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RASSEGNA STAMPA – 10 proposte per migliorare il riciclo in Italia (prendendo spunto dalla Francia) | Intervista a due voci: Ezio Orzes e Attilio Tornavacca

Dopo la presentazione del dossier “per un nuovo accordo quadro Anci-Conai” e l’articolo di Repubblica, Eco dalle Città ha intervistato Ezio Orzes (Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’Associazione Comuni Virtuosi) e Attilio Tornavacca (direttore della Esper)

Alla vigilia della presentazione del dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi sull’accordo Anci-Conai, è andato in scena sulle pagine di Repubblica un botta e risposta tra l’ACV e il Consorzio Nazionale Imballaggi. A prima vista il titolo dell’articolo di Repubblica potrebbe apparire fuorviante (“Carta e plastica, il giallo del riciclo ecco perché in Italia non conviene”). Ma fare la raccolta differenziata e riciclare risulta economicamente conveniente rispetto ad altre forme di trattamento e smaltimento rifiuti (discarica/incenerimento)? Lo abbiamo chiesto ai promotori del dossier presentato lo scorso 2 luglio a Roma. «L’Associazione Comuni Virtuosi – risponde Ezio Orzes, Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’ACV – è stata fondata ed è formata proprio dai Comuni che hanno posto al centro della proprio azione amministrativa la raccolta differenziata spinta raggiungendo risultati quantitativi, qualitativi ed economici che fanno scuola anche all’estero. Il titolo, come spesso accade, risulta quindi effettivamente fuorviante ma il testo dell’articolo chiarisce bene quale è la posizione dell’Associazione: la raccolta differenziata spinta e di qualità è un dovere a cui siamo chiamati tutti (cittadini, istituzioni, aziende di raccolta e riciclaggio pubbliche e private ecc.). Questa azione però ha bisogno di essere maggiormente sostenuta anche dal sistema Conai in considerazione del fatto che lo stesso ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno che potevano invece essere utilizzate per premiare i principali artefici di tale risultato e cioè gli enti locali che si sono impegnati maggiormente per incrementare ulteriormente i livelli di riciclaggio in Italia nel 2011».

«Per considerare correttamente la maggiore o minore convenienza delle diverse forme di trattamento – aggiunge Attilio Tornavacca, direttore della ESPER – non si deve considerare solo l’impatto economico a breve termine (in cui attualmente non sono adeguatamente inglobati i reali costi ambientali di alcune forme di smaltimento quali, ad esempio, i costi delle bonifiche) ma anche i costi ambientali a medio a lungo termine. Per orientare correttamente le proprie strategie l’Unione Europea ha infatti commissionato ad AEA Technologies uno studio teso a valutare gli impatti sul cambiamento climatico delle diverse opzioni di gestione dei RU in cui si dimostra che “la strategia raccolta differenziata dei RU seguita dal riciclaggio (per carta, metalli, tessili e plastica) e il compostaggio/digestione anaerobica (per scarti biodegradabili) produce il minor flusso di gas serra (-461 kg CO2 eq/t). Anche la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati, nonostante la produzione di elettricità, comporti una trascurabile riduzione dell’emissione di gas serra rispetto allo smaltimento in discarica(-10 kg CO2 eq/t) che risulta comunque nettamente inferiore a quella ottenibile con il riciclaggio”».

10 proposte per migliorare il riciclo in Italia
Il dossier quali proposte formula al fine di migliorare il riciclo in Italia? «Le proposte sono dieci» spiega Ezio Orzes che riassume quelle più urgenti: «Per rendere meno costoso e più semplice il riciclaggio degli imballaggi l’Associazione propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del CAC (Contributo Ambientale Conai ndr) che consentirebbe di avviare un percorso di graduale introduzione del principio europeo “chi più inquina, più paga”. Con questo sistema le aziende ed i consumatori che continueranno a preferire imballi ad elevato impatto ambientale subiranno una leggera penalizzazione. Al contrario le aziende che già oggi stanno investendo risorse per rendere più facilmente riciclabili i propri imballaggi (e di conseguenza i consumatori che scelgono tali prodotti) con questo sistema riusciranno finalmente ad ottenere anche un parziale riconoscimento economico per i propri sforzi (grazie alla riduzione del CAC) mentre, con il sistema attuale, non vengono incentivate a sviluppare tali attività virtuose. Per quanto riguarda la raccolta differenziata – ha continuato Ezio Orzes – l’Associazione chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai  ed un riallineamento del CAC alla media europea (con le ulteriori riduzioni ora i contributi ambientali italiani sono tra più bassi in Europa). Per sostenere il riciclo di prossimità l’Associazione richiede al governo di introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito».

Il modello francese: alcune precisazioni
Come riportato in precedenza, l’ACV propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del contributo ambientale. Nell’intervista di Repubblica al direttore generale Conai si legge che “non si possono paragonare Italia e Francia. Il consorzio Eco-Emballages non offre un servizio universale, decide autonomamente quali Comuni servire, non tratta tutti i materiali, ad esempio il vetro non lo raccoglie e opera sino al raggiungimento degli obiettivi”. Il quadro della situazione Oltralpe non sarebbe esattamente così. Spiega Attilio Tornavacca: «Chiunque consulti il sito di Eco-Emballages (l’omologo francese del Conai) può verificare che la percentuale di copertura della popolazione francese residente in comuni che hanno stipulato contratti con Eco-Emballages è pari al 98,5 % che va confrontata con l’81 % di percentuale media di popolazione residente in Comuni che hanno stipulato convenzioni con il sistema Conai. Solo per la plastica la percentuale arriva al 95 % nel 2011 come si può leggere a pag. 371 dell’ultimo rapporto ISPRA».In Francia i Comuni non ricevono corrispettivi per la raccolta del vetro? «I Comuni francesi ricevono al contrario due tipi di corrispettivi per la raccolta del vetro – continua il direttore della Esper – il “prix de collecte et de tri” ed il “prix de reprise”. Il primo è il prezzo dei rifiuti da imballaggi in vetro che vengono conferiti nei centri di trattamento, ed è pagato da Eco-emballages alle autorità locali. l’ammontare di questa tariffa è di  4,4 €/tonnellata. Il secondo è il prezzo del rottame di vetro già realizzato, ed è pagato dalle vetrerie che producono vetro cavo (verre creux), quindi nuovi imballaggi in vetro, alle autorità locali invece che al sistema Conai come succede in Italia dove il Coreve fino al 2010 non ha mai evidenziato ricavi per la cessione del vetro ai propri soci ma al contrario solo dei costi (per questa ragione ha ricevuto un richiamo dall’AGCM). Questo prezzo ammontava a 22,2 €/t nel 2011 ed ammonta a 21,75 €/t nel 2013 poiché viene aggiornato annualmente tenendo d’occhio i prezzi applicati a livello europeo. Si possono ottenere maggiori informazioni consultando il sito http://www.verre-avenir.fr/Le-recyclage-du-verre/La-garantie-de-reprise-option-filiere-verre» conclude Tornavacca.

Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Seminario “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi”

Mercoledì 19 settembre (ore 16), il Comune di Corigliano d’Otranto, l’AssociazioneComuni Virtuosi e la ESPER organizzano il seminario dal titolo “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi” con il contributo di SMP di Barletta, Ecotecnica e TEEA di Lecce.

Il seminario, che si terrà presso il Castello de Monti di Corigliano d’Otranto, avrà l’obiettivo di mostrare i numerosi vantaggi economici e di qualità della vita che i cittadini possono godere con il passaggio dalla tassa alla tariffa puntuale per mezzo dei sistemi di raccolta differenziata porta a porta.
Aprirà il seminario Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto, Comune che ha sperimento per primo, insieme al Comune di Carpignano Salentino, il sistema di raccolta domiciliare monomateriale (oggi esteso a tutti i Comuni dell’ex ARO 4) raggiungendo un percentuale di RD pari al 75-80 %.
Introdurrà il seminario il commissario ad Acta dell’Autorità d’Ambito della Provincia di Lecce, Giovanni Campobasso.
Interverranno poi l’Assessore alle politiche Ambientali Alessio Ciacci del comune di Capannori (LU), primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera “Verso rifiuti zero entro il 2020” e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno) Ezio Orzes, il cui Comune è risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”. Ponte delle Alpi inoltre vanta una serie di record: raccolta differenziata porta a porta nel 2010 all’89% e riduzione della produzione di rifiuti da discarica (quattro volte meno della media nazionale) e delle tariffe per i cittadini (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale), e infine il sindaco Ivan Stomeo di Melpignano (Lecce), comune cofondatore dell’associazione italiana “Comuni virtuosi”, primo comune in Puglia ad aver raggiunto l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata già nel 2008.
Interverrà anche Attilio Tornavacca quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, che è stato scelto dall’Associazione Comuni Virtuosi quale partner tecnico di riferimento per il settore della gestione dei rifiuti. I tecnici forniranno la loro esperienza nel campo della raccolta differenziata porta a porta, soffermandosi in particolar modo sulla riduzione dei costi che è possibile soprattutto realizzare mediante l’introduzione della tariffazione puntuale.
Interverranno infine il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Massimo Blonda, il dirigente del settore Ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, Federico Cangialosi ed infine, Luigi Zilli, il rappresentante dell’azienda affidataria del servizio di raccolta unitario dell’ex ARO 4 dell’ATO LE2.
La partecipazione al seminario non è sottoposta a costi di iscrizione ed i posti a sedere verranno riservati in via prioritaria ai soggetti che confermeranno la loro partecipazione alla segreteria organizzativa entro il 18 settembre 2012
Segreteria organizzativa e ufficio stampa:

Giuseppe Miccoli – ESPER Tel. 3470003325 e-mail: g.miccoli@esper.to.it

PROGRAMMA

ore 16.00: Apertura dei lavori da parte di Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto
modera gli interventi Tommaso Condò, Ass. all’Ambiente Comune di Corigliano d’Otranto

ore 16.20: Introduzione Giovanni Campobasso, Commissario ad Acta dell’ATO Provincia di Lecce

ore 16.25: Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale
Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente Comune di Capannori

ore 16.50: La riduzione dei costi del servizio grazie all’adozione della tariffazione puntuale
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente Comune Ponte nelle Alpi

ore 17.15: L’esperienza del primo Comune pugliese che ha superato il 65 % di RD
Ivan Stomeo, Sindaco Comune di Melpignano

ore 17.40: Analisi tecnica ed economica delle esperienze più avanzate di riduzione e riciclaggio
Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 18.05: Coffee break

ore 18.30: Il ruolo dell’ARPA a supporto degli Enti locali per la gestione ecosostenibile dei RU
Massimo Blonda – Direttore scientifica ARPA Puglia

ore 18.55: Le attività della Regione per lo sviluppo della riduzione e riciclaggio dei rifiuti urbani
Federico Cangialosi, Dirigente Servizio Ciclo Rifiuti Regione Puglia

ore 19.20: I risultati della gestione unitaria del servizio di raccolta monomateriale nell’ex ARO 4
Luigi Zilli, Amministratore Ecotecnica capofila ATI affidataria del servizio di raccolta

ore 19.45: Interventi programmati dei rappresentanti dei Comuni dell’ex ARO4 dell’ATO LE2,
Bagnolo del Salento, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de Greci, Cursi, Martano, Palmariggi, Sternatia, Zollino.

Fonte: Confindustria Lecce

RASSEGNA STAMPA – In Puglia sette Comuni puntano a “rifiuti zero”

«È una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre»

Dopo la notizia circa l’Aro Bari 2 che ha pubblicato la gara per il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani e di rifiuti differenziati, nonché dei servizi complementari, stamattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della suddetta gara presso il Comando di Polizia Municipale di Modugno. Sono intervenuti il Commissario Straordinario del Comune di Modugno Mario Ruffo, in qualità di Presidente dell’Aro Bari/2, e i Sindaci dei sette Comuni aderenti. Sindaci delle città di Modugno, Bitetto, Binetto, Palo del Colle, Giovinazzo, Sannicandro e Bitritto. Il Responsabile Unico del Procedimento Maria Magrone ed i tecnici incaricati della progettazione Attilio Tornavacca e Massimo Ingravalle hanno illustrato tecnicamente tutto l’apparato.
Maria Magrone ha presentato tutto l’iter partendo «dal 2012 con l’assessore Di Ciaula (amministrazione Gatti) che fece una lettera d’intenti. Con quell’atto si costituirono i sette comuni. L’atto vero e proprio di costituzione fu fatto, però, l’8 marzo del 2013. Successivamente l’amministrazione Magrone portò avanti il tutto. Ringrazio davvero tutti gli attori protagonisti. Il termine ultimo per l’apertura delle buste è il 18 dicembre prossimo».
Per Conte, sindaco di Palo del colle, «è una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre».
Sulla stesa lunghezza d’onda De Palma, sindaco di Giovinazzo, per il quale «la sfida è ragionare come comunità. Tutti dobbiamo collaborare, specialmente i cittadini».
Per Novielli, sindaco di Sannicandro «non è stato per nulla facile il tutto. Quello che abbiamo iniziato è un percorso importante».
Giulitto, sindaco di Bitritto, pensa che «i veri ringraziamenti vadano fatti al mio predecessore, io sono arrivato solo alla fine. Spero ci sia un miglioramento per tutta la cittadinanza».
Grande attenzione è stata riservata a Tornavacca che ha spiegato più nei dettagli l’intera vicenda. «Esper, la nostra società, è improntata su un grande codice etico. Tutte le gare predisposte da Esper non hanno mai ricevuto contraccolpi. È una gara con principi di premialità e penalità molto severi. Tutte le amministrazioni hanno anche aderito alla strategia “Rifiuti Zero”. A livello nazionale sono 313 le società che potranno partecipare al bando, 30 in Puglia. L’obiettivo sarà quello del 60% di raccolta differenziata il primo anno e del 70% il secondo e così via».
L’avvocato Ingravalle avrà invece un compito «arduo. Lavorerò io, adesso. Ci potrebbero essere molti ricorsi anche se il nostro è un bando “coraggioso”».
Alla fine spazio alle domande dei giornalisti presenti. A cui ha risposto Tornavalle specificando che «sì, ci saranno dei piccoli aumenti per i cittadini ma il primo anno sarà di transizione. Indispensabili saranno i centri di raccolta come quelli di Binetto, Modugno e Bitritto. Gli altri si doteranno di altri bandi messi a disposizione della Regione. I centri di riuso, poi, andranno ad aggiungersi a quelli di raccolta. Entro metà anno 2015 dovrebbe essere avviato il tutto».
A chi gli chiedeva se la discarica di Giovinazzo, ormai stracolma, possa far avviare progetti di inceneritori Tornavacca è stato lapidario: «spero di no. Gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) si occupano dell’impiantistica, non noi. L’Ato è un ente sovra ordinario a noi. Se riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65% di differenziata credo proprio che di inceneritori non si potrà mai parlare. Saranno decisivi i cittadini». E De Palma, ironizzando sulla sindrome Nimbi, ha dichiarato: «se tra un inceneritore sotto casa e una discarica mi dicessero cosa scegliere direi sicuramente il primo. Paradossalmente i fumi posso controllarli. In discarica, nel sottosuolo, non si sa mai cosa ci entra».

Fonte: Villaggio Globale

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

M5S: accolta dal Governo la proposta per la tariffazione puntuale

“Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato che se seguito dai fatti si trasformerà in una piccola rivoluzione ambientale ed economica”.

Così esprimono la soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento proposto i senatori del Movimento.
Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

“Ora – affermano i senatori Cinque Stelle – la palla passa in mano al governo!

Di seguito il comunicato ufficiale, consultabile a questo indirizzo

Se son rose fioriranno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato. Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti. Il tutto in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Più ricicli meno paghi. Il percorso verso la tariffa puntuale già attuata in tantissimi Comuni italiani dove è in vigore la raccolta differenziata porta a porta.

Il Governo si è detto favorevole all’emendamento e lo ha fatto proprio, “impegnandosi a rivedere l’imposta sui rifiuti al fine di riportarla ad una tariffa sulla effettiva produzione”.

Ora la palla passa al Governo. Il Movimento 5 Stelle vigilerà che quanto promesso ed accolto in Aula da parte dell’esecutivo diventi realtà. Non bastano gli impegni e le promesse. Serve andare verso la tariffa puntuale dei rifiuti. Con i fatti.

Trento e l’applicazione della tariffa puntuale

Esper collabora da anni con l’amministrazione trentina. Inizialmente per progettare e introdurre la raccolta domiciliare e alcune pratiche volte alla riduzione; in tempi più recenti per supportare l’amministrazione nella fase di individuazione delle modalità organizzative più corrette per l’adozione della tariffazione puntuale su tutto il territorio comunale.

L’Assessore Michelangelo Marchesi illustra i risultati ottenuti e le difficoltà affrontate

Dal primo gennaio 2013 il Comune, con il supporto tecnico della ESPER, è passato a tariffazione puntuale. Come è cambiato il servizio per l’introduzione della tariffazione puntuale?
Fondamentalmente il servizio non ha registrato cambiamenti significativi. O meglio, il cambiamento è stato antecedente al passaggio a Tariffazione puntuale: a partire dal mese di novembre 2012 anche nella zona a traffico limitato del Centro storico la raccolta dei rifiuti si effettua col sistema porta a porta con qualche adattamento richiesto dalle caratteristiche di questa zona (vie strette, pochi spazi interni agli edifici, notevole transito, pregio architettonico, presenza di molte attività e di turisti…). Sono stati pertanto eliminati dalla pubblica via tutti i cassonetti finora presenti. Le utenze domestiche sono dotate di contenitori personali per raccogliere: organico, vetro, imballaggi leggeri, carta e residuo.
Per le utenze domestiche i rifiuti differenziati in casa devono essere conferiti nei contenitori condominiali (presenti dove esiste sufficiente spazio interno) o portati nelle isole ecologiche (in parte interrate) appositamente realizzate. In questo caso si verrà dotati di apposita tessera di riconoscimento. Nel resto della città sono previste solo dotazioni individuali o condominiali.
Per le utenze non domestiche le modalità di raccolta differiscono a seconda che siano collocate fronte strada o piuttosto ai piani superiori dell’edificio.
A partire dal 1 gennaio 2013 si è passati alla tariffazione puntuale.  Pertanto  tutte le utenze condominiali devono obbligatoriamente utilizzare i nuovi sacchi verdi. Tali sacchi, una volta riempiti, dovranno essere portati nel contenitore posto all’interno degli spazi dell’edificio (dove presente) o presso le isole ecologiche, utilizzando come di consueto la tessera in dotazione. Le utenze domestiche non condominiali e quelle non domestiche utilizzano invece contenitori dotati di transponder (da 120l. in su). A ciascuna utenza è attribuita una quantità minima di litri di conferimento annuo di residuo. I quantitativi eccedenti verranno conteggiati in fattura per le utenze non condominiali o non domestiche sulla base del numero di svuotamenti ulteriori o andranno conferite in sacchi verdi prepagati (utenze condominiali).

Cominciamo dalla fine: quali sono i risultati raggiunti con la tariffazione puntuale? Quanto è aumentata la raccolta differenziata?
Abbiamo rilevato dei cambiamenti sensibili.
Mettendo a confronto periodi confrontabili (gennaio-settembre 2012 e gennaio-settembre 2013), abbiamo registrato un aumento della percentuale di raccolta differenziata. La media sui nove mesi è passata da un 67,28% ad un 74,21%, (con punte fino al 78%) con un aumento medio di 7 punti percentuali.
Ma il dato più interessante è che si è registrata una forte contrazione della produzione di rifiuti. Sono stati conferite infatti 4000 tonnellate di residuo in meno, pari ad una contrazione percentuale del 29,8%.
In termini generali la contrazione dei rifiuti è stata del 7,7%

Come è cambiata la qualità del materiale raccolto?
Non abbiamo rilevato nessun cambiamento significativo per carta e organico, sempre di ottima qualità.
Per quel che riguarda gli imballaggi leggeri si è verificata una leggera flessione, ma assolutamente i termini sono irrilevanti, nell’ordine di pochi punti percentuali. Fondamentalmente possiamo dire che nemmeno per gli imballaggi leggeri abbiamo assistito a cambiamenti significativi.
Non ritengo infatti che le oscillazioni della percentuale del rifiuto siano conseguenza della TARES, ma della solita difficoltà di percepire la differenza tra plastiche e imballaggi….

Quanto sono diminuite le esposizioni del secco residuo?
Abbiamo registrato una flessione delle esposizioni. Ovvero i cittadini, differenziando meglio e di più grazie alla “spinta” della tariffazione puntuale non espongono i propri contenitori o sacchi tutte le volte in cui avrebbero diritto di farlo. Ma per avere dati ufficiali su questo punto dobbiamo aspettare la conclusione dell’esercizio 2013.

Quali i costi per implementare il sistema per il conteggio delle esposizioni e per la fatturazione?
Il nostro sistema di raccolta era stato predisposto a tali attività fin dalla sua costruzione. Ragion per la quale non abbiamo dovuto sostenere ulteriori costi per il passaggio a tariffazione puntuale

Quali i risparmi registrati e quali quelli preventivati?
Per poter quantificare in maniera realistica i risparmi dobbiamo attendere la chiusura dell’anno. Abbiamo già registrato la riduzione di alcuni giri di raccolta.
Di sicuro l’abbattimento della quota del residuo rappresenterà un risparmio sensibile sullo smaltimento.
Anche la maggiore differenziazione porterà maggiori guadagni. Nel primo semestre del  i ricavi dalla vendita dei rifiuti riciclabili, vetro, imballaggi leggeri, carta e cartone, metalli e batteri, olio vegetale, fino agli abiti usati, superano i 930mila euro. Un valore da cui sono già stati dedotti i costi per il trasporto dei rifiuti differenziati nei diversi centri di lavorazione. I costi di selezione e trattamento, invece, si attestano a 425mila euro.

Sono aumentati gli abbandoni di rifiuti?
Apparentemente abbiamo registrato un aumento degli abbandoni. O meglio, gli abbandoni oggi hanno una maggiore visibilità. A livello quantitativo il dato non è assolutamente rilevante in termini di peso. Stiamo parlando di un fenomeno che ha una visibilità, ma numericamente e percentualmente non è significativo. Abbiamo potenziato l’attività di sensibilizzazione e di controllo.

Come ha reagito la cittadinanza a questo cambiamento?
Direi che la reazione è stata assolutamente positiva.
Ci sono stati un po’ di problemi iniziali per far passare l’utilizzo dei sacchetti conformi, ma si tratta più che altro di problemi comunicativi, che non di comportamenti negativi, almeno per la grande maggioranza della popolazione.
Certo chi si comportava non correttamente prima, continua a farlo anche oggi. C’è di buono che i comportamenti non conformi sono oggi più visibili.

Il futuro continua ad essere la tariffazione puntuale!

Abbiamo visto cos’è la tariffazione puntuale, ora proviamo a capire perchè è conveniente per le amministrazioni andare verso questa metodologia.

Innanzitutto la Tariffa puntuale si basa sulla misurazione dell’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza


permette di uscire dai sistemi “presuntivi” sulla produzione procapite dei rifiuti. In particolare permette all’Amministrazione di svincolarsi dai meccanismi della Tares che, oggi legano le mani alle amministrazioni costringendole ad aumenti sensibili delle tariffe per determinate categorie (per lo più piccoli esercizi di prossimità) concedendo sconti sensibili ad altre.

è equa

ogni cittadino pagherà realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, in linea con la volontà dell’amministrazione di distinguersi per virtuosità e correttezza

Permette la razionalizzazione del servizio e l’ottimizzazione dei costi
L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta.
E’ così che il Consorzio Priula dal marzo2013 ha deciso di dimezzare i passaggi peril secco residuo, passando da frequenze settimanali a quindicinali.

Si basa sull’uso di tecnologie ampiamente testate
L’utilizzo della tecnologia RFId, come avviene da anni in gran parte delle realtà in cui si è deciso di passare a tariffazione puntuale (ad esempio ne Consorzio Priula o nel CCS – Consorzio Chierese per i Servizi), si basa su tecnologie ampiamente testate. Sono anni infatti che vengono utilizzate anche in Italia.


Anche le ultime evoluzioni  (RFId a perdere applicati direttamente sul sacchetto, funzionanti in UHF – Ultra High Frequency) hanno raggiunto un livello di affidabilità che permette il loro utilizzo in totale sicurezza, senza rischi di false letture o perdite di dati, tanto che sono molte le realtà che, sull’esempio del Comune di Capannori (primo in Italia ad aver implementato, con il supporto tecnico di ESPER, l’utilizzo di tag RFId UHF a perdere sui sacchi del secco residuo), hanno deciso di affidarsi a questa tecnologia

Insomma, la tariffa puntuale
conviene,
è equa,
è sicura 

una volta progettato in maniera ottimale il servizio di raccolta e tariffazione, è di facile gestione.

E’ nato il Programma Nazionale per la Prevenzione

Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il documento adottato è il risultato di un percorso di condivisione iniziato lo scorso anno che, con modalità diverse, ha coinvolto i rappresentanti degli enti locali, del mondo della produzione, dell’associazionismo ambientale e della cittadinanza più ampia. Tale adozione è avvenuta nel rispetto della scadenza comunitaria prevista dalla Direttiva 2008/98/CE per il prossimo 12 dicembre 2013.

La Direttiva definisce “prevenzione” le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono:

a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;

b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure

c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.

Il Programma fissa obiettivi il cui scopo è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Sulla base dei dati rilevati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010:

  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie.
  • Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Programma fornisce anche indicatori specifici finalizzati alla valutazione dell’efficacia dei singoli interventi/progetti ed alla definizione di benchmark specifici e dovranno essere monitorati.

Al fine di assicurare la massima trasparenza e condivisione del Programma, sarà istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un Tavolo di lavoro permanente che coinvolga i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma. Compito del Tavolo è quello di effettuare il monitoraggio dell’attuazione del Programma nazionale e dei programmi regionali, individuare le criticità e proporre specifiche azioni prioritarie e misure integrative al fine dell’aggiornamento dei programmi stessi.

Nella redazione del Programma sono state considerate una serie di misure di carattere generale che possono contribuire in misura rilevante al successo delle politiche di prevenzione nel loro complesso.

Tra le misure generali rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione esensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca.
Ruolo fondamentale ha la tariffazione puntuale: “L’obiettivo è quello di definire la cornice della nuova tassa sui rifiuti prevista nella service tax e consentire l’applicazione di tariffe puntuali che i Comuni potranno scegliere in sostituzione della tassa ispirate al principio comunitario “chi inquina paga”.
In base a quanto stabilito in materia dalle linee guida della Commissione europea su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari, nel Programma sono state scelte alcune misure specifiche di prevenzione dei rifiuti.

Il carattere “prioritario” di tali flussi è legato alla rilevanza quantitativa degli stessi rispetto al totale dei rifiuti prodotti o alla loro suscettibilità ad essere ridotti con facilità e in modo efficiente. Tali flussi prioritari sono: i rifiuti biodegradabili con particolare attenzione agli scarti alimentari, i rifiuti cartacei, i rifiuti da imballaggio ed i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, le Regioni integreranno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. A tal fine, viene stabilito per  le regioni  il  termine di un anno per l’adozione del Programma nazionale.

Scarica il Programma Nazionale di prevenzione per i rifiuti (Pdf, 240 KB)

Tariffa puntuale: cos’è e come funziona?

Cos’é?

Tares, Service tax, Trise, Tuc. Tutte evoluzioni della Tarsu e della TIA. Tutte evoluzioni che pongono l’accento, finalmente anche in Italia, sull’applicazione del concetto “chi inquina paga”, caposaldo assoluto a livello Europeo.
La traduzione in italiano del caposaldo europeo è “tariffazione puntuale”.
Ma cosìè la tariffazione puntuale? Come funziona?

Facciamo un piccolo excursus storico

Nel 1997 Edo Ronchi (allora Ministro del’Ambiente) introduce con d.lgs 22/1997 la TIA, Tariffa d’Igiene Urbana, destinata a sostituire progressivamente la TARSU, la Tassa sui rifiuti solidi urbani. Come dice il nome, la tariffa, al contrario della tassa, ha come obiettivo di far pagare agli utenti esattamente per quanto usufruiscono del servizio (nel modo più preciso possibile), mettendo il vincolo della copertura totale del costo del servizio a carico della stessa.
La tariffa si compone di due parti: quella fissa, volta a coprire i costi di esercizio (costi dello spazzamento delle strade, gli investimenti in opere…) e quella variabile dipendente invece dai rifiuti prodotti dall’utente.
Proprio la parte variabile è la parte più interessante e innovativa (almeno a livello nazionale). Si chiede di misurare realmente l’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza domestica e non domestica, parametrando su questo dato il peso della parte variabile della tariffa.
Qualora i Comuni non fossero stati in grado o non avessero voluto misurare la produzione dei rifiuti di ogni singola utenza, avrebbero potuto applicare il metodo presuntivo che consiste nello stabilire la suddivisione fra gli utenti dei costi variabili attraverso l’applicazione degli indici del DPR 158/99, che sono dei Kd (coefficienti teorici di produzione rifiuti calcolati con delle indagini statistiche) diversi per ogni categoria di utenza (sono oltre trenta) da moltiplicare per superficie occupata.
La realtà vuole che ancora alla fine del 2011 moltissimi Comuni non avessero fatto il passaggio da Tarsu a TIA, e che molto spesso la copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimento non fosse integralmente a carico della Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani.

Nel dicembre 2011 (legge 22 dicembre 2011 n. 214), viene introdotta la Tares, acronimo che sta per “tassa rifiuti e servizi”, un’imposta basata sulla superficie dell’immobile di riferimento, che ha come obiettivo la copertura economica per intero del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti del Comune. L’introduzione è obbligatoria per tutti i Comuni.

Il riferimento normativo torna ad essere il DPR 158/99, con i suoi Kd. A meno che il Comune non sia attrezzato con un sistema di misurazione della reale produzione di rifiuti (indifferenziati) dei propri cittadini e aziende.

Le successive evoluzioni  (Service tax, Trise, TUC) mantengono questa impostazione, sottolineando anzi il riallineamento con il principio impostoci dall’UE “chi inquina paga”

Come funziona

Il principio è semplice: pago per quanto rifiuto indifferenziato produco

 

Come si calcola

Il gestore del servizio misura il rifiuto indifferenziato prodotto dall’utenza

La modalità più utilizzata in Europa è quella della misurazione volumetrica: si conteggiano e tariffano il numero di svuotamenti, in caso di utilizzo di bidoni o mastelli, il numero di conferimento in caso di utilizzo di sacchetti.
Tale modalità è più semplice da gestire permette ottimizzazioni del servizio che altre modalità non permettono. Non esistono in Italia esperienze di attivazione della tariffazione puntuale con misurazioni del peso del rifiuto prodotto o con l’utilizzo di strutture centralizzate ad accesso controllato e riconoscimento dell’utente (press container, isole interrate, cassonetti con calotta).

Si calcola la tariffa:


Il cittadino in realtà si troverà in bolletta tre voci:

  • la parte fissa
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti minimi
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti eccedenti quelli minimi

Di cosa si tratta? Perchè la parte variabile è divisa in due voci?

Al fine di scoraggiare abbandoni e conferimenti impropri, finalizzati all’azzeramento degli svuotamenti e di conseguenza della parte variabile della tariffa, in maniera ormai universale i Comuni decidono di stabilire un numero di conferimenti minimi che vengono comunque fatti pagare.
Tale numero non è standard, dipende da diverse variabili (produzione media, volumetria dei contenitori dati in dotazione…) ed ogni Comune lo stabilisce sulla base delle proprie necessità.
Tale sdoppiamento, pur non risultando un aggravio sulle tasche del cittadino (gli svuotamenti minimi sono calcolati sulla base dei dati provenienti dal territorio, su dati reali e non presuntivi, e quindi un utilizzo standard del servizio di raccolta porta ad un numero di svuotamenti che certamente supera quello minimo) dà al Comune una discreta garanzia di evitare abbandoni di rifiuti e discariche abusive.

“Meno Rifiuti – Più Benessere”

Meno Rifiuti Piu’ Benessere in 10 mosse è tornata con la seconda edizione per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per ridurre l’impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all’uso multiplo ma soprattutto ad innovare attraverso la progettazione di beni e  servizi  in un’ottica di economia circolare.
L’iniziativa ha partecipato alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 16 al 24 novembre.
Per coinvolgere e informare anche  i consumatori l’iniziativa focalizza gli imballaggi dei beni di largo consumo che, insieme agli articoli usa e getta, diventano quel genere di rifiuto con cui si deve fare i conti quotidianamente e li invita a firmare la petizione collegata all’appello.

La novità della seconda edizione consiste nella partenza di una comunicazione personalizzata  alle maggiori aziende dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, nonché le principali insegne della Distribuzione Organizzata, che continuerà con il 2014.
Ai responsabili delle Aziende, più o meno virtuose sotto l’aspetto ambientale, è stato chiesto  di rendere noto il proprio impegno rispetto alle 10 mosse, sia per i progetti attuati che per quelli in fase di pianificazione. Le adesioni ed i relativi dettagli verranno pubblicati in una pagina dedicata del sito.
“L’invito all’azione che Meno Rifiuti più Benessere rappresenta nei confronti delle aziende, va oltre ai contenuti delle 10 mosse, sia sotto l’aspetto ambientale che partecipativo –  afferma Silvia Ricci, responsabile Campagne dell’Associazione comuni virtuosi (Acv). Sotto l’aspetto ambientale poiché  l’impatto complessivo di un prodotto non è limitato al solo packaging, come la prima mossa evidenzia. Sotto l’aspetto partecipativo perché riuscire a coinvolgere le aziende a comunicare pubblicamente il proprio, impegno come avviene all’estero, non è una modalità alla quale le aziende italiane sono avvezze” continua Ricci.

“Come ACV abbiamo però coinvolto con successo un buon numero di gruppi  della Grande Distribuzione con la campagna Porta la Sporta. Quest’ultima iniziativa, pensata per ridurre l’impatto ambientale ma anche economico che i rifiuti da imballaggio e articoli usa e getta hanno per le casse comunali, dovrebbe essere una palla che le aziende colgono al balzo per dimostrare che quanto pubblicato nel bilancio di sostenibilità si riflette nella prassi aziendale. Questa iniziativa rappresenta oltre 3000 cittadini che hanno firmato la petizione, 300 enti locali e diverse associazioni. L’ascolto del cliente , la collaborazione con le organizzazioni non profit e con gli enti locali (a favore di obiettivi comuni e a beneficio dei territori ) sono argomenti che sono di casa nei bilanci di sostenibilità. Pertanto non possiamo che essere fiduciosi  di ricevere prima o poi un cenno di riscontro alle comunicazioni che stiamo inviando alle aziende e che proseguiranno anche nel prossimo anno” conclude Silvia Ricci.

Le dieci mosse
La prima mossa chiede di ripensare e innovare i prodotti verso una maggiore sostenibilità partendo da un diverso approccio nella fase di progettazione. Ovvero di utilizzare una metodologia di progettazione chiamata Design Sistemico che concepisce un prodotto come parte di un sistema con cui interagisce, e per tutto il suo ciclo di vita. I sistemi a cui ispirarsi sono quelli della natura dove il concetto di rifiuto non esiste perché  ogni output di un processo diventa un input, o una risorsa, per nuove attività. Una sua applicazione eliminerebbe la necessità di dover intervenire successivamente  per risolvere effetti collaterali negativi  per uomo e ambiente.
Già dalla fase di progettazione di un bene o di un imballaggio la scelta di un materiale piuttosto che un altro inciderà su tutte le fasi a monte del processo: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione di energia utilizzata per estrarle e lavorarle, ai trasporti, etc.
Questa scelta sarà allo stesso tempo determinante quando il prodotto dovrà essere smaltito. L’azienda che studia un nuovo prodotto non può quindi esimersi dal considerare come lo stesso potrà essere recuperato, riciclato o riutilizzato una volta che terminerà la sua funzione primaria.
Le mosse successive chiedono non solamente una prevenzione quantitativa degli imballaggi ma anche una prevenzione del loro impatto ambientale. E quindi la progettazione di imballaggi ridotti all’essenziale, totalmente riciclabili e privi di quelle componenti che ne impediscono un riciclaggio eco efficiente (etichette sleeve, additivi, opacizzanti e altri abbinamenti di materiali eterogenei difficilmente separabili).
E ancora l’utilizzo di materie prime seconde provenienti dal riciclo per realizzare nuovi imballaggi, l’applicazione di sistemi di etichettatura che comunichino il grado di riciclabilità degli stessi e l’introduzione di sistemi di vuoto a rendere per le bevande.
Infine una maggiore presenza nell’assortimento di prodotti ecologici adatti all’uso multiplo e possibilità di acquisto sfuso e alla spina nei punti vendita della Grande Distribuzione con diffusione capillare su tutto il territorio promossi da una comunicazione abbinata che ne comunichi il vantaggio ambientale.

Hanno sottoscritto il documento circa 300 enti locali e aderito associazioni nazionali come Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia, Cittadinanza Attiva, Altroconsumo  e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.
Enti locali e associazioni nazionali e locali vengono inviate a sottoscrivere l’appello  inviando una mail ai riferimenti presenti sulla pagina dell’iniziativa dove si trovano anche le indicazioni utili alle Aziende che vorranno aderire.
Anche i singoli cittadini vengono inviati a firmare la petizione di supporto che ha raggiunto oltre 3000 firme e a diffonderla attraverso i loro contatti e social media.