A Treviso il primo impianto al mondo per il riciclo di pannolini

 

Ne avevamo parlato lo scorso luglio. Ora il riciclo dei pannolini è realtà.

Una sfida ambiziosa, tecnologicamente innovativa e che tutela l’ambiente. Alle porte di Treviso è stato inaugurato il primo impianto su scala industriale al mondo in grado di riciclare il 100% dei prodotti assorbenti usati vale a dire pannolini per bambini, per l’incontinenza e assorbenti igienici. Un rifiuto che fino ad ora non era riciclabile e che invece, grazie alla tecnologia tutta italiana sviluppata e brevettata da Fater Spa, joint venture paritetica fra Procter & Gamble ed il Gruppo Angelini, viene trasformato in materie prime ad alto valore aggiunto, come spiega Giovanni Teodorani Fabbri, General Manager di Fater: “Il progetto nasce dalla strategia di sostenibilità che è propria dei nostri azionisti, Procter & Gamble ed il Gruppo Angelini, e che noi abbiamo fatto nostra. Le basi di questo progetto sono le economie circolari in cui noi, come penso ogni azienda leader dovrebbe fare, crediamo pienamente”.

Un procedimento innovativo che permette di ottenere da 1 tonnellata di rifiuti raccolti in maniera differenziata fino a 150kg di cellulosa, 75kg di plastica e 75kg di polimero super assorbente, che potranno essere impiegati in nuovi processi produttivi come racconta Marcello Somma responsabile divisione ricerca e sviluppo di Fater: “Il riciclo dei pannolini si basa essenzialmente su tre fasi: ricezione e stoccaggio del rifiuto senza alcun contatto umano, processo in autoclave di sanitizzazione e smembramento dei prodotti e processo di essiccazione e separazione delle materie prime e seconde”.

Un esempio concreto di economia circolare, che può essere esportato, perché il problema è globale, spiega Teodorani Fabbri: “A livello di peso, ogni anno l’Italia produce circa 900 mila tonnellate di prodotti assorbenti per le persone usati. Se parliamo dell’Europa siamo intorno agli 8 milioni e mezzo. Il nostro obiettivo è di moltiplicarlo e creare tanti stabilimenti; una volta completata questa fase del processo di industrializzazione qui a Contarina il nostro obiettivo è andare all’estero e portare questa tecnologia made in Italy anche in altri paesi”.

Su scala internazionale il progetto di Fater sarà sostenuto da P&G che ha appena ricevuto il Premio delle Nazioni Unite Momentum for Change, per l’impegno nel proporre innovazioni concrete per combattere il cambiamento climatico. Fondamentale anche il rapporto col territorio e la sensibilizzazione dei cittadini al problema della raccolta differenziata come conferma Franco Zanata, Presidente di Contarina, lo stabilimento che ha accolto questo nuovo processo di riciclaggio: “Oltre alla novità dell’ impianto, c’è un elemento di grande interesse per tutti perché ci troviamo di fronte ad aziende che si preoccupano della fine che fanno i beni da loro prodotti dopo che sono stati usati, questo è un esempio straordinario di economia circolare che esattamente quello che ci chiede l’Europa.

Un impianto che economicamente si autosostiene e che a pieno regime tratterà 10 mila tonnellate l’anno di rifiuti, spiega Marcello Somma: “Questo è un impianto che è progettato per servire a regime un milione di abitanti e per ogni tonnellata trattata salva l’equivalente di circa 400 kg di co2, il che significa che il processo è addirittura carbon negative, cioè risparmia più emissioni di quante ne consumi e questo equivale a piantare alberi”.

Il tema dello smaltimento dei prodotti assorbenti, che fino ad ora finivano in discarica, è cruciale dal punto di vista sociale e ambientale perché questi prodotti accompagnano un po tutta l’esistenza della gente, dalla nascita alla vecchiaia. Una sfida che oggi Fater, Procter & Gamble e Gruppo Angelini possono dire di aver vinto.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Puglia, quando il Sud è virtuoso

Gli ARO Bari 2 e 5 hanno innestato la quinta marcia ed hanno sforato quota 70%
Italia a due velocità. È questa la metafora con cui tutti gli anni vengono presentati gli studi sull’andamento della raccolta differenziata nel Belpaese. Metafora che, senza dubbio in maniera realistica, segnala la differenza di andamento fra il Nord del Paese ed il Centro-Sud, ma che non segnala i cambiamenti e le tendenze in atto, omologando ampie zone di territorio che omogenee non sono.
È il caso della Puglia, che da qualche anno ha imboccato con convinzione la via della raccolta differenziata e della sostenibilità a tutto tondo.

È di pochi giorni fa la Legge Regionale sugli sprechi alimentari, sono vecchie ormai di anni le prime esperienze virtuose di Comuni come Melpignano, il primo comune in Puglia ad aver avviato un servizio porta a porta nel 2003. Il 30% della popolazione aveva scelto di aderire al compostaggio domestico, grazie anche allo sconto del 10% sulla tassa rifiuti per chi composta in casa il proprio residuo organico, raggiungendo così livelli di assoluta eccellenza in ambito nazionale per quel che riguarda i comuni con meno di 10.000 abitanti. Non è un caso che il suo Sindaco, Ivan Stomeo, sia stato nominato nuovo delegato nazionale Anci per i temi “Rifiuti ed Energia”.

Venendo a tempi più recenti, sono senza dubbio meritevoli di approfondimento le situazioni degli ARO (Ambiti di Raccolta Ottimale) Bari 2 e Bari 5, le prime associazioni di Comuni in Italia a pubblicare (ottobre 2014) un bando di gara “Verde” relativo ai rifiuti assumendo i CAM, i criteri minimi ambientali definiti dal Ministero dell’Ambiente. Il bando di gara, definito con il supporto tecnico della ESPER, prevedeva un affidamento mediante procedura aperta e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, al fine di raggiungere economie di scala, di massimizzare l’efficienza del servizio e, di pari passo, di centrare gli obiettivi ambientali europei e nazionali di raccolta differenziata. Le aziende hanno l’obbligo di raggiungere il 65% di RD già dal primo anno,  il 70% dal secondo e di introdurre la tariffazione “puntuale” sempre a partire dall’inizio del secondo anno.

Tabella 1 – Composizione degli ARO

ARO (PROVINCIA DI BARI) ARO BARI 2 ARO BARI 5
COMUNI COMUNE DI MODUGNO (CAPOFILA), BINETTO, BITETTO, BITRITTO, GIOVINAZZO, PALO DEL COLLE, SANNICANDRO DI BARI COMUNE DI GIOIA DEL COLLE (CAPOFILA), ACQUAVIVA DELLE FONTI, ADELFIA, CASAMASSIMA, SAMMICHELE DI BARI, TURI
DIRETTRICE/DIRETTORE DOTT.SSA

MARIA ANTONIETTA MAGRONE

DOTT.

GIUSEPPE SANTOIEMMA

POPOLAZIONE 115.000 abitanti 105.000 abitanti
IMPORTO A BASE DI GARA 116 MILIONI DI EURO (IVA ESCLUSA) 104 MILIONI DI EURO (IVA ESCLUSA)
DURATA APPALTO 9 ANNI 9 ANNI

 

Dopo l’aggiudicazione della gara (novembre 2015), l’obiettivo di raccolta differenziata è stato raggiunto e superato in ogni comune nell’arco di tre mesi. Bitetto, Bitritto, Sannicandro di Bari, superano ogni mese l’80% di raccolta differenziata. Palo del Colle e Giovinazzo, superano abbondantemente il 75%, mentre Modugno e Binetto superano il 70%. Nell’Aro Bari 5, tutti i comuni sono costantemente oltre il 70% di raccolta differenziata. Ottima anche la qualità dei materiali raccolti.

Ecco per riassunti in tabella i dati dei due ARO

 

Tabella 2 – Dati ARO Bari 2

Comune abitanti % RD iniziale % RD
feb 2017
Produzione indifferenziato iniziale (Kg) Produzione indifferenziato
feb 2017 (Kg)
% riduzione indifferenziato
Modugno 38.515 6,72 72,17 1.387.490,00 344.340,00 75,18
Sannicandro di Bari 9.982 16,18 88,70 300.040,00 43.700,00 86,00
Bitritto 11.278 10,05 82,32 346.760,00 48.860,00 85,91
Binetto 2.184 21,52 81,30 57.910,00 16.020,00 72,34
Bitetto 11.971 12,70 77,76 341.980,00 79.040,00 76,89
Giovinazzo 20.480 12,70 76,94 842.740,00 136.320,00 83,82
Palo del Colle 21.700 8,09 72,84 677.820,00 146.800,00 78,34

 

Tabella 3 – Dati ARO Bari 5

Comune abitanti % RD iniziale % RD Produzione indifferenziato iniziale (Kg) Produzione indifferenziato % riduzione indifferenziato
feb-17 feb 2017 (Kg)
Casamassima 19 903 6,77 78,41 701.150,00 107.220,00 84,71
Sammichele di Bari 6.518 4,89 78,91 233.160,00 30.700,00 86,83
Acquaviva Delle Fonti 20.807 14,4 72,56 709.129,00 158.780,00 77,61
Turi 13.034 27,31 76,78 431.540,00 82.300,00 80,93

 

I risultati parlano chiaro: tutti i Comuni sono oltre il 70% di RD, con punte sopra l’80%. Ma il dato più interessante è la riduzione della frazione residua (indifferenziato), quella il cui smaltimento rappresenta una voce di costo esorbitante per le amministrazioni Comunali, che alimenta inceneritori o discariche. Una riduzione superiore al 75%, con punte oltre l’85%.

Se è vero che l’Italia è un Paese a due velocità, gli Aro Bari 2 e Bari 5 sono parte dell’Italia che corre veloce.

Dall’Europa segnali chiari sulla necessità di minimizzare il ricorso all’incenerimento: la Comunicazione della CE sul ‘Waste to Energy’

La Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a considerare più attentamente la gerarchia di gestione dei rifiuti, suggerendo di rivedere il ruolo e le potenzialità dell’incenerimento e soprattutto i fondi che lo sostengono. Le indicazioni sono raccolte nella Comunicazione sul Waste to Energy pubblicata giovedì 26 gennaio, in cui è contenuta una guida per gli Stati dell’Unione su come assicurare un’equilibrata capacità di energia da rifiuti (EFW) che eviti di danneggiare lo sviluppo di un’economia circolare. “Il documento non include prese di posizione nette contro l’incenerimento – ci spiega Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe – né d’altronde questo poteva essere tra le finalità della Comunicazione; ma è chiaro che il ruolo futuro dell’incenerimento viene fortemente ridimensionato rispetto alla situazione attuale, con un invito a considerare con attenzione i piani futuri di nuovi inceneritori e le relative politiche di finanziamento”.

I punti fondamentali del documento della Commissione sono:
la necessità di reindirizzare gli investimenti,a partire da quelli della Banca Europea degli Investimenti – BEI, verso i più alti livelli della gerarchia di gestione dei rifiuti quali la riduzione, il riutilizzo e il riciclaggio. “Questo è un punto importantissimo” sottolinea Favoino “Sinora i programmi di finanziamento ed i fondi strutturali e di coesione sono andati soprattutto ad inceneritori e discariche, e questo distorce le economie della gestione dei rifiuti a favore dei sistemi peggiori e più in basso nella gerarchia delle opzioni. È un problema che abbiamo a più riprese sollevato insieme ai colleghi di Bankwatch” (il network ambientalista che monitora le attività di banche e fondazioni per evitare investimenti dannosi per il pianeta, ndr).

La CE sottolinea inoltre la presenza di un eccesso di capacità di incenerimento che già oggi riguarda molti Paesi e zone d’Europa. Per queste situazioni la Comunicazione suggerisce l’adozione di una serie di strumenti quali la tassazione dell’incenerimento, la terminazione dei sussidi, la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori e lo spegnimento progressivo di quelli esistenti.
Incidentalmente, l’Italia è elencata (con Svezia, Olanda, Germania, Francia ed altri) tra i Paesi che hanno molti inceneritori, non tra quelli in cui mancano e questo oggettivamente porta a riconsiderare le affermazioni secondo le quali “dobbiamo portarci al passo di altri Paesi”. Per le aree sprovviste di capacità di incenerimento, la Comunicazione raccomanda di esplorare prima tutte le opzioni prioritarie, inclusive della realizzazione di capacità di riciclo e compostaggio come strumento prioritario di riduzione dello smaltimento a discarica, e della valutazione degli effetti a 20-30 anni della crescita della raccolta differenziata, onde evitare realizzazione di capacità di incenerimento in eccesso. Allo scopo di evitare tali sovracapacità, preoccupazione che ricorre in tutto il documento, la Comunicazione fa addirittura un accenno all’utilizzo eventuale delle capacità in eccesso dei Paesi contermini, anziché la realizzazione di nuovi inceneritori in aree sprovviste.
Ulteriore punto del documento: si ribadisce la necessità che gli Stati Membri e le Autorità che si occupano di pianificazione prendano in considerazione, quando programmano la costruzione di nuovi inceneritori, l’evoluzione a lungo termine di raccolta differenziata e riciclaggio. Dunque si dovrebbe prendere in considerazione, come obiettivo minimo, il 65 o più probabilmente il 70% (secondo la proposta recentemente approvata in Commissione ENVI dell’Europarlamento) al 2030, come previsto dalla discussione in corso sul Pacchetto Economia Circolare, e non la situazione attuale. Senza dimenticare che tali obiettivi sono quelli minimi ed è nello spirito stesso della Economia Circolare puntare progressivamente a massimizzare il recupero di materia, ben al di là di questi. “Si tratta di un punto fondamentale – dice Favoino – che riprende gli argomenti che da tempo mettiamo in evidenza, ossia la necessità di prevedere le potenzialità a medio e lungo termine del sistema delle raccolte differenziate; e come sappiamo l’Italia ospita tantissimi esempi, anche a livello di area vasta, che mostrano che si può puntare a scenari decisamente più ambiziosi, rispetto agli obiettivi minimi di raccolta differenziata”.

Infine, vi è un forte mandato alla BEI ed ai Paesi Membri per rivedere le proprie politiche di finanziamento per la realizzazione delle infrastrutture di settore, comprimendone fortemente la quota destinata all’incenerimento ed allineandoli invece con l’evoluzione prevista della politica di rifiuti ispirata all’economia circolare.

“La Comunicazione con ogni probabilità determinerà effetti immediati in quelle situazioni dove gli attuali piani per l’incenerimento eccedono la crescita prevista della raccolta differenziata nel medio termine – segnala Favoino – Ad esempio in Polonia, ove da tempo abbiamo segnalato le distorsioni di una programmazione massicciamente impostata sull’incenerimento. Ma non sfuggirà che la Comunicazione fornisce molti elementi che mettono ancora una volta in discussione l’impianto complessivo dello Sblocca-Italia, fornendo argomenti sia alle Regioni che intendono opporsi alle previsioni di nuovi inceneritori in esso contenute, che a quelle , come la Lombardia, che avevano già tabellato il decommissioning, ossia lo spegnimento progressivo di quelli in eccesso; il che è in linea con quanto la Comunicazione stessa esplicita per le aree con sovracapacità”.

 

Fonte: Eco dalle Città

’10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante’: intervista ad Attilio Tornavacca (dg ESPER)

In diverse realtà europee sono implementate forme di tariffa puntuale. ESPER le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione incentivante.

Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera: in diverse realtà europee sono implementate forme di tariffazione puntuale. ESPER (Ente di Studio Per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione puntuale. Ad impreziosire il volume una prefazione di Rossano Ercolini (Presidente Zero Waste Europe e Zero Waste Italy, nonché vincitore del Goldman Enrivonmental Prize 2013 ) e di Marco Boschini (Coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi). Eco dalle Città presenta il volume ’10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante’ con un’intervista ad Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER:

Quali sono a livello europeo le principali modalità operative per la realizzazione della tariffazione puntuale?

Nel contesto europeo la diffusione dei sistemi di tariffazione incentivante risulta largamente estesa tra le municipalità degli Stati Membri del Nord Europa, in particolare in Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Germania e viene prevalentemente applicato attraverso la previsione di sistemi e tariffe calcolate in funzione della volumetria rapportata alla frequenza di svuotamento del rifiuto residuo e spesso anche del rifiuto organico. Gli strumenti attraverso cui viene applicata in Europa, negli Usa e in Australia sono diversi e si sono recentemente molto evoluti soprattutto grazie allo sviluppo delle tecnologie legate alla tracciabilità in genere che hanno fatto abbassare i costi rendendo possibile l’applicazione dei singoli transponder (anche denominati Tag RFId acronimo di Radio-Frequency IDentification) perfino sui sacchi a perdere. Negli ultimi anni si è infatti diffusa rapidamente l’istallazione di Tag RFId su mastelli e contenitori per i costi sempre più contenuti ed i vantaggi gestionali ottenibili in particolare laddove tali sistemi vengono abbinati a sistemi GPS di tracciatura ed ottimizzazione dei percorsi dei mezzi di raccolta. I sistemi basati invece sulla pesatura dei singoli contenitori o sacchetti non hanno invece registrato una notevole diffusione poiché sono stati rilevati maggiori costi di gestione per le rilevanti problematiche legate al rilevamento del peso in condizioni sfavorevoli (mezzi in moto con vibrazioni e spesso non in piano). Le soluzioni tecniche più diffuse sono relativamente semplici sia per i sistemi ad identificazione dell’utenza – che avviene tramite un badge RFId o con una tessera magnetica – che ad identificazione del contenitore che avviene tramite lettura del Tag RFId (in rapida diffusione quelli di tipo UHF acronimo di Ultra High Frequency).

'10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante': intervista ad Attilio Tornavacca (dg ESPER)Concentrando l’attenzione sui centri urbani più grandi all’estero, quali sono gli esempi più virtuosi?

Gli esempi più virtuosi in grandi centri urbani sono quelli delle Città di Lipsia (530.000 ab.) e Dresda (500.000 ab.) in Germania, di Gand (250.000 ab.) in Belgio e di Parma (190.000 ab.) e Trento (118.000 ab.) in Italia. I risultati ottenuti in Italia a Trento (oltre 81% di RD) e Parma (72% di RD) con progetti di introduzione sviluppati anche grazie al supporto tecnico della ESPER sono tra i migliori (se non i migliori) a livello europeo ed internazionale e sono stati inseriti tra i migliori casi studio nel sito Zero Waste Europe.

In che modo, nei casi da voi analizzati, sono state superate eventuali resistenze da parte cittadini poco virtuosi?

L’analisi della maggioranza delle esperienze europee ha dimostrato che i sistemi misti (quelli in cui convivono la raccolta con contenitori stradale ad uso collettivo e sistemi di raccolta porta a porta) creano generalmente una serie di problemi relativi agli abbandoni dei rifiuti nei pressi delle postazioni stradali dove risultano meno efficaci ed agevoli i controlli. Tale problema è stato rilevato soprattutto in Francia, Svizzera, Italia e Spagna e nelle Città di maggiore dimensione. L’altro problema che è stato rilevato nei contesti che hanno introdotto la tariffazione puntuale del residuo (spesso con sistemi stradali a calotta) mantenendo però la raccolta stradale delle frazioni recuperabili è stato il peggioramento della qualità merceologiche delle frazioni recuperabili. Tali problemi sono stati spesso superati grazie alla rimozione dei contenitori stradali ed all’estensione di un servizio domiciliare a tutte le utenze. Nei casi caratterizzati dal semplice uso di sacchetti prepagati per il residuo è stato invece rilevato l’uso di sacchi non conformi soprattutto nei contesti di maggiori dimensioni. Con il sacco conforme ci si limita infatti a differenziare la serigrafia del sacchetto per ogni comune servito ma il sacco conforme non è dotato di sistemi di identificazione ed abbinamento ad ogni singola utenza servita e quindi, se vengono abitualmente conferiti rifiuti non conformi di fronte ad un condominio, risulta più difficile responsabilizzare correttamente gli utenti ed individuare i soggetti che non rispettano le regole di conferimento. Per risolvere tale problematica vengono quindi spesso adottati sacchetti oppure mastelli impilabili rigidi dotati di transponder UHF con cui si può identificare ogni utente poiché allo stesso viene fornito un set di sacchetti caratterizzati da un codice specifico non modificabile. Tale modalità consente inoltre di individuare facilmente i soggetti che non conferiscono mai o quasi mai i sacchetti o i mastelli/bidoni con transponder UHF consentendo di organizzare controlli mirati relativi a tali specifiche soggetti a cui può essere inoltre preventivamente comunicato di essere stata individuate quali “utenze con conferimenti anomali” chiedendo al contempo di fornire eventuali spiegazioni in merito ad uno specifico numero verde. Questa comunicazione, operata preventivamente ai primi controlli a campione, consente solitamente di ridurre in modo decisivo i comportamenti anomali poiché tali utenti comprendono che il sistema adottato consente di individuare e sanzionare più facilmente i conferimenti ed abbandoni illeciti. I sistemi di identificazione dei singoli conferimenti consentono inoltre di governare più efficacemente i flussi delle utenze delle seconde case e dei flussi turistici per i quali vengono solitamente organizzati specifici servizi integrativi in orari conformi alle loro specifiche esigenze (ad es. conferimenti nel fine settimana).

Ci sono differenze significative tra i modelli implementati in Italia e all’estero?

Per quanto riguarda i sistemi con calotte di immissione è stata rilevata una sostanziale differenza tra i modelli implementati in Italia e all’estero. Tali sistemi sono stati utilizzati già dagli anni ’90 in Germania e Austria soprattutto per risolvere i problemi legati alla gestione dei conferimenti nei grandi complessi condominiali periferici delle grandi città. Tali sistemi sono stati invece introdotti in Italia per cercare di applicare la tariffazione puntuale senza dover modificare il precedente sistema di raccolta stradale anche in contesti a media e bassa densità abitativa dove l’adozione della raccolta domiciliare non risultava problematica. Per contro si deve segnalare che in Italia, in Svizzera, in Francia ed in Spagna, diversamente da quanto rilevato nel nord Europa, nei pressi dei contenitori stradali dotati di sistemi di identificazione sono spesso molto frequenti i fenomeni di abbandono dei rifiuti non solo da parte di cittadini dotati di scarso senso civico ma anche da parte di persone che non riescono a raggiungere le manovelle da azionare per l’apertura della calotta (anziani, portatori di handicap ecc.), utenti che non intendono perdere troppo tempo (la fase di identificazione risulta spesso laboriosa), utenti che non hanno ritirato o non hanno con se la chiavetta o e-card, utenti non abilitati (turisti di passaggio) o male informati.

NdR: Per scaricare gratuitamente l’Ebook “10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante” inviare una mail a volume@esper.pro

Fiumicino: porta a porta su tutta la città

Fiumicino è coperta per il 100% dalla raccolta porta a porta. Un traguardo importante raggiunto in poco più di tre anni dall’attuale giunta, con il supporto tecnico di ESPER

“Non è stato facile – afferma il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino – per il quarto Comune del Lazio per estensione con circa 90mila abitanti,  e con località che distano oltre 40 chilometri l’una dall’altra, rivoluzionare la raccolta dei rifiuti. Siamo tra i primi Comuni in Italia di queste dimensioni a tagliare un traguardo simile. Oggi possiamo dire di aver raggiunto un obiettivo veramente importante sulla strada del rispetto dell’Ambiente, del recupero dei materiali e della tutela della salute dei cittadini. Finalmente ci siamo adeguati alle normative nazionali e comunitarie sulle percentuali di raccolta differenziata, una scelta che in futuro potrà portarci anche alla riduzione della tariffa. Al tempo stesso stiamo continuando in un’attività di recupero dell’evasione sulla Tari e di controllo contro chi sporca la nostra Città. Da giugno a oggi sono oltre 300 le persone identificate e sanzionate dal Corpo della Polizia Locale. In ogni caso siamo consapevoli che riusciremo a vincere questa sfida – conclude Montino – solo con l’aiuto e la collaborazione di tutti i cittadini a cui rivolgo l’appello di differenziare bene e preservare il territorio”.

“Non ci sfuggono le difficoltà che stiamo incontrando – spiega l’assessore all’Ambiente, Roberto Cini –  ma dobbiamo sempre pensare che, a fronte di un esiguo numero di incivili che continua a deturpare la nostra Città, c’è una stragrande maggioranza di concittadini che si sta applicando con merito a questa rivoluzione culturale di approccio al rifiuto visto come una risorsa da differenziare. Siamo consapevoli che con la scomparsa dell’ultima settantina di cassonetti su Isola Sacra ci saranno altri episodi di abbandono dei rifiuti sugli oltre 200 chilometri quadrati del nostro territorio. Ma le nostre pattuglie della Polizia Locale sono già allertate e pronte con mezzi (auto civetta) e agenti per identificare, sanzionare ed eventualmente denunciare per reati ambientali i trasgressori. I controlli continueranno nei prossimi giorni su tutto il territorio comunale e verranno effettuati in collaborazione con l’Ati, l’azienda che si occupa del servizio di raccolta differenziata e – conclude Cini –  il personale dell’Ufficio Ambiente”.

Il comune informa che i rifiuti, in via straordinaria e comunque esclusivamente fino al 7 novembre, potranno essere esposti nel modo seguente:

·        organico: in sacchetti compostabili – all’interno di un contenitore proprio max. 40 litri

·        secco residuo: in sacchi di plastica

·        plastica: in sacchi di plastica possibilmente trasparenti

·        carta: in sacchi/buste di carta, scatole di carta, sfusa in contenitori di proprietà dell’utente max 40 litri

·        vetro:  sfuso in contenitori di proprietà dell’utente e di capacità max 40 litri

Dopo la data del 7 novembre 2016 i rifiuti dovranno essere conferiti esclusivamente nei contenitori forniti dalla ditta che si occupa del servizio di raccolta differenziata. Qualora ciò non dovesse avvenire saranno dichiarati non conformi.

Fonte: Eco dalle Città

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, ‘costretto’ ad investire in Spagna

Corrado Dentis, imprenditore del settore riciclo materie plastiche: “Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori”

Vorrei partire dal 2011, quando avvenne l’acquisizione dell’azienda spagnola “PET Compania Para Su Reciclado” da parte di Dentis. Una decisione presa nel momento in cui iniziava a manifestarsi la crisi del mercato italiano del riciclo della plastiche. Vista questa coincidenza, Le vorrei chiedere se la scelta di investire in Spagna è stata dettata da una pura opportunità economica o se è stata anche frutto della situazione italiana?
La scelta è stata frutto di una ponderazione approfondita su quelle che erano le prospettive italiane e non. Se venisse a vedere il nostro stabilimento di Sant’Albano Stura (Cuneo), vedrebbe che c’è un’area predisposta per il raddoppio dello stabilimento che attualmente vede ancora rovi ed erbacce. Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. Purtroppo abbiamo preso la decisione di non insistere più sullo stabilimento italiano. Una scelta correlata all’andamento del nostro settore. Abbiamo approfondito le dinamiche soprattutto legate all’approvvigionamento dei materiali da riciclare. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori dall’Italia. Presa questa decisione, abbiamo fatto una serie di analisi su quella che sarebbe stata l’opportunità più interessante. Dopo tutta una serie di considerazioni e di valutazioni, abbiamo deciso di investire in Spagna, a Valencia.

Quali sono le condizioni non legate al mercato che via hanno indotto a non investire nell’allargamento dello stabilimento di Sant’Albano Stura?
Mi rifaccio ad un mio recente intervento nell’ambito del forum “La nuova riforma europea sui rifiuti e il ruolo del riciclo della plastica nell’economia circolare”. In quella occasione ho evidenziato le dinamiche che oggi continuano a non funzionare nell’ambito di una mancata logica di mercato che caratterizza l’Italia.

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, 'costretto' ad investire in SpagnaHo portato all’attenzione della tavola rotonda alcuni elementi. Come operatori del riciclo, per quanto riguarda gli approvvigionamenti degli imballaggi in plastica da post-consumo, oggi dipendiamo da Corepla. In Italia non abbiamo altre forme, se non le quantità che riusciamo ad ottenere con aggiudicazioni attraverso le aste telematiche dettate dal Consorzio. Tuttavia, non è tanto la modalità a preoccupare. Il vero grande problema, che ho sottoposto all’attenzione del Forum, è la mancanza di investimenti nell’innovazione dei prodotti.

Ho preso a campione gli ultimi tre bilanci Corepla (2013-2014-2015) per analizzare quelli che sono stati gli investimenti in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti. Il mercato dei riciclatori, infatti, ha bisogno di nuovi prodotti su cui far crescere le proprie attività e per andare nella direzione tracciata con i nuovi obiettivi europei di riciclo. Oggi Corepla è intorno al 25% di materiale avviato al riciclo rispetto agli imballaggi in plastica immessi al consumo. E se guardiamo agli investimenti in ricerca e sviluppo nel triennio 2013-2015, a fronte di ricavi superiori al miliardo e 200 milioni di euro, il Consorzio ha investito circa un milione e 500 mila euro ( cifra corrispondente solamente allo 0,1 % del fatturato ) in nuovi prodotti. Rapportandoci invece a quello che è l’immesso al consumo (che secondo gli ultimi dati disponibili è di poco superiore ai 2 milioni e 100 mila tonnellate), i nuovi prodotti proposti da Corepla ai riciclatori sono stati solamente due, un prodotto a base di polipropilene (IPP) e un altro a base di film di polietilene di piccole dimensioni (FILS), che equivalgono in tutto a 55 mila tonnellate. Rispetto a oltre due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica di immesso al consumo, stiamo parlando di poco più del 2,5%. Praticamente nulla.

Davanti a questa mancanza di investimento da parte del sistema, come si può pensare che le industrie del riciclo possano crescere? Crescono se hanno più materiale da riciclare. Se non c’è materia su cui effettuare il riciclo, o se cresce in maniera risibile, i riciclatori rimangono al punto in cui erano,spariscono di conseguenza nuove opportunità occupazionali ed incombono i nuovi obbiettivi della Comunità Europea.

Qual è la situazione del mercato spagnolo?
Il quadro che ho tracciato prima ha confermato la bontà della scelta di andare in un altro Paese dove abbiamo trovato un terreno più fertile e volumi più importanti da avviare al riciclaggio meccanico ; siamo oggi market leader di settore in Spagna, diamo lavoro a più di 70 persone e quest’anno ricicleremo più di 90.000 t. di bottiglie PET da raccolta differenziata. Tuttavia anche in Spagna c’è del lavoro da fare. Anche lì si può raccogliere di più e meglio. Il fatto che potessero raccogliere di più è però stato alla base della nostra decisione. Volevamo inserirci in un contesto in cui le raccolte differenziate potessero crescere, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi in plastica da avviare a riciclo. Un potenziale, come già detto, ancora fortemente inespresso in Italia.

 

Fonte: Giuseppe Iasparra per Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Raccolta differenziata, la preziosa banca dati dei Comuni affidata a privati senza gara e senza scadenze

Com’è andato il passaggio di mano del controllo della società che gestisce i dati sulla raccolta differenziata con piene garanzie sulle commesse future

Sono riservati, sensibili e di interesse pubblico. Eppure oggi i dati sulla raccolta differenziata dei Comuni, alla base delle politiche locali sui rifiuti, vengono gestiti con affidamento diretto da un’azienda privata al 90 per cento. Che si vede garantita l’esclusiva su questa e altre commesse, senza limiti temporali, addirittura da un documento ufficiale. L’atto notarile, cioè, con cui il grosso delle quote dell’impresa in questione, la Ancitel Energia & Ambiente fino al 2013 controllata dall’Associazione dei Comuni (Anci) tramite la società per l’innovazione negli enti locali Ancitel, è passato in mani private. Il tutto in un quadro in cui l’Anci, pur non essendo sottoposta al controllo della Corte dei Conti, è finanziata con soldi pubblici. Rientra altresì nella lista delle pubbliche amministrazioni stilata ogni anno dall’Istat e, come ha stabilito il Tar del Lazio nel 2012, è sottoposta agli obblighi di revisione della spesa. Per questo, come rivelato da il Fatto ad aprile scorso, l’Autorità anticorruzione sta già indagando su un altro affidamento diretto di una commessa da parte di Ancitel, in questo caso alla società di software SkyMedia.

Un regalo di Natale – Il 23 dicembre 2013 è il giorno in cui Ae&a inizia a cambiare pelle. Per 250mila euro, infatti, Ancitel decide di vendere alla Chp Roma, società di “consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica” costituita pochi mesi prima, non solo il controllo della società (Chp si compra oltre l’80 per cento delle quote), ma anche piene garanzie sulle commesse future. È il prezzo da pagare per assicurarsi la partecipazione del nuovo socio: l’esclusiva è “condizione essenziale, anche pro futuro, per l’acquisto della partecipazione”, si legge nell’atto notarile di vendita che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Nonostante la quasi totale privatizzazione, Ae&a rimane “unico soggetto attuatore di Ancitel spa” e si vede garantita da quest’ultima “la possibilità di continuare a svolgere in esclusiva le seguenti attività – gestione della banca dati Anci-Conai ed esecuzione dei progetti specialirelativi agli accordi quadro con i Consorzi che si occupano del riciclo dei rifiuti”.

Guerre intestine – Sono alcune delle principali attività svolte anche oggi dall’impresa, sulla base dall’accordo quadro quinquennale tra Anci e il Conai (il Consorzio degli imballaggi) sulla raccolta differenziata nei Comuni. Della banca dati, in particolare, si parla per la prima volta nell’accordo 2009-13 e il progetto viene poi riconfermato dall’accordo siglato ad aprile 2014 e valido fino al 2019. Si tratta in sostanza della gestione dei numeri preziosi e sensibili sulla qualità e la quantità della raccolta, ma soprattutto sui flussi finanziari generati da questa per i Comuni. La commessa, assegnata da Anci, vale circa 200mila euro all’anno per cinque anni, pagati da Conai. Durante le trattative per l’ultimo patto sulla raccolta differenziata, che coincidono con la vendita dell’80 per cento di Ae&a a Chp, in Anci si consuma una guerra intestina. Da una parte ci sono coloro che vorrebbero portaremaggiore trasparenza sull’affidamento del servizio con una gara pubblica, nello schieramento opposto quelli che invece sono per lasciare le cose come stanno, forti della legittimazione che Ae&a ha proprio grazie all’atto notarile di dicembre 2013.

Così, la prima versione del testo del nuovo accordo quadro, datata aprile 2014, mette nero su bianco che “il servizio di gestione della Banca dati sarà affidato dal Conai mediante gara”. Ma è bastato sostituire la frase con un’altra nel documento stampato a ottobre 2015 e messo on line da Conai solo dopo la segnalazione deilfattoquotidiano.it  per lasciare tutto com’è: “Il servizio di gestione della banca dati è affidato ad Anci, che lo gestisce in autonomia, con la possibilità di affidamento ad altri soggetti, dandone comunicazione al Conai”, recita ora il testo. E così, anche se chi ha lavorato sull’argomento racconta, dietro garanzia di anonimato, che “quest’ultima modifica doveva servire in realtà a rendere temporanea la situazione poco chiara e affidare la gestione dei dati a un soggetto pubblico”, oggi la gestione della banca dati è regolata da una convenzione tra Anci e Ae&a. Firmata nell’autunno 2014 e prorogabile fino al 31 dicembre 2016. “Per fare un’infrastruttura del genere ex novo Anci avrebbe dovuto spendere qualche milione, invece così, visto che è stata già fatta, c’è solo ilcosto di gestione. Se il servizio fosse andato a gara non ci sarebbe stata nessuna garanzia della pubblicità della banca dati, perché la commessa la poteva vincere chiunque”, replica oggi ailfattoquotidiano.it Filippo Bernocchi, Forza Italia, da oltre dieci anni delegato Anci per le politiche ambientali (e quindi anche dei rifiuti) e presidente del cda di Ae&a dalla sua creazione nel 2007 fino a febbraio 2016, quando, ci spiega, “mi sono dimesso perché mi ero stufato di ricevere telefonate come la sua”.

Le responsabilità dei vertici – Difficile capire che ruolo hanno in tutto questo i vertici dell’associazione dei Comuni visto che il presidente dell’Anci, Piero Fassino, interpellato in merito dailfattoquotidiano.it non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La banca dati non è però l’unico elemento poco chiaro di Ae&a, sulla cui gestione esistono anche una serie di interrogazioni parlamentari presentate dai deputati pentastellati Alberto Zolezzi, Riccardo Nuti e Stefano Vignaroli. Nel passato della società c’è anche una partecipazione di quasi il 15 per cento targataDaneco Impianti spa, azienda attiva nel settore della gestione dei rifiuti. Già prima di acquisire le quote l’impresa aveva avuto guai con la giustizia: i suoi vertici erano stati condannati in primo grado nel 2012 dal tribunale di Verona perché ritenuti responsabili dell’inquinamento della falda freatica sotto la discarica di Pescantina gestita dalla società. In attesa della sentenza di appello è scattata la prescrizione, ma intanto rimane la domanda sull’opportunità di accettare questa partecipazione. “Della condanna in primo grado nel 2012 apprendo adesso”, dice Bernocchi a ilfattoquotidiano.it. “La selezione dei soci fu fatta da una commissione, e visto che la società non aveva misure interdittive a suo carico non c’erano motivi per escluderla. Il problema di opportunità si pose dopo, con l’arresto dei suoi vertici, poi prosciolti. A quel punto Ae&a riacquistò le quote”.

In affari con i renziani – Oggi Ae&a, che nel frattempo ha quasi raddoppiato il suo capitale sociale portandolo a circa 245mila euro, è controllata al 65,5 per cento da Chp Roma. Il resto è suddiviso tra la stessa Ae&a (14,7 per cento), l’ex unico proprietario Ancitel (10 per cento), Eprcomunicazione srl, che si occupa di pubbliche relazioni (5), Fenit spa (4,8), società di servizi. A sua volta la maggioranza delle quote della società romana è in mano alla Logo srl, di proprietà della moglie e dei figli dell’industriale prateseCarlo Longo, oggi presidente dell’Interporto della Toscana centrale e in passato vice presidente di Confindustria Toscana, nonché presidente della Camera di commercio di Prato, vicino al concittadino Bernocchi. La Logo, attraverso la partecipata Cki è in affari con nomi noti vicini al premier Matteo Renzi. Socio di maggioranza della Cki è infatti la Kontact srl, amministrata da Giorgio Moretti, renziano, presidente della multiservizi dei rifiuti fiorentina Quadrifoglio. Il restante 9 per cento è nelle mani di un altro renziano di ferro, Marco Carrai.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

RASSEGNA STAMPA – Raccolta differenziata, tra conflitti di interesse e dati segreti: “Costi a carico delle casse pubbliche”

Tra opacità e critiche dell’Antitrust, il sistema Conai non garantisce la copertura dei costi di raccolta a carico dei Comuni con i prezzi di fatto definiti dai produttori di imballaggi. Una situazione capovolta rispetto a quella di altri Paesi europei

Domanda numero uno: quanta plastica, carta o vetro da riciclareha raccolto il tal comune? Domanda numero due: lo stesso comune quanti contributi che gli spettano per legge ha incassato a fronte dei costi sostenuti per la raccolta differenziata degli imballaggi? Due domande le cui risposte sono contenute nella banca dati Anci–Conai prevista dagli accordi tra l’Associazione nazionale dei comuni italiani e il Conai, ovvero il consorzio privato che è al centro del sistema della raccolta differenziata degli imballaggi. Numeri non diffusi ai cittadini, che possono contare solo su un report annuale con dati aggregati. Ma i dati aggregati non sempre vanno d’accordo con la trasparenza. E soprattutto non rendono conto delleincongruenze di una situazione su cui l’Antitrust di recente ha espresso le sue critiche, mettendo nero su bianco che “il finanziamento da parte dei produttori di imballaggi dei costi della raccolta differenziata non supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Con la conseguenza che a rimetterci sono le casse pubbliche, visto che tocca ai comuni coprire gran parte di quei costi.

I dati sulla raccolta differenziata? In mano a un privato pagato dal Conai – Il sistema Conai, creato alla fine degli anni novanta per recepire la direttiva europea in materia e per soddisfare il principio del “chi inquina paga”, funziona così: per ogni tonnellata di imballaggi immessa sul mercato i produttori di imballaggi versano un contributo (cac, contributo ambiente Conai) al Conai, che poi distribuisce ai vari consorzi di filiera le quote spettanti. Per gli imballaggi di plastica il consorzio di riferimento è il Corepla, per quelli di carta il Comieco, e così via. Tutti consorzi che fanno capo al Conai e che sono controllati dagli stessi produttori di imballaggi e da chi li immette sul mercato. Il sistema Conai, che tra le sue entrate può contare anche sui ricavi ottenuti con la vendita dei materiali conferiti dai comuni, riconosce a questi un corrispettivo a tonnellata che dovrebbe compensare gli extra costi sostenuti per la raccolta differenziata degli imballaggi rispetto a quella dei rifiuti generici. “Solo che ad oggi – spiegaMarco Boschini, coordinatore dell’Associazione dei comuni virtuosi – non esiste ancora uno studio che stabilisca quali sono realmente in media gli extra costi sostenuti dai comuni per ogni tipologia di tonnellata di materiale raccolta”.

E così il corrispettivo dovuto ai comuni viene stabilito da unatrattativa effettuata ogni cinque anni nell’ambito del rinnovo dell’accordo tra Anci e Conai, dove finora hanno prevalso gli interessi del sistema Conai. Con un particolare: i dati relativi allaraccolta differenziata sono custoditi nella famosa banca dati, che viene gestita a spese del Conai da Ancitel Energia e Ambiente(Ancitel E&A), a cui è stata affidata in modo diretto da Anci, senza alcun bando di gara. Ancitel E&A è una società che, al di là di una quota del 10 per cento in mano ai comuni attraverso Ancitel spa, è al 90 percento di proprietà di privati. Con un primo conflitto di interessi che salta subito all’occhio, come fa notare Boschini: “Il Conai e i suoi consorzi di filiera pagano ad Ancitel E&A la gestione della banca dati e sono quindi i suoi principali clienti, clienti che hanno garantito finora quasi per intero il fatturato di tale società. Se dall’elaborazione dei dati dovesse emergere, cosa peraltro in linea con quanto rilevato dall’Antitrust, che i sovra costi della raccolta differenziata degli imballaggi sono ben più elevati di quelli riconosciuti attualmente ai comuni, si verrebbe a determinare un aumento di costi a carico proprio dei clienti più importanti e decisivi di Ancitel E&A”.

Le critiche dell’Antitrust: “Il sistema Conai copre solo il 20% dei costi di raccolta” – Quando nel 2013 l’Associazione dei comuni virtuosi ha affidato alla società di ingegneria Esper (Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) la redazione di un’analisi sugli effetti degli accordi tra Anci e Conai, ecco cosa è saltato fuori: “Analizzando gli ultimi dati disponibili nel 2013 – spiega Ezio Orzes, uno dei curatori della ricerca e assessore all’Ambiente di Ponte alle Alpi, comune più volte premiato da Legambiente per i risultati raggiunti nella raccolta differenziata – si è visto che ai comuni italiani il Conai riconosceva solo il 37% di quanto incassato grazie al cac e alla vendita dei rifiuti raccolti, mentre i corrispettivi per tonnellata raccolta ricevuti dai nostri enti locali erano tra i più bassi in Europa. Così, a fronte dei circa 300 milioni versati dal Conai ai comuni, questi ne spendevano almeno tre volte tanto per la raccolta degli imballaggi”.

Da allora, seppur con qualche miglioramento dovuto anche alle prese di posizione dell’Associazione dei comuni virtuosi, lo sbilanciamento a favore dei privati (sistema Conai) rispetto al pubblico (Anci) è rimasto. Così nel 2015 il sistema Conai ha incassato 593 milioni di euro grazie al cac e circa 225 dalla vendita dei materiali conferiti dagli enti locali. Valore, quest’ultimo, che potrebbe essere ancora più alto visto che, per fare un esempio, il consorzio Comieco vende sul mercato libero solo il 40% della carta recuperata, quota a cui è salito dopo un impegno preso nel 2011 con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che aveva censurato l’“opacità gestionale” determinata dalla pratica di cedere alle cartiere consorziate i materiali raccolti a prezzi inferiori a quelli di mercato. In ogni caso, a fronte delle somme incassate, nel 2015 il Conai ha versato ai comuni, secondo quanto comunicato ailfattoquotidiano.it, solo 437 milioni. Numeri che contribuiscono a creare la situazione che – come detto – l’Antitrust lo scorso febbraio ha descritto così: “Il finanziamento da parte dei produttori (attraverso il sistema Conai) dei costi della raccolta differenziatanon supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Una situazione capovolta rispetto a quella di altri Paesi europei, evidenzia Attilio Tornavacca, direttore generale di Esper: “In Germania e in Austria i costi di raccolta degli imballaggi domestici sono a carico esclusivamente di chi produce e commercializza imballaggi. In Francia, secondo un rapporto del 2015 di Ademe (un’agenzia pubblica di controllo a supporto tecnico del ministero dell’Ambiente, ndr), la percentuale dei costi di gestione degli imballaggi domestici a carico di Ecomballages e Adelphes, consorzi che svolgono una funzione similare a quella del sistema Conai in Italia, nel 2014 è stata pari al 74,8%”.

Un unico sistema, tanti conflitti di interesse – I conflitti di interesse non si limitano alla gestione della banca dati Anci-Conai. “Il cac versato in Italia dai produttori di imballaggi è mediamente tra i più contenuti tra quelli applicati in Europa – spiega Tornavacca -. Ad esempio in Francia per il cartone si pagano 163 euro a tonnellata, mentre in Italia solo 4”. E chi decide a quanto deve ammontare il cac? “Il Conai stesso. E quindi, in definitiva, lo decidono gli stessi produttori di imballaggi che pagano il cac e che nel consorzio detengono l’assoluta maggioranza delle quote”. C’è poi un altro punto. Il corrispettivo versato ai comuni dal sistema Conai dipende dalla percentuale di impurità del materiale raccolto: quante più frazioni estranee sono presenti per esempio in una tonnellata di imballaggi plastici conferiti, come può essere un giocattolo che non è classificato come imballaggio, tanto più bassa è la somma riconosciuta al comune dal consorzio di filiera Corepla. A valutare la qualità del materiale raccolto sono alcune società scelte e pagate dal Conai, che potrebbe quindi decidere di rinnovare o meno il contratto a seconda che siano state soddisfatte o meno le proprie aspettative. Il che basta a spiegare questo altro potenziale conflitto di interessi presente nel sistema all’italiana di gestione dellaraccolta differenziata. Sebbene infatti l’analisi di qualità possa essere eseguita in contraddittorio tra le parti, una cosa è chiara: un corrispettivo più basso versato al comune in seguito al risultato dell’analisi corrisponde a un esborso inferiore da parte del Conai.

E ancora. Che fine fa la differenza tra quanto incassato dal Conai grazie al cac e alla vendita del materiale raccolto e quanto versato ai comuni? “In parte viene accantonata a riserva per esigenze di anni successivi – spiega Tornavacca – in parte viene utilizzata perfinanziare la struttura e tutte le attività promozionali del Conai e dei consorzi di filiera”. E anche qui casca l’asino su un altro bel conflitto di interessi. Perché nelle sue campagne promozionali il Conai si guarda bene dal promuovere pratiche che porterebbero a una riduzione del consumo di imballaggi, come la diffusione delvuoto a rendere, cosa che avrebbe conseguenze negative sui fatturati dei produttori suoi consorziati.

Conai e Anci: “Siamo per la trasparenza”. Ma la banca dati resta chiusa a chiave – Tra conflitti di interesse e costi di raccolta degli imballaggi che pesano soprattutto sulle casse pubbliche, anziché sui produttori, forse un po’ più di trasparenzaci vorrebbe. Magari rendendo visibile a tutti i cittadini il contenuto della banca dati da cui siamo partiti. Che ne pensa il Conai? “La banca dati Anci-Conai – risponde il direttore generale del consorzioWalter Facciotto – è uno strumento introdotto dal precedente accordo quadro Anci-Conai (2009-2013) ed è un sistema gestito direttamente da Anci. Restiamo convinti che sia il primo strumento per trasparenza e completezza nel settore dei rifiuti, a completa disposizione di chi ne ha la proprietà (i comuni) e la gestione (società e/o comune medesimo)”. E siccome la palla viene passata ai comuni, non resta che sentire il parere di Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche per la gestione dei rifiuti e fino a pochi mesi fa presidente di Ancitel E&A: “Io sono sempre stato per il green open data. Le regole per rendere visibili i dati della banca dati sono definiti dal comitato di coordinamento Anci-Conai, ma ogni singolo comune dovrebbe dare il suo consenso perché possano essere pubblicati i dati che lo riguardano”. In attesa che Anci e Conai chiedano questo consenso, quei numeri continuano a essere chiusi a chiave nella banca dati.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

RASSEGNA STAMPA – Fonte Nuova – Caos raccolta porta a porta, Genova: “Situazioni normali in fase di avvio”

E’ partito ufficialmente lunedì 19 settembre il servizio di raccolta differenziata porta a porta a Fonte Nuova. Pochi cittadini sembrano aver già iniziato a separare i rifiuti e in strada, per questi primi giorni, sono stati mantenuti i vecchi cassonetti stradali, protagonisti in questi giorni du una criticità tale da allarmare tutti gli abitanti: colmi di rifiuti.
Le situazioni più delicate di questo avvio alla pap sono relative principalmente alla questione dei condomìni e alla raccolta dell’organico, soprattutto per il settore commerciale. Moderatamente soddisfatto di come sta andando questo prima fase, sembra essere Salvatore Genova, direttore dell’esecuzione del contratto di igiene urbana del comune di Fonte Nuova.Genova è consigliere di amministrazione e direttore tecnico di Esper, società che si occupa di progettazione di servizi e che lavora esclusivamente con le Pubbliche amministrazioni: “Situazioni normali in un avvio del servizio – dice – . Risolto il problema dell’organico, subito al lavoro per l’isola ecologica”.
Il contratto col nuovo gestore è stato firmato il 26 febbraio 2016. Il servizio doveva partire entro trenta giorni dalla firma. Come mai questo ritardo?
Per nuovo servizio si intendono tante cose, come l’inizio della campagna di comunicazione, dell’acquisto di attrezzature, dei monitoraggi, del censimento delle utenze. Si intende un’attività che inizia, per cui non possono essere impiegati meno di tre mesi per un comune grande come Fonte Nuova. Ho espresso anche un parere in merito.
Queste attività, indagini territoriali, consegne dei kit, non dovevano essere fatte prima dell’inizio del servizio?
L’importante è che il servizio funzioni bene. Dobbiamo inoltre ricordarci il ricorso che era pendente. La norma dice che quando si aggiudica un appalto ci sono 35 gg per la firma del contratto e poi c’è la consegna del servizio. Questo lasso di tempo che come minimo dura 50-60 gg serve all’azienda per fare tutte queste attività. Con un ricorso pendente il comune si è ritrovato ad avere la sospensiva a luglio. L’azienda in questo caso, con le pressioni ricevute a Fonte Nuova, ha fatto dei preordini senza avere la certezza dell’aggiudicazione dell’appalto, cioè senza la certezza che il ricorso venisse annullato. Dopo questa certezza l’azienda ha sbloccato gli ordini ed iniziato la distribuzione dopo ferragosto, porta porta tra l’altro e geo-referenziando tutte le utenze. Questo lavoro servirà anche a scoprire tutte le evasioni-elusioni di quelle utenze che hanno sempre conferito nei cassonetti stradali ed ora non potranno più farlo.
Perché sono stati mantenuti in strada i cassonetti dell’indifferenziato mentre nel contratto si stabiliva che dovevano essere tolti contestualmente alla partenza del servizio?
Ci sono delle utenze che sono state raggiunte ma che non sono state trovate. Tecnicamente si lascia sempre una settimana, anche se già da oggi si inizia la rimozione dei contenitori, con l’obiettivo di toglierli tutti entro domenica. Entro due giorni sarà completato il giro delle utenze che non hanno ricevuto il kit. E si cercherà di definire la situazione dei condomìni, ognuno dei quali ha una richiesta particolare che deve essere valutata. Di solito si lascia ad accordi con l’azienda stabilire dove mettere i contenitori, se il mezzo deve entrare etc. C’è qualcuno che è restio a prendersi i contenitori, quando li prendi vieni censito.
Dietro a questo ritardo emerge quindi anche un problema di cittadini che evitano il censimento?
Questo problema c’è in ogni comune. Anche se stiamo notando un’accelerazione positiva in questi ultimi due giorni, quando si è visto che il servizio è stato avviato. Si è notato anche un aumento degli ingombranti nelle postazioni stradali. La gente sta svuotando le cantine.
E’ corretto affermare che anche per i condomìni per cui è prevista la consegna del kit comune, previo accordo tra tutti, c’è la possibilità di richiedere i kit singoli?
L’accordo prevedeva la consegna la consegna dei contenitori condominiali per quei fabbricati formati da quattro utenze in su. Così si sta procedendo. Questa è una modalità progettuale di qualche anno fa perché ora c’è in tanti comuni la tariffazione puntuale, si cerca di far pagare al cittadino ciò che produce. Questo implica che bisogna misurarlo e questa asticella si sta spostando sempre più verso l’alto, in alcuni progetti si parla di 8, 10, 12 utenze per fabbricato. Nel contratto è prevista questa possibilità, ma anche il contrario. Cioè può avvenire che alcune utenze chiedano il kit condominiale.
I disservizi di questi giorni erano previsti o c’è una responsabilità?
Queste situazioni fanno parte di un avvio del servizio. Si è deciso di non rimuovere i cassonetti dalla strada. Per l’azienda questo è un aggravio perché sta svolgendo due servizi, quello stradale e il porta a porta. Sta accadendo che lo svuotamento di tutti i contenitori stradali non avviene la mattina quando si fa il pap ma durante la tarda mattinata, primo pomeriggio. Ho chiesto all’azienda di avere il tracciato dei mezzi, perché tutti sono rilevati per Gps. So che i mezzi sono passati in tutte le strade. Può succedere banalmente che il secchio non è stato messo al posto giusto o è stato esposto mezz’ora dopo che il mezzo è passato. Ora non c’è più il cassonetto stradale che è sempre lì ad aspettare. Ora c’è un operatore con produttività di circa 500 prese al giorno. Tra poco andrà tutto a regime.
I cittadini che differenziano male a che tipo di sanzioni vanno incontro?
Con l’amministrazione abbiamo predisposto il nuovo regolamento di igiene urbana. E così come ci sono sanzioni per l’azienda se produce un disservizio, ci sono quelle per il cittadino che differenzia male. Abbiamo disposto per il momento una procedura di monitoraggio tramite adesivi in modo da informare il cittadino dell’errore fatto, non possiamo utilizzare strumenti sanzionatori subito. Il regolamento è già stato definito e sarà a breve pubblicato sul sito.
Si può affermare quindi che il contratto ha una perfetta esecuzione e che, ad oggi, non c’è inadempimento di nessuna delle due parti?
L’unica cosa che non va in questo momento, la questione spinosa, è il centro comunale di raccolta. Superata questa criticità dell’impianto dell’organico, la prima cosa sulla quale lavorerò è quella del centro comunale di raccolta, che in un comune servito dal servizio porta a porta è necessario. Sicuramente il servizio di queste isole ecologiche itineranti, che ho chiesto a compensazione di questa mancanza, non può sopperire. Cercheremo di accelerare l’iter in regione.
 
Vittorio Moriconi

Regione Piemonte: verso la tariffa puntuale

Approvato in via definitiva il Piano Regionale di gestione dei rifiuti urbani e dei fanghi di depurazione (Pgru) 2015-2020, la Regione Piemonte fissa obiettivi e strumenti.

Il panorama entro cui ci si muove è quello dell’Economia Circolare, un sistema in cui tutte le attività produttive sono organizzate in modo che i rifiuti di uno diventino risorse per qualcun altro.

Il Piano è uno strumento di pianificazione con obiettivi in termini di sostenibilità e promozione di una cultura ambientale improntata alla riduzione dei rifiuti, al riuso di beni a fine vita e al riciclaggio.

I principali obiettivi della programmazione al 2020 sono:
– riduzione della produzione dei rifiuti a 455 kg per abitante (a fronte di una stima di produzione al 2020 pari a 486 kg/ab);
– raccolta differenziata di almeno il 65% a livello di ciascun Ambito territoriale ottimale. A livello regionale si è attestata al 52,5% nel 2013 e al 53,5% nel 2014;
– produzione pro capite annua di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 159 kg (212,6 kg/ab nel 2013 e 212,2 kg/ab nel 2014);
– raggiungimento di un tasso di riciclaggio pari ad almeno il 55% in termini di peso. Nel 2013 la percentuale era del 50,1%;
– avvio a recupero energetico solo delle frazioni di rifiuto per le quali non è tecnicamente ed economicamente possibile il recupero di materia;
– in via prioritaria autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi a livello di Ambito territoriale ottimale; in ogni caso tale autosufficienza deve essere garantita a livello regionale;
– riduzione del conferimento in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili (Rub) fino ad un loro azzeramento a partire dal 2020;
– abbandono del ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti recuperabili.

Ma soprattutto, per raggiungere questi obiettivi, il Piano individua alcune azioni prioritarie:

* la riorganizzazione dei servizi di raccolta rifiuti, finalizzata al passaggio da raccolta stradale a domiciliare almeno per i rifiuti urbani indifferenziati residuali, la frazione organica, la carta e il cartone;
* la previsione di strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, tra i quali prioritariamente la diffusione della tariffazione puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani, individuata quale principale strumento di responsabilizzazione dei cittadini.

In Piemonte dunque, si apre una nuova era, sulla scia di Consorzi (su tutti il CSS-Consorzio Chierese) e Comuni che già stanno adottando le azioni indicate dal piano regionale con risultati eccellenti: proprio il CSS risulta infatti il Consorzio con le migliori performances regionali quanti-qualitative ed economiche.

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