Parma all’80% di raccolta differenziata

Oggi Parma, anche per effetto del metodo di calcolo del nuovo decreto ministeriale, raggiunge la percentuale del 79,4% (nel primo trimestre 2016 RD al 72,9%) per la raccolta differenziata.

Il sindaco Federico Pizzarotti a questo proposito esprime “una grande soddisfazione e motivo di orgoglio per il determinante contributo che hanno dato i miei cittadini al raggiungimento di questo obiettivo che mai prima d’ora una città delle nostre dimensioni aveva raggiunto”.

L’assessore all’Ambiente Gabriele Folli interviene: “E’ un risultato importante che ci ha permesso in questi anni di ridurre in maniera drastica l’impronta ambientale per la gestione dei rifiuti della nostra città senza incrementare i costi del servizio per le famiglie. Ora è il momento di offrire nuovi servizi ed opportunità di riduzione della tariffa ai comportamenti virtuosi, oltre a quanto già avviene con la tariffazione puntuale sin dal luglio 2015”.

Nel dettaglio gli indicatori principali hanno registrato incrementi positivi di raccolta dei materiali per carta e cartone (+1,1% rispetto al 2016), frazione organica (+0,5%), plastica e barattolame (+2,1%) e vetro (+8,7%).

Altro dato importante, nonostante gli eccellenti livelli già raggiunti nel corso del 2016, viene registrato per quanto riguarda la raccolta domiciliare del secco non riciclabile che nel primo trimestre ha visto un calo del 6%.

Maggiore intercettazione delle frazioni riciclabili e drastica riduzione del rifiuto residuo procapite sono le chiavi vincenti di un sistema che permettono, da un lato di incrementare i corrispettivi da parte del CONAI e dall’altro di ridurre drasticamente i costi di smaltimento del residuo e di ricevere incentivi grazie alla legge regionale sull’economia circolare.

 

Fonte: Comune di Parma

I birrifici più sostenibili ritornano alla bottiglia riutilizzabile

Il riuso è una delle strategie più efficaci per ridurre il consumo di risorse, i rifiuti, il littering e le emissioni di Co2, anche per gli imballaggi. I produttori artigianali di birra stanno rivalutando il sistema del vuoto a rendere con il riutilizzo delle bottiglie di vetro. In Oregon così come in Bretagna ci si sta organizzando in tal senso. (fonte: Associazione Comuni Virtuosi)

The Oregon Beverage Recycling Cooperative (OBRC), che già gestisce nello stato un programma di deposito su cauzione per gli imballaggi a perdere , ha recentemente annunciato la partenza di un programma che reintroduce il sistema di refill per le bottiglie in vetro di birra. Il programma coinvolge diversi birrifici artigianali locali.
L’Oregon è stato il primo stato americano ad introdurre il deposito su cauzione per i contenitori di bevande in vetro, plastica e lattine nel lontano 1971 allo scopo di incrementare il riciclo.
A partire dal 2018 il cauzionamento interesserà tutti i contenitori per bevande eccetto i settori degli alcolici, del vino e latticini.
Con aprile 2017 il deposito di 5 cent verrà portato a 10 cent, in linea con quello del Michigan, uno degli 11 stati americani ad avere adottato un Bottle Bill. Il raddoppio del deposito è stato deciso per incrementare il tasso di intercettazione che è rimasto sotto l’80%.

Con un organico di 275 dipendenti e un budget annuale di 34 milioni di dollari, OBRC gestisce in tutto lo stato la raccolta e l’avvio al riciclo di tutti i contenitori per bevande, dal vetro, all’alluminio alla plastica. Questa posizione, come evidenziato dalla stessa cooperativa, facilita la progettazione di un programma di refill che sarà completato entro due anni. In primo luogo OBRC può infatti contare sulle relazioni con tutta la filiera della birra tra birrifici, distributori, rivenditori già da tempo consolidate.
In seconda battuta ci sono inoltre altri interlocutori e strutture che già lavorano con la cooperativa nella gestione del deposito su cauzione che possono essere coinvolte agevolmente nel programma : dal network di BottleDrop (i depositi che gestiscono stoccaggio e rimborsi dei contenitori) alla flotta di camion che opera nello stato, alle strutture che possono ospitare impianti di lavaggio.
L’industria artigianale della birra in Oregon si avvia con questo programma di riutilizzo a sostenere il Bottle Bill e a compiere un importante passo avanti nella gestione responsabile delle risorse” ha dichiarato John Andersen, presidente di OBRC. Il programma potrebbe raggiungere un numero di adesioni interessanti se si considera che le vendite di birra artigianale costituiscono in Oregon, rispetto a qualsiasi altro stato, la quota maggiore del mercato totale della birra. Per di più, oltre il 22% di tutta la birra bevuta in Oregon viene prodotta nello stato. Solamente nell’area metropolitana di Portland, si contano più di 100 birrifici.
Attualmente OBRC sta lavorando alla creazione di una rete di centri BottleDropstandalone” adatti a gestire le bottiglie riutilizzabili che sono più pesanti e robuste di quelle monouso. L’iniziativa partirà con una prima fase pilota che interesserà solamente le bottiglie più grandi e alcuni birrifici ma che arriverà a movimentare sino a due milioni di bottiglie all’anno.

SERVONO OBIETTIVI DI RIUSO OBBLIGATORI PER LEGGE

I programmi di refill sono oggi una rarità negli Stati Uniti nonostante il sistema fosse ampiamente in voga nei primi decenni del XX secolo. Il Container Recycling Institute  (CRI) ha registrato il graduale declino dei sistemi di refill sin dal 1947 quando l’86% del mercato della birra e il 100% del mercato delle bibite si serviva di bottiglie riutilizzabili. Nel 1998 il mercato era già sceso al 3,3 % del mercato della birra e allo 0,4% del mercato dei soft drink. Tuttavia, come ha rilevato il CRI, ci sono misure economiche come il deposito su cauzione che permettono al sistema riutilizzabile  di competere con il consumo a perdere dei contenitori di bevande. Questa tesi viene ripresa anche da Reloop la piattaforma europea che promuove il riuso e l’economia circolare. Nello studio Policy Instruments to Promote Refillable Beverage Containers prodotto da Reloop vengono individuati tre strumenti legislativi che, se applicati in tandem, possono promuovere il sistema refill per le bottiglie : 1) deposito su cauzione obbligatorio; 2) applicazione di “green levies” oppure contributi ambientali  per la gestione del fine vita degli imballaggi; 3) determinazione di obiettivi di riutilizzo da perseguire per l’industria.

La piattaforma Reloop insieme a Environmental Action Germany (Deutsche Umwelthilfe – DUH), all’European Association of Beverage Wholesalers (CEGROBB) e all’Association of Small and Independent Breweries in Europe (S.I.B.) hanno presentato un position paper congiunto per rafforzare il ruolo che i sistemi di riutilizzo possono giocare, anche all’interno del pacchetto per l’economia circolare. Secondo i promotori del position paper è necessario che vengano definiti degli obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti che, oltre a ridurre il consumo di risorse, hanno la potenzialità di innescare misure di prevenzione come, ad esempio, il riuso anche per il packaging.  Per i promotori, inoltre, la produzione annuale procapite di rifiuti da imballaggio dovrebbe scendere a 120 kg nel 2025 e 90 kg nel 2030. Ad oggi il consumo di imballaggi si attesta su una media europea di 160 kg con l’Italia in cima alla classifica con oltre 200 Kg procapite!. Per raggiungere questi obiettivi è necessario cambiare il sistema di calcolo separando gli obiettivi di riuso da quelli di riciclo. L’attuale obiettivo aggregato non garantisce il rispetto della gerarchia europea per la gestione dei rifiuti da parte delle aziende che “saltano” le opzioni ambientalmente più sostenibili come prevenzione e riuso (ai primi posti della gerarchia)  e puntano al riciclo che viene solamente prima del recupero energetico o la discarica.

Secondo Clarissa Morawski di Reloop ” il parlamento europeo ha fatto un primo passo nella giusta direzione prospettando una riduzione del packaging tra il 5 e 10%. Tuttavia  questi target oltre a diventare vincolanti, devono essere mirati ai diversi sistemi di riuso che includono contenitori per bevande, imballaggi industriali come cassette o pallet e altre tipologie di packaging più comuni per arrivare all’obiettivo del 10% di packaging riutilizzabile rispetto al totale dell’immesso al mercato nel 2015. Per poi incrementare la quota sino ad un ulteriore 20% al 2030 rispetto allo staus raggiunto nel 2018″ . Per i promotori, come si può leggere nel comunicato stampa, servono inoltre incentivi fiscali che premino l’adozione di soluzioni riutilizzabili per superare l’attuale situazione dove le aziende non hanno alcuna convenienza economica ad operare in modo sostenibile. Intanto il littering da contenitori di bevande risulta una parte consistente dei rifiuti stradali e dispersi in natura. Dalle foto di una recente pulizia ambientale promossa dalla Cooperativa piemontese ERICA si può notare che le bottiglie e le lattine di birra giocano la parte del leone tra i contenitori per bevande. Questo non significa che tutte le operazioni di pulizia presentino gli stessi esiti come tipologia e percentuali di imballaggi raccolti perchè dipende da diversi fattori di ordine anche locale, ma rendono l’idea.

Anche il piano d’azione   The New Plastics Economy: Catalysing action  promosso dalla Ellen MacArthur Foundation e realizzato con il coinvolgimento dell’industria identifica il riuso come una delle tre strategia per affrontare le esternalità negative dell’attuale gestione lineare della plastica e creare al contempo valore per l’economia e l’ambiente. Secondo il piano almeno un 20% degli imballaggi monouso di plastica può essere sostituita da opzioni riutilizzabili e da sistemi di erogazione basati su ricarica di prodotto, sia nel settore B2B che B2C. Le possibili applicazioni possono toccare tutti i settori dei beni di largo consumo, dall’alimentare, alla cosmetica, alla detergenza, ecc. Il primo nostro approfondimento sul piano NPE: Catalyzing Action dedicato a due delle 3 strategie: Riprogettazione e Riuso si trova qui.

IL CASO DISTRO IN BRETAGNA

Anche in Bretagna c’è chi si batte per arrivare ad un ritorno del sistema di refill per le bottiglie di vetro. In prima linea c’è dal 2015 l’associazione Distro che significa “ritorno” in bretone creata da un gruppo di sei produttori di birra e due di cidro, con il sostegno di altri soggetti come la Regione, Eco Emballages e Ademe Bretagne. Distro ora vanta 26 associati che insieme producono 300.000 ettolitri di bevande all’anno, circa il 50% della produzione regionale. Uno studio commissionato dall’associazione ha rilevato che tre bretoni su quattro sono disposti a comprare solamente con bottiglie a rendere a condizione che il prezzo al litro non aumenti.

Alcuni tra i più grandi produttori di birra e sidro si sono già dotati di impianti di lavaggio come il produttore di sidro Val de Rance cofondatore di Distro. “Il costo della bottiglia corrisponde al 10 – 15% del prezzo di vendita totale, da qui la necessità di riutilizzare le bottiglie. Durante i cicli di lavaggio trattiamo 5000-6000 bottiglie all’ora e 50.000 bottiglie al giorno. Riutilizziamo la stessa bottiglia una ventina di volte ” spiega Olivier Vital, direttore amministrativo della “cidrerie” Val de Rance.

(Foto: Philippe Renault / Ouest-France)

Obiettivo: 11.000 tonnellate
“L’obiettivo” come chiarisce Patrick Créac’h il responsabile dello studio commissionato da Distro “è mettere in piedi un sistema di raccolta per le bottiglie che permetta di recuperare quei 26 milioni di pezzi che non vengono attualmente intercettati. A cominciare dai formati da 75 cl di birra e sidro e da 33 cl di birra. Questo significa inrecuperare 11.000 tonnellate di vetro che rappresenta l’8% del vetro raccolto annualmente in Bretagna. ” La Bretagna si sta rivelando come un territorio favorevole per un sistema di riutilizzo poichè sono quasi un centinaio i soggetti che si sono dimostrati interessati nell’iniziativa tra produttori di birra, di sidro ma anche di bevande analcoliche, succhi di mele e acqua minerale.

In riferimento all’obiettivo regionale di riduzione del 10% dei rifiuti al 2020 esistente i fondatori di Distro hanno riferito di voler contribuire con questa iniziativa, capace di creare al tempo stesso occupazione, piuttosto che dover aderire a qualche altro progetto “calato dall’alto”. I produttori non applicheranno in questo caso un deposito cauzionale ma riconosceranno 80 Euro per ogni tonnellata di bottiglie raccolte. Saranno incaricati della raccolta dei vuoti soggetti appartenenti al denso tessuto associativo bretone che secondo Distro può garantire allo scopo un sistema di logistica diffuso e una comunicazione efficace verso gli utenti per sensibilizzarli sulla valenza ambientale dell’iniziativa.

Il caso virtuoso dell’Alsazia
Alsazia è l’unica regione della Francia che è stata in grado di mantenere nella distribuzione convenzionale la pratica del vuoto a rendere su larga scala. I birrai alsaziani hanno concordato già dal 1975 un formato comune di bottiglia e si servono di campagne comuni per comunicare i vantaggi ambientali del sistema. Uno studio realizzato nel 2009 ha comparato l’analisi del ciclo di vita delle bottiglie di vetro da 75 cl riutilizzate più volte verso quelle monouso e i risultati non lasciano dubbi: la bottiglia riutilizzata (oltre le cinque volte) ha un impatto decisamente minore rispetto a quello della bottiglia usa e getta. I risultati  mostrano un chiaro vantaggio per la bottiglia riutilizzata: –76% nel consumo di energia primaria, -79% nelle emissioni di gas serra.

 

Fonte: Associazione Comuni Virtuosi

Castel Gandolfo: un anno a tutta differenziata

Nel marzo del 2016 Castel Gandolfo abbandonava i cassonetti stradali per passare ad una raccolta  differenziata porta a porta spinta. Dodici mesi dopo i risultati parlano di una scommessa vinta: 76,5% di RD ed un calo sensibile della produzione dei rifiuti.

Meno di un anno fa il Comune di Castel Gandolfo aveva nel capitolo “gestione rifiuti” un tallone d’Achille non indifferente. Non esisteva un sistema di raccolta differenziata efficiente e solo il 3% dei rifiuti venivano raccolti separando. Il 14 marzo 2016 veniva assegnato il nuovo servizio di raccolta Porta a Porta, progettato internamente al Comune, alla ditta appaltatrice Tekneko. Contestualmente la Direzione Esecuzione del Contratto, quindi il compito di controllare che il contratto venisse eseguito correttamente, veniva affidata ad ESPER.

Un nuovo servizio che rappresentava una vera rivoluzione negli usi e abitudini dei cittadini, che hanno però risposto con grande impegno alla sfida lanciata dall’Amministrazione. Fin da subito la percentuale di raccolta differenziata è balzata a livelli d’eccellenza raggiungendo nel mese di febbraio 2017 quota  76,5%.
Un risultato di eccellenza assoluta, che pone il Comune di Castel Gandolfo fra le eccellenze regionali e nazionali.

“Il servizio della raccolta differenziata è uno dei punti di forza di questa amministrazione – ha affermato il Sindaco Milvia Monachesi – Abbiamo compiuto una scelta coraggiosa e forse un po’ temeraria decidendo di partire con questo importante servizio nello stesso giorno, il 14 marzo 2016, su tutto il territorio.  Da un giorno all’altro infatti sono spariti i cassonetti. Subito si è goduto di spazi più ampi e gradevoli, ma i risultati positivi si sono visti mese dopo mese, con un aumento costante della percentuale di raccolta differenziata che oggi, dopo un anno, sfiora il record del 76, 5%. Un risultato straordinario che supera ogni più rosea aspettativa e che offre un aiuto concreto e importante a favore dell’ambiente in cui viviamo, che ci riempie di soddisfazione e di orgoglio.  Un risultato che è stato possibile raggiungere solo grazie alla sinergia di tutte le parti coinvolte, a partire dai cittadini che, nonostante le prevedibili difficoltà iniziali, stanno svolgendo un’ottima differenziazione dei rifiuti. Un grazie va naturalmente alla Soc. Tekneko e ai suoi operatori; al Dec svolto da ESPER che ha costantemente monitorato il servizio e proposto eventuali migliorie, agli uffici comunali e all’Assessore De Angelis che ha svolto l’importante ruolo di raccolta delle esigenze dei cittadini. Grazie a tutti per averci aiutato a rendere più pulito, bello ed ecologico Castel Gandolfo”.

Passare quasi da un giorno all’altro da un sistema di raccolta stradale ad un porta a porta integrale, con la rimozione contemporanea di tutti i cassonetti dal territorio comunale. Una sfida che oggi risulta vinta, ma che poteva incutere un certo timore.

“Si è trattato di una sfida forte, che abbiamo voluto lanciare – racconta Alberto De Angelis, Assessore competente – abbiamo introdotto una novità culturale e sociale. I cittadini hanno risposto subito e con grande energia ed entusiasmo alla nuova visione che l’amministrazione ha rappresentato. Il primo, grande merito è sicuramente della cittadinanza. Ma anche le aziende coinvolte, Tekneko ed ESPER hanno recitato un ruolo centrale, aderendo completamente al nostro progetto. Sicuramente dal lato tecnico, con una informatizzazione ad hoc per la nostra realtà, ma anche dal punto di vista umano e personale. È stato un gioco di squadra eccellente, senza interessi particolari, ma con unico obiettivo comune la riuscita del progetto. Grazie alla visione e supervisione della ESPER e all’operato della Tekneko, l’Amministrazione ha ottenuto risultati eccellenti, non solo nel campo dei rifiuti, ma a 360 gradi, a livello di immagine, di cura e di tutela del Territorio. L’obiettivo futuro è quello dell’implementazione della tariffa puntuale e di rinforzare i servizi aggiuntivi: aumentare lo spazzamento, combattere fermamente le discariche abusive. Una nota di merito va a tutti i colleghi del Comune, preziosissima risorsa professionale ed umana. Un ringraziamento particolare al mio Sindaco, che mi ha permesso di investirmi su questa partita, e l’architetto Silvia Giannuzzi, senza la quale questo processo non avrebbe potuto avere luogo”.

Come sottolineato dagli amministratori, un ruolo importante lo ha ricoperto la società che si è aggiudicata la gara e sta svolgendo il servizio nel Comune di Castel Gandolfo, la Tekneko, ingranaggio fondamentale di una macchina ben funzionante. “Per arrivare ad un traguardo così importante, occorrono tante componenti – afferma Diego Simonetti, responsabile per Tekneko del cantiere di Castel Gandolfo –  Grazie alla Tekneko siamo riusciti innanzitutto a fare un’ottima campagna di informatizzazione ed informazione iniziale facendo in modo che i cittadini non arrivassero impreparati alla partenza del progetto. Il presidente Umberto Di Carlo ci ha sempre trasmesso il concetto di “famiglia”, chi veste Tekneko sa che fa parte di un progetto che lo rende protagonista, ci ha insegnato come amare ciò che si fa sia fondamentale per raggiungere obiettivi importanti. A Castel Gandolfo siamo partiti da un 3% raggiungendo attraverso un piano organizzativo ben definito a distanza di un anno, il 76 %. Ma il nostro lavoro non è solo raccolta porta a porta: in questi mesi sono stati attivati tanti servizi presso il centro di raccolta comunale, dalla raccolta degli inerti, a quello degli oli vegetali esausti e così via. Castel Gandolfo è un cantiere particolare, stimolante e ricco di soddisfazioni. I miei ragazzi sanno che siamo una squadra e che le diversità sono un arricchimento per l’altro, in questo modo facciamo nostra la città rendendola più bella possibile”.

Progettazione, esecuzione e verifica sono dunque i tre punti cardine del successo ottenuto. È in capo ad ESPER l’ultimo tassello che ha contribuito a creare un quadro così sorprendentemente positivo. “ESPER ha ricevuto un incarico dall’amministrazione per la Direzione Esecuzione del Contratto (DEC) – ci dice Salvatore Genova, Direttore Tecnico di ESPER – dunque per controllo e la verifica dell’operato dell’azienda appaltatrice, secondo quanto indicato dal contratto di servizio. Abbiamo trovato piena collaborazione da parte degli uffici comunali e della Tekneko, una spinta collettiva che ha portato ad un risultato che è andato oltre alle più rosee aspettative. Abbiamo sempre cercato di renderci disponibili oltre a quello che era il nostro mandato, mettendo a disposizione dell’Amministrazione la nostra ultradecennale esperienza nella progettazione di sistemi di raccolta differenziata porta a porta, anche individuando problematiche e proponendo eventuali migliorie. Siamo oggi di fronte ad un caso di eccellenza nazionale, sia per i risultati ottenuti, sia per i tempi con cui sono stati ottenuti. Oggi Castel Gandolfo è pronta al passo successivo, l’implementazione della tariffazione puntuale, sbocco naturale di un sistema di raccolta porta a porta che abbia raggiunto i livelli d’efficienza che ha raggiunto questa comunità”.

Dunque i tempi record e la percentuale di raccolta differenziata raggiunta sono allori su cui non giacere. Da zero a 76% in un anno è un risultato eccellente. Ma la prossima sfida è già lanciata: implementare un sistema di tariffazione puntuale in cui equità, trasparenza e efficienza siano le direttrici principali.

 

  2015 2017 (dati febbraio 2017)
% Raccolta differenziata 2,74%* 76,5%
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (%) 97,26%* 23,5%
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (kg/anno) 6.863.250 996.504
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (kg/anno) per Abitante anno 741,96* 88,41
Produzione rifiuti (differenziata + indifferenziata) kg/abitante.anno 762,84* 375,9

*dati ISPRA

Regione Sardegna: pubblicato il Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani (dati 2015)

L’attività di monitoraggio del Catasto rifiuti, istituito presso l’ARPAS, ha prodotto, anche quest’anno, con la collaborazione degli Osservatori Provinciali dei rifiuti e dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione, il rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna, relativo all’anno 2015.
Il rapporto analizza la produzione, le raccolte differenziate, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani, e costituisce un utile strumento per il monitoraggio degli obiettivi previsti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Nel corso degli ultimi anni, in attuazione del Piano regionale del 2008, la Regione ha adottato delle azioni che hanno portato i Comuni della Sardegna dal 2008 al 2015 a modificare radicalmente la propria gestione dei rifiuti, fino a raggiungere il risultato del 56% di raccolta differenziata: rappresenta senz’altro un ottimo traguardo considerando, fra l’altro, che proprio i centri maggiori non hanno avviato una raccolta efficiente. Si tratta di un risultato che colloca la Sardegna fra le migliori realtà a livello nazionale, unica regione del Sud Italia a vantare una raccolta differenziata sopra il 50%.
Prosegue l’andamento decrescente della produzione già osservato negli anni precedenti, con un calo importante dei rifiuti a smaltimento grazie in particolare all’adozione di sistemi di gestione dei rifiuti più efficienti anche in alcuni grossi centri e in centri interessati da fenomeni turistici importanti, con l’adozione sempre più estesa del sistema porta a porta domiciliare integrale e l’apertura di nuovi ecocentri. In particolare è di rilievo il cambio di passo registrato da una delle province storicamente più in ritardo, e anche fra le più impattanti in termini di produzione procapite, la provincia di Olbia – Tempio, dove la conversione al porta a porta della città di Olbia e di altri centri rilevanti per la produzione di rifiuti, ha consentito un vero e proprio salto verso il raggiungimento degli obbiettivi della raccolta differenziata.
Esistono tuttavia in ogni provincia delle realtà di vera eccellenza, con 206 Comuni su 377 che superano il 65% di raccolta differenziata e fra essi ben 47 che superano il 75%, tra cui centri di media dimensione interessati da notevoli flussi turistici, come Orosei e Siniscola che addirittura superano l’80% ma anche Tortoli’, Budoni e Oristano, il primo a superare il 70% fra i Comuni di dimensione maggiore.
Contrastano con queste esperienze i risultati non ancora eccellenti dei Comuni che continuano a persistere nella raccolta stradale, che non assicura, come oramai la realtà dei fatti ha ampiamente dimostrato, efficienti raccolte in quantità e qualità, determinando anche sprechi di risorse in fatto di mancati contributi dai consorzi di filiera e costi di smaltimento delle frazioni indifferenziate e delle impurezze e scarti della raccolta separata.
Nel 2015 si è assistito ad un ulteriore miglioramento per quasi tutte le raccolte delle singole tipologie di rifiuti, in particolare si segnala l’incremento dell’organico separato, che rappresenta una delle eccellenze della raccolta regionale.
Ancora molto positivi sono gli incrementi nella raccolta di vetro, carta, metalli e plastica, mentre sempre ad un ottimo livello, anche nazionale, è la raccolta dei RAEE. Meno soddisfacente è la raccolta del verde e del legno e da migliorare appare quella dei tessili, seppure in crescita.
A livello impiantistico qualche ritardo si è accumulato nell’avvio del rinnovo ed ammodernamento degli impianti di termovalorizzazione; ha chiuso, invece, l’impianto di selezione di Carbonia, di cui è in corso la conversione in impianto di compostaggio. Questi eventi hanno portato all’aumento, dopo anni di continuo decremento, dei rifiuti conferiti direttamente a discarica per far fronte alle necessità urgenti di smaltimento comunque esistenti a causa dell’impossibilità di recuperare energeticamente tutto il secco residuo prodotto, che pure è risultato in netto aumento nel 2015.
Migliora, grazie ai risultati raggiunti sul fronte della separazione dei rifiuti ed al maggior ricorso all’incenerimento, la percentuale dei rifiuti urbani biodegradabili in discarica (cosiddetti RUB), che continua a raggiungere buoni risultati nel centro-sud della Regione, mentre meno soddisfacenti sono i risultati delle province del nord Sardegna anche per il 2015, malgrado il miglioramento della raccolta differenziata.

Diciassettesimo Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna [file .pdf]

Riparte Let’s Clean Up Europe, la campagna contro l’abbandono dei rifiuti

Torna, a partire da marzo, Let’s Clean Up Europe (LCUE), la campagna europea contro il littering e l’abbandono dei rifiuti. Quest’anno, la campagna europea prende le vesti di una pulizia di primavera: sarà infatti possibile realizzare azioni di pulizia sotto la bandiera di LCUE dal 1 Marzo al 30 Giugno 2017. Le date centrali promosse per l’iniziativa rimangono tuttavia quelle dal 12 al 14 Maggio 2017, per coerenza con la tradizione che vuole il momento culmine della campagna LCUE ruotare intorno al giorno dell’Europa, il 9 maggio.
La campagna Let’s Clean Up Europe si basa su una call-to-action: chiunque potrà proporre ed organizzare, sull’intero territorio nazionale, azioni di raccolta e pulizia straordinaria del territorio che coinvolgano direttamente ed attivamente i cittadini. Per aderire, già da oggi è sufficiente collegarsi all’indirizzo http://www.envi.info/come-iscriversi/ e compilare on-line il modulo di partecipazione. Possono aderire istituzioni ed enti locali, associazioni di volontariato, scuole, gruppi di cittadini, imprese e ogni altra tipologia di enti.
In Italia LCUE è promosso dal Comitato promotore nazionale della Settimana Europea Riduzione Rifiuti, composto dal Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, Città metropolitana di Roma Capitale, Città Metropolitana di Torino, ANCI, Legambiente, UNESCO e coordinato da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), ed è patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che ogni anno organizza anche un evento centrale nazionale.
Per il terzo anno consecutivo, l’evento centrale nazionale sarà l’eco-trail “Keep Clean and Run #pulisciecorri” volto a sensibilizzare sulla tematica del littering (e del marine litter in particolare) attraverso la corsa. Dal 2015, infatti, l’eco-runner Roberto Cavallo (Presidente di AICA) percorre strade e sentieri d’Italia, raccogliendo i rifiuti abbandonati lungo il percorso, incontrando le popolazioni dei paesi attraversati per momenti di sensibilizzazione diretta.

Fonte: E-Gazette

Raccolta vetro, CoReVe presenta il piano straordinario per il Sud

re milioni di euro per promuovere lo sviluppo della raccolta differenziata del vetro nelle regioni del Sud, in particolare Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Il meccanismo prevede un obiettivo da perseguire a livello regionale e premi per tutti gli operatori convenzionati che avranno contribuito a raggiungerlo.
L’iniziativa è stata presentata da Franco Grisan, Presidente di CoReVe a Roma, alla presenza di Roberto De Santis, Presidente di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e di Filippo Bernocchi, rappresentante di ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani).
La soglia minima per ottenere il premio è un aumento di +10% delle tonnellate raccolte in convenzione nella regione rispetto al 2016. Se l’aumento sarà maggiore, il premio per ogni singola tonnellata sarà più consistente e crescerà progressivamente fino all’aumento delle quantità di +30%. Se un operatore dovesse incrementare le sue quantità, nella regione, di una percentuale maggiore di quella regionale e un altro operatore presentasse un aumento percentuale inferiore, avendo la regione raggiunto l’obiettivo, entrambi sarebbero premiati con il bonus previsto per l’aumento regionale raggiunto.
Il progetto, denominato “Piano Straordinario Incentivazione Sud”, si inserisce in un articolato programma di attività per lo sviluppo della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi in vetro rivolto specificamente alle regioni del Mezzogiorno che sono in ritardo, ma dove i margini di crescita della raccolta sono molto ampi. L’attività svolta da CoReVe, infatti, ha già visto campagne di sensibilizzazione TV, incontri formativi e informativi con gli Amministratori e gli operatori del settore, innovative formule di cofinanziamento per l’acquisto di contenitori, sostegno alle attività di comunicazione dedicate alla raccolta “mono-materiale” del vetro, programmi di sensibilizzazione e educazione ambientale nelle scuole. Il fine ultimo è di stare al passo nello sviluppo del riciclo secondo quanto ci chiede l’Europa, che coincide con l’interesse del nostro Paese.
Come funziona il Progetto – Nelle regioni che, nel 2017, avranno complessivamente registrato un incremento medio delle quantità convenzionate raccolte e avviate a riciclo (2017 vs 2016) pari o superiore al 10%, oltre al corrispettivo spettante ai sensi dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI (2014-19) verrà eccezionalmente  riconosciuto ai singoli Convenzionati CoReVe un extra bonus, in euro/tonnellata, per tutte le quantità aggiuntive raccolte in più da ciascuno di essi rispetto all’anno precedente.
“Gli attori coinvolti nel processo di raccolta sono molteplici e di diversa natura: Comuni o loro aggregazioni sovracomunali, gestori della raccolta privati e pubblici, piattaforme di stoccaggio del materiale. È necessario pertanto che questi facciano squadra mettendo in campo tutte le proprie risorse” – ha dichiarato Franco Grisan.
“Raggiungere una percentuale di rifiuti di imballaggi riciclati all’80% nel 2030 è la più recente, sfidante proposta in discussione al Parlamento europeo. CONAI è consapevole che un tale obiettivo può essere perseguito solo con un forte impegno a far crescere le regioni in ritardo – ha dichiarato Roberto De Santis – . CoReVe, il cui obiettivo nel 2030 è di riciclare l’85% degli imballaggi in vetro immessi al consumo in Italia anche con questo progetto, in sintonia con la strategia di CONAI, sta concentrando i suoi sforzi sulle regioni meridionali dove esiste un potenziale di riciclo ancora inespresso”.
Un plauso all’iniziativa è arrivato da Filippo Bernocchi: “Consideriamo positivamente lo sforzo finanziario straordinario messo in campo da CoReVe, annunciato e condiviso durante i lavori del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI. Questa iniziativa rappresenta una sfida per tutti i Comuni coinvolti e siamo sicuri che essi sapranno cogliere quest’occasione per far fare un ulteriore salto di qualità al Sud e all’Italia intera”.

Fonte: E-Gazette

RAEE: pochi italiani conoscono l’Uno contro Zero

L’indagine realizzata da IPSOS per il Consorsorzio Ecodom e l’Organizzazione Cittadinanzattiva evidenzia il gap informativo che sussiste nel settore della raccolta dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, nonostante la maggiore diffusione di comportamenti virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione.

Meno di un italiano su 5 sa che si può conferire gratuitamente i piccoli apparecchi elettrici ed elettronici fuori uso e dismessi presso i punti vendita.
È questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), realizzata da IPSOS Italia per Ecodom (il principale Consorzio operante in Italia nella gestione dei RAEE) e Cittadinanzattiva (Organizzazione fondata nel 1978 che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza) e presentata il 21 febbraio 2017 nel corso del Workshop “Gli italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero“.

Condotta dal 21 novembre al 12 dicembre 2016 attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, l’indagine ha avuto per obiettivo la consapevolezza degli italiani sull’importanza di una corretta raccolta differenziata dei RAEE e cosa accade ai piccolissimi RAEE, spesso dimenticati nei cassetti o gettati con i rifiuti indifferenziati, e che invece potrebbero tornare ad essere materie prime se correttamente raccolti e trattati.
Questa attività è normata dal Decreto “uno contro uno”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo Decreto “uno contro zero”, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.
La ricerca evidenzia certamente un gap informativo da colmare nel settore della raccolta dei RAEE ha dichiarato Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia Lo attesta la maggiore diffusione di comportamenti di conferimento virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione, a differenza di coloro che non li conoscono, che rappresentano i principali responsabili delle cattive abitudini ancora diffuse. Gli italiani riconoscono grandi potenzialità al decreto ‘uno contro zero’ a cui, se sostenuto da campagne di comunicazione e da una maggiore convinzione dei rivenditori, viene attribuita la capacità di contribuire alla crescita della raccolta dei piccoli RAEE”.

Meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora marginale di popolazione, riconosce correttamente i RAEE, mentre 2 su 5 (40%) ne hanno solo un’idea approssimativa e la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto.
Le principali fonti di informazioni sui RAEE, per i cittadini che li riconoscono, sono l’Amministrazione pubblica (31%) o le aziende di igiene urbana (31%). Solo in un 10% dei casi le informazioni sono state fornite dai relativi negozianti.
La percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature appare elevata, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose.
Nelle abitazioni degli italiani le apparecchiature “a rischio”, ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto. Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici.
La conoscenza dei RAEE e la consapevolezza dell’importanza della loro raccolta differenziata sono ancora poco diffuse tra gli Italiani – ha osservato Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodomsono ancora poco diffuse tra gli Italiani. Nelle nostre case ci sono moltissime apparecchiature non utilizzate o non funzionanti, soprattutto di piccole dimensioni, per il cui conferimento la distribuzione ha ancora un ruolo secondario. Il ritiro ‘uno contro zero’ è pressoché sconosciuto, sebbene se ne intuiscano le potenzialità per quanto riguarda l’incremento della raccolta: perciò il Consorzio, che nel 2016 con 95 mila tonnellate ha gestito il 33% del totale dei RAEE del Sistema RAEE italiano, continuerà a lavorare per far conoscere questo importante servizio gratuito”.

In merito alle modalità di dismissione, fortunatamente prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti, ma le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%. Queste ultime scendono al 10% tra coloro che sono informati sui RAEE, mentre tra chi non conosce i RAEE l’incidenza di modalità di conferimento non corrette è ancora più elevata (22%). Nello specifico, sono MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%) ad essere dismesse in modo non corretto (principalmente insieme ai rifiuti generici).
Rispetto alla precedente indagine effettuata sempre da IPSOS nel 2011, i cittadini riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei RAEE (in media il 35%, che però a Roma sale al 41%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%), valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).
La conoscenza del decreto uno contro uno mostra un sensibile incremento rispetto al 2011 (+13%), ma solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito: un 44% degli intervistati, a distanza di 8 anni dall’entrata in vigore, ancora non conosce questa possibilità di conferimento. Il 42% di coloro che sono a conoscenza dell’uno contro uno ha anche utilizzato questo servizio (in media 2,6 volte).
La notorietà del decreto uno contro zero, invece, è ancora piuttosto contenuta (18%), probabilmente anche in virtù della sua recente introduzione, con la popolazione delle Isole che risulta essere la più informata (23%). Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), ma anche le catene distributive (20%).
Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE per effetto della semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità in termini di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. Anche la possibilità di diventare uno stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.
“L’attività della nostra associazione ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni – ha sottolineato Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva – ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni. Con tale finalità abbiamo ad esempio realizzato, in collaborazione con Ecodom, la guida ‘Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?. A far la differenza, sono anche la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali e obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, ma anche la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati – produttori, distributori, consorzi, etc. – con le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni civiche”.

Fonte: Regioni & Ambiente

Castelli Romani. A tutta RD!

Fino a fine 2015 la situazione della raccolta differenziata nei castelli romani presentava numeri da brivido: Castel Gandolfo era al 4%; Lanuvio passava dal 30% al 19%. La percentuale complessiva dei Comuni dei Castelli era del 36%, molto lontana dall’obiettivo di legge del 65%.

Fra tutti i Comuni spiccava già nel 2015 Ariccia, già servita con un porta a porta integrale e con risultati. L’Amministrazione, con il supporto tecnico di ESPER, a cui è stato poi affidato anche il servizio di Direzione Esecuzione del Contratto (DEC), ha messo in pratica un nuovo progetto di riorganizzazione del sistema di raccolta differenziata porta a porta con l’applicazione della tariffazione puntuale. I risultati vengono ampiamente confermati raggiungendo stabilmente quota 70%. Solo nei mesi di ottobre e novembre si è registrata una flessione della percentuale di raccolta differenziata, legata alla scelta dell’Amministrazione Comunale di effettuare alcune operazioni di bonifica e pulizia del territorio, gravando sui calcoli con grosse quantità di indifferenziato. La percentuale si è comunque prontamente ristabilita nelle prime settimane del nuovo anno.

A Lanuvio solo nel giugno del 2016 la percentuale di raccolta differenziata era pari al 16,2%. A settembre si è raggiunta quota 30%. A fine novembre, con la messa a regime del servizio di raccolta porta a porta su tutto il territorio comunale, progettato dal ESPER, si è raggiunta la percentuale del 69,5% di raccolta differenziata, con un balzo di oltre il 53 punti percentuali di RD. Alla progettazione di un buon sistema di raccolta l’Amministrazione ha voluto affiancare un sistema di controlli sia nei confronti della società che ha vinto l’appalto del servizio, affidando a ESPER il servizio DEC, sia verso eventuali inadempienze da parte dei cittadini: nei giorni che hanno preceduto il Natale si è proceduto a controlli del territorio e delle sue aree sensibili ad abbandoni di rifiuti, anche con l’ausilio di un drone, in affiancamento ai controlli standard.

Castel Gandolfo partiva pressoché da zero. La percentuale di raccolta differenziata a fine 2015 era del 4%. Con il passaggio alla raccolta porta a porta e l’affidamento del servizio DEC a ESPER, i numeri hanno assunto dimensioni completamente differenti: a novembre 2016 la RD ha toccato quota 69,9%, con una riduzione a soli 97 kg/abitante anno di rifiuti indifferenziati mandati a smaltimento (stima basata sui dati di novembre 2016).

Economia circolare, il Parlamento europeo chiede target più ambiziosi

Con 59 voti a favore, 7 contrari e 1 astensione oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato l’ok alla relazione sull’economia circolare portata avanti da Simona Bonafè (S&D), che chiede modifiche al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015, alzando l’asticella degli obiettivi.

L’europarlamentare italiana in questi mesi ha sottolineato più volte l’esigenza di «un quadro normativo trasparente e stabile» per il reale sviluppo dell’economia circolare, con target di riciclo chiari e modalità di calcolo uniformi sul territorio dell’Ue (quando ad oggi ancora mancano anche entro i confini italiani, nonostante le linee guida sulla raccolta differenziata pubblicate dal ministero dell’Ambiente).

In particolare, nella relazione a firma Bonafè si chiede vengano raggiunti al 2030 un tasso di avvio a riciclo pari al 70% per i rifiuti urbani (80% per gli imballaggi) e contemporaneamente una riduzione dei conferimenti in discarica al 5%, il dimezzamento dello spreco alimentare e una riduzione nella produzione dei rifiuti tutti intervenendo alla fonte: «Costruendo prodotti che siano più riciclabili, più facili da riparare e riusare».

«Non possiamo più costruire il nostro futuro su un modello ‘usa e getta’ – commenta Bonafè – ma prepararci ad una transizione che, considerando l’intero ciclo del prodotto, genera non solo nuove risorse produttive, ma opportunità di lavoro, innovazione e protezione per le persone e per l’ambiente». La commissione Ambiente ha espresso dunque il suo favore, e il voto in plenaria è atteso il 13-16 marzo, in vista del negoziato con Commissione e Consiglio. Quello di oggi è «un primo importante passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti finalmente in grado di trasformare l’emergenza in una grande opportunità economica e occupazionale», commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni, sottolineando che «nel frattempo anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere con forza una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono a un accordo ambizioso con il Parlamento. Nel nostro Paese sono in gioco almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, che possono essere creati grazie allo sviluppo dell’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo».

Al momento l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere i target richiesti dalla relatrice Bonafé, come mostra l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – e tacendo sulla gestione dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese sono il quadruplo degli urbani ma non vengono neanche toccati dal pacchetto legislativo sull’economia circolare avanzato dalla Commissione europea (qui le quattro direttive in ballo).

A livello europeo, secondo le stime della Commissione Ue il raggiungimento degli obiettivi approvati dalla commissione dell’Europarlamento potrebbe significare la creazione di 580mila posti di lavoro entro il 2030, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese Ue grazie a un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. Anche autorevoli analisi indipendenti – come quella della Ellen MacArthur Foundation contenuta nel rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe – confermano l’impatto straordinariamente positivo che un’economia più circolare potrebbe avere sul Vecchio continente, non da ultimo tagliando in modo significativo l’emissione di gas serra.

Eppure l’attuale Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker ha proposto obiettivi meno ambiziosi rispetto a quella precedente, sotto l’egida Barroso: proprio gli obiettivi rilanciati oggi da Simona Bonafè non fanno che riprendere in gran parte i vecchi target europei, mostrando in modo plastico i passi indietro compiuti dall’Ue negli ultimi anni in fatto di leadership ambientale.

 

Fonte: Luca Aterini per Green Report

Un Piano per riciclare il 70% degli imballaggi in plastica

La Fondazione Ellen McArthur ha presentato a Davos nel corso del WEF 2017, il Rapporto “The New Plastics Economy: Catalysing action”, il secondo dei Rapporti sull’economia circolare delle plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una loro migliore gestione post-consumo.

Per effetto delle loro proprietà funzionali e il basso costo,le materie plastiche sono diventate parte integrante della nostra economia, con una produzione che è cresciuta di venti volte nel corso dell’ultimo mezzo secolo, mettendo in evidenza, oltre agli indiscutibili vantaggi, anche notevoli impatti economici e ambientali, come abbiamo avuto modo di rappresentare in più occasioni (per ultima: http://www.regionieambiente.it/it/articoli/uccelli-marini-mangiano-le-plastiche), che sono fonte di preoccupazioni per imprese e Governi che stanno riconoscendo la necessità di ripensare all’intero sistema delle plastiche.

A Davos, nel corso del World Economic Forum ((17-20 gennaio 2017), Ellen MacArthur Foundation ha presentato la nuova ricerca “The New Plastics Economy: Catalysing action” che presenta 3 strategie per raggiungere l’ambizioso obiettivo di aumentare il riutilizzo e riciclaggio degli imballaggi di plastica dall’attuale tasso di appena il 14% al 70%.

L’Ente no-profit, fondato nel 2010, con il supporto di importanti aziende leader mondiali, dalla celebre velista che ha battuto nel 2005 il record della circumnavigazione della Terra in solitaria e senza fermate, e che si è ritirata poi dalle competizioni velistiche per dedicarsi al tema dello spreco di risorse e delle energie alternative, aveva commissionato alla McKinsey & Company un Rapporto (Towards a Circular Economy), che, pubblicato nel 2012, è stato il primo del suo genere a considerare le opportunità economiche e di business di una transizione verso un modello di economia capace di rigenerare, e che successivamente si è implementato con altre relazioni settoriali.

Nell’ambito di questo Progetto Mainstream, aI World Economic Forum dello scorso anno la Fondazione aveva presentato “The New Plastics Economy. Rethinking the future of plastics“, Rapporto realizzato in collaborazione con il WEF stesso e il supporto analitico di McKinsey & Company, nel quale, sottolineando come entro il 2050 gli oceani conterebbe (in peso) più plastiche che pesci e che l’intera industria della plastica consumerebbe il 20% della produzione totale di petrolio e il 15% del “bilancio di carbonio” annuale, forniva per la prima volta la visione di un’economia globale in cui la plastica, seguendo appunto i principi dell’economia circolare, non sarebbe diventata mai rifiuto.

Ora, il nuovo rapporto, realizzato con il supporto analitico della Società di consulenza londinese SYSTEMIQ, fornisce un piano d’azione chiaro, approvato da oltre 40 aziende leader a livello mondiale del settore dell’industria delle materie plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una migliore gestione post-consumo.
L’iniziativa ‘The New Plastics Economy’ ha attirato un ampio sostegno e in tutto il settore stiamo osservando un forte impulso iniziale – ha affermato Ellen MacArthurQuesto nuovo rapporto fornisce un chiaro piano per ridisegnare il sistema di plastica globale, aprendo la strada per un’azione concertata“.

La Strategia di transizione verso una migliore progettazione del packaging delle plastiche e conseguire più alti tassi di raccolta e riciclaggio.
Dal Rapporto emerge che:
– il 20% degli imballaggi in plastica potrebbe essere proficuamente riutilizzato, per esempio sostituendo i sacchetti di plastica monouso con alternative riutilizzabili o si potrebbe progettare modelli di packaging innovativi basati sulle ricariche dei prodotti nello stesso contenitore;
Un ulteriore 50% degli imballaggi in plastica potrebbe essere riciclato, migliorando la progettazione e la composizione, per semplificare la loro gestione post-consumo, comportando, peraltro, un aumento del valore della plastica mistra da 90 a 140 dollari per tonnellata;
– progettazione e dopo l’uso di sistemi di gestione. Ciò potrebbe portare a un ulteriore $ 90 a $ 140 per tonnellata di plastica mista;
senza riprogettazione e innovazione, il restante 30% degli imballaggi in plastica (in peso) non potrà mai essere riciclato e l’equivalente di 10 miliardi di sacchetti di immondizia all’anno saranno destinati alla discarica o all’incenerimento.

La transizione verso un’economia circolare basata su sistemi in cui i cicli biologici e tecnologici sono correlati e guidati da prodotti innovativi erogati attraverso nuove catene e sistemi di rifornimento non sarà facile, ma si tradurrà in vantaggi significativi per l’economia e l’ambiente – ha dichiarato Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont, una delle 7 Società a livello mondiale che supporta il Piano – Affinché questa transizione abbia successo è fondamentale sapere dove vogliamo andare e cosa vogliamo ottenere, che è proprio quel che esattamente il primo Rapporto aveva indicato. Novamont accoglie con favore questa seconda relazione che aiuta a sviluppare ulteriormente la nostra acquisizione di conoscenze e che è un invito all’azione per la creazione di nuovi collegamenti concreti tra le catene di valore a monte e a valle“.

 

Fonte: Regioni&Ambiente