I record di Fiumicino: «se ce l’abbiamo fatta noi…»

Dal 38 per cento del 2016 all’attuale 80, il Comune di Fiumicino ha scalato a passo di carica la montagna della raccolta porta a porta, dopo aver liquidato la municipalizzata ed esternalizzato il servizio perché la «differenziata stradale non funzionava, non portava miglioramenti e non permetteva di controllare la qualità dei rifiuti». Più che da quelli, però, la montagna era rappresentata dalla stessa fisionomia della città alle porte di Roma, fatta di aree densamente abitate e di zone rurali: estendere il porta a porta a tutti gli 85 mila concittadini, superando le diversità urbanistiche e logistiche, per il trentenne Enzo Di Genesio Pagliuca, vicesindaco Pd e consigliere dal 2011, è stata la vera palestra politica. Tante le difficoltà, racconta, ma tutte superate sul campo, sperimentando e collaborando, caso per caso, o meglio, casa per casa.

«Nelle zone a maggior densità —sottolinea il vicesindaco Pagliuca—, come il nuovo quartiere San Leonardo, tra palazzi di dieci piani con centinaia di appartamenti, dove era difficile fare accettare i bidoni condominiali, i condòmini si sono messi d’accordo, distribuendosi i compiti per radunare e poi esporre all’esterno i rifiuti che in un primo tempo andavano accumulandosi negli androni. Il meccanismo oggi funziona come un orologio. Nella zona rurale i problemi della raccolta erano anche più imprevedibili, legati alla frequenza, all’effetto della temperatura sui rifiuti, all’opera degli animali, ma anche lì abbiamo preso le misure». Per un comune turistico, oltretutto, i problemi si moltiplicano nrel periodo estivo. «Fiumicino ha 800 strutture di somministrazione, tra ristoranti e stabilimenti balneari, cui si aggiungono i rifiuti di due milioni di turisti all’anno: un carico che stiamo imparando a fronteggiare, calibrando le forze in base alle previsioni».

— Ma i costi di un porta a porta così spinto?

«Milioni di euro in più, ma vendiamo i materiali separati ai consorzi che li riciclano. Così, negli ultimi nove anni, da quando il centro-sinistra guida il Comune, siamo riusciti a non alzare di un centesimo la Tari, senza contare che Fiumicino è vistosamente più pulita e, aggiungo, che la differenziata domestica è fondamentale per educarci alla gestione consapevole dei rifiuti. In ogni caso, non dimentichiamo che 13 anni fa, quando chiuse la discarica di Malagrotta, l’indifferenziato, che era quasi il totale dei rifiuti conferiti, ci costava 70 euro a tonnellata, e ora ne costa quasi 200. Se non lo avessimo ridotto dell’80 per cento, la spesa sarebbe insostenibile».

— L’aeroporto Leonardo da Vinci come viene gestito?

«Per fortuna gestisce in modo indipendente i rifiuti dei suoi 44 milioni annuali di arrivi».

—Vi siete avvalsi di consulenti esterni?

«Sì, in particolare di E.S.P.E.R, che ci ha seguito a lungo ed anche attualmente, prima come supporto tecnico per lo sviluppo del progetto, poi come direzione per l’esecuzione del contratto. Professionisti del settore molto qualificati che operano solo per soggetti pubblici e che hanno curato anche la redazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti».

— Dove sono stati più utili?

«Nella corretta gestione della plastica in particolare, anzi, delle plastiche. Sono i materiali che ormai incidono di più sui costi, perché sono i più voluminosi».

— E la tariffazione puntuale, cioè ‘pago-per-i-rifiuti-che-produco’?

«È un passaggio importante per raggiungere i nostri prossimi obiettivi, che sono l’ulteriore riduzione sia della quota di rifiuti indifferenziati, sia della Tari, attraverso un sistema di sconti, legati, ad esempio, all’uso delle compostiere, all’età, al reddito, al numero di componenti la famiglia. La tariffa a volume è prevista nel nuovo piano rifiuti regionale, insieme a una forte campagna di informazione. Partirà dopo l’estate per le utenze commerciali, che ne avranno anche un vantaggio economico, perché prima, quando superavano una certa quantità, erano costrette a stipulare contratti a parte, mentre così non ci saranno limiti. Poi sarà allargata alle utenze domestiche».

— Inceneritori?

«Non ci servono, puntiamo a diminuire lo scarto migliorando la selezione, specie quella più problematica dei vari polimeri plastici, ma anche quella degli scarti umidi che oggi costa da smaltire ben 130 euro a tonnellata. Per questo, abbiamo deciso di girare al gestore i proventi della vendita dei materiali riciclati».

— Come combattete ‘Sacchetto Selvaggio’?

«La rimozione è compresa nel nuovo contratto con la ditta. Questo, insieme alle fototrappole, servirà a tenere pulite le strade e a disincentivare eventuali interessi di parte che contribuiscono ad aumentare il fenomeno».

— Giusto a un tiro di sacchetto da qui, c’è Roma, della quale Fiumicino faceva parte fino al 1992. Un paragone è inevitabile…

«Con tutte le differenze e le difficoltà della Capitale, il nostro Comune, per la sua estensione, la varietà ambientale — comprende anche riserve naturalistiche e archeologiche — e la complessità urbanistica e sociale, rappresenta un modello plausibile dei problemi di una grande città. Va anche detto che l’integrazione è essenziale: il nostro nuovo impianto per gli umidi, a Maccarese, potrà accogliere sessantamila tonnellate, di cui diecimila di Fiumicino e il resto a disposizione dei comuni vicini. Insomma, mi sembra di poter dire che se ce l’abbiamo fatta noi…».

A cura di Igor Staglianò

Buoni spesa in cambio di impegno nella differenziata?

Fare la raccolta differenziata, ma soprattutto farla bene, è diventato ancora più facile ed incentivante nel comune di Caivano, in provincia di Napoli. Da pochi giorni è stata lanciata, dall’Amministrazione Comunale e dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), una splendida iniziativa volta a premiare chi la raccolta differenziata l’ha sempre fatta bene ma anche per cercare di invogliare quelle persone che, per un motivo o per un altro, non la svolgevano correttamente.

Il funzionamento è davvero molto semplice poiché per ogni chilo di rifiuto da riciclare, i residenti di Caivano, avranno i cosiddetti “ecopunti” spendibili nei negozi e nelle varie attività commerciali presenti all’interno del Comune. Il conferimento avviene al Centro Comunale di Raccolta, attraverso un sistema di registrazione degli accessi, per una serie di materiali quali, ad esempio: carta, cartoncini e cartone, legno, vetro, rifiuti RAEE, ingombranti e multimateriali (plastica, acciaio e alluminio). Il CONAI ha poi reso ancora più facili queste operazioni grazie alla presenza, dal 1° Agosto 2022, di Isole Ecologiche Mobili Itineranti sparse per la città, oltre a bidoni carrellati a disposizione presso scuole ed uffici volti alla raccolta del materiale da riciclare.

L’iniziativa verrà presto presentata con una campagna informativa sotto il nome di “Caivano premia la differenza” e verrano invitati tutti i cittadini alla sensibilità verso l’ambiente e all’attenzione per le buone pratiche che sono possibili da svolgere nel proprio piccolo, si punta e si spera anche di essere un modello per altri comuni.

Caso Sardegna: dal 5% al 74,52% di raccolta differenziata

Dopo aver raggiunto il vertice della classifica nazionale per riduzione dei rifiuti e raccolta della differenziata, la Regione Sardegna adotta un meccanismo tariffario per incentivare la diffusione della tariffazione puntuale.

A cura di Igor Staglianò

Nel 2004 la Sardegna era la penultima Regione in Italia con il 5% di raccolta differenziata, nel 2020 secondo ISPRA ha raggiunto il 74,52%. Un bel salto in avanti! Ne parliamo con l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Gianni Lampis, nella Giunta Solinas da tre anni.

La Sardegna ha anche una produzione pro-capite di 445 kg per abitante all’anno, nonostante gli elevati flussi turistici. Lunica Regione a far meglio di voi oggi è  il Veneto con il 76,1% di differenziata. Quali sono gli strumenti adottati per raggiungere questi risultati?

«La principale azione adottata è stata lattuazione, sin dal 2004, di un meccanismo di premialità/penalità, attraverso il quale vengono premiati i Comuni che raggiungono percentuali di raccolta differenziata annualmente stabiliti dalla Giunta regionale e vengono penalizzati se non li raggiungono. Il premio consiste in uno sconto sul costo di conferimento del secco residuo indifferenziato; analogamente la penalità consiste in una maggiorazione di tale costo. Lultima pianificazione ha fissato obiettivi molto ambiziosi: 80% nella raccolta differenziata e 70% di riciclo al 2022. Allo stato attuale abbiano conseguito il 74% di raccolta differenziata e il 60% di riciclo. Occorre sottolineare che la Regione ha investito molto nellimpiantistica (termovalorizzatori, discariche, impianti di compostaggio, digestori anaerobici, piattaforme per la valorizzazione degli imballaggi) e in ecocentri. È importante sottolineare anche gli accordi di programma sottoscritti con CONAI e CIC, i Consorzi di filiera degli imballaggi e dellumido, che hanno supportato la Sardegna nelle azioni attuative di settore».

Con la Deliberazione n. 9/44 del 24 marzo scorso la Regione Sardegna ha introdotto anche un meccanismo tariffario per incentivare la tariffazione puntuale. Come è stata accolta dagli enti locali questa innovazione?

«Non abbiamo elementi di riscontro specifici, ma finora non sono pervenute lamentele. Questa riforma era attesa e diversi Comuni stanno adeguando i sistemi di raccolta per continuare a ricevere le premialità regionali. Infatti, la deliberazione ha previsto un adeguamento del meccanismo premialità/penalità che incentiva il mantenimento delle premialità regionali in caso di attivazione della tariffazione puntuale. In sua assenza, le premialità regionali vengono dimezzate».

Quale supporto offre la Regione ai Comuni per introdurre la tariffazione puntuale? 

«Abbiamo predisposto linee guida che descrivono i principali sistemi di tariffazione e forniscono criteri per la scelta della configurazione più adatta al Comune (numero di frazioni di rifiuto da contabilizzare, tipologia di formula per il calcolo della tariffa, attrezzature per la raccolta e la contabilizzazione del rifiuto)».

Quali esigenze hanno evidenziato gli Enti locali rispetto al nuovo obiettivo di riduzione della produzione pro-capite sino a 415 kg per abitante all’anno e come hanno accolto tale obiettivo?

«Lobiettivo della riduzione della produzione pro-capite non sembra particolarmente sentito dai nostri Comuni. Non abbiamo ricevuto osservazioni in tal senso. I Comuni si concentrano in genere sul posizionamento degli impianti e sui contributi per i servizi di raccolta, in modo da poter essere continuamente efficientata sul piano organizzativo».

Come pensate di promuovere la diffusione del Centri del riuso?

«I centri per il riuso servono a prevenire la produzione dei rifiuti. Si tratta di spazi per lesposizione temporanea e di scambio fra privati, di beni usati e funzionanti, idonei al riutilizzo diretto. Intendiamo finanziare i Centri per il riuso attraverso le risorse comunitarie del PO FESR 2021-2027. Allo scopo intendiamo predisporre le linee guida, come previsto dal Piano regionale, che consentano di regolamentarne realizzazione e gestione».

Parte da Torino accordo McDonald’s e Iren per abbattere la quantità di rifiuti

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1)

Un patto tra McDonald’s e Iren Ambiente per lanciare un progetto pilota che parte da Torino sul fronte della sostenibilita’ ambientale coinvolgimento 28 ristoranti tra Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria.

Le due aziende si impegnano a collaborare per incrementare e migliorare la raccolta differenziata partendo da un monitoraggio dei flussi di rifiuti prodotti dai locali, formando il personale e sensibilizzando i consumatori per ridurre la quantita’ di scarti r capite come funziona l’economia circolare.

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1).

McDonald ha già eliminato la plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, installato contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, lanciato una collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta. Temi che ora saranno condivisi e rafforzati con la collaborazione con il gruppo Iren.

“L’accordo con Iren rappresenta per noi un ulteriore importante tassello nella collaborazione con le comunità locali, dove da diverso tempo operiamo per sensibilizzare e promuovere comportamenti corretti nell’ambito della sostenibilità ambientale.”, commenta Dario Baroni, ad di McDonald’s Italia. “In qualità di una delle catene di ristorazione più diffuse in Italia, abbiamo la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza proprio a partire dai nostri ristoranti, dando un contributo concreto e quotidiano in tema di impatto ambientale”. Eugenio Bertolini, ad di Iren Ambiente, sottolinea che “questa partnership ci consente di mettere a fattor comune le best practice che abbiamo sviluppato nel ciclo integrato dei rifiuti e nel campo dell’educazione ambientale, a fianco di una realtà importante come McDonald’s”.

Primo appuntamento giovedi 28 aprile con il Roadsshow della Sostenibilita’ di McDonald’s organizzato con Comieco e Seda International Packaging Group, farà tappa a Torino in collaborazione con Amiat-Iren. Appuntamento alle 10.45 al ristorante McDonald’s di Torino in via Sant’Ottavio per un dibattito con gli interventi di Armando Mariano, R&D Material & Product Director di Seda International Packaging Group;,Roberto Di Molfetta, Vicedirettore di Comieco, Christian Aimaro, Presidente di Amiat, Massimiliano Dell’Acqua, Head of Supply Chain di McDonald’s Italia.

Fonte: la Repubblica

Rifiuti, Legambiente: 30 milioni persi dal Comune di Palermo

«Oltre 5 mesi per preparare e presentare progetti già in parte definiti da tempo dagli uffici della Rap e ritrovarsi nell’ultimo giorno della scadenza dell’avviso (tra l’altro prorogato di altri 30 giorni) di fronte a un problema tecnico insuperabile. Non è solo sciatteria, è incompetenza e dolo, l’ennesima beffa ai danni della città e dei palermitani. Da anni Palermo è al palo nella raccolta differenziata – ferma cronicamente sotto il 15%, con decine di milioni di euro che si sprecano ogni anno nel buttare i rifiuti, anche quelli potenzialmente differenziabili, nella discarica di Bellolampo, se non in altre discariche con costi salatissimi per i palermitani – e, quando si presenta l’opportunità di farsi finanziare dei progetti per il miglioramento del sistema di raccolta differenziata, non si è neanche in grado di inviare i progetti elaborati. Non abbiamo più parole». Lo dice in un comunicato Tommaso Castronovo, responsabile Rifiuti ed economia circolare di Legambiente Sicilia.

Nell’avviso del Mite di settembre scorso – dice Legambiente – con scadenza il 14 febbraio e prorogato al 16 marzo, erano stati messi a disposizione delle Srr e dei Comuni oltre 1,5 miliardi di euro per la realizzazione dei nuovi impianti per il riciclo e 600 milioni per il miglioramento del sistema di raccolta differenziata, di cui il 60 % destinato alle regioni del Sud. Il Comune di Palermo aveva avocato a sé, chiedendo e ricevendo delega dalla Srr Palermo Area Metropolitana, il compito di elaborare i progetti e presentare le proposte tramite i propri uffici e quelli della Rap.

Il Comune – aggiunge Legambiente – ha rispolverato, tramite i funzionari della Rap, i vecchi progetti di altri 10 centri comunali di raccolta, già previsti nel piano industriale, con l’obiettivo di completare la rete dei Ccr in città. Inoltre, nella misura dedicata al finanziamento agli interventi per la realizzazione di impianti destinati al riciclo è stato previsto l’impianto di biodigestione aneorobica, il cui progetto era già stato definito da Asja, e un impianto per la selezione e la valorizzazione della frazione del rifiuto secco differenziato. Il comune di Palermo aveva il compito di presentare le proposte tramite invio nella piattaforma dedicata del Mite i progetti dei Ccr e quello dell’impianto di valorizzazione della frazione secca della raccolta differenziata, per un valore di 30 milioni di euro, entro il 16 marzo 2022. Ma proprio i progetti relativi ai Crr e all’impianto di valorizzazione della frazione secca non sono stati trasmessi dai funzionari del Comune. «Un’altra occasione sprecata dal Comune – conclude Castronovo – per liberarci dai rifiuti e avviarci verso l’economia circolare».

Fonte: Corriere della Sera

Ottima iniziativa per la raccolta di giocattoli presso l’ecocentro di Albairate 

Quanti giocattoli sono finiti tra le nostre mani o quelle dei nostri figli? Un numero difficile da quantificare in maniera oggettiva ma che ci porta alla mente molti ricordi. Mi sorge però spontanea un’altra domanda: dove sono finiti tutti quei giocattoli? 

Spesso ci si ostina a voler conservare tutto perché lo si lega ad una serie di memorie piacevoli, a volte non può essere così. Capita che i giocattoli si rompano, vadano cambiati o che i bambini perdano interesse in favore di qualcosa più nuovo ed appagante, portandoci a dover conferire questi oggetti da qualche parte. Il problema è che un giocattolo di plastica, non essendo un imballo, non può essere raccolto mediante la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Una soluzione è sicuramente l’iniziativa avviata dal Comune di Albairate. Nell’ecocentro del Comune di Albairate, grazie ad un accordo siglato dal Consorzio dei Navigli con alcuni riciclatori di plastiche dure che ne garantiscono il riciclo, è stato posizionato uno speciale container dove buttare le cosiddette plastiche dure, come i comuni giocattoli, ma ponendo una particolare attenzione per i giocattoli di plastica che funzionano con pile o con circuiti elettrici, che devono invece essere considerati Rifiuti da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche (RAEE), i quali possono essere conferiti all’ecocentro in altri specifici contenitori. Questi flussi sono costantemente aumentati negli ultimi anni arrivando a raccogliere circa 33 t/anno di giocattoli (circa 7 kg/ab.anno), con un evidente vantaggio economico per gli stessi cittadini dato dal mancato conferimento agli inceneritori o nella frazione ingombranti, per i quali si sostengono alti costi di trasporto e di smaltimento mentre il recupero presso aziende specializzate avviene praticamente a costo zero.  

Ripristinata la raccolta differenziata per i positivi al Covid

Vittoria della campagna di Eco dalle Città sul ripristino della raccolta differenziata dei rifiuti nelle case dei cittadini positivi al Covid. Giovedì 3 marzo l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una nota tecnica in cui, dopo aver spiegato le ultime evidenze scientifiche sulla diffusione del Sars Cov-2, descrive le modalità operative per la gestione dei rifiuti urbani extra-ospedalieri nelle abitazioni su tutto il territorio nazionale

Dall’Istituto Superiore di Sanità arriva il via libera alla ripresa della raccolta differenziata dei rifiuti nelle case dei cittadini positivi al Covid. Giovedì 3 marzo l’ISS ha pubblicato una nota tecnica in cui, dopo aver spiegato le ultime evidenze scientifiche sulla diffusione del Sars Cov-2, descrive le modalità operative per la gestione dei rifiuti urbani extra-ospedalieri nelle abitazioni su tutto il territorio nazionale, distinguendo tra i rifiuti prodotti da soggetti positivi a COVID-19 e rifiuti prodotti dal resto della popolazione. Vengono fornite anche raccomandazioni per la preparazione e il conferimento dei rifiuti domestici, per gli operatori e per le aziende del settore di raccolta, smaltimento e trattamento dei suddetti rifiuti.

Di seguito il passaggio sui soggetti positivi:

Rifiuti urbani provenienti da abitazioni nelle quali siano presenti soggetti positivi a COVID-19. Si raccomanda che nelle abitazioni in cui siano presenti soggetti positivi a CoVid-19, si pongano in essere le procedure di seguito descritte.

Mantenimento della raccolta differenziata, ove in essere, ma con i seguenti opportuni accorgimenti:
− confezionare tutte le tipologie di rifiuti secondo le regole vigenti sul territorio relative alla raccolta differenziata in modo da non danneggiare e/o contaminare esternamente i sacchi. Ogni qualvolta siano presenti oggetti taglienti, a punta o comunque in grado di provocare lacerazioni dell’involucro (oggetti o frammenti in vetro o metallo), si raccomanda di eseguirne il conferimento con particolare cura (es. avvolgendoli in carta o panni) per evitare di produrre lacerazioni dei sacchi con
conseguente rischio di fuoriuscita del loro contenuto. Per tutte le frazioni dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro (della stessa tipologia prevista per la frazione raccolta) o in numero maggiore in dipendenza della loro resistenza meccanica.
− diversamente, fazzoletti di carta, carta in rotoli, mascherine e guanti, tamponi per test per autodiagnosi Covid-19, ecc. dovranno essere inseriti in una busta separata e chiusa, prima di essere introdotti nel sacco dei rifiuti indifferenziati. Tale scelta è stata determinata per limitare il più possibile errori nella raccolta e nel conferimento dei rifiuti a salvaguardia della sicurezza in ambito domestico e della salute degli operatori ecologici addetti alla raccolta dei rifiuti.

Si raccomanda in generale di

i) chiudere adeguatamente i sacchi eventualmente utilizzando guanti monouso;

ii) non schiacciare e comprimere i sacchi con le mani;

iii) evitare l’accesso di animali da compagnia ai locali dove sono presenti sacchetti di rifiuti;

iv) far smaltire il rifiuto dalla propria abitazione con le procedure in vigore sul territorio. I guanti monouso utilizzati per l’operazione dovranno essere rimossi rovesciandoli (per evitare che vengano a contatto con la cute) ed essere eliminati nel successivo sacco di rifiuti indifferenziati (12).

https://www.iss.it/documents/20126/6703853/NT+rifiuti+COVID+LAST.pdf/14fc6d4f-3f95-99aa-a85b-2f187e4aa876?t=1646293263405

Fonte: Eco delle Città

Raccolta dell’organico obbligatoria. Ecco cosa cambia per i Comuni

Dal primo gennaio 2022 è scattato l’obbligo della raccolta differenziata dell’organico per tutti i Comuni d’Italia. Ma a che punto siamo sul territorio nazionale? Tra l’aumento di prodotti compostabili, uno sguardo a norme e buone pratiche che potrebbero fare la differenza

In Italia la raccolta differenziata dell’organico è a buon punto. L’organico rappresenta il 43% del quantitativo di rifiuti urbani avviato a riciclo nel 2020, e contribuisce notevolmente al raggiungimento del 65 per cento del totale di raccolta differenziata nel nostro Paese.

Tuttavia, in alcuni Comuni italiani non vi era ancora la possibilità per i cittadini di gettare in maniera differenziata resti di cibo e tutto ciò è compostabile, con un conseguente peggioramento della qualità dell’indifferenziato in cui viene conferito così il materiale organico putrescibile: avere invece un indifferenziato “libero” dall’organico permette ai Comuni di ridurne la frequenza di raccolta, con una riduzione dei costi complessivi. Senza contare il materiale e l’energia ricavati dal trattamento di rifiuti organici, rispettivamente compost e biometano, che possono assolvere a diverse funzioni.

Finalmente, lo scorso primo gennaio la raccolta differenziata dell’organico è diventata obbligatoria in tutti i comuni d’Italia. Lo prevede l’articolo 182 ter del decreto legislativo 152/2006 che recepisce in Italia la direttiva europea 851/2018 in materia di rifiuti. L’entrata in vigore dell’obbligo anticipa di due anni un analogo impegno che sarà introdotto nel resto della Unione Europea solo a inizio 2024.

A più di un mese dall’introduzione dell’obbligo, ci siamo chiesti se ci stiamo muovendo nella giusta direzione e quale potrebbero essere le difficoltà legate all’estensione della raccolta.

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Una raccolta virtuosa

La raccolta differenziata dell’organico, che in Italia nel 2020 è arrivata ad interessare oltre il 90% della popolazione, ha visto un progressivo miglioramento negli ultimi anni.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sui rifiuti urbani, nel 2016 erano 6.516.938 le tonnellate della frazione organica, comprese le quote avviate a compostaggio domestico. Nel 2020, anno di inizio della pandemia, si è arrivati invece a 7.174.948 tonnellate, registrando però un leggero calo rispetto alle 7.300.000 tonnellate del 2019.

“Diminuzione che – fanno sapere dall’ufficio tecnico del Consorzio Italiano dei Compostatori (CIC) – è stata molto minore di quanto atteso, e che comunque non ha fatto recedere i comuni già attivi nella raccolta differenziata”.

Resta un divario tra Nord, Centro e Sud, che auspichiamo le nuove norme aiuteranno a colmare. Sempre secondo gli ultimi dati dell’Ispra, nel corso del 2020, a Nord erano 130 i chili della frazione organica prodotti per abitante (rappresentato da umido e scarti da manutenzione del verde, escluso il compostaggio domestico), al Centro 112 kg, mentre al Sud 111 chilogrammi.

Con l’introduzione dell’obbligo qualcosa sta cambiando, anche se, come prevedibile, non in maniera così netta.

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Cosa è cambiato dal primo gennaio?

“Non ci aspettavamo cambiamenti repentini : – spiegano dall’ufficio tecnico del CIC – l’attivazione della raccolta differenziata in un comune è un processo che richiede una pianificazione preventiva, con tempistiche programmate di implementazione; a cascata, le aziende deputate al riciclo dei rifiuti organici mediante compostaggio o con sistemi integrati con la digestione anaerobica adeguano la propria capacità di trattamento, o pianificano la costruzione di nuovi impianti. Anche a livello impiantistico ci aspettiamo quindi effetti più graduali e dilazionati nel tempo”.

È lecito chiedersi però a quali difficoltà vadano incontro quei Comuni che avviano per la prima volta una raccolta dell’umido. Su questo i tecnici del CIC non ha dubbi.

“In Italia – affermano – abbiamo un tale know-how sulla raccolta differenziata dei rifiuti organici, e in particolare della frazione umida (di cui siamo esportatori di conoscenza in tutta Europa, e non solo) che i Comuni ancora non attivi non dovrebbero avere nulla da temere sul piano organizzativo. Naturalmente, la filiera dei rifiuti organici può dirsi completa solo se alla raccolta fa seguito un’adeguata ed efficiente capacità di riciclo, ma oggi abbiamo ormai pressoché raggiunto tale capacità a livello nazionale”.

“Quello che ancora manca – sottolineano – è il potenziamento dell’impiantistica in alcune regioni del Centro-Sud; alcune, come la Sicilia, stanno per fortuna dando concreti e positivi segnali in questa direzione”.

In effetti, secondo i dati Ispra177 impianti di compostaggio dei 293 operativi a livello nazionale, 30 dei 43 di trattamento integrato e 20 dei 23 di digestione anaerobica sono localizzati al Nord. La scarsità di impianti rilevata in alcune aree del Centro-Sud del Paese comporta la movimentazione di rilevanti quantità di rifiuti da queste aree verso gli impianti del Nord. Dunque, il pro capite nazionale di trattamento biologico dei rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata nel 2020 varia molto in base all’area geografica -162 chili per abitante al Nord, 66 al Centro e 68 al Sud – e non è confrontabile con la quantità di raccolta, non corrispondendo necessariamente all’area di riferimento.

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La busta giusta

Per tutti quei cittadini che dovranno approcciarsi per la prima volta alla raccolta differenziata dell’organico, è importante tenere bene a mente che i rifiuti devono essere conferiti obbligatoriamente in buste compostabili, ma il rischio di fare confusione permane e una delle problematiche spesso riscontrate presso gli impianti di riciclo riguarda proprio la presenza di scarti costituiti da materiali plastici.

Non è raro imbattersi ancora in sacchetti non a norma, in particolare presso gli esercizi commerciali, al dettaglio e ambulanti: nel 2019 rappresentavano circa il 30% del totale dell’immesso al consumo. Ma secondo il rapporto L’Italia del Riciclo 2021 della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ci sarebbe ormai la quasi totale scomparsa dagli impianti di compostaggio dei sacchetti orto-frutta in plastica convenzionale sostituiti, dopo l’introduzione nel 2018 dell’obbligo normativo, da borse in plastica biodegradabile e compostabile.

In questo, la crescita della raccolta differenziata della frazione umida rappresenta un ulteriore stimolo all’utilizzo di borse compostabili, idonee per l’appunto anche al riciclo dei rifiuti organici. D’altra parte, l’eliminazione degli imballaggi in plastica non compostabili contribuirà al miglioramento della conduzione dei processi biologici e ad arginare il rischio che venga intaccata la qualità del compost. Ma perché è importante che la busta sia compostabile?

“Se il sacchetto è realizzato in materiale certificato compostabile ai sensi della norma UNI EN 13432, come impone la legge, – prosegue l’ufficio tencnico del CIC – negli impianti di compostaggio subisce la stessa sorte dei rifiuti organici, venendo interamente degradato nel corso del processo. Laddove, in presenza di particolari tipi di tecnologie adottate, il sacchetto compostabile fosse scartato prima dell’inizio del processo biologico di produzione del compost (è il caso ad esempio di molti impianti che precedono il compostaggio con una fase di digestione anaerobica), si può comunque approfittare del fatto che il sacchetto è compostabile per rimuoverlo biologicamente attraverso un processo (chiamato biostabilizzazione o bioessiccazione), diminuendo il quantitativo di scarti che alla fine viene mandato a smaltimento”.

Data la variabilità delle tipologie di biopolimeri, per i cittadini sarà bene affidarsi dunque ad una corretta etichettatura che certifichi la busta sia a norma.

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Compostabile e biodegradabile

Come è noto, insieme ai residui di cibo sono raccolti nell’organico anche gli imballaggi in plastica compostabile: oltre ai sacchetti in bioplastica, anche gli imballaggi di frutta e verdura, piatti, bicchieri e stoviglie monouso.

Nell’indagine effettuata dal CIC tra il 2019 e il 2020 gli impianti di trattamento della frazione organica hanno gestito circa 83.000 tonnellate all’anno di bioplastiche, imballaggi e non, rispetto alle circa 27.000 tonnellate all’anno dell’indagine del 2016 e 2017. Si trattava quasi esclusivamente di sacchi per raccolta organico e per oltre il 70% da shopper e buste orto-frutta, e in quantità minore di imballaggi rigidi per cibo e capsule di caffè.

“Secondo la normativa nazionale sui rifiuti – ricordano ancora dal CIC – un manufatto compostabile per poter essere aggregato alla raccolta dei rifiuti organici, oltre che essere certificato secondo lo standard EN 14432, deve avere anche ‘analoghe proprietà di biodegradabilità e compostabilità rispetto ai rifiuti organici’ e solo in presenza di questi requisiti l’impianto di compostaggio è nelle condizioni di trattarlo”.

“È però un dato di fatto – precisano – che le tecnologie presenti oggi negli impianti di compostaggio sono molteplici e diverse fra loro, per cui gli impianti potrebbero avere diverse performance nei confronti di singole tipologie di manufatti compostabili e non si può escludere che alcuni di essi, qualora la loro presenza dovesse aumentare considerevolmente rispetto ai valori attuali, dovranno prevedere alcuni aggiustamenti dei percorsi di recupero oggi in essere”.

L’evoluzione del mercato dei prodotti monouso biodegradabili e compostabili potrebbe, inoltre, confondere i cittadini, ma l’unica soluzione sembra essere una periodica formazione ed informazione.

“Al momento – conclude l’ufficio tecnico del CIC – i quantitativi di manufatti compostabili diversi dai sacchetti, a cui i cittadini sono ormai abituati, è piuttosto esiguo. Va da sé, e ne abbiamo già prefigurato i rischi, che una crescita indiscriminata e confusa di manufatti biodegradabili e compostabili a fianco dei loro omologhi realizzati in plastica convenzionale accresce in modo rilevante i rischi di confusione, e quindi di contaminazione reciproca tra le filiere dell’organico e della plastica”.

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Cosa ne facciamo del compost?

Il compost, più correttamente definito ammendante compostato, è un prodotto che contribuisce ad accrescere la fertilità dei suoli, grazie all’elevata concentrazione di sostanza organica che lo caratterizza. In base alla tipologia di ammendante, viene destinato a diversi usi.

Se, ad esempio, deriva da soli scarti vegetali il compost viene prevalentemente venduto ad aziende che confezionano terricci per florovivaismo a livello hobbystico o professionale. Invece, l’ammendante derivato per esempio dagli scarti alimentari, cioè l’umido, viene in gran parte impiegato direttamente in agricoltura di pieno campo e in orticoltura.

Oggi in Italia si producono circa 2,2 milioni di tonnellate all’anno di compost, il cui sbocco principale, circa l’80%, è l’agricoltura di pieno campo; il restante 20% viene commercializzato per utilizzi nei settori del giardinaggio e del florovivaismo.

Fonte: Economia Circolare.com

Covid, dopo due anni continua il paradossale tabù sui rifiuti

Continua la brutta pagina, tutta e solo italiana, che vede una indicazione ufficiale di NON fare la raccolta differenziata nelle case dei positivi al Covid, mandando a incenerimento tutto quanto. Cautelativamente ipotizziamo che circa 300 mila tonnellate di rifiuti avrebbero potuto essere differenziate e sono finite invece negli inceneritori. A parte le valutazioni ambientali, in termini economici significa un maggiore costo e minore introito di circa 75 milioni l’anno

C’è persino chi dice che è il momento buono per prendersi il Covid e immunizzarsi, in ogni caso si sta uscendo dalla emergenza ma per i rifiuti non sta cambiando nulla. Continua la brutta pagina, tutta e solo italiana, che vede una indicazione ufficiale di NON fare la raccolta differenziata nelle case dei positivi al Covid, mandando a incenerimento tutto quanto, umido carta plastica vetro, non solo le mascherine. Se fate una ricerca in rete sul tema rifiuti e Covid, in particolare la raccolta differenziata, troverete soltanto le indicazioni a NON farla o viceversa gli articoli di Eco dalle Città (o da noi ispirati) che contestano questo irrazionale spreco e passo indietro. In mezzo il silenzio. (Rotto soltanto da una interrogazione parlamentare di Rossella Muroni, che non è stata ripresa da altri organi di informazione).

E’ una brutta pagina per la storia gloriosa della raccolta differenziata e del riciclo, che vede/vedrebbe l’Italia all’avanguardia in Europa. Dal punto di vista della vita reale del ciclo dei rifiuti, la battuta d’arresto non è evidente. C’è stato ovviamente nel 2020 un calo della produzione totale dei rifiuti, ma non si vede un calo percentuale della raccolta differenziata. Il che significa che la disposizione proveniente dall’Istituto Superiore di Sanità, di non fare la raccolta differenziata, è stata largamente disattesa. E infatti è poco conosciuta e mai è stata tematizzata e dibattuta a livello mediatico.

Già questo è un aspetto brutto della pagina. Il mondo della raccolta differenziata e del riciclo si è accontentato di andare avanti per forza d’inerzia. Una ipocrisia generale. Si è messa la regola (ammesso che sia una regola) quasi in silenzio, chi ci credeva non si è occupato di farla rispettare, chi non ci credeva non ha avuto il coraggio di contestarla. A perderci (o viceversa a guadagnarci) sono stati i casi in cui si è dato incarico a ditte specializzate di raccogliere come rifiuti ospedalieri i rifiuti domestici dalle case dei contagiati.

In realtà si potrebbe dimostrare che la disposizione ha comunque danneggiato la raccolta differenziata perché nel 2019, come nell’anno precedente, era cresciuta a balzi del 3 per cento, mentre la crescita nel 2020 si è limitata all’ 1,7-1,8%. Cautelativamente ipotizziamo che circa 300 mila tonnellate di rifiuti avrebbero potuto essere differenziate e sono finite invece negli inceneritori. A parte le valutazioni sui costi ambientali, e le emissioni o i fumi, in termini economici significa un maggiore costo e minore introito di circa 75 milioni l’anno. Ignorati da tutti. Dopo settimane che cerchiamo con le nostre deboli forze di sollevare il problema, arriva la decisione coraggiosa o semplicemente saggia presa a Mantova: si riprende la raccolta differenziata, chiedendo solo agli utenti di usare ove necessario il doppio sacco.  La decisione di Mantova, dovuta anche alla lungimiranza di Lorenzo Bagnacani di MantovaAmbiente, è stata condivisa dalle Asl. Nessuno ha fatto obiezioni. Segno che si potrebbe fare così ovunque se solo si volesse.

Fonte: Paolo Hutter per Eco dalle Città

Anci-CONAI, aumentati i corrispettivi per la raccolta

La decisione del comitato di verifica congiunto dice che il coefficiente di revisione dei corrispettivi è il 2,27%

Il Comitato di Verifica ANCI-CONAI ha formalizzato la revisione annuale dei corrispettivi riconosciuti per la raccolta e il conferimento ai Consorzi di filiera dei rifiuti di imballaggio. In particolare, i corrispettivi hanno avuto un incremento che tiene conto dell’indice NIC 2020/2019, che è risultato pari all’1,9%, oltre che degli indici NIC dei due anni precedenti, non applicati in quanto inferiori all’1%. Il coefficiente di revisione dei corrispettivi è quindi risultato essere del 2,27%.
I nuovi corrispettivi ANCI-CONAI 2022 sono scaricabili al seguente link https://www.conai.org/wp-content/upl…