Anche i supermercati inglesi alla lotta contro lo spreco di cibo: meno 20 per cento entro il 2025

I maggiori supermercati britannici hanno promesso di abbassare lo spreco di cibo e bevande di un quinto nel prossimo decennio. Negozi come Asda, Sainsbury’s, Tesco e Morrison stanno stilando un accordo volontario che punta anche alla riduzione del 20 per cento delle emissioni responsabili dell’effetto serra causate dall’industria alimentare.
Alcune istituzioni locali come la London Water and Recycling Board (Comitato londinese per il l’acqua e il riciclo) e alcune aziende produttrici come Coca-Cola, Nestlè e Pizza Hut si sono anch’esse impegnate a siglare l’accordo stipulato dal Waste and Resources Action Programme (Wrap – Programma per l’azione contro lo spreco e le risorse – N.d.T.). Questo ente benefico che lavora per il governo ha dichiarato che si tratta della prima intesa di questo tipo e che segnerà la nascita di una nuova era per l’industria. Soltanto qualche giorno fa Tesco, la più grande catena di drogherie del Regno Unito, si era impegnata a non inviare più il cibo in eccesso dei suoi negozi in discarica e di re-distribuirlo agli enti benefici per farlo avere ai poveri e ai disagiati.
Lo spreco di cibo che ogni anno avviene nelle famiglie, nei ristoranti, e nei supermercati inglesi si aggira attorno ai 12 milioni di tonnellate. Di questo, il 75 per cento potrebbe essere salvato. Lo spreco viene valutato in 19 miliardi di sterline all’anno ed è responsabile di almeno 20 milioni di tonnellate di emissioni di gas inquinanti.
L’accordo, chiamato the “Courtauld Commitment 2025”, ha raggruppato 98 firmatari.Punta anche a ridurre l’utilizzo dell’acqua nelle aziende alimentari. Wrap ha stimato che questa intesa farà risparmiare al regno unito circa 20 miliardi di sterline e inserirà la nazione nel percorso creato dalle Nazioni Unite per dimezzare lo spreco di cibo prodotto da negozi e supermercati entro il 2030. Il dottor Richard Swannell, direttore dei sistemi per il cibo sostenibile di Wrap ha dichiarato che “per salvaguardare il cibo della Gran Bretagna occorre un cambiamento drastico e incrementare il consumo e la produzione di alimenti e bevande sostenibili”.
Il ministro Rory Stewart, del dipartimento per l’Ambiente, il Cibo e gli Affari agricoli inglese ha affermato che “Lo spreco di cibo è qualche cosa che deve essere evitato perché causa la diminuzione dell’acqua e di risorse preziose. Sono molto compiaciuto che ungrande gruppo di aziende alimentari si sia unito a Wrap in questa giusta causa”.

Fonte: Eco dalle Città

Sprechi alimentari, in Italia otto miliardi di euro all’anno nella spazzatura

Il problema è globale: nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Una questione etica, ma non solo. In Europa gli sprechi alimentari sono responsabili del 3 per cento delle emissioni di Co2. Adesso il Parlamento corre ai ripari

Siamo dei produttori seriali di sprechi alimentari. Ogni anno le famiglie italiane buttano nella spazzatura il 19 per cento del pane acquistato. Finisce nel cestino il 17 per cento della frutta e della verdura, il 4 per cento della pasta e addirittura il 39 per cento dei prodotti freschi: dai latticini alle uova, fino alla carne. Lo spreco domestico vale circa l’8 per cento dei nostri costi alimentari. E così, alla fine dell’anno, finiscono letteralmente tra i rifiuti oltre otto miliardi di euro. Circa 400 euro a famiglia.

Per porre un limite all’incredibile fenomeno, la Camera dei deputati esamina questa settimana una provvedimento per la limitazione degli sprechi. Un documento – frutto di diverse proposte di legge – che punta a favorire la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale. Quali sono i numeri italiani? Secondo l’osservatorio Waste Watcher, citato da diversi documenti parlamentari, solo nel nostro Paese lo spreco alimentare interessa ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti. Secondo i dati di un’indagine realizzata pochi anni fa dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal Politecnico di Milano, ogni italiano spreca 108 chilogrammi di cibo. E quasi 42 chilogrammi a testa finiscono nella spazzatura quando sono ancora commestibili. Ma gli sprechi non avvengono solo a tavola. Anche il sistema produttivo ha le sue responsabilità. Un esempio? Ogni anno 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso – si legge in una della proposte di legge – perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale. E non è ancora tutto. Recentemente l’università di Bologna ha calcolato che lo spreco alimentare nella filiera della trasformazione industriale raggiunge quasi i 2 milioni di tonnellate di prodotti. E altre 300mila tonnellate riguardano gli sprechi nella distribuzione commerciale.

Ogni anno in Italia 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale
E questo avviene solo in Italia. Stando ai dati della Commissione Europea, nei 27 Stati membri gli sprechi alimentari valgono circa 89 milioni di tonnellate l’anno. «Senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesci rigettate in mare». In assenza di una decisa inversione di rotta, le stime indicano che entro il 2020 l’incredibile quantitativo aumenterà fino a 126 milioni di tonnellate. Piccola consolazione: gli italiani sono tra i popoli più virtuosi del continente. Se noi sprechiamo 108 chilogrammi di cibo l’anno pro capite, la media europea è di circa 179 chilogrammi. E così in Gran Bretagna si sprecano alimenti per quasi 10 miliardi di sterline l’anno. Mentre «in Svezia – si legge ancora – ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo comprato».

A livello mondiale i numeri del fenomeno fanno impallidire. Secondo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, le perdite e gli sprechi di cibo riguardano 1,3 miliardi di tonnellate l’anno in tutto il pianeta. Quasi un terzo della produzione alimentare mondiale. «Una quantità che se riutilizzata – si legge nella proposta di legge a prima firma Mario Sberna – potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone». Ecco il paradosso. Come stimato dal Centro regionale di informazione della Nazioni Unite, nonostante nel mondo ci sia cibo sufficiente per tutti, oltre 925 milioni di persone soffrono ancora la fame. Il documento parlamentare depositato dal deputato Matteo Mantero presenta il fenomeno in dettaglio: nel mondo si sprecano «oltre 500 milioni di tonnellate di cibo nella produzione agricola, 355 milione di tonnellate dopo la raccolta, 180 milioni di tonnellate durante la lavorazione a livello industriale, 200 milioni di tonnellate nel percorso distributivo». E quasi 350 milioni di tonnellate di prodotti alimentari vengono sprecati solo negli ambiti della ristorazione e del consumo domestico.

In Svezia ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo acquistato. Negli Usa finisce nel cestino il 40 per cento della spesa alimentare
Le conseguenze non sono solo etiche. Le enormi quantità di cibo buttato finiscono inevitabilmente per contribuire all’uso indiscriminato delle risorse naturali e al cambiamento climatico. «Lo spreco alimentare, se fosse un Paese, sarebbe il terzo inquinatore dopo Cina e Stati Uniti», spiega la proposta di legge Mario Sberna. «La quantità di anidride carbonica necessaria a portare il cibo sui nostri piatti è pari a 3,3 miliardi di tonnellate e per produrlo si usa il 30 per cento del terreno coltivabile del mondo e una quantità di acqua ogni anno che basterebbe alle esigenze di tutti i cittadini di New York per più di un secolo». E poi c’è l’aspetto economico: il documento calcola che il costo del cibo sprecato è pari a 750 miliardi di dollari, «praticamente il prodotto interno lordo della Svizzera».

Tra i Paesi meno attenti agli sprechi alimentari spiccano gli stati Uniti Uniti d’America. Qui, nel complesso, finisce nella spazzatura il 40 per cento della spesa alimentare. I dati ambientali relativi al fenomeno sono preoccupanti. Come evidenzia la relazione che accompagna la proposta di legge Andrea Causin, per produrre il cibo non consumato, negli Usa vengono utilizzate enormi risorse: «Il 30 per cento di fertilizzanti, il 31 per cento delle terre coltivate, il 25 per cento del consumo totale di acqua dolce e il 2 per cento del consumo totale di energia». Senza considerare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera fino a 4,2 tonnellate di anidride carbonica. E in Europa? Dalle nostre parti ogni anno il fenomeno dello spreco alimentare è responsabile di 170 milioni di tonnellate di Co2, il 3 per cento del totale delle emissioni. Ce n’è abbastanza per ripensare le nostre abitudini alimentari.

Fonte: Marco Sarti per Linkiesta

Trento: “Io non spreco” tre giorni dedicati alla sostenibilità alimentare

Dal 4 marzo fino a domenica 6 a Trento si è parlato di sostenibilità alimentare. Nella cornice della Green Week, da cinque anni forum di discussione sui temi della green economy, ha debuttato il primo seminario di Reduce 2016-2017, progetto promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Distal e con Last Minute Market nell’ambito della 6^ edizione della campagna europea “Spreco zero”.
Durante la prima giornata di Io non spreco, una serie di appuntamenti per discutere della sostenibilità alimentare organizzata presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università del capoluogo trentino, a cui ha preso parte anche Edenred.
Della necessità di mettere a sistema, condividere e comunicare le buone pratiche di riduzione e prevenzione degli sprechi hanno parlato il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani, il curatore di Reduce, Luca Falasconi, e un pool di aziende coinvolte nelle pratiche “spreco zero”, tra cui Edenred, l’inventore del buono pasto Ticket Restaurant.
“La promozione di una sana alimentazione e di un consumo sostenibile sono valori rilevanti per Edenred- ha dichiarato Sabrina Citterio, responsabile corporate social responsibility di Edenred Italia– impegnata, da molti anni, su più fronti: da una parte nel recuperare le eccedenze alimentari da redistribuire ai più bisognosi, e dall’altra nel diffondere le buone pratiche di un’alimentazione equilibrata sulla base dei principi della dieta mediterranea con il progetto Food. Tre le nostre buone prassi vorrei ricordare la partnership per Siticibo, programma che dal 2003 insieme a Banco Alimentare si occupa di recuperare il cibo già cucinato e non consumato e di consegnarlo in poche ore a diversi enti benefici; e il progetto il Buono che avanza, in collaborazione con l’associazione Cena dell’amicizia, grazie al quale abbiamo creato la prima rete di ristoranti ad “avanzi zero” con la distribuzione nei 150 mila esercizi affiliati di pratiche doggy bag da consegnare ai clienti che vorranno raccogliere il cibo non consumato”.
La campagna Spreco Zero di Last Minute Market, anno dopo anno, ha incrociato le strade di molte aziende che si sono impegnate promuovendo attività e iniziative rivolte ai giovani, alle famiglie e ai consumatori.

Rifiuti, chi produce un imballaggio difficile da riciclare pagherà di più: si parte dalla plastica

Da quando l’italiano Giulio Natta ottenne il premio Nobel per aver inventato nel 1954 il polipropilene (la prima plastica, commercializzata poi come moplen), l’evoluzione dei materiali plastici nel mondo è stata a dir poco esplosiva, in quantità e qualità: per averne un’idea basta guardarsi attorno. Non esiste una sola plastica, ma molte plastiche, e per tutti questi prodotti si è reso oggi urgente disegnare un ciclo di vita più sostenibile, più circolare. Sotto questo profilo, in Italia continuano a convivere punte d’eccellenza (ad esempio nel recupero di materia da alcune frazioni critiche, come anche nello sviluppo di materiali innovativi bioispirati) in scenari paradossali: non ultimo quello che vede circa la metà delle plastiche raccolte tramite raccolta differenziata dirette a termovalorizzazione (godendo di incentivi) e non a recupero di materia (che di incentivi non ne ha). D’altra parte, le istanze di sostenibilità e gli effetti del calo dei prezzi delle commodity – ma non della loro volatilità – a livello globale suggeriscono la necessità di cambiamenti profondi nel settore.

Pochi giorni fa, il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha annunciato una piccola rivoluzione: raggiunta ormai la maggiore età – la sua istituzione risale a 18 anni fa – il Consorzio ha lanciato un progetto di diversificazione contributiva per gli imballaggi in plastica, con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’uso di imballaggi maggiormente riciclabili secondo le «tecnologie disponibili industrialmente note». Una volta giunta la definitiva implementazione (presumibilmente entro 12 mesi), verranno anche definiti i diversi valori del Cac. Sarà interessante osservare le conseguenti evoluzioni di mercato: che fine faranno i rifiuti plastici da imballaggio meno nobili, verranno spinti fuori mercato a favore di quelli più facilmente riciclabili, oppure cambieranno le modalità di raccolta e gestione? Il sistema-Italia si indirizzerà verso modelli prevalenti fuori confine, dove i materiali riciclabili con profitto vengono intercettati direttamente dal mercato (e non da consorzi) mentre gli altri vengono indirizzati a termovalorizzazione? I quantitativi riferibili al recupero effettivo di materia diminuiranno o aumenteranno? A questi e molti altri interrogativi sarà possibile dare una risposta certa soltanto valutando l’evoluzione del progetto lanciato da Conai. Già ora però è possibile delineare quest’avvio come un potenziale punto di svolta: ne abbiamo parlato con Walter Facciotto, direttore generale del Conai.

Il nuovo contributo ambientale (Cac) per la plastica sarà modulato su tre parametri fondamentali: il primo è la facilità di selezione. Quanto è durato il lavoro di catalogazione delle 60 tipologie di imballaggi in plastica, e quali aziende e associazioni di categoria sono state coinvolte?
«La diversificazione del contributo ambientale – per il momento limitata alla sola plastica – è un passo importante e che ha richiesto una fase preparatoria articolata e che andrà ulteriormente verificata alla prova dei fatti. A quasi 20 anni dalla fondazione del Consorzio nazionale imballaggi, abbiamo ritenuto opportuno – in un’ottica di continuo miglioramento – agire ulteriormente sulla leva del contributo ambientale per incentivare la riduzione dell’impatto ambientale degli imballaggi, completando un percorso che ha prima collegato l’onere contributivo al peso, e in seguito introdotto incentivi per il riutilizzo degli imballaggi all’interno di circuiti controllati che garantiscono benefici ambientali.

Il primo passaggio è stato l’identificazione e la condivisione dei criteri guida da utilizzare per la diversificazione del Cac che ha portato a scegliere la selezionabilità, la riciclabilità e il circuito di destinazione; solo successivamente ha avuto inizio la fase di applicazione dei criteri guida e la valutazione di circa 60 tipologie di imballaggi in plastica. L’analisi, ad oggi ancora in corso, è stata effettuata tramite un apposito gruppo di lavoro costituito dai consiglieri Conai – espressione di produttori e utilizzatori di imballaggi – dalle strutture tecniche di Conai e Corepla e da un panel di aziende che si occupano di selezione e riciclo dei rifiuti. Inoltre nel corso degli incontri, iniziati a luglio 2014, sono state coinvolte a più riprese le associazioni di categoria del settore plastica, dai produttori delle materie prime agli utilizzatori finali.

L’obiettivo è quello di incentivare la produzione di imballaggi più facilmente riciclabili che possano essere utilizzati come materie prime seconde nei processi produttivi, esattamente in linea con le indicazioni comunitarie del pacchetto dell’economia circolare. Impegno che Conai sta già perseguendo da anni con diverse iniziative rivolte alle imprese, come ad esempio il bando prevenzione, che premia le aziende che più si distinguono nella progettazione di imballaggi green, e le altre iniziative all’interno del progetto “Pensare futuro”».

La rimodulazione del Cac potrebbe in futuro riguardare anche altri materiali con cui sono realizzati gli imballaggi? Chi potrebbe essere il prossimo in lista?

«Al momento l’iniziativa riguarda la sola filiera degli imballaggi in plastica, che è il materiale più complesso per la varietà delle tipologie e per le tecnologie di selezione e di riciclo, ma i criteri guida scelti per la diversificazione, come la selezionabilità, la riciclabilità e il circuito di destinazione sono già pensati per l’applicazione futura agli altri materiali di imballaggio. Al momento, non abbiamo comunque una programmazione definita in questo senso».

Una delle cose più difficili da spiegare al cittadino che vuole fare la raccolta differenziata è perché una bottiglia di plastica vada differenziata e la bambola di plastica che si rompe invece no: questo anche perché per altri materiali questa distinzione fra imballaggio e prodotto non esiste (vedi la carta). È ancora possibile e auspicabile l’evoluzione verso i “consorzi per il recupero della materia”, anziché solo degli imballaggi?

«Innanzitutto sgombriamo il campo da equivoci: l’organizzazione della raccolta differenziata dipende unicamente dalle amministrazioni comunali, che definiscono le modalità di raccolta dei rifiuti urbani anche in funzione del raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata a loro assegnati  dalla legge (65% di RD complessiva al 31.12.2012).

Fatta questa premessa, non dobbiamo dimenticare che il contributo ambientale Conai, che serve a coprire i maggiori oneri della raccolta differenziata comunale, viene applicato sui soli imballaggi e non sulla totalità dei beni realizzati con i sei materiali – acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro – e che quindi ogni ipotesi di estensione del campo d’azione dei Consorzi deve tener conto di costi di raccolta, di selezione e lavorazione maggiori.

Ad esempio nel caso della carta, il Consorzio di riferimento (Comieco) riconosce al Comune, che abbia deciso di sottoscrivere la convenzione prevista dall’Accordo quadro Anci Conai, il corrispettivo sulla percentuale di imballaggio raccolta congiuntamente alla carta grafica, lasciando così la possibilità all’amministrazione comunale di potere scegliere quale sia la strada migliore per valorizzare la frazione merceologica similare in carta non da imballaggio».

Fonte: Green Report

Cassano Murge: maxi sanzione all’ATI Tradeco-MSE

Maxi sanzione di quasi 46mila euro per l’Associazione Temporanea di Imprese “Tradeco-Murgia Servizi Ecologici” che effettua la raccolta dei rifiuti sul territorio di Cassano.

Il Comune, infatti, al termine di una lunga e complessa rendicontazione relativa all’anno 2013-2014, ha riscontrato che rispetto al contratto in essere con il Comune di Cassano, l’A.T.I. non ha rispettato alcuni parametri relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti, accumulando, dunque, sanzioni per 45mila e 874 euro di cui 28.596 a carico della Tradeco di Altamura e 17.277 a carico della “Murgia Servizi Ecologici” di Cassano.

L’Ufficio Tecnico del Comune, coadiuvato dall’ing. Salvatore Genova, che per la società torinese “Esper” è responsabile dell’Esecuzione del Contratto (è, cioè, la persona che verifica che il contratto fra Comune ed ATI venga rispettato da entrambe le parti) ha verificato che lungo tutto il periodo 1 febbraio 2013-31 gennaio 2014 (ovvero l’anno di entrata a regime del servizio di raccolta differenziata porta-a-porta) le ditte non hanno raggiunto gli obiettivi minimi di raccolta previsti dal contratto con uno scostamento di oltre l’11%.

Tale minor raccolta di rifiuti differenziati ha quindi portato ad un maggior costo, per le casse comunali, nei confronti delle discariche presso cui vengono conferiti i rifiuti e dunque tali maggiori spese sono stati “girate” all’ATI “Tradeco-Murgia”.

Ma a comporre la maxi-sanzione ci sono anche altre voci quali la mancata campagna di sensibilizzazione dei cittadini, ad esempio con la distribuzione di un eco-calendaio con i giorni e gli orari di raccolta; l’utilizzo di buste, per la raccolta della frazione organica, non conformi così come dimostrato da analisi di laboratorio effettuate dall’Istituto Italiano dei Plastici; a tal proposito il Comune ha contestato e sanzionato alla Tradeco il quantitativo indicato nell’offerta economica che risulta del tutto sottostimato e insufficiente rispetto alle utenze cittadine da servire: i sacchetti distribuiti ai cittadini, insomma, sono pochi rispetto alle necessità.

Contestati anche la mancanza di sistemi di rilevamento sui mezzi e il sistema di monitoraggio per l’identificazione degli utenti conferitori, dei materiali e quantitativi conferiti “poiché a tutt’oggi non si ha evidenza ne di alcuna sperimentazione nè di alcun dato riferito al sistema di monitoraggio complessivo.

Multato, infine, un mancato interventi di bonifica mai effettuato, pur segnalato dal Comune, nel dicembre 2014.

Fonte: Cassano Web

Collegato ambientale. Le novità per i Comuni.

Premiati i cittadini virtuosi che non producono rifiuti

Entra in vigore il 2 febbraio 2016 la legge n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, nota anche come Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità del 2014, [G.U. n. 13 del 18 gennaio 2016]. Le legge, dopo un iter molto lungo e complesso ha subito vari passaggi e modifiche. Tra le importanti novità introdotte dai 79 articoli del Collegato Ambientale, distribuiti negli 11 capitoli, si segnala il Capo VI “Disposizioni relative alla gestione dei rifiuti”. In particolare tra le novità in materia di gestione dei rifiuti si segnala le novità sugli incentivi e le penalità per i comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata. Importanti sono gli  interventi sulla “ecotassa”, la tassa ambientale che i comuni pagano alle regioni in base alle tonnellate di rifiuti che vengono conferite in discarica. In più, la legge prevede l’estensione agli inceneritori senza recupero di energia. Tutti i rifiuti che vengono avviati all’incenerimento presso gli impianti senza recupero di energia, come ad esempio i cementifici, verranno tassati. In questo caso è previsto una introduzione del 20% della aliquota fissata per legge dalle regioni.

L’ecotassa inoltre verrà “agganciata” alle performance della raccolta differenziata dei comuni. Un’addizionale del 20% imposta a carico dei comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata. La potrà evitare nel caso in cui il comune ha conseguito nell’anno di riferimento una produzione pro capite di rifiuti inferiore di almeno il 30% rispetto a quella media dell’ambito territoriale ottimale di appartenenza.
Si premia inoltre il comune virtuoso in termini di performance di raccolta differenziata. Il superamento percentuale di determinati livelli di raccolta differenziata fa scattare riduzioni del predetto tributo speciale. Ad esempio se si raggiungono percentuali di RD oltre l’80%, il comune ha diritto ad uno sconto del 75% della ecotassa.

I comuni potranno applicare degli “sconti” sulla tassa rifiuti a chi non produrrà rifiuti, sia a famiglie che alle utenze commerciali. Il comune con regolamento comunale (vedi il nuovo l’articolo 1, comma 659, della legge 27 dicembre 2013, n. 147) può prevedere “riduzioni tariffarie ed esenzioni” nel caso di “attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti”. Questo caso si aggiunge agli altri già esistenti (in caso di abitazioni con unico occupante, o abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo, abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero, fabbricati rurali ad uso abitativo).
Ancora sono previste (con decreto ministeriale di prossima pubblicazione) agevolazioni per le utenze commerciali obbligate o che decidono di utilizzare imballaggi per la distribuzione di bevande al pubblico le quali applicano il sistema del vuoto a rendere su cauzione. Infatti viene reintrodotto in Italia il sistema dei c.d. “depositi rifondibili” (ancora oggi attivo in molti paesi europei ad esempio Norvegia, Svezia, Slovenia), cioè il sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare per ora, in via sperimentale (per la durata di 12 mesi), su base volontaria del singolo esercente. Il sistema del vuoto a rendere su cauzione sarà previsto per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale (bottiglie di vetro e/o plastica) serviti al pubblico da alberghi, residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo (nuovo art. 219-bis del D.Lgs. 152/2006).
La tariffa per la gestione dei rifiuti urbani terrà conto anche di altre buone pratiche. Sono previste disposizioni per favorire le politiche di prevenzione nella produzione di rifiuti. Il comune con un regolamento comunale può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni anche nel caso di “attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti” e non solo più in caso di abitazioni con unico occupante o abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo. Inoltre alle utenze commerciali (attività agricole e florovivaistiche) che effettuano il compostaggio aerobico per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle loro attività e alle famiglie che effettuano compostaggio per i propri rifiuti organici (da cucina, sfalci e potature da giardino) è applicata una riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani”. Viene normato il compostaggio di “compostaggio di comunità”: è il compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non domestiche della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime. La norma rende possibile ai comuni una scontistica per le utenze domestiche e non domestiche che attivano il compostaggio domestico o di comunità. Un decreto del Ministro dell’ambiente ne stabilirà i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate.
Vengono introdotto per la prima volta delle regole normative anche per gli impianti di compostaggio di piccola taglia (con una capacità di trattamento non eccedente 80 tonnellate annue) a servizio delle comunità. Questi piccoli impianti possono essere attivati con una DIA, denuncia di inizio di attività, una volta acquisito il parere dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) e nel caso un regolamento comunale preveda le regole di “gestione dell’impianto” tra cui spicca “la nomina di un gestore da individuare in ambito comunale”.

Augusta contro gli sprechi alimentari

La riduzione degli scarti alimentari, insieme alla valorizzazione di quelli non eliminabili, è uno dei punti fissi di qualsiasi piano di prevenzione, come stabilisce la gerarchia delle azioni.

Se la prevenzione e la riduzione sono, come stabilito dalla direttiva europea  2008/98/CE, il primo passo per la corretta gestione dei rifiuti, quello degli scarti alimentari è un tassello fondamentale per agire efficacemente.
Lo sa bene la Francia che lo scorso maggio ha presentato una proposta di legge per obbligare i supermercati a donare il cibo avanzato. Ora il piano per ridurre gli sprechi alimentari si concretizza e i deputati francesi hanno votato la nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2016, all’unanimità.
Lo sa bene anche il Comune di Augusta che, con il supporto tecnico di ESPER e grazie ad un finanziamento del MATTM di 700mila euro, sta portando avanti un progetto di prevenzione e riduzione all’interno del quale il recupero degli scarti alimentari è un punto focale.
La prima azione che il Comune di Augusta metterà in campo sarà quella della valorizzazione degli scarti delle mense presenti sul territorio attraverso la diffusione ed il sostegno del compostaggio domestico e di comunità. Saranno coinvolte le famiglie e comunità con giardini, orti e spazi verdi privati; gli studenti, gli insegnanti ed il personale didattico delle scuole comunali; i detenuti e personale carcerario della Casa di Reclusione di Augusta. È prevista una riduzione attorno alle 340 tonnellate ad un anno dall’avvio della campagna, pari a quasi il 4% dell’intero rifiuto organico prodotto in un anno (escluso gli sfalci e le potature).
A regime, se tutte le famiglie della periferia usassero la compostiera e non conferissero al servizio di gestione dei rifiuti, si potrebbero prevenire fino a 680 tonnellate annue, quasi l’8% del rifiuto organico prodotto.

È inoltre prevista una campagna per la raccolta delle derrate alimentari ancora commestibili e pasti non consumati da vari soggetti della filiera agro-alimentare per destinarli ad enti assistenziali che assistono persone in condizioni di disagio e/o gestiscono mense per indigenti, sulla base della legge 155/03 detta “del Buon Samaritano”.
Con il potenziamento del “Progetto Pellicano”, attivato nel 2011 dalla Camera di Commercio, l’Arcidiocesi (attraverso al Caritas diocesana) e alcune Associazioni operanti nella provincia di Siracusa, l’obiettivo è quello di far fronte alle emergenze contingenti di accoglienza e sostentamento delle persone o dei nuclei familiari in condizione di disagio e formare e incrementare nella cittadinanza l’attenzione ai bisogni dell’altro, soprattutto del più debole.  Al Progetto Pellicano hanno già dato la propria adesione formale alcune sigle come la CNA, l’ASSOINDUSTRIA, l’API Siracusa, la Confcommercio, la Confcooperative, la Confesercenti, l’Unione Coltivatori, la Confagricoltura, la CIA, la Coldiretti, l’AGCI e i Sindacati dei lavoratori dipendenti CGIL, CISL, UIL e UGL.
Aderendo al progetto Pellicano il Comune accederà ad una rete di raccolta già parzialmente strutturata facendosi carico di attivare il circuito di recupero derrate e pasti nel territorio comunale, individuando i possibili donatori (mense aziendali, mense ospedaliere, refettori scolastici, hotel, ristoranti, società di catering, punti vendita gdo e commercio al dettaglio, mercati ortofrutticoli ), ma anche i soggetti beneficiari (onlus, associazioni…).
Sull’esempio del progetto BeeApp dell’Associazione Banco Alimentare Roma Onlus, il progetto sarà implementato facendo uso delle possibilità di comunicazione in tempo reale offerte dalle tecnologie web-based. In questo modo le segnalazioni di eccedenze alimentari arriveranno in modo istantaneo alle strutture caritative grazie a una piattaforma web sostenuta da una specifica app.
È prevista una riduzione intorno alle 510 tonnellate di rifiuto organico ad un anno dall’avvio della campagna, pari a più del 4% dell’intero rifiuto organico prodotto (escluso gli sfalci e le potature).
A regime si potrebbero prevenire fino a più di 1.020 tonnellate annue di rifiuto, pari a oltre il 12% dei rifiuti organici prodotti.

Sprechi alimentari: in Francia i supermercati doneranno per legge il cibo avanzato

Lo scorso maggio la Francia ha presentato una proposta di legge per obbligare i supermercati a donare il cibo avanzato. Ora il piano per ridurre gli sprechi alimentari si concretizza e i deputati francesi hanno votato la nuova legge all’unanimità.

Il Parlamento francese sembra davvero intenzionato a portare i supermercati verso un cambiamento, dato che la Francia getta letteralmente nei rifiuti 7,8 milioni di tonnellate di cibo ogni anno. Tra i maggiori responsabili degli sprechi alimentari troviamo ristoranti, negozi e supermercati.

La legge dovrebbe entrare in vigore a partire da gennaio 2016. Permetterà ai cittadini di organizzarsi per la raccolta e la distribuzione del cibo che i supermercati dovranno tenere da parte in modo che venga donato in beneficenza, anziché gettarlo tra i rifiuti.

A Parigi già 100 ristoranti si stanno organizzando per mettere a punto un programma per la distribuzione del cibo avanzato alle famiglie povere e agli affamati. Nel frattempo la catena di supermercati Carrefour ha presentato il marchio Tous AntiGaspi con cui metterà in vendita i cibi imperfetti dal punto di vista estetico ad un prezzo scontato, per ridurre gli sprechi alimentari. Un’iniziativa simile aveva preso il via lo scorso anno sempre in Francia nei punti vendita Intermarché.

Ora che i deputati hanno votato a favore della nuova legge per ridurre gli sprechi alimentari, i supermercati potranno dedicarsi alla distribuzione gratuita degli alimenti invenduti e lo stesso potranno fare i ristoranti.

I supermercati, in particolare, saranno obbligati a firmare un protocollo per la donazione del cibo invenduto. La merce non dovrà assolutamente finire tra i rifiuti. In Francia però non si pensa soltanto alla soluzione dei problemi ma anche alla loro prevenzione all’origine.

Infatti ci si occuperà di educazione contro gli sprechi alimentari già a partire dalle scuole. La legge verrà presentata al Senato entro l’inizio del 2016 e la sua entrata in vigore avverrà nel minor tempo possibile. A quando una decisione analoga anche per l’Italia?

Fonte: greenbiz.it

Ragusa – ll consiglio comunale approva all’unanimità il nuovo Piano d’Intervento e gli atti di gara

Il Consiglio comunale, nella seduta di giovedì 17 dicembre ha approvato all’unanimità il nuovo Piano d’Intervento per la raccolta rifiuti, i relativi atti di gara e la Presa d’Atto dell’avvenuta approvazione da parte della Regione Sicilia. Dopo anni di affidamenti diretti e proroghe (sistema che ha anche attirato l’attenzione della magistratura, come dimostra questo articolo del Corriere di Ragusa), il servizio è nuovamente messo a gara.
Tra gli aspetti più innovativi del nuovo servizio si possono evidenziare i seguenti:

  • il servizio porta a porta esteso a tutta la città con supporto di nuove tecnologie e la distribuzione ad ogni singola utenza di contenitori impilabili comodi e funzionali nonché la contestuale di tutti i bidoni condominiali e dei cassonetti stradali;
  • il passaggio alla tariffazione puntuale che si basa sul principio europeo “chi inquina, paga” (la bolletta viene calcolata sulla base della quantità di rifiuti effettivamente prodotta). Una modalità di tariffazione più equa (ogni cittadino pagherà in base ai propri comportamenti: più saranno virtuosi più basso sarà l’importo della bolletta), trasparente (i cittadini possono conteggiare i propri conferimenti e confrontarli con quelli riportati in bolletta), incentivante (per i cittadini più virtuosi, che si vedranno applicare degli sconti in bolletta per l’amministrazione che vedrà annullarsi o quasi i casi di contestazione, per l’azienda che avrà la possibilità di ottimizzare il servizio).

La riorganizzazione del servizio e la sua conseguente ottimizzazione delle risorse metterà la Città e i cittadini in condizioni di poter ottenere una serie di benefici di tipo economico, ambientale e di decoro urbano.

Tra gli effetti positivi dell’applicazione della tariffazione puntuale applicata in sinergia con la raccolta porta a porta, si possono evidenziare soprattutto i seguenti:

  • l’incentivazione economica al minor conferimento di rifiuti indifferenziati non riciclabili stimola una maggiore consapevolezza dei cittadini verso comportamenti virtuosi, sia in fase di gestione dei propri rifiuti, sia in fase di acquisto (dove si è applicata la tariffazione puntuale si è registrato un cambio nelle preferenze d’acquisto, a favore di prodotti con imballi più ridotti, più ecologici, quando non addirittura sfusi).
  • una maggiore responsabilizzazione degli utenti rispetto alla qualità dei materiali conferiti che consente un aumento non solo della quantità della raccolta differenziata, ma anche e soprattutto della sua qualità, elemento fondamentale per ottenere il massimo dei corrispettivi sulla base dell’accordo nazionale ANCI-CONAI.
  • una maggiore responsabilizzazione del gestore e degli operatori del servizio rispetto alla auspicata riduzione dei costi complessivi grazie all’introduzione di meccanismi evoluti di penalizzazione al gestore (in caso di mancato raggiungimento dei risultati) ma anche di riconoscimento di premialità economiche (in casi di superamento degli obiettivi) da riconoscere agli operatori. Tali risorse aggiuntive deriveranno dai maggiori ricavi derivanti dall’auspicato aumento della qualità delle frazioni riciclate.

Come dichiara il Dott. Attilio Tornavacca quale direttore della ESPER, che ha supportato l’Amministrazione nella redazione del Piano, “il progetto del Nuovo Piano di gestione dei rifiuti della Città di Ragusa è attualmente il più avanzato ed ambizioso fra tutti i progetti nazionali ed europei a cui i tecnici di ESPER stanno lavorando, tanto da ottenere plausi e destare interesse anche a Varazdin in Croazia nel corso nella nostra presentazione in occasione del progetto finanziato dall’Unione Europea CENSE (Circular Economy from North to South Europe 2020 –  che mira a promuovere la cooperazione tra reti di città su tematiche chiave dell’Unione Europea ndr.) . Cogliamo l’occasione dell’approvazione del Piano per ringraziare in particolare l’Assessore all’Ambiente, Dott. Antonio Zanotto, per l’infaticabile opera di confronto, condivisione e supporto operativo che, coadiuvato dagli uffici tecnici del proprio settore, ha garantito in questi mesi dimostrando di credere profondamente nel carattere innovativo e nelle potenzialità di questo Piano portando avanti fino in fondo questa sfida”.

Il progetto, sviluppatosi a seguito di numerose occasioni di confronto che hanno coinvolto la cittadinanza, gruppi di interessi, associazioni di categoria e gruppi sindacali, rappresenta per la Sicilia un elemento di forte innovazione tanto che Comieco, Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi, ha scelto il progetto del Comune di Ragusa come realtà campione, ovvero come progetto pilota per l’ottimizzazione della raccolta della carta e del cartone nel contesto siciliano. Come ha dichiarato il dott. Roberto Di Molfetta di Comieco, durante il proprio intervento durante conferenza tenutasi il 28 novembre scorso a Ragusa in occasione della a Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti “La scelta di affiancare e sostenere il progetto di Ragusa deriva dall’analisi e dalla valutazione estremamente positiva delle potenzialità di tale metodologia di intervento, dalla profonda e preventiva condivisione con le parti sociali e della elevata determinazione che caratterizza l’Amministrazione comunale ragusana”.

Fare più con meno, torna la Settimana Europea Riduzione Rifiuti

Dedicata quest’anno alla dematerializzazione, ovvero come “fare più con meno”, torna dal 21 al 29 novembre, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, la settima edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. Lo annuncia il Comitato promotore nazionale. La Settimana nasce all’interno del Programma Life+ della Commissione europea con obiettivo di sensibilizzare istituzioni, stakeholder e consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono chiamati ad attuare.

Nel 2014 sono stati 27 i Paesi partecipanti che hanno messo in campo circa 12.000 azioni, di cui 5.643 solo in Italia (record europeo per il quarto anno consecutivo). Come sempre, anche per il 2015 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole, università, imprese, associazioni di categoria e cittadini a proporre azioni volte a prevenire o ridurre i rifiuti a livello nazionale e locale.

Ci si potrà iscrivere alla Serr 2015 dal 1 settembre al 31 ottobre, collegandosi al sito www.ewwr.eu e registrando la propria azione. Per maggiori informazioni sulle modalità d’iscrizione è possibile consultare la pagina dedicata sul sito www.envi.info.

Tema di quest’anno sarà la dematerializzazione, cioè la riduzione o l’eliminazione dell’uso di materiali nello svolgimento di una funzione, nell’erogazione di un servizio, e/o la sostituzione di un bene con un servizio. Un esempio è la digitalizzazione dei documenti e l’informatizzazione dei processi e delle comunicazioni (es. il pagamento di bollette online, l’acquisto di biglietti elettronici ecc.), ma anche la condivisione di uno stesso bene fra più persone con il conseguente passaggio dal possesso all’utilizzo (es. il car sharing).

Alla dematerializzazione è indirettamente riconducibile anche il miglioramento dell’efficienza con cui si utilizzano le risorse materiali grazie, ad esempio, al riutilizzo di un bene, all’eliminazione o all’alleggerimento di un imballaggio e così via.

Nel creare la propria azione ci si potrà quindi sbizzarrire: informazioni più dettagliate su com’è strutturata la Serr e sulle modalità d’adesione sono disponibili alla pagina Facebook dedicata all’evento o scrivendo a serr@envi.info.