M5S: accolta dal Governo la proposta per la tariffazione puntuale

“Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato che se seguito dai fatti si trasformerà in una piccola rivoluzione ambientale ed economica”.

Così esprimono la soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento proposto i senatori del Movimento.
Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

“Ora – affermano i senatori Cinque Stelle – la palla passa in mano al governo!

Di seguito il comunicato ufficiale, consultabile a questo indirizzo

Se son rose fioriranno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato. Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti. Il tutto in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Più ricicli meno paghi. Il percorso verso la tariffa puntuale già attuata in tantissimi Comuni italiani dove è in vigore la raccolta differenziata porta a porta.

Il Governo si è detto favorevole all’emendamento e lo ha fatto proprio, “impegnandosi a rivedere l’imposta sui rifiuti al fine di riportarla ad una tariffa sulla effettiva produzione”.

Ora la palla passa al Governo. Il Movimento 5 Stelle vigilerà che quanto promesso ed accolto in Aula da parte dell’esecutivo diventi realtà. Non bastano gli impegni e le promesse. Serve andare verso la tariffa puntuale dei rifiuti. Con i fatti.

Legambiente: chi produce meno rifiuti deve pagare meno!

Continua la campagna di Legambiente a favore della tariffazione puntuale. Alla raccolta firme ormai in atto da alcune settimane, fanno eco le prese di posizione pubbliche

Questo l’ultimo comunicato stampa dell’Associazione Ambientalista, che potete trovare seguendo questo link

Tarsu, Tares, Trise, Tari: cambiano le parole ma non la sostanza. Legambiente: “Basta con i giochi di parole. Chi produce meno rifiuti deve pagare meno”

“Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”. Questo è l’unico principio su cui deve basarsi la tariffazione sui rifiuti. Che si chiami Tares o Trise oppure Tari, non è possibile che questa vada ad aggravare il peso fiscale sugli italiani in maniera illogica e ingiusta”.

Così Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, ha commentato la notizia, diffusa oggi dalle agenzie, di possibili ulteriori aumenti delle tasse sulla casa attraverso la legge di stabilità.

Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la nuova tassa sui rifiuti Tari, forse più della precedente Tares, rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta. Per questo, sul sito di Legambiente, continua la raccolta firme della petizione popolare Italia rifiuti free, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, per chiedere al governo di rivedere questo tributo in maniera tale da rispettare il principio europeo del “chi inquina paga”, calcolandolo solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati e consentendo così alle utenze più virtuose di pagare di meno, come richiesto recentemente anche dalle associazioni di categoria Federambiente e Fise – Assoambiente.

Oggi infatti, è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea.

La gestione dei rifiuti in Italia sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti. Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti: continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani l’ammontare della tassa non è determinato secondo la quantità di rifiuti prodotti, mentre solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale.

E’ ancora possibile firmare la petizione al link www.legambiente.it/italiarifiutifree/petizione.

Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2013

Il IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, realizzato dal Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone, con il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, scatta un’istantanea sull’evoluzione normativa, sui mutamenti degli stili di vita e dei consumi legati al riutilizzo che hanno caratterizzato l’anno che si avvia a conclusione. Le oltre 100 pagine di cui si compone il Rapporto prendono in esame le tendenze e le novità che hanno interessato il riutilizzo in Italia, nell’ottica di offrire uno strumento aggiornato di analisi e ragionamento per i decisori e gli addetti chiamati a sviluppare politiche di riutilizzo.

ABSTRACT RAPPORTO NAZIONALE SUL RIUTILIZZO 2013

CONSUMO:

Secondo l’Osservatorio Findomestic negli ultimi 5 anni è cambiato profondamente l’approccio degli italiani verso l’acquisto dell’usato. Il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’usato e il 41% dichiara di voler incrementare i suoi acquisti in questo settore. Sociologi ed esperti di mercato dicono che consuma l’usato: 1) chi cerca il risparmio; 2) chi è più colto; 3) i giovani più che gli anziani. Nell’espansione dell’usato la crisi conta, ma si tratta anche di un’evoluzione degli stili di consumo che è indipendente dalla congiuntura economica caratterizzata da una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. La tendenza al ricorso all’usato è dunque destinata ad affermarsi e crescere anche quando si entrerà in un’eventuale fase di ripresa economica.

ANDAMENTO DEL SETTORE:

I dati della Camera di Commercio di Milano sottolineano che il mercato dell’usato in Italia conta 3.283 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia con 517 imprese attive, una su sei in Italia, davanti al Lazio con 430 e alla Toscana con 386. Tra le province, dopo Roma con più di una impresa nazionale su dieci nel settore, ci sono Milano, Napoli e Torino. Nel computo sono assenti i negozi dell’usato in conto terzi (circa 4000) e gli ambulanti professionisti, ossia i segmenti che hanno maggior tasso di espansione e che spesso vanno sostituendo, territorialmente, le botteghe di rigatteria tradizionali, che invece sono registrate nelle elaborazioni.

Secondo le stime della Rete Nazionale Operatori dell’Usato il comparto dell’usato occuperebbe infatti in Italia oltre 80.000 persone, ma una mappatura puntuale risulta assai problematica a causa dell’informalità nella quale sono costrette circa il 70% delle attività e in attesa di una riforma complessiva del settore che comincia a muovere i primi passi. Va bene l’usato che ha funzione d’uso, va molto male l’usato superfluo (epoca, collezionismo, ecc); soffrono la crisi dunque i rivenditori di usato superfluo, mentre vanno bene quelli di usato generico (o “indifferenziato”). I settori della riparazione di abbigliamento ed elettrodomestici sono in “ricrescita”. Gli operatori informali, specie di etnia rom, sono al centro di iniziative di integrazione a Napoli, Reggio Calabria, Roma e Torino, ma sono anche oggetto, alternativamente, di persecuzione giudiziaria e persecuzione razzista. A Roma la chiusura di esperienze di mercatini autorizzati, sta generando una rinnovata pressione delle comunità straniere sui mercati autorizzati con pesanti ripercussioni per le attività degli stessi operatori dell’usato di Porta Portese che stentano anch’essi a veder formalizzata la loro pluridecennale attività di riutilizzatori. Torino dopo essersi affermata come best practice in questo ambito con l’istituzione delle Aree di Libero Scambio non professionale dell’usato ha davanti la sfida di riconfermarsi come terreno d’avanguardia di sperimentazione di fronte alla crescente richiesta di spazi autorizzati avanzata da ampie fasce della popolazione in stato di bisogno.  A Roma e Milano operai in cassaintegrazione o espulsi dal mercato del lavoro, insieme a precari e studenti hanno messo in moto processi di riconversione partecipata nelle ex-fabbriche fallite che hanno al centro modelli di riutilizzo su scala, riciclo e upcycling.

RIUTILIZZO E GESTIONE RIFIUTI:

A Ottobre, a Vicenza, nel quadro del progetto Life+ PRISCA, è stato autorizzato il primo grande impianto italiano di preparazione al riutilizzo (dove vengono trattati rifiuti riutilizzabili; prima risposta concreta per non destinare più a smaltimento l’irriducibile flusso di beni usati che viene conferito tra i rifiuti).

Nell’ambito dello stesso Progetto sono stati prodotti approfondimenti normativi che hanno evidenziato gli ostacoli e le possibili soluzioni autorizzative per azioni volte al massimo riutilizzo. Nell’Autunno 2013 i progetti europei Lifeplus Ambiente sviluppati in Italia, le Agende 21, la Rete ONU e Occhio del Riciclone hanno prodotto una lettera appello rivolta alle Istituzioni Nazionali per la rimozione degli ostacoli che inibiscono lo sviluppo della filiera del riuso. Progetti Life+ come quello No Waste hanno contribuito ad analizzare il possibile ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella realizzazione di un Centro di riuso e riparazione.

I primi importanti segnali di politiche di riutilizzo integrate con la gestione dei rifiuti sono gli interventi d’indirizzo prodotti da Regioni come la Puglia e la Campania che nei loro regolamenti prevedono il coinvolgimento della filiera economica dell’usato; per la prima volta un atto pubblico nazionale, come il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (Ministero dell’Ambiente), riconosce che “per incrementare i volumi di riutilizzo occorre pianificare azioni che rimuovano o contribuiscano a rimuovere gli ostacoli che inibiscono lo sviluppo del settore dell’usato. Oltre al problema logistico e strutturale rappresentato dall’assenza di flussi certi di approvvigionamento, l’usato soffre di gravi problemi legati a sommersione, fiscalità e concessione di spazio pubblico”. L’avvio della sperimentazione congiunta Rete ONU-Federambiente è un ulteriore segnale che va nella direzione di migliorare l’efficienza del servizio di gestione dei rifiuti (riducendo il volume di rifiuti ancora in buono stato destinati oggi allo smaltimento o recupero energetico) e sostenere un’economia dell’usato che spesso assume anche una connotazione sociale.

ANALISI AMBIENTALE:

Per la prima volta sono stati misurati, con metodo scientifico (da ODR e Mercatino SRL) peso e impatti ambientali del riutilizzo degli operatori dell’usato. Su 210 negozi conto terzi presi a campione, risulta una media di beni avviati a riutilizzo pari a 100 tonnellate all’anno. Ciascuno di essi evita ogni anno l’emissione di 475 tonnellate di CO2 equivalente. La ricerca ha dato la possibilità di confrontare il contributo ambientale offerto da varie iniziative messe in atto da attori pubblici e privati a favore del riutilizzo, fornendo possibili spunti di riflessione anche sulla concessione di adeguati contributi e sgravi annunciati tra gli allegati alla Legge di Stabilità.

Dall’analisi emerge che un negozio conto terzi medio a conduzione familiare riesce a riutilizzare poco meno di quanto sono riusciti a riutilizzare tutti i centri di riuso del Centro Italia, ma a differenza di questi ultimi non ha potuto godere di alcun aiuto pubblico e paga proporzionalmente più tasse e tariffe di chi vende nuovo. Tenendo conto che in Italia i negozi in conto terzi sono circa 4000 è possibile valutare il loro volume complessivo di riutilizzo in centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno.

MODA E RIUTILIZZO:

Negli ultimi anni, le proposte di moda e riutilizzo hanno avuto successo principalmente nei mercati dei Paesi a reddito più basso. In quelli a reddito elevato la proposta si rivolge ad una fascia d’elite per alcuni marchi affermati e proliferano le produzioni amatoriali che a stento riescono a trovare un punto d’equilibrio; produzione su scala e internazionalizzazione del mercato le ricette per far fiorire il settore.

Scarica il rapporto integrale

Fonte: Occhio del Riciclone

SERR 2013: numeri da grande evento!

L´edizione 2013 fa segnare il record di partecipazione, con ben 5.399 azioni sulla riduzione dei rifiuti condotte in Italia (nel 2012 furono 5261). Il nostro Paese è ancora una volta, tra i 27 aderenti UE all´iniziativa, quello con le maggiori adesioni. L’Italia infatti con le su 5.399 iniziative ecologiche batte la Gran Bretagna e la Francia.

La giuria europea della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti ha selezionato, tra i vincitori dell’edizione 2012, anche due azioni italiane: “Di meno in meglio”, azione realizzata dal Covar14, consorzio di gestione dei rifiuti dei comuni della provincia sud di Torino, che si è aggiudicata il primo premio tra le pubbliche amministrazioni e “R2R – Reuse to Reload”, azione realizzata dalla Augustea Holding, azienda napoletana che ha vinto nella sezione dedicata alle imprese.

“Di Meno in Meglio” del Covar14 ha visto la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione condotta nei comuni consortili con tour guidati nei supermercati e l’avvio di una cooperazione con i ristoranti locali che hanno dato vita ad una rete di ben 34 Eco-Ristoranti.

L’azione di Augustea è stata invece condotta tra i dipendenti, le loro famiglie e i contatti professionali, che sono stati incoraggiati alla riduzione dei rifiuti, ad esempio rimpiazzando le tazze usa e getta con bicchieri multiuso personalizzati, lo scambio di libri e l’utilizzo di prodotti senza imballaggi.

E’ nato il Programma Nazionale per la Prevenzione

Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il documento adottato è il risultato di un percorso di condivisione iniziato lo scorso anno che, con modalità diverse, ha coinvolto i rappresentanti degli enti locali, del mondo della produzione, dell’associazionismo ambientale e della cittadinanza più ampia. Tale adozione è avvenuta nel rispetto della scadenza comunitaria prevista dalla Direttiva 2008/98/CE per il prossimo 12 dicembre 2013.

La Direttiva definisce “prevenzione” le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono:

a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;

b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure

c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.

Il Programma fissa obiettivi il cui scopo è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Sulla base dei dati rilevati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010:

  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie.
  • Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Programma fornisce anche indicatori specifici finalizzati alla valutazione dell’efficacia dei singoli interventi/progetti ed alla definizione di benchmark specifici e dovranno essere monitorati.

Al fine di assicurare la massima trasparenza e condivisione del Programma, sarà istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un Tavolo di lavoro permanente che coinvolga i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma. Compito del Tavolo è quello di effettuare il monitoraggio dell’attuazione del Programma nazionale e dei programmi regionali, individuare le criticità e proporre specifiche azioni prioritarie e misure integrative al fine dell’aggiornamento dei programmi stessi.

Nella redazione del Programma sono state considerate una serie di misure di carattere generale che possono contribuire in misura rilevante al successo delle politiche di prevenzione nel loro complesso.

Tra le misure generali rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione esensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca.
Ruolo fondamentale ha la tariffazione puntuale: “L’obiettivo è quello di definire la cornice della nuova tassa sui rifiuti prevista nella service tax e consentire l’applicazione di tariffe puntuali che i Comuni potranno scegliere in sostituzione della tassa ispirate al principio comunitario “chi inquina paga”.
In base a quanto stabilito in materia dalle linee guida della Commissione europea su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari, nel Programma sono state scelte alcune misure specifiche di prevenzione dei rifiuti.

Il carattere “prioritario” di tali flussi è legato alla rilevanza quantitativa degli stessi rispetto al totale dei rifiuti prodotti o alla loro suscettibilità ad essere ridotti con facilità e in modo efficiente. Tali flussi prioritari sono: i rifiuti biodegradabili con particolare attenzione agli scarti alimentari, i rifiuti cartacei, i rifiuti da imballaggio ed i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, le Regioni integreranno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. A tal fine, viene stabilito per  le regioni  il  termine di un anno per l’adozione del Programma nazionale.

Scarica il Programma Nazionale di prevenzione per i rifiuti (Pdf, 240 KB)

Perché tutti i luoghi comuni sui rifiuti sono falsi

Il collega Simone Larini ha recentemente pubblicato un interessante Ebook dal titolo “Perché tutti i luoghi comuni sui rifiuti sono falsi” con la prefazione a cura del nostro Direttore Attilio Tornavacca di cui si può scaricare un estratto  a questo link
L’ebook spiega, con taglio divulgativo ma anche rigoroso metodo scientifico, perché i 17 più noti luoghi comuni sui rifiuti sono tutti falsi. L’autore usa la sua ventennale esperienza di lavoro in alcune delle esperienze più avanzate di gestione dei rifiuti per dimostrare l’infondatezza di dicerie come “tanto poi mettono tutto insieme” o “i termovalorizzatori non inquinano” o “la gente non partecipa alla raccolta differenziata”. Si consiglia vivamente la lettura anche perché attualmente il costo promozionale dell’ebook è di soli 2,99 euro presso il sito www.lulu.com

Quante volte abbiamo incontrato persone che esprimevano dubbi sulla raccolta differenziata, in quanto davano credito a certe voci ricorrenti, come “tanto poi mettono tutto insieme” o “ma la gente mica partecipa alla differenziata”. A queste voci e a molti altri dubbi sul tema rifiuti viene adesso fornita una risposta definitiva dall’ebook di Simone Larini “Perché tutti i luoghi comuni sui rifiuti sono falsi”, in vendita su Amazon in sola versione di download digitale. Il libro smentisce con taglio divulgativo i 16 più noti luoghi comuni sui rifiuti, spiegando i motivi per cui si sono tutti privi di fondamento, con dimostrazioni di dettaglio e rigoroso metodo scientifico.

Questa paziente opera di smentita delle principali dicerie in materia di rifiuti è il frutto della ventennale esperienza di lavoro dell’autore come esperto di gestione dei rifiuti. Simone Larini ha infatti lavorato in alcune delle esperienze più avanzate del nostro paese: ad esempio a metà degli anni ’90 è stato coautore del piano rifiuti della Provincia di Treviso, territorio che attualmente rappresenta un modello di eccellenza a livello mondiale proprio nella gestione intelligente ed efficiente della “risorsa rifiuti”.

L’ebook di Larini sviluppa e approfondisce i contenuti del sito inforifiuti.com, dal lui creato nel 2009 e che in questi anni si è conquistato una buona fama di “voce fuori dal coro” tra ambientalisti ed attivisti anti-incenerimento. Tuttavia, l’autore – che tra le esperienze di lavoro vanta anche la collaborazione al piano rifiuti che dette il via al famoso impianto di incenerimento di Brescia – ha il merito di affrontare ogni tematica senza preconcetti, mettendo da parte qualsiasi pregiudizio ideologico in merito a metodologie e tecnologie di trattamento. Larini smonta sia gli argomenti più usati dai filo-inceneritoristi, sia alcuni cavalli da battaglia degli ambientalisti, come “si deve scegliere ‘da che parte stare’ tra incenerimento e RD”. E spiega come mai siano termini sbagliati e fuorvianti sia termovalorizzatore che rifiuti zero.

Il suo ebook non può essere catalogato né come libro “contro” l’incenerimento né tantomeno come “a favore” di tale tecnologia. Che l’autore, pur vantando un curriculum da perfetto “inceneritorista”, comunque considera obsoleta e costosissima, dedicando un capitolo per spiegare come mai non sia vero che “i termovalorizzatori non inquinano”.

Lo scopo del libro non è però quello di attizzare polemiche, ma semplicemente fare chiarezza su alcuni dei pregiudizi che al momento costituiscono un ostacolo alla diffusione delle buone pratiche di gestione dei rifiuti nel nostro paese. Oltre a dimostrare perché non è vero “che mettono tutto insieme” o che “la gente non partecipa”, il libro fornisce molti esempi e spiegazioni del motivo per cui in Italia la gente partecipa con convinzione alle iniziative di recupero di rifiuti ben progettate. E, smentendo la diceria che “fare la differenziata aumenta i costi”, fa capire i meccanismi per cui una RD ben concepita invece diminuisce gli importi delle tariffe, per poi chiarire perché sono infondati i timori legati all’introduzione di tariffe che fanno pagare maggiormente chi produce più rifiuti rispetto a chi riduce e differenzia correttamente. Larini mostra come la soluzione del problema rifiuti passi per le buone pratiche e la RD, senza altre scorciatoie. Nel suo libro elenca tutti i motivi per cui neanche in un futuro lontano sarà possibile azzerare completamente la produzione di rifiuti. E spiega perché non è giusto considerare “più avanti di noi” i paesi del nord Europa che bruciano i nostri rifiuti, dimostrando come la “fame di rifiuti” sia invece una sconfitta, più che un progresso.

Anche il caso dell’impianto di incenerimento di Vienna, esposto in maniera dettagliata ed aggiornata, fornisce lo spunto per riflessioni di ordine strategico. Il vecchio impianto di Spittelau è sì ancora attivo ed effettivamente situato all’interno della città (è non è il solo), ma è anche vero che l’Austria è il paese europeo con il più alto tasso di RD e in cui si destina a recupero energetico una piccola frazione residuale. Non certo la “patria” dell’incenerimento, come taluni cercano di farla passare, quindi.

Per acquistare l’EBook:

http://www.lulu.com/

“Meno Rifiuti – Più Benessere”

Meno Rifiuti Piu’ Benessere in 10 mosse è tornata con la seconda edizione per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per ridurre l’impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all’uso multiplo ma soprattutto ad innovare attraverso la progettazione di beni e  servizi  in un’ottica di economia circolare.
L’iniziativa ha partecipato alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 16 al 24 novembre.
Per coinvolgere e informare anche  i consumatori l’iniziativa focalizza gli imballaggi dei beni di largo consumo che, insieme agli articoli usa e getta, diventano quel genere di rifiuto con cui si deve fare i conti quotidianamente e li invita a firmare la petizione collegata all’appello.

La novità della seconda edizione consiste nella partenza di una comunicazione personalizzata  alle maggiori aziende dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, nonché le principali insegne della Distribuzione Organizzata, che continuerà con il 2014.
Ai responsabili delle Aziende, più o meno virtuose sotto l’aspetto ambientale, è stato chiesto  di rendere noto il proprio impegno rispetto alle 10 mosse, sia per i progetti attuati che per quelli in fase di pianificazione. Le adesioni ed i relativi dettagli verranno pubblicati in una pagina dedicata del sito.
“L’invito all’azione che Meno Rifiuti più Benessere rappresenta nei confronti delle aziende, va oltre ai contenuti delle 10 mosse, sia sotto l’aspetto ambientale che partecipativo –  afferma Silvia Ricci, responsabile Campagne dell’Associazione comuni virtuosi (Acv). Sotto l’aspetto ambientale poiché  l’impatto complessivo di un prodotto non è limitato al solo packaging, come la prima mossa evidenzia. Sotto l’aspetto partecipativo perché riuscire a coinvolgere le aziende a comunicare pubblicamente il proprio, impegno come avviene all’estero, non è una modalità alla quale le aziende italiane sono avvezze” continua Ricci.

“Come ACV abbiamo però coinvolto con successo un buon numero di gruppi  della Grande Distribuzione con la campagna Porta la Sporta. Quest’ultima iniziativa, pensata per ridurre l’impatto ambientale ma anche economico che i rifiuti da imballaggio e articoli usa e getta hanno per le casse comunali, dovrebbe essere una palla che le aziende colgono al balzo per dimostrare che quanto pubblicato nel bilancio di sostenibilità si riflette nella prassi aziendale. Questa iniziativa rappresenta oltre 3000 cittadini che hanno firmato la petizione, 300 enti locali e diverse associazioni. L’ascolto del cliente , la collaborazione con le organizzazioni non profit e con gli enti locali (a favore di obiettivi comuni e a beneficio dei territori ) sono argomenti che sono di casa nei bilanci di sostenibilità. Pertanto non possiamo che essere fiduciosi  di ricevere prima o poi un cenno di riscontro alle comunicazioni che stiamo inviando alle aziende e che proseguiranno anche nel prossimo anno” conclude Silvia Ricci.

Le dieci mosse
La prima mossa chiede di ripensare e innovare i prodotti verso una maggiore sostenibilità partendo da un diverso approccio nella fase di progettazione. Ovvero di utilizzare una metodologia di progettazione chiamata Design Sistemico che concepisce un prodotto come parte di un sistema con cui interagisce, e per tutto il suo ciclo di vita. I sistemi a cui ispirarsi sono quelli della natura dove il concetto di rifiuto non esiste perché  ogni output di un processo diventa un input, o una risorsa, per nuove attività. Una sua applicazione eliminerebbe la necessità di dover intervenire successivamente  per risolvere effetti collaterali negativi  per uomo e ambiente.
Già dalla fase di progettazione di un bene o di un imballaggio la scelta di un materiale piuttosto che un altro inciderà su tutte le fasi a monte del processo: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione di energia utilizzata per estrarle e lavorarle, ai trasporti, etc.
Questa scelta sarà allo stesso tempo determinante quando il prodotto dovrà essere smaltito. L’azienda che studia un nuovo prodotto non può quindi esimersi dal considerare come lo stesso potrà essere recuperato, riciclato o riutilizzato una volta che terminerà la sua funzione primaria.
Le mosse successive chiedono non solamente una prevenzione quantitativa degli imballaggi ma anche una prevenzione del loro impatto ambientale. E quindi la progettazione di imballaggi ridotti all’essenziale, totalmente riciclabili e privi di quelle componenti che ne impediscono un riciclaggio eco efficiente (etichette sleeve, additivi, opacizzanti e altri abbinamenti di materiali eterogenei difficilmente separabili).
E ancora l’utilizzo di materie prime seconde provenienti dal riciclo per realizzare nuovi imballaggi, l’applicazione di sistemi di etichettatura che comunichino il grado di riciclabilità degli stessi e l’introduzione di sistemi di vuoto a rendere per le bevande.
Infine una maggiore presenza nell’assortimento di prodotti ecologici adatti all’uso multiplo e possibilità di acquisto sfuso e alla spina nei punti vendita della Grande Distribuzione con diffusione capillare su tutto il territorio promossi da una comunicazione abbinata che ne comunichi il vantaggio ambientale.

Hanno sottoscritto il documento circa 300 enti locali e aderito associazioni nazionali come Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia, Cittadinanza Attiva, Altroconsumo  e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.
Enti locali e associazioni nazionali e locali vengono inviate a sottoscrivere l’appello  inviando una mail ai riferimenti presenti sulla pagina dell’iniziativa dove si trovano anche le indicazioni utili alle Aziende che vorranno aderire.
Anche i singoli cittadini vengono inviati a firmare la petizione di supporto che ha raggiunto oltre 3000 firme e a diffonderla attraverso i loro contatti e social media.

 

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2013

Sono aperte le iscrizioni alla SERR 2013, la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti. C’è tempo fino al 30 ottobre.
La Settimana è nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, gli stakeholder e tutti i consumatori sulle strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono tenuti a seguire.
Obiettivo del Comitato italiano è stimolare quanti più soggetti possibile – Enti e Istituzioni nazionali e locali, Autorità territoriali e Pubbliche Amministrazioni, Associazioni e Organizzazioni no profit, Scuole e Università, Aziende e Imprese, Associazioni di categoria, ecc. (i cosiddetti “Project Developer”), a mettere in piedi iniziative ed azioni volte alla riduzione dei rifiuti, a livello nazionale e locale, nei giorni dal 16 al 24 novembre 2013. Lo scorso anno fu record di partecipazione, con ben 5261 azioni  sulla riduzione dei rifiuti condotte in Italia, il paese con maggiori adesioni tra i 27 aderenti.

Per maggiori informazioni  www.menorifiuti.org

Sacchetti, on line la proposta di legge della Commissione Europea per ridurne il consumo

La Commissione europea ha adottato oggi una proposta di legge che obbliga gli Stati membri a ridurre l’uso delle borse di plastica in materiale leggero. Saranno gli Stati a decidere come farlo: facendole pagare, stabilendo obiettivi nazionali di riduzione, vietandole a determinate condizioni – il comunicato stampa della Commissione europea

Sacchetti, on line la proposta di legge della Commissione Europea per ridurne il consumo
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La Commissione europea ha adottato oggi una proposta di legge che obbliga gli Stati membri a ridurre l’uso delle borse di plastica in materiale leggero. Saranno gli Stati a decidere come farlo: facendole pagare, stabilendo obiettivi nazionali di riduzione, vietandole a determinate condizioni oppure in altri modi che riterranno più adatti. Per lo più utilizzate una volta sola, le borse di plastica leggere possono però resistere nell’ambiente centinaia di anni, spesso sotto forma di microparticelle i cui effetti dannosi sono noti, soprattutto per l’ambiente marino.

Janez Potocnik, Commissario per l’Ambiente, ha dichiarato in proposito: “Ci siamo mossi per risolvere un gravissimo problema ambientale che è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno in Europa sono più di 8 miliardi le borse di plastica che si trasformano in immondizia, con pesanti danni per l’ambiente. Alcuni Stati membri sono già riusciti a limitare di molto il loro uso e se altri facessero altrettanto il consumo in tutta l’Unione europea potrebbe addirittura ridursi dell’80%.”

Tecnicamente la proposta modifica la direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, introducendo due elementi: da un lato, obbligando gli Stati membri ad adottare misure che riducano il consumo di borse di plastica di spessore inferiore a 50 micron, meno riutilizzate rispetto a quelle di spessore superiore e quindi più a rischio “usa e getta”; dall’altro, lasciando agli Stati la scelta del tipo di misure, che possono consistere in strumenti economici, come imposte e prelievi, obiettivi nazionali di riduzione e restrizioni alla commercializzazione (nel rispetto però delle norme in materia di mercato interno contenute nel trattato sul funzionamento dell’UE). Gli ottimi risultati ottenuti da alcuni Stati dell’UE che hanno drasticamente ridotto l’uso di questo tipo di sacchetti optando per la tassazione e altre misure, dimostrano che questa è di fatto una via percorribile.

La proposta è stata modulata sull’esempio di vari Stati membri e scaturisce dall’invito dei ministri per l’Ambiente dell’UE alla Commissione di valutare il margine d’intervento dell’Unione su questo fronte, intervento peraltro ampiamente caldeggiato dai cittadini, come si è potuto ricavare dalla vasta consultazione pubblica che ha preceduto l’elaborazione del testo.

Contesto

Le caratteristiche che hanno decretato il successo commerciale delle borse di plastica —ovvero il peso contenuto e la resistenza al degrado— hanno anche contribuito alla loro ampia diffusione nell’ambiente. Questi prodotti sfuggono ai flussi di gestione dei rifiuti e si accumulano nell’ambiente, dove possono resistere per centinaia di anni, soprattutto sotto forma di rifiuti marini. I rifiuti marini sono considerati sempre più un grave problema di portata mondiale, una minaccia per gli ecosistemi marini, i pesci e gli uccelli. È comprovato che i mari europei sono il ricettacolo di grandi quantità di rifiuti.

Si stima che nel 2010 siano stati immessi nel mercato dell’UE 98,6 miliardi di sacchetti di plastica, il che significa che ogni cittadino europeo ne ha usati 198 e presumibilmente ne ha riutilizzati ben pochi, poiché la maggior parte di questi sacchetti sono di materiale leggero e di fatto vengono riutilizzate meno rispetto alle borse più robuste. Le cifre sul consumo di sacchetti di plastica in materiale leggero indicano grandi differenze tra gli Stati membri: si va dai 4 sacchetti annui pro capite di Danimarca e Finlandia, ai 466 di Polonia, Portogallo e Slovacchia. L’Italia è in una posizione intermedia, con 181 sacchetti annui pro capite.

Vai al progetto di proposta e allo studio (con le cifre sugli Stati membri di cui sopra)

Al via progetto “Ostelli Zero Waste” per una gestione virtuosa dei rifiuti

Gestire in maniera più virtuosa i rifiuti negli ostelli, con l’obiettivo di realizzare buone pratiche di prevenzione. È quanto prevede un progetto chiamato “Ostelli Zero Waste” che coinvolge  Aig (Associazione Italia Alberghi per la Gioventù) e i Consorzi Nazionali per il riciclo e il recupero dei rifiuti d’imballaggio (Cial per l’alluminio, Comieco per la carta, Corepla per la plastica, Coreve per il vetro, Ricrea per l’acciaio e Rilegno per il legno).
Per raggiungere lo scopo i tecnici ambientali della Cooperativa ERICA, partner tecnico del progetto, visiteranno un campione di ostelli AIG nelle maggiori città italiane: Napoli, Milano, Bologna, Cagliari e Torino. All’interno delle strutture verranno condotte una serie di verifiche per individuare l’organizzazione dei contenitori per la raccolta dei rifiuti; analisi merceologiche dei rifiuti prodotti da uffici, mense e ospiti; interviste ai gestori e ospiti per individuare abitudini e criticità nella gestione dei rifiuti. In più verranno condotte delle sessioni di formazione a gestori e addetti degli ostelli sulle buone pratiche per la riduzione dei rifiuti e la loro corretta differenziazione.
I dati raccolti serviranno a definire le linee guida e criteri da applicare per la gestione interna dei servizi e per la comunicazione interna ed esterna. Inoltre verrà messo a punto un progetto per la riorganizzazione della gestione dei rifiuti all’interno delle strutture visitate.
L’auspicio di tutti i firmatari dell’intesa tra ostelli e consorzi possa essere esteso, in un prossimo futuro, a tutte le strutture ricettive presenti in Italia.