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M5S: accolta dal Governo la proposta per la tariffazione puntuale

“Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato che se seguito dai fatti si trasformerà in una piccola rivoluzione ambientale ed economica”.

Così esprimono la soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento proposto i senatori del Movimento.
Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

“Ora – affermano i senatori Cinque Stelle – la palla passa in mano al governo!

Di seguito il comunicato ufficiale, consultabile a questo indirizzo

Se son rose fioriranno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato. Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti. Il tutto in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Più ricicli meno paghi. Il percorso verso la tariffa puntuale già attuata in tantissimi Comuni italiani dove è in vigore la raccolta differenziata porta a porta.

Il Governo si è detto favorevole all’emendamento e lo ha fatto proprio, “impegnandosi a rivedere l’imposta sui rifiuti al fine di riportarla ad una tariffa sulla effettiva produzione”.

Ora la palla passa al Governo. Il Movimento 5 Stelle vigilerà che quanto promesso ed accolto in Aula da parte dell’esecutivo diventi realtà. Non bastano gli impegni e le promesse. Serve andare verso la tariffa puntuale dei rifiuti. Con i fatti.

Trento e l’applicazione della tariffa puntuale

Esper collabora da anni con l’amministrazione trentina. Inizialmente per progettare e introdurre la raccolta domiciliare e alcune pratiche volte alla riduzione; in tempi più recenti per supportare l’amministrazione nella fase di individuazione delle modalità organizzative più corrette per l’adozione della tariffazione puntuale su tutto il territorio comunale.

L’Assessore Michelangelo Marchesi illustra i risultati ottenuti e le difficoltà affrontate

Dal primo gennaio 2013 il Comune, con il supporto tecnico della ESPER, è passato a tariffazione puntuale. Come è cambiato il servizio per l’introduzione della tariffazione puntuale?
Fondamentalmente il servizio non ha registrato cambiamenti significativi. O meglio, il cambiamento è stato antecedente al passaggio a Tariffazione puntuale: a partire dal mese di novembre 2012 anche nella zona a traffico limitato del Centro storico la raccolta dei rifiuti si effettua col sistema porta a porta con qualche adattamento richiesto dalle caratteristiche di questa zona (vie strette, pochi spazi interni agli edifici, notevole transito, pregio architettonico, presenza di molte attività e di turisti…). Sono stati pertanto eliminati dalla pubblica via tutti i cassonetti finora presenti. Le utenze domestiche sono dotate di contenitori personali per raccogliere: organico, vetro, imballaggi leggeri, carta e residuo.
Per le utenze domestiche i rifiuti differenziati in casa devono essere conferiti nei contenitori condominiali (presenti dove esiste sufficiente spazio interno) o portati nelle isole ecologiche (in parte interrate) appositamente realizzate. In questo caso si verrà dotati di apposita tessera di riconoscimento. Nel resto della città sono previste solo dotazioni individuali o condominiali.
Per le utenze non domestiche le modalità di raccolta differiscono a seconda che siano collocate fronte strada o piuttosto ai piani superiori dell’edificio.
A partire dal 1 gennaio 2013 si è passati alla tariffazione puntuale.  Pertanto  tutte le utenze condominiali devono obbligatoriamente utilizzare i nuovi sacchi verdi. Tali sacchi, una volta riempiti, dovranno essere portati nel contenitore posto all’interno degli spazi dell’edificio (dove presente) o presso le isole ecologiche, utilizzando come di consueto la tessera in dotazione. Le utenze domestiche non condominiali e quelle non domestiche utilizzano invece contenitori dotati di transponder (da 120l. in su). A ciascuna utenza è attribuita una quantità minima di litri di conferimento annuo di residuo. I quantitativi eccedenti verranno conteggiati in fattura per le utenze non condominiali o non domestiche sulla base del numero di svuotamenti ulteriori o andranno conferite in sacchi verdi prepagati (utenze condominiali).

Cominciamo dalla fine: quali sono i risultati raggiunti con la tariffazione puntuale? Quanto è aumentata la raccolta differenziata?
Abbiamo rilevato dei cambiamenti sensibili.
Mettendo a confronto periodi confrontabili (gennaio-settembre 2012 e gennaio-settembre 2013), abbiamo registrato un aumento della percentuale di raccolta differenziata. La media sui nove mesi è passata da un 67,28% ad un 74,21%, (con punte fino al 78%) con un aumento medio di 7 punti percentuali.
Ma il dato più interessante è che si è registrata una forte contrazione della produzione di rifiuti. Sono stati conferite infatti 4000 tonnellate di residuo in meno, pari ad una contrazione percentuale del 29,8%.
In termini generali la contrazione dei rifiuti è stata del 7,7%

Come è cambiata la qualità del materiale raccolto?
Non abbiamo rilevato nessun cambiamento significativo per carta e organico, sempre di ottima qualità.
Per quel che riguarda gli imballaggi leggeri si è verificata una leggera flessione, ma assolutamente i termini sono irrilevanti, nell’ordine di pochi punti percentuali. Fondamentalmente possiamo dire che nemmeno per gli imballaggi leggeri abbiamo assistito a cambiamenti significativi.
Non ritengo infatti che le oscillazioni della percentuale del rifiuto siano conseguenza della TARES, ma della solita difficoltà di percepire la differenza tra plastiche e imballaggi….

Quanto sono diminuite le esposizioni del secco residuo?
Abbiamo registrato una flessione delle esposizioni. Ovvero i cittadini, differenziando meglio e di più grazie alla “spinta” della tariffazione puntuale non espongono i propri contenitori o sacchi tutte le volte in cui avrebbero diritto di farlo. Ma per avere dati ufficiali su questo punto dobbiamo aspettare la conclusione dell’esercizio 2013.

Quali i costi per implementare il sistema per il conteggio delle esposizioni e per la fatturazione?
Il nostro sistema di raccolta era stato predisposto a tali attività fin dalla sua costruzione. Ragion per la quale non abbiamo dovuto sostenere ulteriori costi per il passaggio a tariffazione puntuale

Quali i risparmi registrati e quali quelli preventivati?
Per poter quantificare in maniera realistica i risparmi dobbiamo attendere la chiusura dell’anno. Abbiamo già registrato la riduzione di alcuni giri di raccolta.
Di sicuro l’abbattimento della quota del residuo rappresenterà un risparmio sensibile sullo smaltimento.
Anche la maggiore differenziazione porterà maggiori guadagni. Nel primo semestre del  i ricavi dalla vendita dei rifiuti riciclabili, vetro, imballaggi leggeri, carta e cartone, metalli e batteri, olio vegetale, fino agli abiti usati, superano i 930mila euro. Un valore da cui sono già stati dedotti i costi per il trasporto dei rifiuti differenziati nei diversi centri di lavorazione. I costi di selezione e trattamento, invece, si attestano a 425mila euro.

Sono aumentati gli abbandoni di rifiuti?
Apparentemente abbiamo registrato un aumento degli abbandoni. O meglio, gli abbandoni oggi hanno una maggiore visibilità. A livello quantitativo il dato non è assolutamente rilevante in termini di peso. Stiamo parlando di un fenomeno che ha una visibilità, ma numericamente e percentualmente non è significativo. Abbiamo potenziato l’attività di sensibilizzazione e di controllo.

Come ha reagito la cittadinanza a questo cambiamento?
Direi che la reazione è stata assolutamente positiva.
Ci sono stati un po’ di problemi iniziali per far passare l’utilizzo dei sacchetti conformi, ma si tratta più che altro di problemi comunicativi, che non di comportamenti negativi, almeno per la grande maggioranza della popolazione.
Certo chi si comportava non correttamente prima, continua a farlo anche oggi. C’è di buono che i comportamenti non conformi sono oggi più visibili.

Il futuro continua ad essere la tariffazione puntuale!

Abbiamo visto cos’è la tariffazione puntuale, ora proviamo a capire perchè è conveniente per le amministrazioni andare verso questa metodologia.

Innanzitutto la Tariffa puntuale si basa sulla misurazione dell’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza


permette di uscire dai sistemi “presuntivi” sulla produzione procapite dei rifiuti. In particolare permette all’Amministrazione di svincolarsi dai meccanismi della Tares che, oggi legano le mani alle amministrazioni costringendole ad aumenti sensibili delle tariffe per determinate categorie (per lo più piccoli esercizi di prossimità) concedendo sconti sensibili ad altre.

è equa

ogni cittadino pagherà realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, in linea con la volontà dell’amministrazione di distinguersi per virtuosità e correttezza

Permette la razionalizzazione del servizio e l’ottimizzazione dei costi
L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta.
E’ così che il Consorzio Priula dal marzo2013 ha deciso di dimezzare i passaggi peril secco residuo, passando da frequenze settimanali a quindicinali.

Si basa sull’uso di tecnologie ampiamente testate
L’utilizzo della tecnologia RFId, come avviene da anni in gran parte delle realtà in cui si è deciso di passare a tariffazione puntuale (ad esempio ne Consorzio Priula o nel CCS – Consorzio Chierese per i Servizi), si basa su tecnologie ampiamente testate. Sono anni infatti che vengono utilizzate anche in Italia.


Anche le ultime evoluzioni  (RFId a perdere applicati direttamente sul sacchetto, funzionanti in UHF – Ultra High Frequency) hanno raggiunto un livello di affidabilità che permette il loro utilizzo in totale sicurezza, senza rischi di false letture o perdite di dati, tanto che sono molte le realtà che, sull’esempio del Comune di Capannori (primo in Italia ad aver implementato, con il supporto tecnico di ESPER, l’utilizzo di tag RFId UHF a perdere sui sacchi del secco residuo), hanno deciso di affidarsi a questa tecnologia

Insomma, la tariffa puntuale
conviene,
è equa,
è sicura 

una volta progettato in maniera ottimale il servizio di raccolta e tariffazione, è di facile gestione.

E’ nato il Programma Nazionale per la Prevenzione

Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il documento adottato è il risultato di un percorso di condivisione iniziato lo scorso anno che, con modalità diverse, ha coinvolto i rappresentanti degli enti locali, del mondo della produzione, dell’associazionismo ambientale e della cittadinanza più ampia. Tale adozione è avvenuta nel rispetto della scadenza comunitaria prevista dalla Direttiva 2008/98/CE per il prossimo 12 dicembre 2013.

La Direttiva definisce “prevenzione” le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono:

a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;

b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure

c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.

Il Programma fissa obiettivi il cui scopo è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Sulla base dei dati rilevati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010:

  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie.
  • Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Programma fornisce anche indicatori specifici finalizzati alla valutazione dell’efficacia dei singoli interventi/progetti ed alla definizione di benchmark specifici e dovranno essere monitorati.

Al fine di assicurare la massima trasparenza e condivisione del Programma, sarà istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un Tavolo di lavoro permanente che coinvolga i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma. Compito del Tavolo è quello di effettuare il monitoraggio dell’attuazione del Programma nazionale e dei programmi regionali, individuare le criticità e proporre specifiche azioni prioritarie e misure integrative al fine dell’aggiornamento dei programmi stessi.

Nella redazione del Programma sono state considerate una serie di misure di carattere generale che possono contribuire in misura rilevante al successo delle politiche di prevenzione nel loro complesso.

Tra le misure generali rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione esensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca.
Ruolo fondamentale ha la tariffazione puntuale: “L’obiettivo è quello di definire la cornice della nuova tassa sui rifiuti prevista nella service tax e consentire l’applicazione di tariffe puntuali che i Comuni potranno scegliere in sostituzione della tassa ispirate al principio comunitario “chi inquina paga”.
In base a quanto stabilito in materia dalle linee guida della Commissione europea su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari, nel Programma sono state scelte alcune misure specifiche di prevenzione dei rifiuti.

Il carattere “prioritario” di tali flussi è legato alla rilevanza quantitativa degli stessi rispetto al totale dei rifiuti prodotti o alla loro suscettibilità ad essere ridotti con facilità e in modo efficiente. Tali flussi prioritari sono: i rifiuti biodegradabili con particolare attenzione agli scarti alimentari, i rifiuti cartacei, i rifiuti da imballaggio ed i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, le Regioni integreranno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. A tal fine, viene stabilito per  le regioni  il  termine di un anno per l’adozione del Programma nazionale.

Scarica il Programma Nazionale di prevenzione per i rifiuti (Pdf, 240 KB)

Tariffa puntuale: cos’è e come funziona?

Cos’é?

Tares, Service tax, Trise, Tuc. Tutte evoluzioni della Tarsu e della TIA. Tutte evoluzioni che pongono l’accento, finalmente anche in Italia, sull’applicazione del concetto “chi inquina paga”, caposaldo assoluto a livello Europeo.
La traduzione in italiano del caposaldo europeo è “tariffazione puntuale”.
Ma cosìè la tariffazione puntuale? Come funziona?

Facciamo un piccolo excursus storico

Nel 1997 Edo Ronchi (allora Ministro del’Ambiente) introduce con d.lgs 22/1997 la TIA, Tariffa d’Igiene Urbana, destinata a sostituire progressivamente la TARSU, la Tassa sui rifiuti solidi urbani. Come dice il nome, la tariffa, al contrario della tassa, ha come obiettivo di far pagare agli utenti esattamente per quanto usufruiscono del servizio (nel modo più preciso possibile), mettendo il vincolo della copertura totale del costo del servizio a carico della stessa.
La tariffa si compone di due parti: quella fissa, volta a coprire i costi di esercizio (costi dello spazzamento delle strade, gli investimenti in opere…) e quella variabile dipendente invece dai rifiuti prodotti dall’utente.
Proprio la parte variabile è la parte più interessante e innovativa (almeno a livello nazionale). Si chiede di misurare realmente l’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza domestica e non domestica, parametrando su questo dato il peso della parte variabile della tariffa.
Qualora i Comuni non fossero stati in grado o non avessero voluto misurare la produzione dei rifiuti di ogni singola utenza, avrebbero potuto applicare il metodo presuntivo che consiste nello stabilire la suddivisione fra gli utenti dei costi variabili attraverso l’applicazione degli indici del DPR 158/99, che sono dei Kd (coefficienti teorici di produzione rifiuti calcolati con delle indagini statistiche) diversi per ogni categoria di utenza (sono oltre trenta) da moltiplicare per superficie occupata.
La realtà vuole che ancora alla fine del 2011 moltissimi Comuni non avessero fatto il passaggio da Tarsu a TIA, e che molto spesso la copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimento non fosse integralmente a carico della Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani.

Nel dicembre 2011 (legge 22 dicembre 2011 n. 214), viene introdotta la Tares, acronimo che sta per “tassa rifiuti e servizi”, un’imposta basata sulla superficie dell’immobile di riferimento, che ha come obiettivo la copertura economica per intero del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti del Comune. L’introduzione è obbligatoria per tutti i Comuni.

Il riferimento normativo torna ad essere il DPR 158/99, con i suoi Kd. A meno che il Comune non sia attrezzato con un sistema di misurazione della reale produzione di rifiuti (indifferenziati) dei propri cittadini e aziende.

Le successive evoluzioni  (Service tax, Trise, TUC) mantengono questa impostazione, sottolineando anzi il riallineamento con il principio impostoci dall’UE “chi inquina paga”

Come funziona

Il principio è semplice: pago per quanto rifiuto indifferenziato produco

 

Come si calcola

Il gestore del servizio misura il rifiuto indifferenziato prodotto dall’utenza

La modalità più utilizzata in Europa è quella della misurazione volumetrica: si conteggiano e tariffano il numero di svuotamenti, in caso di utilizzo di bidoni o mastelli, il numero di conferimento in caso di utilizzo di sacchetti.
Tale modalità è più semplice da gestire permette ottimizzazioni del servizio che altre modalità non permettono. Non esistono in Italia esperienze di attivazione della tariffazione puntuale con misurazioni del peso del rifiuto prodotto o con l’utilizzo di strutture centralizzate ad accesso controllato e riconoscimento dell’utente (press container, isole interrate, cassonetti con calotta).

Si calcola la tariffa:


Il cittadino in realtà si troverà in bolletta tre voci:

  • la parte fissa
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti minimi
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti eccedenti quelli minimi

Di cosa si tratta? Perchè la parte variabile è divisa in due voci?

Al fine di scoraggiare abbandoni e conferimenti impropri, finalizzati all’azzeramento degli svuotamenti e di conseguenza della parte variabile della tariffa, in maniera ormai universale i Comuni decidono di stabilire un numero di conferimenti minimi che vengono comunque fatti pagare.
Tale numero non è standard, dipende da diverse variabili (produzione media, volumetria dei contenitori dati in dotazione…) ed ogni Comune lo stabilisce sulla base delle proprie necessità.
Tale sdoppiamento, pur non risultando un aggravio sulle tasche del cittadino (gli svuotamenti minimi sono calcolati sulla base dei dati provenienti dal territorio, su dati reali e non presuntivi, e quindi un utilizzo standard del servizio di raccolta porta ad un numero di svuotamenti che certamente supera quello minimo) dà al Comune una discreta garanzia di evitare abbandoni di rifiuti e discariche abusive.

“Meno Rifiuti – Più Benessere”

Meno Rifiuti Piu’ Benessere in 10 mosse è tornata con la seconda edizione per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per ridurre l’impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all’uso multiplo ma soprattutto ad innovare attraverso la progettazione di beni e  servizi  in un’ottica di economia circolare.
L’iniziativa ha partecipato alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 16 al 24 novembre.
Per coinvolgere e informare anche  i consumatori l’iniziativa focalizza gli imballaggi dei beni di largo consumo che, insieme agli articoli usa e getta, diventano quel genere di rifiuto con cui si deve fare i conti quotidianamente e li invita a firmare la petizione collegata all’appello.

La novità della seconda edizione consiste nella partenza di una comunicazione personalizzata  alle maggiori aziende dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, nonché le principali insegne della Distribuzione Organizzata, che continuerà con il 2014.
Ai responsabili delle Aziende, più o meno virtuose sotto l’aspetto ambientale, è stato chiesto  di rendere noto il proprio impegno rispetto alle 10 mosse, sia per i progetti attuati che per quelli in fase di pianificazione. Le adesioni ed i relativi dettagli verranno pubblicati in una pagina dedicata del sito.
“L’invito all’azione che Meno Rifiuti più Benessere rappresenta nei confronti delle aziende, va oltre ai contenuti delle 10 mosse, sia sotto l’aspetto ambientale che partecipativo –  afferma Silvia Ricci, responsabile Campagne dell’Associazione comuni virtuosi (Acv). Sotto l’aspetto ambientale poiché  l’impatto complessivo di un prodotto non è limitato al solo packaging, come la prima mossa evidenzia. Sotto l’aspetto partecipativo perché riuscire a coinvolgere le aziende a comunicare pubblicamente il proprio, impegno come avviene all’estero, non è una modalità alla quale le aziende italiane sono avvezze” continua Ricci.

“Come ACV abbiamo però coinvolto con successo un buon numero di gruppi  della Grande Distribuzione con la campagna Porta la Sporta. Quest’ultima iniziativa, pensata per ridurre l’impatto ambientale ma anche economico che i rifiuti da imballaggio e articoli usa e getta hanno per le casse comunali, dovrebbe essere una palla che le aziende colgono al balzo per dimostrare che quanto pubblicato nel bilancio di sostenibilità si riflette nella prassi aziendale. Questa iniziativa rappresenta oltre 3000 cittadini che hanno firmato la petizione, 300 enti locali e diverse associazioni. L’ascolto del cliente , la collaborazione con le organizzazioni non profit e con gli enti locali (a favore di obiettivi comuni e a beneficio dei territori ) sono argomenti che sono di casa nei bilanci di sostenibilità. Pertanto non possiamo che essere fiduciosi  di ricevere prima o poi un cenno di riscontro alle comunicazioni che stiamo inviando alle aziende e che proseguiranno anche nel prossimo anno” conclude Silvia Ricci.

Le dieci mosse
La prima mossa chiede di ripensare e innovare i prodotti verso una maggiore sostenibilità partendo da un diverso approccio nella fase di progettazione. Ovvero di utilizzare una metodologia di progettazione chiamata Design Sistemico che concepisce un prodotto come parte di un sistema con cui interagisce, e per tutto il suo ciclo di vita. I sistemi a cui ispirarsi sono quelli della natura dove il concetto di rifiuto non esiste perché  ogni output di un processo diventa un input, o una risorsa, per nuove attività. Una sua applicazione eliminerebbe la necessità di dover intervenire successivamente  per risolvere effetti collaterali negativi  per uomo e ambiente.
Già dalla fase di progettazione di un bene o di un imballaggio la scelta di un materiale piuttosto che un altro inciderà su tutte le fasi a monte del processo: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione di energia utilizzata per estrarle e lavorarle, ai trasporti, etc.
Questa scelta sarà allo stesso tempo determinante quando il prodotto dovrà essere smaltito. L’azienda che studia un nuovo prodotto non può quindi esimersi dal considerare come lo stesso potrà essere recuperato, riciclato o riutilizzato una volta che terminerà la sua funzione primaria.
Le mosse successive chiedono non solamente una prevenzione quantitativa degli imballaggi ma anche una prevenzione del loro impatto ambientale. E quindi la progettazione di imballaggi ridotti all’essenziale, totalmente riciclabili e privi di quelle componenti che ne impediscono un riciclaggio eco efficiente (etichette sleeve, additivi, opacizzanti e altri abbinamenti di materiali eterogenei difficilmente separabili).
E ancora l’utilizzo di materie prime seconde provenienti dal riciclo per realizzare nuovi imballaggi, l’applicazione di sistemi di etichettatura che comunichino il grado di riciclabilità degli stessi e l’introduzione di sistemi di vuoto a rendere per le bevande.
Infine una maggiore presenza nell’assortimento di prodotti ecologici adatti all’uso multiplo e possibilità di acquisto sfuso e alla spina nei punti vendita della Grande Distribuzione con diffusione capillare su tutto il territorio promossi da una comunicazione abbinata che ne comunichi il vantaggio ambientale.

Hanno sottoscritto il documento circa 300 enti locali e aderito associazioni nazionali come Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia, Cittadinanza Attiva, Altroconsumo  e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.
Enti locali e associazioni nazionali e locali vengono inviate a sottoscrivere l’appello  inviando una mail ai riferimenti presenti sulla pagina dell’iniziativa dove si trovano anche le indicazioni utili alle Aziende che vorranno aderire.
Anche i singoli cittadini vengono inviati a firmare la petizione di supporto che ha raggiunto oltre 3000 firme e a diffonderla attraverso i loro contatti e social media.

 

ANCI-CONAI, Orlando insiste: ricadute economiche per l’intero sistema

Il ministro Orlando ha incontrato i vertici del Conai – il presidente Roberto De Sanctis e il direttore generale Walter Facciotto. Insieme hanno fissato un comune obiettivo: che sempre più materiale qualificato derivante dalla raccolta differenziata degli imballaggi di carta, vetro, plastica, ferro, alluminio e legno diventi un prodotto lavorato da immettere nel mercato degli acquisti verdi.

Il ministro non ha perso occasione per sottolineare come fondamentale sia il coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni per l’ottenimento dei risultati prefissati.
“Nel rispetto della trattativa e delle parti – conclude la nota diffusa dal ministero – il Ministro si è augurato che il risultato dell’auspicata intesa possa essere quello di generare maggiori ricadute economiche per l’intero sistema”.

TA.RI, anche Confcommercio per la tariffa puntuale

“Con l’adozione di criteri presuntivi e senza la misurazione della reale produzione rifiuti ci saranno aumenti pesanti e ingiustificati”

«Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti – secondo la Confcommercio – sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare ad una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%).Incrementi – secondo l’associazione dei commercianti – molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’  e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche».

IL NUOVO TRIBUTO – «La legge di stabilità», ricorda la Confcommercio, «istituisce un nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Trise. Esso si articola in due componenti: la prima, denominata Tari, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda, denominata Tasi, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni».
La struttura della Tari, sottolinea la nota dell’associazione, «riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della Tares e, quindi, della vecchia Tia, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti». «Quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del chi inquina paga.

IL PRINCIPIO – In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione »presuntiva« non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte Confcommercio ha denunciato. Infatti, nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla Tarsu alla Tia, si è assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione».

Vai al comunicato di Confcommercio

ANCI-CONAI: chi ha sottoscritto le richieste di ACV

Albaredo d’Adige VR
Isola del Piano PS
Castelmassa RO
Montesilvano PS
Melito NA
Boves CN
Prezza AQ
Collegno TO
Marcon VE
Montechiarugolo PR
Beinette CN
Berlingo BS
Fratte Rosa PU
Bussero MI
Ariccia RM
Lucca
Villanova AT
Almese TO
Tramonti di Sotto PN
Montecorvino Pugliano SA
Rosolini SR
Sant’ Angelo a Cupolo BN
Monsano AN
Feltre BL
Brossasco CN
Mezzago MB
Casalecchio di Reno BO
Torre Pellice TO
San Benedetto del Tronto AP
Lainate MI
Malegno BS
Bereguardo PV
Catanzaro
Fano PS
Cadogado CO
Sardara VS
Montopoli Val d’Arno  PI
San Secondo Parmense PR
Agerola NA
Tronzano VC
Faenza RA
San Lorenzo in Campo PS
San Salvatore Monferrato AL
Eboli SA
Cassinetta di Lugagnano MI
Novara
Povoletto UD
Canegrate MI
Ragusa
Cuggiono MI
Trento
Senigallia AN
Venezia
Monte San Pietro BO
Gallarate VA
Urbino PS
Palazzolo sull’Oglio BS
Mirabello AL
Camerano AN
Capannori LU
Corchiano VT
Malcesine VR
Cremolino AL
Cerreto D’Esi AN
Colorno PR
Melpignano LE
Pieve di Cento BO
Prata di Pordenone PN
Rottofreno PC
Pietralunga PG
Casola Valsenio RA
Montemarciano AN
Camigliano CE
Frugarolo AL
Camagna Monferrato AL
Parma
Oleggio Castello NO
Ponte nelle Alpi BL
Traversetolo PR
Collecchio PR
Cesena
Savona
Cesano Boscone MI
Monte Porzio PU
Busseto PR
Caltrano VI
Oriolo VT
Budrio BO
Castelsardo SS
Chianciano Terme SI
Latronico PZ
Olivadi CZ
Castelnuovo Cilento SA
Palermo
Mondovì CN
Lesignano de Bagni PR
Monteveglio BO
Sospirolo BL
Asti
Assago MI
Cigole BS
Verderio Superiore LC
Mira VE
Zoldo Alto BL
Mezzani PR
Pomezia RM
Santa Maria Nuova AN
Modugno BA
Bisignano CS
Rivalta TO
Serrapetrona MC
Bassano Romano VT
S.Stino di Livenza VE
Manfredonia FG
Riace RC
Alano di Piave BL
Mel BL
Taibon Agordino BL
Courgnè TO
Ronchi dei Legionari GO
San Gregorio nelle Alpi BL
Albenga SV
Lasnigo CO
Morro d’Alba CN
Villarfocchiardo TO
Scicli RG
Carignano TO
Alano di Piave BL
Solza BG
Pieve di Cadore BL
Forlì Verghereto FC
Cassino FR
Gradara PU
Gussago BS
Borgone di Susa TO
Sogliano al Rubicone FC
Messina Vito d’Asio PN
Botricello CZ
Longiano FC
Nonantola MO
Acquaviva delle Fonti BA
Marcetelli RI
Saluzzo CN
Gropparello PC
Sorbolo PR
Frisanco PN
San Pietro in Casale BO
Savigliano CN
Monte san Vito AN
Ponte dell’Olio PC
Novi Ligure AL
Morano sul Po AL
Moncalieri TO
Villanova d’Asti AT
Avigliana TO
Biassono MB
Vodo di Cadore BL
Agordo BL
Orzinuovi BS
San Vito di Cadore BL
Mogoro OR
Chiaravalle AN
Cuneo
Mondavio PU

Altri Enti che hanno sottoscritto e diffuso la nostra iniziativa:

“Consorzio Intercomunale Vallesina-Misa” CIR 33 gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Cerreto D’Esi, Corinaldo, Cupramontana, Fabriano, Genga, Jesi, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Monte Roberto, Montecarotto, Monterado, Morro d’Alba, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Ripe, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Sassoferrato, Senigallia, Serra De’ Conti, Serra San Quirico, Staffolo. Abitanti serviti dal Consorzio: oltre 300.000.

Consorzio Priula gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di : Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Carbonera, Casier, Giavera del Montello, Maserada sul Piave, Monastier di Treviso, Morgano, Nervesa della Battaglia, Paese, Ponzano Veneto, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Susegana, Villorba, Volpago del Montello, Zenson di Piave, Zero Branco. TOT. abitanti serviti da consorzi Priula e  TV3: 490.000.

Consorzio TV3 gestore del servizio di  igiene urbana per i Comuni di: Altivole, Asolo, Borso del Grappa, Caerano San Marco, Castelcucco, Castelfranco  Veneto, Castello di Godego, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Fonte, Istrana, Loria, Maser, Monfumo, Montebelluna, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, Resana,  Riese Pio X, San Zenone degli ezzelini, Trevignano, Vedelago.

Biodistretto della via Amerina e delle Forre (Provincia Viterbo)

Associazione Ambientarti (Provincia di Salerno)

Zero Waste Italy

Associazione Comuni Virtuosi: continua la battaglia per l’adeguamento dell’accordo ANCI-CONAI

Sono 153 i comuni che hanno aderito alla proposta di profonda revisione dell’accordo Anci-CONAI, 3 i consorzi e a questo si aggiungono rappresentanze regionali dell’ANCI stessa.
A fine luglio il dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi, redatto con il supporto tecnico della ESPER, è approdato in Parlamento, grazie ad un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Giuseppe Civati e Roger De Menech, in cui si chiede al Ministro dell’Ambiente Orlando (che già aveva preso posizione rispetto alle richieste di ACV) di rispondere in commissione alle questioni sollevate dal Dossier.

Nei mesi trascorsi dal momento in cui L’Associazione Comuni Virtuosi ha presentato il dossier redatto in collaborazione con Esper e le proposte da esso derivanti, Conai ed Anci hanno più volte rilasciato commenti, pur senza mai poter attaccare i dati tecnici presentati nello studio. A tali commenti, che testimoniano un tentativo di difesa delle condizioni dell’accordo in scadenza,  ACV risponde con un nuovo documento “In replica alle osservazioni poste da CONAI sui contenuti del dossier” volto a dimostrare la fondatezza delle richieste sulla base di dati concreti ed evidenze legislative.
In particolare, ACV replica ai seguenti punti:

• l’interpretazione da parte del Conai sui maggiori oneri da destinare ai Comuni per la RD degli imballaggi e l’affermazione da parte del Conai che i corrispettivi riconosciuti attualmente coprano per intero tali maggiori oneri a carico dei Comuni.
• l’affermazione del vice-presidente del Consorzio Comieco Piero Capodieci che ribadisce che non è compito del consorzio orientare gli stili di consumo ed esclude quindi l’opzione di modulare il CAC a seconda della riciclabilità degli imballaggi per indurre le aziende a progettarli secondo i principi dell’ecodesign.
• l’affermazione da parte del Direttore del Conai e del delegato Anci  per i rifiuti ed energia che ad un aumento del CAC corrisponderebbe un aumento del prezzo dei prodotti e che la possibilità di gestire autonomamente il materiale raccolto dai Comuni per venderlo al miglior offerente sia un vantaggio a loro esclusivo beneficio.
• l’affermazione da parte del Conai, di esponenti dell’ANCI  (e non solo) sul fatto che il Conai “faccia più degli obiettivi previsti dalla legge”

A tale documento non sono giunte risposte scientifico-tecniche.
Oggi, con i termini temporali per la redazione di un nuovo accordo quadro ANCI-CONAI che si avvicinano a grandi passi (31 dicembre 2013), la partita si sposta nuovamente nelle aule delle commissioni competenti.

Per informazioni in tempo reale: www.comunivirtuosi.org