Tari 2021, c’è la proroga: cosa cambia per il pagamento della tassa sui rifiuti

Laura Castelli, viceministra dell’Economia e delle Finanze, ha annunciato che dovrebbe arrivare presto una proroga per la Tari, la tassa comunale sui rifiuti. La misura sarà presa per dare più tempo ai Comuni per l’approvazione dei regolamenti sul tributo e delle tariffe.

La vice del Mef ha sottolineato che tutti i partiti del Governo sarebbero a favore della proroga della Tari, già richiesta dall’Anci, parlando di “grande sensibilità” sul tema e “ampia convergenza“.

Chi deve pagare la Tari e come si calcola in base al comune di residenza

Deve pagare la Tari chiunque detenga o possieda a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso, che possono produrre rifiuti urbani.

Per il calcolo della tassa sui rifiuti si considerano le superifici calpestabili dichiarate o accertate, moltiplicando i metri quadrati per il numero di abitanti della casa. In caso di seconde case, il numero di occupanti viene invece definito in base alla metratura. Questi dati servono per produrre la quota fissa.

A essa deve essere aggiunta la quota variabile, che si calcola con un valore assoluto sul numero di residenti. È sempre bene controllare il regolamento del comune di appartenenza per verificare di non pagare più del dovuto.

Quando si paga la Tari e quali sono le scadenze da rispettare

Le rate per il pagamento della Tari variano secondo quanto deliberato in autonomia dai singoli Comuni, che sono tenuti a dividere la tassa sui rifiuti in almeno due rate, di cui una successiva al 30 novembre.

In genere il pagamento viene dilazionato in tre o addirittura quattro date, con uno, due o tre acconti, e il saldo della quota dovuta al Comune a partire dall’ultimo mese dell’anno.

Tari, proroga per i Comuni al 31 luglio: cosa cambia per i contribuenti

La viceministra Laura Castelli ha dichiarato che entro il 30 giugno verrà adottata un nuova norma, che potrebbe essere contenuta nel nuovo decreto che sarà discusso in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni.

La proroga per il perfezionamento delle tariffe comunali della Tari dovrebbe posticipare la data di un mese, al 31 luglio, per dare tempo ai Comuni di approvare i regolamenti. È facile prevedere che anche i pagamenti per i cittadini potranno subire un differimento.

Modugno: ricicloni contro l’inceneritore

Modugno è un Comune di 38.000 abitanti confinante con Bari. Capofila dell’ARO Bari 2, dal 2016 ha implementato un sistema di raccolta dei rifiuti basato sul porta a porta spinto (per tutte le frazioni) e sulla tariffazione puntuale, ovvero sull’applicazione pratica del principio “chi più inquina, più paga” applicato alla gestione degli RSU. I risultati non si sono fatti attendere. In pochi mesi si è passati dal 9% di raccolta differenziata a superare stabilmente il 70%. Risultati condivisi dagli altri Comuni dell’ARO Bari 2, che risulta il più riciclone dell’intera regione.
La giunta che ha dato il via alla “rivoluzione green” ha terminato il suo mandato e, nell’ottobre 2020 è stata sostituita da quella oggi in carica, che non lesina sforzi per migliorare ulteriormente la situazione, ottenendo ottimi risultati pur in un contesto emergenziale come quello dettato dalla pandemia.

Ironia della sorte, proprio ai confini di una realtà virtuosa e rispettosa delle indicazioni europee sulla gestione del ciclo rifiuti, si pensa da anni di costruire un inceneritore, scatenando le reazioni di cittadini ed amministrazioni locali.

Di tutto questo parliamo con Gianfranco Spizzico, assessore all’ambiente del Comune di Modugno

Assessore buongiorno. Ripercorriamo velocemente la storia di Modugno? Da quale situazione si partiva?

La nostra amministrazione si è insediata ad ottobre 2020. L’organizzazione della raccolta dei rifiuti solidi urbani era disciplinata da un contratto già in essere che prevedeva un sistema avanzato di raccolta differenziata basata sul porta a porta spinto. Una modalità di raccolta che ha portato nel luglio 2016, nel volgere di un solo mese, a passare dal 9 al 46% di Raccolta differenziata, per poi arrivare ai livelli attuali stabilmente sopra il 70%. Il tutto agevolato dal fatto di essere inseriti in un sistema di ambito ottimale, l’ARO Bari 2, il primo a costituirsi in Puglia sotto il governo e la supervisione del governo regionale e con il comune di Modugno Capofila.
Al nostro insediamento abbiamo messo in campo attività ulteriori con il fine di potenziare un servizio già di per sé buono, a partire dallo spazzamento e il lavaggio meccanico delle strade. Il servizio è partito nell’aprile 2021, senza costi aggiuntivi per il Comune e la cittadinanza, con un riordino di quanto era stato messo in capitolato a base di progetto. Nonostante l’emergenza pandemica, stiamo rilanciando campagne di comunicazione e sensibilizzazione. Abbiamo istituito un nucleo di guardie zoofile che aiuteranno, sensibilizzeranno e formeranno i cittadini per evitare un “conferimento improprio” sui marciapiedi.
Infine abbiamo ampliato l’attività del Centro Comunale di Raccolta itinerante che oggi copre nuove zone in precedenza non coperte.

Questa amministrazione ha tutta la forza e la volontà di continuare ad ampliare il servizio senza costi aggiuntivi per i cittadini, con una riorganizzazione dei servizi oggi a capitolato e con un’attenzione particolare a quello che sarà il prossimo bando”.

Un ottimo punto di partenza e progetti ambiziosi per il futuro, ma a che punto siamo oggi?

Ad aprile 2021, nonostante il grosso impatto negativo che la situazione pandemica ha avuto sull’increnmento dei rifiuti indifferenziati, ci siamo stabilizzati sui 72,5%. Siamo riusciti a gestire l’emergenza legata alla seconda ondata ed all’aumento dei casi di positività da Covid: appena insediati abbiamo istituito un servizio di raccolta dedicato per tutte i cittadini sottoposti a quarantena, mantenendo di fatto gli stessi livelli di raccolta differenziata raggiunti in precedenza. Lo consideriamo un successo per l’amministrazione.

Il focus attuale è certamente sui controlli dei conferimenti non conformi. Abbiamo creato una vera e propria task force che opera e vigila sul rispetto delle norme di conferimento. Inizialmente operava solo nei giorni del conferimento della frazione indifferenziata, il venerdì e il sabato. In questo momento stiamo ampliando i controlli anche ai giorni infrasettimanali e agli altri materiali, a tutto vantaggio della qualità delle frazioni differenziate. Un’attività che ci permetterà un più semplice ottenimento della prima fascia di qualità e quindi più remunerativa per il Comune in funzione dell’accordo Anci.Conai.

Fatta la raccolta col porta a porta il passo successivo è stato quello della tariffazione puntuale. Una scelta condivisa da cittadinanza e amministrazione?

Assolutamente sì. Con orgoglio possiamo affermare che, a fronte di un servizio di eccellenza, quella del 2020 è stata la TARI più bassa della Puglia.
Come da norme, la TARI deve coprire l’intero costo del servizio. Noi abbiamo un servizio importante e strutturato. Ciò nonostante le bollette dei cittadini si sono lievemente contratte nel tempo, anche a fronte di un servizio decisamente oneroso.
Il nostro lavoro è un work in progress costante, basato su un servizio efficiente, controlli efficaci e un’opera di formazione e sensibilizzazione della cittadinanza. Attraverso la struttura tecnica e tecnologica implementata a supporto della tariffazione puntuale possiamo monitorare tutti i conferimenti dei cittadini, e ci rendiamo conto che c’è chi conferisce correttamente e con regolarità e chi non lo fa. Stiamo valutando la possibilità di implementare una ulteriore tariffazione scontata per i cittadini virtuosi, che vada a penalizzare quelli che virtuosi non sono.
Abbiamo registrato casi di utenze che addirittura non conferiscono praticamente mai l’indifferenziato, evidentemente abbandonandolo altrove. Stiamo procedendo con un controllo del territorio, anche con il supporto di Legambiente, con una nuova attività di sorveglianza.

Modugno è in tutta evidenza un caso di studio ed un esempio virtuoso a livello nazionale. Ciò nonostantesi è tornati a parlare con insistenza del nuovo inceneritore. Qual è la posizione dell’amministrazione?

La nostra è un a posizione di netta contrarietà, netta contrarietà, netta contrarietà. Lo ribadisco tre volte, per non essere frainteso.
Il Comune di Modugno applica e sostiene i principi dell’economia circolare, per i quali i rifiuti sono risorse e non materiale da incenerimento. Certo, il modo più semplice di risolvere l’emergenza rifiuti sarebbe quella di imboccare la strada dell’incenerimento, ma non sarebbe coerente con la missione che l’ARO Bari 2 si è dato, ovvero di ridurre i rifiuti, di riutilizzarli e riciclarli, garantendo alle future generazioni un pianeta più pulito e sostenibile, così come ci viene richiesto dalle normative europee e dai movimenti di mobilitazione internazionali. Dobbiamo fare ognuno la nostra parte e stare vicino alle generazioni più giovani, generazioni a cui tengo particolarmente e che incontro tutte le volte che posso, sfruttando l’attuale regime di DAD. (SC)

Cattolica: più RD, meno TARIP

Cattolica è uno dei principali centri turistici della costiera Romagnola. Nota anche come la “Regina dell’Adriatico” ospita ogni anno un numero impressionante di turisti: nel 2018 oltre 1.800.000 secondo Confartigianato locale. Numeri impressionanti se si paragonano ai 16.800 residenti.

Ma Cattolica non è solo turismo e turisti: da qualche tempo è anche eccellenza nella raccolta e nella gestione dei rifiuti. In due anni la percentuale di raccolta differenziata è schizzata oltre all’80% e i cittadini hanno visto calare i costi in bolletta. Il merito va ai cittadini, certo, ma anche all’amministrazione che ha intrapreso, con il supporto tecnico di ESPER, un percorso che non ha lesinato difficoltà.

Ne parliamo con il Sindaco di Cattolica, Mariano Gennari, e con l’Assessore competente Lucio Filippini.

La vostra amministrazione si è insediata nel 2016. Qual era la situazione di partenza? Quale modalità di raccolta e quali le prestazioni ambientali?

Gennari: “Il nostro Comune, come tutti quelli della riviera di Rimini è tagliato in due dalla ferrovia. Quando siamo partiti, c’era già la raccolta porta a porta, tranne che per l’umido, nella zona mare dove ci sono per lo più attività ricettive e commerciali. Nella zona a monte della ferrovia, che è molto ampia e che corrisponde con quella residenziale, c’erano i cassonetti stradali e non c’era la raccolta dell’umido. Nel 2016 eravamo al 56% di raccolta differenziata”.

Che scelte avete fatto? Quale modello di raccolta e quali risultati avete raggiunto?

Gennari: “Nel corso di un appuntamento della Scuola di Altra Amministrazione dell’Associazione Comuni Virtuosi abbiamo incontrato Ezio Orzes, allora assessore del Comune di Ponte nelle Alpi. L’esperienza di Ponte ci ha colpito. Noi avevamo nel programma politico di arrivare all’estensione del porta a porta su tutto il territorio e all’applicazione della tariffa puntuale. Ci siamo confrontati con Orzes e con ESPER di cui era collaboratore e abbiamo preso coraggio, con l’accordo che ESPER ci avrebbe preso per mano ed accompagnato in questo percorso, in particolare nei rapporti con Hera il gestore del servizio di raccolta. Abbiamo fatto un disegno di ciò che volevamo e abbiamo dato il via ad un ciclo di incontri per delineare il percorso che ci avrebbe portato là dove volevamo arrivare, ovvero alla raccolta porta a porta su tutto il territorio e all’applicazione della tariffazione puntuale”.

Quando è partito il nuovo servizio e quali risultati avete raggiunto?

Gennari: “Siamo partiti in forma sperimentale nel 2017. Dal 2018 abbiamo cominciato ad attuare su tutto il territorio il porta a porta. Ovviamente c’è stato il momento di start up, con la fornitura a cittadini e commercianti dei materiali per una corretta raccolta, abbiamo verificato le situazioni dei condomìni, che rappresentano le realtà più complesse perché raccolgono piccole comunità. Abbiamo dato i bidoncini personalizzati fino alle 4 unità abitative, quelli condominiali oltre. Ma avrei piacere di lasciare la presentazione dei risultati raggiunti all’Assessore Filippini”

Filippini: “Nella fase iniziale abbiamo organizzato e partecipato a molti incontri con la cittadinanza. Quando si parte con una nuova modalità di raccolta c’è sempre un po’ di impreparazione e, di conseguenza, un po’ di scetticismo. Ci siamo prodigati negli incontri con la cittadinanza, con tutti i comitati di quartiere, con tutti i portatori di interessi. La cittadinanza ha risposto in maniera molto positiva sia nella fase della distribuzione dei contenitori,  che nell’adeguarsi alle modalità di raccolta porta a porta senza cassonetti, rispettando, ad esempio, degli orari ben precisi. Siamo estremamente soddisfatti e siamo estremamente soddisfatti, nonostante qualche difficoltà e qualche ritardo dovuto per lo più ad attività amministrative. Abbiamo raggiunto e superato l’80% di raccolta differenziata in poco più di 2 anni. Un risultato che ci premia e ci fa felici. L’unione della raccolta porta a porta e della tariffazione puntuale ci ha permesso di raggiungere questi risultati di eccellenza.

Un servizio di raccolta domiciliare e l’implementazione della tariffa puntuale. Attività che in fase di startup hanno un costo significativo. Che impatto hanno avuto sulla bolletta dei cittadini?

Gennari: “Abbiamo avuto un calo delle tariffe sulle utenze domestiche, su tutte le utenze domestiche cittadine. La cosa estremamente positiva è che anche nel caso delle utenze non domestiche, per le quali si è verificato un leggero aumento delle tariffe, il costo totale è stato abbattuto: passando da tassa a tariffa siamo passati da imposta a fattura, quindi con la possibilità di detrarre l’IVA al 10%. Con questa detrazione anche laddove il totale era cresciuto leggermente rispetto al passato, siamo riusciti ad ottenere un ribasso reale delle tariffe. Siamo molto contenti di quanto fatto. Dobbiamo inoltre tenere conto che nella nostra area vasta siamo in proroga di bando dal 2011. Un bando che, quando venne fatto, non poteva immaginare un servizio di raccolta porta a porta e l’applicazione della tariffa puntuale, ma era ‘su misura’ per una raccolta stradale con tassa Rifiuti. Finalmente abbiamo ottenuto da ATESIR di predisporre un nuovo bando, come anche l’Europa ci intima di fare. Il prossimo bando ovviamente dovrà prevedere nuove premialità per queste buone pratiche e, nel momento in cui avremo un nuovo gestore, certamente avremo nuovi vantaggi anche dal punto di vista economico”.

Filippini: “L’aspettativa del privato è spesso quella di registrare consistenti diminuzioni della bolletta con l‘introduzione della tariffazione puntuale. Una circostanza davvero complessa da implementare: la tariffazione puntuale ha una parte di costi fissi e la parte variabile, che è quella su cui le azioni virtuose possono realmente influire, è relativamente bassa. Anche l’utente molto virtuoso difficilmente può vedere riduzioni significative in bolletta. La Tariffa Puntuale è un modo di far pagare equamente un servizio, sulla base dell’uso che se ne fa. Ciò detto, siamo riusciti ad abbassare le utenze domestiche in media del 5,22%”.

Cattolica ha degli imponenti flussi turistici, che portano il numero di presenze sul territorio (e dunque la quantità di rifiuti prodotti) a crescere in maniera estremamente significativa. Come è stato affrontato il tema?

Filippini: “La realtà di un Comune turistico come il nostro implica lo sforzo enorme da parte del gestore di cambiare completamente il servizio fra l’inverno e l’estate. Ciò che facciamo per sopperire a questa esigenza è rapportarci con il gestore per capire le strategie migliori di ottimizzazione del servizio. In estate intensifichiamo l’azione con un occhio di attenzione particolare a quelle che sono le attività economiche e ricettive, tenendo in conto le esigenze dei commercianti stessi.

Quest’anno per regolamentare maggiormente e migliorare la situazione cercheremo di regolamentare i flussi di accesso agendo sugli orari del servizio di raccolta rifiuti, su quelli di consegna delle merci, etc, così da evitare intasamenti. Agiremo dunque sulla leva del rigore, ma non possiamo dimenticare che è necessario avere anche una qualche flessibilità. Ci capita spesso di ricevere da parte di operatori commerciali segnalazioni di difficoltà nel rispetto degli orari di esposizione. Quando queste difficoltà sono reali, cerchiamo di concertare con il gestore la migliore soluzione per arrivare ad una decisione condivisa.

Sul territorio, inoltre, ci sono due aree ecologiche per le utenze domestiche, per chi volesse lasciare dei rifiuti differenziati. Esiste anche un’area dove ogni utenza può consegnare materiale. Proprio quest’anno abbiamo dato avvio ad un cambio della localizzazione della struttura che in questo momento è in un’area poco favorevole dal punto di vista sia ambientale che logistico. La sposteremo in altra area facendo un accordo con il Comune di San Giovanni e con Hera che si occuperà della progettazione e della gestione dell’opera. Sarà un’area molto più grande della precedente, comprenderà la raccolta degli sfalci e c’è la volontà da parte della amministrazione di aprire un centro del riuso, che sarà dato in gestione a chi vincerà il bando. Questa è una cosa che ci rende orgogliosi”.

Solitamente ad ogni cambiamento si oppone una resistenza. Quali resistenze avete trovato in questo percorso?

Filippini: “L’aspetto più critico a cui abbiamo dovuto far fronte è quello dell’aggiornamento delle liste TARI: si presuppone che tutti gli utenti siano regolarmente iscritti nelle anagrafiche pubbliche. Chi non è iscritto non può usufruire del servizio e spesso si avvale in maniera indebita dei cestini gettacarte, che hanno una funzione assolutamente differente. Stiamo intervenendo contro gli abbandoni con fototrappole che stanno dando ottimi risultati: nei punti dove sono state collocate abbiamo già elevato numerose. Al di là delle sanzioni è molto diminuito l’abbandono. Ovviamente non è possibile avere una telecamera per cestino, quindi si sta cercando, oltre ad aumentare la comunicazione e la formazione dei cittadini, di incrociare i dati delle banche dati per identificare le utenze domestiche e non domestiche che non sono in regola con la TARI”.

Qual è stata la percezione della cittadinanza di questi cambiamenti, quali le reazioni al nuovo servizio?

Gennari: “Devo dire che siamo stupiti dalla reazione della cittadinanza. Decisamente positiva! Ma non è solo la cittadinanza: anche la minoranza in Comune ci ha più volto riconosciuto il merito di quanto abbiamo fatto. Ne siamo davvero orgogliosi!” (S.C.)

Comuni, caos Tari sulla riforma rifiuti

La nota del ministero delle Transizione Ecologica del 12 marzo 2021, intervenuta per chiarire alcune problematiche anche connesse all’applicazione della Tari derivanti dalle disposizioni di riforma dei rifiuti contenute nel Dlgs 116/2020, ha in verità creato ulteriori incertezze.

L’applicabilità dell’esclusione della quota variabile nella Tari
In primo luogo, la nota, emanata in condivisione con gli uffici del ministero dell’Economia e delle finanze, ha confermato come non sia perfettamente adeguata la collocazione all’interno dell’articolo 238 del Dlgs 152/2006 della disposizione che prevede l’esclusione dalla corresponsione della quota del prelievo rapportata alla quantità di rifiuti prodotti in favore delle utenze non domestiche che scelgono di servirsi di un soggetto privato per l’avvio al recupero dei rifiuti urbani prodotti. Ciò in quanto la disposizione citata è riferita alla Tia2, la tariffa integrata ambientale, abrogata sin dal 2012 (per la verità dal 2013, ai sensi dell’articolo 5, comma 4-bis, del Dl 102/2013). E ha annunciato sul punto un necessario intervento di coordinamento normativo. Tuttavia ciò non impedisce, a detta del ministero, che la citata disposizione operi anche con riferimento alla Tari e alla tariffa, in quanto si tratta di una normativa di adeguamento alle direttive unionali, che deve operare a prescindere dalle incoerenze normative interne.

Coordinamento delle agevolazioni Tari
La medesima nota affronta poi la questione del coordinamento tra la norma dell’articolo 238, comma 10 e quella dell’articolo 1, comma 649, della legge 147/2013, la quale prevede il riconoscimento di un abbattimento della quota variabile della Tari in favore delle utenze non domestiche che avviano in modo autonomo al riciclo i propri rifiuti assimilati. Il ministero non ha chiarito in realtà del tutto la portata delle due disposizioni, limitandosi ad affermare che, nell’operazione di coordinamento tra le due norme, quella del comma 649 opera con riferimento ai rifiuti urbani, e non più a quelli assimilati in quanto tipologia non più esistente, e che l’abbattimento della quota variabile va riconosciuta in proporzione ai rifiuti urbani recuperati e non solo a quelli riciclati (rammentando che il riciclo e un “di cui” del recupero). Non si comprende però se le due disposizioni agevolative operino separatamente, con presupposti diversi, oppure se siano da ricondurre entrambe nell’ambito del comma 649. Sul punto appare più coerente con l’impianto normativo la risposta che il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia ha fornito in occasione dell’evento «Telefisco 2021». In particolare era stato evidenziato che le due norme hanno un diverso ambito applicativo, pur riguardando entrambe solo la quota variabile del prelievo, e che richiedono un’apposita regolamentazione comunale ciascuna con le proprie specificità. Quindi, se l’utenza decide di uscire del tutto dal servizio pubblico, per almeno 5 anni, avviando i propri rifiuti urbani al recupero, beneficerà dell’eliminazione dell’intera quota variabile. Al contrario, se l’utenza rimane all’interno del servizio pubblico, può comunque destinare al riciclo singole frazioni di rifiuto direttamente o tramite soggetti autorizzati (come peraltro consente l’articolo 198, comma 2-bis, del Dlgs 152/2006), beneficiando dell’abbattimento proporzionale della quota variabile del prelievo.

La comunicazione di uscita dal servizio pubblico
Il ministero ha affrontato poi la questione della comunicazione della scelta di servirsi del gestore pubblico o di soggetti privati per l’avvio al recupero dei rifiuti urbani prodotti, che le utenze non domestiche sono tenute a presentare, a mente dell’articolo 30, comma 5, del Dl 41/2021, entro il 31 maggio di ogni anno. Va premesso che la norma appena citata non disciplina la decorrenza dell’opzione di scelta, facendo ritenere che la stessa operi dal momento della sua presentazione. Il ministero sul punto sembrerebbe operare una distinzione. Per il 2021, poiché il termine per approvare le tariffe della Tari e della tariffa corrispettiva è stato differito al 30 giugno 2021, vale a dire dopo la scadenza del 31 maggio, i Comuni potrebbero tenere conto degli effetti delle scelte operate dalle utenze in sede di determinazione delle tariffe. Per gli anni successivi, poiché il 31 maggio cade dopo la scadenza per approvare le tariffe (31 dicembre dell’anno precedente), i Comuni non potrebbero valutare gli effetti delle predette scelte sulla tari. Quindi per il ministero, seppure con formula dubitativa, la comunicazione dovrebbe essere presentata l’anno precedente a quello di decorrenza. Dubbio che il ministero sembra invece non aver avuto più avanti nel testo della nota, allorquando afferma perentoriamente che la comunicazione ha valenza dall’anno successivo. Soluzione di assoluto buon senso, anche se non esattamente riscontabile nella norma di legge. È altresì del tutto evidente che la decorrenza immediata della scelta nel 31 maggio avviene comunque con una tempistica non del tutto compatibile con il tempo occorrente per la corretta definizione delle tariffe Tari, da effettuarsi entro giugno.
Il ministero ha sciolto invece il dubbio ingenerato dalla formulazione del comma 10 dell’articolo 238 del Dlgs 152/2006 circa la validità del vincolo almeno quinquennale sia nel caso di scelta per il servizio pubblico o sia nell’opzione per quello privato, propendendo per la soluzione positiva. Fermo restando che il vincolo quinquennale nel caso di uscita dal servizio pubblico può essere derogato, con un rientro anticipato, qualora il gestore lo consenta. La nota non chiarisce però a questo punto quali sono gli effetti della mancata scelta degli utenti non domestici entro il prossimo 31 maggio. Si può considerare il silenzio come un’opzione tacita per il servizio pubblico con vincolo quinquennale, ovvero quest’ultimo vale solo nel caso di scelta esplicita? Nella prima ipotesi si depotenzierebbe, negli anni successivi al 2021, la problematica dell’impatto della scelta degli operatori sulla determinazione delle tariffe della tari, poiché il termine del 31 maggio riguarderebbero di fatto solo le nuove utenze (ovvero, per almeno 5 anni, il rientro del pubblico). Ma il problema resterebbe nel 2021, specie a fronte di un massiccio numero di uscite.

Il trattamento delle utenze industriali, artigianali e agricole
L’analisi condotta dal ministero sul trattamento delle utenze industriali, artigianali e agricole non è invece del tutto condivisibile.
Il ministero ha ritenuto che, stante l’esclusione delle attività industriali dall’elenco di cui all’allegato L-quinquies, contenente le attività che possono produrre rifiuti urbani, le superfici dove avviene la lavorazione industriale sono escluse dalla Tari, così come i magazzini di materie prime, merci e prodotti finiti, sia per la quota fissa che per quella variabile. Tuttavia, la previsione dell’articolo 184, comma 3, letera c), del Dlgs 152/2006, il quale ha definito speciali i rifiuti delle lavorazioni industriali se diversi dai rifiuti urbani, fa si che per le medesime utenze restino tassabili i locali quali uffici, mense, locali connessi, in cui si producono rifiuti urbani.
Nella nota è stato dimenticato, a parere di chi scrive, che l’esclusione dei locali di lavorazione industriale dalla Tari nasce anche dall’articolo 183, comma 1, lettera b-sexies), del Dlgs 152/2006, che espressamente ha eliminato dai rifiuti urbani quelli della produzione. Inoltre, appare eccessiva e non corrispondente alla norma l’esclusione dalla Tari anche di tutti i magazzini. Va infatti rammentato che il comma 649 dell’articolo 1 della legge 147/2013 ha stabilito che solo i rifiuti dei magazzini di materie prime e merci funzionalmente ed esclusivamente collegati ai reparti produttivi di rifiuti speciali sono anch’essi speciali (locali quindi esclusi dalla Tari) e non quelli di tutti i magazzini in genere. Il ministero ha esteso invece l’esclusione a tutti i magazzini, a prescindere dal collegamento con il reparto produttivo, a differenza di quanto specificato in una risposta del dipartimento delle Finanze in occasione dell’evento «telefisco 2021».
Per le attività artigianali il ministero ha ritenuto di poter estendere alle stesse le considerazioni svolte per i rifiuti delle attività industriali. Tuttavia ciò non appare corretto. In primo luogo, le attività artigianali sono incluse all’interno dell’allegato L-quinques delle attività che possono produrre rifiuti urbani, a differenza delle attività industriali con capannone di produzione che ne sono invece escluse. Volendo quindi evidenziare che i rifiuti delle attività artigianali, se rientranti nei codici di cui all’allegato L-quater, sono comunque urbani, a prescindere dai locali utilizzati dall’impresa artigiana dove gli stessi sono prodotti. Per quest’ultima, quindi, sembra più corretto assoggettare alla Tari tutte le superfici in cui si producono rifiuti simili per natura e composizione a quelli dell’allegato L-quater e non operare esclusioni tuot cour dei locali di lavorazione.
Per le attività agricole, agroindustriali, della pesca e connesse (ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile), il ministero ha riconosciuto che i relativi rifiuti devono considerarsi speciali. Ciò in base alle previsione dell’articolo 184, comma 3, lettera a), del Dlgs 152/2006 e della lettera b-sexies) del comma 1 dell’articolo 183 della stessa norma, che ha escluso i rifiuti dell’agricoltura e della pesca da quelli urbani. Inoltre, sia l’allegato L-quater e sia l’allegato L-quinquies hanno precisato che sono esclusi i rifiuti delle attività agricole e connesse.
Tuttavia, dopo aver evidenzianto quanto sopra, che avrebbe comportato conseguentemente l’esclusione dalla Tari di tutti i locali utilizzati e la necessità per l’utenza di provvedere in modo autonomo alla gestione dei rifiuti speciali prodotti, il ministero ha ritenuto che le attività agricole che producono rifiuti simili per natura e tipologia di rifiuti prodotti a quelli delle attività elencate nell’allegato L-quinquies possano concordare a titolo volontario modalità di adesione al servizio pubblico di raccolta per le tipologie di rifiuti rientranti nell’allegato L-quater. Soluzione supportata, a detta del ministero, dalla specifica contenuta nell’allegato L-quinques in base alla quale le attività non elencate, ma a esse simili per loro natura e per tipologia dei rifiuti prodotti, si considerano comprese nel punto a cui sono analoghe. Non appare chiaro se il ministero volesse intendere che l’attività agricola produce comunque rifiuti speciali e che possa in ogni caso accordarsi con il gestore pubblico per conferire i rifiuti prodotti aventi le caratteristiche di quelli urbani, con convenzioni di stampo privatistico (quindi fuori Tari), ovvero se abbia ritenuto che alcuni rifiuti delle attività agricole siano urbani e quindi conferibili al servizio pubblico, con assoggettamento alla Tari. Anche se quest’ultima conclusione non appare in linea con le previsioni di legge che qualificano come speciali i rifiuti agricoli.

Il divieto di assimilazione quantitativa
La nota ha ribadito il divieto per i Comuni di introdurre limiti quantitativi ai rifiuti urbani conferibili, stante l’espressa abrogazione del potere di assimilazione operante dal 1° gennaio 2021. Tuttavia il fa opportunamente osservare che l’ente di governo d’ambito territoriale ottimale o il Comune devono disciplinare, ognuno per le proprie competenze, le modalità organizzative delle operazioni di raccolta, cernita e avvio al trattamento, a cui i produttori devono adeguarsi.
Senz’altro condivisibile invece la precisazione, peraltro già implicita nella legge, relativa all’obbligo per gli utenti non domestici che hanno visto modificarsi gli elementi incidenti sulla determinazione del tributo per effetto delle modifiche introdotte dal Dlgs 116/2020.
A fronte di quanto evidenziato nella nota commentata urge un intervento normativo che faccia definitiva chiarezza sulla portata delle nuove norme del Dlgs 116/2020 sulla Tari.

Fonte: Stefano Baldoni, Vice-presidente Anutel per NT+ Edilizia &Enti Locali

TARI 2021, caos sulle scadenze: dal MEF le istruzioni sul pagamento con PagoPA

TARI 2021, caos sulle scadenze, a causa dell’introduzione del pagamento della tassa rifiuti e della TEFA con il sistema PagoPA. È il MEF a fornire chiarimenti ed istruzioni, con il comunicato stampa dell’8 marzo. In caso di versamento in un’unica soluzione, il consiglio ai Comuni è di prorogare la scadenza al 1° luglio.

TARI 2021, dal MEF arrivano istruzioni sulle scadenze, alla luce delle nuove modalità di versamento previste per l’anno in corso.

Il Decreto Ministeriale del 21 ottobre 2020 ha definito le nuove modalità di versamento unificato della TARI e della TEFA, da effettuare mediante la piattaforma PagoPA. Una novità che, si legge nel comunicato stampa pubblicato dal Dipartimento delle Finanze l’8 marzo 2021, ha comportato la necessità di adeguare i sistemi di incasso di Comuni, Province e Città Metropolitano.

Un processo che non si è ancora concluso, e che porta alla necessità di rimodulare le scadenze per pagare la TARI 2021 ed il TEFA (tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente)

Il MEF consiglia, nel caso di versamento in un’unica rata, di prorogare la data del pagamento al 1° luglio.

TARI 2021, caos sulle scadenze: dal MEF le istruzioni sul pagamento con PagoPA

La nuova modalità di pagamento “multi-beneficiario”, introdotta alla luce del versamento unitario di TARI e TEFA per il 2021 con il sistema PagoPA, rischia di impattare sulle scadenze per il pagamento della tassa sui rifiuti.

Il Dipartimento delle Finanze fornisce le istruzioni a Comuni, Province e Città Metropolitane, al fine di evitare che l’adeguamento richiesto comporti ritardi o disservizi nei confronti dell’utenza.

Con il comunicato stampa dell’8 marzo 2021 vengono rese note alcune “prassi” per superare il caos dovuto ai ritardi nell’adeguamento dei sistemi di incasso.

Fermo restando che il consiglio agli Enti creditori è di consentire il versamento delle somme dovute dal 1° luglio 2021, vengono prospettate alcune soluzioni alternative.

In particolare:

  • in caso di pagamento rateizzato della TARI è possibile prevedere che il TEFA sia incluso nel pagamento dell’ultima rata, o comunque incluso in una rata in scadenza successivamente al 30 giugno. Questa soluzione potrebbe essere adottata anche a regime;
  • in caso di pagamento in unica soluzione della TARI, sarebbe opportuno posticipare la scadenza del pagamento complessivo a saldo successivamente al 30 giugno 2021 – avendo cura di evidenziare esplicitamente il termine da cui sarà possibile effettuare il pagamento;
  • nel caso in cui sia indispensabile emettere avvisi di pagamento TARI con scadenza in unica soluzione prima del 30 giugno 2021 è possibile emettere un avviso relativo ad un primo acconto (ad es. 80%) e un altro a saldo (con scadenza successiva al 30 giugno 2021), comprensivo dell’intero importo del TEFA.

Si tratta evidentemente di istruzioni non rivolte direttamente al cittadino, ma che inevitabilmente condizioneranno il rapporto tra contribuente ed Ente creditore. Alla luce delle indicazioni fornite dal Dipartimento delle Finanze, è necessario tener conto di eventuali modifiche al calendario delle scadenze TARI 2021 previste per il proprio Comune.

TARI 2021, adeguamento entro il 30 giugno per i Comuni: il caos di PagoPA

Non sono solo TARI e TEFA a dover fare i conti con il sistema di pagamento PagoPA.

Dal 1° marzo 2021 tutte le pubbliche amministrazioni sono obbligate a fornire tale modalità di versamento ai contribuenti.

Un obbligo che, però, è di fatto partito solo su carta. Secondo quanto riportato dal Sole24Oresolo il 37% degli enti, ad oggi, ha almeno un servizio attivo con PagoPA.

Fare i conti con il processo di digitalizzazione e “semplificazione” è evidentemente un ostacolo non solo per il contribuente, ma anche per gli Enti pubblici.

La vicenda della TARI è emblematica: il decreto MEF che ha importo la nuova modalità di versamento di tassa rifiuti e TEFA è datato 21 ottobre 2020, ma la strada per l’implementazione dei sistemi di incasso da parte degli Enti creditori è, a quanto pare, ancora in salita.

Rimodulare le scadenze per il versamento consentirà:

  • agli oltre 400 PSP aderenti a pagoPA, di adeguarsi al nuovo modello di pagamento con Ente multi-beneficiario e di offrire quindi al cittadino la piena multicanalità integrata;
  • ai Comuni di adeguare le proprie procedure informatiche, avendo il tempo necessario per procedere con test più accurati;
  • alle Province/Città Metropolitane di ricevere l’accredito del TEFA in un’unica soluzione, non frammentata e di adeguare le proprie procedure alle nuove modalità di riversamento e rendicontazione TARI-TEFA, con tempistiche meno stringenti;
  • ai Partner tecnologici di supportare adeguatamente gli Enti in questo processo di migrazione.

Agli Enti viene dato tempo fino al 30 giugno 2021 per sviluppare una soluzione o adottarne una fornita da un partner tecnologico. In caso contrario, entrerà in gioco PagoPA, con un proprio servizio che consentirà di generare avvisi di pagamento, postalizzarli e generare, su richiesta, avvisi di pagamento tramite l’App IO.

TARI: il MEF “boccia” il nuovo decreto rifiuti

Riferimenti a disposizioni ormai abrogatemancanza di coordinamento con la disciplina vigente in materia di tariffazione sui rifiuti, necessità di aggiornare i regolamenti comunali sulla Tari. In parole povere: un pasticcio. Questo devono aver pensato i tecnici del Ministero dell’Economia chiamati a rispondere ai dubbi sollevati dagli esperti e dai lettori del Sole 24 Ore al Telefisco 2021 in merito alle novità sulla Tari introdotte dal decreto legislativo 116/2020, che ha recepito la direttiva rifiuti contenuta nel pacchetto europeo di misure sull’economia circolare. Un autentico rompicapo, per gli esperti del MEF, soprattutto nei passaggi che dovrebbero disciplinare la possibilità, per le utenze non domestiche, di fuoriuscire dal servizio pubblico e di affidare i propri rifiuti urbani a un operatore privato, ottenendo la riduzione della quota variabile della Tari se si dimostra di averli avviati a recupero.

Il condizionale è d’obbligo visto che, scrivono i tecnici, le norme «non sono di semplice lettura» in quanto «non si coordinano con le disposizioni già vigenti in materia di Tari». E in effetti l’art. 3 comma 12 del dlgs 116 pur prevedendo che le aziende che avviano a recupero i propri rifiuti urbani tramite operatori privati per almeno cinque anni «sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti», quindi dalla parte variabile, fa però riferimento all’ormai abrogato articolo 238 del Testo unico ambientale, quindi alla disciplina della Tia2 (peraltro mai divenuta pienamente operativa) e non a quella della Tari. Quest’ultima invece, all’articolo 1 comma 649 della legge 147 del 2013, continua a prevedere che «nella determinazione della Tari, il comune disciplina con proprio regolamento riduzioni della quota variabile del tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati». Norma che fa esplicito riferimento al «riciclo» e non al «recupero», osservano al MEF, e che comunque andrebbe attualizzata, visto che «presenta ancora il riferimento ai rifiuti assimilati, categoria non più esistente». Insomma, da un lato le novità del 116, che però fanno riferimento ad un regime tariffario mai divenuto operativo, dall’altro la cara vecchia Tari. Dove sta la verità? Nel mezzo, dice il MEF, ritenendo che le due discipline «debbano essere contenute nel regolamento comunale, ciascuna secondo le proprie specificità, con la conseguente necessità di adeguare il regolamento stesso al nuovo quadro normativo».

Quindi, spiega il Ministero, fermo restando l’obbligo per le utenze non domestiche di corrispondere la quota fissa, che in ogni caso resta dovuta, «se un’utenza non domestica intende sottrarsi al pagamento dell’intera quota variabile, deve avviare al recupero i propri rifiuti urbani per almeno cinque anni, come stabilito dal comma 10 dell’articolo 238 del Tua. Se, invece, l’utenza non domestica vuole restare nel solco della previsione del comma 649 dell’articolo 1 della legge 147 del 2013, tenendo conto di quanto disciplinato dal regolamento comunale, la stessa può usufruire di una riduzione della quota variabile del tributo proporzionale alla quantità di rifiuti urbani che dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati, senza sottostare al vincolo di cinque anni fissato dal predetto comma 10». Un primo chiarimento, nell’attesa di indicazioni più precise da MEFMinistero dell’Ambiente e Arera sulle modalità e i tempi per la fuoriuscita delle utenze non domestiche dal servizio pubblico e, più in generale, sulle conseguenze dell’entrata in vigore della nuova classificazione dei rifiuti urbani.

Fonte: RiciclaNews

Tassa spazzatura in base alla CO2 in un comune delle Marche

Il Comune di Terre Roveresche – 5mila anime nella provincia di Pesaro Urbino – dal 2021 farà pagare la tassa sulla spazzatura TARIP non solo sulla base della raccolta differenziata, ma anche della quantità di CO2 prodotta da ogni singola utenza. Lo rende noto con un comunicato Junker, l’app per la differenziata che ha collaborato al progetto.

Dal 1 gennaio 2021, tutte le famiglie di Terre Roveresche pagheranno una tariffa sui rifiuti che tiene conto della CO2 equivalente prodotta ed è calcolata non solo in base a quanto hanno differenziato le varie frazioni, ma anche in base a quanto hanno ridotto la produzione di rifiuti in totale, in particolare quelli indifferenziati.

Grazie alla distribuzione di bidoncini dotati di tag RFID, sarà possibile contabilizzare ogni conferimento per ogni singola tipologia di rifiuto. A quel punto basterà moltiplicare queste quantità per opportuni fattori di emissione, per determinare la produzione di CO2 equivalente associata ad ogni utenza. Ossia il suo impatto ambientale.

“Grazie a questo metodo – spiegano gli ideatori del progetto, Andrea Valentini e Luca Belfiore – i cittadini avranno una maggiore e immediata consapevolezza di quale azione, nella propria gestione dei rifiuti, comporti minori impatti ambientali e quindi maggiori vantaggi economici, incentivando così un miglioramento continuo dei propri comportamenti, che è lo spirito stesso dell’economia circolare”. (ANSA)

Tari 2020, l’allarme di ARERA sul calcolo: manca trasparenza in bolletta

Tari 2020, il presidente di ARERA Besseghini ha evidenziato la mancanza di trasparenza in bolletta: i consumatori non sanno quanto pagano e per cosa. La responsabilità è anche dei Comuni, che non vigilano sull’attività del Gestore dei rifiuti.

Tari 2020non c’è trasparenza nelle bollette: l’allarme arriva direttamente dal presidente di ARERA, Stefano Besseghini, che il 17 settembre ha consegnato a Governo e Parlamento la Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta.

Durante l’audizione a Montecitorio, Besseghini ha evidenziato come il problema sia insito nella natura della Tari: il direttore di Arera ha infatto provocatoriamente chiesto se si tratta di una tassa o di una tariffa.

Ad oggi infatti è impossibile capire quanto si paga e per cosa, visto che l’ente che si occupa della riscossione ha interesse a non rendere trasparente la bolletta e confondere ulteriormente i cittadini.

Tari 2020, tassa o tariffa? ARERA: più trasparenza in bolletta

La Tari è una tassa o una tariffa? La domanda è provocatoria, e a porla è stato il direttore di ARERA Stefano Besseghini durante l’audizione in Parlamento del 17 settembre 2020.

Nella relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta il presidente di ARERA ha evidenziato come la bolletta della Tari sia assolutamente priva di trasparenza.Relazione annuale 2019 ARERA – Stato dei serviziClicca qui per scaricare il file.

Spesso infatti nella bolletta non sono indicati i singoli componenti per cui si paga, e quindi è anche impossibile, per il cittadino, risalire a un eventuale illecito.

Ma soprattutto non è chiaro come si calcola l’imposta: ad oggi, nessuno calcola con esattezza quanti rifiuti produce la singola famiglia o impresa, perché quando le misurazioni avvengono (quando e se avvengono) sono in volume e non in peso.

TARI 2020, l’allarme di ARERA sul calcolo

L’allarme del presidente di ARERA riguarda quindi la mancanza di trasparenza nel calcolo, che non consente di individuare le utenze virtuose visto che i dati non sono precisi.

La responsabilità è anche dei Comuni, che dovrebbero vigilare l’operato del Gestore dei rifiuti, e invece spesso votano senza nemmeno aver letto i piani economico-finanziari.

Va definita quindi una volta per tutte la natura della Tari. Ha dichiarato il presidente Besseghini durante l’audizione in Parlamento:

“Dopo i primi pronunciamenti del Tar, che ha rigettato i ricorsi descrivendo i poteri regolatori dell’Autorità, è innegabile che sarebbe utile un definitivo approdo normativo e giurisprudenziale, sulla natura fiscale o tariffaria della Tar. […] se le attività di spazzamento e di raccolta dei rifiuti hanno potuto funzionare attraverso una riorganizzazione delle modalità operative, le attività di smaltimento e di riciclo hanno mostrato le difficoltà legate ad un settore fortemente interconnesso, con una carenza impiantistica conclamata e per il conferimento dei rifiuti dipendente da altri Paesi, non raggiungibili durante la fase di lockdown.”

Da un lato quindi è fondamentale identificare la natura della Tari, e dall’altro non si potrà evitare i costi da “ricaduta” in seguito al lockdown, visti gli interventi dell’Autorità per garantire il servizio anche ai consumatori in morosità.

Fonte: Money.it

Arera: possibili sconti TARI

Sconti per le utenze non domestiche chiuse o con forte diminuzione (comprovata) della produzione di rifiuti e per le utenze domestiche disagiate.
Questo il succo della delibera Arera del 5 maggio, pubblicata questa mattina.

Per tutte le utenze non domestiche soggette a chiusure e sospensione è stata pubblicata una nuova formula per il calcolo della Quota Variabile della TARI

Per le utenze non domestiche non soggette a chiusure e sospensioni l’Ente territorialmente competente può riconoscere riduzioni tariffarie commisurate ai minori quantitativi di rifiuti prodotti

I gestori possono inoltre riconoscere, per l’anno 2020, un’agevolazione tariffaria alle utenze domestiche economicamente svantaggiate in possesso delle condizioni per l’ammissione al bonus sociale per disagio economico per la fornitura di energia elettrica e/o per la fornitura di gas e/o per la fornitura del servizio idrico integrato. L’agevolazione tariffaria viene quantificata dall’Ente territorialmente competente, in accordo con l’Ente locale, ed erogata dal gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti nell’avviso di pagamento o in bolletta nel caso di tariffa corrispettiva

Scarica la Deliberazione Arera 158/2020/R/RIF del 5/5/2020

ARERA: posticipata approvazione PEF

Era il tema scottante in tutti gli uffici tributi comunali.
L’approvazione del Piano Economico Finanziario (PEF) 2020, e di conseguenza la determina delle tariffe TARI, con le nuove modalità prevista da ARERA aveva agitato le acque. Con l’obiettivo di rendere i PEF omogenei e i costi confrontabili, ARERA aveva imposto una revisione della definizione delle voci di spesa per i servizi di Igiene Urbana, creando non poco scompigli, complici anche i tempi strettissimi con cui si era deciso di procedere. Il PEF 2020 avrebbe già dovuto essere determinato ed approvato secondo le nuove norme, con scadenza 31 marzo.
Complice l’emergenza sanitaria, il DL “Cura Italia” stabilisce all’articolo 107 comma 5 che “I Comuni possono, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 può essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021.”

Si evidenzia altresì che la delibera ARERA 59/2020/R/COM non ha determinato proroghe per gli altri e diversi obblighi riguardanti l’invio delle informazioni tramite questionari sulla qualità del servizio rifiuti (sia da parte dei gestori delle attività di gestione tariffe e rapporti con l’utenza, che di quelli coinvolti dalle sole attività di raccolta e trasporto o spazzamento e lavaggio strade) ed il calcolo e versamento dei contributi per il funzionamento di ARERA relativi al 2018-19, ma è stato comunicato alle Associazioni di riferimento che i portali per il caricamento dei questionari continueranno a funzionare almeno “fino al 3 aprile”. ANCI ha però giustamente chiesto al governo, su questa ed altre impegnative imminenti scadenze (per molti uffici comunali impossibili da sostenere), di definire un quadro certo di  superamento degli obblighi e delle scadenze relative all’applicazione dalle prescrizioni delle recenti Delibere ARERA 443/2019 e 444/2010 per l’anno 2020.

A seguito di numerose richieste di proroga dei termini di applicazione della delibera 443/2019 durante la Conferenza Stato-Città e Regioni del 30 gennaio 2020 il Governo si era infatti impegnato a trovare una soluzione che rendesse non vincolante per i Comuni l’applicazione del nuovo MTR introdotto dalla delibera 443/2019. L’emendamento presentato al disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe che avrebbe consentito di concretizzare il suddetto impegno era stato però respinto.