Rifiuti: Utilitalia,obiettivo è arrivare a 80% differenziata

“Occorre arrivare all’80% di raccolta differenziata per centrare il target europeo del 65% di effettivo riciclo entro il 2035”. Così Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) intervenendo al convegno on-line per la presentazione del rapporto ‘Rifiuti urbani’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). “La strada da percorrere è ancora lunga – prosegue – anche perché ci sono realtà territoriali molto diverse dal punto di vista urbanistico nel Paese e, soprattutto nelle grandi città, è difficile raggiungere percentuali così alte di raccolta differenziata”.

“Nei territori in cui la gestione dei rifiuti è impostata su logiche industriali i risultati sono migliori e in linea con gli standard europei – osserva Brandolini – dove invece insistono piccole gestioni frammentate le performance sono peggiori e l’allineamento agli obiettivi Ue è ancora lontano”. L’emergenza coronavirus, spiega ancora Brandolini, “ha fornito indicazioni importanti sulla necessità di migliorare la dotazione impiantistica del Paese. Il sistema ha tenuto anche grazie a provvedimenti straordinari di deroga”. Di ciò “bisognerà tenere conto nel Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, che dovrà affrontare il tema delle esigenze impiantistiche e organizzative per raggiungere i target europei”. Per Brandolini “serve un’attenzione particolare al tema dell’impiantistica per i rifiuti organici, perché da qui passa un pezzo importante dell’economia circolare”. In quest’ottica, conclude il vicepresidente di Utilitalia, “contiamo che il Recovery fund possa fornire un contribuito importante per favorire la realizzazione di impianti industriali in grado di consentire economie di scala, riducendo i costi a carico dei cittadini e di tariffe significativamente più basse”. (ANSA).

Cerveteri, guerra ai mozziconi

Il Comune laziale di Cerveteri, oltre ad un’azione di contrasto agli abbandoni generalizzati di rifiuti, ha messo in campo un’azione specifica contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta. Cultura, arte, azione contro l’inquinamento. Ne parliamo con l’Assessore Elena Gubetti.

Assessore Buongiorno. Qual era la situazione che ha portato all’intervento?

Buongiorno. Partirei facendo un excursus sul servizio di raccolta rifiuti del nostro territorio. Nel 2016 abbiamo introdotto il porta a porta e progressivamente lo abbiamo esteso a tutto il territorio. Dobbiamo tenere presente che Cerveteri ha un territorio vasto, circa 125 km quadrati, pari all’estensione di Napoli, con soli 40.000 abitanti. Un territorio complesso che parte dalla montagna e arriva al mare, con 10 frazioni alcune delle quali con importanti flussi turistici, circa 10.000 abitanti che vivono in situazioni rurali e di case sparse. Insomma, una situazione variegata, frastagliata e certamente con difficoltà particolari. Quando abbiamo iniziato eravamo al 16% di RD, oggi superiamo il 70%. È evidente che alcuni comportamenti dei cittadini si sono modificati sulla base del servizio che abbiamo proposto. Ovviamente esiste un problema di abbandoni. Esisteva però anche prima della rimozione dei cassonetti stradali, seppur di tipologia differente: per lo più rifiuti speciali, scarti di lavorazioni artigianali e di risulta edile. Ricordo che trovammo una discarica abusiva di rifiuti da carrozzeria all’interno della Necropoli Etrusca della Banditaccia. Ora il fenomeno è diverso: vediamo un abbandono anche dei rifiuti domestici. Cittadini che non si vogliono adeguare alla raccolta porta a porta, cittadini che non hanno un’iscrizione Tari, sono varie le tipologie. Alcune zone in particolare sono oggetto di abbandoni, spesso sono zone di confine con altri comuni.

Come avete fatto fronte al fenomeno?

Siamo partiti con campagne di sensibilizzazione e giornate di pulizia insieme ai volontari delle molte associazioni del territorio. Per fortuna siamo un territorio ricco di associazionismo e i volontari sono naturalmente vocati alla cura del territorio. Un territorio molto frastagliato che prevede dei comitati di zona che si occupano del coordinamento delle attività. Un territorio molto sensibile al tema ambientale anche per ragioni storiche: fra il nostro Comune e quello di Bracciano abbiamo una grossa discarica, oggi chiusa, che ha portato a manifestazioni e ha stimolato l’attenzione dei cittadini.

Oltre alle campagne informative abbiamo messo in atto un’attività di controllo e repressiva.
In primo luogo con l’utilizzo di fototrappole: nel mese di ottobre 2020, con sole 6 fototrappole attive, abbiamo rilevato 35 violazioni ed elevato 5.000€ di verbali.  È un’attività che certamente dà dei risultati: spostiamo continuamente le fototrappole nei posti a maggior rischio di abbandono e le zone monitorate restano poi pulite. In seconda battuta facciamo un lavoro di prevenzione, sorveglianza e monitoraggio con la collaborazione delle Guardie Ecologiche. Generalmente fanno attività di ispezione, aprendo i sacchi abbandonati e cercando materiale che possa identificare il proprietario, ed eventualmente elevano il verbale. Sono controlli che facciamo quotidianamente e che portano fra le 400 e le 500 sanzioni ogni anno. Sanzioni che molto spesso colpiscono nel segno: non sono pochi i cittadini che dopo una sanzione vengono in Municipio a dirci che sono gente per bene e che fanno la differenziata e che quello che ha portato alla sanzione è stato un episodio isolato.

Risulta che abbiate fatto anche campagne specifiche, è così?

Sì, certo: abbiamo fatto due campagne sull’utilizzo consapevole della plastica. Entrambe puntavano alla minimizzazione della plastica che arriva al mare.
La prima, finanziata dalla Città Metropolitana, mirava a quantificare la plastica che arriva sulle nostre spiagge non per abbandoni in loco o in mare, ma per abbandoni o errato conferimento nell’entroterra. L’obiettivo era quello di responsabilizzare i cittadini, di far comprendere che ogni nostro gesto ha una ripercussione che siamo responsabili dei nostri rifiuti!
La seconda campagna, finanziata dalla Regione Lazio, era legata agli abbandoni sulla spiaggia. Abbiamo sensibilizzato all’utilizzo di borracce riutilizzabili, abbiamo fatto una campagna di comunicazione sugli abbandoni. Ma la cosa più d’impatto è stata la realizzazione di una grande struttura a forma di pesce da parte di un fabbro di Amatrice, che abbiamo riempito della plastica abbandonata ritrovata sulla spiaggia. Abbiamo riempito la pancia del pesce di plastica, come avviene realmente, purtroppo, nei nostri mari. La struttura è stata utilizzata nelle scuole, addirittura negli stadi del rugby per il torneo internazionale “6 Nazioni”.

Oltre all’attività generale contro l’abbandono, la particolarità di Cerveteri è un’attività specifica contro l’abbandono dei mozziconi. Ce la spiega?

Grazie al finanziamento di Città Metropolitana abbiamo implementato una campagna volta a sensibilizzare i fumatori del fatto che un gesto “banale” come il gettare i mozziconi a terra, ha conseguenze enormi in tema di inquinamento ambientale. Quindi una campagna di sensibilizzazione e il posizionamento di posaceneri in punti strategici e nelle zone più frequentate: fermate degli autobus, spiagge… Inoltre la scorsa estate è stata fatta una distribuzione sulle spiagge di portacenere portatili. Distribuzione continuata dopo l’estate nelle tabaccherie.
La campagna ha avuto un grande riscontro. Stiamo quantificando i mozziconi intercettati e stiamo facendo un lavoro insieme all’Università della Sapienza di Roma per quantificare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo salvato con la nostra azione. I tecnici dell’Università stanno setacciando la sabbia delle nostre spiagge per capire quanti mozziconi si trovano in una determinata area. Una volta avuto questo dato, sapremo stimare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo “salvato” dai mozziconi.

Che consigli darebbe ad un collega amministratore che si approccia al tema della lotta agli abbandoni?

Dare consigli è molto difficile. La mia esperienza dice che è necessario studiare molto per capire il fenomeno. In termini di inquinamento, di normativa, di leggi. Ci sono una serie di temi che vanno approfonditi, a partire dalla tutela della privacy. Ed è necessario adeguare l’azione al contesto in cui si agisce, al proprio Comune. Le amministrazioni hanno oggi l’obbligo di tutelare l’ambiente, lo devono fare nella consapevolezza delle proprie azioni.

La differenza la fa la fiducia che il cittadino riversa sulla propria amministrazione. Ci deve essere collaborazione e corresponsabilità: le amministrazioni hanno degli obblighi, ma deve essere chiaro che anche il cittadino ne ha.

Milano: pugno di ferro contro gli abbandoni

Il problema dell’abbandono dei rifiuti è un problema che attanaglia anche le grandi città. Milano ha messo in campo a partire dal 2019 una strategia per contrastare il fenomeno, che su un territorio vasto e frequentato come quello del capoluogo lombardo assume dimensioni significative. Ne parliamo con Roberta Osculati, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Periferie.

Qual era la situazione di partenza?

In Milano ci si trovava di fronte ad un corposo fenomeno di abbandono rifiuti che investiva tutta la città, con un evidente intensificazione nelle aree isolate e periferiche. Abbandono che andava dalla sportina dei rifiuti domestici lasciata dove non si poteva a veri e proprie discariche abusive in cui si accatastavano rifiuti (tipicamente dai grandi volumi) di ogni genere. Una situazione che richiedeva una maggiore attenzione ed un’azione finalizzata alla risoluzione di una situazione annosa.

Quali azioni avete dunque messo in campo?

A partire dal mese di maggio 2019, grazie al lavoro sinergico tra Settore Ambiente della Città di Milano, Polizia locale e Amsa sono state raccolte segnalazioni per individuare aree particolarmente soggette a scarichi e abbandono di rifiuti e dal mese di maggio è partita una fase sperimentale che ha portato all’installazione di 19 fototrappole (TLC), ovvero telecamere che “fotografano” chi commette il reato, ma allo stesso tempo “trappole” perché la loro presenza non è segnalata, a differenza di quanto avviene per tutte le altre telecamere posizionate su luoghi pubblici. Le telecamere presenti sul territorio e segnalata sono state comunque utilizzate, sfruttando immagini e filmati per ricostruire l’iter di abbandono di rifiuti e per raccogliere materiale laddove utili a fini di indagine.
Il lavoro è coordinato dagli agenti della Centrale operativa di via Drago che osservano quotidianamente le immagini delle telecamere: se possibile, non appena verificano la flagranza di illecito, inviano una pattuglia sul posto, in caso contrario trasmettono ai Comandi centrali della Polizia locale le immagini che contengono elementi e informazioni utili a individuare gli autori degli abbandoni, al fine di operare accertamenti e avanzare contestazioni. Viene poi programmato un pattugliamento dinamico dei luoghi ove il fenomeno si verifica con maggiore intensità e frequenza e gli scarichi abusivi accertati vengono inseriti nella mappa del rischio.

Che tipologia di abbandoni avete accertato?

Dalla visione delle immagini delle prime fototrappole, si è potuto accertare che i rifiuti abbandonati sono di diverso tipo: rifiuti urbani domestici; materiali edili di risulta, legni e bancali; mobili, suppellettili, materassi e indumenti; parti di veicoli, elettrodomestici e materiale elettrico; cartoni, sacchi neri e rifiuti ingombranti in generale.
I rifiuti domestici risultano attribuibili a persone che risiedono nelle immediate vicinanze del luogo di scarico; tra questi soggetti è stato sanzionato il gestore di un pubblico esercizio che depositava i rifiuti della propria attività in un luogo poco distante dalla propria sede di lavoro. Invece lo scarico di materiale edile di risulta, mobili e suppellettili avviene per lo più in vie periferiche con scarsa presenza di persone e particolarmente isolate ed è attribuibile a soggetti che collaborano con attività di vendita di mobili e suppellettili (una volta consegnati i mobili nuovi scaricano quelli vecchi su area pubblica) o a soggetti che svolgono un’attività di pulizia di locali o sgombro cantine. Tra costoro sono stati sanzionati soggetti non residenti nel Comune di Milano, ma abitanti nei comuni limitrofi.

Quali sono i risultati raggiunti?

Il dato di valutazione non può essere altro che quello delle sanzioni elevate e dell’efficacia degli strumenti di controllo.
Nel primo anno di azione (maggio 2019 – maggio 2020) sono stati effettuati 231 accertamenti dalla centrale di via Drago. Grazie all’azione del nucleo di Polizia Locale. In particolare nell’ultimo semestre (Novembre 2019 – Maggio 2020) sono stati effettuati 51 accertamenti relativi all’abbandono attraverso l’utilizzo di automezzi e riguardanti ingombranti, elettrodomestici e materiali edili di risulta . Da questi sono scaturite 3 denunce ex art. 256 d. lgs. n.152/2006 Testo Unico Ambiente (attività di gestione rifiuti non autorizzata), 3 sequestri di veicolo disposti dall’Autorità Giudiziaria, 23 sanzioni amministrative per violazione dell’art. 20 regolamento Gestione Rifiuti Urbani. Sono ancora sotto indagine 25 casi. Sono stati invece 26 gli accertamenti legati all’abbandono da parte di pedoni. Nonostante la maggior difficoltà nell’identificazione dei soggetti, solo 5 sono rimasti sconosciuti e non sono stati sanzionati.

Abbiamo parlato fino ad ora di repressione di una manifestazione acuta di inciviltà. Il Comune di Milano ha azionato altre leve per ottenere il risultato sperato?

Non di sola repressione dei fenomeni dei comportamenti illegittimi è fatto il progetto del Comune di Milano: la parte culturale è importante. Oltre alla comunicazione istituzionale, abbiamo attivato un percorso formativo nelle scuole milanesi che ad oggi ha coinvolto 12.000 studenti. Lavoriamo sugli adulti di domani per garantirci un futuro migliore con meno

ARO Bari 2 contro littering e abbandoni

L’annoso problema dell’abbandono dei rifiuti da tempo affligge il territorio dell’ARO Bari 2, che ha deciso di mettere un punto ad una situazione che ha raggiunto contorni preoccupanti. Ne parliamo con Gianfranco Spizzico, Assessore di Modugno

Assessore Buongiorno. Nell’ARO Bari 2 è in corso un’attività per contrastare l’abbandono dei rifiuti. Qual era la situazione di partenza?

L’abbandono dei rifiuti è un problema che storicamente affligge molte delle città dell’ARO, indipendentemente dal sistema di raccolta. Ciò è dimostrato dal fatto che in passato, anche con la raccolta attraverso cassonetti stradali, le periferie erano piene di rifiuti di ogni genere, principalmente ingombranti e materiali edili da demolizione. Oggi, con il sistema di raccolta porta a porta il problema continua ad esistere, ed i materiali abbandonati sono per lo più materiale edile, materiali elettrici, comunque frutto di interventi di ristrutturazione. Siamo dunque di fronte ad una situazione che vede i principali responsabili in chi esegue tali interventi: piccole imprese e artigiani che pur di non pagare per il corretto conferimento dei rifiuti prodotti dai loro lavori, li scaricano dove capita. Ciò, ovviamente, non significa che anche i cittadini non abbiano un ruolo: esistono anche i casi delle persone prive di un ruolo TARI. Locatari, affitti al nero e situazioni borderline che non sono dotati di contenitori e devono trovare il modo di sbarazzarsi dei propri scarti. In passato l’evidenza di questa tipologia era minore perché spesso venivano usati abusivamente i cassonetti stradali. Oggi troviamo tutti questi rifiuti nelle periferie, in uscita dai Comuni.

Quali sono le iniziative messe in campo dall’ARO per contrastare questo fenomeno?

Per contrastare il fenomeno abbiamo attivato un sistema di telerilevamento. Sono state distribuite sul territorio numerose fototrappole. Foto e filmati vengono analizzati dalla Polizia Locale e dalla Polizia Ambientale. In varie situazioni abbiamo denunciato i trasgressori colti in fragranza e sono state comminate sanzioni, a volte anche decisamente significative.

Inoltre a breve, attraverso un bando che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, verranno reclutate le Sentinelle Ambientali. Avranno il compito di monitorare il territorio, ci aspettiamo un grande contributo. Infine utilizziamo i droni per monitorare gli angoli più impervi del nostro territorio, un efficace strumento di supporto per la gestione e la vigilanza sul territorio.

State mettendo in campo azioni molto importanti per il contenimento dei fenomeni degli abbandoni. Quali sono le maggiori difficoltà che state incontrando?

Sicuramente il problema maggiore è il numero di agenti che è possibile impiegare su questa attività. La Polizia Locale è sottodimensionata. Con un controllo maggiore, ovviamente sarebbe possibile contenere meglio il fenomeno. Bisogna investire e investire ancora molto. Anche in formazione. Questo è senza dubbio uno dei compiti delle Sentinelle Ambientali, che dovranno partecipare a continue campagne di informazione e formazione che possano concorrere a mutare lo stile di vita dei cittadini modugnesi e di tutto l’ARO.

Consigli per i colleghi?

Le abitudini sbagliate manifestano una forte resistenza al cambiamento. È indispensabile avvalersi del nucleo di Polizia Ambientale e della Polizia Locale per vigilare, controllare ed eventualmente sanzionare i comportamenti sbagliati. Ovviamente a fronte di un servizio che funziona e che dimostra efficienza. Insomma, per parlare per metafore, carota e bastone. (S.C.)

Burolo: droni contro gli abbandoni

Burolo è un Comune di 1500 persone nella provincia di Torino, quasi al confine con quella di Biella. Come spesso accade, le campagne e i dintorni del centro abitato sono stati oggetto di abbandoni indiscriminati di rifiuti. L’amministrazione non è stata a guardare, mettendo in campo tutte le proprie energie per contrastare il fenomeno. Fototrappole, telecamere, addirittura droni.
Ne parliamo con il Sindaco, Franco Cominetto

Qual è la situazione da cui si è partiti e che ha portato alla decisione di mettere in campo azioni contro l’abbandono dei rifiuti?

Sono alcuni anni che assistiamo a fenomeni di abbandono, anche di oggetti particolarmente inquinanti. Parlo di batterie delle auto, di pneumatici fuori uso e di oggetti che, lasciati nell’ambiente, sono causa e fonte di inquinamento ambientale particolarmente significativo.
Purtroppo vengono scelti per gli abbandoni luoghi isolati, spesso quindi in aperta campagna. Vengono scaricati rifiuti nei fossi di scolo, nei piccoli corsi d’acqua. Ultimamente riscontriamo anche molti abbandoni presso le campane per la raccolta del vetro e della plastica, luogo interpretato genericamente come luogo di “raccolta rifiuti”. E noi ci troviamo materassi, reti, biciclette…
Spero sempre che non siano i nostri cittadini a compiere tali azioni. Confido nella loro intelligenza e buon senso: Il ritiro degli ingombranti a domicilio è gratuito.
E infatti, spesso si tratta evidentemente di abbandoni legate a piccole aziende edili o di sgombero che, per non pagare lo smaltimento, abbandonano i rifiuti in giro. L’anno passato abbiamo avuto un importante abbandono di infissi e serramenti: circa due camion di materiale scaricato su un pascolo che, frantumandosi, ha messo a serio pericolo il bestiame presente.

Quali azioni avete messo in campo per arginare i fenomeni di abbandono?

Abbiamo partecipato e vinto un bando per la dotazione di impianti di videosorveglianza. Il paese, nei punti sensibili è coperto dunque da telecamere di sicurezza. Allo stesso modo i varchi d’ingresso al territorio comunale sono coperti da telecamere che rilevano la targa delle auto in transito.
Ovviamente in aperta campagna questi impianti non sono utilizzabili, e abbiamo scelto di utilizzare le fototrappole. Gli stessi strumenti che vengono utilizzati per il censimento notturno degli ungulati e degli animali selvatici, noi li utilizziamo per monitorare i punti strategici dove spesso si verificano abbandoni. Devo ammettere che sono strumenti che funzionano perfettamente.
Infine in collaborazione con l’Esercito Italiano stiamo utilizzando i droni. Li utilizziamo per monitorare il territorio (certo non solo per la questione legata ai rifiuti) ed individuare eventuali punti di smaltimento abusivo non segnalato. Ci sono zone interne, in collina, dove non riusciamo a garantire un controllo e un monitoraggio costante, sarebbe necessario andarci appositamente. Il drone è molto utile anche per questo.

Quali sono le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?

Dal punto di vista politico non abbiamo riscontrato difficoltà: quello di andare a posizionare delle telecamere o comunque degli strumenti di controllo è un atto amministrativo, che abbiamo portato avanti senza particolari problemi. Purtroppo la vera difficoltà è quella di sradicare comportamenti poco civili. E non si tratto solo di abbandoni “grandi”. Spesso troviamo a bordo strada dei sacchetti di indifferenziato che sarebbero comunque raccolti settimanalmente.

Che risultati avete ottenuto?

Senza dubbio abbiamo riscontrato una diminuzione degli abbandoni. Inizialmente i nostri addetti facevano due giri straordinari alla settimana, oggi ne fanno uno ogni 15 giorni. Senza dati ufficiali a supporto non voglio essere troppo ottimista, ma abbiamo riscontrato un calo almeno del 40%. Abbiamo chiuso zone che erano solite essere oggetto di abbandoni, lasciando l’accesso ai soli padroni dei terreni, abbiamo, come detto aumentato la sorveglianza, e i risultati si sono visti.

Il problema dell’abbandono non affligge solo Burolo. Che consiglio crede di poter dare ad un collega amministratore che si approccia per la prima volta al contrasto agli abbandoni?

Sicuramente ho toccato con mano l’efficienza del controllo tramite telecamere o anche solo fototrappole. Una volta che si “pizzica” un trasgressore, l’effetto è quello di disincentivare fortemente tali comportamenti. Ovviamente il controllo e il sanzionamento devono avere in parallelo un servizio efficiente, comprensivo di raccolta ingombranti. (S.C.)

Santa Margherita di Belice: differenziata, cultura e sanzioni contro gli abbandoni

Nel 2014 Santa Margherita veleggiava attorno al 30% di raccolta differenziata ed aveva un serio problema di abbandoni di rifiuti. Oggi la percentuale di differenziata è superiore al 70% e il fenomeno abbandoni è moto contenuto. Ne parliamo con l’allora assessore, il prof. Tanino Bonifacio (oggi vicesindaco di Gibellina – TP), rimansto alle cronache per la fermezza delle sue azioni, tanto da essere soprannominato “sceriffo”.

Santa Margherita in Belice durante il suo mandato si è trovata a mettere in campo numerose ed efficaci azioni contro l’abbandono dei rifiuti. Quali erano le condizioni di partenza?

Nel 2014 Santa Margherita era fra il 30% e il 33% di raccolta differenziata. Nel 2017, dopo tre anni, siamo arrivati al 74%. Questo è il primo grande dato che segna il cambiamento di quegli anni. Ovviamente il lavoro è stato quello di munire i cittadini dei mastelli e degli strumenti necessari, ma soprattutto fare formazione: spiegare ai cittadini cosa è la raccolta porta a porta, come va fatta e quali benefici porta. Il nuovo sistema di raccolta, oltre ai risultati detti, ci ha portato ad avere una maggiore possibilità di controllo e monitoraggio sulla qualità del conferimento e ad avere un maggior dialogo con la cittadinanza. In un primo periodo ci siamo limitati a segnalare all’utenza gli eventuali errori attraverso adesivi che applicavamo sui sacchetti contenenti materiali non conformi, dopo di che siamo passati direttamente al sanzionamento dei comportamenti scorretti, in particolare dei cittadini che non volevano adeguarsi alle nuove modalità di raccolta. In poco tempo siamo riusciti a cancellare un passaggio di raccolta dell’indifferenziato: inizialmente erano due a settimana, ridotti poi a uno solo. Questo senza scompensi eccessivi nell’utenza, che abituandosi a differenziare bene, non aveva necessità di una cadenza bisettimanale. Un percorso semplice:
Comunicazione, Formazione e controllo, e quindi sanzionamento.

Per quel che riguarda l’abbandono, nel 2014 la città era invasa da cumuli di sacchetti di spazzatura, soprattutto nelle sue aree più periferiche e nelle campagne. Chi al mattino andava a lavorare, abbandonava, quando non lanciava dal finestrino, il proprio sacchetto di immondizia in alcune specifiche zone del paese.  Una cosa incivile ed indegna: pur essendoci un servizio di raccolta, qualcuno preferiva agire questi comportamenti vergognosi. Abbiamo dunque messo in campo un piano d’azione di tre mesi. Abbiamo iniziato a comunicare che avremmo controllato il conferimento non a regola e l’abbandono, dopodiché abbiamo fatto una pulizia generale delle zone compromesse dall’abbandono. Abbiamo speso circa 5000€ per riportare il nostro Comune in una situazione ottimale. Abbiamo ripulito e messo cartelli di divieto abbandono, indicando il sanzionamento a norma di legge. In una prima fase questa cosa ha funzionato. Il principio è quello della finestra rotta: in uno spazio pulito è più difficile abbandonare un sacchetto. Ciò non toglie che qualcuno lo abbia fatto. A quel punto abbiamo fatto una forte azione di repressione. Molto spesso si riusciva a rintracciare l’autore dell’abbandono, comminando delle multe sostanziose. Abbiamo implementato un’azione congiunta: abbiamo pulito il paese, abbiamo formato ed informato i cittadini e chiaramente abbiamo perseguito gli atti impropri, sanzionandone gli autori. Le segnalazioni degli abbandoni hanno iniziato ad arrivare dai cittadini stessi, che si sono abituati non solo a non sporcare, ma anche ad indignarsi di chi sporcava. I cittadini devono essere formati. Ovviamente alla base di tutto c’è un servizio funzionante, senza il quale non è pensabile mettere in atto meccanismi virtuosi.

Quali sono state le maggiori difficoltà in questo processo?

Le resistenze le abbiamo avute soprattutto dalle attività commerciali, in particolare la ristorazione ed i bar. Per un’attività commerciale il passaggio a porta a porta è un cambio sostanziale. Per un ristorante o una pizzeria, ad esempio, significa riorganizzare le intere cucine e il servizio del personale di sala. Anche con loro abbiamo fatto l’azione di controllo attraverso l’utilizzo dei sacchetti semi-trasparenti.
Sul versante dei cittadini, invece, ci capitava spesso di trovare rifiuti ingombranti abbandonati, visto che non c’era un servizio di raccolta domiciliare. Servizio che abbiamo prontamente inserito in capitolato, togliendo qualsiasi alibi a chi si macchia di comportamenti incivili abbandonando i propri rifiuti ingombranti.

Dal punto prettamente politico avete registrato resistenze?

No, questo no. Abbiamo agito nel momento in cui in tutta Italia c’era una buona comunicazione sul tema della raccolta differenziata. Abbiamo agito in un clima generale favorevole. Ci siamo tuttavia scontrati con un altro problema, più strutturale che politico: nel 2014 e 2015 in Sicilia abbiamo avuto grossi problemi relativi alle saturazione delle discariche. Ci è capitato di dover sospendere per qualche giorno il servizio di raccolta.

I risultati raggiunti sono evidenti: oltre il 70% di raccolta differenziata e fenomeno degli abbandoni quasi azzerato. Da amministratore, che consigli si sente di dare ai suoi colleghi che si approcciano solo ora al problema dell’abbandono?

Il principio, che non vale solo per il rifiuto, è quello di instaurare un dialogo con i cittadini. L’ente pubblico deve essere anche strumento di formazione per i cittadini. Ma deve essere chiaro che se da un lato l’amministratore deve essere garbato e gentile, dall’altro deve essere rigoroso.
L’Ente si deve sforzare per fare i controlli, dando seguito con sanzioni, se è il caso.
Dopo la pulizia per 4 giorni nessuno ha osato lasciare in giro sacchetti. Quando si è verificato il primo caso, siamo risaliti all’autore del gesto, l’abbiamo sanzionato. Alla sanzione è seguita una forte campagna di comunicazione che facesse passare l’idea che a Santa Margherita si applicava la tolleranza zero.
Una campagna di comunicazione altrettanto forte l’abbiamo messa in campo per l’avvio del porta a porta. Credo che se il cittadino capisce bene cosa significa differenziare, non possa che aderire al progetto. A Santa Margherita è successo: non sono rari i casi di cittadini che non espongono i rifiuti indifferenziati tutte le volte che potrebbero. Differenziando bene non ne hanno bisogno. Il passo successivo deve essere la tariffazione puntuale, che premi i cittadini virtuosi.
Il percorso dunque è: informazione, formazione, implementazione di servizi efficienti, controllo e conseguente sanzionamento o premialità. (S.C.)

Biorepack: il settimo Consorzio di CONAI muove i primi passi

CONAI annuncia che il settimo consorzio del sistema, Biorepack, muove i primi passi. Dopo l’approvazione del suo statuto, arrivata con la pubblicazione del decreto costitutivo in Gazzetta Ufficiale il 14 novembre 2020, il Consorzio Nazionale Imballaggi inizia a dare concretezza alle disposizioni ministeriali.

CONAI diventa così il primo sistema di responsabilità estesa del produttore in Europa ad avere al suo interno un Consorzio dedicato alla valorizzazione degli imballaggi in bioplastica.

«Siamo felici di dare ufficialmente il benvenuto a Biorepack all’interno del sistema consortile» afferma il presidente CONAI Luca Ruini. «Vi aggiungo la soddisfazione di veder nascere il nostro settimo Consorzio durante il primo semestre del mio mandato. È importante far capire al cittadino che il fine vita della bioplastica ha bisogno di una corretta gestione, come quello di tutti gli altri materiali di imballaggio. Siamo pronti a lavorare anche su questo importante e delicato tema di educazione e sensibilizzazione ambientale».

«Il consorzio Biorepack è orgoglioso di entrare a far parte del sistema CONAI» dichiara il presidente Marco Versari. «In Europa siamo il primo consorzio per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica: un primato che consente al nostro Paese di rafforzare la leadership nel settore della bioeconomia circolare e della valorizzazione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Lavoreremo fianco a fianco con il CONAI affinché i cittadini possano conferire correttamente nella raccolta dell’umido domestico gli imballaggi in bioplastica consentendo così ai Comuni e al sistema Paese di incrementare sempre più i risultati di riciclo, compreso quello organico».

Le adesioni a Biorepack sono già aperte. E dal 1° gennaio 2021 sarà disponibile la modulistica dichiarativa CONAI aggiornata, con evidenza delle tipologie di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Per plastica biodegradabile e compostabile si intende quella certificata conforme alle norme europee armonizzate UNI EN 13432:2002 e/o UNI EN 14995:2007 da parte di organismi accreditati  (art. 1, comma 1, dello Statuto di Biorepack).

Raccolta differenziata, circa 3,2 milioni di tonnellate l’anno sono da ri-buttare

Politecnico di Milano: «Gli scarti generati dal trattamento di tutte le frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani costituiscono complessivamente circa il 19% del materiale raccolto per via differenziata»

Una peculiarità tutta italiana nel modello di gestione dei rifiuti (urbani) è stata incentrare, da più di vent’anni, l’intera impostazione sulla raccolta differenziata come obiettivo da raggiungere: non solo però non abbiamo ancora raggiunto il target che abbiamo stabilito per legge (65% al 2012, invece nel 2019 è al 61,3%) ma abbiamo perso di vista tutta la filiera impiantistica che c’è dopo la suddivisione della nostra spazzatura – o meglio di una piccola parte, sostanzialmente imballaggi e organico – in tanti sacchetti diversi. Per scoprire, ad esempio, che circa un quinto della raccolta differenziata è da buttare di nuovo.

Il dato è noto, stavolta confermato da uno studio commissionato da Ricicla.tv al Politecnico di Milano.

«Nella gestione dei rifiuti urbani – sottolinea il Polimi – si è sempre posta particolare attenzione al raggiungimento di determinati obiettivi di raccolta differenziata. Più recentemente sono stati definiti obiettivi relativi alla quantità di rifiuti avviati ad effettivo recupero, nella consapevolezza che la raccolta differenziata rappresenta solo la prima fase di una virtuosa gestione dei rifiuti. I rifiuti raccolti in modo differenziato non possono essere avviati tal quali agli impianti di riciclo, ma necessitano di selezione, in modo da rendere il più omogeneo possibile il flusso destinato al riciclo. Ciò comporta la generazione di scarti, ossia rifiuti che non sono idonei all’avvio a recupero di materia. Anche nella fase di riciclo è possibile che si generino degli scarti dal processo di recupero vero e proprio». O meglio è certo, dato che il secondo principio della termodinamica naturalmente è valido anche per i processi industriali che hanno a che fare con l’economia circolare.

«L’attuale gestione e trattamento delle principali frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani genera – argomenta il Polimi – circa 3,2 milioni di tonnellate di scarti, di cui 3 milioni di tonnellate sono idonei al recupero energetico, che rappresenta la forma di gestione prioritaria rispetto allo smaltimento in discarica per i rifiuti che non possono essere sottoposti a recupero di materia. A questi si aggiungono 203.000 tonnellate di scarti derivanti dal trattamento delle altre frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e non approfonditi in questa analisi (RAEE, raccolta selettiva, tessili, rifiuti da costruzione e demolizione e spazzamento stradale a recupero). Gli scarti generati dal trattamento di tutte le frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani costituiscono complessivamente circa il 19% del materiale raccolto per via differenziata, e se sommati al RUR attualmente generato lo incrementano del 26%, portando il quantitativo complessivo a sfiorare le 16 milioni di tonnellate all’anno».

Come riassumono dunque da Ricicla-tv, i numeri messi in fila dal Polimi «dicono che nel 2018 il trattamento di 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti differenziati ha generato ben 3,2 milioni di tonnellate di scarti, circa un quinto del totale raccolto. Non tutte le filiere però generano uguale quantità di residui non riciclabili: per il vetro è il 14,8% del totale, per l’umido il 18,2%, per la carta il 22,6% mentre per alluminio e acciaio la percentuale supera di poco il 30%. Ma il dato più allarmante è quello sulla raccolta differenziata della plastica, che dallo studio è risultata generare, tra scarti di selezione e riciclo, oltre 778mila tonnellate di frazioni non riciclabili, pari al 66,3% del totale raccolto. Scarti che, quando non possono essere collocati in impianti sul territorio nazionale devono essere esportati a costi esorbitanti e che, quando anche la valvola dell’export viene meno, si accumulano negli impianti di selezione e riciclo fino a saturarli e a metterne a rischio il funzionamento».

Che fare dunque? La soluzione passa dagli elementi emersi ieri nel corso del webinar ‘Comparazione ambientale di scenari di sviluppo infrastrutturale nella gestione dei rifiuti’ organizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente e energia).

«Il messaggio che vorremmo lanciare – dichiara il vicepresidente Filippo Brandolini – è di ‘evitare le semplificazioni’, cioè evitare di raccontare soltanto quello che fa comodo; è assolutamente indispensabile per affrontare la complessità che abbiamo di fronte.  Dopo 20 anni di dibattito incentrato principalmente sul modello di raccolta differenziata da adottare, dobbiamo prendere decisioni urgenti e fare scelte coraggiose, cercando di recuperare un gap che se possibile è anche aumentato in questi anni; un divario sia culturale che industriale, oltre che di organizzazione e dotazione impiantistica. Abbiamo degli scenari di riferimento sulla base dei quali orientare le decisioni: il Programma nazionale di Gestione dei Rifiuti, il Piano Energia e Clima e la Tassonomia. Dobbiamo essere consapevoli – continua Brandolini – che la gestione dei rifiuti è parte dell’economia circolare, ma questa  innanzitutto si può verificare o meno con l’immissione dei prodotti nel mercato, e quindi dalla loro progettazione, dall’eco-design, dalla loro riutilizzabilità o riciclabilità Nello studio presentato oggi, che punta a individuare qual è la soluzione migliore per la gestione dei rifiuti,  è stato evidenziato un passaggio  fondamentale ovvero che la strategia del recupero energetico determina il rendimento ambientale di un sistema di gestione; in altre parole se non abbiamo chiaro come risolviamo il problema di quei rifiuti non riutilizzabili e non riciclabili rischiamo di ostacolare e rendere più difficile tutto il processo».

In questo contesto anche le discariche «rimarranno indispensabili ma devono svolgere un ruolo residuale, dovranno essere impianti specialistici, ben distribuiti sul territorio nazionale e che per essere efficienti non abbiano bacini. Per il rispetto dei target di economia circolare, occuparsi delle discariche è una priorità e conseguentemente, come evidenziato dallo studio, va limitato il ricorso a impianti intermedi come i Tmb. Poi è necessario fare una scelta sul trattamento dell’organico, per il quale abbiamo stimato che al 2035 servono capacità impiantistiche aggiuntive per circa 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti. Occorre inoltre recuperare e reinterpretare il principio di prossimità. Abbiamo visto che il trasporto dei rifiuti non è indifferente rispetto agli impatti ambientali; oggi 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti vanno dalle regioni centro-meridionali a quelle settentrionali».

Fonte: Luca Aterini per GreenReport

Accordo Comune di Bergamo-CORIPET: in città il riciclo delle bottiglie in PET diventa virtuoso

La partnership faciliterà il raggiungimento dell’obiettivo del 77% di raccolta per il riciclaggio entro il 2025 (Direttiva SUP) attraverso l’installazione di eco-compattatori in città

Il comune di Bergamo e CORIPET hanno firmato un accordo grazie al quale l’amministrazione comunale orobica potrà raggiungere la quota del 77% di raccolta per il riciclaggio entro il 2025 (90% entro il 2029). L’intesa raggiunta mira all’installazione degli eco-compattatori CORIPET in tutto il territorio urbano, garantendo al comune di implementare la raccolta delle bottiglie in PET.
 
Con circa 7 milioni di tonnellate, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per plastica utilizzata ogni anno; di questa, il 40% viene impiegata per imballaggi. Ma c’è plastica e plastica, come ha riconosciuto la normativa SUP, che da un lato ne mette al bando alcuni tipi ed utilizzi e dall’altro impone di valorizzare quella riciclabile come il PET, la plastica delle bottigliette. Nel 2025, infatti, le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 25% di PET riciclato (R-pet) e questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se a monte la raccolta arriverà appunto al 77% di quello che si immette a consumo e se saranno attivate modalità di raccolta selettiva innovative (con un flusso “pulito” di PET post consumo food contact riciclabile per la fabbricazione di nuove bottiglie).  
 
“Con questo accordo stiamo dando un corso concreto agli impegni sul tema della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare assunti dal consiglio comunale con voto unanime, con particolare riferimento al tema della plastica, una delle questioni più importanti del mondo contemporaneo – dichiara Stefano Zenoni, assessore all’ambiente – . La plastica va usata meno in alcuni ambiti, e  meglio in altri; soprattutto, va recuperata nel miglior modo possibile, soprattutto la plastica “pregiata” e riutilizzabile come il Pet. Questa iniziativa sensibilizza all’incremento della raccolta differenziata e si unisce ai tanti progetti in corso in città a tale scopo quali Ecovan e i raccoglitori diffusi di pile, olio esausto e altri rifiuti particolari”.

“La fattiva collaborazione del territorio e delle amministrazioni locali gioca un ruolo fondamentale   – sottolinea Corrado Dentis, presidente CORIPET – , non solo per il raggiungimento degli obiettivi indicati dal legislatore, ma anche per creare nella cittadinanza quella consapevolezza e quei comportanti che fanno bene all’ambiente urbano. Senza dimenticare – prosegue Dentis – che in questo modo è possibile sensibilizzare il cittadino e fare cultura sul riciclo, creando una certa curiosità su un oggetto, la bottiglia in PET, che se adeguatamente riciclato può essere valorizzato in modo prezioso, con evidenti vantaggi per la collettività e per l’ambiente. Siamo pertanto molto soddisfatti che una città importante come Bergamo, che rappresenta una parte significativa del territorio lombardo, abbia aderito al nostro progetto”.

Fonte: E-Gazette

Milano: con raccolta differenziata risparmiate 457mila tonnellate di CO2. I dati del Contatore Ambientale Amsa

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore dell’azienda rifiuti ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica

La raccolta differenziata a Milano prosegue il suo buon andamento e porta nuovi vantaggi all’ambiente. A confermarlo sono i numeri del Contatore ambientale 2020, il progetto, giunto al secondo anno di vita, che consente di tradurre gli atteggiamenti virtuosi dei milanesi in tema di rifiuti in dati concreti e comprensibili a tutti.

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica.
Per trasformare i dati elaborati dal Contatore Ambientale in qualcosa di concreto e più comprensibile, questi ultimi sono stati rielaborati attraverso il recupero equivalente di ri-prodotti per far comprendere meglio il significato di economia circolare e quindi i vantaggi a valle di una buona raccolta differenziata come è quella di Milano.

In pratica le 620 mila tonnellate di rifiuti prodotti e raccolti da Amsa per la sola città di Milano si sono trasformati in: 10.180 milioni di felpe, 98.400 milioni di nuove bottiglie, 17.650 milioni di chiavi inglesi, 447.280 milioni di scatole per scarpe, 2 milioni di caffettiere moka, 132mila armadi e 22mila tonnellate di compost.

Fonte: Amsa