Economia circolare, il Parlamento europeo chiede target più ambiziosi

Con 59 voti a favore, 7 contrari e 1 astensione oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato l’ok alla relazione sull’economia circolare portata avanti da Simona Bonafè (S&D), che chiede modifiche al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015, alzando l’asticella degli obiettivi.

L’europarlamentare italiana in questi mesi ha sottolineato più volte l’esigenza di «un quadro normativo trasparente e stabile» per il reale sviluppo dell’economia circolare, con target di riciclo chiari e modalità di calcolo uniformi sul territorio dell’Ue (quando ad oggi ancora mancano anche entro i confini italiani, nonostante le linee guida sulla raccolta differenziata pubblicate dal ministero dell’Ambiente).

In particolare, nella relazione a firma Bonafè si chiede vengano raggiunti al 2030 un tasso di avvio a riciclo pari al 70% per i rifiuti urbani (80% per gli imballaggi) e contemporaneamente una riduzione dei conferimenti in discarica al 5%, il dimezzamento dello spreco alimentare e una riduzione nella produzione dei rifiuti tutti intervenendo alla fonte: «Costruendo prodotti che siano più riciclabili, più facili da riparare e riusare».

«Non possiamo più costruire il nostro futuro su un modello ‘usa e getta’ – commenta Bonafè – ma prepararci ad una transizione che, considerando l’intero ciclo del prodotto, genera non solo nuove risorse produttive, ma opportunità di lavoro, innovazione e protezione per le persone e per l’ambiente». La commissione Ambiente ha espresso dunque il suo favore, e il voto in plenaria è atteso il 13-16 marzo, in vista del negoziato con Commissione e Consiglio. Quello di oggi è «un primo importante passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti finalmente in grado di trasformare l’emergenza in una grande opportunità economica e occupazionale», commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni, sottolineando che «nel frattempo anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere con forza una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono a un accordo ambizioso con il Parlamento. Nel nostro Paese sono in gioco almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, che possono essere creati grazie allo sviluppo dell’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo».

Al momento l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere i target richiesti dalla relatrice Bonafé, come mostra l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – e tacendo sulla gestione dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese sono il quadruplo degli urbani ma non vengono neanche toccati dal pacchetto legislativo sull’economia circolare avanzato dalla Commissione europea (qui le quattro direttive in ballo).

A livello europeo, secondo le stime della Commissione Ue il raggiungimento degli obiettivi approvati dalla commissione dell’Europarlamento potrebbe significare la creazione di 580mila posti di lavoro entro il 2030, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese Ue grazie a un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. Anche autorevoli analisi indipendenti – come quella della Ellen MacArthur Foundation contenuta nel rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe – confermano l’impatto straordinariamente positivo che un’economia più circolare potrebbe avere sul Vecchio continente, non da ultimo tagliando in modo significativo l’emissione di gas serra.

Eppure l’attuale Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker ha proposto obiettivi meno ambiziosi rispetto a quella precedente, sotto l’egida Barroso: proprio gli obiettivi rilanciati oggi da Simona Bonafè non fanno che riprendere in gran parte i vecchi target europei, mostrando in modo plastico i passi indietro compiuti dall’Ue negli ultimi anni in fatto di leadership ambientale.

 

Fonte: Luca Aterini per Green Report

Regione Lazio: approvate le linee guida per la tariffazione puntuale

Rifiuti, la Regione adotta un provvedimento per promuovere la tariffazione puntuale: uno strumento per incentivare prioritariamente il contenimento e la riduzione della produzione di rifiuti e per potenziare l’invio a riciclare le diverse frazioni di rifiuti tramite la raccolta differenziata.

Uno strumento importante per incentivare i cittadini a fare nel miglior modo possibile la raccolta differenziata. L’obiettivo è quello di giungere a un piano tariffario che premierà, con agevolazioni sulle bollette, chi produrrà meno rifiuti. Un metodo che non si basa più sul numero dei componenti dei nuclei familiari e sui metri quadri delle abitazioni ma sulla quantità e sulla correttezza nel conferimento da parte di ciascun utente.

I comportamenti virtuosi avranno un riconoscimento monetario pressoché immediato, secondo il principio che chi produce meno e ricicla meglio paga di meno,  con la sicurezza, seguendo i principi della trasparenza, che i cittadini paghino solo il numero di conferimenti realmente operati oltre a quelli già inclusi nella parte fissa della tariffa. Nella deliberazione, inoltre, sono individuate le azioni che i Comuni dovranno adottare al fine di realizzare la verifica puntuale della produzione di rifiuti partendo dalle utenze non domestiche e sono previsti sostegni economici per gli stessi Comuni, sia di parte corrente che di parte capitale, nell’ambito della programmazione sulla differenziata.

“I regolamenti comunali di gestione dei rifiuti urbani potranno essere aggiornati con le modalità attraverso le quali la nuova tariffazione può essere attuata in relazione alla “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze- lo ha detto Mauro Buschini, Assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente e Rifiuti, che ha aggiunto: potranno essere utilizzati, ad esempio, sistemi di identificazione del singolo utente attraverso l’utilizzo di contenitori dedicati (sacchi o bidoni) di varie dimensioni e di etichette a barre, lacci, ecc. con codice a barra rimovibile che permettono l’associazione del numero di scarichi effettuati dall’utente; utilizzo di contenitori dedicati dotati di trasponder o tessera magnetica che permettono la registrazione dei dati identificativi; dotazione ai cittadini di contenitori con codice a barre serigrafato che quantifichino i rifiuti conferiti mediante lettura con pistola laser; utilizzo di sacchi o lacci per contenitori preacquistati che permettano all’utente di quantificare i rifiuti effettivamente conferiti in modo proporzionato al consumo di sacchi e/o lacci effettivamente impiegati e al volume predefinito”- ha detto ancora Buschini.

Augusta: fare con meno

Alla presenza del sindaco Cettina Di Pietro, dell’assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti, del responsabile del VI Settore Servizi Ecologici Edoardo Pedalino, di Salvatore Genova (Referente Tecnico Esper srl) e di Francesco Ruta (responsabile progetto per la Datanet, società aggiudicatrice del piano comunicazione) sono state illustrate le specificità del progetto “Fare con meno” per la prevenzione e minimizzazione dei rifiuti urbani.

Con orgoglio il primo cittadino ha sottolineato che “Augusta si pone come Comune apripista essendo il primo ad aver avviato, contestualmente, sia un servizio di raccolta differenziata spinto, come quello porta a porta, che un progetto di sensibilizzazione come Fare con meno. I fondi ministeriali destinati al progetto sono assegnati a quei Comuni, come il nostro, sciolti per infiltrazioni mafiose. A dimostrazione di come da un evento spiacevole possano nascere inaspettate occasioni di riscatto”.

Gli obiettivi specifici del progetto, redatto dalla società Esper srl e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per un importo pari a 657.726 euro sono finalizzati alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.

Il miglior rifiuto è quello che non si produce” questo il motto dell’assessore Pulvirenti che ha così stigmatizzato lo scopo precipuo di Fare con meno. Per il progetto il Comune si avvale della collaborazione di enti, liberi professionisti e associazioni, nel dettaglio: Ambiente Italia, Comuni Virtuosi, Impact Hub Siracusa Srl, Irssat, Associazione Rifiuti Zero Sicilia, Svimed, Associazione Comitato Cittadino Augustano, l’Arch. Marco Terranova e la Dott.ssa Manuela Trovato. “Ogni realtà coinvolta è stata selezionata con bando ad evidenza pubblica – ci tiene a sottolineare l’Ing. Pedalino – per le sue competenze specifiche maturate nel settore di pertinenza”. Commenta infine l’assessore Pulvirenti: “sarà un’occasione per far lavorare insieme tante realtà locali, regionali e nazionali che in questi anni si sono spese su progetti di sostenibilità ambientale e che oggi metteranno le loro esperienze a disposizione dei cittadini di Augusta”.

Gli istituti scolastici di Augusta e la casa di Reclusione verranno coinvolti attivamente. Sarà, a breve, attivato un sito informativo all’indirizzo www.fareconmeno.it, un’app e una pagina FB “Fare con meno Augusta” e un corrispettivo hashtag al fine di raggiungere e coinvolgere un elevato numero di cittadini. Con oggi si avvia un’articolata campagna di azioni che coprirà numerose attività nei mesi a seguire.

Olanda, un premio in denaro (di plastica) a chi ricicla rifiuti

Partito un anno fa, l’esperimento “Wasted” nel quartiere Noord di Amsterdam sembra funzionare. Chi fa la differenziata riceve monete verdi da spendere nei negozi del quartiere: dalle birrerie alle palestre

di GIACOMO TALIGNANI

Un buon riciclo vale un massaggio “gratis”. Oppure un caffè, una lezione di yoga, una sistematina alla bici o una bella birra artigianale ghiacciata. Benvenuti a Noord, quartiere alle spalle della stazione dei treni di Amsterdam, al di là del canale Ij, dove chi ricicla plastica o fa una differenziata spinta viene premiato con strane monete verdi, tutte da spendere.

Si chiama Wasted e sta funzionando bene il progetto pilota applicato per ora solo in un quartiere di Amsterdam: per ogni sacco (per lo più di plastica) raccolto dai cittadini che aderiscono al progetto c’è un gettone verde come ricompensa. Più di 700 famiglie hanno già preso parte all’iniziativa da quando, un anno fa, è stata lanciata. I gettoni si possono spendere negli stessi negozi o locali della zona, in modo da incentivare il senso di comunità: si va da un semplice caffè (una moneta) a massaggi Reiki (7 monete),  a sconti su corsi di yoga, bevande, cibo, riparazioni dal meccanico, trattamenti di bellezza e via dicendo. Almeno 30 commercianti hanno infatti accettato di ricompensare chi porterà loro le famose monete verdi realizzate con materiali di riciclo.

A ogni famiglia, per posta, vengono inviati i sacchetti e un codice QR: in questo modo si tiene la tracciabilità di quanto raccolto. L’obiettivo è incentivare le persone al riciclo, premiandole, e al contempo insegnare a usare meno plastica possibile. Il tutto con un senso di comunità virtuosa, in cui ci “guadagnano” tutti: cittadini, commercianti e soprattutto l’ambiente. Gli esercizi che partecipano all’iniziativa, oltre a rispettare l’ambiente, guadagnano in “rispettabilità” e reputazione, tanto in alcuni casi da allargare i loro business.

I sacchetti possono essere portati dalle stesse famiglie in alcuni punti di recupero o vengono raccolti dagli addetti comunali in collaborazione con Cities Foundation che, a inizio 2015, ha lanciato Wasted. Dopo un anno per gli organizzatori è tempo di bilanci: più della metà degli aderenti all’iniziativa ha dichiarato di aver migliorato le proprie abitudini nello smaltimento dei rifiuti e il 23% sostiene di aver ridotto il consumo totale di materie plastiche.

Dietro a tutto questo c’è anche un’italiana, la milanese Francesca Miazzo fondatrice della Cities Foundation che ai tabloid inglesi ha raccontato come “la gente cominci a rendersi conto di  quanta plastica consuma su base settimanale, ed è abbastanza desolante”.

Una ricerca Eunomia sull’iniziativa  spiega che ancora è difficile osservare gli effetti reali del sistema  riciclo-premio e la stessa Miazzo parla della necessità di una sfida a lungo termine. C’è già un dato di fatto però: mentre nel mondo, per esempio, si stima finiscano ogni anno in mare da 5 a 14 milioni di tonnellate di plastica il solo piccolo quartiere di Noord sta contribuendo a fare la sua particina, raccogliendo nel 2015 circa 16,5 tonnellate di rifiuti di plastica.

ISPRA presenta il Rapporto Rifiuti Urbani 2016

Il Rapporto Rifiuti Urbani 2016 dell’Ispra fotografa un’Italia che tende a produrre sempre meno rifiuti. Nel 2015 sono stati 29,5 milioni di tonnellate i rifiuti urbani, -0,4% rispetto al 2014 e un calo complessivo, rispetto al 2011, di quasi 1,9 milioni di tonnellate (-5,9%).
A calare di più è il Centro Italia (-0,8%), che in valori assoluti produce 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre il Nord si mantiene sulla media nazionale (-0,4%) con un quantitativo prodotto pari a 13,7 milioni di tonnellate; al Sud la produzione si contrae dello 0,2% (9,2 milioni di tonnellate).
Sono 11 le regioni italiane a segnare una riduzione della produzione dei rifiuti urbani nel 2015. In particolare, una decrescita di poco inferiore al 3% si osserva per l’Umbria e cali superiori o pari al 2% per la Liguria, il Veneto e il Lazio. Il Trentino Alto Adige, la Basilicata e la Calabria mostrano riduzioni rispettivamente pari all’1,4%, 1,1% e 1%, mentre per Lombardia, Marche, Puglia e Sardegna la contrazione risulta inferiore all’1%.
Nel 2015, la percentuale di raccolta differenziata in Italia raggiunge il 47,5% della produzione nazionale, facendo rilevare una crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45,2%), superando i 14 milioni di tonnellate.
Nel Nord il quantitativo si attesta al di sopra di 8 milioni di tonnellate, nel Centro a quasi 2,9 milioni di tonnellate e nel Sud a 3,1 milioni di tonnellate. Tali valori si traducono in percentuali, calcolate rispetto alla produzione totale dei rifiuti urbani di ciascuna macroarea, pari al 58,6% per le regioni settentrionali, al 43,8% per quelle del Centro e al 33,6% per le regioni del Mezzogiorno.
Alla regione Veneto va la palma della raccolta differenziata nel 2015 grazie al 68,8%, seguita dal Trentino Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Seguono, tra le regioni più virtuose, il Friuli Venezia Giulia (62,9%), seguita da Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte, queste ultime cinque con tassi superiori al 55%. Tra 45% e 50% si collocano Abruzzo, Umbria, Campania, Valle d’Aosta e Toscana. Liguria e Lazio sono di poco al di sopra del 35%, mentre superano il 30% la Basilicata e la Puglia. La Calabria è la regione che fa segnare la maggiore crescita della percentuale di raccolta differenziata, +6 punti rispetto al 2014, anche se il 25% la colloca ancora al penultimo posto tra le regioni, seguita solo dalla Sicilia (12,8%). Sfiorano i 5 punti di crescita Valle d’Aosta e Lazio.
I servizi di igiene urbana in Italia costano in media 168 euro l’anno pro capite, per l’esattezza 167,97.
Il Rapporto Rifiuti Urbani 2016 dell’Ispra che contiene i dati dell’indagine condotta su un campione di circa 5.800 Comuni (corrispondenti a oltre 48,6 milioni di abitanti).
Di questi 168 euro, i costi di gestione dei rifiuti indifferenziati e delle raccolte differenziate ammontano rispettivamente a 58,98 e a 46,35 euro l’anno; lo spazzamento e lavaggio delle strade a 22,53 euro l’anno; i costi comuni a 32,09 euro l’anno e, infine, i costi di remunerazione del capitale a 8,01 euro l’anno.
Aumentano, con il crescere della dimensione comunale, i costi annui pro capite, passando dai 131,76 euro per abitante l’anno per i Comuni con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti ai 191,03 euro per i Comuni con più di 50mila abitanti.

L’indagine dell’Ispra ha determinato anche i costi di gestione delle raccolte differenziate delle principali tipologie di materiali. In particolare, i costi specifici in eurocentesimi/kg, calcolati come medie nazionali, risultano, nel 2015, di 15,7 per la carta e cartone; 10,7 per il vetro; 16,5 per la plastica; 21,1 per la raccolta multimateriale. E ancora: 10,6 per i metalli; 9,4 per il legno; 18,6 per i tessili; 22,1 per la frazione umida; 9,2 per la frazione verde; 38,3 per gli oli commestibili esausti; 33 per gli pneumatici usati; 18,1 per i Raee e 86,9 eurocentesimi/kg per le batterie e gli accumulatori esausti.

Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2016

Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2016 Estratto

Conai: consultazione per le linee guida sulla progettazione di imballaggi in plastica riciclabili

È stata aperta la fase di consultazione pubblica sulle linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in plastica promosse da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e realizzate in collaborazione con un team di esperti composto da designer dell’Università IUAV di Venezia e professionisti di Corepla.
Fino al 31 gennaio 2017 attraverso una semplice procedura di registrazione, all’indirizzo www.progettarericiclo.com, le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, i selezionatori, i riciclatori e il mondo associativo potranno contribuire con i propri commenti, con proposte di modifica o con richieste di chiarimenti.

Al termine della consultazione pubblica e in base alle segnalazioni, commenti e modifiche recepite, Conai procederà alla pubblicazione del testo definitivo delle Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico.
Il documento precede il recepimento delle direttive europee in materia di economia circolare, e rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno di CONAI a favore della progettazione sostenibile degli imballaggi – che tenga cioè in conto delle modalità di riciclo a fine vita – e consiste nell’analisi puntuale di ogni fase del processo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica al fine di mettere in luce i passaggi cruciali e poter fornire indicazioni progettuali efficaci per facilitarne il riciclo.

Consulta anche la pagina: http://www.conai.org/prevenzione/pensare-al-futuro/progettare-riciclo

 

fonte: e-gazette

Istat, qualità dell’ambiente urbano: che fine ha fatto il GPP?

Solo 26 capoluoghi su 116 adottano tutti i Criteri ambientali minimi previsti dalla legge per i propri beni e servizi

L’economia circolare in Italia si predica molto ma si pratica poco, come conferma anche l’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano – diffuso oggi da Istat. Nel dossier, che prende in esame i 116 capoluoghi di provincia (o città metropolitane) italiani, l’Istituto nazionale di statistica affronta sia il tema della gestione dei rifiuti urbani – che, ricordiamo, sono appena un quarto del totale – sul territorio, sia la performance dei municipi in fatto di acquisti verdi (o Gpp): un fattore chiave che ricomprende anche l’acquisto di prodotti in materiali riciclati.

«Sul fronte della gestione dei rifiuti urbani – osserva l’Istat –, nonostante la generalità delle amministrazioni abbia investito nell’incremento della raccolta differenziata, si è ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 65% (la media dei capoluoghi, nel 2014, superava di poco il 38%)». A crescere è anche la modalità di raccolta differenziata porta a porta, ormai presente – in varie modalità – in tutti i comuni analizzati tranne Trieste e Crotone, ma il rapporto sottolinea come «le misure adottate dalle amministrazioni per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, nonostante la loro moltiplicazione, non riescono a incidere significativamente su alcune criticità strutturali», tra le quali spicca proprio – insieme ai servizi idrici e al contenimento delle emissioni – la «gestione dei rifiuti». La raccolta differenziata rimane uno strumento essenziale, ma sterile se fine a sé stesso: è determinante aumentarne la qualità oltre la quantità, e finalizzarla all’effettivo riciclo dei materiali raccolti, per poi re-immetterli sul mercato.

Un punto, quest’ultimo, assai dolente per le amministrazioni pubbliche italiane. «L’adozione dei criteri ambientali minimi (Cam), cui l’amministrazione può scegliere di attenersi nelle pratiche di acquisto – i cosiddetti acquisti verdi (Gpp) – favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica», ricordano dall’Istat, sottolineando che si tratta di un «parametro molto rilevante, anche alla luce dell’evoluzione normativa». Le lacune iniziano però già a livello nazionale, dato che in Italia la normativa in merito «è riassunta nel Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (Pan Green public procurement), aggiornato con D.M. 10 aprile 2013». Da allora il ministero dell’Ambiente sta ancora «progressivamente procedendo alla pubblicazione dei decreti attuativi per tutte le tipologie di acquisto da parte della Pa».

Anche dai dati raccolti a livello municipale risulta che solo 79 comuni su 116 adottano i Cam per almeno alcune tipologie di beni e servizi acquistati, ed appena 26 comuni (poco più di un quarto del totale) dichiara di adottare i Cam al momento previsti per i propri acquisti di beni e servizi. Un po’ poco, con una scarsa propensione all’acquisto sostenibile da parte dei comuni in vari ambiti: su 17.500 veicoli a motore in dotazione alle amministrazione, quelli elettrici o ibridi sono in media il 4,1% (comunque in aumento del 19,2% sul 2014), quelli a metano l’82%, a Gpl il 5%. Il restante 82,8% è a benzina o gasolio. «Molti capoluoghi non hanno effettuano acquisti di mezzi di trasporto – sottolineano però dall’Istat – e quindi non hanno potuto sostituire quelli più inquinanti».

Anche l’austerità dunque fa male all’ambiente, ma è necessario riconoscere come senza la diffusione capillare degli acquisti verdi (pur previsti per legge), soprattutto nel mercato dei materiali riciclati che necessitano ancora di adeguato sostegno pubblico, rimarrà inesorabilmente aperto l’anello fondamentale nella catena dell’economia circolare. Quello che permette di chiudere realmente il cerchio ri-acquistando i materiali prima raccolti in modo differenziato con impegno (e costi economici) dalla cittadinanza e infine riciclati entro le varie filiere industriali.

Fonte: Green Report

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

Olbia: lotta agli abbandoni

C’È chi riporta i rifiuti a casa di chi li aveva abbandonati, come il sindaco del paesino francese, e chi condanna  i cittadini indisciplinati alla gogna mediatica, come il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Da ieri nelle strade della città sarda circola un camion vela, di quelli usati di solito per fare pubblicità, con alcune immagini di olbiesi restii alla differenziata colti sul fatto mentre abbandonano i rifiuti per strada. “Ripresi con le mani nel sacco” c’è scritto sul camion, dove campeggiano fotogrammi estratti da un video girato da telecamere nascoste nelle zone trasformate in discariche abusive dall’inciviltà di alcuni .

La campagna del sindaco olbiese è stata annunciata all’inizio di settembre, quando in una conferenza stampa Nizzi ha chiesto aiuto ai cittadini per denunciare chi abbandona i rifiuti per strada. “Chiediamo a tutti di continuare a segnalarci la presenza di rifiuti anche attraverso foto e video, che finora sono stati fondamentali”. Ma senza aspettare le segnalazioni degli olbiesi, che pure sono state molto numerose, Nizzi è andato all’attacco installando le telecamere nelle zone a rischio immondezzaio. Il video è stato fatto circolare sui social e poi rielaborato in fermo-immagini esposte sul camion vela. Dopo un solo giorno in giro per le strade di Olbia il camion-gogna ha raccolto molti consensi e sul sito Olbia.it i commenti sono entusiasti. C’è chi si preoccupa per la violazione della privacy, ma nelle immagini gli “zozzoni” non sono riconoscibili, almeno non in maniera immediata.

“Da una parte la raccolta differenziata ha dato ottimi risultati, dall’altra la scarsa attenzione di alcuni residenti e turisti sta mettendo a dura prova l’accoglienza del servizio da parte della cittadinanza – ha detto il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi -. Le critiche sono tantissime. Il ritrovamento di grandi quantità di rifiuti abbandonati è continuo”. A Olbia si effettua la raccolta differenziata con ritiro porta a porta secondo un calendario fisso, ma tra luglio e Agosto la De Vizia ha raccolto 5.500 sacchi di spazzatura non differenziata sparsi ovunque. Contro chi non rispetta le regole, oltre alla campagna di sensibilizzazione (o meglio, di esposizione al pubblico ludibrio) Nizzi ha anche annunciato di aver destinato più uomini delle polizia locale e della De Vizia, la società che ha in appalto il servizio di raccolta porta a porta, per bonificare le discariche abusive. Chi abbandona i rifiuti viene punito con una multa di 250 euro, una cifra non altissima, ma la sanzione dà poi il via a una serie di controlli incrociati, fatti con Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per accertare che il contribuente sia perfettamente in regola con tutte le imposte dovute, da quelle sulla casa al bollo auto.

A sporcare la città, però,  non sono soltanto gli olbiesi, ma i tanti turisti che affollano la zona portuale soprattutto in estate.  Il porto di Olbia Isola Bianca è il primo scalo in Italia e il secondo in Europa dopo quello del Pireo per traffico passeggeri, dal primo gennaio al 31 agosto i movimenti nave sono stati 4mila e 400, solo 300 in meno rispetto al totale del 2015. Per questo il sindaco ha annunciato l’apertura di nuovi ecobox per servire proprio le zone vicine allo scalo.

Fonte Repubblica