Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, ‘costretto’ ad investire in Spagna

Corrado Dentis, imprenditore del settore riciclo materie plastiche: “Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori”

Vorrei partire dal 2011, quando avvenne l’acquisizione dell’azienda spagnola “PET Compania Para Su Reciclado” da parte di Dentis. Una decisione presa nel momento in cui iniziava a manifestarsi la crisi del mercato italiano del riciclo della plastiche. Vista questa coincidenza, Le vorrei chiedere se la scelta di investire in Spagna è stata dettata da una pura opportunità economica o se è stata anche frutto della situazione italiana?
La scelta è stata frutto di una ponderazione approfondita su quelle che erano le prospettive italiane e non. Se venisse a vedere il nostro stabilimento di Sant’Albano Stura (Cuneo), vedrebbe che c’è un’area predisposta per il raddoppio dello stabilimento che attualmente vede ancora rovi ed erbacce. Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. Purtroppo abbiamo preso la decisione di non insistere più sullo stabilimento italiano. Una scelta correlata all’andamento del nostro settore. Abbiamo approfondito le dinamiche soprattutto legate all’approvvigionamento dei materiali da riciclare. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori dall’Italia. Presa questa decisione, abbiamo fatto una serie di analisi su quella che sarebbe stata l’opportunità più interessante. Dopo tutta una serie di considerazioni e di valutazioni, abbiamo deciso di investire in Spagna, a Valencia.

Quali sono le condizioni non legate al mercato che via hanno indotto a non investire nell’allargamento dello stabilimento di Sant’Albano Stura?
Mi rifaccio ad un mio recente intervento nell’ambito del forum “La nuova riforma europea sui rifiuti e il ruolo del riciclo della plastica nell’economia circolare”. In quella occasione ho evidenziato le dinamiche che oggi continuano a non funzionare nell’ambito di una mancata logica di mercato che caratterizza l’Italia.

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, 'costretto' ad investire in SpagnaHo portato all’attenzione della tavola rotonda alcuni elementi. Come operatori del riciclo, per quanto riguarda gli approvvigionamenti degli imballaggi in plastica da post-consumo, oggi dipendiamo da Corepla. In Italia non abbiamo altre forme, se non le quantità che riusciamo ad ottenere con aggiudicazioni attraverso le aste telematiche dettate dal Consorzio. Tuttavia, non è tanto la modalità a preoccupare. Il vero grande problema, che ho sottoposto all’attenzione del Forum, è la mancanza di investimenti nell’innovazione dei prodotti.

Ho preso a campione gli ultimi tre bilanci Corepla (2013-2014-2015) per analizzare quelli che sono stati gli investimenti in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti. Il mercato dei riciclatori, infatti, ha bisogno di nuovi prodotti su cui far crescere le proprie attività e per andare nella direzione tracciata con i nuovi obiettivi europei di riciclo. Oggi Corepla è intorno al 25% di materiale avviato al riciclo rispetto agli imballaggi in plastica immessi al consumo. E se guardiamo agli investimenti in ricerca e sviluppo nel triennio 2013-2015, a fronte di ricavi superiori al miliardo e 200 milioni di euro, il Consorzio ha investito circa un milione e 500 mila euro ( cifra corrispondente solamente allo 0,1 % del fatturato ) in nuovi prodotti. Rapportandoci invece a quello che è l’immesso al consumo (che secondo gli ultimi dati disponibili è di poco superiore ai 2 milioni e 100 mila tonnellate), i nuovi prodotti proposti da Corepla ai riciclatori sono stati solamente due, un prodotto a base di polipropilene (IPP) e un altro a base di film di polietilene di piccole dimensioni (FILS), che equivalgono in tutto a 55 mila tonnellate. Rispetto a oltre due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica di immesso al consumo, stiamo parlando di poco più del 2,5%. Praticamente nulla.

Davanti a questa mancanza di investimento da parte del sistema, come si può pensare che le industrie del riciclo possano crescere? Crescono se hanno più materiale da riciclare. Se non c’è materia su cui effettuare il riciclo, o se cresce in maniera risibile, i riciclatori rimangono al punto in cui erano,spariscono di conseguenza nuove opportunità occupazionali ed incombono i nuovi obbiettivi della Comunità Europea.

Qual è la situazione del mercato spagnolo?
Il quadro che ho tracciato prima ha confermato la bontà della scelta di andare in un altro Paese dove abbiamo trovato un terreno più fertile e volumi più importanti da avviare al riciclaggio meccanico ; siamo oggi market leader di settore in Spagna, diamo lavoro a più di 70 persone e quest’anno ricicleremo più di 90.000 t. di bottiglie PET da raccolta differenziata. Tuttavia anche in Spagna c’è del lavoro da fare. Anche lì si può raccogliere di più e meglio. Il fatto che potessero raccogliere di più è però stato alla base della nostra decisione. Volevamo inserirci in un contesto in cui le raccolte differenziate potessero crescere, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi in plastica da avviare a riciclo. Un potenziale, come già detto, ancora fortemente inespresso in Italia.

 

Fonte: Giuseppe Iasparra per Eco dalle Città

Vetro, appello all’UE: «Incentivare il riciclo di materiali permanenti»

Dopo essere stato immesso sul mercato, utilizzato e gettato via, se correttamente raccolto e processato, unimballaggio in vetro può diventare materia prima seconda in maniera rapida ed economica, ed essere riciclato all’infinito senza la minima perdita delle sue intrinseche proprietà chimico-fisiche. In parole povere, il vetro da riciclo è un “materiale permanente” e la sua filiera ha tutte le carte in regola per rappresentare uno dei cuori pulsanti dell’economia circolare europea. Queste le considerazioni che emergono da una ricerca scientifica commissionata da Feve, federazione europea dei produttori di contenitori in vetro, e realizzata dall’istituto italiano di ricerca Stazione sperimentale del vetro, e che consacrano ancora una volta il vetro da imballaggi come uno dei materiali chiave nel percorso europeo verso una gestione sempre più sostenibile delle risorse naturali.

Dopo aver analizzato le proprietà chimico-fisiche del vetro, il comportamento assunto dalle sue molecolenell’arco dei processi di riciclo e le differenze con gli altri materiali da imballaggio (come i polimeri plastici), i ricercatori hanno concluso che «gli imballaggi in vetro usati possono essere riciclati in nuovi contenitorisenza alcuna necessità di integrazione con nuova materia prima e senza degradazione della struttura intrinseca del materiale». Un po’ come avviene con la maggior parte dei metalli, spiegano i ricercatori, sostenendo per questo che proprio come i metalli il vetro può e deve essere incluso nel novero dei cosiddettimateriali permanenti. E qui cominciano i problemi, perché se dal punto di vista lessicale il concetto di “materiale permanente” è ormai da tempo entrato a far parte del vocabolario dell’economia circolare, dal punto di vista giuridico, invece, la sua valenza resta piuttosto ambigua e indefinita.

L’espressione “permanent material” compare per la prima volta in una risoluzione adottata nel 2012 dal Parlamento Europeo sulla “Strategia al 2020 per una gestione efficiente delle risorse”. Da quella volta, tuttavia, non si è mai provveduto a dotarla di una più precisa ed organica definizione su base normativa. Il dibattito è tornato ad accendersi nei giorni scorsi dopo che la Commissione industria, ricerca ed energia dell’Europarlamento, nell’ambito della discussione sul cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”, ha votato favorevolmente la proposta di introdurre incentivi per quei materiali che possano essere riciclati più volte senza perdere le loro proprietà intrinseche. I materiali permanenti, appunto, sui quali i produttori di imballaggi in vetro (così come i produttori di imballaggi metallici) chiedono da tempo all’Ue di imperniare le future misure europee su riciclo e rifiuti e sulla cui natura giuridica il voto all’Europarlamento potrebbe contribuire a fare chiarezza.

«L’industria chiede con forza il riconoscimento dello status di “materiale permanente” – commenta Vitaliano Torno, presidente di Feve – per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’industria estrattiva, dallo sfruttamento del suolo e dai combustibili fossili nella produzione di imballaggi. Accogliamo con piacere il voto della Commissione industria, ricerca ed energia – prosegue Torno – e speriamo che la Commissione Ambiente confermi questo fondamentale passo in avanti verso la nascita di una vera economia circolare in Europa». Del resto, che nel panorama europeo dell’economia circolare il vetro occupi un posto di assoluto rilievo lo dimostrano i numeri: secondo Feve nel 2015 l’Europa ha raggiunto un tasso medio del 74% di raccolta e avvio a riciclo proprio grazie a caratteristiche peculiari degli imballaggi in vetro come la recuperabilità all’infinito e la marcata economicità del loro processo di riciclo. «Ad ogni modo – aggiunge però Torno – la situazione varia ancora da Paese a Paese, e il risultato è che ancora oggi il 26% di bottiglie e barattoli finisce inesorabilmente nelle discariche europee. La revisione della legislazione europea sui rifiuti con il Pacchetto Economia Circolare dovrà incentivare il riciclo multiplo, per fornire all’industria materiale di buona qualità e a prezzi contenuti».

Fonte: riciclanews.it

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

Comuni Virtuosi, al via il concorso che premia le “buone pratiche” delle amministrazioni locali

Buona gestione del territorio, efficienza energetica, mense biologiche e mobilità sostenibile. Sono questi alcuni dei criteri per valutare le amministrazioni italiane che partecipano al Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Giunto alla decima edizione, è aperto a tutti i Comuni italiani, che possono candidare uno o più progetti già sperimentati o in fase di sperimentazione a sostegno di politiche che promuovano “buone pratiche locali” e in particolare la “salvaguardia dell’ambiente”.

Presentazione dei progetti entro il 31 ottobre – L’aspetto della “prevenzione e l’accuratezza della rendicontazione e misurazione dei risultati ottenuti” sarà uno dei punti principali considerati dalla giuria. Le adesioni da parte dei Comuni interessati dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 ottobre 2016 all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org. Necessario includere una scheda riassuntiva di presentazione dell’iniziativa intrapresa come l’ente locale promotore, la categoria specifica del progetto (gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita), breve descrizione, tempi di realizzazione, enti coinvolti erisultati raggiunti. Possono partecipare al bando anche organizzazioni, onlus, comitati e cooperative che intendano valorizzare le migliori esperienze promosse dall’amministrazione del proprio Comune di residenza.

I vincitori – Entro novembre la graduatoria finale indicherà le idee considerate più rilevanti e i partecipanti saranno informati dei risultati via e-mail. Al vincitore, che sarà premiato sabato 10 dicembre presso il Palazzo del Governatore a Parma, verranno regalati 2.500 euro da vincolare ad iniziative di “risparmio energetico o di educazione ambientale nelle scuole”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Progetto italiano si aggiudica bando internazionale per recupero materie prime critiche

Non solo le cosiddette “terre rare”, ma anche cobalto, antimonio, grafite, tantalio, oro, argento, platino e rame. Tutte materie prime “critiche” in quanto sempre meno disponibili in natura e – al contrario – sempre più richieste all’interno dei moderni processi industriali, con conseguente (e grande) valore economico. Si tratta di materiali presenti in abbondanza all’interno dei Raee – i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – ma che ad oggi non recuperiamo con la giusta efficienza.

Allo stato attuale – specificano da Ecodom,  Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio degli elettrodomestici – nei Paesi UE vengono generate ogni anno circa 9,9 milioni di tonnellate di Raee; di questo quantitativo, appena il 30% è avviato a una corretta procedura di trattamento, riuso e riciclo, mentre la percentuale di recupero delle materie prime preziose e rare non supera l’1%.

Per incrementare tale performance, a dir poco deficitaria, e auspicabilmente ridurre l’estrazione delle materie prime critiche vergini, è stato formulato il bando di gara internazionale Critical Raw Material Closed Loop Recovery – che ha visto confrontarsi progetti provenienti da Italia, Germania, Regno Unito e Turchia – e ha infine decretato 3 vincitori: a vincere sono stati i progetti presentati dalle aziende britanniche Axion Consulting e Re-Tek e dall’italiana Ecodom.

Il bando, promosso da Erp – European recycling platform in collaborazione con Wrap, Earn, Wuppertal Institute e Ktn (con il contributo finanziario di Life – Comunità europea) si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 un incremento del 5% nel recupero dai Raee delle componenti critiche: grazie al finanziamento accordato, i tre progetti selezionati entreranno da questo mese nella fase di sperimentazione che ne valuterà l’applicabilità e la sostenibilità su larga scala e che si concluderà il 30 giugno 2018.

«Ecodom è davvero orgogliosa di poter contribuire all’opportunità di incrementare il tasso di recupero delle materie prime critiche dai Raee – commenta Luca campadello, Projects & researches manager del Consorzio – L’idea vincente del progetto è semplice: i dispositivi più interessanti (cellulari e smartphone, videogiochi, Pc, tablet, videocamere) e i dispositivi riutilizzabili saranno raccolti e trattati separatamente dal resto delle apparecchiature per aumentare la concentrazione dei materiali critici e facilitarne il recupero».

I test di raccolta e recupero delle materie prime critiche sono la prima tappa in un progetto del valore di 2,1 milioni di euro e della durata di tre anni e mezzo: i risultati della fase di sperimentazione saranno alla base delle nuove linee guida in materia di raccolta, trattamento e riciclo dei Raee in tutta Europa.

Fonte: greenreport.it

Rio 2016: quando l’oro è (un po’) verde!

Le medaglie delle Olimpiadi di Rio, al via il 5 agosto, sono state realizzate applicando importanti criteri di sostenibilità: oro senza mercurio, argento e bronzo da materiali di riciclo, nastri in plastica riciclata.

L’oro della medaglia più ambita è stato prodotto completamente senza l’uso di mercurio.
In quelle d’argento e di bronzo il 30 per cento del materiale utilizzato proviene da materiali di recupero.  I processi di estrazione e raffinazione dei metalli delle medaglie sono avvenuti nel rispetto di criteri ambientali e di diritti del lavoro.
Nei nastri per le medaglie, il 50 per cento della plastica proviene dal riciclo delle bottiglie di plastica raccolte da un’associazione di persone che traggono da questa attività i proventi per vivere.  I contenitori delle medaglie sono stati realizzati esclusivamente con legno legale e sostenibile (certificato dal FSC).
Complessivamente, per creare le medaglie sono state impiegate 2,5 tonnellate di metalli. Gli ambiti premi peseranno 500 grammi l’uno e ogni medaglia ha richiesto due giorni di lavorazione.
Per i Giochi Paralimpici, le medaglie produrranno un suono che cambierà a seconda del materiale (il suono più forte per quelle d’oro).

Fonte: Acquistiverdi.it

Italia del Riciclo 2015: pilastro dell’economia circolare

L’annuale Rapporto “L’Italia del Riciclo”, promosso e realizzato da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), indica come, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale, l’industria del riciclo dei rifiuti sia sempre più strategica per il nostro Paese, anche a seguito della nuova proposta di Pacchetto sulla Circular Economy, lanciato di recente dalla Commissione UE.

È stato presentato oggi a Roma nel corso di un Convegno l’annuale Studio “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso e realizzato da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), che quest’anno assume un rilievo particolare dopo l’adozione da parte della Commissione UE il 2 dicembre 2015 del nuovo Pacchetto sull’Economia Circolare che in termini di proposta legislativa poggia essenzialmente sugli obiettivi di recupero e riciclaggio dei rifiuti, per spingere ad una transizione da un’economia lineare ad una circolare “per trarre il massimo valore e maggior uso da materie prime, prodotti e rifiuti, promuovendo risparmi di energia e riducendo le emissioni di gas a effetto serra”.Secondo le stime della Commissione, il Pacchetto sulla circular economy porterà nell’UE al 2030, ad un risparmio di 600 miliardi di euro, alla creazione di 580.000 posti di lavoro e alla riduzione delle emissioni di carbonio di 450 milioni di tonnellate all’anno.“Il Rapporto evidenzia come il riciclo in Italia sia riuscito a resistere alla recessione prolungata restando competitivo, pur in presenza di criticità e con elevati margini di crescita – ha dichiarato Anselmo Calò, Presidente di UNIRE – Per raggiungere i target fissati a livello europeo è necessario recuperare i ritardi esistenti in alcune zone del Paese, abbattendo lo smaltimento in discarica e migliorando la qualità dei materiali raccolti, nonché razionalizzando e semplificando il contesto normativo. Anche in considerazione dell’avvio della discussione sul nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e sull’economia circolare, è necessario superare i punti non chiari e conflittuali fra le diverse legislazioni, in modo da agevolare il riciclo di materiali che non comportano rischi ambientali effettivi”.Oltre ad approfondire, come di consueto, le dinamiche delle 15 diverse filiere, che sono state attivamente coinvolte nella redazione del Rapporto, l’edizione 2015 apre un innovativo focus sulle attività di import ed export dei rifiuti, che è stato presentato nell’occasione da Marco Botteri di Ecocerved.Nel 2014 i rifiuti di origine urbana e industriale movimentati attraverso i confini italiani hanno raggiunto quasi quota 10 milioni di tonnellate, 5,9 dei quali importati e 3,8 esportati.
L’import riguarda quasi esclusivamente imprese ed enti del Nord-Italia, che ricevono circa il 96% della quantità in entrata dall’estero, mentre l’export è un fenomeno che interessa anche il Centro-Sud, da dove parte quasi il 40% dei rifiuti. I Paesi europei risultano predominanti in entrambi i tipi di scambio, ma per l’import sono responsabili del 99% dei rifiuti in arrivo in Italia, mentre per l’export si fermano al 77% del totale in uscita.Il 77% dei rifiuti importati è costituito da metalli, in larga parte di tipo ferroso, ai quali fa seguito il legno (11% sul totale importato). Per quanto riguarda invece l’export, il 24% del totale in uscita è formato da plastica e carta, ma la maggior parte dei rifiuti spediti all’estero, intorno al 60%, non rientra in nessuna delle tradizionali filiere merceologiche e si caratterizza per un’alta incidenza di pericolosi. I rifiuti importati vengono avviati a recupero di materia pressoché nella totalità dei casi, mentre quelli spediti all’estero risultano destinati a operazioni di recupero per il 70%. Tra il 2009 e il 2014, si è registrata una crescita del 60% dei rifiuti importati, mentre quelli esportati sono aumentati del 10%.Passando all’analisi dei singoli comparti, nel 2014 il riciclo degli imballaggi ha registrato una crescita complessiva (+2% in termini assoluti) che attesta la capacità di tenuta del settore, sia pure tra le mille difficoltà dell’attuale congiuntura: 7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012. L’incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d’eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 mln di tonnellate a 1,539). La filiera degli imballaggi della plastica nel 2014 ha registrato un incremento del 5% delle quantità avviate a riciclo, raggiungendo un risultato del 38% di avvio a riciclo rispetto all’immesso al consumo (+1% rispetto al 2013).


I segnali che arrivano dalle altre filiere:
– cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonn. (+9,5% rispetto al 2013);
– cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla);
– pile e accumulatori fanno registrare rispettivamente un aumento del 7% di raccolta rispetto al 2013, per le pile e accumulatori portatili, mentre quelli industriali e per veicoli ha avuto un calo del 5% e accumulatori – nonostante la crisi che ha colpito il settore auto e il conseguente calo dei veicoli fuori uso, si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l’80,3%, ma diminuiscono i quantitativi avviati a recupero di energia (per l’anno 2013, non sono ancora disponibili i dati relativi all’Italia);
– stabile con 129.000 tonn. il recupero degli pneumatici fuori uso;
– calano l’immesso al consumo (-2% sul 2013) e la raccolta degli oli minerali esausti (-2%), crescono i quantitativi rigenerati (+9%);
– aumenta (+14% sul 2013) la raccolta e il riciclo di grassi vegetali e animali esausti;
– aumenta del 12% la raccolta dei rifiuti tessili, pur con la persistenza di circuiti paralleli non autorizzati.Casi a sé stanti sono:
– i rifiuti inerti da C&D dei quali è sempre ardua la quantificazione, dovrebbero essere nell’anno 2013, oltre il 25,5% dei rifiuti complessivamente smaltiti a livello nazionale, con una diminuzione del 6,6% rispetto all’anno precedente, ma senza la risoluzione degli ostacoli e delle difficoltà che lo assillano, è difficile, osserva il Rapporto, che tale componente possa costituire un meccanismo attivo nell’economia circolare;- il settore delle cartucce e toner che nel 2014 ha registrato vendita di cartucce e toner pari a circa 9 milioni di pezzi, con il 70% venduti originali, il 18,5% compatibili e l’11,5% rigenerati, penalizzati questi ultimi da carenze normative e da assenza di agevolazioni e incentivi.Il capitolo conclusivo del Rapporto è dedicato all’illustrazione delle tecnologie e dei processi/applicazioni innovativi nell’utilizzo dei materiali recuperati, al fine di valorizzare esperienze che agevolino le filiere del riciclo.”Sia pure in modo non omogeneo, perché permangono zone di arretratezza in alcune Regioni, il sistema del riciclo dei rifiuti in Italia è ormai decollato con numeri di livello europeo – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della FoSS, che nel Convegno si è soffermato ad analizzare il nuovo pacchetto dell’UE sull’economia circolare – Ora però, con le modifiche proposte dalla Commissione europea a tutte le Direttive sui rifiuti e, a fronte dei nuovi obiettivi di riciclo più impegnativi al 2025 e al 2030, sarà necessario recuperare anche le zone ancora arretrate, aumentare e migliorare le raccolte differenziate, procedere a rafforzare industrializzazione e innovazione nel settore”.

Fonte: Regioni e ambiente

Ragusa – ll consiglio comunale approva all’unanimità il nuovo Piano d’Intervento e gli atti di gara

Il Consiglio comunale, nella seduta di giovedì 17 dicembre ha approvato all’unanimità il nuovo Piano d’Intervento per la raccolta rifiuti, i relativi atti di gara e la Presa d’Atto dell’avvenuta approvazione da parte della Regione Sicilia. Dopo anni di affidamenti diretti e proroghe (sistema che ha anche attirato l’attenzione della magistratura, come dimostra questo articolo del Corriere di Ragusa), il servizio è nuovamente messo a gara.
Tra gli aspetti più innovativi del nuovo servizio si possono evidenziare i seguenti:

  • il servizio porta a porta esteso a tutta la città con supporto di nuove tecnologie e la distribuzione ad ogni singola utenza di contenitori impilabili comodi e funzionali nonché la contestuale di tutti i bidoni condominiali e dei cassonetti stradali;
  • il passaggio alla tariffazione puntuale che si basa sul principio europeo “chi inquina, paga” (la bolletta viene calcolata sulla base della quantità di rifiuti effettivamente prodotta). Una modalità di tariffazione più equa (ogni cittadino pagherà in base ai propri comportamenti: più saranno virtuosi più basso sarà l’importo della bolletta), trasparente (i cittadini possono conteggiare i propri conferimenti e confrontarli con quelli riportati in bolletta), incentivante (per i cittadini più virtuosi, che si vedranno applicare degli sconti in bolletta per l’amministrazione che vedrà annullarsi o quasi i casi di contestazione, per l’azienda che avrà la possibilità di ottimizzare il servizio).

La riorganizzazione del servizio e la sua conseguente ottimizzazione delle risorse metterà la Città e i cittadini in condizioni di poter ottenere una serie di benefici di tipo economico, ambientale e di decoro urbano.

Tra gli effetti positivi dell’applicazione della tariffazione puntuale applicata in sinergia con la raccolta porta a porta, si possono evidenziare soprattutto i seguenti:

  • l’incentivazione economica al minor conferimento di rifiuti indifferenziati non riciclabili stimola una maggiore consapevolezza dei cittadini verso comportamenti virtuosi, sia in fase di gestione dei propri rifiuti, sia in fase di acquisto (dove si è applicata la tariffazione puntuale si è registrato un cambio nelle preferenze d’acquisto, a favore di prodotti con imballi più ridotti, più ecologici, quando non addirittura sfusi).
  • una maggiore responsabilizzazione degli utenti rispetto alla qualità dei materiali conferiti che consente un aumento non solo della quantità della raccolta differenziata, ma anche e soprattutto della sua qualità, elemento fondamentale per ottenere il massimo dei corrispettivi sulla base dell’accordo nazionale ANCI-CONAI.
  • una maggiore responsabilizzazione del gestore e degli operatori del servizio rispetto alla auspicata riduzione dei costi complessivi grazie all’introduzione di meccanismi evoluti di penalizzazione al gestore (in caso di mancato raggiungimento dei risultati) ma anche di riconoscimento di premialità economiche (in casi di superamento degli obiettivi) da riconoscere agli operatori. Tali risorse aggiuntive deriveranno dai maggiori ricavi derivanti dall’auspicato aumento della qualità delle frazioni riciclate.

Come dichiara il Dott. Attilio Tornavacca quale direttore della ESPER, che ha supportato l’Amministrazione nella redazione del Piano, “il progetto del Nuovo Piano di gestione dei rifiuti della Città di Ragusa è attualmente il più avanzato ed ambizioso fra tutti i progetti nazionali ed europei a cui i tecnici di ESPER stanno lavorando, tanto da ottenere plausi e destare interesse anche a Varazdin in Croazia nel corso nella nostra presentazione in occasione del progetto finanziato dall’Unione Europea CENSE (Circular Economy from North to South Europe 2020 –  che mira a promuovere la cooperazione tra reti di città su tematiche chiave dell’Unione Europea ndr.) . Cogliamo l’occasione dell’approvazione del Piano per ringraziare in particolare l’Assessore all’Ambiente, Dott. Antonio Zanotto, per l’infaticabile opera di confronto, condivisione e supporto operativo che, coadiuvato dagli uffici tecnici del proprio settore, ha garantito in questi mesi dimostrando di credere profondamente nel carattere innovativo e nelle potenzialità di questo Piano portando avanti fino in fondo questa sfida”.

Il progetto, sviluppatosi a seguito di numerose occasioni di confronto che hanno coinvolto la cittadinanza, gruppi di interessi, associazioni di categoria e gruppi sindacali, rappresenta per la Sicilia un elemento di forte innovazione tanto che Comieco, Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi, ha scelto il progetto del Comune di Ragusa come realtà campione, ovvero come progetto pilota per l’ottimizzazione della raccolta della carta e del cartone nel contesto siciliano. Come ha dichiarato il dott. Roberto Di Molfetta di Comieco, durante il proprio intervento durante conferenza tenutasi il 28 novembre scorso a Ragusa in occasione della a Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti “La scelta di affiancare e sostenere il progetto di Ragusa deriva dall’analisi e dalla valutazione estremamente positiva delle potenzialità di tale metodologia di intervento, dalla profonda e preventiva condivisione con le parti sociali e della elevata determinazione che caratterizza l’Amministrazione comunale ragusana”.

Differenziata, attacchi agli impianti di riciclaggio: 18 roghi fra maggio e luglio

Aziende ecologiche di quasi tutte le regioni sono nel mirino: Campania, Abruzzo, Lazio, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Stefano Vignaroli, deputato M5S e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, porterà in Parlamento un dossier per per verificare lo stato attuale dei fatti

 

L’attacco è partito due mesi e mezzo fa, la notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio, a Pontedera, città industriale in provincia di Pisa dove ha sede la Piaggio. Due uomini incappucciati sono entrati nel piazzale della Mansider, che si occupa di smaltimento di rifiuti industriali, e hanno dato fuoco a 70mila pneumatici. Il 2 giugno ha preso fuoco a Roma l’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico) della municipalizzata Ama, provocando pesanti danni a una struttura decisiva per la raccolta differenziata nella Capitale. Lo stesso giorno a Perugia si verifica un incendio alla Gesenu, anch’essa attiva nel trattamento e smaltimento rifiuti e controllata dal gruppo di Manlio Cerroni, detto “il Supremo”, storico monopolista dei rifiuti a Roma. Il giorno dopo viene arrestato a Viterbo per truffa Francesco Zanotti, considerato dagli investigatori uomo di fiducia di Cerroni, responsabile dell’impianto Tmb di Casale Bussi, colpito tre giorni prima da un altro misterioso incendio.

È un fatto: come mostra la grafica, all’improvviso gli impianti che servono alla raccolta differenziata hanno cominciato a prendere fuoco, spesso rimanendo pesantemente danneggiati. Campania, Abruzzo, Lazio, ma anche Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Quasi tutte le regioni sono nel mirino. Stefano Vignaroli, deputato M5S e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha promesso di portare in Parlamento un dossier per una verifica che definisce “obbligatoria, specialmente dopo l’approvazione del decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italia, che favorisce la costruzione di 12 nuovi impianti a discapito di riciclo, compostaggio e trattamenti e recupero di materia a freddo”.
Il copione si ripete sempre uguale. All’alba parte l’incendio che richiede diverse ore per essere domato. Le case circostanti vengono invase da fumo nero e maleodorante, con comprensibile spavento della popolazione. L’effetto è duplice: si mette fuori gioco un concorrente insidioso per il sistema discariche-inceneritori e poi c’è sempre un politico locale che grida all’inquinamento e chiede l’immediata chiusura dell’impianto pericoloso e inquinante. Le notizie restano in ambito locale, non conquistano le prime pagine. Ma basta unire i puntini e viene fuori un’immagine terrificante. Il 28 giugno scorso il quotidiano pescarese Il Centro ha dato una notizia che val la pena di riportare tale e quale: “Un rogo ha devastato la nostra Terra dei Fuochi. Alla mezzanotte appena trascorsa un incendio di vaste proporzioni, quasi sicuramente di natura dolosa, è scoppiato nella mega discarica abusiva che si trova alle porte di Chieti, riscoperta da un’inchiesta del Centro che ha spinto la Procura ad aprire un fascicolo penale. Ma nella notte il fuoco ha distrutto le ecoballe e i documenti che avrebbero potuto collegare la discarica a un grande impianto di Acerra”.

Il giorno prima a Limbiate, alle porte di Milano, un vero e proprio commando ha attaccato alle 2 di mattina l’impianto di trattamento e separazione dei rifiuti della Ddb. Racconta il titolare della ditta Tommaso De Bellis: “Erano in sei con le taniche di benzina in mano, ne hanno gettata anche addosso al guardiano che è stato anche ferito a una mano ma è riuscito a scappare e a nascondersi, poi hanno dato fuoco al capannone”.

Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari di Macerata, consorzio per il trattamento dei rifiuti, si dichiara ambientalista convinto e parla esplicitamente di “ecomafie” dopo l’incendio che il 10 luglio scorso ha ridotto almeno del 20 per cento l’efficienza dell’impianto di Tolentino: “Gli sciacalli si moltiplicano, vogliono addentare la gestione dei rifiuti. E la gestione pubblica del Cosmari dà fastidio a questi sciacalli”. Secondo Walter Ganapini, uno dei massimi esperti del settore che da anni si batte per la raccolta differenziata, “è palesemente ridicola l’ipotesi di una ubiquitaria autocombustione”. Parla di una “aggressione violenta e palese” agli impianti di smaltimento a freddo che hanno la colpa di togliere ossigeno (cioè immondizia) agli inceneritori e alle discariche su cui la finanza pubblica, privata e malavitosa ha investito ingenti capitali.

Diciotto attacchi in 75 giorni non sono una minaccia, sono una guerra in corso contro la raccolta differenziata. E il governo, anziché chiedersi come mai l’Italia sia così indietro nell’adozione di tecniche più moderne e pulite, ci racconta che abbiamo bisogno di 12 nuovi inceneritori.

Giorgio Meletti – da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2015