SAVE THE DATE – 23/06/18: Santeramo verso Rifiuti Zero e progetto “Vuoto a Rendere”

Sabato 23 giugno a Santeramo in Colle si terrà il convegno “Santeramo verso la strategia Rifiuti Zero e progetto ‘Vuoto a Rendere'”.
Parteciperanno Rossano Ercolini, presidente Zero Waste Italy, Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER, Fabrizio Baldassarre, Sindaco di Santeramo in Colle e Maria Anna Labarile, Assessore all’Ambiente.

santeramo_convegno_flyer

Ispra, cresce la produzione di rifiuti speciali, ma nel riciclo siamo tra i primi in Europa

Il rapporto evidenzia che i rifiuti speciali sono quattro volte superiori a quelli urbani. Oltre 3 milioni di tonnellate vanno all’estero

Continua ad aumentare in Italia la produzione di rifiuti speciali (+2%,) ma anche il riciclo che tocca quota 65%. Lo evidenzia l’ultimo rapporto di Ispra, con dati risalenti al 2016.
Se i dati mostrano un buon lavoro sul fronte del riciclo, occorre investire di più su quello della “prevenzione” dei rifiuti speciali. Se ne producono ancora troppi e l’Italia è lontana dall’obiettivo fissato dal Programma Nazionale di Prevenzione del 2013, che prevede al 2020 una riduzione del 5% nella produzione dei “non pericolosi” e del 10% per i pericolosi, calcolati per unità di Pil al 2010.

I rifiuti speciali, generati da attività produttive, commerciali e di servizio, sono per quantità oltre quattro volte superiori a quelli urbani (135 milioni di tonnellate nel 2016 a fronte di oltre 30 milioni di tonnellate degli urbani). A crescere in modo particolare nel 2016 è stata la categoria dei “pericolosi”, che con oltre 9,6 milioni di tonnellate segna un +5,6% rispetto al 2015; più contenuto l’aumento dei “non pericolosi”, che arrivano a 125 milioni di tonnellate (+1,7%). Tra i rifiuti speciali, quelli del settore delle costruzioni e demolizioni costituiscono uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%). La Lombardia è la regione che produce più rifiuti speciali: 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016.

La buona performance italiana sul fronte del riciclo si conferma nei dati di gestione dei rifiuti non pericolosi, dove la principale attività è il recupero di materia (89,4 milioni di tonnellate) nell’ambito del quale la forma prevalente è quello delle sostanze inorganiche (52,2 milioni di tonnellate). La performance può essere ulteriormente migliorata con un incremento quali-quantitativo del riciclaggio, anche attraverso la definizione di criteri end-of-waste, per esempio per i rifiuti da costruzione e demolizione, in linea con i principi dell’economia circolare. Il riciclaggio di qualità consente, infatti, di reimmettere materiali nei cicli produttivi, riducendo al contempo il ricorso allo smaltimento, in particolare a quello in discarica. Per quest’ultimo si registra un aumento del 7,9% (887 mila tonnellate) rispetto al 2015, a fronte di una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative, che passano da 392 nel 2014 a 350 nel 2016.

Nel 2016 la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero, pressoché stabile rispetto al 2015, è pari a 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,1 milioni di tonnellate sono non pericolosi e 1 milione di tonnellate sono pericolosi; in particolare, tali rifiuti provengono da impianti di trattamento dei rifiuti e sono inviati principalmente in Germania. I rifiuti speciali importati da altri Paesi, per la maggior parte metallici, aumentano dello 0,9% e provengono soprattutto da Germania, Austria e Ungheria.
Sono pari a 352mila tonnellate i rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nel 2016, costituiti per il 93,5% da materiali da costruzione contenenti amianto. La forma di smaltimento prevalente per quest’ultima tipologia di rifiuti pericolosi rimane la discarica (85,5% del totale gestito). Un quantitativo rilevante (circa 118 mila tonnellate) viene esportato in Germania.
Disponibili online tutti i dati sulla produzione e gestione (riciclo, recupero e smaltimento) dei rifiuti speciali in Italia, aggiornati al 2016, nelle singole regioni. Quest’anno sono state inserite anche le informazioni sugli impianti di trattamento, divisi per tipologia, e la produzione di rifiuti per attività economica.

Link al Rapporto Rifiuti Speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/events/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2018

Fonte: E-Gazette

Carta e bioplastica, nuova frontiera packaging cibo

Uno si sforza di comprare cibo buono e sano, magari pure biologico. Ma poi, questo cibo è quasi sempre confezionato in pellicole o retine di plastica, vassoi di polistirolo o polietilene, scatolette di metallo. Tutti imballaggi che spesso non vengono riciclati e finiscono per inquinare l’ambiente. Per questo, la nuova frontiera del settore alimentare è il packaging compostabile: imballaggi di carta e bioplastiche, altamente biodegradabili, che possano essere smaltiti come rifiuti organici insieme agli scarti alimentari.

“Negli ultimi anni le aziende hanno lavorato per dare agli imballaggi di carta le stesse performance della plastica – spiega Eliana Farotto, responsabile ricerca del Comieco, il consorzio delle aziende italiane che riciclano questo materiale -. La soluzione è l’accoppiamento della carta con le bioplastiche. Così il packaging può essere smaltito col cartone o, se sporco, con i rifiuti organici”.
Il problema degli imballaggi inquinanti è diventato ancora più grave con la diffusione delle consegne di pasti a domicilio (i servizi di aziende come Foodora o Deliveroo). I bidoni della plastica delle famiglie italiane, già pieni di packaging dei supermarket, si sono saturati con una marea di piatti, vassoi, bottigliette e contenitori portati dai “rider”.

Il nostro paese ricicla solo il 50% della plastica (la media Ue è ancora peggiore, 35%). Il resto viene bruciato nei termovalorizzatori (al Nord) o va in discarica (al Sud). Ma una parte finisce direttamente nell’ambiente.
Per evitare questi problemi, l’industria ha trovato diverse soluzioni: vassoi in carta con film esterno in bioplastica (soprattutto per l’ortofrutta), vassoi in carta accoppiata a bioplastica con film esterno in bioplastica (per la carne), confezioni interamente in bioplastica (per l’insalata in busta).

Queste soluzioni si stanno diffondendo soprattutto nei negozi bio. Le gelaterie Grom offrono già coppette compostabili. Tetra Pak, il colosso svedese dei cartocci per bevande, ha annunciato che entro la fine dell’anno metterà in commercio cannucce biodegradabili. E poi ci sono i cartoni per l’ortofrutta che rilasciano oli vegetali che contrastano la marcescenza, evitando l’uso di conservanti.

“I costi di questi materiali naturalmente sono maggiori – spiega Farotto -. Il problema è il passaggio a una dimensione industriale, che permetterebbe economie di scala e quindi prezzi inferiori. Noi italiani siamo viziati da packaging monouso e acqua in bottiglia. Ma noi di Comieco crediamo che i consumatori siano sempre più attenti ai temi ambientali, e chiedano ormai azioni concrete in questa direzione. Più che imposizioni per legge, serve educazione per i cittadini”.

Fonte: ANSA

Il Tar rinvia alla Corte europea il decreto inceneritori

Dubbi sull’articolo 35 dello Sblocca Italia per la valutazione ambientale strategica e sul ruolo dato all’incenerimento rispetto a riuso e riciclo

Il decreto Sblocca Italia del 2014 e il conseguente decreto attuativo del 2017 che propone impianti di ricupero energetico nel Centro e nel Mezzogiorno è stato esaminato dal Tar Lazio, il quale si è rivolto con un’ordinanza alla Corte europea di giustizia per chiedere se la normativa viola le normative comunitarie sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti e sulla Valutazione ambientale strategica.
I giudici romani hanno infatti depositato una dettagliata ordinanza in relazione al ricorso depositato da due associazioni antimpianti, Vas (Verdi Ambiente Società) e Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare, le quali chiedevano l’annullamento del decreto attuativo Dpcm del 10 agosto 2017 che attua l’articolo 35 della Legge 133/2014 (decreto Sblocca Italia).
Il decreto del 2014 e la sua conversione in legge, e poi il decreto attuativo del 2017, avevano osservato che in Nord Italia il ciclo dei rifiuti è ben gestito dalla raccolta differenziata al riciclo fino all’incenerimento con ricupero di energia per la frazione non ricuperabile diversamente, ma nel Centro Italia e nel Sud c’è una gravissima mancanza di impianti, come nel caso di Roma, della Sicilia e di altre parti del Paese.
Per questo motivo, individuata la carenza di impianti, i decreti ne proponevano la realizzazione.
Il ricorso delle due associazioni anti-impianti è stato esaminato dai giudici amministrativi, i quali hanno valutato come fondate due osservazioni iniziali e si sono domandati: i decreti sono coerenti con la normativa europea sulla gerarchia di gestione dei rifiuti e sulla procedura di valutazione ambientale strategica?
In sintesi, la direttiva comunitaria mette al primo posto la riduzione, al secondo il riuso, al terzo il riciclo e solo al quarto l’incenerimento; perché il governo fa diventare strategici solo gli inceneritori e non gli altri impianti utili per riuso e riciclo?
Il Tar scrive che l’articolo 35 della Legge 133/2014 gli inceneritori sono definiti “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, che attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati e che garantiscono la sicurezza nazionale nell’autosufficienza”, ma aggiungono che “una simile qualificazione non è stata parimenti riconosciuta dal legislatore interno agli impianti volti al trattamento dei rifiuti a fini di riciclo e riuso, pur essendo tali due modalità preminenti nella gerarchia dei rifiuti di cui alla richiamata direttiva”.
Secondo i parlamentari del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato Salvatore Micillo, Alberto Zolezzi, Paola Nugnes e Vilma Moronese le regole dello Sblocca Italia sono “norme che contrastano con la gerarchia d’intervento comunitario in materia di rifiuti che vede riduzione, recupero di materia e riciclo come interventi prioritari rispetto all’incenerimento di rifiuti”

Fonte: E-Gazette

ANCI – CONAI pubblicato il bando comunicazione: 1,5 milioni per i Comuni

I comuni singoli o associati (con popolazione superiore a 5 mila abitanti) e gli enti di governo del servizio rifiuti sono invitati a presentare progetti di comunicazione locale finalizzati al miglioramento della gestione dei rifiuti di imballaggio. Le regole e le modalità di presentazione dei progetti sono stabilite all’intero delle “Linee Guida alla comunicazione locale 2018” (scarica il bando).
L’invito – afferma il delegato Anci ai rifiuti e sindaco di Melpignano Ivan Stomeo – è rivolto in particolare ai Comuni del Sud Italia per i quali sono disponibili risorse per un ammontare complessivo di 625.000 euro su un totale di 1,5 milioni di euro. Le risorse destinate ai Comuni del Sud – ricorda Stomeo – non sono state pienamente utilizzate negli anni precedenti e rappresentano una occasione persa per molti territori”.

Il cofinanziamento minimo richiesto per l’accesso alle risorse messe a disposizione dal bando è infatti molto basso, pari al 5% del valore complessivo del progetto di comunicazione.

I Comuni potranno inviare i propri progetti entro e non oltre il 18 maggio 2018 esclusivamente con invio tramite PEC all’indirizzo di posta elettronica bandoanciconai@legalmail.it. I progetti, finanziati con le risorse erogate dal Conai nell’ambito dell’Accordo quadro 2014-2019, saranno valutati entro il 15 giugno 2018 da una Commissione formata da quattro membri (due in rappresentanza di Anci e due di Conai) che stilerà tre graduatorie; una per per il Nord, una per il Centro e una per il Sud e le isole.

Fonte: Anci

PLASMARE: CNR ed ESPER per il riciclo delle plastiche dure

Nell’ambito della gestione dei rifiuti, quella della frazione plastica è universamente riconosciuta come la più ricca di insidie tecniche e tecnologiche e quella che maggiormente crea problemi. Ormai da tempo le conseguenze direttamente derivanti da questa sono sulle prime pagine di tutti i giornali.

Partendo anche da queste considerazioni, CNR ed ESPER hanno presentato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare PLASMARE, un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di un processo ecosostenibile per la gestione ed il trattamento dei rifiuti domestici costituiti da plastiche dure non da imballaggio, attualmente smaltiti in discarica, riducendo l’impatto sull’ambiente e promuovendo l’ecodesign di nuovi prodotti.

Le cosiddette “plastiche dure”, che costituiscono larga parte degli oggetti di uso quotidiano, comprendono:

  • PET (polietilenetereftalato) con cui si producono (oltre alle bottiglie di palstica che rientrano tra gli imballaggi e non sono oggetto del presente progetto): tubi in plastica, contenitori di diverso tipo, pellicole sleevs, corde, tessuti impermeabili ecc
  • PP (polipropilene)con cui si producono molti oggetti di uso comune: dagli zerbini agli scolapasta, i cruscotti degli autoveicoli ed i paraurti, i tappi e le etichette delle bottiglie di plastica, le reti antigrandine, le custodie dei CD, le capsule del caffè, i bicchierini bianchi di plastica per il caffè, tappeti, moquette, giocattoli di plastica  ecc
  • PS (Polistirene) con cui si producono: giocattoli, oggetti d’arredamento, stoviglie in plastica, gusci di elettrodomestici. pannelli di isolanti termici per l’edilizia ecc
  • PE (Polietilene) con cui si producono: tubi per il trasporto di acqua e gas naturale, mobili per il giardino, geomembrane, barriere stradali ecc
  • PMMA (polimetilmetacrilato o Plexiglass) con cui si producono: piatti doccia, barriere di protezione, tavoli e sedie, oggettistica d’arredamento ecc

PLASMARE è stato dunque finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (RINDEC 2017/00132) nell’ambito del bando per il cofinanziamento di progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento di rifiuti non  rientranti nelle categorie già servite dai consorzi di filiera, all’ecodesign dei prodotti ed alla corretta gestione dei relativi rifiuti”.

Il progetto prevede la collaborazione di ESPER e due istituti del CNR: l’Istituto ISMN (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e l’Istituto IIA (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico). Il progetto PLASMARE mira in sintesi a sviluppare e potenziare il riciclo e la gestione di rifiuti domestici in plastica dura ad oggi indifferenziati per ridurre al minimo i quantitativi smaltiti in discarica o negli impianti di incenerimento; ad incentivare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post consumo in nuovi cicli produttivi in sostituzione delle materie prime vergini, promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione; a studiare e sviluppare tecnologie innovative ecosostenibili e applicabili su scala industriale per un corretto riciclo del rifiuto considerato e ad incentivare l’ecodesign di prodotti in modo da allungare il ciclo di vita delle plastiche dure e promuovere un uso ecosostenibile delle risorse.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario comprendere appieno l’articolazione dell’attuale filiera di questi materiali e costruire scenari di ottimizzazione del recupero della materia. Per farlo è importante tessere innanzitutto una rete di collaborazione attiva e propositiva che coinvolga Comuni ed imprese del settore; una rete capace di muovere competenze, generare partecipazione ed animare economia responsabile nei territori.

Se il tuo Comune  o la tua azienda vuole far parte di questa rete, puoi lasciare l’adesione all’indirizzo info@esper.it 

Rifiuti, a che punto è la gestione dei Raee a 10 anni dal primo ritiro

Dieci anni fa, presso l’isola ecologica del Comune ligure di Tribogna, Remedia ha effettuato il primo ritiro di Raee (rifiuti elettrici ed elettronici) in assoluto in Italia: era il 24 gennaio 2008. Ancora oggi Remedia rappresenta uno dei principali sistemi collettivi nazionali per la gestione ecosostenibile di tutte le tipologie di Raee, pile, accumulatori e impianti fotovoltaici (e il primo in assoluto nella gestione di Raee pericolosi, con circa 55.000 tonnellate gestite nell’ultimo anno), ma i numeri gestiti sono molto diversi da allora. Dalle prime stime, diffuse oggi, durante il 2017 Remedia ha registrato il miglior risultato di sempre: 90.000 tonnellate di rifiuti elettronici gestiti, con un incremento del 34% rispetto al 2016 e un aumento di oltre il 400% a confronto con il 2008. In 10 anni sono state gestite complessivamente quasi 500.000 tonnellate di Raee con un beneficio economico stimato per il Paese da Remedia, in «termini di risparmio sulle importazioni di materie prime, di almeno 140 milioni di euro».

«Nel 2008 siamo stati il consorzio che ha tenuto a battesimo il sistema Raee, effettuando il primo servizio di ritiro di rifiuti elettronici in Italia e oggi, a 10 anni di distanza, siamo orgogliosi – dichiara Walter Rebosio, presidente di Consorzio Remedia (nella foto, ndr) – di aver raggiunto 500.000 tonnellate gestite e di chiudere il 2017 con un nuovo record annuale: 90.000 tonnellate rifiuti tecnologici raccolti e gestiti, di cui 55.000 tonnellate di Raee appartenenti ai raggruppamenti pericolosi».

Nel dettaglio, i numeri registrati dal Consorzio nel 2017 mostrano che i Raee domestici, ossia quelli generati dai nuclei famigliari, ammontano complessivamente a 73.200 tonnellate (+26% rispetto al 2016), a cui si aggiungono i Raee professionali, prodotti da aziende ed enti pubblici, pari a 6.900 tonnellate e, infine, ben 9.900 tonnellate di pile e accumulatori portatili, industriali e per veicoli (+186% rispetto all’anno precedente).

Fonte: GreenReport

Raccolta differenziata: in Italia copertura quasi totale

La raccolta differenziata in Italia si svolge con il contributo fondamentale dell’accordo quadro Anci- Conai. Lo confermano i dati del settimo rapporto sulla banca dati Anci-Conai, presentati oggi nella sede dell’Anci a Roma da Ivan Stomeo (delegato Anci ai rifiuti e sindaco di Melpignano), Giorgio Quagliuolo, (presidente del Conai) e Filippo Brandolini (vice presidente di Utilitalia) e dal vice segretario dell’Anci, Stefania Dota. Con loro, alcuni degli amministratori protagonisti delle migliori pratiche nei territori: il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, il sindaco di Albairate Giovanni Pioltini, l’assessore alle Politiche del Territorio di Fiumicino, Ezio Di Genesio Pagliuca (fotogallery)
Il rapporto conferma la capillarità dell’accordo Anci-Conai, basato su convenzioni per la raccolta e l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio che interessano nel 2016 il 97,7% dei Comuni italiani (7.813) e il 99,5% della popolazione (60.314.369), con un aumento in quest’ultimo caso del 2% rispetto al 2015; inoltre, il 51% dei Comuni italiani ha almeno cinque convenzioni. (Scarica Rapporto integrale, leggi la sintesi).
Il rapporto evidenzia poi che i Comuni stipulano soprattutto convenzioni per il riciclo della plastica (consorzio Corepla) e del vetro (consorzio CoReVe), con rispettivamente il 99% e 91% della popolazione nazionale coinvolta; minore è la diffusione territoriale delle convenzioni per il recupero di alluminio (consorzio CiAl) e legno (consorzio Rilegno), che interessano circa il 64-65% della popolazione.
Il Nord si conferma la macro area con le più elevate performance di raccolta: qui si intercetta il 54% di tutta la raccolta conferita al Conai e si concentra il 56% degli importi totali riconosciuti dai consorzi. Anche il Centro e il Sud peraltro, con una resa media pro capite tra gli 86 e i 77 chili per abitante all’anno, fanno registrare dati confortanti. Nelle regioni delle isole si registra il contributo minore alle raccolte conferite al Conai (6,2% del totale) e la resa media pro capite più bassa (50 chili per abitante all’anno.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), nel 2016 sono stati ritirate nei punti di raccolta 283.075 tonnellate, con una riduzione dello 0,4% rispetto al 2015. Anche per questa categoria di rifiuti i risultati della raccolta variano sensibilmente sul territorio, sia dal punto di vista dei quantitativi che della composizione: le regioni del Nord-Ovest intercettano il 30% del totale nazionale (la Lombardia, da sola, quasi il 19%).
“Il rapporto – sostiene il delegato Anci ai rifiuti Ivan Stomeo – conferma gli importanti risultati raggiunti, ma ci dà anche la fotografia di un’Italia a due velocità. Un Nord sempre più veloce ed un Sud, invece, molto meno. Da questo quadro bisogna ripartire nello scrivere il nuovo accordo con il Conai. Dobbiamo sforzarci tutti quanti a portare tutte le regioni d’Italia allo stesso livello. Altro tema è il costo del servizio: è necessario potenziare il principio del “chi inquina paga”, perché attualmente il costo di gestione degli imballaggi non viene pagato da chi li produce ma dalla collettività, con la Tari. Abbiamo di fronte una bella sfida nello scrivere il nuovo accordo: una sfida in cui le nostre comunità dovranno essere protagoniste”.
“Il quadro presentato oggi ci offre l’immagine di una sensibilità crescente verso la raccolta differenziata e l’economia circolare, pur con difformità territoriali ”, ha sottolineato la vice segretaria dell’Anci Stefania Dota. “Il tema dei rifiuti è strategico per i Comuni e come associazione vogliamo perseguirlo rafforzando la nostra collaborazione con il Conai grazie a  misure sempre più efficaci il raggiungimento degli obiettivi fissati per la raccolta differenziata a livello nazionale”.
“La banca dati Anci-Conai – afferma il presidente del Conai Giorgio Quagliuolo – è ormai diventata un punto di riferimento per quanto riguarda i dati di gestione dei rifiuti urbani, in particolare di imballaggio. I dati sulla raccolta differenziata presentati quest’anno confermano la centralità dell’accordo quadro Anci-Conai per i Comuni italiani, in un’ottica di sussidiarietà rispetto al mercato. Per il futuro, consolideremo la nostra collaborazione con Anci, concentrandoci sulle aree con maggiori margini di crescita e dialogando in maniera più diretta con i Comuni”.
“Il rapporto presentato dimostra  – afferma il vice presidente di Utilitalia Filippo Brandolini –  che quando c’è la volontà si possono raggiungere risultati importanti in materia di raccolta differenziata e di riciclo rifiuti. Questi risultati sono il presupposto migliore per la sfida che ci pone il pacchetto per l’economia circolare. La filiera tra comuni, consorzi e aziende di gestione è un punto di partenza per lo sviluppo industriale del comparto. Sono questi stessi soggetti a poter testimoniare l’effettivo bisogno di impianti industriali e a poter valutare insieme i processi che possono portare alla loro realizzazione”.
Fonte: Anci.it

In Puglia si studiano biopackaging da scarti caseari

Avviato nell’ambito del bando della Regione Puglia Innonetwork e finanziato con 1,4 milioni di euro dal Programma Operativo Regionale POR-FESR 2014-2020, il progetto Biocosì punta a riutilizzare le acque reflue della filiera casearia per produrre una bioplastica biodegradabile e compostabile destinata all’imballaggio alimentare.

Un progetto sviluppato dall’Enea in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant, che vede tra i partner anche l’Università di Bari e le aziende CSQA, RL Engineering, Caseificio Colli Pugliesi, Compost Natura e la rete di laboratori pubblici di ricerca Microtronic, coordinata dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR.

Il programma di ricerca Biocosì – spiegano i ricercatori – presenta un duplice aspetto innovativo: da un lato, il processo di separazione a membrana sviluppato dall’Enea nel Centro ricerche di Brindisi per il frazionamento del siero di latte, che consente sia il recupero differenziato di tutte le componenti (sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali) e di acqua ultrapura; dall’altro, la partnership tra EggPlant ed Enea per la produzione di una bioplastica biodegradabile a base PHA (poliidrossialcanoati) ottenuta dal lattosio estratto dai reflui, con benefici anche in termini di riduzione degli inquinanti dell’industria casearia.

“Un progetto ispirato ai principi dell’economia circolare con l’obiettivo ‘zero rifiuti a fine processo’ – così lo definisce Valerio Miceli della Divisione Biotecnologie e agroindustria dell’Enea -, che risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale, ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo oltretutto di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero”.

Oltre ad occuparsi del processo di estrazione del lattosio e dei peptidi bioattivi da impiegare come integratori nei nuovi prodotti e fornire supporto tecnico scientifico per la messa a punto della produzione di bioplastica (PHA – poliidrossialcanoati) per via fermentativa, Enea avrà anche il compito della successiva caratterizzazione del biopolimero.

Segnalata tra le dieci migliori imprese nell’ambito del Premio per lo Sviluppo Sostenibile, EggPlant è una start-up fondata da Domenico Centrone, Vito Emanuele Carofiglio e Paolo Stufano per sviluppare un processo che consente di trattare e depurare acque reflue contenenti scarichi organici e di utilizzare i composti così ottenuti come materia prima per la sintesi di biopolimeri.

Fonte: Polimerica

I live green, un concorso video per condividere le tue “azioni verdi”

Ispra e l’Agenzia Europea per l’Ambiente premiano i migliori video per aiutare l’Ambiente.
Come sei arrivato al lavoro o a scuola oggi? In auto, in bicicletta o con i mezzi pubblici? Ogni giorno prendiamo decisioni che possono avere un impatto sull’ambiente. Alcune delle nostre decisioni quotidiane sono sforzi consapevoli per vivere in un ambiente più pulito e più sano. Il concorso video “I LIVE GREEN”, ideato dagli NRC for Communication di ISPRA e organizzato dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) insieme alla rete di partner, invita tutti gli europei a mostrare la loro creatività e a condividere le loro azioni per aiutare l’ambiente. I migliori video riceveranno un premio in denaro.

Quello che mangiamo e compriamo, come ci muoviamo o riscaldiamo le nostre case, e molte altre grandi e piccole scelte hanno un impatto sull’ambiente e sulla nostra salute. Nel concorso video “I LIVE GREEN”, gli europei possono condividere le loro azioni verdi attraverso brevi video, votare per i migliori filmati e incoraggiare gli altri a fare ancora di più.

Mentre puoi intraprendere azioni ecologiche in quasi tutte le aree della tua vita, “I LIVE GREEN” si concentra su quattro argomenti:

1. Cibo sostenibile

Il cibo nutriente è essenziale per una vita sana. Tuttavia, la produzione alimentare richiede risorse preziose, come terra e acqua. Ogni volta che sprechiamo cibo, sprechiamo anche queste risorse. Inoltre, pesticidi e fertilizzanti possono avere un impatto sul suolo e sulle falde acquifere. Come ridurre gli impatti ambientali del cibo sul piatto?

2. Aria pulita

Molte attività economiche dai trasporti all’agricoltura rilasciano inquinanti atmosferici. Tuttavia, le nostre abitudini quotidiane possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria e migliorare la nostra salute e la qualità della vita. Quali sono le scelte che fai per contribuire all’aria più pulita?

3. Acqua pulita

I nostri laghi, fiumi e mari sono sottoposti a numerose pressioni, tra cui il cambiamento climatico e l’inquinamento. In molte regioni in tutta Europa, utilizziamo le nostre riserve di acque sotterranee più velocemente di quanto possano essere reintegrate. Queste pressioni hanno impatti sulla natura e sulla nostra salute. Come possiamo aiutare a mantenere le risorse idriche pulite e libere dall’inquinamento?

4. Rifiuti minimi

Le cose che acquistiamo spesso hanno una durata limitata, ma ci sono modi per evitare che finiscano in discarica. Forse puoi mostrare agli altri un buon esempio di riutilizzo, riparazione o riciclaggio di qualcosa?

 

Regole di partecipazione

Link per l’invio dei video

 

Nota bene:

Le iscrizioni apriranno il 1 ° dicembre 2017.

Le richieste chiudono il 31 marzo 2018.

Il voto pubblico apre il 1 ° maggio 2018.

Il voto pubblico si chiude il 31 maggio 2018.

I vincitori verranno annunciati il 5 giugno 2018.

 

I premi

I vincitori di ciascuna categoria (cibo sostenibile, aria pulita, acqua pulita e rifiuti minimi) riceveranno un premio in denaro di 1000 euro. Il premio Public Choice, scelto tramite il voto online, è di 500 euro.

 

Per maggiori informazioni contattare gli NRC for Communication Italia: