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Economia circolare, Posidonia purificata e trasformata in compost

È il progetto “Rispetta il tuo Capitale” promosso dall’associazione Marevivo e finanziato da Pramerica Sgr. Ripulito un chilometro di spiaggia di Marina di Cecina

Centocinquanta tonnellate di Posidonia (un genere di pianta acquatica) spiaggiata separata dalla sabbia, purificata dai rifiuti antropici e trasformata in compost. Trecentoventi tonnellate di sabbia depurata e riportata sulla spiaggia di provenienza. Dieci tonnellate di rifiuti antropici derivati dal trattamento e smaltiti correttamente. Sono i numeri della prima fase del progetto “Rispetta il tuo Capitale”, promosso dall’associazione ambientalista Marevivo e sostenuto da Pramerica Sgr.

L’iniziativa, articolata in tre momenti, ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo della Posidonia oceanica nella salvaguardia della biodiversità del Mediterraneo e misurare il benessere percepito e il valore aggiunto di tale iniziativa non solo per gli individui, ma per tutta l’economia del territorio.

La spiaggia di Cecina e l’economia circolare

Gli interventi hanno interessato un chilometro della spiaggia Le Gorette nell’area di Marina di Cecina, in Toscana, e consentono, da un lato, il pieno riutilizzo delle risorse utili per l’ambiente e, dall’altro, il corretto conferimento dei rifiuti rinvenuti durante le operazioni.
«Il progetto – spiega Beatrice del Balzo, consigliere di Marevivo – si propone di contribuire all’arresto dell’erosione costiera, restituendo la sabbia al suo luogo di appartenenza, e allo stesso tempo di favorire l’adozione di modelli economici circolari, con la Posidonia recuperata trasformata in compost e i rifiuti smaltiti secondo i principi della raccolta differenziata. Inoltre, stiamo portando avanti una battaglia per consentire l’uso della Posidonia come duna, oggi vietato a causa di paradossi burocratici. Una volta trattata e ripulita, infatti, pur essendo biologicamente compatibile con la funzione, viene etichettata come rifiuto, impedendone l’uso come barriera protettiva».

La seconda fase del progetto

Nel mese di luglio partirà la seconda fase del progetto, quella subacquea che prevede il recupero di rifiuti, relitti e reti fantasma dal fondale. La fase conclusiva, invece, in programma a ottobre, coinvolgerà due università italiane e consentirà di calcolare la variazione di benessere sociale associata alle nuove modalità di pulizia delle spiagge e di trattamento della Posidonia oceanica.

Protagonisti della fase di analisi saranno il Centro GREEN (Geography, Resources, Environment, Energy and Networks) dell’Università Luigi Bocconi di Milano, diretto da Marco Percoco, e il DISTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita) dell’Università degli Studi di Genova, con Monica Montefalcone.

«Ci auguriamo che questo progetto possa diventare un modello – continua del Balzo – e che il sostegno dello sponsor possa generare emulazione. Il coinvolgimento di realtà finanziarie è importante, perché riescono a determinare trend di settore». I fondi destinati a “Rispetta il tuo Capitale” derivano dalla devoluzione diretta di parte dell’utile aziendale di Pramerica Sgr e di parte delle commissioni di gestione incassate nello scorso anno dalle strategie socialmente responsabili presenti nell’offerta della società, che includono criteri di sostenibilità nelle scelte di portafoglio e sostengono, da 10 anni, progetti di valenza sociale e ambientale.

«Abbiamo scelto di sostenere il progetto promosso da Marevivo perché è in linea con i valori che la nostra società ha adottato fin dal 2005, anno di lancio del nostro primo prodotto sostenibile – racconta Andrea Ghidoni, amministratore delegato e direttore generale di Pramerica Sgr -. Un’iniziativa concreta, che punta a ripristinare il corretto equilibrio marino, in un’ottica di circolarità. L’attenzione verso i criteri Esg è sempre più elevata tra gli asset manager e i risparmiatori e, per questo, è un tema con il quale tutti gli emittenti sono inevitabilmente chiamati a confrontarsi. In caso contrario saranno costretti a fare i conti con una sensibile stretta all’accesso al mercato dei capitali».

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il riciclo della plastica rischia il collasso

L’industria italiana della trasformazione della plastica è alle prese con gli effetti che il coronavirus sta provocando sul mercato delle commodity. Solo in Italia il settore della trasformazione della plastica vale oltre 30 miliardi di euro e occupa 110mila persone

L’industria italiana della trasformazione della plastica è alle prese con gli effetti che il coronavirus sta provocando sul mercato delle commodity. «Se la situazione dovesse persistere e non verranno prese misure per porre rimedio, il riciclo della plastica cesserà di essere redditizio, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Ue e mettendo a rischio la transizione verso l’economia circolare» ha detto Ton Emans, presidente di Plastics recyclers Europe (l’associazione che riunisce le industrie che riciclano plastica in Europa).

I problemi più gravi per il comparto sono la carenza di domanda, dovuta al lockdown, e i bassi prezzi delle materie plastiche vergini, legati all’andamento del petrolio da cui derivano. «La situazione è grave, e se inizialmente uno può pensare che il crollo del prezzo del petrolio può essere un’ottima notizia, si sbaglia di grosso» spiega a La Stampa Patty L’Abbate, componente M5s della commissione Ambiente a Palazzo Madama. «In realtà, a livello di mercato, il basso prezzo del greggio significa che è più facilmente accessibile, sopratutto quando si parla di cracking per dei prodotti che fanno parte del mondo delle plastiche». 


Il blocco della filiera di recupero e riciclo, inoltre, nel nostro Paese sta producendo sia danni ambientali sia danni economici. Secondo i dati forniti da Unionplast, l’associazione italiana dei trasformatori di materie plastiche, ed EuPC – European Plastic Converters, l’associazione delle imprese auropee, solo in Italia il settore della trasformazione della plastica vale oltre 30 miliardi di euro e occupa 110mila persone. Mentre a livello europeo, il settore impiega, nelle fasi di prima trasformazione e di seconda lavorazione, più di 1.600.000 persone in 50.000 piccole e medie aziende. La produzione totale europea è pari a 50 milioni di tonnellate di manufatti in plastica, il fatturato globale europeo del comparto è di circa 350 miliardi di euro/anno.


«In Italia la filiera del riciclato è fertile e produttiva, quindi le criticità sono emerse anche sul versante dei costi della plastica riciclata stessa» continua L’Abbate. «Quello che noi come governo stiamo cercando di fare è incentivare questo secondo mercato, in linea con le direttive di economia circolare europea che entro luglio devono essere recepite. Una delle misure da attuare vede l’inserimento di percentuali di materia riciclate nei prodotti in plastica, in modo tale da impedire che vengano prodotti solo ed esclusivamente con materia vergine».


Il rischio che si corre è anche quello di sprecare quanto fatto in questi anni in termini di economia circolare. In fatto di riciclo il nostro Paese è tra le eccellenze mondiali, grazie alla crescita delle quantità di rifiuti trattate e all’aumento delle imprese che si occupano di riciclo. «Siamo primi, tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione», si legge nel Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2020, realizzato dal Circular economy network (Cen), in collaborazione con Enea, e presentato in diretta streaming lo scorso 19 marzo.


C’è poi la questione dell’aumento, causato dalle norme sanitarie imposte durante l’emergenza sanitaria, delle plastiche monouso – presenti sopratutto nella grande distribuzione e nei dispositivi di protezione individuale – che vengono successivamente smaltite nell’inceneritori.
Per capirci: secondo una stima del Politecnico di Torino, per la sola regione Piemonte nella fase di riapertura di tutte le attività sono necessarie circa 76 milioni di mascherine chirurgiche al mese e circa 8 milioni di quelle definite di comunità, non chirurgiche. «Tutto il materiale uso e getta che sta venendo fuori da questo lockdown non può essere incenerito e bruciato. Perché significa andare contro a quello che il mondo accademico e scientifico ci dice da tempo, cioè che la materia deve essere utilizzata il più possibile» aggiunge L’Abbate.


Quanto allo sblocco del mercato. Lo sop ai confini, scattati con l’emergenza perché anche le aziende estere sono alle prese con l’aumento dei rifiuti nazionali, ha congestionato i pochi impianti nazionali. Oltre al fatto che, visti gli effetti ambientali, non si potrà continuare a bruciare rifiuti per sempre, il settore della plastica riciclata rischia di affievolirsi sempre più anche a causa del collo di bottiglia che i rifiuti ospedalieri e civili stanno provocando nell’impiantistica italiana. Si attendono, quindi, decisioni imminenti da parte delle sfere politiche.

Fonte: La Stampa

DL crescita, firmato decreto attuativo che sblocca 210 milioni per l’innovazione nell’economia circolare

Vengono supportati i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese, anche in partenariato tra loro o con organismi di ricerca, di importo non inferiore a 500mila euro e non superiore a 2 milioni di euro, nei diversi settori dell’economia circolare

ll Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha firmato il decreto attuativo per sostenere l’innovazione nell’ambito dell’economia circolare, attraverso le agevolazioni previste nel Decreto Crescita.

Con questa misura, il MiSE sostiene la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative e sostenibili, al fine di promuovere la riconversione delle attività produttive verso un modello di economia circolare in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse abbia una maggiore durata e la produzione di rifiuti sia ridotta al minimo.

Il decreto interviene con 150 milioni di euro per la concessione dei finanziamenti agevolati a valere sulle risorse del fondo FRI e con 60 milioni di euro per la concessione dei contributi alla spesa a valere sul Fondo sviluppo e coesione e sul Fondo per la crescita sostenibile. Sono previste due riserve, ognuna pari a circa la metà degli stanziamenti: una per i progetti delle imprese di piccole e medie dimensioni e delle reti di imprese nell’intero territorio nazionale ed una destinata esclusivamente ai progetti da realizzare nel Mezzogiorno.

E’ possibile inoltre attivare ulteriori co-finanziamenti da parte delle Regioni e Province autonome come stabilito in sede di Conferenza unificata.

In particolare, vengono supportati i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese, anche in partenariato tra loro o con organismi di ricerca, di importo non inferiore a 500mila euro e non superiore a 2 milioni di euro, nei diversi settori dell’economia circolare individuati dal bando.

Il decreto – in corso di registrazione presso la Corte dei Conti – stabilisce i criteri, le condizioni e le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale verrà invece pubblicato il provvedimento di apertura dei termini per la presentazione delle domande.

Fonte: Eco dalle Città

Post Coronavirus, il mercato dell’usato promette bene

La Second Hand Economy nel 2019 ha raggiunto un valore di 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano.

 La ripresa economica post Coronavirus dovrà necessariamente basarsi su un nuovi e virtuosi modelli di comportamento. Si tratta di una gigantesca occasione per ripensare l’intera economia su basi green e sostenibili. In tale contesto il mercato dell’usato rappresenta un’ottima strumento dalle basi già solide. 

Lo dimostra la sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito.it, piattaforma online utilizzata per la compravendita di beni da oltre 13 milioni di utenti unici mensili.
Secondo la ricerca, il mercato dell’usato nel 2019 si è attestato sui 24 miliardi di euro, pari cioè all’1,3% del Pil italiano. Un trend in aumento, cresciuto in soli 5 anni del 33% e destinato nei prossimi mesi ad ingrandirsi ulteriormente. 

L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima”, dichiara Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti”.


La ricerca ci permette di conoscere i beni che più di altri vengono venduti ed acquistati, ma anche di  conoscere la tipologia degli utenti più attivi, i loro comportamenti e le loro motivazioni. In generale, per quanto riguarda la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%), Elettronica (48%), Sports& Hobby (45%) e Veicoli (26%): gli oggetti usati più venduti nel 2019 sono stati libri e riviste, a pari merito con abbigliamento e accessori (6 di media); arredamento e casalinghi, a pari merito con musica e film e articoli per bambini (5). Per quanto riguarda invece la tipologia di utenti, le più attive nella second hand economy si sono dimostrate essere le giovani famiglie con età compresa tra i 35 e i 44 anni e i “nativi digitali” d’età compresa  tra i 18 e i 24 anni (la cosiddetta “Generazione Z”),  per i quali  il canale online è naturalmente il preferito per vendere e comprare.

Che si tratti di famiglie con bimbi piccoli, di coppie o di professionisti in carriera, la “molla” che spinge all’acquisto o alla vendita dell’usato è duplice, cioè di natura sia economica che “etica”. La possibilità di risparmiare va infatti a braccetto con una certa – e crescente – sensibilità verso la questione ambientale: in base all’analisi dei dati, una grossa fetta di utenti vede infatti nel riuso una potente arma contro gli sprechi. 

Come accennato sopra, il mercato dell’usato è destinato, almeno per il 71% degli intervistati, a crescere ulteriormente nei prossimi cinque anni, diventando sempre più una scelta consapevole e green (48%), un ottimo strumento per risparmiare (47%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (30%). 

Fonte: Rinnovabili.it

Zero waste Europe: “Direttiva discariche UE rischia un effetto boomerang”

Uno dei cardini del pacchetto sull’economia circolare, adottato nel 2018, è la nuova direttiva sulle discariche. Gli obiettivi strategici della nuova direttiva sono sostanzialmente gli stessi della politica dell’UE sulle discariche definita nel 1999. Tuttavia, un nuovo elemento chiave determinato dalla nuova direttiva è l’obiettivo di minimizzazione delle discariche, che obbliga gli Stati membri a limitare l’importo di rifiuti urbani destinati a essere smaltiti in discarica al 10% o meno di rifiuti urbani generati entro il 2035.

Sebbene l’obiettivo di minimizzazione delle discariche sembri essere in linea con gli obiettivi strategici della direttiva quadro sui rifiuti (massimizzazione della preparazione per il riciclaggio e il riutilizzo, obblighi di raccolta differenziata di tipi specifici di rifiuti) il nuovo obbligo genera anche obiettivi operativi che possono contraddire i principi generali dell’economia circolare dell’ Agenda UE.

Le prove dimostrano che il raggiungimento della soglia del 10% è estremamente impegnativo e può spingere i responsabili delle decisioni a investire sull’incenerimento dei rifiuti in modo da ridurre al minimo le discariche. Questo può creare una situazione di blocco, con i rifiuti costretti a passare dall’incenerimento, contravvenendo ai principi e agli obiettivi strategici del pacchetto sull’economia circolare.
Inoltre, la soglia definita in percentuale potrebbe anche scoraggiare le misure di riduzione dei rifiuti in quanto non importa il quantitativo mandato in discarica, conta solo che sia il 10% del totale.

Per questo motivo, Zero Waste Europe raccomanda di modificare la direttiva sulle discariche in due modi complementari, così da allinearlo ai principi generali e agli obiettivi strategici dell’agenda dell’UE sull’economia circolare:
● Impostare l’obiettivo della discarica facendo riferimento a un anno di riferimento, anziché a “un dato anno”. Ciò premerebbe gli sforzi sulla riduzione dei rifiuti, che sono collocati più in alto nella gerarchia dei rifiuti e dovrebbero essere considerati come “Piano A” per la sostenibilità.
● Adottare un obiettivo di discarica in kg di rifiuti per persona all’anno, anziché una percentuale, in modo da premiare quelle aree (comunità, autorità locali) che stanno attuando strategie di gestione progressiva dei rifiuti per ridurre al minimo la generazione di rifiuti residui. L’obiettivo in kg / persona / anno può sostituire quello in percentuale o semplicemente completarlo stabilendo che uno dei due si applichi.

La Toscana approva una nuova legge sull’economia circolare, si prosegue coi tavoli tematici

Dopo i protocolli d’intesa già firmati negli scorsi mesi per il distretto tessile pratese e i due dedicati al comparto conciario (risalenti a marzo e ottobre dell’anno scorso), la Regione Toscana continua a battere la strada dei tavoli tematici coi distretti produttivi per irrobustire l’economia circolare: ieri il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una nuova legge in materia: Disposizioni in materia di economia circolare per i rifiuti e modifiche alla legge regionale 29 luglio 1996, n.60.

La normativa istituisce tavoli tecnici tematici, suddivisi a seconda del comparto produttivo o di servizio interessato, per individuare le modalità tecnologiche volte a favorire la prevenzione della produzione dei rifiuti; il reimpiego, il riciclo, il riuso e il recupero degli scarti; il fabbisogno impiantistico e tecnologiche necessarie per il trattamento dei rifiuti non reimpiegabili; gli interventi per favorire il mercato dei prodotti riciclati a minore impatto ambientale. Ai tavoli parteciperanno le strutture regionali di volta in volta competenti, le associazione rappresentative dei settori produttivi, Arpat; Arrr; Ato, le imprese coinvolte, gli organismi tecnici competenti in materia di rifiuti.

«I tavoli che questa normativa istituisce riguarderanno nello specifico – spiega il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd) –  il settore produttivo del lapideo, in particolare l’estrazione del marmo, il tessile, il cartario, il siderurgico, il conciario e la chimica, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e quelli da costruzione e demolizione, i fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue e il ciclo integrato dei rifiuti urbani. Altri distretti produttivi potranno essere inseriti dalla Giunta attraverso una delibera».

Dagli esiti dei tavoli tecnici tematici si prevede la redazione di un documento d’azione con le relative soluzioni impiantistiche necessarie all’ottimizzazione della gestione dei rifiuti generati in Toscana, nel rispetto del principio di prossimità e della pianificazione vigente. La proposta prevede inoltre che il rilascio delle autorizzazioni regionali relative agli impianti che trattano rifiuti speciali – oppure relative ad impianti che trattano congiuntamente rifiuti urbani e speciali – dovrebbe soddisfare il fabbisogno impiantistico segnalato ai tavoli e riportato nel documento d’azione, sebbene le attività di gestione di rifiuti speciali siano sul libero mercato (come noto infatti rientra nel perimetro dei servizi pubblici la gestione dei rifiuti urbani, nonostante su questo piano la distinzione tra le due categorie sia ormai fittizia).

«L’economia circolare – commenta Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico – è legata strettamente alla competitività del sistema produttivo della nostra regione. Ho chiesto di inserire nella legge anche il siderurgico perché porta con sé il tema fondamentale delle bonifiche, sul quale il Paese è molto indietro ma possiamo svolgere un lavoro d’avanguardia se facciamo sì che i rifiuti della siderurgia vengano riusati nel ciclo o divengano materie seconde utilizzabili per la realizzazione di infrastrutture ed opere pubbliche». Esemplare da questo punto di vista il caso delle acciaierie di Piombino, dove i 50 milioni euro promessi nel 2014 per le bonifiche non sono mai arrivati e anche il progetto di risanamento del territorio portato avanti da Rimateria è sfociato in un concordato preventivo.

«In attesa di una legge di sistema che arriverà nella prossima legislatura – aggiunge Anselmi – lasciamo in eredità un provvedimento serio che struttura i tavoli e mette le basi per una reale economia circolare in Toscana» Il riferimento implicito è al nuovo Piano regionale rifiuti e bonifiche (Prb), che scade quest’anno: una sua nuova versione è stata annunciata dal 2018, ma è rimasta in fase di elaborazione e ormai si andrà a dopo le elezioni regionali. La legge approvata ieri è «un piccolo contributo – conferma Giacomo Giannarelli (M5S) – ma chiaramente non è il Piano regionale dei rifiuti, già scaduto e che dovrà essere affrontato dalla prossima legislatura».

Nel frattempo l’impianto complessivo del provvedimento approvato ieri è condivisibile anche per il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra Tommaso Fattori, che pure parla di «cavalli di troia pericolosi. L’uso della parola recupero alludendo a quello termico risponde ad un modello lineare», dichiara Fattori annunciando emendamenti – poi respinti dall’Aula – per  sbarrare la strada a impianti e stabilimenti come quello della Kme di Barga. Sulle modifiche proposte da Fattori, il presidente Baccelli spiega che cassare il concetto di recupero in generale «sospettando che si intenda gassificare o bruciare, significa attribuire al legislatore intenzioni che non corrispondono al vero». Come se la stessa gerarchia europea disegnata per chiudere il cerchio della gestione rifiuti non prevedesse esplicitamente, dopo il recupero di materia e prima della discarica, proprio il recupero energetico.

Fonte: GreenReport

L’industria della plastica riciclata sta affogando in un mare di petrolio a basso costo

Prezzi delle materie vergini in caduta libera e stop alle produzioni causa pandemia mettono a rischio il comparto in tutta Europa: «Se non verranno prese contromisure il riciclo della plastica cesserà di essere redditizio»

«Se la situazione dovesse persistere e non verranno prese misure per porre rimedio, il riciclo della plastica cesserà di essere redditizio, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Ue e mettendo a rischio la transizione verso l’economia circolare». L’allarme arriva direttamente da Ton Emans, presidente di Plastics recyclers Europe: l’associazione che riunisce le industrie che riciclano plastica in Europa spiega che i propri affiliati stanno fermando gli impianti a causa degli sviluppi di mercato segnati dalla pandemia Covid-19.

I problemi più gravi per il comparto sono la carenza di domanda, dovuta al lockdown, e ai bassi prezzi delle materie plastiche vergini – legati a doppio filo con quelli del petrolio, da cui derivano – che sono crollati seguendo il trend generale delle commodity. Tutto questo mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro – solo nel nostro Paese il settore della trasformazione della plastica vale oltre 30 miliardi di euro e occupa 110mila persone – ma espone anche a importanti passi indietro nell’economia circolare, indirizzando maggiori flussi verso inceneritori e discariche (sebbene in Italia scarseggino pure questi impianti, con tutto ciò che comporta in termini di spazi per l’illegalità). Al proposito, è opportuno ricordare che nel mentre crescono le preoccupazioni per l’impiego di plastica monouso, pervasiva nei dispositivi di protezione individuale imposti dalla pandemia, che cittadini incivili continuano ad abbandonare ovunque.

Visto il contesto Plastics recyclers Europe chiede sostegno all’Ue e agli Stati membri, in questa fase in cui si gettano le basi per l’auspicata ripresa economica; a rischio del resto ci sono gli stessi obiettivi Ue in merito alla riduzione della plastica monouso e alla promozione di quella riciclata, insieme agli obiettivi minimi di riciclo imposti dall’ultimo pacchetto di direttive sull’economia circolare. Per risolvere la situazione non basteranno però dei semplici sussidi.

Già quattro anni fa un crollo nei prezzi delle materie prime, trainate dal petrolio, portò sull’orlo della crisi il comparto. Il problema di fondo sta proprio nelle dinamiche di mercato petrolifere, dominate dalla finanziarizzazione che alimenta un’intrinseca volatilitàè stato l’Economist, poche settimane fa, a notare come i prezzi dell’oro nero siano tornati ai livelli del 1860 e sfida chiunque a trovare un orientamento nel mercato a lungo termine.

Allo stesso tempo, a drogare il mercato del petrolio e degli altri combustibili fossili tenendo bassi i prezzi concorre una montagna di sussidi pubblici – stimati nell’ordine dei 400 miliardi di dollari l’annocirca 16 miliardi di euro in Italia – e la totale assenza di un giusto prezzo, che non consideri solo i costi di produzione ma anche gli impatti ambientali del prodotto.

Di fronte a questa concorrenza sleale sarebbe dunque opportuno agire su più fronti. In primis tagliando i sussidi ai combustibili fossili (nel nostro Paese l’economia nel suo complesso ne beneficerebbe, spiegano dal ministero dell’Ambiente) e/o introducendo una carbon tax (idem). Rimane in ogni caso indispensabile garantire un mercato di sbocco per le plastiche riciclate, attraverso strumenti come crediti d’imposta ad hoc (chiesti dal comparto industriale nazionale ma mai decollati) e ancor prima tramite gli acquisti della pubblica amministrazione: sotto questo profilo il Green public procurement esiste già, ma ancora non riesce a incidere.

Fonte: GreenReport

Firmato l’Accordo ANCI/Coripet

È stato siglato il primo accordo nazionale tra CORIPET e ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Si tratta di un accordo estremamente importante, in quanto definisce le regole tecnico/operative ed economiche riguardanti i rapporti tra il Consorzio Coripet, che gestisce il fine vita dei contenitori in PET per liquidi alimentari, e i Comuni che organizzano la raccolta differenziata sul territorio nazionale.

La grande novità riguarda la definizione del quantum dei “maggiori oneri” riconosciuti da Coripet ai Comuni convenzionati per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata: è previsto, sui volumi di competenza CORIPET, un incremento di +6€ a tonnellata rispetto ai singoli flussi/corrispettivi attuali stabiliti nell’accordo Anci/Corepla, oltre ad altri benefici economici e facilitazioni per i Comuni (corrispettivi sempre riconosciuti indipendentemente dalle percentuali di impurità).

L’accordo tra Anci e Coripet disciplina, inoltre, il flusso sperimentale della raccolta selettiva delle bottiglie in PET, stabilendo la cornice per l’installazione degli ecocompattatori su suolo pubblico e privato, con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di raccolta e riciclo previsti dalla c.d. direttiva SUP (single use plastics, n. 904/2019). Coripet dovrà sempre comunicare al Comune il luogo di installazione degli ecocompattatori e i quantitativi di bottiglie intercettate, che andranno a sommarsi ai dati relativi alla raccolta differenziata al fine del raggiungimento degli obiettivi di legge.

Qui potete scaricare il testo integrale dell’accordo

UE: la Commissione pubblica le linee guida per la gestione della raccolta rifiuti in tempo di Covid

“In questa crisi senza precedenti, stiamo lavorando con gli Stati Membri e con gli operatori della raccolta rifiuti in tutta l’UE per affrontare la sfida di garantire un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente. La corretta gestione dei rifiuti fa parte del servizi essenziali alla base del benessere dei nostri cittadini possibile grazie all’attività di numerose aziende che si occupano di rifiuti e di mantenere viva l’economia circolare”

Con queste parole il commissario Virginijus Sinkevičius ha presentato le linee guida per la gestione della Raccolta rifiuti in tempo di Covid.

Quello dell’economia circolare è un settore produttivo ed economico in crescita, che rischia oggi di subire un duro colpo, qualora si permettesse all’emergenza Covid di mutare le buone pratiche che erano ormai assodate fino all’inizio di questo tormentato 2020. Non possiamo smettere di differenziare i nostri rifiuti, non possiamo smettere di raccogliere in maniera differenziata i nostri rifiuti. Non possiamo smettere di riciclarli. Se uno solo di questi passaggi venisse meno, tutto il settore ne avrebbe danni sostanziali. E per un settore giovane ed in crescita, potrebbero pregiudicare il futuro.

A tal proposito la Commissione Europea ha pubblicato il 14 aprile le linee guida per la gestione della raccolta rifiuti in tempo di Covid.

Scarica il documento

Economia Circolare in Europa: sono fondamentali obiettivi forti e monitoraggio serio

«L’introduzione di un monitoraggio e di obiettivi più solidi per stimolare il passaggio dell’Europa verso un’economia circolare contribuirebbe a migliorare l’efficienza delle risorse». E’ quanto emerge dal rapporto Resource efficiency and the circular economy in Europe 2019 — even more from less” pubblicato dall’European environment agency (Eea) che fornisce una panoramica e valuta i risultati di un sondaggio Eea del 2019 che ha coinvolto i 32 paesi dell’European Environmental Information and Observation Network (Eionet) ed esamina le politiche e gli approcci dei Paesi europei per migliorare l’efficienza delle risorse.

Il rapporto rileva che «Dal 2016 si è verificato un notevole spostamento nell’attenzione delle politiche dal miglioramento dell’efficienza delle risorse a una prospettiva più ampia dell’economia circolare. Molti di questi due aspetti si sovrappongono in politiche come la gestione dei rifiuti e la prevenzione dei rifiuti, insieme alle strategie di sviluppo ambientale e sostenibile, politiche di innovazione e programmi economici».

L’Eea prevede che questo spostamento di attenzione si consoliderà ulteriormente, «dato che è attualmente in corso un’azione più ampia dell’Ue in questo settore, in particolare con il piano d’azione per l’economia circolare recentemente adottato dall’Ue, che è una delle parti chiave dell’European Green Deal».

L’indagine che ha portato alla pubbicazione del rapporto ha rilevato che «Negli anni passati è stata riscontrata una generale mancanza di fissazione di obiettivi in ​​tutta Europa, necessaria per migliorare l’efficienza delle risorse e portare all’economia circolare». Nelle indagini svolte nei diversi Paesi Eea, è stato notato che «l’adozione di obiettivi nazionali è spesso politicamente difficile«. Inoltre, l’indagine è arrivata alla conclusione che «Indicatori universalmente accettati, che affrontino in modo coerente i diversi aspetti dell’economia circolare, contribuirebbero a migliorare sia l’adozione che l’uso degli obiettivi in ​​questo settore sia l’informazione di un sistema di monitoraggio più completo».

Come dimostra anche la scheda/profilo dell’Italia pubblicata già nell’agosto 2019, il rapporto evidenzia approcci e i livelli di progresso verso l’economia circolare molto diversi tra i paesi esaminati e fa notare che «Mentre le politiche in materia di efficienza delle risorse, fornitura di materie prime ed economia circolare hanno obiettivi diversi, tutti e tre sono fortemente correlati e si sostengono a vicenda. L’efficienza delle risorse e la fornitura di materie prime affronta i legami tra natura e sistema socioeconomico europeo, mentre l’economia circolare si rivolge al sistema socioeconomico stesso».