Rifiuti, col lockdown +8% imballaggi in plastica e dopo? È cresciuto l’export

Nel corso del 2019 sono 2.083.880 le tonnellate di imballaggi in plastica (o meglio in plastiche) immessi al consumo, che una volta divenute rifiuti sono state avviate a riciclo (43,39%) a recupero energetico (48,63%) o a smaltimento (8% circa): questi i dati forniti dal consorzio Corepla nel suo ultimo Rapporto di sostenibilità, ma cos’è successo nell’ultimo anno segnato dalla pandemia? Una prima panoramica viene fornita oggi sempre dal Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.

La raccolta rifiuti è stata annoverata anche dal Governo fra i “servizi essenziali” e non si è mai fermata, nonostante le forti criticità che hanno investito le filiere industriali a valle del servizio, tanto da determinare, nonostante tutto, un aumento degli imballaggi raccolti nel 2020 rispetto all’anno precedente, anche se con una crescita ad una sola cifra.

Nel 2020 si evidenzia infatti un incremento dell’8% dei quantitativi di rifiuti di imballaggio in plastica gestiti da Corepla nel bimestre marzo-aprile 2020, in rapporto allo stesso periodo del 2019; un aumento, quest’ultimo, in controtendenza rispetto alla riduzione dei consumi (-4%) e della produzione dei rifiuti urbani (-10/14%) del medesimo periodo. Come mai?

Come osservano da Corepla la quarantena ha indotto importanti modifiche nei comportamenti dei consumatori, che hanno privilegiato l’acquisto di generi alimentari imballati, incrementato gli acquisiti online e del cibo da asporto.

Questo per quanto riguarda l’immesso al consumo, ma da Corepla aggiungono che nel secondo bimestre 2020 sono cresciuti anche i quantitativi sia dei rifiuti di imballaggio avviati a riciclo sia di quelli valorizzati tramite recupero energetico; c’è poco da festeggiare però, perché in questo contesto il ruolo dell’export è stato di primo piano.

Sono infatti ormai note le forti criticità dovute alla chiusura delle attività commerciali e produttive, al brusco arresto dell’export dei rifiuti urbani, alla saturazione della capacità disponibile negli impianti nazionali ma anche al blocco del settore delle costruzioni, che ha fortemente ridotto l’utilizzo della frazione di imballaggi non riciclabili meccanicamente come combustibile nei cementifici (che ad esempio assorbono il 75% circa del plasmix, quelle plastiche miste difficilmente riciclabili, anche se alcune realtà d’eccellenza riescono a riciclarne alcune componenti).

Basti pensare che in sole 7 settimane di lockdown è stata bloccata l’esportazione di oltre 16.000 tonnellate di rifiuti urbani. Circa 2.300 tonnellate a settimana.

Come spiegano da Corepla, le cause appena citate – unite alla saturazione della capacità disponibile negli impianti nazionali – nel secondo bimestre 2020 hanno provocato da una parte l’aumento della quota di rifiuti di imballaggio destinata a riciclo in impianti esteri (+27%, ovvero 3mila tonnellate) e dall’altra, la crescita della percentuale conferita a termovalorizzazione (circa 42mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente). La chiusura di alcune settori operativi utilizzatori di materie prime seconde, le forti difficoltà nella movimentazione delle merci e la ridotta capacita disponibile negli impianti di termovalorizzazione hanno spinto, come ultima ratio, anche alla crescita del conferimento in discarica.

«Il sistema ha dato prova di grande resilienza – sostiene Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla –, riuscendo ad  individuare soluzioni senza ulteriori ripercussioni sulla collettività per garantire lo svolgimento del servizio essenziale anche in un momento di enorme criticità. La tenuta del sistema è stata garantita grazie a interventi straordinari in assenza dei quali la filiera avrebbe rischiato la chiusura e che hanno evidenziato le carenze strutturali impiantistiche e del mercato nazionale delle materie prime seconde, rispetto alle quali occorrerà lavorare di concerto con le istituzioni per evitare crisi future».

Fonte: Green Report

Covid: perso 1 miliardo di euro in raccolta rifiuti speciali

Un miliardo di euro in meno: è questo l’impatto economico del lockdown di primavera sull’industria dei rifiuti speciali. Il dato è stato calcolato dal WAS – Waste Strategy, il think tank sull’industria dei rifiuti e il riciclo di Althesys.

Gli economisti ipotizzano che si siano persi, nel complesso, due mesi lavorativi tra fermo e ripartenza, con un calo compreso tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Di segno opposto l’andamento dei rifiuti sanitari, nicchia di mercato assai più piccola e redditizia.

Per i rifiuti urbani è previsto un calo, conseguente alla contrazione dei consumi: ipotizzando una riduzione del Pil nazionale tra il 6% e 8% su base annua, la minor produzione di RU potrebbe arrivare fino a 2 milioni e mezzo di tonnellate. (ANSA)

Rapporto Rifiuti Urbani Ispra edizione 2020: ‘Raccolta differenziata al 61,3% e lieve calo della produzione’

Il Rapporto Rifiuti Urbani, giunto alla sua ventiduesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006.

Scarica la pubblicazione (pdf – 20 mb)

L’Edizione 2020 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2019, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2020.

I rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2019 sono circa 30 milioni di tonnellate, dato in lieve calo rispetto al 2018 dello 0,3% (-80 mila tonnellate). Incremento solo nel nord Italia, con quasi 14,4 milioni di tonnellate di rifiuti, dello 0,5% rispetto al 2018, mentre è in calo al Centro (-0,2%) con circa 6,6 milioni di tonnellate evidenzia e al Sud (-1,5%) con 9,1 milioni di tonnellate.
Ogni cittadino italiano, in un anno, ha prodotto circa 500 chilogrammi di rifiuti.
Aumenta ancora la raccolta differenziata nel 2019: +3,1 punti rispetto al 2018, raggiungendo il 61,3% della produzione nazionale; dal 2008 la percentuale risulta raddoppiata. La raccolta passa da circa 9,9 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate. Nel 2019, il 50% dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata viene inviato ad impianti di recupero di materia; il riciclaggio totale, comprensivo delle frazioni in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e meccanico biologico, si attesta al 53,3% e riguarda le seguenti frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

PRODUZIONE RIFIUTI

I rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2019 sono circa 30 milioni di tonnellate, dato in lieve calo rispetto al 2018 dello 0,3% (-80 mila tonnellate). Incremento solo nel nord Italia, con quasi 14,4 milioni di tonnellate di rifiuti, dello 0,5% rispetto al 2018, mentre è in calo al Centro (-0,2%) con circa 6,6 milioni di tonnellate evidenzia e al Sud (-1,5%) con 9,1 milioni di tonnellate.

PRO CAPITE. Ogni cittadino italiano, in un anno, ha prodotto circa 500 chilogrammi di rifiuti. I valori più alti di produzione pro capite al Centro con 548 chilogrammi per abitante; al Nord la produzione media è di circa a 518 chilogrammi per abitante, (+2 kg per abitante rispetto al 2018) mentre al Sud è di 445 kg per abitante, (- 4 kg). La produzione pro capite più elevata si conferma in Emilia Romagna, con 663 chilogrammi per abitante per anno, in crescita dello 0,3% rispetto al 2018. Le altre regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale sono Toscana, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Umbria, Lazio e Trentino Alto Adige.

LIVELLO REGIONALE. Tra il 2018 e il 2019, ben 13 regioni italiane, in particolare quelle meridionali, fanno rilevare un calo della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori decrementi si osservano per il Molise (- 4,5%), la Sicilia (-2,6%) e la Calabria (-2,3%). Aumenta invece la produzione nelle regioni settentrionali, ad eccezione di Piemonte e Liguria, mentre al Centro solo il Lazio evidenzia un incremento della produzione di RU (+0,4%).

LIVELLO PROVINCIALE. Le tre province che producono più rifiuti sono in Emilia Romagna: Reggio Emilia, con 774 kg per abitante per anno, Rimini con 755 kg e Ravenna con 752 kg. Sono tutte localizzate nel sud Italia le province con i più bassi valori di produzione pro capite: Potenza con 322 kg, Enna con 329 kg e Avellino con 355 kg. Al Centro, Frosinone, con un pro capite di 368 kg, è l’unica provincia con una produzione sotto i 400 kg/abitante.

PRODUZIONE E PIL. Rispetto al 2018, c’è stato un disallineamento tra l’andamento della produzione dei rifiuti e quello degli indicatori socio-economici (PIL e spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti). Nel 2019, infatti, il prodotto interno lordo e la spesa delle famiglie fanno registrare un incremento pari, rispettivamente, allo 0,3% e allo 0,6%, mentre la produzione dei rifiuti mostra un lieve calo (-0,3%).

RACCOLTA DIFFERENZIATA

Aumenta ancora la raccolta differenziata nel 2019: +3,1 punti rispetto al 2018, raggiungendo il 61,3% della produzione nazionale; dal 2008 la percentuale risulta raddoppiata. La raccolta passa da circa 9,9 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate.

LIVELLO REGIONALE. Il Sud supera per la prima volta il 50% di raccolta differenziata confermando il trend di crescita degli ultimi anni, con un aumento della percentuale di 4,5 punti. I maggiori incrementi in Molise (+12 punti) e Sicilia (+9 punti), seguite dalla Sardegna (+6,3), dalla Puglia (+5,2) e dall’Abruzzo (+ 3,1). Nel 2019 superano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato al 2012 dalla normativa, ben 8 regioni: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%). Al di sopra del 60% la Valle d’Aosta (64,5%), il Piemonte (63,2%), l’Abruzzo (62,7%) e la Toscana (60,2%). Inferiore al 50% risulta la raccolta in Basilicata (49,4%) e Calabria (47,9%). La Sicilia rimane al di sotto del 40%, pur facendo registrare un aumento di 9 punti rispetto al 2018 (dal 29,5 al 38,5%).

LIVELLO PROVINCIALE. Come negli anni precedenti, i livelli più elevati di raccolta differenziata sono stati nella provincia di Treviso, che nel 2019 si attesta all’87,7%, seguita da Mantova (86,8%), Belluno (84,4%) e Pordenone (81,5%). I livelli più bassi di raccolta differenziata si osservano per le province di Palermo (29%, nel 2018 19,9%), Crotone (30,8%, a fronte del 27,3% del 2018), Messina (32,8%, nel 2018 28,7%) e Foggia (34,1%%, nel 2018 33%).

LA DIFFERENZIATA NELLE CITTA’ METROPOLITANE. Tra le città metropolitane, la percentuale più elevata di raccolta si rileva a Cagliari con il 71,4% (+13,6 punti rispetto al 2018); Venezia si attesta al 70,9% e al di sopra del 60% si collocano Milano, Bologna, e Firenze (rispettivamente 67,4%, 65,5% e 64,8%). La Città metropolitana di Roma Capitale raggiunge il 51,2%. Il valore più basso, 29%, si registra per Palermo che, in ogni caso, fa rilevare, nell’ultimo anno, un incremento di 9,1 punti (19,9% nel 2018).

I CAPOLUOGHI PIU’ VIRTUOSI. I comuni capoluogo con percentuali di raccolta differenziata più elevate sono Treviso che raggiunge 86,9%, Ferrara con l’85,9% e Pordenone con 85,5%. Le città più indietro e ancora sotto al 20% sono Messina con il 18,8%, Palermo con il 17,4%, Taranto con il 16%, Catania con il 14,5% e Crotone con l’11%.

COSA SI DIFFERENZIA. L’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia. Rappresenta il 39,5% del totale anche se nel 2019 fa registrare un aumento (+3,1%) più contenuto rispetto a quello del precedente biennio (+6,9% tra il 2017 e 2018). Carta e cartone rappresentano il 19,1% del totale; segue il vetro con il 12,3% e la plastica che rappresenta l’8,3% della raccolta che fa registrare una crescita del 12,2%, con un quantitativo complessivo pari a oltre 1,5 milioni di tonnellate. Il 94% dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è costituito da imballaggi.

GESTIONE

Nel 2019, il 50% dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata viene inviato ad impianti di recupero di materia; il riciclaggio totale, comprensivo delle frazioni in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e meccanico biologico, si attesta al 53,3% e riguarda le seguenti frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

IMPIANTISTICA. Nel 2019 sono operativi 658 impianti di gestione dei rifiuti urbani: 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud. 345 sono dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata, 130 sono impianti per il trattamento meccanico o meccanico biologico dei rifiuti, 131 sono impianti di discarica a cui si aggiungono 37 impianti di incenerimento e 15 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Va rilevato che l’aumento della raccolta differenziata ha determinato negli anni una crescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica, ma non tutte le regioni dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti.

SMALTIMENTO IN DISCARICA. Il 21% dei rifiuti urbani è smaltito in discarica, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2018. Solo nel Centro Italia si è registrato un incremento (+19,4%), mentre si rilevano riduzioni consistenti nel ricorso alla discarica al Sud (-15,2%) dovute anche ai miglioramenti in termini di raccolta differenziata nelle stesse aree. Il Nord non fa registrare variazioni significative (-0,9%). Nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 58,2%, passando da 15 milioni di tonnellate a circa 6,3.

INCENERIMENTO. Il 18% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito (oltre 5,5 milioni di tonnellate); il dato è in aumento dell’1,4% rispetto al 2018. Su 37 impianti operativi, il 70,3% si trova al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna.

IMBALLAGGI E RIFIUTI DI IMBALLAGGIO

I rifiuti di imballaggio rappresentano uno dei principali flussi monitorati dall’Unione Europea, per i quali il “pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambiziosi al 2025 e al 2030, rispetto a quelli ad oggi vigenti. Aumenta del 3,1% rispetto al 2018 il recupero complessivo dei rifiuti di imballaggio che rappresenta l’80,8% dell’immesso al consumo: il vetro mostra l’aumento più elevato, seguito da plastica, acciaio e legno. Tutte le frazioni di imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025 ad eccezione della plastica. Per il riciclaggio di tale frazione, costituita da diverse tipologie di polimeri, sarebbe necessaria l’implementazione di nuove tecnologie di trattamento tra cui anche il riciclo chimico.

IMPORT/EXPORT DEI RIFIUTI

L’esportazione dei rifiuti interessa il 2% dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale. Rispetto al 2018, l’esportazione aumenta del 10,8% mentre calano dell’1% le importazioni. Sono inviati fuori dai confini nazionali, soprattutto Austria e Spagna, il combustibile solido secondario (30,2%) e i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (34,0%). Le due regioni che maggiormente esportano sono la Campania e la Lombardia. Gli impianti localizzati sul territorio nazionale importano plastica (26,7%), vetro (25,2%) e abbigliamento (19,6%). Il vetro arriva soprattutto dalla Svizzera ed è destinato ad impianti di recupero e lavorazione situati perlopiù in Lombardia. L’abbigliamento, invece, è importato in massima parte dalla Campania, presso aziende che ne effettuano il recupero.

COSTI DI GESTIONE

Nel 2019, il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è pari a 175,79 euro/abitante (nel 2018 era 174,48) in aumento di 1,31 euro ad abitante. Al Centro i costi più elevati (208,71 euro/abitante), segue il Sud con 188,53 euro/abitante. Al Nord il costo è pari a 155,83 euro/ab*anno. Tra le città che presentano il maggior costo si segnala Venezia con un costo pari a 366,11 euro ad abitante, Cagliari con 314,98 euro ad abitante e Genova con 266,58 euro ad abitante. I costi minori si rilevano ad Udine 119 euro ad abitante, Campobasso 161,17 euro ad abitante e Bolzano 168,30 euro ad abitante.

Rifiuti: Utilitalia,obiettivo è arrivare a 80% differenziata

“Occorre arrivare all’80% di raccolta differenziata per centrare il target europeo del 65% di effettivo riciclo entro il 2035”. Così Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) intervenendo al convegno on-line per la presentazione del rapporto ‘Rifiuti urbani’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). “La strada da percorrere è ancora lunga – prosegue – anche perché ci sono realtà territoriali molto diverse dal punto di vista urbanistico nel Paese e, soprattutto nelle grandi città, è difficile raggiungere percentuali così alte di raccolta differenziata”.

“Nei territori in cui la gestione dei rifiuti è impostata su logiche industriali i risultati sono migliori e in linea con gli standard europei – osserva Brandolini – dove invece insistono piccole gestioni frammentate le performance sono peggiori e l’allineamento agli obiettivi Ue è ancora lontano”. L’emergenza coronavirus, spiega ancora Brandolini, “ha fornito indicazioni importanti sulla necessità di migliorare la dotazione impiantistica del Paese. Il sistema ha tenuto anche grazie a provvedimenti straordinari di deroga”. Di ciò “bisognerà tenere conto nel Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, che dovrà affrontare il tema delle esigenze impiantistiche e organizzative per raggiungere i target europei”. Per Brandolini “serve un’attenzione particolare al tema dell’impiantistica per i rifiuti organici, perché da qui passa un pezzo importante dell’economia circolare”. In quest’ottica, conclude il vicepresidente di Utilitalia, “contiamo che il Recovery fund possa fornire un contribuito importante per favorire la realizzazione di impianti industriali in grado di consentire economie di scala, riducendo i costi a carico dei cittadini e di tariffe significativamente più basse”. (ANSA).

Cerveteri, guerra ai mozziconi

Il Comune laziale di Cerveteri, oltre ad un’azione di contrasto agli abbandoni generalizzati di rifiuti, ha messo in campo un’azione specifica contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta. Cultura, arte, azione contro l’inquinamento. Ne parliamo con l’Assessore Elena Gubetti.

Assessore Buongiorno. Qual era la situazione che ha portato all’intervento?

Buongiorno. Partirei facendo un excursus sul servizio di raccolta rifiuti del nostro territorio. Nel 2016 abbiamo introdotto il porta a porta e progressivamente lo abbiamo esteso a tutto il territorio. Dobbiamo tenere presente che Cerveteri ha un territorio vasto, circa 125 km quadrati, pari all’estensione di Napoli, con soli 40.000 abitanti. Un territorio complesso che parte dalla montagna e arriva al mare, con 10 frazioni alcune delle quali con importanti flussi turistici, circa 10.000 abitanti che vivono in situazioni rurali e di case sparse. Insomma, una situazione variegata, frastagliata e certamente con difficoltà particolari. Quando abbiamo iniziato eravamo al 16% di RD, oggi superiamo il 70%. È evidente che alcuni comportamenti dei cittadini si sono modificati sulla base del servizio che abbiamo proposto. Ovviamente esiste un problema di abbandoni. Esisteva però anche prima della rimozione dei cassonetti stradali, seppur di tipologia differente: per lo più rifiuti speciali, scarti di lavorazioni artigianali e di risulta edile. Ricordo che trovammo una discarica abusiva di rifiuti da carrozzeria all’interno della Necropoli Etrusca della Banditaccia. Ora il fenomeno è diverso: vediamo un abbandono anche dei rifiuti domestici. Cittadini che non si vogliono adeguare alla raccolta porta a porta, cittadini che non hanno un’iscrizione Tari, sono varie le tipologie. Alcune zone in particolare sono oggetto di abbandoni, spesso sono zone di confine con altri comuni.

Come avete fatto fronte al fenomeno?

Siamo partiti con campagne di sensibilizzazione e giornate di pulizia insieme ai volontari delle molte associazioni del territorio. Per fortuna siamo un territorio ricco di associazionismo e i volontari sono naturalmente vocati alla cura del territorio. Un territorio molto frastagliato che prevede dei comitati di zona che si occupano del coordinamento delle attività. Un territorio molto sensibile al tema ambientale anche per ragioni storiche: fra il nostro Comune e quello di Bracciano abbiamo una grossa discarica, oggi chiusa, che ha portato a manifestazioni e ha stimolato l’attenzione dei cittadini.

Oltre alle campagne informative abbiamo messo in atto un’attività di controllo e repressiva.
In primo luogo con l’utilizzo di fototrappole: nel mese di ottobre 2020, con sole 6 fototrappole attive, abbiamo rilevato 35 violazioni ed elevato 5.000€ di verbali.  È un’attività che certamente dà dei risultati: spostiamo continuamente le fototrappole nei posti a maggior rischio di abbandono e le zone monitorate restano poi pulite. In seconda battuta facciamo un lavoro di prevenzione, sorveglianza e monitoraggio con la collaborazione delle Guardie Ecologiche. Generalmente fanno attività di ispezione, aprendo i sacchi abbandonati e cercando materiale che possa identificare il proprietario, ed eventualmente elevano il verbale. Sono controlli che facciamo quotidianamente e che portano fra le 400 e le 500 sanzioni ogni anno. Sanzioni che molto spesso colpiscono nel segno: non sono pochi i cittadini che dopo una sanzione vengono in Municipio a dirci che sono gente per bene e che fanno la differenziata e che quello che ha portato alla sanzione è stato un episodio isolato.

Risulta che abbiate fatto anche campagne specifiche, è così?

Sì, certo: abbiamo fatto due campagne sull’utilizzo consapevole della plastica. Entrambe puntavano alla minimizzazione della plastica che arriva al mare.
La prima, finanziata dalla Città Metropolitana, mirava a quantificare la plastica che arriva sulle nostre spiagge non per abbandoni in loco o in mare, ma per abbandoni o errato conferimento nell’entroterra. L’obiettivo era quello di responsabilizzare i cittadini, di far comprendere che ogni nostro gesto ha una ripercussione che siamo responsabili dei nostri rifiuti!
La seconda campagna, finanziata dalla Regione Lazio, era legata agli abbandoni sulla spiaggia. Abbiamo sensibilizzato all’utilizzo di borracce riutilizzabili, abbiamo fatto una campagna di comunicazione sugli abbandoni. Ma la cosa più d’impatto è stata la realizzazione di una grande struttura a forma di pesce da parte di un fabbro di Amatrice, che abbiamo riempito della plastica abbandonata ritrovata sulla spiaggia. Abbiamo riempito la pancia del pesce di plastica, come avviene realmente, purtroppo, nei nostri mari. La struttura è stata utilizzata nelle scuole, addirittura negli stadi del rugby per il torneo internazionale “6 Nazioni”.

Oltre all’attività generale contro l’abbandono, la particolarità di Cerveteri è un’attività specifica contro l’abbandono dei mozziconi. Ce la spiega?

Grazie al finanziamento di Città Metropolitana abbiamo implementato una campagna volta a sensibilizzare i fumatori del fatto che un gesto “banale” come il gettare i mozziconi a terra, ha conseguenze enormi in tema di inquinamento ambientale. Quindi una campagna di sensibilizzazione e il posizionamento di posaceneri in punti strategici e nelle zone più frequentate: fermate degli autobus, spiagge… Inoltre la scorsa estate è stata fatta una distribuzione sulle spiagge di portacenere portatili. Distribuzione continuata dopo l’estate nelle tabaccherie.
La campagna ha avuto un grande riscontro. Stiamo quantificando i mozziconi intercettati e stiamo facendo un lavoro insieme all’Università della Sapienza di Roma per quantificare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo salvato con la nostra azione. I tecnici dell’Università stanno setacciando la sabbia delle nostre spiagge per capire quanti mozziconi si trovano in una determinata area. Una volta avuto questo dato, sapremo stimare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo “salvato” dai mozziconi.

Che consigli darebbe ad un collega amministratore che si approccia al tema della lotta agli abbandoni?

Dare consigli è molto difficile. La mia esperienza dice che è necessario studiare molto per capire il fenomeno. In termini di inquinamento, di normativa, di leggi. Ci sono una serie di temi che vanno approfonditi, a partire dalla tutela della privacy. Ed è necessario adeguare l’azione al contesto in cui si agisce, al proprio Comune. Le amministrazioni hanno oggi l’obbligo di tutelare l’ambiente, lo devono fare nella consapevolezza delle proprie azioni.

La differenza la fa la fiducia che il cittadino riversa sulla propria amministrazione. Ci deve essere collaborazione e corresponsabilità: le amministrazioni hanno degli obblighi, ma deve essere chiaro che anche il cittadino ne ha.

Milano: pugno di ferro contro gli abbandoni

Il problema dell’abbandono dei rifiuti è un problema che attanaglia anche le grandi città. Milano ha messo in campo a partire dal 2019 una strategia per contrastare il fenomeno, che su un territorio vasto e frequentato come quello del capoluogo lombardo assume dimensioni significative. Ne parliamo con Roberta Osculati, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Periferie.

Qual era la situazione di partenza?

In Milano ci si trovava di fronte ad un corposo fenomeno di abbandono rifiuti che investiva tutta la città, con un evidente intensificazione nelle aree isolate e periferiche. Abbandono che andava dalla sportina dei rifiuti domestici lasciata dove non si poteva a veri e proprie discariche abusive in cui si accatastavano rifiuti (tipicamente dai grandi volumi) di ogni genere. Una situazione che richiedeva una maggiore attenzione ed un’azione finalizzata alla risoluzione di una situazione annosa.

Quali azioni avete dunque messo in campo?

A partire dal mese di maggio 2019, grazie al lavoro sinergico tra Settore Ambiente della Città di Milano, Polizia locale e Amsa sono state raccolte segnalazioni per individuare aree particolarmente soggette a scarichi e abbandono di rifiuti e dal mese di maggio è partita una fase sperimentale che ha portato all’installazione di 19 fototrappole (TLC), ovvero telecamere che “fotografano” chi commette il reato, ma allo stesso tempo “trappole” perché la loro presenza non è segnalata, a differenza di quanto avviene per tutte le altre telecamere posizionate su luoghi pubblici. Le telecamere presenti sul territorio e segnalata sono state comunque utilizzate, sfruttando immagini e filmati per ricostruire l’iter di abbandono di rifiuti e per raccogliere materiale laddove utili a fini di indagine.
Il lavoro è coordinato dagli agenti della Centrale operativa di via Drago che osservano quotidianamente le immagini delle telecamere: se possibile, non appena verificano la flagranza di illecito, inviano una pattuglia sul posto, in caso contrario trasmettono ai Comandi centrali della Polizia locale le immagini che contengono elementi e informazioni utili a individuare gli autori degli abbandoni, al fine di operare accertamenti e avanzare contestazioni. Viene poi programmato un pattugliamento dinamico dei luoghi ove il fenomeno si verifica con maggiore intensità e frequenza e gli scarichi abusivi accertati vengono inseriti nella mappa del rischio.

Che tipologia di abbandoni avete accertato?

Dalla visione delle immagini delle prime fototrappole, si è potuto accertare che i rifiuti abbandonati sono di diverso tipo: rifiuti urbani domestici; materiali edili di risulta, legni e bancali; mobili, suppellettili, materassi e indumenti; parti di veicoli, elettrodomestici e materiale elettrico; cartoni, sacchi neri e rifiuti ingombranti in generale.
I rifiuti domestici risultano attribuibili a persone che risiedono nelle immediate vicinanze del luogo di scarico; tra questi soggetti è stato sanzionato il gestore di un pubblico esercizio che depositava i rifiuti della propria attività in un luogo poco distante dalla propria sede di lavoro. Invece lo scarico di materiale edile di risulta, mobili e suppellettili avviene per lo più in vie periferiche con scarsa presenza di persone e particolarmente isolate ed è attribuibile a soggetti che collaborano con attività di vendita di mobili e suppellettili (una volta consegnati i mobili nuovi scaricano quelli vecchi su area pubblica) o a soggetti che svolgono un’attività di pulizia di locali o sgombro cantine. Tra costoro sono stati sanzionati soggetti non residenti nel Comune di Milano, ma abitanti nei comuni limitrofi.

Quali sono i risultati raggiunti?

Il dato di valutazione non può essere altro che quello delle sanzioni elevate e dell’efficacia degli strumenti di controllo.
Nel primo anno di azione (maggio 2019 – maggio 2020) sono stati effettuati 231 accertamenti dalla centrale di via Drago. Grazie all’azione del nucleo di Polizia Locale. In particolare nell’ultimo semestre (Novembre 2019 – Maggio 2020) sono stati effettuati 51 accertamenti relativi all’abbandono attraverso l’utilizzo di automezzi e riguardanti ingombranti, elettrodomestici e materiali edili di risulta . Da questi sono scaturite 3 denunce ex art. 256 d. lgs. n.152/2006 Testo Unico Ambiente (attività di gestione rifiuti non autorizzata), 3 sequestri di veicolo disposti dall’Autorità Giudiziaria, 23 sanzioni amministrative per violazione dell’art. 20 regolamento Gestione Rifiuti Urbani. Sono ancora sotto indagine 25 casi. Sono stati invece 26 gli accertamenti legati all’abbandono da parte di pedoni. Nonostante la maggior difficoltà nell’identificazione dei soggetti, solo 5 sono rimasti sconosciuti e non sono stati sanzionati.

Abbiamo parlato fino ad ora di repressione di una manifestazione acuta di inciviltà. Il Comune di Milano ha azionato altre leve per ottenere il risultato sperato?

Non di sola repressione dei fenomeni dei comportamenti illegittimi è fatto il progetto del Comune di Milano: la parte culturale è importante. Oltre alla comunicazione istituzionale, abbiamo attivato un percorso formativo nelle scuole milanesi che ad oggi ha coinvolto 12.000 studenti. Lavoriamo sugli adulti di domani per garantirci un futuro migliore con meno

ARO Bari 2 contro littering e abbandoni

L’annoso problema dell’abbandono dei rifiuti da tempo affligge il territorio dell’ARO Bari 2, che ha deciso di mettere un punto ad una situazione che ha raggiunto contorni preoccupanti. Ne parliamo con Gianfranco Spizzico, Assessore di Modugno

Assessore Buongiorno. Nell’ARO Bari 2 è in corso un’attività per contrastare l’abbandono dei rifiuti. Qual era la situazione di partenza?

L’abbandono dei rifiuti è un problema che storicamente affligge molte delle città dell’ARO, indipendentemente dal sistema di raccolta. Ciò è dimostrato dal fatto che in passato, anche con la raccolta attraverso cassonetti stradali, le periferie erano piene di rifiuti di ogni genere, principalmente ingombranti e materiali edili da demolizione. Oggi, con il sistema di raccolta porta a porta il problema continua ad esistere, ed i materiali abbandonati sono per lo più materiale edile, materiali elettrici, comunque frutto di interventi di ristrutturazione. Siamo dunque di fronte ad una situazione che vede i principali responsabili in chi esegue tali interventi: piccole imprese e artigiani che pur di non pagare per il corretto conferimento dei rifiuti prodotti dai loro lavori, li scaricano dove capita. Ciò, ovviamente, non significa che anche i cittadini non abbiano un ruolo: esistono anche i casi delle persone prive di un ruolo TARI. Locatari, affitti al nero e situazioni borderline che non sono dotati di contenitori e devono trovare il modo di sbarazzarsi dei propri scarti. In passato l’evidenza di questa tipologia era minore perché spesso venivano usati abusivamente i cassonetti stradali. Oggi troviamo tutti questi rifiuti nelle periferie, in uscita dai Comuni.

Quali sono le iniziative messe in campo dall’ARO per contrastare questo fenomeno?

Per contrastare il fenomeno abbiamo attivato un sistema di telerilevamento. Sono state distribuite sul territorio numerose fototrappole. Foto e filmati vengono analizzati dalla Polizia Locale e dalla Polizia Ambientale. In varie situazioni abbiamo denunciato i trasgressori colti in fragranza e sono state comminate sanzioni, a volte anche decisamente significative.

Inoltre a breve, attraverso un bando che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, verranno reclutate le Sentinelle Ambientali. Avranno il compito di monitorare il territorio, ci aspettiamo un grande contributo. Infine utilizziamo i droni per monitorare gli angoli più impervi del nostro territorio, un efficace strumento di supporto per la gestione e la vigilanza sul territorio.

State mettendo in campo azioni molto importanti per il contenimento dei fenomeni degli abbandoni. Quali sono le maggiori difficoltà che state incontrando?

Sicuramente il problema maggiore è il numero di agenti che è possibile impiegare su questa attività. La Polizia Locale è sottodimensionata. Con un controllo maggiore, ovviamente sarebbe possibile contenere meglio il fenomeno. Bisogna investire e investire ancora molto. Anche in formazione. Questo è senza dubbio uno dei compiti delle Sentinelle Ambientali, che dovranno partecipare a continue campagne di informazione e formazione che possano concorrere a mutare lo stile di vita dei cittadini modugnesi e di tutto l’ARO.

Consigli per i colleghi?

Le abitudini sbagliate manifestano una forte resistenza al cambiamento. È indispensabile avvalersi del nucleo di Polizia Ambientale e della Polizia Locale per vigilare, controllare ed eventualmente sanzionare i comportamenti sbagliati. Ovviamente a fronte di un servizio che funziona e che dimostra efficienza. Insomma, per parlare per metafore, carota e bastone. (S.C.)

Burolo: droni contro gli abbandoni

Burolo è un Comune di 1500 persone nella provincia di Torino, quasi al confine con quella di Biella. Come spesso accade, le campagne e i dintorni del centro abitato sono stati oggetto di abbandoni indiscriminati di rifiuti. L’amministrazione non è stata a guardare, mettendo in campo tutte le proprie energie per contrastare il fenomeno. Fototrappole, telecamere, addirittura droni.
Ne parliamo con il Sindaco, Franco Cominetto

Qual è la situazione da cui si è partiti e che ha portato alla decisione di mettere in campo azioni contro l’abbandono dei rifiuti?

Sono alcuni anni che assistiamo a fenomeni di abbandono, anche di oggetti particolarmente inquinanti. Parlo di batterie delle auto, di pneumatici fuori uso e di oggetti che, lasciati nell’ambiente, sono causa e fonte di inquinamento ambientale particolarmente significativo.
Purtroppo vengono scelti per gli abbandoni luoghi isolati, spesso quindi in aperta campagna. Vengono scaricati rifiuti nei fossi di scolo, nei piccoli corsi d’acqua. Ultimamente riscontriamo anche molti abbandoni presso le campane per la raccolta del vetro e della plastica, luogo interpretato genericamente come luogo di “raccolta rifiuti”. E noi ci troviamo materassi, reti, biciclette…
Spero sempre che non siano i nostri cittadini a compiere tali azioni. Confido nella loro intelligenza e buon senso: Il ritiro degli ingombranti a domicilio è gratuito.
E infatti, spesso si tratta evidentemente di abbandoni legate a piccole aziende edili o di sgombero che, per non pagare lo smaltimento, abbandonano i rifiuti in giro. L’anno passato abbiamo avuto un importante abbandono di infissi e serramenti: circa due camion di materiale scaricato su un pascolo che, frantumandosi, ha messo a serio pericolo il bestiame presente.

Quali azioni avete messo in campo per arginare i fenomeni di abbandono?

Abbiamo partecipato e vinto un bando per la dotazione di impianti di videosorveglianza. Il paese, nei punti sensibili è coperto dunque da telecamere di sicurezza. Allo stesso modo i varchi d’ingresso al territorio comunale sono coperti da telecamere che rilevano la targa delle auto in transito.
Ovviamente in aperta campagna questi impianti non sono utilizzabili, e abbiamo scelto di utilizzare le fototrappole. Gli stessi strumenti che vengono utilizzati per il censimento notturno degli ungulati e degli animali selvatici, noi li utilizziamo per monitorare i punti strategici dove spesso si verificano abbandoni. Devo ammettere che sono strumenti che funzionano perfettamente.
Infine in collaborazione con l’Esercito Italiano stiamo utilizzando i droni. Li utilizziamo per monitorare il territorio (certo non solo per la questione legata ai rifiuti) ed individuare eventuali punti di smaltimento abusivo non segnalato. Ci sono zone interne, in collina, dove non riusciamo a garantire un controllo e un monitoraggio costante, sarebbe necessario andarci appositamente. Il drone è molto utile anche per questo.

Quali sono le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?

Dal punto di vista politico non abbiamo riscontrato difficoltà: quello di andare a posizionare delle telecamere o comunque degli strumenti di controllo è un atto amministrativo, che abbiamo portato avanti senza particolari problemi. Purtroppo la vera difficoltà è quella di sradicare comportamenti poco civili. E non si tratto solo di abbandoni “grandi”. Spesso troviamo a bordo strada dei sacchetti di indifferenziato che sarebbero comunque raccolti settimanalmente.

Che risultati avete ottenuto?

Senza dubbio abbiamo riscontrato una diminuzione degli abbandoni. Inizialmente i nostri addetti facevano due giri straordinari alla settimana, oggi ne fanno uno ogni 15 giorni. Senza dati ufficiali a supporto non voglio essere troppo ottimista, ma abbiamo riscontrato un calo almeno del 40%. Abbiamo chiuso zone che erano solite essere oggetto di abbandoni, lasciando l’accesso ai soli padroni dei terreni, abbiamo, come detto aumentato la sorveglianza, e i risultati si sono visti.

Il problema dell’abbandono non affligge solo Burolo. Che consiglio crede di poter dare ad un collega amministratore che si approccia per la prima volta al contrasto agli abbandoni?

Sicuramente ho toccato con mano l’efficienza del controllo tramite telecamere o anche solo fototrappole. Una volta che si “pizzica” un trasgressore, l’effetto è quello di disincentivare fortemente tali comportamenti. Ovviamente il controllo e il sanzionamento devono avere in parallelo un servizio efficiente, comprensivo di raccolta ingombranti. (S.C.)

Santa Margherita di Belice: differenziata, cultura e sanzioni contro gli abbandoni

Nel 2014 Santa Margherita veleggiava attorno al 30% di raccolta differenziata ed aveva un serio problema di abbandoni di rifiuti. Oggi la percentuale di differenziata è superiore al 70% e il fenomeno abbandoni è moto contenuto. Ne parliamo con l’allora assessore, il prof. Tanino Bonifacio (oggi vicesindaco di Gibellina – TP), rimansto alle cronache per la fermezza delle sue azioni, tanto da essere soprannominato “sceriffo”.

Santa Margherita in Belice durante il suo mandato si è trovata a mettere in campo numerose ed efficaci azioni contro l’abbandono dei rifiuti. Quali erano le condizioni di partenza?

Nel 2014 Santa Margherita era fra il 30% e il 33% di raccolta differenziata. Nel 2017, dopo tre anni, siamo arrivati al 74%. Questo è il primo grande dato che segna il cambiamento di quegli anni. Ovviamente il lavoro è stato quello di munire i cittadini dei mastelli e degli strumenti necessari, ma soprattutto fare formazione: spiegare ai cittadini cosa è la raccolta porta a porta, come va fatta e quali benefici porta. Il nuovo sistema di raccolta, oltre ai risultati detti, ci ha portato ad avere una maggiore possibilità di controllo e monitoraggio sulla qualità del conferimento e ad avere un maggior dialogo con la cittadinanza. In un primo periodo ci siamo limitati a segnalare all’utenza gli eventuali errori attraverso adesivi che applicavamo sui sacchetti contenenti materiali non conformi, dopo di che siamo passati direttamente al sanzionamento dei comportamenti scorretti, in particolare dei cittadini che non volevano adeguarsi alle nuove modalità di raccolta. In poco tempo siamo riusciti a cancellare un passaggio di raccolta dell’indifferenziato: inizialmente erano due a settimana, ridotti poi a uno solo. Questo senza scompensi eccessivi nell’utenza, che abituandosi a differenziare bene, non aveva necessità di una cadenza bisettimanale. Un percorso semplice:
Comunicazione, Formazione e controllo, e quindi sanzionamento.

Per quel che riguarda l’abbandono, nel 2014 la città era invasa da cumuli di sacchetti di spazzatura, soprattutto nelle sue aree più periferiche e nelle campagne. Chi al mattino andava a lavorare, abbandonava, quando non lanciava dal finestrino, il proprio sacchetto di immondizia in alcune specifiche zone del paese.  Una cosa incivile ed indegna: pur essendoci un servizio di raccolta, qualcuno preferiva agire questi comportamenti vergognosi. Abbiamo dunque messo in campo un piano d’azione di tre mesi. Abbiamo iniziato a comunicare che avremmo controllato il conferimento non a regola e l’abbandono, dopodiché abbiamo fatto una pulizia generale delle zone compromesse dall’abbandono. Abbiamo speso circa 5000€ per riportare il nostro Comune in una situazione ottimale. Abbiamo ripulito e messo cartelli di divieto abbandono, indicando il sanzionamento a norma di legge. In una prima fase questa cosa ha funzionato. Il principio è quello della finestra rotta: in uno spazio pulito è più difficile abbandonare un sacchetto. Ciò non toglie che qualcuno lo abbia fatto. A quel punto abbiamo fatto una forte azione di repressione. Molto spesso si riusciva a rintracciare l’autore dell’abbandono, comminando delle multe sostanziose. Abbiamo implementato un’azione congiunta: abbiamo pulito il paese, abbiamo formato ed informato i cittadini e chiaramente abbiamo perseguito gli atti impropri, sanzionandone gli autori. Le segnalazioni degli abbandoni hanno iniziato ad arrivare dai cittadini stessi, che si sono abituati non solo a non sporcare, ma anche ad indignarsi di chi sporcava. I cittadini devono essere formati. Ovviamente alla base di tutto c’è un servizio funzionante, senza il quale non è pensabile mettere in atto meccanismi virtuosi.

Quali sono state le maggiori difficoltà in questo processo?

Le resistenze le abbiamo avute soprattutto dalle attività commerciali, in particolare la ristorazione ed i bar. Per un’attività commerciale il passaggio a porta a porta è un cambio sostanziale. Per un ristorante o una pizzeria, ad esempio, significa riorganizzare le intere cucine e il servizio del personale di sala. Anche con loro abbiamo fatto l’azione di controllo attraverso l’utilizzo dei sacchetti semi-trasparenti.
Sul versante dei cittadini, invece, ci capitava spesso di trovare rifiuti ingombranti abbandonati, visto che non c’era un servizio di raccolta domiciliare. Servizio che abbiamo prontamente inserito in capitolato, togliendo qualsiasi alibi a chi si macchia di comportamenti incivili abbandonando i propri rifiuti ingombranti.

Dal punto prettamente politico avete registrato resistenze?

No, questo no. Abbiamo agito nel momento in cui in tutta Italia c’era una buona comunicazione sul tema della raccolta differenziata. Abbiamo agito in un clima generale favorevole. Ci siamo tuttavia scontrati con un altro problema, più strutturale che politico: nel 2014 e 2015 in Sicilia abbiamo avuto grossi problemi relativi alle saturazione delle discariche. Ci è capitato di dover sospendere per qualche giorno il servizio di raccolta.

I risultati raggiunti sono evidenti: oltre il 70% di raccolta differenziata e fenomeno degli abbandoni quasi azzerato. Da amministratore, che consigli si sente di dare ai suoi colleghi che si approcciano solo ora al problema dell’abbandono?

Il principio, che non vale solo per il rifiuto, è quello di instaurare un dialogo con i cittadini. L’ente pubblico deve essere anche strumento di formazione per i cittadini. Ma deve essere chiaro che se da un lato l’amministratore deve essere garbato e gentile, dall’altro deve essere rigoroso.
L’Ente si deve sforzare per fare i controlli, dando seguito con sanzioni, se è il caso.
Dopo la pulizia per 4 giorni nessuno ha osato lasciare in giro sacchetti. Quando si è verificato il primo caso, siamo risaliti all’autore del gesto, l’abbiamo sanzionato. Alla sanzione è seguita una forte campagna di comunicazione che facesse passare l’idea che a Santa Margherita si applicava la tolleranza zero.
Una campagna di comunicazione altrettanto forte l’abbiamo messa in campo per l’avvio del porta a porta. Credo che se il cittadino capisce bene cosa significa differenziare, non possa che aderire al progetto. A Santa Margherita è successo: non sono rari i casi di cittadini che non espongono i rifiuti indifferenziati tutte le volte che potrebbero. Differenziando bene non ne hanno bisogno. Il passo successivo deve essere la tariffazione puntuale, che premi i cittadini virtuosi.
Il percorso dunque è: informazione, formazione, implementazione di servizi efficienti, controllo e conseguente sanzionamento o premialità. (S.C.)

Biorepack: il settimo Consorzio di CONAI muove i primi passi

CONAI annuncia che il settimo consorzio del sistema, Biorepack, muove i primi passi. Dopo l’approvazione del suo statuto, arrivata con la pubblicazione del decreto costitutivo in Gazzetta Ufficiale il 14 novembre 2020, il Consorzio Nazionale Imballaggi inizia a dare concretezza alle disposizioni ministeriali.

CONAI diventa così il primo sistema di responsabilità estesa del produttore in Europa ad avere al suo interno un Consorzio dedicato alla valorizzazione degli imballaggi in bioplastica.

«Siamo felici di dare ufficialmente il benvenuto a Biorepack all’interno del sistema consortile» afferma il presidente CONAI Luca Ruini. «Vi aggiungo la soddisfazione di veder nascere il nostro settimo Consorzio durante il primo semestre del mio mandato. È importante far capire al cittadino che il fine vita della bioplastica ha bisogno di una corretta gestione, come quello di tutti gli altri materiali di imballaggio. Siamo pronti a lavorare anche su questo importante e delicato tema di educazione e sensibilizzazione ambientale».

«Il consorzio Biorepack è orgoglioso di entrare a far parte del sistema CONAI» dichiara il presidente Marco Versari. «In Europa siamo il primo consorzio per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica: un primato che consente al nostro Paese di rafforzare la leadership nel settore della bioeconomia circolare e della valorizzazione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Lavoreremo fianco a fianco con il CONAI affinché i cittadini possano conferire correttamente nella raccolta dell’umido domestico gli imballaggi in bioplastica consentendo così ai Comuni e al sistema Paese di incrementare sempre più i risultati di riciclo, compreso quello organico».

Le adesioni a Biorepack sono già aperte. E dal 1° gennaio 2021 sarà disponibile la modulistica dichiarativa CONAI aggiornata, con evidenza delle tipologie di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Per plastica biodegradabile e compostabile si intende quella certificata conforme alle norme europee armonizzate UNI EN 13432:2002 e/o UNI EN 14995:2007 da parte di organismi accreditati  (art. 1, comma 1, dello Statuto di Biorepack).