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End of Waste: firmato il decreto per i pannolini

È stato un tweet del Ministro Sergio Costa a dare la notizia tanto attesa: è stato firmato il decreto sull’End of Waste per i materiali assorbenti ad uso umano.

Si tratta del provvedimento che disciplinerà la cessazione della qualifica di rifiuto per i cosiddetti PAP, prodotti assorbenti per la persona: pannolini, pannoloni e assorbenti igienici. I criteri “end of waste” sono i parametri che stabiliscono quando i materiali generati da un processo di trattamento possano essere considerati “fine rifiuto”, cioè materia prima seconda tout-court alla stregua di un normale prodotto.

Un provvedimento dal forte valore simbolico, quello firmato oggi da Costa, visto che proprio il riciclo dei prodotti assorbenti è stato per lungo tempo al centro di un contenzioso culminato con la paralisi pressochè totale del riciclo in Italia. L’entrata in vigore del decreto potrebbe infatti finalmente sbloccare il travagliato iter autorizzativo per l’avveniristico impianto di riciclo dei prodotti assorbenti costruito da Fater e Contarina a Lovadina di Spresiano in provincia di Treviso. L’impianto è tuttora unico al mondo nel suo genere ed è capace di recuperare da una tonnellata di prodotti assorbenti usati ben 150kg di cellulosa, 75kg di plastica e 75kg di polimero super assorbente. Peccato però che dalla data dell’inaugurazione, nel 2015, lo stabilimento di Treviso non abbia mai ricevuto le autorizzazioni necessarie ad operare in via ordinaria. Questo perchè la Regione Veneto ha sempre sostenuto di non avere titolarità a stabilire criteri end of waste per tipologie di rifiuto che non fossero state disciplinate dall’Ue o dal Ministero dell’Ambiente, come appunto i prodotti assorbenti.

“Un giorno importante e un passaggio epocale per l’economia circolare – ha commentato Costa -. Oggi ho firmato il decreto con cui può finalmente decollare un’industria tutta italiana, che coniuga riduzione dei rifiuti, riciclo e la creazione di tantissimi posti di lavoro”. In Italia è sorto il primo impianto per il riciclo dei pannolini, il FaterSmart di Lovadina di Spresiano, nel Trevigiano.

Esper ha dedicato un capitolo del volume “Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” (vai al download gratuito)  alla vicenda dell’impianto FATER, con una lunga intervista a Giovanni Teodorani Fabbri, General Manager FaterSMART.

End of Waste: la Provincia di Milano forza il blocco

Il tema del End of Waste è un tema caldo, bollente.
Da mesi si è in attesa di una norma che permetta l’avvio di decine di iniziative di riciclo, alcune delle quali assolutamente innovative ed avanzate. Basta pensare all’impianto di riciclo pannolini progettato e realizzato da FaterSMART in provincia di Treviso, soluzione tecnologica che ha risvegliato l’interesse di molti soggetti europei. “Abbiamo ricevuto manifestazioni d’interesse per replicare l’impianto in Olanda, Inghilterra, Francia, e anche da nazioni al di fuori della Comunità Europea” ha dichiarato il General Manager FaterSMART, dott. Teodorani Fabbri, in un volume dedicato alla Economia Circolare realizzato da Associazione Comuni Virtuosi ed ESPER. Ma quello dell’assenza di una normativa sull’End of Waste è un blocco importante: “Di fatto adesso l’impianto, pur essendo in grado di operare a livello industriale, è fermo. O meglio, può operare ma solo a livello sperimentale e comunque la materia prima seconda che esce dall’impianto non è rivendibile perché ancora considerato rifiuto. Fra l’altro la situazione non è solo un blocco per l’attività dell’impianto e per la vendita delle materie prime seconde. Abbiamo tante domande e tanti operatori interessati a replicare l’esperimento in altre regioni italiane, ma chiaramente stanno tutti aspettando che il decreto venga approvato, perché senza la possibilità di rivendere le materie prime seconde l’investimento non sarebbe giustificato. È un blocco anche per la crescita industriale: l’impianto ha una capacità teorica di trattamento compresa fra le 20 e le 30 tonnellate di rifiuto al giorno. Attualmente non possiamo trattare più di 5 tonnellate al giorno. Meno del 20% della capacità…”

Ovviamente la situazione di FaterSMART non è un unicum in Italia, ed in questo panorama di stagnazione è la Città Metropolitana di Milano a smuovere le acque con una mossa a sorpresa che potrebbe avere un effetto domino importante: in una lettera indirizzata al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dello Sviluppo Economico, annuncia che, dopo un anno di silenzio e di risposte vaghe sarà lei, la Provincia, ad autorizzare gli impianti di produzione di metano dagli scarti. Il motivo dell’autorizzazione è semplice. In un mondo normale sarebbe un motivo addirittura ovvio. Il metano è già regolato da decenni di norme dettagliatissime, e quello estratto dalla fermentazione dei rifiuti non è diverso dal metano estratto dalla fermentazione avvenuta nelle profondità dei giacimenti. Il metano è un prodotto, non un rifiuto, e quindi la Città metropolitana ne autorizza gli impianti. Il concetto è estendibile a molti altri prodotti derivanti dal riciclo, quindi ci chiediamo cosa succederà ora.
Arriverà prima una norma sull’End of Waste che possa dare il via libera alle decine di esperienze in stand-by ad operatività limitata (quando non completamente ferme) o il prevedibile effetto domino di Enti Locali che autorizzeranno comunque nuovi impianti?

Puglia: è ARO Bari 2 il riciclone

La Regione Puglia ha pubblicato sul proprio sito i dati di raccolta relativi al 2018. (http://www.sit.puglia.it/portal/portale_orp/Osservatorio+Rifiuti/Osservatorio+Rifiuti+Cittadino/RSU+in+Puglia/OrpCittadinoWindow?entity=rsupuglia&action=2)
La media si attesta poco sopra il 47% a livello regionale, con una punta oltre il 50% (51,87%) nel mese di novembre 2018.

Dai dati risulta evidente quanto la produzione rifiuti abbia un andamento stagionale e sia fortemente correlata alla stagione turistica: durante la stagione estiva, i rifiuti prodotti a livello regionale crescono dalle 127mila tonnellate prodotte a febbraio alle 173mila prodotte ad agosto con un aumento del 36,2%.
I dati a livello regionale sono ancora distanti dagli obiettivi di legge, e resta ancora molto da fare, ma ci sono territori particolarmente virtuosi, che fanno fronte a situazioni particolarmente difficili.

Se l’ARO Foggia2 si distingue in negativo con una raccolta differenziata pressoché inesistente (3,62%) e poco meglio fanno ARO Taranto1 (17,79%) e ARO Lecce6 (20,68%), in Provincia di Bari si rilevano delle eccellenze.  È il caso dell’ARO Bari2 e dell’ARO Bari5, che per distacco risultano gli Ambiti di Raccolta Ottimale più ricicloni di Puglia, rispettivamente con il 75,05% di raccolta differenziata e il 74, 85%. Fa piacere sottolineare il vistosissimo passo in avanti fatto dall’ARO Bari5, che nel 2017 segnava un 59,29% di differenziata.

In entrambi i casi si tratta di risultati derivanti da un viaggio lungo un lustro: nel 2013 avevano iniziato il loro percorso verso la sostenibilità redigendo, con il supporto tecnico di ESPER, un nuovo Piano Industriale dei servizi di raccolta e igiene urbana finalizzato all’implementazione della raccolta domiciliare e della tariffa puntuale. Il rapporto con ESPER è poi proseguito con l’assegnazione del servizio di Direzione di Esecuzione del Contratto, dando vita ad un sodalizio tecnico che ha portato, grazie anche e soprattutto all’adesione da parte della cittadinanza alle nuove modalità di raccolta, agli eccellenti risultati sopra citati.

Una risposta seria, efficace ed incontrovertibile a chi sostiene che “nel sud Italia non si può applicare il modello di raccolta domiciliare”.

Economia circolare e carta: mancano gli impianti

L’industria della carta, in Italia, è presente con 117 imprese e 19.300 addetti in 150 stabilimenti: si tratta in molti casi di veri e propri impianti industriali dediti al riciclo, dato che complessivamente vi si riciclano 10 tonnellate di carta ogni minuto. Una capacità che potrebbe crescere fino a 12 tonnellate al minuto secondo le stime fornite ieri a Terni da Assocarta, durante il convegno Chiudere il Cerchio: recuperare gli scarti per migliorare il riciclo e l’economia circolare nel settore della carta, organizzato insieme ad Acea Ambiente, Assocarta e Comieco. Un obiettivo per raggiungere il quale è però necessario chiudere davvero l’anello dell’economia circolare: come da ogni processo industriale anche nel riciclo esitano scarti che necessitano di essere gestiti, e nel caso delle cartiere questi scarti sono in primo luogo pulper.

«Lo scarto di pulper viene generato dalle cartiere nel momento in cui viene spappolata la carta da riciclare – spiega il direttore di Assocarta, Massimo Medugno – Si potrebbe quindi presupporre che questo scarto sia dovuto a un’inefficienza del processo produttivo e che la sua generazione, per qualità e quantità, possa dipendere dalla capacità tecnologiche e gestionali delle imprese cartarie. In realtà lo scarto di pulper è per la cartiera inevitabile in quanto deriva dalla raccolta e dalla selezione della carta da riciclare, che contiene al suo interno impurità, ma anche alcune parti non cellulosiche legate indissolubilmente alla carta. Si tratta in buona sostanza di rifiuti domestici provenienti dalla raccolta urbana che vanno avviati in via prioritaria in discarica e al recupero energetico in quanto derivanti dal riciclo. Le uniche destinazioni ad oggi disponibili per lo scarto di pulper sono la discarica e il recupero energetico tramite combustione in impianti di termovalorizzazione».

Come nel caso di Acea Ambiente, che utilizza come combustibile del suo impianto di termovalorizzazione UL1, a Terni, esclusivamente il pulper, uno scarto della lavorazione della carta altrimenti non riciclabile e quindi destinato alla discarica. L’impianto, che tratta 100.000 tonnellate annue di rifiuti, si colloca tra i primi soggetti industriali su scala nazionale per quantità di pulper convertito in energia elettrica, mediamente 75.000 MWh/anno.

«Forme alternative alla discarica e al recupero energetico sono state studiate e sperimentate e alcuni progetti di studio sono tuttora in corso, ad esempio nell’ambito del progetto Life EcoPulpPlast e nel progetto del Conai/Cnr. Al momento non sono però ancora disponibili tecnologie applicate su scala industriale e sostenibili da un punto di vista tecnico, economico ed ambientale», conclude Medugno.

Fonte: Green Report

Le Marche puntano sull’economia circolare

Filiera circolare, recupero e riciclo, estensione della vita dei prodotti, piattaforme di condivisione eco-sostenibile: le Marche si affidano alla sostenibilità, con il duplice obiettivo di riagganciarsi alle regioni del Nord Italia, che crescono a ritmi più sostenuti, e intercettare le risorse della prossima programmazione europea 2021-2027, che sull’obiettivo «più verde e meno emissioni di carbonio» si annunciano cospicue.
«Questo nuovo approccio può tradursi in nuove opportunità di business e coniugarsi positivamente con il percorso ineludibile della digitalizzazione dei processi produttivi», spiega Manuela Bora, assessore alle Attività produttive della Regione Marche, che ha fatto propri i principi dell’economia circolare, trasferendoli in una legge finalizzata al potenziamento e alla diffusione delle nuove tecnologie digitali. Risorse per 2,6 milioni dei fondi del Fesr, che hanno sviluppato 4,6 milioni di investimenti.
Il tema dell’economia circolare è il cuore pulsante anche dei 4 cluster regionali: manufacturing, e-living, agrifood e arredo (quest’ultimo dedicato alla valorizzazione del made-in, ndr.). «Svolgono un ruolo strategico e propulsivo per la composizione degli interessi e delle progettualità, per la valorizzazione e diffusione di processi e tecnologie pulite nel nostro sistema economico», sottolinea Rosaria Ercoli, presidente della Fondazione Cluster Marche, che aggrega pubblico e privato attorno ai temi della specializzazione intelligente.
Ieri, alla Mole Vanvitelliana, il Closing the loop, eventi nel calendario europeo di Eu Industry Day, ha aperto un dibattito pratico e concreto proprio sul tema dell’economia circolare, su policy, esperienze pilota e best practice, «un esperimento importante per mettere al centro delle Marche il tema dell’economia circolare, partendo dalla prospettiva europea per arrivare al contesto regionale», ha sottolineato Marco Cardinaletti, ceo di Eurocube, società di Ancona in prima linea sulla sostenibilità. Gli imprenditori hanno potuto lavorare su quattro tavoli, focalizzati sui quattro driver dei cluster regionali. Le traiettorie che sono emerse serviranno alla Regione Marche per l’attivazione di uno strumento di incentivo da 1,9 milioni per finanziare le imprese che investiranno nel green, «ideando e sviluppando sistemi più efficienti di rigenerazione, riuso e riparazione dei beni – conclude Bora -, facilitando la manutenzione dei prodotti e aumentandone la durata della vita».
Un progetto ambizioso, che richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato messi in atto dalle imprese, sul quale le aziende marchigiane si sono già mosse: dallo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per una filiera efficiente e sostenibile dei rifiuti derivanti da elettrodomestici e apparecchiature elettroniche di Green Service alle tecnologie applicate alla coffee-machine professionale brass-less di Simonelli, con caratteristiche uniche di salubrità tazzina, sostenibilità e autopulibilità; dall’idea di business presentata da Linset & Co. per una nuova resina a polimerizzazione Uva prodotta attraverso un processo di conversione di una qualsiasi resina commerciale ai progetti di Iplex, per una serie di collezioni dedicate all’arredo attraverso il recupero di materia prima seconda derivante da processi di lavorazione interna all’azienda.

Michele Romano

Fonte: Il Sole 24 Ore

Economia Circolare in Azienda: 9 Case History made in Italy

principi guida dell’Economia Circolare descritti nel nostro precedente articolopossono sembrare a molti un semplice esercizio teorico svolto da chi nutre la speranza di costruire un “Mondo Migliore”, ma impossibile da realizzare tramite progetti concreti. Questo dubbio legittimo è fortunatamente smentito dalla realtà. Ci sono ormai infatti centinaia di casi che dimostrano come, non solo Start Up e Centri di Ricerca stiano ottenendo risultati industrializzabili di progetti di Economia Circolare, ma anche Aziende di settori merceologi diversi, supportate dalla ricerca, stiano trasformando i propri scarti di produzione in nuovi prodotti, ottenendo così importanti benefici economici oltre che ambientali.

In questo articolo ne citerò solo alcuni, ma invito i lettori a ricercare “buone pratiche di Economia Circolare” applicata al proprio settore di business. Sono infatti convinta che rimarranno sorpresi dai risultati ottenuti nella trasformazione di rifiuti in risorse, tramite progetti innovativi che non solo mitigano l’impatto ambientale della propria attività in conformità con le migliori pratiche di Corporate Social Responsibility, ma sono anche economicamente convenienti.

 

“La bellezza di un circolo è che non ha inizio e non ha fine. Se un sistema è in grado di rigenerarsi, allora può garantire una legge fondamentale per la nostra esistenza: la generazione successiva potrà avere almeno lo stesso tenore di vita di quella precedente” – Jean-Paul Fitoussi 

 

 

SETTORE FOOD

Il settore del food è uno dei primi che si è mosso in termini di sviluppo sostenibile grazie all’avvento del Bio e della tracciabilità di filiera. Mantenendo questo trand possiamo affermare che abbia anche un primato in numero di progetti di Economia Circolare. Alcuni studi dicono che un terzo della produzione alimentare diventi rifiuto. La sfida dell’Economia Circolare è quindi senza dubbio fondamentale per il futuro del sistema agro alimentare.

 

BARILLA (collaborazione con FAVINI)

Barilla, in collaborazione con Favini, ha dato avvio al progetto “CartaCrusca”. Essso è volto a recuperare la crusca, (derivante dalla macinazione di grano, orzo, segale e altri cereali che l’azienda usa nei propri processi produttivi), e nella successiva lavorazione della stessa, assieme alla cellulosa, per renderla materia prima per la produzione di carta.

Dalla collaborazione di Barilla e Favini, è nato quindi un nuovo packaging realizzato in ‘cartacrusca’, fatta da crusca non più utilizzabile per il consumo alimentare e presente al 17%. Tale carta è stata utilizzata, tra l’altro, per confezionare ‘Selezione Italiana’, il cofanetto che custodisce alcuni fra i più pregiati prodotti del patrimonio gastronomico italiano selezionati da Academia Barilla.

 

LAVAZZA (collaborazione con Novamont e Politecnico di Torino)

Lavazza ha progettato oltre a una capsula biodegradabile, un progetto per coltivare funghi dai fondi di caffè. Realizzata in Mater Bi, plastica biodegradabile prodotta da Novamont, la capsula può essere conferita con i rifiuti organici e dopo un adeguato processo industriale, diventare compost.

Inoltre, grazie agli studi condotti negli anni dall’azienda piemontese in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, i fondi di caffè possono diventare una risorsa utilizzabile per la produzione di funghi commestibili.

 

FERRERO

Ferrero utilizza la nocciola come materia prima, per la quale è leader assoluto utilizzando il 32% della produzione mondiale. Va però tenuto conto che meno della metà della nocciola è utilizzabile, in quanto il 55% è composto dal guscio. Questa importante quantità di scarto è normalmente utilizzato come combustibile per produrre energia. Grazie agli studi avviati con università e centri di ricerca internazionali, Ferreo ha messo a punto un processo in grado di estrarre dal guscio il 20% di una fibra prebiotica molto interessante, l’Axos, che ha proprietà antiossidanti ed effetti benefici su sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.

L’azienda ha inoltre scoperto che anche uno scarto come la «cuticola», la pellicina che riveste il frutto, contiene polifenoli altrettanto preziosi nella guerra ai radicali liberi, alle malattie metaboliche e alla degenerazione cognitiva.

La società, in piena compliance con le migliori pratiche di Economia Circolare che invitano a fare rete tra settori merceologici diversi, sta aprendo nuove strade e possibilità al di fuori del settore food, dal cosmetico al farmaceutico.

 

 

SETTORE TESSILE

 

VIGEA

Vegea, l’impresa che produce l’omonimo materiale a marchio registrato, spinta dal desiderio di diminuire il proprio impatto ambientale ha cercato un’alternativa ai materiali di origine fossile e a quelli di origine animale da utilizzare nel mondo della moda e del design. La ricerca ha condotto l’azienda alle vinacce che essiccate e sottoposte a trattamenti fisici e meccanici brevettati danno vita ad una miscela che viene spalmata per farne veri e propri teli. Questi teli vengono poi sottoposti a trattamenti di finitura diversificati che conferiscono a Vegea caratteristiche diverse (peso, spessore, elasticità) a seconda delle diverse applicazioni. Ogni 10 di litri di vino prodotti si ricavano 2,5 kg di vinaccia, da cui si produce 1 metro quadro di Vegea. Questo è senza dubbio  un bellissimo esempio di upcycling ovvero la trasformazione di ciò che è considerato rifiuto in una nuova risorsa per un altro ciclo produttivo.

 

AQUAFIL (collaborazione con ADIDAS)

Adidas, nel suo impegno per ridurre la plastica nell’oceano, ha dichiarato che entro il 2024 si approvvigionerà solo di plastica riciclata. La società sta mettendo in atto molte buone pratiche per raggiungere questo sfidante obiettivo tra cui l’avvio della partnership con Aquafil, società quotata al segmento Star della Borsa di Milano che sta per produrre Bio Nylon come evoluzione del ECONYL.

 

 

ORANGE FIBER

Orange Fiber è una delle prime e più famose start up che ha saputo recuperare uno scarto proveniente dal mondo agroalimentare in una nuova fibra tessile. La società infatti ha brevettato e realizzato tessuti ecosostenibili di alta qualità a partire dagli scarti della lavorazione delle arance, tra le colture più diffuse sul territorio siciliano. Nel 2012 grazie alla collaborazione del Politecnico di Milano è stato sviluppato un processo innovativo che consente di trasformare la cellulosa, (scarto prodotto dalla lavorazione degli agrumi, altrimenti da smaltire con alti costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente),  in un tessuto di alta qualità capace di rispondere al bisogno di sostenibilità della moda. La giovane start up nel 2016 ha infatti avviato una importante collaborazione con il brand Salvatore Ferragamo lanciando nel 2017 la prima “Ferragamo Orange Fiber Collectio”.

 

 

ALTRI SETTORI

IKEA 

Il noto brand dell’azienda svedese ha dichiarato come obiettivo prioritario per il proprio sviluppo sostenibile quello di trasformare il proprio modello di business da lineare a Circolare valorizzando il lavoro di persone e organizzazioni che si distinguono nella promozione di un’economia che riduca gli sprechi ottimizzando l’utilizzo di materie prime e risorse. In particolare la società sta lavorando su due materiali fondamentali per i propri prodotti: il legno e la plastica.

Il legno è infatti alla base di molti dei prodotti IKEA e per questo aumentare la resa di ogni albero aiuta a  ridurre l’impatto ambientale. Il legno processato è un esempio di questa sfida. Si tratta di un materiale innovativo realizzato da IKEA in collaborazione con il fornitore romeno Aviva. Nella costruzione dei piani di lavoro, il legno processato permette di ridurre del 60% il consumo di legno.

 

Il legno riciclato è utilizzato inoltre, insieme a una lamina di plastica realizzata dal riciclo delle bottiglie in Pet provenienti dalla raccolta differenziata, per realizzare ante da cucina. Il progetto che ha costituito un materiale nuovo, prende vita in Italia e più precisamente in Veneto dall’azienda 3B, fornitore di Ikea.

In ultimo va segnalata l’iniziativa second life, che consiste nel ricomprare i mobili usati dagli ex proprietari per poterli rivendere a un prezzo minore ai meno abbienti; il riciclo del film in plastica che avvolgono mobili e suppellettili per creare nuovi oggetti di design rimettendo quindi il materiale nel circuito produttivo senza creare rifiuti e senza sfruttare nuova materia prima.

 

PFU ECOPNEUS
La versatilità della gomma riciclata in edilizia è molto vasta, dunque costituisce una materia prima seconda di grande valore. Offrire una seconda vita agli Pneumatici fuori uso, oltre ai vantaggi per l’ambiente, permette anche ai progettisti e ai tecnici di trovare e sperimentare nuove soluzioni flessibili e dalle ottime prestazioni.
L’uso di pneumatici fuoriuso (Pfu) è utilizzato per creare gomma riciclata usata per nuove pavimentazioni: sportive, aree gioco, asfalti silenziosi e sicuri, isolanti acustici

 

MAPEI

Mapei, ha sviluppato un nuovo prodotto: RE-CON ZERO. Questo è un additivo innovativo che trasforma, in pochi minuti e senza necessità di costosi impianti di trattamento, il calcestruzzo reso in un materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, né liquidi né solidi.

 

di Alessandra Fornasiero – CsrValue

Fonte: rinnovabili.it

rPET nelle bottiglie del latte Granarolo

Granarolo sta introducendo sul mercato in questi giorni le prime bottiglie per latte UHT a lunga conservazione con una percentuale di PET riciclato del 20%, primo passo della nuova politica del gruppo verso un’economia circolare della plastica, richiamata anche dalla Plastics Strategy UE.

Il processo prevede il riutilizzo delle bottiglie di latte in PET recuperate dalla raccolta differenziata, che dopo una selezione e smaltimento, vengono igienizzate e trasformate in nuove bottiglie.

Inizialmente la quantità di rPET nelle bottiglie è del 20%, ma a partire dal secondo semestre 2019 – afferma l’azienda – la percentuale di materiale rigenerato salirà al 25%.

La valenza ambientale della nuova bottiglia viene sottolineata anche nell’etichetta, che riporta messaggi informativi relativi alla raccolta differenziata e al riciclo dei contenitori a fine vita.

fonte: Polimerica.it

Economia circolare: il rapporto 2019

Italia batte Germania 103 a 88 in economia circolare. Il nostro Paese è sempre in pole position nelle classifiche europee dell’indice complessivo di circolarità, ovvero il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo, gestione rifiuti. Al secondo posto nella classifica delle cinque principali economie europee troviamo ancora ben distanziati il Regno Unito (90 punti), seguito da Germania (88), Francia (87), Spagna (81). Ma c’è poco da riposare sugli allori: la nostra corsa verso i traguardi della circolarità rischia di arrestarsi, mentre quella degli altri grandi Paesi del continente sta prendendo slancio anche grazie al nuovo pacchetto di direttive approvato nel luglio scorso.

L’Italia, in confronto alle valutazioni 2018, ha infatti conquistato solo 1 punto in più (l’anno scorso infatti l’indice complessivo di circolarità era di 102 punti), mentre ci sono Paesi che hanno raggiunto risultati più grintosi: la Francia, per esempio, che aveva totalizzato 80 punti ne ha aggiunti 7; o la Spagna, che ha scalato la classifica partendo dai 68 punti della scorsa annualità, guadagnandone ben 13.

Se non si recepiscono pienamente le politiche europee, facendo tra l’altro partire i decreti che tecnicamente regolano il trattamento e la destinazione di quelli che finora sono considerati rifiuti e che invece possono diventare una risorsa per la manifattura italiana, rischiamo di perdere non solo un primato ma un’occasione di rilancio economico fondamentale.

Così recita il comunicato di Circular Economy Network, rete di imprese aggregate da Fondazione per lo sviluppo sostenibile che sposano la filosofia circolare e che si impegnano per il suo sviluppo.

Il rapporto, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è stato presentato venerdì 1° marzo a Roma. Un primo documento sullo stato dell’economia circolare nel nostro Paese, che valuta nel dettaglio le performance nei macro settori indicati dal Piano d’azione adottato dall’UE sul tema: la produzione, il consumo, i rifiuti, il mercato delle materie prime seconde, innovazione, investimenti e occupazione nell’economia circolare. L’obiettivo? Non solo monitorare lo stato dell’arte del processo di transizione sostenibile del nostro Paese ma anche fornire spunti per stimolare le politiche di crescita della circolarità della nostra economia.

Dieci le proposte per una crescita significativa dell’economia circolare in Italia:

  1. Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche dell’economia circolare.
  2. Implementare una strategia nazionale e un piano d’azione per l’economia circolare
  3. Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare.
  4. Promuovere la bioeconomia rigenerativa.
  5. Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici.
  6. Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare.
  7. Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare.
  8. Attivare rapidamente un efficace end of waste: strumento indispensabile per un’economia circolare
  9. Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare.
  10. Estendere l’economia circolare anche al commercio on line.

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SAVE THE DATE – Verso un’economia circolare. Conferenza stampa in ANCI

Sarà presentato giovedì 21 febbraio 2019 alle ore 14:45 presso la sede ANCI in via dei Prefetti 46 il volume realizzato da Associazione Comuni Virtuosi ed ESPER ed arricchito dalla prefazione del Ministro Sergio Costa, alla presenza di Federico Pizzarotti, presidente Commissione Ambiente ANCI, Ivan Stomeo, delegato nazionale ANCI Rifiuti & Energia, Emanuele Rallo, Sindaco del Comune di Oriolo Romano e Coordinatore regionale dell’Associazione Comune Virtuosi ed Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER.

Roma 19/02/2019 – Un volume “per ribadire la necessità e l’urgenza che il nostro Paese proceda a passo spedito verso il percorso intrapreso di un nuovo modello di sviluppo”. E’ la definizione che il Ministro Sergio Costa dà del Volume “Verso un’Economia Realmente Circolare – Norme, Voci, Storie”, realizzato da ACV ed ESPER nello scorso dicembre.

L’obiettivo, decisamente centrato, è quello di scongiurare il rischio che “Economia Circolare”, locuzione ormai di uso comune diventata un “mantra” politico-ambientalista, rischi di diventare uno slogan vuoto, dando ad essa sostanza e reali contenuti effettivamente realizzabili in tempi brevi.

Partendo dalle Norme, raccontando cosa è l’Economia Circolare e come è cambiata la legislazione di settore nel breve volgere degli ultimi mesi, con il “Pacchetto Circular Economy” approvato dalla Unione Europea lo scorso luglio: quali norme sono state modificate, quali i nuovi obiettivi di riciclo e recupero.

Passando dalle Voci, interventi di esperti del settore che hanno fissato i confini del campo da gioco, parlando di Riprogettazione, Riuso, Riciclo, Ricerca, evidenziando quanto sia stato fatto e quali siano ad oggi le azioni indispensabili per raggiungere una vera circolarità del tessuto economico.

Arrivando infine alle Storie, il racconto di esperienze fattive e buone pratiche nazionali ed internazionali. Ovvero i protagonisti di esperienze circolari raccontano sé stessi e le proprie azioni, le difficoltà incontrate, i successi ottenuti, i risultati raggiunti. Cosa sia l’Economia Circolare ce lo racconta chi ha messo le mani “in pasta”. Perché se resta sulla carta, l’Economia Circolare resta una splendida, inutile, utopia.

“Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” può vantare le introduzioni di tre personalità di spicco del mondo dell’ambientalismo Italiano: il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che fin dal suo discorso di insediamento si è dimostrato estremamente attento al tema specifico tanto da formare  una task-force ministeriale ad esso dedicata; Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Europe, del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e premio Goldman Environmental (il Nobel per l’ambiente); Marco Boschini, portavoce e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Presentazione

“Verso un’Economia Realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” giovedì 21 febbraio 2019, h 14:45 – ANCI – via dei prefetti 46, Roma

Parteciperanno:
Federico Pizzarotti, presidente Commissione Ambiente ANCI
Ivan Stomeo, 
delegato nazionale ANCI Rifiuti & Energia
Emanuele Rallo, 
Sindaco del Comune di Oriolo Romano e Coordinatore regionale dell’Associazione Comune Virtuosi 
Attilio Tornavacca, 
Direttore generale ESPER

Ragusa: in meno di un anno raggiunta quota 74%

Cresce la raccolta differenziata a Ragusa e lo fa con aumenti che la pongono ai primissimi posti in Italia. Le rilevazioni di gennaio, infatti, si assestano a quota 74,62%, con una crescita del 5,3% rispetto alle rilevazioni dello scorso ottobre. La crescita percentuale ha un che di clamoroso: la media del 2017 era infatti inferiore al 20%. Nel gennaio 2018 la percentuale di RD era pari al 23%, a maggio si toccava appena quota 26%. Solo sei mesi dopo si è arrivati al 74%, una crescita del 300% in un semestre. Se nel gennaio 2018 il Comune ha dovuto farsi carico dei pagamenti per lo smaltimento di poco meno di 2400 tonnellate di rifiuti indifferenziati, a distanza di 12 mesi le tonnellate di rifiuti da mandare a smaltimento sono state 750.

“E’ un dato – commenta il sindaco Peppe Cassì – che premia l’impegno dei ragusani, che hanno dimostrato di sapersi adattare al sistema di differenziata spinta, considerato il più efficiente dalla comunità di esperti, prima e meglio di molti altri Comuni. A dare soddisfazione a tutta la nostra comunità non è solo la percentuale complessiva del 74,62%, veramente alta, ma la quota di crescita trimestrale del +5,3%: come è noto, saltare in alto fino a due metri è difficile, ma da lì in poi ogni miglioramento, anche di centimetri, è ancora più arduo. Per questo il risultato di Ragusa è veramente straordinario e va correlato ai controlli serrati che abbiamo avviato proprio da novembre, dando un forte giro di vite all’inciviltà e spingendo decine di cittadini ogni settimana a regolarizzare la propria posizione.”
“Ma l’impegno – prosegue il primo cittadino – non è certo concluso e l’asticella può essere ulteriormente alzata andando a incidere su quella sacca di irresponsabili che ancora non si attiene alle regole. Lo faremo con l’istallazione di altre 50 telecamere circa in luoghi strategici, con controlli nelle strade provinciali di nostra competenza e agli operatori di pulizia, con la possibilità di ritirare il kit beneficiando dell’esenzione Tari per le fasce più in difficoltà. Resto convinto però che l’educazione sia la soluzione più efficace: anche i più refrattari non potranno che rassegnarsi al fatto che è più semplice lasciare un mastello sotto casa piuttosto che rischiare sanzioni abbandonando rifiuti nel cuore della notte o caricandoli in auto per kilometri.”

La percentuale è di tutto rispetto, ma Legambiente segnala come la scarsa informazione possa diventare causa di deficit nella qualità della raccolta.

L’amministrazione è dunque pronta a scendere direttamente in campo: “Stiamo lavorando per mettere in atto un’azione simbolica – spiega Sergio Schininà, assessore all’Ambiente – e cioè quella che un gruppo di Consiglieri, insieme allo stesso primo cittadino e i membri della Giunta, siano impegnati in prima persona in attività di pulizia in alcuni punti critici come, per esempio, la strada che conduce al Castello di Donnafugata o in alcune vie di Marina di Ragusa. L’Amministrazione Cassì intende dare il buon esempio e non vogliamo che si tratti di un’iniziativa sporadica, ma di un appuntamento ripetuto e programmata nel tempo. Durante queste iniziative, inoltre, coglieremo l’occasione per effettuare dei sopralluoghi e verificare di persona i diversi problemi di natura ambientale che si verificano nel nostro vasto territorio comunale. Organizzeremo inoltre di alcune giornate informative sulla raccolta differenziata rivolte agli alunni delle scuole elementari e medie. Tramite il coinvolgimento diretto dei più giovani, contribuendo alla formazione della loro coscienza civica ed ecologica, si tenterà di correggere, se ce ne fosse bisogno, i comportamenti errati degli adulti. Insieme all’Ati studieremo nei prossimi giorni le modalità con le quali queste giornate dovranno svolgersi e immaginiamo che si potranno tenere già all’inizio della prossima primavera”.
“Siamo convinti – conclude Schininà – che l’educazione ambientale, il rispetto del territorio e l’abitudine alla raccolta differenziata, che comunque a Ragusa sta toccando punti percentuali elevatissimi, possano essere sostenuti anche da questo genere di iniziative nelle quali, in futuro, prevediamo di coinvolgere anche i cittadini e le associazioni ambientaliste”.