Cton Fest: un successo la serata sui rifiuti

Quello della gestione rifiuti è un tema che riscuote sempre maggior interesse, non solo fra amministratori ed operatori del settore. Se ci fosse stata la necessità di ulteriori conferme, è arrivata la serata dedicata all’argomento nell’ambito del Cton Fest – Festival del Paesaggio di Corigliano d’Otranto.

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Nella suggestiva cornice del Castello Volante, di fronte ad una nutrita platea hanno dibattuto del tema Rossano Ercolini, presidente di ZeroWaste Italia e ZeroWaste Europe e Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER, moderati da Raffaele Cesari.

Durante il dibattito si è parlato a lungo di Etica, dei conflitti di interesse che hanno finora penalizzato il settore (ai quali ESPER si è sottratta con l’adozione di uno stringente codice etico), di riduzione dei rifiuti, di tariffazione puntuale e di economia circolare. Best practices, analisi di criticità e propositi per il futuro prossimo sono stati il collante della serata. Scandita da numerosi applausi della platea.
Il CTON Festival è stato organizzato dalla Associazione Prendi Posizione

Augusta: con l’EcoFesta si conclude il progetto Fare con Meno

Fare con Meno. E’ un buon proposito, ma soprattutto il nome del progetto che ha animato negli ultimi mesi la cittadina di Augusta. Un progetto redatto da ESPER e finanziato dal Ministero Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, finalizzato “alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione o/e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’eco intrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare“. Il finanziamento è approdato ad Augusta grazie alla richiesta del Commissario Carmela Librizzi che ha sfruttato lo status dei comuni sciolti per presunte infiltrazioni mafiose. Un progetto che l’amministrazione Di Pietro ha gestito a partire dal gennaio 2017 per nove mesi.

L’EcoFesta era iniziata il 28 con un Eco-Aperitivo sul tema “La sostenibilità ambientale è di moda!“. Il giorno successivo, quattro workshop tematici: Sinergie pubbliche private, dagli Acquisti Verdi alle azioni nelle GDO contro lo spreco alimentare; Il Riuso: definire un modello di gestione sul territorio che coinvolga anche le GDO; Gestione dello scarto organico: dalle piccole comunità all’importanza di un sistema di compostaggio di qualità; Il nostro rapporto con l’acqua: dalla gestione pubblica al ruolo dei cittadini.
Il pranzo per i corsisti si è tenuto nella Casa di Reclusione di Augusta ed è stato preparato dai detenuti. Nel pomeriggio è stata inaugurata la prima compostiera di comunità costruita con la partecipazione dei detenuti e la collaborazione di Rifiuti Zero Sicilia. La casa del compost, così appellata per le grandi dimensioni, è in grado di assorbire l’organico prodotto da circa 120 persone. È costituita da 3 camere, di cui due chiuse, in cui si introduce l’organico e avviene il processo di compostaggio, una aperta per lo stoccaggio della frazione secca (segatura, sfalci di potatura,) che viene aggiunta all’organico. L’Ecofesta si è conclusa con una concerto alla Villa Comunale.

Al termine della manifestazione l’assessore Danilo Pulvirenti si è dichiarato soddisfatto del lavoro svolto e dei risultati raggiunti: “È gratificante osservare come la cooperazione tra realtà come Ministero, Comune, Scuola e Carcere porti a risultati così prestigiosi. Queste due giornate di festa sono state la conferma che anche attraverso attività ludico-ricreative si possa parlare di buone pratiche, riuso, rispetto e sostenibilità.”

Supermarket del riuso e del riciclo: la Svezia sempre più virtuosa

Mentre il resto del mondo ancora sta imparando a rapportarsi correttamente con il riciclo, la città svedese di Eskilstuna da ormai due anni ha aperto un centro commerciale dove è possibile acquistare solo beni usati e/o riciclati. Il centro commerciale – ReTuna Återbruksgalleria – comprende diversi negozi con prodotti usati, riciclati o sostenibili. Il nome del centro commerciale, unisce “Tonno”, il soprannome per la città, “Återbruk”, che significa riutilizzo e “Galleria” o centro commerciale.

Non esiste un padrone, nessuno in particolare possiede il centro commerciale o l’idea: le persone dietro ReTuna Återbruksgalleria sono una squadra di ambientalisti con sede a Eskilstuna, che si sono posti l’obiettivo di rendere la loro città migliore, limitando fortemente la produzione di rifiuti. “Crediamo che la decisione di aprire Retuna derivi da una combinazione di politici coraggiosi, dal desiderio di essere il Comune più virtuoso nella gestione dei rifiuti e dalla volontà di affrontare la sfida della gestione dei rifiuti in modo completamente nuovo – spiega Anna Bergstrom, uno dei fondatori del progetto – Sulla base di questi input si sono mossi di comune accordo l’Amministrazione Comunale, la società di cui faccio parte (Eskilstuna Energi och miljö, una società pubblica municipalizzata) e un paio di buoni lobbyisti”.

Il centro commerciale è stato lanciato nell’agosto 2015, affrontando notevoli difficoltà iniziali. Oggi il centro commerciale è frequentato da una media di 600/700 persone al giorno.

Gli stessi clienti vengono incoraggiati a lasciare gli oggetti che non utilizzano più. Sarà poi la squadra di ReTuna, a visionare, selezionare, ripulire ed eventualmente aggiustare gli oggetti ricevuti che poi verranno rimessi in vendita.

Con una forza lavoro di 50 dipendenti, il centro commerciale dispone di nove negozi attivi, che vendono pezzi riutilizzati che vanno da abiti usati, biciclette, articoli sportivi, materiali da costruzione, mobili e arredi. All’interno dello stabile ci sono anche un ristorante, un centro didattico, una sala conferenze e una sala riunioni.

L’usato dai risvolti ecologisti

Una nuova ricerca dimostra l’importanza dell’economia circolare per l’ambiente, specialmente nel settore automobilistico.

Il mercato dell’usato ha permesso nel 2016 di tagliare l’emissione di circa 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. Lo rivelano i risultati della ricerca Second Hand Effect, condotta dai norvegesi dello Schibsted Media Group – tra i leader mondiali nel settore dei marketplace digitali – insieme all’IVL, l’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale.

La ricerca ha avuto come campione 8 paesi della zona Europea e del Mediterraneo (Italia, Spagna, Francia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco) e si è basata sui dati provenienti dai relativi marketplace controllati da Schibsted.

Nel dettaglio, il report ha calcolato un risparmio totale di 16,378,725 tonnellate di CO2, ripartite in 12,667,880t per le automobili, 3,209,692t per oggetti di casa e personali, 866,034t per l’elettronica e 215,671t per sport e hobby. La categoria dei motori gioca ovviamente un ruolo determinante.

Francia e Italia guidano le statistiche e si consolidano come le nazioni di punta nella vendita dell’usato; entrambi i paesi hanno raggiunto numeri nettamente superiori ai restanti. In Francia, tramite la piattaforma Leboncoin, sono state totalizzate 7,523,733t di CO2 risparmiate, mentre nel Bel paese, l’outlet Subito.it ha misurato un totale di 6,095,827t.

Dal report fuoriescono numeri più precisi legati direttamente ai territori italiani. Per le regioni, la Lombardia si è dimostrata essere la più virtuosa, totale di CO2 risparmiata in tutto il Paese. Tra le più significative seguono poi la Campania (15,15), il Lazio (10,3%), il Veneto (9,2%) e il Piemonte (7,5%). Per quanto riguarda le province, invece, Napoli e Roma si posizionano ai vertici, risparmiando rispettivamente il 10,6% e l’8,3% di anidride carbonica; a seguire Milano (5,6%), Torino (5%) e Brescia (2,8%).

La Second Hand Economy, quindi, svolge una funzione molto importante nel nostro paese, sia in termini puramente economici – il business vale 19 miliardi di Euro, circa l’1,1% del PIL nazionale, come dimostrato nelle osservazioni di Daxo per Subito.it – che per la salvaguardia degli ecosistemi. L’economia circolare è un modello che propone anche una nuova concezione di consumismo, la quale ribalta l’attuale sistema, oramai sempre meno sostenibile: con l’obiettivo di allungare la vita degli oggetti si diminuisce la necessità di costruirne di nuovi da immettere sul mercato. E, in questo modo, viene ridotta sensibilmente la produzione di gas serra.

Con i disastri causati dal cambiamento climatico, la continua diffusione di processi sociali ed economici a ridotto impatto ambientale rappresenta un elemento di speranza per il risolvimento di questa enorme problematica.

Fonte: Regioni e Ambiente

Economia circolare: Minambiente lancia due bandi per un totale di 2,1 milioni di euro

Novecento mila su tecnologie rifiuti elettrici-elettronici, 1,2 milioni su ecodesign e categorie non servite da consorzi. Il ministro: “Accettata sfida nel contesto europeo, puntare su innovazione”

Due bandi per un totale di 2,1 milioni destinati a finanziare le nuove tecnologie al servizio dell’economia circolare. Con la firma del ministro Gian Luca Galletti e la pubblicazione sul sito del ministero dell’Ambiente partono due iniziative di prevenzione e riduzione degli impatti negativi derivanti dalla gestione di alcuni particolari categorie dei rifiuti: il primo bando, da 900 mila euro, è destinato al cofinanziamento di progetti di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (i RAEE), mentre il secondo da 1,2 milioni si rivolge a quelle categorie di rifiuti non rientranti tra quelle già servite dai consorzi di filiera, all’ecodesign dei prodotti e alla corretta gestione dei relativi rifiuti.

“L’Italia – afferma il ministro Gian Luca Galletti – ha già accettato la sfida dell’economia circolare, nel contesto del forte impegno continentale che si sta concretizzando nel Pacchetto europeo sulla ‘Circular Economy’: proprio per questo abbiamo bisogno di lavorare sull’innovazione e soprattutto in quei terreni nei quali c’è più bisogno di elevare le performance ambientali: apriamo dunque questa opportunità al settore pubblico e ai privati, contando di ricevere un grande riscontro e ottime idee per il nostro Paese”.

I bandi puntano all’uso efficiente delle materie prime, allo sviluppo e al potenziamento della circolarità tra la gestione dei rifiuti e il mercato di prodotti e materiali, favorendo il reimpiego in nuovi cicli produttivi. L’obiettivo è l’incentivazione su scala industriale di tecnologie innovative e sostenibili per il trattamento di materiali provenienti da prodotti complessi a fine vita, come anche lo sviluppo dell’ecodesign dei prodotti per facilitare l’industria dello smontaggio, la separazione delle singole componenti e l’avvio al riciclo delle matrici ambientali. I progetti finanziati dovranno essere caratterizzati da elevata replicabilità e dalla possibilità di un rapido trasferimento dei risultati all’industria per l’attuazione degli interventi.

Il contributo assegnato per ciascuna delle iniziative progettuali ammesse a finanziamento non può essere inferiore a centomila euro e superiore trecentomila, comprensivo di ogni onere. Le istanze di ammissione dovranno essere redatte utilizzando il Modulo scaricabile dal sito www.minambiente.it, alla sezione “Bandi e avvisi”.

Regione Puglia, approvata legge contro gli sprechi alimentari. Mennea: ‘Un aiuto ai nuovi poveri’

“Finalmente diamo regole certe per la raccolta dei generi alimentari non più idonei alla commercializzazione o alla ristorazione e anche dei farmaci, ma ugualmente buoni e utili per una distribuzione alle famiglie o ai singoli. Creiamo una rete virtuosa che potrà dare un aiuto ai nuovi poveri, persone che a causa della disoccupazione o anche di una separazione familiare hanno difficoltà ad avere il necessario per vivere. In questo senso le politiche sociali del nostro Governo regionale trovano la loro più piena attuazione”.

Lo ha detto Ruggiero Mennea, consigliere regionale Pd e componente della quarta commissione, venerdì 5 maggio dopo l’approvazione all’unanimità in aula della legge su “Recupero e riutilizzo di eccedenze alimentari” della quale è primo firmatario (a sottoscriverla anche i colleghi Mazzarano, Blasi, Caracciolo. Lacarra, Pentassuglia, Campo, Abaterusso, Romano, Colonna, Pellegrino). La norma è in linea con quella nazionale, nota come ‘legge Gadda’, entrata in vigore lo scorso settembre.

La ‘legge Mennea’ propone, in sette articoli, forme di intervento per valorizzare l’attività di solidarietà e beneficenza svolta dai soggetti coinvolti, attraverso la raccolta e la redistribuzione dei generi alimentari non idonei alla commercializzazione ma commestibili per l’uomo o adatti all’alimentazione animale; dei pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione autorizzati; delle eccedenze della giornata e anche dei prodotti agricoli non raccolti, che altrimenti verrebbero destinati alla distruzione; dei prodotti farmaceutici. Le eccedenze alimentari o agroalimentari e quelle di farmaci possono, così, essere destinate gratuitamente alle fasce fragili della società, ormai sempre più ampie, attraverso l’attività di raccolta di onlus, cooperative, organizzazioni ed associazioni caritative e di beneficienza. Non secondario sarà il ruolo del mondo agricolo accanto a quello della grande distribuzione.

Numerosi i soggetti attuatori (comuni, enti privati e pubblici, imprese produttrici, imprese di distribuzione, imprenditori agricoli e farmacie) impegnati tutti in una grande impresa di solidarietà coordinata da un tavolo regionale. L’attivazione degli interventi è sostenuta da una dotazione finanziaria di 600.000 euro. L’obiettivo è di recuperare la quota regionale dei circa 5,6 milioni di tonnellate su base nazionale di eccedenze alimentari tra settore primario, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo che altrimenti verrebbero smaltite come rifiuti. Infatti un articolo aggiuntivo, su proposta del M5S, introduce la previsione per i Comuni di riduzioni tariffarie della tassa sui rifiuti per le attività di produzione e distribuzione di beni alimentari che compendino interventi per la riduzione degli sprechi alimentari.

Inoltre rientrano tra le risorse la distribuzione sul territorio, anche gli alimentari confiscati idonei al consumo umano o alimentare, come da emendamento proposto dal consigliere Cosimo Borraccino (Si). Prevista la promozione di iniziative di sensibilizzazione della popolazione e anche di un tavolo regionale (composto da Anci, associazioni del terzo settore, Città metropolitana e Province) per coordinare le iniziative previste dalla legge e quelli del pronto intervento sociale. Negli appalti per la ristorazione collettiva gestiti dalla Regione o da enti controllati verranno, inoltre, previsti criteri preferenziali in favore delle imprese che garantiscono il minor volume di sprechi alimentari e il loro recupero per l’alimentazione umana o animale.  “Questa legge – ha concluso – vuole rappresentare un gesto semplice che ha una forte valenza sociale, culturale, ambientale e umana. Ci auguriamo di trovare, per questo, la collaborazione di tutti”.

Fonte: Eco dalle Città

Olanda, a un anno dalla nuova legge l’uso dei sacchetti in plastica è sceso del 71%

Secondo un sondaggio commissionato dal Ministero delle Infrastrutture e Ambiente olandese, l‘uso dei sacchetti monouso in plastica è sceso del 71% dal gennaio 2016, da quando in pratica il governo ha deciso di istituire il divieto di cessione gratuita dei sacchetti in plastica monouso.

I dati sono stati diffusi direttamente dalla ministra dell’ambiente Sharon Dijksma, e raccontano di come grazie all’introduzione del divieto i comportamenti degli olandesi in un anno siano cambiatidrasticamente. Infatti circa il 60% dei clienti di panettieri e macellai porta con se una borsa riutilizzabile quando va a fare acquisti, mentre la percentuale scende al 40% peri clienti della grande distribuzione.

Come già accaduto in Irlanda e Gran Bretagna, anche in Olanda la maggior parte dei commercianti e rivenditori ha sposato lo spirito della legge contro i sacchetti monouso e, nel giro di dodici mesi, ha sostituito i comuni sacchetti in plastica con sacchetti riutilizzabili in carta o in tela. Mentre solo il 3 per cento dei venditori ambulanti e il 5 per cento dei grandi magazzini continuano a offrire ai propri clienti sacchetti in plastica monouso. Sempre secondo i dati diffusi dalla ministra Dijksma, gli ambulanti fanno pagare ai propri clienti una media di 6,9 centesimi a sacchetto di plastica, mentre la cifra sale nella grande distribuzione fino a 10 centesimi per sacchetto. In casi eccezionali, come verificato dal ministero, un sacchetto di plastica può costare fino a 29 centesimi.

Un altro dato che giustifica l’entusiasmo della ministra è relativo alla composizione dei rifiuti prodotti e abbandonati dagli olandesi, Infatti dalle analisi e dai controlli condotti dal ministero risulta un calo del 40% del numero di sacchetti di plastica abbandonati: “Non solo sono meno sacchetti in commercio – ha commentato la ministra Sharon Dijksma – ma il divieto ha portato ad una riduzione tangibile della quantità di rifiuti di plastica sulle strada e in acqua”.

La legge olandese contro i sacchetti in plastica

Dal 1 ° gennaio 2016 i commercianti olandesi non possono più cedere gratuitamente al cliente sacchetti in plastica ma possono solamente venderlo. Il divieto di cessione gratuita è esteso a tutti i tipi di sacchetti in plastica, di plastica riciclata, biodegradabili e compostabili. Il divieto non si applica ai soli sacchetti in plastica per la protezione dei prodotti alimentari.

Inoltre il governo olandese non ha fissato un prezzo, o una tassa come è accaduto per esempio in Gran Bretagna o Irlanda, ma se da un lato ha lasciato i commercianti liberi di fissare il prezzo di ricarica per ogni singolo sacchetto, dall’altro ha consigliato ai negozianti “un prezzo raccomandato” di 0,25 centesimi di euro per sacchetto. Inoltre il sacchetto è assoggettato a suo volta ad una imposta sul valore aggiunto (Iva) del 21% di IVA così da obbligare il commerciante a dover indicare il prezzo (e quindi la cessione non gratuita) all’interno dello scontrino.

Fonte: Eco dalle Città

Economia circolare, il Parlamento europeo chiede target più ambiziosi

Con 59 voti a favore, 7 contrari e 1 astensione oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato l’ok alla relazione sull’economia circolare portata avanti da Simona Bonafè (S&D), che chiede modifiche al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015, alzando l’asticella degli obiettivi.

L’europarlamentare italiana in questi mesi ha sottolineato più volte l’esigenza di «un quadro normativo trasparente e stabile» per il reale sviluppo dell’economia circolare, con target di riciclo chiari e modalità di calcolo uniformi sul territorio dell’Ue (quando ad oggi ancora mancano anche entro i confini italiani, nonostante le linee guida sulla raccolta differenziata pubblicate dal ministero dell’Ambiente).

In particolare, nella relazione a firma Bonafè si chiede vengano raggiunti al 2030 un tasso di avvio a riciclo pari al 70% per i rifiuti urbani (80% per gli imballaggi) e contemporaneamente una riduzione dei conferimenti in discarica al 5%, il dimezzamento dello spreco alimentare e una riduzione nella produzione dei rifiuti tutti intervenendo alla fonte: «Costruendo prodotti che siano più riciclabili, più facili da riparare e riusare».

«Non possiamo più costruire il nostro futuro su un modello ‘usa e getta’ – commenta Bonafè – ma prepararci ad una transizione che, considerando l’intero ciclo del prodotto, genera non solo nuove risorse produttive, ma opportunità di lavoro, innovazione e protezione per le persone e per l’ambiente». La commissione Ambiente ha espresso dunque il suo favore, e il voto in plenaria è atteso il 13-16 marzo, in vista del negoziato con Commissione e Consiglio. Quello di oggi è «un primo importante passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti finalmente in grado di trasformare l’emergenza in una grande opportunità economica e occupazionale», commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni, sottolineando che «nel frattempo anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere con forza una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono a un accordo ambizioso con il Parlamento. Nel nostro Paese sono in gioco almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, che possono essere creati grazie allo sviluppo dell’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo».

Al momento l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere i target richiesti dalla relatrice Bonafé, come mostra l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – e tacendo sulla gestione dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese sono il quadruplo degli urbani ma non vengono neanche toccati dal pacchetto legislativo sull’economia circolare avanzato dalla Commissione europea (qui le quattro direttive in ballo).

A livello europeo, secondo le stime della Commissione Ue il raggiungimento degli obiettivi approvati dalla commissione dell’Europarlamento potrebbe significare la creazione di 580mila posti di lavoro entro il 2030, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese Ue grazie a un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. Anche autorevoli analisi indipendenti – come quella della Ellen MacArthur Foundation contenuta nel rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe – confermano l’impatto straordinariamente positivo che un’economia più circolare potrebbe avere sul Vecchio continente, non da ultimo tagliando in modo significativo l’emissione di gas serra.

Eppure l’attuale Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker ha proposto obiettivi meno ambiziosi rispetto a quella precedente, sotto l’egida Barroso: proprio gli obiettivi rilanciati oggi da Simona Bonafè non fanno che riprendere in gran parte i vecchi target europei, mostrando in modo plastico i passi indietro compiuti dall’Ue negli ultimi anni in fatto di leadership ambientale.

 

Fonte: Luca Aterini per Green Report

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line