Post Coronavirus, il mercato dell’usato promette bene

La Second Hand Economy nel 2019 ha raggiunto un valore di 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano.

 La ripresa economica post Coronavirus dovrà necessariamente basarsi su un nuovi e virtuosi modelli di comportamento. Si tratta di una gigantesca occasione per ripensare l’intera economia su basi green e sostenibili. In tale contesto il mercato dell’usato rappresenta un’ottima strumento dalle basi già solide. 

Lo dimostra la sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito.it, piattaforma online utilizzata per la compravendita di beni da oltre 13 milioni di utenti unici mensili.
Secondo la ricerca, il mercato dell’usato nel 2019 si è attestato sui 24 miliardi di euro, pari cioè all’1,3% del Pil italiano. Un trend in aumento, cresciuto in soli 5 anni del 33% e destinato nei prossimi mesi ad ingrandirsi ulteriormente. 

L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima”, dichiara Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti”.


La ricerca ci permette di conoscere i beni che più di altri vengono venduti ed acquistati, ma anche di  conoscere la tipologia degli utenti più attivi, i loro comportamenti e le loro motivazioni. In generale, per quanto riguarda la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%), Elettronica (48%), Sports& Hobby (45%) e Veicoli (26%): gli oggetti usati più venduti nel 2019 sono stati libri e riviste, a pari merito con abbigliamento e accessori (6 di media); arredamento e casalinghi, a pari merito con musica e film e articoli per bambini (5). Per quanto riguarda invece la tipologia di utenti, le più attive nella second hand economy si sono dimostrate essere le giovani famiglie con età compresa tra i 35 e i 44 anni e i “nativi digitali” d’età compresa  tra i 18 e i 24 anni (la cosiddetta “Generazione Z”),  per i quali  il canale online è naturalmente il preferito per vendere e comprare.

Che si tratti di famiglie con bimbi piccoli, di coppie o di professionisti in carriera, la “molla” che spinge all’acquisto o alla vendita dell’usato è duplice, cioè di natura sia economica che “etica”. La possibilità di risparmiare va infatti a braccetto con una certa – e crescente – sensibilità verso la questione ambientale: in base all’analisi dei dati, una grossa fetta di utenti vede infatti nel riuso una potente arma contro gli sprechi. 

Come accennato sopra, il mercato dell’usato è destinato, almeno per il 71% degli intervistati, a crescere ulteriormente nei prossimi cinque anni, diventando sempre più una scelta consapevole e green (48%), un ottimo strumento per risparmiare (47%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (30%). 

Fonte: Rinnovabili.it

In Francia monouso venduti come riutilizzabili

La pratica denunciata dall’associazione Zero Waste France riguarda stoviglie di plastica distribuite da catene della GDO

Nei giorni scorsi, l’associazione ambientalista Zero Waste France ha criticato la catena della grande distribuzione Carrefour per aver messo in commercio, a proprio marchio, stoviglie monouso in plastica – vietate nel paese a partire dal 1°gennaio scorso – etichettate come “riutilizzabili, lavabili fino 20 volte in lavastoviglie“. A seguito della segnalazione, Carrefour ha annunciato a stretto giro di social la decisione di togliere i prodotti dagli scaffali in tutti i suoi punti vendita.

Prima di denunciare l’accaduto, Zero Waste France ha provato a lavare i piatti e le posate in lavastoviglie, con risultati facilmente intuibili. Come afferma l’associazione: “Già dal primo lavaggio i piatti sono usciti leggermente deformati e ammaccati. Dopo meno di 10 utilizzi, la maggior parte era lacerata o aveva assorbito il colore o tracce di grasso degli alimenti contenuti”.

I venti cicli in lavastoviglie sono quanto una circolare del Ministero dell’Ambiente francese pone come discriminante tra stoviglie monouso e riutilizzabili più volte.

Se Carrefour proponeva questi prodotti a proprio marchio, altre catene – secondo Zero Waste France – stanno ancora vendendo stoviglie di plastica usa e getta, spesso presentate come riutilizzabili.

Fonte: Polimerica

Spreco, sfruttamento e mafia: il j’accuse di Hilal Elver alla filiera agroalimentare italiana

Non confondere la carità con il diritto al cibo”. Questa è la sintesi del viaggio in Italia di Hilal Elver, relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo. Un tour che ha toccato Puglia Toscana, Lazio, Sicilia, Lombardia e Piemonte. E proprio a Torino nella giornata di sabato 25 gennaio (qui il video dell’incontro) ha incontrato le principali realtà piemontesi che si occupano di diritto e accesso al cibo, visitando il nostro progetto RePoPP (inserito nella rete Food Pride) che al mercato di Porta Palazzo recupera e ridistribuisce gratuitamente a tutti le eccedenze del mercato.

Durante il colloquio con i veri protagonisti di RePoPP, i migranti richiedenti asilo, la stessa Elver lasciava intendere alcuni punti di quello che si è poi trasformato in un vero e proprio j’accuse alla filiera agricola italiana e non solo (a questo link le 19 pagine della relazione del suo viaggio in Italia).

“Durante la mia visita – continua Hilal Elver – ho incontrato molte persone che dipendono da banchi alimentari e da enti di beneficenza per il loro prossimo pasto, migranti senza dimora e senza un alloggio sicuro dove trascorrere la notte, lavoratori agricoli sottoposti a orari di lavoro eccessivi in condizioni difficili e con stipendi bassi, che non permettono loro di far fronte ai bisogni fondamentali, lavoratori migranti privi di documenti e dunque relegati in un limbo senza accesso a lavori regolari o alla possibilità di prendere in affitto un posto dignitoso in cui vivere e studenti le cui famiglie sono troppo povere per pagare i prezzi richiesti dalle mense scolastiche”.

In quanto paese sviluppato, nonché terza economia in Europa, tali livelli di povertà e di insicurezza alimentare in Italia non sono accettabili. Il governo italiano dovrebbe comprendere che la beneficenza in ambito alimentare non va confusa con il diritto all’alimentazione”.

I migranti che lavorano in ambito agricolo costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili in Italia. All’interno del settore agricolo italiano ci sono tra i 450.000 e i 500.000 lavoratori migranti, che rappresentano circa la metà della forza lavoro complessiva. Quello agricolo è spesso l’unico settore in cui i lavoratori poco qualificati riescono a trovare un impiego. La più elevata percentuale di lavoratori irregolari in relazione al numero totale dei lavoratori migranti si trova in ambito agricolo.

“Da nord a sud, centinaia di migliaia di lavoratori coltivano la terra o si occupano del bestiame senza le adeguate tutele legali e sociali, con stipendi scarsi e convivendo con la costante minaccia di perdere il lavoro, di un rimpatrio coatto o di subire violenze fisiche e morali”, ha continuato la Relatrice Speciale. “I lavoratori stagionali e non stagionali spesso trovano nel sistema del caporalato l’unica possibilità di vendere la propria manodopera e di essere retribuiti”.

“Attraverso la legge 199/2016 contro lo sfruttamento del lavoro, l’Italia ha esteso la portata della già esistente disposizione contro il caporalato. Ad ogni modo, la legge risulta incapace di sostenere i diritti umani di tutti i lavorati agricoli, nello specifico dei migranti privi di documenti, relegati in una condizione di invisibilità e di paura”.

Lo sfruttamento in ambito lavorativo non costituisce l’unico modo in cui l’illegalità si insinua all’interno del sistema alimentare italiano. Vi sono anche altri aspetti inaccettabili, tra i quali l’abbandono in aree rurali di prodotti contaminati, che vengono altresì inceneriti o riversati nelle acque dei fiumi; mercati all’ingrosso in cui gli agricoltori sono costretti ad accettare prezzi talmente bassi da rischiare di compromettere il proprio sostentamento; acquisti di terreni con proventi da attività illegali; la presenza di fertilizzanti contraffatti e tossici piuttosto diffusi, che vengono importati o assemblati in Italia e spesso utilizzati da lavoratori senza le adeguate competenze e in mancanza di misure di sicurezza sono solo alcune delle diverse pratiche diffuse illegali. “L’aumento della grande distribuzione ha determinato un significativo riassetto del settore alimentare, poiché le principali catene di distribuzione controllano la maggior parte del mercato agroalimentare, imponendo prezzi bassi, che i piccoli agricoltori non riescono a eguagliare”.

Durante la sua visita, la Relatrice Speciale si è spostata in dieci città, in Lazio, Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Sicilia, incontrando autorità locali, rappresentanti di organizzazioni della società civile, specialisti accademici, lavoratori migranti, commercianti, produttori alimentari, piccoli agricoltori e lavoratori agricoli.

“Ho inoltre avuto modo di incontrare studiosi, docenti e studenti per discutere dei programmi scolastici di alimentazione e dell’accesso alle mense. Tutti loro hanno espresso il bisogno urgente che venga definito un quadro nazionale per l’alimentazione al fine di combattere le disparità esistenti tra i diversi comuni e garantire a tutti gli studenti l’accesso alle mense scolastiche, a prescindere dalla situazione economica delle loro famiglie”, ha concluso Elver.

Lo spreco alimentare

L’Italia è stata il secondo Paese dell’Unione Europea a approvare una legge nazionale che regola la perdita e lo spreco di oltre 100 kg di cibo per persona all’anno dalla fattoria alla tavola. La Legge Gadda (166/2016) facilita la raccolta e la donazione di eccedenze alimentari semplificando le donazioni a enti senza scopo di lucro, incentivando l’innovazione e imponendo alle amministrazioni locali di fornire incentivi fiscali. Inoltre, promuove il riutilizzo e il riciclaggio e dispone di un fondo dedicato per le attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori, degli attori privati e delle istituzioni. Amministrazioni pubbliche, attori del settore alimentare e dati evidenziano che la legge ha aumentato la quantità di cibo disponibile per la ridistribuzione. Tuttavia, sebbene sia una soluzione rapida importante ed efficace alla povertà alimentare, la Legge Gadda deve essere vista come una soluzione temporanea e la “mentalità di ridistribuzione” diffusa nel paese deve essere abbandonata a favore di un diritto all’approccio alimentare alla perdita di cibo e spreco.

Fonte: Eco dalle città

Lego promuove il riuso dei giocattoli

Avviato negli Stati Uniti il programma pilota Replay, per dare una nuova vita ai popolari mattoncini in ABS previa selezione e una accurata pulizia.

Combina in modo virtuoso sostenibilità ambientale e filantropia il nuovo progetto Replay lanciato come programma pilota negli Stati Uniti dal gruppo danese Lego.

Invece di essere buttati via quando non più utilizzati dai bambini, gli iconici mattoncini in ABS potranno essere restituiti per posta al produttore – senza alcuna spesa per l’utente -, che li donerà a progetti benefici attraverso alcune associazioni no-profit, dopo averli attentamente selezionatiesaminati manualmente e ricondizionati attraverso un’accurata pulizia.

Questo processo – afferma il gruppo danese – è possibile perché i mattoncini Lego sono realizzati con materiali durevoli e di alta qualità, progettati per essere utilizzati per generazioni.
“Sappiamo che normalmente le persone non gettano via i loro mattoncini Lego – afferma Tim Brooks, vice presidente con delega alla Responsabilità Ambientale del gruppo -. La stragrande maggioranza li trasmette ai propri figli o ai nipoti. Ma qualcuno ci ha chiesto se vi fosse un modo sicuro per smaltirli o donarli. Con Replay, forniamo una soluzione facile, sostenibile e con un benefico impatto sociale”.

Un team della Lego ha lavorato tre anni per mettere a punto il programma Replay, per garantire massimi standard di qualità e sicurezza, nel rispetto delle norme statunitensi. Si è poi rivolto a Give Back Box, associazione benefica che ogni anno recupera e ricicla 11 milioni di tonnellate di abbigliamento, calzature e altri prodotti tessili inutilizzati, altrimenti destinati alla discarica.

Infine, Teach For America riceverà la maggior parte dei mattoncini rigenerati e li distribuirà in migliaia di aule in tutto il paese. Una parte dei giocattoli sarà donata all’associazione Boys & Girls Clubs of Boston per i programmi di doposcuola.

Entrambe le organizzazioni non profit riceveranno le prime spedizioni nel novembre di quest’anno. Una volta completato il progetto pilota, nella primavera del 2020, il Gruppo Lego valuterà una possibile estensione di Replay ad altri paesi.

fonte: Polimerica.it

Il buon esempio – Contenitori riutilizzabili per le consegne

Per una volta la riduzione degli imballi monuso premia e non penalizza la plastica. La società di trasporto italiana Arcese ha infatti iniziato ad utilizzare  contenitori in plastica riutilizzabili (Redbox) al posto degli imballi usa-e-getta in cartone per le consegne nel comparto della Moda, uno dei più sensibili al tema della sostenibilità ambientale.

La scelta è caduta su robuste scatole in plastica personalizzate da Arcese, dotate di divisori interni di protezione. Quando viaggiano vuoti, i contenitori Redbox si possono ripiegare, occupando sul veicolo l‘80% di spazio in meno di quando sono aperti.

“Il sistema è attualmente in fase di test all’interno dei flussi tra Francia, Italia, UK e Spagna, per alcuni clienti nel settore fashion e in un secondo momento saranno anche utilizzate in Benelux”, spiega Guido Pietro Bertolone, CEO di Arcese. “Ma il nostro obiettivo è molto più ambizioso: vogliamo infatti arrivare a introdurre le Redbox anche in altri flussi e in altri settori, certi che rappresentino un tassello fondamentale nella nostra politica orientata oltre che al continuo miglioramento dei servizi offerti anche alla sostenibilità”.

Fonte: Polimerica

2020. In Germania stop agli shoppers. Anche compostabili

La ministra dell’ambiente tedesco, Svenja Schulze , è tornata a parlare della messa al bando dei sacchetti di plastica nei supermercati, progetto già preannunciato in agosto. Nelle intenzioni del dicastero, la legge potrebbe entrare in vigore a metà del 2020, dopo un periodo transitorio di sei mesi per permettere ai distributori e ai punti vendita di esaurire le scorte di sacchetti.

A differenza di quanto avviene in Italia il divieto alla vendita di sacchetti monouso in plastica per la spesa dovrebbe riguardare anche quelli biodegradabili e compostabili, in quanto – ha affermato la ministra – i biopolimeri non offrirebbero una soluzione alla protezione dell’ambiente.

Salate le sanzioni per chi non rispetterà il divieto: secondo le prime indiscrezioni, le multe per le imprese potrebbero arrivare fino a 100mila euro.

In base ai dati forniti dal Ministero per l’ambiente, il consumo procapite in Germania è pari a 24 sacchetti, un volume tutto sommato limitato, anche grazie ai programmi volontari avviati negli anni scorsi di concerto tra il governo e la GDO, ritenuti però non più sufficienti a ridurne ulteriormente la diffusione. Prima di queste misure, nel 2015, il consumo procapite ammontava a 64 shopper.

Fonte: Polimerica

Il buon esempio – Sacchetti riutilizzabili per ortofrutta

Con lo slogan “Dein Vitaminnetz” (rete vitaminica), la catena tedesca della grande distribuzione Lidl inizierà a distribuire in agosto, presso 3.200 punti vendita in Germania, sacchetti a rete riutilizzabili più volte per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli sfusi, in alternativa a quelli monouso in plastica, nell’ottica di una riduzione dei consumi di plastiche usa-e-getta.

I clienti potranno scegliere tra le due tipologie: quelli riutilizzabili saranno venduti al prezzo di 49 centesimi di euro per due pezzi (nella foto). Se la rete contiene un solo tipo di prodotto, alle casse l’operatrice si limiterà a pesare l’imballo, mentre nel caso di diversi tipi di frutta e verdura insaccati insieme, bisognerà prima disimballarli e ognuno sarà pesato separatamente.

La tara (il sacchetto pesa otto grammi) è memorizzata sull’etichetta attraverso un codice a barre integrato e viene detratta dal peso della merce.

Fonte: Polimerica

Ichnusa torna al vuoto a rendere

“Vuoto a buon rendere” è il nome del progetto con cui Ichnusa, marchio sardo di birra, rilancia il formato del vuoto a rendere. Grazie a una nuova veste grafica e nuovi investimenti a potenziamento della capacità di confezionamento dello storico birrificio di Assemini, il marchio lancia il progetto che richiama una pratica antica.

Una vecchia usanza che consisteva nel lasciare un deposito di poche lire al negoziante e di riottenere la “cauzione” alla riconsegna delle bottiglie di vetro, una volta utilizzate. Che contenessero latte, birra, acqua o vino poco importava; la procedura era la stessa per qualsiasi prodotto. A partire dagli anni 60 però, questa pratica virtuosa è andata a perdersi in Italia, dove le bottiglie riutilizzabili sono andate via via sostituite dal cosiddetto “vuoto a perdere”, ovvero usa e getta.

In Sardegna, il vuoto a rendere tutt’oggi resiste e può quasi essere definita una tradizione locale: sull’isola rappresenta infatti una pratica consolidata e virtuosa, sopravvissuta nel tempo a mode e cambiamenti culturali, ma che è oggi messa a rischio da nuove abitudini di consumo. In Sardegna il vuoto a rendere negli anni ha mutato forma. Ancora oggi gran parte delle acque minerali locali destinate alla ristorazione vengono commercializzate proprio col vuoto a rendere.

Una pratica che anche Ichnusa, da sempre adopera. In questo modo, le bottiglie vengono riutilizzate anche per vent’anni; sono bottiglie che portano un peso speciale, quello del tempo che scorre. Le si riconosce dai segni che, orgogliosi come rughe su un volto, ne incorniciano il vetro e ne scandiscono il passare degli anni. Sono bottiglie che hanno una storia.

Da oggi, con Ichnusa, queste bottiglie ci parlano e mandano un messaggio importante: quello del rispetto verso l’ambiente. E i sardi promuovono l’impegno di Ichnusa. Secondo una ricerca Doxa, realizzata su un panel di 400 persone rappresentativo della popolazione dell’isola, il 65% dei sardi sa che il vuoto a rendere è una pratica virtuosa tipica della regione. Il 98% giudica in maniera positiva l’iniziativa che Ichnusa sta per prendere nel rilanciare questa pratica e il 93,5% pensa di supportare fattivamente la campagna cercando e chiedendo, al bar o al ristorante, proprio l’Ichnusa tappo verde, perché ritiene giusto preservare l’ambiente e le bellezze della Sardegna.

La nuova bottiglia continuerà a essere prodotta nei tre formati storici: 0,20, 0,33 e 0,66 cl. A renderla ancora più distintiva, il tappo verde con su scritto “Vuoto a buon rendere. Ichnusa per la Sardegna”.

Fonte: Repubblica

ReLand: in Piemonte il primo parco al mondo per la resilienza e il riuso

ReLand è il primo parco sperimentale interamente dedicato ai temi del riuso e del riciclo declinati nell’architettura, nel design, nell’arte. Pensato dall’Associazione Offgrid insieme al Politecnico di Torino e al Comune di Cambiano, che ospiterà il progetto, diventerà un polo in cui promuovere la sostenibilità ambientale, una vera e propria “fabbrica delle idee” aperta all’innovazione. Un progetto volto a una cultura nuova orientata alla resilienza, dove il riuso diventa protagonista del nostro futuro.

Pensate ad un’area di 9000 mq. Un ampio spazio libero dove creare, farsi ispirare e dare libero sfogo alla propria creatività. Pensate a un polo dove i giovani possono ripensare l’ambiente sperimentandosi nel fai da te e nel riciclo creativo.
Immaginatevi un incubatore in cui far nascere nuove professionalità in tema di riuso, ma anche un museo a cielo aperto che educa alla sostenibilità ambientale attraverso il gioco, oppure un luogo dove mettere in pratica nuove forme di agricoltura alternativa.
Figurate nella vostra mente un progetto in cui i rifiuti e i materiali di recupero vengono trasformati in opportunità ed in cui chiunque può dare il proprio contributo ed in cambio ricevere conoscenza.

Pensate che tutto questo può coesistere in un unico luogo: ReLand. Il primo parco sperimentale che nasce a Cambiano, Comune dell’area metropolitana Torinese, uno spazio interamente dedicato ai temi del riuso, del riciclo e all’implementazione dei concetti di economia circolare e resilienza urbana. Un luogo dove avvicinare le persone alla sostenibilità…giocando.

Il progetto nasce dalla mente, dal cuore e dalla tenace determinazione di Marco Mangione, fondatore dell’Associazione “OffGrid Italia” che promuove pratiche legate al vivere a basso impatto ambientale, con l’aiuto dei suoi “relanders” ovvero ragazzi, studenti, professionisti ed esseri umani visionari che guardano al futuro con strumenti nuovi: consapevolezza, sensibilità e amore per l’ambiente.
OffGrid è una vera e propria filosofia di vita: “scollegati dalla rete, vivi fuori dagli schemi”.

“Sarà un parco interamente costruito con materiali di recupero a emissioni zero – racconta Marco Mangione – e riunirà le persone alimentando il desiderio di fare qualcosa per il pianeta, insegnerà alle nuove generazioni ad amare l’ambiente e formerà professionisti e appassionati sui temi del reimpiego dei materiali per l’architettura, l’arte e il design”.
Un progetto ambizioso che guarda in grande e che ogni giorno si crea e si rinnova, arricchito dalle idee, dalle intuizioni e dalle scommesse di chi ha voglia di mettersi in gioco e dare il proprio contributo.

ReLand, che sorgerà su un’area di proprietà comunale, è il risultato di una collaborazione tra l’Associazione Offgrid, il Comune di Cambiano e il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino con a capo Paolo MellanoGuido Callegari e Mario Grosso.

Si tratta di una vera e propria partnership, una coalizione vincente capace di far dialogare e mettere in sinergia i soggetti e ricordandoci che l’unione fa la forza.

“E’ stata un’occasione unica perché nella fase di ideazione e progettazione gli studenti del Politecnico si sono confrontati con l’amministrazione comunale, ragionando insieme sul futuro del parco”. Un esempio di trasversalità e di contaminazione reciproca basata su una collaborazione in cui la voce di ogni persona diventa energia creatrice.

“Quando Reland era ancora come sogno nel cassetto, un’idea di progetto nascente, non aveva ancora un luogo che lo ospitasse – racconta l’assessore Daniela Miron – un luogo fisico è stato trovato proprio a Cambiano”. Un Comune virtuoso che già in passato aveva scommesso sulla sostenibilità ambientale, uno dei primi esempi sul territorio a sperimentare la raccolta differenziata.
Si tratta di un Comune o meglio, di un’amministrazione e dei suoi cittadini che hanno deciso di sognare in grande, accogliendo a braccia aperte l’idea di ReLand.

“Spesso i progetti falliscono perché chi li crea non ha un buon “perché”. Il mio ed il nostro perché è motivato dal fatto che viviamo nella società dello spreco, tendiamo a non valorizzare, mentre dobbiamo concentrarci sulla promozione di idee, persone ed intelletto – spiega Marco – ciò avviene proprio concentrandoci sull’importanza del capitale umano e sulla sensibilizzazione ambientale.
Bisogna costruire una società che insieme ripensi l’ambiente: si dice che ci restano 12 anni per fermare il cambiamento climatico. E’ fondamentale che ognuno di noi faccia un pezzetto per dare il suo contributo. Questo è il nostro sogno e invitiamo chiunque si voglia unire a prenderne parte”.

ReLand è un progetto sperimentale che guarda alle nuove generazioni e che “possa piantare un seme per un nuovo cambiamento di prospettiva”, ci spiegano. Un parco in cui quando entri non sai cosa troverai, e quando esci, non guarderai più le cose nello stesso modo.

Ma cosa prevede il progetto?

Un parco per l’intrattenimento.
Attraverso attività virtuali ed interattive come un escape park e un survival game, i partecipanti potranno mettersi in gioco utilizzando intelletto, creatività e manualità che stimolino la resilienza nei confronti dell’ambiente.
Si tratta di attività che insegnano, tramite il gioco, a collaborare in team trovando soluzioni collettive e condivise, così come attività individuali che permettono di apprendere vere e proprie nozioni di “sopravvivenza urbana”.

“I sensi saranno acutizzati nel parco urbano sperimentale che sarà un’area totalmente scollegata dalla rete ed interamente realizzata con scarti, nel quale osservare i fenomeni della resilienza e delle potenzialità di adattamento dell’uomo sul pianeta terra”.

Un incubatore dove sperimentare modelli sostenibili per il futuro.
Il parco sarà un hub culturale e professionale dove sperimentare nuove tecnologie e permettere a chiunque di mettere in pratica le proprie competenze.
Sarà il luogo giusto per gli studenti delle università italiane e straniere in cui cimentarsi nella progettazione e realizzazione di costruzioni in edilizia non convenzionali con zero emissioni e materiali del futuro legati a nuove forme dell’abitare.

Uno degli obiettivi più visionari del progetto sarà la realizzazione del primo modello di “Earthship” in Italia, ovvero una casa solare passiva totalmente sostenibile e a impatto zero, indipendente in termini di approvvigionamento energetico, idrico ed alimentare. Una casa realizzata con materiali di recupero che, come ci spiega Marco “si comporta proprio come un albero e rappresenta un ritorno alla natura”.

Un museo a cielo aperto.
Si prevedono attività didattiche per i bambini e i ragazzi, seminari ed eventi sulla sostenibilità ambientale per sensibilizzare il consumatore e renderlo più consapevole. Verranno organizzati workshops basati sulle 4r: Riuso, Riciclo, Rinnovabili e Reimpiego, oltre che su quelle che l’associazione Offgrid considera le 4C, ovvero Cuore, Condivisione, Collaborazione e Creatività.

Nel parco, sarà inoltre realizzato un laboratorio creativo all’aperto che riprodurrà il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto ed in cui l’arte sarà strettamente connessa all’innovazione sociale, proprio come ci racconta Alberto Guggino, fondatore dell’Associazione Ciò che Vale e che crede fortemente nel progetto.

Un luogo dove… diventare professionisti del riuso.
La vocazione del progetto è quella di creare nuove professionalità sui temi dell’economia circolare legata all’architettura e al design.
“Guardiamo al futuro pensando che gli utenti della community parteciperanno ad alimentare il mercato degli scarti per il riuso. Pensiamo che domani sarà “cool” avere un arredamento fatto di scarti oppure una collana di circuiti integrati”.

Un network per connettere le persone.
Attraverso ReLand sarà possibile creare una rete, una connessione di persone che sognano scenari futuri sostenibili e che consentirà ai professionisti del riuso di mettersi in contatto.
Sarà presente un Market place fisico e digitale in cui le realtà coinvolte possono entrare in sinergia e farsi conoscere ed inoltre saranno esposte creazioni realizzate dai professionisti della rete Reland.

ReLand prenderà presto forma: I prossimi passi saranno raccogliere partner, sponsor e fondi per avviare il progetto definitivo, in attesa dell’inizio dei lavori che avverrà nel 2020.
E’ questa l’occasione giusta per chiunque abbia l’entusiasmo e la volontà di mettersi in gioco, contribuendo a dare vita a questo nuovo e coraggioso progetto improntato al cambiamento.

Foto copertina
Didascalia: Parco Sperimentale Reland
Autore: Offgrid Italia
Licenza: Offgrid Italia

Fonte: Piemonte che Cambia

Loop: e-commerce contro gli imballi usa e getta

Annunciato alla riunione annuale del World Economic Forum a Davos, Loop, la nuova piattaforma di e-commerce di Terracycle, consentirà ai consumatori di consumare “responsabilmente” prodotti in imballaggi ricaricabili, durevoli e specifici del marchio che vengono raccolti, puliti e riutilizzati.

Secondo TerraCycle, l’iniziativa, prima nel suo genere, è progettata per ridurre la dipendenza dalle confezioni monouso offrendo una soluzione conveniente e circolare ai consumatori. I programmi pilota saranno lanciati in primavera in Francia e negli Stati Uniti nord-orientali. Nel Regno Unito si vedrà un progetto pilota di Loop a settembre con il coinvolgimento del rivenditore Tesco, della società di logistica UPS e la società di gestione delle risorse Suez.

Aziende
L’idea di Loop è stata sviluppata da TerraCycle con le aziende produttrici di beni di consumo Procter & Gamble, Nestle, PepsiCo, Unilever, Mars Petcare, The Clorox Company, The Body Shop, Coca-Cola European Partners, Mondelēz International, Danone, Jacobs Douwe Egberts, Lesieur , BIC, Beiersdorf, RB, People Against Dirty, Nature’s Path, Thousand Fell, Greenhouse, Grilliance, Burlap & Barrel Single Origin, Reinberger Nut Butter, CoZie e Preserve.
Tom Szaky, amministratore delegato di TerraCycle, ha spiegato: “Attraverso Loop, i consumatori possono ora consumare responsabilmente prodotti in imballaggi durevoli, riutilizzabili o completamente riciclabili appositamente progettati, realizzati con materiali come leghe, vetro e materie plastiche ingegnerizzate. Quando un consumatore restituisce la confezione, viene ricaricata, o viene riutilizzata o riciclata”.

Convenienza
Parlando con letrecycle.com, Szaky di TerraCycle, ha dichiarato: “La chiave per noi è la convenienza:  il consumatore non acquisterà l’imballo, non dovrà pagare per questo, solo il suo uso. La praticità per noi è molto importante, quindi quando il pacco è vuoto e non ha bisogno di alcuna pulizia, il consumatore può semplicemente rimetterlo nei bidoni in cui lo ha ricevuto e poi viene raccolto. Quindi è efficacemente trattato come spazzatura. ”

Secondo Terracycle, Loop arriverà in tre modelli. Il primo è dove i consumatori acquistano attraverso il sito Web Loop per i prodotti e Loop organizza la consegna e il ritiro. Il secondo modello integrato prevede che i prodotti vengano ordinati tramite il sito Web di un rivenditore partner, consegnati nel modo consueto e lo stesso autista raccolga il contenitore vuoto. Inoltre, il terzo modello è integrato nel punto vendita, dove il consumatore acquista i prodotti in negozio e lascia i contenitori vuoti.
Gli imballaggi vuoti vengono raccolti da Loop e riciclati o riutilizzati. In termini di tracciamento del materiale, Szaky ha spiegato: “In Loop, perché è un sistema chiuso, sappiamo esattamente quante bottiglie sono state prodotte, esattamente quante sono le scorte, esattamente quante sono presso il consumatore”

Il processo è facilitato dal fatto che il consumatore dovrà pagare un deposito sul pacchetto. “Come consumatore, devi mettere un deposito sulla confezione, il che ti rende finanziariamente motivato a comportarsi correttamente”, ha affermato Szaky “Deposito che sarà restituito interamente al consumatore: tutta l’usura è a carico del produttore.”

Come funziona Loop:

ACQUISTA: i consumatori visiteranno i siti Web di Loop, www.loopstore.com, www.maboutiqueloop.fr oppure i siti Web dei rivenditori partner di Loop e acquistano marchi riprogettati per essere imballati senza rifiuti.
RICEVI: i consumatori ricevono i loro prodotti durevoli nella borsa da trasporto “all’avanguardia” di Loop che riduce la necessità di materiali di spedizione monouso come scatole di cartone.
USA: i consumatori usano il prodotto acquistato eliminando l’idea di rifiuti da imballaggio monouso.
RESTITUZIONE: non è necessario pulire e smaltire il pacchetto; mentre i consumatori finiscono i loro prodotti, mettono il pacchetto vuoto in uno dei loro Loop Totes. Loop prenderà li ritirerà direttamente a domicilio.
PULIZIA: il team di scienziati di Loop ha sviluppato tecnologie di pulizia personalizzate in modo che ogni prodotto possa essere riutilizzato in tutta sicurezza.
RICARICA, RICICLO O RIUTILIZZO: il ciclo ripristina i prodotti secondo necessità e restituisce al consumatore le cassette di spedizione ricaricate. Se sono presenti prodotti usati recuperabili come pannolini, assorbenti, rasoi o parti di spazzole, questi saranno recuperati per essere riutilizzati o riciclati.

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Loop

Fonte:
Let’s Recycle