Olimpiadi. Al villaggio degli atleti arrivano i letti di cartone, che poi verranno riciclati

Le strutture del letto nel Villaggio degli Atleti alle Olimpiadi di Tokyo in programma la prossima estate saranno realizzate in cartone e le  strutture saranno riciclate in prodotti di carta dopo i giochi. “Questi letti possono sopportare fino a 200 chilogrammi e sono più forti quelli in legno “, ha spiegato ad AP Takashi Kitajima, direttore generale del Villaggio degli atleti.

Anche parte dei componenti del materasso saranno riciclati in prodotti di plastica. I letti e alcuni altri mobili sono stati presentati nei giorni scorsi; l’intero complesso dell’Athletes Village sarà completato a giugno. Le Olimpiadi si aprono il 24 luglio, mentre  il 25 agosto partiranno le Paralimpiadi. Gli organizzatori affermano che questa è la prima volta che i letti e le lenzuola delle camere destinate a ospitare gli sportivi sono stati realizzati con materiali riciclabili. Il Villaggio degli Atleti, costruito accanto alla Baia di Tokyo, comprenderà 18.000 posti letto per le Olimpiadi e sarà composto da 21 torri di appartamenti. Nei prossimi anni sono in programma ulteriori costruzioni edili.

Gli annunci immobiliari dicono che le unità verranno successivamente vendute o affittate, con prezzi di vendita a partire da circa 54 milioni di yen – pari a  500.000 $ – e aumentando fino a tre o quattro volte di più. Alcuni temono che la grande offerta di appartamenti che saranno rese disponibili dopo le Olimpiadi possa avere ripercussioni sui valori immobiliari.

fonte: e-gazette

L’Italia del riciclo è cresciuta del 42% in 10 anni, ma ora il tasso di circolarità è in calo

Nel corso degli ultimi dieci anni, nonostante la più acuta crisi economica dal dopoguerra, la produzioni di rifiuti in Italia è cresciuta del 6% passando da 155 a 164 milioni di tonnellate prodotte all’anno. Ma se la prospettiva di un “azzeramento” dei rifiuti perde ogni consistenza alla luce dei dati raccolti nel rapporto L’Italia del riciclo 2019 – realizzato da Fise Unicircular insieme alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, e presentato oggi a Roma –, il documento mostra anche qual è la strada da seguire: quella del recupero. Nell’ultimo decennio l’avvio a riciclo è infatti cresciuto 7 volte più velocemente della produzione di rifiuti (+42%), passando da 76 a 108 milioni di tonnellate l’anno.

In particolare, i tassi di riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio hanno raggiunto livelli di avanguardia: carta (81% e terzo posto in Europa), vetro (76% e terzo posto), plastica (45% e terzo posto), legno (63%, secondo posto), alluminio (80%), acciaio (79%). In diversi casi hanno già superato gli obiettivi europei previsti per il 2025 (talvolta pure quelli per il 2030), e sensibili progressi si registrano anche sul fronte dell’organico: la raccolta di questa frazione è passata da 3,3 milioni di tonnellate nel 2008 a oltre 6,6 nel 2017 – una crescita del 100% – e ora per raggiungere gli obiettivi europei sarà necessario strutturare il settore sull’intero territorio nazionale garantendo lo sviluppo di un’adeguata rete impiantistica.

Fermarsi a questi numeri fornirebbe però solo una visione parziale dell’economia circolare nazionale: nel 2018 è vero che l’80,6% dei rifiuti di imballaggio è stato avviato a recupero, ma questi rifiuti (13,2 milioni le tonnellate immesse al consumo lo stesso anno) rappresentano solo una piccola percentuale delle 164 milioni di tonnellate sopracitate. E lo stesso vale per l’organico.

È adottando un approccio più ampio che è possibile far emergere le criticità che rimangono da affrontare. Innanzitutto «occorre abituarsi a considerare – si legge nel report – non solo il tasso di riciclo di un certo prodotto che diventa rifiuto, ma anche del contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materiali», ovvero il tasso di circolarità: da questo punto di vista l’Ue (dati 2016) è ferma all’11,7% appena, e l’Italia non fa molto meglio con il 17,1%, in quinta posizione in Europa. Un dato tra l’altro in peggioramento: dato che «nel periodo 2010-2016 il tasso di utilizzo circolare di materia è cresciuto per la Francia dal 17,5% al 19,5% e per il Regno Unito dal 14,6% al 17,2%, mentre in Italia è diminuito da 18,5 nel 2014 al 17,1% nel 2016, occorre tener presente un trend di circolarità che potrebbe mostrare delle difficoltà. Poiché – documenta il rapporto – negli stessi anni i tassi di riciclo dei rifiuti sono, come si è visto, aumentati, la riduzione del tasso di circolarità si spiega col fatto che materie prime provenienti dal riciclo hanno sostituito, in parte non corrispondente e inferiore alle quantità riciclate, materie prime vergini impiegate nella realizzazione dei prodotti».

Occorre poi sgombrare il campo d’osservazione da un altro falso mito, ovvero che avviando i rifiuti a riciclo questi poi magicamente spariscano, perché non è così. Quello del riciclo è a tutti gli effetti un processo industriale, vincolato come tutti gli altri al secondo principio della termodinamica, al termine del quale si hanno dunque un nuovo prodotto (le materie prime seconde, pronte a rientrare sul mercato) ma anche altri scarti, che occorre saper gestire.

La resa media delle attività di riciclo – calcolabile come rapporto tra la quantità di materiali secondari in output e quella di rifiuti in input – oggi si attesta al 67%, come informa il rapporto. «Il valore di resa più alto supera il 90% e riguarda la carta: questo vuol dire che mediamente a livello nazionale, sottoponendo a operazioni di recupero 100 kg di rifiuti (tipici e, in quota parte, misti), si ottengono circa 92 kg di materiali secondari classificabili come “carta”. Per vetro, plastica e legno la resa media si aggira tra il 75% e l’80%, per la gomma raggiunge quasi il 65% mentre il valore minimo si registra per l’organico che sfiora il 30%, conseguentemente alle peculiarità chimico-fisiche della matrice».

Se l’Italia crede nello sviluppo dell’economia circolare deve dunque dimostrarlo concretamente non solo avviando a riciclo un sempre maggior numero di rifiuti, ma garantendo alle materie prime seconde lo spazio di mercato che meritano e al contempo prendendo in carico la gestione dei crescenti scarti provenienti dal riciclo oltre a quelli legati alle frazioni non riciclabili. Il contrario di quanto sta succedendo finora, come dimostrano tutti gli ultimi studi condotti in materia (si veda ad esempio quiquiqui e qui), che testimoniano una forte carenza di impianti in grado di gestire in sicurezza i rifiuti che produciamo.

«Il nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare contiene ambiziosi target di riciclo – commenta Andrea Fluttero, presidente di Fise Unicircular – Perché si raggiungano va affrontato il tema dell’eco-progettazione, deve essere certa la cessazione della qualifica di rifiuto dopo adeguato trattamento (End of Waste), va assicurato maggiore sbocco ai materiali recuperati attraverso un ‘pacchetto di misure’ finalizzate a promuovere lo sviluppo dei mercati del riutilizzo e dei prodotti realizzati con materiali riciclati: maggiori costi per lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati (salvaguardando la possibilità di smaltire gli scarti delle attività di riciclo), estensione dell’uso di materiali riciclati negli appalti pubblici, agevolazioni fiscali per l’uso di materiali e prodotti riciclati, sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica per il riciclo, eliminazione graduale delle sovvenzioni in contrasto con la gerarchia dei rifiuti».

Fonte: Greenreport

Organico, Centemero: ‘In Italia mancano una cinquantina di impianti di compostaggio”

Ma cresce meno dell’anno precedente, mentre si mantiene cronica la mancanza di impianti, soprattutto al Centro e al Sud.

Sono 6,6 milioni le tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche) provenienti dalla raccolta differenziata raccolti in Italia nel 2017. La raccolta dell’organico aumenta così dell’1,6%, che è però un incremento minore rispetto all’anno precedente. In ogni caso, quella dell’organico si conferma la frazione più importante per la Raccolta Differenziata del nostro Paese, rappresentando il 40,3% di tutte le raccolte. Lo calcola il CIC, Consorzio Italiano Compostatori, nell’annuale analisi sulla raccolta differenziata del rifiuto organico e degli impianti italiani, realizzata a partire dai dati del Rapporto Rifiuti ISPRA 2018. La buona notizia è che, in generale, «si è riscontrato un calo nella produzione dei rifiuti in Italia, scesi a 29,6 milioni di tonnellate (1,7% rispetto all’anno precedente) e la raccolta differenziata ha raggiunto una percentuale del 55,5%», spiega Massimo Centemero, direttore del CIC.

A livello nazionale il rifiuto organico pro capite intercettato si mantiene sopra i 100 kg, passando da 107 a 108: i quantitativi maggiori sono quelli delle regioni settentrionali (127 kg/abitante per anno), seguite dal Centro (114 kg/abitante per anno) e dal Sud (83 kg/abitante per anno).

«Bisogna continuare a lavorare soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud per raggiungere l’obiettivo di 9.150.000 tonnellate di rifiuto organico raccolte al 2025, ovvero 150 kg/ab/anno», ribadisce Alessandro Canovai, Presidente CIC. «Sicuramente una spinta arriverà grazie al recepimento del Pacchetto sull’Economia Circolare approvato dalla Unione Europea nel giugno 2018 e che ha imposto come obbligatoria la raccolta differenziata del rifiuto organico entro il 2023».

Tuttavia, come abbiamo spesso sottolineato, è inutile o dannoso spingere ad aumentare la raccolta differenziata di qualsiasi tipo se prima non vengono potenzianti gli impianti di trattamento, che infatti mancano anche per i rifiuti organici.

Secondo il CIC, l’impiantistica in Italia è passata da 326 a 338 strutture, e ha consentito di trattare nel 2017 circa 7,4 milioni di tonnellate (+4%) considerando il trattamento, oltre all’umido e al verde, anche di altri materiali di scarto a matrice organica.

«L’impiantistica dedicata al trattamento del rifiuto organico al momento è in grado di soddisfare le esigenze di produzione nazionale, tuttavia emerge una concentrazione geografica degli impianti soprattutto nel Nord Italia», sottolinea Alessandro Canovai. «Questo squilibrio costringe il Centro e il Sud Italia a trasferire i propri rifiuti organici in altre regioni, con enorme dispendio di denaro e CO2. Per risolvere questo problema – aggiunge Canovai – stiamo lavorando insieme al Ministero dell’Ambiente per delineare un percorso strategico che definisca le aree in cui mancano gli impianti e su cui intervenire con tempestività».

Inoltre, emerge in particolare l’andamento della digestione anaerobica, che nel 2017 ha trattato più del 50% dell’umido raccolto in forma differenziata. «Il trattamento delle frazioni organiche selezionate con la digestione anaerobica permette non soltanto di recuperare materia ma anche energia: oltre al compost che si utilizza come fertilizzante naturale si ottiene infatti anche il biogas, che può essere trasformato in biometano per l’immissione in rete», sottolinea Massimo Centemero. «Recentemente il CIC si è fatto promotore di un’altra filiera di potenziale sviluppo per il settore: la produzione di Biometano. I risultati non hanno tardato ad arrivare, tra il 2017 e il 2018 sono entrati in funzione, primi in Italia, 8 impianti consorziati CIC (di cui 2 sperimentali) in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e di immettere il biometano nella rete di nazionale o di impiegarlo per l’autotrazione».

Al primo posto per quantità di frazione organica raccolta si conferma la Lombardiacon 1,2 milioni di tonnellate annue, nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente quando la raccolta si attestava su 1,3 milioni. In calo, ma stabile al secondo posto, anche il Veneto con 764.000 tonnellate. Al terzo posto l’Emilia Romagna (708.000 t), seguita a breve distanza dalla Campania (678.000 t). Interessanti i dati registrati nel Lazio (532.000 t) e in Sicilia (208.000 t), dove la raccolta della frazione organica è aumentata rispettivamente di 27.000 t e 67.000 t.

Secondo le stime del CIC, dai rifiuti organici raccolti nel corso del 2017 sono stati prodotte quasi 2 milioni di tonnellate di compost, il 64% da compostaggio e il restante 36% da digestione anaerobica e successivo compostaggio, che hanno contribuito a stoccare nel terreno 600mila tonnellate di sostanza organica e risparmiare 3,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica. «Il compost è uno strumento efficace contro erosione, impermeabilizzazione, perdita di materia organica, perdita di biodiversità e contaminazione», sottolinea Massimo Centemero. «Promuovere le buone pratiche per la raccolta dei rifiuti organici significa anche difendere il suolo: entro il 2025 si produrrà 1 milione di tonnellate di compost in più all’anno».

Il Biometano si sta affermando come un altro prodotto della filiera del riciclo organico. I biodigestori possono produrre oltre al compost anche biometano, che rappresenta una fonte di combustibile naturale e chiaramente una preziosa e innovativa fonte di energia rinnovabile. Si prevedono sviluppi ulteriori per questo prodotto che potrebbe, entro il 2019, raggiungere una produzione nazionale 200 milioni di metri cubi.

Il settore biowaste ha infine importanti ricadute economiche e occupazionali: nel 2016, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato dal biowaste è stato pari a 1.8 Mld di euro di fatturato, mentre i posti di lavoro generati sono stati 9.800 (+9% rispetto all’anno precedente): in pratica 1,5 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico. «La filiera del rifiuto organico coinvolge numerose attività, dai servizi di raccolta e trasporto, ai servizi di studio, ricerca e progettazione e delle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,56 Mld di euro, comprensivi dell’indotto generato», conclude Centemero.

Fonte: Michela Dell’Amico per People for Planet

Nasce ‘Close the glass loop’ la piattaforma europea per incrementare la raccolta del vetro. Obiettivo: 90%

L’Industria Europea del packaging in vetro dà il via al “Close the Glass Loop“, un programma che ha l’obiettivo di incrementare il tasso di raccolta per il riciclo del vetro e portarlo al 90% entro il 2030 nell’UE per realizzare un piano d’ azione per l’economia circolare del vetro in Europa. L’iniziativa rappresenta una risposta concreta alle nuove norme europee volte ad aumentare gli obiettivi netti di riciclo degli imballaggi in vetro al 75% entro il 2030.

Oggi, oltre il 76% degli imballaggi in vetro immessi sul mercato europeo viene raccolto per essere riciclato all’interno di un ciclo chiuso “da bottiglia a bottiglia”, collocando già la circolarità del vetro in una categoria a sé stante. Il lancio ufficiale della piattaforma è previsto per giugno 2020.

Il nostro obiettivo è quello di continuare ad aumentare le credenziali di sostenibilità delle soluzioni di imballaggio in vetro che forniamo ai nostri clienti e consumatori“, ha dichiarato il Presidente di FEVE Michel Giannuzzi. “Siamo orgogliosi di condurre il ‘Close the Glass Loop’, un’iniziativa a livello industriale che avrà reali benefici sia per il mercato che per il nostro pianeta: è la nostra call to action per realizzare un ambizioso Piano d’azione per l’economia circolare del vetro“.

Questa iniziativa riunirà i diversi attori del ciclo di raccolta e riciclo del vetro nell’ambito di una piattaforma comune europea, con il duplice obiettivo di colmare le lacune nella raccolta e migliorare la qualità del vetro riciclato (rottame), in modo che le risorse possano essere nuovamente impiegate nel processo di produzione di un nuovo contenitore in vetro. Una maggiore disponibilità di rottame di buona qualità significa un processo di produzione più efficiente in termini di risorse, fornendo un materiale di imballaggio di prima qualità, sicuro e riciclato al 100%.

Tutto inizia con la raccolta. Il programma “Close the Glass Loop” stimolerà la raccolta e coinvolgerà i numerosi partner europei e nazionali, dai comuni ai trasformatori di vetro, ai clienti dell’industria, fino agli schemi nazionali di responsabilità estesa del produttore che operano in tutti gli Stati membri dell’UE.

Il riciclo del vetro per produrre nuovi imballaggi alimentari, nel settore farmaceutico e della cosmetica, consente ad un materiale “permanente” come il vetro di garantire lo sviluppo sostenibile dei consumi, alimentando un perfetto modello di Economia Circolare che si traduce, anche, in un minor utilizzo di risorse naturali, minori emissioni e minor uso di energia, in linea con gli obiettivi comunitari di consumo e produzione sostenibile (SDG 12).

Allo stesso tempo, il riciclo del vetro permette direttamente all’industria di ridurre drasticamente il consumo energetico e le emissioni di CO2, in linea con l’obiettivo di azione per il clima (SDG 13).

Per avere successo, dobbiamo lavorare a livello locale in ogni Stato membro dell’UE, condividendo al tempo stesso le migliori pratiche e aumentando gli obiettivi attraverso una piattaforma europea. Non crediamo in un unico modello europeo per la raccolta del vetro, ma crediamo in un’unica ambizione“, ha sottolineato Michel Giannuzzi.

“Siamo molto contenti di collaborare allo sviluppo di questo progetto, che vede l’Italia tra i principali Paesi da cui dipende il raggiungimento di questi ambiziosi obiettivi”, afferma Gianni Scotti, Presidente Co.Re.Ve. (Consorzio Recupero Vetro).

Il nostro Paese vede in questa forma di cooperazione tra tutti gli attori della filiera, una innovativa formula per fare sistema e diffondere le migliori pratiche per la raccolta ed il riciclo dei rifiuti d’imballaggio in vetro in Europa. In Italia, abbiamo raggiunto tassi di raccolta ormai prossimi all’obiettivo quantitativo del Programma “Close the Glass Loop”, ma ci rimane molto da lavorare sulla qualità. Dobbiamo ridurre assolutamente la quantità di materiale che, a causa della presenza di inquinanti, perdiamo negli impianti di trattamento a valle della raccolta. Nell’ultimo anno, infatti, oltre il 13% del materiale raccolto è stato scartato e smaltito in discarica, anziché tornare a vivere come nuovi imballaggi”, prosegue il Presidente di Co.Re.Ve.

Siamo molto orgogliosi di essere riusciti a gettare le fondamenta per un programma così ambizioso, che ha un forte sostegno tra i nostri membri e corrisponde perfettamente agli scopi sia degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG) e sia del Green Deal europeo della nuova Commissione Europea“, ha dichiarato Adeline Farrelly, Segretario Generale di FEVE.

Fonte: Assovetro

Dimezzata la plastic tax

Il governo ha depositato in commissione Bilancio al Senato un pacchetto di emendamenti che affronta molti dei nodi della manovra. Nel ‘mini-maxiemendamento’, tra le misure, ci sono le modifiche alla plastic tax, alle auto aziendali e le norme sui comuni. La plastic tax viene dimezzata a 50 centesimi di euro e non si applica al materiale che proviene da processi di riciclo, a quelli compostabili (secondo la norma UNI EN 13432), ai dispositivi medici e ai manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.  Per gli articoli monouso costituti da materia prima vergine e riciclata – si legge nella nella relazione tecnica – l’imposta sarà dovuta per la quota parte di plastica non riciclata.. La rimodulazione dovrebbe ridurre il gettito di 767 milioni nel 2020, rispetto agli 1,1 miliardi stimati originariamente.

E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra che, dopo le polemiche sollevate, corregge la misura. Sono esclusi dal pagamento dell’imposta i dispositivi medici e i manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali. Inoltre, l’emendamento, si legge nella relazione tecnica, “prevede che non sia considerato fabbricante chi produce manufatti in plastica con singolo impiego utilizzando, come materia prima o semilavorati, altri manufatti in plastica con singolo impiego sui quali l’imposta è dovuta da un altro soggetto, senza l’aggiunta di ulteriori materie plastiche”.

“Sono stati fatti passi avanti ma non siamo ancora soddisfatti”. Cosi’ il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, commentando l’emendamento del governo che corregge la plastic tax. “C’e’ un abbattimento della plastic tax del 70 per cento, noi vogliamo abbattere anche il restante 30 per cento cosi’ come vogliamo togliere la sugar tax. Presenteremo i sub emendamenti, siamo fiduciosi sul lavoro che c’e’ ancora da fare”, ha aggiunto.

Assocarta: ‘Il riciclo della carta non è in crisi, ogni minuto vengono riciclate 10 tonnellate di carta’

“La capacità europea di riciclo della carta aumenterà di 5,7 milioni di tonnellate nel 2019-2021 e coprirà, da sola, i due terzi dell’export europeo in Cina. Anche l’industria cartaria italiana darà il suo contributo con nuove capacità in via di realizzazione” commenta così Massimo Medugno, Direttore Generale di Assocarta alcuni articoli apparsi sulla stampa che fanno riferimento al mercato del riciclo della carta come saturo e che a pagare saranno i cittadini “Le cartiere continuano a produrre in un mercato più difficile rispetto ad un anno fa ed ogni minuto vengono riciclate 10 tonnellate di carta al minuto in Italia, che potranno diventare 12, quando potranno partire le nuove capacità produttive per più di 1 milione di tonnellate”

L’industria cartaria italiana non ha però alcun interesse nell’attuale situazione del mercato delle carte da riciclare, che non riguarda peraltro tutte le tipologie e più in generale gli approvvigionamenti di fibre.

L’intenzione cinese di limitare le importazioni di rifiuti e di carta da riciclare, era stata annunciata ampiamente e non può essere considerata una sorpresa. Negli anni passati i commercianti di rifiuti e materiali per il riciclo sono stati “abituati” da attraenti mercati asiatici, con prezzi fissati da soggetti che, spesso, prescindevano dai meccanismi dell’economia di mercato.

“Di fronte ad un cambiamento strutturale nel mercato dei rifiuti e delle materie prime secondarie, rimane sorprendente come non si colga l’occasione a livello di Paese per chiudere il ciclo in Italia e non si sblocchino, finalmente, gli iter autorizzativi che amplierebbero la capacità di riciclo di carta, come ad esempio quello di Mantova” ggiunge Medugno, che precisa “Il sistema Conai Comieco, nel rispetto del principio di sussidiarietà al mercato, sta intervenendo dove richiesto dai Comuni per assicurare i ritiri del materiale carta a livello comunale, senza costi per i cittadini”.

La collaborazione con partner che forniscano in un mercato stabile, carta da riciclare di qualità e in quantità sufficiente è essenziale e le cartiere e il sistema consortile della filiera della carta sono da sempre impegnate a ritirare i materiali della raccolta differenziata urbana.

“Occorre a questo punto incidere sul “recycling habitat” e cioè sulle relative strutture amministrative e impiantistiche che ne fanno parte ed é inutile lamentarsi che piove se non proviamo almeno ad aprire – come sistema – l’ombrello che abbiamo“ Conclude Medugno che indica una strategia in cinque mosse:

 

  1. lo sblocco degli iter autorizzativi che ampliano il riciclo (ad esempio quello di Mantova)

  2. la veloce applicazione della norma dell’EoW caso per caso, diventata legge all’inizio di novembre;

  3. la disponibilità di impianti che recuperino e smaltiscano gli scarti del riciclo,

  4. il varo dell’End of Waste “Carta” e di quello “Scarto di pulper”;

  5. Infine, ma non meno importante, il miglioramento della qualità delle raccolte differenziate in significative aree del Paese.

Sciogliere i nodi sopra indicati contribuisce a migliorare il mercato della carta da riciclare, ma soprattutto il sistema dell’economia circolare in Italia rilanciando occupazione e sviluppo.

Unirima: ‘Il mercato del riciclo della carta è saturo e non c’è più sbocco’

La crisi del settore del riciclo della carta sembra inarrestabile e sta mettendo in ginocchio i gestori degli impianti di trattamento rifiuti che ricevono le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti sia dai Comuni (rifiuti urbani) che da attività commerciali, artigianali, industriali e terziarie (rifiuti speciali) e che producono la Materia Prima Secondaria conforme alle norme di settore (c.d. “carta da macero”) per le cartiere.

Questa difficoltà è dovuta sostanzialmente al fatto che, soprattutto in Italia, ad un notevole incremento delle quantità di carta proveniente raccolte differenziate, in linea con i target delle direttive europee, non ha fatto seguito un pari incremento della capacità ricettiva delle cartiere.

Il surplus dovuto all’incremento delle raccolte differenziate è stato negli ultimi 15 anni assorbito dalla Cina (ed altri paesi asiatici) che però recentemente hanno sviluppato un proprio modello di economia circolare e hanno di fatto cessato il consumo di materiale proveniente dalle raccolte differenziate degli altri paesi. Ad appesantire ulteriormente la situazione ci sono i cambiamenti dello scenario internazionale, intervenuti a seguito della guerra commerciale fra Cina e USA, e la congiuntura economica sfavorevole a livello globale.

Pertanto, il comparto industriale degli impianti di recupero/riciclo – che rappresenta uno dei principali cardini dell’economia circolare italiana con tassi di riciclaggio elevatissimi (sono stati raggiunti con anni di anticipo gli obiettivi di riciclo previsti dalle direttive europee) – rischia la paralisi dovuta a due fattori: da un lato l’incremento delle raccolte differenziate di carta e cartone e dall’altro l’assenza di sbocchi per la carta in uscita dagli impianti di recupero/riciclo (i nostri associati).

Il surplus di materiale sta diventando tale che molte tipologie di carta da macero non trovano più una negoziazione o la trovano a valori residuali, prova ne sono le ultime rilevazioni della Camera di commercio di Milano in cui alcune voci non sono quotate e altre hanno rilevazione pari a zero mentre il cartone da gennaio ad ottobre 2019 è sceso del 75% arrivando a minimi storici.

Tutto questo potrebbe portare a breve alla sospensione dei conferimenti delle raccolte differenziate negli impianti di recupero/riciclo carta. L’associazione si sta attivando per coinvolgere tutti i soggetti interessati alla soluzione del problema ma a tutt’oggi non è stata intrapresa alcuna iniziativa concreta ed il rischio di vedere il blocco del sistema di recupero/riciclo della carta diventa ogni giorno più concreto.

fonte: Unirima

In Europa nella plastica cresce solo il riciclo

PlasticsEurope ha presentato ieri al K2019 il report “Plastics – the Facts 2019”, contenente i dati 2018 sull’industria della plastica europea. Numeri che confermano la sensazione di un clima di stagnazione in atto nel vecchio continente, sia sul lato della produzione, che su quello della trasformazione in prodotti finiti.

PRODUZIONE DI PLASTICA. Secondo il report (scaricabile qui), l’anno scorso sono state prodotte a livello mondiale 359 milioni di tonnellate di materie plastiche e gomme, in crescita rispetto alle 348 milioni di tonnellate dell’anno prima, volume che considera termoplastiche, termoindurenti, elastomeri e poliuretani (escludendo le fibre). Di queste, 61,8 milioni sono state prodotte in Europa, in calo rispetto alle 64,4 milioni di tonnellate del 2017.
Le stime di PlasticsEurope indicano che il declino proseguirà anche quest’anno, condizionato dalla debolezza dell’economia a livello globale, dal crescente clima di incertezza e dallo stato di stagnazione industriale in cui versano settori chiave come l’auto e, più di recente, il packaging.
La parte del leone la fa l’Asia, che rappresenta orma il 51% della produzione mondiale (30% la sola Cina), contro il 17% dell’Europa e il 18% del Nord America.

FERMA LA TRASFORMAZIONE. Per quanto riguarda la trasformazione di materie plastiche nel vecchio continente, il 2018 si è stabilizzato sui livelli del 2017, intorno a 51,2 milioni di tonnellate: la Germania si conferma al primo posto con il 24,5% dei consumi totali, seguita dall’Italia con il 13,9%, dalla Francia con il 9,4% e dalla Spagna con il 7,6%; seguono Regno Unito con il 7,3% e Polonia con il 6,8% per citare solo i paesi che trasformano ogni anno oltre 3 milioni di tonnellate di plastiche e gomme.
A livello di applicazioni finali, il 40% circa delle plastiche trasformate in Europa finisce nell’imballaggio, il 20% nelle costruzioni e poco meno del 10% nel settore automotive; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).

AUMENTANO RACCOLTA E RICICLO. A crescere, in Europa, sono solamente la raccolta e il riciclo di rifiuti plastici: la prima è passata dalle 27,1 milioni di tonnellate del 2016 alle 29,1 milioni di tonnellate dell’anno scorso, mentre il volume avviato a riciclo è cresciuto del +12% toccando 9,4 milioni di tonnellate. Dei rifiuti in plastica raccolti l’anno scorso, il 32,5% è stato rigenerato per via meccanica, il 42,6% è stato destinato a recupero energetico, mentre il 24,9% è stato conferito in discarica. Va però detto che se si confronta la situazione attuale con quella del 2006, a fronte di una raccolta aumentata del +19%, il riciclo meccanico è raddoppiato, il recupero energetico è cresciuto del +77%, mentre l’lo smaltimento in discarica, nello stesso periodo, è crollato del -44%.

COSÍ NEL PACKAGING. Limitando l’analisi ai soli rifiuti da imballaggio, la raccolta si è attestata l’anno scorso su 17,8 milioni di tonnellate, il 42% delle quali è stata riciclata per via meccanica e il 39% mediante recupero energetico, mentre la discarica ha inciso per il 18,5%. La situazione, però è tutt’altro che omogenea a livello continentale: c’è un drappello di paesi che ricicla per via meccanica oltre il 50% dei rifiuti da imballaggio in plastica (Repubblica Ceca, Olanda, Spagna), un folto plotone di inseguitori che si situa tra il 40 e il 50 percento (tra cui Italia, Germania, Regno Unito e Paesi scandinavi) e un gruppo in fondo alla classifica, che non arriva al 30% (Francia, Grecia, Ungheria e Finlandia).

Fonte: Polimerica

End of Waste, la Commissione al Senato ha approvato l’emendamento

Le 49 organizzazioni che il 25 luglio avevano firmato l’appello a governo e Parlamento per lo sblocco delle attività di riciclo e recupero dei rifiuti (end of waste) esprimono «apprezzamento per l’emendamento approvato in Commissione al Senato che consente l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei e che fa salve le autorizzazioni esistenti».
In un comunicato congiunto le organizzazioni, che vanno da Confindustria a tutte le grandi realtà del mondo dei rifiuti, ricordano che «Come è noto, dopo una sentenza del Consiglio di Stato e la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri”, molte autorizzazioni in scadenza o per nuove attività di riciclo erano bloccate, con evidenti pregiudizi per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare. Ora,appena la nuova norma entrerà in vigore, il blocco creato dalla precedente norma sarà abrogato e molte autorizzazioni regionali al riciclo dei rifiuti potranno essere di nuovo rilasciate».
Le 49 organizzazioni dicono però che «Il meccanismo introdotto di controllo a campione, centralizzato a livello ministeriale per le decisioni, della conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti di riciclo- numerosi e in genere di piccole e medie dimensioni – autorizzati dalle Regioni, rischia di essere di difficile attuazione e di scarsa efficacia, di generare incertezza sull’efficacia dell’autorizzazione rilasciate e di aggiunge complicazioni alle attività di riciclo».
Ma, «Auspicando che su tale tema vi sia in futuro una più attenta valutazione», ribadiscono la « soddisfazione perché è stata accolta anche la nostra proposta di provvedere con urgenza intervenendo nel disegno di legge di conversione del decreto sulle crisi aziendali».

Fonte: Greenreport.it

Plastica, l’industria Ue punta a riutilizzare 10 milioni di tonnellate al 2025

Recuperare e riutilizzare in nuovi prodotti almeno 10 milioni di tonnellate di plastica entro il 2025. è  uno degli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione della “Alleanza circolare sulla plastica”, firmata a Bruxelles da un centinaio di partner pubblici e privati che rappresentano l’intero settore. Tra gli altri impegni assunti dall’industria, l’elaborazione entro il 1° marzo 2020 di linee guida e standard per la progettazione eco-compatibile in modo da migliorare le riciclabilità dei prodotti, l’identificazione entro il 1 gennaio 2021 dei fabbisogni di investimento per raggiungere l’obiettivo 10 milioni e la creazione, entro la stessa data, di un meccanismo di monitoraggio trasparente e tracciabile dei risultati.

Nei giorni scorsi oltre 100 partner pubblici e privati che rappresentano l’intera catena del valore della plastica hanno firmato la dichiarazione dell’alleanza circolare per la plastica (Circular Plastics Alliance), che promuove azioni volontarie per il buon funzionamento del mercato europeo nel settore della plastica riciclata. La dichiarazione stabilisce le modalità con cui l’alleanza raggiungerà entro il 2025 l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata ogni anno per fabbricare nuovi prodotti in Europa.

La dichiarazione dell’Alleanza per il riciclaggio della plastica è stata firmata da piccole e medie imprese, grandi società, associazioni di imprese, organismi di normazione, organizzazioni di ricerca e autorità locali e nazionali. Viene chiesto il sostegno Ue alla transizione verso l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica in natura e l’abbandono della messa in discarica.

La dichiarazione stabilisce azioni concrete per raggiungere l’obiettivo, tra cui: migliorare la progettazione dei prodotti di plastica per renderli più riciclabili e integrare maggiormente la plastica riciclata; individuare sia il potenziale inutilizzato, al fine di aumentare la raccolta, la selezione e il riciclaggio dei rifiuti di plastica nella Ue, sia le lacune in materia di investimenti; creare un programma di ricerca e sviluppo per la plastica circolare; istituire un sistema di monitoraggio trasparente e affidabile per tenere traccia di tutti i flussi di rifiuti di plastica.

Nella Ue il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora ampiamente inutilizzato, in particolare rispetto ad altri materiali come carta, vetro o metalli. Degli oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica raccolti ogni anno in Europa meno di un terzo è inviato agli impianti di riciclaggio. Di conseguenza, nel 2016 in Europa sono stati venduti meno di 4 milioni di tonnellate di plastica riciclata, che rappresentano appena l’8% del mercato della plastica Ue. Approvando l’obiettivo dell’Unione di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata venduta nella Ue entro il 2025, l’alleanza circolare per la plastica si impegna a contribuire a un aumento del mercato della plastica riciclata di oltre il 150%.

A fine 2018, la Commissione valutava che gli impegni assunti finora dai fornitori di plastica riciclata erano sufficienti a raggiungere o addirittura superare l’obiettivo della Ue di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata in Europa entro il 2025. Gli impegni assunti dagli utilizzatori di plastica riciclata (quali i trasformatori e i fabbricanti di materie plastiche) non erano tuttavia sufficienti ed è stato necessario intervenire per colmare il divario tra domanda e offerta.

Fonte: e-gazettehttp://www.e-gazette.it/sezione/imballaggi/plastica-industria-ue-punta-riutilizzare-10-milioni-tonnellate-2025