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Comuni Virtuosi, al via il concorso che premia le “buone pratiche” delle amministrazioni locali

Buona gestione del territorio, efficienza energetica, mense biologiche e mobilità sostenibile. Sono questi alcuni dei criteri per valutare le amministrazioni italiane che partecipano al Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Giunto alla decima edizione, è aperto a tutti i Comuni italiani, che possono candidare uno o più progetti già sperimentati o in fase di sperimentazione a sostegno di politiche che promuovano “buone pratiche locali” e in particolare la “salvaguardia dell’ambiente”.

Presentazione dei progetti entro il 31 ottobre – L’aspetto della “prevenzione e l’accuratezza della rendicontazione e misurazione dei risultati ottenuti” sarà uno dei punti principali considerati dalla giuria. Le adesioni da parte dei Comuni interessati dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 ottobre 2016 all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org. Necessario includere una scheda riassuntiva di presentazione dell’iniziativa intrapresa come l’ente locale promotore, la categoria specifica del progetto (gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita), breve descrizione, tempi di realizzazione, enti coinvolti erisultati raggiunti. Possono partecipare al bando anche organizzazioni, onlus, comitati e cooperative che intendano valorizzare le migliori esperienze promosse dall’amministrazione del proprio Comune di residenza.

I vincitori – Entro novembre la graduatoria finale indicherà le idee considerate più rilevanti e i partecipanti saranno informati dei risultati via e-mail. Al vincitore, che sarà premiato sabato 10 dicembre presso il Palazzo del Governatore a Parma, verranno regalati 2.500 euro da vincolare ad iniziative di “risparmio energetico o di educazione ambientale nelle scuole”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

10 years of ESPER

Visto il successo del volume “Dieci anni di percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante” che ancora in molti ci richiedono e scaricano dal nostro sito, vista l’ormai confermata attitudine alla collaborazione con realtà estere e il crescente numero di contatti stranieri, abbiamo deciso di tradurre in inglese il nostro libro, e di metterlo a disposizione di chiunque lo voglia scaricare.

Potrete farlo seguendo i links sottostanti

Scarica “10 years of virtuous journey towards a circular society of Reducing, Reusing and Recycling”

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Comuni Ricicloni, Legambiente premia Cassano

Legambiente ha assegnato al Comune di Cassano il “Premio di Seconda Categoria” che viene attribuito a quei Comuni che hanno raggiunto nei primi nove mesi del 2015 una media di raccolta pari o superiore al 65%.

Prestigioso riconoscimento per il Comune di Cassano che, con il supporto tecnico di ESPER ha raggiunto risultati eccellenti nel corso di questo anno nella raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.

«Nell’ambito – si legge in una nota del Comune – dell’ottava edizione di “Comuni Ricicloni Puglia” – il rapporto che annualmente fotografa lo stato della raccolta differenziata nella nostra regione – Legambiente ha assegnato al nostro Comune il “Premio di Seconda Categoria” che viene attribuito a quei Comuni che hanno raggiunto nei primi nove mesi del 2015 una media percentuale di raccolta pari o superiore al 65% (nel 2014 la percentuale di raccolta del nostro Comune è stata del 61,5%).

«Il premio che Legambiente ci ha assegnato – dichiara il sindaco Vito Lionetti – è un ulteriore riconoscimento per gli sforzi che la cittadinanza e l’amministrazione comunale hanno fatto in questi ultimi tempi».

«Nel 2013 – continua il sindaco – Cassano, insieme ad altri Comuni, ricevette una “Menzione Speciale” da Legambiente per i risultati molto soddisfacenti ottenuti a pochi mesi dall’avvio della raccolta differenziata. Di quei Comuni che furono premiati, come ci ha comunicato Legambiente stamattina, solo Cassano e pochi altri enti locali hanno mantenuto un trend di crescita. Questo premio, pertanto, è per noi motivo di grande orgoglio, perché certifica come le importanti innovazioni che abbiamo apportato negli ultimi mesi, che riguardano principalmente i borghi, hanno migliorato di molto il servizio e garantito questi ottimi risultati».

Il premio è stato consegnato stamattina nel corso di una cerimonia che si è tenuta all’Hotel Palace di Bari, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Domenico Santorsola, assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente, Luigi Perrone, presidente dell’Anci Puglia, oltre a Francesco Tarantini, presidente regionale di Legambiente e Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente Nazionale.

È stato proprio l’assessore regionale Santorsola a consegnare il premio nelle mani del sindaco Vito Lionetti, accompagnato dall’assessore all’Ambiente Michele Maiullaro e dal funzionario del Comune Lorenzo Sciacovelli.

Durante la cerimonia anche il nostro Comune ha sottoscritto il Manifesto di Legambiente “Per un’Italia Rifiuti Free”, ossia dieci proposte che rilanciano l’economia circolare per contrastare l’emergenza rifiuti e che, in particolare, sollecita Governo, Parlamento e Regioni ad attivare politiche che premino concretamente quei Comuni e dunque quei cittadini che hanno messo in atto una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti».

Fonte: www.cassanolive.it

Un investimento sicuro

L’Associazione Comuni Virtuosi ha compiuto nel 2015 i suoi primi dieci anni.
E per la prima volta apre ai cittadini, con una campagna di tesseramento. Riportiamo la loro campagna:

La nostra è una rete associativa no profit, nata per promuovere le buone pratiche ambientali di alcuni enti locali sparsi in tutto il territorio italiano. Abbiamo scelto di “aprirci” al tesseramento dei cittadini perché è proprio dai cittadini e dalle comunità locali che passa, inevitabilmente, il cambiamento di un modello di sviluppo ormai insostenibile.

La tessera 2016 dell’Associazione Comuni Virtuosi ha un costo a persona di € 10,00. E’ possibile fare un’offerta maggiore. Qui il modulo da compilare on line.

Due parole sulla tessera, disegnata per noi da Laura Moretto.

La mano è l’elemento simbolo dell’agire, del fare, del costruire, del “dare una mano”, del condividere, del lasciare un’impronta, della relazione umana come contatto con l’altro… Nella mano c’è il seme, o il germoglio, che piantato darà frutto in un futuro che forse noi non vedremo. Seminare è il nostro contributo al cambiamento ed ha un valore enorme anche se rimarrà spesso un contributo nascosto.

Tutto questo perché vorremmo comunicare l’idea di un cambiamento che non è completamente sotto il nostro controllo, che necessita di un tempo per manifestarsi e che comprende una dose di imprevedibile, è il cambiamento realizzato con il contributo di molte piccole azioni, è una direzione più che un punto di arrivo e noi possiamo esserne parte. In questo senso la pianta, in quanto essere con una sua vita propria e un tempo di maturazione “naturale”, ci ricorda la pazienza, la lentezza e la fiducia nell’altro.

Insomma, la domanda che facciamo è semplice: sei alla ricerca di un investimento sicuro, per nulla “subordinato”, etico, sostenibile, alla portata di tutte le tasche e che punta ad un rendimento elevato e garantito? Con la tessera dei Comuni virtuosi scegli di contribuire attivamente al cambiamento di un modello di sviluppo ormai insostenibile, percorso intrapreso da tanti amministratori, cittadini e comunità locali che pongono al centro del loro agire la questione ambientale in tutte le sue sfaccettature, a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti, ed economicamente vantaggiosi, legati alla gestione del territorio, all’efficienza e al risparmio energetico, a nuovi stili di vita e alla partecipazione attiva dei cittadini.

Diventa socio dei comuni virtuosi

10 anni di ESPER

Esper compie dieci anni. Abbiamo deciso di celebrare questa importante scadenza in compagnia dei nostri coetanei di Associazione Comuni Virtuosi pubblicando un libro che racconta i nostri “Dieci anni di percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”.

Ma a raccontare tali percorsi sono intervenuti con le loro preziose testimonianze i reali protagonisti, gli attori principali di queste attività: amministratori e tecnici, presenti e passati. Tutti uniti da una caratteristica comune: sono stati il motore dei cambiamenti sul loro territorio.

L’introduzione e scritta da un compagno di strada eccellente: il premio Goldman Environmental Prize 2013 per l’ambiente Rossano Ecolini, presidente di Zero Waste Europe, Zero Waste Italy e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.

La pubblichiamo qui di seguito:

Da anni Zero Waste Italy lavora perché la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale, sia diffusa ed ottenga nuove e numerose adesioni. Siamo convinti che la gestione sostenibile delle risorse passi attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione industriale;
2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
Insomma riduzione, riuso e riciclo sono tre parole d’ordine di importanza fondamentale. Nel 1996, grazie al movimento “Non bruciamoci il futuro”, viene sconfitta l’ipotesi di costruzione di un inceneritore nel Comune di Capannori . Non ci accontentiamo del successo ma iniziamo a lavorare per la creazione di reali alternative all’incenerimento fondando il Centro di Ricerca Rifiuti Zero quale primo esempio di centro di questo genere in Europa. Proprio su questi temi abbiamo avviato un percorso a Capannori e nella nostra strada verso un futuro di sostenibilità abbiamo più volte collaborato con l’Associazione Comuni Virtuosi (di cui Capannori fa parte) e con i tecnici della ESPER nelle nostre iniziative di formazione tecnica degli aderenti al movimento rifiuti zero, in particolare quando abbiamo promosso l’introduzione della tariffazione puntuale nel Comune di Capannori ( uno dei 10 passi fondamentali della strategia verso rifiuti zero), anche grazie al prezioso e qualificato supporto tecnico della ESPER.
La tariffazione puntuale era l’obiettivo che, dopo l’adozione della raccolta porta a porta, ancora mancava a Capannori per garantire trasparenza ed equità contributiva agli utenti e permettere l’ulteriore ottimizzazione del servizio di raccolta con un conseguente contenimento dei costi e delle emissioni ad esso collegate. Un passo fondamentale, capace di scatenare reazioni sinergiche e virtuose non solo nella cittadinanza, ma anche nel tessuto produttivo. Le ormai numerose esperienze in Italia e soprattutto in Europa, come anche gli studi di ESPER riportati in questa pubblicazione, dimostrano: il meccanismo incentivante per cui si paga in base alla reale produzione di rifiuti, e dunque al reale utilizzo del servizio di raccolta, non modifica solo le abitudini del cittadino per quel che riguarda la raccolta e la gestione dei propri rifiuti, ma anche e soprattutto quelle di acquisto.
Anche a Capannori a seguito dell’adozione della Tariffa puntuale in cittadini privilegiano sempre di più l’acquisto di prodotti con meno imballaggi, con imballaggi facilmente differenziabili, di prodotti sfusi.
È quello che avviene dove la tariffa puntuale è attiva da molto tempo, come in Trentino Alto Adige. Gli esempi non mancano: la tariffazione puntuale è stata in grado, ovunque sia stata implementata, di attivare le migliori sinergie fra buone pratiche di riduzione, riuso e riciclo. Buone pratiche che devono essere condivise, diffuse, affinate ulteriormente. Questo è il lavoro che il movimento internazionale Rifiuti Zero (che in Italia conta su 218 amministrazioni locali impegnate ad applicare concretamente questa strategia) sta promuovendo incessantemente per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni ed anche l’azione di diffusione di buone pratiche che ESPER sta operando anche fuori dai confini nazionali, in Croazia, Slovenia e San Marino, sta contribuendo al consolidamento internazionale di questo percorso virtuoso.

Scarica “Dieci percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”
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Le conseguenze dello Sblocca Italia

di Luca Fioretti, membro del direttivo nazionale dell’Associazione Comuni Virtuosi

La possibile realizzazione di un inceneritore da 200.000 tonnellate nella regione Marche, prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio 29/07/2015 in attuazione dell’Art. 35 del D.L. 133/2014, il cosiddetto “sblocca Italia”, si prefigura come una scelta scellerata per i nostri territori.

Nella nostra regione sono ormai decine i Comuni, piccoli medi e grandi, partendo dal capoluogo regionale, che gestiscono con successo la raccolta dei rifiuti con il metodo “porta a porta”, rispettando così l’obbiettivo comunitario del 65% di raccolta differenziata.

Tra i vari passaggi del Decreto, si richiama la Direttiva CE 98/2008, che stabilisce una precisa gerarchia dei rifiuti, partendo direttamente dal punto 4 di tale gerarchia, il “recupero di energia”, saltando così i primi tre punti che, trattandosi appunto di una gerarchia, devono essere invece applicati: 1 prevenzione; 2 preparazione per il riutilizzo; 3 riciclaggio. Attraverso l’applicazione di tale gerarchia infatti, si può evitare il cosiddetto “recupero energetico” e ridurre di conseguenza in modo sostanziale lo “smaltimento” (p.5).

Alla luce di tale gerarchia, i punti chiave della CE 98/2008 sono:

il principio “chi inquina paga”, per cui il produttore iniziale di rifiuti deve pagare i costi di gestione dei rifiuti; il concetto di “responsabilità estesa del produttore”;

la gestione dei rifiuti deve essere effettuata senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna, senza causare inconvenienti da rumori o odori, o senza danneggiare il Paesaggio o i siti di particolare interesse.

Il mancato rispetto di tale gerarchia, e del raggiungimento degli obbiettivi fissati per la percentuale di raccolta differenziata, provoca automaticamente procedura di infrazione, che il nostro Paese sta già pagando per varie centinaia di milioni di euro

L’Art. 35 dello “sblocca Italia”, brutta copia della famigerata “Legge Obbiettivo” di Berlusconi, scavalca di fatto i Territori e le loro Comunità, dalla Regione fino al Comune più piccolo, distruggendo ogni meccanismo di partecipazione e condivisione, individuando in modo autonomo e non condiviso “infrastrutture ed insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”, tra cui appunto gli inceneritori.

La nostra regione dovrebbe quindi ospitare un “mostro” in grado di bruciare rifiuti, urbani e non, per una capacità di 200.000 tonnellate/anno, sopperendo all’incapacità delle altre regioni di attuazione di efficaci piani di gestione dei rifiuti. Praticamente verrebbero gettati via anni di programmazione e di buone pratiche realizzate concretamente dai nostri Territori (penso ad esempio al consorzio Cosmari della provincia di Macerata, con una raccolta media di oltre il 70% e il recente spegnimento dell’unico inceneritore regionale di Tolentino), e i passi concreti compiuti dalla nostra regione sul piano legislativo, con il Piano regionale di gestione dei rifiuti da poco realizzato.

Oltre l’enorme impatto ambientale, e le previste – giuste – azioni dei cittadini e, spero, delle Istituzioni locali, derivati dalla individuazione e realizzazione di tale impianto, si assisterebbe al traffico di centinaia di camion in giro per l’Italia, con migliaia di tonnellate di rifiuti trasportati, anche di indubbia matrice e provenienza. Il tutto, a costi esorbitanti, insostenibili (l’inceneritore di Parma, l’ultimo realizzato, dove tra l’altro si è giocata una partita politica devastante per il Partito Democratico, già in perdita e con poco più di 100.000 tonnellate di portata, è costato quasi 300 milioni di soldi pubblici…). Cifre folli con cui si potrebbero realizzare impianti di compostaggio e gestione del secco residuo in tutte le provincie, mantenendo a livelli adeguati le attuali discariche, chiudendo in modo assolutamente virtuoso il ciclo dei rifiuti, creando molta più occupazione fissa ed impatti ambientali enormemente minori.

L’incenerimento dei rifiuti è ormai da tempo pratica obsoleta, antieconomica, in forte contrasto con i Territori e dai pesantissimi impatti ambientali, riguardo emissioni e indotto. Molti non lo sanno, ma l’Italia è Paese virtuoso e all’avanguardia, a livello locale, nella gestione della “risorsa rifiuto”, con Comuni, piccoli medi e grandi, che raggiungono punte dell’80-90% di raccolta differenziata, con una costante diminuzione della produzione dei rifiuti e smaltimento in discarica. Cicli gestiti da società locali interamente pubbliche, che operano ad esclusivo vantaggio e crescita, ambientale ed economica, delle loro Comunità.

In Europa inceneritori praticamente non se ne costruiscono più, si tengono in vita solo per coprire i costi esorbitanti di gestione: forni del genere devono poter funzionare “h24” per avere un minimo di resa economica, e tengono praticamente “in ostaggio” i Territori dove sono stati realizzati. In Italia, l’impianto di Brescia ne rappresenta il caso più eclatante. Ci si ostina a bruciare, ad emettere, a gestire ceneri e scorie, in una visione obsoleta, quasi ottocentesca. Di concetti avanzati e altrettanto acquisiti, come quello di ?”economia circolare”, ci si riempie la bocca, al solito, nei convegni e nei post, di politici e di municipalizzate.

Azioni che vanno nella direzione opposta a tutto quello che dovrebbe essere fatto per rimettere in sesto e restituire dignità e bellezza ad un Paese e alle nostre Marche, al loro Paesaggio ed al loro ricchissimo patrimonio paesaggistico e culturale, autentiche risorse per la crescita e la ripresa dell’economia.

Azioni che vanno in direzione opposta rispetto soprattutto alla tecnologia e alle ormai acquisite gestioni avanzate della “risorsa rifiuto”, che permettono di ridurre drasticamente la produzione, creare economia e abbattere gli impatti ambientali sulle Comunità.

Questo Decreto attuativo va direttamente a contrastare il programma politico presentato da Luca Ceriscioli ai cittadini marchigiani per le elezioni regionali dello scorso 31 maggio. Anche per questi motivi, l’auspicio è quello di una forte presa di posizione della Regione Marche, come già fatto in merito alle trivellazioni petrolifere nelle nostre coste, già all’interno del “tavolo tecnico” del prossimo 9 settembre al Ministero dell’Ambiente, che dovrà discutere sullo schema del Decreto attuativo, per la redazione del parere che sullo stesso dovrà essere rilasciato dalla Conferenza Stato/Regioni. Su tale questione ci si gioca un pezzo di futuro della nostra regione, futuro che deve avere la Sostenibilità e la tutela del Paesaggio come priorità.

fonte: comunivirtuosi.org

ANCI – CONAI. Associazione Comuni Virtuosi: “chi ha i soldi ha vinto”?

Dopo la chiusura dell’accordo ANCI-CONAI e la pubblicazione degli allegati tecnici (l’accordo quadro è stato firmato lo scorso aprile, l’ultimo allegato tecnico, quello relativo alle materie plastiche, è stato pubblicato solo lo scorso novembre), ACV, protagonista di una battaglia finalizzata al miglioramento delle condizioni contrattuali per i Comuni, considerate penalizzanti, effettua un analisi puntuale dello stesso. Rimarcandone i limiti…
Si preannuncia un’uscita “a puntate” l’analisi effettuata dall’ACV dell’Accordo Quadro ANCI CONAI. Il primo punto messo sotto la lente d’ingrandimento è quello degli aumenti dei corrispettivi che CONAI riconoscerà ai Comuni per far fronte ai “maggiori oneri” di un raccolta differenziata. Corrispettivi che CONAI ha definito nei suoi comunicati stampa “significativi”.
ACV mette in discussione proprio la “significatività” di questi aumenti: ad oggi i Comuni riceveranno cifre largamente insufficienti alla copertura dei costi di un servizio di raccolta differenziata. Anche considerando gli incrementi dei corrispettivi prima citati che porteranno a “oltre 400 milioni” l’importo complessivo ( (nel 2013 sono stati 341.146.819 euro) non si arriverebbe ancora a coprire neanche la metà di quanto i comuni spendono. Rimane purtroppo quanto mai di attualità la rilevazione fatta nel 2008 dall’Antitrust con il rapporto IC26 : la RD degli imballaggi ” è una risorsa economica che i Comuni italiani non riescono a sfruttare e che potrebbe invece, con un opportuno ricorso al mercato, garantire ai cittadini un servizio di raccolta migliore e tariffe più basse”.

Vi invitiamo a leggere questa prima uscita di ACV.

ANCI-CONAI, ACV: un’altra occasione persa

Sono passati alcuni mesi da quando l’Associazione Comuni Virtuosi, sulla base di uno studio elaborato da ESPER ed in occasione della scadenza dell’accordo ANCI-CONAI, ha attivato una campagna finalizzata al cambiamento dei parametri dell’accordo, chiedendo a gran voce un miglioramento delle condizioni a favore dei Comuni.
Da allora oltre 200 Comuni hanno  sottoscritto le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi (ACV). La campagna ha ricevuto l’appoggio anche di Consorzi, sedi regionali dell’Anci, per un totale di oltre 4.500.000 cittadini rappresentati.

Si era infatti rilevato come i Comuni Italiani fossero  in condizioni di grande difficoltà: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di Stato e Regioni rendevano sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicavano ed indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti.
Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese. Di fatto i nostri Enti Locali si trovavano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi (i Comuni non possono infatti influenzare le modalità di consumo e progettazione degli imballaggi o rendere obbligatorio il vuoto a rendere). Imballaggi che costituiscono il 35-40% in peso e il 55-60 % in volume della spazzatura che si produce ogni anno in Italia.

Il funzionamento del sistema governato dall’Accordo Quadro Anci –Conai è alla base semplice e comprensibile: per ogni imballaggio prodotto e immesso nel mercato, il produttore versa ai consorzi un contributo denominato CAC (Contributo Ambientale Conai) che dovrebbe essere trasferito ai Comuni quando l’imballaggio, passando per la raccolta differenziata, viene riconsegnato ai consorzi. Sono cifre importanti, che dovrebbero essere destinate a coprire i costi di raccolta e, se ben utilizzate, contribuire concretamente a diminuire la bolletta dei cittadini.

Ma delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, ACV sottolineava come solo poco più di un terzo venisse girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi. Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evinceva inoltre che i Comuni avrebbero beneficiato di circa 297 milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni.

Sulla base di queste considerazioni e di un confronto con realtà europee (scarica lo studio integrale), l’Associazione Comuni Virtuosi ha individuato dei punti su cui far leva ed elaborato proposte in tal senso:

  1. Aumentare il Contributo ambientale Conai (CAC) Riconoscendo che la crisi ha comportato una minore immissione al consumo di imballi ed un minor gettito per il Contributo Ambientale Conai, si ritiene che questo mancato introito non debba penalizzare i Comuni che sostengono i costi per i servizi di raccolta e rischiano di non ricevere un corrispettivo adeguato alla spesa sostenuta (nel 2011, in media, solo un terzo dei costi delle raccolte era sostenuto dai corrispettivi Conai per un campione in cui veniva raggiunto il 35 % di RD mentre nei Comuni dove si raggiunge il 65 % di RD il tasso di copertura dei costi è pari al 20 % circa). È evidente che la compensazione dei costi delle RD deve essere allineata a quella degli altri paesi europei (adesso è pari a un terzo di quella portoghese e la più bassa in assoluto tra quelle dei paesi esaminati) deve provenire sia da una maggiore riduzione dei costi di struttura del sistema Conai che da un deciso aumento del CAC che deve essere commisurato in base alla effettiva riciclabilità degli imballaggi penalizzando fortemente le frazioni perturbatrici del riciclaggio e favorendo gli imballaggi totalmente riciclabili con bassi costi ambientali energetici ed economici.
  2. Modalità di verifica della qualità del materiale conferito – È necessario assicurare che la fase di valutazione qualitativa del rifiuto conferito dai Comuni sia effettuata con la massima indipendenza, correttezza e trasparenza da un soggetto terzo e individuando precise modalità di campionamento dei materiali. Oggi le verifiche vengono effettuate da soggetti scelti unicamente dai consorzi di filiera
  3. Il parziale riconoscimento dei maggiori oneri della RD ai Comuni da parte del CONAI – Si chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai ed un riallineamento del CAC (ora siamo al 25 % circa della media europea)
  4. Estendere e riconoscere ai comuni i contributi per tutti i materiali plastici effettivamente riciclabili – Estendere e riconoscere ai comuni i contributi per tutti i materiali plastici effettivamente riciclabili partendo da oggetti che già i cittadini conferiscono “per errore” con gli imballaggi di plastica. In questa direzione si è mosso Bloomberg sindaco di New York che ha recentemente esteso la raccolta della plastica a beni di plastica rigida come giocattoli e articoli casalinghi.
  5. Eliminare qualsiasi voce di spesa del sistema CONAI destinato all’incenerimento – Eliminare qualsiasi voce di spesa del sistema CONAI destinato all’incenerimento  (operato quasi sempre all’estero) , e destinare i contributi a sostegno di cicli chiusi di recupero della materia con particolare attenzione alle frazioni plastiche residue che in Veneto e Toscana hanno già dimostrato la loro efficacia anche per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro.

All’inizio di aprile 2014 ANCI e CONAI hanno comunicato in un comunicato congiunto di aver raggiunto un accordo per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che regolamenterà la raccolta differenziata degli imballaggi nel prossimo quinquennio 1/4/14 – 31/3/19.
Ad una prima lettura, le reazioni di ACV non è stata positiva, tanto da portare la stessa a chiedersi se il nuovo accordo non rappresentasse un’altra occasione persa (Siglato Accordo Quadro Anci-Conai, un’altra occasione persa? Titolava il sito dell’ACV). Nell’attesa di visionare gli allegati tecnici (resi pubblici infine solo a novembre), l’attenzione si è incentrata sugli aumenti dei corrispettivi che CONAI verserà ai Comuni, definiti “significativi” nel comunicato congiunto, ma valutati assolutamente insufficienti da ACV: “non possiamo che valutare come altamente insufficienti gli aumenti dei contributi resi noti:  + 10,6%  per la plastica (che vale il 54% dei contributi CONAI) e un aumento medio tra il 16 e 17% per gli altri materiali.
Inoltre rispetto a quanto dichiarato da Corepla,  e cioè che  “l’incremento del 10,6 %, tenuto conto della mancata applicazione delle restrizioni delle fasce di qualità previste per il 2013 dall’accordo vigente, sale al 16,6%”,  aspettiamo di leggere con attenzione l’allegato tecnico per capire se e come i costi di smaltimento della frazione estranea verranno addebitati.
I casi documentati nel nostro Dossier e lo studio successivamente presentato dall’ATOR3 riferito alla Provincia di Torino,  avevano messo in evidenza l’insostenibilità economica e ambientale del precedente accordo che sottrae risorse economiche ai comuni e condiziona fortemente la possibilità degli stessi di raggiungere gli obiettivi di recupero di materia previsti dall’Europa e dalla Normativa Italiana.
Per meglio chiarire come non possano essere considerati “significativi” gli aumenti annunciati ricordiamo che i corrispettivi che i Comuni ricevono dal Conai coprono solamente il 28,7 e 32% dei costi sostenuti dai Comuni, come documentato da studi realizzati dalla Provincia di Torino e Anci Lombardia

ANCI CONAI: firmato l’accordo e completati gli allegati tecnici

ANCI e Conai hanno raggiunto un’intesa per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che regolerà per il quinquennio 1/4/14 – 31/3/19 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Nello scorso mese di marzo sono stati altresì  sottoscritti gli Allegati Tecnici relativi alle filiere di alluminio, acciaio, carta, legno e vetro che prevedono incrementi dei corrispettivi unitari: mediamente fra il 16 e il 17%.
Negli Allegati Tecnici sono state introdotte una serie di specifiche tecniche legate ai controlli in piattaforma sul materiale conferito e al monitoraggio dei relativi flussi, che migliorano il funzionamento complessivo a vantaggio sia delle attività di raccolta che di  avvio a riciclo dei materiali conferiti.

Nella parte generale dell’Accordo Quadro viene confermata la garanzia di ritiro universale, da parte dei Consorzi di Filiera, su tutto il territorio nazionale dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico di raccolta, anche ad obiettivi di riciclo e di recupero previsti dalla legge raggiunti e superati.

L’Accordo inoltre introduce una maggiore indicizzazione annuale dei corrispettivi e rafforza il sostegno alle Amministrazioni Locali incrementando l’impegno finanziario annuo del Conai per le iniziative sul territorio di sviluppo quali-quantitativo della raccolta differenziata.

In merito ai rifiuti di imballaggio in plastica, l’attuale allegato tecnico in scadenza lo scorso marzo era stato prorogato fino al 30/6/14 per dar modo alle parti di chiudere la trattativa anche per questo allegato per le sole modalità di calcolo dei corrispettivi. Si era infatti già condiviso l’obiettivo economico: il nuovo allegato prevederà un incremento a partire dall’1 aprile 2014 dei corrispettivi pari al 10,6% rispetto a quelli riconosciuti nel 2013.

Il 30 settembre 2014 Anci, Conai e Corepla hanno raggiunto un’intesa in merito all’Allegato Tecnico Imballaggi in Plastica che sarà firmato a Roma il prossimo 6 ottobre dai Presidenti di Anci, Conai e Corepla.

I punti caratterizzanti dell’accordo sono:

  • la conferma dell’aumento dei corrispettivi riconosciuti ai Comuni, quantificato complessivamente nella misura del 10,6% rispetto al 2013, così come convenuto in sede di rinnovo dell’Accordo Quadro e già in vigore dall’1.4.2014;
  • la definizione e il riconoscimento per tutti i flussi di conferimento di un corrispettivo calcolato sui  soli imballaggi in plastica contenuti nel flusso conferito;
  • l’eliminazione del sistema a fasce per il riconoscimento dei corrispettivi;
  • l’introduzione di un nuovo sistema di monitoraggio e controllo della qualità dei conferimenti;
  • il superamento della possibilità di conferire direttamente agli impianti di selezione convenzionati con Corepla la raccolta multi materiale pesante a far data dall’1.1.2017.

Il nuovo Allegato Tecnico avrà effetto a partire dal 1° gennaio 2015 e, nei prossimi tre mesi, verrà data ampia diffusione territoriale dei suoi contenuti e si provvederà alla sottoscrizione delle nuove convenzioni con i Comuni.

Scarica:
Accordo quadro – parte generale
Allegati tecnici
acciaio
alluminio
carta
legno
vetro
plastica

“I rifiuti? Non esistono!”

Il mito della privatizzazione dei servizi pubblici tramonta, al contrario si affermano le eccellenze dei risultati delle società pubbliche italiane che gestiscono i servizi di raccolta dei rifiuti che primeggiano anche sulle performance europee. Intervista a Ezio Orzes, coautore insieme a Marco Boschini, del libro “I Rifiuti? Non esistono”

Il libro “I rifiuti? Non esistono!”, stampato su carta paglia (casa editrice Emi) si divide in quattro capitoli e si presenta in una edizione pratica da sfogliare con taglio comunicativo e agevole da leggere, senza però rinunciare a fornire dati e notizie qualificate. Il libro sfata molti luoghi comuni sui rifiuti (c’è il capitolo: il paese dei “si dice”) e racconta delle eccellenze mondiali – di tipo pubblico – che si trovano in Italia. Alcuni temi trattati (anche nell’intervista): la pratica della raccolta porta a porta con altissime percentuali di differenziata, l’eccellenza dei servizi pubblici e l’esistenza di virtuose realtà aziendali che si occupano di riciclo. Ma in Italia il Governo, al contrario, propone i vecchi modelli della privatizzazione del servizio pubblico. Eppure l’emblema di questa buona gestione pubblica parte proprio da Ponte nelle Alpi, comune passato dal 23% all’80% di raccolta differenziata in un solo mese, fino ad arrivare al 91,5% di adesso, in cui ogni cittadino produce mediamente in un anno solo 28 chili di rifiuto secco, contro i 350 della media nazionale. Il risparmio economico? Ben 430 mila euro all’anno, investiti in lavoro, occupazione e servizi. Ma questo comune virtuoso non è l’unico. Secondo i dati presentati, da più di dieci anni, due milioni e mezzo di italiani sono regolati da eccellenti servizi pubblici che riescono a raggiungere una media del 75% di raccolta differenziata di rifiuti a costi che sono sotto la media nazionale. E questa volta non siamo in Centro o Nord Europa: siamo in Italia.

Le persone che acquisteranno on line il libro sul sito della casa editrice EMI (http://www.emi.it/rifiuti-d-italia-boschini-orzes) potranno scaricare e leggere l’intervista che Orzes ha realizzato ad Antonio Diana, figlio di Mario, ucciso dalla Camorra nel 1985 per non cedere il passo alle cosche dei Casalesi. Oggi Antonio Diana è titolare della Erreplast, un’azienda del casertano che trasforma le bottiglie recuperate con la raccolta differenziata.

Buonasera Ezio Orzes, due assessori all’ambiente dei comuni di Ponte nelle Alpi e di Colorno, Lei e Marco Boschini, si mettono insieme e scrivono un libro “I rifiuti? Non esistono!”. Il titolo del libro è un paradosso o è una affermazione di principio.
E’ un paradosso che va contro quelli che sono i luoghi comuni più utilizzati dalla quella parte della politica che non vuole decidere. Infatti il primo capitolo del libro è: Il paese dei “si dice”. Nella realtà dei rifiuti spesso si dice che fare il porta a porta è complicato ma in realtà si tratta di chiedere ai cittadini di mettere trenta cose nel posto giusto. Oppure spesso si dice che la raccolta domiciliare può funzionare in alcune parti del paese oppure in territori a bassa densità abitativa, ma la realtà dimostra che ci sono comuni di quartieri di grandi città e metropoli che hanno raggiunto ottimi risultati.

Le grandi città a questo punto non hanno più alibi per non fare la riaccolta differenziata porta a porta. Questo è un aspetto che avete trattato nel libro?
Certo, ma non solo. Nel capitolo “Bravi da morire” si racconta una cosa che in realtà non si conosce. Molto spesso pensiamo che l’eccellenza della gestione dei rifiuti faccia riferimento solo ad alcuni paesi del Centro-Nord Europa (altro luogo comune), siamo abituati a individuare quei paesi come l’eccellenza per la gestione dei servizi pubblici. In realtà lo sono per alcuni servizi, ma forse è anche giunto il momento di imparare a dirci che l’eccellenza non solo europea ma mondiale per gestione dei servizi di raccolta differenziata, è tutta italiana: perchè in Europa non c’è nessun paese dove il cittadino come a Ponte nelle Alpi produca meno di 28 chilogrammi procapite al’anno. Oppure non c’è nessuno, e penso alla realtà al consorzio Priula Contarina spa, società pubblica che gestisce oramai 550 mila abitanti, con l’84% di raccolta differenziata. E parliamo di una eccellenza mondiale.

Riguardo alla gestione dei rifiuti in Italia le eccellenze sono pubbliche o private?
L’altra realtà che emerge è questa: In Italia nella gestione delle raccolta dei servizi di igiene urbana l’eccellenza è esclusivamente pubblica. Tutti i livelli di eccellenza di gestione (comprensori o singoli comuni che raggiungono questi risultati) sono pubblici. L’Italia, paradossalmente, continua invece negli anni a riproporre norme che tendono verso la privatizzazione dei servizi: in realtà abbiamo degli esempi straordinari di gestione dei servizi pubblici, sia dal punto di vista che dei costi e delle performance dei risultati.

Può fornirci qualche esempio
Riguardo alla raccolta differenziata, grazie allo studio coordinato dal Consorzio Intercomunale Priula di Treviso, ci siamo resi conto, che alcune tra le migliori società pubbliche (che attualmente gestiscono il servizio di raccolta differenziata per quasi due milioni e mezzo di cittadini) avevano una raccolta differenziata del 73,5% a fronte della media nazionale del 35% del 2012! Ben oltre i limiti di legge (65%): lo studio dei dati ha messo in evidenza che i cittadini hanno nel tempo ridotto anche la loro produzione totale di rifiuti fino a 414 kg per abitante all’anno rispetto ai 532 della media italiana. Ciò che va a finire in discarica è poco meno di 92 chilogrammi per persona all’anno, contro i 346 della media del paese! E non costa di più di altri luoghi in cui le raccolte sono ferme ancora al 5% di RD. Il costo medio per abitante/anno delle gestioni pubbliche virtuose è di 107 euro contro i 175 della media italiana e ogni famiglia paga in media 162 euro di bolletta all’anno al posto dei 240 euro che è il costo medio delle bollette italiane. E questa volta non siamo in Centro o Nord Europa: siamo in Italia.

Si sfata dunque, anche in questo campo, il mito della privatizzazione dei servizi pubblici
In Italia c’è il luogo comune che “privato è meglio” e che solo questo riesce a mettere nel sistema “know how” e efficienza. Ma in realtà al contrario le eccellenze di cui abbiamo parlato sono soltanto pubbliche. Dal punto di vista gestionale, se ci allontaniamo da questi luoghi comuni, a parità di servizi, la gestione di questi deve essere sempre di tipo pubblico. Perchè il privato, a parità di rischio di impresa, ha comunque l’obiettivo di perseguire l’utile di impresa. L’obiettivo delle società pubbliche (società erogatrici di servizi) non è quello di fare utili ma bensì di dare dei servizi di qualità i cittadini, reinvestendo gli utili conseguiti nel miglioramento di questi, raggiungendo a latere gli obiettivi al minor costo possibile. Qui in Italia, c’è una politica che invece tende a spostare verso ambiti diversi: e cioè verso la privatizzazione e non c’è un ragionevole motivo. Le evidenze e le esperienze oramai ci sono in molti parti del paese e penso a Ponte nelle Alpi, Trento, Treviso, ma ce ne sono tante altre raccontate nel libro.

In alcune regioni del paese (soprattutto al sud) manca ancora sia nel pubblico che nel privato, una imprenditorialità di questo tipo. Cosa possiamo dire invece di quelle aziende pubbliche che non hanno superato gli obiettivi?
Nelle conclusione del capitolo il messaggio che lanciamo non è che il pubblico funziona “per forza” in ogni luogo: qui in Italia, se ci pensiamo, abbiamo paradossalmente il migliore e contemporaneamente forse il peggiore servizio pubblico di gestione relativo alla raccolta dei rifiuti. Qual è allora il tema? Perchè si vuole togliere il soggetto pubblico anche in regime di concorrenza da questo tipo di gestione? E non si individuano degli indicatori di qualità? In Germania ci sono tremila gestioni “in house”, cioè gestioni pubbliche. Ma hanno un tipo di legislazione che punisce i cattivi risultati. Non è che il comune è obbligato a mantenere una gestione di tipo pubblico: ad esempio se l’azienda pubblica non ha raggiunto gli obiettivi minimi per legge (percentuali di raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti) entro un certo periodo di tempo, se non ha un bilancio in utile o pari a zero, se ha un costo dei servizi superiore rispetto alla media nazionale, deve andare a casa perché non è in grado di svolgere il suo lavoro. In Italia una legge di questo tipo finora nessun Governo (persino il governo dei tecnici) l’ha voluta attuare.
Fonte: Eco dalle Città