Rifiuti, cresce la raccolta differenziata nell’Aro Ba/4

Il servizio di igiene urbana nell’Aro Ba/4, affidato alla Teknoservice e alla Raccolio, ha raggiunto percentuali di raccolta differenziata significative, passando nell’arco di un triennio dal 2017 al 2019 dal 23% al 70,27%. Il servizio è reso nei Comuni di Gravina in PugliaAltamuraGrumo AppulaCassano delle MurgePoggiorsiniSanteramo in Colle e Toritto per un totale di oltre 177.000 abitanti.

La crescita della percentuale di raccolta differenziata è un evidente segnale della crescente sensibilità ambientale dei cittadini, in particolare sui temi legati ai rifiuti, alla loro raccolta ed infine al riciclo. E’ estremamente interessante ed indicativo seguire la crescita delle performances ambientali durante gli anni e puntare ad un miglioramento continuo del decoro urbano e alla qualità della vita dei nostri territori, oggi finalmente liberi dai vecchi cassonetti, ingombranti e spesso rotti e fonte di odori sgradevoli. Non solo. La nuova progettazione per i servizi di Igiene Urbana, il contratto di appalto e la Direzione di Esecuzione Contratto sono stati il motore di un cambiamento fortemente voluto dall’Amministrazione dell’Aro Bari/4 che ha portato al raggiungimento di tutti gli obiettivi, sia quelli imposti dalle normative nazionali ed europee che quelli messi a contratto.

La produzione dei rifiuti è diminuita rispetto al 2013, del 13%, (- 9.133 tonn di RSU) centrando sia l’obiettivo previsto dal Piano Regionale di Gestione Rifiuti della Regione Puglia (-10% rispetto all’anno 2013) che quello previsto dal Programma Nazionale di Riduzione dei Rifiuti, che fissava un obiettivo di riduzione del 5%, misurato in relazione ai valori del 2010, da conseguire entro il 2020. Ma ancora più netto è il calo della frazione indifferenziata mandata a smaltimento che passa da 51.015 tonn/anno a 16.905 tonn/anno, pari ad una diminuzione del 66,9% in un triennio. Inoltre, l’Aro Bari/4, nel giro di pochi mesi, è diventato uno dei cinque Ambiti di Raccolta Ottimali con percentuali superiori di raccolta differenziata al 70%, e dunque superiori agli obiettivi di legge fissati dalla normativa nazionale pari al 65%.

Se nel 2017 la media dell’intero Aro Bari/4 si attestava sul 22,92% di raccolta differenziata (partendo dal 18,85% di gennaio) con una produzione di rifiuti totale di 66.000 ton di Rifiuti Solidi Urbani (RSU), nel 2018 si è toccata quota 44,31% (stabilmente sopra il 65% a partire dal mese di agosto) con una produzione totale di 64.060 ton di RSU. Infine, il 2019 rappresenta l’anno del superamento degli obiettivi di legge: in attesa dei dati ufficiali sull’intero anno, la proiezione sulla base dell’andamento dei primi tre mesi di raccolta è pari al 70,27% con una produzione di 56.867 ton di RSU. L’Osservatorio Rifiuti della Regione Puglia riporta un dato pari al 71,7%, ampiamente sopra il 65% richiesto dalle norme di legge. “Nessuno si aspettava di ottenere risultati significativi in tempi così rapidi – spiega Francesco D’Amore responsabile unico del procedimento relativo al servizio di igiene urbana in ambito ARO Bari 4 – tanto è vero che il contratto fissava percentuali più modesti: il 50% entro i primi nove mesi per poi raggiungere il 65% successivamente. Siamo arrivati ad obbiettivi che nei mesi hanno superato l’80%: a Santeramo in Colle nel mese di agosto 2019 si è giunti all’83%”.

 

È utile ed importante sottolineare come a cambiare non è il costo della raccolta ma quello dei servizi accessori, scelti a misura dalle singole amministrazioni. Salvatore Genova, Direttore Tecnico di ESPER e responsabile della DEC sottolinea “la piena disponibilità riscontrata nelle amministrazioni e nelle aziende che gestiscono il servizio” e come ESPER “abbia cercato di rendersi disponibile oltre a quello che era il nostro mandato, mettendo a disposizione la propria esperienza pluriennale, proponendo buone pratiche e soluzioni alle problematiche individuate”. “I numeri parlano da soli”, conclude Alesio Valente, sindaco di Gravina in Puglia e presidente Unicam. “Quando nel 2013 intraprendemmo questo percorso”, sottolinea il primo cittadino gravinese, “alcuni ci diedero dei folli. I risultati raggiunti dimostrano invece la lungimiranza della nostra azione: non solo abbiamo posto termine ad una situazione che di proroga in proroga si protraeva da un quarto di secolo, penalizzando la nostra città e l’intero territorio murgiano sotto il profilo dei servizi, del decoro urbano e della tutela ambientale, ma abbiamo dato via ad un modello che può considerarsi esempio di best pratice, che ci ha permesso di recuperare antichi ritardi e di guardare con fiducia all’avvenire, come attestano anche i recenti riconoscimenti di Legambiente, che ha premiato molti enti tra i quali Gravina come Comuni ricicloni. Un traguardo insperato, se si pensa che nel Maggio 2018 la differenziata era ferma sotto la soglia del 10%”.

 

Fonte: Stato Quotidiano

RASSEGNA STAMPA – Rifiuti, cresce la raccolta differenziata nell’Aro Ba/4

Nel 2019 la percentuale di raccolta è pari al 70,27%; il 2018 si attestava al 44,31%, il 2017 al 22,92%

Il servizio di igiene urbana nell’Aro Ba/4, affidato alla Teknoservice e alla Raccolio, ha raggiunto percentuali di raccolta differenziata significative, passando nell’arco di un triennio dal 2017 al 2019 dal 23% al 70,27%. Il servizio è reso nei Comuni di Gravina in PugliaAltamuraGrumo AppulaCassano delle MurgePoggiorsiniSanteramo in Colle e Toritto per un totale di oltre 177.000 abitanti.

Stamattina una conferenza stampa ha fatto il bilancio dell’attività nei sette comuni della Murgia Barese.

«La crescita della percentuale di raccolta differenziata – si legge in una nota del gestore – è un evidente segnale della crescente sensibilità ambientale dei cittadini, in particolare sui temi legati ai rifiuti, alla loro raccolta ed infine al riciclo. E’ estremamente interessante ed indicativo seguire la crescita delle performances ambientali durante gli anni e puntare ad un miglioramento continuo del decoro urbano e alla qualità della vita dei nostri territori, oggi finalmente liberi dai vecchi cassonetti, ingombranti e spesso rotti e fonte di odori sgradevoli.

Non solo. La nuova progettazione per i servizi di Igiene Urbana, il contratto di appalto e la Direzione di Esecuzione Contratto sono stati il motore di un cambiamento fortemente voluto dall’Amministrazione dell’Aro Bari/4 che ha portato al raggiungimento di tutti gli obiettivi, sia quelli imposti dalle normative nazionali ed europee che quelli messi a contratto.

La produzione dei rifiuti è diminuita rispetto al 2013, del 13%, (- 9.133 tonn di RSU) centrando sia l’obiettivo previsto dal Piano Regionale di Gestione Rifiuti della Regione Puglia (-10% rispetto all’anno 2013) che quello previsto dal Programma Nazionale di Riduzione dei Rifiuti, che fissava un obiettivo di riduzione del 5%, misurato in relazione ai valori del 2010, da conseguire entro il 2020.

Ma ancora più netto è il calo della frazione indifferenziata mandata a smaltimento che passa da 51.015 tonn/anno a 16.905 tonn/anno, pari ad una diminuzione del 66,9% in un triennio.

Inoltre, l’Aro Bari/4, nel giro di pochi mesi, è diventato uno dei cinque Ambiti di Raccolta Ottimali con percentuali superiori di raccolta differenziata al 70%, e dunque superiori agli obiettivi di legge fissati dalla normativa nazionale pari al 65%.

Se nel 2017 la media dell’intero Aro Bari/4 si attestava sul 22,92% di raccolta differenziata (partendo dal 18,85% di gennaio) con una produzione di rifiuti totale di 66.000 ton di Rifiuti Solidi Urbani (RSU), nel 2018 si è toccata quota 44,31% (stabilmente sopra il 65% a partire dal mese di agosto) con una produzione totale di 64.060 ton di RSU. Infine, il 2019 rappresenta l’anno del superamento degli obiettivi di legge: in attesa dei dati ufficiali sull’intero anno, la proiezione sulla base dell’andamento dei primi tre mesi di raccolta è pari al 70,27% con una produzione di 56.867 ton di RSU. L’Osservatorio Rifiuti della Regione Puglia riporta un dato pari al 71,7%, ampiamente sopra il 65% richiesto dalle norme di legge».

“Nessuno si aspettava di ottenere risultati significativi in tempi così rapidi – spiega Francesco D’Amore responsabile unico del procedimento relativo al servizio di igiene urbana in ambito ARO Bari 4 – tanto è vero che il contratto fissava percentuali più modesti: il 50% entro i primi nove mesi per poi raggiungere il 65% successivamente. Siamo arrivati ad obbiettivi che nei mesi hanno superato l’80%: a Santeramo in Colle nel mese di agosto 2019 si è giunti all’83%”.

È utile ed importante sottolineare come a cambiare non è il costo della raccolta ma quello dei servizi accessori, scelti a misura dalle singole amministrazioni.

Salvatore Genova, Direttore Tecnico di ESPER e responsabile della DEC sottolinea “la piena disponibilità riscontrata nelle amministrazioni e nelle aziende che gestiscono il servizio” e come ESPER “abbia cercato di rendersi disponibile oltre a quello che era il nostro mandato, mettendo a disposizione la propria esperienza pluriennale, proponendo buone pratiche e soluzioni alle problematiche individuate”.

“I numeri parlano da soli”, conclude Alesio Valente, sindaco di Gravina in Puglia e presidente Unicam. “Quando nel 2013 intraprendemmo questo percorso”, sottolinea il primo cittadino gravinese, “alcuni ci diedero dei folli. I risultati raggiunti dimostrano invece la lungimiranza della nostra azione: non solo abbiamo posto termine ad una situazione che di proroga in proroga si protraeva da un quarto di secolo, penalizzando la nostra città e l’intero territorio murgiano sotto il profilo dei servizi, del decoro urbano e della tutela ambientale, ma abbiamo dato via ad un modello che può considerarsi esempio di best pratice, che ci ha permesso di recuperare antichi ritardi e di guardare con fiducia all’avvenire, come attestano anche i recenti riconoscimenti di Legambiente, che ha premiato molti enti tra i quali Gravina come Comuni ricicloni. Un traguardo insperato, se si pensa che nel Maggio 2018 la differenziata era ferma sotto la soglia del 10%”».

RASSEGNA STAMPA – Termovalorizzatore, venerdì consiglio comunale congiunto

TARQUINIA – Un’analisi attenta delle carte con professionisti autorevoli già al lavoro per costruire una strategia di contrasto all’ipotesi ‘’scellerata’’ di realizzare un mega impianto di incenerimento dei rifiuti a Tarquinia in località Pian D’Organo – Pian dei Cipressi. È questa la strada sulla quale si sta muovendo l’amministrazione comunale di Tarquinia guidata dal sindaco Alessandro Giulivi che ha aperto un fronte di battaglia contro la minaccia di un mega impianto per il trattamento dei rifiuti già presentato in Regione dalla ‘’A2A Ambiente’’, una spa che già gestisce l’inceneritore di Brescia e che intende realizzare il megaimpianto sui terreni di proprietà di una società, la Iride, che fa capo ad Orsolini.
UN CONSIGLIO STRAORDINARIO. Ieri giornata di consultazioni in Comune, culminata con la decisione di convocare un consiglio comunale straordinario e congiunto con il Comune di Civitavecchia, per venerdì pomeriggio alle 18 presso la sala consiliare del Comune di Tarquinia. L’obiettivo è quello di aprire un fronte largo di battaglia: oltre che a livello comunale, con forze politiche sia di maggioranza sia di opposizione, anche sul piano comprensoriale, coinvolgendo i comuni confinanti, in primis quello di Civitavecchia e quello di Allumiere, ma anche Tolfa, Monte Romano, Montalto di Castro e Tuscania. Il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, quale rappresentante del comune interessato dal progetto, con il supporto del sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco, proporranno pertanto una votazione unanime alla delibera consiliare congiunta, dove verrà espresso un deciso «no alla realizzazione del termovalorizzatore della società A2A Energia spa in località Pian d’Organo – Pian dei Cipressi». Una bocciatura netta sotto il profilo procedurale “perché la richiesta della Valutazione di impatto ambientale’’ proposta in piena estate, a ridosso del Ferragosto, dalla società A2A Energia spa per la realizzazione di un “Impianto di Recupero Energetico” ubicato nel comune di Tarquinia in località Pian D’Organo – Pian dei Cipressi, è stata proposta eludendo tutta una serie di autorizzazioni urbanistiche propedeutiche alla realizzazione dell’impianto stesso». Professionisti incaricati dal Comune di Tarquinia stanno lavorando per produrre deduzioni e pareri motivati di contrarietà al progetto che prevede la realizzazione di un mega termovalorizzatore in grado di smaltire i rifiuti dell’intera regione Lazio. Il sindaco Giulivi, alla luce dell’importante argomento, invita pertanto la cittadinanza a partecipare compatta «all’importante consiglio comunale perché sarà solo il primo atto a tutela del territorio e non si escludono iniziative più clamorose per impedire questa assurda iniziativa imprenditoriale in danno dell’ambiente e della popolazione». «Ricordiamo – conclude Giulivi – che il nostro territorio, già in passato, ha subito le infauste decisioni di Governi poco attenti alla salute dei cittadini». Al consiglio potranno intervenire gli amministratori dei vari comuni (non i cittadini per ragioni di tempi).
UN IMPIANTO DA 480MILA TONNELLATE DI RIFIUTI SPECIALI. Secondo quanto allegato alla richiesta di Via, Valutazione d’impatto ambientale, in loco verrebbero trattati 481.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali (dichiarati), che in realtà potrebbero arrivare ad essere 540.000 t/a se si sviluppano i dati dichiarati nelle diverse schede che accompagnano il progetto. Si parlerebbe anche di 122.000 ton/anno di ceneri pesanti e 40.000 t/anno di ceneri leggere di risulta dalla combustione. E di un traffico di 32.698 camion, oltre che un camino di 70 metri che emetterà ulteriori tonnellate di inquinanti sulla già disastrata situazione ambientale e sanitaria del territorio.
UN IMPATTO NEGATIVO SULLA SALUTE. “Caratteristiche inaccettabili – tuonano dal Forum Ambientalista – quelle dell’inceneritore di rifiuti che la A2A vorrebbe realizzare a Pian d’Organi, in un area posta tra i comuni di Tarquinia, Civitavecchia ed Allumiere.  Inutile ricordare che gli inceneritori per rifiuti sono considerati gli impianti più inquinanti in assoluto, e che dai loro cammini, oltre ai “classici” monossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, fuoriescono tonnellate di acido cloridrico, acido cloridrico, ammoniaca, idrocarburi policiclici aromatici, diossina, furani e metalli pesanti. Tutti inquinanti con un impatto fortemente negativo sulla salute, di cui molti classificati come cancerogeni. Vogliamo auspicare che, almeno in questo caso, l’intero territorio si unisca per contrastare questa sciagurata ipotesi che finirebbe per avvelenare definitivamente la nostra terra».  Il Forum ambientalista in particolare lancia un appello particolare ai consiglieri regionali Tidei, De Paolis, Porrello e Blasi affinché, “almeno in questo caso, visto il ruolo fondamentale della Regione Lazio nei procedimenti autorizzativi, si pongano realmente quale argine a questa vera e propria tragedia. «Non ci accontenteremo di semplici comunicati. Questo volta quest’attentato alla nostra salute non può, e non deve passare. Non ci saranno alibi che tengano.  Il Forum Ambientalista sarà in prima fila in tutte le forme di lotta che verranno messe in campo”. Idem per Fare Ambiente: «Non vogliamo che Tarquinia diventi la pattumiera di Roma – dichiara Silvano Olmi, presidente regionale di Fare Verde – l’inceneritore che vogliono costruire nella zona industriale della nostra città attirerà i rifiuti della capitale, dove la raccolta differenziata è fallimentare. Siamo contrari e ci batteremo in tutte le sedi per evitare questo scellerato progetto. Il nostro territorio per decenni ha subito le emissioni inquinanti della centrale di Montalto di Castro e continua a essere investito dai fumi che escono dalla centrale di Civitavecchia”.
IL NO TRASVERSALE DELLA POLITICA. La consigliera regionale Silvia Blasi (M5S) ha subito preso posizione contro il progetto: “Si tratta di un impianto di incenerimento rifiuti altamente pericoloso per la salute e l’ambiente oltre che contrario a  qualsiasi principio di economia circolare. Leggendo i documenti tecnici allegati alla Via – afferma la Blasi –  l’impianto andrebbe a trattare circa 480.000 t/anno di rifiuti che, facendo una prima stima approssimativa potrebbe essere sufficiente per coprire il fabbisogno dell’intera regione Lazio. Un impianto mostruoso che respingo fortemente al mittente. Contrarietà che esprimerò in tutte le sedi opportune ad iniziare dalla Conferenze di servizi in Regione. Mi sorprende – aggiunge – che una simile richiesta sia arrivata proprio all’indomani dell’approvazione del nuovo Piano rifiuti regionale che si indirizza in maniera opposta al recupero energetico dei rifiuti. Mi auguro che queste non siano solo parole vuote su carta di Zingaretti e dell’assessore Valeriani ma si traducano in azioni concrete a beneficio dei territori e della salute”.
Ha voluto far sentire la sua voce anche il senatore Francesco Battistoni, capogruppo di Forza Italia in Commissione Agricoltura in Senato:  “Non può rimanere inascoltato l’appello del sindaco Alessandro Giulivi sul «no» all’impianto di recupero energetico nel comune di Tarquinia presentato dalla società A2A. È un no che non significa essere contrari alle nuove tecnologie o ai termovalorizzatori a prescindere. – afferma Battistoni – Ma è un «no» che tutela il territorio di Tarquinia, un’area geografica che ha già dato molto in termini di impianti energetici essendo tra le due centrali Enel di Civitavecchia e Montalto di Castro. È un «no» che va a tutela dell’intera provincia di Viterbo che da anni smaltisce i rifiuti di Rieti e sopperisce alle deficienze degli impianti romani. In un’ottica di sostenibilità territoriale Tarquinia non può farsi carico dei rifiuti del centro Italia, è inconcepibile solo pensarlo”. “Non solo, il nuovo piano regionale sui rifiuti, che ha annunciato il governatore regionale Nicola Zingaretti in commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti e l’ambiente di cui faccio parte, prevede che ogni territorio chiuda autonomamente il proprio ciclo dei rifiuti. Come si inserisce questo progetto con quanto annunciato dal Presidente? – conclude Battistoni – Pensare che Tarquinia, una delle città turistiche più importanti del litorale laziale possa sopportare un’altra megastruttura è al limite della follia”. Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato Alessandro Battilocchio che invita a fare fronte comune: “Mi unisco al coro unanime degli amministratori locali contrari al progetto di un nuovo termovalorizzatore a Tarquinia, ribadendo quanto già sostenuto da anni: il nostro territorio ha già dato molto, troppo, in termini di servitù, con fortissimi impatti sull’ambiente e sulle dinamiche del nostro sviluppo. La notizia che stiamo apprendendo in queste ore sulla richiesta di autorizzazione di un nuovo mega-impianto nel nostro comprensorio deve vederci tutti uniti in un fronte comune per dire un netto no a tutti i livelli istituzionali, al fianco dei nostri cittadini e a tutela del nostro territorio”.
I consiglieri comunali, dal canto loro, si preparano ad esprimere parere negativo in consiglio comunale. Lo afferma ad esempio Alberto Riglietti, di Fratelli d’Italia:  “Un progetto che avrà delle grosse ripercussioni sulla cittadina e sullo stato di salute della popolazione. – dice –  Confermo il secco no all’impianto a Tarquinia per salvaguardare lo stato di salute della popolazione.  Come medico mi sento ancora più obbligato a fare questo visto che i casi di morte per tumore a Tarquinia sono già alti più della media di tutta la regione Lazio. Tale presa di posizione sarà mantenuta anche in consiglio comunale sperando che tutta l’amministrazione, maggioranza e opposizione, sia compatta nell’impedire la costruzione del termovalorizzatore, perché questa è una battaglia per il territorio e per i cittadini che va al di là dei colori politici”. Anche il consigliere Andrea Andreani del Movimento Cinque stelleinterviene contro il progetto: “Ci preoccupa molto il progetto di realizzazione di un mega-impianto di incenerimento rifiuti nel nostro comune e faremo di tutto per opporci ad un progetto così dannoso per la salute, l’ambiente e l’economia».  «Siamo in un territorio già profondamente vessato da impianti nefasti come la centrale a carbone di Civitavecchia. – afferma il grillino – Lo abbiamo già ribadito in tutte le sedi, come pure all’ultimo consiglio comunale, dove ricordo è stata approvata all’unanimità la nostra mozione contro un’altra centrale, quella a biometano in località Olivastro. L’incenerimento rifiuti rappresenta un fallimento del ciclo rifiuti che dovrebbe essere invece centrato su riuso e riciclo dei materiali così come ci chiede l’Europa». «Impianti simili per entrare in funzione richiedono almeno 7/10 anni – conclude Andreani -, tra iter autorizzativo e realizzazione. Vuole dire che entrerà in pieno funzionamento quando molto probabilmente avremo introdotto strategie di recupero e riuso dei materiali molto più vantaggiose. Su un tema così delicato auspico la massima coesione tra tutte le forze politiche”.
Fonte: Civonline

RASSEGNA STAMPA – Rifiuti Roma, la società lombarda partecipata da Salvini vuole un inceneritore a Tarquinia: “Arrampicata sportiva sul camino”

 

Un inceneritore da quasi mezzo milione di tonnellate annue sul litorale a nord di Roma, sul cui camino si potrà praticare arrampicata sportiva. È quanto emerge dal progetto presentato in Regione Lazio dalla A2a Spa, la società di proprietà dei comuni di Milano e Brescia, partecipata in minima parte – 3.500 azioni – anche dal vicepremier Matteo Salvini. L’impianto dovrà ora essere sottoposto alla procedura di assegnazione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi che l’Ente regionale non ha ancora disposto. Ma come sta accadendo con la proposta di discarica a Pian dell’Olmo, frazione all’estremo nord del Comune di Roma, saranno i tecnici a valutare tutte le fattispecie e, eventualmente, ad autorizzarne la realizzazione.

Capacità doppia rispetto ai conferimento del territorio – L’impianto, realizzabile in 4 anni (49 mesi) sarà dotato di due linee di combustione su un’area di 118.000 metri quadrati e potrà bruciare fino a 481.000 tonnellate l’anno. Il terreno prescelto si trova a Tarquinia, comune costiero in provincia di Viterbo, ma alcune parti sconfinano anche nel comune di Civitavecchia, in provincia di Roma. Tecnicamente, dunque, dovrebbe andare a servire proprio la provincia etrusca, che al momento conferisce i propri rifiuti indifferenziati fuori regione, in provincia di Lucca e Terni e in Lombardia.

Ma come emerge dal piano rifiuti approvato nei giorni scorsi dal Consiglio regionale del Lazio, il locale tmb Ecologia Viterbo tratta appena 106.000 tonnellate, che diventano al massimo 170.000 se si somma anche l’indifferenziato prodotto dalla provincia di Rieti, meno della metà della capacità del nuovo impianto. Nulla esclude dunque – come avviene per l’inceneritore di San Vittore, in provincia di Frosinone – che possa essere utilizzato anche in sostegno degli scarti prodotti dalla città di Roma, da tempo in difficoltà.

Rifiuti in uscita e ceneri, “ma di notte si illumina” – Secondo la scheda allegata dalla A2a alla domanda di Via, l’impianto dovrebbe gestire un consumo annuo di acqua pari a circa 217.000 metri cubi, con un produzione di “rifiuti in uscita” pari a circa 122.000 tonnellate annue che andrebbero conferire in discarica, più circa 40.000 tonnellate di “ceneri da caldaia“, anche quelle da smaltire appositamente. Nella valutazione dell’impatto sul territorio, si considera anche il via vai dei mezzi pesanti che avverebbe per 10 ore al giorno – dalle 8 alle 18 – dal lunedì al venerdì e per 4 ore – dalle 8 alle 12 – il sabato, in un tratto in cui attualmente l’ultima parte dell’autostrada Roma-Civitavecchia viene sostituita dalla statale Aurelia.

Sul modello di Copenaghen, i proponenti hanno inserito all’interno del dossier anche delle proposte di mitigazione ambientale. “Il camino – si legge – può essere illuminato per avere un aspetto iconico nelle ore notturne. Oltre che fulcro visivo dell’impianto è anche elemento di interesse pubblico. Esso, oltre a rappresentare il punto finale del percorso visitatori e belvedere naturale verso il paesaggio circostante è anche possibile sede di attività ludiche, opportunamente organizzate e gestite”. Le pareti del camino “possono infatti ospitare pareti attrezzate per arrampicate“.

Le reazioni contrarie dei sindaci leghisti – Il territorio è già in subbuglio. A Tarquinia e a Civitavecchia governano dei sindaci leghisti, appena eletti. E nella stessa area insistono già le centrali di Enel e Tirreno Power. “Il nostro territorio è già duramente provato dalla presenza della centrale a carbone dell’Enel e quindi, l’amministrazione comunale, sin d’ora, si dice contraria a questa come a tutte le future iniziative legate a questo tipo di attività”, ha detto il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi. Il primo cittadino di Civitavecchia, Ernesto Tedesco, è invece tornato appositamente dalle vacanze per presenziare al consiglio comunale straordinario convocato sul tema.

RASSEGNA STAMPA – Rifiuti, piano di Zingaretti contro Raggi e M5S: Roma obbligata alla discarica

di Donato Robilotta*

Un piano rifiuti “inutile e dannoso” fatto ad hoc da Nicola Zingaretti per mettere in difficoltà Roma ed il sindaco Virginia Raggi: l’obiettivo è quello di costringere il Movimento 5 Stelle capitolino ad optare per l’utilizzo di una discarica.

Zingaretti ha presentato venerdì 2 agosto il nuovo piano rifiuti approvato in giunta. Niente di nuovo, tutto scontato. Tutto lungo la scia della famosa delibera sul fabbisogno, la dgr 199 del 2016, che definii la delibera delle discariche. Anche in questo piano Zingaretti, per dire un no ideologico ai termovalorizzatori, alla fine sceglie la strada di nuove discariche, esattamente il contrario delle direttive europee.

Il piano si basa essenzialmente sull’obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata, superiore a quello fissato dalle normative, e sulla diminuzione della produzione dei rifiuti. Un po’ come far scomparire i rifiuti con la bacchetta magica. Da un lato si scommette sulla crisi economica e sulla decrescita felice, modello 5 Stelle, e dall’altro su un obiettivo di raccolta differenziata difficile da raggiungere nei prossimi anni, viste le condizioni di partenza: nel Lazio ad oggi la percentuale è pari al 45,5%. Inoltre il piano non tiene conto che il 50% dei rifiuti viene prodotto a Roma e che nessuna grande area metropolitana come la Capitale ha raggiunto quei livelli di percentuale. Persino le grandi città che hanno un lunga tradizione nella differenziata.

Solo per fare alcuni esempi, Milano è al 57,8%, Torino al 44,7, Genova al 34,2, Venezia al 57,8, Bologna al 48,2, Firenze al 50,8, Napoli al 34,2 e Bari al 39,9. Questo perché, come tutti sanno, nelle grandi aree urbane la raccolta differenziata è molto costosa, difficile da organizzare e non risolve tutti i problemi. Anzi nel Lazio ne crea di altri, dal momento che l’impiantistica prevista per l’umido è del tutto insufficiente, tanto che oggi gran parte di quello prodotto va nelle Regioni del Nord.

L’obiettivo è così difficile che lo stesso Zingaretti mette le mani avanti quando dichiara che se gli obiettivi non si raggiungono allora l’esigenza di nuovi impianti di termovalorizzazione può diventare concreto. Un piano dunque inutile perché non prevede l’impiantistica necessaria a chiudere il ciclo, tornando indietro rispetto ai piani precedenti.

Il no a nuovi termovalorizzatori è ideologico e non corrisponde alle esigenze della chiusura del ciclo. Oggi nel Lazio è in funzione solo quello di S. Vittore di Acea, impianto che può al massimo valorizzare circa 350 mila tonnellate di rifiuti lavorati l’anno, rispetto a un fabbisogno di oltre 800 mila, come certificato dal Dpcm del Governo Renzi, il cosiddetto sblocca impianti ancora in vigore, che prevede nel Lazio quattro inceneritori. D’altra parte lo stesso Zingaretti in una recente audizione nella commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti aveva sottolineato come ci fosse la necessità di aumentare la potenzialità di impiantista nel settore della termovalorizzazione. A stretto giro di posta era intervenuto l’amministratore di Acea dichiarando che l’impianto di S. Vittore ha raggiunto il massimo e non può più essere ampliato.

Sono molto curioso di leggere il testo non ancora pubblicato sul Burl per capire che fine ha fatto fare Zingaretti al Gassificatore di Malagrotta, autorizzato dai precedenti piani e previsto anche nel Dpcm Renzi, costruito e in attesa di entrare in funzione. Dannoso perché il no alla termovalorizzazione porta Zingaretti a basare il piano su nuove discariche, oltre 10 milioni di mc di capienza da qui al 2026.

Inoltre l’Ato di Roma è un atto contro la Capitale fatto solo per mettere in difficoltà Roma e scaricare sul sindaco tutte le responsabilità di una discarica che sarà pure di servizio ma dovrà essere di oltre 6 milioni di mc da qui al 2026. Insomma una bella discarica. Qualcuno ricordi a Zingaretti che nel decreto ambientale gli Ato sono previsti su base provinciale e che esiste la città metropolitana di Roma Capitale, fortemente voluta proprio dal Pd e istituita con la legge Del Rio, di cui il piano non può non tener conto. Altrimenti si pone una questione di legittimità istituzionale.

Quanto al neo impianto di Colleferro, al di la della propaganda che parla di compound industriale senza spiegare cosa sia, posso solo dire che, da quello che ho letto nella relazione del bilancio 2018 di Lazio ambiente, si tratta di un impianto che produrrà energia. Come tutti sanno non si produce energia a freddo ma solo bruciando qualcosa, e qui si parla di bruciare rifiuti per di più indifferenziati. Insomma potrebbe trattarsi, a mio parere, di un piccolo inceneritore.

Bisognerebbe però che qualcuno lo vada a spiegare ai cittadini di Colleferro che in questi giorni si lamentano del puzzo che arriva dalla discarica di Colle Fagiolara, la discarica più grande del Lazio diventata adesso la discarica di Roma.

*Ex Assessore Affari Istituzionali ed Enti Locali della Regione Lazio nella giunta Storace

Fonte: Affari Italiani

RASSEGNA STAMPA – Termovalorizzatore, il Pd: “No della Regione, è escluso dal piano rifiuti”

Rispetto la richiesta fatta dalla A2A energia spa, riguardo la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione sul nostro territorio, il Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia, data l’importanza del tema, ha ritenuto di doversi recare immediatamente presso l’assessorato regionale competente per reperire informazioni precise ed esprimere, a nome del partito, la netta contrarietà all’impianto.

Registriamo, a tal proposito, più che soddisfacente la risposta della Regione la quale, non potendo comunque esimersi dalla valutazione del progetto, ha sottolineato come il piano di rifiuti regionale escluda categoricamente ogni qualsivoglia impianto di termovalorizzazione, rendendo dunque evidente l’esito della futura valutazione.

Nel ribadire quindi che la salvaguardia dell’ambiente del nostro territorio è una priorità assoluta, ci chiediamo altresì come curiosamente la richiesta della Spa sia stata resa nota solo ora pur avendo, quest’ultima, avuto contatti con i proprietari del terreno sicuramente in tempi non recenti visto l’avanzato iter procedurale .

Partito Democratico di Civitavecchia

Fonte: Terzo Binario

RASSEGNA STAMPA – Chicco Testa: «Nel Lazio serve un altro termovalorizzatore»

«Nel Lazio servirebbe un altro termovalorizzatore. Quello di San Vittore, in provincia di Frosinone, non basta. Ma in regione mancano anche 5-10 impianti di riciclo della frazione umida. Inoltre a Roma serve una discarica di servizio». A parlare è Chicco Testapresidente di FISE Assoambiente, associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali, nonché bonifiche.

Quali iniziative andrebbero prese per evitare a settembre-ottobre una nuova crisi dei rifiuti a Roma?
Bisogna distinguere due aspetti: il servizio di raccolta, da una parte, e lo smaltimento e il riciclo, dall’altra. Per il primo aspetto bisogna che Ama (l’azienda di igiene urbana al 100% del Comune di Roma) faccia il suo mestiere. Deve funzionare meglio, con i suoi oltre 7mila dipendenti, nell’offrire il servizio di spazzamento e raccolta.

Nel medio-lungo periodo?
Roma e il Lazio hanno un numero insufficiente di impianti. L’invio dei rifiuti all’estero è un alibi, per le amministrazioni dalla Toscana in giù, per non effettuare le scelte necessarie. Con costi molto più alti. Ha ragione l’assessore regionale ai Rifiuti del Lazio Massimiliano Valeriani: non si vede il perché questi impianti non li possano fare anche i privati.

Quali impianti andrebbero costruiti?
Non mi riferisco solo ai termovalorizzatori. Mancano anche impianti di riciclo, in particolare per la frazione umida: nel Comune di Roma servirebbero almeno 5-10 strutture di questo tipo.

I termovalorizzatori?
Secondo me, nel Lazio, l’unico impianto ora attivo, quello di San Vittore, che ha una capacità di smaltimento di quasi 330mila tonnellate l’anno (in base all’ultimo rapporto Ispra), non è sufficiente. Nel Lazio vengono prodotte 2,9 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. Anche se si arrivasse a recuperare il 65% dei rifiuti, resterebbe ancora quasi un milione di tonnellate che dovrebbe finire in discarica o presso un termovalorizzatore. La regione prevede una ulteriore piattaforma di separazione a Colleferro, ma non sono sicuro che possa ottenere il risultato di mettere in sicurezza la parte indifferenziata dei rifiuti dopo che si è già provveduto per le parti “nobili” a una raccolta differenziata spinta. Aggiungo inoltre che la Regione Lazio, e in particolare il Comune di Roma, sono ben lontani dal 65% di riciclaggio effettivo (che significa una raccolta differenziata di almeno l’80%). Serve ancora un secondo impianto di termovalorizzazione, possibilmente vicino a Roma

Ma per far entrare in funzione un termovalorizzatore servono 7 anni. Non arriverebbe troppo tardi?
Le lentezze burocratiche non sono un buon motivo per non farlo. Caso mai sarebbe necessario accelerare i processi autorizzativi.

Anche la Regione Lazio ha detto che serve a Roma una discarica di servizio. Come superare le resistenze della popolazione?
Bisogna parlare chiaro, se si nega la necessità di una discarica o la si criminalizza non c’è poi da stupirsi se c’è diffidenza. Si va a parlare con la popolazione e si spiega la necessità dei nuovi impianti. La Lombardia ha 13 termovalorizzatori e gli studi dimostrano che incidono solo per 1% sull’inquinamento della regione.

Fonte: Il Sole 24 ore

RASSEGNA STAMPA – Adottato il Piano Regionale Gestione Rifiuti Lazio

RASSEGNA STAMPA – Ok piano rifiuti, c’è discarica Roma

Aiuti a pubblico per impianti, 70% differenziata entro ’25

ROMA, 2 AGO – Autosufficienza di Roma nella gestione dei rifiuti con impianti per il trattamento e lo smaltimento, ovvero con una discarica di servizio. Lo prevede il Piano rifiuti 2019-2025 approvato questo pomeriggio dalla giunta regionale del Lazio. Inoltre è previsto l’innovativo presidio industriale di Colleferro, la raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

RASSEGNA STAMPA – Piano rifiuti, Raggi già dice no. Zingaretti: “Sindaca non abusi pazienza dei cittadini del Lazio”

Abbiamo aspettato la Regione 7 anni per il piano rifiuti e ora propongono una nuova discarica a Roma, una nuova Malagrotta. Cosa fa Zingaretti minaccia i romani?”. Altro che la “collaborazione” auspicata dal presidente del Lazio. La sindaca Raggi, subito dopo la presentazione del nuovo Piano rifiuti votato oggi dalla giunta regionale, issa subito il muro via Twitter. Mai discariche sul territorio della Capitale. Questo il messaggio battagliero lanciato dalla prima cittadina in risposta alla strada tracciata dalla Regione come unica possibile per tirare fuori la Capitale dalla perenne emergenza immondizia.

Cosa dice il piano rifiuti

Il piano, che la stessa Raggi ha più volte richiesto a gran voce, delinea le azioni da mettere in campo nelle province laziali per arrivare al 70% di raccolta differenziata entro il 2025. E ha un preciso obiettivo: ogni ambito territoriale ottimale (Ato), uno per ogni provincia tra cui un sub Ato creato ad hoc per Roma Capitale, dovrà raggiungere l’autosufficienza nella gestione dei suoi rifiuti. Come del resto stabilisce il Testo unico ambientale (D.Lgs 152/2006). Niente più trasferimenti in impianti di altri territori. Roma, per lo smaltimento che è l’ultimo step del ciclo, è completamente dipendente da strutture terze.

Per contare sulle proprie forze, risparmiare sui costi esorbitanti dei conferimenti fuori città, non pesare più su altre comunità rispettando quanto previsto dalla normativa, dovrà quindi dotarsi di una discarica di servizio. Dove? In una delle cosiddette “aree bianche” già indicate dalla Città Metropolitana che Raggi amministra. D’altronde che Roma abbia bisogno di un sito per lo smaltimento finale della sua indifferenziata, ancora circa il 55% del totale di rifiuti prodotto, lo hanno detto anche i vertici di Ama, da poco nominati dal Campidoglio.

Pur puntando sul massimo incremento possibile della differenziata per il prossimo futuro, chiudere il ciclo sul territorio, ad oggi, vuol dire avere un proprio impianto per conferire gli inerti. Una discarica. Ora è scritto anche nel piano rifiuti. Raggi però ha già detto no. Nonostante nell’eterno braccio di ferro con la Regione guidata dal centrosinistra abbia ripetuto come un mantra: “Aspettiamo un piano rifiuti”“è la Regione che deve indicare gli impianti”.

Zingaretti: “Non abusare della pazienza dei cittadini”

Un tweet quello della sindaca che riapre uno scontro in realtà mai sopito. Di ieri la notizia di una lettera inviata dalla sindaca al governatore Zingaretti e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, con l’accusa diretta alla Pisana di aver omesso un milione di tonnellate di rifiuti potenzialmente trattabili negli impianti del territorio. Un “disallineamento” tra le cifre inserite nell’ordinanza del 5 luglio, quella firmata nei giorni dell’emergenza romana, e quelle inserite nel piano presentato oggi. L’attacco, manco a dirlo, non è stato gradito.

“La prima cosa che dovrebbero dire ogni mattina tutti gli amministratori della Capitale è grazie ai cittadini e ai sindaci del Lazio che ospitano i rifiuti di Roma – ha detto in conferenza stampa il presidente Zingaretti durante la presentazione del piano – in queste settimane c’è un atteggiamento di assoluta responsabilità dei cittadini e dei sindaci che non può essere offeso o non considerato e rispetto ai quali non si può abusare della loro pazienza, altrimenti i guai cominciano a essere seri”. E ancora: “Oggi è la giornata della bontà, abbiamo con molto garbo risposto alla sindaca perchè è possibilissima qualsiasi forma di collaborazione, sapendo che c’è un tema che non riguarda il rapporto tra la Regione e il Comune di Roma, ma la sostenibilità per i cittadini dei comuni del Lazio dell’idea che si è obbligati in eterno, non si capisce per quale motivo, a ospitare i rifiuti di Roma: non accade in nessun’altra Capitale del mondo – ha concluso – abbiamo risposto puntualmente anche ad alcuni errori contenuti in quella lettera, ma c’è soprattutto una sostanza di responsabilità e rapporti”.

Fonte: Roma Today