On line il Bando ANCI-CONAI per la comunicazione locale 2020

E’ disponibile il Bando ANCI-CONAI per la comunicazione locale 2020 che assegna 1,5 milioni di euro per le campagne di comunicazione locale relative alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Le domande di finanziamento, conformi ai requisiti dettagliati nel bando, possono essere presentate fino al 31 luglio 2020. I progetti saranno quindi messi in graduatoria in relazione ai requisiti premianti previsti e saranno definiti i singoli finanziamenti, pari massimo al 95% dei costi totali del progetto, fino ad esaurimento del fondo.

I progetti di comunicazione locale, che dovranno necessariamente riferirsi ad attività condotte nel corso dell’anno 2020 e primo semestre 2021, devono essere presentati al CONAI esclusivamente con invio tramite PEC all’indirizzo bandoanciconai@conai.legalmail.it. I progetti inviati dopo tale data non saranno presi in considerazione.- Scarica il Bando_Comunicazione_Locale_2020

Per ulteriori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo mail: bandoanciconai@conai.org

L’Europa punta ad avere una raccolta differenziata del vetro al 90% entro il 2030

Il 30 giugno verrà presentato “Close the Glass Loop”, il progetto coordinato da FEVE con il quale produttori, utilizzatori e aziende di trattamento, puntano ad aumentare i livelli di differenziata

Si tratta del più ambizioso piano di sostenibilità legato agli imballaggi in vetro, mai adottato in Europa. Un piano che, come recita il titolo “Close the Glass Loop”, si pone come obiettivo principale quello di chiudere il ciclo del riciclo di questo materiale straordinario, attraverso il raggiungimento di un livello di raccolta differenziata di almeno il 90% entro in 2030 in tutti i Paesi dell’Unione. 
 
È il progetto che vede come capofila FEVE (the European Container Glass Federation), supportata in Italia da Assovetro e da Co.Re.Ve., il consorzio nazionale per il recupero del vetro. La vera sfida di “Close the Glass Loop” è coinvolgere tutti gli attori della filiera, dai produttori e utilizzatori di imballaggi in vetro fino ai consumatori finali, cioè i cittadini, passando dai Comuni responsabili della loro raccolta differenziata a fine vita alle aziende di trattamento e recupero del vetro, in modo da intraprendere un percorso virtuoso che veda tutti gli sforzi concentrati per un obiettivo comune: valorizzare un perfetto esempio di Economia Circolare, nella direzione dello sviluppo sostenibile.
 
“In Italia – sottolinea il presidente di Co.Re.Ve., Gianni Scotti – contiamo di raggiungere l’obiettivo prefissato in pochi anni. Nel 2019 abbiamo registrato un tasso di riciclo del 77,3%, che equivale ad un tasso di raccolta dell’87%, con previsioni di crescita ulteriori molto incoraggianti per i prossimi anni. Grazie al progetto Close the Glass Loop puntiamo a una razionalizzazione del sistema e ad uniformarlo su scala europea, così da poter condividere le buone pratiche e massimizzare il riciclo”. I dettagli del progetto verranno illustrati nel corso di un webinar che si terrà martedì 30 giugno tra le 11 e le 12.30.

Fonte: E-Gazette

Cortina da luglio dice addio alla plastica

Cortina dice addio alla plastica. A partire dal primo luglio le attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, le organizzazioni turistiche che nell’ambito della loro attività forniscono pasti e bevande, gli enti, i privati e le associazioni che organizzano feste, eventi e sagre, per la consumazione su aree e luoghi pubblici o aperti al pubblico nel territorio comunale, dovranno fornire esclusivamente stoviglie, cannucce, contenitori in materiale biodegradabile e compostabile. L’ordinanza comunale pubblicata oggi prevede, dunque, l’eliminazione della plastica monouso da parte di esercenti e realtà che operano sul territorio nella somministrazione di cibi e bevande, in linea con la “Strategia Europea per la plastica” varata dalla Commissione Europea a gennaio 2018. “L’uso della plastica monouso fa parte della nostra quotidianità ed è complesso invertire un’abitudine così diffusa e radicata – dice Paola Coletti, Assessore del Comune – Ma è nostro dovere contribuire alla riduzione a tutti i livelli dell’uso della plastica. Il riciclaggio non basta, è necessario ridurne la produzione. E spingere i produttori all’utilizzo di materiali non solo biodegradabili, ma compostabili, affinché l’impatto delle nostre azioni quotidiane non lasci tracce negative sul futuro”. Cortina si inserisce, dunque, “tra le località montane che tornano ‘alle origini’ anche nei rifugi dove, solo alcuni anni fa, era normale consuetudine utilizzare bicchieri e caraffe in vetro senza ricorrere alla plastica”.

Fonte: ANSA

Zero waste Europe: “Direttiva discariche UE rischia un effetto boomerang”

Uno dei cardini del pacchetto sull’economia circolare, adottato nel 2018, è la nuova direttiva sulle discariche. Gli obiettivi strategici della nuova direttiva sono sostanzialmente gli stessi della politica dell’UE sulle discariche definita nel 1999. Tuttavia, un nuovo elemento chiave determinato dalla nuova direttiva è l’obiettivo di minimizzazione delle discariche, che obbliga gli Stati membri a limitare l’importo di rifiuti urbani destinati a essere smaltiti in discarica al 10% o meno di rifiuti urbani generati entro il 2035.

Sebbene l’obiettivo di minimizzazione delle discariche sembri essere in linea con gli obiettivi strategici della direttiva quadro sui rifiuti (massimizzazione della preparazione per il riciclaggio e il riutilizzo, obblighi di raccolta differenziata di tipi specifici di rifiuti) il nuovo obbligo genera anche obiettivi operativi che possono contraddire i principi generali dell’economia circolare dell’ Agenda UE.

Le prove dimostrano che il raggiungimento della soglia del 10% è estremamente impegnativo e può spingere i responsabili delle decisioni a investire sull’incenerimento dei rifiuti in modo da ridurre al minimo le discariche. Questo può creare una situazione di blocco, con i rifiuti costretti a passare dall’incenerimento, contravvenendo ai principi e agli obiettivi strategici del pacchetto sull’economia circolare.
Inoltre, la soglia definita in percentuale potrebbe anche scoraggiare le misure di riduzione dei rifiuti in quanto non importa il quantitativo mandato in discarica, conta solo che sia il 10% del totale.

Per questo motivo, Zero Waste Europe raccomanda di modificare la direttiva sulle discariche in due modi complementari, così da allinearlo ai principi generali e agli obiettivi strategici dell’agenda dell’UE sull’economia circolare:
● Impostare l’obiettivo della discarica facendo riferimento a un anno di riferimento, anziché a “un dato anno”. Ciò premerebbe gli sforzi sulla riduzione dei rifiuti, che sono collocati più in alto nella gerarchia dei rifiuti e dovrebbero essere considerati come “Piano A” per la sostenibilità.
● Adottare un obiettivo di discarica in kg di rifiuti per persona all’anno, anziché una percentuale, in modo da premiare quelle aree (comunità, autorità locali) che stanno attuando strategie di gestione progressiva dei rifiuti per ridurre al minimo la generazione di rifiuti residui. L’obiettivo in kg / persona / anno può sostituire quello in percentuale o semplicemente completarlo stabilendo che uno dei due si applichi.

Coronavirus. Utilitalia: diminuzione produzione totale rifiuti del 14%

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie) ha audito il Presidente dell’associazione Utilitalia Filippo Brandolini sul tema della gestione dei rifiuti collegata all’emergenza COVID-19

Il Presidente di Utilitalia Brandolini ha riferito che dallo scoppio dell’emergenza COVID-19 il servizio di raccolta dei rifiuti è proseguito senza interruzioni, con una riorganzizazione del lavoro per garantire la sicurezza  degli operatori. L’audito ha inoltre fornito alcune indicazioni circa l’andamento delle diverse tipologie di rifiuti: si è osservata una decisa contrazione della produzione sia di rifiuti speciali di origine industriale, sia di rifiuti assimilati, mentre sono aumentati i rifiuti domestici e il rifiuto organico (pur a fronte di una carenza di rifiuto verde), così come anche i rifiuti sanitari a rischio infettivo. L’audito, riferendosi alle stime esposte da Ispra in audizione davanti alla Commissione circa i rifiuti derivanti dall’uso di guanti e mascherine, ha dichiarato che si prospettano volumi tali  da non alterare gli equilibri del Paese in termini di smaltimento.

Brandolini ha inoltre fornito alcuni dati aggregati raccolti da 44 aziende associate che forniscono il servizio di gestione rifiuti a un totale di circa 12 milioni di cittadini, principalmente nel centro-nord Italia: tra il 21 febbraio e il 9 maggio, si è osservata una diminuzione media della produzione totale di rifiuti di circa il 14%, delle quantità di rifiuti differenziati di quasi il 13% e di rifiuti indifferenziati del 14,5%. L’audito ha inoltre riferito che alcuni flussi di rifiuti (plasmix, scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani, combustibile solido secondario, fanghi di depurazione, fanghi di cartiera) solitamente gestiti in impianti esteri hanno subito un blocco a causa della chiusura delle frontiere: la situazione, secondo quanto riferito, è in via di normalizzazione.

Sul tema dei rischi di contagio connessi alla raccolta differenziata, Brandolini ha dichiarato che a suo avviso il blocco per i soggetti positivi al virus ha poggiato su valutazioni prudenziali. L’audito ha spiegato come spesso il trattamento dei rifiuti avvenga entro le 72 ore dalla raccolta, evidenziando tuttavia che in molte aziende la manipolazione dei rifiuti è oggi marginale. L’audito si è detto convinto che i dispositivi di protezione individuale in uso nelle aziende associate siano sufficienti a proteggere i lavoratori dal rischio biologico. Brandolini ha inoltre dichiarato di non avere evidenze circa un aumento dei livelli di contagio tra i lavoratori delle aziende associate.

«Rispetto alla gestione dei rifiuti collegata all’emergenza COVID-19, prendo atto di come oggi negli impianti di trattamento dei rifiuti i rischi di contagio siano ridotti: il virus non può modificare la scelta della destinazione finale dei rifiuti, visto il suo relativamente breve tempo di permanenza sulle superfici. Abbiamo inoltre appreso dal Presidente di Utilitalia che, anche sul fronte delle tipologie di rifiuto destinate spesso a impianti esteri, la situazione si sta di nuovo normalizzando. Auspico dunque che presto si possa tornare a operare senza bisogno di deroghe agli stoccaggi, e senza richieste immotivate di impianti particolari», dichiara il Presidente Vignaroli.

Fonte: Eco dalle Città

In arrivo proroga per la plastic tax

Nel Decreto Rilancio (ex Decreto Aprile) che dovrebbe essere approvato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri c’è posto anche per il rinvio di due imposte particolarmente sgradite agli imprenditori del settore packaging e bevande: la plastics tax e la sugar tax, la cui decorrenza – se il provvedimento non verrà stralciato all’ultimo momento – viene rinviata al 1° gennaio 2021.  

L’articolo 139 del Decreto Rilancio  (nella  bozza che circola in questi giorni, non definitiva) s’intitola infatti “Differimento dell’efficacia delle disposizioni in materia di imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego e di imposta sul consumo delle bevande edulcorate” e prevede: “All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni:a) al comma 652, le parole:” dal primo giorno del secondo mese successivo alla data di pubblicazione del provvedimento di cui al comma 651” sono sostituite dalle seguenti: “dal 1° gennaio 2021”;b) al comma 676, le parole:” dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del decreto di cui al comma 675” sono sostituite dalle seguenti: “dal 1° gennaio 2021”.

Introdotta con la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (disposizioni per la formazione del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020) la plastics tax è una imposta di 45 centesimi di euro per ogni chilo di materiale plastico che colpisce tutti i manufatti con singolo impiego (MACSI), ad eccezione di quelli prodotti con bioplastiche compostabili o con materiali riciclati, oltre a dispositivi medici e packaging farmaceutici o medicali. Il costo per l’erario di un rinvio al 2021 di questa tassa, in termini di minor gettito, è stimato in 140 milioni di euro.

Fonte: Polimerica.it

Mascherine e guanti usa e getta: pericolo per l’ambiente e per il ciclo rifiuti

La pandemia causata dal COVID-19 ha costretto il mondo a fermarsi: chiuse le scuole, fermato il traffico, città vuote. Le specie selvatiche hanno iniziato a riappropriarsi di spazi prima occupati, aria è diventata più pulita, le acque limpide. Ora però dobbiamo fare attenzione ad una nuova minaccia: i dispositivi di protezione individuale che, dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiede e i nostri parchi.

Inoltre  quantitativi crescenti di mascherine e di guanti sono avvistatati in mare dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci che li scambiano per prede di cui nutrirsi.
Una stima del Politecnico di Torino dice che per la Fase 2, in cui verranno progressivamente riavviate attività produttive e sociali, serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. Si tratta di quantitativi molto elevati che impongono un’assunzione di responsabilità da parte di chi utilizzerà questi dispositivi di protezione: bisogna che ognuno di noi faccia uno sforzo per far sì che si proceda con uno smaltimento corretto e con il minor impatto possibile sulla natura.

Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato.

“Così come i cittadini si sono dimostrati responsabili nel seguire le indicazioni del governo per contenere il contagio restando a casa, ora è necessario che si dimostrino altrettanto responsabili nella gestione dei dispostivi di protezione individuale che vanno smaltiti correttamente e non dispersi in natura”. A lanciare l’appello è la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “È necessario evitare che questi dispositivi, una volta diventati rifiuti, abbiano un impatto devastante sui nostri ambienti naturali e soprattutto sui nostri mari. Proprio per difendere il Mediterraneo che ogni anno già deve fare i conti con 570 mila tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque (è come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto) chiediamo alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti dove i lavoratori saranno costretti ad usare queste protezioni per operare in sicurezza. Ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati ai dispositivi di protezione fossero istallati anche anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati: si tratterebbe di un vantaggio per la nostra salute e per quella dell’ambiente”.

“Ci arrivano le prime segnalazioni di abbandoni per strada e nelle vicinanze di alcuni supermercati di guanti e di mascherine chirurgiche monouso. In previsione di una fase 2 con la riapertura di piccole e medie aziende, di alcuni uffici facciamo appello al senso civico e alla responsabilità dei cittadini ma soprattutto è importante far partire una campagna di informazione e sensibilizzazione seguendo le indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss)dove viene specificato come smaltire i presidi anti infezione quali mascherine e guanti”. Lo chiede Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania. “Questi articoli – aggiunge – sono tutti da conferire nella raccolta indifferenziata. E’ bene avvolgere questi rifiuti in due o tre sacchetti, per essere sicuri che niente fuoriesca, e chiuderli bene. Per chiudere il sacchetto è bene usare dei guanti monouso, che poi andranno in un altro sacchetto che andrà sempre nella raccolta indifferenziata. Ricordiamo che i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni come accade per le buste di plastica più spesse o i flaconi di liquidi più resistenti”.

“I dispositivi di protezione individuale saranno fondamentali per il prossimo anno finché, grazie al lavoro della scienza, non ci sarà un vaccino o una cura – dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Noi stimiamo che con il Paese in piena attività serviranno circa 100 milioni di mascherine usa e getta al giorno perché bisognerà cambiarne più di una al giorno. Per i guanti sarà la stessa cosa.  Quindi, visto questo uso massiccio, sarà importante promuovere per quanto possibile mascherine riutilizzabili, e l’Istituto superiore di sanità ne sta certificando, perché se nella prima fase abbiamo fatto come potevamo adesso è importante usare dispositivi certificati». Il ricorso alle mascherine riutilizzabili, sottolinea Ciafani, avrà due effetti: «Da una parte eviterà di appesantire troppo il ciclo dei rifiuti, nel caso tutte venissero conferite nel posto giusto e con le modalità giuste; dall’altra permetterà di limitare il fenomeno del littering, l’abbandono dei rifiuti, che stiamo già monitorando in tutta Italia. Abbiamo moltissime segnalazioni: i cittadini maleducati che li lasciano dove capita come viene fatto con qualsiasi altro rifiuto. Ma in questo caso stiamo parlando di rifiuto potenzialmente infettivo. Sarà il nuovo rifiuto plastico che si troverà nei parchi nelle strade e che poi, come succede sempre, attraverso le piogge finirà nelle fognature e da lì in corsi d’acqua fino al mare, aggravando ulteriormente un problema già grave.  Bisogna spingere su dispositivi riutilizzabili, ma anche fare una campagna di sensibilizzazione, utilizzando se serve anche le multe. Perché in questo caso c’è anche un problema di salute».

In 10 anni raddoppio bottiglie acqua in plastica,sono 10 mld

Ismea, eco-trend non frena gli acquisti +0,9% nel 2019

Negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiate il volume delle vendite delle acque minerale imbottigliate in plastica. Il numero delle bottiglie è passato da 5 miliardi del 2009 a 10 miliardi nel 2019, con un trend che non accenna a fermarsi. Lo scorso anno l’aumento nazionale è stato dello 0,9%, interessando sopratutto il Sud e la Sicilia (+2,7%). E’ la fotografia scattata dall’Ismea che mette in evidenza come, nonostante i tanti eco-movimenti globali anti-plastica, tanti consumatori non riescano ancora a rinunciare alla comodità della bottiglietta “usa-e-getta”.

L’Italia, del resto, è campione mondiale di consumo di acque minerali in bottiglia, la maggior parte in plastica, collocandosi al terzo posto dopo Messico e Thailandia. A fare la parte del leone nei consumi del 2019, tra le diverse tipologie di acqua, segnala l’Ismea, è quella naturale con il 71% dei volumi pari a 7,2 miliardi bottiglie acquistate con un valore quasi triplicato nel giro di soli 3 anni. Le acque effervescenti, invece, sono state scelte dal 13% delle famiglie per 1 miliardo di bottiglie, contro le 500 mila del 2016. Stessi numeri per le gassate comprate dall’11% dei consumatori, pari a 1 miliardo di bottiglie. Numeri più contenuti ma ugualmente rilevanti per le acque leggermente gassate, scelte dal 5% delle famiglie con 500 mila bottiglie, il doppio di quelle consumate nel 2016.

La stringente emergenza climatica e la lotta contro l’inquinamento da plastica non ha spinto la vendita di acque in vetro, anzi. Nel 2019 gli acquisti sono stati 24 milioni, 7 milioni in meno rispetto a dieci anni fa. Un trend negativo confermato anche per l’acqua effervescente e quella leggermente gassata sempre in vetro, ma non per quella gassata in netta controtendenza, con 5,5 milioni di bottiglie acquistate contro i 3 milioni del 2009.

Bag Waste Reduction Law: dal 1° marzo lo stato di New York mette al bando i sacchetti in plastica monouso

A partire dal 1° marzo nello Stato di New York entra in vigore la Bag Waste Reduction Low, la legge che mette al bando in tutto lo stato i sacchetti in plastica monouso, mentre su tutti gli altri (principalmente quelli in carta) sarà applicata una tassa di cinque centesimi di dollaro (pari a poco meno di cinque centesimi di Euro).

L’obiettivo della legge firmata lo scorso anno dal Governatore Andrew Cuomo è quello di ridurre il più possibile gli oltre 23 miliardi di sacchetti di plastica monouso che circolano nello stato e di azzerare i 10 miliardi di sacchetti distribuiti ogni anno a New York City.

Il nuovo divieto si applicherà a tutti i proprietari di negozi, operatori di centri commerciali e produttori che riscuotono le tasse statali (che per un italiano sono equivalenti alla nostra Iva quando acquistiamo un bene o un servizio), inclusi i negozi di alimentari, distributori di benzina e bodegas.

Ma non tutti i sacchetti in plastica saranno vietati, infatti saranno consentiti quelli per l’acquisto degli alimenti e i farmaci con prescrizione medica. Esenti invece dalla tassa i sacchetti di plastica preconfezionati venduti in blocco, come i sacchetti per i rifiuti o sandwich (in pratica dei sacchetti con chiusura ermetica per conservare il cibo). Saranno anche esenti dalla tassa tutti coloro che partecipano al Programma di assistenza nutrizionale supplementare (SNAP) e al programma Donna, neonati e bambini (WIC).

Dei cinque centesimi di tassa tre andranno al Fondo di protezione ambientale dello Stato, mentre gli altri due centesimi verranno utilizzati per pagare la distribuzione di sacchi riutilizzabili. Si perché l’idea di Cuomo è quella di inondare la città di sacchetti riutilizzabili. La campagna dal nome #BYOBagNY fino ad oggi ha già distribuito gratuitamente ai residenti oltre 700 mila borse riutilizzabili.

Infatti la messa al bando è stata accompagnata da una massiccia campagna di comunicazione dove vengono spiegati ai cittadini non solo i danni ambientali dei sacchetti ma anche le modalità su come evitare di dover pagare cinque centesimi ogni volta che si fa un acquisto. Ovviamente la soluzione è semplice, basta avere con se sempre un sacchetto riutilizzabile.

Inoltre per aumentare l’efficacia della legge tutti i negozi sul quale si applica il NYS Plastic Bag Reduction, Reuse and Recycling Act saranno tenuti a raccogliere i sacchetti di plastica e altre materie plastiche (come film in plastica, sacchetti di pane e involucri di plastica che provengono da scatole di acqua, asciugamani di carta e altri oggetti simili) per incentivare il riciclo.

Ci sono voluti quasi quattro anni ma tra qualche giorno anche New York potrà dire di essere in prima fila nella battaglia contro i sacchetti in plastica.

Fonte: Luigi Vendola per Eco dalle Città

In Francia monouso venduti come riutilizzabili

La pratica denunciata dall’associazione Zero Waste France riguarda stoviglie di plastica distribuite da catene della GDO

Nei giorni scorsi, l’associazione ambientalista Zero Waste France ha criticato la catena della grande distribuzione Carrefour per aver messo in commercio, a proprio marchio, stoviglie monouso in plastica – vietate nel paese a partire dal 1°gennaio scorso – etichettate come “riutilizzabili, lavabili fino 20 volte in lavastoviglie“. A seguito della segnalazione, Carrefour ha annunciato a stretto giro di social la decisione di togliere i prodotti dagli scaffali in tutti i suoi punti vendita.

Prima di denunciare l’accaduto, Zero Waste France ha provato a lavare i piatti e le posate in lavastoviglie, con risultati facilmente intuibili. Come afferma l’associazione: “Già dal primo lavaggio i piatti sono usciti leggermente deformati e ammaccati. Dopo meno di 10 utilizzi, la maggior parte era lacerata o aveva assorbito il colore o tracce di grasso degli alimenti contenuti”.

I venti cicli in lavastoviglie sono quanto una circolare del Ministero dell’Ambiente francese pone come discriminante tra stoviglie monouso e riutilizzabili più volte.

Se Carrefour proponeva questi prodotti a proprio marchio, altre catene – secondo Zero Waste France – stanno ancora vendendo stoviglie di plastica usa e getta, spesso presentate come riutilizzabili.

Fonte: Polimerica