Lombardia: nel 2017 rifiuti in calo e differenziata in crescita

In Lombardia continua a diminuire la produzione complessiva e pro capite di rifiuti (-1,6%) e ad aumentare la raccolta differenziata (+2,1%). E il 90% dei rifiuti prodotti viene recuperato. È questa la fotografia che emerge dai dati forniti da Arpa Lombardia contenuti nel rapporto sulla produzione e gestione rifiuti 2017, presentato dall’assessore regionale all’Ambiente e ClimaRaffaele Cattaneo, insieme al presidente di Arpa LombardiaStefano Cecchin, e al direttore generaleFabio Carella.

Produzione totale e pro capite – Nel 2017 la produzione di rifiuti solidi urbani è diminuita, nonostante l’incremento della popolazione lombarda, attestandosi a 4.684.043 tonnellate (-1.6% rispetto al 2016 e -9,51% rispetto al 2008). Quella pro capite è stata di 466,70 kg, pari a -1,8% rispetto ai 475,20 kg del 2016. La Lombardia è al di sotto sia della media nazionale di rifiuti pro capite (- 4,6%) che delle Regioni del Nord Italia (-7,27%). Nella nostra regione (oltre 10 milioni di abitanti) si producono quasi il 16% del totale di rifiuti italiani.

Il podio – La medaglia d’oro va a Monza e Brianza, con una produzione pro capite 413,4 kg (-1,8% rispetto al 2016); quella d’argento se l’aggiudica Lodi, con una produzione pro capite di
426,6 kg (+1% rispetto al 2016), mentre quella di bronzo va a Bergamo, con una produzione pro capite di 443 kg (-1,8% rispetto al 2016).

Cresce la differenziata – Interessanti anche i numeri relativi alla raccolta differenziata: 3.262.786 tonnellate avviate a raccolta differenziata (69.7% del totale, +2,1 % rispetto al 2016). È stato così ampiamente superato il 65% che rappresenta lo standard previsto dalla normativa statale per le regioni. Sono diminuiti del 6% i rifiuti indifferenziati.

Mantova la provincia più virtuosa nella differenziata – In questo caso la medaglia d’oro va a Mantova, che fa registrare una raccolta differenziata pari all’86,8% (+0,5%% rispetto al 2016); quella d’argento a Cremona con il 78,2% (-0,2% rispetto al 2016) e quella di bronzo a Varese con un 75,5% differenziata (+1 rispetto al 2016).

Sistema efficiente – “Il quadro che emerge – ha commentato Cattaneo – è particolarmente positivo e conferma il trend che è in atto ormai da alcuni anni nella nostra Regione.
La Lombardia è un esempio di sistema efficiente e capace di essere autosufficiente rispetto alla gestione dei rifiuti prodotti: ha già raggiunto gli standard europei e rappresenta un esempio per tutto il Paese. Aspetto che non è scontato individuare tra le altre Regioni del nostro Paese, che non solo non raggiungono le nostre performance, ma difettano anche di autonomia nello smaltimento. Nonostante l’aumento della popolazione lombarda, la produzione di rifiuti urbani e speciali è diminuita. È aumentata la raccolta differenziata e sono diminuiti sia il deposito in discarica, sia la termovalorizzazione. Regione Lombardia, oltre a proseguire sulla strada di garantire una programmazione efficace di questo sistema virtuoso, deve anche agire per aumentare l’informazione e la consapevolezza tra i cittadini con azioni di contrasto agli sprechi e agli scarti”.

Cecchin (Arpa): lavoro puntuale e meticoloso – Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Arpa Lombardia, Stefano Cecchin, che ha sottolineato come “la conferenza stampa sia stata un’occasione importante, che permette all’Arpa di dare evidenza al lavoro puntuale e meticoloso che viene svolto sul tema dei rifiuti dalla nostra Agenzia”.

Recupero e destino dei rifiuti – Le componenti più consistenti della raccolta differenziata lombarda sono: umido 22.6%; carta e cartone 16.4%; verde 13.4%; vetro 9.7%; plastica 6.1%. Il 60,9% dei rifiuti nel 2017 è stato avviato a impianti di recupero (+2,6% rispetto al 2016) con la seguente efficienza di recupero (fonte Politecnico): carta e cartone (recupero 86%), plastica (54,6%), vetro (88,7%), legno (86,2%), materiali ferrosi (80,2%). Il 24,1% dei rifiuti lombardi è destinato a termovalorizzazione diretta (-4,9% rispetto al 2016 pari al 25,4%), 6.6% trattamento meccanico biologico (-2,94% rispetto al 2016 pari a 6,8%), 0.5% alla discarica (-21,2% rispetto al 2016 pari allo 0,64%).
Per l’anno 2017 si registra una percentuale di recupero complessivo materia + energia di secondo destino pari al 90.2%.

Diminuiti i rifiuti speciali – La produzione totale di rifiuti speciali nel 2016 ammonta a 16.800.724 tonnellate ed è diminuita dell’1,3% rispetto al 2015 (esclusi i rifiuti da costruzione e demolizione esenti MUD- un quinto di quella nazionale). Diminuiti anche i rifiuti non pericolosi 14.024.818 tonnellate, -1,6% rispetto al 2015 e sostanzialmente invariati i rifiuti pericolosi 2.775.906 tonnellate +0,3% rispetto al 2015. Negli impianti lombardi sono state gestite quasi 40.000.000 di tonnellate di rifiuti, di cui quasi 33.000.000 sottoposte ad operazioni di recupero. La produzione stimata di rifiuti inerti per il 2017 è di circa 11.700.000.

Dati, report e commenti sono scaricabili dai seguenti link:

– Rifiuti urbani 2017: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grul/estrifiuti2017.asp

– Rifiuti speciali 2016: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grsl/estrifiutispec2016.asp

– Dati impianti 2017: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/ditr/dati-impianti-2017.asp

Fonte: E-Gazette

Milano, nasce l’Hub di quartiere per promuovere il dono del cibo e ridurre lo spreco alimentare

Nel 2015 Milano ha promosso una Politica Alimentare per rendere più sostenibile il sistema alimentare della città con un approccio multidisciplinare e partecipato, nel quale il Comune assume un ruolo di stimolo e facilitazione. La riduzione dello spreco alimentare è una delle priorità della Politica Alimentare e si sviluppa attraverso l’ingaggio di diversi attori locali come centri di ricerca, istituzioni, settore privato, fondazioni ed attori sociali.

Per tradurre tale priorità in azioni concrete, nel 2016 il Comune di MilanoAssolombarda e Politecnico di Milano hanno condiviso il protocollo di intesa, che hanno definito “ZeroSprechi”, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Il Comune di Milano ha individuato uno spazio pubblico non utilizzato nel Municipio 9 e lo ha reso disponibile come hub del progetto per lo stoccaggio e la distribuzione degli alimenti recuperati agli enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni non profit.

Il Politecnico di Milano ha elaborato uno studio di fattibilità della rete e monitorerà l’operatività dell’hub e gli impatti generati dal progetto per 12 mesi, costruendo un modello logistico estendibile e replicabile in altri quartieri della città.

Assolombarda, dopo un importante percorso di sensibilizzazione, ha individuato e coinvolto alcune aziende che hanno aderito al progetto, e ha fornito il bollino “ZeroSprechi”, ideato e offerto dal Gruppo Armando Testa, per valorizzare le imprese virtuose e porre l’attenzione sul grande tema della gestione delle eccedenze alimentari.

Banco Alimentare della Lombardia, vincitore del bando di assegnazione dell’hub, garantirà la gestione operativa e quotidiana del modello elaborato dal Politecnico, recuperando le eccedenze alimentari e distribuendole alle strutture caritative partner del territorio.

Il Programma QuBì – la ricetta contro la povertà infantile – che ha già avviato un hub simile in via degli Umiliati, aderisce al progetto finanziando allestimento e gestione dell’hub di via Borsieri e favorendo le connessioni con le reti del territorio sostenute e coinvolte dallo stesso Programma QuBì.

Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che favorisce lo sviluppo di queste iniziative virtuose.

“Sono soddisfatta dell’apertura di questo hub perché è frutto degli sforzi congiunti di molti attori della città – afferma Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano delegata per la Food Policy –. Questo è un primo esempio di rete locale per la raccolta e ridistribuzione del cibo prima che sia sprecato e diventi rifiuto. La collaborazione con il Municipio 9 ci ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico non utilizzato, e allo stesso tempo valorizzare l’impegno per ridurre gli sprechi alimentari, una delle priorità della Food Policy di Milano. Questo progetto si affianca alla riduzione del 20% della parte variabile della TARI per le imprese che donano il cibo, alla promozione di raccolta e ridistribuzione di eccedenze dalle mense scolastiche e ad azioni di sistema che stiamo studiando con AMSA. L’hub di Via Borsieri è un ulteriore passo avanti per una Milano sempre più sostenibile, inclusiva ed equa”.

“Sono orgoglioso che il Municipio 9 ospiti un progetto che mette al centro del dibattito sia il diritto dell’accesso al cibo, sia la distribuzione di quanto non utilizzato. Temi che, considerate le nuove povertà delle smart cities, esortano tutti noi a fare meglio. Senza dimenticare che ridurre lo spreco alimentare aiuta a diminuire i rifiuti e a consumare più cibi sani deperibili quali frutta e verdura – aggiunge Giuseppe LardieriPresidente del Municipio 9 –. Sono sicuro che gli attori presenti nel territorio del Municipio 9 – industria, GDO, ristorazione, Terzo Settore, Istituzioni – siano in grado di fare la loro parte per la riuscita dell’iniziativa”.

“All’interno del progetto, il Politecnico di Milano è fiero di portare il suo contributo per l’elaborazione del modello di raccolta ai fini di favorirne la replicabilità in altre parti della città e in altri luoghi – dichiara Marco Melacini, Professore di Logistica e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano -. Il progetto non si esaurisce con l’attivazione dell’hub di via Borsieri ma saranno organizzati degli incontri periodici volti a verificarne, oltre che l’efficacia in termini di eccedenze raccolte, l’efficienza dei processi di raccolta e ridistribuzione. Il gruppo di lavoro si impegna a fornire periodicamente informazioni sullo stato di avanzamento del progetto”.

“Oggi tagliamo un importante traguardo nella sfida contro gli sprechi, inaugurando un efficace processo di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari e promuovendo un modello replicabile che vede Milano capofila – ha sottolineato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi–. Un risultato frutto della virtuosa collaborazione tra associazioni, enti, imprese, università, organizzazioni non profit, che unisce i diversi contributi in una prospettiva di sistema capace di ottimizzare, attraverso circuiti veloci, la consegna e il consumo di beni in eccedenza. Inoltre, con il bollino ‘ZeroSprechi’ vogliamo mettere in evidenza le imprese che svolgono un ruolo attivo nel progetto e che, aderendo all’iniziativa, si fanno promotrici di diffondere le buone pratiche e la cultura della riduzione dello spreco alimentare”.

“Banco Alimentare della Lombardia vuole essere sempre più vicino alle organizzazioni caritative partner dei quartieri nei Municipi 8 e 9 della città di Milano nel contrasto alla povertà alimentare. Insieme a tutte le realtà profit, le istituzioni, le associazioni di categoria e le fondazioni di erogazione siamo una squadra vincente per dare risposte concrete al bisogno” afferma Marco Magnelli, Direttore Banco Alimentare della Lombardia.

“Il problema della povertà alimentare infantile a Milano è un problema che va affrontato e risolto con un modello di intervento che chieda a tutte le forze in campo di lavorare insieme. L’inaugurazione dell’Hub di Via Borsieri rappresenta un importante passo in questa direzione: il Programma QuBì ha già sostenuto il Banco Alimentare della Lombardia nell’avvio dei primi due punti di raccolta cittadini e ora, grazie alla sinergia con gli altri attori coinvolti, si potrà massimizzare la raccolta del cibo, riducendo lo spreco e rafforzando la capacità di raggiungere le famiglie in povertà alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare è una delle azioni cardine del Programma pluriennale QuBì promosso da Fondazione Cariplo – con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi e Fondazione Fiera Milano- in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano sul territorio. Una sfida pari a 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno” conclude Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette

ISPRA 2018: calano i rifiuti, solo 4 regioni rispettano i target EU

Si attesta a 29,6 milioni di tonnellate la produzione di rifiuti urbani, segnando una riduzione dell’1,7% rispetto al 2016. Dopo l’aumento riscontrato tra il 2015 e il 2016, sul quale aveva peraltro anche influito il cambiamento della metodologia di calcolo (inclusione nella quota degli RU dei rifiuti inerti derivanti da piccoli interventi di manutenzione delle abitazioni), si rileva dunque una nuova contrazione della produzione. Raffrontando il dato 2017 con quello 2013 si riscontra, nel quinquennio, una sostanziale stabilità della produzione (+0,08%). Dopo il brusco calo del biennio 2011/2012 – concomitante con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie – la produzione si mantiene su valori quasi sempre inferiori a 30 milioni di tonnellate.

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Il calo si riscontra in tutte le macroaree geografiche, risultando pari al -2,2% nel Sud, al -2% nel Centro e al – 1,4% nel Nord. La maggiore contrazione si osserva per l’Umbria (-4,2%), seguita da Molise (-3,1%), Basilicata (-2,8%) e Toscana (-2,7%). Sono tutte in Emilia Romagna le province dove si producono più rifiuti urbani per abitante: in testa Rimini con 727 chilogrammi, un dato comunque in calo rispetto ai 740 kg del 2016; seguono Ravenna (721), Forlì-Cesena (710) e Reggio Emilia (708). Va specificato che i dati dell’Emilia Romagna, così come quelli del centro Italia, risentono di regolamenti comunali in base ai quali vengono assimilati ai rifiuti urbani anche tipologie similari di rifiuti speciali derivanti da attività commerciali, aziende artigianali e di servizio.

OLTRE LA METÀ DEI RIFIUTI PRODOTTI VIENE DIFFERENZIATA.

Nel 2017 la raccolta differenziata in Italia raggiunge la percentuale di 55,5%. Più alti i valori al Nord (66,2%), più bassi al Sud (41,9%), mentre il Centro Italia si colloca poco al di sotto della media nazionale (51,8%). Guardando alle diverse situazioni territoriali, sono 13 le regioni che raccolgono in maniera differenziata oltre la metà dei rifiuti urbani annualmente prodotti. È sempre il Veneto la regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata pari al 73,6%, seguita da Trentino Alto Adige con il 72%, Lombardia con il 69,6% e Friuli Venezia Giulia con il 65,5%.

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IN 5 REGIONI BUONE PERFORMANCE DI CRESCITA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA. 

Sono 5 le regioni italiane che tra 2016 e 2017 hanno fatto un salto di oltre 6 punti nella percentuale di raccolta differenziata, anche se rimangono sotto il valore medio nazionale (55,5%): si tratta diBasilicata (45,3%), Puglia (40,4%), Calabria (39,7%), Molise (30,7%) e Sicilia (21,7%).

TREVISO VERSO QUOTA 90. 

Il valore più alto in Italia di raccolta differenziata viene raggiunto dalla provincia di Treviso con l’87,8%, seguita da Mantova (86,6%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%). Tutte in Sicilia, invece, le più basse percentuali di raccolta differenziata provinciali: è ancora Enna fanalino di coda (11,3%), mentre a Siracusa (15,3%) e Palermo (17,3%) si è avuta una crescita delle percentuali di 6 punti nell’ultimo anno.

RALLENTA LA RACCOLTA DELLUMIDO.

Per la prima volta dal 2010 si registra un lieve incremento della frazione organica raccolta in modo differenziato: cresce solo dell’1,6% nel 2017, mentre, negli ultimi sette anni era aumentata di quasi 8 punti percentuali l’anno, con picchi del 9,6% tra il 2013 e il 2014.

SI RACCOGLIE PIÙ LEGNO E METALLO.

Per i rifiuti in legno, il cui ammontare raccolto è di 800 mila tonnellate, la crescita è pari all’8,2%. Un aumento percentuale analogo si osserva, tra il 2016 e il 2017, per la raccolta dei rifiuti metallici (+8%), il cui quantitativo si attesta, nell’ultimo anno, a quasi 320 mila tonnellate.

OBIETTIVI UE DI RICICLAGGIO ANCORA DA RAGGIUNGERE. 

Con l’emanazione della direttiva 2018/851/UE sono stati introdotti ulteriori obiettivi per la preparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. Gli obiettivi sono: 50% al 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035. In Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani, e al 49,4%, effettuando il calcolo per le seguenti specifiche frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

COSA ACCADE AI RIFIUTI RACCOLTI: IMPIANTI DI TRATTAMENTO, DISCARICHE, INCENERITORI

Non tutte le regioni sono dotate delle necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti. La scarsità degli impianti fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti in altre regioni o all’estero.

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I rifiuti urbani prodotti nel 2017 sono stati gestiti in 644 impianti. Lo smaltimento in discarica, pari a6,9 milioni di tonnellate, interessa il 23% dei rifiuti urbani prodotti, evidenziando una riduzione del 6,8%.Le discariche operative, nel 2017, sono 123, 11 in meno rispetto all’anno precedente.

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Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo complesso, il 47% della produzione: il 20% è costituito dal recupero di materia della frazione organica (umido+verde) e oltre il 27% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

Due inceneritori in meno nel 2017: scendono a 39 gli impianti operativi (erano 41 l’anno precedente).Nel 2017, i rifiuti urbani inceneriti, comprensivi del CSS, della frazione secca e del bioessiccato ottenuti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani stessi, sono quasi 5,3 milioni di tonnellate (-2,5% rispetto al 2016). Il 70% circa dei rifiuti viene trattato al Nord, l’11% al Centro e quasi il 19% al Sud. Va precisato che in Italia tutti gli impianti di incenerimento recuperano energia, elettrica o termica; complessivamente vengono recuperati nel 2017 quasi 4,5 milioni di MWh di energia elettrica e 2 milioni di MWh di energia termica.

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EXPORT, MA ANCHE IMPORT

Nel 2017 l’Italia ha esportato 355 mila tonnellate di rifiuti urbani. Il 40% è stato trasferito in Austria (27,8%) e Ungheria (13,1%): si tratta soprattutto di Combustibile Solido Secondario (CSS) derivante dal trattamento di rifiuti urbani (rappresenta il 37,1% dei rifiuti esportati).

Sono circa 213 mila tonnellate i rifiuti del circuito urbano importati nel 2017. Il maggior quantitativo proviene dalla Svizzera, con circa 72 mila tonnellate, corrispondente al 33,6% del totale importato;seguono la Francia con il 19,7% e la Germania con il 15,2%. Circa la metà dei rifiuti provenienti dallaSvizzera, costituiti prevalentemente da rifiuti di imballaggio in vetro, sono destinati ad impianti di recupero e lavorazione del vetro situati perlopiù in Lombardia.

QUANTO CI COSTA IL CICLO DEI RIFIUTI URBANI

L’analisi economica condotta sui dati MUD, per l’anno 2017, su un totale di 6.345 comuni, rileva, a livello nazionale, che il costo totale medio pro capite annuo è pari, nel 2017, 171,19 euro/abitante per anno. A livello territoriale il costo totale annuo pro capite, del servizio, risulta pari a 151,16 euro/abitante per anno al Nord, a 206,88 euro/abitante per anno al Centro ed a 182,27 euro/abitante per anno al Sud.

Il Rapporto contiene anche uno studio sui comuni che applicano il regime di Tariffazione puntuale basato sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti a ogni singola utenza servita. L’analisi economica, che ha riguardato un campione di 341 comuni aventi una popolazione 2.520.117 abitanti, mostra che, in generale, i comuni che applicano il regime della tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite a carico del cittadino inferiore rispetto ai comuni a Tari normalizzata.

ITALIA A CONFRONTO CON LA MEDIA UE28

I valori pro capite dell’Italia, relativi a produzione e gestione dei rifiuti urbani nel 2016, mostrano differenze rispetto alla media dell’Unione a 28. Produciamo più rifiuti, ne destiniamo di meno alle quattro forme di trattamento finale individuate da Eurostat. Conferiamo in discarica una percentuale di rifiuti urbani trattati maggiore della media UE28, ma anche la percentuale avviata a compostaggio e digestione anaerobica superiore alla media dell’Unione. Da rilevare che il ricorso alla discarica vede un enorme divario tra i paesi europei: si va da un valore percentuale pari a 1% di Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, all’82% della Grecia e al 92% di Malta.

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Rifiuti Zero: il nuovo libro di Rossano Ercolini

Tutti noi abbiamo un’idea sbagliata dei rifiuti in Italia. Se pensiamo alle immagini dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, se pensiamo alla tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese dovremmo disperarci. Ma in realtà noi italiani siamo migliori di quello che crediamo… e ci raccontiamo. Lo dimostra la realtà di Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. Grazie a uno sforzo «dal basso»di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda. Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari? La risposta è sì, e questo libro ci indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in fertilizzante il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili.

Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani.

Rossano Ercolini, toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente, è stato ospite del presidente Obama e ha conquistato fama mondiale. Attualmente è presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe. Presiede anche l’associazione Diritto al Futuro, ed è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Oltre a numerosi articoli sull’argomento, ha pubblicato nel 2014 per Garzanti Non bruciamo il futuro.

Torino: la 24 ore del riuso

Il 21 e 22 novembre si svolge a Torino la 24 Ore del Riuso, una maratona per evidenziare il valore del riuso nell’ambito dell’economia circolare e rappresentare le potenzialità del riuso in Piemonte e in Italia. L’evento è diviso in due parti: Night, dalle 16 alle 22 del 21 novembre, in via Regaldi 7/11, sede storica di Triciclo scs; Day, dalle 10 alle 18, del 22 novembre presso il Collegio Carlo Alberto in piazza Arbarello 8.

Night

Night è un evento pop, organizzato in collaborazione tra Tavolo del Riuso e Hub dell’Economia Circolare. Prevede un workshop di riparazione biciclette ed un dibattito alla scoperta delle 5R della circolarità: riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla. Gran finale con aperitivo e sfilata di abiti vintage provenienti dalle raccolte di ViviBalon e di Triciclo, curata da Humana onlus. Il momento della sfilata sarà animato da COP Collettivo Occasionale Promiscuo con Valentina Padovan e da Dj Booga-Luke che animerà la serata con dischi in vinile provenienti dal mercato del Balon.

Day

Day è un evento dedicato all’approfondimento. L’evento ospiterà “Gli stati generali del riuso”, proposti da Rete Onu per la seconda volta a Torino, dopo il 2011. Nel corso della giornata saranno messi in evidenza i molti aspetti dell’economia del riuso: il ruolo dell’informale nelle pratiche di riuso (dimensione Torino/Italia/Mondo); il ruolo della cooperazione sociale nelle pratiche del riuso (dimensione Piemonte); le potenzialità di altre pratiche, anche profit. Verrà anche fatto il punto dei lavori in Parlamento sul PdL 1065, legge di riordino del settore che è stata incardinata in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Da sottolineare, inoltre, che l’aperitivo del 21 novembre e il pranzo del 22 novembre saranno offerti dalla cooperativa Su Misura e preparati utilizzando anche parte del cibo recuperato dalle Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori al mercato di Porta Palazzo.

 

Di seguito il programma completo della 24 Ore del Riuso:

Programma 24 Ore del Riuso

21 novembre 2018

Hub economia circolare presenta 

Alla scoperta della circolarità

Cooperativa sociale Triciclo Via Regaldi 7/11, Torino

ore 16-18 Workshop

Riparare per recuperare: la bicicletta

ore 18,30-19,30

Le 5 R. Scopriamo l’alfabeto della circolarità (riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla).

Intervengono

  • Benvenuto da Hub Circolare e da Tavolo del Riuso – Pier Andrea Moiso
  • Design e prodotti circolari?- Professor Fabrizio Valpreda, Politecnico di Torino
  • Normativa rifiuti e loro recuperabilità – Dott.sa Stefania Alemani, Città Metropolitana
  • Esperienza di impresa La cooperativa sociale Triciclo – Lucia Mason
  • Esperienza di impresa Astelav srl – Giorgio Bertolino
  • Esperienza in Francia Assomelior di Parigi-Montreuil – Samuel Le Coeur

ore 19,30/22

Il Tavolo del Riuso presenta

 

LA NOTTE DEL RIUSO

APERITIVO

Aperitivo di recupero dall’ortofrutta di Porta Palazzo,

a cura della Cooperativa Sumisura e Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori (Eco dalle città)

DJ BALON

Dj set con vinili provenienti dal Balon. DJ Booga-Luke

FASHION NIGHT

Second hands outfit, abiti e accessori usati provenienti dalla raccolta di ViviBalon, Triciclo e Humana People to People, indossati da personalità del mondo della cultura, della creazione artistica e dell’ecologia

 

 

22 novembre 2018

 

La 24 ore del Riuso presenta gli Stati Generali del Riuso

Collegio Carlo Alberto

Piazza Arbarello, 8 Torino

Realizzato da Tavolo del Riuso Piemonte e Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)

 Programma

  • 10,00 Accoglienza
  • 10,30 Saluti introduttivi di Pier Andrea Moiso, Coordinatore Tavolo del Riuso e di Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)
  • 10,45 Usato e cooperazione sociale in Piemonte, Antonio Castagna, Tavolo del Riuso
  • 11,15 Waste Pickers in Italia e nel mondo:

                  Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU,

                  Massimo Castiglia, Presidente Circoscrizione 1, Ballarò, Palermo,

                  Aleramo Virgili, Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, Roma,

                  Mauro Fedeli, Consorzio Equo, Piemonte

Sonja Barbul, Papusza, Austria/Nazione Rom

  • 12,00 Coffee Break
  • 12,15 Presentazione Progetto di Legge sul Riutilizzo (PdL1065/2018),

Onorevole Stefano Vignaroli, Commissione Ambiente Camera dei Deputati

  • 12,45 Domande dal pubblico
  • 13,00 Conclusione di PierAndrea Moiso

 

Pranzo

 

  • 15,00 Presentazione del Rapporto nazionale sul riutilizzo, Pietro Luppi, Occhio del Riciclone
  • 15,30 Riuso e vita quotidiana. Alessandro Giuliani, Mercatopoli
  • 15,45 L’impronta ambientale del riuso. Sebastiano Marinaccio, Mercatino srl

                  Case history dell’usato

  • 16,15 Riconvertire l’economia con il riuso Giorgio Bertolino, Astelav
  • 16,45 Riuso e solidarietà Renato Conca, Cooperativa Manitese e Alessandro Strada, Humana People to People
  • 17,15 Discussione e approfondimenti con il pubblico
  • 18,00 Conclusioni Alessandro Stillo e Pier Andrea Moiso

 

 

TAVOLO DEL RIUSO: Il “Tavolo del Riuso” nasce nel 2016, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, per aggregare alcune tra le esperienze più significative dell’area metropolitana torinese. Ne fanno parte associazioni culturali, cooperative sociali, testate giornalistiche. L’obiettivo del Tavolo è creare conoscenza, coordinamento e maggiori sinergie tra gli operatori dei diversi ambiti del riuso. www.tavolodelriuso.it

 

In collaborazione con

RETE ONU: Gli operatori e gli organizzatori dei mercati storici e delle pulci, delle fiere e delle strade, le cooperative sociali, le cooperative di produzione lavoro che lavorano nel sociale, le botteghe di rigatteria e dell’usato, i negozi in conto terzi si sono costituiti in un’unica grande associazione, la Rete ONU (Rete Nazionale Operatori dell’Usato). www.reteonu.it

 

HUB DI ECONOMIA CIRCOLARE: nasce da una iniziativa della Città di Torino all’interno del programma Urban Wins, vuole promuovere la conoscenza dell’economia circolare nelle sue articolazioni. hub.mercatocircolare.it

 

Da Strasburgo via libera alla direttiva contro i monouso in plastica

Il Parlamento europeo – e non è una sorpresa visto i recenti orientamenti – ha approvato oggi con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni la relazione della Commissione ambiente sulla proposta di una direttiva volta a ridurre l’utilizzo di articoli monouso in plastica. Prima di diventare effettiva, la normativa deve ancora passare il vaglio del Consiglio d’Europa: i negoziati partiranno non appena i ministri dell’UE avranno definito una posizione comune, presumibilmente nei primi giorni di novembre.

Il documento approvato dagli europarlamentari prevede il divieto, a partire dal 2021, della vendita di alcuni articoli quali: bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, oltre ad articoli in plastica oxodegradabile e contenitori (tazze, vaschette con relative chiusure) in polistirene espanso per consumo immediato (fast-food) o asporto (take-away) di alimenti senza ulteriori preparazioni. Sono stati invece salvati in extremis i sacchetti ultraleggeri, con spessore inferiore a 15 micron, che in una prima versione del documento erano stati inclusi nei prodotti da bandire.

Ai paesi membri viene anche chiesto di ridurre del 25%, entro il 2025, il consumo di altri articoli monouso per i quali non sono ancora disponibili alternative valide, come confezioni per hamburger, panini, frutta e verdura, dolci e gelati.

É prevista deroga temporanea, fino al 2023, per stoviglie monouso utilizzate nei servizi sociali, come la ristorazione nelle scuole e i servizi sanitari. Ma – si legge nel testo – nel quadro di appalti pubblici di forniture assegnati prima del 31 dicembre 2018.

Non sono invece previste eccezioni per gli articoli monouso prodotti con plastiche biodegrabili e compostabili.

Ai singoli governi toccherà anche il compito di incoraggiare l’impiego di prodotti riutilizzabili più volte, multiuso e riciclabili.

Le bottiglie di plastica dovranno essere raccolte in modo differenziato e riciclate al 90% entro 2025. I contenitori per bevande, inoltre, dovranno essere prodotti con plastiche riciclate per almeno il 35% del loro peso, a partire dal 2025 ed essere completamente riciclabili; tra l’altro, le chiusure dovranno essere vincolati all’imballo, al fine di ridurne la dispersione.

Limiti sono previsti anche per mozziconi di sigarette contenenti plastiche (filtri) – da ridurre del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 – nonché reti e attrezzature da pesca abbandonate che dovranno essere raccolte per almeno il 50% e riciclate al 15% entro il 2025. Per mozziconi e reti da pesca si applicherà inoltre la responsabilità estesa dei produttori, che dovranno accollarsi i costi per la raccolta, il trasporto e il trattamento di questi rifiuti.

I pareri degli eurodeputati italiani

“Una vittoria per il pianeta”

Non sono tardati ad arrivare i commenti positivi da parte dei vari gruppi politici del Parlamento europeo, primi fra tutti i Verdi/Ale, che in un comunicato stampa si congratulano per l’adozione di un’”ambiziosa relazione” per ridurre l’inquinamento. Non solo, aggiungono: grazie al loro intervento “Il testo fa progressi anche per quanto riguarda il divieto di alcuni prodotti etichettati come biodegradabili. Questi prodotti, cosiddetti ‘oxoplastici’ e troppo spesso fatti passare per ‘biodegradabili’, in realtà si riducono in microparticelle di plastica altrettanto problematiche”.

Marco Affronte, membro Verde della commissione parlamentare per la Salute e per l’Ambiente, sottolinea l’importanza del divieto ed il ruolo del Consiglio nel sostenere la posizione espressa dai parlamentari. Aggiunge: “Nonostante le massicce pressioni esercitate dai produttori di materie plastiche che volevano ridurre il campo di applicazione del testo o sfuggire alla clausola di ‘responsabilità estesa’, costringendoli a sostenere i costi di raccolta dei prodotti che producono, la maggioranza dei parlamentari si è opposta”.

“Vince la linea del cambiamento”

Anche l’eurodeputato pentastellato Piernicola Pedicini parla di “risultato storico”, segno del cambiamento in atto in Europa. “Per una volta l’Unione europea si dimostra all’altezza delle sfide che l’attendono. Servono scelte coraggiose se davvero vogliamo salvare il nostro pianeta e la salute delle generazioni future”. Dal MoVimento proviene anche un emendamento al testo, approvato, “che difende il principio dell’acquisto consapevole. I consumatori, infatti, dovranno essere informati sulle sostanze chimiche pericolose contenute nei prodotti di plastica”. Unico rammarico “il fatto che le bottiglie di plastica non siano state incluse negli obiettivi di riduzione della direttiva”, conclude.

“Segnale per l’economia circolare”

L’eurodeputata Pd del gruppo S&D Simona Bonafè è altrettanto soddisfatta del voto di oggi, che rappresenta a suo avviso “Un importante segnale di transizione verso l’economia circolare e la lotta all’inquinamento dei mari”. L’Europa, continua, “dimostra di avere a cuore la salute del pianeta e allo stesso tempo di puntare, sempre più, verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile”. Conclude: “Adesso vedremo se nel negoziato che si apre a novembre, il governo italiano sosterrà le posizioni del ministro grillino Costa che si è dichiarato più volte su posizioni ‘plastic free’ o degli alleati leghisti che, più volte, si sono espressi come fermamente contrari a questa direttiva”.

“Grave attacco al made in Italy”

Non è dello stesso avviso Elisabetta Gardini, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo. Già nei giorni scorsi si era lamentata in merito alla superficialità con cui, a suo avviso, è stato affrontato il tema. Secondo l’azzurra, in questo modo “Si colpiscono le categorie di prodotti che, nella lista dei dieci oggetti trovati più frequentemente sulle spiagge, non stanno né al primo, né al secondo, né al terzo, ma al settimo posto. E a quel settimo posto si potrebbe benissimo – invece di ‘posate, piatti e cannucce’ – scrivere ‘Italia’! Si colpiscono le stoviglie perché sono prodotte principalmente in Italia”.

 

Fonte:
Polimerica.it
Eunews.it

Anci puglia: bando contro gli sprechi alimentari

Anci Puglia ha presentato lo scorso 5 ottobre il bando regionale dedicato ai Comuni per il finanziamento di progetti Comunali per il recupero delle eccedenze alimentari. Presenti, oltre al vicepresidente Anci puglia Francesco Crudele, Ruggiero Mennea, consigliere regionale e promotore della l.r. n. 13/2017 per il contrasto agli sprechi alimentari, Anna Maria Candela, dirigente regionale sezione inclusione sociale attiva e innovazione reti sociali, Carmen Craca, consulente esperto che ha contribuito alla stesura della l.r. n. 13/2017.

La legge regionale 13/2017 mette a disposizione per gli anni 2017 e 2018 risorse finanziarie per complessivi 1,6 milioni di euro per gli anni 2017- 2018, a cui andranno a sommarsi ulteriori risorse provenienti da fondi UE. Della dotazione regionale disponibilie 500mila euro sono destinati ai Comuni capoluogo e 850mila saranno assegnati, mediante apposito bando, agli ambiti territoriali per finanziare 17 progetti operativi (50mila euro per ciascun progetto). L’avviso pubblico regionale sarà pubblicato entro metà ottobre p.v. e prevede una procedura valutativa “a sportello”.

“Oggi presentiamo il bando per rendere applicabile la Legge regionale 13/2017 contro gli sprechi alimentari e farmaceutici, – ha dichiarato il Consigliere regionale Ruggiero Mennea – Uuna legge innovativa, utile ed efficace per combattere la povertà alimentare. Ora chiediamo una massiccia partecipazione dei comuni che dovranno coinvolgere tutti i produttori di eccedenze alimentari e farmaceutiche e tutte le associazioni del territorio. Da parte nostra c’è il massimo impegno a sostenere tutti le amministrazioni comunali e a monitorare i risultati raggiunti in base ai quali mi impegno a richiedere nuove ingenti risorse finanziarie per il 2019. Mi aspetto il massimo impegno da parte degli amministratori locali per dare una risposta immediata ed efficace a chi oggi vive una condizione di disagio anche per nobilitare l’impegno politico di noi tutti. Riportiamo la Puglia al benessere e confermiamo la solidarietà che ci contraddistingue”.

“Occasione importante per i Comuni,  – ha dichiarato Francesco Crudele, vicepresidente Anci Puglia – finalmente abbiamo risorse per attuare la “legge Mennea”, che è una buona legge, di immediata applicazione poichè non prevede regolamenti attuativi. Da una recente rilevazione di Coldiretti, emerge che in Puglia si sprecano circa 360mila tonnellate di alimenti commestibili, eccedenze che possono essere recuperate e ridistribuite. Si tratta di valorizzare iniziative di eccellenza che gia esitono sul territorio, rafforzando reti e comunità impegnate, per contrastare in modo efficace e sistematico la povertà alimentare e farmaceutica nella regione, migliorando la sostenibilità sociale, economica e ambientale. ”

Scarica slide presentazione bando

Al Politecnico di Torino stop alla plastica: borracce e fontanelle per gli studenti

I rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ha salutato le matricole che iniziano il loro percorso all’interno dell’ateneo durante una cerimonia che ha visto una partecipazione molto alta. Così tanti giovani che per ovviare alla calca che si era creata in aula magna è stato necessario connettere la diretta dell’evento ai maxi-schermi di altre due aule. Oltre al discorso di presentazione dell’anno accademico, l’evento è stato anche l’occasione per distribuire le «borracce del PoliTo» alle matricole: si tratta di un nuovo tassello delle politiche per la sostenibilità ambientale messe in campo dall’ateneo.

Oltre alle borracce, che i ragazzi potranno utilizzare per limitare l’uso di plastica, nella sede di corso Duca degli Abruzzi sono state inaugurate altre sei fontanelle utilizzabili per riempire borracce e bottiglie. 

Fonte: La Stampa

C’è relazione tra presenza di inceneritori e performances dei sistemi di raccolta?

Andrea Cappello – Tecnico ESPER

Le dinamiche europee in tema di incenerimento si presentano in una certa misura anche nel contesto italiano: un eccesso di capacità per alcune regioni, principalmente si tratta delle regioni del Nord dove il ricorso alle discariche è stato progressivamente ridotto, che genera importanti movimentazioni di rifiuti da altre regioni. Alcune di queste si trovano peraltro ad affrontare una difficoltosa transizione nello strutturare il comparto impiantistico, cercando di limitare il ricorso alle discariche. Si tratta di una tendenza in continua crescita. In alcune regioni del Nord-Italia il fenomeno è più evidente: ad esempio la Lombardia. C'è relazione tra presenza di inceneritori e performances dei sistemi di raccolta?I 13 impianti lombardi hanno un eccesso di capacità e per essere alimentati devono bruciare rifiuti provenienti da fuori, in prevalenza dal Lazio e dalla Campania. Da un lato emissioni di CO2 derivanti dai trasporti e dall’altro gli effetti diretti di impianti altamente impattanti sia per quanto riguarda le emissioni in aria che per i residui dei processi di incenerimento. Inoltre, un eccesso di capacità può determinare nel tempo un abbassamento generalizzato delle tariffe corrisposte dagli impianti di incenerimento creando un potenziale contrasto all’interno del mercato del riciclo incidendo sui prezzi di trattamento dei rifiuti.

Tornando al Nord-Italia, possiamo valutare direttamente se e quali effetti ha prodotto fino ad oggi la presenza degli inceneritori sulle politiche del riciclo di questa area geografica che si avvia complessivamente al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata. A tal fine viene rappresentata su mappa un’elaborazione effettuata sulla base dei dati delle raccolte differenziate dell’anno 2016 forniti dall’ISPRA. A questi viene sovrapposto uno strato geografico con la localizzazione degli impianti di incenerimento e la loro potenzialità autorizzata. L’analisi della mappa ci mostra di una evidenza: le più virtuose gestioni italiane a livello consortile, tra quelle premiate da Legambiente nel rapporto denominato “Comuni ricicloni”, sono tutte caratterizzate dall’assenza di impianti di incenerimento. Si tratta di consorzi di comuni con elevati livelli di raccolta differenziata (dal 70% all’85%) e bassi livelli di rifiuto residuo pro-capite (inferiore a 100 kg/ab.anno). Tra tutte, le esperienze virtuose dei due consorzi pubblici della provincia di Treviso, Contarina e il Bacino Sinistra del Piave, rispettivamente all’86% e all’84,3 di raccolta differenziata con soli circa 50 kg per abitante di rifiuto residuo raccolto annualmente.

C'è relazione tra presenza di inceneritori e performances dei sistemi di raccolta?A seguire troviamo le esperienze di AET2000 in Provincia di Udine con il 78,3% di raccolta differenziata, Mantova Ambiente con l’82,8%, Ambiente Servizi SPA in Provincia di Pordenone con il 68,7%, il Consorzio dei Comuni dei Navigli in Provincia di Milano con il 74,6%. Si tratta di consorzi pubblici con popolazione amministrata superiore a 100.000 abitanti, tutti con una produzione di rifiuto residuo molto bassa ed elevate raccolte differenziate.

Questi ambiti territoriali estremamente virtuosi sono caratterizzati dal fatto di aver incentrato le proprie politiche industriali sul riciclo, sulla riduzione del rifiuto residuo e sulla prevenzione. Spesso le pianificazioni sono state rimodulate nel tempo: in alcuni casi per modifiche impiantistiche necessarie ad una migliore valorizzazione delle frazioni da avviare a riciclo oppure per riorganizzazioni dei sistemi di raccolta. Negli ultimi anni infatti i sistemi di raccolta hanno raggiunto rese di intercettazione molto elevate con raccolte domiciliari ottimizzate con l’obiettivo di ridurre i costi ma mantenendo i servizi. Senza disponibilità di grandi impianti di incenerimento occorre ridurre la dipendenza dal rifiuto residuo e per far ciò si è agito anche disincentivando i conferimenti da parte delle utenze attraverso lo strumento della tariffazione puntuale. Questo strumento in molti di questi consorzi viene applicato a completamento di esperienze di raccolta già ben strutturate e dove la partecipazione dell’utenza risulta molto elevata.

In molti casi gli obiettivi vengono rivisti al rialzo con programmi continui di miglioramento entro una visione di lungo periodo. E’ ad esempio il caso di Contarina che al 2022 ha posto un obiettivo di produzione pro-capite del rifiuto residuo prodotto pari a soli 10 kg annui, un record a “rifiuti zero” a livello mondiale. Questa flessibilità è fortemente limitata in contesti le cui pianificazioni sono incentrate sul recupero energetico o sull’incenerimento. E’ questo il principale elemento che ha determinato una “geografia dell’incenerimento”, che ci rappresenta di una immobilità nell’implementare politiche virtuose in tali ambiti territoriali. Grandi investimenti ultra-decennali, rigidi contratti con gli enti locali a garanzia di un minimo quantitativo di rifiuto corrisposto e difficoltà nel programmare nuovi obiettivi ma soprattutto visioni di lungo periodo: determinanti che spesso agiscono da freno nel far propendere gli amministratori locali verso una gestione più coraggiosa. Anche ammettendo che attraverso la movimentazione di grandi quantitativi di rifiuti tra le regioni italiane in qualche modo si possa ridurre questa rigidità certamente il controsenso ambientale che abbiamo provato ad illustrare non viene risolto.

Fonte: Eco dalle Città