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ANCI-CONAI: chi ha sottoscritto le richieste di ACV

Albaredo d’Adige VR
Isola del Piano PS
Castelmassa RO
Montesilvano PS
Melito NA
Boves CN
Prezza AQ
Collegno TO
Marcon VE
Montechiarugolo PR
Beinette CN
Berlingo BS
Fratte Rosa PU
Bussero MI
Ariccia RM
Lucca
Villanova AT
Almese TO
Tramonti di Sotto PN
Montecorvino Pugliano SA
Rosolini SR
Sant’ Angelo a Cupolo BN
Monsano AN
Feltre BL
Brossasco CN
Mezzago MB
Casalecchio di Reno BO
Torre Pellice TO
San Benedetto del Tronto AP
Lainate MI
Malegno BS
Bereguardo PV
Catanzaro
Fano PS
Cadogado CO
Sardara VS
Montopoli Val d’Arno  PI
San Secondo Parmense PR
Agerola NA
Tronzano VC
Faenza RA
San Lorenzo in Campo PS
San Salvatore Monferrato AL
Eboli SA
Cassinetta di Lugagnano MI
Novara
Povoletto UD
Canegrate MI
Ragusa
Cuggiono MI
Trento
Senigallia AN
Venezia
Monte San Pietro BO
Gallarate VA
Urbino PS
Palazzolo sull’Oglio BS
Mirabello AL
Camerano AN
Capannori LU
Corchiano VT
Malcesine VR
Cremolino AL
Cerreto D’Esi AN
Colorno PR
Melpignano LE
Pieve di Cento BO
Prata di Pordenone PN
Rottofreno PC
Pietralunga PG
Casola Valsenio RA
Montemarciano AN
Camigliano CE
Frugarolo AL
Camagna Monferrato AL
Parma
Oleggio Castello NO
Ponte nelle Alpi BL
Traversetolo PR
Collecchio PR
Cesena
Savona
Cesano Boscone MI
Monte Porzio PU
Busseto PR
Caltrano VI
Oriolo VT
Budrio BO
Castelsardo SS
Chianciano Terme SI
Latronico PZ
Olivadi CZ
Castelnuovo Cilento SA
Palermo
Mondovì CN
Lesignano de Bagni PR
Monteveglio BO
Sospirolo BL
Asti
Assago MI
Cigole BS
Verderio Superiore LC
Mira VE
Zoldo Alto BL
Mezzani PR
Pomezia RM
Santa Maria Nuova AN
Modugno BA
Bisignano CS
Rivalta TO
Serrapetrona MC
Bassano Romano VT
S.Stino di Livenza VE
Manfredonia FG
Riace RC
Alano di Piave BL
Mel BL
Taibon Agordino BL
Courgnè TO
Ronchi dei Legionari GO
San Gregorio nelle Alpi BL
Albenga SV
Lasnigo CO
Morro d’Alba CN
Villarfocchiardo TO
Scicli RG
Carignano TO
Alano di Piave BL
Solza BG
Pieve di Cadore BL
Forlì Verghereto FC
Cassino FR
Gradara PU
Gussago BS
Borgone di Susa TO
Sogliano al Rubicone FC
Messina Vito d’Asio PN
Botricello CZ
Longiano FC
Nonantola MO
Acquaviva delle Fonti BA
Marcetelli RI
Saluzzo CN
Gropparello PC
Sorbolo PR
Frisanco PN
San Pietro in Casale BO
Savigliano CN
Monte san Vito AN
Ponte dell’Olio PC
Novi Ligure AL
Morano sul Po AL
Moncalieri TO
Villanova d’Asti AT
Avigliana TO
Biassono MB
Vodo di Cadore BL
Agordo BL
Orzinuovi BS
San Vito di Cadore BL
Mogoro OR
Chiaravalle AN
Cuneo
Mondavio PU

Altri Enti che hanno sottoscritto e diffuso la nostra iniziativa:

“Consorzio Intercomunale Vallesina-Misa” CIR 33 gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Cerreto D’Esi, Corinaldo, Cupramontana, Fabriano, Genga, Jesi, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Monte Roberto, Montecarotto, Monterado, Morro d’Alba, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Ripe, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Sassoferrato, Senigallia, Serra De’ Conti, Serra San Quirico, Staffolo. Abitanti serviti dal Consorzio: oltre 300.000.

Consorzio Priula gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di : Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Carbonera, Casier, Giavera del Montello, Maserada sul Piave, Monastier di Treviso, Morgano, Nervesa della Battaglia, Paese, Ponzano Veneto, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Susegana, Villorba, Volpago del Montello, Zenson di Piave, Zero Branco. TOT. abitanti serviti da consorzi Priula e  TV3: 490.000.

Consorzio TV3 gestore del servizio di  igiene urbana per i Comuni di: Altivole, Asolo, Borso del Grappa, Caerano San Marco, Castelcucco, Castelfranco  Veneto, Castello di Godego, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Fonte, Istrana, Loria, Maser, Monfumo, Montebelluna, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, Resana,  Riese Pio X, San Zenone degli ezzelini, Trevignano, Vedelago.

Biodistretto della via Amerina e delle Forre (Provincia Viterbo)

Associazione Ambientarti (Provincia di Salerno)

Zero Waste Italy

Associazione Comuni Virtuosi: continua la battaglia per l’adeguamento dell’accordo ANCI-CONAI

Sono 153 i comuni che hanno aderito alla proposta di profonda revisione dell’accordo Anci-CONAI, 3 i consorzi e a questo si aggiungono rappresentanze regionali dell’ANCI stessa.
A fine luglio il dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi, redatto con il supporto tecnico della ESPER, è approdato in Parlamento, grazie ad un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Giuseppe Civati e Roger De Menech, in cui si chiede al Ministro dell’Ambiente Orlando (che già aveva preso posizione rispetto alle richieste di ACV) di rispondere in commissione alle questioni sollevate dal Dossier.

Nei mesi trascorsi dal momento in cui L’Associazione Comuni Virtuosi ha presentato il dossier redatto in collaborazione con Esper e le proposte da esso derivanti, Conai ed Anci hanno più volte rilasciato commenti, pur senza mai poter attaccare i dati tecnici presentati nello studio. A tali commenti, che testimoniano un tentativo di difesa delle condizioni dell’accordo in scadenza,  ACV risponde con un nuovo documento “In replica alle osservazioni poste da CONAI sui contenuti del dossier” volto a dimostrare la fondatezza delle richieste sulla base di dati concreti ed evidenze legislative.
In particolare, ACV replica ai seguenti punti:

• l’interpretazione da parte del Conai sui maggiori oneri da destinare ai Comuni per la RD degli imballaggi e l’affermazione da parte del Conai che i corrispettivi riconosciuti attualmente coprano per intero tali maggiori oneri a carico dei Comuni.
• l’affermazione del vice-presidente del Consorzio Comieco Piero Capodieci che ribadisce che non è compito del consorzio orientare gli stili di consumo ed esclude quindi l’opzione di modulare il CAC a seconda della riciclabilità degli imballaggi per indurre le aziende a progettarli secondo i principi dell’ecodesign.
• l’affermazione da parte del Direttore del Conai e del delegato Anci  per i rifiuti ed energia che ad un aumento del CAC corrisponderebbe un aumento del prezzo dei prodotti e che la possibilità di gestire autonomamente il materiale raccolto dai Comuni per venderlo al miglior offerente sia un vantaggio a loro esclusivo beneficio.
• l’affermazione da parte del Conai, di esponenti dell’ANCI  (e non solo) sul fatto che il Conai “faccia più degli obiettivi previsti dalla legge”

A tale documento non sono giunte risposte scientifico-tecniche.
Oggi, con i termini temporali per la redazione di un nuovo accordo quadro ANCI-CONAI che si avvicinano a grandi passi (31 dicembre 2013), la partita si sposta nuovamente nelle aule delle commissioni competenti.

Per informazioni in tempo reale: www.comunivirtuosi.org

ACV risponde al CONAI

MONSANO, 24 luglio 2013 -“Per migliorare ulteriormente questo sistema di successo il Conai, oltre ad accompagnare e favorire la costruzione di filiere del riciclo dove esse sono deboli, dovrebbe raccogliere l’appello dell’Associazione Comuni Virtuosi e premiare le amministrazioni che svolgono raccolta differenziata di maggior qualità, sia dal punto di vista della quantità che dei materiali raccolti, perché rappresentano la punta avanzata delle nostre amministrazioni”. A sostenerlo è Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, in occasione della presentazione del Programma Generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi Conai 2013.

Rispetto alle dichiarazioni emerse nel corso della conferenza stampa ci preme qui sottolineare alcune evidenti contraddizioni emerse, rispetto a dati e cifre che sono molto lontane dalla realtà.

A pag. 372 del rapporto ISPRA si afferma che gli imballaggi immessi al consumo in Italia nel 2011 sono stati 11,617 milioni di tonnellate con dati desunti dai Piani specifici di prevenzione dei Consorzi di filiera.

A pag. 43 del rapporto si afferma che la produzione totale di rifiuti urbani in Italia nel 2012 è pari a 29,962 milioni di tonnellate (nel 2011 era pari a 31,386 milioni di tonnellate). Se la matematica non è un opinione se si divide 11,617 con 29,962 si ottiene esattamente il 38,8%. Sarebbe quindi interessante capire quali studi ha condotto il Dott. Capodieci per riuscire ad affermare, contraddicendo l’ISPRA e perfino il Conai, che gli imballaggi rappresentano solo il 20% del totale dei rifiuti urbani.

Se fosse vero che gli imballaggi presenti nei rifiuti fossero realmente il 20 % del totale dei rifiuti urbani (cioè 6,277 milioni di tonnellate) il Conai potrebbe vantare di aver raggiunto il 120 % di riciclo poiché nella relazione di bilancio 2013 si afferma che ha recuperato 7,507 milioni di tonnellate nel 2011.

Durante la conferenza stampa il Dott. Facciotto dichiara che “I ricavi da contributo ambientale del Sistema CONAI-Consorzi nel 2012 sono stati pari a 365 milioni di euro” ma a pagina 13 della relazione di Bilancio Conai 2012 scaricabile qui http://www.conai.org/hpm00.asp lo stesso Conai dichiara che il CAC incassato nel 2012 è pari a 497 milioni di euro mentre i 365 milioni di cui parla sono solo i contributi dichiarati.

Un altro dato fornito è che “I ricavi per la valorizzazione dei materiali sono risultati pari a 180 milioni di euro” ma tale dato non si può ricavare né dal bilancio Conai 2012 e neppure dai Bilanci dei Consorzi di filiera che non sono ancora stati pubblicati per quanto riguarda il 2012 ma risulta stranamente di gran lunga inferiore ai ricavi ottenuti nel 2012 pur in presenza di quotazioni delle materie prime seconda sostanzialmente stabili e dell’obbligo assunto dal Comieco di rispettare gli impegni assunti con l’Antitrust (fonte http://www.agcm.it/stampa/news/5515-i730-riciclaggio-carta-accettati-e-resi-obbligatori-gli-impegni-di-comieco.html) di un aumento dei quantitativi venduti tramite aste nel 2012 riducendo quindi la quota di materiale ceduto direttamente ai propri consorziati a prezzi largamente inferiori a quelli di mercato Anche il Consorzio Coreve ha subito la stessa censura da parte dell’Antitrust (in precedenza non esplicitava alcun ricavo dalla cessione del rottame di vetro ai propri associati che sono ) mentre se venisse applicato anche in Italia il prezzo di cessione stabilito in Francia da Ecomballages per il rottame di vetro selezionato (http://www.verre-avenir.fr/var/plain_site/storage/original/application/0dbbd88a77267aac0cf8131897956f48.doc) il valore dei ricavi per il solo vetro sarebbe di 34 milioni di euro (nel bilancio Coreve 2011 la somma tra costi di cessione e ricavi era invece pari a zero).

Sarebbe quindi opportuno che i Consorzi di filiera pubblicassero i propri bilanci dettagliati ed esponessero per intero i ricavi ottenuti poiché l’Antitrust ha più volte evidenziato che tale condotta non risulta soltanto in contrasto con la normativa sulla libera concorrenza ma, usando gli stessi termini utilizzati dall’Antitrust (fonte: http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/78-ic26testo-indagine.html), determina anche una preoccupante “opacità gestionale” sugli effettivi incassi del sistema Conai. La conferenza stampa voluta dal CONAI per rispondere al nostro Dossier e ribadire la bontà della propria azione, ha di fatto confermato che tutto quanto sostenuto nel nostro documento corrisponde al vero e che è quanto mai necessario che il nuovo accordo che l’ANCI dovrà sottoscrivere debba essere ribilanciato, nella distribuzione delle risorse, a tutto vantaggio degli enti locali.

Se questo non dovesse avvenire il sistema Conai potrebbe perseverare nella decisione di utilizzare quello che l’On Realacci ha definito il “tesoretto del Conai” (317 milioni di euro messi a riserva esclusivamente nel 2010 e 2011) esclusivamente per ridurre ulteriormente il contributo ambientale che devono versare i propri associati (che è passato, ad esempio, da 22 €/tonnellata del 2011 a 6 €/t nel 2013 e va confrontato con i 164 €/t che deve essere versato dalle nostre aziende quale contributo ambientale appena le nostre merci varcano il confine con la Francia).

– La campagna dei Comuni Virtuosi

Analisi dei problemi del comparto del riciclo in Italia e proposte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi

A cura di Ezio Orzes (Associazione nazionale Comuni Virtuosi) Raphael Rossi (Comitato Scientifico Osservatorio Rifiuti Zero Comune Capannori) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

La ESPER in gruppo di lavoro con l’Associazione Comuni Virtuosi ha elaborato uno studio, recentemente presentato a Roma, sullo stato di salute del comparto del riciclo in Italia che è basato anche su dati precedentemente diffusi da Legambiente e Polieco nel dossier “Mercati illegali”.
In questo articolo viene riportato uno stralcio di tale studio e del dossier di Legambiente che riguarda le criticità che anche il comparto industriale nazionale dedito al riciclaggio sta attualmente affrontando anche a causa del recente sviluppo dei traffici illeciti degli scarti da RD di rifiuti urbani.
L’industria italiana del riciclo, che era leader in Europa per quantità trattate e tecnologie sviluppate fino al 2007-2008, è stata infatti superata dall’industria tedesca poiché la Germania, che ha investito pesantemente nella creazione di una industria interna del riciclo, “ha compiuto il miracolo di trasformarsi da paese esportatore a paese importatore di materie prime seconde nonostante gli altissimi livelli di raccolta interna” secondo quanto riportato nel recente rapporto “Il riciclo ecoefficiente” edito da Ambiente Italia. Secondo tale studio “L’Italia ha da sempre rappresentato un caso peculiare nel contesto delle economie avanzate. Paese strutturalmente povero di materie prime, l’Italia aveva costruito una industria manifatturiera basata in maniera significativa sull’impiego di intermedi o di rottami e materiali di recupero”.

Negli ultimi anni l’Italia sta però assistendo, senza mettere in campo alcuna seria contromisura, ad una situazione paradossale: da un lato si assiste ad un enorme aumento delle esportazione (soprattutto in Cina) della plastica post-consumo e della carta da macero, dei rottami ferrosi, dei RAEE e dall’altro si assiste sempre più frequentemente alla chiusura delle cartiere che utilizzavano carta da macero e degli impianti di riciclaggio di materiali plastici e di rottami.
Per quanto riguarda la carta, ad esempio, negli ultimi anni hanno chiuso o hanno avviato procedure di delocalizzazione ben 10 delle venti maggiori cartiere nazionali che utilizzavano prevalentemente macero: Burgo Mantova, Reno de Medici Magenta, Cartiera di Romanello, Cartiera di Voghera, ICL Bagni di Lucca, Cartiere Romanello Udine, Cartiera Burgo Germagnano, Cartiera P-karton a Roccavione, Mondialcarta a Lucca, Cartiera Burgo di Avezzano. Molte altre sono in grave difficoltà e producono a ritmi ridotti quali ad esempio la Cartiera di Tivoli, Cartiera Bormida, Cartiera Reno de Medici di Santa Giustina, Cartiera Paper di Varazze e, recentemente, anche la Cartiera del Garda con oltre 500 dipendenti a rischio.
L’effetto sul mercato del macero è stata la scomparsa di oltre circa un milione di tonnellate all’anno di riciclo di macero delle quali oltre 400.000 circa di macero selezionato bianco. Nel nostro paese negli ultimi quattro anni hanno quindi chiuso più di 30 stabilimenti di produzione di carta. Sono stati così persi oltre 3.500 posti di lavoro senza considerare l’indotto (che vale circa altri 1500 posti di lavoro).

La crisi del settore del riciclo della carta e cartone da macero è legata sostanzialmente a fattori di dumping da parte dei mercati asiatici, i cui prodotti godono di condizioni estremamente favorevoli sia in termini di costo dell’energia che della manodopera ma anche a causa di una concorrenza europea che gode di prezzi energetici assai inferiori. Nella produzione di carta circa un terzo dei costi è imputabile all’energia. Il costo della bolletta energetica per l’industria cartaria italiana è rispettivamente del 26% e del 37% in più rispetto a quello francese e tedesco. Rispetto alla Cina (paese dove il costo della manodopera è pari a un quinto di quello europeo) il differenziale sul fronte energetico arriva al 103%. La Francia ha recentemente deciso di sostenere il consumo del macero entro i propri confini riducendo il costo dell’energia elettrica fornita alle cartiere anche se questa azione ha inizialmente suscitato la censura dell’UE. L’Agenzia Municipale per i Rifiuti Domestici che serve Parigi e altri 84 comuni dell’area metropolitana ha inoltre incluso nel contratto di vendita di carta e cartone recuperati una clausola di prossimità, che vincola l’assegnatario a effettuare o far effettuare il riciclo della carta e del cartone all’interno del territorio nazionale o nei paesi europei confinanti rispettando così le norma di tutela dei lavoratori e dell’ambiente europee. Anche il D.lgs 152/2006 stabilisce che si deve “favorire il più possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero” ma in Italia nessun provvedimento ha finora concretizzato tale norma.

Il mancato sostegno all’industria del riciclo, che invece in Europa (ed in Germania in particolare) viene considerato un obiettivo strategico per poter ridurre la dipendenza da paesi extra europei per l’approvvigionamento di materie prime, sta quindi determinando la progressiva scomparsa di un industria che era riuscita finora a renderci competitivi anche se l’Italia non poteva disporre delle grandi foreste o dei pozzi del petrolio del nord Europa. Nel 2012 l’Italia ha esportato circa 2 milioni di tonnellate di carta da macero verso i paesi asiatici e con la chiusura delle maggiori cartiere italiane la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Tali flussi sono diretti prevalentemente in Cina, che usa o stocca il 50% della carta da macero mondiale. Volumi enormi, che dettano le quotazioni del macero in Europa, con rincari a tre cifre. Alla prima ripresa della crisi, nel 2010, il prezzo del macero è passato dal più 140 % al più 250 % per le qualità meno pregiate, destinate alla produzione di imballaggi.
Anche per quanto riguarda il riciclo di materiali plastici ASSORIMAP evidenzia che negli ultimi anni hanno chiuso 8 delle 18 aziende che si occupavano del riciclo del PET in Italia e che la capacità di trattamento delle aziende rimaste viene saturata solo per il 70 % creando così un danno economico rilevante alla nostre imprese e la perdita continua di posti di lavoro.

Va rammentato che la Cina sovvenziona l’importazione di materie prime seconde con un rimborso totale dell’IVA. L’industria cartaria cinese ha inoltre potuto contare su enormi aiuti di Stato, stimati negli ultimi 10 anni in oltre 33 miliardi di dollari. Nel 2010 la Cina ha importato 3,7 milioni di rifiuti metallici dall’Europa e quindi è prevedibile che anche questo comparto potrebbe subire a breve un tracollo.
Secondo Legambiente negli ultimi anni sono cresciuti enormemente i traffici illegali di rifiuti da RD come dimostrano i dati dei sequestri effettuati negli ultimi due anni dall’Agenzia delle dogane nei nostri porti: quasi 20 mila tonnellate di scarti (per l’esattezza 18.800) destinati illegalmente all’estero, soprattutto plastica, carta e cartone, rottami ferrosi, pneumatici fuori uso (Pfu) e rifiuti elettrici ed elettronici (Raee). Nella figura a lato si possono visualizzare le principali destinazioni illustrate nel Dossier di Legambiente dal titolo “Mercati Illegali” pubblicato lo scorso 13 febbraio 2013.

L’azione di dumping operata dalla Cina, come già avvenuto in molti altri settore, sta quindi provocando la chiusura delle nostre imprese che non riescono più a competere con i prezzi che i cinesi possono riconoscere per i materiali di scarto. I maggiori guadagni incamerati attualmente dai Consorzi di filiera si trasformeranno però a breve un boccone avvelenato se si arriverà alla pressoché totale dipendenza italiana dai mercati asiatici per il ritiro dei materiali di scarto. A quel punto è facile prevedere che il dumping cesserà e ci si ritroverà a pagare costi di elevati senza dopo aver perso i posti di lavoro garantiti in precedenza dall’industria italiana del recupero e riciclo. Questa situazione drammatica delle aziende del riciclo italiane non ha infatti riguardato il Conai ed i relativi Consorzi di filiera che hanno invece tratto grandi benefici economici “dall’aumento delle quotazioni delle materie prime seconde”. Infatti il Conai ed i propri Consorzi di filiera non si sostengono solo anche attraverso la vendita dei materiali, anche all’estero, consegnati dai Comuni e, nel solo 2011, hanno incassato altri 226 milioni di euro nel 2011 così suddivisi:

Gli introiti totali del sistema Conai nel 2011 risultano quindi pari a 819 milioni di euro nel 2011 e quindi i circa 297 milioni circa riconosciuti ai Comuni italiani nel 2011 quale parziale rimborso dei costi per la RD degli imballaggi rappresentano circa il 37 % degli introiti totali del 2011. Il sistema Conai ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno. Questi utili hanno consentito al sistema Conai di ridurre di un ulteriore 30 % l’importo del Contributo Ambientale Conai a carico delle imprese nel 2012 rispetto al 2011.
Non ci si deve quindi stupire se, a fronte di questa situazione drammatica per il comparto del riciclo, si assiste a proclami alquanto ottimistici da parte del Conai che, a chi a perso il proprio posto di lavoro nel settore del riciclo o ha dovuto chiudere la propria azienda, possono comprensibilmente apparire quasi uno beffa. Lo scorso 6 novembre il Corriere della Sera titolava, riferendosi al Conai, “Un successo che non conosce crisi” evidenziando gli “Ottimi risultati di crescita e occupazione ottenuti dal Conai… un risultato in controtendenza rispetto alla decrescita del PIL del paese”. Secondo uno studio commissionato dal Conai ad Althesys “Nel 2011 il fatturato dell’industria del riciclo è stato pari a 9,5 miliardi di euro, contribuendo per lo 0,61% al PIL nazionale, con una crescita del 7% rispetto al 2010… Un risultato in cui ha svolto un ruolo fondamentale il Conai”. Tutto a posto allora, di cosa ci si dovrebbe preoccupare?

Questi dati sono stati però subito messi sotto accusa dalle Associazioni che rappresentano i riciclatori (ad esempio da parte di ASSORIMAP nei confronti delle statistiche presentata da Corepla) e, in precedenza, dall’ANCI che nell’audizione del 12 luglio 2007, aveva affermato che i “..dati sul recupero (e, conseguentemente, sul raggiungimento degli obiettivi) sono di fonte CONAI, per cui si è di fronte a un soggetto privato che svolge un ruolo pubblicistico e opera autonomamente senza essere soggetto a controlli particolari. Per tale motivo l’ANCI auspica che vi sia un qualche osservatorio, o un soggetto terzo, che verifichi la validità di tali dati”.
L’ISPRA, quale ente governativo di controllo e monitoraggio dei dati del Conai, ha in effetti recentemente affermato che a causa “dell’incompleta e parziale informazione fornita dal Consorzio Conai… l’ISPRA non è in grado di monitorare in maniera efficace il ciclo di gestione dei rifiuti di imballaggio, validando i dati trasmessi dal CONAI, e soprattutto di verificare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio fissati, oltre che dalla direttiva 94/62/CE, anche dall’articolo 11 della direttiva 2008/98/CE” (Fonte: pag. 369 del Rapporto rifiuti ISPRA 2013).

Il recentissimo “Green book sulle materie plastiche” pubblicato dalla Commissione europea evidenzia la necessità di estendere in tutti i paesi membri il cauzionamento delle bottiglie e flaconi poiché “Tassi di riciclaggio bassi e l’esportazione di rifiuti di plastica per il successivo trattamento in paesi terzi rappresentano un’importante perdita di risorse non rinnovabili e di posti di lavoro in Europa…”. Secondo la commissione la piena attuazione della normativa Ue sui rifiuti consentirebbe invece di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo della UE di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400mila posti di lavoro entro il 2020.
Le direttive comunitarie stabiliscono infatti la necessità di dar vita ad una “società europea del riciclaggio” ma per farlo realmente, anche secondo ASSOCARTA, è necessaria conferire il materiale recuperato preferibilmente alle aziende presenti sui  territorio vicine al luogo di raccolta.
In Europa altri paesi oltre la Germania hanno quindi cominciato a limitare l’export in Asia sostenendo l’industria europea del riciclo: dal 29 novembre 2012 aziende e Comuni spagnoli possono vincolare il conferimento dei propri rifiuti al riciclo “made in Europa”. Va poi considerato che la trasmissione Report ha recentemente fatto luce sui rischi determinati dall’importazione in Italia di giocattoli in plastica riciclata cinese prodotti, senza alcun controllo, con scarti plastici e teli agricoli impregnati di residui chimici pericolosi. Queste notizie, che allarmano i cittadini e rischiano di far considerare assurdi e/o contraddittori gli sforzi compiuti dagli enti locali per convincere gli utenti della necessità di differenziare i propri rifiuti, fanno comprendere che non si può rimandare oltre l’avvio di iniziative che possano garantire la non pericolosità dei materiali riciclati e l’effettivo riciclo dei materiali differenziati in contesti dove le condizioni di lavoro sono controllate e dignitose.
Se poi, come deciso in Spagna ed in Francia, venisse sostenuto il riciclaggio di prossimità si risparmierebbero enormi quantità di gas climalteranti per i minori trasporti e si potrebbero garantire nuovi posti di lavoro qualificati aumentando la domanda interna di prodotti riciclati sul modello di quanto attuato con il progetto “Remade in Italy” o il progetto “Ri-prodotti e ri-acquistati in Toscana”.
Andrebbe infatti rammentato che la Direttiva 12/2004 prevede che «I rifiuti di imballaggio esportati al di fuori della CE siano contabilizzati come rifiuti recuperati o riciclati soltanto in presenza di prove attendibili che il recupero e/o riciclaggio ha avuto luogo in condizioni complessivamente equivalenti a quelle stabilite dalla pertinente legislazione comunitaria». Se si applicasse realmente questo principio ai dati delle quote di imballaggi recuperati dal Conai andrebbero sicuramente detratti ingenti flussi di imballaggi ceduti ad utilizzatori extra europei.
Di seguito vengono quindi riepilogate sinteticamente le proposte di cui l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi intende farsi portavoce per affrontare questa situazione:

  1. Considerato che il volume di acquisti della pubblica amministrazione in Italia vale 130 miliardi di euro annui, introducendo misure che rendano obbligatorio di convertire almeno il 30 % di questi in acquisti verdi e prodotti a km zero – come indicato dalla Commissione europea quale obiettivo che doveva essere raggiunto già nel 2009 – significherebbe muovere in questa direzione 40 miliardi di euro l’anno.
  2. Si richiede di annullare l’obbligo per i comuni di cedere la proprietà dei materiali da RD al sistema Conai in cambio del parziale rimborso dei costi di raccolta. Come stabilito in Francia si dovrebbe invece lasciare in capo ai Comuni il diritto di scegliere a quali Consorzi autorizzati rivolgersi (in Francia per la plastica ne esistono ben otto) per ottenere le migliori condizioni di cessione che dovrebbero inoltre essere vincolate al rispetto del principio di prossimità (per evitare di generare enormi quantità di emissioni climalteranti nella fase di trasporto in Asia) ed alla verifica del rispetto della norme europee relative alla tutela dei lavoro e dell’ambiente.
  3. In ottemperanza alla gerarchia di gestione stabilita a livello europeo e nazionale, si chiede che le risorse dei Consorzi di filiera siano destinate unicamente alla RD ed al riciclo di materia e non vengono quindi più distolte a favore dell’incenerimento dei materiali raccolti in modo differenziato anche in considerazione del consolidamento di esperienze nazionali che dimostrano la convenienza e la fattibilità di tecniche alternative di riciclo (ad es. in Toscana o in Veneto). Questa esigenza imprescindibile deriva anche dalla necessità di sconfessare chi sostiene che le RD spinte e di qualità siano inutili poiché quanto raccolto (in particolare le plastiche) viene in larga misura bruciato e non riciclato;
  4. L’Italia dovrebbe introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati e a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei CIP6 e dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico (che l’Unione Europea ha censurato poiché in contrasto con la gerarchia europea di gestione dei rifiuti) a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito.

Di seguito vengono quindi riportate le proposte di Legambiente per risolvere le problematiche precedentemente esposte che integrano e completano quelle summenzionate dell’ACV:

  1. rafforzare e semplificare il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente, per esempio attraverso l’introduzione nel Codice penale italiano di specifici delitti (dall’inquinamento al disastro ambientale) sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE e da diversi disegni di legge d’iniziativa parlamentare;
  2. rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti;
  3. prevedere, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari;
  4. ricostituire, anche nella prossima legislatura, la Commissione bicamerale di inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse;
  5. migliorare la collaborazione tra gli Stati, soprattutto in materia di controlli e prevenzione, rafforzando il ruolo degli organismi internazionali, sia europei (Europol, Eurojust) che internazionali (Interpol), nonché l’interlocuzione con le associazioni non governative e i vari stakeholders.

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Orlando: “Rivedere la Tares per premiare i comportamenti virtuosi”

Rivedere la Tares, perche’ ”cosi’ come e’ congegniata non aiuta”, e modularla sulla base di un meccanismo che premi i comportamenti virtuosi. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, a margine del rapporto ‘Comuni ricicloni’ di Legambiente, a proposito della nuova tariffa sui rifiuti.

”Il governo – spiega Orlando – sta iniziando una discussione che lo vedra’ impegnato nei prossimi giorni, forse nelle prossime settimane su come ridefinire la Tares. Sono convinto che sia mio compito in quanto ministro dell’Ambiente supportare questo processo attraverso un passaggio pieno alla tariffa che eviti di continuare a tassare sulla base di un elemento poco significativo in questo campo come quello della superficie ed invece tassi sulla base della produzione del rifiuto e incentivi chi decide di differenziare il rifiuto, e farlo attraverso meccanismi di carattere premiale”.

”Su questo – osserva il ministro – credo che non bisogna guardare a quanto si fa in termini di cassa immediata ma quanto si riesce a risparmiare in un arco di tempo piu’ lungo”. Ed in questo ”mi piacerebbe che il sistema delle autonomie, dei consorzi e dei comuni, sostenesse queste modifiche. Qua – conclude Orlando – non dobbiamo fare una mini-patrimoniale ma premiare i o portamenti virtuosi”.

Il Ministro Orlando rilancia le richieste dell’Associazione Comuni Virtuosi: aumentare i contributi economici ai Comuni

I consorzi della filiera della raccolta e del riciclo dei rifiuti ”devono aumentare il supporto, anche economico, ai Comuni, che sono in una fase emergenziale, perché bisogna preservare il lavoro e i risultati raggiunti”. E’ l’appello rivolto dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone che – ha osservato il ministro – descrive ”un caso di successo”.

Dal riciclaggio di carta e cartone, ha proseguito Orlando, sono stati ottenuti benefici economici per oltre 4 miliardi di euro dal 1999 al 2012 oltre a benefici ambientali molteplici, perche’ con il riciclo c’e’ bisogno di meno materie prime, ci sono meno emissioni e meno discariche. Il sostegno ai Comuni e’ ”un elemento di solidarieta’ e opportunita’ di trasformazione del sistema, che ha bisogno di ossigeno perché rischia di soffocare”. Per Orlando, comunque, ”il problema é come vengono dati i contributi, perché hanno una valenza strategica. E’ necessario darli a valle e non a monte di un percorso organizzativo”.

Accordo ANCI-CONAI: come sottoscrivere le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi

Riportiamo un appello dell’Associazione Comuni Virtuosi:

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Entro l’autunno l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi.

Uno studio effettuato in collaborazione con ESPER evidenzia lo stato di notevole svantaggio in cui versano i Comuni italiani rispetto ai loro pari europei. Di fatto i nostri Enti Locali si trovano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

Come Associazione Comuni Virtuosi riteniamo che l’Accordo ANCI-CONAI in scadenza vada radicalmente riscritto accogliendo le proposte che qui vi presentiamo. Invitiamo tutti i Comuni a sottoscriverle affinché possano arrivare con forza al tavolo delle trattative.

LEGGI IL DOSSIER E SOTTOSCRIVI LE NOSTRE PROPOSTE DI MODIFICA

Per fare sentire la voce dei Comuni abbiamo bisogno di essere in tanti, chiediamo pertanto agli ENTI LOCALI: Comuni, ma anche Provincie e Regioni di sottoscrivere le nostre proposte contenute nel DOSSIER Analisi dei risultati ottenuti dal sistema Conai e proposte di modifica dell’accordo, tramite l’invio di una mail alla casella di posta:

adesioni@comunivirtuosi.org

Indicare nella mail i riferimenti dell’Ente Locale che sottoscrive e i riferimenti di contatto di cui dovremo tenere conto per l’invio degli aggiornamenti correlati all’iniziativa.

Scarica il Dossier completo>> e/o la Sintesi>>

CAC e corrispettivi: un estratto dello studio di ESPER per l’Associazione Comuni Virtuosi

Entro l’autunno l’Associazione Nazionale Comuni Italiani deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi. Questo accordo, se profondamente rivisto e uniformato agli standard europei del settore, potrebbe portare ingenti risorse economiche ai comuni per finanziare i servizi di raccolta dei rifiuti.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione (65%) e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

I principali sistemi di recupero degli imballaggi nei diversi paesi europei sono:
• sistemi “duali” (Austria e Germania) dove il Consorzio che raggruppa i produttori di imballaggi è direttamente responsabile della raccolta che è organizzata in parallelo alle attività dei Comuni.;
• sistemi “condivisi” (Francia, Paesi bassi, Italia, Spagna, Portogallo ecc.) dove i produttori di imballaggi sono corresponsabili della gestione insieme agli enti locali che effettuano la RD.
Il finanziamento della raccolta differenziata si traduce in corrispettivi riconosciuti alle autorità locali dai consorzi di riciclaggio per tonnellata di rifiuti da imballaggio conferiti. In tutti i casi il pagamento di tali tariffe è condizionato al rispetto di specifici standard tecnici di qualità, talvolta particolarmente stringenti. La raccolta e la selezione dei materiali viene finanziata più o meno generosamente nei vari paesi coinvolti nella ricerca come illustrato nella tabella di sintesi riportata di seguito.

Dal quadro generale dei corrispettivi per materiale si può ricavare una classifica dei paesi per corrispettivo medio riconosciuto agli enti locali a prescindere dal materiale dell’imballaggio conferito. Considerando che alcuni stati sono caratterizzati da corrispettivi molto elevati per materiali che incidono però relativamente poco sul complesso degli imballaggi conferiti risulta opportuno valutare anche la media pesata dei corrispettivi che tiene conto dei quantitativi dei diversi materiali effettivamente conferiti negli stati esaminati.
Di seguito viene illustrato graficamente il confronto delle condizioni nei vari paesi europei censiti sia per quanto riguarda la media aritmetica che la media pesata in cui si evidenzia che in Italia viene riconosciuto agli enti locali un corrispettivo massimo teorico (72,41 €/t mentre il corrispettivo medio realmente erogato nel 2011 è di soli 65,87 €/t) che il più basso in assoluto con ogni metodo di confronto (cioè circa un terzo della media pesata Spagna e Portogallo e meno di un terzo dei ricavi e dei corrispettivi medi francesi).

I corrispettivi nazionali così contenuti sono una conseguenza indiretta della bassissima entità del CAC applicato in Italia che nel 2010 era già tra i più bassi in assoluto ed in particolare:
1) per gli imballaggi in carta in Italia era di 22 €/t (ora è 6 €/t), la media UE era di 70 €/t mentre la Germania arrivava a 175 €/t, la Francia a 163,30 €/t e la Spagna a 68 €/t ma per i poliaccoppiati per bevande in spagna si sale a 266 €/t;
2) per gli imballaggi in vetro in Italia era di 15,82 €/t (ora è 17,82 €/t), la media UE era di 28 €/t mentre in Germania il valore era di 74 €/t;
3) per gli imballaggi in legno in Italia era di 8 €/t, la media UE era di 17 €/t;
4) per quelli in alluminio in Italia era di 52 €/t (ora è di 45 €/t), la media UE era di 174 €/t;
5) per quelli in acciaio in Italia era di 31 €/t (ora è 26 €/t), la media UE era di 89 €/t;
6) per quelli in plastica in Italia era di 160 €/t (ora è 110 €/t), la media UE era di 222 €/t ma la media tra i principali paesi europei era di 440 €/t come riportato nella tabella di fonte Corepla.

Attualmente il CAC italiano risulta quindi tra i più bassi a livello europeo come affermato dallo stesso Conai che evidenzia questa dato come un risultato oltremodo positivo del Conai a sostegno dell’industria italiana dell’imballaggio ma non evidenzia che questo risultato è stato ottenuto soprattutto grazie al riciclo da fonte indipendente (il 65 % del totale) ed all’attività di RD operata prevalentemente a spese dai Comuni italiani.

Il costo relativo agli imballaggi nel settore alimentare incide per il 10-25 % sul prezzo di vendita secondo un recente studio di Coldiretti mentre il contributo ambientale incide per una percentuale bassissima sul prezzo di vendita finali dei prodotti ed è cioè variabile tre lo 0,011 % e lo 0,66 % a secondo della tipologia di prodotto come mostrato in tabella. Per gli importatori di merci imballati le condizioni sono ancor più convenienti poiché posso accedere alla procedure semplificate e versare al Conai solo lo 0,07 % del valore delle relative fatture di acquisto all’ingrosso di prodotti alimentari
Secondo uno studio dell’ISPRA la differenza tra i livelli dei CAC in Europa non è riconducibile ai diversi livelli di efficienza del sistema come erroneamente sostenuto dal Conai14. Uno studio condotto per conto della Commissione UE, ha infatti dimostrato che “i costi reali dei sistemi di recupero e riciclaggio esistenti nei diversi paesi sono molto meno distanti di quanto non lo siano i contributi ambientali.
La differenza dei CAC, più che dai costi specifici di raccolta, deriva da altri elementi come:
• la ripartizione tra costi imputati al sistema delle imprese e costi a carico della fiscalità generale (cioè della collettività); in alcuni paesi, come la Germania e l’Austria, i costi sono completamente a carico del sistema delle imprese, mentre in altri paesi, come la Francia o l’Italia, sono ripartiti tra le imprese (attraverso il contributo ambientale) e la collettività. Laddove vige il principio di responsabilità condivisa, i costi delle operazioni di raccolta sono solo in parte a carico dei consorzi di gestione del recupero degli imballaggi e vi è quindi un sussidio da parte della fiscalità collettiva alle operazioni di recupero e riciclaggio;
• l’entità della quantità effettivamente raccolta e riciclata: laddove i quantitativi recuperati sono inferiori, il contributo ambientale, comunque pagato sul 100% dell’immesso al consumo, viene impiegato per recuperarne una quota inferiore e quindi con costi totali più bassi che consentono di minimizzare il contributo ambientale.”
I rappresentanti dell’ANCI nel corso nell’audizione del 12 luglio 2007, hanno infatti affermato che “va tenuto conto che la determinazione del CAC ha poi effetti estremamente rilevanti sul sistema pubblico di raccolta dei rifiuti e di organizzazione della raccolta differenziata, che con il CAC viene finanziato […] si tratta di una tassazione indiretta – dal momento che, nei fatti, l’importo viene scaricato nel prezzo applicato al consumatore finale – in merito alla quale né lo Stato né i Comuni hanno la possibilità di giocare un qualche ruolo.”
L’Anci ha inoltre giustamente osservato come “In Italia rispetto agli altri paesi Ue il CAC … è auto-determinato dal sistema dell’industria, e gestito dal sistema Conai-Consorzi, senza che gli Enti locali (destinatari dello stesso) possano intervenire nel processo di determinazione”
La situazione analizzata fino ad ora determina, dunque,  una penuria di risorse da destinare ai comuni per coprire i costi della raccolta differenziata. Non solo: delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, solo poco più di un terzo viene girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi.
Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evince che i comuni avrebbero beneficiato di circa 297milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni di euro. Risulta pertanto evidente che i corrispettivi che i Comuni ricevono rappresentano solo una piccola quota dei costi che la RD degli imballaggi comporta. Nel resto d’Europa i contributi versati dalle imprese sono infatti molto più elevati e comprendono il rimborso dei costi di preselezione. Solamente allineando i contributi nazionali rispetto a quelli degli altri paesi europei sarà possibile sostenere una gestione efficiente e sostenibile di questi servizi anche in Italia. Se si aumentano le quote di riciclo e si crea un mercato per le materie prime seconde si apriranno importanti prospettive occupazionali. Si calcola che una raccolta differenziata efficiente e diffusa in Italia potrebbe generare almeno 200.000 nuovi posti di lavoro distribuiti capillarmente in tutto in tutto il Paese

Resoconto della Conferenza stampa di presentazione del dossier per un “nuovo Accordo Anci-Conai”

(con la collaborazione di Francesca Mazzoni)

Si è tenuta martedì 2 luglio nella Sala Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio la presentazione delle proposte per il rinnovo dell’accordo Anci-Conai avanzate dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, sulla base del dossier realizzato in collaborazione con ESPER

Ha aperto i lavori Roger de Menech, sindaco del comune di Ponte nelle Alpi, Comune Riciclone di Legambiente orami da tre anni consecutivi, affermando l’assoluta importanza di innescare un processo di contaminazione positiva, in grado di consolidare a diffondere a macchia d’olio l’“eccellenza” nel campo della gestione integrata dei rifiuti. Un significativo esempio di eccellenza  portato da alcune realtà locali virtuose che si sono distinte per l’impegno nell’attuazione di pratiche ambientali particolarmente innovative. Ed è da queste esperienze che bisogna ripartire con slancio affinché i risultati quantitativi della RD siano sostenuti dalla qualità. Un tale percorso, se intrapreso capillarmente dai Comuni Italiani, non può che rianimare profondamente un contesto sociale, economico ed ambientale da tempo in difficoltà. Lo strumento principale di tale azione è la costruzione di professionalità che si esprimano puntualmente a livello locale, come nel caso del sistema di raccolta porta a porta.

Gianluca Fioretti, sindaco di Monsano (AN) e co-fondatore nel 2005 dell’Associazione nazionale Comuni Virtuosi, ha messo in evidenza le solide fondamenta su cui poggia il dossier redatto con il supporto tecnico di Esper: esso affronta concretamente un tema da tempo tenuto in sordina, quello della mancata equità nel rapporto tra Anci e Conai. Il disequilibrio tra le due parti si è tradotto nel corso degli anni in un mancato ritorno ai Comuni delle risorse investite nella RD, quindi in una perdita secca di ricchezza. “In visione della fase di rinegoziazione dell’accordo quadriennale – ha dichiarato Fioretti – è importante porre in evidenza alcune eccezionali opportunità che questo momento ci offre. Su tutte quelle di recuperare le ingenti risorse economiche derivanti dal recupero dei materiali e di concretizzare l’obiettivo della sostenibilità economica, sociale ed ambientale attraverso l’introduzione del sistema di raccolta porta a porta. Tale introduzione potrebbe contribuire alla creazione di circa 200.000 nuovi posti di lavoro. Questa realtà è a portata di mano, grazie anche all’attuale campagna nazionale di informazione per  una nuova ed inedita apertura agli enti locali di tutta Italia.”

Ezio Orzes, assessore all’ambiente del comune di Ponte nelle Alpi sposta l’attenzione su una questione di fondamentale importanza: come fanno i Comuni a garantire livelli di qualità minimi di raccolta differenziata se sono costretti a pagarsi interamente da sé il servizio che offrono ai cittadini? “I Comuni si trovano drammaticamente sospesi tra due imperativi – ha detto Orzes –  non più solo il raggiungimento di una certa percentuale di raccolta differenziata, bensì anche di una percentuale di effettivo recupero dei materiali. Il dossier tecnico dell’Associazione Nazionale  dei Comuni Virtuosi svolge un’analisi accurata e propone soluzioni concrete e comprovate nei risultati sia a livello nazionale  che internazionale”.
Il primo dei temi affrontati dal dossier dell’Associazione è quello dei costi. Costi per i consumatori, per chi raccoglie e trasporta i rifiuti da imballaggio, per l’ambiente in termini di energia e materie prime sprecate, per i Comuni e i cittadini. Per ridurre tali costi è indispensabile rendere più costosa la produzione e l’immissione sul mercato di imballaggi con maggiore impatto sull’ambiente, ovvero riciclabili con maggior difficoltà. Ciò si può fare agendo sui Contributi Ambientali, ovvero su quella quota che le aziende produttrici di imballaggi pagano al Conai con l’obiettivo di farsi carico dei costi di raccolta e riciclo.

E’Attilio Tornavacca, direttore di Esper (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) a sviluppare questo tema, dopo aver risposto all’obiezione fatta a mezzo stampa dal presidente del Conai circa la scarsa copertura dei servizi del consorzio francese sul territorio nazionale: EcoEmballages ha raggiunto nel 2012 una copertura della popolazione 98,5%, come affermato sul sito del consorzio francese.
Rapidamente di torna all’esperienza nazionale: “In Italia non solo la produzione degli imballaggi non è diminuita, ma è aumentata di 4 punti percentuali raggiungendo un picco nel 2007 – dichiara Tornavacca – Inoltre, la percentuale di gestione degli imballaggi ad opera del CONAI è sì aumentata negli ultimi anni, ma rappresenta in realtà solo 1/3 del totale dei rifiuti gestiti. Gli altri 2/3 sono coperti invece da sistemi indipendenti che non usufruiscono quindi dei CAC (contributi ambientali Conai).Il CAC della plastica in Italia è 4 volte più basso rispetto alla media europea. Se il Conai ha fatto dei suoi contributi ambientali bassissimi il suo fiore all’occhiello, è pur vero che dietro a tale convenienza per le imprese produttrici si cela la scarsità delle risorse che vengono destinate ai Comuni. Se da una parte i Comuni Italiani perdono importanti risorse a causa dei bassi contributi ambientali, dall’altra non hanno nemmeno il diritto di proprietà sui materiali conferiti negli impianti (e dunque il diritto di incamerare le risorse provenienti dalla loro vendita all’industria del riciclo pari in media  a 52 euro/tonnellata), come avviene regolarmente ad esempio in Francia”.
La soluzione da avanzare con forza è la triplicazione dei contributi ambientali, modulando i CAC sulla base della effettiva riciclabilità dell’imballaggio: continuando il paragone con oltralpe,  EcoEmballages  garantisce un bonus sul CAC per quelle imprese che incrementano le proprietà di riciclabilità degli imballaggi, mentre infliggono un malus per quelle imprese che producono imballaggi di difficile riciclabilità. Tale operazione inciderebbe sui prezzi di consumo solo per lo 0,07%. “Oltre ai problemi esposti fino ad ora – continua Tornavacca – i costi di selezione, ovvero le risorse assorbite dagli impianti che puliscono e preparano i materiali perché possano far maturare i corrispettivi Conai, erodono ulteriormente i ricavi per i Comuni: da 300 milioni di euro si passa a 166 milioni di euro. Tali costi di selezione variano anche lungo il territorio italiano, per cui nel Sud Italia questi possono superare di 10 volte quelli applicati in altre regioni del Nord Italia”.

Il direttore di Esper, dunque individua una soluzione in 3 punti:
1. Triplicazione CAC;
2. Svincolare i controllori dai portatori di interessi, facendo in modo che il responsabile dei controlli di qualità sui materiali conferiti non sia scelto dal Conai;
3. Proseguire con l’abolizione della Tares e la reintroduzione della tariffazione puntuale come stabilito dal Decreto Ronchi.

A sostegno dell’azione dell’Associazione Comuni Virtuosi interviene anche Legambiente, con Stefano Ciafani, responsabile scientifico: “Secondo il rapporto ISPRA ancora il 40% dei rifiuti va in discarica. Occorre ristabilire la gerarchia economica delle opzioni di gestione del ciclo dei rifiuti. L’incenerimento e il conferimento in discarica continuano ad essere troppo convenienti per i Comuni – ha dichiarato Ciafani –  i quali si trovano costretti, per questioni di bilancio, a preferire l’opzione più inquinante a quella più virtuosa. Il conferimento in discarica dovrebbe quindi diventare l’opzione più costosa, ad esempio attraverso l’eliminazione del tetto massimo di 25 euro/tonnellata previsto dalla norma del 1995 sull’ecotassa. Occorre inoltre rimodulare il sistema degli incentivi anche in materia di recupero energetico e riciclaggio. Il suggerimento finale all’attuale Ministro dell’Ambiente, di rivedere profondamente la bozza del programma nazionale per la prevenzione”.

A Walter Regis di Assorimap, intervenuto a sottolineare come “gli attuali squilibri messi in luce dal dossier dei Comuni Virtuosi non siano  da imputare ad una mancanza di competenze tecniche da parte delle aziende, bensì ad un sistema distorto di gestione dei rifiuti in cui un’imprenditoria monopolistica ha portato avanti gli interessi di pochi a discapito delle collettività”, ha fatto eco Alberto Ferro, di Federambiente. “Come esposto nel documento redatto a novembre scorso da Federambiente  ha dichiarato Ferro – esiste forte la necessità tanto di incentivare e proteggere la filiera di prossimità, quanto quella di evitare nel contempo che sia il cittadino ,in qualità di consumatore, contribuente e utente TIA,  a farsi carico dei costi. E’ auspicabile che la prossima fase di revisione dell’accordo ANCI-CONAI non conservi alla lettera il contenuto del vecchio accordo e che all’opposto introduca una decisa e coraggiosa svolta. L’azione di polso da parte dei Comuni può contare su un supporto importante: il coinvolgimento del maggior numero di attori possibile, grazie al quale  diventi   possibile scardinare l’ormai obsoleta e squilibrata dicotomia tra comuni e consorzio”.

Paolo Cesco di Fise Unire, infine ha auspicato che l’’intervento di bacinizzazione e localizzazione della filiera dei rifiuti deve confrontarsi con la possibilità effettiva di costruire impianti adeguati.

In concomitanza con la conferenza stampa è partito ieri il nostro invito a sottoscrivere le proposte di revisione del Dossier a tutti i comuni italiani. Indicazioni su come sottoscrivere e/o scaricare il Dossier sono presenti a questa pagina

Guarda il video dell’intera conferenza stampa