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Riciclo: per rifiuti da Costruzione, RSU e RAEE può raddoppiare

Un Briefing dell’AEA sui tassi potenziali di riciclo di rifiuti da costruzione e demolizione, solidi urbani e di apparecchiature elettriche ed elettroniche, indica che le percentuali di riciclaggio potrebbero aumentare dal 30% al 50%, eliminando delle barriere economiche e introducendo modifiche normative.

Rispetto alle attuali quantità riciclate, il tasso potenziale per i rifiuti urbani ed elettronici potrebbe raddoppiarsi e quello dei rifiuti da costruzioni e demolizioni (C&D) potrebbe essere aumentato del 30%.

È quanto prevede il briefingThe case for increasing recycling: Estimating the potential for recycling in Europe” che l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 23 giugno 2020, sulla base di un Rapporto commissionato dalla stessa Agenzia a Trinomics,Società olandese di consulenza economica su Cambiamenti climatici, Energia e Ambiente.

Le quantità di rifiuti urbani, edili ed elettronici sono aumentate negli ultimi anni, a seguito delle Direttive di riferimento dell’UE, come la Direttiva quadro sui rifiuti e la Direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Tali Direttive sono state progettate per ottenere un aumento graduale, ma costante, del livello di riciclaggio di un flusso di rifiuti rispetto alla quantità generata. Ad esempio, l’attuale obiettivo di riciclaggio dei rifiuti urbani per il 2035 mira a sfruttare gran parte del potenziale di riciclaggio del flusso di rifiuti. Inoltre, il nuovo quadro politico per l’economia circolare richiede anche di mantenere i materiali nell’economia il più a lungo possibile e al livello più alto possibile di valore. 

Tuttavia questioni tecniche, economiche e normative spesso ostacolano il raggiungimento di livelli più ambiziosi di riciclaggio, oltre gli obiettivi fissati, anche se, osserva l’Agenzia, gli attuali bassi prezzi di mercato per le risorse vergini, la capacità di riciclaggio e la complessità di alcuni prodotti stanno sostenendo un aumento dei tassi di riciclaggio in Europa.

Tra i limiti che impediscono l’aumento dei tassi di riciclaggio:
– la presenza di materiali e prodotti tecnicamente non riciclabili nei flussi di rifiuti;
– l’aumento dei costi della raccolta differenziata man mano che vengono raccolti più materiali;
– la difficoltà dei consumatori a distinguere e separare correttamente i materiali in prodotti complessi.

Ma, “Qual è il potenziale di riciclaggio e quali sono i livelli massimi di riciclaggio che l’Europa può raggiungere ai sensi della legislazione UE in materia di rifiuti?

Il briefing fornisce, appunto, le stime del potenziale non sfruttato per la raccolta differenziata per il riciclaggio in 3 flussi di rifiuti (C&D, RSURAEE) che rappresentano una parte significativa della produzione totale di rifiuti in Europa.

Rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D)
Sebbene gli ultimi dati disponibili (2016) mostrino che gli attuali livelli di riciclaggio dei rifiuti di costruzione e demolizione sono già elevati, la natura delle frazioni materiali di questo flusso di rifiuti può consentire tassi di raccolta separati ancora più elevati.

Nel 2016, la maggior parte dei rifiuti non riciclati è stata utilizzata per operazioni di “riempimento”, ad esempio utilizzando materiale di scarto per riempire gli scavi. Tuttavia, il riempimento non è considerato riciclaggio e non è l’opzione di trattamento dei rifiuti più rispettosa dell’ambiente.

Tenendo conto della composizione del materiale di questo flusso di rifiuti, è stato stimato il massimo potenziale per la raccolta separata di ciascuna frazione di materiale. Combinando queste stime per materiale, è stato calcolato un potenziale tasso di raccolta separata per l’intero flusso al 96% o 76 milioni di tonnellate in più di raccolta separata rispetto al livello 2016 di circa 250 milioni di tonnellate. Questo potenziale si basa principalmente sull’aumento della raccolta differenziata di rifiuti di muratura, cemento e asfalto. I calcoli rappresentano solo la parte minerale dei rifiuti di costruzione e demolizione sia per la generazione che per il riciclaggio.

L’obiettivo per il 2020 è il recupero del 70% (tutti i rifiuti, non solo la parte minerale), quindi c’è spazio per un potenziale aumento dell’obiettivo in futuro, in particolare aggiornando i rifiuti attualmente utilizzati nel riempimento con rifiuti riciclati.

Rifiuti Solidi Urbani (RSU)
La raccolta differenziata dei rifiuti urbani, stimolata dall’ambiziosa legislazione dell’UE, è in costante aumento nel tempo. Nuovi obiettivi di riciclaggio più elevati sono stati introdotti nella nuova Direttiva quadro sui rifiuti (2018/851/UE) indica per il futuro una raccolta separata ancora più elevata in futuro.

Una stima per questo flusso mostra che il potenziale per aumentare la raccolta differenziata è addirittura superiore ai futuri obiettivi dell’UE. Se viene sfruttato tutto il potenziale, è possibile ottenere tassi di raccolta separati di circa l’80%. Ciò significa che 111 milioni di tonnellate di materiale in più potrebbero essere raccolte separatamente (nel 2018, il riciclaggio ammontava a 126 milioni di tonnellate). Questo potenziale non sfruttato è principalmente legato a rifiuti alimentari e plastici, ma anche a rifiuti da giardini e tessuti.

La nuova Direttiva ha introdotto un obiettivo di riciclaggio del 65% entro il 2035. Ciò è particolarmente ambizioso, rispetto al potenziale massimo stimato dell’80%. L’obiettivo si riferisce alle quantità finali riciclate, non alle quantità di rifiuti raccolti per il riciclaggio. Quest’ultimo include quantità di materiali o contaminanti non riciclabili, che vengono rimossi durante il trattamento dei rifiuti, quindi il potenziale dell’80% di raccolta separata corrisponde a livelli inferiori di riciclaggio finale.

Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)
Questo è il flusso di rifiuti più piccolo, in termini di massa, esaminato nel briefing, ma contengono risorse preziose (ad es. metalli e materie prime essenziali). È anche il flusso di rifiuti con il tasso di riciclaggio più basso, principalmente a causa di inadeguata raccolta separata di questo tipo di rifiuti. Poiché i rifiuti elettronici sono composti principalmente da metalli, plastica e vetro, che possono essere regolarmente riciclati (a meno che non contengano sostanze pericolose), esiste una significativa opportunità per aumentare il riciclaggio.

La stima del tasso massimo di raccolta per il riciclaggio, a differenza degli altri flussi di rifiuti, non si basa sulla composizione del materiale del flusso, poiché la raccolta separata di questi rifiuti non è progettata per materiale ma per categoria di prodotto. Pertanto, in base agli ultimi dati ufficiali per il massimo riciclaggio ottenuto per categoria di prodotto di scarto, il potenziale di riciclaggio da raccolta differenziata di RAEE è pari a 4 milioni di tonnellate o un tasso di raccolta separata del 75%.

L’Agenzia osserva che il recente Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità, tra cui l’elettronica, individuata tra le principali catene di valore.

Una riduzione delle sostanze pericolose nei prodotti elettronici per migliorare la loro riciclabilità, e misure come il “diritto alla riparazione” e incentivi alla loro progettazione per il riciclaggio, consentirebbero di realizzare gran parte del potenziale non sfruttato per il riciclaggio di tale flusso di rifiuti, come peraltro l’AEA ha rilevato in un altro briefing, pubblicato la scorsa settimana con il titolo “Elettronica ed obsolescenza in un’economia circolare”.

Barriere di tipo tecnico ed economico e modifiche normative
Gli ostacoli all’aumento della raccolta differenziata dei rifiuti per il riciclaggio possono essere comuni a tutti e tre i flussi di rifiuti o specifici per ogni flusso.

Tra le barriere comuni, i mercati dei materiali riciclabili è sottostimato. Il differenziale di prezzo tra materiali riciclati e alternativi a materie prime vergini è normalmente sfavorevole. Inoltre, i ricavi relativamente bassi dei materiali riciclati mettono a dura prova l’economia alla base dei sistemi di raccolta differenziata.

Un altro problema è che la qualità dei materiali raccolti per il riciclaggio può variare, il che significa che gli impianti di riciclaggio non possono contare su input di materiali con una qualità specifica. I riciclatori non possono contare su criteri l’End of Waste per tutti i materiali riciclabili. La combinazione di questi fattori spiega la debole domanda di alcuni materiali riciclabili dagli impianti di trasformazione e riciclaggio.

Barriere di natura più tecnica comprendono la mancanza di infrastrutture di riciclo in Europa, in particolare per i riciclabili emergenti come la plastica. Ciò significa che un numero crescente di materiali raccolti per il riciclaggio non può essere ospitato negli impianti europei e spesso viene esportato per ulteriori elaborazioni. Un’altra barriera tecnica è la natura stessa dei materiali di scarto e dei prodotti: alcuni materiali sono tecnicamente non riciclabili o sono composti da materiali misti difficili da separare.

Per superare questi ostacoli, l’Europa ha bisogno di una regolamentazione forte ed efficace in combinazione con un’attuazione e un’applicazione efficaci. Più specificamente, vengono indicate le normative da modificare per raccogliere i rifiuti in modo significativamente più separato:
– la raccolta differenziata obbligatoria (rifiuti urbani);
– efficaci regimi di responsabilità estesa del produttore regolati da tasse (rifiuti elettronici);
– la demolizione selettiva (rifiuti di costruzione e demolizione).

Nei mercati sfavorevoli dei materiali secondari, l’uso di tasse e sussidi potrebbe essere ulteriormente esplorato per promuovere l’adozione di materiali riciclabili e favorire la transizione verso un’economia più circolare

Inoltre, il nuovo Piano di azione per l’economia circolare prevede di armonizzare i sistemi di raccolta differenziata, facendo aumentare la loro efficienza e il numero di materiali riciclabili acquisiti in schemi di raccolta separati. Le misure di economia circolare possono anche aumentare il potenziale di riciclaggio, come stimato in questo briefing, consentendo il riciclaggio di materiali e prodotti attualmente non riciclabili.

Fonte: Regioni & Ambiente

Appello delle imprese per sbloccare il riciclo dei rifiuti in italia

Il mondo imprenditoriale e associativo fa un appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese.
CONFINDUSTRIA, CIRCULAR ECONOMY NETWORK, CNA, FISEUNICIRCULAR, FISE ASSOAMBIENTE, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI, CONFARTIGIANATO IMPRESE, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, CISAMBIENTE, FEDERCHIMICA, FEDERACCIAI, FEDERAZIONE GOMMA PLASTICA, ASSOMINERARIA, CONAI, CONOU, ECOPNEUS, CONFEDERAZIONE LIBERE ASSOCIAZIONI ARTIGIANE ITALIANE, GREEN ECONOMY NETWORK DI ASSOLOMBARDA, UTILITALIA, CASARTIGIANI, CONFAPI, ASSOVETRO, CONFAGRICOLTURA, CONSORZIO ITALIANO COMPOSTATORI, ECOTYRE, COBAT, CONSORZIO RICREA, ANCO, AIRA, GREENTIRE, ASSOBIOPLASTICHE, ASCOMAC COGENA, ECODOM, AMIS, COMIECO, ASSOCARTA, FEDERAZIONE CARTA E GRAFICA, CENTRO DI COORDINAMENTO RAEE, SITEB, ASSOREM, FIRI, FEDERBETON, AITEC, CONOE, COREPLA, FEDERESCO, ANGAM, CENTRO DI COORDINAMENTO NAZIONALE PILE E ACCUMULATORI, UCINA – CONFINDUSTRIA NAUTICA, ASSOFOND, CONSORZIO CARPI, ASSOFERMET, AGCI-SERVIZI
riunite oggi a Roma presso lo Spazio Eventi Spagna di Roma, hanno lanciato un grido d’allarme per denunciare le pesanti ricadute sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese, in seguito alla battuta d’arresto del settore dell’economia circolare.

Una sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto paralizzato le operazioni di riciclo dei rifiuti. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, limitandosi a salvaguardare le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo. Questo quadro normativo di fatto impedisce diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.
Come è noto la raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo. Ma non basta. Gli impianti devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato.

L’invio dei nostri rifiuti all’estero ha costi troppo elevati per i cittadini e le imprese ed è proprio un Paese povero di materie prime come l’Italia, a dover valorizzare i materiali di scarto per essere competitivo nel confronto internazionale e rafforzare la propria base imprenditoriale.  Il blocco delle autorizzazioni ci costa 2 miliardi di euro in più all’anno.

Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata oggi dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale. Con l’appello di oggi infatti il mondo imprenditoriale si rivolge non solo alle Istituzioni ma anche ai cittadini. Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, si aggraverà e porterà a situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori.

Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’Europa con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare, pubblicato a giugno 2018. Le imprese e le Associazioni hanno richiesto con forza di recepire tali Direttive per garantire una gestione sicura ed efficiente dei rifiuti e affrontare le sfide ambientali ed economiche a livello globale.
L’impresa italiana, con i suoi impianti, vuole continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, consolidando la sua leadership a livello europeo nel guidare il processo di crescita verso la de-carbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse naturali.

“Il settore industriale del riciclo italiano”, ha affermato il Presidente di FISE Unicircular (Unione Imprese dell’Economia Circolare) Andrea Fluttero a margine della conferenza stampa, “è leader a livello europeo e rappresenta una solida base sulla quale costruire l’Economia circolare del futuro. Da oltre un anno e mezzo denunciamo in ogni sede che la mancata soluzione da parte di Parlamento e Governo del “problema End of Waste”, aperto dal Consiglio di Stato e aggravato dallo Sblocca Cantieri, rischia di demolire queste solide basi facendo chiudere centinaia di aziende con evidenti danni economici, occupazionali ed ambientali. Impianti di riciclo chiusi vuol dire più rifiuti in discariche ed inceneritori. La soluzione, che il Governo si rifiuta ostinatamente di attuare, è la reintroduzione delle autorizzazioni “caso per caso”, sulla base di precise condizioni e di criteri uguali per tutta l’Europa, affidate alle Regioni, che in Italia sono preposte a tali autorizzazioni”.
“Senza questa semplice soluzione”, conclude Fluttero, “il Governo ed il Parlamento si assumono la responsabilità di una sempre più vicina e devastante crisi del sistema rifiuti nel nostro Paese.”

Fonte: Unicircular