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Regione Lazio: presentate le linee guida per il nuovo Piano Regionale

L’economia Circolare diventa il perno attorno al quale si redigerà il nuovo Piano Regionale. E’ quanto si evince dalla nota diffusa dalla Regione Lazio:

Piano regionale rifiuti 2019 – 2025: da un’economia lineare a un’economia circolare. Un atto importante che darà un forte impulso alla svolta sostenibile del Lazio, e si inserisce in un’iniziativa organica che il Lazio ha intrapreso con tante diverse azioni concrete: come quella della lotta all’inquinamento dell’aria, della guerra ai rifiuti plastici, al sostegno alle imprese green. L’approvazione in Consiglio avverrà entro luglio 2019.

Un lavoro che va avanti insieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio, ma che coinvolge anche il tessuto produttivo, le associazioni, e naturalmente i cittadini.      

Un’alleanza tra Stato, istituzioni locali, imprese e cittadini per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura.

Dalla Regione Lazio un grande passo in avanti in questa direzione: il nuovo piano rifiuti è stato approvato nei tempi previsti.

Cinque grandi azioni, con l’obiettivo di far entrare il Lazio in una dinamica virtuosa di economia circolare: 

  1. 70% di differenziata entro il 2025: sosterremo con 57 milioni nei prossimi tre anni isole ecologiche e impianti di compostaggio e con il passaggio alla Tarip (Tariffa puntuale) entro il 2020 per tutti i Comuni. “Chi produce meno rifiuti, meno paga”.
  2. Riduzione dei rifiuti Riduzione del 50% del fabbisogno di conferimento in discarica e inceneritori.
  3. Riconversione di Colleferro abbiamo previsto la riconversione dell’impianto di termovalorizzazione di Colleferro, una delle aree a maggior tasso d’inquinamento del Lazio, puntando sulla realizzazione di un presidio industriale altamente tecnologico e senza impatto ambientale.
  4. Stop all’export dei rifiuti Ogni territorio – come avviene in tutta Italia e in tutta Europa e come prevedono la legge e le normative europee – deve chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del proprio territorio.
  5. Lotta senza quartiere ai reati ambientali legati ai rifiuti. Un fatto che, purtroppo, riguarda anche la nostra regione.

 

Proprio il punto 4 di quelli previsti aprirà un confronto con Roma Capitale: “Di fronte al trend e ai ritmi attuali, al fatto poi che ogni 20 giorni devo cercare un presidente di regione che prenda i rifiuti di Roma – ha detto Zingaretti – abbiamo il dovere morale di indicare le soluzioni più congrue e cioè che una città di tre milioni di abitanti deve avere un sito dove far conferire materiale trattato”.

Economia Circolare – Da Davos l’allarme: siamo in ritardo, ma l’AI ci può aiutare

Il  Rapporto “The Circularity Gap Report 2019”  di Circle Economy, un think tank olandese sostenuto dall’UNEP e dal Global Environment Facility, è stato presentato all’annuale  World Economic Forum di Davos (22-25 gennaio 2019)

Ispirato nella forma al Rapporto sul divario delle emissioni delle Nazioni Unite, il Circularity Gap Report fornisce un quadro e una base di dati per misurare e monitorare i progressi nel colmare il divario, anno dopo anno. La nostra economia mondiale è circolare solo al 9,1%, lasciando un enorme “divario di circolarità”. Questa statistica allarmante è l’output principale di questo primo rapporto sulla circolarità, in cui viene lanciata una metrica per lo stato circolare del pianeta.

La chiusura del gap di circolarità è un obiettivo strumentale, che persegue quello più alto di prevenire un ulteriore e accelerato degrado ambientale e disuguaglianza sociale. La transizione verso la circolarità è, quindi, un mezzo per un fine. Come modello multi-stakeholder, un’economia circolare ha la capacità di unire una comunità globale dietro un’agenda d’azione, impegnata e potenziata sia collettivamente che individualmente. Il suo approccio sistemico aumenta la capacità e la capacità di soddisfare le esigenze della società, abbracciando e approvando il meglio che l’umanità ha da offrire: il potere dell’imprenditorialità, dell’innovazione e della collaborazione.

La transizione circolare offre quindi misure attuabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’accordo di Parigi. Il nostro modello lineare non è più adatto allo scopo, fallendo sia per le persone che per il pianeta. Le strategie economiche circolari hanno il potenziale per essere strumentali nella spinta per mitigare gli impatti climatici associati, dato che la maggioranza (67%) delle emissioni globali di gas a effetto serra sono legate alla gestione dei materiali.

Nel rapporto si individuano 4 pratiche finalizzate a colmare il divario di circolarità:

  1. Costruire una coalizione globale per l’azione, composta da imprese in prima linea, governi, ONG e accademici, che inserirà e convocherà un autorevole rapporto annuale sullo stato circolare dell’economia globale e misurerà i progressi verso la sua attuazione
  2. Sviluppare un obiettivo globale e un’agenda di azione collaborando con tutte le parti interessate per concordare una chiara definizione degli obiettivi e l’allineamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
  3. Tradurre gli obiettivi globali in percorsi locali per il cambiamento circolare, prendendo le direzioni generali e interpretandoli per gli Stati nazionali, i singoli settori, le catene di approvvigionamento, le regioni e le città per integrare le strategie nel loro contesto specifico e allinearsi agli incentivi e ai mandati.
  4. Migliorare la nostra comprensione di come leve differenti per il cambiamento circolare influenzano aspetti come il risparmio di materiale, la conservazione del valore e la mitigazione del clima. Considera inoltre pienamente le dinamiche del commercio internazionale e dell’occupazione, oltre alle implicazioni per l’istruzione, la formazione e le competenze future, sia per i giovani di oggi sia per le prossime generazioni di domani.

Nel Rapporto vengono formulate anche delle Raccomandazioni ai Governi per passare velocemente da un’economia lineare “Prendi, Produci, Usa e Butta” ad un’economia circolare che massimizzi l’utilizzo delle risorse esistenti, riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini e, al contempo svolgono un’azione di mitigazione dei cambiamenti climatici. Tra queste:

– Abolire gli incentivi che incoraggiano l’uso eccessivo delle risorse naturali, come i sussidi per l’esplorazione, l’estrazione e il consumo dei combustibili fossili.

– Aumentare le tasse sulle emissioni, ma anche quelle sull’estrazione delle risorse e sulla produzione di rifiuti, ad esempio, implementando una tassa sul carbonio gradualmente crescente.

– Ridurre le tasse su lavoro, conoscenza e innovazione, e investire in questi settori. Una riforma fiscale in cui l’onere aggiunto sui prodotti ad alta intensità di risorse viene immediatamente compensato con una riduzione delle imposte sul lavoro, incoraggerà i settori ad alta intensità di lavoro di un’economia circolare, come i sistemi di recupero e riciclaggio.

 

Parallelamente al rapporto “The Circularity Gap Report 2019” la Ellen McArthur Foundation ha presentato “ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND THE CIRCULAR ECONOMY”. Il fornisce una prima esplorazione dell’intersezione di due megatrend emergenti: l’intelligenza artificiale e l’economia circolare. Scritto in collaborazione con Google, e con il supporto analitico da McKinsey & Company, rappresenta un primo passo verso la comprensione di come AI potrebbe accelerare la transizione verso un’economia circolare. IL risultato è che si scopre che l’intelligenza artificiale può offrire sostanziali miglioramenti in tre aree principali: progettazione del prodotto, operazioni e ottimizzazione dell’infrastruttura.

La ricerca esamina l’applicazione dell’IA in due catene di valore: il cibo e l’elettronica di consumo. Il valore potenziale che l’utilizzo della AI nel ridisegnare il mercato del food in maniera circolare potrebbe arrivare a 127 miliardi di dollari all’anno nel 2030. Per l’elettronica di consumo l’asticella si posiziona attorno ai 90 miliardi di dollari. Le somiglianze essenziali tra le opportunità in queste due industrie suggeriscono che sono applicabili in tutta l’economia. Combinare la potenza dell’intelligenza artificiale con una visione per un’economia circolare rappresenterebbe una significativa, e ancora in gran parte inutilizzata, possibilità di sfruttare uno dei grandi sviluppi tecnologici del nostro tempo. (SC)

Scarica  “ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND THE CIRCULAR ECONOMY” di Ellen McArthur Foundation

Scarica “The Circularity Gap Report 2019”

 

 

Da problema a risorsa: il riciclo SMART dei pannolini

Esistono territori particolarmente virtuosi, in cui la raccolta differenziata dei rifiuti, grazie a scelte che hanno privilegiato il porta a porta e la tariffazione puntuale, ha raggiunto livelli ampiamente superiori all’80%. La provincia di Treviso, nello specifico il bacino del Priula, nella zona corrispondente all’area della Destra Piave, un territorio di 1.300 Kmq con un bacino di circa 554.000 abitanti, servito da Contarina Spa è uno di questi. Proprio in queste realtà estremamente virtuose salta all’occhio il problema dei pannolini, pannoloni e assorbenti igienici femminili rappresentando una gran parte del “secco residuo”, arrivando a superare il 10% del materiale residuo a valle della differenziata.
E proprio in questa zona si è sviluppata, grazie all’impegno di Fater Spa e della divisione Fater SMART[1] una sperimentazione di riciclo e trasformazione degli assorbenti per la persona usati che ha portato risultati stupefacenti, con percentuali di riciclo del 100% della materia prima vergine.
Ci racconta l’esperienza  Giovanni Teodorani Fabbri, General Manager FaterSMART.

Dott. Teodorani, cominciamo con le presentazioni. Chi siete?
L’unità di business di cui stiamo parlando si chiama FaterSMART, dove SMART sta per Sustainable Materials And Recycling Technologies. È una divisione di Fater Spa, l’azienda leader in Italia per la produzione e la distribuzione di prodotti assorbenti per la persona, come Pampers, Lines, Linidor, Tampax, una joint venture fra Procter & Gamble e Gruppo Angelini. FaterSMART è una unità di business nata per consentire l’espansione su scala industriale, in Italia e all’Estero, di una tecnologia unica al mondo e completamente italiana in grado di riciclare i prodotti assorbenti per la persona usati, come pannolini per bambini, assorbenti igienici femminili e pannoloni per incontinenti, di tutte le marche, che per semplicità chiameremo “pannolini”.
I pannolini che ora finiscono al 70% in discarica e ad incenerimento per il restante 30%, grazie a questa tecnologia potranno essere riciclati al 100% per essere trasformati in materie prime seconde ad alto valore aggiunto come plastica, cellulosa e polimero ultra-assorbente, che potranno essere reimmesse nel ciclo produttivo ed utilizzate per molteplici applicazioni. Siamo davanti ad un esempio concreto di economia circolare. Ad un’azienda cioè, che, leader al mondo nella produzione di pannolini, ha sviluppato e industrializzato una tecnologia che consente il riciclo dei propri prodotti che fino ad ora non erano riciclabili, prendendosi dunque completamente cura del fine-vita. E creando una fonte di valore significativo, perché le materie prime seconde derivanti dal riciclo potranno essere riutilizzate, creando un valore aggiunto per tutti.

Quali sono le percentuali di riciclo del materiali che entrano nell’impianto?
Per quanto riguarda il prodotto originale, possiamo senza dubbio parlare di un 100% di riciclo. Il 100% dei materiali che costituiscono il pannolino vergine viene riciclato e trasformato in materie prime seconde. Continuo a parlare di pannolino ma ricordo che i prodotti assorbenti per la persona comprendono, oltre ai pannolini per l’infanzia, anche i pannoloni per adulti e gli assorbenti femminili. Ecco per tutti questi prodotti arriviamo a riciclare il 100% della materia vergine. Ovviamente il prodotto usato che entra in impianto ha anche una componente umana. Per ogni tonnellata di prodotto usato, grossomodo il 70% del peso è rappresentato dalla componente umana e solo il 30% dal prodotto. Quindi per ogni tonnellata di rifiuto riusciamo a recuperare 300 Kg di materie prime.

Il primo step di un’economia circolare prevede la riprogettazione di prodotti non riciclabili ai fini di una loro reale riciclabilità. Qual è la vostra azione da questo punto di vista?

Da ormai più di dieci anni stiamo provando a limitare l’impatto ambientale dei nostri prodotti. Da prima che nascesse il progetto di riciclarli. Ogni anno circa il 4% del fatturato viene investito in ricerca e sviluppo per la realizzazione di prodotti innovativi e più sostenibili. Ad esempio tramite il design, riducendo l’impiego di materie prime; rendendoli più compatti a parità di performances per ottimizzare la logistica; limitando l’utilizzo della plastica e utilizzando plastica che sia riciclabile a valle. Per parlare di numeri: Negli ultimi 20 anni è stato ridotto del 45% il peso dei pannolini per bambini, del 68% il packaging e del 19% il peso nei pannoloni per incontinenza.
Il vostro impianto ha subito un blocco legato a questioni autorizzative. Ci racconta cosa è successo?

Per ogni categoria di prodotto, affinché i rifiuti possano essere riciclati c’è bisogno, almeno per quel che riguarda l’UE, di un decreto “end of waste”, che consenta alla materia prima seconda recuperata di non essere più considerata “rifiuto” al pari dello scarto riciclato e di poter essere dunque immessa sul mercato. Senza questo decreto, le materie prime seconde derivanti da questi prodotti continuano ad essere considerate rifiuti e non possono essere vendute. Semplificando, i decreti “end of waste” sono lo strumento legislativo che consente all’output del riciclo di trasformarsi da rifiuto in risorsa e di rendere concreto il concetto di “economia circolare”.
Nel nostro caso il decreto “end of waste” non c’è ancora. Probabilmente anche in virtù della novità rappresentata dalla tecnologia che abbiamo sviluppato che trasforma in risorsa un rifiuto fino ad oggi irriciclabile. Sappiamo che le istituzioni si stanno muovendo ed abbiamo ricevuto forti rassicurazioni dal Governo in tal senso, sia dal Ministro per l’Ambiente Sergio Costa che dal Vice Premier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che è venuto in visita al nostro impianto. Quindi siamo fiduciosi sul fatto che la situazione si sblocchi il prima possibile.
Di fatto adesso l’impianto, pur essendo in grado di operare a livello industriale, è fermo. O meglio, può operare ma solo a livello sperimentale e comunque la materia prima seconda che esce dall’impianto non è rivendibile perché ancora considerato rifiuto. Fra l’altro la situazione non è solo un blocco per l’attività dell’impianto e per la vendita delle materie prime seconde. Abbiamo tante domande e tanti operatori interessati a replicare l’esperimento in altre regioni italiane, ma chiaramente stanno tutti aspettando che il decreto venga approvato, perché senza la possibilità di rivendere le materie prime seconde l’investimento non sarebbe giustificato. È un blocco anche per la crescita industriale: l’impianto ha una capacità teorica di trattamento compresa fra le 20 e le 30 tonnellate di rifiuto al giorno. Attualmente non possiamo trattare più di 5 tonnellate al giorno. Meno del 20% della capacità…

Avete lavorato sulla riprogettazione dei vostri prodotti e sul loro riciclo. Qual è la prossima sfida?

Il prossimo passo, sperando che il decreto “end of waste” venga approvato, è quello di espanderci il più possibile oltre il bacino a cui fa riferimento questo primo impianto, che è quello servito da Contarina.
Ci stiamo espandendo anche all’estero, ed abbiamo ricevuto manifestazioni d’interesse per replicare l’impianto in Olanda, Inghilterra, Francia, e anche da nazioni al di fuori della Comunità Europea.

Inoltre stiamo lavorando alla seconda fase del nostro progetto, denominata “EMBRACED” e finanziata al 60% della Comunità Europea nell’ambito del programma Bio Based Industry Joint Undertaken parte di Horizon 2020, che consentirebbe di ricavare dal riciclo dei pannolini non solo plastica, cellulosa e polimero super assorbente, ma anche bio-chimici ad alto valore aggiunto. Fra questi anche i bio-stabilizzanti, che sono il prodotto attualmente usato in agricoltura per limitare l’impatto del riscaldamento climatico sulle coltivazioni. Quindi passeremmo da un problema per l’ambiente (il pannolino che attualmente finisce in discarica) a un prodotto che aiuta a ritardare l’impatto del riscaldamento climatico passando attraverso a meccanismi di economia circolare.

Lei sottolinea che il vostro impianto sorge nel bacino di Contarina, terra di eccellenza per modalità, quantità e qualità di raccolta differenziata. In quel bacino è prevista una raccolta dedicata per gli assorbenti per la persona.  Un impianto come il vostro riuscirebbe a sopravvivere in un altro contesto?

La buona notizia è che al di là di Contarina, in Italia sono già dodici milioni di cittadini che sono serviti dalla raccolta differenziata degli assorbenti ad uso umano. Circa il 20% della popolazione nazionale, dunque. Ed è un numero che aumenta ogni anno di circa un milione di unità.
Ma il tema non è e non può essere legato solo alla nostra tecnologia: affinché l’economia circolare si realizzi, al di là delle tecnologie, abbiamo bisogno di normative che la facilitino, che spingano i produttori a riprogettare i propri prodotti per limitarne l’impatto ambientali, che favoriscano sistemi di raccolta spinta, che permettano al mondo del riciclo di operare così da rappresentare appieno la risorsa sociale, economica ed ambientale che sono. Ma richiede anche e forse soprattutto l’impegno dei cittadini nel perseguire ed applicare buone pratiche.

[1] http://www.fatersmart.com

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette

L’economia circolare dà lavoro a 575mila persone, ma nessuno la conosce (o la guida) davvero

L’economia circolare viene spesso confusa con la sola gestione e avvio a recupero dei rifiuti, che rappresenta in realtà solo una parte – benché importante – di un modello di sviluppo molto ampio, che parte dall’apice dei sistemi di produzione e consumo. Una ricerca di Ambiente Italia presentata oggi a Roma come risultato del lavoro del gruppo “Riciclo e recupero” del Kyoto club prova a dare conto di una prospettiva più ampia per quanto riguarda l’economia circolar nel nostro Paese.

Spaziando dalle azioni di prevenzione e riuso dei prodotti alle attività manifatturiere basate sui materiali di riciclo, dalle attività del ciclo idrico a quelle di servizio di noleggio e leasing, l’economia circolare italiana appare come un settore che dà lavoro a più di 575 mila persone e che vale oggi 88 miliardi di euro di fatturato e 22 di valore aggiunto, ossia l’1,5% del valore aggiunto nazionale; numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura.

Lo studio, commissionato da Conai con i consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi (Cial, Comieco, Corepla, Ricrea) e dal Gruppo Cap, il gestore del servizio idrico della città metropolitana di Milano, sottolinea comunque che ad oggi nell’economia circolare italiana poco meno del 50% del valore aggiunto e circa il 35% degli occupati è riconducibile più specificamente alla filiera del riciclo, mentre la parte residua è essenzialmente riconducibile alla filiera della manutenzione e riparazione, con quote minori per ciclo idrico e servizi.

L’analisi di Ambiente Italia conferma come il nostro Paese possa già oggi vantare numerosi punti di forza – ma nessuna regia nazionale, purtroppo – nell’economia circolare. Secondo i dati raccolti l’economia italiana risulta in Europa l’economia più performante in materia di produttività d’uso delle risorse materiali: per ogni kg di risorsa consumata, l’Italia genera – a parità di potere d’acquisto (PPS) – 4 € di Pil, contro una media europea di 2,24 e valori tra 2,3 e 3,6 in tutte le altri grandi economie europee. Anche il tasso di “circolarità dell’economia”, fornito dalla misura del tasso di utilizzo di materia seconda rispetto alla materia prima, ci pone ai vertici europei, pur con un risultato che mostra tutti i suoi limiti: con il 18,5% di materia seconda sui consumi totali di materia l’Italia ha una prestazione largamente superiore alla media europea, il che la dice lunga sul quanto la nostra economia e quella dell’intera Unione siano lontane da un modello davvero circolare. Si tratta di una realtà che non solo pratichiamo, ma anche conosciamo ancora troppo poco.

Il rapporto di Ambiente Italia riconosce ad esempio che il vero motore dell’economia circolare e soprattutto della filiera del riciclo è l’industria manifatturiera, ma andando a indagare l’effettivo impiego di materie seconde nei propri cicli produttivi non ha potuto che basarsi su stime: «La nostra stima – con inevitabile semplificazione, talora giustificatamente, in altri casi forzando l’effettiva realtà del mercato – ha attribuito le grandezze economiche proporzionalmente alla quantità di materia seconda impiegata rispetto al prodotto del settore […] Purtroppo, l’aleatorietà di alcuni dati ci ha permesso di considerare solo l’impiego produttivo di circa 33 milioni di tonnellate di materia rispetto alle 46 milioni di tonnellate lavorate al netto delle esportazioni. Non sono state considerate neanche gli impieghi (minori, ma non irrilevanti) cosiddetti “open loop”, cioè in distinte filiere produttive rispetto a quelle originarie».

Il vero problema è che le buone performance registrate dall’economia circolare nazionale difettano di una regia nazionale che possa mettere pienamente a frutto le potenzialità del Paese: secondo Ambiente Italia «l’economia italiana risulta in Europa l’economia più performante in materia di produttività d’uso delle risorse materiali e di circolarità di materia. Non è un risultato ovvio, né verosimilmente percepito. Eppure, è un risultato che si conferma nel tempo e che, per certi versi, si accelera. Anche se sembra più il risultato di una fortunata combinazione di spinte e necessità dell’economia e di comportamenti personali, piuttosto che l’esito consapevole di politiche e culture pubbliche e private».

Il precedente Governo nazionale aveva iniziato a metterci una toppa predisponendo il documento Verso un modello di economia circolare per l’Italia, con l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico del nostro Paese sul tema. Compito che ha però lasciato al Governo successivo, ovvero quello in carica, se e quando vorrà impegnarsi su questa strada. Al momento siamo lontani, e le esigenze dell’economia circolare rimangono inascoltate.

«Riteniamo che occasioni come la presentazione di questo studio possono rappresentare un ulteriore momento di confronto per evidenziare – commenta Andrea Bianchi, direttore area Politiche industriali di Confindustria – come sia opportuno porre in essere il giusto contesto normativo, tecnologico-impiantistico ed economico per “chiudere il cerchio”, affinché i nuovi obiettivi definiti a livello europeo e che l’Italia si dovrà traguardare siano uno stimolo a migliorare ulteriormente tali performance, confermando l’auspicio contenuto nel rapporto presentato oggi, ovvero che lo sviluppo dell’economia circolare comporta necessariamente una grande trasformazione industriale».

L. A.

Fonte: Greenreport

Torino: la 24 ore del riuso

Il 21 e 22 novembre si svolge a Torino la 24 Ore del Riuso, una maratona per evidenziare il valore del riuso nell’ambito dell’economia circolare e rappresentare le potenzialità del riuso in Piemonte e in Italia. L’evento è diviso in due parti: Night, dalle 16 alle 22 del 21 novembre, in via Regaldi 7/11, sede storica di Triciclo scs; Day, dalle 10 alle 18, del 22 novembre presso il Collegio Carlo Alberto in piazza Arbarello 8.

Night

Night è un evento pop, organizzato in collaborazione tra Tavolo del Riuso e Hub dell’Economia Circolare. Prevede un workshop di riparazione biciclette ed un dibattito alla scoperta delle 5R della circolarità: riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla. Gran finale con aperitivo e sfilata di abiti vintage provenienti dalle raccolte di ViviBalon e di Triciclo, curata da Humana onlus. Il momento della sfilata sarà animato da COP Collettivo Occasionale Promiscuo con Valentina Padovan e da Dj Booga-Luke che animerà la serata con dischi in vinile provenienti dal mercato del Balon.

Day

Day è un evento dedicato all’approfondimento. L’evento ospiterà “Gli stati generali del riuso”, proposti da Rete Onu per la seconda volta a Torino, dopo il 2011. Nel corso della giornata saranno messi in evidenza i molti aspetti dell’economia del riuso: il ruolo dell’informale nelle pratiche di riuso (dimensione Torino/Italia/Mondo); il ruolo della cooperazione sociale nelle pratiche del riuso (dimensione Piemonte); le potenzialità di altre pratiche, anche profit. Verrà anche fatto il punto dei lavori in Parlamento sul PdL 1065, legge di riordino del settore che è stata incardinata in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Da sottolineare, inoltre, che l’aperitivo del 21 novembre e il pranzo del 22 novembre saranno offerti dalla cooperativa Su Misura e preparati utilizzando anche parte del cibo recuperato dalle Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori al mercato di Porta Palazzo.

 

Di seguito il programma completo della 24 Ore del Riuso:

Programma 24 Ore del Riuso

21 novembre 2018

Hub economia circolare presenta 

Alla scoperta della circolarità

Cooperativa sociale Triciclo Via Regaldi 7/11, Torino

ore 16-18 Workshop

Riparare per recuperare: la bicicletta

ore 18,30-19,30

Le 5 R. Scopriamo l’alfabeto della circolarità (riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla).

Intervengono

  • Benvenuto da Hub Circolare e da Tavolo del Riuso – Pier Andrea Moiso
  • Design e prodotti circolari?- Professor Fabrizio Valpreda, Politecnico di Torino
  • Normativa rifiuti e loro recuperabilità – Dott.sa Stefania Alemani, Città Metropolitana
  • Esperienza di impresa La cooperativa sociale Triciclo – Lucia Mason
  • Esperienza di impresa Astelav srl – Giorgio Bertolino
  • Esperienza in Francia Assomelior di Parigi-Montreuil – Samuel Le Coeur

ore 19,30/22

Il Tavolo del Riuso presenta

 

LA NOTTE DEL RIUSO

APERITIVO

Aperitivo di recupero dall’ortofrutta di Porta Palazzo,

a cura della Cooperativa Sumisura e Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori (Eco dalle città)

DJ BALON

Dj set con vinili provenienti dal Balon. DJ Booga-Luke

FASHION NIGHT

Second hands outfit, abiti e accessori usati provenienti dalla raccolta di ViviBalon, Triciclo e Humana People to People, indossati da personalità del mondo della cultura, della creazione artistica e dell’ecologia

 

 

22 novembre 2018

 

La 24 ore del Riuso presenta gli Stati Generali del Riuso

Collegio Carlo Alberto

Piazza Arbarello, 8 Torino

Realizzato da Tavolo del Riuso Piemonte e Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)

 Programma

  • 10,00 Accoglienza
  • 10,30 Saluti introduttivi di Pier Andrea Moiso, Coordinatore Tavolo del Riuso e di Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)
  • 10,45 Usato e cooperazione sociale in Piemonte, Antonio Castagna, Tavolo del Riuso
  • 11,15 Waste Pickers in Italia e nel mondo:

                  Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU,

                  Massimo Castiglia, Presidente Circoscrizione 1, Ballarò, Palermo,

                  Aleramo Virgili, Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, Roma,

                  Mauro Fedeli, Consorzio Equo, Piemonte

Sonja Barbul, Papusza, Austria/Nazione Rom

  • 12,00 Coffee Break
  • 12,15 Presentazione Progetto di Legge sul Riutilizzo (PdL1065/2018),

Onorevole Stefano Vignaroli, Commissione Ambiente Camera dei Deputati

  • 12,45 Domande dal pubblico
  • 13,00 Conclusione di PierAndrea Moiso

 

Pranzo

 

  • 15,00 Presentazione del Rapporto nazionale sul riutilizzo, Pietro Luppi, Occhio del Riciclone
  • 15,30 Riuso e vita quotidiana. Alessandro Giuliani, Mercatopoli
  • 15,45 L’impronta ambientale del riuso. Sebastiano Marinaccio, Mercatino srl

                  Case history dell’usato

  • 16,15 Riconvertire l’economia con il riuso Giorgio Bertolino, Astelav
  • 16,45 Riuso e solidarietà Renato Conca, Cooperativa Manitese e Alessandro Strada, Humana People to People
  • 17,15 Discussione e approfondimenti con il pubblico
  • 18,00 Conclusioni Alessandro Stillo e Pier Andrea Moiso

 

 

TAVOLO DEL RIUSO: Il “Tavolo del Riuso” nasce nel 2016, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, per aggregare alcune tra le esperienze più significative dell’area metropolitana torinese. Ne fanno parte associazioni culturali, cooperative sociali, testate giornalistiche. L’obiettivo del Tavolo è creare conoscenza, coordinamento e maggiori sinergie tra gli operatori dei diversi ambiti del riuso. www.tavolodelriuso.it

 

In collaborazione con

RETE ONU: Gli operatori e gli organizzatori dei mercati storici e delle pulci, delle fiere e delle strade, le cooperative sociali, le cooperative di produzione lavoro che lavorano nel sociale, le botteghe di rigatteria e dell’usato, i negozi in conto terzi si sono costituiti in un’unica grande associazione, la Rete ONU (Rete Nazionale Operatori dell’Usato). www.reteonu.it

 

HUB DI ECONOMIA CIRCOLARE: nasce da una iniziativa della Città di Torino all’interno del programma Urban Wins, vuole promuovere la conoscenza dell’economia circolare nelle sue articolazioni. hub.mercatocircolare.it

 

Toscana: cresce la differenziata; Capannori è l’eccellenza

La Regione Toscana ha appena pubblicato i dati certificati riguardo all’andamento della raccolta differenziata a livello regionale.

È salita di quasi 3 punti rispetto al 2016 la percentuale di raccolta differenziata e la produzione di rifiuti non differenziati è calata in modo sostanziale. Nel dettaglio, la percentuale della raccolta differenziata a scala regionale di attesta al 53,9%, con un incremento di 2,9 punti rispetto all’anno precedente. La produzione di rifiuti urbani è stata pari a 2,24 milioni di tonnellate in diminuzione del 2,9% rispetto all’anno precedente (- 67.000 tonnellate) con il dato pro capite che è passato da 617 a 600 kg/abitante (pur sempre un quantitativo molto elevato in confronto ai 497 kg/abitante anno medi a livello nazionale). Molto positiva la sostanziale diminuzione, pari a circa 98.000 t, della parte non differenziata dei rifiuti.

“I dati certificati – commenta l’assessore Federica Fratoni – ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta e le risorse messe a disposizione dalla Regione pari a 30 milioni di euro saranno utili a spingere in avanti le performance, così da raggiungere nei tempi stabiliti l’obiettivo che siamo posti di 70% di raccolta al 2020. Nei dati mi preme sottolineare – prosegue Fratoni – il calo dell’indifferenziato e quello della stessa produzione generale pro capite, a dimostrazione che la raccolta differenziata porta come effetto indotto la diminuzione di rifiuti”.*

Maglia nera della Toscana il Comune di Abetone Cutignano con duemila abitanti e 12 % di differenziata ma anche altri comuni ben più conosciuti, ad esempio Orbetello, sono fermi al 15% ed i peggiori capoluoghi rimangono Grosseto (34%) e Massa (32%).

A guidare invece la classifica dei virtuosi è tornato il Comune di Capannori che con un eccellente 88,1% mostra ancora una volta l’importanza di un lavoro continuo per mantenere alte la partecipazione e le performance ambientali. Questo risultato mostra anche la centralità del meccanismo della tariffazione puntuale (implementata con la collaborazione di ESPER) che, quando ben strutturata, spinge continuamente verso il miglioramento i comportamenti delle famiglie e delle imprese. Non è un caso che le altre amministrazioni che con Capannori condividono il podio ed i primi posti, abbiano attivato meccanismi di tariffazione puntuale per le utenze in funzione dei rifiuti non riciclabili prodotti.

 

*fonte: e-Gazette

 

Banca Mondiale: un’economia circolare per ridurre lo spreco di rifiuti!

Secondo il nuovo Rapporto della Banca Mondiale, se non si avviano al più presto in tutti i Paesi adeguate politiche di gestione dei rifiuti, di riciclo e di economia circolare, nel 2050 la produzione globale di rifiuti arriverà a 3,14 miliardi di tonnellate, circa il 70% dell’attuale.

Senza un’azione urgente, fra 30 anni i rifiuti globali aumenteranno del 70% rispetto ai livelli attuali. È questo il messaggio contenuto nel nuovo Rapporto  del Gruppo della Banca Mondiale (WB) “What a Waste 2.0A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050” (Che spreco 2.0: un’istantanea globale sulla gestione dei rifiuti solidi al 2050).

Il Rapporto di oltre 200 pagine si basa sui dati dal 2012 al 2017, che provengono da 217 Paesi e 367 città, aggiornando in pratica le informazioni contenute nel precedente Rapporto che era uscito nel 2012.

Nel 2017 il mondo ha prodotto 2,01 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU), ma solo il 13,5% di questi viene riciclato e il 5,5% compostato. Si stima che il 40% dei rifiuti generati nel mondo sia gestito in modo inadeguato, disperso nell’ambiente o bruciato all’aperto. Se si continuasse business as usual, alla fine del 2050 si dovrebbero gestire 3,4 miliardi di tonnellate di rifiuti.

Rifiuti gestiti in malo modo – ha affermato Sameh Wahba, Direttore della divisione per lo sviluppo urbano e territoriale, la gestione del rischio di catastrofi e la resilienza della Banca Mondiale – contaminano gli oceani del mondo, intasano i corsi d’acqua causando inondazioni, provocano malattie per effetto dei problemi respiratori legati alla loro combustione, danneggiano animali che consumano i rifiuti scambiati per cibo e colpiscono lo sviluppo economico, come ad esempio impattando sul turismo“.

I dati sulla gestione dei rifiuti sono fondamentali per le politiche di gestione e pianificazione nel contesto locale. Conoscere la quantità e la tipologia dei rifiuti generati, in particolare nei Paesi a rapida urbanizzazione e crescita della popolazione, consente ai Governi locali di selezionare metodi di gestione appropriati e pianificare la domanda futura. Con dati accurati, i Governi possono allocare realisticamente budget e terreni, valutare le tecnologie adeguate e prendere in considerazione partner strategici per la fornitura di servizi, come il settore privato o le organizzazioni non governative.

Il Rapporto sottolinea che la gestione dei rifiuti solidi è fondamentale per città e comunità sostenibili, sane e inclusive, ma è spesso trascurata, in particolare nei Paesi a basso reddito. Mentre più di un terzo dei rifiuti nei Paesi ad alto reddito viene recuperato attraverso il riciclaggio e il compostaggio, solo il 4% dei rifiuti nei Paesi a basso reddito viene riciclato.

La gestione dei rifiuti rispettosa dell’ambiente tocca numerosi aspetti critici dello sviluppo – ha dichiarato Silpa Kaza, Specialista in sviluppo urbano della Banca mondiale e autrice principale del Rapporto –Tuttavia, la gestione dei rifiuti solidi è spesso trascurata quando si tratta di progettare città e comunità sostenibili, sane e inclusive. I Governi devono intraprendere azioni urgenti per affrontare la gestione dei rifiuti sia per la salute dei loro cittadini che per quella del Pianeta”.

Particolarmente problematici”, secondo gli autori, sono i rifiuti di plastica, che, se non vengono raccolti e gestiti correttamente, contamineranno i corsi d’acqua e gli ecosistemi per centinaia, se non migliaia, di anni. Nel 2016, il mondo ha generato 242 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ovvero il 12% di tutti i rifiuti solidi, secondo il Rapporto, e il 90% dei rifiuti marini è costituito da plastica.

Sebbene rappresentino solo il 16% della popolazione mondiale, i Paesi ad alto reddito messi insieme generano più di un terzo (34%) dei rifiuti mondiali. Asia orientale e la regione del Pacifico generano circa un quarto (23%) dei rifiuti globali, mentre l’Europa e l’Asia centrale, pur generando 392 milioni di tonnellate di rifiuti, riescono a recuperare, attraverso il riciclo e il compostaggio, il 31% dei materiali scartati.
Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni che attualmente producono meno rifiuti, 129 milioni di tonnellate, anche se le stime parlando di una produzione doppia entro il 2050, con l’Africa Subsahariana destinata a triplicarli.
Il Nord America è la regione con la produzione media di rifiuti più alta in assoluto, ma registra oltre il 55% di rifiuti riciclabili, inclusi cartone, carta, vetro, metallo e plastica.

Sulla base del volume di rifiuti generati, della loro composizione e di come vengono gestiti i rifiuti, si stima che 1,6 miliardi di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio siano stati generati dal trattamento e dallo smaltimento dei rifiuti nel 2016, pari a circa il 5% del totale emissioni.

La cattiva gestione dei rifiuti sta danneggiando la salute umana e l’ambiente, oltre che contribuire alla sfida climatica – ha affermato Laura Tuck, Vicepresidente per lo Sviluppo Sostenibile della Banca mondiale – Sfortunatamente sono spesso i più poveri a subire l’impatto negativo di una gestione scorretta dei rifiuti. Non deve essere in questo modo. Le nostre risorse devono essere utilizzate e quindi riutilizzate continuamente in modo che non finiscano nelle discariche”. 

La sostenibilità è un altro aspetto necessario della gestione dei rifiuti, ma è ampiamente ignorata. Fattori come gli alti costi per la gestione sostenibile dei rifiuti, spesso scoraggiano le società. Ma lo studio dimostra che non solo è eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente.

Se i rifiuti vengono trattati in modo sostenibile, ci sarebbe una significativa riduzione dei costi per la salute dei cittadini e dell’ambiente. Il costo per affrontare gli impatti della cattiva gestione dei rifiuti è ben maggiore di quello necessario per sviluppare e adottare corretti sistemi di gestione dei rifiuti, che, peraltro, riducono l’impronta del carbonio e le correlate calamità dovute ai cambiamenti climatici, che costano la perdita di vite umane, di risorse e denaro.

Il Rapporto sottolinea che i buoni sistemi di gestione dei rifiuti sono essenziali per dar vita ad un’economia circolare, in cui i prodotti sono progettati per durare a lungo e per essere riutilizzati e riciclati. Qualora i Governi nazionali e locali adottassero l’economia circolare, i modi intelligenti e sostenibili per gestire i rifiuti contribuirebbero a promuovere una crescita economica efficiente, riducendo al minimo l’impatto ambientale.

Tra le soluzioni avanzate nel Rapporto, meritevoli di attenzione da parte della governance mondiale, si segnalano:
– il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo per implementare adeguati sistemi di gestione dei rifiuti;
– il supporto ai principali Paesi produttori di rifiuti per ridurre il consumo delle plastiche attraverso programmi di riduzione e riciclaggio;
– la riduzione degli sprechi alimentari, educando e informando i consumatori, gestendo adeguatamente i prodotti organici e coordinando programmi specifici di gestione dei rifiuti alimentari.

Fonte: Regioni&Ambiente

RASSEGNA STAMPA – Camaiore verso rifiuti zero, approvato il piano

La giunta di Camaiore ha deliberato nella seduta di oggi (29 agosto) il piano industriale per la riduzione e gestione dei rifiuti urbani del Comune di Camaiore, redatto dalla società Esper sotto la supervisione del dottor Attilio Tornavacca. Il documento rappresenta la base di lavoro per la ridefinizione del servizio di raccolta dei rifiuti nell’ottica del progetto Camaiore verso Rifiuti Zero: partendo da valutazioni relative al contesto territoriale (analisi socioeconomica, geomorfologica, urbanistica e infrastrutturale) e all’attuale servizio, il piano introduce elementi innovativi per giungere in una fase intermedia (entro un anno dall’attuazione) al 70% del livello di raccolta differenziata e del 75% nella fase a regime.

Aspetto fondamentale è quello relativo alla partita economica: dalle valutazioni effettuate da Esper gli obiettivi sono raggiungibili allo stesso costo del servizio attuale (che raggiunge poco meno del 50% di rifiuto differenziato), con possibilità di risparmio negli anni successivi (si parla di un 4% nella fase transitoria e di circa l’8% nella fase a regime, valutazione comunque da accogliere in via prudenziale in particolare per i tempi attuazione).
Si tratta del primo documento di questo tipo nella storia del Comune di Camaiore: le prospettive tracciate diventano cruciali per la gestione del tema dei rifiuti e dei rapporti con il gestore in quanto definiscono le modalità con cui devono essere raggiunti gli obiettivi e i costi relativi. Le novità principali sono l’estensione del porta a porta su tutto il territorio comunale, un programma dettagliato e verificabile di spazzamento delle strade, incremento dei passaggi della raccolta dell’organico e della plastica nel periodo estivo per le utenze domestiche, aumento dei passaggi per tutte le altre frazioni nel periodo estivo per le utenze non domestiche. Strategie che comporteranno la modulazione di un servizio che possa essere più aderente alle esigenze dei cittadini, con una maggiore presenza dell’azienda che dovrà rispettare, nelle varie fasi del processo, criteri di qualità e flessibilità. A queste novità si affianca un progetto di sensibilizzazione e informazione che possa portare a una concreta riduzione del rifiuto prodotto anche attraverso incentivi.
“Oggi – ha detto il sindaco Alessandro Del Dotto – raggiungiamo un obiettivo fondamentale nella storia dei servizi pubblici perché mettiamo nero su bianco quello che vogliamo per i nostri cittadini ovvero un sistema di raccolta dei rifiuti preciso, efficace ed economico. Questa partita si gioca su un tavolo nuovo rispetto al passato, forti del lavoro fatto da Esper e dal dottor Tornavacca con la collaborazione fondamentale dell’Ufficio Ambiente che ha interpretato questa fase come occasione di crescita professionale”.
“Il piano – ha aggiunto l’assessore all’ambiente Sara Pescaglini – è di particolare importanza perché redatto da ESPER, ente di studio che fa dell’indipendenza un proprio pilastro. Non hanno rapporti economici con aziende del settore rifiuti e lavorano esclusivamente per le pubbliche amministrative. Una garanzia perché sia tutelato l’interesse pubblico e quindi dei cittadini camaioresi. Questo ci dà ancor più forza nei rapporti con il gestore perché abbiamo certificato quello sostenevamo da tempo ovvero che il servizio di raccolta rifiuti nel Comune di Camaiore non fosse né efficace, né tantomeno efficiente”.

Fonte: Luccaindiretta

Il ministero dell’Ambiente avvia una consultazione pubblica sull’economia circolare

Fino al 1 ottobre si potrà dire la propria sugli indicatori utili per misurare l’uso efficiente delle risorse

Minambiente e il Ministero dello Sviluppo economico hanno elaborato (con la collaborazione dell’Enea e di altri esperti in materia) il documento Economia circolare ed uso efficiente delle risorse – Indicatori per la misurazione dell’economia circolare.
Lo scritto ha l’obiettivo di individuare indicatori adeguati per misurare e monitorare la concreta circolarità dell’economia e l’uso efficiente delle risorse a livello macro (sistema paese), meso (regione, distretto, settore, ecc.) e micro (singola impresa, organizzazione, amministrazione).

Gli indicatori contenuti nel documento non sono tuttavia da considerarsi esaustivi: vogliono rappresentare la base da cui partire per arrivare ad individuare le migliori soluzioni perseguibili per il sistema Italia, attraverso un’economia circolare, in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse naturali.

Un obiettivo a cui Minambiente vuole arrivare con un’operazione concertata: sono chiamati a partecipare ad una consultazione pubblica per dire la propria sul documento imprese, organizzazioni, istituzioni e altri soggetti pubblici o privati cittadini  c’è tempo fino al primo ottobre. Si può fornire il proprio contributo andando all’indirizzo:  http://indicatoricircolari.consultazione.minambiente.it/.

«I risultati della consultazione pubblica on line – spiegano dal Ministero – saranno presi in considerazione per la stesura del documento definitivo. A conclusione della consultazione, inoltre, saranno elaborati un resoconto e una nota illustrativa degli esiti. Il resoconto conterrà la descrizione dei dati relativi alla partecipazione, insieme ad una loro analisi di tipo quantitativo. Alla nota illustrativa saranno allegati tutti i contributi pervenuti, tutelando comunque la riservatezza dei dati personali, in modo da consentire la verifica delle elaborazioni e delle sintesi riportate nel documento stesso»*.

*dichiarazione rilasciata a GreenReport