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GreenPeace: indicazioni per il recepimento della direttiva SUP in Italia

Le scelte a cui sarà chiamato il nostro governo nelle prossime settimane impatteranno profondamente sulla capacità del Paese di accelerare la transizione verso un modello economico circolare che favorisca la riduzione del consumo di risorse naturali e della pressione esercitata dalle attività umane sugli ecosistemi. Cambiare il paradigma della crescita economica è fondamentale per ricondurre lo sviluppo sui binari della sostenibilità ed evitare i peggiori scenari delineati dalla comunità scientifica internazionale. Nel rapporto in oggetto, ci siamo concentrati sulla filiera della plastica, con particolare riguardo agli impatti ambientali legati alla diffusione e dispersione nell’ambiente degli articoli monouso: prodotti su cui l’Italia dovrà a breve intervenire col recepimento della Direttiva 2019/904/UE “sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente” (cd. Direttiva SUP 2 ) entro il prossimo 3 luglio. Non nascondiamo la nostra preoccupazione per un recepimento “al ribasso”, disallineato rispetto ai contenuti della Direttiva e più in generale rispetto al quadro di riferimento europeo sulla transizione in ottica circolare dei modelli prevalenti di produzione e consumo.

La plastica è un materiale straordinario per la sua duttilità, economicità, leggerezza e resistenza il cui abuso, soprattutto in applicazioni monouso, porta con sé uno spreco di risorse non rinnovabili che inquinano, in modo pressoché irreversibile, i nostri mari, il Pianeta e le nostre vite oltre a contribuire in maniera decisiva alla crisi climatica. La sostituzione “tout court” della plastica “fossile” con altri materiali (ivi inclusi i materiali biobased certificati come biodegradabili e compostabili) appare una scelta sbagliata, guidata da esigenze di marketing e inadeguata rispetto alla complessità delle sfide ambientali che abbiamo di fronte. La sostenibilità non è una prerogativa dei materiali, ma del modo in cui vengono utilizzati nel ciclo economico. Insieme al recepimento della Direttiva SUP, anche il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) offre al governo italiano l’occasione concreta per affrontare le sfide ambientali connesse alla diffusione del monouso in plastica, ma più in generale, del monouso.

La direttiva comunitaria sulle plastiche monouso e le azioni intraprese dagli altri paesi europei

Greenpeace nelle scorse settimane ha affidato a un consulente indipendente (Ingegnere Paolo Azzurro, consulente tecnico in materia di rifiuti ed economia circolare) la redazione del rapporto “Dalla riduzione del monouso in plastica alla riduzione del monouso: indicazioni per il recepimento della direttiva SUP in Italia” volto ad esaminare le prospettive per il recepimento della direttiva comunitaria tenendo presente il quadro normativo europeo, le iniziative intraprese da altri Stati e, infine, analizzare le misure adottate fino ad oggi nel nostro Paese.

L’uso crescente di materie plastiche in applicazioni monouso, il basso tasso di riciclo, la dispersione nell’ambiente e il contributo al cambiamento climatico hanno spinto l’Europa ad intervenire con una serie di misure collocate nel quadro più ampio del Piano d’azione sull’economia circolare e, nello specifico, nell’ambito della Strategia sulla plastica (Plastic Strategy) adottata nel 2018. I vari interventi normativi hanno l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo riutilizzabili o riciclabili “in modo efficace sotto il profilo dei costi” entro il 2030, ponendo particolare attenzione alla prevenzione e alla diffusione di soluzioni basate sul riutilizzo, al fine di ridurre il consumo di risorse naturali, la quantità di rifiuti prodotti e la dispersione degli stessi nell’ambiente. Tali direttrici sono peraltro presenti sia nel Green Deal europeo che nel nuovo Piano d’azione per l’economia circolare presentato a marzo del 2020.

La Direttiva SUP, approvata nel maggio 2019, si pone l’obiettivo di contrastare la dispersione di rifiuti da prodotti in plastica monouso nell’ambiente marino e prevede, in estrema sintesi: 1) la messa al bando di piatti, stoviglie, cannucce, bastoncini cotonati, aste per palloncini, mescolatori per bevande, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso 2) riduzione del consumo di tazze per bevande e alcuni contenitori in plastica monouso per alimenti 3) requisiti di progettazione per i contenitori in plastica o compositi per bevande (i tappi e i coperchi in plastica dovranno essere attaccati ai relativi contenitori e le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 30% di materiale riciclato entro il 2030) 4) istituzione di regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR) per alcune tipologie di prodotti in plastica diversi dagli imballaggi (filtri per prodotti a base di tabacco, palloncini, salviette umidificate e attrezzi da pesca) ed estensione della responsabilità finanziaria dei produttori degli imballaggi oggetto della Direttiva (contenitori per alimenti, involucri flessibili, contenitori per bevande, tazze, sacchetti ultraleggeri) anche ai costi necessari per la rimozione dei relativi rifiuti dispersi nell’ambiente e per il successivo trasporto e trattamento 5) obiettivi di raccolta differenziata (90% entro il 2029) per le bottiglie in plastica per bevande con capacità fino a tre litri 6) misure di sensibilizzazione e requisiti di marcatura per alcune tipologie di prodotti (per un elenco dettagliato si rimanda al report completo). Va inoltre evidenziato che la Direttiva SUP include nel suo campo di applicazione i prodotti in plastica monouso biodegradabili e compostabili. La definizione di plastica riportata all’art. 3 comma 1 della Direttiva esclude infatti i soli “polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente”. Le principali plastiche biobased comunemente utilizzate per la realizzazione di articoli in plastica monouso biodegradabili e compostabili derivano da polimeri naturali modificati chimicamente realizzati a partire dalla trasformazione degli zuccheri presenti nel mais, barbabietola, canna da zucchero e altri materiali naturali e sono pertanto inclusi nel perimetro di applicazione della Direttiva.

Il recepimento della SUP in Italia

L’approccio adottato dalle norme vigenti in Italia per contrastare la plastica monouso risulta privo di una visione sistemica e fortemente sbilanciato a favore di una sostituzione tout court con alternative monouso in plastica compostabile. La maggior parte delle misure adottate a livello nazionale, infatti, ha promosso e incentivato la sostituzione dei prodotti monouso in plastica tradizionale con gli equivalenti in bioplastica compostabile, anche in quei contesti dove sarebbe stato possibile e necessario adottare misure volte a ridurre l’utilizzo del monouso (a prescindere dal materiale utilizzato) e promuovere sistemi e modelli di business basati su prodotti riutilizzabili. Riguardo il recepimento della Direttiva SUP, va inoltre rilevato che il testo approvato in seconda lettura alla Camera (il 31 marzo 2021) del Disegno di legge di delegazione europea 2019-2020 3 , dispone, contrariamente a quanto previsto dall’Europa, che l’immissione sul mercato dei prodotti in plastica monouso di cui alla parte B dell’allegato alla Direttiva, ovvero i prodotti soggetti a restrizioni all’immissione sul mercato, dovrà essere consentita “qualora per tali prodotti non siano disponibili alternative non monouso, e purché tali prodotti siano realizzati in plastica biodegradabile e compostabile”. Tuttavia, le restrizioni previste dall’Europa riguardano sia i prodotti in plastica fossile che in plastiche biodegradabili e compostabili e non demandano ai singoli Stati membri la discrezionalità di valutare l’esistenza (o meno) di alternative (valutazione peraltro già condotta a livello europeo e propedeutica alla redazione della proposta di Direttiva) Pertanto il recepimento nazionale, se approvato nella forma attuale, sarebbe in netto contrasto con la direttiva comunitaria.

Come si stanno muovendo altri paesi europei?

Molti Paesi europei stanno intervenendo per ridurre i rifiuti alla fonte, sostituendo il monouso in plastica con alternative riutilizzabili.

La Francia, ad esempio, punta ad eliminare tutti gli imballaggi in plastica monouso presenti sul mercato nazionale entro il 2040. Un obiettivo da conseguire in maniera progressiva con la fissazione (per decreto) di obiettivi vincolanti di riduzione, riutilizzo e riciclo. Parallelamente, sono stati introdotti target di riutilizzo complessivi per tutte le tipologie di imballaggi commercializzati nel paese pari al 5% entro il 2023 ed al 10% al 2027. Dal 1° gennaio 2020 è proibito mettere a disposizione tazze, bicchieri e piatti usa e getta in plastica per il consumo sul posto negli esercizi di somministrazione e, a partire dal 1° gennaio 2023, tale divieto sarà esteso a tutte le opzioni monouso (non solo a quelle in plastica), con l’obbligo di utilizzo di opzioni riutilizzabili. Misure specifiche vengono previste anche per le bottiglie in PET per liquidi alimentari. Dal 1° gennaio 2022 gli edifici pubblici saranno tenuti ad avere almeno una fonte di acqua potabile collegata alla rete accessibile al pubblico e anche le attività di ristorazione e i locali di somministrazione di bevande daranno ai consumatori la possibilità di richiedere acqua potabile gratuita. Tali misure sono funzionali al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del numero di bottiglie in plastica monouso per bevande immesse sul mercato francese del 50% entro il 2030. L’Irlanda punta a rendere tutti gli imballaggi riutilizzabili o riciclabili entro il 2030, con interventi mirati anche sull’overpackaging, sulla progettazione e riduzione della loro complessità, oltre all’introduzione di un sistema di deposito su cauzione (DRS) per i contenitori per le bevande. La strategia irlandese estende il divieto di vendita ad alcuni oggetti non vietati dalla SUP: salviette umidificate, articoli da bagno in plastica monouso per hotel, articoli in plastica monouso utilizzati per il confezionamento di zucchero e condimenti (es. olio, salse). La Germania invece sta lavorando su misure volte ad introdurre l’obbligo (da gennaio 2023) di mettere a disposizione dei clienti contenitori riutilizzabili per il consumo di alimenti e bevande sia sul posto che da asporto in caffetterie e ristoranti. L’Olanda vuole ridurre ulteriormente il consumo di prodotti monouso in plastica previsto dalla SUP introducendo divieti di fornire gratuitamente prodotti usa e getta al cliente e obbligando a mettere a disposizione alternative riutilizzabili. L’Austria vuole introdurre il vuoto a rendere per le bottiglie, con percentuali vincolanti per l’uso di contenitori riutilizzabili, introducendo anche il deposito su cauzione e la plastic tax.

Raccomandazioni per l’Italia

Il recepimento della SUP e il PNRR sono delle concrete possibilità per ridisegnare un futuro sostenibile per il nostro Paese. Il parlamento e il governo Draghi possono scegliere di replicare quanto di buono già messo in atto da altri Paesi e adottare misure che favoriscano la diffusione dei modelli basati su prevenzione riuso, riducendo al minimo il monouso e i rifiuti che ne derivano. Le nostre raccomandazioni, dettagliate nel capitolo 8 del rapporto, mirano ad aumentare il “livello di ambizione” del nostro Paese in fase di recepimento della Direttiva SUP e, più in generale, intendono fornire un contributo ai fini della definizione delle politiche nazionali volte a ridurre la produzione di rifiuti e il consumo di risorse naturali legato alla diffusione dei prodotti monouso. Le misure proposte spaziano dall’introduzione di target vincolanti di riduzione e riuso per gli imballaggi e gli articoli monouso, alla definizione di incentivi economici volti a promuovere la nascita e il consolidamento di nuovi modelli di business basati sull’utilizzo di prodotti riutilizzabili e della vendita di prodotti sfusi, fino all’introduzione di misure di carattere regolamentare che garantiscano il progressivo abbandono dell’usa e getta nella somministrazione di alimenti e bevande sia per il consumo sul posto che da asporto.

Certo è che se l’impostazione data finora dal parlamento italiano al recepimento della SUP dovesse essere confermata, sembra difficile che tale recepimento sia accettabile dagli organi comunitari competenti. Greenpeace è pronta a fare la sua parte negli interessi del mare, del Pianeta e della collettività.

Leggi rapporto completo

Usa e getta o permanenti? LCA definitiva

Il tema del “Plastic free”, oggetto dell’ultimo volume monografico di ESPER “Plastic Free? Lotta al monouso e corretta gestione della plastica“, ha animato l’ultima estate pre-covid, con un alto numero di ordinanze Comunali (spesso oggetto di ricorsi e sottoposte a revisioni). L’individuazione di un nemico in un materiale e non nel suo utilizzo rischia di portare ad una sostituzione 1 a 1 con materiali compostabili che allevierebbero leggermente il problema, senza tuttavia risolverlo.
Nelle ultime settimane, hanno inoltre fatto scalpore (e si sono guadagnate grandi titoli su giornali e una significativa evidenza su tutti i media) analisi LCA con cui si affermava che l’usa e getta fosse ambientalmente più vantaggioso del permanente. Un’analisi assai discutibile e basata su premesse opinabili a cui ha fatto seguito la risposta di Zero Waste Europe.

Oggi arriva la risposta istituzionale.

In risposta alla richiesta degli Stati membri alla quarta sessione dell’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite nel marzo 2019, il rapporto “Addressing Single-Use Plastic Products Pollution using a Life Cycle Approach” descrive le azioni intraprese dagli Stati membri per affrontare l’inquinamento da prodotti in plastica monouso (SUPP) e
una sintesi delle raccomandazioni di una serie di meta-studi LCA sugli impatti ambientali dell’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica monouso rispetto alle loro alternative.
Una scoperta critica di questo lavoro è che il “monouso” è più problematico della “plastica”. Gli Stati membri sono incoraggiati a sostenere, promuovere e incentivare le azioni che portano a mantenere le risorse nell’economia al loro massimo valore il più a lungo possibile, sostituendo i prodotti di plastica monouso con prodotti riutilizzabili come parte di un approccio di economia circolare. Questo richiederà un cambiamento dei sistemi. (SC)

Scarica la pubblicazione (in inglese)

Plastica monouso, direttiva SUP. Costa plaude a legge di delegazione: ‘Bene emendamento su plastiche biodegradabili’

L’annuncio del ministro dell’Ambiente: “Nel ddl appena approvato al Senato misure importanti a tutela dell’ambiente, come quella sull’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili al posto della plastica per i contenitori monouso, bicchieri inclusi, che entrano in contatto con gli alimenti”

“Nel ddl delegazione europea appena approvato al Senato, e che ora passa all’esame della Camera, ci sono misure importanti a tutela dell’ambiente, come quella che prevede l’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili al posto della plastica per i contenitori monouso, bicchieri inclusi, che entrano in contatto con gli alimenti”. Così in una nota il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

“Parliamo di quel tipo di alimenti per cui non sia possibile utilizzare altri materiali” aggiunge Costa. “Grazie al lavoro svolto dal Movimento 5 Stelle al Senato potremo adesso recepire in modo corretto e senza incertezze la direttiva europea. È una misura ambientale importante, che dà un ulteriore contributo alla lotta contro l’utilizzo delle plastiche monouso e fornisce al contempo maggiori certezze alle numerosissime imprese del settore”.

L’approvazione della legge di delegazione è arrivata con 134 sì, 54 no e 31 astenuti. Il provvedimento dà attuazione a oltre 30 direttive e adegua l’ordinamento a 18 regolamenti in numerose materie. Diverse le novità introdotte durante l’esame a Palazzo Madama. Tra le materie trattate, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’energia elettrica, le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare, il codice europeo delle comunicazioni elettroniche in vista dello sviluppo delle nuove reti 5G, la tutela del diritto d’autore nel mercato digitale, l’agenzia per la cybersicurezza, le nuove misure sulle banche.