Olbia: lotta agli abbandoni

C’È chi riporta i rifiuti a casa di chi li aveva abbandonati, come il sindaco del paesino francese, e chi condanna  i cittadini indisciplinati alla gogna mediatica, come il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Da ieri nelle strade della città sarda circola un camion vela, di quelli usati di solito per fare pubblicità, con alcune immagini di olbiesi restii alla differenziata colti sul fatto mentre abbandonano i rifiuti per strada. “Ripresi con le mani nel sacco” c’è scritto sul camion, dove campeggiano fotogrammi estratti da un video girato da telecamere nascoste nelle zone trasformate in discariche abusive dall’inciviltà di alcuni .

La campagna del sindaco olbiese è stata annunciata all’inizio di settembre, quando in una conferenza stampa Nizzi ha chiesto aiuto ai cittadini per denunciare chi abbandona i rifiuti per strada. “Chiediamo a tutti di continuare a segnalarci la presenza di rifiuti anche attraverso foto e video, che finora sono stati fondamentali”. Ma senza aspettare le segnalazioni degli olbiesi, che pure sono state molto numerose, Nizzi è andato all’attacco installando le telecamere nelle zone a rischio immondezzaio. Il video è stato fatto circolare sui social e poi rielaborato in fermo-immagini esposte sul camion vela. Dopo un solo giorno in giro per le strade di Olbia il camion-gogna ha raccolto molti consensi e sul sito Olbia.it i commenti sono entusiasti. C’è chi si preoccupa per la violazione della privacy, ma nelle immagini gli “zozzoni” non sono riconoscibili, almeno non in maniera immediata.

“Da una parte la raccolta differenziata ha dato ottimi risultati, dall’altra la scarsa attenzione di alcuni residenti e turisti sta mettendo a dura prova l’accoglienza del servizio da parte della cittadinanza – ha detto il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi -. Le critiche sono tantissime. Il ritrovamento di grandi quantità di rifiuti abbandonati è continuo”. A Olbia si effettua la raccolta differenziata con ritiro porta a porta secondo un calendario fisso, ma tra luglio e Agosto la De Vizia ha raccolto 5.500 sacchi di spazzatura non differenziata sparsi ovunque. Contro chi non rispetta le regole, oltre alla campagna di sensibilizzazione (o meglio, di esposizione al pubblico ludibrio) Nizzi ha anche annunciato di aver destinato più uomini delle polizia locale e della De Vizia, la società che ha in appalto il servizio di raccolta porta a porta, per bonificare le discariche abusive. Chi abbandona i rifiuti viene punito con una multa di 250 euro, una cifra non altissima, ma la sanzione dà poi il via a una serie di controlli incrociati, fatti con Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per accertare che il contribuente sia perfettamente in regola con tutte le imposte dovute, da quelle sulla casa al bollo auto.

A sporcare la città, però,  non sono soltanto gli olbiesi, ma i tanti turisti che affollano la zona portuale soprattutto in estate.  Il porto di Olbia Isola Bianca è il primo scalo in Italia e il secondo in Europa dopo quello del Pireo per traffico passeggeri, dal primo gennaio al 31 agosto i movimenti nave sono stati 4mila e 400, solo 300 in meno rispetto al totale del 2015. Per questo il sindaco ha annunciato l’apertura di nuovi ecobox per servire proprio le zone vicine allo scalo.

Fonte Repubblica

Comuni Virtuosi, al via il concorso che premia le “buone pratiche” delle amministrazioni locali

Buona gestione del territorio, efficienza energetica, mense biologiche e mobilità sostenibile. Sono questi alcuni dei criteri per valutare le amministrazioni italiane che partecipano al Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Giunto alla decima edizione, è aperto a tutti i Comuni italiani, che possono candidare uno o più progetti già sperimentati o in fase di sperimentazione a sostegno di politiche che promuovano “buone pratiche locali” e in particolare la “salvaguardia dell’ambiente”.

Presentazione dei progetti entro il 31 ottobre – L’aspetto della “prevenzione e l’accuratezza della rendicontazione e misurazione dei risultati ottenuti” sarà uno dei punti principali considerati dalla giuria. Le adesioni da parte dei Comuni interessati dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 ottobre 2016 all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org. Necessario includere una scheda riassuntiva di presentazione dell’iniziativa intrapresa come l’ente locale promotore, la categoria specifica del progetto (gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita), breve descrizione, tempi di realizzazione, enti coinvolti erisultati raggiunti. Possono partecipare al bando anche organizzazioni, onlus, comitati e cooperative che intendano valorizzare le migliori esperienze promosse dall’amministrazione del proprio Comune di residenza.

I vincitori – Entro novembre la graduatoria finale indicherà le idee considerate più rilevanti e i partecipanti saranno informati dei risultati via e-mail. Al vincitore, che sarà premiato sabato 10 dicembre presso il Palazzo del Governatore a Parma, verranno regalati 2.500 euro da vincolare ad iniziative di “risparmio energetico o di educazione ambientale nelle scuole”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Basta rifiuti: in Svezia sgravi fiscali a chi ripara anziché buttare

Hai una bicicletta rotta? Una lavatrice da cambiare? Uno smarthpone da rottamare? Se abiti in Svezia pensaci due volte prima di correre a comprare un prodotto nuovo, relegando il vecchio al cassonetto. Il governo svedese è intenzionato ad incentivare l’economia circolare, mostrando come dalle buone pratiche tutti possano ottenere un guadagno tangibile. Come? Predisponendo delle agevolazioni fiscali per quanti decideranno di riparare gli oggetti rotti anziché trasformarli in rifiuti.

La proposta di legge, presentata ieri in parlamento, se approvata introdurrebbe nuove misure fiscali a favore del recupero di abiti, calzature, bici ed elettrodomestici. “In questo modo siamo convinti di poter abbassare notevolmente i costi e quindi rendere economicamente più razionale la scelta di riparare la merce”, ha spiegato Per Bolund, ministro svedese delle Finanze.

L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12%; si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare sull’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero.

Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la nazione abbia ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere.
“Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento”, afferma Bolund. “Ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile.”
La proposta sarà presentata in parlamento come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e, se approvato a dicembre di quest’anno, diventerà legge dal 10 gennaio 2017.

Fonte: Rinnovabili.it

Puliamo il Mondo 2016: volontariato ambientale e integrazione contro le barriere

Puliamo il Mondo 2016: il 23, 24, 25 settembre torna in tutta Italia la grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata da Legambiente in collaborazione con la Rai.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata all’integrazione e all’abbattimento delle barriere. Perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce tutti insieme, tanti gli eventi in tutta Italia: da Torino a Roma passando per Milano, Napoli e Trani, per combattere insieme il degrado e contribuire a spazi urbani più sostenibili, puliti e inclusivi.

“Puliamo tutti insieme il mondo dai rifiuti, dall’indifferenza, e dalle barriere fisiche, culturali e mentali, per un’Italia davvero sostenibile, aperta al dialogo e alla partecipazione attiva”. È questo il motto della 24esima edizione di Puliamo il Mondo 2016, la grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente in collaborazione con la Rai e in programma nella Penisola dal 23 al 25 settembre. Anche quest’anno saranno migliaia i volontari, tra cittadini, scuole, amministrazioni, associazioni e comunità straniere, che nella tre giorni di Puliamo il Mondo, armati di guanti e ramazze, ripuliranno dai rifiuti strade, vie, parchi e aree degradate della città, facendo così un gesto concreto a favore dell’ambiente.

La campagna, che ha ottenuto anche nel 2016 il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di UPI e di ANCI, sarà dedicata quest’anno al tema dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’abbattimento delle barriere, con l’obiettivo di “pulire il mondo anche da tutti quei muri” che frenano lo sviluppo dei diritti e la diffusione del benessere per tutti, di ridisegnare insieme nuovi spazi urbani più sostenibili, innovativi e inclusivi e promuovere il dialogo e lo scambio interculturale per creare reti territoriali tra cittadini di ogni età e provenienza. Per questo Puliamo il Mondo coinvolgerà, oltre a tante associazioni presenti sul territorio, anche le comunità dei migranti, i rifugiati politici, le associazioni dedite all’integrazione sociale. Perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce insieme.

Anche quest’anno la Rai collabora e sostiene la campagna con la preziosa opera di sensibilizzazione attuata dal Segretariato Sociale (www.segretariatosociale.rai.it), la realizzazione di uno spot dedicato all’iniziativa,   una striscia quotidiana con ospiti e appuntamenti da tutta l’Italia durante la settimana della campagna che si conclude con  la diretta della TGR- Speciale Puliamo il mondo, la domenica. Appuntamento di punta di questa 24 esima edizione sarà Torino, dove domenica nella cornice di Terra Madre, circa 250 volontari di Legambiente si occuperanno della corretta gestione dei rifiuti e delle isole ecologiche, sensibilizzando e indirizzando le persone che prenderanno parte alla manifestazione verso un corretto trattamento dei rifiuti prodotti durante l’evento. La TGR seguirà in diretta il lavoro dei volontari torinesi e realizzerà collegamenti da Napoli, Milano e Roma. A Napoli, insieme agli abitanti della zona, al parroco e alle associazioni del territorio, si ripuliranno vie e zone del quartiere Sanità e si ribadirà l’importanza di azioni di rigenerazione urbana. Proprio in questo rione, che diede i natali a Totò, da diversi anni è in atto una rivoluzione che parte dal basso e che sfida  povertà e criminalità offrendo un futuro diverso e migliore a uno dei luoghi simbolo della città partenopea. A Milano diverse associazioni impegnate nel sociale, cittadini e detenuti del carcere di Bollate puliranno piazza Gabrio Rosa e dintorni; mentre a Roma al Parco di Centocelle i volontari insieme all’associazione culturale islamica in Italia libereranno dai rifiuti l’area verde e il tratto dell’acquedotto alessandrino. Proprio dalla Capitale, che vive una situazione critica sul fronte rifiuti, arriverà un bel messaggio di integrazione e rispetto del territorio e la giornata di pulizia sarà l’occasione anche per chiedere una maggiore tutela dell’area e dei suoi beni archeologici.

Ma le attività di Puliamo il Mondo prenderanno il via già giovedì 22 settembre con una prima anteprima a Trani, dove alla giornata di pulizia, organizzata in un’area periferica della città, parteciperanno anche una decina di detenuti degli istituti penitenziari sia maschili sia femminili di Trani, un gruppo di richiedenti asilo, associazioni che si occupano di disabilità e giovani delle scuole del territorio, insieme al ministro della giustizia Andrea Orlando.

La campagna di Puliamo il Mondo 2016 è stata presentata oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa nella sede Rai di Viale Mazzini, che ha visto la partecipazione di Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e presidente onorario di Legambiente e Carlo De Blasio, Capo Redattore della TGR Piemonte. Nell’occasione questa mattina è stato presentato anche il nuovo originale spot della campagna realizzato dalla Rai.
“Puliamo il Mondo – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente” – trova nel volontariato ambientale e nella partecipazione attiva il suo grande punto di forza. Il volontariato è una importante leva di cambiamento, intreccia competenze, visioni, dà risposte sociali a istanze collettive, e soprattutto riesce a coinvolgere persone di ogni età, religione, paese e status sociale che vogliono “rimboccarsi” le maniche e contribuire con azioni concrete alla tutela dell’ambiente e a un mondo più sostenibile e inclusivo. Quest’anno la campagna sarà dedicata all’integrazione e all’abbattimento delle barriere e nella tre giorni di pulizia saranno coinvolti carcerati, migranti, comunità straniere e ragazzi disabili, perché il volontariato non ha né confini né barriere, anzi rende tutti cittadini di fatto”.

“Pulire il Mondo oggi, grazie a questa iniziativa di Legambiente, assume tanti significati. – dichiara Barbara Degani Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – Chi vuole bene all’ambiente ha a cuore anche il prossimo e come obiettivo primario migliorare il mondo in cui vive. Usare mezzi sostenibili, rispettare la differenziata, e attuare tutti quei comportamenti che migliorano l’ambiente significa migliorare la vita di tutti. Noi stiamo agendo in tantissime direzioni per cercare di “pulire” almeno l’Italia e a questo proposito voglio fare due esempi concreti: in primo luogo attraverso un bando che mette a disposizione 35 mln di euro, stiamo invitando le città a ripensarsi, a ridisegnare la rete infrastrutturale e rendere più facile l’utilizzo di mezzi sostenibili nel quotidiano alle famiglie e ai lavoratori. Con il Progetto dell’educazione ambientale, invece, dopo aver riscritto assieme al Miur le Linee Guida, stiamo lavorando alla formazione dei formatori attraverso la condivisione dei fondi del Pon istruzione. Abbiamo, però, ancora bisogno del grande supporto delle Associazioni come Legambiente che fino ad oggi hanno contribuito alla realizzazione di questo disegno, con il loro impegno capillare sul territorio, perché la comunicazione battente e un’attività costante alla fine producono grandi risultati in termini di consapevolezza e sensibilizzazione per cambiare il nostro stile di vita”.
Sul fronte rifiuti, l’Italia ha fatto molti passi avanti: nel nostro Paese sono oltre 1500 i comuni ricicloni, quelli che hanno raggiunto l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata e sono ben 525 le realtà che producono meno di 75 kg annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Di questi 525 comuni virtuosi, 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.

Ci sono, poi, le esperienze virtuose messe in atto da diverse amministrazioni che hanno come comun denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Qualche esempio? C’è l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro. Il comune calabrese che nel 2015 partiva dal 10% di raccolta differenziata, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Oltre all’impegno dei cittadini e delle amministrazioni, per Legambiente è importante che la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti, replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti. Solo così si potrà davvero avere un’Italia rifiuti free.

“L’attenzione all’ambiente è parte essenziale della nostra identità e della competitività della nostra economia ed ha come fondamento il senso civico di cittadini e comunità. Sul fronte dei rifiuti, insieme a tanti problemi aperti possiamo contare anche su casi eccellenti. Ad esempio Milano insieme a Vienna è al vertice delle grandi città europee sopra il milione di abitanti per raccolta differenziata. Buona pratica studiata anche dalla città di New York. La maggiore informazione, la presa di coscienza da parte dei cittadini su questi temi e la spinta che possono esercitare con iniziative come Puliamo il Mondo sono essenziali per affrontare le questioni ambientali ancora aperte. Prendersi cura del proprio territorio è anche la base di una comunità che si integra e scommette su un futuro comune”, è quanto dichiara Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Eventi di Puliamo il Mondo 2016 – Nel week-end di Puliamo il Mondo appuntamento venerdì a Cagliari, grande pulizia nell’area di Tuvixeddu denominata Area prospiciente Tomba dei pesci, spighe ed altri fregi, attualmente in abbandono. A Terrasini (Pa) Puliamo il Mondo avrà per protagonisti i ragazzi dell’istituto Comprensivo “Giovanni XXIII”, che sarà poi coinvolto anche in un progetto europeo ambientale dal titolo “Per un modo più verde lasciamo agire i bambini”. Sabato 24, Puliamo il Mondo sarà a Salerno per ripulire una parte del centro storico e un tratto della pista ciclabile fino ad arrivare a piazza Francesco Alario. Parteciperanno gli studenti delle scuole presenti nel quartiere, i ragazzi/e del sistema di protezione per rifugiati gestito dall’Arci di Salerno e dello sportello per le vittime della tratta, associazione Salerno Cantieri e architettura e del bar letterario Giuseppe Verdi.Sempre sabato, a Ragusa Puliamo il Mondo sarà a Pantano Longarini, una delle più belle riserve lacustri naturali della Sicilia sud Orientale situata tra i comuni di Ispica e Pachino, dove sono previsti interventi di pulizia dell’area insieme ai migranti ospiti nelle varie strutture di accoglienza. Invece a Pistoia sarà ripulito il quartiere de “Le Fornaci” e del Rio Diecine grazie al prezioso aiuto dei ragazzi dell’associazione Il Sole, affetti da sindrome Down, gli scout dell’Agesci e della Cngei, e a un gruppo di profughi. Verrà, inoltre, presentato il lavoro di uno studente che ha realizzato una app per smartphone pensata per segnalare all’amministrazione comunale situazioni di degrado e luoghi da riqualificare. A Bellano, in provincia di Lecco, sabato 24 si parte dalle ore 8 con tante iniziative per ripulire il paese, a cominciare dal piazzale della Stazione ferroviaria;

Domenica oltre all’appuntamento di punta di Torino e a quelli in programma a Roma, Napoli e Milano, i volontari saranno impegnati anche a Verona insieme alla casa Circondariale di Montorio e Amia spa per ripulire il vallo del bastione san Francesco. Sempre domenica, a Potenza cittadini e diverse associazioni del territorio ripuliranno dai rifiuti diversi punti della città. Saranno, inoltre, organizzate attività di educazione ambientale e di informazione su una corretta raccolta differenziata. Stesso spirito e impegno a Folignano, in provincia di Ascoli Piceno, dove diverse associazioni, insieme agli scout e i richiedenti asilo, ripuliranno le strade del paese. “Un mare pulito e senza barriere” sarà l’evento in programma a Rimini dove il Circolo Val Marecchia di Legambiente insieme all’associazione Marinando, all’Unione Vela Solidale, agli Scout Nautici ha organizzato una veleggiata solidale per raccogliere i rifiuti in mare.

In questi 24 anni Puliamo il Mondo, edizione italiana di Clean up the world nata Sydney nel 1989 e portata in Italia nel 1993 da Legambiente, ha registrato un numero sempre crescente di adesioni. In particolare quest’anno la campagna ha ricevuto l’adesione di associazioni, organizzazioni e aziende che operano nei settori più diversi: come il COSPE, che da oltre 30 anni si batte per lo sviluppo equo e sostenibile e il rispetto dei diritti umani o SLOW FOOD, impegnata a ridare valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi; ma anche il TOURING CLUB ITALIANO che da più di un secolo promuove il turismo e la mobilità nella Penisola o l’ERASMUS STUDENT NETWORK ITALIA, che si occupa anch’essa di mobilità ma di studenti e giovani lavoratori.

Hanno aderito anche ARCI e ARCI SERVIZIO CIVILE, ANAS (Associazione Nazionale di Azione Sociale), importante consorzio di associazioni culturali e sportive presente sul territorio nazionale con oltre 300 sedi e sportelli, LIBERA, da sempre in prima fila contro la mafia, GRUPPO ABELE ONLUS, attiva dal 1965, e ANCeSCAO (Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti). Confermano la partecipazione anche la CROCE ROSSA ITALIANA, che da sempre si occupa dell’eliminazione di qualunque forma di discriminazione e pregiudizio e che da molti anni è impegnata anche in attività di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sull’uomo, e l’OSSERVATORIO CARCERE DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI, che monitora le carceri italiane da un decennio. Inoltre, hanno aderito alla campagna anche alcune comunità religiose, tra cui l’UNIONE DELLE COMUNITA’ ISLAMICHE, con molte delle associazioni che ne fanno parte.

Per info www.puliamoilmondo.it e www.legambiente.it

Puliamo il Mondo, con il patrocinio di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, UPI (Unione Province Italiane), Federparchi, Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite).

Fonte: Ufficio Stampa Legambiente

In Francia dal 2020 stop a stoviglie in plastica usa e getta

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europe, spiega ad Eco: “La norma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili ma chiede che siano certificate come compostabili in sistemi di compostaggio domestico. Potrebbe passare il messaggio che si possano degradare in condizioni naturali, quindi abbandonandole nell’ambiente”

In Francia nel 2020 scatterà il divieto di produzione, vendita e cessione gratuita di stoviglie monouso di plastica. La legge da poco entrata in vigore fa parte delle misure approvate nel luglio scorso nel quadro della “Transizione energetica per la crescita verde” scaturita dalla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Cop21. Si tratta della stessa legge con la quale nei mesi scorsi sono stati definiti termini e condizioni per il divieto degli shopper monouso in plastica, legge che ha seguito le norme di quella analoga Italiana adottata qualche anno fa.
In merito, abbiamo intervistato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, uno dei massimi esperti su gestione dei materiali post consumo, riduzione e raccolta differenziata, e da sempre attento ai temi della riduzione delle plastiche e degli standard di settore per la loro sostituzione (standard alla cui definizione ha peraltro partecipato, all’inizio degli anni 2000). “La Francia è il primo paese al mondo a vietare le stoviglie monouso in plastica – dice Favoino – e questo è certamente uno sforzo importante. Lavorando da sempre per superare la cultura dell’usa e getta non possiamo che gioire per questo primo importantissimo segnale, sperando che venga seguito presto dall’Italia (primo paese ad adottare il divieto sugli shopper in plastica) e da altri paesi. Va comunque sottolineato che il provvedimento presenta delle criticità nelle definizioni delle esenzioni e nelle previsioni accessorie, criticità che rischiano di generare confusione”.
Il testo definisce l’elenco dei prodotti – tazze, bicchieri e piatti – che hanno nella plastica la componente strutturale principale, e che verranno vietati, ma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili. “Il che – spiega Favoino – ha una sua ragione, ad esempio per l’uso in eventi o servizi catering in cui per motivi logistici non è possibile organizzare il lavaggio, o ancora per lo street food in occasione di fiere ed eventi. Ma il problema – aggiunge – è che la disposizione francese richiede che tali manufatti siano compostabili in sistemi di compostaggio domestico”. Favoino sottolinea come questo generi confusione. Perché la ragione, ed il destino, dello stovigliame compostabile non è quello di venire poi incorporato in sistemi di compostaggio domestico, ma di essere un requisito per l’integrazione nei circuiti di raccolta differenziata, destinati poi a centri di compostaggio: “il requisito della compostabilità nei sistemi di compostaggio domestico, oltre a non rispondere a situazioni concrete, tende a generare un messaggio distorto, ossia che il manufatto si possa degradare in condizioni naturali e questo può fare pensare che il requisito della compostabilità sia una risposta all’abbandono nell’ambiente. Così non è e va sottolineato con forza, e tenuto a mente per sperabili disposizioni analoghe in Italia o altrove: la compostabilità non è una soluzione al littering, ma uno strumento per l’integrazione  nei circuiti di raccolta differenziata. Solo in tali condizioni, catering senza sistemi di lavaggio o distribuzione di street food, il compostabile ha una sua ragione d’essere”
La norma richiede poi che i manufatti siano realizzati con materiali bio-based (cioè da fonti rinnovabili) per tutto o in parte. Nello specifico ammette prodotti che contengano un 50% minimo di materiali bio-based nel 2020 ed un minimo di 60% nel 2025. “E’ solo un requisito ancillare, non centrale – spiega Favoino – ma anche  questo potrebbe generare confusione, perché molti potrebbero confondere bio-based con biodegradabile e viceversa, e così non è. Il requisito di componenti bio-based può avere significato nel medio e lungo termine, per una riduzione della dipendenza da materie fossili, ma la condizione primaria da tenere a mente è anzitutto che il manufatto risponda ai requisiti di compostabilità come da standrad europeo EN 13432, che da tempo costituisce il riferimento per l’incorporazione nei sistemi di compostaggio.”

Fonte: Eco dalle Città

 

Economia circolare, “recuperare i rifiuti può valere fino a 4.500 miliardi di dollari. L’alternativa? Un ambiente devastato”

Il saggio Circular economy – Dallo spreco al valore, di Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica, delinea un modello economico basato sull’uso efficiente delle risorse e l’eliminazione degli sprechi. La Commissione Ue ha calcolato che così facendo il pil del continente potrebbe aumentare “fino al 3,9%”. Ci sono già casi virtuosi, sia tra le onlus sia nel profit
Non solo buone notizie per l’ambiente, ma anche un impatto positivo per l’economia stessa. Con una crescita potenziale, da qui al 2030, che può valere 4.500 miliardi di dollari a livello globale. Sono le opportunità aperte dall’economia circolare, secondo il libro Circular economy – Dallo spreco al valore (edizioni Egea) scritto da Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica, dirigenti della divisione Sustainability services della società di consulenza Accenture. D’altra parte, sostengono gli autori, non è più sostenibile continuare con l’attuale modello economico del “prendere, produrre e buttare“: se non cambieremo registro, ci troveremo con un ambiente devastato, un’impennata dei prezzi e sommersi dai rifiuti. In Italia, la strada indicata nel saggio è già stata imboccata con successo da diverse onlus e anche da qualche azienda profit.
Ma nel concreto cosa si intende per economia circolare? Si tratta un sistema ideato per rigenerarsi in autonomia, dove i rifiuti diventano risorsa. “Nella circular economy, – si legge nel volume – le imprese puntano a crescere senza fare affidamento sull’estrazione e sul consumo di risorse della Terra, senza sprecare energia, senza generare un flusso costante di prodotti che finiscono in discarica o danneggiano l’ambiente in altro modo”.
Insomma, una strada maestra per preservare il pianeta. Ma anche, sottolineano gli autori, per dare una spinta all’economia, con una crescita potenziale stimata appunto in 4.500 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni. Nel dettaglio, gli esperti prevedono che 1.700 miliardi possano derivare dall’eliminazione di risorse sprecate, introducendo energia rinnovabile e combustibili, agenti chimici e materiali di natura biologica. A questi si aggiungono 1.300 miliardi risultato dell’incremento del riciclo e del recupero di componenti ed energia, 900 miliardi ricavati cancellando gli sprechi nei cicli di vita dei prodotti, rimettendo sul mercato, rigenerando, riparando. Infine, si potranno ottenere 600 miliardi di dollari grazie allo sviluppo di pratiche di condivisione, comproprietà, coutilizzo.
Anche la Commissione europea, in un rapporto del 2014, ha stimato che grazie all’economia circolare “un uso più efficiente delle risorse lungo l’intera catena di valore potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno”. E ancora, il settore “potrebbe realizzare notevoli risparmi sul costo delle materie e innalzare potenzialmente il Pil dell’Ue fino al 3,9%”.
Quella dell’economia circolare, fanno capire gli autori del volume, sarà presto una scelta obbligata. “L’attuale sistema economico è insostenibile – scrivono Lacy, Rutqvist e Lamonica – La crescita economica, considerata a suo tempo una panacea contro una gamma di mali, è oggi la fonte dei problemi più spinosi del pianeta”. Gli autori ricordano che  “molti esperti pensano che le commodity fondamentali (petrolio, rame, cobalto, litio, argento, piombo e stagno) rischino di esaurirsi tra 50-100 anni”. Ma tra le risorse sempre più carenti c’è anche l’acqua: nel 2050, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale (quasi 4 miliardi di persone) vivrà in zone afflitte da una grave carenza d’acqua”. Interventi umani, quali l’incremento dei gas serra e l’utilizzo dei fertilizzanti nelle coltivazioni, “stanno minacciando i serbatoi di assorbimento planetari”, cioè foreste, atmosfera, oceani.
Al quadro si aggiunge la questione rifiuti, che gli studiosi trattano in un capitolo intitolato “Sommersi dalla spazzatura”. Se continueremo con l’attuale modello di crescita, sostengono gli autori, entro il 2025 i rifiuti urbani aumenteranno di oltre il 75% e quelli industriali del 35%. E finora siamo arrivati a quota 11 miliardi di tonnellate di scarti generati in un anno. Gli esperti prevedono “tensioni sui mercati delle commodity e una volatilità degli stessi, oltre a situazioni di stress in relazione all’acqua e alla sicurezza dei generi alimentari, il che creerebbe tensioni geopolitiche e instabilità”.
Così il libro indica l’economia circolare come la via per evitare uno scenario tutt’altro che rassicurante. E alcune realtà hanno già intrapreso questa strada. Come nel caso della cooperativa sociale Alpi di Trento, che porta avanti il progetto Ausili Off. In precedenza, la Provincia di Trento cedeva ausili sanitari (stampelle, deambulatori, sostegni per il bagno) alla società perché li smaltisse. Poi la cooperativa ha deciso di recuperare i materiali sia mettendoli a disposizione attraverso un’attività filantropica in Paesi del Sud del mondo sia rimettendoli in vendita sul mercato locale.
A Matera, invece, il consorzio La città essenziale ha realizzato il progetto “Energia solidale“. Si tratta di installare impianti fotovoltaici o realizzare interventi di efficientamento energetico che permettono alle amministrazioni pubbliche di risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale: le risorse economiche risparmiate sono interamente reinvestite in servizi di welfare per la comunità.
Infine, esempi virtuosi di economia circolare si trovano anche presso le aziende profit. E’ il caso di CartaCrusca, il progetto realizzato da Barilla e dalla cartiera Favini. La frazione di crusca derivante dalla macinazione del grano Barilla è consegnata alla cartiera, che trasforma il materiale di scarto in carta di alta qualità, usata dal marchio della pasta per realizzare packaging ma anche documenti istituzionali

Fonte: Il Fatto Quotidiano

#SaveTheDate – Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero

Da Isola delle Femmine e San Vito Lo Capo parte la riscossa della Sicilia per una regione turistica finalmente libera dai rifiuti. Enti pubblici, associazioni ambientaliste locali e partner del settore della raccolta differenziata a livello nazionale ed internazionale si sono uniti per la realizzazione di tre giornate di eventi che vedranno protagonisti esperti nel settore di fama nazionale e internazionale.

isola-delle-femmineIl programma sarà inaugurato,venerdì 7 ottobre alle ore 9, dalla eco-traversata a nuoto da Cinisi a Isola delle Femmine di Enzo Favoino, coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe, inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale. Favoino attraverserà il golfo nuotando per circa 9 chilometri dal tratto di mare antistante l’aeroporto Falcone-Borsellino fino ad Isola delle Femmine con l’intento di sensibilizzare sulla pulizia del litorale e sulla raccolta differenziata. Durante la nuotata saranno coinvolte le associazioni e le scuole dei vari paesi del golfo (Cinisi, Carini, Capaci, Isola delle Femmine) che saranno impegnate nella pulizia del litorale. “Sarà una giornata di sensibilizzazione e di azione collettiva”, spiega Enzo Favoino, “il tema sta diventando uno degli assi portanti, ed un importante strumento di promozione, delle iniziative globali di lotta al ‘littering’,  l’imbrattamento di mari,  litorali,  campagne e boschi con rifiuti, plastici ma non solo. Iniziative che intendono convergere, a medio termine, in una grande giornata mondiale di ‘Clean up’, di pulizia dell’ambiente, nel Settembre 2018, in cui si mira, per iniziativa del network Mondiale ‘Let’s do it, world’ a coinvolgere 380 milioni di persone (5% della popolazione mondiale) in un evento planetario”.

san-vito-lo-capoL’evento clou del programma si svolgerà invece sabato 8 ottobre, a San Vito Lo Capo, presso il centro “Padre Anselmo Caradonna”, dove, a partire dalle 10 del mattino, si terrà un incontro-dibattito sul tema “Turismo e raccolta differenziata”. L’appuntamento vedrà la partecipazione di esperti di fama nazionale ed internazionale nel campo della raccolta differenziata tra cui Enzo Favoino, Walter GiacettiSalvatore Genova. Saranno presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, nonché Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, e Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che racconterà l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. A moderare l’incontro sarà il giornalista Max Firreri. Nel pomeriggio è prevista una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

“Il convegno prende le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo (quelli tradizionalmente definiti “rifiuti” ma che rifiuti non devono essere considerati fino a quando sono suscettibili di valorizzazione) e con essa, migliorare le proprie economie ed i costi connessi, creando peraltro lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale”, spiega Enzo Favoino, “ma certamente, vista la congiuntura regionale delicata, sarà anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne”. Dello stesso parere è Walter Giacetti: “È un iniziativa ricca di proposte concrete che tocca uno dei temi di maggiore attualità oggi in Sicilia, rivolta a tutta l’opinione pubblica e non solo ad esperti del settore in un momento cruciale e decisivo per il futuro della gestione rifiuti in Sicilia”, commenta Giacetti, “credo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla valutazione e consapevolezza dei fallimenti del passato ma anche dalla conoscenza degli esempi di successo che possono guidare le attuali e future scelte”.

A chiudere il programma sarà la passeggiata lenta alla Riserva Naturale di Monte Cofano, che si terrà domenica 9 ottobre alle 8. Per maggiori informazioni e prenotazioni bisogna chiamare al numero 347 5165661 o scrivere a info@elbahira.it. Ma conosciamo meglio gli esperti che prenderanno la parola durante il convegno su “Turismo e raccolta differenziata”:

enzo-favoinoEnzo Favoino. Opera dal 1990 in qualità di tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, un centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione.  In tale ruolo ha contribuito ad attivare e consolidare le esperienze più avanzate di raccolta differenziata e recupero,  inclusa la progettazione delle raccolte in grandi Città italiane (come Milano e Parma) e l’attivazione di strategie e pratiche Rifiuti Zero (in Italia ed all’estero, ad es. Lubiana e la Slovenia). Da tempo ha portato le competenze e conoscenze sviluppate anche in ambito internazionale, operando per la definizione di strategie di sostenibilità, la realizzazione di circuiti pilota di raccolta differenziata e compostaggio, la definizione della legislazione di settore, la formazione di tecnici e decisori. E’ tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network) ed è stato membro del Comitato Scientifico della Agenzia Nazionale di Protezione Ambientale ed è attualmente il coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe. Inoltre ha operato ed opera spesso a supporto della Commissione Europea e delle altre istituzioni comunitarie. Per il ruolo innovatore nei sistemi di raccolta differenziata e riciclaggio, nel 2007 Favoino è stato inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale, ricevendo il relativo premio.

walter-giacettiWalter Giacetti. Responsabile R&S Etra e Amministratore Unico di Sintesi sr, è ingegnere chimico e dottore di ricerca. Fin dal 1995 ha avviato e in seguito sviluppato la gestione del ciclo rifiuti urbani implementando la raccolta differenziata integrata in un bacino di oltre 500.000 abitanti fino ad assumere la completa responsabilità periodo (2008-2013) in qualità di Direttore della Divisione Ambiente per la societàETRA spa. Da novembre 2007 ricopre ininterrottamente il ruolo di membro del Comitato Tecnico del Consorzio Nazionale Compostatori. Da Novembre 2014 è membro del Comitato di Verifica organo previsto dall’accordo ANCI-CONAI. Sintesi srl, di cui ETRA spa è socio unico, è nata nel 2001 e opera nel campo della consulenza e supporto relativamente ai servizi connessi alla gestione dei rifiuti dell’energia, all’efficientamento energetico e al contenimento della produzione di CO2. In tale veste è stato redattore o coordinatore, in diverse realtà territoriali a livello Comunale, Provinciale, d’Ambito e Regionale, di numerosi progetti e studi finalizzati all’implementazione di servizi innovativi di gestione dei rifiuti tra i quali si può citare il Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Basilicata (approvato ad agosto 2016) con il ruolo di responsabile coordinatore.

salvatore-genovaSalvatore Genova. Direttore tecnico ESPER. Ha maturato esperienze nella gestione ambientale di organizzazioni pubbliche, specie nell’ambito dei rifiuti urbani. Collabora con la ESPER dall’anno 2007 e si è occupato della redazione di vari studi di settore ed in particolare delle attività di Valutazione Ambientale Strategica per la redazione del Piano Rifiuti della Provincia di Taranto e di attività di sviluppo delle iniziative di riduzione e gestione dei Rifiuti Urbani e della progettazione di servizi di raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti in realtà molto complesse.

 

 

Fonte: Il Giornale di Isola

Puglia: gestione unica? Il no degli ambientalisti

Approvato dalla Giunta il nuovo piano regionale rifiuti, in attesa di approvazione del Consiglio, che prevede la soppressione di Ato o Oga e istituisce un unico ambito territoriale per tutta la regione. L’Agenzia Regionale sarà l’organo di governo

Con il disegno di legge n. 128 del 14 luglio 2016, la regione Puglia è in procinto di modificare la legge regionale n. 24/2012 istituendo un’Agenzia unica regionale sul modello dell’Emilia Romagna, che l’ha istituita a dicembre 2011.

A fine luglio la gestione dei rifiuti in Puglia potrebbe cambiare radicalmente se dovesse passare in consiglio la nuova legge regionale appena approvato dalla giunta. La norma prevede la soppressione di Ato o Oga, gli organismi locali che si occupano rispettivamente della raccolta dei rifiuti e della conduzione degli impianti di riferimento, per lasciare spazio ad un unico Ambito Territoriale Ottimale che corrisponderà all’intera regione.
Istituisce inoltre l’Agenzia Regionale, organo di governo che avrà il compito di attuare il piano regionale dei rifiuti, e sostituisce gli Ambiti di Raccolta Ottimale con le Aree omogenee i cui confini saranno determinati dalla Giunta regionale “al fine di ottenere migliori economie di scala per l’erogazione dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto”. (vd. Scheda di presentazione della nuova Agenzia – Fonte Regione Puglia)

Sono molte le reazioni a tale piano. Per il no si sono schierati ISDE (International Society of Doctor for Environment) per bocca di Agostino Di Ciaula, coordinatore del comitato scientifico ; Movimento Rifiuti Zero ; ANCI Puglia .
Non ci si limita però solo al no: le realtà “ambientaliste” che hanno partecipato all’audizione tenuta in Commissione Ambiente della Regione Puglia hanno emesso il seguente comunicato congiunto

Con il disegno di legge n° 128 del 14.07.2016, la regione Puglia è in procinto di modificare la legge regionale n° 24/2012 istituendo un’Agenzia unica regionale sul modello dell’Emilia Romagna, che l’ha istituita a dicembre 2011.
L’esperienza di quella regione ha dimostrato che lo strumento dell’Agenzia unica, specie se accentra tutte le parti della gestione (pianificazione degli impianti, organizzazione e affidamento dei sistemi di raccolta, affidamento delle concessioni, loro controllo e regolazione tariffaria) non è affatto garanzia di efficienza e comporta rischi di inadeguatezza, rallentando l’evoluzione virtuosa del sistema anziché favorirla.
Secondo dati ISPRA (Istituto Sup. per la Protezione dell’Ambiente) l’Emilia Romagna è in questo momento la regione con la più alta produzione pro capite di rifiuti. Negli anni successivi alla creazione dell’agenzia questo dato non è cambiato, come è rimasto invariato lo smaltimento in discarica. Il costo pro capite di gestione del servizio di igiene urbana in E.R. è attualmente più alto del 4% rispetto alla Puglia (che pure ha costi elevatissimi) e tra il 2011 e il 2014 l’aumento dei costi è stato identico in entrambe le regioni (+20%).
È semplicistico e pericoloso pensare che la grave crisi generata dalla gestione dei rifiuti in Puglia possa essere risolta solo modificando la “governance” di un sistema pessimo e ignorando la necessità URGENTE di superare e migliorare il Piano vigente, che continua a favorire l’incenerimento (siamo ai primi posti in Italia per produzione di combustibile da rifiuti) e la discarica rispetto alla riduzione della produzione di rifiuti ed al recupero di materia.
Il piano vigente non può fare a meno, per come è costruito, di prevedere la combustione di rifiuti negli inceneritori di Massafra, Taranto, Cerignola, nella cementeria Buzzi Unicem di Barletta e, in caso di necessità, nella centrale ENEL di Brindisi, con pesanti conseguenze ambientali, economiche e, soprattutto, sanitarie. Continua a tollerare città, come Bari, che produce circa il 40% dei rifiuti indifferenziati dell’intera provincia e prevede un utilizzo inadeguato degli impianti di trattamento meccanico-biologico (orientati alla produzione di combustibile da rifiuti o alla discarica) e quote troppo basse di riduzione della produzione di rifiuti e di recupero di materia, discostandosi in maniera evidente dagli obiettivi di economia circolare richiesti dalla Comunità Europea e necessari ai pugliesi per una evoluzione sostenibile e virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti. Non viene identificata adeguatamente la vera criticità del trattamento della frazione organica, che non è la carenza impiantistica tout court ma la gestione monopolistica, la presenza di impianti sovradimensionati, mal localizzati ed operanti con tariffe slegate dalla libera concorrenza di mercato.
Nell’Emilia Romagna degli 8 inceneritori la realizzazione di un’agenzia regionale non è riuscita sino ad ora a evitare che una ben definita parte di imprenditoria privata accrescesse i propri profitti a danno dell’ambiente e della salute, in alcuni casi addirittura favorendo queste pratiche, esattamente come è avvenuto in Puglia.
Inoltre, il d.d.l. 128/2016 va letto unitamente alle notizie di stampa sull’Acquedotto Pugliese che sembra avviarsi a diventare un altro tassello delle politiche di privatizzazione, trasformandosi in una multi-utility, aperta anche a capitali (e interessi) privati, con una mission molto lontana da quella propria di un ente che deve garantire il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici essenziali. Acqua, rifiuti ed energia potrebbero così essere definitivamente sottratti alla sovranità popolare e al controllo dei cittadini.
Alla luce delle considerazioni esposte si propone che:
1. contestualmente alla revisione dei processi di governance, sia realizzata una rapida revisione del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani (PRGRU) da attuarsi mediante procedure concretamente partecipate;
2. siano riscritte le regole del governo dei beni comuni sul modello dei più avanzati esempi di governo pubblico e partecipato dei servizi pubblici locali;
3. discostandosi dal “modello Emilia Romagna”, all’Agenzia regionale vengano destinati i compiti di guida, supporto tecnico-amministrativo e controllo, con facoltà di intervenire direttamente in situazioni in essere che si discostino palesemente dagli obiettivi posti dal Piano e dalla Comunità Europea.
4.  la funzione di organizzazione dei servizi di raccolta debba restare di esclusiva competenza dei raggruppamenti di Comuni con dimensionamenti rispettosi del nuovo codice degli appalti, mentre la pianificazione, la realizzazione degli impianti e la regolazione tariffaria delle concessioni debba essere condivisa equamente tra Agenzia regionale ed Enti locali in base al rispetto del principio di sostenibilità, delle economie di scala e della tutela ambientale e sanitaria dei residenti, aspetto troppo spesso dimenticato nella nostra Regione.
La quasi totalità delle associazioni e comitati regionali intervenuti numerosi in audizione in Commissione Ambiente, nonostante il limitato spazio e tempo concessi, ha espresso con varie motivazioni dubbi e contrarietà sui contenuti del d.d.l. 128. Con la nuova legge regionale sui rifiuti il Governo regionale pugliese potrà offrire, come ci auguriamo, dimostrazione concreta di utilizzo della partecipazione democratica o, al contrario, assumere atteggiamenti centralistici e autoritari lontani dalla logica di quella cittadinanza attiva che, nella nostra Regione, da anni si occupa con atteggiamenti propositivi delle ricadute negative di decisioni amministrative sbagliate, offrendo soluzioni alternative sino ad ora ignorate.
È nostra intenzione continuare ad offrire collaborazione e supporto, se si riterrà adeguato accettarli.

Bari, 21 luglio 2016

Movimento Legge rifiuti zero – Puglia
AmbientiAmo Cerignola – Cerignola (Fg)
ISDE Puglia – Ass. Int.le Medici per l’Ambiente
Ambiente Territorio Salute – Apricena (Fg)
Comitato pugliese Acqua Bene Comune
L’Airone – Stornarella (Fg)
Federazione Verdi della provincia di Brindisi
Italia Nostra – Sez. Sud Salento – Parabita (Le)
Federazione Verdi della provincia di Taranto
Brindisi Bene Comune
Federazione Verdi – Bisceglie
Capitanata Rifiuti Zero – Foggia

Dalla giunta, per bocca dell’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Santorsola, arrivano di esegnali di disponibilità al confronto:
“Siamo disponibili ad ascoltare i suggerimenti e le proposte che verranno dalle istituzioni, dalle parti sociali e dalle associazioni, ANCI in primis, suggerimenti e proposte che, laddove accoglibili e condivisibili, permetteranno un ulteriore miglioramento della normativa. Ma il presupposto deve essere l’approccio costruttivo al problema”

Il Marocco si ribella ai rifiuti: “Non siamo la discarica d’Italia”

«Non siamo la discarica dell’Italia». La frase chiara e sintetica è indirizzata al nostro Paese da un’imponente mobilitazione della società civile marocchina. La petizione sul sito change.org ha già raccolto oltre 10mila firme, che salgono di ora in ora, conquistando sostenitori al grido di «l’Africa non può diventare la pattumiera dell’Europa».

Ormai non si parla d’altro, in Marocco. I rifiuti italiani spediti nel Paese maghrebino per essere smantellati da due settimane sono diventanti un caso nazionale, con tanto di interrogazioni parlamentari per far tornare a casa nostra le 2500 tonnellate di ecoballe, per ora parcheggiate nel porto di El Jadida.

Il Marocco che avanza su più fronti come leader in Africa e partner per la sponda nord del Mediterraneo, è lo stesso Paese dove convive un’altra contraddizione.

La triste fotografia di un’incontenibile invasione di rifiuti e buste di plastica a sfregiare i suoi angoli più belli, compresa la sua invidiabile costa atlantica. Meraviglie e mostruosità, natura seppellita dal consumismo sfrenato. Un binomio che ha allarmato non pochi analisti. Una piaga che diverse associazioni per la tutela dell’ambiente stanno combattendo non solo con l’educazione civica, ma anche facendo pressione al legislatore.

Ne è d’esempio la campagna ZeroMika, «niente più buste di plastica». Dal 1° luglio in Marocco non si può più né produrre né vendere o utilizzare buste di plastica. Un’iniziativa quasi impossibile in un Paese dove il settore produttivo della plastica è tutt’altro che secondario. La tutela dell’ambiente è diventata quindi per il Paese il grande tema. Non a caso a novembre verrà accolta la conferenza della COP22 proprio nella città marocchina di Marrakech.

«Ma come si fa a organizzare la Cop22 e poi importare i rifiuti dall’Italia?» è la domanda che gira sui profili social dei marocchini in collera e indignati contro la ministra dell’ambiente Hakima El Haite, accusata di vendere il territorio senza badare alle conseguenze sulla salute dei cittadini.

Già, la salute dei cittadini. Perché le Ecoballe dall’Italia, secondo i quotidiani locali, arriverebbero dalla regione Campania e precisamente dal sito di Taverna del Re, che si trova tra Caserta e Napoli. Un enorme carico, si legge sui quotidiani marocchini, di materiale plastico, pneumatici e di rifiuti derivati da combustibili. Quanto basta per allarmare gli ambientalisti marocchini che vogliono vederci chiaro e hanno chiesto l’intervento del gabinetto reale, perché il Paese «non diventi il centro di raccolta della spazzatura internazionale».

Fino ad ora la ministra non ha dato risposte convincenti, oltre ad aver cambiato versione due volte, come racconta il quotidiano al Ahdath. Inoltre, è stata lasciata sola dal suo partito oltre che dal governo, in una vicenda che si sta trasformando in un vero e proprio scandalo nazionale.

Infatti, se prima aveva assicurato con un comunicato che era tutto nella norma, adesso ha dichiarato alla stampa che il carico è ancora sospeso perché deve passare due test per verificarne la pericolosità.

Molte ombre, dunque, mentre l’Italia in queste due settimane di certo non sta godendo di una buona nomea, non solo per il silenzio assordante sul caso. Solo ieri il Pd alla Camera – con i deputati Khalid Chaouki, Eleonora Cimbro, Chiara Braga e Floriana Casellato – ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di «procedere a un’approfondita verifica della vicenda al fine di chiarire quale tipologia di rifiuti sarebbero arrivata nel porto marocchino e se questi rifiuti siano in linea con i parametri internazionali relativi al loro smaltimento».

Troppo tardi anche perché il nostro Premier, Matteo Renzi, che ancora deve fare la sua visita ufficiale in Marocco, i cittadini marocchini lo stanno conoscendo in queste ore sui social dopo il suo tweet “Via le ecoballe dalla Terra dei Fuochi. Via la camorra da gestione rifiuti. Finalmente si fa sul serio #lavoltabuona”, tradotto in arabo e in francese. E non è un buon bigliettino da visita.

fonte: La Stampa

RAEE: pubblicato il decreto sul ritiro “uno contro zero”

Dall’entrata in vigore del provvedimento chi vorrà smaltire un piccolo elettrodomestico, come una lampada o un telefonino, potrà portarlo in un grande negozio e provvederanno i gestori dell’esercizio commerciale a smaltirlo a norma di legge. Questo, a differenza del passato, sarà possibile anche se non si acquisterà un nuovo prodotto analogo.
Infatti fino a pochi giorni fa vigeva per i rivenditori l’obbligo dell’uno-contro-uno. Il rivenditore da cui si acquistava, ad esempio, un tablet o un tostapane, doveva ritirare e smaltire il vecchio elettrodomestico che l’utente sostituiva. Con il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri entra in vigore “l’uno-contro-zero”, la possibilità cioè di conferire ai distributori con superficie di vendita di almeno 400 metri il vecchio elettrodomestico senza l’obbligo di comprarne uno nuovo.
“Ciò – sottolinea il Ministro – renderà molto più semplice la raccolta e ed il recupero dei materiali delle apparecchiature e più agevole per i cittadini un comportamento ambientalmente corretto e virtuoso”.
Il testo del provvedimento inoltre unifica in un unico corpo normativo quasi tutte le disposizioni in materia di RAEE, introduce anche altre novità nel settore. In particolare vengono progressivamente estesi gli effetti delle disposizioni a tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche, e sin da subito ai pannelli fotovoltaici, prima non previsti.
Sono stati inoltre innalzati e resi più ambiziosi gli obiettivi di raccolta, di recupero e di riciclaggio; si passa da un obiettivo annuale di raccolta stabilito in 4 kilogrammi per abitante, a due nuovi obiettivi da raggiungere nel 2016 e nel 2019, pari rispettivamente al 45 % ed al 65% , calcolato sul peso totale dei RAEE raccolti in relazione alla media delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato  nei tre anni precedenti.

Consulta qui il decreto

fonte: Minambiente.it