Articoli

La Commissione Ue contro il recepimento della direttiva Sup. Ora l’Italia è rischio infrazione

Per l’Italia continuano i problemi in merito al recepimento della direttiva UE che mira a ridurre la dispersione della plastica monouso nell’ambiente. Dopo la richiesta inascoltata di una sospensione del provvedimento legislativo, il rischio di una procedura d’infrazione si fa più concreto

Pronti… via? Anzi no, meglio un rinvio. Da oggi è in vigore il recepimento italiano della direttiva Sup, la normativa comunitaria del 2019 che punta alla “riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”. Con il decreto legislativo n. 196 dell’8 novembre 2021 il nostro Paese, dopo più di due anni di rinvii e polemiche, si è finalmente adeguato al dettato comunitario. Lo ha fatto, però, inserendo una serie di commi “aggiuntivi” che la Commissione europea qualche settimana fa ha contestato con una comunicazione ufficiale al ministero dello Sviluppo economico. Il “parere circostanziato” firmato dal commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton, che EconomiaCircolare.com ha avuto modo di visionare, è una bocciatura netta e lunga due pagine e mezzo, che analizza alcuni passaggi del provvedimento italiano soffermandosi sulle singole parole e definizioni.

Uno dei focus della bocciatura di Bruxelles è il tentativo del nostro Paese di salvaguardare il settore delle bioplastiche. “La direttiva Sup non prevede alcuna eccezione per la plastica biodegradabile – scrive in maniera esplicita il commissario Breton -. Al contrario, prevede esplicitamente che la definizione di ‘plastica’ contenuta nella direttiva dovrebbe comprendere la plastica a base organica e biodegradabile, a prescindere dal fatto che siano derivati da biomassa o destinati a biodegradarsi nel tempo. Pertanto, tale plastica biodegradabile è considerata come qualsiasi altra plastica“.

In teoria, quando la Commissione emana un parere circostanziato, dovrebbe conseguirne “la proroga dei termini del periodo di astensione obbligatoria dall’adozione del provvedimento notificato, che risultano ora fissati al 23 marzo 2022”.  In pratica il governo italiano, avrebbe dovuto sospendere l’attuazione del provvedimento che invece da oggi è pienamente vigente. Si presume, allora, che utilizzerà questo arco temporale per riaffermare le proprie ragioni nelle sedi europee.
Ma quali sono nel concreto le parti del decreto legislativo di recepimento che la Commissione contesta? E quali possono essere le conseguenze di una bocciatura così netta?

Leggi anche: Stop alla plastica monouso? Ecco cosa prevede l’adeguamento italiano alla direttiva Sup

I motivi della bocciatura 

Il parere della commissione entra nel dettaglio della definizione di plastica monouso e contesta alle norme entrate in vigore oggi di aver escluso da tale definizione i “rivestimenti in plastica aventi un peso inferiore al 10 per cento rispetto al peso totale del prodotto, che non costituiscono componente strutturale principale dei prodotti finiti”. Un’interpretazione tutta italiana, conferma il documento della Commissione, la quale ricorda che le definizioni condivise a livello europeo della plastica monouso “non impongono alcuna soglia per la quantità di plastica da includere nel prodotto affinché possa essere considerato un prodotto di plastica monouso. Non vi sono altri elementi nella direttiva, né nella storia legislativa, che indichino che tali definizioni dovrebbero essere interpretate in modo tale da richiedere una percentuale minima di contenuto di plastica per costituire un prodotto di plastica monouso”. E, secondo il parere, la misura italiana può incidere e modificare arbitrariamente il mercato interno “dato che tale soglia del 10% esclude dal campo di applicazione delle norme sui prodotti di plastica monouso determinati prodotti che sarebbero inclusi in tale ambito senza tale soglia quantitativa”.

Allo stesso modo, come accennato, viene respinto al mittente anche il tentativo di salvaguardare il settore delle bioplastiche dal divieto di immissione sul mercato dei prodotti monouso. A tal proposito, infatti, l’Italia ha previsto, con il paragrafo 3 dell’art. 5 del decreto legislativo dello scorso novembre, “un elenco di eccezioni per taluni prodotti biodegradabili e compostabili per i quali la materia prima rinnovabile raggiunge una certa percentuale” (il 40% per i primi due anni, il 60% a partire dal 2024). Eccezioni che, secondo la Commissione, non si possono applicare perché la plastica biodegradabile è comunque da considerare una plastica a tutti gli effetti. Ecco perché “la Commissione ritiene che tale disposizione del progetto notificato, prevedendo le eccezioni che consentono l’immissione sul mercato di prodotti di plastica biodegradabili e compostabili monouso elencati nella parte B dell’allegato, in particolare bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande, ecc., sia contraria all’articolo 5 della direttiva Sup”.

Bocciato, poi, anche il credito d’imposta previsto dallo Stato italiano verso le imprese che promuovono l’acquisto di materiali e prodotti alternativi alla plastica monouso: anche in questo caso, infatti, il legislatore italiano ha sì inserito correttamente le alternative riutilizzabili ma anche, nuovamente, la plastica biodegradabile e compostabile. Che invece, secondo il parere della Commissione, rischia di incentivare la sostituzione della plastica monouso con quella biodegradabile. In un meccanismo tutt’altro che circolare. “La direttiva invita inoltre gli Stati membri a rispettare con tali misure la gerarchia dei rifiuti – si legge ancora nel documento – favorendo così la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero prima dello smaltimento. La Commissione ritiene che la misura che, invece di prevenire, promuove finanziariamente l’uso di un determinato prodotto di plastica monouso, sia esso biodegradabile (in quanto plastica ai sensi della direttiva Sup), e non il riutilizzo, il riciclaggio o il recupero, sia contraria all’articolo 4 e agli obiettivi della direttiva Sup”.

Leggi anche: “La direttiva Sup considera il mare una discarica”. Le ragioni di Marco Versari, Assobioplastiche

Gli scenari dopo il parere della Commissione

E ora che succede? Prima di arrivare a questa bocciatura, il governo italiano, come ricorda la stessa Commissione, aveva provato a difendere le proprie ragioni (e quelle di un intero settore). “Le spiegazioni fornite dalle autorità italiane in risposta alla richiesta di informazioni supplementari della Commissione del 14 ottobre 2021 in merito al regime specifico introdotto per i prodotti di plastica biodegradabili e compostabili non modificano tale valutazione” scrive la Commissione, che poi aggiunge di non ravvisare “alcuna base giuridica per l’Italia per introdurre deroghe speciali”.  Sì all’adeguamento, insomma, no alle interpretazioni “all’italiana”.

Ora toccherà al governo e al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani difendere le ragioni della scelta racchiusa nel decreto legislativo approvato a novembre, con la consapevolezza che le “correzioni” implicitamente evocate dall’Unione europea potrebbero produrre notevoli danni economici per l’industria della carta e per la filiera delle bioplastiche, già in difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’assenza di materie prime. D’altro canto le questioni emerse in quest’ultima missiva indirizzata al nostro esecutivo erano note da tempo, ma si è preferita la via della forzatura a quella dell’adeguamento per tempo. Non resta che sperare che si riesca, nelle prossime occasioni  di confronto, a evidenziare le specificità italiane nella gestione post consumo degli oggetti monouso messi sotto i riflettori da Bruxelles perché non rientranti nella previsione della direttiva.

Le opzioni, in ogni caso, sembrano limitate, dato che le precedenti prove di dialogo sono tutte falliteCome ricordava a Economiacircolare.com l’esperto Paolo Azzurro, consulente tecnico in materia di rifiuti e di economia circolare, l’Italia ha avuto molto tempo e molti tavoli a disposizione per provare a modificare la direttiva già durante la stesura in sede comunitaria (le direttive, come è noto, sono soggette a discussioni ampie e che si protraggono per anni). Nonostante la ferma opposizione degli interlocutori comunitari, il nostro Paese ha scelto di andare avanti sulla propria strada.
Probabilmente il nostro Paese avrebbe potuto intervenire anche a decreto approvato, prima dell’entrata in vigore effettiva, perché la missiva firmata dal commissario Breton risale a qualche giorno prima di Natale 2021. il governo avrebbe potuto forse prorogare in extremis l’entrata in vigore della nuova normativa, magari prorogandolo al 23 marzo 2022 in applicazione della procedura comunitaria in caso di emissione di pareri circostanziati. Non averlo fatto potrebbe procurare ulteriori problemi al nostro Paese.

Ora le ipotesi sono due: o l’Italia, alla luce delle nuove comunicazioni arrivate da Bruxelles, modifica con il primo provvedimento utile il sui decreto legislativo di recepimento della direttiva Sup, oppure potrebbe aprirsi una procedura d’infrazione nei confronti di uno Stato che ha scelto di non adeguarsi alle (ripetute) indicazioni giunte dalle autorità europee.

Fonte: EconomiaCircolare.com

Direttiva SUP: da oggi stop a (quasi tutta) la plastica monouso

Oggi 14 gennaio entra in vigore in Italia la direttiva SUP (Single Use Plastic), redatta nel 2019 dalla Commissione Europea.

Raccontata per lo più dalla stampa come la direttiva “che vieta dieci prodotti plastici”, in realtà è un provvedimento ben più complesso, che nelle intenzioni traccia una linea di non ritorno per la plastica monouso. Direttiva che ha da subito scatenato reazioni entusiastiche anche da chi sarebbe stato colpito da essa. È il caso, ad esempio, di PlasticsEurope, associazione Europea dei Produttori di materie plastiche, che all’approvazione della norma dichiarava “L’Associazione Europea delle materie plastiche condivide pienamente l’obiettivo di prevenire la dispersione dei rifiuti di qualsiasi tipo, compresi quelli di plastica, e accoglie con favore l’approvazione della direttiva SUP da parte del Parlamento europeo. In particolare, PlasticsEurope valuta positivamente il riconoscimento del fatto che la lotta contro i rifiuti è una responsabilità condivisa tra autorità competenti, produttori e consumatori. Solo con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, i produttori di materie plastiche possono trovare soluzioni percorribili[1].

L’Italia però ha recepito la direttiva in maniera difforme dalla versione europea. Il testo, infatti, esclude dalla definizione di “plastica monouso” tutti i polimeri naturali non modificati chimicamente. Una specifica che non compare nelle norme approvate da Parlamento e consiglio UE. Insomma, si salvano le bioplastiche, di cui il nostro Paese è grande produttore. Nel contempo il provvedimento nazionale introduce un impegno di riduzione al 2026 per prodotti come tazze o bicchieri per bevande – inclusi tappi  e coperchi – e i contenitori per alimenti rimasti fuori dalla pretende gruppo.

Il recepimento “personalizzato” e l’esclusione dai divieti di materiali espressamente compresi nella direttiva Europea espongono il nostro Paese al rischio di un procedimento di infrazione e, a tendere, a quello di sanzioni. Le reazioni non si sono fatte attendere, e il mondo dell’ambientalismo ha preso posizioni decisamente differenziate sulla questione.

Greenpeace, che nei mesi scorsi aveva pubblicato il rapporto “Dalla riduzione del monouso in plastica alla riduzione del monouso: indicazioni per il recepimento della direttiva SUP in Italia” in cui venivano esaminate le azioni intraprese da altri Paesi nel quadro delineato dalle politiche comunitarie e dal quale erano scaturite una serie di proposte condivise con il Ministero della Transizione ecologica durante le fasi consultive in merito al recepimento della direttiva SUP, che tuttavia non hanno avuto seguito, sottolinea il rischio di infrazione. “La nuova legge europea rappresenta un’importante vittoria per l’ambiente e un primo passo importante per contrastare l’abuso di plastica usa e getta, ma l’Italia conferma ancora una volta di avere un approccio miope che favorisce solo una finta transizione ecologica. La direttiva offriva l’opportunità di andare oltre il monouso e la semplice sostituzione di un materiale con un altro, promuovendo soluzioni basate sul riutilizzo. Un obiettivo che è stato volutamente ignorato dal nostro Paese. Ci auguriamo che nelle prossime settimane l’Europa imponga al governo italiano le modifiche necessarie affinché prevalga la tutela dell’ambiente e della collettività anziché i meri interessi industriali. Purtroppo c’è il concreto rischio che venga avviato l’iter per una procedura d’infrazione”, afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia (ecodallecitta.it).

Più morbida la posizione di Legambiente: nelle parole del Presidente Stefano CiafaniMa nella lotta alla plastica monouso non bisogna abbassare la guardia. In queste ultime settimane stanno comparendo prodotti in plastica molto simili a quelli monouso ma “riutilizzabili” per un numero limitato di volte, come indicato nelle confezioni. Un modo, a nostro avviso, per aggirare il bando e che porta ad un incremento dell’utilizzo di plastica piuttosto che ad una sua diminuzione” (rinnovabili.it) sottolinea i tentativi di trovare scappatoie da parte di alcuni operatori del mercato, ma che condivide l’atteggiamento del Governo sulle bioplastiche.
La Commissione ora è chiamata a esprimere un parere, e verosimilmente chiederà al nostro Paese di adeguarsi”, prevede Mauro Albrizio, responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente dall’apertura nei primi anni Duemila. “Se da una parte è vero che la direttiva non è stata recepita in maniera rigorosa – prosegue Albrizio – lo è altrettanto che il testo lascia alcuni margini interpretativi, una zona grigia all’interno della quale è possibile negoziare. Bisogna aspettare la posizione ufficiale dell’Unione europea. La normativa europea non è troppo rigida, ma non tiene conto di alcune specificità nazionali. Dal mio punto di vista, l’Italia ha operato la scelta più efficace ed efficiente, sia dal punto di vista negoziale sia da quello ambientale. Per risolvere drasticamente il problema plastica è necessario incentivare l’ecodesign, ridurre gli imballaggi plastici e utilizzare plastiche biodegradabili: solo noi, a livello continentale, disponiamo di una raccolta dell’organico che le valorizza” (wired.it). 

“La deroga sulle bioplastiche compostabili inserita nel decreto di recepimento della direttiva SUP non deve tradursi nella sostituzione ‘1 a 1’ dei prodotti in plastica tradizionale”. Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche, non presta il fianco a chi etichetta la misura in vigore da domani come una mano tesa al ‘greenwashing’ dell’usa e getta. Anche se questo significa in parte remare contro gli interessi del settore che rappresenta. “Tutto il monouso, compreso quello in bioplastica, va ridotto significativamente”, spiega a Ricicla.tv, ricordando come in passato l’Italia abbia dato prova di saperlo fare prima e meglio degli altri, anche a costo di mettersi contro l’Ue. Come quando nel 2011 scegliemmo di mettere al bando i sacchetti monouso di plastica non biodegradabile o compostabile. “Quella scelta – ricorda Bianconi – portò alla riduzione di oltre il 60% dei volumi immessi sul mercato”. (riciclanews.it)
(SC)


[1] https://www.plasticseurope.org/it/newsroom/press-releases/27032019-e-stata-adottata-la-direttiva-sulla-plastica-monouso-sup

Votato in Consiglio dei ministri il recepimento della Direttiva SUP

Nel Consiglio dei Ministri di giovedì 5 agosto 2021 è “stato votato il recepimento della cosiddetta ‘Direttiva SUP’ (Single Use Plastics), la norma europea volta a prevenire e ridurre l’impatto sull’ambiente di determinati prodotti in plastica e a promuovere una transizione verso un’economia circolare, introducendo un insieme di misure specifiche, compreso un divieto comunitario sui prodotti in plastica monouso ogni qualvolta siano disponibili alternative”. E’ quanto annuncia il Ministero della Transizione Ecologica.

Il CdM ha approvato in totale dodici decreti legislativi di attuazione di norme europee, tra cui quello di attuazione della Direttiva SUP (direttiva UE 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019).

Secondo quanto si apprende, il decreto legislativo esclude dal divieto di immissione sul mercato i prodotti plastici monouso realizzati in materiale biodegradabile e compostabile (certificato conforme allo standard europeo della norma UNI EN 13432 o UNI EN 14995), con percentuali di materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40 per cento, o superiori almeno al 60% dal 2024, secondo specifiche condizioni. Questo qualora non vi siano alternative riutilizzabili ai prodotti di plastica monouso destinati ad entrare in contatto con alimenti (Parte B dell’Allegato) e in altre specifiche condizioni.

Esclude inoltre i rivestimenti in plastica inferiori al 10% del peso totale del manufatto, che invece sono inclusi nella direttiva europea.

La messa al bando non sarà comunque immediata: la norma permette di smaltire le giacenze di piatti, posate e cannucce fino ad esaurimento scorte, a condizione che ne sia dimostrata la data di produzione o di acquisto prima dell’entrata in vigore del decreto.

Come riporta Il Sole 24 Ore la norma prevede anche misure di sostegno allimprese per la loro “riconversione” da plastica tradizionale a prodotti consentiti e incentivi sotto forma di credito d’imposta per la produzione di manufatti riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile o compostabile. Sono state inasprite le sanzioni per chi non rispetterà il dettato legislativo.

Fonte: Eco dalle Città

GreenPeace: indicazioni per il recepimento della direttiva SUP in Italia

Le scelte a cui sarà chiamato il nostro governo nelle prossime settimane impatteranno profondamente sulla capacità del Paese di accelerare la transizione verso un modello economico circolare che favorisca la riduzione del consumo di risorse naturali e della pressione esercitata dalle attività umane sugli ecosistemi. Cambiare il paradigma della crescita economica è fondamentale per ricondurre lo sviluppo sui binari della sostenibilità ed evitare i peggiori scenari delineati dalla comunità scientifica internazionale. Nel rapporto in oggetto, ci siamo concentrati sulla filiera della plastica, con particolare riguardo agli impatti ambientali legati alla diffusione e dispersione nell’ambiente degli articoli monouso: prodotti su cui l’Italia dovrà a breve intervenire col recepimento della Direttiva 2019/904/UE “sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente” (cd. Direttiva SUP 2 ) entro il prossimo 3 luglio. Non nascondiamo la nostra preoccupazione per un recepimento “al ribasso”, disallineato rispetto ai contenuti della Direttiva e più in generale rispetto al quadro di riferimento europeo sulla transizione in ottica circolare dei modelli prevalenti di produzione e consumo.

La plastica è un materiale straordinario per la sua duttilità, economicità, leggerezza e resistenza il cui abuso, soprattutto in applicazioni monouso, porta con sé uno spreco di risorse non rinnovabili che inquinano, in modo pressoché irreversibile, i nostri mari, il Pianeta e le nostre vite oltre a contribuire in maniera decisiva alla crisi climatica. La sostituzione “tout court” della plastica “fossile” con altri materiali (ivi inclusi i materiali biobased certificati come biodegradabili e compostabili) appare una scelta sbagliata, guidata da esigenze di marketing e inadeguata rispetto alla complessità delle sfide ambientali che abbiamo di fronte. La sostenibilità non è una prerogativa dei materiali, ma del modo in cui vengono utilizzati nel ciclo economico. Insieme al recepimento della Direttiva SUP, anche il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) offre al governo italiano l’occasione concreta per affrontare le sfide ambientali connesse alla diffusione del monouso in plastica, ma più in generale, del monouso.

La direttiva comunitaria sulle plastiche monouso e le azioni intraprese dagli altri paesi europei

Greenpeace nelle scorse settimane ha affidato a un consulente indipendente (Ingegnere Paolo Azzurro, consulente tecnico in materia di rifiuti ed economia circolare) la redazione del rapporto “Dalla riduzione del monouso in plastica alla riduzione del monouso: indicazioni per il recepimento della direttiva SUP in Italia” volto ad esaminare le prospettive per il recepimento della direttiva comunitaria tenendo presente il quadro normativo europeo, le iniziative intraprese da altri Stati e, infine, analizzare le misure adottate fino ad oggi nel nostro Paese.

L’uso crescente di materie plastiche in applicazioni monouso, il basso tasso di riciclo, la dispersione nell’ambiente e il contributo al cambiamento climatico hanno spinto l’Europa ad intervenire con una serie di misure collocate nel quadro più ampio del Piano d’azione sull’economia circolare e, nello specifico, nell’ambito della Strategia sulla plastica (Plastic Strategy) adottata nel 2018. I vari interventi normativi hanno l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo riutilizzabili o riciclabili “in modo efficace sotto il profilo dei costi” entro il 2030, ponendo particolare attenzione alla prevenzione e alla diffusione di soluzioni basate sul riutilizzo, al fine di ridurre il consumo di risorse naturali, la quantità di rifiuti prodotti e la dispersione degli stessi nell’ambiente. Tali direttrici sono peraltro presenti sia nel Green Deal europeo che nel nuovo Piano d’azione per l’economia circolare presentato a marzo del 2020.

La Direttiva SUP, approvata nel maggio 2019, si pone l’obiettivo di contrastare la dispersione di rifiuti da prodotti in plastica monouso nell’ambiente marino e prevede, in estrema sintesi: 1) la messa al bando di piatti, stoviglie, cannucce, bastoncini cotonati, aste per palloncini, mescolatori per bevande, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso 2) riduzione del consumo di tazze per bevande e alcuni contenitori in plastica monouso per alimenti 3) requisiti di progettazione per i contenitori in plastica o compositi per bevande (i tappi e i coperchi in plastica dovranno essere attaccati ai relativi contenitori e le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 30% di materiale riciclato entro il 2030) 4) istituzione di regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR) per alcune tipologie di prodotti in plastica diversi dagli imballaggi (filtri per prodotti a base di tabacco, palloncini, salviette umidificate e attrezzi da pesca) ed estensione della responsabilità finanziaria dei produttori degli imballaggi oggetto della Direttiva (contenitori per alimenti, involucri flessibili, contenitori per bevande, tazze, sacchetti ultraleggeri) anche ai costi necessari per la rimozione dei relativi rifiuti dispersi nell’ambiente e per il successivo trasporto e trattamento 5) obiettivi di raccolta differenziata (90% entro il 2029) per le bottiglie in plastica per bevande con capacità fino a tre litri 6) misure di sensibilizzazione e requisiti di marcatura per alcune tipologie di prodotti (per un elenco dettagliato si rimanda al report completo). Va inoltre evidenziato che la Direttiva SUP include nel suo campo di applicazione i prodotti in plastica monouso biodegradabili e compostabili. La definizione di plastica riportata all’art. 3 comma 1 della Direttiva esclude infatti i soli “polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente”. Le principali plastiche biobased comunemente utilizzate per la realizzazione di articoli in plastica monouso biodegradabili e compostabili derivano da polimeri naturali modificati chimicamente realizzati a partire dalla trasformazione degli zuccheri presenti nel mais, barbabietola, canna da zucchero e altri materiali naturali e sono pertanto inclusi nel perimetro di applicazione della Direttiva.

Il recepimento della SUP in Italia

L’approccio adottato dalle norme vigenti in Italia per contrastare la plastica monouso risulta privo di una visione sistemica e fortemente sbilanciato a favore di una sostituzione tout court con alternative monouso in plastica compostabile. La maggior parte delle misure adottate a livello nazionale, infatti, ha promosso e incentivato la sostituzione dei prodotti monouso in plastica tradizionale con gli equivalenti in bioplastica compostabile, anche in quei contesti dove sarebbe stato possibile e necessario adottare misure volte a ridurre l’utilizzo del monouso (a prescindere dal materiale utilizzato) e promuovere sistemi e modelli di business basati su prodotti riutilizzabili. Riguardo il recepimento della Direttiva SUP, va inoltre rilevato che il testo approvato in seconda lettura alla Camera (il 31 marzo 2021) del Disegno di legge di delegazione europea 2019-2020 3 , dispone, contrariamente a quanto previsto dall’Europa, che l’immissione sul mercato dei prodotti in plastica monouso di cui alla parte B dell’allegato alla Direttiva, ovvero i prodotti soggetti a restrizioni all’immissione sul mercato, dovrà essere consentita “qualora per tali prodotti non siano disponibili alternative non monouso, e purché tali prodotti siano realizzati in plastica biodegradabile e compostabile”. Tuttavia, le restrizioni previste dall’Europa riguardano sia i prodotti in plastica fossile che in plastiche biodegradabili e compostabili e non demandano ai singoli Stati membri la discrezionalità di valutare l’esistenza (o meno) di alternative (valutazione peraltro già condotta a livello europeo e propedeutica alla redazione della proposta di Direttiva) Pertanto il recepimento nazionale, se approvato nella forma attuale, sarebbe in netto contrasto con la direttiva comunitaria.

Come si stanno muovendo altri paesi europei?

Molti Paesi europei stanno intervenendo per ridurre i rifiuti alla fonte, sostituendo il monouso in plastica con alternative riutilizzabili.

La Francia, ad esempio, punta ad eliminare tutti gli imballaggi in plastica monouso presenti sul mercato nazionale entro il 2040. Un obiettivo da conseguire in maniera progressiva con la fissazione (per decreto) di obiettivi vincolanti di riduzione, riutilizzo e riciclo. Parallelamente, sono stati introdotti target di riutilizzo complessivi per tutte le tipologie di imballaggi commercializzati nel paese pari al 5% entro il 2023 ed al 10% al 2027. Dal 1° gennaio 2020 è proibito mettere a disposizione tazze, bicchieri e piatti usa e getta in plastica per il consumo sul posto negli esercizi di somministrazione e, a partire dal 1° gennaio 2023, tale divieto sarà esteso a tutte le opzioni monouso (non solo a quelle in plastica), con l’obbligo di utilizzo di opzioni riutilizzabili. Misure specifiche vengono previste anche per le bottiglie in PET per liquidi alimentari. Dal 1° gennaio 2022 gli edifici pubblici saranno tenuti ad avere almeno una fonte di acqua potabile collegata alla rete accessibile al pubblico e anche le attività di ristorazione e i locali di somministrazione di bevande daranno ai consumatori la possibilità di richiedere acqua potabile gratuita. Tali misure sono funzionali al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del numero di bottiglie in plastica monouso per bevande immesse sul mercato francese del 50% entro il 2030. L’Irlanda punta a rendere tutti gli imballaggi riutilizzabili o riciclabili entro il 2030, con interventi mirati anche sull’overpackaging, sulla progettazione e riduzione della loro complessità, oltre all’introduzione di un sistema di deposito su cauzione (DRS) per i contenitori per le bevande. La strategia irlandese estende il divieto di vendita ad alcuni oggetti non vietati dalla SUP: salviette umidificate, articoli da bagno in plastica monouso per hotel, articoli in plastica monouso utilizzati per il confezionamento di zucchero e condimenti (es. olio, salse). La Germania invece sta lavorando su misure volte ad introdurre l’obbligo (da gennaio 2023) di mettere a disposizione dei clienti contenitori riutilizzabili per il consumo di alimenti e bevande sia sul posto che da asporto in caffetterie e ristoranti. L’Olanda vuole ridurre ulteriormente il consumo di prodotti monouso in plastica previsto dalla SUP introducendo divieti di fornire gratuitamente prodotti usa e getta al cliente e obbligando a mettere a disposizione alternative riutilizzabili. L’Austria vuole introdurre il vuoto a rendere per le bottiglie, con percentuali vincolanti per l’uso di contenitori riutilizzabili, introducendo anche il deposito su cauzione e la plastic tax.

Raccomandazioni per l’Italia

Il recepimento della SUP e il PNRR sono delle concrete possibilità per ridisegnare un futuro sostenibile per il nostro Paese. Il parlamento e il governo Draghi possono scegliere di replicare quanto di buono già messo in atto da altri Paesi e adottare misure che favoriscano la diffusione dei modelli basati su prevenzione riuso, riducendo al minimo il monouso e i rifiuti che ne derivano. Le nostre raccomandazioni, dettagliate nel capitolo 8 del rapporto, mirano ad aumentare il “livello di ambizione” del nostro Paese in fase di recepimento della Direttiva SUP e, più in generale, intendono fornire un contributo ai fini della definizione delle politiche nazionali volte a ridurre la produzione di rifiuti e il consumo di risorse naturali legato alla diffusione dei prodotti monouso. Le misure proposte spaziano dall’introduzione di target vincolanti di riduzione e riuso per gli imballaggi e gli articoli monouso, alla definizione di incentivi economici volti a promuovere la nascita e il consolidamento di nuovi modelli di business basati sull’utilizzo di prodotti riutilizzabili e della vendita di prodotti sfusi, fino all’introduzione di misure di carattere regolamentare che garantiscano il progressivo abbandono dell’usa e getta nella somministrazione di alimenti e bevande sia per il consumo sul posto che da asporto.

Certo è che se l’impostazione data finora dal parlamento italiano al recepimento della SUP dovesse essere confermata, sembra difficile che tale recepimento sia accettabile dagli organi comunitari competenti. Greenpeace è pronta a fare la sua parte negli interessi del mare, del Pianeta e della collettività.

Leggi rapporto completo

Usa e getta o permanenti? LCA definitiva

Il tema del “Plastic free”, oggetto dell’ultimo volume monografico di ESPER “Plastic Free? Lotta al monouso e corretta gestione della plastica“, ha animato l’ultima estate pre-covid, con un alto numero di ordinanze Comunali (spesso oggetto di ricorsi e sottoposte a revisioni). L’individuazione di un nemico in un materiale e non nel suo utilizzo rischia di portare ad una sostituzione 1 a 1 con materiali compostabili che allevierebbero leggermente il problema, senza tuttavia risolverlo.
Nelle ultime settimane, hanno inoltre fatto scalpore (e si sono guadagnate grandi titoli su giornali e una significativa evidenza su tutti i media) analisi LCA con cui si affermava che l’usa e getta fosse ambientalmente più vantaggioso del permanente. Un’analisi assai discutibile e basata su premesse opinabili a cui ha fatto seguito la risposta di Zero Waste Europe.

Oggi arriva la risposta istituzionale.

In risposta alla richiesta degli Stati membri alla quarta sessione dell’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite nel marzo 2019, il rapporto “Addressing Single-Use Plastic Products Pollution using a Life Cycle Approach” descrive le azioni intraprese dagli Stati membri per affrontare l’inquinamento da prodotti in plastica monouso (SUPP) e
una sintesi delle raccomandazioni di una serie di meta-studi LCA sugli impatti ambientali dell’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica monouso rispetto alle loro alternative.
Una scoperta critica di questo lavoro è che il “monouso” è più problematico della “plastica”. Gli Stati membri sono incoraggiati a sostenere, promuovere e incentivare le azioni che portano a mantenere le risorse nell’economia al loro massimo valore il più a lungo possibile, sostituendo i prodotti di plastica monouso con prodotti riutilizzabili come parte di un approccio di economia circolare. Questo richiederà un cambiamento dei sistemi. (SC)

Scarica la pubblicazione (in inglese)

Plastica monouso, direttiva SUP. Costa plaude a legge di delegazione: ‘Bene emendamento su plastiche biodegradabili’

L’annuncio del ministro dell’Ambiente: “Nel ddl appena approvato al Senato misure importanti a tutela dell’ambiente, come quella sull’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili al posto della plastica per i contenitori monouso, bicchieri inclusi, che entrano in contatto con gli alimenti”

“Nel ddl delegazione europea appena approvato al Senato, e che ora passa all’esame della Camera, ci sono misure importanti a tutela dell’ambiente, come quella che prevede l’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili al posto della plastica per i contenitori monouso, bicchieri inclusi, che entrano in contatto con gli alimenti”. Così in una nota il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

“Parliamo di quel tipo di alimenti per cui non sia possibile utilizzare altri materiali” aggiunge Costa. “Grazie al lavoro svolto dal Movimento 5 Stelle al Senato potremo adesso recepire in modo corretto e senza incertezze la direttiva europea. È una misura ambientale importante, che dà un ulteriore contributo alla lotta contro l’utilizzo delle plastiche monouso e fornisce al contempo maggiori certezze alle numerosissime imprese del settore”.

L’approvazione della legge di delegazione è arrivata con 134 sì, 54 no e 31 astenuti. Il provvedimento dà attuazione a oltre 30 direttive e adegua l’ordinamento a 18 regolamenti in numerose materie. Diverse le novità introdotte durante l’esame a Palazzo Madama. Tra le materie trattate, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’energia elettrica, le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare, il codice europeo delle comunicazioni elettroniche in vista dello sviluppo delle nuove reti 5G, la tutela del diritto d’autore nel mercato digitale, l’agenzia per la cybersicurezza, le nuove misure sulle banche.