Puglia: Ecofeste e stop alla plastica usa e getta sulle spiagge

Dalla prossima stagione estiva 2019 sarà vietata nei lidi pugliesi la somministrazione di cibo e bevande in materiale monouso non compostabile. E’ quanto stabilirà una ordinanza della Regione Puglia che prevede l’obbligo di rinuncia alla plastica. La decisione è emersa nel corso di un incontro tenutosi in Regione tra i funzionari del settore Demanio, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e quelli dei sindacati dei balneari.
«Quella odierna è una vittoria su tutti i fronti per la rinuncia alla plastica monouso nei lidi di Puglia», afferma Fabrizio Santorsola, presidente Cna Balneatori, sottolineando che «la possibilità di riciclare in maniera sostenibile per l’ambiente, per ridurre l’inquinamento dei nostri mari, è diventata obbligatoria già da quest’anno».

In Puglia tutti gli stabilimenti balneari dovranno rinunciare alla plastica monouso in favore di materiale compostabile e quindi ecocompatibile. «Questa proposta, partita in sordina qualche mese fa – rileva Santorsola – è stata favorevolmente accolta dall’assessorato regionale che con grande anticipo rispetto al resto d’Italia l’ha fatta sua». «È un obbligo che abbiamo noi concessionari balneari – conclude – ma lo stesso obbligo vale per le spiagge libere dove sarà impossibile utilizzare per chiunque materiale plastico non riciclabile».

AL VIA ANCHE I CONTRIBUTI PER LE ECOFESTE – «Via libera dalla Giunta regionale alle Ecofeste, manifestazioni ed eventi pubblici a basso impatto ambientale. Così come già previsto dalla legge di bilancio approvata lo scorso dicembre, la Regione Puglia metterà a disposizione una dotazione finanziaria di 250mila euro per i Comuni e gli organizzatori di eventi che, in occasione di sagre e altre manifestazioni pubbliche, si impegneranno a ridurre la produzione dei rifiuti e ad incrementare la raccolta differenziata». Lo annuncia l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea, sottolineando che la Giunta ha approvato «la delibera sulla promozione delle ecofeste, con il dettaglio del massimo contributo concedibile, delle spese ammissibili, dei criteri e delle modalità di assegnazione, concessione, erogazione e rendicontazione dei contributi».
«Il contributo – precisa – potrà essere concesso per eventi, sagre, feste patronali e ogni altra manifestazione ricreativa, culturale, sportiva purché plastic free. Dovranno dunque essere utilizzate solo stoviglie lavabili, compostabili o biodegrabili».
«Si tratta – conclude Stea – di un’ulteriore occasione, per la comunità pugliese, per imparare a gestire, in modo consapevole, i propri rifiuti. Non solo, dunque, fare bene la raccolta differenziata ma anche ridurre a monte la produzione, usando materie prime rinnovabili o riciclabili»

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

CReIAMO PA: parte la linea di formazione e diffusione del GPP per il personale

Con un Convegno presso il MATTM (12 marzo 2019), prende avvio l’attività di formazione e affiancamento del personale degli operatori pubblici che a diverso titolo concorrono alla definizione delle procedure d’acquisto e affidamento negli appalti, prevista dal Progetto CReIAMO PA e organizzata dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia, con il supporto di Sogesid spa, soggetto attuatore del Progetto.

Prendono il via con il Convegno (qui il Programma) “Formazione e diffusione del Green Procurement. Rafforzare le competenze degli operatori pubblici e la competitività del sistema Paese” (Roma – Auditorium MATTM, 12 marzo 2019), organizzato dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia (DG CLE) del Ministero dell’Ambiente (MATTM), le attività della linea di intervento (L1Wp1) del Progetto “CReIAMO PA”, dedicato agli appalti pubblici verdi (GPP).

Lo sviluppo di un mercato a ridotto impatto ambientale, generato attraverso la domanda pubblica, può contribuire in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi strategici europei in materia di uso efficiente delle risorse e alla valorizzazione di un modello di sviluppo economico circolare.

Nei giorni scorsi è stato presentato il 1° Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network (CEN), dove si propone, tra altro, un Decalogo su cui puntare per rilanciare l’economia circolare, ma anche per sostenere la sostenibilità ambientale, per ridurre le emissioni di gas serra e per la competitività dell’Italia, inserendo al punto 5 “Estendere l’economia circolare nel GPP”.

L’introduzione dell’obbligatorietà degli approvvigionamenti verdi ad opera del “Collegato ambientale” prima (Legge n. 221/2015) e del Codice dei contratti pubblici poi (D.lgs. n. 50/2016 modificato dal D.lgs. n. 56/2017 ed attualmente in fase di revisione , ha acceso l’attenzione e l’interesse intorno a questo tema cruciale per il Paese. La sua applicazione risulta però essere ancora troppo frammentaria.

Per affrontare adeguatamente le sfide di innovazione e sostenibilità connesse agli acquisti verdi, il MATTM dà ora il via ad un percorso di azioni integrate di formazione e affiancamento on the job, previsto dal Progetto CReIAMO PA (Competenze e Reti per l’Integrazione Ambientale e per il Miglioramento delle Organizzazioni della PA).

Tale progetto, finanziato nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020, si propone di migliorare la qualità e l’efficacia nella definizione e nell’attuazione delle politiche ambientali ai vari livelli di management, attraverso il potenziamento delle competenze del personale delle amministrazioni, il rafforzamento della governance multilivello e la messa a disposizione e diffusione di pratiche e strumenti volti a garantire una migliore gestione dei processi operativi, gestionali e decisionali e attraverso interventi di capacity building.

Il ruolo di Soggetto Beneficiario è esercitato dal MATTM – Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, per il danno ambientale e per i rapporti con l’Unione Europea e gli organismi internazionali. Le attività di rafforzamento che interessano le diverse tematiche ambientali sono poste in capo alle distinte Direzioni Generali del Ministero.

La Linea di Intervento 1(L1) Work Package 1 (WP1) – Formazione e diffusione del Green Public Procurement con cui si avvia il Progetto, è di competenza, appunto, della DG CLE, ed è finalizzata a elevare il livello di competenze e di conoscenza del personale degli operatori pubblici che a diverso titolo concorrono alla definizione delle procedure d’acquisto e affidamento negli appalti.

Al riguardo segnaliamo che è disponibile la versione in lingua italiana della Guidance della Direzione Generale Ambiente della Commissione UE per aiutare i funzionari pubblici a non commettere gli errori durante le procedure di appalto nei progetti finanziati da Fondi strutturali e di investimento europei (SIE).

L1-WP1 prevede azioni mirate ad introdurre il principio degli acquisti pubblici verdi ed il principio di sostenibilità ambientale nelle strategie e nelle politiche settoriali, come: l’azione di ricognizione sullo stato dell’arte relativo al recepimento delle indicazioni contenute nel Piano di Acquisti Nazionale (PAN) AN a livello regionale e la definizione di un Protocollo di intesa quadro tra il MATTM e la Conferenza delle Regioni seguito da accordi bilaterali con le singole Regioni; la realizzazione di un percorso formativo in modalità e-learning che permetterà di acquisire gli strumenti conoscitivi e le metodologie per inserire i criteri ambientali e sociali nelle procedure di approvvigionamento di beni e di servizi; attività di affiancamento per la definizione/revisione degli strumenti normativi e dei piani di azione regionali per l’applicazione del GPP.

L’iniziativa, oltre a dare un nuovo impulso alle attività fin qui intraprese con il contributo specifico di tutti i portatori di interesse, sarà occasione per condividere le esperienze più significative già sviluppate e in corso e per coinvolgere il più ampio numero di interlocutori strategici nel processo di cambiamento avviato.

L’evento è organizzato dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia (DG CLE) con il supporto di Sogesid, Società di proprietà del Ministero dell’Economia e “in house” del MATTM Dicastero dell’Ambiente, a cui è affidata l’attuazione di tutte le Linee di intervento di CReIAMO PA” e che ha già attivato online la nuova piattaforma telematica con cui gestisce l’acquisizione di lavori, servizi e forniture. Il Portale degli Acquisti, collegato al sito ufficiale della Società, già da alcuni mesi consente agli operatori abilitati di svolgere le gare di appalto completamente in formato elettronico, garantendo risparmi di tempo, tagliando costi economici ma anche ambientali con il superamento del cartaceo. Dal Portale degli Acquisti, si può accedere anche al nuovo Albo Fornitori, nel quale gli operatori economici per i servizi tecnici (architettura e ingegneria) e legali possono fare richiesta di essere inseriti.

Per le iscrizioni all’evento occorre inviare una mail di richiesta a gpp@minambiente.it, indicando: nome, cognome, ente, e-mail. Le iscrizioni verranno accolte in ordine di arrivo, fino a esaurimento posti.

Fonte: Regioni & Ambiente

Avanza l’onda Plastic free

Da un capo all’altro d’Italia. Letteralmente.
Sono sempre di più le iniziative che portano all’abbandono della plastica. Le ultime registrate prevengono letteralmente dagli estremi del territorio italiano.
In Puglia la CNA regionale segnala che circa 200 balneatori pugliesi dalla prossima stagione ridurranno l’utilizzo di plastica monouso, che sarà sostituita da contenitori e attrezzi in cellulosa biodegradabile (bicchieri, posate e piatti) e utilizzeranno buste di carta.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo del provvedimento per mettere al bando, a partire dal 2021, alcuni prodotti in plastica come posate, bastoncini cotonati e cannucce, per citarne alcuni, la CNA Balneatori Puglia – è detto in una nota – ha già cominciato a porre particolare attenzione alla graduale eliminazione di quei prodotti che costituiscono il 49% dei rifiuti marini. I circa 200 lidi della CNA Balneatori hanno quindi aderito a giornate di raccolta della plastica sulla battigia e dai fondali marittimi e si sono impegnati nel ridurre il ricorso a posate e piatti in plastica per la somministrazione di cibi e bevande.

Nel contempo la Regione Valle d’Aosta mette al bando la plastica nelle sue strutture. Pone altresì regole contro lo spreco alimentare in caso di organizzazione di buffet nell’ambito di eventi. Meno cibo e le eccedenze destinate alle associazioni.
«Riteniamo che quest’iniziativa sia rilevante dal punto di vista etico e della tutela ambientale – commenta Chatrian, Assessore all’Ambiente Regionale – vogliamo che l’Amministrazione regionale sia la prima a dare esempio di ‘best practices’. In questo caso sono volte a eliminare, certamente in maniera graduale, tutti gli articoli in plastica monouso utilizzati nelle varie strutture della Regione. Quest’azione dev’essere necessariamente supportata anche da tutti i dipendenti»

I CAM nella pubblica amministrazione, report di una norma che non funziona

Il 12 febbraio alla Camera dei Deputati è stata presentata l’indagine sul livello di applicazione dei Criteri ambientali minimi (CAM)- resi obbligatori dall’articolo 34 del Codice degli Appalti realizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla società di consulenza Punto 3 Srl, con il supporto di due realtà economiche da sempre impegnate nella green economy: il Consorzio Ecopneus e Sumus Italia Srl.

I dati raccolti grazie al monitoraggio forniscono informazioni sulle tendenze in atto presso gli associati mettendo in rilievo motivazioni, esigenze, numero di bandi pubblicati con e senza Criteri Ambientali Minimi (CAM) ed importi complessivi delle gare con e senza criteri verdi.

Gli strumenti utilizzati per la realizzazione dell’indagine sono rappresentati dalle schede di monitoraggio e da domande a risposta multipla relative alle esigenze ed alle difficoltà nell’applicazione dei CAM nelle politiche di approvvigionamento pubblico, comprensive di focus tematici afferenti gli ambiti di attività di Sumus Italia e del Consorzio Ecopneus. Sono state inoltre utilizzate le informazioni disponibili online sui siti web dei Comuni coinvolti, per la verifica della completezza dei dati a disposizione.

La realizzazione del monitoraggio si è sviluppata in diverse fasi già a partire dalle scelte fatte in merito al campione selezionato ed alla modalità di coinvolgimento dei Comuni aderenti all’Associazione dei Comuni Virtuosi. In prima battuta la segreteria dell’Associazione dei Comuni Virtuosi ha inviato una e-mail ed una PEC con al totale dei comuni aderenti all’associazione. Successivamente, anche alla luce delle risposte ricevute, sono stati stabiliti dei criteri per la scelta del campione da sottoporre ad azioni di recall.

Complessivamente l’indagine ha riguardato le procedure di approvvigionamento- riferite all’anno 2017- di 40 Comuni (su un totale di 102) rappresentativi di tutte le tipologie di soci dell’associazione dei Comuni Virtuosi. Dall’indagine emerge che il 55% di questi Comuni non applica i CAM in nessuna categoria merceologica. Le maggiori percentuali di bandi con Criteri Ambientali Minimi rispetto al totale dei bandi di settore, risultano essere quelli relativi alle forniture di carta per ufficio (60%), al servizio di ristorazione (50%) ed alle forniture di apparecchiature elettriche ed elettroniche per ufficio (43%), unitamente alla fornitura di arredi (43%) ed al servizio di gestione dei rifiuti (42%). In valore assoluto, invece, il maggior numero di bandi aggiudicati nel 2017 con CAM si riscontra per le forniture di prodotti elettrici ed elettronici (26 bandi con CAM).  Molto bassa la percentuale di applicazione dei CAM relativi all’acquisizione di veicoli adibiti al trasporto su strada (6%), ai servizi di gestione del verde pubblico (6%) e all’Edilizia (5%).

Analizzano, invece, i dati in forma aggregata emerge che il 34% della spesa complessiva prevede l’applicazione dei CAM, mentre la percentuale di bandi contenenti Criteri Ambientali Minimi è del 21%.

L’appuntamento di oggi – ha affermato Marco Boschini – coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi conferma quanto emerso dal report. Affinché la legge sui CAM trovi effettiva applicazione occorre una visione di insieme. Serve senso di responsabilità e convergenza di vedute. Come Associazione siamo fortemente motivati a promuovere la formazione e a valorizzare le eccellenze dei nostri comuni.”

Hanno ‘ospitato’ la presentazione presso la sala Stampa della Camera gli On. Rossella Muroni e Luca Pastorino di Liberi e Uguali.

Per favorire uno sviluppo più equo e sostenibile – ha commentato la deputata di LeU Rossella Muroni – servono politiche adeguate e coerenti, occorre orientare l’innovazione verso l’efficienza e il futuro, così come serve orientare la spesa pubblica verso la green economy. Per questo è importante che il nuovo Codice degli Appalti abbia previsto l’obbligo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli approvvigionamenti degli Enti Pubblici. Un fronte strategico su cui, come testimonia questa indagine, stiamo facendo passi avanti ma sul quale c’è ancora molta strada da fare”.

Nella mia esperienza da sindaco ho sempre trovato una sensibilità forte sul tema. Questa Legge di Bilancio ha lasciato da parte le politiche ambientali, nonostante le aperture inizialmente arrivate dal governo. Il report presentato oggi deve essere uno stimolo per il Parlamento a prendere una precisa direzione. Ma per farlo serve un legislatore lungimirante, occorre una vera volontà politica”, ha affermato Luca Pastorino, deputato e segretario di presidenza alla Camera per Liberi e Uguali.

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Fonte: Comuni Virtuosi

5 febbraio: Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare

Il 5 febbraio è la “Giornata Nazionale contro lo Spreco alimentare”, celebrata per la prima volta il 5 febbraio 2014 in Italia. La giornata è stata ideata ed istituita dal Ministero dell’ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero e Università di Bologna – Distal. In quell’occasione, per iniziativa del coordinatore PINPAS Andrea Segrè, furono convocati gli “Stati generali” della filiera agroalimentare italiana. PINPAS, promosso da Ministero dell’ambiente, è il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Vale lo 0,88% del Pil lo spreco alimentare in Italia: la stima è di oltre 15 miliardi €, per l’esattezza 15.034.347.348 € che sono la somma dello spreco alimentare di filiera (produzione – distribuzione), complessivamente stimato in oltre 3 miliardi € (3.176.032.413 €), ovvero il 21,1% del totale, a fronte dello spreco alimentare domestico reale, cioè quello misurato nelle case degli italiani attraverso il test dei Diari di Famiglia, che rappresenta quindi i 4/5 dello spreco complessivo di cibo in Italia e vale 11.858.314.935 €. I dati sono stati diffusi oggi in occasione della 6^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, nella sede FAO di Roma, dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della FAO sono stati portati dal Vice Direttore Generale Daniel Gustafson, che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale.

Ancora una volta la fotografia dello spreco inquadra in primo piano le nostre case e le nostre abitudini di gestione del cibo: ma non è così per 4 italiani su 5: secondo il Rapporto Waste Watcher 2019, infatti, il 20% degli intervistati dichiara che si spreca soprattutto nel commercio (47%) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27%). «La percezione degli italiani – spiega Andrea Segrè, fondatore e presidente di Last Minute Market – è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico. Eppure è questo il punto, la prevenzione degli sprechi alimentari deve partire da noi, nel quotidiano delle nostre vite, perché mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo. I paradossi del cibo sono evidenti: 821 milioni di individui sulla terra soffrono la fame e 1 persona ogni 3 è malnutrita. Ma intanto una persona su 8 soffre di obesità. Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo #famezero #sprecozero – osserva Segrè – acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione basati sulla Dieta Mediterranea, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa». L’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg sull’Economia circolare, la sostenibilità e gli sprechi dà conto anche dei provvedimenti utili a contrastare la questione dello spreco alimentare: più di 7 italiani su 10 ritengono che la via da percorrere sia quella dell’educazione alimentare (72%), il 26% propone packaging di nuova generazione e 1 italiano su 5 (20%) provvedimenti normativi con incentivi e sanzioni legati allo spreco del cibo.

Ma cosa si spreca, soprattutto, nelle case? Prendendo come riferimento gli ultimi 7 giorni “pesano” sulla pattumiera le bevande analcoliche, i legumi, la frutta fresca, la pasta fresca e non gettata senza essere stata consumata. Pane e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso buttati (dati Waste Watcher, Lmm/Swg).

Sempre scorrendo il Rapporto Waste Watcher 2019, gli effetti della sensibilizzazione si sentono e balzano immediatamente all’occhio: 2 italiani su 3 il 64% degli intervistati, dichiarano di gettare il cibo solo una volta al mese (16%) o persino più raramente (48%). Il 15% lo fa una volta alla settimana e il 13 ogni due settimane, solo l’1% dichiara di sprecare quotidianamente il cibo. I dati sono tanto più rilevanti se comparati alle rilevazioni 2014/2015, quando 1 italiano su 2 dichiarava di gettare il cibo ogni giorno: lo spreco alimentare è senz’altro uno dei temi di sostenibilità sui quali la campagna di sensibilizzazione Spreco Zero ed Expo 2015 hanno maggiormente inciso.  4 italiani su 10 (il 38%) dichiarano oggi che la quantità di cibo acquistato e non consumato è diminuita rispetto a due anni fa. Ma sotto un profilo di rilevazione sociale colpisce un altro dato, quello legato alla “hit” degli sprechi degli italiani: proprio il cibo è saldamente in testa, negli ultimi 5 anni lo spreco alimentare supera di gran lunga la percezione degli sprechi idrici, energetici o monetari. Il settore alimentare è quello in cui si spreca di più per il 74% degli italiani, era il 60% nel 2014. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro e tempo: colpa di un potere d’acquisto sempre piu’ debole?

Parlando di spreco “percepito” e non monitorato realmente in casa, secondo gli italiani in casa si gettano 2,4 kg di cibo ogni mese a famiglia (ca 600 grammi settimanali), per un valore corrispettivo di 28 €.   Quali rimedi antispreco sono più frequentemente adottati dagli italiani? Il 65% provvede a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità e il 54% cerca di prevenire controllando la quantità di cibo ottimale prima di cucinarlo. Più di 1 italiano su 2 (52%) verifica l’edibilità del cibo prima di risolversi a buttarlo, il 44% affronta il test dell’assaggio. Molti si dedicano a ricette con cibo di recupero dagli avanzi del pasto prima (48%), solo 1 italiano su 3 (34%) richiede al ristoratore una bag per trasportare a casa il cibo che non è riuscito a consumare e solo 1 italiano su 5 (22%) dona al vicino il cibo in eccesso a rischio spreco. Waste Watcher, Osservatorio nazionale sull’Economia circolare, la sostenibilità e gli sprechi, esamina le abitudini di acquisto, oltre a quelle di gestione del cibo: e conferma che i negozi al dettaglio sono sempre meno frequentati dai consumatori (18%), così come il mercato (15%) a favore della schiacciante concorrenza dei supermercati (7 italiani su 10) e ipermercati (3 italiani su 10). Da segnalare l’avanzata degli acquisti online, praticati dall’8% degli intervistati. 

Come spiega Luca Falasconi, coordinatore della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco, «esempio concreto di sensibilizzazione sul tema dello spreco alimentare in Italia è la campagna Spreco Zero di Last Minute Market, attiva dal 2010. Momento centrale è il Premio Vivere a Spreco Zero, che nel 2019 avrà come suo testimonial l’artista Neri Marcorè, e attraverso la campagna di educazione alimentare e prevenzione degli sprechi “Piatto pulito, buon appetito!”, in onda su Caterpillar Radio2 Rai il martedì fra le 19.10 e le 19.20. Massimo Cirri e Laura Troja dagli studi di Milano di Caterpillar, si collegano ogni settimana con I promotori della campagna per uno “storytelling” radiofonico settimanale sulle iniziative e novità legate a questi temi».

Nel 2019 festeggia i suoi primi 20 anni Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna trasformatosi in impresa sociale sotto la presidenza del suo fondatore Andrea Segrè. Grazie al networking con 350 punti vendita e oltre 400 enti del terzo settore Last Minute Market recupera annualmente 55mila pasti cotti, prodotti alimentari per un valore di 5,5 milioni €, farmaci per 1.000.000 € e piu’ di 1000 tonnellate di prodotti non alimentari. Nella sola Emilia Romagna dal 2007 al 2016 Last Minute Market ha recuperato prodotti per un valore complessivo di circa 22 milioni € con il coinvolgimento di 132 Enti beneficiari diretti, 113 donatori, 52 Comuni.

Nel 2010 Last Minute Market ha avviato la campagna Spreco Zero, diventata movimento di pensiero, presidio concreto e motore di interventi e sensibilizzazione sul tema.  Sin dal 2010 Spreco Zero ha fissato con la sua Dichiarazione congiunta – siglata da tante personalità e istituzioni nazionali e comunitarie – alcuni obiettivi chiave, ripresi poi dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 gennaio 2012, il primo e unico atto ufficiale sul tema a livello comunitario. «Dimezzare lo spreco alimentare nei Paesi UE entro il 2025 rimane l’obiettivo ufficiale che l’Europa si è data alora – sottolinea il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè – Al nuovo Parlamento, che entrerà in carica dopo le elezioni di maggio, e alla nuova Commissione europea rilanceremo la nostra richiesta di indire un Anno Europeo dedicato alla Prevenzione dello spreco alimentare. E chiederemo che la Giornata Nazionale del 5 febbraio possa diventare Giornata Europea di impegno sulla questione dello spreco di cibo. Anche in Italia possiamo migliorare, a cominciare dai banchi di scuola: l’obiettivo è che l’educazione alimentare e ambientale diventino parte essenziale di quella “Educazione alla cittadinanza” richiesta dall’ANCI attraverso la recente legge di iniziativa popolare».    Contestualmente, per iniziativa del fondatore Andrea Segrè, prendeva forma in partnership con Swg l’Osservatorio nazionale Waste Watcher sugli sprechi e le abitudini alimentari degli italiani: un monitoraggio costante diventato riferimento per tutte le realtà che operano in Italia sul tema. Waste Watcher ha permesso di rilevare i primi risultati della sensibilizzazione avviata in questi anni: eloquente il raffronto fra i dati 2014 e quelli 2018 rispetto alle abitudini dello spreco. Se nel 2014 1 italiano su 2 dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2018 solo l’1% ha dichiarato di cestinare il cibo. Molto resta da fare, ma l’impegno per la prevenzione dello spreco alimentare ha iniziato a dare i suoi frutti.

Fonte: Sprecozero.it

Loop: e-commerce contro gli imballi usa e getta

Annunciato alla riunione annuale del World Economic Forum a Davos, Loop, la nuova piattaforma di e-commerce di Terracycle, consentirà ai consumatori di consumare “responsabilmente” prodotti in imballaggi ricaricabili, durevoli e specifici del marchio che vengono raccolti, puliti e riutilizzati.

Secondo TerraCycle, l’iniziativa, prima nel suo genere, è progettata per ridurre la dipendenza dalle confezioni monouso offrendo una soluzione conveniente e circolare ai consumatori. I programmi pilota saranno lanciati in primavera in Francia e negli Stati Uniti nord-orientali. Nel Regno Unito si vedrà un progetto pilota di Loop a settembre con il coinvolgimento del rivenditore Tesco, della società di logistica UPS e la società di gestione delle risorse Suez.

Aziende
L’idea di Loop è stata sviluppata da TerraCycle con le aziende produttrici di beni di consumo Procter & Gamble, Nestle, PepsiCo, Unilever, Mars Petcare, The Clorox Company, The Body Shop, Coca-Cola European Partners, Mondelēz International, Danone, Jacobs Douwe Egberts, Lesieur , BIC, Beiersdorf, RB, People Against Dirty, Nature’s Path, Thousand Fell, Greenhouse, Grilliance, Burlap & Barrel Single Origin, Reinberger Nut Butter, CoZie e Preserve.
Tom Szaky, amministratore delegato di TerraCycle, ha spiegato: “Attraverso Loop, i consumatori possono ora consumare responsabilmente prodotti in imballaggi durevoli, riutilizzabili o completamente riciclabili appositamente progettati, realizzati con materiali come leghe, vetro e materie plastiche ingegnerizzate. Quando un consumatore restituisce la confezione, viene ricaricata, o viene riutilizzata o riciclata”.

Convenienza
Parlando con letrecycle.com, Szaky di TerraCycle, ha dichiarato: “La chiave per noi è la convenienza:  il consumatore non acquisterà l’imballo, non dovrà pagare per questo, solo il suo uso. La praticità per noi è molto importante, quindi quando il pacco è vuoto e non ha bisogno di alcuna pulizia, il consumatore può semplicemente rimetterlo nei bidoni in cui lo ha ricevuto e poi viene raccolto. Quindi è efficacemente trattato come spazzatura. ”

Secondo Terracycle, Loop arriverà in tre modelli. Il primo è dove i consumatori acquistano attraverso il sito Web Loop per i prodotti e Loop organizza la consegna e il ritiro. Il secondo modello integrato prevede che i prodotti vengano ordinati tramite il sito Web di un rivenditore partner, consegnati nel modo consueto e lo stesso autista raccolga il contenitore vuoto. Inoltre, il terzo modello è integrato nel punto vendita, dove il consumatore acquista i prodotti in negozio e lascia i contenitori vuoti.
Gli imballaggi vuoti vengono raccolti da Loop e riciclati o riutilizzati. In termini di tracciamento del materiale, Szaky ha spiegato: “In Loop, perché è un sistema chiuso, sappiamo esattamente quante bottiglie sono state prodotte, esattamente quante sono le scorte, esattamente quante sono presso il consumatore”

Il processo è facilitato dal fatto che il consumatore dovrà pagare un deposito sul pacchetto. “Come consumatore, devi mettere un deposito sulla confezione, il che ti rende finanziariamente motivato a comportarsi correttamente”, ha affermato Szaky “Deposito che sarà restituito interamente al consumatore: tutta l’usura è a carico del produttore.”

Come funziona Loop:

ACQUISTA: i consumatori visiteranno i siti Web di Loop, www.loopstore.com, www.maboutiqueloop.fr oppure i siti Web dei rivenditori partner di Loop e acquistano marchi riprogettati per essere imballati senza rifiuti.
RICEVI: i consumatori ricevono i loro prodotti durevoli nella borsa da trasporto “all’avanguardia” di Loop che riduce la necessità di materiali di spedizione monouso come scatole di cartone.
USA: i consumatori usano il prodotto acquistato eliminando l’idea di rifiuti da imballaggio monouso.
RESTITUZIONE: non è necessario pulire e smaltire il pacchetto; mentre i consumatori finiscono i loro prodotti, mettono il pacchetto vuoto in uno dei loro Loop Totes. Loop prenderà li ritirerà direttamente a domicilio.
PULIZIA: il team di scienziati di Loop ha sviluppato tecnologie di pulizia personalizzate in modo che ogni prodotto possa essere riutilizzato in tutta sicurezza.
RICARICA, RICICLO O RIUTILIZZO: il ciclo ripristina i prodotti secondo necessità e restituisce al consumatore le cassette di spedizione ricaricate. Se sono presenti prodotti usati recuperabili come pannolini, assorbenti, rasoi o parti di spazzole, questi saranno recuperati per essere riutilizzati o riciclati.

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Loop

Fonte:
Let’s Recycle

Berkeley e Amsterdam all’avanguardia nella gestione dei contenitori usa e getta “to go”

L’ordinanza a favore di contenitori riutilizzabili di Berkely costituirà un esempio, un precedente di portata internazionale sulla potenzialità che la politica locale, (ma non solo), può esprimere nel regolamentare fenomeni culturali e sociali che portano ad aumenti inesorabili di imballaggi e articoli monouso. Ma anche Amsterdam e Tubinga non scherzano…

A Berkeley è stata approvata l’ordinanza “Disposable-Free Dining” traducibile in “Pasti (da asporto) senza usa e getta” volta a ridurre il consumo di contenitori monouso che rappresenta una delle legislazioni più ambiziose mai emesse da una città.

Il Consiglio comunale di Berkeley, cittadina di circa 120 mila abitanti che si trova a 16 chilometri da San Francisco, sta lavorando agli atti preliminari per l’approvazione definitiva dell’ordinanza che entrerà in vigore nel luglio del 2020 ma che potrebbe stimolare nel frattempo delle adesioni volontarie da parte degli esercizi oggetto dal prossimo anno da una campagna informativa del comune.

L’ordinanza si è ispirata a provvedimenti simili adottati a Santa Cruz, Alameda, Davis, Seattle, Ft. Myers e Malibu in risposta ai preoccupanti livelli di inquinamento da plastica rilevati sulle coste californiane.
Secondo uno studio di Clean Water Action i rifiuti abbandonati nell’ambiente nella Bay Area sono per oltre la metà costituiti da contenitori vari di cibo e bevande da asporto (1).

Rispetto invece alla produzione totale di rifiuti in California i contenitori usa e getta ne rappresentano il 25% del totale. I volontari di Shoreline Cleanuphanno raccolto nel 2016 sulle coste di Berkeley, Albany ed Emeryville : 5.826involucri di cibo, 2.156 cannucce e agitatori, 1.577 ( tra forchette, coltelli e cucchiai), e 3.269 imballaggi in polistirolo. Solamente a Berkeley il consumo di tazze usa e getta è stimato in 40 milioni di pezzi all’anno.
Le città della Bay Area si stanno inoltre impegnando a raggiungere al 2022l’obiettivo imposto dal Consiglio Direttivo Regionale per le Acque di avere costantemente tombini e canali di scolo liberi dai rifiuti . Al pari di altre città e distretti industriali californiani Berkeley sostiene i costi di raccolta dei rifiuti inclusa la costosa pulizia degli scarichi dai detriti a seguito di eventi eventi meteorologici anche estremi come uragani e inondazioni.

L’ordinanza di Berkeley segue una tradizione di iniziative intraprese dalla cittadina volte all’eliminazione di imballaggi e articoli come i sacchetti di plastica o i contenitori in polistirolo, già vietati nel 1986. La città, impegnata in un percorso per arrivare a Zero Waste entro il 2020, è arrivata a riutilizzare il 75% circa degli scarti che produce.
Gli articoli monouso monouso sono un problema locale e globale che assorbe risorse finanziarie enormi e causa pesanti ricadute ambientali“, afferma Sophie Hahn, membro del Consiglio municipale e sostenitrice dell’ordinanza che ha contribuito a redigere. “Come città che punta a Zero Waste, abbiamo raggiunto buone performance tra compostaggio e riciclaggio, ma non è abbastanza. Dobbiamo iniziare a ridurre anche i nostri rifiuti “.

L’ordinanza di Berkeley si spinge oltre rispetto a quelle a cui si è ispirata richiedendo che:

  1. stoviglie, contenitori e posate per cibo da asporto debbano essere riutilizzabili;
  2. tutte le stoviglie per cibo da asporto in alternativa a stoviglie riutilizzabili debbano essere approvate come riciclabili o compostabili dai programmi di raccolta della città;
  3. venditori di cibo da asporto debbano addebitare ai loro clienti 0,25 $per ogni tazza per bevande o contenitore monouso compostabile utilizzato;
  4. stoviglie, agitatori, tappi per tazz , tovaglioli e altri articoli monouso (compostabili) forniti insieme al cibo da asporto siano forniti solo su richiesta del cliente o disponibili da postazioni a libero servizio.

I cittadini hanno avuto la possibilità di esprimere il loro parere e proporre idee per una migliore riuscita del provvedimento attraverso una consultazione che si è chiusa qualche giorno fa.
Per favorire un’ottimale entrata in vigore del provvedimento che diventerà effettivo dal 1 luglio del 2020 sono previste delle tappe intermedie di coinvolgimento degli operatori commerciali che verranno interessati e che avverranno sotto la direzione del City Manager.

Tra queste :

  • Stabilire un programma un programma di mini-sovvenzioni una tantum gestito e finanziato direttamente dalla città o dai partner della comunità per aiutare gli esercenti a convertirsi all’uso di stoviglie riutilizzabili per i piatti consumati nei locali da lanciare entro il 1 ° gennaio 2020 (sei mesi prima della data in cui i requisiti “Reusable Foodware” diventeranno effettivi).
  • Sviluppare e lanciare un programma entro il 1 luglio 2019 che fornisca assistenza tecnica agli esercenti per metterli in condizione di adempiere ai requisiti previsti dall’ordinanza. Tale  programma sarà gestito e finanziato direttamente dalla città o dai partner della comunità per fornire assistenza tecnica agli esercenti interessati dall’ordinanza.
  • Sviluppare e lanciare con vari soggetti partner della comunità come Rethink Disposables e StopWaste un programma “reusable takeout foodware” entro il 1 ° luglio 2021 che sarà a disposizione degli esercenti e consumatori di cibo da asporto.

Alcuni emendamenti in bozza all’ordinanza che devono passare per l’approvazione del Consiglio prevedono che sia possibile utilizzare contenitori per cibo da asporto compostabili che dovrebbero però essere gravati  da un costo obbligatorio per l’utente che li utilizza sull’ordine dei 25 centesimi di dollaro, come già avviene per le tazze monouso. Per garantire che questi contenitori biodegradabili siano effettivamente compostati verrà sviluppato un programma per espandere e supportare il compostaggio.

RISPARMI ECONOMICI E AMBIENTALI
Da quando la Cina ha smesso lo scorso gennaio di accettare materiale usa e getta di bassa qualità e pulizia proveniente anche dagli Stati Uniti si è aperta una crisi nel settore del riciclaggio anche in California. “La maggior parte di questi contenitori non ha alcun valore commerciale negli attuali mercati del riciclo e pertanto le città devono spendere risorse per sbarazzarsene ” dichiara Martin Bourque, direttore esecutivo dell’Ecology Center, l’ente no profit che dal 1973 si occupa del riciclaggio dei materiali raccolti a Berkeley “Gran parte della plastica che viene spedita nel Sud-est asiatico sappiamo che può finire bruciata o dispersa nell’ambiente avvelenando le persone”.
Ridurre gli imballaggi usa e getta che sono costosi da gestire per la comunità rappresenta invece un risparmio sia per la città che per gli  stessi operatori che possono ridurre i costi d’acquisto dei contenitori monouso passando a quelli riutilizzabili.
“Le aziende che sperimentano opzioni riutilizzabili sono spesso sorprese dei risparmi sui costi e della soddisfazione dei clienti “, afferma Samantha Sommer, che gestisce il programma “Rethink single -use” di Clean Water Action.

Uno studio realizzato dal programma  Rethink DisposableStop Waste e la contea di Alameda ha stimato un risparmio per gli esercizi sui contenitori monouso che si aggira dai 1.000 ai 22.000 $ annuali.


Un sondaggio condotto dal Clean Water Action e Ecology Center nel 2017-2018  che ha interessato il 10% degli esercenti del settore del cibo da asporto ha rivelato l’esistenza di un forte sostegno del settore per una riduzione dei rifiuti da imballaggi usa e getta come misura necessaria per affrontare l’impatto ambientale. Anche se il 74% degli intervistati utilizza giornalmente prodotti usa e getta, o una combinazione tra articoli monouso e riutilizzabili, il 58% è favorevole ad un provvedimento che addebiti ai clienti il costo delle tazze da caffè e il 67% degli altri contenitori da asporto, sempre qualora tutti gli esercizi fossero obbligati ad addebitare lo stesso importo.

Anche l’utilizzo di stoviglie monouso a base di carta o altre fibre presenta problemi di ordine ambientale. Il sottile rivestimento in plastica aggiunto per rendere impermeabili questi manufatti biodegradabili ne contamina il compostaggio. Alcuni contenitori compostabili per alimenti utilizzano i PFAS Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici) per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti che li rendono impermeabili . Si tratta di sostanze chimiche di sintesi che tendono ad accumularsi nell’organismo. Alcune di esse sono state associate all’insorgenza di tumori , sviluppo di malattie tiroidee, patologie fetali e gestazionali , ecc.
I PFAS negli imballaggi alimentari possono infatti trasferirsi negli alimenti aumentandone il livello di esposizione umana attraverso la dieta, e persistere nel compost anche dopo la decomposizione del contenitore.

L’ordinanza è supportata da una coalizione di oltre 1000 organizzazioni locali, nazionali e internazionali che partecipano al movimento globale Break Free from Plastic (BFFP), tra cui Ecology Centre, Clean Water Action, UpStream, The Story of Stuff Project, GAIA (Global Alliance for Incinerator Alternatives), Plastic Pollution Coalition e Surfrider Foundation. Il coordinatore globale di BFFP, Von Hernandez, ha affermato: “La gravità della crisi globale dell’inquinamento plastico dovrebbe costringere le autorità politiche ad adottare misure per ridurre i rifiuti di plastica, specialmente per le applicazioni monouso di cui già esistono valide alternative meno inquinanti. Pertanto tutti i movimenti Zero Waste in tutto il mondo plaudono all’iniziativa di Berkeley, la sostengono e attendono con impazienza una sua adozione “.

L’ORDINANZA DI AMSTERDAM : SOLO BICCHIERI RIUTILIZZABILI 

Il comune di Amsterdam, che ospita centinaia di eventi ogni anno, ha deciso  di obbligare gli organizzatori di feste ed eventi cittadini di usare solamente bicchieri di plastica riutilizzabili durante gli eventi. Per questi bicchieri riutilizzabili deve essere applicato un deposito su cauzione in modo che chi li utilizza non li abbandoni in strada (da dove possono finire nei canali come avviene con altri imballaggi), ma li riporti ai punti di riconsegna.

Va detto che questi bicchieri con cauzione sono ormai da anni in uso in alcuni locali cittadini dove si tengono concerti o in chioschi e bar nei parchi come abbiamo raccontato in questo post. 

Il provvedimento, che si inserisce in un piano del consiglio comunale orientato alla sostenibilità è già in vigore. Ciò significa che gli organizzatori che d’ora in poi richiederanno un permesso alla città per un qualsiasi evento devono essere in grado di fornire un servizio che contempli l’uso di bicchieri riutilizzabili. Diverse misure sono già state prese negli ultimi anni per prevenire fastidi e danni causati dagli eventi. All’inizio del 2018 sono entrate in vigore nuove regole con la direttiva sugli eventi sostenibili che limitano il numero degli eventi e il rumore che causano. Gli organizzatori di eventi per ottenere il permesso devono soddisfare criteri che includono, ad esempio, la stesura di un piano di riduzione dell’impatto mirato al consumo energetico che deve essere il più basso possibile, la fornitura di acqua gratuita, la gestione delle deiezioni umane dei visitatori, la raccolta differenziata,  e la promozione del trasporto pubblico da parte dei visitatori.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria ed evitare che vengano usati meno generatori diesel, verranno attrezzati dal comune entro il prossimo anno, cinquanta punti fissi di approvvigionamento elettrico in totale,  in quattordici sedi .  Nella maggioranza di questi punti sarà anche possibile di rifornirsi di acqua potabile. Le prime postazioni di questo tipo verranno rese disponibili in due parchi : Oosterpark e Westerpark e nel cantiere navale NDSM.

Con l’installazione di punti fissi per l’approvvigionamento di energia e di acqua, i generatori diesel e tutti gli impianti associati al loro utilizzo diventano un ricordo del passato: l’installazione di un sistema di deposito evita soprattutto la produzione di montagne di plastica che non può essere riciclata “, ha dichiarato l’assessore alla Sostenibilità Marieke van Doorninck presentando il provvedimento e il progetto.

Dal 2005 esiste ad Amsterdam un servizio di noleggio di bicchieri e tazze riutilizzabili sia in vetro che in plastica ideato  dalla fondazione  GreenCups che è stato introdotto con successo per la prima volta proprio durante l’evento annuale del compleanno della regina del 30 aprile.

GreenCups noleggia i contenitori scelti dal cliente occupandosi di tutta la logistica e  l’igienizzazione dei contenitori.  Solamente ad Amsterdam gli eventi in cui è stato adottato il servizio di GreenCups hanno permesso di risparmiare alla città dal 2005 circa 500 metri cubi di rifiuti. L’adozione del sistema, o meglio i risultati immediatamente visibili, hanno convinto anche gli operatori più scettici del settore della ristorazione e degli organizzatori di eventi garantendo eventi  più sicuri. Un video di presentazione di Dutch Cupsche racconta come vengono prodotti questi contenitori.

Diverso ma ugualmente efficace è l’approccio che vuole adottare  Tubinga nel sud-ovest della Germania che diventerà la prima città del paese ad introdurre una tassa sui prodotti monouso come tazze da caffè, scatole per pizza e altri contenitori per la consegna di alimenti. Il sindaco della città Boris Palmer del partito dei Verdi ha dichiarato di volere “affrontare il male alla radice” con una legislazione che renda più oneroso l’impiego di imballaggi monouso. “Gli imballaggi usa e getta non dovrebbero essere più economici dei sistemi che impiegano depositi riutilizzabili”, ha infatti dichiarato. Per ridurre i rifiuti e gli effetti negativi correlati, anche economici, visto che il costo di gestione dei rifiuti è aumentato rispetto al precedente anno di 50.000 € ,  i negozi, caffè e fast food pagheranno una tassa commisurata alle quantità di contenitori monouso che utilizzano.

IL MESSAGGIO CHE ARRIVA DA BERKELY E AMSTERDAM

Questa ordinanza, oltre a portare sicuri benefici a Berkely costituirà un esempio, un precedente di portata internazionale, sulla potenzialità che la politica locale, (ma non solo), può esprimere nel regolare fenomeni culturali e sociali che portano ad aumenti inesorabili di imballaggi e articoli monouso.
Purtroppo la politica in genere, e un po’ a tutti i livelli, raramente investe risorse finanziarie e umane in politiche e programmi basati sui principi di precauzione e prevenzione. L’aumento dei rifiuti e dei costi per gestirli tende ad essere subito passivamente dagli enti locali e dai governi come un ineluttabile prezzo da pagare,  in cambio di (presunta) maggiore occupazione e qualche zero virgola di aumento del PIL.

Pertanto vari soggetti commerciali, dalle catene ai piccoli operatori locali di fast e street food, hanno ovunque il via libera nel scegliere imballaggi monouso che permettono di esternalizzare i costi del fine vita sui contribuenti, attraverso le bollette dei rifiuti. Un altro fenomeno che aumenta la produzione di rifiuti, anche se prevalentemente in cartone, è il commercio online. Anche per questo tipo di flusso di rifiuti esistono soluzioni riutilizzabili.  
Un ricorso a sistemi che permettono una riduzioni dei rifiuti e altre misure che prevengano la produzione di rifiuti è oltremodo urgente se consideriamo  che la Banca Mondiale stima per il 2050 un aumento dei rifiuti pari al 70% e che le città di tutto il mondo stanno già affogando nei rifiuti prodotti da imballaggi e beni dalla vita breve, spesso incompatibili con i sistemi di avvio a riciclo locali e nazionali e/o privi di sbocco come materiali secondari.
La recente direttiva europea SUP Single Use Plastics, che andremo prossimamente a commentare in modo approfondito, stabilisce il principio importante del “Polluters pay” che prevede che siano i produttori/utilizzatori di alcuni di questi manufatti monouso ad assumersi i costi della loro raccolta a fine vita e della pulizia ambientale delle aree dove vengono abbandonati.
Stabilisce inoltre che il consumo di questi manufatti debba essere ridotto attraverso misure che i paesi membri sono possono adottare in fase di recepimento.
E’ tempo che i decisori industriali e politici collaborino per trovare delle soluzioni a problemi che vanno ben oltre alle possibilità di intervento dei cittadini o dei singoli comuni o aziende. Servono quadri legislativi che incentivi le aziende a sviluppare servizi e prodotti sostenibili e circolari, che è la precondizione per permettere ai cittadini di compiere scelte sostenibili per default (o comunque facilmente) .

(1) Single use disposable foodware and packaging (SUDs) – including plates, cutlery, cups, lids, straws, “clamshells” and other containers.

Fonte: Comuni Virtuosi

Alliance to End Plastic Waste, le multinazionali contro il plastic-littering

Oggi nasce ufficialmente l’Alliance to end plastic waste (Aepw), un’alleanza composta per ora da quasi 30 multinazionali operanti in  Nord e Sud America, Europa, Asia, Africa e Medio Oriente, attive nella value chain dei beni di consumo e della plastica: produttori di materiali chimici e plastici, società di beni di consumo, retailer, aziende attive nel settore della trasformazione delle materie plastiche e società che si occupano di gestione dei rifiuti,  e «volta a proporre soluzioni innovative per contrastare la dispersione dei rifiuti di plastica nell’ambiente, in particolare negli oceani».

I soci fondatori di Aepw sono BASF, Berry Global, Braskem, Chevron Phillips Chemical Company LLC, Clariant, Covestro, Dow, DSM, ExxonMobil, Formosa Plastics Corporation USA, Henkel, LyondellBasell, Mitsubishi Chemical Holdings, Mitsui Chemicals, NOVA Chemicals, OxyChem, Procter & Gamble, Reliance Industries, SABIC, Sasol, Suez, Shell, SCG Chemicals, Sumitomo Chemical, Total, Veolia, Versalis (Eni) e PolyOne, e quindi l’Alleanza nasce con una dote sostanziosa: un investimento di più di 1 miliardo di dollari  e l’obiettivo di  destinare, nei prossimi 5 anni, 1,5 miliardi di dollari alla lotta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. L’Aepw «intende sviluppare e realizzare iniziative mirate per ridurre al minimo e gestire i rifiuti di plastica, promuovendo soluzioni per la plastica usata e contribuendo così alla realizzazione di un’economia circolare».

David Taylor, hairman of the Board, presidente e Ceo di Procter & Gamble e presidente dell’Aepw, ha sottolineato: «Come è risaputo, i rifiuti di plastica sono un elemento estraneo agli oceani e a qualsiasi altro ambiente naturale. Siamo di fronte a una sfida globale seria e complessa, da affrontare con la massima rapidità e con una leadership forte. La nuova Alleanza rappresenta il massimo sforzo realizzato sino a oggi per dire basta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. Vorrei invitare qualsiasi società, grande o piccola che sia, attiva in tutte le regioni e in tutti i settori, a unirsi a noi».

Secondo Ocean Conservancy, quasi l’80% dei rifiuti di plastica nell’oceano deriva da rifiuti prodotti sulla terraferma  e che, nella stragrande maggioranza dei casi, raggiungono il mare via fiume. E un recente studio evidenzia che oltre il 90% della plastica proviene dai 10 corsi d’acqua principali al mondo – 8 in Asia e 2 n Africa –  e il 60% dei rifiuti di plastica nell’oceano proviene da 5 Paesi del Sud-est asiatico.

Bob Patel, Ceo di LyondellBasell e vicepresidente dell’Aepw, aggiunge: «La storia ha dimostrato che, di fronte a sfide globali come questa, le azioni collettive e le collaborazioni tra industrie, governi e ONG possono dare origine a soluzioni innovative. Il problema dei rifiuti di plastica è evidente e suscita preoccupazioni in tutto il mondo. Deve essere affrontato e siamo convinti che sia arrivato il momento di agire».

L’Aepw  collaborato con il World business council for sustainable development come partner strategico e ha annunciato una prima serie di progetti e collaborazioni che riflettono le diverse soluzioni per eliminare la questione dei rifiuti di plastica, come le collaborazioni con le città, per «elaborare dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti nelle grandi aree urbane in cui mancano le infrastrutture, in particolare lungo i fiumi che trasportano dalla terraferma all’oceano grandi quantità di rifiuti di plastica non gestiti».  Dall’Alliace dicono che «la realizzazione di questo obiettivo non potrà prescindere dal coinvolgimento di stakeholder e governi locali e porterà all’elaborazione di modelli replicabili ed economicamente sostenibili, applicabili in più città e regioni. L’Aepw cercherà di instaurare delle partnership con città situate in aree ad alta dispersione di plastica, provando al tempo stesso a collaborare con programmi preesistenti rivolti alle realtà urbane, come ad esempio il progetto STOP in Indonesia».

Un’altra iniziativa è la fondazione di The Incubator Network di Circulate Capital, «per sviluppare e promuovere le tecnologie, i modelli commerciali e gli imprenditori che combattono la dispersione dei rifiuti di plastica negli oceani e migliorano la gestione e il riciclaggio dei rifiuti con lo scopo di creare un programma di progetti su cui investire, concentrandosi inizialmente sul Sud-est asiatico».

L’Aepw punta anche a sviluppare un progetto informativo globale open-source, «fondato su dati scientifici, per supportare i progetti di gestione dei rifiuti a livello internazionale con raccolte di dati affidabili, misurazioni, standard e metodologie studiate per supportare governi, aziende e investitori a elaborare e accelerare le iniziative mirate a evitare la dispersione dei rifiuti di plastica nell’ambiente».  Per farlo l’Aepw valuterà la possibilità di collaborare con le principali istituzioni accademiche e con altre organizzazioni coinvolte nella raccolta di dati simili.

La nuova alleanza globale anti- plastica  punta anche a creare una collaborazione con organizzazioni intergovernative, compresa l’Onu, «per elaborare incontri formativi e workshop congiunti rivolti a funzionari governativi e leader comunitari per aiutarli a identificare e a perseguire le soluzioni più efficaci e localmente rilevanti nelle aree di massima priorità».

E’ previsto anche il sostegno a Renew Oceans il coinvolgimento e gli investimenti localizzati: «Il programma si concentra sui dieci fiumi identificati come responsabili della stragrande maggioranza dei rifiuti provenienti dalla terraferma agli oceani ed è strutturato in modo da bloccare i rifiuti stessi prima che giungano in mare aperto. Il lavoro iniziale supporterà il progetto Renew Ganga, supportato anche dalla National Geographic Society».

Jim Fitterling, Chief Executive Officer del gigante della chimica Dow, ha affermato: «Mantenere l’ambiente libero dai rifiuti è importante per il futuro di Dow e del nostro settore ma, soprattutto, è essenziale per il futuro del nostro pianeta. Quest’iniziativa riunisce società, governi, ONG e consumatori al fine di accelerare gli sforzi per promuovere l’innovazione, fornire risorse altamente necessarie e agire con determinazione per porre fine ai rifiuti in plastica nell’ambiente».

Nei prossimi mesi, l’Alleanza promuoverà ulteriori investimenti e favorirà il progresso in quattro aree chiave:  Lo sviluppo delle infrastrutture per raccogliere e gestire i rifiuti e per aumentare il riciclaggio dei rifiuti; Il supporto alle innovazioni per proporre e realizzare nuove tecnologie in grado di facilitare il riciclaggio e il recupero della plastica, generando valore dalla plastica già utilizzata; La formazione e il coinvolgimento di governi, aziende e comunità per mobilitare l’azione;  La pulizia delle aree con la maggior concentrazione di rifiuti plastici già presenti nell’ambiente, con un’attenzione particolare per i principali canali dei rifiuti, come i fiumi che li trasportano verso il mare.

Antoine Frérot, Ceo di Veolia e vicepresidente dell’Aepw, è convinto che «il successo si fonderà su collaborazioni e sforzi coordinati tra settori differenti: alcuni per creare un progresso a breve termine, altri che richiederanno investimenti maggiori, con tempistiche più lunghe. Per affrontare la questione dei rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente e sviluppare un’economia circolare della plastica sarà necessaria la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nella value chain e l’impegno a lungo termine di società, governi e comunità. Nessuna nazione, società o comunità può risolvere il problema da sola».

Peter Bakker, Presidente e Ceo del World business council for sustainable development, conclude: «Anche se i suoi sforzi saranno globali, l’Alleanza potrà avere un impatto maggiore concentrandosi sulle aree in cui il problema è più rilevante, per poi condividere soluzioni e best practice in modo che il suo impegno possa amplificarsi ed estendersi a tutto il mondo».

Fonte: Green Report

Lombardia: nel 2017 rifiuti in calo e differenziata in crescita

In Lombardia continua a diminuire la produzione complessiva e pro capite di rifiuti (-1,6%) e ad aumentare la raccolta differenziata (+2,1%). E il 90% dei rifiuti prodotti viene recuperato. È questa la fotografia che emerge dai dati forniti da Arpa Lombardia contenuti nel rapporto sulla produzione e gestione rifiuti 2017, presentato dall’assessore regionale all’Ambiente e ClimaRaffaele Cattaneo, insieme al presidente di Arpa LombardiaStefano Cecchin, e al direttore generaleFabio Carella.

Produzione totale e pro capite – Nel 2017 la produzione di rifiuti solidi urbani è diminuita, nonostante l’incremento della popolazione lombarda, attestandosi a 4.684.043 tonnellate (-1.6% rispetto al 2016 e -9,51% rispetto al 2008). Quella pro capite è stata di 466,70 kg, pari a -1,8% rispetto ai 475,20 kg del 2016. La Lombardia è al di sotto sia della media nazionale di rifiuti pro capite (- 4,6%) che delle Regioni del Nord Italia (-7,27%). Nella nostra regione (oltre 10 milioni di abitanti) si producono quasi il 16% del totale di rifiuti italiani.

Il podio – La medaglia d’oro va a Monza e Brianza, con una produzione pro capite 413,4 kg (-1,8% rispetto al 2016); quella d’argento se l’aggiudica Lodi, con una produzione pro capite di
426,6 kg (+1% rispetto al 2016), mentre quella di bronzo va a Bergamo, con una produzione pro capite di 443 kg (-1,8% rispetto al 2016).

Cresce la differenziata – Interessanti anche i numeri relativi alla raccolta differenziata: 3.262.786 tonnellate avviate a raccolta differenziata (69.7% del totale, +2,1 % rispetto al 2016). È stato così ampiamente superato il 65% che rappresenta lo standard previsto dalla normativa statale per le regioni. Sono diminuiti del 6% i rifiuti indifferenziati.

Mantova la provincia più virtuosa nella differenziata – In questo caso la medaglia d’oro va a Mantova, che fa registrare una raccolta differenziata pari all’86,8% (+0,5%% rispetto al 2016); quella d’argento a Cremona con il 78,2% (-0,2% rispetto al 2016) e quella di bronzo a Varese con un 75,5% differenziata (+1 rispetto al 2016).

Sistema efficiente – “Il quadro che emerge – ha commentato Cattaneo – è particolarmente positivo e conferma il trend che è in atto ormai da alcuni anni nella nostra Regione.
La Lombardia è un esempio di sistema efficiente e capace di essere autosufficiente rispetto alla gestione dei rifiuti prodotti: ha già raggiunto gli standard europei e rappresenta un esempio per tutto il Paese. Aspetto che non è scontato individuare tra le altre Regioni del nostro Paese, che non solo non raggiungono le nostre performance, ma difettano anche di autonomia nello smaltimento. Nonostante l’aumento della popolazione lombarda, la produzione di rifiuti urbani e speciali è diminuita. È aumentata la raccolta differenziata e sono diminuiti sia il deposito in discarica, sia la termovalorizzazione. Regione Lombardia, oltre a proseguire sulla strada di garantire una programmazione efficace di questo sistema virtuoso, deve anche agire per aumentare l’informazione e la consapevolezza tra i cittadini con azioni di contrasto agli sprechi e agli scarti”.

Cecchin (Arpa): lavoro puntuale e meticoloso – Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Arpa Lombardia, Stefano Cecchin, che ha sottolineato come “la conferenza stampa sia stata un’occasione importante, che permette all’Arpa di dare evidenza al lavoro puntuale e meticoloso che viene svolto sul tema dei rifiuti dalla nostra Agenzia”.

Recupero e destino dei rifiuti – Le componenti più consistenti della raccolta differenziata lombarda sono: umido 22.6%; carta e cartone 16.4%; verde 13.4%; vetro 9.7%; plastica 6.1%. Il 60,9% dei rifiuti nel 2017 è stato avviato a impianti di recupero (+2,6% rispetto al 2016) con la seguente efficienza di recupero (fonte Politecnico): carta e cartone (recupero 86%), plastica (54,6%), vetro (88,7%), legno (86,2%), materiali ferrosi (80,2%). Il 24,1% dei rifiuti lombardi è destinato a termovalorizzazione diretta (-4,9% rispetto al 2016 pari al 25,4%), 6.6% trattamento meccanico biologico (-2,94% rispetto al 2016 pari a 6,8%), 0.5% alla discarica (-21,2% rispetto al 2016 pari allo 0,64%).
Per l’anno 2017 si registra una percentuale di recupero complessivo materia + energia di secondo destino pari al 90.2%.

Diminuiti i rifiuti speciali – La produzione totale di rifiuti speciali nel 2016 ammonta a 16.800.724 tonnellate ed è diminuita dell’1,3% rispetto al 2015 (esclusi i rifiuti da costruzione e demolizione esenti MUD- un quinto di quella nazionale). Diminuiti anche i rifiuti non pericolosi 14.024.818 tonnellate, -1,6% rispetto al 2015 e sostanzialmente invariati i rifiuti pericolosi 2.775.906 tonnellate +0,3% rispetto al 2015. Negli impianti lombardi sono state gestite quasi 40.000.000 di tonnellate di rifiuti, di cui quasi 33.000.000 sottoposte ad operazioni di recupero. La produzione stimata di rifiuti inerti per il 2017 è di circa 11.700.000.

Dati, report e commenti sono scaricabili dai seguenti link:

– Rifiuti urbani 2017: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grul/estrifiuti2017.asp

– Rifiuti speciali 2016: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grsl/estrifiutispec2016.asp

– Dati impianti 2017: http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/ditr/dati-impianti-2017.asp

Fonte: E-Gazette

Milano, nasce l’Hub di quartiere per promuovere il dono del cibo e ridurre lo spreco alimentare

Nel 2015 Milano ha promosso una Politica Alimentare per rendere più sostenibile il sistema alimentare della città con un approccio multidisciplinare e partecipato, nel quale il Comune assume un ruolo di stimolo e facilitazione. La riduzione dello spreco alimentare è una delle priorità della Politica Alimentare e si sviluppa attraverso l’ingaggio di diversi attori locali come centri di ricerca, istituzioni, settore privato, fondazioni ed attori sociali.

Per tradurre tale priorità in azioni concrete, nel 2016 il Comune di MilanoAssolombarda e Politecnico di Milano hanno condiviso il protocollo di intesa, che hanno definito “ZeroSprechi”, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Il Comune di Milano ha individuato uno spazio pubblico non utilizzato nel Municipio 9 e lo ha reso disponibile come hub del progetto per lo stoccaggio e la distribuzione degli alimenti recuperati agli enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni non profit.

Il Politecnico di Milano ha elaborato uno studio di fattibilità della rete e monitorerà l’operatività dell’hub e gli impatti generati dal progetto per 12 mesi, costruendo un modello logistico estendibile e replicabile in altri quartieri della città.

Assolombarda, dopo un importante percorso di sensibilizzazione, ha individuato e coinvolto alcune aziende che hanno aderito al progetto, e ha fornito il bollino “ZeroSprechi”, ideato e offerto dal Gruppo Armando Testa, per valorizzare le imprese virtuose e porre l’attenzione sul grande tema della gestione delle eccedenze alimentari.

Banco Alimentare della Lombardia, vincitore del bando di assegnazione dell’hub, garantirà la gestione operativa e quotidiana del modello elaborato dal Politecnico, recuperando le eccedenze alimentari e distribuendole alle strutture caritative partner del territorio.

Il Programma QuBì – la ricetta contro la povertà infantile – che ha già avviato un hub simile in via degli Umiliati, aderisce al progetto finanziando allestimento e gestione dell’hub di via Borsieri e favorendo le connessioni con le reti del territorio sostenute e coinvolte dallo stesso Programma QuBì.

Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che favorisce lo sviluppo di queste iniziative virtuose.

“Sono soddisfatta dell’apertura di questo hub perché è frutto degli sforzi congiunti di molti attori della città – afferma Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano delegata per la Food Policy –. Questo è un primo esempio di rete locale per la raccolta e ridistribuzione del cibo prima che sia sprecato e diventi rifiuto. La collaborazione con il Municipio 9 ci ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico non utilizzato, e allo stesso tempo valorizzare l’impegno per ridurre gli sprechi alimentari, una delle priorità della Food Policy di Milano. Questo progetto si affianca alla riduzione del 20% della parte variabile della TARI per le imprese che donano il cibo, alla promozione di raccolta e ridistribuzione di eccedenze dalle mense scolastiche e ad azioni di sistema che stiamo studiando con AMSA. L’hub di Via Borsieri è un ulteriore passo avanti per una Milano sempre più sostenibile, inclusiva ed equa”.

“Sono orgoglioso che il Municipio 9 ospiti un progetto che mette al centro del dibattito sia il diritto dell’accesso al cibo, sia la distribuzione di quanto non utilizzato. Temi che, considerate le nuove povertà delle smart cities, esortano tutti noi a fare meglio. Senza dimenticare che ridurre lo spreco alimentare aiuta a diminuire i rifiuti e a consumare più cibi sani deperibili quali frutta e verdura – aggiunge Giuseppe LardieriPresidente del Municipio 9 –. Sono sicuro che gli attori presenti nel territorio del Municipio 9 – industria, GDO, ristorazione, Terzo Settore, Istituzioni – siano in grado di fare la loro parte per la riuscita dell’iniziativa”.

“All’interno del progetto, il Politecnico di Milano è fiero di portare il suo contributo per l’elaborazione del modello di raccolta ai fini di favorirne la replicabilità in altre parti della città e in altri luoghi – dichiara Marco Melacini, Professore di Logistica e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano -. Il progetto non si esaurisce con l’attivazione dell’hub di via Borsieri ma saranno organizzati degli incontri periodici volti a verificarne, oltre che l’efficacia in termini di eccedenze raccolte, l’efficienza dei processi di raccolta e ridistribuzione. Il gruppo di lavoro si impegna a fornire periodicamente informazioni sullo stato di avanzamento del progetto”.

“Oggi tagliamo un importante traguardo nella sfida contro gli sprechi, inaugurando un efficace processo di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari e promuovendo un modello replicabile che vede Milano capofila – ha sottolineato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi–. Un risultato frutto della virtuosa collaborazione tra associazioni, enti, imprese, università, organizzazioni non profit, che unisce i diversi contributi in una prospettiva di sistema capace di ottimizzare, attraverso circuiti veloci, la consegna e il consumo di beni in eccedenza. Inoltre, con il bollino ‘ZeroSprechi’ vogliamo mettere in evidenza le imprese che svolgono un ruolo attivo nel progetto e che, aderendo all’iniziativa, si fanno promotrici di diffondere le buone pratiche e la cultura della riduzione dello spreco alimentare”.

“Banco Alimentare della Lombardia vuole essere sempre più vicino alle organizzazioni caritative partner dei quartieri nei Municipi 8 e 9 della città di Milano nel contrasto alla povertà alimentare. Insieme a tutte le realtà profit, le istituzioni, le associazioni di categoria e le fondazioni di erogazione siamo una squadra vincente per dare risposte concrete al bisogno” afferma Marco Magnelli, Direttore Banco Alimentare della Lombardia.

“Il problema della povertà alimentare infantile a Milano è un problema che va affrontato e risolto con un modello di intervento che chieda a tutte le forze in campo di lavorare insieme. L’inaugurazione dell’Hub di Via Borsieri rappresenta un importante passo in questa direzione: il Programma QuBì ha già sostenuto il Banco Alimentare della Lombardia nell’avvio dei primi due punti di raccolta cittadini e ora, grazie alla sinergia con gli altri attori coinvolti, si potrà massimizzare la raccolta del cibo, riducendo lo spreco e rafforzando la capacità di raggiungere le famiglie in povertà alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare è una delle azioni cardine del Programma pluriennale QuBì promosso da Fondazione Cariplo – con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi e Fondazione Fiera Milano- in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano sul territorio. Una sfida pari a 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno” conclude Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.