In Europa nella plastica cresce solo il riciclo

PlasticsEurope ha presentato ieri al K2019 il report “Plastics – the Facts 2019”, contenente i dati 2018 sull’industria della plastica europea. Numeri che confermano la sensazione di un clima di stagnazione in atto nel vecchio continente, sia sul lato della produzione, che su quello della trasformazione in prodotti finiti.

PRODUZIONE DI PLASTICA. Secondo il report (scaricabile qui), l’anno scorso sono state prodotte a livello mondiale 359 milioni di tonnellate di materie plastiche e gomme, in crescita rispetto alle 348 milioni di tonnellate dell’anno prima, volume che considera termoplastiche, termoindurenti, elastomeri e poliuretani (escludendo le fibre). Di queste, 61,8 milioni sono state prodotte in Europa, in calo rispetto alle 64,4 milioni di tonnellate del 2017.
Le stime di PlasticsEurope indicano che il declino proseguirà anche quest’anno, condizionato dalla debolezza dell’economia a livello globale, dal crescente clima di incertezza e dallo stato di stagnazione industriale in cui versano settori chiave come l’auto e, più di recente, il packaging.
La parte del leone la fa l’Asia, che rappresenta orma il 51% della produzione mondiale (30% la sola Cina), contro il 17% dell’Europa e il 18% del Nord America.

FERMA LA TRASFORMAZIONE. Per quanto riguarda la trasformazione di materie plastiche nel vecchio continente, il 2018 si è stabilizzato sui livelli del 2017, intorno a 51,2 milioni di tonnellate: la Germania si conferma al primo posto con il 24,5% dei consumi totali, seguita dall’Italia con il 13,9%, dalla Francia con il 9,4% e dalla Spagna con il 7,6%; seguono Regno Unito con il 7,3% e Polonia con il 6,8% per citare solo i paesi che trasformano ogni anno oltre 3 milioni di tonnellate di plastiche e gomme.
A livello di applicazioni finali, il 40% circa delle plastiche trasformate in Europa finisce nell’imballaggio, il 20% nelle costruzioni e poco meno del 10% nel settore automotive; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).

AUMENTANO RACCOLTA E RICICLO. A crescere, in Europa, sono solamente la raccolta e il riciclo di rifiuti plastici: la prima è passata dalle 27,1 milioni di tonnellate del 2016 alle 29,1 milioni di tonnellate dell’anno scorso, mentre il volume avviato a riciclo è cresciuto del +12% toccando 9,4 milioni di tonnellate. Dei rifiuti in plastica raccolti l’anno scorso, il 32,5% è stato rigenerato per via meccanica, il 42,6% è stato destinato a recupero energetico, mentre il 24,9% è stato conferito in discarica. Va però detto che se si confronta la situazione attuale con quella del 2006, a fronte di una raccolta aumentata del +19%, il riciclo meccanico è raddoppiato, il recupero energetico è cresciuto del +77%, mentre l’lo smaltimento in discarica, nello stesso periodo, è crollato del -44%.

COSÍ NEL PACKAGING. Limitando l’analisi ai soli rifiuti da imballaggio, la raccolta si è attestata l’anno scorso su 17,8 milioni di tonnellate, il 42% delle quali è stata riciclata per via meccanica e il 39% mediante recupero energetico, mentre la discarica ha inciso per il 18,5%. La situazione, però è tutt’altro che omogenea a livello continentale: c’è un drappello di paesi che ricicla per via meccanica oltre il 50% dei rifiuti da imballaggio in plastica (Repubblica Ceca, Olanda, Spagna), un folto plotone di inseguitori che si situa tra il 40 e il 50 percento (tra cui Italia, Germania, Regno Unito e Paesi scandinavi) e un gruppo in fondo alla classifica, che non arriva al 30% (Francia, Grecia, Ungheria e Finlandia).

Fonte: Polimerica

End of Waste, la Commissione al Senato ha approvato l’emendamento

Le 49 organizzazioni che il 25 luglio avevano firmato l’appello a governo e Parlamento per lo sblocco delle attività di riciclo e recupero dei rifiuti (end of waste) esprimono «apprezzamento per l’emendamento approvato in Commissione al Senato che consente l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei e che fa salve le autorizzazioni esistenti».
In un comunicato congiunto le organizzazioni, che vanno da Confindustria a tutte le grandi realtà del mondo dei rifiuti, ricordano che «Come è noto, dopo una sentenza del Consiglio di Stato e la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri”, molte autorizzazioni in scadenza o per nuove attività di riciclo erano bloccate, con evidenti pregiudizi per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare. Ora,appena la nuova norma entrerà in vigore, il blocco creato dalla precedente norma sarà abrogato e molte autorizzazioni regionali al riciclo dei rifiuti potranno essere di nuovo rilasciate».
Le 49 organizzazioni dicono però che «Il meccanismo introdotto di controllo a campione, centralizzato a livello ministeriale per le decisioni, della conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti di riciclo- numerosi e in genere di piccole e medie dimensioni – autorizzati dalle Regioni, rischia di essere di difficile attuazione e di scarsa efficacia, di generare incertezza sull’efficacia dell’autorizzazione rilasciate e di aggiunge complicazioni alle attività di riciclo».
Ma, «Auspicando che su tale tema vi sia in futuro una più attenta valutazione», ribadiscono la « soddisfazione perché è stata accolta anche la nostra proposta di provvedere con urgenza intervenendo nel disegno di legge di conversione del decreto sulle crisi aziendali».

Fonte: Greenreport.it

Plastica, l’industria Ue punta a riutilizzare 10 milioni di tonnellate al 2025

Recuperare e riutilizzare in nuovi prodotti almeno 10 milioni di tonnellate di plastica entro il 2025. è  uno degli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione della “Alleanza circolare sulla plastica”, firmata a Bruxelles da un centinaio di partner pubblici e privati che rappresentano l’intero settore. Tra gli altri impegni assunti dall’industria, l’elaborazione entro il 1° marzo 2020 di linee guida e standard per la progettazione eco-compatibile in modo da migliorare le riciclabilità dei prodotti, l’identificazione entro il 1 gennaio 2021 dei fabbisogni di investimento per raggiungere l’obiettivo 10 milioni e la creazione, entro la stessa data, di un meccanismo di monitoraggio trasparente e tracciabile dei risultati.

Nei giorni scorsi oltre 100 partner pubblici e privati che rappresentano l’intera catena del valore della plastica hanno firmato la dichiarazione dell’alleanza circolare per la plastica (Circular Plastics Alliance), che promuove azioni volontarie per il buon funzionamento del mercato europeo nel settore della plastica riciclata. La dichiarazione stabilisce le modalità con cui l’alleanza raggiungerà entro il 2025 l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata ogni anno per fabbricare nuovi prodotti in Europa.

La dichiarazione dell’Alleanza per il riciclaggio della plastica è stata firmata da piccole e medie imprese, grandi società, associazioni di imprese, organismi di normazione, organizzazioni di ricerca e autorità locali e nazionali. Viene chiesto il sostegno Ue alla transizione verso l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica in natura e l’abbandono della messa in discarica.

La dichiarazione stabilisce azioni concrete per raggiungere l’obiettivo, tra cui: migliorare la progettazione dei prodotti di plastica per renderli più riciclabili e integrare maggiormente la plastica riciclata; individuare sia il potenziale inutilizzato, al fine di aumentare la raccolta, la selezione e il riciclaggio dei rifiuti di plastica nella Ue, sia le lacune in materia di investimenti; creare un programma di ricerca e sviluppo per la plastica circolare; istituire un sistema di monitoraggio trasparente e affidabile per tenere traccia di tutti i flussi di rifiuti di plastica.

Nella Ue il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora ampiamente inutilizzato, in particolare rispetto ad altri materiali come carta, vetro o metalli. Degli oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica raccolti ogni anno in Europa meno di un terzo è inviato agli impianti di riciclaggio. Di conseguenza, nel 2016 in Europa sono stati venduti meno di 4 milioni di tonnellate di plastica riciclata, che rappresentano appena l’8% del mercato della plastica Ue. Approvando l’obiettivo dell’Unione di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata venduta nella Ue entro il 2025, l’alleanza circolare per la plastica si impegna a contribuire a un aumento del mercato della plastica riciclata di oltre il 150%.

A fine 2018, la Commissione valutava che gli impegni assunti finora dai fornitori di plastica riciclata erano sufficienti a raggiungere o addirittura superare l’obiettivo della Ue di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata in Europa entro il 2025. Gli impegni assunti dagli utilizzatori di plastica riciclata (quali i trasformatori e i fabbricanti di materie plastiche) non erano tuttavia sufficienti ed è stato necessario intervenire per colmare il divario tra domanda e offerta.

Fonte: e-gazettehttp://www.e-gazette.it/sezione/imballaggi/plastica-industria-ue-punta-riutilizzare-10-milioni-tonnellate-2025

End of Waste. Associazioni ambientaliste: ‘Servono interventi urgenti’

Le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e WWF Italia esprimono la loro preoccupazione per le difficoltà e le situazioni di crisi di numerose attività di riciclo dei rifiuti generate da carenze normative in materia di autorizzazione per la cessazione della qualifica di rifiuto dopo adeguato trattamento (End of Waste).

Il riciclo dei rifiuti è un’attività centrale dell’economia circolare che consente di ridurre gli impatti del prelievo di risorse naturali, dei consumi di energia e di emissioni di gas serra, nonché di diminuire la quantità dei rifiuti da smaltire in discarica o mediante incenerimento.

Riteniamo – dichiarano le associazioni – sia necessario intervenire con urgenza attraverso l’introduzione di una nuova norma che consenta alle Regioni di autorizzare il riciclo “caso per caso”, nel pieno rispetto dei criteri dettati dal paragrafo 2, dell’art. 6 della direttiva 98/2008/UE, per le attività non ancora regolate da decreti nazionali o da regolamenti europei, sostenendo così la continua eco-innovazione, sbloccando il recupero di importanti quantità di rifiuti in condizioni di sicurezza ambientale e permettendo all’Italia di raggiungere i nuovi target europei in materia.

Riteniamo, altresì, che tali autorizzazioni regionali debbano confluire in un apposito Registro nazionale presso il Ministero dell’Ambiente in modo da poter essere sottoposte a specifici controlli al fine di garantire il rispetto delle condizioni  e dei criteri citati nonché di assicurare un’applicazione uniforme nell’intero territorio nazionale.

Occorre, infine, accelerare l’emanazione dei decreti nazionali di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), rafforzare le strutture ministeriali dedicate alla predisposizione di tali decreti e semplificare i procedimenti in modo da ridurre la durata degli stessi, sino ad oggi eccessiva, senza, tuttavia, diminuire le garanzie di protezione per l’ambiente e per la salute.

Situazione del settore europeo riciclo carta: la nota di ERPA/EuRIC e il position paper di Assocarta

ERPA, il ramo della carta di EuRIC la federazione europea delle associazioni riciclo, torna a suonare il campanello d’allarme sulla “situazione critica del settore riciclo carta europeo”. Il testo, rilanciato in Italia da Unirima (che aderisce e partecipa a ERPA), riporta i numeri del divario in Europa fra domanda e offerta di carta (+ 8 milioni di tons carta recuperata in eccesso) e riprende punti e temi evidenziati anche da Unirima in questi mesi e posti all’attenzione di EuRIC pure nel corso dell’ultima assemblea ERPA a Dusseldorf.

Situazione del settore europeo riciclo carta: la nota di ERPA/EuRIC e il position paper di Assocarta“Il surplus di carta da macero europeo è strutturale da oltre dieci anni e con prezzi in calo dopo la chiusura del mercato cinese le conseguenze sulle imprese del settore sono pesanti e mettono a repentaglio la loro sopravvivenza” fa notare Unirima (nella foto il grafico riportato nel documento con l’andamento in calo dei prezzi 2017/2019).

Sullo stesso tema è intervenuta anche Assocarta con un position paper. “La capacità europea di riciclo della carta aumenterà di 5,7 milioni di tonnellate nel 2019-2021 e coprirà, da sola, i due terzi dell’export europeo in Cina. Anche l’industria cartaria italiana darà il suo contributo con nuove capacità in via di realizzazione, qualche volta colpevolmente bloccate a livello locale” sottolinea l’Associazione di categoria. “Oltre al miglioramento della qualità, gli aumenti di capacità, lo sblocco degli iter autorizzativi e la disponibilità, a prezzi ragionevoli, di impianti che recuperino e smaltiscano gli scarti del riciclo e il varo dell’End of Waste, soprattutto in Italia, possono dare una forte contributo al miglioramento del mercato delle carte da riciclare.

Dichiarazione ERPA/EuRIC sulla situazione critica del settore europeo riciclo carta

Qui la dichiarazione completa: ERPA Statement on the critical situation faced by the European paper recycling sector

Qui la dichiarazione EuRIC richiamata nel documento e che riguarda lo sviluppo del settore riciclo carta europeo: ERPA_Statement_June2018

La posizione di Assocarta sull’attuale mercato della carta da riciclare

Toscana – Le bioplastiche stanno mettendo in difficoltà il circuito di raccolta dei rifiuti organici

Una premessa: viviamo in un mondo di plastica. Ci troviamo di fronte a una vera e propria crisi planetaria, e le conseguenze di questo colossale inquinamento da plastica sono state per troppo tempo minimizzate o addirittura ignorate. Per affrontare il problema occorre ridurre l’uso di contenitori in plastica usa e getta sostituendoli con sistemi a riuso. In altri casi in nostro soccorso aiutano le bioplastiche.

Realizzate con materie prime rinnovabili, le bioplastiche riducono la dipendenza dalle risorse fossili, riducendo allo stesso tempo le emissioni durante l’intero ciclo di vita dei prodotti. Aumentano inoltre le opzioni di fine vita dei prodotti realizzati con bioplastiche, attraverso lo smaltimento e il riciclaggio. Questo tipo di plastica consente quindi di ridurre il numero dei rifiuti e quindi il carico sugli impianti di trattamento.

Il problema

Le iniziative dell’industria produttrice e della grande distribuzione in materia di sostituzione di prodotti in plastica con prodotti in “bioplastica” compostabile sono frutto di scelte unilaterali delle stesse società, e non sono state coordinate con i gestori e con le autorità di regolazione del servizio.

Il conferimento di materiali in bioplastica di caratteristiche diverse tra loro all’interno del circuito dei rifiuti organici compostabili presenta alcune criticità: la non facile comprensione da parte dell’utente della tipologia di plastica (a volte si confonde la plastica riciclabile o riciclata con quella compostabile, oppure i prodotti in carta e cartone plastificati), le diverse condizioni di compostaggio (tempi, temperature e umidità), i diversi tempi di compostaggio industriale fra i prodotti in bioplastica flessibile, quelli in bioplastica rigida ed i rifiuti organici, l’oggettiva difficoltà in fase di compostaggio di gestire bioplastiche con spessori e forme diverse (uno shopper è diverso da una posata!). Tutti aspetti tecnici che avrebbero consigliato un preventivo coordinamento delle scelte dei produttori di manufatti e i gestori delle fasi di raccolta e compostaggio, per evitare incomprensioni e difficoltà.

È evidente che il circuito di raccolta dei rifiuti organici è concepito per raccogliere ed avviare a recupero questo tipo di materiali e non è predisposto per assorbire quote crescenti di altri manufatti che non siano i sacchetti in bioplastica in cui vengono conferiti i rifiuti organici.

In fase di compostaggio la presenza di bioplastiche con tempi di degradazione superiori a quelli del materiale organico comporta la potenziale difficoltà al successivo utilizzo del compost per la visibile presenza, talvolta, di frazioni bioplastiche non completamente compostate e rispetto alle quali non è semplice spiegare agli utilizzatori finali che si tratta di rifiuti in fase di degradazione, né tanto meno agli enti preposti al controllo, che in presenza di queste frazioni sopra ad una certa tolleranza nel compost non possono che considerarlo fuori specifica.

Cosa stiamo facendo

I gestori dei servizi di raccolta e compostaggio sono impegnati nella messa a punto di soluzioni tecnologiche e di processo industriale al problema e di adeguate modalità di comunicazione agli utenti finali, ma auspicano un coordinamento delle scelte sui materiali ed i prodotti da utilizzare in sostituzione della plastica di origine fossile, prima di affermare la compatibilità con il sistema di compostaggio di un determinato territorio, previa eventuale fase sperimentale.

di Alfredo De Girolamo, presidente Confservizi Cispel Toscana per greenreport.it

PLASMARE sarà parte delle “realtà eccellenti” de Il Sole 24 Ore

Il progetto PLASMARE, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e nato dalla collaborazione fra l’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (ISMN), l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (IIA) (entrambi organi del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR) e l’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (ESPER) è stato scelto da Il Sole 24 Ore come rappresentante delle eccellenze italiane da inserire nell’inserto “Plastic free – Realtà eccellenti”.

PLASMARE mira a sviluppare e potenziare il riciclo e la gestione di rifiuti domestici in plastica dura, riducendo i quantitativi smaltiti in discarica o inceneriti; ad incentivare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure in nuovi cicli produttivi, promuovendo la crescita di una filiera di gestione dedicata; a studiare e sviluppare tecnologie ecosostenibili applicabili su scala industriale per un corretto riciclo e ad incentivare l’ecodesign di prodotti così da allungarne il ciclo di vita.

Nell’articolo si parlerà della genesi del progetto, dei suoi obiettivi e dello stato dell’arte.
“Plastic Free – Realtà eccellenti” sarà in edicola il 18 luglio 2019 con Il Sole 24 Ore

Per info: www.progettoplasmare.it

Lo Sblocca cantieri blocca lo sviluppo del riciclo dei rifiuti

di Edo Ronchi

Ci sono voluti quasi sedici mesi per intervenire con nuove norme dopo la  Sentenza del Consiglio di Stato del 28 febbraio 2018 che, riscontrando una carenza legislativa in materia, aveva bloccato sia i rinnovi sia le nuove autorizzazioni, da parte delle Regioni, per il riciclo di rifiuti non regolato da regolamenti europei o da decreti nazionali: un blocco che ha recato gravi danni al settore coinvolgendo quasi tutte le attività innovative di riciclo. Si poteva e si doveva quindi intervenire con urgenza. Abbiamo dovuto invece aspettare un lungo periodo di discussioni e tentativi andati a vuoto, per arrivare ad avere le nuove norme in materia, inserite nella legge di conversione del decreto “Sblocca cantieri”, che non risolvono un bel niente. In attesa dei decreti ministeriali – ne sono stati pubblicati solo due e altri sono attesi da anni – la nuova norma approvata al Senato stabilisce, infatti, che continuano ad essere utilizzati come decreti per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of waste) il DM 5 febbraio 199 e successivi, compresi i loro allegati che definiscono “tipologia, provenienza e caratteristiche dei rifiuti, attività di recupero e caratteristiche di quanto ottenuto da tale attività”. Queste disposizioni non consentono di riciclare:

  • tipologie di rifiuti con provenienze o con caratteristiche non previste dal DM (decreto ministeriale) 5 febbraio 1998: per esempio rifiuti da spazzamento stradale che oggi potrebbero essere recuperati con produzione di ghiaia e sabbia, rifiuti in vetroresina da demolizione delle barche e pale eoliche ecc.
  • con attività di recupero non previste dal citato DM: per esempio attività di produzione di biometano da rifiuti organici, attività di trattamento di rifiuti di plastiche miste per ottenere prodotti non conformi ai prodotti in plastica usualmente commercializzati, alcuni trattamenti innovativi dei RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) ecc.
  • ottenendo prodotti non previsti dal citato DM: per esempio con il riciclo dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione non è prevista la produzione di aggregati riciclati, con gli PFU (pneumatici fuori uso) non è previsto di fare granulo per i campi da calcio ecc.

Il DM del 5 febbraio del 1998, venti anni fa, ha dato un grande contributo allo sviluppo del riciclo dei rifiuti, speciali e urbani, in Italia. Avrebbe però dovuto essere aggiornato ai nuovi rifiuti, alle nuove tecniche e ai nuovi prodotti che, via via, si sono sviluppati. In 20 anni, con grave sottovalutazione, questo aggiornamento non è stato fatto, lasciandolo fare alle autorizzazioni delle Regioni, fino alla sentenza del Consiglio di Stato che le ha bloccate. L’emendamento del Senato ha quindi ingessato il riciclo dei rifiuti, fermandolo alle tipologie, tecnologie e prodotti del 1998, ignorando il grande progresso che c’è stato e che continua con grande rapidità e numerose innovazioni che non possono aspettare i tempi lunghi – di anni – dei decreti nazionali. Colpisce come in un decreto che punta a sbloccare i cantieri, si sia dimostrata una così scarsa conoscenza di un settore strategico come quello del riciclo dei rifiuti, approvando norme che bloccano lo sviluppo di nuovi impianti e nuove attività industriali che sono pronte a partire e che porterebbero vantaggi ambientali, occupazionali ed economici.

Per superare questa situazione ed eliminare il pasticcio combinato al Senato, basterebbe, come insieme ad un vasto schieramento andiamo sostenendo da mesi, recepire con urgenza l’art.6 della nuova Direttiva 2018/851 che prevede condizioni e criteri specifici, unitari e validi per tutto il territorio nazionale, che consentirebbero di superare la sentenza del Consiglio di Stato e di affidare alle Regioni, in mancanza di decreti nazionali e di regolamenti europei, di autorizzare, caso per caso, attività di riciclo completo, con la cessazione della qualifica di rifiuto del prodotto ottenuto.

Fonte: Fondazione Sviluppo Sostenibile

Plastica: servono nuovi impianti per il riciclo

Si sono chiuse il 12 giugno a Pisa le Giornate della ricerca promosse da Corepla – il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli Imballaggi in plastica –  in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, offrendo un’importante occasione di confronto e di analisi, per stimolare ricerca e innovazione nell’ambito dell’economia circolare.

Ad oggi infatti c’è ampio spazio per migliorare: nonostante il fiorire di iniziative “plastic free” nell’ultimo anno l’Italia ha consumato 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, più dell’anno precedente. Una volta che questi materiali sono divenuti rifiuti, secondo i dati Corepla solo il 44,5% è stato avviato a riciclo, il restante 55,5% è andato a smaltimento, fra incenerimento e discarica.

Il problema della riciclabilità degli imballaggi messi in circolazione è risultato evidente: «Per una maggiore circolarità – spiega Marco Frey, direttore del master sull’economia circolare della Scuola Sant’Anna – occorre trasformare il ciclo di vita dei prodotti/servizi in tutte le loro fasi, a partire dal design per chiudere con il riciclo, mettendo in campo tutta la creatività di cui noi italiani siamo capaci».

E gli esempi non mancano, molti dei quali a livello locale. Loredana Giannini del gruppo Idrotherm 2000  ha presentato ad esempio un innovativo progetto realizzato in collaborazione con il gruppo Hera: una tubazione in plastica riciclata per la protezione dei cavi elettrici ad alta tensione e scarico di acque reflue. Sulla base del conteggio dei metri di nuove tubazioni che vengono mediamente posati da Hera nell’arco di un anno, l’utilizzo di plastica riciclata potrebbe garantire un risparmio di CO2 di circa 126,6 ton stimato per la sola rete elettrica.

Alessando Canovai, direttore generale di Revet, ha illustrato in proposito il nuovo granulo realizzato valorizzando la componente poliolefinica del plasmix, derivato dagli imballaggi in plastica raccolti in Toscana, utilizzato recentemente anche per la stampa 3D.

Dal confronto è risultato evidente come il riciclo non possa essere considerato un argomento astratto, ma un processo industriale che ha necessità di input di qualità per alimentare i propri impianti sul territorio senza i quali, è bene sottolinearlo, l’economia circolare rimane una chimera. «Il problema degli impianti va affrontato – conclude nel merito Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra – Si può discutere sulla tipologia, ma vanno realizzati, riequilibrando una situazione nazionale che vede un’impiantistica variegata al Nord/Centronord e deficitaria al Sud».

La tipologia di impianti è ben chiara a Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente «Bisogna passare dalla predica alla pratica. Vale per tutti, dalla politica a chi sul territorio combatte perché non vuole discariche, ma blocca anche la possibilità di realizzare impianti di riciclo. Serve una normativa che semplifichi al massimo il riciclo, occorre l’approvazione rapida di tutti i decreti ministeriali che permettono la qualifica dei rifiuti quando possono essere adatti per il riciclo. Serve poi riempire il Paese d’impianti di riciclo, nella logica “zero rifiuti, impianti mille».

Crollo del mercato della carta da macero. L’allarme delle imprese di settore

Per decenni le nostre imprese hanno creato valore dal recupero dei materiali e questo valore è stato distribuito nella filiera, fino al produttore del rifiuto, che si è visto riconoscere un corrispettivo economico per la cessione del rifiuto piuttosto che essere costretto a pagare come avveniva per tutti gli altri rifiuti. Oggi però, proprio quando si parla tanto di Economia Circolare e le direttive europee finalmente ne tengono conto, si assiste ad un tale deprezzamento dei materiali recuperabili che la gestione dei materiali cardine dell’Economia Circolare, cioè la carta ed altri, rappresenta un costo per tutti. Tutto questo impone un cambiamento di paradigma da parte di tutti i soggetti coinvolti nella filiera. In particolare, i produttori dei rifiuti sono costretti a fare i conti con una situazione del tutto inaspettata. Proprio quando si parla tanto di Economia Circolare sono costretti a pagare per il recupero dei rifiuti piuttosto che vedersi riconoscere un corrispettivo economico. E più passano i mesi e più questo costo è crescente. Per fare un esempio, mentre fino a qualche anno fa il recupero degli imballaggi misti poteva essere svolto senza costi per il produttore oggi è inimmaginabile un costo inferiore a 250 euro/ton. Anzi prezzi bassi nella gestione dei materiali recuperabili sono il sintomo di una gestione poco trasparente da parte delle imprese del recupero, che può sconfinare nell’illegalità.

I motivi sono molteplici.

C’È UN PROBLEMA DI MERCATO. Il valore della carta da macero è tornato ai minimi storici come nel 2008, solo che allora c’era stata la crisi dei mutui subprime ad affossare tutta l’economia mondiale, oggi non è così. I cambiamenti dello scenario internazionale, derivanti in primo luogo dalla guerra commerciale fra Cina e USA (ma anche dalle nuove politiche di altri paesi del sudest asiatico), hanno portato ad un surplus di carta da macero su tutti gli altri mercati poiché gran parte del materiale americano che veniva utilizzato nel mercato cinese è stato dirottato su altri mercati e ha determinato un affossamento delle quotazioni della carta da macero. Il problema è quindi di portata globale, tanto che alcune municipalità, negli Stati Uniti, hanno deciso di interrompere le raccolte differenziate e ripristinare lo smaltimento di tutti i materiali raccolti perché economicamente più sostenibile rispetto al ciclo della raccolta, valorizzazione e recupero dei materiali. Un recentissimo articolo di un giornale di Hong Kong riporta il calo del 45% rispetto a dicembre scorso del prezzo del cartone, un crollo di mercato che rischia di far chiudere le imprese e gli operatori della raccolta del cartone con conseguenti impatti sulla città poiché con prezzi così bassi (75 $/tons) diventa impossibile raccogliere il cartone destinato al riciclo. Da evidenziare la dichiarazione del direttore della Hong Kong Recycle Materials and Reproduction Business General Association: “The US’China trade war has a little bit of effect because the demand would be lower. But this is not the biggest problem. The biggest problem is the mainland factory wants to earn more when it has a chance”. Le conseguenti ripercussioni sul nostro settore di questi mutamenti del mercato internazionale sono pesantissime. Per avere idea del trend negativo dei prezzi, il grafico sottostante riporta l’andamento del prezzo medio del cartone di tipologia 1.04.02 (Materia Prima per cartiera, prezzi franco acquirente) con un crollo da gennaio a maggio di circa il 25%.

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C’È UN PROBLEMA DI CHIUSURA DEL CICLO. Un altro problema è quello della sempre più cronica indisponibilità di impianti per lo smaltimento finale degli scarti non riciclabili derivanti dal trattamento dei rifiuti recuperabili. Infatti ogni filiera di materiale dell’economia circolare prevede ha una certa percentuale di scarti che derivano dalla lavorazione, necessaria per rendere recuperabili i materiali raccolti. La disponibilità di impianti per lo smaltimento finale di questi rifiuti sta continuamente diminuendo negli anni e questo porta i costi di smaltimento di questa parte residuale del ciclo a cifre stellari che hanno un impatto economico devastante sulle filiere e possono portare anche al blocco totale del ciclo laddove diventassero effettivamente indisponibili. La causa di questa cronica carenza di impianti finali è da ricercare nel diffuso atteggiamento dell’opinione pubblica di non percepire l’industria della gestione dei rifiuti come una risorsa. Negli anni anziché favorire lo sviluppo di nuove imprese per la gestione dei rifiuti, soprattutto nei punti critici della chiusura del ciclo con impianti di trattamento finale, si è ostacolata sempre, sia a livello politico che amministrativo locale, la realizzazione di nuovi impianti o lo sviluppo di quelli esistenti. Questo ci ha reso oltremodo dipendenti dalla disponibilità di UNIRIMA Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri Lungotevere Michelangelo, 9 – 00192 Roma Tel 06 8412851 – unirima@unirima.it – www.unirima.it 3 impianti esteri ad accogliere i rifiuti prodotti dal nostro sistema industriale (nei limiti di una legislazione europea volta sempre di più ad una riduzione dello spostamento dei rifiuti per privilegiare la chiusura “in loco” del ciclo). Esiste infine un problema di legalità che impone un cambiamento di mentalità da parte di tutti i soggetti coinvolti, ma in particolare da parte dei produttori. E’ infatti necessario accettare che il valore del materiale recuperato possa subire delle oscillazioni nel tempo, quindi non sempre si possono chiudere contratti che vedono nella gestione dei rifiuti recuperabili un ricavo bensì può essere necessario sostenere un costo, anche crescente, a seconda delle condizioni di mercato. Non comprendere questo e dare spazio ad imprese che riescono inspiegabilmente ad operare al di fuori delle logiche di mercato, come se nulla fosse cambiato e come se i costi che affliggono tutte le imprese della filiera per loro non rappresentassero un problema, significa aprire le porte ad operatori economici che non agiscono nel rispetto dell’ambiente e quindi della legalità e, nella peggiore delle ipotesi, sono parte della criminalità organizzata.