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Le Marche puntano sull’economia circolare

Filiera circolare, recupero e riciclo, estensione della vita dei prodotti, piattaforme di condivisione eco-sostenibile: le Marche si affidano alla sostenibilità, con il duplice obiettivo di riagganciarsi alle regioni del Nord Italia, che crescono a ritmi più sostenuti, e intercettare le risorse della prossima programmazione europea 2021-2027, che sull’obiettivo «più verde e meno emissioni di carbonio» si annunciano cospicue.
«Questo nuovo approccio può tradursi in nuove opportunità di business e coniugarsi positivamente con il percorso ineludibile della digitalizzazione dei processi produttivi», spiega Manuela Bora, assessore alle Attività produttive della Regione Marche, che ha fatto propri i principi dell’economia circolare, trasferendoli in una legge finalizzata al potenziamento e alla diffusione delle nuove tecnologie digitali. Risorse per 2,6 milioni dei fondi del Fesr, che hanno sviluppato 4,6 milioni di investimenti.
Il tema dell’economia circolare è il cuore pulsante anche dei 4 cluster regionali: manufacturing, e-living, agrifood e arredo (quest’ultimo dedicato alla valorizzazione del made-in, ndr.). «Svolgono un ruolo strategico e propulsivo per la composizione degli interessi e delle progettualità, per la valorizzazione e diffusione di processi e tecnologie pulite nel nostro sistema economico», sottolinea Rosaria Ercoli, presidente della Fondazione Cluster Marche, che aggrega pubblico e privato attorno ai temi della specializzazione intelligente.
Ieri, alla Mole Vanvitelliana, il Closing the loop, eventi nel calendario europeo di Eu Industry Day, ha aperto un dibattito pratico e concreto proprio sul tema dell’economia circolare, su policy, esperienze pilota e best practice, «un esperimento importante per mettere al centro delle Marche il tema dell’economia circolare, partendo dalla prospettiva europea per arrivare al contesto regionale», ha sottolineato Marco Cardinaletti, ceo di Eurocube, società di Ancona in prima linea sulla sostenibilità. Gli imprenditori hanno potuto lavorare su quattro tavoli, focalizzati sui quattro driver dei cluster regionali. Le traiettorie che sono emerse serviranno alla Regione Marche per l’attivazione di uno strumento di incentivo da 1,9 milioni per finanziare le imprese che investiranno nel green, «ideando e sviluppando sistemi più efficienti di rigenerazione, riuso e riparazione dei beni – conclude Bora -, facilitando la manutenzione dei prodotti e aumentandone la durata della vita».
Un progetto ambizioso, che richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato messi in atto dalle imprese, sul quale le aziende marchigiane si sono già mosse: dallo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per una filiera efficiente e sostenibile dei rifiuti derivanti da elettrodomestici e apparecchiature elettroniche di Green Service alle tecnologie applicate alla coffee-machine professionale brass-less di Simonelli, con caratteristiche uniche di salubrità tazzina, sostenibilità e autopulibilità; dall’idea di business presentata da Linset & Co. per una nuova resina a polimerizzazione Uva prodotta attraverso un processo di conversione di una qualsiasi resina commerciale ai progetti di Iplex, per una serie di collezioni dedicate all’arredo attraverso il recupero di materia prima seconda derivante da processi di lavorazione interna all’azienda.

Michele Romano

Fonte: Il Sole 24 Ore

Economia Circolare in Azienda: 9 Case History made in Italy

principi guida dell’Economia Circolare descritti nel nostro precedente articolopossono sembrare a molti un semplice esercizio teorico svolto da chi nutre la speranza di costruire un “Mondo Migliore”, ma impossibile da realizzare tramite progetti concreti. Questo dubbio legittimo è fortunatamente smentito dalla realtà. Ci sono ormai infatti centinaia di casi che dimostrano come, non solo Start Up e Centri di Ricerca stiano ottenendo risultati industrializzabili di progetti di Economia Circolare, ma anche Aziende di settori merceologi diversi, supportate dalla ricerca, stiano trasformando i propri scarti di produzione in nuovi prodotti, ottenendo così importanti benefici economici oltre che ambientali.

In questo articolo ne citerò solo alcuni, ma invito i lettori a ricercare “buone pratiche di Economia Circolare” applicata al proprio settore di business. Sono infatti convinta che rimarranno sorpresi dai risultati ottenuti nella trasformazione di rifiuti in risorse, tramite progetti innovativi che non solo mitigano l’impatto ambientale della propria attività in conformità con le migliori pratiche di Corporate Social Responsibility, ma sono anche economicamente convenienti.

 

“La bellezza di un circolo è che non ha inizio e non ha fine. Se un sistema è in grado di rigenerarsi, allora può garantire una legge fondamentale per la nostra esistenza: la generazione successiva potrà avere almeno lo stesso tenore di vita di quella precedente” – Jean-Paul Fitoussi 

 

 

SETTORE FOOD

Il settore del food è uno dei primi che si è mosso in termini di sviluppo sostenibile grazie all’avvento del Bio e della tracciabilità di filiera. Mantenendo questo trand possiamo affermare che abbia anche un primato in numero di progetti di Economia Circolare. Alcuni studi dicono che un terzo della produzione alimentare diventi rifiuto. La sfida dell’Economia Circolare è quindi senza dubbio fondamentale per il futuro del sistema agro alimentare.

 

BARILLA (collaborazione con FAVINI)

Barilla, in collaborazione con Favini, ha dato avvio al progetto “CartaCrusca”. Essso è volto a recuperare la crusca, (derivante dalla macinazione di grano, orzo, segale e altri cereali che l’azienda usa nei propri processi produttivi), e nella successiva lavorazione della stessa, assieme alla cellulosa, per renderla materia prima per la produzione di carta.

Dalla collaborazione di Barilla e Favini, è nato quindi un nuovo packaging realizzato in ‘cartacrusca’, fatta da crusca non più utilizzabile per il consumo alimentare e presente al 17%. Tale carta è stata utilizzata, tra l’altro, per confezionare ‘Selezione Italiana’, il cofanetto che custodisce alcuni fra i più pregiati prodotti del patrimonio gastronomico italiano selezionati da Academia Barilla.

 

LAVAZZA (collaborazione con Novamont e Politecnico di Torino)

Lavazza ha progettato oltre a una capsula biodegradabile, un progetto per coltivare funghi dai fondi di caffè. Realizzata in Mater Bi, plastica biodegradabile prodotta da Novamont, la capsula può essere conferita con i rifiuti organici e dopo un adeguato processo industriale, diventare compost.

Inoltre, grazie agli studi condotti negli anni dall’azienda piemontese in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, i fondi di caffè possono diventare una risorsa utilizzabile per la produzione di funghi commestibili.

 

FERRERO

Ferrero utilizza la nocciola come materia prima, per la quale è leader assoluto utilizzando il 32% della produzione mondiale. Va però tenuto conto che meno della metà della nocciola è utilizzabile, in quanto il 55% è composto dal guscio. Questa importante quantità di scarto è normalmente utilizzato come combustibile per produrre energia. Grazie agli studi avviati con università e centri di ricerca internazionali, Ferreo ha messo a punto un processo in grado di estrarre dal guscio il 20% di una fibra prebiotica molto interessante, l’Axos, che ha proprietà antiossidanti ed effetti benefici su sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.

L’azienda ha inoltre scoperto che anche uno scarto come la «cuticola», la pellicina che riveste il frutto, contiene polifenoli altrettanto preziosi nella guerra ai radicali liberi, alle malattie metaboliche e alla degenerazione cognitiva.

La società, in piena compliance con le migliori pratiche di Economia Circolare che invitano a fare rete tra settori merceologici diversi, sta aprendo nuove strade e possibilità al di fuori del settore food, dal cosmetico al farmaceutico.

 

 

SETTORE TESSILE

 

VIGEA

Vegea, l’impresa che produce l’omonimo materiale a marchio registrato, spinta dal desiderio di diminuire il proprio impatto ambientale ha cercato un’alternativa ai materiali di origine fossile e a quelli di origine animale da utilizzare nel mondo della moda e del design. La ricerca ha condotto l’azienda alle vinacce che essiccate e sottoposte a trattamenti fisici e meccanici brevettati danno vita ad una miscela che viene spalmata per farne veri e propri teli. Questi teli vengono poi sottoposti a trattamenti di finitura diversificati che conferiscono a Vegea caratteristiche diverse (peso, spessore, elasticità) a seconda delle diverse applicazioni. Ogni 10 di litri di vino prodotti si ricavano 2,5 kg di vinaccia, da cui si produce 1 metro quadro di Vegea. Questo è senza dubbio  un bellissimo esempio di upcycling ovvero la trasformazione di ciò che è considerato rifiuto in una nuova risorsa per un altro ciclo produttivo.

 

AQUAFIL (collaborazione con ADIDAS)

Adidas, nel suo impegno per ridurre la plastica nell’oceano, ha dichiarato che entro il 2024 si approvvigionerà solo di plastica riciclata. La società sta mettendo in atto molte buone pratiche per raggiungere questo sfidante obiettivo tra cui l’avvio della partnership con Aquafil, società quotata al segmento Star della Borsa di Milano che sta per produrre Bio Nylon come evoluzione del ECONYL.

 

 

ORANGE FIBER

Orange Fiber è una delle prime e più famose start up che ha saputo recuperare uno scarto proveniente dal mondo agroalimentare in una nuova fibra tessile. La società infatti ha brevettato e realizzato tessuti ecosostenibili di alta qualità a partire dagli scarti della lavorazione delle arance, tra le colture più diffuse sul territorio siciliano. Nel 2012 grazie alla collaborazione del Politecnico di Milano è stato sviluppato un processo innovativo che consente di trasformare la cellulosa, (scarto prodotto dalla lavorazione degli agrumi, altrimenti da smaltire con alti costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente),  in un tessuto di alta qualità capace di rispondere al bisogno di sostenibilità della moda. La giovane start up nel 2016 ha infatti avviato una importante collaborazione con il brand Salvatore Ferragamo lanciando nel 2017 la prima “Ferragamo Orange Fiber Collectio”.

 

 

ALTRI SETTORI

IKEA 

Il noto brand dell’azienda svedese ha dichiarato come obiettivo prioritario per il proprio sviluppo sostenibile quello di trasformare il proprio modello di business da lineare a Circolare valorizzando il lavoro di persone e organizzazioni che si distinguono nella promozione di un’economia che riduca gli sprechi ottimizzando l’utilizzo di materie prime e risorse. In particolare la società sta lavorando su due materiali fondamentali per i propri prodotti: il legno e la plastica.

Il legno è infatti alla base di molti dei prodotti IKEA e per questo aumentare la resa di ogni albero aiuta a  ridurre l’impatto ambientale. Il legno processato è un esempio di questa sfida. Si tratta di un materiale innovativo realizzato da IKEA in collaborazione con il fornitore romeno Aviva. Nella costruzione dei piani di lavoro, il legno processato permette di ridurre del 60% il consumo di legno.

 

Il legno riciclato è utilizzato inoltre, insieme a una lamina di plastica realizzata dal riciclo delle bottiglie in Pet provenienti dalla raccolta differenziata, per realizzare ante da cucina. Il progetto che ha costituito un materiale nuovo, prende vita in Italia e più precisamente in Veneto dall’azienda 3B, fornitore di Ikea.

In ultimo va segnalata l’iniziativa second life, che consiste nel ricomprare i mobili usati dagli ex proprietari per poterli rivendere a un prezzo minore ai meno abbienti; il riciclo del film in plastica che avvolgono mobili e suppellettili per creare nuovi oggetti di design rimettendo quindi il materiale nel circuito produttivo senza creare rifiuti e senza sfruttare nuova materia prima.

 

PFU ECOPNEUS
La versatilità della gomma riciclata in edilizia è molto vasta, dunque costituisce una materia prima seconda di grande valore. Offrire una seconda vita agli Pneumatici fuori uso, oltre ai vantaggi per l’ambiente, permette anche ai progettisti e ai tecnici di trovare e sperimentare nuove soluzioni flessibili e dalle ottime prestazioni.
L’uso di pneumatici fuoriuso (Pfu) è utilizzato per creare gomma riciclata usata per nuove pavimentazioni: sportive, aree gioco, asfalti silenziosi e sicuri, isolanti acustici

 

MAPEI

Mapei, ha sviluppato un nuovo prodotto: RE-CON ZERO. Questo è un additivo innovativo che trasforma, in pochi minuti e senza necessità di costosi impianti di trattamento, il calcestruzzo reso in un materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, né liquidi né solidi.

 

di Alessandra Fornasiero – CsrValue

Fonte: rinnovabili.it

rPET nelle bottiglie del latte Granarolo

Granarolo sta introducendo sul mercato in questi giorni le prime bottiglie per latte UHT a lunga conservazione con una percentuale di PET riciclato del 20%, primo passo della nuova politica del gruppo verso un’economia circolare della plastica, richiamata anche dalla Plastics Strategy UE.

Il processo prevede il riutilizzo delle bottiglie di latte in PET recuperate dalla raccolta differenziata, che dopo una selezione e smaltimento, vengono igienizzate e trasformate in nuove bottiglie.

Inizialmente la quantità di rPET nelle bottiglie è del 20%, ma a partire dal secondo semestre 2019 – afferma l’azienda – la percentuale di materiale rigenerato salirà al 25%.

La valenza ambientale della nuova bottiglia viene sottolineata anche nell’etichetta, che riporta messaggi informativi relativi alla raccolta differenziata e al riciclo dei contenitori a fine vita.

fonte: Polimerica.it

Economia circolare: il rapporto 2019

Italia batte Germania 103 a 88 in economia circolare. Il nostro Paese è sempre in pole position nelle classifiche europee dell’indice complessivo di circolarità, ovvero il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo, gestione rifiuti. Al secondo posto nella classifica delle cinque principali economie europee troviamo ancora ben distanziati il Regno Unito (90 punti), seguito da Germania (88), Francia (87), Spagna (81). Ma c’è poco da riposare sugli allori: la nostra corsa verso i traguardi della circolarità rischia di arrestarsi, mentre quella degli altri grandi Paesi del continente sta prendendo slancio anche grazie al nuovo pacchetto di direttive approvato nel luglio scorso.

L’Italia, in confronto alle valutazioni 2018, ha infatti conquistato solo 1 punto in più (l’anno scorso infatti l’indice complessivo di circolarità era di 102 punti), mentre ci sono Paesi che hanno raggiunto risultati più grintosi: la Francia, per esempio, che aveva totalizzato 80 punti ne ha aggiunti 7; o la Spagna, che ha scalato la classifica partendo dai 68 punti della scorsa annualità, guadagnandone ben 13.

Se non si recepiscono pienamente le politiche europee, facendo tra l’altro partire i decreti che tecnicamente regolano il trattamento e la destinazione di quelli che finora sono considerati rifiuti e che invece possono diventare una risorsa per la manifattura italiana, rischiamo di perdere non solo un primato ma un’occasione di rilancio economico fondamentale.

Così recita il comunicato di Circular Economy Network, rete di imprese aggregate da Fondazione per lo sviluppo sostenibile che sposano la filosofia circolare e che si impegnano per il suo sviluppo.

Il rapporto, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è stato presentato venerdì 1° marzo a Roma. Un primo documento sullo stato dell’economia circolare nel nostro Paese, che valuta nel dettaglio le performance nei macro settori indicati dal Piano d’azione adottato dall’UE sul tema: la produzione, il consumo, i rifiuti, il mercato delle materie prime seconde, innovazione, investimenti e occupazione nell’economia circolare. L’obiettivo? Non solo monitorare lo stato dell’arte del processo di transizione sostenibile del nostro Paese ma anche fornire spunti per stimolare le politiche di crescita della circolarità della nostra economia.

Dieci le proposte per una crescita significativa dell’economia circolare in Italia:

  1. Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche dell’economia circolare.
  2. Implementare una strategia nazionale e un piano d’azione per l’economia circolare
  3. Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare.
  4. Promuovere la bioeconomia rigenerativa.
  5. Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici.
  6. Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare.
  7. Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare.
  8. Attivare rapidamente un efficace end of waste: strumento indispensabile per un’economia circolare
  9. Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare.
  10. Estendere l’economia circolare anche al commercio on line.

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SAVE THE DATE – Verso un’economia circolare. Conferenza stampa in ANCI

Sarà presentato giovedì 21 febbraio 2019 alle ore 14:45 presso la sede ANCI in via dei Prefetti 46 il volume realizzato da Associazione Comuni Virtuosi ed ESPER ed arricchito dalla prefazione del Ministro Sergio Costa, alla presenza di Federico Pizzarotti, presidente Commissione Ambiente ANCI, Ivan Stomeo, delegato nazionale ANCI Rifiuti & Energia, Emanuele Rallo, Sindaco del Comune di Oriolo Romano e Coordinatore regionale dell’Associazione Comune Virtuosi ed Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER.

Roma 19/02/2019 – Un volume “per ribadire la necessità e l’urgenza che il nostro Paese proceda a passo spedito verso il percorso intrapreso di un nuovo modello di sviluppo”. E’ la definizione che il Ministro Sergio Costa dà del Volume “Verso un’Economia Realmente Circolare – Norme, Voci, Storie”, realizzato da ACV ed ESPER nello scorso dicembre.

L’obiettivo, decisamente centrato, è quello di scongiurare il rischio che “Economia Circolare”, locuzione ormai di uso comune diventata un “mantra” politico-ambientalista, rischi di diventare uno slogan vuoto, dando ad essa sostanza e reali contenuti effettivamente realizzabili in tempi brevi.

Partendo dalle Norme, raccontando cosa è l’Economia Circolare e come è cambiata la legislazione di settore nel breve volgere degli ultimi mesi, con il “Pacchetto Circular Economy” approvato dalla Unione Europea lo scorso luglio: quali norme sono state modificate, quali i nuovi obiettivi di riciclo e recupero.

Passando dalle Voci, interventi di esperti del settore che hanno fissato i confini del campo da gioco, parlando di Riprogettazione, Riuso, Riciclo, Ricerca, evidenziando quanto sia stato fatto e quali siano ad oggi le azioni indispensabili per raggiungere una vera circolarità del tessuto economico.

Arrivando infine alle Storie, il racconto di esperienze fattive e buone pratiche nazionali ed internazionali. Ovvero i protagonisti di esperienze circolari raccontano sé stessi e le proprie azioni, le difficoltà incontrate, i successi ottenuti, i risultati raggiunti. Cosa sia l’Economia Circolare ce lo racconta chi ha messo le mani “in pasta”. Perché se resta sulla carta, l’Economia Circolare resta una splendida, inutile, utopia.

“Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” può vantare le introduzioni di tre personalità di spicco del mondo dell’ambientalismo Italiano: il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che fin dal suo discorso di insediamento si è dimostrato estremamente attento al tema specifico tanto da formare  una task-force ministeriale ad esso dedicata; Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Europe, del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e premio Goldman Environmental (il Nobel per l’ambiente); Marco Boschini, portavoce e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Presentazione

“Verso un’Economia Realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” giovedì 21 febbraio 2019, h 14:45 – ANCI – via dei prefetti 46, Roma

Parteciperanno:
Federico Pizzarotti, presidente Commissione Ambiente ANCI
Ivan Stomeo, 
delegato nazionale ANCI Rifiuti & Energia
Emanuele Rallo, 
Sindaco del Comune di Oriolo Romano e Coordinatore regionale dell’Associazione Comune Virtuosi 
Attilio Tornavacca, 
Direttore generale ESPER

Ragusa: in meno di un anno raggiunta quota 74%

Cresce la raccolta differenziata a Ragusa e lo fa con aumenti che la pongono ai primissimi posti in Italia. Le rilevazioni di gennaio, infatti, si assestano a quota 74,62%, con una crescita del 5,3% rispetto alle rilevazioni dello scorso ottobre. La crescita percentuale ha un che di clamoroso: la media del 2017 era infatti inferiore al 20%. Nel gennaio 2018 la percentuale di RD era pari al 23%, a maggio si toccava appena quota 26%. Solo sei mesi dopo si è arrivati al 74%, una crescita del 300% in un semestre. Se nel gennaio 2018 il Comune ha dovuto farsi carico dei pagamenti per lo smaltimento di poco meno di 2400 tonnellate di rifiuti indifferenziati, a distanza di 12 mesi le tonnellate di rifiuti da mandare a smaltimento sono state 750.

“E’ un dato – commenta il sindaco Peppe Cassì – che premia l’impegno dei ragusani, che hanno dimostrato di sapersi adattare al sistema di differenziata spinta, considerato il più efficiente dalla comunità di esperti, prima e meglio di molti altri Comuni. A dare soddisfazione a tutta la nostra comunità non è solo la percentuale complessiva del 74,62%, veramente alta, ma la quota di crescita trimestrale del +5,3%: come è noto, saltare in alto fino a due metri è difficile, ma da lì in poi ogni miglioramento, anche di centimetri, è ancora più arduo. Per questo il risultato di Ragusa è veramente straordinario e va correlato ai controlli serrati che abbiamo avviato proprio da novembre, dando un forte giro di vite all’inciviltà e spingendo decine di cittadini ogni settimana a regolarizzare la propria posizione.”
“Ma l’impegno – prosegue il primo cittadino – non è certo concluso e l’asticella può essere ulteriormente alzata andando a incidere su quella sacca di irresponsabili che ancora non si attiene alle regole. Lo faremo con l’istallazione di altre 50 telecamere circa in luoghi strategici, con controlli nelle strade provinciali di nostra competenza e agli operatori di pulizia, con la possibilità di ritirare il kit beneficiando dell’esenzione Tari per le fasce più in difficoltà. Resto convinto però che l’educazione sia la soluzione più efficace: anche i più refrattari non potranno che rassegnarsi al fatto che è più semplice lasciare un mastello sotto casa piuttosto che rischiare sanzioni abbandonando rifiuti nel cuore della notte o caricandoli in auto per kilometri.”

La percentuale è di tutto rispetto, ma Legambiente segnala come la scarsa informazione possa diventare causa di deficit nella qualità della raccolta.

L’amministrazione è dunque pronta a scendere direttamente in campo: “Stiamo lavorando per mettere in atto un’azione simbolica – spiega Sergio Schininà, assessore all’Ambiente – e cioè quella che un gruppo di Consiglieri, insieme allo stesso primo cittadino e i membri della Giunta, siano impegnati in prima persona in attività di pulizia in alcuni punti critici come, per esempio, la strada che conduce al Castello di Donnafugata o in alcune vie di Marina di Ragusa. L’Amministrazione Cassì intende dare il buon esempio e non vogliamo che si tratti di un’iniziativa sporadica, ma di un appuntamento ripetuto e programmata nel tempo. Durante queste iniziative, inoltre, coglieremo l’occasione per effettuare dei sopralluoghi e verificare di persona i diversi problemi di natura ambientale che si verificano nel nostro vasto territorio comunale. Organizzeremo inoltre di alcune giornate informative sulla raccolta differenziata rivolte agli alunni delle scuole elementari e medie. Tramite il coinvolgimento diretto dei più giovani, contribuendo alla formazione della loro coscienza civica ed ecologica, si tenterà di correggere, se ce ne fosse bisogno, i comportamenti errati degli adulti. Insieme all’Ati studieremo nei prossimi giorni le modalità con le quali queste giornate dovranno svolgersi e immaginiamo che si potranno tenere già all’inizio della prossima primavera”.
“Siamo convinti – conclude Schininà – che l’educazione ambientale, il rispetto del territorio e l’abitudine alla raccolta differenziata, che comunque a Ragusa sta toccando punti percentuali elevatissimi, possano essere sostenuti anche da questo genere di iniziative nelle quali, in futuro, prevediamo di coinvolgere anche i cittadini e le associazioni ambientaliste”.

Regione Lazio: presentate le linee guida per il nuovo Piano Regionale

L’economia Circolare diventa il perno attorno al quale si redigerà il nuovo Piano Regionale. E’ quanto si evince dalla nota diffusa dalla Regione Lazio:

Piano regionale rifiuti 2019 – 2025: da un’economia lineare a un’economia circolare. Un atto importante che darà un forte impulso alla svolta sostenibile del Lazio, e si inserisce in un’iniziativa organica che il Lazio ha intrapreso con tante diverse azioni concrete: come quella della lotta all’inquinamento dell’aria, della guerra ai rifiuti plastici, al sostegno alle imprese green. L’approvazione in Consiglio avverrà entro luglio 2019.

Un lavoro che va avanti insieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio, ma che coinvolge anche il tessuto produttivo, le associazioni, e naturalmente i cittadini.      

Un’alleanza tra Stato, istituzioni locali, imprese e cittadini per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura.

Dalla Regione Lazio un grande passo in avanti in questa direzione: il nuovo piano rifiuti è stato approvato nei tempi previsti.

Cinque grandi azioni, con l’obiettivo di far entrare il Lazio in una dinamica virtuosa di economia circolare: 

  1. 70% di differenziata entro il 2025: sosterremo con 57 milioni nei prossimi tre anni isole ecologiche e impianti di compostaggio e con il passaggio alla Tarip (Tariffa puntuale) entro il 2020 per tutti i Comuni. “Chi produce meno rifiuti, meno paga”.
  2. Riduzione dei rifiuti Riduzione del 50% del fabbisogno di conferimento in discarica e inceneritori.
  3. Riconversione di Colleferro abbiamo previsto la riconversione dell’impianto di termovalorizzazione di Colleferro, una delle aree a maggior tasso d’inquinamento del Lazio, puntando sulla realizzazione di un presidio industriale altamente tecnologico e senza impatto ambientale.
  4. Stop all’export dei rifiuti Ogni territorio – come avviene in tutta Italia e in tutta Europa e come prevedono la legge e le normative europee – deve chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del proprio territorio.
  5. Lotta senza quartiere ai reati ambientali legati ai rifiuti. Un fatto che, purtroppo, riguarda anche la nostra regione.

 

Proprio il punto 4 di quelli previsti aprirà un confronto con Roma Capitale: “Di fronte al trend e ai ritmi attuali, al fatto poi che ogni 20 giorni devo cercare un presidente di regione che prenda i rifiuti di Roma – ha detto Zingaretti – abbiamo il dovere morale di indicare le soluzioni più congrue e cioè che una città di tre milioni di abitanti deve avere un sito dove far conferire materiale trattato”.

Economia Circolare – Da Davos l’allarme: siamo in ritardo, ma l’AI ci può aiutare

Il  Rapporto “The Circularity Gap Report 2019”  di Circle Economy, un think tank olandese sostenuto dall’UNEP e dal Global Environment Facility, è stato presentato all’annuale  World Economic Forum di Davos (22-25 gennaio 2019)

Ispirato nella forma al Rapporto sul divario delle emissioni delle Nazioni Unite, il Circularity Gap Report fornisce un quadro e una base di dati per misurare e monitorare i progressi nel colmare il divario, anno dopo anno. La nostra economia mondiale è circolare solo al 9,1%, lasciando un enorme “divario di circolarità”. Questa statistica allarmante è l’output principale di questo primo rapporto sulla circolarità, in cui viene lanciata una metrica per lo stato circolare del pianeta.

La chiusura del gap di circolarità è un obiettivo strumentale, che persegue quello più alto di prevenire un ulteriore e accelerato degrado ambientale e disuguaglianza sociale. La transizione verso la circolarità è, quindi, un mezzo per un fine. Come modello multi-stakeholder, un’economia circolare ha la capacità di unire una comunità globale dietro un’agenda d’azione, impegnata e potenziata sia collettivamente che individualmente. Il suo approccio sistemico aumenta la capacità e la capacità di soddisfare le esigenze della società, abbracciando e approvando il meglio che l’umanità ha da offrire: il potere dell’imprenditorialità, dell’innovazione e della collaborazione.

La transizione circolare offre quindi misure attuabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’accordo di Parigi. Il nostro modello lineare non è più adatto allo scopo, fallendo sia per le persone che per il pianeta. Le strategie economiche circolari hanno il potenziale per essere strumentali nella spinta per mitigare gli impatti climatici associati, dato che la maggioranza (67%) delle emissioni globali di gas a effetto serra sono legate alla gestione dei materiali.

Nel rapporto si individuano 4 pratiche finalizzate a colmare il divario di circolarità:

  1. Costruire una coalizione globale per l’azione, composta da imprese in prima linea, governi, ONG e accademici, che inserirà e convocherà un autorevole rapporto annuale sullo stato circolare dell’economia globale e misurerà i progressi verso la sua attuazione
  2. Sviluppare un obiettivo globale e un’agenda di azione collaborando con tutte le parti interessate per concordare una chiara definizione degli obiettivi e l’allineamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
  3. Tradurre gli obiettivi globali in percorsi locali per il cambiamento circolare, prendendo le direzioni generali e interpretandoli per gli Stati nazionali, i singoli settori, le catene di approvvigionamento, le regioni e le città per integrare le strategie nel loro contesto specifico e allinearsi agli incentivi e ai mandati.
  4. Migliorare la nostra comprensione di come leve differenti per il cambiamento circolare influenzano aspetti come il risparmio di materiale, la conservazione del valore e la mitigazione del clima. Considera inoltre pienamente le dinamiche del commercio internazionale e dell’occupazione, oltre alle implicazioni per l’istruzione, la formazione e le competenze future, sia per i giovani di oggi sia per le prossime generazioni di domani.

Nel Rapporto vengono formulate anche delle Raccomandazioni ai Governi per passare velocemente da un’economia lineare “Prendi, Produci, Usa e Butta” ad un’economia circolare che massimizzi l’utilizzo delle risorse esistenti, riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini e, al contempo svolgono un’azione di mitigazione dei cambiamenti climatici. Tra queste:

– Abolire gli incentivi che incoraggiano l’uso eccessivo delle risorse naturali, come i sussidi per l’esplorazione, l’estrazione e il consumo dei combustibili fossili.

– Aumentare le tasse sulle emissioni, ma anche quelle sull’estrazione delle risorse e sulla produzione di rifiuti, ad esempio, implementando una tassa sul carbonio gradualmente crescente.

– Ridurre le tasse su lavoro, conoscenza e innovazione, e investire in questi settori. Una riforma fiscale in cui l’onere aggiunto sui prodotti ad alta intensità di risorse viene immediatamente compensato con una riduzione delle imposte sul lavoro, incoraggerà i settori ad alta intensità di lavoro di un’economia circolare, come i sistemi di recupero e riciclaggio.

 

Parallelamente al rapporto “The Circularity Gap Report 2019” la Ellen McArthur Foundation ha presentato “ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND THE CIRCULAR ECONOMY”. Il fornisce una prima esplorazione dell’intersezione di due megatrend emergenti: l’intelligenza artificiale e l’economia circolare. Scritto in collaborazione con Google, e con il supporto analitico da McKinsey & Company, rappresenta un primo passo verso la comprensione di come AI potrebbe accelerare la transizione verso un’economia circolare. IL risultato è che si scopre che l’intelligenza artificiale può offrire sostanziali miglioramenti in tre aree principali: progettazione del prodotto, operazioni e ottimizzazione dell’infrastruttura.

La ricerca esamina l’applicazione dell’IA in due catene di valore: il cibo e l’elettronica di consumo. Il valore potenziale che l’utilizzo della AI nel ridisegnare il mercato del food in maniera circolare potrebbe arrivare a 127 miliardi di dollari all’anno nel 2030. Per l’elettronica di consumo l’asticella si posiziona attorno ai 90 miliardi di dollari. Le somiglianze essenziali tra le opportunità in queste due industrie suggeriscono che sono applicabili in tutta l’economia. Combinare la potenza dell’intelligenza artificiale con una visione per un’economia circolare rappresenterebbe una significativa, e ancora in gran parte inutilizzata, possibilità di sfruttare uno dei grandi sviluppi tecnologici del nostro tempo. (SC)

Scarica  “ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND THE CIRCULAR ECONOMY” di Ellen McArthur Foundation

Scarica “The Circularity Gap Report 2019”

 

 

Da problema a risorsa: il riciclo SMART dei pannolini

Esistono territori particolarmente virtuosi, in cui la raccolta differenziata dei rifiuti, grazie a scelte che hanno privilegiato il porta a porta e la tariffazione puntuale, ha raggiunto livelli ampiamente superiori all’80%. La provincia di Treviso, nello specifico il bacino del Priula, nella zona corrispondente all’area della Destra Piave, un territorio di 1.300 Kmq con un bacino di circa 554.000 abitanti, servito da Contarina Spa è uno di questi. Proprio in queste realtà estremamente virtuose salta all’occhio il problema dei pannolini, pannoloni e assorbenti igienici femminili rappresentando una gran parte del “secco residuo”, arrivando a superare il 10% del materiale residuo a valle della differenziata.
E proprio in questa zona si è sviluppata, grazie all’impegno di Fater Spa e della divisione Fater SMART[1] una sperimentazione di riciclo e trasformazione degli assorbenti per la persona usati che ha portato risultati stupefacenti, con percentuali di riciclo del 100% della materia prima vergine.
Ci racconta l’esperienza  Giovanni Teodorani Fabbri, General Manager FaterSMART.

Dott. Teodorani, cominciamo con le presentazioni. Chi siete?
L’unità di business di cui stiamo parlando si chiama FaterSMART, dove SMART sta per Sustainable Materials And Recycling Technologies. È una divisione di Fater Spa, l’azienda leader in Italia per la produzione e la distribuzione di prodotti assorbenti per la persona, come Pampers, Lines, Linidor, Tampax, una joint venture fra Procter & Gamble e Gruppo Angelini. FaterSMART è una unità di business nata per consentire l’espansione su scala industriale, in Italia e all’Estero, di una tecnologia unica al mondo e completamente italiana in grado di riciclare i prodotti assorbenti per la persona usati, come pannolini per bambini, assorbenti igienici femminili e pannoloni per incontinenti, di tutte le marche, che per semplicità chiameremo “pannolini”.
I pannolini che ora finiscono al 70% in discarica e ad incenerimento per il restante 30%, grazie a questa tecnologia potranno essere riciclati al 100% per essere trasformati in materie prime seconde ad alto valore aggiunto come plastica, cellulosa e polimero ultra-assorbente, che potranno essere reimmesse nel ciclo produttivo ed utilizzate per molteplici applicazioni. Siamo davanti ad un esempio concreto di economia circolare. Ad un’azienda cioè, che, leader al mondo nella produzione di pannolini, ha sviluppato e industrializzato una tecnologia che consente il riciclo dei propri prodotti che fino ad ora non erano riciclabili, prendendosi dunque completamente cura del fine-vita. E creando una fonte di valore significativo, perché le materie prime seconde derivanti dal riciclo potranno essere riutilizzate, creando un valore aggiunto per tutti.

Quali sono le percentuali di riciclo del materiali che entrano nell’impianto?
Per quanto riguarda il prodotto originale, possiamo senza dubbio parlare di un 100% di riciclo. Il 100% dei materiali che costituiscono il pannolino vergine viene riciclato e trasformato in materie prime seconde. Continuo a parlare di pannolino ma ricordo che i prodotti assorbenti per la persona comprendono, oltre ai pannolini per l’infanzia, anche i pannoloni per adulti e gli assorbenti femminili. Ecco per tutti questi prodotti arriviamo a riciclare il 100% della materia vergine. Ovviamente il prodotto usato che entra in impianto ha anche una componente umana. Per ogni tonnellata di prodotto usato, grossomodo il 70% del peso è rappresentato dalla componente umana e solo il 30% dal prodotto. Quindi per ogni tonnellata di rifiuto riusciamo a recuperare 300 Kg di materie prime.

Il primo step di un’economia circolare prevede la riprogettazione di prodotti non riciclabili ai fini di una loro reale riciclabilità. Qual è la vostra azione da questo punto di vista?

Da ormai più di dieci anni stiamo provando a limitare l’impatto ambientale dei nostri prodotti. Da prima che nascesse il progetto di riciclarli. Ogni anno circa il 4% del fatturato viene investito in ricerca e sviluppo per la realizzazione di prodotti innovativi e più sostenibili. Ad esempio tramite il design, riducendo l’impiego di materie prime; rendendoli più compatti a parità di performances per ottimizzare la logistica; limitando l’utilizzo della plastica e utilizzando plastica che sia riciclabile a valle. Per parlare di numeri: Negli ultimi 20 anni è stato ridotto del 45% il peso dei pannolini per bambini, del 68% il packaging e del 19% il peso nei pannoloni per incontinenza.
Il vostro impianto ha subito un blocco legato a questioni autorizzative. Ci racconta cosa è successo?

Per ogni categoria di prodotto, affinché i rifiuti possano essere riciclati c’è bisogno, almeno per quel che riguarda l’UE, di un decreto “end of waste”, che consenta alla materia prima seconda recuperata di non essere più considerata “rifiuto” al pari dello scarto riciclato e di poter essere dunque immessa sul mercato. Senza questo decreto, le materie prime seconde derivanti da questi prodotti continuano ad essere considerate rifiuti e non possono essere vendute. Semplificando, i decreti “end of waste” sono lo strumento legislativo che consente all’output del riciclo di trasformarsi da rifiuto in risorsa e di rendere concreto il concetto di “economia circolare”.
Nel nostro caso il decreto “end of waste” non c’è ancora. Probabilmente anche in virtù della novità rappresentata dalla tecnologia che abbiamo sviluppato che trasforma in risorsa un rifiuto fino ad oggi irriciclabile. Sappiamo che le istituzioni si stanno muovendo ed abbiamo ricevuto forti rassicurazioni dal Governo in tal senso, sia dal Ministro per l’Ambiente Sergio Costa che dal Vice Premier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che è venuto in visita al nostro impianto. Quindi siamo fiduciosi sul fatto che la situazione si sblocchi il prima possibile.
Di fatto adesso l’impianto, pur essendo in grado di operare a livello industriale, è fermo. O meglio, può operare ma solo a livello sperimentale e comunque la materia prima seconda che esce dall’impianto non è rivendibile perché ancora considerato rifiuto. Fra l’altro la situazione non è solo un blocco per l’attività dell’impianto e per la vendita delle materie prime seconde. Abbiamo tante domande e tanti operatori interessati a replicare l’esperimento in altre regioni italiane, ma chiaramente stanno tutti aspettando che il decreto venga approvato, perché senza la possibilità di rivendere le materie prime seconde l’investimento non sarebbe giustificato. È un blocco anche per la crescita industriale: l’impianto ha una capacità teorica di trattamento compresa fra le 20 e le 30 tonnellate di rifiuto al giorno. Attualmente non possiamo trattare più di 5 tonnellate al giorno. Meno del 20% della capacità…

Avete lavorato sulla riprogettazione dei vostri prodotti e sul loro riciclo. Qual è la prossima sfida?

Il prossimo passo, sperando che il decreto “end of waste” venga approvato, è quello di espanderci il più possibile oltre il bacino a cui fa riferimento questo primo impianto, che è quello servito da Contarina.
Ci stiamo espandendo anche all’estero, ed abbiamo ricevuto manifestazioni d’interesse per replicare l’impianto in Olanda, Inghilterra, Francia, e anche da nazioni al di fuori della Comunità Europea.

Inoltre stiamo lavorando alla seconda fase del nostro progetto, denominata “EMBRACED” e finanziata al 60% della Comunità Europea nell’ambito del programma Bio Based Industry Joint Undertaken parte di Horizon 2020, che consentirebbe di ricavare dal riciclo dei pannolini non solo plastica, cellulosa e polimero super assorbente, ma anche bio-chimici ad alto valore aggiunto. Fra questi anche i bio-stabilizzanti, che sono il prodotto attualmente usato in agricoltura per limitare l’impatto del riscaldamento climatico sulle coltivazioni. Quindi passeremmo da un problema per l’ambiente (il pannolino che attualmente finisce in discarica) a un prodotto che aiuta a ritardare l’impatto del riscaldamento climatico passando attraverso a meccanismi di economia circolare.

Lei sottolinea che il vostro impianto sorge nel bacino di Contarina, terra di eccellenza per modalità, quantità e qualità di raccolta differenziata. In quel bacino è prevista una raccolta dedicata per gli assorbenti per la persona.  Un impianto come il vostro riuscirebbe a sopravvivere in un altro contesto?

La buona notizia è che al di là di Contarina, in Italia sono già dodici milioni di cittadini che sono serviti dalla raccolta differenziata degli assorbenti ad uso umano. Circa il 20% della popolazione nazionale, dunque. Ed è un numero che aumenta ogni anno di circa un milione di unità.
Ma il tema non è e non può essere legato solo alla nostra tecnologia: affinché l’economia circolare si realizzi, al di là delle tecnologie, abbiamo bisogno di normative che la facilitino, che spingano i produttori a riprogettare i propri prodotti per limitarne l’impatto ambientali, che favoriscano sistemi di raccolta spinta, che permettano al mondo del riciclo di operare così da rappresentare appieno la risorsa sociale, economica ed ambientale che sono. Ma richiede anche e forse soprattutto l’impegno dei cittadini nel perseguire ed applicare buone pratiche.

[1] http://www.fatersmart.com

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette