Intervento cautelare AGCM su Corepla per le bottiglie PET

L’autorità antitrust ha imposto al Consorzio di rimuovere le clausole di esclusiva dagli accordi in vigore con i Comuni convenzionati e con gli operatori della selezione.

Nell’ambito dell’istruttoria avviata lo scorso 30 maggio scorso per accertare la sussistenza di un abuso di posizione dominante da parte del Consorzio Nazionale per la Raccolta il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in plastica (leggi articolo), l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM)  ha ritenuto necessario un intervento di urgenza per preservare la concorrenza che può essere esercitata dall’unico concorrente di Corepla, il consorzio Coripet , sistema per la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari.

AGCM ha quindi imposto al Consorzio di rimuovere le clausole di esclusiva dalla contrattualistica in vigore con i Comuni convenzionati che raccolgono i rifiuti da imballaggi in plastica attraverso la raccolta differenziata e con la loro associazione (ANCI), nonché da quella con gli operatori che effettuano la selezione dei rifiuti differenziati (CSS).

Inoltre – si legge in una nota -, l’Autorità ha imposto ulteriori specifiche misure relative al pregresso, per sterilizzare i danni che potrebbero derivare a Coripet (Sistema per la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari) per il tempo finora trascorso senza aver potuto avviare la propria attività, nonché misure di temporanea collaborazione con il nuovo entrante “volte a consentire a quest’ultimo una immediata operatività, anche al fine di evitare soluzioni di continuità che possano danneggiare soggetti terzi e in particolare i Comuni convenzionati”.

Coripet è stato autorizzato in via provvisoria con un decreto del Ministero dell’Ambiente emesso in aprile dell’ano scorso, e nei primi due anni di operatività deve dimostrare di aver raggiunto obiettivi di efficacia ed efficienza predefiniti, pena la mancata conferma della autorizzazione.

Fonte: Polimerica

Il 40% degli elettrodomestici scompare in flussi paralleli – Indagine Altroconsumo e Ecodom

In Italia scompare quasi il 40% dei grandi elettrodomestici: dismessi dai cittadini, non arriva agli impianti di trattamento autorizzati e scompare in flussi paralleli. Lo ha scoperto un’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con Ecodom (il Consorzio per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici) che ha monitorato con la tecnologia satellitare oltre 200 Raee usciti dalle case degli italiani, sparsi su tutto il territorio nazionale.

Secondo l’indagine su 205 Raee, il campione valido è stato di 174 (per altri 31 non è stato possibile effettuare un’analisi completa); solo 107 esemplari (il 61% del totale) sono “effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli elettrodomestici monitorati sono stati frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici (i cosiddetti “grandi bianchi”), rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2.

Gli altri 67 esemplari (pari al 39%) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private.  Su scala nazionale significa 44mila tonnellate di grandi elettrodomestici che, ogni anno, si perdono nei flussi paralleli. Secondo una nota di Altroconsumo se fossero inseriti nelle statistiche ufficiali, questi flussi sommersi permetterebbero al nostro Paese di raggiungere già oggi un tasso di raccolta pari al 47%, un po’ più vicino al target del 65% fissato dall’Europa. Nel 2018, secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, i Sistemi Collettivi operanti in Italia hanno, infatti, raccolto oltre 310mila tonnellate di RAEE, pari al 42,8% della media in peso delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato negli ultimi tre anni.

Nonostante nella nostra nazione vi sia  un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità.

L’indagine ‘indagine ha evidenziato alcune criticità:

  • la mancanza, soprattutto in alcune zone di Italia, di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini
  •  il comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera
  • l’incompletezza del quadro normativo (basi pensare alla mancata emanazione – dal 2014 ad oggi, del Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE
  • l’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE) e l’insufficiente livello di controlli sulla filiera (come la verifica dei codici CER sui rifiuti in uscita dalle isole ecologiche, controlli di processo negli impianti di trattamento, ispezioni negli impianti che gestiscono rifiuti metallici ecc.).

Indagine disponibile  qui.

Fonte: Altroconsumo

Aro Bari 4: il 75% di raccolta differenziata è realtà

Spesso abbiamo raccontato gli exploit in termini di raccolta differenziata di alcuni Comuni del territorio Italiano. Questa volta a stupire non sono i numeri di un singolo Comune, ma quelli di un Ambito di Raccolta Ottimale, nella fattispecie dell’ARO Bari 4. Quasi 180.000 abitanti suddivisi in 7 Comuni (Gravina in Puglia, Grumo Appula, Toritto, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Altamura e Cassano delle Murge) che a metà del 2018 sono passati ad una raccolta porta a porta spinta, che per alcuni di essi rappresentava una novità assoluta.

Solo nel maggio 2018, infatti la percentuale media di Raccolta differenziata sul territorio dell’ARO era inferiore al 25%. Gravina di Puglia era al 10%; Altamura al 21,5%; Toritto al 25%; Santeramo al 15%. Spiccavano le prestazioni di Grumo Appula (71%) e Cassano (68%).
Nel gennaio del 2018 si sottoscrisse il nuovo contratto per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle città dell’ARO 4 Bari, che ha come Ente capofila l’Unione dei Comuni dell’Alta Murgia – UNICAM.  Un appalto con base d’asta di oltre 143 milioni di euro, che fino al 2025 garantirà l’igiene urbana. Un progetto ambizioso, realizzato con il supporto tecnico di ESPER nel ruolo di Direzione Esecuzione Contratto, che prevedeva il raggiungimento del 50% di RD medio al nono mese dalla data di avvio del servizio e il 65% di RD medio nel secondo anno e successivi di esecuzione del nuovo servizio.

Percentuali che sembravano di difficile raggiungimento, e che invece sono state raggiunte e superate in tempi più brevi di quanto ci si aspettasse. La percentuale media di raccolta differenziata su tutto l’ARO registrata nel mese di Agosto 2019 è del 75,13%, ben oltre gli obiettivi fissati e nel pieno rispetto della normativa vigente. Gravina è schizzata al 68,5, Altamura al 66,6%, Toritto al 75%, Santeramo al 71%. Anche i Comuni già virtuosi hanno incrementato i propri risultati: Grumo al 76%, Cassano al 70%.

Nessuno si aspettava di ottenere risultati così buoni in tempi così rapidi – dichiara Francesco D’Amore responsabile unico del procedimento relativo al servizio di igiene urbana in ambito ARO Bari 4 – tanto è vero che il contratto fissava obiettivi più modesti: il 50% entro i primi nove mesi per poi raggiungere il 65% successivamente. Siamo arrivati a punte che nei mesi hanno superato l’80%: a Santeramo in Colle nel mese di agosto 2019 si è toccata quota 83%. Non possiamo che essere più che felici di come sta procedendo il progetto”.

UN progetto che ha avuto bisogno di qualche piccola correzione in corso d’opera, ma che non si discosta da quello originario. “Nella realtà, tranne qualche piccola modifica non c’è stata una variazione significativa rispetto a quello che era previsto nel progetto originario – Continua D’Amore –  Abbiamo modificato in alcuni casi le modalità di raccolta nei condomini più grandi dotandoli di mastelli in alcuni Comuni, ma fondamentalmente abbiamo seguito quello che era il progetto iniziale. Andrebbe apportata ancora qualche modifica, ma serve la collaborazione dei Comuni, che ogni tanto non è facile formalizzare in atti: gli iter decisionali dei Comuni sono abbastanza complicati. Ma ciò significa che abbiamo ancora potenziale per migliorare gli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi, ed è sicuramente incoraggiante e stimolante”. (SC)

RASSEGNA STAMPA – Cerveteri, il comune multa la società di recupero rifiuti per inadempienze

Qualcosa non torna nei servizi svolti dall’azienda ed il comune decide di decurtare 1.500 € dalla mensilità di luglio.

E’ quanto stabilito dall’ente a seguito della presentazione della fattura per la raccolta dei rifiuti. La società non si è avvalsa dei tre giorni per controdedurre le osservazioni mosse.

La contestazione è arrivata dall’Ing. Salvatore Genova, direttore tecnico di ESPER, che ha il compito di stabilire se le prestazioni svolte sono conformi al capitolato.

Non è la prima volta che il comune di Cerveteri applica delle penali sull’appalto. In passato si è verificata nuovamente questa situazione con la decurtazione di cifre anche consistenti.

Un atteggiamento quello del comune che sembra voler mettere pressione all’ATI Camassa – Azienda Servizi Vari, non sempre ritenuta dai cittadini impeccabile nello svolgimento dei servizi.

Fonte: Terzo Binario

CIC – Compatibilità del recupero dei manufatti compostabili con il sistema del compostaggio

Premessa

La recente Direttiva Europea SUP (Single Use Plastics), che impone il divieto di commercializzazione dei manufatti monouso in plastica per la somministrazione di cibi e
bevande (piatti, bicchieri, posate, capsule caffè, ecc. ecc.), e che dovrà essere recepita dai Paesi membri entro il 2021, provocherà a breve significativi cambiamenti nelle abitudini e
nei consumi dei cittadini europei, in particolare degli italiani, che ne fanno largo uso.
Tra le possibili ipotesi di sostituzione dei manufatti monouso in plastica tradizionale vietati dalla Direttiva, è stata avanzata quella dell’impiego di materiali compostabili quali carta,
legno e plastiche compostabili, che dovrebbero trovare il loro fine-vita nella filiera del recupero dei rifiuti organici, previa raccolta differenziata insieme agli scarti di cucina.

Alcuni punti fermi

Facciamo innanzitutto chiarezza sui termini: parliamo di plastiche compostabili, termine che preferiamo in quanto aderente alla norma tecnica di riferimento (la UNI EN 13432),
più adatto a caratterizzare destinazione, ruolo e comportamento di questi materiali, rispetto ad altri termini a volte utilizzati quali “plastica biodegradabile” o “bioplastica”, troppo
generici e confusivi.
Ricordiamo che la produzione e l’utilizzo di manufatti compostabili in Italia ha inizio più di 25 anni fa con l’impiego dei sacchetti compostabili quale strumento di facilitazione della
raccolta differenziata dell’umido. Tale impiego ha sicuramente contribuito in maniera positiva alla crescita e all’ottimizzazione del sistema della raccolta differenziata della frazione umida fino a farlo diventare uno dei più avanzati al mondo per diffusione territoriale, e per quantitativi e qualità dei rifiuti raccolti.
A riprova dell’efficacia dell’utilizzo dei sacchetti compostabili nella filiera di recupero dell’umido, il nostro Paese ha imposto l’obbligo già dal 2010 – primo caso in Europa – di utilizzare per la raccolta dei rifiuti organici esclusivamente sacchetti compostabili, arrivando poi nel 2011 a vietare l’immissione in consumo di shopper monouso (quelli con spessore < 100μm) in plastica tradizionale.
Nello specifico le plastiche compostabili, purché certificate secondo il citato standard europeo UNI EN 13432, hanno caratteristiche tali da poter essere incorporate, in senso generale, nei processi di compostaggio industriale. Infatti, durante il processo di compostaggio, questi materiali si comportano in maniera analoga allo scarto organico, ossia vengono in parte convertiti in acqua ed anidride carbonica e in parte trasformati in compost, prodotto finale dei nostri impianti in grado di contribuire alla fertilizzazione dei suoli.
Sottolineiamo che lo standard europeo di compostabilità EN 13432 prevede sia il test di biodegradabilità (prova in laboratorio di degradazione del manufatto in acqua ed anidride carbonica) che quello di disintegrabilità (prova di effettiva disintegrazione nel corso di un processo di compostaggio), il che costituisce una sicura garanzia perché tali materiali siano considerati adatti ad essere recuperati attraverso i sistemi industriali di compostaggio.
Il CIC, da parte sua, nel 2006 ha creato un marchio (Compostabile CIC) il cui ottenimento prevede che la prova di disintegrabilità sia effettuata in scala reale, ossia in un impianto di compostaggio; questa prova garantisce dunque, una volta di più, la compatibilità dei manufatti compostabili con i sistemi industriali di compostaggio.
Su questi temi il CIC si era già espresso nel 2018 con la Nota che può essere scaricata dal sito al link https://www.compost.it/wp-content/uploads/2019/08/Comunicato-stampa-1-
Sacchetti-biodegradabili-otto-verit%C3%A0-per-una-migliore-raccoltadell%E2%80%99umido.pdf

L’attualità

A seguito della pubblicazione della Direttiva Europea SUP, si sta assistendo in Italia ad una rapida ed impetuosa comparsa sul mercato di numerose altre tipologie di manufatti realizzati in materiali compostabili (carta, legno e plastiche compostabili, sia in matrice singola che accoppiata), che si propongono quali alternative agli omologhi manufatti in plastica tradizionale quali piatti, bicchieri, posate, capsule caffè, ecc. ecc.., e non è insensato prevedere una loro imminente rapida diffusione. Attualmente questi manufatti rappresentano meno del 10% del mercato delle plastiche compostabili, ma potrebbero assumere dimensioni ben più rilevanti proprio a seguito dell’imminente recepimento della Direttiva Europea SUP.
La rapida diffusione di manufatti monouso compostabili porterà alla determinazione di alcune sicure criticità che il CIC ritiene debbano essere debitamente governate al fine di evitare la possibilità che venga messa in crisi l’intera filiera del recupero dei rifiuti organici, che oggi garantisce la gestione di quasi 7.000.000 di tonnellate di rifiuti.

Queste le principali criticità che si presenteranno:

  • la confusione che si genererà nei cittadini-consumatori artefici della raccolta differenziata, derivante dalla compresenza sul mercato di manufatti compostabili e quelli realizzati in materiali plastici convenzionali, porterà come conseguenza il rischio di un forte trascinamento di questi ultimi nella raccolta differenziata dei rifiuti organici, con un conseguente pesante decadimento della qualità della stessa. A questa difficoltà di riconoscimento sono naturalmente soggetti anche gli operatori che effettuano le raccolte e gli addetti al riciclo dei rifiuti organici.
  • La presenza di “manufatti compostabili” che non siano certificati in base alla norma unificata UNI EN 13432 porterebbe ad un pericoloso decadimento della qualità delle raccolte differenziate con un conseguente pesante aggravio dei costi dell’intera filiera del recupero del rifiuto organico che ricadrebbe inevitabilmente sulle spalle dei cittadini.
  • L’aumento dei quantitativi relativi ai manufatti compostabili delle più diverse fogge e dimensioni all’interno degli scarti di cucina, fino ad oggi presenti in quantitativi quasi trascurabili, avrà come inevitabile conseguenza un significativo cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici che gli impianti devono trattare. Dovranno certamente essere messi in atto adeguamenti tecnici e procedurali per gestire al meglio questi cambiamenti; tali adeguamenti necessiteranno, oltre che di investimenti, anche di collaborazione tra tutti i  4
    rappresentanti della filiera (produttori dei manufatti, grande distribuzione, consumatori, amministratori pubblici, aziende di raccolta, impianti di riciclo).

Alla luce delle preoccupazioni sopra esposte e in previsione dell’imminente recepimento (2021) della direttiva Europea SUP (Single Use Plastics), il CIC chiede al Governo e alle Istituzioni che:

  • i manufatti compostabili abbiano una immediata e facile riconoscibilità attraverso l’apposizione di uno specifico simbolo che identifichi la filiera di recupero a cui devono essere avviati, di cui potranno beneficiare nelle varie fasi del ciclo sia il cittadino, sia il raccoglitore che, in fine, il compostatore;
  • si lavori sull’“ecodesign”, di cui si parla spesso, per facilitare il recupero/riciclo di un manufatto immesso al consumo. Questo potrebbe costituire un esempio di progettazione ecologica di un bene in funzione del riciclo del bene stesso quando assumerà lo status di rifiuto;
  • vengano messe a disposizione le necessarie risorse per una capillare ed efficace informazione ai cittadini sulle novità provocate dalla Direttiva Europea;
  • il rilascio del simbolo identificativo debba essere previsto all’interno di un percorso definito che garantisca almeno la presenza dei necessari requisiti di compatibilità con il sistema del compostaggio industriale, primo fra tutti la certificazione secondo lo standard europeo EN 13432, e che garantiscano la tracciabilità;
  • vengano previste adeguate risorse per effettuare gli eventuali investimenti che gli impianti di compostaggio dovranno affrontare per far fronte al cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici, prodotto dall’aumentata presenza dei nuovi manufatti compostabili.

Il Consorzio Italiano Compostatori è come sempre disponibile a dare il proprio contributo
ad una discussione serena sul tema, che:
● rimetta al centro la verità scientifica ed operativa secondo i punti elencati in
precedenza,
● consenta uno sviluppo governato e non pervasivo dell’uso dei manufatti
compostabili.
Chi è il CIC
Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) Il Consorzio Italiano Compostatori è un’organizzazione senza fini di lucro che si occupa di promuovere e valorizzare le attività di riciclo della frazione organica dei rifiuti e ha come finalità la produzione di compost e biometano.
Il Consorzio, che conta circa centotrenta consorziati, riunisce e rappresenta soggetti pubblici e privati produttori o gestori di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica, associazioni di categoria, studi tecnici, laboratori, enti di ricerca, produttori di macchine e attrezzature e altre aziende interessate alle attività di compostaggio e di gestione dei rifiuti organici.
Il CIC è impegnato in numerose iniziative volte alla prevenzione della produzione di rifiuti organici e alla diffusione di una raccolta differenziata di qualità che permetta l’effettivo recupero degli scarti organici negli impianti di trattamento biologico. A tal fine, oltre a monitorare costantemente la qualità della frazione organica in ingresso agli impianti di compostaggio – o agli impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio – ha ideato programmi di qualità e sviluppato partnership con numerose associazioni nazionali ed internazionali.
Nel 2003 il CIC ha avviato il programma volontario Marchio Compost di Qualità CIC che, attraverso verifiche continue sul prodotto, attesta la qualità dei fertilizzanti organici prodotti negli impianti delle aziende consorziate.
Nel 2006 nasce poi il Marchio Compostabile CIC, un servizio fornito agli impianti consorziati che oggi garantisce l’oggettiva compostabilità dei manufatti biodegradabili durante il recupero del rifiuto organico negli impianti di compostaggio su scala industriale.
Oggi, oltre alle attività legate alla qualità di matrici e prodotti, il CIC è costantemente impegnato in numerose iniziative rivolte al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea nell’ambito del pacchetto dell’Economia Circolare recentemente approvato.
Maggiori informazioni sul sito istituzionale: www.compost.it

ARERA: accordo ANCI-CONAI sia coerente con normativa e regolazione

Garantire la massima coerenza dei contenuti del prossimo accordo quadro tra l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) con il quadro normativo e regolatorio vigente. È quanto segnalato da ARERA nella Memoria depositata alla VIII commissione della Camera dei deputati in occasione dell’audizione del 24 luglio.

In particolare, è il tema dei corrispettivi – e dei criteri per la loro determinazione – che ciascun consorzio di filiera è tenuto a riconoscere ai Comuni o ai suoi delegati per la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio l’aspetto maggiormente rilevante ai fini dell’attività regolatoria.

In questo contesto, l’Autorità dovrà verificare che i maggiori oneri della raccolta differenziata previsti nell’accordo siano individuati in maniera congruente rispetto ai criteri fissati dall’Autorità stessa e, in particolare, a quelli per la definizione dei costi efficienti dei singoli servizi che costituiscono il servizio integrato di gestione del ciclo dei rifiuti nonché alle regole di separazione contabile, al fine di garantire la trasparenza nei costi del servizio.

Raccolta differenziata dell’organico corretta anche in vacanza

In vacanza, ma senza dimenticare il rispetto per l’ambiente: soprattutto in agosto e con questo gran caldo, nei luoghi di villeggiatura occorre prestare ancora più attenzione alla separazione dei rifiuti, perché possono provocare diverse criticità, anche igieniche.

Il Consorzio Italiano Compostatori (Cic) ha stilato alcuni consigli per la corretta raccolta dei rifiuti organici per tutti coloro che sono in partenza, così da arrivare preparati sulle modalità e i giorni di raccolta dei rifiuti.

Differenziare l’organico correttamente – ricorda il Cic – è importante perché, una volta avviati negli impianti di compostaggio, i rifiuti si trasformano in compost, un fertilizzante naturale che può essere utilizzato per restituire sostanza organica alla terra. Un vero e proprio circolo virtuoso, esempio di economia circolare: ciò che era rifiuto diventa una risorsa importante per nutrire la terra.

– Informarsi sulle modalità di raccolta della località di villeggiatura: potrebbe essere attiva la raccolta con il porta a porta, oppure con il cassonetto stradale, così come potrebbero essere differenti i colori utilizzati per diversificare i bidoni dell’immondizia. Bisogna chiedere al locatore, nel caso di una casa vacanze in affitto, oppure contattare il comune o l’azienda di igiene urbana locale per essere informati anche sugli eventuali giorni di passaggio dei mezzi. Alcuni comuni si sono dotati di applicazioni per smartphone dedicate proprio alla raccolta differenziata, per segnalare dove buttare le varie tipologie di rifiuto e dare tutte le informazioni necessarie.

– Il sacchetto giusto. I rifiuti organici vanno smaltiti utilizzando i sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile certificati (a NORMA UNI EN 13432) in carta o in bioplastica. Per riconoscere un sacchetto conforme alla legge bisogna controllare se riporta la scritta “biodegradabile e compostabile” la dicitura dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il logo rilasciato dall’ente di certificazione, come ad esempio il marchio “Compostabile Cic”. Da evitare assolutamente le buste di plastica tradizionale, che per legge non possono essere utilizzate per la raccolta del rifiuto organico. Al sacchetto compostabile va associato preferibilmente un contenitore aerato per gli scarti umidi, evitando cattivi odori, che fermentino e si formino liquidi.

– Cosa buttare nell’umido. Tutti gli scarti di preparazione dei cibi, sia di tipo vegetale che animale, i resti di cibo secco degli animali domestici, fiori appassiti che possono rientrare nel processo di compostaggio, tornare alla terra e contribuire a nuove fioriture. Anche il sughero è un materiale naturale e biodegradabile, quindi i tappi in sughero possono essere avviati al compostaggio. Non vanno invece raccolti con l’umido oggetti in vetro, metallo, plastica, lattine. Scarti di legname trattato o verniciato non sono idonei al compostaggio.

– Attenzione agli sprechi in cucina. Il caldo può accelerare il deterioramento del cibo, aumentando non soltanto gli sprechi, ma anche i cattivi odori in cucina. Per questo, il consiglio del Cic è di non esagerare negli acquisti, per non ritrovarsi ad avere frutta e verdura in eccesso, e allo stesso tempo di mettere gli alimenti in luoghi freschi e al riparo dal sole.

Infine, prima di gettare gli avanzi nell’umido, si può pensare a come riutilizzarli: la frutta avanzata o troppo matura può essere l’ingrediente perfetto per una macedonia, mentre piccole quantità avanzate di verdura possono essere mischiate in un’insalata.

A Porto Cervo la plastica da riciclo si scambia con oggetti

La spazzatura la puoi portare a Porto Cervo. Ma non per buttarla via. Entri nel punto Exchange Miniwiz alla Promenade du Port con la plastica da riciclare (bottiglie, buste, piatti, bicchieri, coppette e cucchiaini da gelato), e ti guardi intorno per vedere se c’è qualcosa che ti piace: sedie, occhiali, cappelli. Ogni oggetto ha un prezzo in punti. Ma anche la plastica che tu porti vale dei punti. Non ci sono soldi da aggiungere: più rifiuti riciclabili consegni al negozio e più hai la possibilità di portarti via l’oggetto che desideri.

Funziona così. E il motto è “dalla spazzatura all’oro”. Un negozio ‘etico’ nato dall’idea di un ingegnere di Taipei: ogni stanza è piena di prodotti innovativi e rispettosi dell’ambiente. Con la tecnologia che si mette al servizio della lotta all’inquinamento da rifiuti plastici e chimici. La parola chiave è Exchange. “Scambia l’impatto del tuo inquinamento con soluzioni e prodotti che tu sia orgoglioso di condividere, e ‘scambia’ i tuoi disattenti consumi monouso con nuovi elementi costruttivi durevoli per la tua casa e città”, spiegano i promotori dell’iniziativa.

Non solo: si può partecipare ai workshop per assistere in pochi minuti all’intero processo di riutilizzo di questi materiali. Proprio come avviene in un panificio tradizionale con acqua, sale e farina. Il riciclo creativo si svolge al Miniwiz Trashlab martedì, mercoledì, sabato e domenica alle 19. Con gli ingegneri pronti a condividere l’esperienza e a illustrare progetti e materiali sviluppati negli ultimi 15 anni. Un percorso pratico dove si imparerà l’intero processo: separazione, lavaggio, asciugatura, triturazione, fusione e formazione del prodotto finito.

Miniwiz è un’azienda che dal 2005 si occupa di realizzare soluzioni innovative legate all’economia circolare. Il punto Exchange è inserito nella Promenade du Port, centro creativo e artistico con 60 realtà tra ristoranti, bar, gallerie d’arte e design, concept store, boutique artigianali e alcuni dei più influenti marchi di moda internazionali.

Fonte: ansa.it

RASSEGNA STAMPA – Ok piano rifiuti, c’è discarica Roma

Aiuti a pubblico per impianti, 70% differenziata entro ’25

ROMA, 2 AGO – Autosufficienza di Roma nella gestione dei rifiuti con impianti per il trattamento e lo smaltimento, ovvero con una discarica di servizio. Lo prevede il Piano rifiuti 2019-2025 approvato questo pomeriggio dalla giunta regionale del Lazio. Inoltre è previsto l’innovativo presidio industriale di Colleferro, la raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

RASSEGNA STAMPA – Piano rifiuti, Raggi già dice no. Zingaretti: “Sindaca non abusi pazienza dei cittadini del Lazio”

Abbiamo aspettato la Regione 7 anni per il piano rifiuti e ora propongono una nuova discarica a Roma, una nuova Malagrotta. Cosa fa Zingaretti minaccia i romani?”. Altro che la “collaborazione” auspicata dal presidente del Lazio. La sindaca Raggi, subito dopo la presentazione del nuovo Piano rifiuti votato oggi dalla giunta regionale, issa subito il muro via Twitter. Mai discariche sul territorio della Capitale. Questo il messaggio battagliero lanciato dalla prima cittadina in risposta alla strada tracciata dalla Regione come unica possibile per tirare fuori la Capitale dalla perenne emergenza immondizia.

Cosa dice il piano rifiuti

Il piano, che la stessa Raggi ha più volte richiesto a gran voce, delinea le azioni da mettere in campo nelle province laziali per arrivare al 70% di raccolta differenziata entro il 2025. E ha un preciso obiettivo: ogni ambito territoriale ottimale (Ato), uno per ogni provincia tra cui un sub Ato creato ad hoc per Roma Capitale, dovrà raggiungere l’autosufficienza nella gestione dei suoi rifiuti. Come del resto stabilisce il Testo unico ambientale (D.Lgs 152/2006). Niente più trasferimenti in impianti di altri territori. Roma, per lo smaltimento che è l’ultimo step del ciclo, è completamente dipendente da strutture terze.

Per contare sulle proprie forze, risparmiare sui costi esorbitanti dei conferimenti fuori città, non pesare più su altre comunità rispettando quanto previsto dalla normativa, dovrà quindi dotarsi di una discarica di servizio. Dove? In una delle cosiddette “aree bianche” già indicate dalla Città Metropolitana che Raggi amministra. D’altronde che Roma abbia bisogno di un sito per lo smaltimento finale della sua indifferenziata, ancora circa il 55% del totale di rifiuti prodotto, lo hanno detto anche i vertici di Ama, da poco nominati dal Campidoglio.

Pur puntando sul massimo incremento possibile della differenziata per il prossimo futuro, chiudere il ciclo sul territorio, ad oggi, vuol dire avere un proprio impianto per conferire gli inerti. Una discarica. Ora è scritto anche nel piano rifiuti. Raggi però ha già detto no. Nonostante nell’eterno braccio di ferro con la Regione guidata dal centrosinistra abbia ripetuto come un mantra: “Aspettiamo un piano rifiuti”“è la Regione che deve indicare gli impianti”.

Zingaretti: “Non abusare della pazienza dei cittadini”

Un tweet quello della sindaca che riapre uno scontro in realtà mai sopito. Di ieri la notizia di una lettera inviata dalla sindaca al governatore Zingaretti e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, con l’accusa diretta alla Pisana di aver omesso un milione di tonnellate di rifiuti potenzialmente trattabili negli impianti del territorio. Un “disallineamento” tra le cifre inserite nell’ordinanza del 5 luglio, quella firmata nei giorni dell’emergenza romana, e quelle inserite nel piano presentato oggi. L’attacco, manco a dirlo, non è stato gradito.

“La prima cosa che dovrebbero dire ogni mattina tutti gli amministratori della Capitale è grazie ai cittadini e ai sindaci del Lazio che ospitano i rifiuti di Roma – ha detto in conferenza stampa il presidente Zingaretti durante la presentazione del piano – in queste settimane c’è un atteggiamento di assoluta responsabilità dei cittadini e dei sindaci che non può essere offeso o non considerato e rispetto ai quali non si può abusare della loro pazienza, altrimenti i guai cominciano a essere seri”. E ancora: “Oggi è la giornata della bontà, abbiamo con molto garbo risposto alla sindaca perchè è possibilissima qualsiasi forma di collaborazione, sapendo che c’è un tema che non riguarda il rapporto tra la Regione e il Comune di Roma, ma la sostenibilità per i cittadini dei comuni del Lazio dell’idea che si è obbligati in eterno, non si capisce per quale motivo, a ospitare i rifiuti di Roma: non accade in nessun’altra Capitale del mondo – ha concluso – abbiamo risposto puntualmente anche ad alcuni errori contenuti in quella lettera, ma c’è soprattutto una sostanza di responsabilità e rapporti”.

Fonte: Roma Today