Rio 2016: quando l’oro è (un po’) verde!

Le medaglie delle Olimpiadi di Rio, al via il 5 agosto, sono state realizzate applicando importanti criteri di sostenibilità: oro senza mercurio, argento e bronzo da materiali di riciclo, nastri in plastica riciclata.

L’oro della medaglia più ambita è stato prodotto completamente senza l’uso di mercurio.
In quelle d’argento e di bronzo il 30 per cento del materiale utilizzato proviene da materiali di recupero.  I processi di estrazione e raffinazione dei metalli delle medaglie sono avvenuti nel rispetto di criteri ambientali e di diritti del lavoro.
Nei nastri per le medaglie, il 50 per cento della plastica proviene dal riciclo delle bottiglie di plastica raccolte da un’associazione di persone che traggono da questa attività i proventi per vivere.  I contenitori delle medaglie sono stati realizzati esclusivamente con legno legale e sostenibile (certificato dal FSC).
Complessivamente, per creare le medaglie sono state impiegate 2,5 tonnellate di metalli. Gli ambiti premi peseranno 500 grammi l’uno e ogni medaglia ha richiesto due giorni di lavorazione.
Per i Giochi Paralimpici, le medaglie produrranno un suono che cambierà a seconda del materiale (il suono più forte per quelle d’oro).

Fonte: Acquistiverdi.it

Stop allo spreco di materie prime: il piano di Amsterdam è circolare

Riportiamo l’articolo scritto da Silvia Ricci per Comunivirtuosi.org

Come una regione metropolitana può prendere in mano il suo destino riprogettando e riconvertendo, settore per settore, l’attuale gestione lineare dei materiali che crea diseconomia e problemi ambientali.
Come abbiamo raccontato in precedenti occasioni, l’Olanda è uno dei paesi dove negli ultimi anni sta avvenendo un vivace dibattito nel campo dell’economia circolare e diversi progetti pilota si stanno sviluppando. Lo scopo di questo e precedenti approfondimenti pubblicati è quello di offrire spunti progettuali operativi che possano ispirare gli amministratori delle nostre città ma soprattutto spingere il nostro governo e i ministeri competenti ad elaborare un piano di sviluppo sostenibile per il nostro paese.
Questo approfondimento è dedicato all’area metropolitana di Amsterdam AMA che sotto la guida dell’Amsterdam Economic Board ambisce a diventare entro il 2025 una delle 3 regioni più innovative d’Europa. Il Board è composto da rappresentanti del mondo aziendale, istituti di ricerca e dei Comuni dell’area metropolitana. Una delle cinque “sfide urbane” alle quali è dedicato il programma del Board al 2025 è l’Economia circolare.

Ecco a seguire la traduzione di un recente documento scritto da Jacqueline Cramer *.

La transizione verso un uso circolare delle risorse nella regione metropolitana di Amsterdam : più valore per economia, salute e ambiente

La regione metropolitana di Amsterdam possiede delle caratteristiche uniche per diventare un hub di sperimentazione circolare per prodotti e materie prime. Tra i vantaggi il miglioramento della qualità ambientale, uno stimolo importante verso l’innovazione e un rafforzamento dell’economia della regione con 4000 nuovi posti di lavoro stimabili che potrebbero diventare 8-10.000 nel 2030 .
Per rispondere a queste aspettative aziende, istituzioni governative e cittadini lavorano insieme in una modalità innovativa per applicare nuovi modelli di business adeguati alle nuove necessità del contesto.
Per l’Europa che importa da paesi extra europei il 90% del suo fabbisogno di materie prime e risorse in genere, la transizione verso un uso efficiente e circolare delle risorse è una strada obbligata e non più procrastinabile. L’economia circolare rappresenta la migliore risposta in quanto il sistema economico circolare è basato sulla riusabilità di prodotti e materie e sulla rigenerazione ( e resilienza) delle risorse naturali. Questo approccio permette di creare e mantenere il valore in ogni anello/passaggio del sistema economico eliminando gli effetti indesiderati dell’attuale sistema lineare. Se si interviene nella fase di progettazione dei beni e dei processi produttivi è possibile contrastare l’esaurimento delle risorse naturali, prevenire la produzione di rifiuti, le emissioni di gas serra e l’utilizzo di sostanze nocive. Allo stesso tempo l’economia circolare prevede una completa riconversione energetica dalle fonti fossili responsabili del cambiamento climatico verso fonti rinnovabili che siano sostenibili (1).
L’Amsterdam Economic Board ha pertanto sviluppato per la regione, all’interno del progetto “Economia Circolare” due programmi per promuovere una transizione sul piano energetico verso le rinnovabili (energietransitie) e un uso sostenibile delle materie prime (grondstoffentransitie).

Materie prime: a che punto siamo del processo di transizione?
Non si tratta di partire da zero in quanto il riutilizzo di prodotti e materiali è qualcosa che già conosciamo e pratichiamo da tempo. Il problema è che attualmente la maggior parte delle applicazioni perde in qualità dando origine a prodotti di qualità inferiore. Si potrebbe fare di meglio e di più. Impegnandoci maggiormente sul riuso dei prodotti e su un riciclo di qualità (upcycle) dei flussi di materiale, otterremo più business, occupazione, innovazione e vantaggi ambientali. Le perdite di valore dei flussi economici possono essere prevenute perseguendo sistematicamente le opzioni che si trovano ai primi posti della scaletta della circolarità.
Uno studio di TNO ha quantificato che l’applicazione di modelli circolari ad una parte del comparto industriale potrebbe generare ogni anno ulteriori benefici economici nell’ordine di grandezza di 7 miliardi di dollari all’anno nei Paesi Bassi (2) e di 380-630 miliardi di dollari nell’UE solamente per una parte dei comparti industriali (3).

Microsoft Word – KansenCEMetropoolregioAmsterdam.docx* Jaqueline Cramer ex ministro del governo, professore in Innovazione Sostenibile presso l’Università di Utrecht, è anche un membro di Het Groene Brein “Cervello verde”, un panel che conta oltre cento scienziati e studiosi nel campo dello sviluppo sostenibile.

Pensare globalmente, agire localmente
Città e aree metropolitane giocano un ruolo cruciale per una transizione verso un uso circolare delle materie prime. A livello locale trovano infatti esecuzione le politiche formulate a livello nazionale, europeo e internazionale. Che cosa accade sul territorio in materia di riutilizzo e riprogettazione dei prodotti e di gestione dei flussi di materiali da riciclare? E dove è necessario compiere sforzi supplementari per accelerare questa transizione ?

Riuso e riprogettazione dei prodotti
Le iniziative in materia di riuso e riprogettazione dei prodotti avvengono principalmente a livello di quartiere o di comune. Il numero è ancora limitato ma in crescita nell’ultimo periodo. Lo dimostrano iniziative condotte da start up come il progetto Peerby dove gli utenti privati possono noleggiare utensili e oggetti vari da altri iscritti al sito, la nascita del ristorante antispreco InStock, ecc .
Le possibilità di riutilizzo, riparazione e rigenerazione dei prodotti sono lungi dall’essere esaurite e possono creare nuove imprese a livello locale. Le stime sulla quantità di posti di lavoro che il settore può creare nella regione metropolitana variano, ma possono facilmente arrivare a 2000 nuovi posti di lavoro nel 2025. Se poi si prende in considerazione il segmento che può essere generato dal noleggio e dal leasing di prodotti (che non è più necessario comprare) i numeri dell’occupazione possono ancora salire. Ad esempio un’azienda potrebbe affidare ad un fornitore il compito di fornirgli il sistema di illuminazione completo e pagare per il servizio di manutenzione senza entrare in possesso delle lampade. Il fornitore rimane il soggetto responsabile per l’avviamento al riciclo delle proprie apparecchiature a fine vita. Alla fine una riprogettazione in chiave circolare dei prodotti genera business e innovazione e quindi occupazione. Un esempio è lo sviluppo di nuovi materiali a base biologica rinnovabile. A partire da risorse vegetali come canapa, erba elefantina, bambù, lino, sfalci erbosi, piante acquatiche si possono realizzare ingredienti per realizzare carta, tessuti, vernici, ecc. Tutte le forme citate di reimpiego e di riprogettazione sono potenzialmente un enorme motore economico in un’economia circolare. Le aziende che operano nel campo della riparazione e manutenzione possono acquisire un ruolo sempre più importante, così come i tradizionali centri di riciclaggio per il rifiuto urbano ingombranti che possono essere trasformati in stazioni circolari intorno alle quali lanciare tutta una serie di attività.
Pensiamo solamente alle possibilità di recupero offerte dall’arredamento dismesso. I Comuni possono dare un notevole impulso al settore del riutilizzo e riprogettazione dei prodotti: mettendo a disposizione degli spazi per tali iniziative; costituendo fondi destinati all’innovazione e promuovere/ prevedere l’acquisto di prodotti circolari all’interno delle politiche di approvvigionamento pubblico, appalti inclusi.
Per evitare che le autorità locali e ciascun soggetto potenzialmente coinvolto all’interno dell’area metropolitana parta da zero sui potenziali settori già individuati è necessario lavorare insieme, scambiandosi conoscenze, esperienze e buone pratiche. Per sostenere questo approccio l’Economic Board ha costituito una learning community con focus sulle potenzialità derivanti dalle colture vegetali prima citate e sugli acquisti/appalti pubblici circolari. La struttura fornirà allo stesso tempo su richiesta assistenza sul tema del riuso e riprogettazione e offrirà visibilità alle start up che forniscono prodotti e servizi circolari.

Riciclaggio dei flussi di materiali
I Comuni svolgono un ruolo importante ai fini del riciclo dei flussi di materiali. Essi provvedono alla raccolta dei rifiuti domestici e attraverso le indicazioni presenti negli affidamenti dei servizi di raccolta o nei capitolati di appalto determinano le modalità di gestione e trattamento dei rifiuti. Compito dei Comuni é anche la verifica sul territorio del rispetto delle norme in materia di raccolta e gestione dei rifiuti industriali. Attualmente gran parte dei rifiuti domestici e industriali viene incenerita ma questa situazione, in linea con le rigorose linee politiche nazionali e dell’UE, dovrà essere ribaltata a favore del riciclaggio.
Anche se l’innovazione tecnologica applicata al riciclo ha aumentato le possibilità di riciclo dei materiali soprattutto ai fini della qualità, le maggiori opportunità esistenti non sono automaticamente attuabili o adottate. Questo perché molte delle iniziative di riciclo di qualità dei flussi di materiale possono avere successo solo se le comunità collaborano. Ogni flusso di materiale richiede di fatto investimenti spesso ingenti in impianti avanzati di riciclaggio. Le aziende del settore sono sicuramente interessate ad investire a condizione che ci sia sufficiente certezza sui volumi dei materiali raccolti in entrata e un mercato per il materiale riciclato.
Quando non esistono queste condizioni i flussi di materiali raccolti vengono convertiti in applicazioni di basso grado. Un chiaro esempio è rappresentato dalla frazione organica composta da da frutta, verdura e sfalci da giardini (GFT) che viene termovalorizzata (al 97% ad Amsterdam) o nel migliore dei casi trasformata in compost . In realtà questa frazione potrebbe fornire prodotti di qualità per l’industria chimica e farmaceutica proteine vegetali e composti bio-aromatici. Le opzioni sono già note e testate a livello di laboratorio, ora è il momento di passare ad un impiego su grande scala.

La regione metropolitana produce enormi flussi di rifiuti che non vengono valorizzati al meglio, soprattutto quando si considerano quelli industriali.
Dovendo stabilire delle priorità nell’approccio di tali flussi è naturale iniziare con i rifiuti urbani che presentano grandi volumi e potenziale per un riciclo di qualità superiore riducendo così il loro impatto negativo sull’ambiente. In quest’ottica l’Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana ha scelto i seguenti nove flussi di materiali che saranno oggetto di intervento per permettere una loro fruizione circolare:
1. Materiali C&D : rendere circolari i processi di costruzione e demolizione
2. Tessile non più indossabile: selezione e smistamento per tipologia, sfilacciatura e tessitura
3. Plastiche: selezione per tipologia ai fini di un riciclo/smaltimento per qualsiasi tipo di plastica
4. Biomasse: riciclaggio di alta qualità per alcuni specifici flussi di biomassa come i rifiuti organici, fanghi da depurazione, rifiuti prodotti dal settore agro-alimentare e gli sfalci da aree verdi pubbliche (ivi comprese le piante acquatiche).
5. Rifiuti elettrici ed elettronici: disassemblaggio degli apparecchi e riciclo / smaltimento dei flussi di materiale ottenuti
6. Pannolini e pannoloni per l’incontinenza: per un riciclo di qualità
7. Materassi: per un riciclo di qualità
8. Server del settore ICT: per un riutilizzo o un riciclo di qualità
9. Metalli: a partire dallo sviluppo di nicchie di mercato per il riciclaggio di alta qualità di specifici flussi/tipologie di metalli.

Per ciascuno di questi flussi di materiale sono state sviluppate specifiche strategie insieme all’industria, esperti del settore e rappresentanti del governo locale che hanno indicato quali condizioni siano necessarie per una transizione verso un riciclo/riutilizzo di qualità che sia economicamente sostenibile.
Si tratta di condizioni che vertono su aspetti come: la certezza/sicurezza sulle quantità dei volumi di materiali in entrata, gli sbocchi di mercato per le materie riciclate/riprocessate, lo sviluppo delle conoscenze, la cooperazione tra le imprese con lo stesso tipo di flusso di rifiuti, e/o la necessità di introdurre un diverso modello finanziario, ecc. Nei prossimi mesi l’Amsterdam Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana sigleranno degli accordi commerciali circolari “circular deals” con imprese che si occuperanno di gestire specifici flussi di materiale. In linea di massima l’intervento del Board si conclude una volta che le parti interessate nella gestione di un particolare flusso di materiale raggiungono un accordo, senza entrare nella fase attuativa. In questo modo il Board può dedicarsi ad affrontare la gestione di nuovi flussi.

Approccio per flussi di materiale
Per gestire i diversi flussi di materiale è necessario definire a priori un approccio per ciascun flusso. Questo perché il ruolo che i governi locali e l’industria devono giocare nella sottoscrizione e poi gestione di uno specifico deal varia a seconda del materiale. Sulla base dell’approccio gestionale richiesto abbiamo definito a grandi linee tre categorie di appartenenza per i flussi di materiale:

1. Flussi di materiali che permettono “una chiusura del cerchio” a livello di Comune. Un buon esempio sono i rifiuti da costruzione e demolizione (C&D). Nel comune di Amsterdam questo flusso di materiale rappresenta il 40% dei rifiuti complessivi. I materiali frutto di demolizioni vengono riutilizzati in Olanda al 90% in applicazioni di basso livello come sottofondazione stradale. Eppure ripensando in chiave circolare il settore C&D si possono ottenere benefici economici complessivi pari ad 85 milioni di euro all’anno e 700 nuovi posti di lavoro nella sola Amsterdam per soggetti con un basso livello di scolarizzazione (4).

Rispetto alla divisione dei ruoli tra governo e industria per approcciare questo flusso è evidente che è in primis il committente (pubblico e privato) a giocare un ruolo cruciale inserendo il parametro della circolarità nelle politiche di acquisto. Inoltre se è l’impresa edile che deve demolire con modalità circolari (per un recupero selettivo e di valore dei materiali) è necessaria la collaborazione delle autorità locali per lo stoccaggio provvisorio dei materiali o la costruzione di un database digitale.
Un altro esempio per questa categoria sono i flussi provenienti dai rifiuti elettrici ed elettronici. Il disassemblaggio dei Raee può avvenire a livello comunale mentre il riciclaggio dei materiali ottenuti deve avvenire a livello di regione metropolitana o addirittura sovra-regionale.
La creazione di centri locali dedicati al disassemblaggio possono favorire in particolare l’occupazione dei lavoratori che hanno difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

2. Flussi di materiali da raccogliere a livello di regione metropolitana per raggiungere i volumi necessari alla creazione di un mercato redditizio per il materiale riciclato. In questa categoria rientrano i rifiuti organici, il tessile non più utilizzabile/indossabile, i rifiuti di plastica non selezionati per tipologia polimerica e i prodotti assorbenti per l’incontinenza. Il compito delle autorità pubbliche è quello di mettere in comune i flussi di materie prime attraverso le politiche degli acquisti pubblici mentre spetta al mercato investire in un riciclaggio di alta qualità.
Anche in questo caso, la divisione dei ruoli tra aziende e autorità locali deve essere rimodulata ai fini di un riciclo/riutilizzo di qualità. Prendiamo come esempio, il flusso dei rifiuti organici che include oltre all’organico prodotto nelle case gli scarti della filiera agro-alimentare, i fanghi di depurazione e gli sfalci erbosi provenienti da spazi verdi pubblici (comprese le piante acquatiche) che richiede un approccio diversificato per tipologia. Una collaborazione tra governo e industria nella gestione di questi flussi può apportare ogni anno sino a 150 milioni di euro di ulteriore valore e almeno 1.200 nuovi posti di lavoro (5).

3. Flussi di materiali prodotti in piccole quantità da singole aziende. Per questa tipologia di scarti è necessario raccolti e sommati a flussi simili provenienti da altre aziende per arrivare alle quantità necessarie per un riciclo di alta qualità che offra un utile alle aziende partecipanti. Per arrivare a questo obiettivo serve sviluppare uno schema di organizzazione e un modello finanziario che renda l’operazione economicamente sostenibile e redditizia. Un esempio per questo flusso è quello dell’argilla sbiancante utilizzata nella produzione alimentari che viene smaltita dalle aziende come scarto. All’interno della catena agroalimentare ci sono diversi altri flussi che attuamente vengono bruciati e che le aziende potrebbero invece sfruttare come valore aggiunto, stimolando crescita sostenibile ed occupazione.

La crescita di molteplici nuove attività volte al riciclaggio di alta qualità comporta una progressiva riduzione del rifiuto residuo e quindi un ridimensionamento della capacità degli impianti che trattano i rifiuti.
Attraverso questo processo di costruzione di un’economia circolare e una riduzione delle attuali capacità di incenerimento che vengono modulate a livello di area metropolitana, si potrà prevenire la distruzione di capitale naturale ed economico. Lo squilibrio può essere colmato in via provvisoria importando rifiuti provenienti da altri paesi europei, tra cui l’Inghilterra.
Complessivamente questo passaggio ad un riciclo di qualità dei flussi di materiale porterà un aumento delle attività commerciali e dei posti di lavoro, più innovazione e sviluppo della conoscenza e maggiori benefici ambientali. Le stime sugli impatti economici previsti per la regione metropolitana variano, ma 2.000 posti di lavoro entro il 2025 pare un traguardo raggiungibile. La maggior parte delle iniziative in materia di riciclaggio di alta qualità dei flussi di materiali comporta notevoli investimenti in nuovi impianti. Questo requisito attrarrà pertanto investitori con grandi capitali. Ma ci sarà ampio spazio anche per le start-up che troveranno terreno fertile per il loro potenziale di idee innovative nello scenario che verrà a crearsi.

La cooperazione nella regione metropolitana: una condizione per il successo
L’impegno e le energie che i Comuni, il mondo imprenditoriale e i cittadini mettono in campo per arrivare ad un uso efficiente delle risorse nella regione metropolitana acquisiscono maggiore forza dalla collaborazione. Ogni Comune/territorio all’interno della regione metropolitana ha una sua potenzialità economica che soddisfa specifiche parti dell’intero programma “grondstoffentransitie”.
Ogni territorio potrà scegliere il proprio posizionamento sulla base delle sue potenzialità economiche, e specifiche priorità educative, culturali e sociali. In una fase di coordinamento tra i Comuni si arriverà a stabilire uno o più cluster di attività circolari sui quali ogni territorio concentrerà i propri sforzi. Ad esempio, il Western Harbour (Westelijk Havengebied) è estremamente adatto attività industriali di grandi dimensioni, Zaandam per un riciclaggio di alta qualità di flussi agroalimentari, Haarlemmermeer per le colture vegetali prima citate e per applicazioni circolari nel settore edile (costruzioni e demolizioni) e Almere / Lelystad per il riciclo del tessile. Un progetto di cluster circolare complessivo e dettagliato per la regione metropolitana è in fase di preparazione in concerto con le amministrazioni locali.
L’unione delle forze tra autorità locali, cittadini, imprese, mondo accademico e della ricerca può fare decollare nella regione metropolitana un hub circolare per beni e materiali di rilevanza europea. Lo spin – off di questa iniziativa è enorme: 4000 nuovi posti di lavoro al 2025 ( con l’impiego di persone con difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro) ; (extra) crescita economica capace di generare almeno 1 miliardo di euro in più ogni anno; sviluppo di innovazione e conoscenza; e una significativa riduzione nel consumo di risorse e
emissioni di gas climalteranti. Per dirla in breve questo progetto di transizione ha l’effetto di creare uno scenario culturale ed economico che fa appello alla creatività e alla volontà di innovare. Creando allo stesso tempo valore aggiunto per cittadini e imprese a livello di economia, salute e ambiente .

(1) Bastein-Roelofs-Rietveld-Hoogendoorn: Kansen voor de Circulaire Economie in Nederland, TNO rapport R10864 2013.
(2) Idem come sopra
(3) Ellen MacArthur Foundation, Towards the Circular Economy; Economic and Business Rationale for an Accelerated Transition, UK 2013
(4) Circle Economy, TNO, Fabric, Amsterdam Circulair; Een visie en routekaart voor de Stad en Regio- Oktober 2015
(5) Idem come sopra

Sprechi alimentari: nasce la legge Italiana. Incentivi a chi non spreca

Chi non butta via il cibo verrà premiato. È questo il principio alla base della lotta allo spreco alimentare che è diventata legge dello Stato. Dopo il primo sì della Camera a marzo scorso, in serata è arrivato il via libera definitivo del Senato con  181 sì, due no e 16 astenuti. “Con il voto di oggi, manteniamo una promessa. L’Italia si è dotata di una legge organica sul recupero delle eccedenze e sulla loro donazione per solidarietà sociale”, dice la deputata del Pd Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge.

“Questa norma – fa eco il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015. È una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano. Un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. Con questa legge ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo di recuperare un milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi”.

I punti salienti della legge. Il provvedimento, che arriva a soli sei mesi di distanza rispetto a un’analoga legge francese, definisce per la prima volta nell’ordinamento italiano i termini di “eccedenza”e “spreco” alimentari, fa maggiore chiarezza tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, e punta semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità. Rispetto alla norma approvata in Francia, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Consente la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito. Dice in modo chiaro che il pane potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione. E, per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, permette ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Non solo le onlus, inoltre, ma anche gli enti pubblici, potranno essere considerati “soggetti donatori”. Si possono poi donare anche i cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché le irregolarità non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Non sarà poi richiesta la forma scritta per le donazioni gratuite di cibo, farmaci e altri prodotti e saranno coinvolte nella prevenzione dello spreco anche le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere. Infine più spazio alle cosiddette produzioni a ‘chilometro zero’, che dovranno essere promosse dal ministero delle Politiche agricole nel quadro di azioni mirate alla riduzione degli sprechi.

Le reazioni. “Abbiamo calcolato che se tutti i pubblici esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, con una media di 20 pasti al giorni, si potrebbero distribuire addirittura 7 milioni di pasti

quotidianamente. Noi – dice Gregorio Fogliani – che con il progetto no profit Pasto Buono abbiamo raggiunto i 500mila pasti recuperati all’anno, ci poniamo come obiettivo di recuperare e donarne almeno un milione”.

fonte: Repubblica.it

FAO e RIO 2016: il cibo in eccesso del Villaggio Olimpico diventerà pasto per i poveri

Ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo finisce sprecato o perso a livello globale, e con esso tutte le risorse necessarie per produrlo: acqua, terra, input agricoli, mangimi. L’impatto sulle risorse naturali dell’ambiente è enorme: un recente studio della FAO calcola che se gli sprechi alimentari fossero un paese, sarebbero il terzo più grande produttore di gas serra, mentre circa un terzo di tutte le terre oggi coltivate producono cibo che non verrà mai consumato.

La buona notizia è che a livello globale le iniziative per combattere questo fenomeno si stanno moltiplicando. Tra queste, il progetto “Reffetto-Rio” presentato lo scorso 8 luglio presso la sede della FAO di Roma alla presenza del direttore generale José Graziano da Silva e del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, in occasione della prossima apertura dei Giochi Olimpici 2016 di Rio de Janeiro in Brasile.

Grazie a “Reffetto-Rio”, il cibo in surplus del villaggio olimpico sarà recuperato e trasformato in pasti nutrienti da distribuire gratuitamente ai più bisognosi. Allo stesso tempo, verranno organizzati corsi di cucina e sulla nutrizione a beneficio delle persone in difficoltà e dei giovani. Volontari e 45 chef da tutto il mondo sono stati invitati a partecipare.

L’iniziativa, a cui hanno preso parte anche Pierfrancesco Sacco, ambasciatore d’Italia presso le agenzie dell’ONU a Roma, e Giovanni Malagò presidente del CONI, nasce da un’idea di Massimo Bottura, chef stellato di fama internazionale e fondatore di “Food for Soul” in collaborazione con David Hertz, a sua volta chef e fondatore dell’organizzazione no-profit “Gastromotiva”, entrambi presenti all’evento di Roma.

“Reffetto-Rio” potrà contare sull’importante esperienza raccolta in un’iniziativa simile, il Refettorio Ambrosiano, lanciata da Bottura durante Expo Milano 2015 che ha permesso di raccogliere cibo in surplus dai padiglioni dell’Esposizione Internazionale per trasformarlo in pasti nutrienti per poveri e senza tetto. Esprimendo appieno lo spirito della Carta di Milano e dell’Agenda di Sviluppo 2030, il Refettorio Ambrosiano, ancora attivo, ha coinvolto centinaia di volontari e cuochi di tutto il mondo ed ha permesso di recuperare oltre 15 tonnellate di cibo che altrimenti sarebbero andate perse.

“Quella di Milano è stata una best practice, replicabile in altri Paesi, che ora ha come seconda tappa le Olimpiadi in Brasile – ha sottolineato il ministro Martina – Quanto fatto, e si continua a fare a Milano, non è solo un dovere morale, ma un esempio che può diventare quotidianità. Un mondo a spreco zero è un mondo a fame zero. Tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

“Il ruolo che cuochi e organizzazioni gastronomiche possono giocare – ha concluso Graziano Da Silva – assieme allo sport nel promuovere una nutrizione sana e nel creare consapevolezza per sconfiggere la fame è fondamentale. Ma ricordiamoci che ognuno di noi può contribuire ogni giorno a questa sfida”.

Fonte: Regioni e Ambiente

Puglia: gestione unica? Il no degli ambientalisti

Approvato dalla Giunta il nuovo piano regionale rifiuti, in attesa di approvazione del Consiglio, che prevede la soppressione di Ato o Oga e istituisce un unico ambito territoriale per tutta la regione. L’Agenzia Regionale sarà l’organo di governo

Con il disegno di legge n. 128 del 14 luglio 2016, la regione Puglia è in procinto di modificare la legge regionale n. 24/2012 istituendo un’Agenzia unica regionale sul modello dell’Emilia Romagna, che l’ha istituita a dicembre 2011.

A fine luglio la gestione dei rifiuti in Puglia potrebbe cambiare radicalmente se dovesse passare in consiglio la nuova legge regionale appena approvato dalla giunta. La norma prevede la soppressione di Ato o Oga, gli organismi locali che si occupano rispettivamente della raccolta dei rifiuti e della conduzione degli impianti di riferimento, per lasciare spazio ad un unico Ambito Territoriale Ottimale che corrisponderà all’intera regione.
Istituisce inoltre l’Agenzia Regionale, organo di governo che avrà il compito di attuare il piano regionale dei rifiuti, e sostituisce gli Ambiti di Raccolta Ottimale con le Aree omogenee i cui confini saranno determinati dalla Giunta regionale “al fine di ottenere migliori economie di scala per l’erogazione dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto”. (vd. Scheda di presentazione della nuova Agenzia – Fonte Regione Puglia)

Sono molte le reazioni a tale piano. Per il no si sono schierati ISDE (International Society of Doctor for Environment) per bocca di Agostino Di Ciaula, coordinatore del comitato scientifico ; Movimento Rifiuti Zero ; ANCI Puglia .
Non ci si limita però solo al no: le realtà “ambientaliste” che hanno partecipato all’audizione tenuta in Commissione Ambiente della Regione Puglia hanno emesso il seguente comunicato congiunto

Con il disegno di legge n° 128 del 14.07.2016, la regione Puglia è in procinto di modificare la legge regionale n° 24/2012 istituendo un’Agenzia unica regionale sul modello dell’Emilia Romagna, che l’ha istituita a dicembre 2011.
L’esperienza di quella regione ha dimostrato che lo strumento dell’Agenzia unica, specie se accentra tutte le parti della gestione (pianificazione degli impianti, organizzazione e affidamento dei sistemi di raccolta, affidamento delle concessioni, loro controllo e regolazione tariffaria) non è affatto garanzia di efficienza e comporta rischi di inadeguatezza, rallentando l’evoluzione virtuosa del sistema anziché favorirla.
Secondo dati ISPRA (Istituto Sup. per la Protezione dell’Ambiente) l’Emilia Romagna è in questo momento la regione con la più alta produzione pro capite di rifiuti. Negli anni successivi alla creazione dell’agenzia questo dato non è cambiato, come è rimasto invariato lo smaltimento in discarica. Il costo pro capite di gestione del servizio di igiene urbana in E.R. è attualmente più alto del 4% rispetto alla Puglia (che pure ha costi elevatissimi) e tra il 2011 e il 2014 l’aumento dei costi è stato identico in entrambe le regioni (+20%).
È semplicistico e pericoloso pensare che la grave crisi generata dalla gestione dei rifiuti in Puglia possa essere risolta solo modificando la “governance” di un sistema pessimo e ignorando la necessità URGENTE di superare e migliorare il Piano vigente, che continua a favorire l’incenerimento (siamo ai primi posti in Italia per produzione di combustibile da rifiuti) e la discarica rispetto alla riduzione della produzione di rifiuti ed al recupero di materia.
Il piano vigente non può fare a meno, per come è costruito, di prevedere la combustione di rifiuti negli inceneritori di Massafra, Taranto, Cerignola, nella cementeria Buzzi Unicem di Barletta e, in caso di necessità, nella centrale ENEL di Brindisi, con pesanti conseguenze ambientali, economiche e, soprattutto, sanitarie. Continua a tollerare città, come Bari, che produce circa il 40% dei rifiuti indifferenziati dell’intera provincia e prevede un utilizzo inadeguato degli impianti di trattamento meccanico-biologico (orientati alla produzione di combustibile da rifiuti o alla discarica) e quote troppo basse di riduzione della produzione di rifiuti e di recupero di materia, discostandosi in maniera evidente dagli obiettivi di economia circolare richiesti dalla Comunità Europea e necessari ai pugliesi per una evoluzione sostenibile e virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti. Non viene identificata adeguatamente la vera criticità del trattamento della frazione organica, che non è la carenza impiantistica tout court ma la gestione monopolistica, la presenza di impianti sovradimensionati, mal localizzati ed operanti con tariffe slegate dalla libera concorrenza di mercato.
Nell’Emilia Romagna degli 8 inceneritori la realizzazione di un’agenzia regionale non è riuscita sino ad ora a evitare che una ben definita parte di imprenditoria privata accrescesse i propri profitti a danno dell’ambiente e della salute, in alcuni casi addirittura favorendo queste pratiche, esattamente come è avvenuto in Puglia.
Inoltre, il d.d.l. 128/2016 va letto unitamente alle notizie di stampa sull’Acquedotto Pugliese che sembra avviarsi a diventare un altro tassello delle politiche di privatizzazione, trasformandosi in una multi-utility, aperta anche a capitali (e interessi) privati, con una mission molto lontana da quella propria di un ente che deve garantire il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici essenziali. Acqua, rifiuti ed energia potrebbero così essere definitivamente sottratti alla sovranità popolare e al controllo dei cittadini.
Alla luce delle considerazioni esposte si propone che:
1. contestualmente alla revisione dei processi di governance, sia realizzata una rapida revisione del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani (PRGRU) da attuarsi mediante procedure concretamente partecipate;
2. siano riscritte le regole del governo dei beni comuni sul modello dei più avanzati esempi di governo pubblico e partecipato dei servizi pubblici locali;
3. discostandosi dal “modello Emilia Romagna”, all’Agenzia regionale vengano destinati i compiti di guida, supporto tecnico-amministrativo e controllo, con facoltà di intervenire direttamente in situazioni in essere che si discostino palesemente dagli obiettivi posti dal Piano e dalla Comunità Europea.
4.  la funzione di organizzazione dei servizi di raccolta debba restare di esclusiva competenza dei raggruppamenti di Comuni con dimensionamenti rispettosi del nuovo codice degli appalti, mentre la pianificazione, la realizzazione degli impianti e la regolazione tariffaria delle concessioni debba essere condivisa equamente tra Agenzia regionale ed Enti locali in base al rispetto del principio di sostenibilità, delle economie di scala e della tutela ambientale e sanitaria dei residenti, aspetto troppo spesso dimenticato nella nostra Regione.
La quasi totalità delle associazioni e comitati regionali intervenuti numerosi in audizione in Commissione Ambiente, nonostante il limitato spazio e tempo concessi, ha espresso con varie motivazioni dubbi e contrarietà sui contenuti del d.d.l. 128. Con la nuova legge regionale sui rifiuti il Governo regionale pugliese potrà offrire, come ci auguriamo, dimostrazione concreta di utilizzo della partecipazione democratica o, al contrario, assumere atteggiamenti centralistici e autoritari lontani dalla logica di quella cittadinanza attiva che, nella nostra Regione, da anni si occupa con atteggiamenti propositivi delle ricadute negative di decisioni amministrative sbagliate, offrendo soluzioni alternative sino ad ora ignorate.
È nostra intenzione continuare ad offrire collaborazione e supporto, se si riterrà adeguato accettarli.

Bari, 21 luglio 2016

Movimento Legge rifiuti zero – Puglia
AmbientiAmo Cerignola – Cerignola (Fg)
ISDE Puglia – Ass. Int.le Medici per l’Ambiente
Ambiente Territorio Salute – Apricena (Fg)
Comitato pugliese Acqua Bene Comune
L’Airone – Stornarella (Fg)
Federazione Verdi della provincia di Brindisi
Italia Nostra – Sez. Sud Salento – Parabita (Le)
Federazione Verdi della provincia di Taranto
Brindisi Bene Comune
Federazione Verdi – Bisceglie
Capitanata Rifiuti Zero – Foggia

Dalla giunta, per bocca dell’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Santorsola, arrivano di esegnali di disponibilità al confronto:
“Siamo disponibili ad ascoltare i suggerimenti e le proposte che verranno dalle istituzioni, dalle parti sociali e dalle associazioni, ANCI in primis, suggerimenti e proposte che, laddove accoglibili e condivisibili, permetteranno un ulteriore miglioramento della normativa. Ma il presupposto deve essere l’approccio costruttivo al problema”

Sicilia, sindaci dell’Agrigentino criticano la Regione: “Rivedere subito le ultime ordinanze sui rifiuti”

Riceviamo e pubblichiamo

Una delegazione di Sindaci dell’agrigentino si è recata lunedì 18 luglio al Dipartimento Regionale dei Rifitui per protestare contro le prescrizioni contenute nelle ultime ordinanze del Presidente della Regione, che hanno dapprima obbligato i Comuni a conferire a Lentini, con notevole aggravio di costi e dei tempi di scarico,di poi hanno contingentato il carico di rifiuti che ogni Comune può portare in discarica. Con queste prescrizioni i Comuni non hanno potuto svuotare giornalmente gli autocompattatori e hanno subito il fermo della raccolta dei rifiuti. Conseguentemente i rifiuti si sono accumulati per strada e adesso non possono essere raccolti pena il superamento del limite massimo giornaliero di conferimento attribuito ad ogni Comune.
Il contingentamento dei rifiuti da portare in discarica è abnorme, perché assume come parametro la media giornaliera dei conferimenti del mese di giugno 2016 e non tiene conto che durante il periodo estivo i paesi dell’agrigentino si popolano di turisti, di emigrati, dei lavoratori e degli studenti pendolari.
I sindaci hanno chiesto che il contingentamento avvenga sulla base della media dei rifiuti prodotti nei mesi di luglio, agosto e settembre dell’anno 2015, hanno chiesto inoltre che sia autorizzato un conferimento straordinario per rimuovere le tonnellate di rifiuti giacenti per strada.
Nel pomeriggio un’altra delegazione di SIndaci ha incontrato il Prefetto di Agrigento dott. Nicola Diomede, al quale ha chiesto di farsi portavoce del gravissimo disagio che sta sfociando nell’emergenza sanitaria in molti Comuni della Provincia di Agrigento. Nel corso degli interventi è stato evidenziato il caos provocato dalle scelte regionali. La Regione prima ha messo in liquidazione gli Ato Rifiuti e previsto le Società di Regolamentazione dei Rifiuti – SRR, che dovevano fare una gara per tutti i Comuni; poi ha dato la possibilità ai Comuni superiori a cinquemila abitanti di costituire un Ambito di Raccolta Ottimale – Aro  – e di predisporre un piano di intervento per la gestione della raccolta dei rifiuti: alcuni Comuni hanno avuto i piani Aro approvati dalla Regione altri no.
Chi ha avuto i piani approvati è incappato nei tempi dell’Urega, e ancora attende di poter espletare la gara, chi e riuscito ad aggiudicare e ha firmato il contratto subisce i tempi di esecuzione, l’impresa ha novanta giorni per iniziare. Chi non ha avuto i piani approvati ha potuto fare gare limitate nel tempo, che non aiutano la programmazione della raccolta differenziata. Il Presidente della Regione ha disposto la chiusura della discarica di Siculiana, perchè mancante dell’impianto di bio stabilizzazione, che non ha mai avuto e che serve a separare la frazione umida dalla frazione secca dei rifiuti.. I 104 Comuni che prima vi conferivano sono stati dirottati a Lentini: trenta euro in più il costo di conferimento oltre alle spese di trasporto. La discarica ha un limite massimo di conferimento giornaliero, raggiunto il quale chiude. Dopo qualche settimana, i Comuni del catanese e del siracusano hanno raggiunto un’intesa, prima scaricheranno loro, poi le stazioni di trasferenza – impianti dove è possibile svuotare più autocompattatori per fare un unico carico – infine gli altri Comuni. Molti Comuni dell’agrigentino sono così finiti in coda, a salvarsi sono soltanto quelli che hanno affidato il sevizio alla società che gestisce l’impianto di trasferenza. Dopo file interminabili, gli autocompattatori sono tornati pieni e il sistema è andato in tilt; le imprese che non riescono a svuotare gli autocompattatori non sono in grado di fare la raccolta il giorno successivo.  I cassonetti non vengono svuotati e i rifiuti si ammassano nelle aree circostanti. La Dedalo Ambiente, che pratica la gestione in house, ha i mezzi vetusti che non sono in condizione di affrontare il viaggio sino a Lentini; deve garantire la continuità del servizio ma è in liquidazione, non può fare investimenti ed è costretta a noleggiare i mezzi con aggravio di costi a carico dei cittadini. La Regione Siciliana, per superare il blocco, ha distribuito il carico giornaliero ammissibile nella discarica di Lentini per tutti i comuni che lì sono obbligati a conferire. I Comuni dell’agrigentino subiscono tagli sulla produzione giornaliera di rifiuti che vanno dal 10% al 44%, il mese di riferimento e giugno 2016. Nell’arco della settimana i Comuni devono rispettare la media giornaliera, se la superano non possono conferire, fino a quando non rientrano. I Comuni accelerano con la raccolta differenziata, ma sono vincolati dai ritardi dell’Urega, dai tempi di esecuzione dei contratti, dalla mancanza di approvazione dei piani Aro, dalla gestione degli Ato in liquidazione.Nel frattempo il contingentamento del conferimento in discarica non consente di smaltire i rifiuti accumulati nelle strade nelle scorse settimane e adesso per effetto del contingentamento medesimo.
La situazione è gravissima, perchè l’eventuale riapertura della discarica di Siculiana avverrebbe con limiti di conferimento pari a 100 tonnellate giornaliere, che non sarebbero in grado di assorbire il carico giornaliero di rifiuti prodotto da tutti i comuni, ma soltanto del comune capoluogo. I Sindaci chiedono che il Presidente della Regione Siciliana autorizzi il conferimento straordinario, per consentire di ripulire le nostre città;  riveda i limiti del conferimento in discarica, stabilendo una graduale riduzione mese dopo mese sulla base della media di conferimento giornaliero dei mesi di luglio, agosto e settembre dell’anno 2015; acceleri le operazioni di gara dell’Urega; trovi una soluzione più economica dei viaggi a Lentini per i comuni dell’agrigentino. In mancanza di nuove prescrizioni che vadano incontro alle esigenze del territorio e scongiurino il rischio dell’emergenza sanitaria, i Sindaci mercoledì prossimo avvieranno azioni di protesta.

I Sindaci di Racalmuto, Naro, Montallegro, Favara, Porto Empedocle, Realmonte, Ribera, Cammarata, Casteltermini, Campobello di Licata, Ravanusa, Licata, Palma di Montechiaro, Menfi, Sant’Angelo Muxaro, Montevago, Canicattì, Joppolo Giancaxio, Agrigento, Siculiana, Caltabellotta, Lampedusa, Grotte, Castrofilippo, Sciacca, Santa Margherita, Cianciana, Cattolica Eraclea.

San Vito Lo Capo: migranti lavorano alla raccolta rifiuti

Integrazione è anche, e soprattutto lavoro e dignità. Da questi presupposti si sono mossi Energeticambiente, gestore del servizio di raccolta rifiuti, e l’ing. Salvatore Genova, direttore esecuzione del contratto, quando hanno proposto al Sindaco Matteo Rizzo di coinvolgere nel servizio di raccolta rifiuti del Comune di san Vito Lo Capo alcuni migranti ospiti presso lo SPRAR gestito dalla Cooperativa sociale Badia Grande di Trapani.
“Ho accolto immediatamente e con piacere il suggerimento – ha dettoil sindaco Matteo Rizzo – e sono felice che il nostro territorio possa aiutare questi migranti nel loro inserimento nella società”. Così sei migranti con la qualifica di “rifugiati”, provenienti da Mali, Gambia, Senegal, ospiti presso lo SPRAR gestito dalla Cooperativa sociale Badia Grande di Trapani, collaboreranno nel servizio di raccolta dei rifiuti per un periodo di novanta giorni.
L’interessante esperimento di integrazione mediante un tirocinio formativo nel campo dei servizi di igiene pubblica ambientale presso il Comune sanvitese rientra nella iniziativa sorta grazie alla sinergia tra lo stesso Comune, la Cooperativa Badia Grande (che è il soggetto promotore) ed Energeticambiente, gestore del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti (soggetto ospitante). Nessun onere finanziario sarà a carico dell’Amministrazione comunale.
San Vito Lo Capo è un Comune turistico ed ogni anni in estate vede crescere vertiginosamente il numero dei residenti, e con essi i rifiuti prodotti. “Il nostro personale sta facendo il possibile e anche l’impossibile – assicura il sindaco Rizzo – Sono sicuro che l’ausilio di questi nostri ospiti potrà regalare a turisti e residenti una efficiente raccolta differenziata, a salvaguardia dell’ambiente e della salute”

 

Il Marocco si ribella ai rifiuti: “Non siamo la discarica d’Italia”

«Non siamo la discarica dell’Italia». La frase chiara e sintetica è indirizzata al nostro Paese da un’imponente mobilitazione della società civile marocchina. La petizione sul sito change.org ha già raccolto oltre 10mila firme, che salgono di ora in ora, conquistando sostenitori al grido di «l’Africa non può diventare la pattumiera dell’Europa».

Ormai non si parla d’altro, in Marocco. I rifiuti italiani spediti nel Paese maghrebino per essere smantellati da due settimane sono diventanti un caso nazionale, con tanto di interrogazioni parlamentari per far tornare a casa nostra le 2500 tonnellate di ecoballe, per ora parcheggiate nel porto di El Jadida.

Il Marocco che avanza su più fronti come leader in Africa e partner per la sponda nord del Mediterraneo, è lo stesso Paese dove convive un’altra contraddizione.

La triste fotografia di un’incontenibile invasione di rifiuti e buste di plastica a sfregiare i suoi angoli più belli, compresa la sua invidiabile costa atlantica. Meraviglie e mostruosità, natura seppellita dal consumismo sfrenato. Un binomio che ha allarmato non pochi analisti. Una piaga che diverse associazioni per la tutela dell’ambiente stanno combattendo non solo con l’educazione civica, ma anche facendo pressione al legislatore.

Ne è d’esempio la campagna ZeroMika, «niente più buste di plastica». Dal 1° luglio in Marocco non si può più né produrre né vendere o utilizzare buste di plastica. Un’iniziativa quasi impossibile in un Paese dove il settore produttivo della plastica è tutt’altro che secondario. La tutela dell’ambiente è diventata quindi per il Paese il grande tema. Non a caso a novembre verrà accolta la conferenza della COP22 proprio nella città marocchina di Marrakech.

«Ma come si fa a organizzare la Cop22 e poi importare i rifiuti dall’Italia?» è la domanda che gira sui profili social dei marocchini in collera e indignati contro la ministra dell’ambiente Hakima El Haite, accusata di vendere il territorio senza badare alle conseguenze sulla salute dei cittadini.

Già, la salute dei cittadini. Perché le Ecoballe dall’Italia, secondo i quotidiani locali, arriverebbero dalla regione Campania e precisamente dal sito di Taverna del Re, che si trova tra Caserta e Napoli. Un enorme carico, si legge sui quotidiani marocchini, di materiale plastico, pneumatici e di rifiuti derivati da combustibili. Quanto basta per allarmare gli ambientalisti marocchini che vogliono vederci chiaro e hanno chiesto l’intervento del gabinetto reale, perché il Paese «non diventi il centro di raccolta della spazzatura internazionale».

Fino ad ora la ministra non ha dato risposte convincenti, oltre ad aver cambiato versione due volte, come racconta il quotidiano al Ahdath. Inoltre, è stata lasciata sola dal suo partito oltre che dal governo, in una vicenda che si sta trasformando in un vero e proprio scandalo nazionale.

Infatti, se prima aveva assicurato con un comunicato che era tutto nella norma, adesso ha dichiarato alla stampa che il carico è ancora sospeso perché deve passare due test per verificarne la pericolosità.

Molte ombre, dunque, mentre l’Italia in queste due settimane di certo non sta godendo di una buona nomea, non solo per il silenzio assordante sul caso. Solo ieri il Pd alla Camera – con i deputati Khalid Chaouki, Eleonora Cimbro, Chiara Braga e Floriana Casellato – ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di «procedere a un’approfondita verifica della vicenda al fine di chiarire quale tipologia di rifiuti sarebbero arrivata nel porto marocchino e se questi rifiuti siano in linea con i parametri internazionali relativi al loro smaltimento».

Troppo tardi anche perché il nostro Premier, Matteo Renzi, che ancora deve fare la sua visita ufficiale in Marocco, i cittadini marocchini lo stanno conoscendo in queste ore sui social dopo il suo tweet “Via le ecoballe dalla Terra dei Fuochi. Via la camorra da gestione rifiuti. Finalmente si fa sul serio #lavoltabuona”, tradotto in arabo e in francese. E non è un buon bigliettino da visita.

fonte: La Stampa

MInambiente: ecco le linee guida per uniformare a livello nazionale il calcolo della differenziata

Un decreto del ministro dell’Ambiente pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale introduce, per la prima volta, linee guida nazionali per un metodo di calcolo unico della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati, cui tutte le Regioni dovranno attenersi nel dotarsi dei propri metodi di calcolo e di certificazione. Il decreto, che attua l’articolo 32 del Collegato Ambientale, permetterà un reale confronto dei risultati tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale e tra i Comuni, calibrando i tributi comunali a seconda dei livelli di raccolta raggiunti e certificati dalle Regioni.

Tra le novità, anche la possibilità di conteggiare il compostaggio domestico nella raccolta differenziata e di considerare nel calcolo tutti i rifiuti che sono conferiti nei centri di raccolta comunali: ciò, è specificato nel testo, potrà avvenire solo nei comuni che abbiano con proprio atto disciplinato questa attività, garantendo dunque la tracciabilità e il controllo.

“L’Italia della raccolta differenziata – afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – viaggia ancora a diverse velocità, anche a causa della confusione generata da strumenti di calcolo differenti da una Regione all’altra, cui segue un’ovvia difficoltà nel rendere omogenea l’applicazione del tributo. Queste linee guida nazionali sono funzionali a portare tutto il nostro Paese verso l’economia circolare, adeguandolo agli standard europei di differenziata e superando la realtà delle discariche in cui purtroppo va ancora gran parte dei rifiuti nazionali”.

Il decreto in Gazzetta

RASSEGNA STAMPA – CHI BUTTA PAGA!

In tre comuni del milanese inizierà a breve una piccola ma significativa rivoluzione nell’ambito della raccolta dei rifiuti. Canegrate, Magnago e San Giorgio su Legnano partiranno con la sperimentazione della tariffa puntuale dal prossimo giugno, superando la vecchia concezione basata esclusivamente sui metri quadri a disposizione delle utenze.
La nuova tariffazione sarà composta da tre voci: la prima sarà una quota fissa basata sulla metratura dell’immobile, la seconda verrà calcolata sul numero di conferimenti prefissati in base al numero di occupanti per quanto riguarda le utenze domestiche, e sui metri quadri occupati per le attività commerciali. La terza voce, invece, consisterà in una quota variabile sulla base del rifiuto indifferenziato effettivamente conferito e, qualora venisse superato il numero di quelli preassegnati, il costo verrà addebitato all’utente. Infine rimarrà invariata l’addizionale provinciale.
Con la tariffazione puntuale i tre comuni e AEMME Linea Ambiente, la società incaricata della raccolta, vogliono adeguarsi alle principali realtà europee e superare l’ormai obsoleto metodo presuntivo (basato sulla metratura) che non dà alcun incentivo alla cittadinanza per ridurre la produzione di rifiuti. Con il nuovo metodo si vuole andare incontro alle esigenze del cittadino, permettendo un pagamento più equo in base all’effettiva produzione di rifiuti, incoraggiando quindi la popolazione a tenere un comportamento più rispettoso nei confronti dell’ambiente.
Dall’inizio del mese di giugno i 29mila abitanti dei tre comuni riceveranno direttamente a casa, attraverso degli incaricati di AEMME Linea Ambiente, dei sacchetti dotati di transponder elettromagnetico che, attraverso un lettore di cui saranno dotati i mezzi di raccolta, saranno in grado di associare istantaneamente l’utente al contenitore. I sacchetti dotati di microchip trasmetteranno quindi in tempo reale il codice utente, la data, l’ora del ritiro, il veicolo e il suo posizionamento (tramite GPS) e l’operatore incaricato della raccolta. Grazie a questi sacchetti “personalizzati” si eviteranno possibili errori dal momento che verranno associati esclusivamente all’utente in questione.

fonte: ricicloni.it