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I CAM nella pubblica amministrazione, report di una norma che non funziona

Il 12 febbraio alla Camera dei Deputati è stata presentata l’indagine sul livello di applicazione dei Criteri ambientali minimi (CAM)- resi obbligatori dall’articolo 34 del Codice degli Appalti realizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla società di consulenza Punto 3 Srl, con il supporto di due realtà economiche da sempre impegnate nella green economy: il Consorzio Ecopneus e Sumus Italia Srl.

I dati raccolti grazie al monitoraggio forniscono informazioni sulle tendenze in atto presso gli associati mettendo in rilievo motivazioni, esigenze, numero di bandi pubblicati con e senza Criteri Ambientali Minimi (CAM) ed importi complessivi delle gare con e senza criteri verdi.

Gli strumenti utilizzati per la realizzazione dell’indagine sono rappresentati dalle schede di monitoraggio e da domande a risposta multipla relative alle esigenze ed alle difficoltà nell’applicazione dei CAM nelle politiche di approvvigionamento pubblico, comprensive di focus tematici afferenti gli ambiti di attività di Sumus Italia e del Consorzio Ecopneus. Sono state inoltre utilizzate le informazioni disponibili online sui siti web dei Comuni coinvolti, per la verifica della completezza dei dati a disposizione.

La realizzazione del monitoraggio si è sviluppata in diverse fasi già a partire dalle scelte fatte in merito al campione selezionato ed alla modalità di coinvolgimento dei Comuni aderenti all’Associazione dei Comuni Virtuosi. In prima battuta la segreteria dell’Associazione dei Comuni Virtuosi ha inviato una e-mail ed una PEC con al totale dei comuni aderenti all’associazione. Successivamente, anche alla luce delle risposte ricevute, sono stati stabiliti dei criteri per la scelta del campione da sottoporre ad azioni di recall.

Complessivamente l’indagine ha riguardato le procedure di approvvigionamento- riferite all’anno 2017- di 40 Comuni (su un totale di 102) rappresentativi di tutte le tipologie di soci dell’associazione dei Comuni Virtuosi. Dall’indagine emerge che il 55% di questi Comuni non applica i CAM in nessuna categoria merceologica. Le maggiori percentuali di bandi con Criteri Ambientali Minimi rispetto al totale dei bandi di settore, risultano essere quelli relativi alle forniture di carta per ufficio (60%), al servizio di ristorazione (50%) ed alle forniture di apparecchiature elettriche ed elettroniche per ufficio (43%), unitamente alla fornitura di arredi (43%) ed al servizio di gestione dei rifiuti (42%). In valore assoluto, invece, il maggior numero di bandi aggiudicati nel 2017 con CAM si riscontra per le forniture di prodotti elettrici ed elettronici (26 bandi con CAM).  Molto bassa la percentuale di applicazione dei CAM relativi all’acquisizione di veicoli adibiti al trasporto su strada (6%), ai servizi di gestione del verde pubblico (6%) e all’Edilizia (5%).

Analizzano, invece, i dati in forma aggregata emerge che il 34% della spesa complessiva prevede l’applicazione dei CAM, mentre la percentuale di bandi contenenti Criteri Ambientali Minimi è del 21%.

L’appuntamento di oggi – ha affermato Marco Boschini – coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi conferma quanto emerso dal report. Affinché la legge sui CAM trovi effettiva applicazione occorre una visione di insieme. Serve senso di responsabilità e convergenza di vedute. Come Associazione siamo fortemente motivati a promuovere la formazione e a valorizzare le eccellenze dei nostri comuni.”

Hanno ‘ospitato’ la presentazione presso la sala Stampa della Camera gli On. Rossella Muroni e Luca Pastorino di Liberi e Uguali.

Per favorire uno sviluppo più equo e sostenibile – ha commentato la deputata di LeU Rossella Muroni – servono politiche adeguate e coerenti, occorre orientare l’innovazione verso l’efficienza e il futuro, così come serve orientare la spesa pubblica verso la green economy. Per questo è importante che il nuovo Codice degli Appalti abbia previsto l’obbligo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli approvvigionamenti degli Enti Pubblici. Un fronte strategico su cui, come testimonia questa indagine, stiamo facendo passi avanti ma sul quale c’è ancora molta strada da fare”.

Nella mia esperienza da sindaco ho sempre trovato una sensibilità forte sul tema. Questa Legge di Bilancio ha lasciato da parte le politiche ambientali, nonostante le aperture inizialmente arrivate dal governo. Il report presentato oggi deve essere uno stimolo per il Parlamento a prendere una precisa direzione. Ma per farlo serve un legislatore lungimirante, occorre una vera volontà politica”, ha affermato Luca Pastorino, deputato e segretario di presidenza alla Camera per Liberi e Uguali.

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Fonte: Comuni Virtuosi

Criteri ambientali minimi: il 30% dei Comuni non li applica

Ad Ecoforum, il Convegno per promuovere le migliori esperienze e lo sviluppo pieno dell’economia circolare made in Italy, Legambiente ha presentato in anteprima i risultati di un’indagine di monitoraggio sull’attuazione del GPP, da cui emerge che: una consistente fetta dei Comuni italiani non li applica tuttora; a livello di Regioni sono quelli di Sardegna e Trentino-Alto Adige i più virtuosi; tra i Criteri Ambientali Minimi più adottati risultano quelli per le categorie di rifiuti, carta e riscaldamento, male invece gli appalti per opere edili, acquisto di arredi, apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Durante la seconda giornata di Ecoforum. L’economia circolare dei rifiuti (Roma, 26-27 giugno 2018) è stata presentata una anteprima del monitoraggio sul comportamento dei comuni italiani nell’attuazione concreta delle norme relative al Green Public Procurement (GPP), che verrà lanciato nel prossimo autunno dall’ Osservatorio “Appalti Verdi”, costituito da Legambiente in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi. 

L’Italia con l’approvazione della Legge n. 221/2015 recante “disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (il cosiddetto “Collegato ambientale”) è stato il primo Paese membro dell’UE ad introdurre l’obbligo del ricorso agli appalti pubblici verdi.

Tale obbligo è stato poi confermato dal D.lgs. 18 aprile 2016 recante: “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture” (il cosiddetto “Codice degli Appalti”).

In particolare l’art. 34 (comma 1, comma 2 e comma 3) stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di inserire, per affidamenti di qualunque importo, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) nelle categorie di forniture, di affidamenti di servizi e lavori in cui i CAM sono stati approvati. Inoltre, all’art. 213 si stabilisce che Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), avvalendosi dell’Osservatorio dei contratti pubblici, deve occuparsi del monitoraggio del grado di applicazione dei Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici. 

Con il Protocollo di Intesa per gli appalti verdi della PA sottoscritto dall’ex Ministro dell’Ambiente Galletti e dal Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Cantone, oltre a rafforzare il ruolo quale Authority di regolazione del settore, l’ANAC fornirà supporto alle Stazioni appaltanti per migliorare le competenze sull’applicazione del nuovo Codice appalti per quanto attiene ai Criteri Ambientali Minimi.

Il monitoraggio degli acquisti è necessario per quantificare i risultati ottenuti sia in termini ambientali sia in termini economici, poiché una politica di GPP concreta mira sia alla riduzione degli impatti ambientali che alla razionalizzazione della spesa e dei consumi della Pubblica Amministrazione.

Al questionario, distribuito da Legambiente, hanno risposto 1.048 amministrazioni comunali: circa il 30% non applica ancora i Criteri ambientali minimi. Se a livello nazionale l’applicazione della normativa stenta a decollare, il panorama regionale appare diversificato e con esempi virtuosi.

Tra le Regioni del Sud, ad esempio, alcune (in particolare la Regione Sardegna, leader nazionale nelle politiche per il GPP, la Regione Basilicata, capofila del progetto europeo GPP Best; la Regione Puglia) hanno utilizzato le risorse comunitarie per approvare dei Piani d’Azione per il GPP, che ne hanno previsto la promozione e la diffusione presso le amministrazioni comunali.

fonte: slide di presentazione di Dana Vicino (Fondazione Ecosistemi)

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti (27,48%), carta(24,42%), riscaldamento e illuminazione (18,51%), seguiti da gestione delle pulizie (18,41%) eristorazione collettiva (15,93%).
Insufficienti
, invece, le applicazioni nel settore edile, con solo il 5,82% dei casi di applicazione, per gli arredi interni (6,10%), apparecchiature elettriche e elettroniche (9,54%) e arredo urbano (9,92).

Nel complesso, le Regioni in cui i comuni risultano essere particolarmente attivi nell’attuazione del GPP, sono la Sardegna e il Trentino – Alto Adige.

La Regione Sardegna non presenta amministrazioni comunali che non adottano il GPP. Le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono 8, tra cui la gestione dei rifiuti e la ristorazione collettiva (entrambe 62,5%), la carta e la gestione delle pulizie (entrambi al 56,25%), la gestione del verde pubblico (al 50%), il riscaldamento e l’illuminazione, gli arredi per interni e l’acquisto di apparecchiature elettriche ed elettroniche (tutti e tre al 43,75).

Anche il Trentino – Alto Adige non presenta amministrazioni comunali che non adottano mai il GPP, e le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono pure 8: la carta (70,23%), la gestione delle pulizie e il riscaldamento e l’illuminazione (entrambi al 67,85%), la gestione dei rifiuti (55,95%), la gestione del verde pubblico (addirittura al 48,80%), all’arredo urbano (47,61%), i materiali edili (41,66%) e la ristorazione collettiva (40,47%).

La spesa della Pubblica Amministrazione per acquisto di beni e servizi (pari ad oltre 170 miliardi di euro) è una leva importante per orientare verso la sostenibilità ambientale il mercato – ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell’Ufficio Economia civile di Legambiente, che coordinerà le attività dell’Osservatorio – Attraverso una corretta e diffusa applicazione del GPP è possibile raggiungere l’obiettivo di ‘riconvertire’ verso gli acquisti verdi una quota del 30% di questa spesa pubblica: oltre 50 miliardi di euro che potrebbero far crescere un tessuto, già esistente, di imprese che competono puntando sulla qualità ambientale

Fonte: Regioni&Ambiente