi il pagamento di tali tariffe è condizionato al rispetto di specifici standard tecnici di qualità, talvolta particolarmente stringenti. La raccolta e la selezione dei materiali viene finanziata più o meno generosamente nei vari paesi coinvolti nella ricerca come illustrato nella tabella di sintesi riportata di seguito.

Dal quadro generale dei corrispettivi per materiale si può ricavare una classifica dei paesi per corrispettivo medio riconosciuto agli enti locali a prescindere dal materiale dell’imballaggio conferito. Considerando che alcuni stati sono caratterizzati da corrispettivi molto elevati per materiali che incidono però relativamente poco sul complesso degli imballaggi conferiti risulta opportuno valutare anche la media pesata dei corrispettivi che tiene conto dei quantitativi dei diversi materiali effettivamente conferiti negli stati esaminati.
Di seguito viene illustrato graficamente il confronto delle condizioni nei vari paesi europei censiti sia per quanto riguarda la media aritmetica che la media pesata in cui si evidenzia che in Italia viene riconosciuto agli enti locali un corrispettivo massimo teorico (72,41 €/t mentre il corrispettivo medio realmente erogato nel 2011 è di soli 65,87 €/t) che il più basso in assoluto con ogni metodo di confronto (cioè circa un terzo della media pesata Spagna e Portogallo e meno di un terzo dei ricavi e dei corrispettivi medi francesi).

I corrispettivi nazionali così contenuti sono una conseguenza indiretta della bassissima entità del CAC applicato in Italia che nel 2010 era già tra i più bassi in assoluto ed in particolare:
1) per gli imballaggi in carta in Italia era di 22 €/t (ora è 6 €/t), la media UE era di 70 €/t mentre la Germania arrivava a 175 €/t, la Francia a 163,30 €/t e la Spagna a 68 €/t ma per i poliaccoppiati per bevande in spagna si sale a 266 €/t;
2) per gli imballaggi in vetro in Italia era di 15,82 €/t (ora è 17,82 €/t), la media UE era di 28 €/t mentre in Germania il valore era di 74 €/t;
3) per gli imballaggi in legno in Italia era di 8 €/t, la media UE era di 17 €/t;
4) per quelli in alluminio in Italia era di 52 €/t (ora è di 45 €/t), la media UE era di 174 €/t;
5) per quelli in acciaio in Italia era di 31 €/t (ora è 26 €/t), la media UE era di 89 €/t;
6) per quelli in plastica in Italia era di 160 €/t (ora è 110 €/t), la media UE era di 222 €/t ma la media tra i principali paesi europei era di 440 €/t come riportato nella tabella di fonte Corepla.

Attualmente il CAC italiano risulta quindi tra i più bassi a livello europeo come affermato dallo stesso Conai che evidenzia questa dato come un risultato oltremodo positivo del Conai a sostegno dell’industria italiana dell’imballaggio ma non evidenzia che questo risultato è stato ottenuto soprattutto grazie al riciclo da fonte indipendente (il 65 % del totale) ed all’attività di RD operata prevalentemente a spese dai Comuni italiani.

Il costo relativo agli imballaggi nel settore alimentare incide per il 10-25 % sul prezzo di vendita secondo un recente studio di Coldiretti mentre il contributo ambientale incide per una percentuale bassissima sul prezzo di vendita finali dei prodotti ed è cioè variabile tre lo 0,011 % e lo 0,66 % a secondo della tipologia di prodotto come mostrato in tabella. Per gli importatori di merci imballati le condizioni sono ancor più convenienti poiché posso accedere alla procedure semplificate e versare al Conai solo lo 0,07 % del valore delle relative fatture di acquisto all’ingrosso di prodotti alimentari
Secondo uno studio dell’ISPRA la differenza tra i livelli dei CAC in Europa non è riconducibile ai diversi livelli di efficienza del sistema come erroneamente sostenuto dal Conai14. Uno studio condotto per conto della Commissione UE, ha infatti dimostrato che “i costi reali dei sistemi di recupero e riciclaggio esistenti nei diversi paesi sono molto meno distanti di quanto non lo siano i contributi ambientali.
La differenza dei CAC, più che dai costi specifici di raccolta, deriva da altri elementi come:
• la ripartizione tra costi imputati al sistema delle imprese e costi a carico della fiscalità generale (cioè della collettività); in alcuni paesi, come la Germania e l’Austria, i costi sono completamente a carico del sistema delle imprese, mentre in altri paesi, come la Francia o l’Italia, sono ripartiti tra le imprese (attraverso il contributo ambientale) e la collettività. Laddove vige il principio di responsabilità condivisa, i costi delle operazioni di raccolta sono solo in parte a carico dei consorzi di gestione del recupero degli imballaggi e vi è quindi un sussidio da parte della fiscalità collettiva alle operazioni di recupero e riciclaggio;
• l’entità della quantità effettivamente raccolta e riciclata: laddove i quantitativi recuperati sono inferiori, il contributo ambientale, comunque pagato sul 100% dell’immesso al consumo, viene impiegato per recuperarne una quota inferiore e quindi con costi totali più bassi che consentono di minimizzare il contributo ambientale.”
I rappresentanti dell’ANCI nel corso nell’audizione del 12 luglio 2007, hanno infatti affermato che “va tenuto conto che la determinazione del CAC ha poi effetti estremamente rilevanti sul sistema pubblico di raccolta dei rifiuti e di organizzazione della raccolta differenziata, che con il CAC viene finanziato […] si tratta di una tassazione indiretta – dal momento che, nei fatti, l’importo viene scaricato nel prezzo applicato al consumatore finale – in merito alla quale né lo Stato né i Comuni hanno la possibilità di giocare un qualche ruolo.”
L’Anci ha inoltre giustamente osservato come “In Italia rispetto agli altri paesi Ue il CAC … è auto-determinato dal sistema dell’industria, e gestito dal sistema Conai-Consorzi, senza che gli Enti locali (destinatari dello stesso) possano intervenire nel processo di determinazione”
La situazione analizzata fino ad ora determina, dunque,  una penuria di risorse da destinare ai comuni per coprire i costi della raccolta differenziata. Non solo: delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, solo poco più di un terzo viene girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi.
Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evince che i comuni avrebbero beneficiato di circa 297milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni di euro. Risulta pertanto evidente che i corrispettivi che i Comuni ricevono rappresentano solo una piccola quota dei costi che la RD degli imballaggi comporta. Nel resto d’Europa i contributi versati dalle imprese sono infatti molto più elevati e comprendono il rimborso dei costi di preselezione. Solamente allineando i contributi nazionali rispetto a quelli degli altri paesi europei sarà possibile sostenere una gestione efficiente e sostenibile di questi servizi anche in Italia. Se si aumentano le quote di riciclo e si crea un mercato per le materie prime seconde si apriranno importanti prospettive occupazionali. Si calcola che una raccolta differenziata efficiente e diffusa in Italia potrebbe generare almeno 200.000 nuovi posti di lavoro distribuiti capillarmente in tutto in tutto il Paese

Resoconto della Conferenza stampa di presentazione del dossier per un “nuovo Accordo Anci-Conai”

(con la collaborazione di Francesca Mazzoni)

Si è tenuta martedì 2 luglio nella Sala Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio la presentazione delle proposte per il rinnovo dell’accordo Anci-Conai avanzate dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, sulla base del dossier realizzato in collaborazione con ESPER

Ha aperto i lavori Roger de Menech, sindaco del comune di Ponte nelle Alpi, Comune Riciclone di Legambiente orami da tre anni consecutivi, affermando l’assoluta importanza di innescare un processo di contaminazione positiva, in grado di consolidare a diffondere a macchia d’olio l’“eccellenza” nel campo della gestione integrata dei rifiuti. Un significativo esempio di eccellenza  portato da alcune realtà locali virtuose che si sono distinte per l’impegno nell’attuazione di pratiche ambientali particolarmente innovative. Ed è da queste esperienze che bisogna ripartire con slancio affinché i risultati quantitativi della RD siano sostenuti dalla qualità. Un tale percorso, se intrapreso capillarmente dai Comuni Italiani, non può che rianimare profondamente un contesto sociale, economico ed ambientale da tempo in difficoltà. Lo strumento principale di tale azione è la costruzione di professionalità che si esprimano puntualmente a livello locale, come nel caso del sistema di raccolta porta a porta.

Gianluca Fioretti, sindaco di Monsano (AN) e co-fondatore nel 2005 dell’Associazione nazionale Comuni Virtuosi, ha messo in evidenza le solide fondamenta su cui poggia il dossier redatto con il supporto tecnico di Esper: esso affronta concretamente un tema da tempo tenuto in sordina, quello della mancata equità nel rapporto tra Anci e Conai. Il disequilibrio tra le due parti si è tradotto nel corso degli anni in un mancato ritorno ai Comuni delle risorse investite nella RD, quindi in una perdita secca di ricchezza. “In visione della fase di rinegoziazione dell’accordo quadriennale – ha dichiarato Fioretti – è importante porre in evidenza alcune eccezionali opportunità che questo momento ci offre. Su tutte quelle di recuperare le ingenti risorse economiche derivanti dal recupero dei materiali e di concretizzare l’obiettivo della sostenibilità economica, sociale ed ambientale attraverso l’introduzione del sistema di raccolta porta a porta. Tale introduzione potrebbe contribuire alla creazione di circa 200.000 nuovi posti di lavoro. Questa realtà è a portata di mano, grazie anche all’attuale campagna nazionale di informazione per  una nuova ed inedita apertura agli enti locali di tutta Italia.”

Ezio Orzes, assessore all’ambiente del comune di Ponte nelle Alpi sposta l’attenzione su una questione di fondamentale importanza: come fanno i Comuni a garantire livelli di qualità minimi di raccolta differenziata se sono costretti a pagarsi interamente da sé il servizio che offrono ai cittadini? “I Comuni si trovano drammaticamente sospesi tra due imperativi – ha detto Orzes –  non più solo il raggiungimento di una certa percentuale di raccolta differenziata, bensì anche di una percentuale di effettivo recupero dei materiali. Il dossier tecnico dell’Associazione Nazionale  dei Comuni Virtuosi svolge un’analisi accurata e propone soluzioni concrete e comprovate nei risultati sia a livello nazionale  che internazionale”.
Il primo dei temi affrontati dal dossier dell’Associazione è quello dei costi. Costi per i consumatori, per chi raccoglie e trasporta i rifiuti da imballaggio, per l’ambiente in termini di energia e materie prime sprecate, per i Comuni e i cittadini. Per ridurre tali costi è indispensabile rendere più costosa la produzione e l’immissione sul mercato di imballaggi con maggiore impatto sull’ambiente, ovvero riciclabili con maggior difficoltà. Ciò si può fare agendo sui Contributi Ambientali, ovvero su quella quota che le aziende produttrici di imballaggi pagano al Conai con l’obiettivo di farsi carico dei costi di raccolta e riciclo.

E’Attilio Tornavacca, direttore di Esper (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) a sviluppare questo tema, dopo aver risposto all’obiezione fatta a mezzo stampa dal presidente del Conai circa la scarsa copertura dei servizi del consorzio francese sul territorio nazionale: EcoEmballages ha raggiunto nel 2012 una copertura della popolazione 98,5%, come affermato sul sito del consorzio francese.
Rapidamente di torna all’esperienza nazionale: “In Italia non solo la produzione degli imballaggi non è diminuita, ma è aumentata di 4 punti percentuali raggiungendo un picco nel 2007 – dichiara Tornavacca – Inoltre, la percentuale di gestione degli imballaggi ad opera del CONAI è sì aumentata negli ultimi anni, ma rappresenta in realtà solo 1/3 del totale dei rifiuti gestiti. Gli altri 2/3 sono coperti invece da sistemi indipendenti che non usufruiscono quindi dei CAC (contributi ambientali Conai).Il CAC della plastica in Italia è 4 volte più basso rispetto alla media europea. Se il Conai ha fatto dei suoi contributi ambientali bassissimi il suo fiore all’occhiello, è pur vero che dietro a tale convenienza per le imprese produttrici si cela la scarsità delle risorse che vengono destinate ai Comuni. Se da una parte i Comuni Italiani perdono importanti risorse a causa dei bassi contributi ambientali, dall’altra non hanno nemmeno il diritto di proprietà sui materiali conferiti negli impianti (e dunque il diritto di incamerare le risorse provenienti dalla loro vendita all’industria del riciclo pari in media  a 52 euro/tonnellata), come avviene regolarmente ad esempio in Francia”.
La soluzione da avanzare con forza è la triplicazione dei contributi ambientali, modulando i CAC sulla base della effettiva riciclabilità dell’imballaggio: continuando il paragone con oltralpe,  EcoEmballages  garantisce un bonus sul CAC per quelle imprese che incrementano le proprietà di riciclabilità degli imballaggi, mentre infliggono un malus per quelle imprese che producono imballaggi di difficile riciclabilità. Tale operazione inciderebbe sui prezzi di consumo solo per lo 0,07%. “Oltre ai problemi esposti fino ad ora – continua Tornavacca – i costi di selezione, ovvero le risorse assorbite dagli impianti che puliscono e preparano i materiali perché possano far maturare i corrispettivi Conai, erodono ulteriormente i ricavi per i Comuni: da 300 milioni di euro si passa a 166 milioni di euro. Tali costi di selezione variano anche lungo il territorio italiano, per cui nel Sud Italia questi possono superare di 10 volte quelli applicati in altre regioni del Nord Italia”.

Il direttore di Esper, dunque individua una soluzione in 3 punti:
1. Triplicazione CAC;
2. Svincolare i controllori dai portatori di interessi, facendo in modo che il responsabile dei controlli di qualità sui materiali conferiti non sia scelto dal Conai;
3. Proseguire con l’abolizione della Tares e la reintroduzione della tariffazione puntuale come stabilito dal Decreto Ronchi.

A sostegno dell’azione dell’Associazione Comuni Virtuosi interviene anche Legambiente, con Stefano Ciafani, responsabile scientifico: “Secondo il rapporto ISPRA ancora il 40% dei rifiuti va in discarica. Occorre ristabilire la gerarchia economica delle opzioni di gestione del ciclo dei rifiuti. L’incenerimento e il conferimento in discarica continuano ad essere troppo convenienti per i Comuni – ha dichiarato Ciafani –  i quali si trovano costretti, per questioni di bilancio, a preferire l’opzione più inquinante a quella più virtuosa. Il conferimento in discarica dovrebbe quindi diventare l’opzione più costosa, ad esempio attraverso l’eliminazione del tetto massimo di 25 euro/tonnellata previsto dalla norma del 1995 sull’ecotassa. Occorre inoltre rimodulare il sistema degli incentivi anche in materia di recupero energetico e riciclaggio. Il suggerimento finale all’attuale Ministro dell’Ambiente, di rivedere profondamente la bozza del programma nazionale per la prevenzione”.

A Walter Regis di Assorimap, intervenuto a sottolineare come “gli attuali squilibri messi in luce dal dossier dei Comuni Virtuosi non siano  da imputare ad una mancanza di competenze tecniche da parte delle aziende, bensì ad un sistema distorto di gestione dei rifiuti in cui un’imprenditoria monopolistica ha portato avanti gli interessi di pochi a discapito delle collettività”, ha fatto eco Alberto Ferro, di Federambiente. “Come esposto nel documento redatto a novembre scorso da Federambiente  ha dichiarato Ferro – esiste forte la necessità tanto di incentivare e proteggere la filiera di prossimità, quanto quella di evitare nel contempo che sia il cittadino ,in qualità di consumatore, contribuente e utente TIA,  a farsi carico dei costi. E’ auspicabile che la prossima fase di revisione dell’accordo ANCI-CONAI non conservi alla lettera il contenuto del vecchio accordo e che all’opposto introduca una decisa e coraggiosa svolta. L’azione di polso da parte dei Comuni può contare su un supporto importante: il coinvolgimento del maggior numero di attori possibile, grazie al quale  diventi   possibile scardinare l’ormai obsoleta e squilibrata dicotomia tra comuni e consorzio”.

Paolo Cesco di Fise Unire, infine ha auspicato che l’’intervento di bacinizzazione e localizzazione della filiera dei rifiuti deve confrontarsi con la possibilità effettiva di costruire impianti adeguati.

In concomitanza con la conferenza stampa è partito ieri il nostro invito a sottoscrivere le proposte di revisione del Dossier a tutti i comuni italiani. Indicazioni su come sottoscrivere e/o scaricare il Dossier sono presenti a questa pagina

Guarda il video dell’intera conferenza stampa

Capannori: Rd e tariffa puntuale. I video del convegno

Pubblichiamo i video degli interventi:

Saluti e introduzione – L’esperienza di Capannori
Giorgio del Ghingaro – Sindaco del Comune di Capannori

La raccolta porta a porta e la tariffa puntuale a Capannori
Roger Bizzarri – Direttore Ascit

La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed Europa
Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER

La TARES puntuale, la tassa rifiuti e servizi (Tares) diventa ‘’su misura’’
Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia

Trento, fra raccolta porta a porta e tariffazione puntuale
Michelangelo Marchese, Assessore all’ambiente del Comune di Trento

I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale. L’esperienza del Gruppo Contarina SpA
Paolo Contò, Direttore Generale Consorzio Priula

Verso rifiuti Zero
Rossano Ercolini – responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero

Rifiuti e responsabilità
Ezio Orzes, Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

Tarsu, Tia, Tares
Gianluca Fioretti – Presidente Associazione dei Comuni Virtuosi; Sindaco del Comune di Monsano (AN)

Capannori: Rd e tariffa puntuale. Gli atti del convegno

Pubblichiamo le presentazioni dei relatori:

La raccolta porta a porta e la tariffa puntuale a Capannori
Roger Bizzarri, Direttore ASCIT

La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed Europa
Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER

La TARES puntuale, la tassa rifiuti e servizi (Tares) diventa ‘’su misura’’
Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia

I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale. L’esperienza del Gruppo Contarina SpA
Paolo Contò, Direttore Generale Consorzio Priula

Rifiuti e responsabilità
Ezio Orzes, Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

Tariffa puntuale: i risultati italiani e europei presentati al convegno di Capannori

di Giuseppe Miccoli 

Una percentuale dell’82% di raccolta differenziata e una diminuzione totale del 30% dei rifiuti. Sono alcuni dei brillanti risultati presentati da Giorgio Del Ghingaro, sindaco del comune di Capannori (45.000 abitanti, provincia di Lucca) aprendo i lavori del convegno “I risultati della tariffazione puntuale a Capannori e in Europa” che si è tenuto giovedì scorso promosso dal Comune di Capannori (LU) e dall’Associazione Comuni Virtuosi. Ma non sono gli unici.

Grazie al supporto tecnico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero (diretto da Rossano Ercolini) e dalla Esper (diretta dall’amministratore delegato Attilio Tornavacca) il risparmio dei costi è stato determinato dalla tariffazione puntuale. In molte realtà del Nord Italia (e in particolare a Capannori) le performance dei servizi di raccolta differenziata sono migliorate ulteriormente grazie all’introduzione della tariffa, l’unica àncora di salvezza per non applicare la Tares, la nuova tassa sui rifiuti voluta dal Governo Monti.

Dati confermati anche da Roger Bizzarri, Direttore generale dell’azienda pubblica ASCIT. «L’applicazione della tariffazione puntuale alla raccolta porta a porta è stata determinante sia per l’aumento della percentuale di raccolta differenziata che per la diminuzione dei rifiuti indifferenziati (ad esempio il confronto tra il primo trimestre 2013 rispetto al 2012 segna un +5,83% di raccolta differenziata e una minore produzione di rifiuti del -2,77%,). Da sottolineare anche che le risorse e i mezzi “liberate” sono state reinvestite nell’azienda».

«La tariffa puntuale – ha spiegato Attilio Tornavacca – è il modo più equo per far pagare il servizio di raccolta rifiuti ai propri cittadini. E ne guadagna anche la qualità». Capannori, con il supporto tecnico della ESPER, non ha soltanto introdotto la tariffazione puntuale ma ha anche abbandonato la raccolta multimateriale (vetro plastica e alluminio) per far posto a una raccolta differenziata di maggiore qualità (cioè quella monomateriale del vetro e congiunta della plastica e lattine): la maggiore purezza dei materiali ha portato ad un aumento dei ricavi Conai. «Se la Francia ha previsto l’attivazione della tariffazione puntuale in tutto il paese entro il 2014, al contrario l’Italia rimane fanalino di coda in Europa nell’applicazione della tariffa. Anzi con la Tares – ha spiegato Tornavacca – c’è stata una nuova inversione di rotta. L’Italia ha deciso di far pagare nuovamente il servizio di igiene e di raccolta in base ai metri quadri degli immobili. In alcuni comuni si prevedono aumenti per le 30 tipologie di utenze non domestiche individuate dal regolamento attuativo, che variano dal 150 al 400%». Solo i comuni che ha introducono la raccolta porta a porta e la tariffazione puntuale potranno evitare questi aumenti.

« Anche Iren Emilia – ha spiegato il presidente Raphael Rossi – sta introducendo la tariffa puntuale. Non abbiamo ancora dei dati sulla «tariffa puntuale», ma abbiamo già notato che il tasso di esposizione dei bidoncini è sceso al 20%: meno «punti presa» (cioè meno bidoncini da svuotare) comportano un risparmio. Pensate quanto spreco c’è a svuotare un contenitore semivuoto. La tariffazione determina invece una razionalizzazione delle risorse».

« Il consorzio Priula nel trevigiano, ormai prossimo alla fusione del corsorzio gemello Tv Tre – ha spiegato il presidente Paolo Contò – da anni ha introdotto la tariffazione puntuale. Grazie alla tariffa siamo da anni in prima fascia Conai. Inoltre i due consorzi di comuni hanno una percentuale media di raccolta differenziata dell’83% e una produzione procapite di indifferenziato che oscilla tra i 58 e i 55 chili. Un grande risparmio sui costi di discarica. Inoltre va considerato un effetto fiscale: con la tariffazione si ha un risparmio tondo del 10%. E’ la mancata applicazione dell’Iva, che al contrario della tares, l’azienda (sia essa pubblica o privata) che svolge il servizio deve applicare in fattura all’amministrazione».

Ezio Orzes, assessore al comune di Ponte nelle Alpi, ha dichiarato che con la tariffa puntuale i Pontesi negli ultimi tre anni «hanno avuto una riduzione della bolletta dei rifiuti del 14,7%, in controtendenza alla media nazionale che è invece cresciuta del 21%. Grazie alla raccolta porta a porta abbiamo risparmiato tantissimo. Prima i costi in discarica erano il 57% del totale, pari a 475.000 euro l’anno, oggi invece sono meno di 40.000 euro. Il rifiuto indifferenziato procapite è sceso da 348 chili a 30 chili. Lo dice anche l’Arpa Veneto: la raccolta porta a porta conviene di più della raccolta stradale. Costa in meno ad ogni abitante circa 75 euro».

Michelangelo Marchesi, Assessore all’Ambiente nella Città di Trento ha descritto come è stata applicata la tariffa puntale in una grande città (115.000 abitanti) che ha raggiunto il 67 % di RD nel 2012, «La coerenza è evidente che c’è tra la tariffazione puntuale e la raccolta porta a porta. Il cittadino con la tariffa non è incentivato a barare, al contrario. Tuttavia non è semplice farsi comprendere all’inizio, ma con una buona campagna di comunicazione si riesce a superare questo problema»

Gianluca Fioretti, presidente dell’Associazione Comuni Virtuosi, ha sottolineato che la Tares reintroduce esclusivamente il meccanismo della tassazione basata sul calcolo dei metri quadri degli immobili di proprietà o in possesso. «La tares si pone in netto contrasto con tutto ciò che è stato fatto dal sistema della raccolta differenziata porta a porta. I mercatini privati del Baratto ad esempio rischiano di pagare una tassa molto alta nonostante non producano alcun rifiuto, anzi, evitano che si formino grazie al riutilizzo dei beni ingombranti».

Rossano Ercolini, del Centro Rifiuti Zero, ha ringraziato l’assemblea piena di cittadini, « I rifiuti passano ogni giorno dalle nostre mani, e sono dunque nella nostra mente. Il movimento rifiuto zero è di tipo “bottom up”, una spinta verso l’alto che chiede alla leadership politica di dare il meglio di sé. I politici non possono fare da tappo. E’ la gente che lo chiede.