CONAI: in Italia, la raccolta differenziata sfiora nuovi record

In Italia, la raccolta di rifiuti di imballaggi cresce del 3,1% rispetto al 2018, trainata da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

Ottime notizie per la raccolta differenziata in Italia. Secondo i dati CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi, nel 2019 il nostro paese ha portato a riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggi, per un totale di 9 milioni e 560mila tonnellate sui 13 milioni e 655mila immessi al consumo. Si tratta di una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente, trainata da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

Ma se ai numeri del riciclo si sommano quelli del recupero energetico, le cifre lievitano: le tonnellate di imballaggio recuperate superano gli 11 milioni, quasi l’81% dell’immesso al consumo. “Il sistema nel suo complesso ha già superato gli obiettivi di riciclo che l’Europa chiede entro il 2025, sottolinea il presidente CONAI Giorgio Quagliuolo, “l’economia circolare in Italia funziona e si impone per l’efficacia del suo modello”.

Tuttavia, tra i record della raccolta differenziata manca ancora la plastica, che però sembra restare indietro di pochi punti percentuali. Nel dettaglio, infatti, l’Italia ha riciclato 399mila tonnellate di acciaio, 51mila di alluminio, 3 milioni e 989mila di carta, 1 milione e 997mila di legno, 1 milione e 54mila di plastica e 2 milioni e 69mila di vetro. Anche nel 2019, dunque, si conferma un trend positivo che non si arresta, al cui consolidamento contribuisce il lavoro portato avanti con i Comuni grazie all’Accordo Quadro ANCI-CONAI.

A stipulare la convenzione con il consorzio è stato più del 92% dei Comuni italiani e, per coprire i costi della raccolta differenziata, CONAI ha trasferito ai Comuni del nostro paese 648 milioni di euro“Si tratta di risorse provenienti dalle 800.000 aziende che, aderendo al Consorzio, si fanno carico della responsabilità di una corretta gestione degli imballaggi che immettono sul mercato, quando questi diventano rifiuti”, ha dichiarato Quagliuolo. Lo scorso anno i quantitativi di rifiuti di imballaggio conferiti al sistema dai Comuni italiani sono cresciuti del 14,3%.

A pesare su questo +14,3% di raccolta differenziata ha contribuito anche l’accelerazione del Centro e del Sud del paese, che hanno messo a segno rispettivamente un +16,4% e un +16% di raccolta in convenzione. Crescono in particolare la raccolta della plastica, che al Centro passa da 237mila a 268mila tonnellate e al Sud da 362mila a 442mila, e quella del vetro, che balza da 314mila a 364mila tonnellate nel Centro e da 472mila a 541mila tonnellate nelle Regioni del Sud.

“Da parte di CONAI resta forte l’attenzione alle aree ancora in ritardo nel Sud del Paese, che richiedono impegno risorse. All’Italia, però, serve anche uno sguardo di lungo periodo. Le performance del Paese fanno crescere l’offerta di materie prime seconde, ma a valle la domanda di materia riciclata è scarsa e debole, e va incentivata: sono urgenti norme sull’End of Waste che siano chiare semplici, una concreta attuazione del Green Public Procurement e un’incentivazione fiscale per chi usa materie prime seconde”, conclude Quagliuolo.

Fonte: Rinnovabili.it

Industria cartaria tra scarti, costi energetici e opportunità

Assemblea pubblica organizzata da Assocarta dal titolo: “Carta ecosistema essenziale circolare”. Il settore si lamenta per il caro bollette e chiede costi del gas più bassi: la valorizzazione energetica degli scarti (e il biogas) resta centrali

“Recuperare energia dagli scarti significa chiudere il ciclo del riciclo e ridurre l’impiego di fonti fossili, oltre a promuovere la capacità di riciclo nazionale”. Sono le conclusioni della nota di Assocarta a commento dell’Assemblea Pubblica organizzata dall’associazione dal titolo: “Carta ecosistema essenziale circolare” con la partecipazione del vice presidente Confindustria Alberto Marenghi (AD Cartiera Mantovana) all’Organizzazione, Sviluppo e Marketing Associativo e Aurelio Regina, delegato energia di Confindustria. Ma queste parole centrano in pieno la principale, o almeno una delle due, criticità della filiera del riciclo e non solo: l’utilizzo degli scarti non riciclabili. Che per il riciclo della carta rappresentano circa il 7% di ogni chilo che entra in produzione (scarto di pulper).

Recuperare l’energia non è la sola cosa che si può fare con gli scarti, è vero, ma ancora gli impieghi alternativi sono pochi e solo il progetto Ecopulplast ha raggiunto risultati concreti e prospettive interessanti (pur essendo fermo da due anni).  E dunque, anche al netto degli altri utilizzi, una parte certamente potrebbe e può aiutare a risolvere l’altra grande criticità: l’energia. L’industria cartaria è infatti tra le più energivore e per questo chiede aiuto per “ridurre il prezzo del gas”, lamentando che “altrimenti non potrà svolgere il suo ruolo essenziale”.

L’Assemblea di quest’anno segna il passaggio di testimone tra Girolamo Marchi, presidente uscente Assocarta, al neo eletto dall’Assemblea dei Soci Lorenzo Poli (AD Cartiere Saci) e alla nuova squadra dei Vice Presidenti. Paolo Culicchi è stato inoltre eletto Presidente Onorario.

Per Girolamo Marchi “l’industria cartaria italiana è un ecosistema essenziale e flessibile, che in una fase straordinaria, ha saputo continuare a svolgere i suoi tanti mestieri: dall’alimentare, all’igiene, all’informazione, alle nuove carte “virucide”, utilizzate per la produzione di mascherine, continuando, peraltro, a svolgere il suo ruolo fondamentale di riciclatore nell’ambito del sistema dell’#economiacircolare nazionale”.

“In questo contesto” ha aggiunto Marchi “il gas rimane un combustibile essenziale per la transizione energetica dell’industria cartaria, in Europa il 70% della capacità di riciclo installata utilizza gas naturale: una percentuale che raggiunge il 100% in Italia”. Ma il gas – sebbene sia il più pulito tra i combustibili fossili – ha un elevato impatto climatico e dunque è importante valorizzare al massimo il biogas, ma non solo. Gli scarti del riciclo sono un altro ottimo esempio.

In anticipo sul dibattito che si è sviluppato,intorno al #GreenDeal, il settore cartario italiano ha infatti già presentato un proprio Decalogo: promuovere la cogenerazione ad alta efficienza con l’obiettivo di renderla “carbon neutral”. La cogenerazione fornisce, infatti, fabbisogni che non possono essere coperti con altre fonti. Il DL Rilancio, in fase di conversione, contiene misure importanti per poter accedere al regime di sostegno in corso d’anno e l’allungamento al novembre 2020 dell’anno d’obbligo, con significativi effetti positivi sulla visibilità negli investimenti in cogenerazione per il 2021. Inoltre, come detto, recuperare energia dagli scarti significa chiudere il ciclo del riciclo e ridurre l’impiego di fonti fossili, oltre a promuovere la capacità di riciclo nazionale.

Il differenziale di prezzo, rispetto ai competitor, continua a mantenersi su valori intorno a 2 euro/MWh (2,15 euro/MWh in aprile 2020) con una penalizzazione in termini percentuali che è il 25% del prezzo del combustibile.

La situazione è aggravata dal continuo aumento del peso degli oneri accessori che sono caricati sulle bollette delle cartiere italiane per il supporto alle politiche di “decarbonizzazione”. Questi oneri non sono previsti nei Paesi europei principali competitor italiani. Si tratta di altri 2 euro/MWh.

“Nonostante le norme europee prevedano la possibilità, per gli Stati membri, di ridurre il peso di tali oneri nelle bollette delle imprese “energivore” e la legge italiana abbia già previsto l’attuazione di queste misure (legge 20 novembre 2017, n. 167), il Ministro dello Sviluppo Economico non ha ancora completato l’iter di perfezionamento di tali misure di sgravi determinando, quindi, il perdurare dello svantaggio competitivo a danno delle imprese cartarie italiane” evidenzia Marchi “se siamo essenziali dobbiamo esserlo sempre e soprattutto rimanere competitivi nei mercati europei ed internazionali”.

Girolamo Marchi ha poi illustrato la congiuntura del settore cartario italiano, che nei primi quattro mesi del 2020/2019 ha visto un calo della produzione del 2,4% (aprile -4,3%) con andamenti diversificati per i vari comparti. Le carte grafiche registrano un calo del 15,4% (aprile -25%), mentre le riviste di settore indicano una caduta della domanda del 39% nell’Europa Occidentale. Resistono le carte per usi igienico-sanitari del 2,3% (e in aprile +5,2%) e quelle per il packaging del 2,5% (aprile +4,5%). Più contenuto l’arretramento delle carte speciali – 1% (aprile – 17,7% ).

Fonte: GreenReport

L’Europa punta ad avere una raccolta differenziata del vetro al 90% entro il 2030

Il 30 giugno verrà presentato “Close the Glass Loop”, il progetto coordinato da FEVE con il quale produttori, utilizzatori e aziende di trattamento, puntano ad aumentare i livelli di differenziata

Si tratta del più ambizioso piano di sostenibilità legato agli imballaggi in vetro, mai adottato in Europa. Un piano che, come recita il titolo “Close the Glass Loop”, si pone come obiettivo principale quello di chiudere il ciclo del riciclo di questo materiale straordinario, attraverso il raggiungimento di un livello di raccolta differenziata di almeno il 90% entro in 2030 in tutti i Paesi dell’Unione. 
 
È il progetto che vede come capofila FEVE (the European Container Glass Federation), supportata in Italia da Assovetro e da Co.Re.Ve., il consorzio nazionale per il recupero del vetro. La vera sfida di “Close the Glass Loop” è coinvolgere tutti gli attori della filiera, dai produttori e utilizzatori di imballaggi in vetro fino ai consumatori finali, cioè i cittadini, passando dai Comuni responsabili della loro raccolta differenziata a fine vita alle aziende di trattamento e recupero del vetro, in modo da intraprendere un percorso virtuoso che veda tutti gli sforzi concentrati per un obiettivo comune: valorizzare un perfetto esempio di Economia Circolare, nella direzione dello sviluppo sostenibile.
 
“In Italia – sottolinea il presidente di Co.Re.Ve., Gianni Scotti – contiamo di raggiungere l’obiettivo prefissato in pochi anni. Nel 2019 abbiamo registrato un tasso di riciclo del 77,3%, che equivale ad un tasso di raccolta dell’87%, con previsioni di crescita ulteriori molto incoraggianti per i prossimi anni. Grazie al progetto Close the Glass Loop puntiamo a una razionalizzazione del sistema e ad uniformarlo su scala europea, così da poter condividere le buone pratiche e massimizzare il riciclo”. I dettagli del progetto verranno illustrati nel corso di un webinar che si terrà martedì 30 giugno tra le 11 e le 12.30.

Fonte: E-Gazette

Riciclo: il vetro è l’imballaggio preferito dagli europei

Il vetro continua a scalare posizioni nei gusti dei consumatori europei ed italiani. Oltre 9 europei su 10 (91%) raccomandano il vetro come miglior contenitore per conservare cibi e bevande, un incremento dell’11% rispetto al 2016, e in Italia sono addirittura il 96%, 3 anni fa erano l’88%. Le ragioni di questa scelta? L’elevata riciclabilità del vetro, la crescente consapevolezza del consumatore rispetto alle sue credenziali ambientali, le maggiori garanzie che offrono i contenitori in vetro per la sicurezza alimentare. La popolarità del vetro è documentata da una ricerca indipendente di InSites, condotta su oltre 10.000 consumatori in 13 Paesi Europei, commissionata da Friends of Glass e FEVE, la Federazione Europea dei Contenitori in Vetro, che rivela che le persone stanno acquistando sempre più vetro: la metà dei consumatori, infatti, compra oggi più prodotti confezionati in vetro di quanto non facesse 3 anni fa.

Secondo il sondaggio, l’impatto ambientale degli imballaggi è visto come un fattore decisivo negli acquisti di alimenti e bevande, con la maggior parte dei consumatori (3 su 4) “fortemente preoccupati” per i rifiuti da contenitori per alimenti e 1 intervistato su 3 che lo citano come la loro considerazione più importante al momento della scelta di acquisto. Allo stesso tempo, il 46% degli europei afferma di aver ridotto in modo significativo il consumo di plastica per prevenire i rifiuti nell’ambiente.

Il sondaggio esamina anche i motivi per cui gli italiani scelgono vetro: per la sua riciclabilità (42%), per la sicurezza alimentare (34%), per il minor impatto ambientale (31%), Dalla ricerca emerge anche che la maggioranza dei consumatori ricicla i propri imballaggi di vetro (l’84% degli europei raccoglie il vetro separatamente per il riciclo) con un record in Italia con il 90% dei consumatori. Inoltre, 2 consumatori su 5 scelgono attivamente il vetro rispetto ad altri materiali da imballaggio proprio perché lo vedono come più riciclabile.

Fonte: Ansa

Emilia Romagna, l’amministrazione Bonaccini punta all’80% di raccolta differenziata

Presentato il Programma di mandato 2020-2025 della Giunta guidata da Stefano Bonaccini. Uno dei cinque pilastri del documento è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale che tra gli obiettivi una differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, l’11 giugno è intervenuto nell’Aula dell’Assemblea legislativa regionale per presentare il Programma di mandato 2020-2025 della propria Giunta. Uno dei cinque pilastri del documento (scaricabile al link al fondo, ndr) è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale. Si legge nella nota della Regione:

L’Emilia-Romagna farà propri i 17 obiettivi dell’Agenda delle Nazioni e dell’Agenda 2030, misurando ogni azione agli effetti reali che produce. Da qui il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima da sottoscrivere entro l’estate con tutte le rappresentanze istituzionali e sociali del territorio per arrivare all’azzeramento delle emissioni climalteranti entro il 2050, e il passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035. Oltre a un Piano strategico quinquennale di investimenti in prevenzione del dissesto idrogeologico, il raddoppio delle risorse da 50 a 100 milioni di euro in 5 anni per la cura del territorio con la manutenzione di corsi d’acqua, versanti e litorali e altri 600 cantieri per la difesa del suolo affidati già entro quest’anno per 103 milioni di euro. Raccolta differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale, ambientale ed equa e strategia plastic free (grazie a 5 R: riconvertire, ridurre, ripulire, da rifiuto a risorsa).

il programma 2020-2025 (pdf, 1.11 MB)

Osservatorio Comieco-Ipsos: ’ La raccolta differenziata si conferma indicatore importante di responsabilità civile’

Dall’Osservatorio Comieco-Ipsos 2020 emerge il risveglio del senso civico degli italiani. Il lockdown sembra aver mitigato l’inclinazione al “familismo amorale” a favore di atteggiamenti più rispettosi nei confronti della collettività

Comiecoha reso disponibile l’edizione 2020 dell’Osservatorio sul Senso Civico degli Italiani realizzato in due tranche, una a febbraio e la seconda a maggio 2020in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Ipsos. Svolta a cadenza annuale o biennale dal 2001, l’indagine Comieco-Ipsos di quest’anno fornisce un contributo analitico e di conoscenza particolarmente significativo a fronte dell’evento globale che ha contrassegnato il primo semestre 2020: l’epidemia di COVID-19.

Malgrado lo stravolgimento della quotidianità dovuto all’emergenza sanitaria, 1 italiano su 2 ha dichiarato di prestare maggiore attenzione alle abitudini che hanno a che fare con le regole di convivenza civile. Tra queste spicca la raccolta differenziata che per il 30% degli intervistati è stata fatta anche più diligentemente” – commenta Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco. “In particolare La filiera della raccolta differenziata di carta e cartone ha continuato a garantire l’efficienza del riciclo anche in piena pandemia. Solo nei mesi di marzo, aprile e maggio Comieco ha erogato ai Comuni in convenzione per i servizi di raccolta oltre 30 milioni di euro. In definitiva possiamo dire con orgoglio che tutto il sistema della raccolta differenziata ha tenuto in un momento difficile, anche grazie all’impegno e alla collaborazione dei cittadini”.

Noi & gli altri prima e dopo la “Fase 1”

Lo spartiacque costituito dalle drastiche misure di distanziamento sociale emerge chiaramente nella crescita dell’attenzione e della fiducia degli italiani nei confronti degli altri e della collettività. Rispetto a prima dell’epidemia, infatti, cala di 4 punti – dal 26% al 22% – la percentuale di coloro che considerano che la principale responsabilità di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la collettività. È lecito perciò affermare che la pandemia abbia mitigato quella inclinazione al “familismo amorale” che era aumentata costantemente da inizio millennio (11% nel 2001, 28% nel 2018), accelerando peraltro un trend in discesa già in atto.

Rispetto alla rilevazione di febbraio, inoltre, cresce il consenso verso affermazioni di fiducia nei confronti degli altri (+4%).

Responsabilità civile

Messi di fronte alla situazione emergenziale del tutto inedita, gli italiani hanno riscoperto una rinnovata responsabilità civile che conferma, tuttavia, la sua origine nella sfera privata. Il campione Ipsos, infatti, è omogeneo nell’indicare come fonte del senso civico i valori individuali (79%) che si formano principalmente  all’interno della famiglia (65%): fondamentale in questo senso è insegnare fin da piccoli a prendersi le proprie responsabilità nei confronti della collettività (72%). Ma nella formazione del senso civico cresce anche il ruolo chiave riconosciuto all’educazione (51%+1%) mentre è secondaria la rilevanza attribuita alle sanzioni (42%, -2%).

È interessante notare come l’indagine Comieco-Ipsos metta in luce un tangibile miglioramento nella percezione della classe dirigente come esempio di senso civico. Chiusa la Fase 1, infatti, la percentuale di quanti si dichiarano molto/abbastanza d’accordo nel guardare alla classe dirigente come esempio, pur rimanendo su livelli piuttosto bassi, è comunque passata dal 14 al 25%.

Il lockdown ha confermato il ruolo della raccolta differenziata come espressione del senso civico

La raccolta differenziata, espressione elettiva del senso civico inteso come attenzione all’ambiente e alla collettività, non ha subito battute d’arresto a causa del lockdown.  La maturazione della sensibilità ambientale avvenuta nell’arco di 15 anni – con l’attenzione alla qualità dell’ambiente che sale al terzo posto nelle priorità degli italiani accanto a “sicurezza e “amore” e l’aumento dal 65 al 91% per quanto riguarda l’attenzione nel differenziare carta e cartone – è confermata dall’indagine demoscopica. Ben l’88% dichiara che farsi carico della raccolta differenziata è un gesto utile alla collettività a maggior ragione perché fatto in assenza di benefici economici individuali.

Fonte: Eco dalle Città

L’82% delle imprese della filiera dell’acciaio adotta azioni e progetti sostenibili

L’82% delle imprese della filiera dell’acciaio ha intrapreso percorsi di sostenibilità. È uno dei risultati di un’indagine, sotto forma di questionario, che siderweb – La community dell’acciaio ha svolto su un campione di aziende rappresentative dell’intera filiera siderurgica, dalla produzione alla distribuzione.

Risultati che, dopo essere stati analizzati ed elaborati sotto la supervisione di un Comitato scientifico, sono stati illustrati questa mattina nel corso del webinar “L’acciaio, un futuro sostenibile”, organizzato da siderweb in partnership con RICREA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, e moderato da Massimo Temporelli, presidente e co-founder di TheFabLab.  Un evento inserito nel progetto “pianetA”, cui siderweb sta lavorando da alcuni mesi e che segnerà i contenuti prodotti nel corso dell’anno in tema di sostenibilità.

I RISULTATI DEL QUESTIONARIO

Il campione rappresenta la filiera siderurgica (35% produzione; 10% distribuzione di rottame; 22% trasformazione; 33% distribuzione). La maggior parte delle imprese è di medie dimensioni, con un fatturato tra i 100 e i 250 milioni di euro (anno 2018).

Come detto, l’82% delle imprese della filiera dell’acciaio ha intrapreso percorsi di sostenibilità: progetti e formazione (riduzione dell’impatto ambientale, implementazione di concetti di economia circolare nelle attività aziendali, percorsi di Corporate social responsbility, formazione); certificazioni di materiali (soprattutto ISO 14001 e analisi del Life cycle assessment – ISO 14040); protezione dei lavoratori e salute; comunicazione e reporting. Il 15% non ha ancora intrapreso alcuna attività.  

Il più attivo, per la conformazione dei propri impianti e del proprio processo produttivo, è il comparto della produzione di acciaio, che primo si è mosso nell’attivazione di percorsi di sostenibilità. Meno operativi commercio di rottame e trasformazione, ma che si sono comunque dimostrati attenti al tema.

Il 57% delle aziende interpellate svolge azioni di comunicazione circa i percorsi intrapresi; il 35% non lo fa. Si tratta soprattutto del reporting annuale/biennale sulla sostenibilità e di attività sui propri organi di comunicazione (sito, house organ…).

La pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi economica – dice Emanuele Morandi, presidente di siderweb – impatteranno sui bilanci dello Stato e delle aziende della filiera dell’acciaio. I nostri budget e bilanci avranno la sigla Ac e Dc, ante Covid e dopo Covid. Ma due cose non sono cambiate nel nuovo paesaggio esistenziale, e su queste abbiamo deciso di costruire il piano delle attività di siderweb per il 2020-2021: innovazione e sostenibilità, oggi termini un po’abusati ma intimamente connessi e indispensabili nella nuova normalità”.

Mentre per Federico Fusari, direttore di RICREA, “La sostenibilità è ancora una tematica poco esplorata. Si parla molto di raccolta differenziata, per esempio, ma non c’è mai un documento istituzionale che analizzi il suo scopo finale, il riciclo. Finché non si metterà ordine in ciò che lo Stato richiede venga misurato, ogni filiera produttiva evidenzierà le proprie caratteristiche vincenti. Per questo rivolgo un appello alle istituzioni: si dia organicità al trattamento della sostenibilità ambientale”.

Il 40% degli italiani ammette difficoltà nella raccolta differenziata

È quanto emerge da una ricerca OnePoll per DS Smith. Il mancato riciclo causa un danno all’economia nazionale di circa 390 milioni di euro ogni anno

Gli italiani continuano a trovare difficoltà nel corretto svolgimento della raccolta differenziata. È quanto emerge da una ricerca demoscopica svolta da OnePoll per DS Smith, leader mondiale nelle soluzioni di packaging sostenibile. Secondo la ricerca, oltre i due terzi degli italiani (73%) non sono sempre a conoscenza di quali rifiuti possano essere effettivamente riciclati. Il 40% del campione, inoltre, ammette di aver gettato del materiale riciclabile nell’indifferenziato, generando un danno potenziale – dovuto al mancato riciclo – pari a circa 390 milioni di euro ogni anno.

La ricerca evidenzia che due terzi (65,5%) dei consumatori getta un rifiuto nell’indifferenziato quando non è sicuro del contenitore corretto, adottando un atteggiamento di estrema prudenza. Solo un italiano su 4 (25%) ha invece ammesso di non aver differenziato nell’ultimo mese un rifiuto che potesse essere riciclato; più numerosi invece (36%) i connazionali che adottano questo comportamento su scala più sporadica. La motivazione di questo comportamento è l’assenza di informazioni chiare in etichetta (45%), la presenza di imballaggi composti da più materiali (poliaccoppiati, 33%) e la contaminazione con altri tipi di rifiuti (23%).
Secondo DS Smith, questo fenomeno, chiamato “riciclo prudente”, impedisce il riciclo di circa 9,1 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno.

Al contrario, il 17,8% degli italiani differenzia rifiuti che non sa se potranno essere riciclati, e Il 46% afferma di averlo fatto almeno una volta. Tra le motivazioni, la convinzione nel voler riciclare il rifiuto (41%), anche se non materialmente possibile, la disattenzione (33%) e la mancata informazione sul corretto conferimento (29%). Il 60% del campione ha anche affermato di aver differenziato almeno una volta rifiuti con residui di cibo o bevande, che compromettono il corretto avvio a riciclo. Questi due fenomeni hanno in realtà una radice comune: la mancanza di informazioni chiare sugli imballaggi in merito al conferimento dei rifiuti. Il 54% degli italiani afferma che gli imballaggi non riportano informazioni dettagliate in merito al conferimento, mentre il 40% ne denuncia addirittura l’assenza. Tocca invece un numero minoritario di rispondenti la mancanza – o l’assenza – di informazioni sulla raccolta differenziata da parte delle società di raccolta (rispettivamente al 15% e al 12% dei casi).

Fonte: E-Gazette

CORIPET entra nel circuito di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica dopo l’accordo con ANCI

Corrado Dentis, Presidente CORIPET: “L’accordo raggiunto è un importante tassello per garantire la piena operatività del consorzio e testimonia l’impegno di entrambe le parti per la transizione verso un assetto pluralistico, in linea con i principi dell’economia circolare”

CORIPET, consorzio che si è visto recentemente confermare dal Ministero dell’Ambiente il via libera a operare autonomamente nella gestione del riciclo delle bottiglie PET, ha siglato un accordo con ANCI per accedere alla raccolta differenziata dei contenitori in PET per liquidi effettuata dai Comuni o loro delegati.

L’intesa raggiunta, auspicata da più parti, rappresenta un passo significativo verso la piena apertura del mercato di settore. L’accordo, si inserisce nel solco tracciato dal Ministero dell’ambiente nel 2018 con il decreto di autorizzazione n.58 del 24 aprile e nel 2020 con la proroga del riconoscimento, con l’obiettivo di garantire maggiori risultati nella raccolta e nel riciclo del PET sull’intero territorio nazionale anche alla luce delle più recenti normative europee (cfr. in particolare la c.d. direttiva SUP – single use plastics n. 904/2019).

L’accordo ponte stipulato ha una durata di dodici mesi in vista del successivo accordo a regime tra le parti. Queste hanno stabilito di dare attuazione all’accordo attraverso la sottoscrizione, su tutto il territorio nazionale, di singole convenzioni locali (con gli enti di Governo del servizio rifiuti, con i Comuni o con enti da essi delegati) per la raccolta differenziata del PET di competenza CORIPET in proporzione all’immesso a consumo dei produttori consorziati. Accanto al sistema pubblico di raccolta differenziata, il PET potrà essere intercettato e riciclato anche mediante l’installazione di eco compattatori, funzionali al bottle to bottle. Due le modalità previste nel documento sottoscritto: i Comuni e gli enti ad essi collegati potranno acquistare e gestire autonomamente il macchinario e la raccolta del PET sino al conferimento al consorzio, oppure sarà compito di CORIPET provvedere all’intero ciclo di conduzione dell’eco compattatore, dall’acquisto sino alla sua gestione, compresa la logistica, per finire con il riciclo del PET negli impianti di ricezione.

Il Consorzio evidenzia di seguito i vantaggi per i Comuni derivanti dall’accordo CORIPET-ANCI:

  1. un corrispettivo economico per i maggiori oneri da raccolta differenziata più alto di 6 euro la tonnellata;
  2. i corrispettivi dovuti saranno liquidati a 30 giorni non a 90;
  3. trasparenza e semplificazioni operative: i corrispettivi saranno infatti sempre riconosciuti indipendentemente dalle percentuali di impurità;
  4. maggiori quantità di bottiglie avviate a riciclo e attivazione del bottle to bottle grazie alla rete di eco compattatori dedicata a raccogliere solo bottiglie di PET. Questa rete riducendo i quantitativi di bottiglie in PET presenti nella raccolta indifferenziata porterà ad un alleggerimento del sistema (compresi i costi di smaltimento) e degli impianti di smaltimento rifiuti (termovalorizzatori e discariche).

“Ringrazio il presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, per l’importante contributo che ha portato a sottoscrivere questo storico accordo. L’accordo raggiunto – afferma Corrado Dentis, Presidente CORIPET – è un importante tassello per garantire la piena operatività del consorzio e testimonia l’impegno di entrambe le parti per la transizione verso un assetto pluralistico, in linea con i principi dell’economia circolare. Per la prima volta da vent’anni a questa parte vi è quindi un nuovo soggetto, CORIPET, che può interagire con le amministrazioni comunali attraverso offerte economiche vantaggiose per quanto concerne i corrispettivi riconosciuti per la raccolta del PET. Penso – prosegue Dentis – che questo accordo vada nella giusta direzione: le sfide che la direttiva SUP ci pone vanno affrontate assieme in un’ottica di sistema e siamo certi che in questo nuovo scenario ciascuno contribuirà svolgendo al meglio il proprio ruolo”.

Fonte: Eco dalle Città

Via libera a Biorepack

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, rispondendo oggi ad un question time alla Camera dei Deputati ha annunciato di aver autorizzato la nascita di Biorepack, settimo consorzio di filiera all’interno del sistema Conai per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Costa è intervenuto in risposta ad un’interrogazione della On. RossellaMuroni in merito alle misure intraprese per contenere il consumo di plastiche monouso, anche in riferimento all’emergenza sanitaria. Parlando di bioplastiche, il ministro ha dichiarato: “Abbiamo una filiera significativa, non ancora riconosciuta in Consorzio. La settimana scorsa ho approvato lo statuto del consorzio per le bioplastiche, BioRepack, uno dei primi a livello europeo”. Costa ha citato alcuni numeri della filiera delle bioplastiche: 256 aziende con 600 addetti, 700 milioni di fatturato, un consumo italiano intorno a 90mila tonnellate di bioplastiche.

Assobioplastiche registra con grande favore le parole del ministro dell’Ambiente Sergio Costa sul valore della filiera delle bioplastiche anche in vista del recepimento della direttiva sulle plastiche monouso-SUP. Il nostro settore industriale, in connessione con la gestione del rifiuto organico, è indubbiamente uno dei modelli più efficaci di economia circolare italiana. Accogliamo altresì con piacere l’avvenuta approvazione del consorzio Biorepack “, afferma Carmine Pagnozzi, direttore generale di Assobioplastiche

Promosso da Assobioplastiche, il consorzio Biorepack è stato costituito nel novembre 2018 (leggi articolo) e un mese dopo è stata presentata a Minambiente la domanda di riconoscimento e depositata la bozza di statuto accompagnata da una relazione tecnica.

Fonte: Polimerica.it