PFU riciclati: nuova vita nei maneggi

Economia circolare non significa solo creare in circolo virtuoso delle risorse. Economia circolare significa anche riuscire a intuire dove un problema possa essere trasformato in un’opportunità di sviluppo e tutela ambientale. L’esempio più lampante arriva dalla filiera del riciclo PFU. In Italia sono circa 350mila le tonnellate di pneumatici fuori uso da gestire annualmente, un rifiuto problematico considerato sia il volume di ingombro che la scarsa biodegradabilità e la facilità di combustione.

Partendo da questa doppia sfida ambientale c’è chi, come Ecopneus, ha contribuito a creare una solida realtà di innovazione sostenibile. La società è il principale responsabile della gestione dei PFU a livello nazionale dovendo garantire il corretto recupero di oltre il 70% del totale degli pneumatici arrivati ogni anno a fine vita. Una vera e propria missione che si traduce oggi in risultati concreti che vanno al di là della semplice tutela ambientale. Parliamo della creazione di strade “silenziose”, materiali isolanti, campi di calcio, pavimenti antitrauma. È lunga la lista dei nuovi prodotti nati da gomme e copertoni, e che oggi hanno raggiunto soprattutto il mondo dello sport e del design.

Il riciclo PFU entra nei maneggi

Una di queste applicazioni, forse la meno conosciuta dai non addetti ai lavori, è rappresentata dalle pavimentazioni antisdrucciolo per animali, soluzione che da diversi anni si sta diffondendo soprattutto in maneggi e scuderie. Perché proprio qui? Perché il piano d’appoggio rappresenta un fattore cruciale per la salute dei cavalli. I tradizionali pavimenti “rigidi”, comunemente in calcestruzzo, sottopongono articolazioni e legamenti degli animali ad una notevole sollecitazione che ne danneggia a lungo andare la salute. Inoltre, sono solitamente scivolosi, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di non corretta deambulazione dell’animale, stress e danni causati dalle cadute.

Ecopneus, in collaborazione con Unione Italiana Sport Per tutti (UISP), è impegnata ormai da tempo a diffondere presso le strutture associate UISP i vantaggi delle superfici per lo sport realizzate con gomma riciclata da PFU. Vantaggi che, nel caso delle scuderie per cavalli, si traducono direttamente in un miglior benessere dell’animale. Un’adeguata pavimentazione in gomma, infatti, oltre a contribuire a risolvere molti dei problemi legati alla gestione quotidiana del cavallo, garantisce un appoggio morbido e confortevole, isola da pavimenti umidi, freddi o caldi, sopperisce alle irregolarità del pavimento e annulla il rischio di scivolamento.

Senza contare che una pavimentazione in gomma riciclata migliora notevolmente le condizioni igienico sanitarie in scuderia. E lo sa bene Juanita, cavalla araba di 13 anni del centro ippico Tashunka di Todi.  Juanita è allergica al fieno, un problema che richiede la massima attenzione nei confronti degli ambienti dove l’animale vive. Problema oggi risolto con le nuove pavimentazioni che hanno consentito di eliminare quasi del tutto il ricorso ai materiali da lettiera, facilitando le operazioni di pulizia in scuderia ed aumentando notevolmente la salubrità degli ambienti. Il costo iniziale di realizzazione è all’incirca uguale al costo di una pavimentazione in cemento, ma la riduzione degli infortuni, dei costi per la lettiera, e la riduzione della manutenzione necessaria, contribuiscono a rendere questa tipologia di pavimentazioni un valido investimento se guardiamo a tutto il ciclo di vita (circa 10-15 anni).

Pavimenti da gomma riciclata: tre applicazioni pratiche

Pavimenti antiscivolo

In tutte quelle situazioni dove è necessario proteggere il cavallo da rischi di scivolamento, come nei corridoi, nel lavaggio o in mascalcia, l’elasticità delle pavimentazioni in gomma, consentendo allo zoccolo di affondare leggermente, aumenta la stabilità dell’animale. All’interno della scuderia, con il cavallo sempre in movimento, molti sono i punti dove i vantaggi di questa soluzione possono fare la differenza: assicurano un elevato grip al cavallo nel corridoio, diminuiscono il rischio di scivolamento in doccia, rendono più stabile e confortevole il lavoro del maniscalco.

Pavimenti per box

Per rendere confortevole la permanenza dell’animale nel box viene usualmente utilizzata un’importante quantità di lettiera, che può essere truciolo, paglia, cocco o altro, con elevato costo di acquisto, smaltimento e manodopera. Le piastre in gomma riciclata abbattono queste problematiche, diminuiscono drasticamente l’utilizzo di lettiera, aumentano il benessere del cavallo, rendono la gestione della scuderia più economica.

Pavimenti per mezzi di trasporto

La forma modulare delle mattonelle in gomma consente di utilizzare queste piastre anche come pavimentazione per i veicoli di trasporto dei cavalli. Le caratteristiche tecniche delle piastre assicurano il comfort dell’animale durante il viaggio, rendendo sicuro il fondo e facilitando le operazioni di pulizia. I cavalli sono frequentemente sottoposti a numerosi e lunghi trasferimenti e il peso del fondo costituisce un vincolo importante per la scelta della soluzione adatta. Posizionare un pavimento in gomma riciclata sul fondo di trailer, van, o qualunque altro mezzo di trasporto, favorisce l’assorbimento delle vibrazioni e aumenta la stabilità, migliorando la permanenza e la sicurezza del cavallo durante i trasferimenti.

Fonte: Rinnovabili.it

Conai: consultazione per le linee guida sulla progettazione di imballaggi in plastica riciclabili

È stata aperta la fase di consultazione pubblica sulle linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in plastica promosse da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e realizzate in collaborazione con un team di esperti composto da designer dell’Università IUAV di Venezia e professionisti di Corepla.
Fino al 31 gennaio 2017 attraverso una semplice procedura di registrazione, all’indirizzo www.progettarericiclo.com, le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, i selezionatori, i riciclatori e il mondo associativo potranno contribuire con i propri commenti, con proposte di modifica o con richieste di chiarimenti.

Al termine della consultazione pubblica e in base alle segnalazioni, commenti e modifiche recepite, Conai procederà alla pubblicazione del testo definitivo delle Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico.
Il documento precede il recepimento delle direttive europee in materia di economia circolare, e rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno di CONAI a favore della progettazione sostenibile degli imballaggi – che tenga cioè in conto delle modalità di riciclo a fine vita – e consiste nell’analisi puntuale di ogni fase del processo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica al fine di mettere in luce i passaggi cruciali e poter fornire indicazioni progettuali efficaci per facilitarne il riciclo.

Consulta anche la pagina: http://www.conai.org/prevenzione/pensare-al-futuro/progettare-riciclo

 

fonte: e-gazette

Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro

E’ il beneficio ottenuto in termini di minor import di materia prima grazie al recupero degli scarti. Secondo i dati del Was, il Waste Strategy Report 2016, i 75 top player dei rifiuti urbani hanno un fatturato quasi tre volte maggiore di quello del calcio italiano

Economia circolare: prove di crescita. I primi frutti dell’aumento della raccolta differenziata cominciano a vedersi. Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel Was, il Waste Strategy Report 2016 presentato da Althesys, società di ricerca in campo ambientale ed energetico. Il settore cresce e c’è un notevole potenziale di occupazione perché ad esempio nel Meridione 2,3 milioni di tonnellate di scarti organici non vengono raccolti in maniera differenziata e quindi non sono trasformati in compost o energia.

“L’evoluzione delle politiche dei rifiuti in direzione dell’economia circolare stanno trasformando profondamente il settore del waste management: le dimensioni del business aumentano e il perimetro delle varie filiere si allarga”, si legge nel rapporto. “E’ un processo che stimola l’innovazione e crea nuovi mercati”.

Per l’Italia, un paese in cui le materie prime non abbondano, lo sviluppo del settore industriale basato sul recupero dei materiali può rappresentare una spinta importante anche in termini occupazionali. Secondo i calcoli della Ue spingendo sull’economia circolare l’Italia entro il 2025 potrebbe portare il beneficio economico a 12 miliardi di euro l’anno grazie al risparmio di materie prime. E, a livello continentale, la posta in gioco – secondo le stime della Commissione europea – è costituita da 580 mila posti di lavoro e da un taglio di circa il 3% delle emissioni serra.

“Finora la carenza di aziende con strutture adeguate ha frenato, soprattutto al Sud, lo sviluppo dell’industria del riciclo”, spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. “Inoltre ci sono anche ostacoli normativi che hanno rallentato il pieno utilizzo delle materie prime seconde, cioè dei rifiuti trattati in sicurezza e trasformati. Ma cominciano a moltiplicarsi segnali incoraggianti”.

Ad esempio nel settore cartario la produzione di materie prime seconde da raccolta differenziata è quasi raddoppiata passando dal 26% del 2000 al 47,7% del 2015. Per lo sviluppo futuro molto dipenderà da alcuni decreti in ballo. Ad esempio quello sulla tariffa puntuale (in modo da far pagare meno ai cittadini virtuosi e di più a chi butta tutto nell’indifferenziata). E quelli sull’end of waste, che facilitano il processo di recupero stabilendo con chiarezza quando un rifiuto cessa di essere tale e si trasforma in materia prima seconda.

Fonte: Antonio Cianciullo per Repubblica.it

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, ‘costretto’ ad investire in Spagna

Corrado Dentis, imprenditore del settore riciclo materie plastiche: “Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori”

Vorrei partire dal 2011, quando avvenne l’acquisizione dell’azienda spagnola “PET Compania Para Su Reciclado” da parte di Dentis. Una decisione presa nel momento in cui iniziava a manifestarsi la crisi del mercato italiano del riciclo della plastiche. Vista questa coincidenza, Le vorrei chiedere se la scelta di investire in Spagna è stata dettata da una pura opportunità economica o se è stata anche frutto della situazione italiana?
La scelta è stata frutto di una ponderazione approfondita su quelle che erano le prospettive italiane e non. Se venisse a vedere il nostro stabilimento di Sant’Albano Stura (Cuneo), vedrebbe che c’è un’area predisposta per il raddoppio dello stabilimento che attualmente vede ancora rovi ed erbacce. Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. Purtroppo abbiamo preso la decisione di non insistere più sullo stabilimento italiano. Una scelta correlata all’andamento del nostro settore. Abbiamo approfondito le dinamiche soprattutto legate all’approvvigionamento dei materiali da riciclare. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori dall’Italia. Presa questa decisione, abbiamo fatto una serie di analisi su quella che sarebbe stata l’opportunità più interessante. Dopo tutta una serie di considerazioni e di valutazioni, abbiamo deciso di investire in Spagna, a Valencia.

Quali sono le condizioni non legate al mercato che via hanno indotto a non investire nell’allargamento dello stabilimento di Sant’Albano Stura?
Mi rifaccio ad un mio recente intervento nell’ambito del forum “La nuova riforma europea sui rifiuti e il ruolo del riciclo della plastica nell’economia circolare”. In quella occasione ho evidenziato le dinamiche che oggi continuano a non funzionare nell’ambito di una mancata logica di mercato che caratterizza l’Italia.

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, 'costretto' ad investire in SpagnaHo portato all’attenzione della tavola rotonda alcuni elementi. Come operatori del riciclo, per quanto riguarda gli approvvigionamenti degli imballaggi in plastica da post-consumo, oggi dipendiamo da Corepla. In Italia non abbiamo altre forme, se non le quantità che riusciamo ad ottenere con aggiudicazioni attraverso le aste telematiche dettate dal Consorzio. Tuttavia, non è tanto la modalità a preoccupare. Il vero grande problema, che ho sottoposto all’attenzione del Forum, è la mancanza di investimenti nell’innovazione dei prodotti.

Ho preso a campione gli ultimi tre bilanci Corepla (2013-2014-2015) per analizzare quelli che sono stati gli investimenti in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti. Il mercato dei riciclatori, infatti, ha bisogno di nuovi prodotti su cui far crescere le proprie attività e per andare nella direzione tracciata con i nuovi obiettivi europei di riciclo. Oggi Corepla è intorno al 25% di materiale avviato al riciclo rispetto agli imballaggi in plastica immessi al consumo. E se guardiamo agli investimenti in ricerca e sviluppo nel triennio 2013-2015, a fronte di ricavi superiori al miliardo e 200 milioni di euro, il Consorzio ha investito circa un milione e 500 mila euro ( cifra corrispondente solamente allo 0,1 % del fatturato ) in nuovi prodotti. Rapportandoci invece a quello che è l’immesso al consumo (che secondo gli ultimi dati disponibili è di poco superiore ai 2 milioni e 100 mila tonnellate), i nuovi prodotti proposti da Corepla ai riciclatori sono stati solamente due, un prodotto a base di polipropilene (IPP) e un altro a base di film di polietilene di piccole dimensioni (FILS), che equivalgono in tutto a 55 mila tonnellate. Rispetto a oltre due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica di immesso al consumo, stiamo parlando di poco più del 2,5%. Praticamente nulla.

Davanti a questa mancanza di investimento da parte del sistema, come si può pensare che le industrie del riciclo possano crescere? Crescono se hanno più materiale da riciclare. Se non c’è materia su cui effettuare il riciclo, o se cresce in maniera risibile, i riciclatori rimangono al punto in cui erano,spariscono di conseguenza nuove opportunità occupazionali ed incombono i nuovi obbiettivi della Comunità Europea.

Qual è la situazione del mercato spagnolo?
Il quadro che ho tracciato prima ha confermato la bontà della scelta di andare in un altro Paese dove abbiamo trovato un terreno più fertile e volumi più importanti da avviare al riciclaggio meccanico ; siamo oggi market leader di settore in Spagna, diamo lavoro a più di 70 persone e quest’anno ricicleremo più di 90.000 t. di bottiglie PET da raccolta differenziata. Tuttavia anche in Spagna c’è del lavoro da fare. Anche lì si può raccogliere di più e meglio. Il fatto che potessero raccogliere di più è però stato alla base della nostra decisione. Volevamo inserirci in un contesto in cui le raccolte differenziate potessero crescere, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi in plastica da avviare a riciclo. Un potenziale, come già detto, ancora fortemente inespresso in Italia.

 

Fonte: Giuseppe Iasparra per Eco dalle Città

Vetro, appello all’UE: «Incentivare il riciclo di materiali permanenti»

Dopo essere stato immesso sul mercato, utilizzato e gettato via, se correttamente raccolto e processato, unimballaggio in vetro può diventare materia prima seconda in maniera rapida ed economica, ed essere riciclato all’infinito senza la minima perdita delle sue intrinseche proprietà chimico-fisiche. In parole povere, il vetro da riciclo è un “materiale permanente” e la sua filiera ha tutte le carte in regola per rappresentare uno dei cuori pulsanti dell’economia circolare europea. Queste le considerazioni che emergono da una ricerca scientifica commissionata da Feve, federazione europea dei produttori di contenitori in vetro, e realizzata dall’istituto italiano di ricerca Stazione sperimentale del vetro, e che consacrano ancora una volta il vetro da imballaggi come uno dei materiali chiave nel percorso europeo verso una gestione sempre più sostenibile delle risorse naturali.

Dopo aver analizzato le proprietà chimico-fisiche del vetro, il comportamento assunto dalle sue molecolenell’arco dei processi di riciclo e le differenze con gli altri materiali da imballaggio (come i polimeri plastici), i ricercatori hanno concluso che «gli imballaggi in vetro usati possono essere riciclati in nuovi contenitorisenza alcuna necessità di integrazione con nuova materia prima e senza degradazione della struttura intrinseca del materiale». Un po’ come avviene con la maggior parte dei metalli, spiegano i ricercatori, sostenendo per questo che proprio come i metalli il vetro può e deve essere incluso nel novero dei cosiddettimateriali permanenti. E qui cominciano i problemi, perché se dal punto di vista lessicale il concetto di “materiale permanente” è ormai da tempo entrato a far parte del vocabolario dell’economia circolare, dal punto di vista giuridico, invece, la sua valenza resta piuttosto ambigua e indefinita.

L’espressione “permanent material” compare per la prima volta in una risoluzione adottata nel 2012 dal Parlamento Europeo sulla “Strategia al 2020 per una gestione efficiente delle risorse”. Da quella volta, tuttavia, non si è mai provveduto a dotarla di una più precisa ed organica definizione su base normativa. Il dibattito è tornato ad accendersi nei giorni scorsi dopo che la Commissione industria, ricerca ed energia dell’Europarlamento, nell’ambito della discussione sul cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”, ha votato favorevolmente la proposta di introdurre incentivi per quei materiali che possano essere riciclati più volte senza perdere le loro proprietà intrinseche. I materiali permanenti, appunto, sui quali i produttori di imballaggi in vetro (così come i produttori di imballaggi metallici) chiedono da tempo all’Ue di imperniare le future misure europee su riciclo e rifiuti e sulla cui natura giuridica il voto all’Europarlamento potrebbe contribuire a fare chiarezza.

«L’industria chiede con forza il riconoscimento dello status di “materiale permanente” – commenta Vitaliano Torno, presidente di Feve – per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’industria estrattiva, dallo sfruttamento del suolo e dai combustibili fossili nella produzione di imballaggi. Accogliamo con piacere il voto della Commissione industria, ricerca ed energia – prosegue Torno – e speriamo che la Commissione Ambiente confermi questo fondamentale passo in avanti verso la nascita di una vera economia circolare in Europa». Del resto, che nel panorama europeo dell’economia circolare il vetro occupi un posto di assoluto rilievo lo dimostrano i numeri: secondo Feve nel 2015 l’Europa ha raggiunto un tasso medio del 74% di raccolta e avvio a riciclo proprio grazie a caratteristiche peculiari degli imballaggi in vetro come la recuperabilità all’infinito e la marcata economicità del loro processo di riciclo. «Ad ogni modo – aggiunge però Torno – la situazione varia ancora da Paese a Paese, e il risultato è che ancora oggi il 26% di bottiglie e barattoli finisce inesorabilmente nelle discariche europee. La revisione della legislazione europea sui rifiuti con il Pacchetto Economia Circolare dovrà incentivare il riciclo multiplo, per fornire all’industria materiale di buona qualità e a prezzi contenuti».

Fonte: riciclanews.it

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

Comuni Virtuosi, al via il concorso che premia le “buone pratiche” delle amministrazioni locali

Buona gestione del territorio, efficienza energetica, mense biologiche e mobilità sostenibile. Sono questi alcuni dei criteri per valutare le amministrazioni italiane che partecipano al Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Giunto alla decima edizione, è aperto a tutti i Comuni italiani, che possono candidare uno o più progetti già sperimentati o in fase di sperimentazione a sostegno di politiche che promuovano “buone pratiche locali” e in particolare la “salvaguardia dell’ambiente”.

Presentazione dei progetti entro il 31 ottobre – L’aspetto della “prevenzione e l’accuratezza della rendicontazione e misurazione dei risultati ottenuti” sarà uno dei punti principali considerati dalla giuria. Le adesioni da parte dei Comuni interessati dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 ottobre 2016 all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org. Necessario includere una scheda riassuntiva di presentazione dell’iniziativa intrapresa come l’ente locale promotore, la categoria specifica del progetto (gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita), breve descrizione, tempi di realizzazione, enti coinvolti erisultati raggiunti. Possono partecipare al bando anche organizzazioni, onlus, comitati e cooperative che intendano valorizzare le migliori esperienze promosse dall’amministrazione del proprio Comune di residenza.

I vincitori – Entro novembre la graduatoria finale indicherà le idee considerate più rilevanti e i partecipanti saranno informati dei risultati via e-mail. Al vincitore, che sarà premiato sabato 10 dicembre presso il Palazzo del Governatore a Parma, verranno regalati 2.500 euro da vincolare ad iniziative di “risparmio energetico o di educazione ambientale nelle scuole”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Progetto italiano si aggiudica bando internazionale per recupero materie prime critiche

Non solo le cosiddette “terre rare”, ma anche cobalto, antimonio, grafite, tantalio, oro, argento, platino e rame. Tutte materie prime “critiche” in quanto sempre meno disponibili in natura e – al contrario – sempre più richieste all’interno dei moderni processi industriali, con conseguente (e grande) valore economico. Si tratta di materiali presenti in abbondanza all’interno dei Raee – i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – ma che ad oggi non recuperiamo con la giusta efficienza.

Allo stato attuale – specificano da Ecodom,  Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio degli elettrodomestici – nei Paesi UE vengono generate ogni anno circa 9,9 milioni di tonnellate di Raee; di questo quantitativo, appena il 30% è avviato a una corretta procedura di trattamento, riuso e riciclo, mentre la percentuale di recupero delle materie prime preziose e rare non supera l’1%.

Per incrementare tale performance, a dir poco deficitaria, e auspicabilmente ridurre l’estrazione delle materie prime critiche vergini, è stato formulato il bando di gara internazionale Critical Raw Material Closed Loop Recovery – che ha visto confrontarsi progetti provenienti da Italia, Germania, Regno Unito e Turchia – e ha infine decretato 3 vincitori: a vincere sono stati i progetti presentati dalle aziende britanniche Axion Consulting e Re-Tek e dall’italiana Ecodom.

Il bando, promosso da Erp – European recycling platform in collaborazione con Wrap, Earn, Wuppertal Institute e Ktn (con il contributo finanziario di Life – Comunità europea) si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 un incremento del 5% nel recupero dai Raee delle componenti critiche: grazie al finanziamento accordato, i tre progetti selezionati entreranno da questo mese nella fase di sperimentazione che ne valuterà l’applicabilità e la sostenibilità su larga scala e che si concluderà il 30 giugno 2018.

«Ecodom è davvero orgogliosa di poter contribuire all’opportunità di incrementare il tasso di recupero delle materie prime critiche dai Raee – commenta Luca campadello, Projects & researches manager del Consorzio – L’idea vincente del progetto è semplice: i dispositivi più interessanti (cellulari e smartphone, videogiochi, Pc, tablet, videocamere) e i dispositivi riutilizzabili saranno raccolti e trattati separatamente dal resto delle apparecchiature per aumentare la concentrazione dei materiali critici e facilitarne il recupero».

I test di raccolta e recupero delle materie prime critiche sono la prima tappa in un progetto del valore di 2,1 milioni di euro e della durata di tre anni e mezzo: i risultati della fase di sperimentazione saranno alla base delle nuove linee guida in materia di raccolta, trattamento e riciclo dei Raee in tutta Europa.

Fonte: greenreport.it

Rio 2016: quando l’oro è (un po’) verde!

Le medaglie delle Olimpiadi di Rio, al via il 5 agosto, sono state realizzate applicando importanti criteri di sostenibilità: oro senza mercurio, argento e bronzo da materiali di riciclo, nastri in plastica riciclata.

L’oro della medaglia più ambita è stato prodotto completamente senza l’uso di mercurio.
In quelle d’argento e di bronzo il 30 per cento del materiale utilizzato proviene da materiali di recupero.  I processi di estrazione e raffinazione dei metalli delle medaglie sono avvenuti nel rispetto di criteri ambientali e di diritti del lavoro.
Nei nastri per le medaglie, il 50 per cento della plastica proviene dal riciclo delle bottiglie di plastica raccolte da un’associazione di persone che traggono da questa attività i proventi per vivere.  I contenitori delle medaglie sono stati realizzati esclusivamente con legno legale e sostenibile (certificato dal FSC).
Complessivamente, per creare le medaglie sono state impiegate 2,5 tonnellate di metalli. Gli ambiti premi peseranno 500 grammi l’uno e ogni medaglia ha richiesto due giorni di lavorazione.
Per i Giochi Paralimpici, le medaglie produrranno un suono che cambierà a seconda del materiale (il suono più forte per quelle d’oro).

Fonte: Acquistiverdi.it