SERR 2020 dal 21 novembre: 3500 azioni in Italia

Nonostante la grave crisi sanitaria in atto, l’Italia è ancora al top in Europa per quanto riguarda la prevenzione dei rifiuti. Sono infatti 3.469 le azioni registrate nel nostro Paese per la dodicesima edizione della SERR – Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (European Week for Waste Reduction), che inizierà in tutta Europa sabato 21 novembre e si concluderà domenica 29 novembre.

Sono più di 7.800 le azioni registrate in tutta Europa, dato non ancora definitivo. L’obiettivo primario della Settimana è sensibilizzare e coinvolgere attivamente cittadini, istituzioni, associazioni, scuole e imprese ai temi della riduzione dei rifiuti, e anche in questa edizione è stato pienamente centrato. Analizzando i dati nel dettaglio, nel 2020 il numero dei i singoli proponenti delle azioni si è ridotto dell’83% rispetto all’anno scorso. La categoria delle Pubbliche Amministrazioni è quella che ha registrato l’incremento maggiore nel numero di adesioni.
In percentuale, le azioni sono state proposte dalle seguenti tipologie di action developer:
1. Pubbliche Amministrazioni 27,6 %
2. Associazioni 15,6 %
3. Scuole 33,7 %
4. Imprese 17,3 %
5. Cittadini 5,8 %

I proponenti appartenenti alla categoria delle imprese, pur rappresentando solo il 17,3% delle azioni, contribuiscono però per il 94% delle azioni registrate. Infatti, anche per l’edizione 2020, non sono mancati i grandi player del panorama nazionale, quali Intesa Sanpaolo, che realizzerà azioni in ciascuna delle sue filiali e Mercatino Franchising, che coinvolgerà tutti i propri punti vendita con iniziative concrete e misurabili. Anche quest’anno le azioni della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti arrivano da ogni Regione d’Italia. La partecipazione è risultata diffusa su tutto il territorio nazionale; le regioni in cui sono state registrate il maggior numero di azioni sono Lombardia (576), Veneto (437) e Piemonte (301). Tema specifico dell’edizione 2020 sono “I Rifiuti Invisibili”, che ha riguardato circa il 93 % delle azioni registrate. Sono “invisibili” tutti quei rifiuti generati durante la produzione dei beni che, però, il consumatore abitualmente non vede. La campagna ha in questo modo cercato di sensibilizzare i cittadini europei sul “reale peso” delle loro scelte di consumo.

La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti rappresenta la principale e più ampia campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini europei circa l’impatto della produzione di rifiuti sull’ambiente. Nata all’interno del Programma LIFE+, viene attualmente gestita da un Comitato promotore europeo all’interno del quale siede la Commissione Europea in veste di indirizzo strategico. In Italia la SERR è coordinato da AICA e promossa da un Comitato promotore composto da: CNI Unesco come invitato permanente, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, ANCI, Città Metropolitana di Torino, Legambiente, Regione Sicilia, e con il supporto tecnico di E.R.I.C.A. Soc. Coop. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti – Edizione 2020 è stata resa possibile grazie al contributo di CONAI e dei Consorzi di Filiera: Comieco, Corepla, Coreve, CiAL e Ricrea.

Sicilia, il nuovo Piano Rifiuti non è ancora pronto e la gestione è in continuo affanno

In Sicilia la mancata adozione del Piano rifiuti regionale continua a creare disservizi e fa lievitare i costi in bolletta dei cittadini, che comunque entro la fine dell’anno potrebbero conoscere il documento tanto atteso. In questi giorni la chiusura dell’impianto Tmb di Alcamo e l’ennesima saturazione delle vasche di quella di Bellolampo stanno compromettendo la raccolta in molti comuni dell’isola. 

Tuttavia l’assessore ai Servizi di Pubblica Utilità, Alberto Pierobon, ha dichiarato che “il governo regionale ha deciso di interrompere la serie di ordinanze emergenziali che costituivano la ‘copertura’ di situazioni gestionali in deroga alla normativa vigente”. Il nuovo Piano rifiuti a fine ottobre è stato inviato all’assessorato Territorio e ambiente “chiudendo così una fase fondamentale per la definizione del documento voluto fortemente dal governo Musumeci. Consentirà di avere una gestione dei rifiuti trasparente, darà priorità alla raccolta differenziata, potenzierà il ruolo del settore pubblico e metterà ordine a un sistema che per troppi anni è stato caratterizzato dall’emergenza”. 

Ma intanto i disservizi sono sempre dietro l’angolo e creano divisioni tra cittadini, sindaci e regione. 

Il sistema impiantistico che fa leva su discaricheormai sature è una delle principali cause della gestione emergenziale. Nonostante le percentuali incoraggianti di raccolta differenziata registrate negli ultimi anni in molti comuni, sull’isola infatti scarseggiano gli impianti di trattamento della frazione organica e delle altre frazioni, che per lo più vengono trasportate fuori regione con notevoli costi ambientali e costi in bolletta. Tramite i ripetuti ampliamenti delle vasche di discarica si cerca di fare spazio ai rifiuti indifferenziati, anche se negli ultimi due anni in Sicilia è diminuita la quantità di rifiuti smaltiti di ben 280 mila tonnellate, destinando a recupero un 17,5 per cento di materiali in più, fa sapere Pierobon via social. 

Negli scorsi giorni la chiusura dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Alcamo in cui – sottolinea l’assessore – “gli uffici regionali hanno riscontrato alcune incongruenze nelle autorizzazioni ambientali” ha creato difficoltà nella raccolta dei rifiuti in molti comuni che lì conferivano il loro indifferenziato. Recentissima è invece la notizia dell’ennesima emergenza che interessa la discarica palermitana di Bellolampo per la quale si sta valutando un ulteriore progetto di ampliamento e la pubblicazione di un bando per portare i rifiuti fuori dalla Sicilia.

Nuovo piano entro l’anno
Dall’Assessorato comunque fanno sapere che sul nuovo Piano, per ora, non rilasciano nessuna dichiarazione specifica. Il documento attende il passaggio alla Commissione ambiente all’Assemblea regionale siciliana, a cui seguirà il controllo del Consiglio di giustizia amministrativa e dell’Ufficio legale che faranno le opportune verifiche sull’iter procedurale ed entro la fine dell’anno la Sicilia potrebbe finalmente avere il piano tanto atteso.

L’amministrazione regionale si dice ottimista, nonostante si aspetti critiche e prese di posizione sul collocamento e sulla tipologia degli impianti previsti. Questioni che si erano già aperte nel 2019, quando sul documento si era pronunciato il Ministero dell’ambiente costringendo il Ministro Costa ad aprire un’istruttoria amministrativa interna per conoscere chi nel suo Dicastero aveva ipotizzato la necessità di ricorrere agli inceneritori.  

Fonte: Tiziana Giacalone per Eco dalle Città

AGCM: multa da 27 milioni per Corepla

Un grosso operatore presente sul mercato che fa di tutto per tagliare fuori un nuovo arrivato. A perderci ci sono la collettività e l’ambiente. E’ questo il quadro che ha portato l’Antitrust a multare per 27 milioni di euro il Corepla, il Consorzio di filiera della plastica che fa parte del sistema Conai e che secondo l’Autorità della concorrenza “ha abusato della propria posizione dominante nel mercato italiano dei servizi di avvio a riciclo e recupero degli imballaggi plastici in pet ad uso alimentare (bottiglie di plastica per acqua e bibite), che vengono offerti ai produttori chiamati a ottemperare agli obblighi ambientali”.

La decisione della multa arriva dopo che, poco più di un anno fa, l’Authority aveva “adottato misure cautelari per una tempestiva eliminazione delle pretese esclusive di Corepla sui materiali rinvenienti dalla raccolta differenziata urbana”.

Secondo la recente ricostruzione dei fatti, Corepla avrebbe violato “gravemente” il Tratto Ue con “un’articolata strategia volta a ostacolare l’operatività di Coripet, il consorzio costituito dai produttori di bottiglie in plastica per liquidi alimentari, in precedenza aderenti a Corepla, autorizzato ad operare in via provvisoria dal Ministero dell’Ambiente da aprile 2018 sulla base di un progetto innovativo di avvio a recupero e riciclo del pet”.

Coripet vuole aprire una nuova via al riciclo. Il suo progetto, ricorda sempre l’Autorità nel sintetizzare il procedimento, “prevede la gestione di materiali rinvenienti, oltre che dalla tradizionale raccolta differenziata urbana, anche dalla progressiva installazione sul territorio di raccoglitori automatici (i cosiddetti eco-compattatori), in grado di ricevere direttamente dai consumatori finali le bottiglie di plastica per liquidi vuote. In questo modo si stimola, sulla base di benefit economici incentivanti, la differenziazione nella raccolta di imballaggi plastici in pet ad uso alimentare e si consente l’attivazione del circuito “bottle to bottle“, esempio di attuazione di economia circolare”.

Il problema è che Coripet aveva due anni di tempo per trasformare la sua autorizzazione da provvisoria a definitiva: le serviva provare “la propria capacità operativa” per acquisire il diritto permanente a operare. “Ma la sua attività è stata ostacolata da una serie di condotte abusive poste in essere da Corepla”, dicono gli sceriffi della concorrenza. Quest’ultimo “ha impedito a Coripet di accedere alla gestione dei rifiuti plastici riconducibili ai propri consorziati, sia ostacolando il raggiungimento di un accordo del nuovo entrante con l’Anci (l’Associazione dei Comuni, ndr) sia rifiutandosi di stipulare con Coripet un accordo transitorio, che si era reso necessario per l’impossibilità di siglare direttamente un accordo con l’Anci”.

L’intervento dell’Autorità – rivendica la nota in chiusura – ha permesso di estendere meccanismi competitivi all’offerta di servizi di avvio a recupero e riciclo delle bottiglie in pet per uso alimentare, favorendo così le dinamiche concorrenziali previste dal Testo Unico Ambientale con vantaggi oltre che per la collettività, anche per l’ambiente.

In una nota, Corepla ha specificato che prende “atto della decisione dell’Autorità e adiremo le vie di giustizia per impugnare il provvedimento; COREPLA ritiene infatti di non aver in alcun modo ostacolato l’accesso al mercato di CORIPET e di aver sempre operato al solo fine di garantire la continuità dei servizi di raccolta differenziata e riciclo, a beneficio dei Comuni e dei Cittadini”.

Fonte. La Repubblica

La Sicilia spinge la raccolta differenziata di carta e cartone crescendo del +15,9%

Con quasi 16 punti percentuali in più rispetto al 2018, la Sicilia mette a segno il maggior incremento annuo nella raccolta differenziata di carta e cartone, trainando la forte crescita registrata in tutto il Sud Italia.  Secondo i dati contenuti nel 25° Rapporto annuale sulla raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone in Italia curato e diffuso da Comieco, infatti, nel 2019 in Sicilia sono state raccolte e avviate al riciclo 162.689 tonnellate di carta e cartone, rivelando una crescita particolarmente consistente rispetto alle 140.423 tonnellate del 2018. La quota media pro-capite, invece, è pari a 31,9 kg.
L’eccellente risultato registrato in Sicilia è la migliore espressione di un generale miglioramento registrato soprattutto nelle regioni italiane meridionali. Complimenti a tutti i siciliani per il sempre maggior impegno che stanno mettendo nello svolgimento della raccolta differenziata, pratica sostenibile essenziale per la società intera” – spiega Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco. “Comieco ha gestito direttamente 144.854 tonnellate – ovvero l’89% del totale –  riconoscendo ai Comuni convenzionati corrispettivi economici che hanno superato i 7,82 milioni di euro.”I dati per provincia

Disaggregando il dato complessivo su base provinciale, troviamo andamenti diversi: in provincia di Agrigento sono state raccolte 15.601 tonnellate di carta e cartone, pari a 34,8 kg pro-capite; in quella di Caltanissetta le tonnellate sono state 11.251 tonnellate e 41,1 kg il pro-capite; in provincia di Catania 39.375 tonnellate di carta e cartone raccolte, pari a una raccolta media pro-capite di 35,3 kg; ad Enna 4.788 con 28 kg/ab; in provincia di Messina sono state raccolte 
20.454 tonnellate con una media pro-capite di 31,7 kg; in quella di Palermo 27.981 tonnellate pari a una media pro-capite di 21,9 kg; in provincia di Ragusa le tonnellate sono state 12.139 con una media pro-capite di 38,1 kg; in quella di Trapani sono state raccolte 16.254 tonnellate di carta e cartone, pari a 37,3 kg/ab mentre in provincia di Siracusa con 14.846 tonnellate e 36,6 kg pro-capite.Un’abitudine virtuosa sempre più diffusa 

È lecito affermare che il primato nell’incremento annuo di raccolta differenziata di carta e cartone in Sicilia vada interpretato come un ottimo risultato frutto di investimenti mirati e da una coscienza ambientale sempre più diffusa.
Secondo una recente ricerca quantitativa condotta da Astra Ricerche per Comieco, le risposte fornite dagli intervistati siciliani sono percentualmente in linea con quanto affermato dalla media dei connazionali. L’86% dei siciliani si dichiara infatti preoccupato per il tema ambientale a livello mondiale e il 69% si impegna nell’adozione di comportamenti sostenibili. Lievemente inferiore alla media nazionale del 79,7% è la percentuale dei siciliani (75%) che, come pratica sostenibile, fa “sempre/spesso” la raccolta differenziata, attività in cui i cittadini si danno comunque un voto ben più che sufficiente, attestandosi – in una scala da 1 a 10 – su una media di 7,39 (media nazionale 7,50).
Per ottenere informazioni o risolvere i dubbi quotidiani in tema di raccolta differenziata, gli abitanti della Sicilia sfogliano principalmente la guida cartacea fornita dal Comune (40%) e cercano sui motori di ricerca (40%), ma visitano anche il sito del Comune (26%) o siti dei consorzi per il riciclo come Comieco (15%), chiedono informazioni a familiari ed amici (15%), oppure si affidano ad una app specifica sul proprio smartphone (13%). Quando non sa cosa fare, per fortuna, solo il 3% degli intervistati dichiara di non informarsi e di mettere tutto nell’indifferenziata.La raccolta differenziata di carta e cartone in Italia 

A livello nazionale, la raccolta differenziata di carta e cartone ha fatto registrare nel 2019 una crescita del 3% e complessivamente sono state raccolte 3,5 milioni di tonnellate. L’eccellente stato di salute del settore trova conferma anche nel tasso di riciclo degli imballaggi a base cellulosica, attestatosi all’81% con un ritmo di crescita che rende fattibile centrare l’obiettivo dell’85% fissato dall’Unione Europea al 2030. 
Nel 2019, inoltre, è emerso un importante miglioramento sotto il profilo qualitativo dei materiali a base cellulosica avviati al riciclo, con l’incidenza delle impurità nella raccolta differenziata svolta dalle “famiglie” tornata sotto la soglia del 3%, mentre viene confermata l’eccellente qualità delle raccolte sui circuiti “commerciali”.

Fonte Eco dalle Città

Torino: “Ecoisole” intelligenti accerchiate da immondizia e pneumatici

Nelle circoscrizioni 4, 5 e 6, dove dall’estate ci sono 60 postazioni, è diffuso il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti Amiat: “I responsabili non hanno la smat card che apre i cassonetti”. Il Comune: “In arrivo un piano contro gli incivili””Ecoisole” intelligenti accerchiate da immondizia e pneumatici

Matteo RoselliLe ecoisole accessibili con la tessera elettronica da qui al 2022 diventeranno lo standard per la raccolta rifiuti in città, perché Amiat che le ha preferite alla raccolta porta a porta. Ma quelle sperimentali già sul territorio devono fare i conti con vecchi problemi.E’ il caso di quelle presenti nella zona delle Spine, ovvero tra le Circoscrizioni 4, 5 e 6 nei tratti collegati a piazza Baldissera. Qui dall’estate sono state montate 60 postazioni di nuova generazione per servire circa 17 mila torinesi. Dal 21 settembre i bidoni sono accessibili soltanto per i residenti che, per buttare l’immondizia, devono “bippare” la smart card rilasciata da Amiat. La partenza di questa fase doveva originariamente risolvere il problema dell’abbandono dei rifiuti abusivi. Invece il fenomeno delle mini-discariche si è amplificato.Le vie più complesse sono corso Vigevano, corso Gamba e via Verolengo, dove spesso attorno alle isole si creano cumuli di sacchetti della spazzatura e in alcuni casi si aggiungono rifiuti speciali o ingombranti, come pneumatici per le auto, mobili o piccoli elettrodomestici. Un nuovo grattacapo per Amiat, che ora spera in un ridimensionamento – se non la scomparsa – del fenomeno, come avvenuto nella prima zona sperimentale tra Lingotto e Filadelfia: «Quando, un anno e mezzo fa, abbiamo fatto partire la prima sperimentazione delle ecoisole in corso Traiano, la situazione non era molto diversa – spiegano dagli uffici di via Giordano Bruno – Però ora il fenomeno è decisamente più circoscritto e confidiamo sul fatto che succederà lo stesso anche nella zone delle Spine. Nel frattempo, stiamo continuando la campagna informativa e rimaniamo in allerta. In molti casi i responsabili di questi gesti sono persone prive di smart card».Intanto i comitati e i residenti di zona cominciano a perdere la pazienza e chiedono interventi più efficaci per contrastare il fenomeno: «Non siamo contrari a questo nuovi sistema di raccolta rifiuti, ma con i passaggi attuali e i controlli fatti di rado non può reggere – dice Lorenzo Ciravegna del comitato Bcps -. È necessario un intervento costante e attento da parte delle istituzioni, altrimenti il degrado avanzerà». L’amministrazione promette un piano imminente contro l’abbandono di rifiuti: «Verrà presentato a giorni», annuncia l’assessore Alberto Unia. Di recente Palazzo Civico ha già iniziato a prendere provvedimenti contro gli scaricatori abusivi: un sistema di fototrappole installate nelle zone dove il fenomeno è più diffuso. Nel frattempo, il nuovo servizio si prepara a debuttare anche tra borgo San Secondo e Crocetta.Dalla prossima settimana partirà l’installazione dei nuovi cassonetti intelligenti. Le ecoisole smart saranno 48 e interesseranno 8 mila residenti tra corso Sommellier, via Nizza, corso Vittorio Emanuele e corso Re Umberto. In questo caso, la data da segnalare a calendario per la chiusura dei cassonetti e l’attivazione del sistema smart card sarà quella del 25 novembre.

Fonte: La Stampa

Crescono i ‘Comuni Rifiuti Free’ 2020, ecco i numeri del dossier Legambiente

Sono 598 i Comuni Rifiuti Free,quelli dove ogni cittadino produce al massimo 75 chili di secco residuo all’anno: 51 in più dello scorso anno. E questa è davvero una buona notizia, specialmente se si considera che la crescita maggiore è avvenuta nel Meridione. I comuni rifiuti free del Sud Italia sono passati, infatti, da 84 a 122 e pesano, ora, per il 20,4% sul totale dei comuni in graduatoria. Il merito di questa rimonta va, soprattutto, all’Abruzzo, che porta i comuni virtuosi da 15 a 38 (con un balzo dal 5 al 12% sul totale dei comuni della Regione), alla Campania che sale da 23 a 36 comuni (dal 4 al 7%) e alla Sicilia che passa da uno a otto comuni (da 0 a 2%), tra cui Misilmeri (PA) di oltre 30mila abitanti.

I comuni del Centro rappresentano il 6,5% del totale dei Comuni in classifica e il Nord, nonostante l’incremento in numeri assoluti, per la prima volta scende dal 77% al 73,1%. Da segnalare la Lombardia che cresce di 22 comuni (da 85 a 107).

Tra i capoluoghi di provinciasono solo 4 le città che rientrano nei parametri dei Comuni Rifiuti Free:Pordenone, Trento e Trevisoin testa, seguiti daBelluno.

Il Venetosi conferma la Regione con il numero più elevato di Comuni rifiuti free: 168 comuni per una percentuale sul totale del 30%, stabile rispetto allo scorso anno. Seguono il Trentino-Alto Adige con 78 comuni (28%), due in più rispetto al 2019 che lo aveva visto in forte crescita, e il Friuli-Venezia Giulia, che con 48 comuni rimane a quota 22%. Poi l’Abruzzo e il Molise che passa da nove a 13 comuni (dal 7% al 10%).

Questi i numeri principali di Comuni Ricicloni 2020, l’indaginepresentata oggi pomeriggio a Roma, durante la seconda giornata del talk show online EcoForum sull’Economia circolare dei rifiuti, organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club.

La premiazione dei Comuni rifiuti free – trasmessa in diretta streamingsu eco-forum.it e sulle pagine Fb di Legambiente e de La Nuova Ecologia – è stata introdotta da Giorgio Zampetti Direttore Generale Legambiente e moderata da Laura Brambilla Responsabile Premio Comuni ricicloni. Sono intervenuti Alessia Rotta, Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Luca Briziarelli, Vicepresidente Commissione d’Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti e su Illeciti Ambientali, Maria Alessandra Gallone, Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Paola Nugnes, Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Enzo Favoino, Scuola Agraria del Parco di Monza e Lorenzo Barucca Responsabile Economia Civile Legambiente e Progetto Ecco.

Secondo gli ultimi dati ISPRA disponibili (2018), nel complesso in Italiala produzione dei rifiuti rimane ancora alta, con 499,7 kg/ab/anno,e sela raccolta differenziata intercetta, mediamente a livello nazionale,oltre la metà dei rifiuti prodotti conil 58,1%,si registra ancora un forte divario tra Nord (67,7%), Sud (46,1%) e CentroItalia (54,1%).

“Con il recepimento del pacchetto delle direttive europee sull’economia circolare – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – si è definito il contesto in cui gli Stati devono muoversi da qui ai prossimi anni. Tra gli obiettivi principali: il limite massimo del 10% di rifiuti conferiti in discarica, percentuali molto ambiziose di riciclo dei rifiuti prodotti e un tetto per abitante di 100 chili di residuo secco (indifferenziato) prodotti annualmente. Come fotografa il nostro rapporto Comuni Ricicloni 2020, ad oggi la produzione dei rifiuti non recuperabili e conferiti in discarica al di sotto dei 75 chili per abitante all’anno è raggiunta solo da 598 Comuni: in aumento rispetto allo scorso anno ma ancora pochi. Proprio per questo è determinante applicare il sistema di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale, in nome del principio chi inquina paga, supportando le amministrazioni che ce l’hanno fatta”.

Nell’indagine Comuni Rifiuti Free 2020, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto sono le uniche tre regioni che si vedono rappresentate in tutte e quattro le categorie del concorso: i comuni sotto i 5.000 abitanti, tra i 5.000 e i 15.000, oltre i 15.000 e Capoluoghi. Come a dire che nel triveneto la raccolta differenziata è di qualità indipendentemente dalla dimensione demografica, grazie a un sistema di raccolta e gestione efficace basato, nella maggior parte dei casi, su sistemi consortili, raccolta porta a porta e tariffazione puntuale.

All’altro capo della classifica, con zero comuni rifiuti free, troviamo la Valle d’Aosta (stazionaria sullo zero), con la Liguria e la Puglia che perdono entrambe i loro due comuni virtuosi.

Tra i comuni non capoluogo sopra i 15 mila abitanti, oltre a Misilmeri (PA), i vincitori di quest’anno sono Baronissi (SA), Castelfranco Emilia (MO), Porcia (PN), Porto Mantovano (MN), Castelfidardo (AN), Certaldo (FI), Pergine Valsugana (TN) e Vedelago (TV). Carpi(71mila abitanti) tra i vincitori 2019 passa invece in seconda linea.

Nel dossier, i dati accorpati per consorzio indicano ai primi posti quelli al di sotto dei 100mila abitanti.In testai due consorzi trentini Amnu Spa e Asia (Azienda Speciale per l’Igiene Ambientale), seguiti dal consorzio veneto Unione Montana Agordina. Per quanto riguarda i consorzi più grandi, quelli sopra i 100mila abitanti, troviamo al primo postoil Consorzio di Bacino Priula (TV), al secondo il Consiglio di Bacino Sinistra Piave (TV) e al terzo il consorzio A&T 2000 S.p.A (UD).

Comuni Ricicloni è un concorso volontario(cui concorrono le realtà che inviano i dati di produzione dei rifiuti nei tempi e nei modi stabiliti dagli organizzatori) e un dossier a cura di Legambiente, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con CONAI, Comieco, Corepla, CIAL, CoReVe, RICREA, Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche. Partner: FaterSmart e Eurosintex.

L’EcoForum è il primo di 7 incontri tematici organizzati da Legambiente con istituzioni, imprese e associazioni per individuare le migliori proposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza che il Governo italiano dovrà presentare in Europa entro aprile 2021. I prossimi appuntamenti in programma saranno: Forum Acqua sul ciclo idrico integrato (28 ottobre), Forum Agroecologia  circolare sulla sostenibilità in agricoltura (12 novembre), Forum Bioeconomia delle Foreste sulla gestione forestale sostenibile (19 novembre), Conferenza Città Clima sull’adattamento climatico in ambito urbano (25 novembre), Forum QualEnergia sulla lotta alla crisi climatica e sulla mobilità sostenibile (2-3 dicembre), Rapporto Ecomafia (11 dicembre).

Presentato il Rapporto Unirima 2020 sull’Economia Circolare

L’Unione Nazionale Imprese Recupero: “L’effetto del lockdown per l’emergenza Covid-19, riduce la raccolta differenziata di carta e cartone con un calo stimato per il 2020 pari al 3,2%”

Oltre 6,56 milioni di tonnellate di carta da macero (Materia Prima Secondaria) prodotta in Italia in uscita da 600 impianti di recupero e riciclo distribuiti capillarmente sul territorio, l’effetto del lockdown per l’emergenza Covid-19, riduce la raccolta differenziata di carta e cartone con un calo stimato per il 2020 pari al 3,2%, a cui è però corrisposto un incremento dei prezzi che erano drasticamente calati dal 2018 fino al primo trimestre 2020. Tiene l’export malgrado la chiusura del mercato cinese.

Sono i numeri del Rapporto Unirima 2020 sull’Economia Circolare, realizzato da Althesys e presentato oggi a Roma dal Direttore Generale dell’Unione Nazionale Imprese Recupero Francesco Sicilia alla presenza della Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta.

Il contesto del settore della raccolta, recupero, riciclo e commercio della carta, perno storico dell’industria green italiana è segnato anche dagli effetti della grave crisi economica causata dalla pandemia. L’importanza primaria di tale fondamentale comparto industriale italiano nello sviluppo dell’economia circolare richiede che siano trovate soluzioni volte in particolare a supportare l’export per assorbire il surplus strutturale di produzione di carta da macero”, ha dichiarato il Presidente di Unirima, Giulio Tarallo nel presentare il rapporto. “La produzione di materia prima secondaria deve avere un ruolo di primo piano in una ripresa economica che voglia far il più possibile leva sulla sostenibilità e la green economy. La recente firma del decreto End of Waste, che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto, e il recepimento del cosiddetto Pacchetto Economia Circolare con cui il Governo ha chiarito che la nuova definizione di rifiuti è tale ai soli fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la privativa ai comuni, rappresentano due importanti strumenti in questa direzione. Bisogna dare ora concretezza all’indirizzo generale del governo di incentrare il Recovery Plan sulla sostenibilità e sulla green economy con misure volte a rimuovere alcuni punti di debolezza storici del nostro Paese, che da anni frenano lo sviluppo, facendo perno sulla semplificazione, normativa e fiscale, e sugli investimenti in innovazione tecnologica”, ha continuato il Presidente Tarallo.

Il processo di transizione verso un modello di economia circolare è ormai avviato e irreversibile. Abbiamo una straordinaria occasione per innovare e rilanciare il nostro sistema produttivo ed economico ed è nostro dovere coglierla. La sfida che ci aspetta è quella di superare le criticità del nostro Paese, caratterizzato da grandi eccellenze ma anche da forti resistenze che non permettono l’affermarsi del modello virtuoso in maniera uniforme sul territorio nazionale” ha affermato il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Roberto Morassut in un messaggio letto durante i lavori. “L’obiettivo è ambizioso. La cessazione della qualifica di rifiuto costituisce un tassello indispensabile per la valorizzazione del potenziale dei rifiuti e, ove recepito in modo corretto, può dare un forte contributo allo sviluppo delle potenzialità del settore di riciclo e recupero dei rifiuti. L’End of Waste rappresenta, quindi, una misura concreta per realizzare una società del riciclo e del recupero, che diventa reale nel momento in cui i materiali, risultato di un processo di riciclaggio o di recupero di alta qualità, possono nuovamente essere introdotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini, consentendo una riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime. Il decreto sulla carta da macero, inviato al Ministero della Giustizia per gli adempimenti necessari alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale dove si conta che possa essere pubblicato nell’arco di qualche settimana, conferma l’indirizzo del Ministero dell’Ambiente e del Paese in questa direzione, ma soprattutto sarà un elemento di forte stimolo e motivazione per il rilancio di un importante settore industriale del nostro Paese.

Il Rapporto Unirima 2020, giunto alla terza edizione, analizza l’andamento della filiera della carta in Italia, con i dati sul settore e la dinamica dei prezzi aggiornati al 2020 e fornisce un quadro aggiornato sui mercati e gli scenari internazionali, esplorando le possibili evoluzioni del comparto nella ripresa economica con particolare riferimento alla normativa nazionale.

Sintesi del Rapporto Unirima 2020

CARTA DA MACERO, NEL 2019 PRODOTTE OLTRE 6,56 MLN DI TONNELLATE

Il 57% della produzione totale italiana di carta immessa sul mercato è effettuata mediante fibre da riciclo. Nel 2019, in un quadro di stagnazione dell’economia nazionale, la produzione italiana di carta e cartone è stata in calo del 2% rispetto all’anno precedente. Di queste, circa 4,6 milioni di tonnellate sono per imballaggi e i restanti 4,3 milioni altre tipologie di produzioni cartarie.

Carta e cartone raccolte costituiscono circa il 20% della raccolta differenziata complessiva dei diversi materiali provenienti dai rifiuti urbani, rimanendo così la principale frazione tra quelle raccolte dai Comuni. Nel 2019 la raccolta differenziata comunale ha superato le 3,5 milioni di tonnellate, equivalente a circa 57,5 kg per abitante, in crescita di circa 102.000 tonnellate sull’anno precedente grazie all’incremento nel Meridione. Cala la raccolta differenziata nel 2020, con un quantitativo stimato pari a 3,4 milioni di tonnellate.

Nel 2019 la produzione di carta da macero (materia prima secondaria) in uscita dagli impianti di recupero/riciclo si è attestata sulle 6,56 milioni di tonnellate, in riduzione rispetto al 2018, delle quali 1,82 milioni sono state esportate mentre 4,75 milioni sono state usate dalle cartiere italiane.

CARTA E CARTONE, AL SUD IL 42% DEGLI IMPIANTI PER LA DIFFERENZIATA

La raccolta differenziata di carta e cartone nel canale domestico è effettuata da aziende pubbliche e private mentre quella derivante da attività commerciali, artigianali, industriali e di servizi è svolta da imprese private del settore della gestione dei rifiuti che sono spesso attive anche nelle successive fasi di selezione, valorizzazione e trading. Gli impianti di trattamento rifiuti che ricevono carta e cartoni sono circa 600 e sono distribuiti in modo capillare sul territorio nazionale. Quelli che ricevono la raccolta differenziata di carta dai Comuni sono 364 con una distanza media di 16,2 km dai bacini di raccolta: il 42% è presenti al Sud, il 39% al Nord e il 19% al Centro Italia.

PREZZI CARTA DA MACERO, INCIDONO DAZI CINA-USA E LOCKDOWN

Il mercato dei maceri viene da una fase di profonda crisi per gli impatti congiunti di diversi fattori, sia nazionali che internazionali. A livello globale, le conseguenze della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, le politiche restrittive attuate dal governo cinese sulle importazioni di materiali di recupero e la saturazione dei mercati alternativi meno competitivi hanno portato ad avere, in particolare nel 2019, una forte riduzione dei prezzi per effetto della domanda debole e incapace di assorbire il surplus produttivo europeo pari a circa 8 milioni di tonnellate.

In Italia, le quotazioni dei maceri hanno, pertanto, registrato un crollo soprattutto nel 2019, come testimoniato dal -88% nel caso del cartone nel tra gennaio e dicembre, valore poi diventato quasi nullo nel primo trimestre 2020 toccando così il minimo storico.

Questo scenario ha registrato un brusco mutamento durante il lockdown, con gli impianti di trattamento rifiuti per la produzione di materia prima secondaria rimasti operativi, poiché inseriti tra i settori essenziali dell’economia, ma per la scarsa raccolta differenziata il comparto ha incontrato difficoltà nel soddisfare la domanda di carta da macero sul mercato. Ne è quindi corrisposto un aumento vertiginoso dei prezzi che si è poi assestato su valori più bassi e successiva leggera ripresa a settembre 2020.

EXPORT CARTA DA MACERO: INDONESIA PRIMO PARTNER COMMERCIALE

Da più di quindici anni, l’Italia è esportatrice netta di maceri, grazie alla capacità delle imprese del settore che hanno saputo trovare uno sbocco al “surplus” di carta da macero. Tra 1998 e 2019, mentre le importazioni sono passate da circa 854.000 a 311.000 tonnellate, le esportazioni sono salite da 42.000 a 1.800.000 tonnellate. In particolare, a partire dal 2013, il saldo netto si è mantenuto intorno a circa 1,5 milioni di tonnellate all’anno. In conseguenza delle difficoltà incontrate dal comparto, nel 2019 si registra una contrazione per l’export di maceri, che passa da 1,9 milioni del 2018 a 1,8 milioni di tonnellate (-5%). Le esportazioni verso la Cina registrano un crollo verticale dell’83%, passando da 592.500 tonnellate nel 2018 alle 98.466 tonnellate nel 2019, nel 2016 si esportavano in Cina circa 1 milione di tonnellate. Aumentano le esportazioni verso gli altri principali partner, l’Indonesia in particolare scalza la Cina dalla posizione di primo partner commerciale, passando da un’incidenza del 6% nel 2015 ad una del 22% nel 2019. Tra le altre nazioni, Turchia e Vietnam segnano incrementi particolarmente marcati.

Le esportazioni verso la prima salgono, infatti, da circa 60.000 tonnellate nel 2018 a 205.500 tonnellate nel 2019 (+243%), mentre i flussi verso la seconda passano da poco più di 114.700 a 203.000 tonnellate (+77%).

PACCHETTO ECONOMIA CIRCOLARE, NO AD ASSIMILAZIONE E SPINTA VERSO IL MERCATO

Nel tentativo di conciliare obiettivi ambientali e operativi di ritiro dei materiali nella fasi discendenti del mercato con quelli di tutela della concorrenza e sostegno dell’industria, il Rapporto riporta la partecipazione attiva di Unirima nella promozione del ruolo del settore quale traino dell’economia circolare, richiedendo l’introduzione all’interno Nuovo Allegato Tecnico Anci-Comieco (ATC) 2020-2025 del parametro volumetrico 5mc, l’eliminazione del corrispettivo fisso che veniva riconosciuto sempre al convenzionato per la frazione merceologica similare a prescindere dalla quotazione CCIAA e l’incremento delle analisi di qualità in ingresso agli impianti di trattamento rifiuti al fine di qualificare al meglio i flussi di carta e cartone conferiti in convenzione Comieco. Il Rapporto analizza dunque le principali novità normative del settore del recupero e riciclo carta alla luce del recente recepimento da parte del Governo del cosiddetto Pacchetto Economia Circolare e del regolamento End of Waste firmato dal Ministro dell’Ambiente Costa. Tra le principali novità, il D.lgs 116/2020 di recepimento della direttiva rifiuti chiarisce bene che la nuova definizione di rifiuti urbani che comprende i cosiddetti rifiuti simili prodotti da utenze non domestiche, varrà solo ai fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la privativa ai comuni. Tale impostazione, in linea con quanto stabilito dalla Direttiva 2018/851, chiarisce quindi bene che “rifiuti simili”, quelli per intendersi riportati nell’allegato L-Quater e prodotti dalle attività elencate nell’allegato L-Quinquies, non significa “rifiuti assimilati” e quindi soggetti alla privativa. Anzi, con l’eliminazione del termine “assimilazione” in tutto il D.lgs 152/2006, la soppressione della lett. g) dell’art. 198 e l’introduzione del comma 2-bis, di fatto si elimina la possibilità ai Comuni di assimilare. Sempre nel D.lgs 116/220 viene sottolineata l’introduzione del principio dell’obbligo di detassazione, secondo cui, le utenze non domestiche che conferiscono i rifiuti al di fuori del servizio pubblico, dimostrando di averli avviati al recupero mediante attestazione, sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti.

MANIFESTO DEL RICICLO E RECOVERY PLAN, LE PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ GREEN

In un contesto di profondo e drammatico mutamento in cui operano oggi gli attori del comparto recupero/riciclo, il Rapporto Unirima 2020 sottolinea la necessità di attuare politiche nazionali che, tenendo conto delle caratteristiche del settore, possano inserirsi nell’alveo delle misure di rilancio post crisi pandemica. Il Rapporto riporta specifiche proposte di policy avanzate da Unirima assieme alle associazioni di categoria del riciclo metalli (Assofermet) e del riciclo plastica (Assorimap) che possono dare concretezza al generale indirizzo del governo di imperniare il Recovery Plan sulla sostenibilità e sulla green economy. In tale prospettiva già il “Manifesto delle Associazioni del riciclo a sostegno dell’economia circolare” propone sei punti cardine su cui intervenire per favorire lo sviluppo del comparto e dell’economia circolare come dotare il settore di un quadro normativo nazionale e amministrativo, favorire investimenti di comparti dedicati all’innovazione tecnologica, promuovere la competitività̀ sui mercati nazionali ed internazionali, incentivare i mercati di sbocco delle Materie Prime Secondarie, introducendo norme di fiscalità ambientale e sviluppare indicatori di performance ambientali, gestionali ed economici. La crisi indotta dalla pandemia può rappresentare un’opportunità da cogliere, inserendo le misure e gli investimenti per il settore della carta da macero tra quelli prioritari per il Recovery Plan al fine di supportare l’innovazione tecnologica degli impianti esistenti di trattamento rifiuti per la produzione di MPS per rendere più efficienti i processi industriali di lavorazione, nonché il sostegno alla produzione di MPS.

Fonte: Eco dalle Città

Roma: proteste a Colli Aniene per il ritorno alla raccolta stradale

Era il 2006 quando Esper venne chiamata dalla giunta Veltroni a progettare la raccolta differenziata porta a porta nei quartieri di Colli Aniene, Massimina e Decima.
Si era in piena emergenza rifiuti, e il porta a porta era la sola via percorribile per minimizzare la quantità di rifiuti destinata a smaltimento. Al momento dell’avvio della consulenza nel 2006 la % di RD nei tre quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina era pari in media al 12,3 % e la produzione procapite era di 555 kg/ab.anno

Dopo l’introduzione della RD porta a porta nel 2007 la % di RD nei tre quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina era pari in media al 66,6 % (con un aumento del 54,3 % in meno di tre mesi) e la produzione procapite era scesa 432 kg/ab.anno. Nel 2011 l’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici di Roma ha evidenziato che solo nei suddetti tre quartieri l’81 % di cittadini intervistati forniva un giudizio positivo del servizio di RD fornito da AMA.

Insomma, un servizio che funzionava bene e che otteneva risultati di tutto rispetto.

IL 30 settembre AMA, di propria iniziativa ha riposizionato sulle vie del quartiere batterie di contenitori stradali (o meglio di contenitori per il porta a porta condominiale), sostituendo de facto la raccolta porta a porta con un ritorno al passato di 13 anni.

Le reazioni non si sono fatte attendere: giunta e cittadini hanno alzato la voce.

“Si diffida Ama dal comunicare qualunque iniziativa non condivisa con la sottoscritta e con i cittadini utenti che hanno e devono avere come interlocutore la parte politica e non il gestore del servizio pubblico svolto per conto di Roma Capitale“. Inizia così la lettera firmata dalla neo assessora ai rifiuti del Comune di Roma Katia Ziantoni diretta ai vertici di Ama. E data la durezza di toni e contenuti del testo che segue, si può dire che i rapporti con la partecipata dei rifiuti non siano cominciati per il meglio. Nominata da una settimana da Virginia Raggi a capo del dossier rifiuti, il più scottante in Campidoglio, Ziantoni alza subito la voce, intimando ad AMA il rispetto del contratto di servizio e al volere del “socio unico”.

Tra le ragioni avanzate da Ama che hanno portato al cambio di rotta e al riposizionamento in alcune strade dei cassonetti, “la non conformità agli standard di sicurezza nella movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori Ama” e le “difficili e gravose operazioni di prelievo dei rifiuti” in alcuni condomini. Rischi per i lavoratori che sarebbero stati certificati anche dalla Asl. Motivazioni che l’assessore però si affretta a smontare. “La  contravvenzione della Asl non impone il ritorno allo stradale, ma obbliga l’azienda ad operare nel rispetto delle normative sulla sicurezza” scrive Ziantoni. “Tale considerazione risulta doverosa per evitare che passi, come sta già passando in questi mesi, il messaggio per cui il sistema stradale sia il miglior modello di raccolta solo perché economicamente più sostenibile”.

Anche i cittadini di Colli Aniene si sono fatti sentire: dopo aver disertato un incontro con AMA per protesta verso “decisioni calate dall’alto senza nessun confronto con la cittadinanza” hanno affidato ai giornali il loro malcontento. “La cosa che fa più rabbia – ha dichiarato Gabriella Masella, presidente del comitato Colli Aniene Bene Comune – è come sia stata gestita tutta la faccenda, senza alcun confronto con i cittadini, e per via di una denuncia alla Asl di zona che avrebbero fatto alcuni operatori Ama per il mancato rispetto degli standard di sicurezza nel lavoro manuale. E questo dopo 13 anni”. Le domus aree costruite, i locali tecnici messi a punto con tanto di tastierino numerico, l’impegno dei cittadini alla differenziazione dei rifiuti: tutto da gettarsi alle spalle. Spese, tra l’altro, sostenute dagli stessi abitanti a suo tempo e per i quali ora sono anche disposti a fare una causa risarcitoria ad Ama.

SC

Vetro, anche in Italia si farà la raccolta per colore

Arriva la raccolta del vetro per colore. Sarà una sperimentazione in due due aree significative del Paese. La notizia proviene direttamente dal Consorzio CoReVe che in una comunicazione odierna segnala la novità contenuta nell’intesa raggiunta sull’Allegato tecnico vetro – dopo mesi di trattativa – con l’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani). L’accordo – praticamente una fetta di quello Anci-Conai – che si aggiorna adeguandosi alle nuove direttive Ue sull’economia circolare, è valido dal primo settembre, quindi è retroattivo, e ha una durata di 5 anni. Molte ci sono diversi altri cambiamenti importanti che hanno tutti l’obiettivo di “un ulteriore passo in avanti in direzione dello sviluppo sostenibile del Paese, per sostenere un’economia circolare nazionale che vede, nella filiera degli imballaggi in vetro, un modello d’eccellenza”.

Fonte: Green Report

Riciclo del vetro, nuovo accordo Anci-Coreve: più soldi ai Comuni

Fare una raccolta differenziata del vetro efficiente, efficace ed economica, diventa ancor più conveniente, sia per i cittadini che per le amministrazioni locali. L’intesa raggiunta dopo mesi tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e CoReVe(Consorzio Recupero Vetro), punta sulla qualità della raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore passo in avanti in direzione dello sviluppo sostenibile del Paese, per sostenere un’economia circolare nazionale che vede, nella filiera degli imballaggi in vetro, un modello d’eccellenza.

Il nuovo Allegato Tecnico dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI, valido per i prossimi 5 anni, entra in vigore retroattivamente dal 1 settembre e prevede importanti novità per rendere la raccolta differenziata dei rifiuti d’imballaggio sempre più efficiente ed efficace, adeguando il contributo economico per i Comuni (e i gestori delegati) che passa dall’attuale copertura dei “maggiori oneri” alla copertura dell’80% dei costi del servizio di raccolta differenziata dedicato al vetro, in linea con le nuove Direttive europee, allo scopo di continuare ad assicurare il riciclo su tutto il territorio nazionale. 

“L’obiettivo principale dell’intesa 
– sottolinea il presidente di CoReVe Gianni Scotti – è premiare la qualità della raccolta del vetro finalizzata al riciclo. Per questo, da un latoabbiamo accettato un elevato incremento (+40%) dei corrispettivi per materiale di alta qualità (per coprire l’80% dei costi di un servizio di raccolta differenziata efficace ed efficiente, come richiesto dalle nuove Direttive) ma, dall’altro, abbiamo ridotto significativamente i contributi per chi effettua una pessima raccolta. In quest’ottica va anche vista l’introduzione di strumenti ad hoc, come: la sperimentazione della raccolta differenziata divisa per colore, l’introduzione di un premio per la riduzione della presenza di sacchetti e importanti risorse aggiuntive per la comunicazione ai Cittadini. La trattativa è stata complessa– aggiunge Scotti – in quanto, mentre nel resto d’ Europa il servizio ottimale per il vetro è considerato quello con campane stradali e solo per Bar e Ristoranti, si ricorre ad una modalità” porta a porta” (quindi più costosa), i Comuni italiani hanno adottato diffusamente il “porta a porta” anche per il vetro poiché’ preferito per le caratteristiche del territorio nel contesto della globalità della raccolta differenziata. Perciò, il traguardato miglioramento dell’attuale qualità della raccolta, consentirà l’aumento del riciclo grazie alla riduzione di frazioni estranee e scarti

Il testo completo dell’Allegato Tecnico Vetro dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI (2020-24) è consultabile sul sito www.coreve.it

I PUNTI PRINCIPALI DELL’ACCORDO ANCI-CoReVe

– A partire dal 1° settembre 2020 (e poi dal 1° gennaio di ogni anno) fino a fine 2024, cambiano i corrispettivi riconosciuti da CoReVe, a Comuni e Gestori del servizio convenzionati. Più è alta la qualità, maggiore è l’incremento dei corrispettivi: per la Fascia A si passa dai 53 di oggi a 73 euro a tonnellata nel 2024.

– La presenzadella frazione “fine”, cioè i frammenti di vetro inferiori a 10mm, che determina grandi perdite di materiale non più recuperabile con le attuali tecnologie e comporta un aumento indesiderato del contenuto di piombo nei nuovi imballaggi prodotti dal riciclo, avrà dei nuovi limiti.

– “Premio sacchetti”. L’uso e il conferimento dei sacchetti, di plastica o di altro materiale, con ilvetro rappresenta un grave problema della raccolta, poiché i frammenti di vetro imprigionati nel sacchetto vannopersi, durante la selezione degli inquinanti negli impianti. Per ovviare a ciò CoReVe ha quindi previsto un incentivo di 3 euro a tonnellata, per materiale con una bassa quantità di sacchetti (meno di 3 sacchetti su un campione di 300 kg di materiale). Al contempo, si introdurrà una penale di 3 euro a tonnellata per chi conferirà troppi sacchetti (più di 10 sacchetti ogni 300kg di materiale). 

– Investimenti per 1 milione di euro l’anno in campagne di comunicazione rivolte ai cittadini per favorire corrette modalità di raccolta proprio sul tema dell’impiego improprio dei sacchetti (di plastica o altro materiale) e per la riduzione, alla fonte, delle frazioni estranee in generale ed in particolare dei cosiddetti “falsi amici” del vetro: ceramica, pyrex, cristallo; gli inquinanti più dannosi.
– La raccolta separata per colore (vetro colorato e vetro incolore) aumenterebbe l’efficacia ed economicità del processo di riciclo. Per questa ragione, si è deciso di individuare eavviare in due aree significative del Paesela sperimentazione della raccolta separata per colore.