Rifiuti urbani, rapporto dell’Università Bicocca: ‘In Italia pochi impianti e distribuiti male’

Il Centro di economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesisp) dell’Università Milano-Bicocca ha pubblicato un rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia in merito agli aspetti giuridico-amministrativi connessi al tema della dotazione impiantistica: inceneritori, tmb, impianti di compostaggio. Un documento che espone dati e risultati relativi da una parte alla capacità di trattamento dei rifiuti a livello regionale e dall’altra all’attività di programmazione nazionale e regionale. Il tutto alla luce quattro decreti legislativi del “pacchetto economia circolare” approvati lo scorso 7 agosto dal Consiglio dei ministri, con cui vengono modificate e aggiornate la Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e la Direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.
 
Ebbene le conclusioni del paper del Cesisp (che riportiamo per intero sotto) confermano che, al netto di una situazione molto eterogenea tra le diverse aree del paese, l’Italia dal punto di vista impiantistico è decisamente carente e gli impianti esistenti sono mal distribuiti sul territorio. In alcuni territori c’è una sovracapacità, in altri un’assenza totale o quasi.


Ecco il testo: 
Nella nostra valutazione siamo partiti dalle evidenze statistiche, pubblicamente disponibili, che fotografano un Paese con performance estremamente eterogenee lungo il territorio nazionale in relazione alla gestione dei rifiuti urbani
Rispetto ai nuovi obiettivi ambientali stabiliti nel nuovo pacchetto di Economia Circolare al 2035 – 65% di raccolta differenziata e 10% di conferimento in discarica – la situazione regionale italiana presenta un forte circular divide con regioni settentrionali che hanno già raggiunto gli obiettivi comunitari e regioni meridionali che presentano gravi ritardi.
Il Paese dovrà presentare nei prossimi mesi una pianificazione strategica sia nazionale (PNGR) che regionale (PRGR) per identificare le linee di azione finalizzate al raggiungimento degli obiettivi europei. Accanto al rafforzamento della raccolta differenziata gli obiettivi di Economia Circolare rappresentano una sfida importante anche in termini tecnologici e impiantistici relativi alla capacità di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Il nostro contributo ha provato a sviluppare in modo semplificato una prima valutazione del fabbisogno impiantistico necessario per raggiungere gli obiettivi europei che abbiamo definito circular capacity. Sul piano metodologico, le valutazioni condotte hanno voluto portare all’attenzione anche alcune considerazioni sul piano dell’efficienza economica con riferimento al principio di autosufficienza e prossimità (ex art. 182-bis Codice dell’Ambiente) adottato dal nostro legislatore con riferimento alla gestione dei rifiuti urbani.
Abbiamo quindi stimato la circular capacity con due modalità: 
1) forte, considerando l’adeguatezza impiantistica dei diversi territori in una logica di totale autosufficienza regionale; 
2) debole, stimando l’adeguatezza secondo una logica di benchmark con le regioni più virtuose.
Nelle nostre valutazioni di merito economico è emerso quanto segue:
1) l’adozione di un concetto di circular capacity in senso stretto, nella programmazione della gestione nazionale e regionale dei rifiuti, rischia di generare delle forti diseconomie di scala nello sviluppo di nuovi impianti. In molti casi potrebbero emergere degli stranded cost paradossalmente nelle regioni attualmente più virtuose;
2) l’adozione di un concetto di circular capacity in senso esteso, nella programmazione della gestione nazionale e regionale dei rifiuti, consentirebbe di ottimizzare le economie di scala nello sviluppo dei nuovi impianti che potrebbero essere gestiti in modo più efficiente su macroaree regionali.
La nostra proposta di stima di circular capacity in senso esteso ottenuta su base comparativa consente di traguardare gli obiettivi comunitari al 2035 (65% differenziata, 10% discarica) e promuovere la convergenza di tutte le regioni italiane a quelle più virtuose (performance: 69,93% raccolta differenziata, 6,57% conferimento in discarica) attraverso una programmazione che stimi un incremento potenziale della capacità di trattamento FORSU di circa 1 Mln/Tonnellate e della capacità di termovalorizzazione di circa 2,7 Mln/Tonnellate. 
Congiuntamente all’incremento della raccolta differenziata, abbiamo stimato un eccesso di capacità installata in impianti di TMB per quasi 5 milioni di tonnellate qualora si riducesse di 4,5 milioni di tonnellate il conferimento dei rifiuti urbani in discarica (condizione che dalle nostre analisi si verificherebbe se le regioni operassero sulla frontiera di efficienza pari al 6,57% come i best performer).
Sulla base di queste prime evidenze, tuttavia, si rende necessario considerare sul piano economico un necessario trade-off tra i principi generali per la gestione in prossimità dei rifiuti urbani e quelli di efficienza economica rispetto alla dimensione impiantistica. 
Con particolare riferimento ad alcune tipologie di impianti (ad esempio i termovalorizzatori) il perimetro di prossimità previsto dall’articolo 182-bis potrebbe essere adeguato ad un perimetro di riferimento a livello di macroarea regionale al fine di garantire maggiori benefici di economie di scala connesse alla dimensione degli impianti. 
Naturalmente i benefici dovranno essere considerati al netto delle esternalità ambientali connesse alla movimentazione dei rifiuti stessi su distanze maggiori di quelle che si avrebbero con l’adozione di un principio di stretta prossimità.

Regione Lazio: approvato dal Consiglio il nuovo piano rifiuti 2019/2025. Meno rifiuti, gestiti meglio

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 approvato dal Consiglio regionale

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 redatto con il supporto tecnico di ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza ed approvato dal Consiglio regionale. Il Lazio si dota di un fondamentale strumento di pianificazione, con l’obiettivo  di mettere in sicurezza l’intero ciclo dei rifiuti nella nostra regione, garantendo maggiore efficacia e produttività, nel nome della legalità e della sostenibilità ambientale. Grazie a questo nuovo piano, infine, tutti i Comuni hanno i mezzi necessari per realizzare, in tempi determinati, le opere utili alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Approvato oggi il nuovo Piano Rifiuti 2019/2025 da parte del Consiglio regionale del Lazio.

Tra i principali obiettivi, il Piano indica da una parte le azioni di contrasto alla produzione dei rifiuti e allo sviluppo della raccolta differenziata, mentre dall’altra parte prevede l’indicazione degli impianti necessari per il trattamento e lo smaltimento delle varie tipologie di rifiuti, da quelli urbani a quelli industriali, dai rifiuti speciali ai fanghi dei depuratori, all’interno delle localizzazioni fornite dalle province. Sono pertanto due i pilastri della nuova pianificazione regionale: l’autosufficienza del Lazio e un’equa ripartizione territoriale del peso impiantistico – per chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei propri confini – e l’economia circolare con investimenti e interventi concreti per favorire la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso delle materie, sostenendo la realizzazione di una filiera industriale ecosostenibile. 

Le linee guida del Piano regionale erano state approvate dalla Giunta il 31 gennaio dello scorso anno per poi dare avvio alla procedura di Valutazione ambientale strategica e a tutti i vari passaggi amministrativi nei tempi e nelle modalità previste dalla legge. Al termine di questa fase, si è giunti alla definitiva approvazione dello strumento di pianificazione da parte della Giunta regionale lo scorso 5 dicembre, con il conseguente invio del provvedimento alla competente Commissione consiliare. L’emergenza legata al Covid-19 ha inevitabilmente provocato dei ritardi nella valutazione e nel confronto politico sui contenuti del Piano, ma oggi si è arrivati all’approvazione finale da parte del Consiglio regionale, dotando il Lazio di uno strumento di programmazione in grado di delineare una corretta gestione del sistema dei rifiuti.

Economia circolare

La Regione ha già avviato politiche e investimenti – previsti nel Piano – per favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare. Dagli accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi al contrasto del consumo della plastica monouso nelle sedi istituzionali e delle aziende partecipate. Dall’introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio “che meno si inquina e meno si paga”, ai contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio, che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione.

Dal progetto sperimentale per il recupero della plastica in mare, che ha già permesso di raccogliere e riciclare circa 70 tonnellate di plastica, alla promozione dei centri per il riuso. Dai corsi di formazione per Green Manager, con l’obiettivo di promuovere la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in istituzioni, ospedali, scuole e grandi aziende pubbliche e private, alle campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole del Lazio. Fino alla realizzazione di un innovativo compound industriale a Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

Equilibrio impiantistico

Il Piano Rifiuti persegue il riequilibrio territoriale degli impianti e all’autosufficienza del Lazio nella chiusura del ciclo dei rifiuti. La Regione ha confermato la suddivisione degli Ambiti territoriali ottimali prevista nel precedente Piano regionale 2012, individuando 5 Ato per la gestione dei rifiuti urbani, coincidenti con i territori delle 5 province, che dovranno essere autonome nel trattamento e nello smaltimento, secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Sulla scorta della delibera sulla Qualità dell’Aria, inoltre, la Giunta regionale ha deciso la dismissione dell’impianto di termovalorizzatore di Colleferro, assegnando a LazioAmbiente la progettazione di un innovativo presidio industriale, in cui sarà possibile eseguire processi di lavorazione a freddo per estrarre risorse dai rifiuti in uscita dai Tmb. 

È fondamentale, infatti, attuare uno degli obiettivi previsti dal Piano, vale a dire la promozione di investimenti nelle nuove tecnologie per la trasformazione e l’innovazione dell’impiantistica esistente, sia in relazione al nuovo compound di Colleferro che all’ammodernamento dei Tmb. Un programma che la Regione vuole perseguire attraverso una strategia integrata e un rilevante stanziamento di risorse, che potranno consentire al Lazio di essere all’avanguardia nel sistema di gestione dei rifiuti.

Differenziata al 70% nel 2025

Il Piano rifiuti mira a raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel Lazio entro il 2025. Attualmente la differenziata a livello regionale è al 47,3%, con un aumento di oltre 25 punti percentuali negli ultimi sette anni, mentre per la prima volta dal 2003 è diminuita la produzione di rifiuti nel Lazio, scendendo sotto i 3 milioni di tonnellate all’anno (riduzione di 53.000 tonnellate). 


Nel prossimo triennio verranno investite ulteriori risorse, pari ad oltre 50 milioni di euro, per sostenere i Comuni nell’applicazione della Tarip, nella creazione di isole ecologiche e di centri di compostaggio. Saranno promosse agevolazioni per imprese e Comuni che riducono la produzione di rifiuti, verrà favorita la realizzazione di centri per il riuso, oltre ad una serie di misure e di iniziative per tutte le tipologie di rifiuti.

Legalità e controllo

Dopo i diversi casi illeciti che si sono registrati nella gestione del ciclo dei rifiuti si è deciso di inserire tra gli obiettivi specifici del Piano anche il rafforzamento delle attività di controllo e di vigilanza in materia di tutela ambientale e misure per la legalità e la sicurezza. Uno strumento che sarà un aiuto importante nella gestione delle attività amministrativa, sia per i procedimenti autorizzatori da concedere e in rinnovo, che per la realizzazione di nuove strutture di trasformazione o trattamento sul territorio regionale. 

Un ulteriore piano di rafforzamento deve riguardare la tematica delle verifiche sugli impianti autorizzati, attraverso controlli in rete con altre autorità competenti, che possano ampliare la gamma degli accertamenti in ragione delle competenze di ciascun ente (Arpa Lazio, Asl, Carabinieri Forestali ecc.).

“Il nuovo Piano dei Rifiuti 2019/2025 rappresenta una preziosa opportunità per sostenere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti: dobbiamo affrontare con serietà e lungimiranza questo tema per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, l’autosufficienza e sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura. Ringrazio il Consiglio per l’importante contributo apportato al Piano: un lavoro emendativo che ha saputo arricchire diversi aspetti del nuovo strumento di pianificazione”.

Così, Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti.

Leggi anche:
L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio affidato ad ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza
Adottato il nuovo PRGR della Regione Lazio. Le novità.

Conai, Ruini nuovo presidente

Luca Ruini è il nuovo presidente del Consorzio nazionale imballaggi (Conai). Lo ha eletto all’unanimità, durante la sua prima riunione a Milano, il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio che aveva già designato i nuovi consiglieri lo scorso 6 luglio a Milano in occasione dell’Assemblea annuale. Ruini prende oggi il testimone da Giorgio Quagliuolo: sarà presidente per il triennio 2020-2022.

Emiliano d’adozione, 55 anni, è già stato membro del Consiglio di Amministrazione Conai dal 2002 al 2008 e dal 2011 al 2017, operando su tutti i tavoli coinvolti nella definizione del sistema italiano di gestione del Packaging Waste e guidando il Gruppo di lavoro Prevenzione.

Laureato in Ingegneria elettronica all’Università di Bologna con indirizzo microelettronico-gestionale, dal 2008 Ruini è Direttore Sicurezza, Ambiente & Energia del Gruppo Barilla.

Sono stati eletti vice presidenti del Consorzio Angelo Tortorelli, in rappresentanza della componente degli utilizzatori commerciali e distributori, e Domenico Rinaldini, in rappresentanza della componente produttori.

Istituito dal Decreto Ronchi del 1997, Conai opera senza fini di lucro e si occupa dell’avvio a riciclo o a recupero energetico dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale.

Nel 2019 il sistema consortile ha permesso di avviare a riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggio: un totale di 9 milioni e 560mila tonnellate sui 13 milioni e 655mila immessi al consumo. Se alle cifre del riciclo si sommano quelle del recupero energetico, le tonnellate di rifiuti di imballaggio recuperate superano gli 11 milioni, quasi l’81% dell’immesso al consumo.

Igiene urbana: nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde

Nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde che si occupano di Ambiente. Il 13 luglio 2020, nella sede di Confservizi Lombardia – l’associazione che rappresenta le aziende dei servizi pubblici locali sul territorio regionale lombardo e patrocina il progetto – è stato firmato il Patto di Rappresentanza per la promozione e lo sviluppo della gestione pubblica del servizio igiene urbana. Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia. 

Fanno parte della rete: ACCAM SpA di Busto Arsizio (VA), AEMME LINEA AMBIENTE srl di Legnano (MI), AMAGA SpA di Abbiategrasso (MI), ASM MAGENTA srl di Magenta (MI), BRIANZA ENERGIA AMBIENTE SpA e BRIANZA ENERGIA GESTIONI SpA di Desio (MB), CEM AMBIENTE SpA di Cavenago Brianza (MB), CORE SpA di Sesto S.G. (MI), MANTOVA AMBIENTE srl di Mantova, SERVICE 24 AMBIENTE srl di Tavernerio (CO) e SILEA SpA di Valmadrera (LC). 

Insieme le dieci aziende pubbliche partecipate da 284 Enti (283 Comuni e la Provincia di Monza e Brianza), garantiscono servizi per un territorio di 3.003.632 abitanti. Impegnano oltre 889 lavoratori, con un fatturato complessivo che supera i 290 milioni di euro.  
Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia è unarete di imprese pubbliche con uno strettissimo legame con gli Enti locali ed il territorio che rappresentano, unite dallo strumento giuridico del contratto di rete. Si tratta di gestori di uno o più ambiti della filiera del servizio di igiene urbana che, insieme, hanno creato di fatto un primo ciclo integrato completo nella gestione ambientale che va dalla raccolta differenziata dei rifiuti alla gestione di impianti per il loro recupero e la trasformazione della parte indifferenziata in energia*, dal servizio di pulizia strade, alla gestione di impianti di recupero delle terre di spazzamento. Green Alliance rappresenta il primo esempio fattivo di economia circolare su base regionale. 

Le dieci aziende dei servizi essenziali condividono, inoltre, un approccio di sostenibilità alla gestione del servizio erogato che, come hanno dimostrato in più occasioni in questo delicato momento di emergenza sanitaria, denota una particolare vicinanza ai cittadini e all’economia dei propri territori, attenti all’ambiente e attivi nel sociale.
L’obiettivo principale di Green Alliance è creare sinergie industriali in grado di garantire la qualità dei servizi, incrementando la capacità innovativa e competitiva, ma anche minori costi per i cittadini. 

Il Programma di rete appena firmato impegnerà, ma non solo, le aziende nei prossimi 5 anni a:
– attivare sinergia sugli acquisti e gare di aggregazione di volumi
– promuovere ricerca e sviluppo congiunte su tematiche di economia circolare e verificare la possibilità di realizzazione congiunta di progetti relativi
– generare sinergie industriali e operative a livello regionale e nazionale, avviare collaborazioni con cluster analoghi o complementari;
– rappresentare gli interessi comuni e condivisi nei confronti degli stakeholder istituzionali e associativi di riferimento (attraverso attività di presidio e posizionamento, presentazione e illustrazione di proposte, documenti, richieste, suggerimenti, studi, ricerche…);
– far cultura dell’Ambiente, promuovere campagne comuni di sensibilizzazione rivolte alla società civile in materia di produzione dei rifiuti nell’ottica dell’economia circolare. 
L’esperienza nasce come Rete di Impresa aperta a tutte le aziende di igiene ambientale a maggioranza pubblica della Lombardia, già nei prossimi mesi sono attesi nuovi ingressi.


Daniela Mazzuconi, portavoce di Green Alliance, nel dichiarare la piena soddisfazione per questo primo e importante risultato raggiunto, ha sottolineato: “E’ particolarmente significativo lo spazio di collaborazione che si è venuto a creare tra aziende a forte controllo pubblico, non affidate a logiche di puro mercato, e che oggi abbiamo concretizzato davanti a un notaio. Si discute molto ai nostri giorni di beni comuni e tra di essi non possiamo non collocare l’ambiente e i pubblici servizi: chi meglio delle società pubbliche può, e potrà sempre più in prospettiva, contribuire a politiche volte alla piena realizzazione della cosiddetta ecologia integrale? In questa linea si pone la rete a cui oggi ufficialmente si è dato l’avvio, dopo un lavoro serrato volto ad approfondire e a valutare l’orizzonte complessivo. Vogliamo occuparci di politiche industriali che, nell’ottica di un’economia circolare, realizzino le attese dei cittadini e rispondano sempre più alla loro domanda di servizi buoni, efficienti, efficaci nel conseguimento degli obiettivi, economicamente sostenibili e con un forte valore aggiunto in materia ambientale. Essere insieme, inoltre, ci impegna non solo a realizzare economie di scala laddove possibile, ma ci stimola ad un forte confronto tra noi e ci spinge ad affrontare insieme, ad esempio, ambiti di ricerca altrimenti preclusi alle singole società, che consentiranno anche innovazioni tecnologiche, nuovi servizi e programmazioni di ampio respiro. Il colpo d’occhio sui servizi oggi già offerti dalle singole aziende è impressionante e la dice lunga sulla lungimiranza di tanti amministratori locali che nel corso del tempo, per quanto attiene il profilo ambientale, hanno contribuito a costruire, praticamente dal nulla, una risposta estremamente robusta per i bisogni delle nostre comunità e – va aggiunto – una realtà così rilevante nei numeri dal punto di vista economico. Adesso bisognerà conseguire insieme – e sottolineo insieme – nuovi traguardi”. 

“Green Alliance – spiega Lorenzo Bagnacani di Mantova Ambiente, coordinatore tecnico della parte gestionale – vuole rappresentare un braccio operativo industriale nell’ambito dell’economia circolare, una rete d’imprese che farà dell’innovazione il suo tratto distintivo, non solo nell’interesse delle imprese associate e a beneficio dei territori gestiti, ma anche per come intende porsi rispetto alle grandi sfide che il nostro Paese deve affrontare in merito alla sostenibilità. Rappresentiamo aziende pubbliche che colgono la sfida del rinnovamento nella consapevolezza che un progetto condiviso consente di coltivare ambizioni e risultati di maggior valore per la costruzione di un futuro diverso”  
 “Siamo di fronte a uno dei primi casi di rete di impresa di aziende pubbliche che gestiscono servizi di igiene ambientale in Italia – ha commentato Alessandro Russo Presidente di Confservizi Lombardia –  Oggi promuoviamo con la Green Alliance un modello di crescita che non è quello delle acquisizioni, ma della rete operativa industriale sulla scia della riuscita esperienza della Water Alliance”. 

“Quella di oggi è molto più di una semplice alleanza – ha detto Marco Cipriano, amministratore unico di Core S.p.a Coordinatore del Settore Ambiente di Confservizi Lombardia –  è una scelta strategica per un giusto sviluppo sostenibile, ambientale e sociale per un’economia circolare”.

Fonte: Eco dalle Città

‘Il Recovery Fund sia verde’, l’appello degli ambientalisti italiani

Il piano per la ripresa di 1,85 trilioni di euro proposto dalla Commissione europea e in particolare il nuovo strumento Next Generation EU introdotto al fine di garantire che nessun paese venga lasciato indietro nel post-Covid, rappresenta un pacchetto di stimolo senza precedenti a favore dell’Unione, che potrebbe innescare una ripresa verde prospera e giusta dell’Italia e dell’Europa.

Tuttavia, malgrado le buone intenzioni, la Commissione non definisce in maniera esaustiva le condizionalità green associate al fondo che, ad una attenta lettura, risultano largamente facoltative.

In particolare, il pacchetto Resilience and Recovery Facility (RRF), il più corposo del Next Generation EU, e per il quale l’Italia potrebbe risultare la maggiore beneficiaria, non è associato ad alcuna lista di esclusione che garantisca che i fondi non siano utilizzati a scapito del clima e dell’ambiente.

A denunciarlo  le associazioni ambientaliste Legambiente, Kyoto Club, Cittadini per l’Aria, T&E e Greenpeace Italia, che, in vista della riunione straordinaria del Consiglio Europeo di domani 17 luglio, in cui si discuterà il Piano per la ripresa in risposta alla crisi Covid-19 hanno inviato un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiedendo un intervento immediato per allineare la proposta della Commissione agli obiettivi climatici europei.

Un appello che riecheggia quello  che la coalizione europea dei Green 10 – che riunisce i dieci più importanti network ambientali europei, con oltre 54 milioni di membri –  ha già lanciato ai decisori politici chiedendo che i piani di spesa per lo strumento RRF siano vincolati all’impegno dell’Europa a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Le associazioni impegnate in Italia rivolgono oggi il medesimo corale appello al presidente del Consiglio, sottolineando la duplice importanza che tale tema riveste per il nostro Paese, sia in termini di opportunità, essendo l’Italia la maggiore potenziale beneficiaria del fondo RRF, sia in termini di responsabilità, considerando il ruolo del nostro paese nell’ambito della COP26, il Green New Deal italiano caposaldo del contratto di governo e dunque il dovere di tenere alta l’ambizione ambientale e climatica dell’Italia e dell’Europa in questa trattativa.

In particolare, le associazioni avanzano nella nota tre richieste a Conte: Supportare una chiara distinzione delle transizioni “verde” e “digitale”; supportare l’introduzione di una lista di esclusione su cosa non è finanziabile per assicurare che i piani di spesa non contengano alcuna voce che possa arrecare danno al clima o all’ambiente; assicurare che almeno il 50% del Resilience and  Recovery Facility sia destinato a progetti legati al clima e si basi sullo strumento della Tassonomia.

Il ruolo che il Governo Italiano può e deve giocare in sede europea è estremamente importante, essendo uno dei maggiori beneficiari del Recovery Fund – dichiarano le associazioni. Si tratta di un’occasione storica per il nostro Paese, per reagire alla crisi economica derivante dalla pandemia al contempo realizzando quella rivoluzione verde tanto necessaria quanto urgente, con una giusta transizione che sappia coniugare lavoro, ripresa economica e tutela dell’ambiente. Il cambiamento climatico- se ignorato- avrà conseguenze ben più devastanti di quelle che oggi osserviamo in relazione alla recessione da COVID-19 e utilizzare questi fondi in un’economia business as usual sarebbe un errore imperdonabile”.

Fonte: Eco dalle Città

Emilia Romagna, l’amministrazione Bonaccini punta all’80% di raccolta differenziata

Presentato il Programma di mandato 2020-2025 della Giunta guidata da Stefano Bonaccini. Uno dei cinque pilastri del documento è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale che tra gli obiettivi una differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, l’11 giugno è intervenuto nell’Aula dell’Assemblea legislativa regionale per presentare il Programma di mandato 2020-2025 della propria Giunta. Uno dei cinque pilastri del documento (scaricabile al link al fondo, ndr) è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale. Si legge nella nota della Regione:

L’Emilia-Romagna farà propri i 17 obiettivi dell’Agenda delle Nazioni e dell’Agenda 2030, misurando ogni azione agli effetti reali che produce. Da qui il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima da sottoscrivere entro l’estate con tutte le rappresentanze istituzionali e sociali del territorio per arrivare all’azzeramento delle emissioni climalteranti entro il 2050, e il passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035. Oltre a un Piano strategico quinquennale di investimenti in prevenzione del dissesto idrogeologico, il raddoppio delle risorse da 50 a 100 milioni di euro in 5 anni per la cura del territorio con la manutenzione di corsi d’acqua, versanti e litorali e altri 600 cantieri per la difesa del suolo affidati già entro quest’anno per 103 milioni di euro. Raccolta differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale, ambientale ed equa e strategia plastic free (grazie a 5 R: riconvertire, ridurre, ripulire, da rifiuto a risorsa).

il programma 2020-2025 (pdf, 1.11 MB)

DL crescita, firmato decreto attuativo che sblocca 210 milioni per l’innovazione nell’economia circolare

Vengono supportati i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese, anche in partenariato tra loro o con organismi di ricerca, di importo non inferiore a 500mila euro e non superiore a 2 milioni di euro, nei diversi settori dell’economia circolare

ll Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha firmato il decreto attuativo per sostenere l’innovazione nell’ambito dell’economia circolare, attraverso le agevolazioni previste nel Decreto Crescita.

Con questa misura, il MiSE sostiene la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative e sostenibili, al fine di promuovere la riconversione delle attività produttive verso un modello di economia circolare in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse abbia una maggiore durata e la produzione di rifiuti sia ridotta al minimo.

Il decreto interviene con 150 milioni di euro per la concessione dei finanziamenti agevolati a valere sulle risorse del fondo FRI e con 60 milioni di euro per la concessione dei contributi alla spesa a valere sul Fondo sviluppo e coesione e sul Fondo per la crescita sostenibile. Sono previste due riserve, ognuna pari a circa la metà degli stanziamenti: una per i progetti delle imprese di piccole e medie dimensioni e delle reti di imprese nell’intero territorio nazionale ed una destinata esclusivamente ai progetti da realizzare nel Mezzogiorno.

E’ possibile inoltre attivare ulteriori co-finanziamenti da parte delle Regioni e Province autonome come stabilito in sede di Conferenza unificata.

In particolare, vengono supportati i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese, anche in partenariato tra loro o con organismi di ricerca, di importo non inferiore a 500mila euro e non superiore a 2 milioni di euro, nei diversi settori dell’economia circolare individuati dal bando.

Il decreto – in corso di registrazione presso la Corte dei Conti – stabilisce i criteri, le condizioni e le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale verrà invece pubblicato il provvedimento di apertura dei termini per la presentazione delle domande.

Fonte: Eco dalle Città

L’economia circolare nella Fase 3: ecco cosa prevede il ‘Piano Colao’

Tra le azioni che si prefigge di mettere in atto spiccano l’incentivazione a biocombustibili e bioplastiche, la legge Salvamare, la semplificazione delle normative sull’End of Waste, la regolazione della Responsabilità estesa del produttore

Il piano per la Fase 3 del “comitato di esperti in materia economica e sociale”, nominato dal governo Conte e guidato da Vittorio Colao, è stato appena pubblicato. Nelle 121 pagine del dossier, intitolato “Iniziative per il rilancio 2020-2022”, ci sono anche diverse misure green racchiuse nella sezione”Infrastrutture e Ambiente, volano del rilancio”. Ai punti 31 e 32 ce ne sono alcune dedicate a rifiuti ed economia circolare, tra cui spiccano l’incentivazione a  biocombustibili e bioplastiche, la legge Salvamare, la semplificazione delle normative sull’End of Waste, la regolazione della Responsabilità estesa del produttore. Ecco di seguito il testo:

Economia circolare d’impresa, Gestione rifiuti e acque reflue

Adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l’attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico specifico sul modello della transizione energetica (che includa anche finanziamenti a centri di ricerca dedicati e incentivi a fondi di Venture Capital che agevolino technology transfer tra aziende). Definire e finanziare investimenti infrastrutturali nel ciclo dei rifiuti urbani e industriali e nella depurazione e riutilizzo delle acque reflue, con particolare attenzione a quei comuni che rientrano in procedura infrazione UE

Contesto

▪ La gestione dei rifiuti e delle attività di depurazione dell’acqua non è equamente sviluppata sul territorio nazionale e non soddisfa per la maggior parte dei casi le direttive Cee imposte dall’UE (e.g, direttiva 91/271/Cee per la depurazione) esponendo lo Stato ad avvisi reiterati che si traducono in sanzioni pecuniarie e processi di moratoria

▪ La gestione dei rifiuti e l’economia circolare stanno assumendo sempre più rilevanza in quanto ogni anno l’Italia genera ca. 170 Mln di tonnellate di rifiuti in continua crescita (2-3x vs crescita Pil nel ’19) e a causa della mancanza di impianti per la gestione di rifiuti sono in aumento le quote esportate (+15%, di cui ca.40% esportato in Paesi del Far-east)

▪ È necessario ridurre e valorizzare i rifiuti (industriali e urbani) sfruttandoli in maniera virtuosa e incentivando spillover positivi con l’obiettivo di sviluppare un’economia circolare sostenibile e profittevole

Azioni specifiche:

a. Sviluppare un piano strategico specifico per l’economia circolare sul modello della transizione energetica comprensivo di norme, incentivi e fondi per la gestione e il riciclo dei rifiuti urbani e industriali

– Incentivare adeguatamente biocombustibili e bioplastiche, oltre alla gestione e conversione dei rifiuti sotto tutte le forme “waste-to” (-material, -energy, -fuel, -hydrogen, -chemical)

– Incentivare recupero e corretto smaltimento delle plastiche, non solo imballaggi, anche attraverso l’applicazione della cosiddetta legge Salvamare, opportunamente modificata

– Introdurre agevolazioni fiscali per aziende che utilizzano una quota minima di materiali riciclati rivedendo anche alcuni limiti normativi (e.g. percentuale del materiale riciclato, utilizzo del 50%+ di materia vergine nelle bottiglie di plastica -DM 21/03/1973, normative su prodotti con materie prime certificate)

– Finanziare investimenti di aziende/ centri di ricerca che innovano e sviluppano nuovi materiali eco-sostenibili, anche incentivando la nascita di fondi di Venture Capital a favore di technology transfer 

– Semplificare i requisiti per accesso a fondi R&D di nuove tecnologie, di valorizzazione di rifiuti e acque reflue, e il successivo impiego sperimentale1

– Semplificare e revisionare le normative esistenti al fine di rendere efficace sia il trattamento dei rifiuti che la gestione dell’End of Waste, favorendo il recupero e corretto smaltimento delle plastiche

– Regolare in modo puntuale la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per favorire riciclo e riutilizzo dei materiali in coerenza con gli obiettivi comunitari dell’economia circolare

– Rafforzare gli appalti verdi della PA (green public procurement), aggiornando i criteri ambientali minimi (CAM) seguendo i principi di circolarità

b. Adeguare l’infrastrutturazione degli impianti per il ciclo dei rifiuti e per la depurazione e riutilizzo delle acque reflue con priorità per i comuni che ne sono sprovvisti e che rientrano in procedura di infrazione EU

c. Definire iter alternativi ed efficienti per il riutilizzo delle acque reflue

– Privilegiare l’utilizzo di acque reflue nel settore agricolo per ridurre lo stress idrico, assicurando un piano di monitoraggio dei requisiti minimi qualitativi delle acque e incentivando l’utilizzatore finale

Fonte: Eco dalle Città

Zero waste Europe: “Direttiva discariche UE rischia un effetto boomerang”

Uno dei cardini del pacchetto sull’economia circolare, adottato nel 2018, è la nuova direttiva sulle discariche. Gli obiettivi strategici della nuova direttiva sono sostanzialmente gli stessi della politica dell’UE sulle discariche definita nel 1999. Tuttavia, un nuovo elemento chiave determinato dalla nuova direttiva è l’obiettivo di minimizzazione delle discariche, che obbliga gli Stati membri a limitare l’importo di rifiuti urbani destinati a essere smaltiti in discarica al 10% o meno di rifiuti urbani generati entro il 2035.

Sebbene l’obiettivo di minimizzazione delle discariche sembri essere in linea con gli obiettivi strategici della direttiva quadro sui rifiuti (massimizzazione della preparazione per il riciclaggio e il riutilizzo, obblighi di raccolta differenziata di tipi specifici di rifiuti) il nuovo obbligo genera anche obiettivi operativi che possono contraddire i principi generali dell’economia circolare dell’ Agenda UE.

Le prove dimostrano che il raggiungimento della soglia del 10% è estremamente impegnativo e può spingere i responsabili delle decisioni a investire sull’incenerimento dei rifiuti in modo da ridurre al minimo le discariche. Questo può creare una situazione di blocco, con i rifiuti costretti a passare dall’incenerimento, contravvenendo ai principi e agli obiettivi strategici del pacchetto sull’economia circolare.
Inoltre, la soglia definita in percentuale potrebbe anche scoraggiare le misure di riduzione dei rifiuti in quanto non importa il quantitativo mandato in discarica, conta solo che sia il 10% del totale.

Per questo motivo, Zero Waste Europe raccomanda di modificare la direttiva sulle discariche in due modi complementari, così da allinearlo ai principi generali e agli obiettivi strategici dell’agenda dell’UE sull’economia circolare:
● Impostare l’obiettivo della discarica facendo riferimento a un anno di riferimento, anziché a “un dato anno”. Ciò premerebbe gli sforzi sulla riduzione dei rifiuti, che sono collocati più in alto nella gerarchia dei rifiuti e dovrebbero essere considerati come “Piano A” per la sostenibilità.
● Adottare un obiettivo di discarica in kg di rifiuti per persona all’anno, anziché una percentuale, in modo da premiare quelle aree (comunità, autorità locali) che stanno attuando strategie di gestione progressiva dei rifiuti per ridurre al minimo la generazione di rifiuti residui. L’obiettivo in kg / persona / anno può sostituire quello in percentuale o semplicemente completarlo stabilendo che uno dei due si applichi.

La Toscana approva una nuova legge sull’economia circolare, si prosegue coi tavoli tematici

Dopo i protocolli d’intesa già firmati negli scorsi mesi per il distretto tessile pratese e i due dedicati al comparto conciario (risalenti a marzo e ottobre dell’anno scorso), la Regione Toscana continua a battere la strada dei tavoli tematici coi distretti produttivi per irrobustire l’economia circolare: ieri il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una nuova legge in materia: Disposizioni in materia di economia circolare per i rifiuti e modifiche alla legge regionale 29 luglio 1996, n.60.

La normativa istituisce tavoli tecnici tematici, suddivisi a seconda del comparto produttivo o di servizio interessato, per individuare le modalità tecnologiche volte a favorire la prevenzione della produzione dei rifiuti; il reimpiego, il riciclo, il riuso e il recupero degli scarti; il fabbisogno impiantistico e tecnologiche necessarie per il trattamento dei rifiuti non reimpiegabili; gli interventi per favorire il mercato dei prodotti riciclati a minore impatto ambientale. Ai tavoli parteciperanno le strutture regionali di volta in volta competenti, le associazione rappresentative dei settori produttivi, Arpat; Arrr; Ato, le imprese coinvolte, gli organismi tecnici competenti in materia di rifiuti.

«I tavoli che questa normativa istituisce riguarderanno nello specifico – spiega il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd) –  il settore produttivo del lapideo, in particolare l’estrazione del marmo, il tessile, il cartario, il siderurgico, il conciario e la chimica, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e quelli da costruzione e demolizione, i fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue e il ciclo integrato dei rifiuti urbani. Altri distretti produttivi potranno essere inseriti dalla Giunta attraverso una delibera».

Dagli esiti dei tavoli tecnici tematici si prevede la redazione di un documento d’azione con le relative soluzioni impiantistiche necessarie all’ottimizzazione della gestione dei rifiuti generati in Toscana, nel rispetto del principio di prossimità e della pianificazione vigente. La proposta prevede inoltre che il rilascio delle autorizzazioni regionali relative agli impianti che trattano rifiuti speciali – oppure relative ad impianti che trattano congiuntamente rifiuti urbani e speciali – dovrebbe soddisfare il fabbisogno impiantistico segnalato ai tavoli e riportato nel documento d’azione, sebbene le attività di gestione di rifiuti speciali siano sul libero mercato (come noto infatti rientra nel perimetro dei servizi pubblici la gestione dei rifiuti urbani, nonostante su questo piano la distinzione tra le due categorie sia ormai fittizia).

«L’economia circolare – commenta Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico – è legata strettamente alla competitività del sistema produttivo della nostra regione. Ho chiesto di inserire nella legge anche il siderurgico perché porta con sé il tema fondamentale delle bonifiche, sul quale il Paese è molto indietro ma possiamo svolgere un lavoro d’avanguardia se facciamo sì che i rifiuti della siderurgia vengano riusati nel ciclo o divengano materie seconde utilizzabili per la realizzazione di infrastrutture ed opere pubbliche». Esemplare da questo punto di vista il caso delle acciaierie di Piombino, dove i 50 milioni euro promessi nel 2014 per le bonifiche non sono mai arrivati e anche il progetto di risanamento del territorio portato avanti da Rimateria è sfociato in un concordato preventivo.

«In attesa di una legge di sistema che arriverà nella prossima legislatura – aggiunge Anselmi – lasciamo in eredità un provvedimento serio che struttura i tavoli e mette le basi per una reale economia circolare in Toscana» Il riferimento implicito è al nuovo Piano regionale rifiuti e bonifiche (Prb), che scade quest’anno: una sua nuova versione è stata annunciata dal 2018, ma è rimasta in fase di elaborazione e ormai si andrà a dopo le elezioni regionali. La legge approvata ieri è «un piccolo contributo – conferma Giacomo Giannarelli (M5S) – ma chiaramente non è il Piano regionale dei rifiuti, già scaduto e che dovrà essere affrontato dalla prossima legislatura».

Nel frattempo l’impianto complessivo del provvedimento approvato ieri è condivisibile anche per il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra Tommaso Fattori, che pure parla di «cavalli di troia pericolosi. L’uso della parola recupero alludendo a quello termico risponde ad un modello lineare», dichiara Fattori annunciando emendamenti – poi respinti dall’Aula – per  sbarrare la strada a impianti e stabilimenti come quello della Kme di Barga. Sulle modifiche proposte da Fattori, il presidente Baccelli spiega che cassare il concetto di recupero in generale «sospettando che si intenda gassificare o bruciare, significa attribuire al legislatore intenzioni che non corrispondono al vero». Come se la stessa gerarchia europea disegnata per chiudere il cerchio della gestione rifiuti non prevedesse esplicitamente, dopo il recupero di materia e prima della discarica, proprio il recupero energetico.

Fonte: GreenReport