Sprechi alimentari: nasce la legge Italiana. Incentivi a chi non spreca

Chi non butta via il cibo verrà premiato. È questo il principio alla base della lotta allo spreco alimentare che è diventata legge dello Stato. Dopo il primo sì della Camera a marzo scorso, in serata è arrivato il via libera definitivo del Senato con  181 sì, due no e 16 astenuti. “Con il voto di oggi, manteniamo una promessa. L’Italia si è dotata di una legge organica sul recupero delle eccedenze e sulla loro donazione per solidarietà sociale”, dice la deputata del Pd Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge.

“Questa norma – fa eco il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015. È una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano. Un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. Con questa legge ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo di recuperare un milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi”.

I punti salienti della legge. Il provvedimento, che arriva a soli sei mesi di distanza rispetto a un’analoga legge francese, definisce per la prima volta nell’ordinamento italiano i termini di “eccedenza”e “spreco” alimentari, fa maggiore chiarezza tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, e punta semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità. Rispetto alla norma approvata in Francia, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Consente la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito. Dice in modo chiaro che il pane potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione. E, per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, permette ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Non solo le onlus, inoltre, ma anche gli enti pubblici, potranno essere considerati “soggetti donatori”. Si possono poi donare anche i cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché le irregolarità non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Non sarà poi richiesta la forma scritta per le donazioni gratuite di cibo, farmaci e altri prodotti e saranno coinvolte nella prevenzione dello spreco anche le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere. Infine più spazio alle cosiddette produzioni a ‘chilometro zero’, che dovranno essere promosse dal ministero delle Politiche agricole nel quadro di azioni mirate alla riduzione degli sprechi.

Le reazioni. “Abbiamo calcolato che se tutti i pubblici esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, con una media di 20 pasti al giorni, si potrebbero distribuire addirittura 7 milioni di pasti

quotidianamente. Noi – dice Gregorio Fogliani – che con il progetto no profit Pasto Buono abbiamo raggiunto i 500mila pasti recuperati all’anno, ci poniamo come obiettivo di recuperare e donarne almeno un milione”.

fonte: Repubblica.it

FAO e RIO 2016: il cibo in eccesso del Villaggio Olimpico diventerà pasto per i poveri

Ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo finisce sprecato o perso a livello globale, e con esso tutte le risorse necessarie per produrlo: acqua, terra, input agricoli, mangimi. L’impatto sulle risorse naturali dell’ambiente è enorme: un recente studio della FAO calcola che se gli sprechi alimentari fossero un paese, sarebbero il terzo più grande produttore di gas serra, mentre circa un terzo di tutte le terre oggi coltivate producono cibo che non verrà mai consumato.

La buona notizia è che a livello globale le iniziative per combattere questo fenomeno si stanno moltiplicando. Tra queste, il progetto “Reffetto-Rio” presentato lo scorso 8 luglio presso la sede della FAO di Roma alla presenza del direttore generale José Graziano da Silva e del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, in occasione della prossima apertura dei Giochi Olimpici 2016 di Rio de Janeiro in Brasile.

Grazie a “Reffetto-Rio”, il cibo in surplus del villaggio olimpico sarà recuperato e trasformato in pasti nutrienti da distribuire gratuitamente ai più bisognosi. Allo stesso tempo, verranno organizzati corsi di cucina e sulla nutrizione a beneficio delle persone in difficoltà e dei giovani. Volontari e 45 chef da tutto il mondo sono stati invitati a partecipare.

L’iniziativa, a cui hanno preso parte anche Pierfrancesco Sacco, ambasciatore d’Italia presso le agenzie dell’ONU a Roma, e Giovanni Malagò presidente del CONI, nasce da un’idea di Massimo Bottura, chef stellato di fama internazionale e fondatore di “Food for Soul” in collaborazione con David Hertz, a sua volta chef e fondatore dell’organizzazione no-profit “Gastromotiva”, entrambi presenti all’evento di Roma.

“Reffetto-Rio” potrà contare sull’importante esperienza raccolta in un’iniziativa simile, il Refettorio Ambrosiano, lanciata da Bottura durante Expo Milano 2015 che ha permesso di raccogliere cibo in surplus dai padiglioni dell’Esposizione Internazionale per trasformarlo in pasti nutrienti per poveri e senza tetto. Esprimendo appieno lo spirito della Carta di Milano e dell’Agenda di Sviluppo 2030, il Refettorio Ambrosiano, ancora attivo, ha coinvolto centinaia di volontari e cuochi di tutto il mondo ed ha permesso di recuperare oltre 15 tonnellate di cibo che altrimenti sarebbero andate perse.

“Quella di Milano è stata una best practice, replicabile in altri Paesi, che ora ha come seconda tappa le Olimpiadi in Brasile – ha sottolineato il ministro Martina – Quanto fatto, e si continua a fare a Milano, non è solo un dovere morale, ma un esempio che può diventare quotidianità. Un mondo a spreco zero è un mondo a fame zero. Tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

“Il ruolo che cuochi e organizzazioni gastronomiche possono giocare – ha concluso Graziano Da Silva – assieme allo sport nel promuovere una nutrizione sana e nel creare consapevolezza per sconfiggere la fame è fondamentale. Ma ricordiamoci che ognuno di noi può contribuire ogni giorno a questa sfida”.

Fonte: Regioni e Ambiente

Sicilia, sindaci dell’Agrigentino criticano la Regione: “Rivedere subito le ultime ordinanze sui rifiuti”

Riceviamo e pubblichiamo

Una delegazione di Sindaci dell’agrigentino si è recata lunedì 18 luglio al Dipartimento Regionale dei Rifitui per protestare contro le prescrizioni contenute nelle ultime ordinanze del Presidente della Regione, che hanno dapprima obbligato i Comuni a conferire a Lentini, con notevole aggravio di costi e dei tempi di scarico,di poi hanno contingentato il carico di rifiuti che ogni Comune può portare in discarica. Con queste prescrizioni i Comuni non hanno potuto svuotare giornalmente gli autocompattatori e hanno subito il fermo della raccolta dei rifiuti. Conseguentemente i rifiuti si sono accumulati per strada e adesso non possono essere raccolti pena il superamento del limite massimo giornaliero di conferimento attribuito ad ogni Comune.
Il contingentamento dei rifiuti da portare in discarica è abnorme, perché assume come parametro la media giornaliera dei conferimenti del mese di giugno 2016 e non tiene conto che durante il periodo estivo i paesi dell’agrigentino si popolano di turisti, di emigrati, dei lavoratori e degli studenti pendolari.
I sindaci hanno chiesto che il contingentamento avvenga sulla base della media dei rifiuti prodotti nei mesi di luglio, agosto e settembre dell’anno 2015, hanno chiesto inoltre che sia autorizzato un conferimento straordinario per rimuovere le tonnellate di rifiuti giacenti per strada.
Nel pomeriggio un’altra delegazione di SIndaci ha incontrato il Prefetto di Agrigento dott. Nicola Diomede, al quale ha chiesto di farsi portavoce del gravissimo disagio che sta sfociando nell’emergenza sanitaria in molti Comuni della Provincia di Agrigento. Nel corso degli interventi è stato evidenziato il caos provocato dalle scelte regionali. La Regione prima ha messo in liquidazione gli Ato Rifiuti e previsto le Società di Regolamentazione dei Rifiuti – SRR, che dovevano fare una gara per tutti i Comuni; poi ha dato la possibilità ai Comuni superiori a cinquemila abitanti di costituire un Ambito di Raccolta Ottimale – Aro  – e di predisporre un piano di intervento per la gestione della raccolta dei rifiuti: alcuni Comuni hanno avuto i piani Aro approvati dalla Regione altri no.
Chi ha avuto i piani approvati è incappato nei tempi dell’Urega, e ancora attende di poter espletare la gara, chi e riuscito ad aggiudicare e ha firmato il contratto subisce i tempi di esecuzione, l’impresa ha novanta giorni per iniziare. Chi non ha avuto i piani approvati ha potuto fare gare limitate nel tempo, che non aiutano la programmazione della raccolta differenziata. Il Presidente della Regione ha disposto la chiusura della discarica di Siculiana, perchè mancante dell’impianto di bio stabilizzazione, che non ha mai avuto e che serve a separare la frazione umida dalla frazione secca dei rifiuti.. I 104 Comuni che prima vi conferivano sono stati dirottati a Lentini: trenta euro in più il costo di conferimento oltre alle spese di trasporto. La discarica ha un limite massimo di conferimento giornaliero, raggiunto il quale chiude. Dopo qualche settimana, i Comuni del catanese e del siracusano hanno raggiunto un’intesa, prima scaricheranno loro, poi le stazioni di trasferenza – impianti dove è possibile svuotare più autocompattatori per fare un unico carico – infine gli altri Comuni. Molti Comuni dell’agrigentino sono così finiti in coda, a salvarsi sono soltanto quelli che hanno affidato il sevizio alla società che gestisce l’impianto di trasferenza. Dopo file interminabili, gli autocompattatori sono tornati pieni e il sistema è andato in tilt; le imprese che non riescono a svuotare gli autocompattatori non sono in grado di fare la raccolta il giorno successivo.  I cassonetti non vengono svuotati e i rifiuti si ammassano nelle aree circostanti. La Dedalo Ambiente, che pratica la gestione in house, ha i mezzi vetusti che non sono in condizione di affrontare il viaggio sino a Lentini; deve garantire la continuità del servizio ma è in liquidazione, non può fare investimenti ed è costretta a noleggiare i mezzi con aggravio di costi a carico dei cittadini. La Regione Siciliana, per superare il blocco, ha distribuito il carico giornaliero ammissibile nella discarica di Lentini per tutti i comuni che lì sono obbligati a conferire. I Comuni dell’agrigentino subiscono tagli sulla produzione giornaliera di rifiuti che vanno dal 10% al 44%, il mese di riferimento e giugno 2016. Nell’arco della settimana i Comuni devono rispettare la media giornaliera, se la superano non possono conferire, fino a quando non rientrano. I Comuni accelerano con la raccolta differenziata, ma sono vincolati dai ritardi dell’Urega, dai tempi di esecuzione dei contratti, dalla mancanza di approvazione dei piani Aro, dalla gestione degli Ato in liquidazione.Nel frattempo il contingentamento del conferimento in discarica non consente di smaltire i rifiuti accumulati nelle strade nelle scorse settimane e adesso per effetto del contingentamento medesimo.
La situazione è gravissima, perchè l’eventuale riapertura della discarica di Siculiana avverrebbe con limiti di conferimento pari a 100 tonnellate giornaliere, che non sarebbero in grado di assorbire il carico giornaliero di rifiuti prodotto da tutti i comuni, ma soltanto del comune capoluogo. I Sindaci chiedono che il Presidente della Regione Siciliana autorizzi il conferimento straordinario, per consentire di ripulire le nostre città;  riveda i limiti del conferimento in discarica, stabilendo una graduale riduzione mese dopo mese sulla base della media di conferimento giornaliero dei mesi di luglio, agosto e settembre dell’anno 2015; acceleri le operazioni di gara dell’Urega; trovi una soluzione più economica dei viaggi a Lentini per i comuni dell’agrigentino. In mancanza di nuove prescrizioni che vadano incontro alle esigenze del territorio e scongiurino il rischio dell’emergenza sanitaria, i Sindaci mercoledì prossimo avvieranno azioni di protesta.

I Sindaci di Racalmuto, Naro, Montallegro, Favara, Porto Empedocle, Realmonte, Ribera, Cammarata, Casteltermini, Campobello di Licata, Ravanusa, Licata, Palma di Montechiaro, Menfi, Sant’Angelo Muxaro, Montevago, Canicattì, Joppolo Giancaxio, Agrigento, Siculiana, Caltabellotta, Lampedusa, Grotte, Castrofilippo, Sciacca, Santa Margherita, Cianciana, Cattolica Eraclea.

Il Marocco si ribella ai rifiuti: “Non siamo la discarica d’Italia”

«Non siamo la discarica dell’Italia». La frase chiara e sintetica è indirizzata al nostro Paese da un’imponente mobilitazione della società civile marocchina. La petizione sul sito change.org ha già raccolto oltre 10mila firme, che salgono di ora in ora, conquistando sostenitori al grido di «l’Africa non può diventare la pattumiera dell’Europa».

Ormai non si parla d’altro, in Marocco. I rifiuti italiani spediti nel Paese maghrebino per essere smantellati da due settimane sono diventanti un caso nazionale, con tanto di interrogazioni parlamentari per far tornare a casa nostra le 2500 tonnellate di ecoballe, per ora parcheggiate nel porto di El Jadida.

Il Marocco che avanza su più fronti come leader in Africa e partner per la sponda nord del Mediterraneo, è lo stesso Paese dove convive un’altra contraddizione.

La triste fotografia di un’incontenibile invasione di rifiuti e buste di plastica a sfregiare i suoi angoli più belli, compresa la sua invidiabile costa atlantica. Meraviglie e mostruosità, natura seppellita dal consumismo sfrenato. Un binomio che ha allarmato non pochi analisti. Una piaga che diverse associazioni per la tutela dell’ambiente stanno combattendo non solo con l’educazione civica, ma anche facendo pressione al legislatore.

Ne è d’esempio la campagna ZeroMika, «niente più buste di plastica». Dal 1° luglio in Marocco non si può più né produrre né vendere o utilizzare buste di plastica. Un’iniziativa quasi impossibile in un Paese dove il settore produttivo della plastica è tutt’altro che secondario. La tutela dell’ambiente è diventata quindi per il Paese il grande tema. Non a caso a novembre verrà accolta la conferenza della COP22 proprio nella città marocchina di Marrakech.

«Ma come si fa a organizzare la Cop22 e poi importare i rifiuti dall’Italia?» è la domanda che gira sui profili social dei marocchini in collera e indignati contro la ministra dell’ambiente Hakima El Haite, accusata di vendere il territorio senza badare alle conseguenze sulla salute dei cittadini.

Già, la salute dei cittadini. Perché le Ecoballe dall’Italia, secondo i quotidiani locali, arriverebbero dalla regione Campania e precisamente dal sito di Taverna del Re, che si trova tra Caserta e Napoli. Un enorme carico, si legge sui quotidiani marocchini, di materiale plastico, pneumatici e di rifiuti derivati da combustibili. Quanto basta per allarmare gli ambientalisti marocchini che vogliono vederci chiaro e hanno chiesto l’intervento del gabinetto reale, perché il Paese «non diventi il centro di raccolta della spazzatura internazionale».

Fino ad ora la ministra non ha dato risposte convincenti, oltre ad aver cambiato versione due volte, come racconta il quotidiano al Ahdath. Inoltre, è stata lasciata sola dal suo partito oltre che dal governo, in una vicenda che si sta trasformando in un vero e proprio scandalo nazionale.

Infatti, se prima aveva assicurato con un comunicato che era tutto nella norma, adesso ha dichiarato alla stampa che il carico è ancora sospeso perché deve passare due test per verificarne la pericolosità.

Molte ombre, dunque, mentre l’Italia in queste due settimane di certo non sta godendo di una buona nomea, non solo per il silenzio assordante sul caso. Solo ieri il Pd alla Camera – con i deputati Khalid Chaouki, Eleonora Cimbro, Chiara Braga e Floriana Casellato – ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di «procedere a un’approfondita verifica della vicenda al fine di chiarire quale tipologia di rifiuti sarebbero arrivata nel porto marocchino e se questi rifiuti siano in linea con i parametri internazionali relativi al loro smaltimento».

Troppo tardi anche perché il nostro Premier, Matteo Renzi, che ancora deve fare la sua visita ufficiale in Marocco, i cittadini marocchini lo stanno conoscendo in queste ore sui social dopo il suo tweet “Via le ecoballe dalla Terra dei Fuochi. Via la camorra da gestione rifiuti. Finalmente si fa sul serio #lavoltabuona”, tradotto in arabo e in francese. E non è un buon bigliettino da visita.

fonte: La Stampa

Premio Comuni Ricicloni 2016

Quest’anno il Premio Comuni Ricicloni 2016 di Legambiente riserva una bella e inaspettata sorpresa, che lascia ben sperare per un’Italia finalmente libera dai rifiuti. Crescono nella Penisola i comuni Rifiuti free, quelli che oltre ad essere ricicloni, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Sono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, le realtà che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.
A livello geografico, il Nord Italia è al top con i suoi 413 comuni Rifiuti free, pari al 79% del totale. Segue il Sud con 87 municipi (pari al 17% del totale) e il Centro con 25 (pari al 5%). Le regioni che superano la media nazionale del 7% di Rifiuti free rispetto al totale sono invece: il Veneto (con il 35% di comuni Rifiuti Free), il Friuli-Venezia Giulia (29%), il Trentino-Alto Adige (17%) e la Campania (9%). Mancano all’appello solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo. Dai numeri alle belle esperienze green, il passaggio è breve: tra le storie segnalate nel rapporto “Comuni Ricicloni” di Legambiente non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV) Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).
Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare, secondo Legambiente serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Alla presentazione di Comuni ricicloni 2016 hanno partecipato Rossella Muroni presidente di Legambiente, Massimo Caleo, vicepresidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e Silvia Velo, sottosegretario Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Quest’anno Legambiente ha introdotto dei nuovi criteri nella classifica: per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti di Comuni ricicloni, non solo si deve rispettare l’obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata ma si deve anche puntare sulla qualità e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile. Nel rapporto sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

“I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro rapporto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia ‘Rifiuti free’, traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Comuni Rifiuti free e consorzi – Sono quattro le regioni che superano la media nazionale del 7% di rifiuti free rispetto al totale. In particolare il Veneto si distingue per ben 204 comuni “liberi dai rifiuti”, seguito dalla Lombardia con 76 comuni (grazie soprattutto alla provincia di Mantova che rappresentano il 5% del totale dei comuni lombardi). Importanti i numeri arrivano anche dal Friuli-Venezia Giulia (63 comuni), dal Trentino Alto Adige (56) e dalla Campania con le sue 50 realtà virtuose su 550 comuni totali. Indietreggia, invece, il Piemonte che quest’anno conta solo 8 comuni “targati” Rifiuti Free.
Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Proposte Legambiente: Per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti, Legambiente rilancia sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre quattro sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale. Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, (vedi la legge sulle agenzie ambientali, fresca di approvazione, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero), per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più. In particolare Occorre: 1) utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo; 2) premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione; 3) eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; 4) completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 5) “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti; 6) stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti. Per l’associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel rapporto.

Esperienze green – Infine non poteva mancare un passaggio sulle storie di eccellenza, come l’Emilia Romagna che continua il suo percorso green a favore dell’ambiente. La nuova legge regionale dell’autunno 2015 e il conseguente piano sull’economia circolare, approvato qualche settimana fa, prevede un innovativo e condivisibile sistema di premialità e penalità che si basa sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata. Tra le città dell’Emilia Romagna, si distingue in modo particolare Parma, tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015, che dal 1 luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta. In particolare sono oltre 92mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Altra esperienza positiva arriva questa volta dal Sud, dalla Calabria, dove il comune di Catanzaro ha avviato con successo la raccolta differenziata domiciliare (come già avvenuto in altri capoluoghi del meridione come Salerno, Andria e Cosenza). Il Comune, che partiva dal 10% di raccolta differenziata nel 2015, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Comuni Ricicloni 2016 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione Nazionale Comuni Italiani, Conai, Utilitalia, Fise Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche

Fonte: Legambiente

​Bioshopper tarocchi, la Guardia di Finanza sequestra 200mila pezzi

L’operazione pilota è terminata nelle scorse settimane e si è concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia

Sequestro di oltre 200mila shopper non in regola e più di duemila chili di materia per la produzione dei sacchetti, con multe fino a 1,8 milioni di euro e deferimento all’Autorità giudiziaria di 38 persone per frode commerciale e concorso nel reato. Questi alcuni dei numeri di un’operazione ‘pilota’ della Guardia di Finanza terminata nelle scorse settimane e concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia, e presentata al ministero dell’Ambiente da Gian Luca Galletti e dal Generale Gennaro Vecchione, a capo del Comando unità speciali della Guardia di Finanza. bustaplastica.jpg

Le Fiamme gialle intensificano così, su impulso del ministero dell’Ambiente, l’attività preventiva e repressiva nei settori degli imballaggi di plastica non rispondenti agli standard di legge; questo per tutelare l’ecosistema, i consumatori e il settore industriale della chimica verde. Le buste fuori legge o le falsi dichiarazioni di conformità – è stato spiegato – “minano una filiera nazionale che può valere fino a un miliardo di euro”.

“Sulle shopper – ha osservato Galletti – l’Italia ha avuto sempre una posizione d’avanguardia in Ue, orientata al massimo grado di tutela ambientale contro ogni violazione e contraffazione pericolosa per l’ambiente e per l’economia: una norma per la quale abbiamo rischiato anche un’infrazione sulla concorrenza, ma che invece è diventata una norma di riferimento ambientale”. ”Il corpo – ha rilevato Vecchione – in questo settore interviene soprattutto per i profili finanziari ed economici, oltre che la tutela dell’ambiente. Continueremo le analisi e le verifiche”.

Fonte: E-Gazette

Lampedusa: cresce la RD, si bonifica l’Isola

Gli interventi sono stati tanti: rimozione degli olii esausti, bonifica dei siti di
conferimento e delle carcasse di auto abbandonate. Allo stesso tempo, le percentuali di raccolta differenziata crescono vertiginosamente. E’ stretta la collaborazione tra Amministrazione e cittadini. I risultati sono già visibili: sono sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola

Dal mese di marzo di quest’anno l’Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa ha intrapreso una forte azione per cambiare la spinosa situazione relativa alla gestione dei rifiuti nelle isole.
Grazie al supporto tecnico della ESPER e del Suo Direttore Tecnico, Ing. Salvatore Genova, sono state messe in campo numerose iniziative volte a migliorare il servizio di igiene urbana a beneficio di cittadini e turisti.
E’ attivo il Centro di Raccolta Comunale sito in contrada Taccio Vecchio: tutti i cittadini e le utenze commerciali possono utilizzarlo giornalmente, secondo gli orari di apertura, per conferire tutte quelle tipologie di rifiuti che non possono essere raccolte a domicilio o nei contenitori stradali.

Sono, inoltre, sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola.
Il dato medio di raccolta differenziata è aumentato esponenzialmente: o nel 2015 era pari a 11,85% o nei primi mesi del 2016 è pari a 26,26% con un picco ad aprile del 39,90%.
Nell’ambito della riorganizzazione dei servizi, sono state inraprese numerose attività volte ad una migliore gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali. L’Amministrazione comunale ha disposto la rimozione degli olii esausti conferiti in modo errato da parte dei fruitori del porto, pescatori e diportisti presso l’area portuale. Inoltre, è stata effettuata la bonifica dei relativi siti.

E’ iniziato da tempo un importante percorso di gestione dei temi ambientali, e in questo contesto è stato ridato il giusto decoro urbano all’area portuale. La Capitaneria di Porto ha strettamente collaborato con l’Amministrazione e si è impegnata a vigilare affinché siano rispettate le corrette modalità di conferimento da parte di tutti i fruitori del porto.
E’ stato, inoltre, disposto il recupero di circa 35 carcasse di automobili e 10 di moto disseminate su tutto il territorio del Comune di Lampedusa.

L’Amministrazione continuerà nell’attività di pulizia del territorio per mantenere il decoro urbano che l’isola merita, ma è determinante la collaborazione di tutti i cittadini affinché diventino sentinella a tutela dell’ambiente.
Questi risultati sono sicuramente incoraggianti, ma per proseguire in questo percorso virtuoso è fondamentale il supporto delle istituzioni e, in particolare, della Regione che dovrebbe fare la sua parte, appaltando il prima possibile le gare per le tanto attese infrastrutture e attrezzature.

Ridurre gli sprechi alimentari contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici

Secondo uno Studio del PIK che per la prima volta fornisce le proiezioni complete dello spreco di cibo dei Paesi di tutto il mondo, calcola che le emissioni correlate potrebbero raggiungere al 2050 i 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, rispetto agli attuali 500 milioni.

È quanto prevede un nuovo studio condotto dal Potsdam Institute for Climate Research (PIK) che per la prima volta fornisce le proiezioni complete dello spreco di cibo dei Paesi di tutto il mondo, calcola che le emissioni correlate potrebbero arrivare al 2050 a 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti.Secondo lo Studio  “Food Surplus and Its Climate Burdens”, pubblicato on line il 7 aprile 2016 su Environmental Science&Technology, attualmente un terzo del cibo che produciamo non finisce nei nostri piatti e tale cifra è destinata ad aumentare in maniera notevole, qualora Paesi emergenti come Cina e India dovessero adottare stili di vita alimentare degli occidentali. Pertanto, ridurre i rifiuti alimentari offrirebbe la possibilità di garantire la sicurezza alimentare e al contempo contribuirebbe a mitigare la pericolosità dei cambiamenti climatici.“Ridurre i rifiuti alimentari può contribuire alla lotta contro la fame – ha affermato il principale autore dello Studio, Ceren Hic – ma, in un certo qual modo, anche a evitare gli impatti climatici come diffuse condizioni meteorologiche estreme e innalzamento del livello del mare”.Anche se la disponibilità di cibo a livello di media globale è stata superiore in teoria alla domanda, alcuni Paesi in via di sviluppo sono ancora alle prese con la lotta contro denutrizione o, addirittura, fame.
“Allo stesso tempo, l’agricoltura è tuttora una delle principali cause dei cambiamenti climatici, rappresentando oltre il 20% delle emissioni complessive di gas serra globali nel 2010 – ha sottolineato Prajal Pradhan, co-autore della ricerca – Evitare lo spreco di cibo e i conseguenti rifiuti potrebbe fare evitare, quindi, emissioni superflue di gas serra e contribuire a mitigare i cambiamenti climatici”.I ricercatori hanno analizzato le tipologie corporee e le esigenze alimentari del passato e dei diversi futuri scenari, in relazione ai cambiamenti demografici, così come la domanda e la disponibilità di cibo, e le emissioni associate, scoprendo che mentre la domanda alimentare media globale per persona rimane pressoché costante, negli ultimi cinque decenni, la disponibilità di cibo è rapidamente aumentata.
“Ancora più importante, è che la percentuale di disponibilità e richiesta di cibo mostra una relazione lineare con lo sviluppo umano – ha aggiunto Pradhan – indicando che i Paesi più ricchi consumano più cibo di quanto sia salutare o semplicemente sprecano”.Di conseguenza, secondo lo Studio, le emissioni di gas serra associate con rifiuti alimentari potrebbero aumentare enormemente dagli attuali 500 milioni di tonnellate equivalenti ai 2,5 miliardi annui entro il 2050.
Le emissioni derivanti dal settore agricolo diventeranno sempre più considerevoli, per effetto di una crescita demografica inarrestabile e dei cambiamenti dello stile di vita, tali da prevedere che entro il 2050 le emissioni soltanto dall’agricoltura aumenteranno fino a raggiungere i 18 miliardi di tonnellate di CO2eq.
“In tal modo, le emissioni legate allo spreco di cibo sono solo la punta di un iceberg – ha spiegato Pradhan – Nondimeno, è abbastanza sorprendente che fino al 14% delle emissioni agricole globali nel 2050 potrebbe facilmente essere evitata attraverso una migliore gestione e distribuzione dei prodotti alimentari. Cambiare i comportamenti individuali potrebbe risultare una chiave per mitigare la crisi climatica”.

Fonte: Regioni e Ambiente

Sacchetti monouso di plastica: in Francia divieto in vigore dal 1 luglio 2016

Posticipato di qualche mese rispetto alla data iniziale, il 1 luglio 2016, in Francia, entrerà in vigore il divieto alla vendita e distribuzione (gratuita o a pagamento) degli shopper monouso in plastica per asporto merci e dal 1 gennaio 2017 il divieto si estenderà anche ai sacchi per il confezionamento di frutta e verdura. Sono esclusi dal divieto i sacchi frutta e verdura compostabili (seconda la norma NFT51-800), ottenuti da materie prime rinnovabili e idonei al compostaggio domestico.

Il decreto di attuazione è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale francese il 30 marzo 2016. La messa al bando riguarda gli shopper in plastica con spessore sotto i 50 micron. Gli shopper compostabili, invece, dovranno gradualmente aumentare la percentuale di materie prime rinnovabili: 30% a partire dal 1 gennaio 2017, 40% dal 1 gennaio 2018, per poi salire al 50% dopo il 1 gennaio 2020 e al 60% a partire dal 1 gennaio 2025.
Positivo il commento dell’associazione delle bioplastiche francese Club Bio-plastiques. “Accolgo con favore – ha sottolineato il presidente Christophe Doukhi-de Boissoudy –  la pubblicazione del decreto attuativo della legge “transition énergétique” e l’implementazione della misura sugli shopper monouso che aspettavamo da molto tempo. I sacchetti compostabili – si legge ancora nella nota – contribuiscono in modo efficace all’ottimizzazione della raccolta differenziata del rifiuto organico, promossa peraltro dalla legge transition énergétique”.
Il decreto è stato fortemente promosso e sostenuto dal Ministro dell’Ambiente Ségolène Royal, con l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali connessi alla produzione, distribuzione e dispersione dei sacchi di plastica. Inoltre con la sostituzione dei sacchi di plastica con quelli compostabili, gli operatori del settore prevedono una crescita del comparto delle bioplastiche da fonti rinnovabili e la creazione di 3000 nuovi posti di lavoro.

Ad Enzo Favoino, della Scuola Agraria del Parco di Monza, abbiamo chiesto un parere sul requisito francese che prevede l’idoneità dei sacchetti al compostaggio domestico. “Su questo punto – ha spiegato Favoino ad Eco dalle Città – la Francia, a differenza dell’Italia, ha scelto un requisito più elevato. A livello pratico però questo elemento non è fondamentale per lo scopo prefissato. Nel caso del compostaggio domestico il sacchetto non serve. A livello industriale, invece, i bioshopper in regola con la norma italiana sono pienamente compostabili”.

Fonte: Eco dalle Città

Lampedusa: patto coi cittadini per la raccolta differenziata

Un incontro con la cittadinanza al centro dell’attività che la Direzione per l’Esecuzione del Contratto sta svolgendo al fine di risolvere l’ormai storico problema legato alla raccolta e al conferimento dei rifiuti di Lampedusa. Incontro che si è tenuto ieri pomeriggio, in aula consiliare, a cui hanno partecipato cittadini e rappresentanti delle varie categorie imprenditoriali invitate e coinvolte dalla Amministrazione Comunale a partecipare attivamente alla fase transitoria che dovrà condurre le isole lontane dall’attuale condizione di degrado. Gli aspetti più rivoluzionari del piano di rimodulazione della gestione rifiuti arriveranno nei prossimi mesi e sono stati esposti ai presenti dalla sindaca Nicolini. Cittadini e imprenditori pare infatti abbiano positivamente risposto ai vantaggi estetici, e a quelli economici, proposti dalla sindaca e successivamente esposti in dettaglio dalla società di ingegneria per la gestione ecosostenibile dei rifiuti Esper. L’incontro ha suscitato immediata partecipazione e svariate domande con annesse proposte degli operatori economici dell’isola all’indirizzo della sindaca e del Dec. Richieste e suggerimenti volti a risolvere le criticità relative ai particolari settori merceologici e ai rispettivi smaltimenti rifiuti.
“L’alleato più forte in questa battaglia sono senza alcun dubbio i miei concittadini – dichiara Nicolini – e ieri abbiamo avuto buone sensazioni sulla loro partecipazione e sulla condivisa volontà di rendere Lampedusa e Linosa un modello ecosostenibile da imitare”. L’incontro è stato utile anche a rendere partecipe la popolazione dei risultati economici a cui l’Amministrazione, quindi la cittadinanza, è prossima a giungere. Le sanzioni, e le conseguenti decurtazioni, stanno di fatto producendo un legittimo risparmio per le casse comunali alla luce dei servizi non effettuati dalle imprese appaltatrici e contestate dal Dec. I presenti in aula consiliare hanno così potuto apprezzare i risultati tangibili del nuovo corso e le iniziative presentate con il programma di raccolta differenziata porta a porta con l’ausilio di sofisticata tecnologia applicata anche alle semplici pattumiere che ogni abitazione riceverà in dotazione. La riunione, durata circa due ore, si è conclusa con il condiviso proposito di organizzare nuovi e regolari incontri tra cittadinanza e Amministrazione. “Se i miei concittadini ci aiuteranno a difendere il territorio – aggiunge la sindaca – sono certa che riusciremo a navigare le isole verso la condizione naturalistica, quindi turistica, realmente che meritano”.