ISPRA presenta il Rapporto Rifiuti Urbani 2016

Il Rapporto Rifiuti Urbani 2016 dell’Ispra fotografa un’Italia che tende a produrre sempre meno rifiuti. Nel 2015 sono stati 29,5 milioni di tonnellate i rifiuti urbani, -0,4% rispetto al 2014 e un calo complessivo, rispetto al 2011, di quasi 1,9 milioni di tonnellate (-5,9%).
A calare di più è il Centro Italia (-0,8%), che in valori assoluti produce 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre il Nord si mantiene sulla media nazionale (-0,4%) con un quantitativo prodotto pari a 13,7 milioni di tonnellate; al Sud la produzione si contrae dello 0,2% (9,2 milioni di tonnellate).
Sono 11 le regioni italiane a segnare una riduzione della produzione dei rifiuti urbani nel 2015. In particolare, una decrescita di poco inferiore al 3% si osserva per l’Umbria e cali superiori o pari al 2% per la Liguria, il Veneto e il Lazio. Il Trentino Alto Adige, la Basilicata e la Calabria mostrano riduzioni rispettivamente pari all’1,4%, 1,1% e 1%, mentre per Lombardia, Marche, Puglia e Sardegna la contrazione risulta inferiore all’1%.
Nel 2015, la percentuale di raccolta differenziata in Italia raggiunge il 47,5% della produzione nazionale, facendo rilevare una crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45,2%), superando i 14 milioni di tonnellate.
Nel Nord il quantitativo si attesta al di sopra di 8 milioni di tonnellate, nel Centro a quasi 2,9 milioni di tonnellate e nel Sud a 3,1 milioni di tonnellate. Tali valori si traducono in percentuali, calcolate rispetto alla produzione totale dei rifiuti urbani di ciascuna macroarea, pari al 58,6% per le regioni settentrionali, al 43,8% per quelle del Centro e al 33,6% per le regioni del Mezzogiorno.
Alla regione Veneto va la palma della raccolta differenziata nel 2015 grazie al 68,8%, seguita dal Trentino Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Seguono, tra le regioni più virtuose, il Friuli Venezia Giulia (62,9%), seguita da Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte, queste ultime cinque con tassi superiori al 55%. Tra 45% e 50% si collocano Abruzzo, Umbria, Campania, Valle d’Aosta e Toscana. Liguria e Lazio sono di poco al di sopra del 35%, mentre superano il 30% la Basilicata e la Puglia. La Calabria è la regione che fa segnare la maggiore crescita della percentuale di raccolta differenziata, +6 punti rispetto al 2014, anche se il 25% la colloca ancora al penultimo posto tra le regioni, seguita solo dalla Sicilia (12,8%). Sfiorano i 5 punti di crescita Valle d’Aosta e Lazio.
I servizi di igiene urbana in Italia costano in media 168 euro l’anno pro capite, per l’esattezza 167,97.
Il Rapporto Rifiuti Urbani 2016 dell’Ispra che contiene i dati dell’indagine condotta su un campione di circa 5.800 Comuni (corrispondenti a oltre 48,6 milioni di abitanti).
Di questi 168 euro, i costi di gestione dei rifiuti indifferenziati e delle raccolte differenziate ammontano rispettivamente a 58,98 e a 46,35 euro l’anno; lo spazzamento e lavaggio delle strade a 22,53 euro l’anno; i costi comuni a 32,09 euro l’anno e, infine, i costi di remunerazione del capitale a 8,01 euro l’anno.
Aumentano, con il crescere della dimensione comunale, i costi annui pro capite, passando dai 131,76 euro per abitante l’anno per i Comuni con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti ai 191,03 euro per i Comuni con più di 50mila abitanti.

L’indagine dell’Ispra ha determinato anche i costi di gestione delle raccolte differenziate delle principali tipologie di materiali. In particolare, i costi specifici in eurocentesimi/kg, calcolati come medie nazionali, risultano, nel 2015, di 15,7 per la carta e cartone; 10,7 per il vetro; 16,5 per la plastica; 21,1 per la raccolta multimateriale. E ancora: 10,6 per i metalli; 9,4 per il legno; 18,6 per i tessili; 22,1 per la frazione umida; 9,2 per la frazione verde; 38,3 per gli oli commestibili esausti; 33 per gli pneumatici usati; 18,1 per i Raee e 86,9 eurocentesimi/kg per le batterie e gli accumulatori esausti.

Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2016

Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2016 Estratto

Conai: consultazione per le linee guida sulla progettazione di imballaggi in plastica riciclabili

È stata aperta la fase di consultazione pubblica sulle linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in plastica promosse da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e realizzate in collaborazione con un team di esperti composto da designer dell’Università IUAV di Venezia e professionisti di Corepla.
Fino al 31 gennaio 2017 attraverso una semplice procedura di registrazione, all’indirizzo www.progettarericiclo.com, le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, i selezionatori, i riciclatori e il mondo associativo potranno contribuire con i propri commenti, con proposte di modifica o con richieste di chiarimenti.

Al termine della consultazione pubblica e in base alle segnalazioni, commenti e modifiche recepite, Conai procederà alla pubblicazione del testo definitivo delle Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico.
Il documento precede il recepimento delle direttive europee in materia di economia circolare, e rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno di CONAI a favore della progettazione sostenibile degli imballaggi – che tenga cioè in conto delle modalità di riciclo a fine vita – e consiste nell’analisi puntuale di ogni fase del processo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica al fine di mettere in luce i passaggi cruciali e poter fornire indicazioni progettuali efficaci per facilitarne il riciclo.

Consulta anche la pagina: http://www.conai.org/prevenzione/pensare-al-futuro/progettare-riciclo

 

fonte: e-gazette

Istat, qualità dell’ambiente urbano: che fine ha fatto il GPP?

Solo 26 capoluoghi su 116 adottano tutti i Criteri ambientali minimi previsti dalla legge per i propri beni e servizi

L’economia circolare in Italia si predica molto ma si pratica poco, come conferma anche l’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano – diffuso oggi da Istat. Nel dossier, che prende in esame i 116 capoluoghi di provincia (o città metropolitane) italiani, l’Istituto nazionale di statistica affronta sia il tema della gestione dei rifiuti urbani – che, ricordiamo, sono appena un quarto del totale – sul territorio, sia la performance dei municipi in fatto di acquisti verdi (o Gpp): un fattore chiave che ricomprende anche l’acquisto di prodotti in materiali riciclati.

«Sul fronte della gestione dei rifiuti urbani – osserva l’Istat –, nonostante la generalità delle amministrazioni abbia investito nell’incremento della raccolta differenziata, si è ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 65% (la media dei capoluoghi, nel 2014, superava di poco il 38%)». A crescere è anche la modalità di raccolta differenziata porta a porta, ormai presente – in varie modalità – in tutti i comuni analizzati tranne Trieste e Crotone, ma il rapporto sottolinea come «le misure adottate dalle amministrazioni per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, nonostante la loro moltiplicazione, non riescono a incidere significativamente su alcune criticità strutturali», tra le quali spicca proprio – insieme ai servizi idrici e al contenimento delle emissioni – la «gestione dei rifiuti». La raccolta differenziata rimane uno strumento essenziale, ma sterile se fine a sé stesso: è determinante aumentarne la qualità oltre la quantità, e finalizzarla all’effettivo riciclo dei materiali raccolti, per poi re-immetterli sul mercato.

Un punto, quest’ultimo, assai dolente per le amministrazioni pubbliche italiane. «L’adozione dei criteri ambientali minimi (Cam), cui l’amministrazione può scegliere di attenersi nelle pratiche di acquisto – i cosiddetti acquisti verdi (Gpp) – favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica», ricordano dall’Istat, sottolineando che si tratta di un «parametro molto rilevante, anche alla luce dell’evoluzione normativa». Le lacune iniziano però già a livello nazionale, dato che in Italia la normativa in merito «è riassunta nel Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (Pan Green public procurement), aggiornato con D.M. 10 aprile 2013». Da allora il ministero dell’Ambiente sta ancora «progressivamente procedendo alla pubblicazione dei decreti attuativi per tutte le tipologie di acquisto da parte della Pa».

Anche dai dati raccolti a livello municipale risulta che solo 79 comuni su 116 adottano i Cam per almeno alcune tipologie di beni e servizi acquistati, ed appena 26 comuni (poco più di un quarto del totale) dichiara di adottare i Cam al momento previsti per i propri acquisti di beni e servizi. Un po’ poco, con una scarsa propensione all’acquisto sostenibile da parte dei comuni in vari ambiti: su 17.500 veicoli a motore in dotazione alle amministrazione, quelli elettrici o ibridi sono in media il 4,1% (comunque in aumento del 19,2% sul 2014), quelli a metano l’82%, a Gpl il 5%. Il restante 82,8% è a benzina o gasolio. «Molti capoluoghi non hanno effettuano acquisti di mezzi di trasporto – sottolineano però dall’Istat – e quindi non hanno potuto sostituire quelli più inquinanti».

Anche l’austerità dunque fa male all’ambiente, ma è necessario riconoscere come senza la diffusione capillare degli acquisti verdi (pur previsti per legge), soprattutto nel mercato dei materiali riciclati che necessitano ancora di adeguato sostegno pubblico, rimarrà inesorabilmente aperto l’anello fondamentale nella catena dell’economia circolare. Quello che permette di chiudere realmente il cerchio ri-acquistando i materiali prima raccolti in modo differenziato con impegno (e costi economici) dalla cittadinanza e infine riciclati entro le varie filiere industriali.

Fonte: Green Report

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

Olbia: lotta agli abbandoni

C’È chi riporta i rifiuti a casa di chi li aveva abbandonati, come il sindaco del paesino francese, e chi condanna  i cittadini indisciplinati alla gogna mediatica, come il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Da ieri nelle strade della città sarda circola un camion vela, di quelli usati di solito per fare pubblicità, con alcune immagini di olbiesi restii alla differenziata colti sul fatto mentre abbandonano i rifiuti per strada. “Ripresi con le mani nel sacco” c’è scritto sul camion, dove campeggiano fotogrammi estratti da un video girato da telecamere nascoste nelle zone trasformate in discariche abusive dall’inciviltà di alcuni .

La campagna del sindaco olbiese è stata annunciata all’inizio di settembre, quando in una conferenza stampa Nizzi ha chiesto aiuto ai cittadini per denunciare chi abbandona i rifiuti per strada. “Chiediamo a tutti di continuare a segnalarci la presenza di rifiuti anche attraverso foto e video, che finora sono stati fondamentali”. Ma senza aspettare le segnalazioni degli olbiesi, che pure sono state molto numerose, Nizzi è andato all’attacco installando le telecamere nelle zone a rischio immondezzaio. Il video è stato fatto circolare sui social e poi rielaborato in fermo-immagini esposte sul camion vela. Dopo un solo giorno in giro per le strade di Olbia il camion-gogna ha raccolto molti consensi e sul sito Olbia.it i commenti sono entusiasti. C’è chi si preoccupa per la violazione della privacy, ma nelle immagini gli “zozzoni” non sono riconoscibili, almeno non in maniera immediata.

“Da una parte la raccolta differenziata ha dato ottimi risultati, dall’altra la scarsa attenzione di alcuni residenti e turisti sta mettendo a dura prova l’accoglienza del servizio da parte della cittadinanza – ha detto il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi -. Le critiche sono tantissime. Il ritrovamento di grandi quantità di rifiuti abbandonati è continuo”. A Olbia si effettua la raccolta differenziata con ritiro porta a porta secondo un calendario fisso, ma tra luglio e Agosto la De Vizia ha raccolto 5.500 sacchi di spazzatura non differenziata sparsi ovunque. Contro chi non rispetta le regole, oltre alla campagna di sensibilizzazione (o meglio, di esposizione al pubblico ludibrio) Nizzi ha anche annunciato di aver destinato più uomini delle polizia locale e della De Vizia, la società che ha in appalto il servizio di raccolta porta a porta, per bonificare le discariche abusive. Chi abbandona i rifiuti viene punito con una multa di 250 euro, una cifra non altissima, ma la sanzione dà poi il via a una serie di controlli incrociati, fatti con Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per accertare che il contribuente sia perfettamente in regola con tutte le imposte dovute, da quelle sulla casa al bollo auto.

A sporcare la città, però,  non sono soltanto gli olbiesi, ma i tanti turisti che affollano la zona portuale soprattutto in estate.  Il porto di Olbia Isola Bianca è il primo scalo in Italia e il secondo in Europa dopo quello del Pireo per traffico passeggeri, dal primo gennaio al 31 agosto i movimenti nave sono stati 4mila e 400, solo 300 in meno rispetto al totale del 2015. Per questo il sindaco ha annunciato l’apertura di nuovi ecobox per servire proprio le zone vicine allo scalo.

Fonte Repubblica

Comuni Virtuosi, al via il concorso che premia le “buone pratiche” delle amministrazioni locali

Buona gestione del territorio, efficienza energetica, mense biologiche e mobilità sostenibile. Sono questi alcuni dei criteri per valutare le amministrazioni italiane che partecipano al Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Giunto alla decima edizione, è aperto a tutti i Comuni italiani, che possono candidare uno o più progetti già sperimentati o in fase di sperimentazione a sostegno di politiche che promuovano “buone pratiche locali” e in particolare la “salvaguardia dell’ambiente”.

Presentazione dei progetti entro il 31 ottobre – L’aspetto della “prevenzione e l’accuratezza della rendicontazione e misurazione dei risultati ottenuti” sarà uno dei punti principali considerati dalla giuria. Le adesioni da parte dei Comuni interessati dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 ottobre 2016 all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org. Necessario includere una scheda riassuntiva di presentazione dell’iniziativa intrapresa come l’ente locale promotore, la categoria specifica del progetto (gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita), breve descrizione, tempi di realizzazione, enti coinvolti erisultati raggiunti. Possono partecipare al bando anche organizzazioni, onlus, comitati e cooperative che intendano valorizzare le migliori esperienze promosse dall’amministrazione del proprio Comune di residenza.

I vincitori – Entro novembre la graduatoria finale indicherà le idee considerate più rilevanti e i partecipanti saranno informati dei risultati via e-mail. Al vincitore, che sarà premiato sabato 10 dicembre presso il Palazzo del Governatore a Parma, verranno regalati 2.500 euro da vincolare ad iniziative di “risparmio energetico o di educazione ambientale nelle scuole”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Basta rifiuti: in Svezia sgravi fiscali a chi ripara anziché buttare

Hai una bicicletta rotta? Una lavatrice da cambiare? Uno smarthpone da rottamare? Se abiti in Svezia pensaci due volte prima di correre a comprare un prodotto nuovo, relegando il vecchio al cassonetto. Il governo svedese è intenzionato ad incentivare l’economia circolare, mostrando come dalle buone pratiche tutti possano ottenere un guadagno tangibile. Come? Predisponendo delle agevolazioni fiscali per quanti decideranno di riparare gli oggetti rotti anziché trasformarli in rifiuti.

La proposta di legge, presentata ieri in parlamento, se approvata introdurrebbe nuove misure fiscali a favore del recupero di abiti, calzature, bici ed elettrodomestici. “In questo modo siamo convinti di poter abbassare notevolmente i costi e quindi rendere economicamente più razionale la scelta di riparare la merce”, ha spiegato Per Bolund, ministro svedese delle Finanze.

L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12%; si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare sull’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero.

Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la nazione abbia ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere.
“Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento”, afferma Bolund. “Ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile.”
La proposta sarà presentata in parlamento come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e, se approvato a dicembre di quest’anno, diventerà legge dal 10 gennaio 2017.

Fonte: Rinnovabili.it

Puliamo il Mondo 2016: volontariato ambientale e integrazione contro le barriere

Puliamo il Mondo 2016: il 23, 24, 25 settembre torna in tutta Italia la grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata da Legambiente in collaborazione con la Rai.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata all’integrazione e all’abbattimento delle barriere. Perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce tutti insieme, tanti gli eventi in tutta Italia: da Torino a Roma passando per Milano, Napoli e Trani, per combattere insieme il degrado e contribuire a spazi urbani più sostenibili, puliti e inclusivi.

“Puliamo tutti insieme il mondo dai rifiuti, dall’indifferenza, e dalle barriere fisiche, culturali e mentali, per un’Italia davvero sostenibile, aperta al dialogo e alla partecipazione attiva”. È questo il motto della 24esima edizione di Puliamo il Mondo 2016, la grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente in collaborazione con la Rai e in programma nella Penisola dal 23 al 25 settembre. Anche quest’anno saranno migliaia i volontari, tra cittadini, scuole, amministrazioni, associazioni e comunità straniere, che nella tre giorni di Puliamo il Mondo, armati di guanti e ramazze, ripuliranno dai rifiuti strade, vie, parchi e aree degradate della città, facendo così un gesto concreto a favore dell’ambiente.

La campagna, che ha ottenuto anche nel 2016 il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di UPI e di ANCI, sarà dedicata quest’anno al tema dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’abbattimento delle barriere, con l’obiettivo di “pulire il mondo anche da tutti quei muri” che frenano lo sviluppo dei diritti e la diffusione del benessere per tutti, di ridisegnare insieme nuovi spazi urbani più sostenibili, innovativi e inclusivi e promuovere il dialogo e lo scambio interculturale per creare reti territoriali tra cittadini di ogni età e provenienza. Per questo Puliamo il Mondo coinvolgerà, oltre a tante associazioni presenti sul territorio, anche le comunità dei migranti, i rifugiati politici, le associazioni dedite all’integrazione sociale. Perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce insieme.

Anche quest’anno la Rai collabora e sostiene la campagna con la preziosa opera di sensibilizzazione attuata dal Segretariato Sociale (www.segretariatosociale.rai.it), la realizzazione di uno spot dedicato all’iniziativa,   una striscia quotidiana con ospiti e appuntamenti da tutta l’Italia durante la settimana della campagna che si conclude con  la diretta della TGR- Speciale Puliamo il mondo, la domenica. Appuntamento di punta di questa 24 esima edizione sarà Torino, dove domenica nella cornice di Terra Madre, circa 250 volontari di Legambiente si occuperanno della corretta gestione dei rifiuti e delle isole ecologiche, sensibilizzando e indirizzando le persone che prenderanno parte alla manifestazione verso un corretto trattamento dei rifiuti prodotti durante l’evento. La TGR seguirà in diretta il lavoro dei volontari torinesi e realizzerà collegamenti da Napoli, Milano e Roma. A Napoli, insieme agli abitanti della zona, al parroco e alle associazioni del territorio, si ripuliranno vie e zone del quartiere Sanità e si ribadirà l’importanza di azioni di rigenerazione urbana. Proprio in questo rione, che diede i natali a Totò, da diversi anni è in atto una rivoluzione che parte dal basso e che sfida  povertà e criminalità offrendo un futuro diverso e migliore a uno dei luoghi simbolo della città partenopea. A Milano diverse associazioni impegnate nel sociale, cittadini e detenuti del carcere di Bollate puliranno piazza Gabrio Rosa e dintorni; mentre a Roma al Parco di Centocelle i volontari insieme all’associazione culturale islamica in Italia libereranno dai rifiuti l’area verde e il tratto dell’acquedotto alessandrino. Proprio dalla Capitale, che vive una situazione critica sul fronte rifiuti, arriverà un bel messaggio di integrazione e rispetto del territorio e la giornata di pulizia sarà l’occasione anche per chiedere una maggiore tutela dell’area e dei suoi beni archeologici.

Ma le attività di Puliamo il Mondo prenderanno il via già giovedì 22 settembre con una prima anteprima a Trani, dove alla giornata di pulizia, organizzata in un’area periferica della città, parteciperanno anche una decina di detenuti degli istituti penitenziari sia maschili sia femminili di Trani, un gruppo di richiedenti asilo, associazioni che si occupano di disabilità e giovani delle scuole del territorio, insieme al ministro della giustizia Andrea Orlando.

La campagna di Puliamo il Mondo 2016 è stata presentata oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa nella sede Rai di Viale Mazzini, che ha visto la partecipazione di Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e presidente onorario di Legambiente e Carlo De Blasio, Capo Redattore della TGR Piemonte. Nell’occasione questa mattina è stato presentato anche il nuovo originale spot della campagna realizzato dalla Rai.
“Puliamo il Mondo – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente” – trova nel volontariato ambientale e nella partecipazione attiva il suo grande punto di forza. Il volontariato è una importante leva di cambiamento, intreccia competenze, visioni, dà risposte sociali a istanze collettive, e soprattutto riesce a coinvolgere persone di ogni età, religione, paese e status sociale che vogliono “rimboccarsi” le maniche e contribuire con azioni concrete alla tutela dell’ambiente e a un mondo più sostenibile e inclusivo. Quest’anno la campagna sarà dedicata all’integrazione e all’abbattimento delle barriere e nella tre giorni di pulizia saranno coinvolti carcerati, migranti, comunità straniere e ragazzi disabili, perché il volontariato non ha né confini né barriere, anzi rende tutti cittadini di fatto”.

“Pulire il Mondo oggi, grazie a questa iniziativa di Legambiente, assume tanti significati. – dichiara Barbara Degani Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – Chi vuole bene all’ambiente ha a cuore anche il prossimo e come obiettivo primario migliorare il mondo in cui vive. Usare mezzi sostenibili, rispettare la differenziata, e attuare tutti quei comportamenti che migliorano l’ambiente significa migliorare la vita di tutti. Noi stiamo agendo in tantissime direzioni per cercare di “pulire” almeno l’Italia e a questo proposito voglio fare due esempi concreti: in primo luogo attraverso un bando che mette a disposizione 35 mln di euro, stiamo invitando le città a ripensarsi, a ridisegnare la rete infrastrutturale e rendere più facile l’utilizzo di mezzi sostenibili nel quotidiano alle famiglie e ai lavoratori. Con il Progetto dell’educazione ambientale, invece, dopo aver riscritto assieme al Miur le Linee Guida, stiamo lavorando alla formazione dei formatori attraverso la condivisione dei fondi del Pon istruzione. Abbiamo, però, ancora bisogno del grande supporto delle Associazioni come Legambiente che fino ad oggi hanno contribuito alla realizzazione di questo disegno, con il loro impegno capillare sul territorio, perché la comunicazione battente e un’attività costante alla fine producono grandi risultati in termini di consapevolezza e sensibilizzazione per cambiare il nostro stile di vita”.
Sul fronte rifiuti, l’Italia ha fatto molti passi avanti: nel nostro Paese sono oltre 1500 i comuni ricicloni, quelli che hanno raggiunto l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata e sono ben 525 le realtà che producono meno di 75 kg annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Di questi 525 comuni virtuosi, 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.

Ci sono, poi, le esperienze virtuose messe in atto da diverse amministrazioni che hanno come comun denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Qualche esempio? C’è l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro. Il comune calabrese che nel 2015 partiva dal 10% di raccolta differenziata, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Oltre all’impegno dei cittadini e delle amministrazioni, per Legambiente è importante che la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti, replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti. Solo così si potrà davvero avere un’Italia rifiuti free.

“L’attenzione all’ambiente è parte essenziale della nostra identità e della competitività della nostra economia ed ha come fondamento il senso civico di cittadini e comunità. Sul fronte dei rifiuti, insieme a tanti problemi aperti possiamo contare anche su casi eccellenti. Ad esempio Milano insieme a Vienna è al vertice delle grandi città europee sopra il milione di abitanti per raccolta differenziata. Buona pratica studiata anche dalla città di New York. La maggiore informazione, la presa di coscienza da parte dei cittadini su questi temi e la spinta che possono esercitare con iniziative come Puliamo il Mondo sono essenziali per affrontare le questioni ambientali ancora aperte. Prendersi cura del proprio territorio è anche la base di una comunità che si integra e scommette su un futuro comune”, è quanto dichiara Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Eventi di Puliamo il Mondo 2016 – Nel week-end di Puliamo il Mondo appuntamento venerdì a Cagliari, grande pulizia nell’area di Tuvixeddu denominata Area prospiciente Tomba dei pesci, spighe ed altri fregi, attualmente in abbandono. A Terrasini (Pa) Puliamo il Mondo avrà per protagonisti i ragazzi dell’istituto Comprensivo “Giovanni XXIII”, che sarà poi coinvolto anche in un progetto europeo ambientale dal titolo “Per un modo più verde lasciamo agire i bambini”. Sabato 24, Puliamo il Mondo sarà a Salerno per ripulire una parte del centro storico e un tratto della pista ciclabile fino ad arrivare a piazza Francesco Alario. Parteciperanno gli studenti delle scuole presenti nel quartiere, i ragazzi/e del sistema di protezione per rifugiati gestito dall’Arci di Salerno e dello sportello per le vittime della tratta, associazione Salerno Cantieri e architettura e del bar letterario Giuseppe Verdi.Sempre sabato, a Ragusa Puliamo il Mondo sarà a Pantano Longarini, una delle più belle riserve lacustri naturali della Sicilia sud Orientale situata tra i comuni di Ispica e Pachino, dove sono previsti interventi di pulizia dell’area insieme ai migranti ospiti nelle varie strutture di accoglienza. Invece a Pistoia sarà ripulito il quartiere de “Le Fornaci” e del Rio Diecine grazie al prezioso aiuto dei ragazzi dell’associazione Il Sole, affetti da sindrome Down, gli scout dell’Agesci e della Cngei, e a un gruppo di profughi. Verrà, inoltre, presentato il lavoro di uno studente che ha realizzato una app per smartphone pensata per segnalare all’amministrazione comunale situazioni di degrado e luoghi da riqualificare. A Bellano, in provincia di Lecco, sabato 24 si parte dalle ore 8 con tante iniziative per ripulire il paese, a cominciare dal piazzale della Stazione ferroviaria;

Domenica oltre all’appuntamento di punta di Torino e a quelli in programma a Roma, Napoli e Milano, i volontari saranno impegnati anche a Verona insieme alla casa Circondariale di Montorio e Amia spa per ripulire il vallo del bastione san Francesco. Sempre domenica, a Potenza cittadini e diverse associazioni del territorio ripuliranno dai rifiuti diversi punti della città. Saranno, inoltre, organizzate attività di educazione ambientale e di informazione su una corretta raccolta differenziata. Stesso spirito e impegno a Folignano, in provincia di Ascoli Piceno, dove diverse associazioni, insieme agli scout e i richiedenti asilo, ripuliranno le strade del paese. “Un mare pulito e senza barriere” sarà l’evento in programma a Rimini dove il Circolo Val Marecchia di Legambiente insieme all’associazione Marinando, all’Unione Vela Solidale, agli Scout Nautici ha organizzato una veleggiata solidale per raccogliere i rifiuti in mare.

In questi 24 anni Puliamo il Mondo, edizione italiana di Clean up the world nata Sydney nel 1989 e portata in Italia nel 1993 da Legambiente, ha registrato un numero sempre crescente di adesioni. In particolare quest’anno la campagna ha ricevuto l’adesione di associazioni, organizzazioni e aziende che operano nei settori più diversi: come il COSPE, che da oltre 30 anni si batte per lo sviluppo equo e sostenibile e il rispetto dei diritti umani o SLOW FOOD, impegnata a ridare valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi; ma anche il TOURING CLUB ITALIANO che da più di un secolo promuove il turismo e la mobilità nella Penisola o l’ERASMUS STUDENT NETWORK ITALIA, che si occupa anch’essa di mobilità ma di studenti e giovani lavoratori.

Hanno aderito anche ARCI e ARCI SERVIZIO CIVILE, ANAS (Associazione Nazionale di Azione Sociale), importante consorzio di associazioni culturali e sportive presente sul territorio nazionale con oltre 300 sedi e sportelli, LIBERA, da sempre in prima fila contro la mafia, GRUPPO ABELE ONLUS, attiva dal 1965, e ANCeSCAO (Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti). Confermano la partecipazione anche la CROCE ROSSA ITALIANA, che da sempre si occupa dell’eliminazione di qualunque forma di discriminazione e pregiudizio e che da molti anni è impegnata anche in attività di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sull’uomo, e l’OSSERVATORIO CARCERE DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI, che monitora le carceri italiane da un decennio. Inoltre, hanno aderito alla campagna anche alcune comunità religiose, tra cui l’UNIONE DELLE COMUNITA’ ISLAMICHE, con molte delle associazioni che ne fanno parte.

Per info www.puliamoilmondo.it e www.legambiente.it

Puliamo il Mondo, con il patrocinio di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, UPI (Unione Province Italiane), Federparchi, Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite).

Fonte: Ufficio Stampa Legambiente

In Francia dal 2020 stop a stoviglie in plastica usa e getta

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europe, spiega ad Eco: “La norma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili ma chiede che siano certificate come compostabili in sistemi di compostaggio domestico. Potrebbe passare il messaggio che si possano degradare in condizioni naturali, quindi abbandonandole nell’ambiente”

In Francia nel 2020 scatterà il divieto di produzione, vendita e cessione gratuita di stoviglie monouso di plastica. La legge da poco entrata in vigore fa parte delle misure approvate nel luglio scorso nel quadro della “Transizione energetica per la crescita verde” scaturita dalla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Cop21. Si tratta della stessa legge con la quale nei mesi scorsi sono stati definiti termini e condizioni per il divieto degli shopper monouso in plastica, legge che ha seguito le norme di quella analoga Italiana adottata qualche anno fa.
In merito, abbiamo intervistato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, uno dei massimi esperti su gestione dei materiali post consumo, riduzione e raccolta differenziata, e da sempre attento ai temi della riduzione delle plastiche e degli standard di settore per la loro sostituzione (standard alla cui definizione ha peraltro partecipato, all’inizio degli anni 2000). “La Francia è il primo paese al mondo a vietare le stoviglie monouso in plastica – dice Favoino – e questo è certamente uno sforzo importante. Lavorando da sempre per superare la cultura dell’usa e getta non possiamo che gioire per questo primo importantissimo segnale, sperando che venga seguito presto dall’Italia (primo paese ad adottare il divieto sugli shopper in plastica) e da altri paesi. Va comunque sottolineato che il provvedimento presenta delle criticità nelle definizioni delle esenzioni e nelle previsioni accessorie, criticità che rischiano di generare confusione”.
Il testo definisce l’elenco dei prodotti – tazze, bicchieri e piatti – che hanno nella plastica la componente strutturale principale, e che verranno vietati, ma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili. “Il che – spiega Favoino – ha una sua ragione, ad esempio per l’uso in eventi o servizi catering in cui per motivi logistici non è possibile organizzare il lavaggio, o ancora per lo street food in occasione di fiere ed eventi. Ma il problema – aggiunge – è che la disposizione francese richiede che tali manufatti siano compostabili in sistemi di compostaggio domestico”. Favoino sottolinea come questo generi confusione. Perché la ragione, ed il destino, dello stovigliame compostabile non è quello di venire poi incorporato in sistemi di compostaggio domestico, ma di essere un requisito per l’integrazione nei circuiti di raccolta differenziata, destinati poi a centri di compostaggio: “il requisito della compostabilità nei sistemi di compostaggio domestico, oltre a non rispondere a situazioni concrete, tende a generare un messaggio distorto, ossia che il manufatto si possa degradare in condizioni naturali e questo può fare pensare che il requisito della compostabilità sia una risposta all’abbandono nell’ambiente. Così non è e va sottolineato con forza, e tenuto a mente per sperabili disposizioni analoghe in Italia o altrove: la compostabilità non è una soluzione al littering, ma uno strumento per l’integrazione  nei circuiti di raccolta differenziata. Solo in tali condizioni, catering senza sistemi di lavaggio o distribuzione di street food, il compostabile ha una sua ragione d’essere”
La norma richiede poi che i manufatti siano realizzati con materiali bio-based (cioè da fonti rinnovabili) per tutto o in parte. Nello specifico ammette prodotti che contengano un 50% minimo di materiali bio-based nel 2020 ed un minimo di 60% nel 2025. “E’ solo un requisito ancillare, non centrale – spiega Favoino – ma anche  questo potrebbe generare confusione, perché molti potrebbero confondere bio-based con biodegradabile e viceversa, e così non è. Il requisito di componenti bio-based può avere significato nel medio e lungo termine, per una riduzione della dipendenza da materie fossili, ma la condizione primaria da tenere a mente è anzitutto che il manufatto risponda ai requisiti di compostabilità come da standrad europeo EN 13432, che da tempo costituisce il riferimento per l’incorporazione nei sistemi di compostaggio.”

Fonte: Eco dalle Città