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Lo stop di bar e ristoranti fa scendere la differenziata del vetro:-20%

Se il ciclo del riciclo del vetro in Italia non si è ancora bloccato è merito dei cittadini che, nonostante la quarantena, non abbandonano le buone pratiche quotidiane e, parallelamente, dei lavoratori che gestiscono il servizio di raccolta dei rifiuti urbani e di quelli che ne assicurano il successivo recupero e riciclo nella produzione di nuovi imballaggi in vetro.

Nel corso degli ultimi 40 giorni, la quantità di materiale raccolto nelle città italiane si è ridotta del 20% circa. Meno della metà rispetto a quanto preventivabile in seguito alla chiusura forzata di bar, ristoranti e hotel avvenuta il 5 marzo scorso. Secondo le stime CoReVe, infatti, tra il 40 e il 45% del totale dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti e raccolti proviene, in condizioni normali, da questo circuito (HORECA). Quindi, si poteva temere una riduzione della disponibilità di rottame di vetro, destinato agli impianti di trattamento, di proporzioni simili. Così non è stato, per ora. Probabilmente, perché il distanziamento sociale ha determinato un incremento nel consumo domestico di imballaggi che, alla fine, ha in parte compensato presso le famiglie il calo dovuto alla chiusura delle attività ricettive. Anche se, per vedere gli effetti compiuti dell’emergenza sanitaria in corso e della chiusura delle attività non essenziali, si ritiene di dover aspettare almeno la fine di aprile.

“In questo quadro – commenta il presidente di CoReVe, il Consorzio Nazionale di Recupero del Vetro, Gianni Scotti – voglio per prima cosa ringraziare i lavoratori che in questi giorni difficili stanno garantendo questo servizio essenziale per i cittadini. Tutti noi siamo impegnati per garantire il perfetto funzionamento del ciclo e riciclo del vetro, ma è indubbio che gli operatori della raccolta sono quelli in prima linea e dunque i più esposti ai rischi del contagio. Assieme a loro, il nostro ringraziamento va agli operatori delle vetrerie e degli impianti di trattamento. Forza lavoro essenziale che deve essere dotata di tutti i dispositivi di sicurezza individuali necessari”

“Guai però – prosegue Gianni Scotti – ad allentare l’attenzione sulla qualità della raccolta differenziata, requisito fondamentale per l’effettivo avvio a riciclo dei rifiuti raccolti, soprattutto in un momento nel quale le vetrerie del Paese stanno marciando ancora su buoni, mentre i quantitativi di materiale differenziato calano in modo sensibile; oggi la contrazione sembra essere del 20% ma, alla lunga, potrebbe essere del 30% o più. Non sprecare quanto raccolto, per la presenza di inquinanti, è dunque cruciale. Anche ai tempi del Coronavirus va infatti garantita la sostenibilità del sistema produttivo italiano, scongiurando la paralisi di un settore trainante l’economia circolare del Paese per mancanza di materiale di qualità adeguata alle esigenze delle vetrerie. Per questo invito, una volta di più, tutti i cittadini italiani a proseguire con il loro impegno per mantenere una corretta raccolta differenziata degli imballaggi di vetro, prestando la massima attenzione alla qualità del materiale conferito”.

Fonte: E-Gazette

Rifiuti: è allarme per il blocco del riciclo

Emergenza rifiuti: un rischio reale per tutta l’Italia. A lanciare l’allarme il Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi che si occupa del ritiro dei materiali della raccolta differenziata. Il Conai paventa il «rischio che si possa arrivare a una sospensione del ritiro dei rifiuti urbani».

Insomma, l’emergenza sanitaria e il conseguente rallentamento di alcune attività industriali, il blocco totale di molte altre, stanno inceppando la filiera della raccolta differenziata. Ciò determina la saturazione degli stoccaggi sia di impianti di riciclo (al collasso una trentina di piattaforme di separazione delle plastiche) sia dei termovalorizzatori (60 in Italia, concentrati per lo più al Nord). La situazione, a quanto sembra, è più fragile al Sud, poiché quest’area del Paese è dotata di un minor numero di impianti.

Il Conai ha chiesto un immediato confronto sul tema con Governo e Regioni e lo ha fatto con una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio dei ministri, al capo della Protezione Civile, ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, dell’Economia e delle Finanze e al presidente dell’Anci. «La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata con conseguenze gravissime sull’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato – afferma il presidente Giorgio Quagliuolo– stiamo galoppando verso una grave emergenza che questa volta interessa l’intero territorio nazionale».

Ieri il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha chiarito: «Siamo in prima linea anche per affrontare i problemi che il Covid19 sta determinando nel campo dei rifiuti, anche in riferimento a quelli ospedalieri. Abbiamo prodotto una serie di indicazioni, considerando le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Le Agenzie regionali hanno approvato all’unanimità le linee tecniche redatte».

Ma cosa ostacola il processo di raccolta differenziata e riciclo? Per la plastica, le maggiori criticità si registrano nella gestione degli scarti non riciclabili, ossia il plasmix. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, infatti, si sta azzerando la possibilità di utilizzo finale del plasmix (60%) nei cementifici, che lo usano come collante, a causa della chiusura di questi ultimi. Quanto alla plastica riciclata – pari al 45,5% del materiale immesso al consumo nazionale – viene di solito esportata, con quote significative. Ma tali esportazioni sono sospese. Poi c’è la plastica che viene riciclata dall’industria italiana, in prima fila quella del giocattolo e dell’arredo urbano, ma queste aziende oggi sono chiuse perché non considerate strategiche.

I rifiuti di imballaggi in acciaio, vengono di solito raccolti in piattaforme (rottamài) e riciclati nelle acciaierie: ne sono chiuse – dice il Conai – quattro su cinque. Lavora solo una acciaieria in Sicilia che riesce così a garantire uno sbocco per il materiale che arriva da Puglia, Calabria e Sicilia stessa. Il punto critico per l’acciaio sono i rottamài, ultimo passaggio prima dell’acciaieria: questi non hanno autonomia e presto dovranno interrompere i ritiri. Processo inceppato anche per gli imballaggi in alluminio: delle 3 fonderie di cui si avvale Cial (il consorzio aderente a Conai per l’alluminio), una è chiusa. Un’altra, quella di Bergamo, lavora a ritmo ridotto.

Le cartiere hanno problemi di tipo logistico, in particolare nella fascia adriatica, per la mancanza dei ritornisti, trasportatori senza carico al ritorno che quindi non sono disponibili o lo sono a costi elevati. Per quanto riguarda il legno, «tutti i pannellifici hanno chiuso», segnala il Conai – in pochi giorni anche le piattaforme del legno si satureranno. Solo per il vetro non ci sono problemi: le vetrerie lavorano e richiedono molto materiale.

Alle difficoltà registrate nelle aziende che ritirano e riutilizzano il materiale recuperato, poi, si aggiungono quelle di carattere sanitario per chi lavora negli impianti di gestione dei rifiuti, il cui impegno è essenziale alla collettività.

Il Conai propone interventi immediati. «Almeno quattro modifiche alle norme in vigore – elenca Quagliuolo –. Innanzitutto aumentare la capacità annua e istantanea di stoccaggio di tutti gli impianti già autorizzati alle operazioni di gestione dei rifiuti, fino a raddoppiarla. Inoltre, aumentare anche la capacità termica consentita dalla legge di tutti i termocombustori esistenti, fino a saturazione. Semplificare in terzo luogo le procedure burocratiche necessarie per l’accesso alle discariche. E infine autorizzare spazi e capacità aggiuntive per il trattamento e lo smaltimento delle frazioni non riciclabili, che in questa fase non trovano sbocco nella termovalorizzazione». Provvedimenti che sono stati adottati in passato in precedenti fasi emergenziali.

È bene ricordare che in Italia il sistema di recupero e riciclo degli imballaggi ha raggiunto livelli da primato: se l’Europa chiede infatti che venga riciclato il 65% degli imballaggi entro il 2025, l’Italia ha già raggiunto nel 2019 il 71,2%, una quota superiore a 9 milioni e mezzo di tonnellate. La difficile gestione del sistema in tempi di epidemia si complica ulteriormente in seguito all’aumento degli imballaggi prodotti e utilizzati. Si calcola che nell’ultimo mese la domanda di imballaggi sia cresciuta più del 30% nel Paese, in seguito evidentemente al forte incremento dei consumi alimentari.

Fonte: il Sole 24 Ore

Coronavirus: Costa, in prima linea sul fronte rifiuti

“Siamo in prima linea in questi giorni anche per affrontare i problemi che l’emergenza Covid-19 sta determinando nel campo dei rifiuti”. Così il ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa, sottolineando il lavoro svolto di concerto con Iss, Ispra e Agenzie regionali per l’ambiente. In tal senso, dice Costa “determinante è la competenza delle Regioni per la corretta gestione”.

Intervenendo alla cerimonia online di Premiazione dell’11/a Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, Costa ha spiegato che si tratta di gestire la raccolta dei rifiuti ospedalieri, oppure le raccolte che vengono fatte a casa e nei condomini dove ci sono persone covid-positive o che anche sono in quarantena in attesa dei risultati dei test.

“Noi come ministero – ha detto Costa – abbiamo prodotto una serie di indicazioni, considerando le linee guida dell’Iss, insieme a Ispra e al sistema agenziale regionale. Proprio le agenzie regionali hanno approvato all’unanimità le linee tecniche per far confluire questi rifiuti nel sistema di gestione che conosciamo”. 

“La situazione è continuamente monitorata. Ecco perché il ministero non si ferma e io sono sempre qui, insieme al mio staff”, ha detto il ministro dell’Ambiente nel messaggio trasmesso in streaming.

A margine il ministro ha anche tenuto a sottolineare che “le Regioni devono fare di tutto per una tempestiva quanto straordinaria gestione dei rifiuti, intervenendo con tutte quelle misure che sono di loro stretta competenza secondo l’articolo 191 del Codice ambientale. Come d’altronde hanno già fatto, per esempio, la Regione Emilia Romagna e Lazio e come sono certo che anche altre Regioni non tarderanno a fare”.

Coronavirus: Conai,a rischio raccolta rifiuti da imballaggio

L’emergenza coronavirus potrebbe mettere a rischio la raccolta dei rifiuti da imballaggio. E’ l’allarme del Consorzio nazionale imballaggi (Conai), che parla di “problemi indifferibili per l’intera filiera della gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio”. Per questo il Consorzio, alla luce del suo ruolo nel supporto dei Comuni italiani e cittadini nelle operazioni di raccolta, riciclo e recupero di questi rifiuti, ha già inviato una lettera al premier, al Capo della Protezione Civile, ai ministri competenti e al Presidente dell’Anci. Obiettivo: un immediato confronto con Governo e Regioni per scongiurare il pericolo della saturazione delle filiere.

Il blocco delle attività produttive non strategiche, denuncia il Conai, sta determinando la cancellazione di molti ordini d’acquisto di materia prima seconda, ossia la materia ottenuta da riciclo. Un problema che potrebbe, in tempi brevi, costringere i riciclatori a bloccare – almeno in parte – i ritiri dei rifiuti selezionati utilizzati per produrre materia riciclata: stanno aumentando gli stoccaggi in tutte le piattaforme di conferimento e selezione dei rifiuti, i cui limiti autorizzati determineranno a breve la sospensione delle attività di raccolta. “La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata, inficiando i positivi risultati ottenuti negli anni e determinando conseguenze gravissime sul sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato”, afferma Giorgio Quagliuolo, presidente Conai. «Auspichiamo l’urgente adozione di interventi specifici e utili a preservare il comparto ma soprattutto l’ambiente”. (ANSA).

Coronavirus: imprese rifiuti, rischio stop raccolta

“Altissimo rischio di possibili interruzioni del servizio” di raccolta dei rifiuti “a partire dalle prossime 24 ore”, nel pieno dell’emergenza per il Covid-19, se non viene “inserito nella rosa dei settori strategici ed essenziali al pari del Sistema Sanitario, Forze dell’Ordine, Armate, Protezione Civile e approvvigionamenti alimentari ed essenziali” e se ad esso non vengano “garantite le forniture degli strumenti di protezione individuale e delle attrezzature di sanificazione oggi irreperibili sul mercato”. L’allarme arriva da Confindustria Cisambiente, che raggruppa le imprese di tutto il settore della ecologia, dell’igiene ambientale e dell’energia rinnovabile da rifiuto, che esprime “sconcerto” per essere stato “dimenticato nel Decreto Cura Italia”. L’associazione chiede “con forza l’aiuto e l’attenzione del Governo” per “scongiurare gravi problemi per la comunità che dovessero derivare dalle fermate del settore” ricordando che “la raccolta dei rifiuti urbani è un servizio pubblico essenziale reso alla comunità: è essenziale garantire, nel pieno dell’emergenza per il Covid-19, il servizio della raccolta e gestione dei rifiuti che non può essere interrotto pena l’insorgere di gravi conseguenze per la salute pubblica. Non possiamo permetterci di avere i rifiuti per le strade con il rischio sanitario che questo comporta in un momento così delicato per il Paese”, avverte Confindustria Cisambiente. “Ai lavoratori del nostro comparto ‘essenziale e prioritario per il Paese al pari dei servizi sanitari’ va il doveroso ringraziamento per la professionalità e abnegazione” prosegue l’associazione ribadendo che “le aziende e sindacati si sono impegnati con i lavoratori, ma rimane altissimo il rischio oggettivo di possibili interruzioni del servizio a partire dalle prossime 24 ore”.

Le attività di igiene ambientale e gestione dei rifiuti rischiano di “bloccarsi in diverse aree del Paese a causa dell’assenza” di mascherine “per tutti i 90mila addetti del settore che ogni giorno, anche in piena emergenza Covid-19, stanno continuando a garantire i servizi pubblici ed essenziali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani e speciali” afferma Fise Assoambiente (l’associazione che rappresenta le imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali) in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa sulle condizioni di lavoro del settore nel corso della pandemia coronavirus.  L’associazione chiede al Governo di “assicurare un adeguato rifornimento di questi dispositivi alle imprese del settore e di valutare in questa fase di emergenza misure fiscali sui dispositivi di protezione individuali”; cioè “di valutare l’imposizione di un’Iva agevolata al 4% per questi dispositivi e la possibilità di detrarre i costi relativi in forma maggiorata”. Inoltre chiede al ministero dell’Ambiente, “ad oggi assente, di attivarsi urgentemente” per “fornire disposizioni chiare e coordinate”. La situazione di “criticità – osserva Fise Assoambiente – richiede un indirizzo chiaro, uniforme e concreto da parte delle autorità centrali e la garanzia di adeguato stock” di mascherine “alle aziende” per “poter operare in piena sicurezza. Il problema non è più rinviabile; senza la garanzia di adeguati rifornimenti di questi strumenti, le imprese non potranno assicurare il servizio”.

Fonte: Ansa

Giornata Mondiale del Riciclo: il 18 marzo #iorestoacasa e riciclo

Nella Giornata Mondiale del Riciclo che ricorda alle persone l’importanza delle attività di riciclaggio per ridurre l’allarmante riduzione delle risorse naturali del Pianeta, gli italiani che, secondo le indicazioni per fronteggiare l’emergenza del nuovo coronavirus, sono costretti a rimanere in casa, possono compiere quelle  piccole azioni quotidiane che contribuiscono a tutelare l’ambiente.

La Giornata Mondiale del Riciclo (Global Recycling Day) che ricorre il 18 marzo 2020 è un’iniziativa della Global Recycling Foundation, volta a:
– dire ai leader mondiali che il riciclo è fondamentale e deve necessariamente rappresentare un approccio condiviso;
– chiedere alle persone in tutto il mondo di pensare alle risorse, non agli sprechi, quando si tratta delle merci che ci circondano.

Le risorse naturali della terra che sono alla base della nostra esistenza e del nostro benessere, sono limitate e si stanno esaurendo rapidamente. L’ultimo Rapporto sulla disponibilità di risorse naturali redatto dall’IRP (International Resource Panel), il Gruppo di scienziati di fama mondiale istituito dall’UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite), ha rilevato che negli ultimi 50 anni il prelievo globale di materiali è passata da 27 miliardi di tonnellate a 92 miliardi di tonnellate e che tale  rapida crescita, peraltro destinata a raddoppiare entro il 2060 sulla base delle attuali tendenze, “è il principale responsabile dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, una sfida che peggiorerà se il mondo non intraprenderà urgentemente una riforma sistemica dell’uso delle risorse”.

Il riciclaggio costituisce una efficace attività di contrasto perché permette di ridurre la pressione sulle risorse e l’emissione di CO2, aumentando al contempo l’occupazione locale in tutto il mondo. Eppure, a tutt’oggi solo l’8,6% di tutti i materiali utilizzati nel 2019 dall’economia globale è stato riutilizzato, secondo il RapportoThe Circularity Gap Report 2020”, presentato in gennaio al World Economic Forum di Davos.

Il tema della Giornata quest’anno è #RecyclingHeroes ovvero persone, luoghi e attività che ricoprono un ruolo importante nel contribuire al riciclo e alla tutela del Pianeta. Ma per noi, come propone ECCO (Economie Circolari di Comunità) il Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e coordinato da Legambiente per aumentare la consapevolezza sui temi dell’economia circolare, gli eroi sono tutti i cittadini che in questo momento, secondo le indicazioni per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, cioè #iorestoacasa, non dimenticano che, anche con piccole azioni quotidiane, si deve tutelare l’ambiente.

Molti di noi in questi giorni, riaprono cassetti e rovistano nei garage e soffitte con l’intento di riordinare oggetti e materiali che vi sono stati accumulati. Quale miglior occasione per far rifunzionare piccoli elettrodomestici che non avevamo avuto tempo od occasione di aggiustare? Quante ricette alimentari possiamo inventare con tutti gli avanzi che abbiamo conservato nei vari reparti del frigorifero?

Anche questo è un modo per riflettere se con i nostri comportamenti individuali di spreco e sperpero non abbiamo contribuito a rendere il Pianeta sempre meno sostenibile.

Carta. Unirima: l’emergenza Coronavirus si aggiunge allo ‘allo stato di crisi in cui versa il nostro settore da mesi’

“Le recenti vicende che si aggiungono allo stato di crisi in cui versa il nostro settore da mesi” hanno indotto Unirima ad inviare due lettere (di cui alleghiamo due estratti).

Al Ministro Delle Finanze, al Ministro Dello Sviluppo Economico e al Ministro Dell’Ambiente ed avente ad oggetto: richiesta interventi urgenti a supporto del settore recupero/riciclo nella quale chiediamo, oltre ad interventi urgenti di natura economico-finanziaria anche la modifica delle tempistiche di invio del MUD e delle attività di registrazione di FIR registri di carico e scarico

Abbiamo informato da tempo e istituzioni della profonda crisi che da oltre un anno sta affliggendo il nostro comparto industriale determinata dal crollo delle esportazioni verso la Cina, principale Paese di destinazione, con una conseguente caduta dei prezzi di mercato della materia prima secondaria (prezzo cartone = -90% da gennaio 2019 a gennaio 2020) per eccesso di domanda rispetto all’offerta. Il comparto della carta da macero è un anello chiave nelle strategie di sostenibilità della filiera cartaria e può dare un contributo significativo agli obiettivi di sviluppo dell’economia circolare del nostro Paese. Riteniamo pertanto sia fondamentale sostenere l’industria del recupero materia dai rifiuti, in linea con le direttive sull’Economia Circolare e le strategie europee del “Green New Deal”, quindi sostenere il mercato delle materie prime secondarie e l’uso di prodotti contenenti materiali da riciclo anche mediante fiscalità̀ agevolata, dato che la catena del riciclo riduce le emissioni climalteranti apportando indubbi benefici ambientali.

Vi chiediamo pertanto di intervenire con urgenza a supporto di tale fondamentale e indispensabile comparto industriale della green economy italiana, che sta subendo anche le conseguenze connesse al diffondersi del coronavirus, agendo intanto con provvedimenti immediati che di seguito vi riportiamo, sia di carattere economico-finanziario che di deroga ad adempimenti normati, volti a salvaguardare le imprese ed i lavoratori della filiera del riciclo meccanico della carta:

• sospensione per il 2020 mesi dell’imposizione fiscale a carico delle imprese;
• sgravi fiscali facili da applicare come la riduzione del costo dell’energia elettrica;
• disposizione alle banche per dare maggior credito alle imprese del settore;
• favorire i mercati di sbocco delle materie prime seconde supportando l’export con accordi bilaterali.

Data la riduzione del personale che svolge mansioni tecnico-amministrative, come da disposizioni di cui al comma 7 art. 1 del DPCM 11 marzo 2020, alle suddette richieste aggiungiamo le seguenti indirizzate specificamente al Ministro dell’Ambiente affinché emetta un provvedimento urgente volto a modificare la tempistica di cui alla parte IV del D.lgs 152/06 dei seguenti adempimenti:

• prorogare la scadenza dell’invio del MUD almeno al 31 luglio 2020;
• deroga alla tempistica di registrazione Formulari Identificazione Rifiuti e registri di carico e scarico.

Al Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus e al Capo della Protezione Civile avente ad oggetto l’urgente richiesta DPI (mascherine) per addetti del settore gestione impianti di trattamento rifiuti

Come previsto dal D.lgs 152/06, art. 177 comma 2 “La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse”, inoltre le autorizzazioni al trattamento dei rifiuti rilasciate alle nostre imprese per l’esercizio dell’attività comportano “la dichiarazione di pubblica utilità” ai sensi dell’art. 208, comma 6 del D.lgs 152/06, pertanto il nostro settore deve essere garantito al fine di evitare emergenze nei servizi di raccolta dei rifiuti.

Il personale addetto alle mansioni lavorative nei suddetti impianti usa regolarmente, come previsto dalla vigente normativa sulla sicurezza del lavoro, dispositivi di protezione individuale tra i quali le mascherine tipo FFP2.

Data la generale situazione di emergenza connessa al diffondersi del virus Covid-19, il costo delle mascherine non solo è oltremodo lievitato con conseguenti danni economici per chi ne deve far uso per rispettare le normative del settore ma, come riferitoci dalle imprese nostre associate, sta diventando sempre difficile reperirle. Le normali scorte di magazzino sono quasi esaurite ed il rischio è quello di non poter garantire per il nostro personale sia le disposizioni normative ex D.Lgs 81/2008 e s.m.i. che quelle connesse ai recenti decreti ministeriali.

Vi chiediamo pertanto di intervenire con urgenza a supporto delle nostre imprese prevedendo per il nostro settore una fornitura specifica di mascherine, al fine di garantire lo svolgimento delle attività ed evitare il fermo di tale comparto della gestione dei rifiuti che rappresenta un “servizio pubblico” e che pertanto non dovrebbe essere interrotto.

Fonte: Eco dalle Città

Rifiuti, ecco come (non) fare la raccolta differenziata in quarantena obbligatoria

L’emergenza coronavirus sta cambiando la quotidianità degli italiani in moltissimi aspetti, non ultimo la gestione dei rifiuti che ognuno di noi continua a produrre all’interno delle mura di casa: ad esempio chi è risultato positivo al virus Sars-Cov-2, come anche chi è in quarantena obbligatoria, in questa fase non deve fare la raccolta differenziata.

A spiegarlo è direttamente l’Istituto superiore di sanità (Iss), che illustra in una nota le nuove regole soprattutto per chi è in isolamento domiciliare poiché risultato positivo al coronavirus. «In quarantena obbligatoria, per esempio, i rifiuti non devono essere differenziati, vanno chiusi con due o tre sacchetti resistenti e gli animali domestici non devono accedere nel locale in cui sono presenti i sacchetti. Se invece non si è positivi la raccolta differenziata può continuare come sempre, usando però l’accortezza, se si è raffreddati, di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata».

Di seguito tutti i dettagli:

Se sei POSITIVO o in quarantena obbligatoria

▪ Non differenziare più i rifiuti di casa tua.

▪ Utilizza due o tre sacchetti possibilmente resistenti (uno dentro l’altro) all’interno del contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata, se possibile a pedale.

▪ Tutti i rifiuti (plastica, vetro, carta, umido, metallo e indifferenziata) vanno gettati nello stesso contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata.

▪ Anche i fazzoletti o i rotoli di carta, le mascherine, i guanti, e i teli monouso vanno gettati nello stesso contenitore per la raccolta indifferenziata.

▪ Indossando guanti monouso chiudi bene i sacchetti senza schiacciarli con le mani utilizzando dei lacci di chiusura o nastro adesivo.

▪ Una volta chiusi i sacchetti, i guanti usati vanno gettati nei nuovi sacchetti preparati per la raccolta indifferenziata (due o tre sacchetti possibilmente resistenti, uno dentro l’altro). Subito dopo lavati le mani.

▪ Fai smaltire i rifiuti ogni giorno come faresti con un sacchetto di indifferenziata.

▪ Gli animali da compagnia non devono accedere nel locale in cui sono presenti i sacchetti di rifiuti.

Se NON sei positivo al tampone e NON sei in quarantena

▪ Continua a fare la raccolta differenziata come hai fatto finora.

▪ Usa fazzoletti di carta se sei raffreddato e buttali nella raccolta indifferenziata.

▪ Se hai usato mascherine e guanti, gettali nella raccolta indifferenziata.

▪ Per i rifiuti indifferenziati utilizza due o tre sacchetti possibilmente resistenti (uno dentro l’altro) all’interno del contenitore che usi abitualmente.

▪ Chiudi bene il sacchetto.

▪ Smaltisci i rifiuti come faresti con un sacchetto di indifferenziata.