ANCI – CONAI. Associazione Comuni Virtuosi: “chi ha i soldi ha vinto”?

Dopo la chiusura dell’accordo ANCI-CONAI e la pubblicazione degli allegati tecnici (l’accordo quadro è stato firmato lo scorso aprile, l’ultimo allegato tecnico, quello relativo alle materie plastiche, è stato pubblicato solo lo scorso novembre), ACV, protagonista di una battaglia finalizzata al miglioramento delle condizioni contrattuali per i Comuni, considerate penalizzanti, effettua un analisi puntuale dello stesso. Rimarcandone i limiti…
Si preannuncia un’uscita “a puntate” l’analisi effettuata dall’ACV dell’Accordo Quadro ANCI CONAI. Il primo punto messo sotto la lente d’ingrandimento è quello degli aumenti dei corrispettivi che CONAI riconoscerà ai Comuni per far fronte ai “maggiori oneri” di un raccolta differenziata. Corrispettivi che CONAI ha definito nei suoi comunicati stampa “significativi”.
ACV mette in discussione proprio la “significatività” di questi aumenti: ad oggi i Comuni riceveranno cifre largamente insufficienti alla copertura dei costi di un servizio di raccolta differenziata. Anche considerando gli incrementi dei corrispettivi prima citati che porteranno a “oltre 400 milioni” l’importo complessivo ( (nel 2013 sono stati 341.146.819 euro) non si arriverebbe ancora a coprire neanche la metà di quanto i comuni spendono. Rimane purtroppo quanto mai di attualità la rilevazione fatta nel 2008 dall’Antitrust con il rapporto IC26 : la RD degli imballaggi ” è una risorsa economica che i Comuni italiani non riescono a sfruttare e che potrebbe invece, con un opportuno ricorso al mercato, garantire ai cittadini un servizio di raccolta migliore e tariffe più basse”.

Vi invitiamo a leggere questa prima uscita di ACV.

Decreto legge sui rifiuti, Legambiente: “Ennesimo condono che premia i furbi”

Il Ministero dell’ Ambiente è al lavoro su un nuovo decreto che, tra le altre cose, riscrive gli obiettivi di legge su raccolta differenziata, riciclo e recupero dei rifiuti. Per Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, è un ennesimo condono che premia chi non rispetta le norme e creerà danni alle Regioni
“Per noi è una follia”. Sono lapidarie le parole con cui il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani, commenta la notizia che vuole il Ministero dell’Ambiente al lavoro su un decreto legge che, tra le altre cose, riscrive obiettivi e scadenze per la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti.

“Il 65% come limite minimo di raccolta differenziata per i comuni, che si sarebbe dovuto raggiungere entro il 2012, scompare completamente. Viene posto al 31 dicembre 2016 il raggiungimento del 50%, che era quanto la normativa vigente prevedeva a fine 2009, ed entro la stessa scadenza si impone il riciclo e il recupero di almeno il 65% dei rifiuti. Ma con recupero si intende anche il recupero energetico, quindi anche gli inceneritori”. “È un condono – prosegue – l’ennesimo condono che come tutti i condoni premia i furbi. Penalizza coloro che hanno rispettato la legge, come gli oltre 1300 comuni che Legambiente ha premiato poco tempo fa per averrispettato i limiti previsti del 65% di raccolta differenziata. Perchè questi comuni non devono pagare l’ecotassa come quelli che non hanno rispettato le norme?”

Il nuovo decreto creerà notevoli problemi alla finanza pubblica: “Le multe sull’ecotassa non si pagheranno fino al 2017 e le pagheranno soltanto i comuni che faranno registrare percentuali di raccolta differenziata al di sotto del 50%. In questo modo le Regioni perderanno un sacco di soldi”.

Da cosa deriva le necessità di un nuovo decreto in materia dunque? Ciafani ha una spiegazione: “L’Anci da tempo chiede di risolvere il problema relativo ad alcuni amministratori locali condannati per danni erariali dovuti al mancato rispetto delle norme sulla raccolta differenziata. (Il caso di Recco in Liguria ad esempio, ndr). È un problema siamo d’accordo, ma bisogna cercare di risolverlo con una norma ad hoc, non con un decreto del genere che allarga le maglie. Così facendo tutti i buoi scappano dal recinto”.

Fonte: Eco dalle Città

Bologna e le campane seminterrate: al via controlli contro abbandono sacchi di rifiuti in centro storico

A fronte delle criticità dopo la sostituzione dei cassonetti con isole ecologiche interrate, Hera e Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) stanno eseguendo speciali controlli per contrastare l’abbandono dei rifiuti nella zona del quartiere San Vitale interessata dal nuovo sistema della raccolta dei rifiuti con il nuovo sistema

Il comunicato del Comune di Bologna:

Per migliorare la raccolta differenziata dei rifiuti, come richiesto per legge, e migliorare la qualità dello spazio pubblico, l’Amministrazione comunale ha avviato nel centro storico la sostituzione dei cassonetti con un numero 10 volte inferiore di mini isole interrate, destinate alla raccolta dei rifiuti organici, vetro e lattine. È un investimento pubblico di infrastrutturazione molto impegnativo, e per avere tutti i benefici attesi, è indispensabile il rispetto delle regole nel conferimento dei rifiuti.

A fronte delle criticità riscontrate Hera e Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) stanno eseguendo speciali controlli per contrastare l’abbandono dei rifiuti nella zona del quartiere San Vitale interessata dal nuovo sistema della raccolta dei rifiuti con il metodo porta a porta e mini isole interrate. I controlli vengono eseguiti tre giorni a settimana.

Come funziona?
Gli addetti della raccolta rifiuti notturna appongono un adesivo giallo sui sacchi che sono stati mal conferiti. I sacchi “marchiati” non vengono raccolti, ma vengono lasciati in loco in attesa del controllo delle GEV, che avviene in mattinata. Le GEV documentano con foto il mal conferimento e con la collaborazione di un addetto di Hera raccolgono i sacchi “marchiati”. L’ispezione del contenuto dei sacchi, utile all’individuazione del trasgressore e alla relativa sanzione, viene eseguita materialmente presso il termovalorizzatore di via del Frullo.

Dall’inizio dell’anno sono già stati emessi 37 verbali, che verranno notificati nei prossimi giorni. La maggioranza dei verbali (70%) sono imputabili ad attività economiche per le quali, in base al Regolamento comunale della gestione dei rifiuti, la sanzione è di 250 euro

Aumentano nel 2014 gli imballaggi immessi al consumo: + 1,85 sul 2013

Arriva un’anticipazione sulla quantità complessiva di imballaggi immessi al consumo nel 2014 nel mercato nazionale. In attesa del report ufficiale Conai, le stime parlano di un lieve aumento rispetto al 2013, quando l’immesso al consumo fu di 11,3 milioni di tonnellate. Nell’anno passato si è arrivati a quota 11 milioni e 550 mila, 250 mila tonnellate pari all’ 1,85% in più, la metà delle quali nel settore carta e cartone. Si stima che nel 2015 l’immesso al consumo sarà di 11 milioni e 700 mila tonnellate, quindi un ulteriore incremento dell’ 1,5%. Nel 2012 l’immesso al consumo fu di 11,2 milioni.

La produzione annua di rifiuti urbani in Italia è di circa 29,9 milioni di tonnellate(Rapporto ISPRA 2013). Secondo Conai, l’incidenza in peso dei rifiuti di imballaggio è di circa il 25%, in quanto una quota considerevole degli imballaggi prodotti sono “secondari” e “terziari” – usati perlopiù nel circuito industriale e commerciale – che non finiscono nei rifiuti urbani.

Novara e la sua Comunità Ecosostenibile

A cura di Giulio Rigotti (Assessore all’Ambiente – Comune di Novara), Emidio Panna (presidente Cooperativa Sociale La Ringhiera), Franco Bontadini e Anna Bruneri (Associazione Mille Citta del Sole), Sergio Capelli (tecnico E.S.P.E.R.)

Ogni anno la Fondazione Cariplo pubblica bandi finalizzati al sostegno di azioni volte ad aumentare la sostenibilità della comunità in cui si svolgono. Nel 2012 è stato pubblicato il bando “Costruire comunità sostenibili”.
Partendo dall’assunto che “l’attuale modello di sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche, oltre a produrre sprechi, inefficienze e squilibri, comporta notevoli impatti di natura ambientale. E’ quindi opportuno favorire un cambiamento nei comportamenti individuali e collettivi per realizzare modelli di consumo e di produzione più sostenibili nel tempo e più attenti ai diritti delle generazioni future”  il bando era finalizzato a “contribuire allo sviluppo di iniziative finalizzate a una gestione del ciclo delle risorse efficiente e sostenibile nelle comunità locali, la cui efficacia possa essere sperimentata, documentata e applicata in altri contesti. In particolare, verranno sostenuti progetti che propongano soluzioni efficaci e condivise alle problematiche ambientali legate ai cicli integrati di acqua, energia e rifiuti” .
ESPER ha dunque proposto al Comune di Novara di partecipare al Bando, coinvolgendo nella progettazione dello stesso l’Associazione Mille Città del Sole  di Milano (già attiva sul territorio novarese sulle tematiche relative all’energia) e la Cooperativa Sociale la Ringhiera  di Albino (BG) da anni operativa nel campo dei servizi ambientali, che ha assunto il ruolo di capofila del progetto in quanto ente no profit.
Altri partner e finanziatori del progetto sono Novamont , ASSA  (l’azienda che si occupa di raccolta e trasporto RSU a Novara), Consorzio Bacino Basso Novarese – CBBN , Società Cooperativa La Terra Promessa , Fondazione Comunità Novarese Onlus  e Acqua Novara VCO .
Viene steso un progetto che si articola in varie azioni, che interessano i temi del risparmio energetico, del corretto utilizzo dell’acqua con conseguente risparmio di risorse, dei rifiuti, partendo dalla riduzione della produzione fino al tema della raccolta. Il progetto viene approvato dalla Fondazione Cariplo, che lo finanzia con 88.000€, pari al 41% del totale dei costi del progetto.
Il progetto, denominato CEN – Comunità Ecosostenibile Novarese, prende il via ufficialmente il 13 aprile 2013, con la festa di inaugurazione del punto sostenibilità, localizzato presso la ex sede ASSA di viale Curtatone 15, che sarà il baricentro di tutto il progetto, ospitando lo Sportello Energia ed il Mercatino del Riuso. Il termine formale del progetto era il 28 febbraio 2014. In realtà molte delle azioni sono state adottate come permanenti dal Comune di Novara.
La misurabilità dei risultati ottenuti era uno dei requisiti principali richiesti dalla Fondazione Cariplo. Alla semplice contabilità legata alle azioni messe in campo si è deciso di calcolare anche l’impatto in termini di gas climalteranti. A tale scopo si è deciso per l’utilizzo di uno strumento che fosse disponibile a chiunque e che fosse validato da un ente terzo. La scelta è caduta su WARM , web-application creata e validata da EPA – United States Environmental Protection Agency .

Queste le azioni messe in campo ed i risultati ottenuti:

Rifiuti – Ecofeste
Le feste, le sagre e le varie manifestazioni sul territorio del Consorzio di Bacino Basso Novarese sono numerose e raccolgono moltissime adesioni. Il momento di aggregazione è quindi strategico per proporre comportamenti ecosostenibili e per ridurre le grandi quantità di rifiuti che si producono. Agli organizzatori vengono proposti un disciplinare ed una serie di azioni  finalizzate alla minimizzazione dell’impronta ecologica della festa stessa, con particolare attenzione alla riduzione dei rifiuti prodotti nell’ambito della sagra. A fronte della sottoscrizione del disciplinare e della conseguente presa d’impegno nel mettere in campo le azioni sottoscritte, agli organizzatori viene concesso il permesso di utilizzare il logo “ECOFESTE CEN”, di poter sfruttare i canali della comunicazione istituzionale avendo così maggior visibilità, ma, soprattutto, di vedere coperti gli extra costi dovuti alle scelte verdi con una fornitura di stoviglie in Mater-Bi pari ad un massimo di 2500 coperti.
Nel corso del 2013 nove fra feste di piazza, manifestazioni culturali e sagre hanno chiesto di accedere al progetto Ecofeste-CEN (Inaugurazione CEN, Street Games, Veg Festival, Festa SEL, Novara in PiAzza, NovarArchitettura, Festa dei Popoli, ECOSOSTENIAMOCI, Gara Ciclopodistica Settembre) per un totale di 30.000 coperti.  Numeri che significano 1800 kg di plastica risparmiata, ma non solo: utilizzando stoviglie compostabili, quindi conferibili direttamente nell’umido, è possibile recuperare tutti gli avanzi, quantificabili in 200g a pasto , per un totale di 6000 kg di organico recuperato. In termini di emissioni di gas serra, significa la mancata emissione di circa 5 tonnellate di CO2 equivalenti.

Rifiuti – Mense sostenibili 
Quando è iniziata la fase di progettazione, le mense scolastiche novaresi rappresentavano già un esempio virtuoso. L’amministrazione comunale già aveva percorso la via della sostituzione delle stoviglie monouso con quelle lavabili in gran parte delle scuole. Rimanevano una scuola più piccola dove l’utilizzo delle stoviglie permanenti sarebbe stato antieconomico ed i giorni in cui per qualche emergenza si era costretti ad usare stoviglie monouso. Si è scelto di bonificare queste “piccole” sacche di in-sostenibilità con l’utilizzo di stoviglie compostabili in Mater-Bi. Non solo, si è scelto di passare in tutte le scuole comunali di Novara all’acqua in brocca.

Tali scelte non solo hanno interessato l’anno scolastico 2013-2014, ma sono state istituzionalizzate ed inserite nel nuovo bando per l’affidamento del servizio mensa nelle scuole novaresi.
In questo caso i numeri sono decisamente più importanti: nel solo primo quadrimestre dell’anno scolastico 2013-2014 sono stati serviti 360.704 pasti in stoviglie permanenti e 5.767 in stoviglie compostabili, per un totale di 22.000 kg di stoviglie di plastica non utilizzate e 78.500 kg di scarti alimentari recuperati. Tali quantità si traducono in circa 85 tonnellate di CO2 equivalenti non immesse in atmosfera.
Anche la scelta di utilizzare acqua in brocca, andando ad eliminare le bottigliette da 0,5 litri ha avuto risultati significativi. Su un totale di 366.471 pasti sarebbero state servite agli alunni 549.706 bottigliette (dati forniti dalla società appaltatrice), molte delle quali poi abbandonate sul tavolo ancora contenenti dell’acqua, per un totale di circa 13,7 tonnellate di PET. Convertito in gas climalteranti, risulta che con questa operazione si sono evitate emissioni per 8,5 tonn di CO2 equivalenti (che se le bottigliette fossero destinate ad incenerimento diventerebbero 46,9, secondo WARM).

Rifiuti – Mercatino no profit del riuso
In linea con altre esperienze attive sul territorio italiano e piemontese, si è deciso di mettere in piedi un Mercatino del Riuso. Obiettivo di queste azioni è non solo quello di intercettare beni ancora validi dal punto di vista funzionale prima che vengano conferiti come rifiuti, ma quello di avvicinare la cittadinanza attraverso il coinvolgimento e la condivisione al tema della corretta gestione dei rifiuti.
Per la formazione del personale che gestisce il mercatino ci si è rivolti ad un soggetto leader a livello nazionale come la torinese Triciclo , dal 1996 gestori di mercatini del riuso sul territorio del capoluogo piemontese. Non solo: ci si è consultati con Occhio del Riciclone , responsabile tecnico del PRISCA – Pilot project for scale re-use starting from bulky waste stream , un progetto finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Life Plus Ambiente 2011 che si propone di dimostrare la fattibilità di due Centri di Riuso, realizzati a Vicenza e a San Benedetto del Tronto, deputati ad avviare a riutilizzo i beni riusabili presenti nel flusso dei rifiuti solidi urbani e che, in assenza di una filiera organizzata, attualmente sono destinati perlopiù allo smaltimento.
I cittadini novaresi possono quindi conferire i beni che non intendono più usare e che sarebbero destinati a diventare rifiuti pur essendo ancora funzionalmente validi (mobili, piatti, posate, elettrodomestici, manufatti, oggetti elettronici…). Tali beni, selezionati, puliti e, quando possibile restaurati, venivano valutati dal gestore del mercatino. L’oggetto viene fotografato e caricato nel database e sul sito del mercatino . L’utenza ha dunque la possibilità di scegliere e prenotare gli oggetti presenti direttamente da casa propria. Ovviamente, trattandosi di mercatino no profit, la valutazione consiste in Eco-Stelline. Per ogni oggetto portato, dunque, il cittadino riceve ecostelline che può riutilizzare nell’”acquisto” di altri beni presenti al mercatino.
L’accesso ai servizi del mercatino è stato possibile grazie ad una tessera di riconoscimento personale, che ogni utente è tenuto a presentare. Attraverso questo supporto è possibile caricare in caso di deposito, sottrarre in caso di acquisto, “ecostelline” sul profilo dell’utente stesso.
Per gli utenti più avvezzi all’utilizzo di strumenti tecnologici si è provveduto alla smaterializzazione della card utilizzando un QR code sullo smartphone dell’utente stesso, attraverso il quale è possibile accedere al suo profilo personale.

Gli orari di accesso al pubblico del mercatino sono i seguenti: Giovedì dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15:00 alle 19:00 e sabato, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
Fra l’aprile 2013 e il febbraio 2014 ci sono stati 456 accessi al mercatino, per un totale di 2122 oggetti (1620 kg) depositati. Sono stati evitate 16 tonnellate di CO2 equivalenti
Il Mercatino no profit del Riuso continua la propria attività anche dopo la fine del progetto CEN, ed è tutt’ora aperto, grazie alla collaborazione fra l’amministrazione comunale, ASSA e l’Associazione Mille Città del Sole

Rifiuti – Recupero energetico della frenata
I mezzi utilizzati per la raccolta rifiuti sono, al pari di tutti gli altri mezzi con motore a scoppio, fonte di emissioni inquinanti e climalteranti. In particolare in Comuni in cui si effettua la raccolta domiciliare, le continue frenate e ripartenze a cui sono costretti gli automezzi, fa aumentare sia i consumi di carburanti, sia le emissioni inquinanti. Nello specifico l’impianto frenante è sottoposto ad un elevato stress operativo, facendo rilevare un rapido deterioramento delle componenti usurabili e richiedendo una manutenzione molto frequente. Proprio per queste ragioni è diventato abbastanza comune il montaggio su mezzi dediti alla raccolta rifiuti di sistemi denominati “Retarder” che utilizzano l’induzione magnetica per frenare il veicolo evitando di sollecitare troppo il sistema frenante tradizionale e ridurne così i costi di manutenzione.
Allo stesso modo sono ormai disponibili sul mercato mezzi ibridi con il recupero energetico della frenata per la ricarica delle batterie dell’automezzo stesso.
Con l’assistenza tecnica di ESPER e della Cooperativa Sociale La Ringhiera, è stata proposta la sperimentazione, su due dei mezzi costipatori leggeri da 5 mc di capienza impiegati per la raccolta “porta a porta”, di prototipi dei sistemi di frenatura rigenerativa, progettati con la collaborazione del Politecnico di Milano.
Al momento sono in corso sperimentazioni su analoghi sistemi di frenatura rigenerativa in varie parti del mondo (Berlino, Baltimora, New York, Miami) ma su mezzi di maggiore dimensione (autocompattatori da 26 mc) dove l’energia utilizzata per la frenata dell’automezzo viene immagazzinata in un serbatoio a pressione idraulica e viene utilizzata in fase di accelerazione. Questi sistemi sono stati sviluppati in parallelo sia dalla Bosch Rexroth in partnership con Mercedes e Volvo , che della inglese EATON  in partnership con Crane Carrier , che dalla Parker’s RunWise in partnership con Iveco .

L’agenzia americana EPA (Environmental Protection Agency), nel corso della sperimentazione in atto su mezzi della UPS, ha certificato che tali sistemi riducono le emissioni di anidride carbonica del 40 % circa .
La particolarità più interessante è quella che questi sistemi possono essere applicati anche su un parco mezzi già esistente, migliorando i parametri di emissioni, risparmiando carico al motore termico (allungando la vita del veicolo) e limitando l’uso dei freni (allungando la durata dell’impianto frenante).
Si è dunque provveduto alla installazione del kit progettato dal Politecnico su due mezzi per la raccolta, uno che svolgesse il proprio servizio in città (ASSA) e uno che lo svolgesse fuori (CCBN). Dopo l’installazione del kit sono stati rilevati a banco consumi di carburante inferiori del 32% rispetto ai consumi standard dei mezzi impiegati su percorsi misti. Un risultato in linea con quello delle esperienze similari condotte in Europa e negli Stati Uniti ma che presenta, secondo i partner della sperimentazione, ulteriori e consistenti margini di miglioramento ottimizzando ulteriormente la tecnologia di accoppiamento e lavoro in sincrono tra il motore a dinamo alimentato da condensatori ad alta capacità ed il motore a scoppio dell’automezzo.
Restano da valutare i risultati in termini di emissioni di inquinanti, di gas serra e soprattutto quanto e come il kit influisce sulla manutenzione del mezzo.

Energia – Condominio sostenibile
E’ un’azione di informazione e formazione di condòmini, amministratori, proprietari di case. In collaborazione con ANACI (Associazione amministratori di Condominio), Mille Città del Sole individua condomìni intenzionati ad effettuare opere di manutenzione importanti, informando i rappresentanti degli stessi relativamente a quali opere si possano effettuare al fine di riqualificare anche dal punto di vista energetico lo stabile in questione. E’ stata dunque sviluppata un’azione di presentazione e discussione delle possibili forme di riqualificazione energetica (cappotto, isolamento coperture, impianti a pavimento, sistema di ventilazione con recupero di energia, ecc.), cui segue l’assistenza passo passo alle diverse fasi dell’intervento deciso dall’assemblea condominiale, dall’analisi dei preventivi per le opere alla gestione delle pratiche burocratiche volte all’ottenimento degli incentivi disponibili, dal monitoraggio dei lavori in corso fino al collaudo finale ed al monitoraggio a regime.

Acqua – Meno acqua calda negli scarichi
In collaborazione con AMFAG sono stati distribuiti ai cittadini di Novara dei kit rompigetto. Si è provveduto ad informare correttamente la cittadinanza all’installazione ed all’uso del kit stesso, chiedendo ai cittadini stessi un impegno nel monitorare i reali risparmi conseguiti con l’adozione del kit (consumi idrici e consumi energetici).
La distribuzione dei kit è iniziata con l’inaugurazione dello spazio sostenibilità, il 13 aprile 2013 ed è ancora in corso.

Acqua – Meno acqua minerale in bottiglia
In collaborazione con Acqua Novara VCO ed il comune di Novara, CEN ha supportato l’avvio di tre “case dell’acqua” presso cui i cittadini possono riempire le proprie bottiglie con acqua filtrata fresca, naturale o gassata con un costo di 0,05 euro al litro. Il risultato è stato assai incoraggiante, si distribuiscono oggi settimanalmente  ventimila litri di acqua dell’acquedotto trattata, cui corrisponde almeno il 50% di litri di acqua minerale in bottiglia di plastica  che non vengono più trasportate, né smaltite.

RASSEGNA STAMPA – Rifiuti, differenziata alle stelle grazie agli occhi del microchip

È Bienno il Comune più riciclone della Valle Camonica. Titolo conquistato dopo uno scatto da centometrista che gli è valso anche l’ingresso nel circolo dei virtuosi bresciani.
A dargli una mano a scalare l’ambita classifica, ad ottobre, il passaggio al metodo di raccolta puntuale, che ha fatto di Bienno l’ente capofila del progetto pensato dall’unione «Antichi borghi» e Vallecamonica Servizi.
IL NUOVO SISTEMA funziona secondo l’idea del più ricicli meno paghi. Grazie a un bidone, di cui è stata dotata ogni famiglia, che dispone di un microchip che calcola il numero di svuotamenti. Dentro solo l’indifferenziato. «Ad ottobre abbiamo raggiunto il 75% di differenziata – commenta il sindaco Massimo Maugeri – e raggiunto un risparmio pari al 10%. È un sistema che dev’essere ancora affinato, ma abbiamo già in mente dove e come farlo per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati: la tutela dell’ambiente e il risparmio per i cittadini».
I numeri sono più che positivi se si considera che i dati dell’indifferenziato in un solo anno sono crollati: nell’ottobre del 2013 il Comune conferiva 32mila 762 chili di rifiuti generici; un anno dopo, con il sistema di raccolta puntuale, i chilogrammi sono diventati 17mila 227, ben il 47,41% in meno.
«Ma l’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello dell’80% e sappiamo che possiamo farcela», cittadinanza permettendo. Perché anche a Bienno i furbetti (o almeno quelli che si credono tali) non sono mancati. Anche per ora il Comune ha dato il via solo al sistema di raccolta e non alla tariffazione virtuosa, che inizierà a breve. «Invito chi getta i sacchi nei cestini pubblici – chiude il primo cittadino – a conferirli correttamente perché stanno per partire controlli severi, anche con il supporto di telecamere, per punire i trasgressori con multe salate». Dopo il primo banco di prova a Bienno, verranno attivate campagne informative sul corretto conferimento dei rifiuti, oltre che repressive nei confronti di alcuni comportamenti sbagliati. Quindi si partirà anche con il sistema di tariffazione puntuale, che permetterà ai biennesi di pagare in bolletta quanto effettivamente prodotto in termini di rifiuti. Una volta che Bienno sarà a regime, saranno i comuni di Malegno e Breno a passare alla raccolta puntuale; i tempi sono ancora incerti, dipenderà molto anche dagli investimenti di Vallecamonica servizi in mezzi e bidoni ad hoc, ma di certo sarà entro la fine del 2015.

Fonte: Brescia Oggi

Come riconoscere i sacchetti giusti per la raccolta dell’organico

Le problematiche relative alla gestione e lo smaltimento dei rifiuti urbani rappresentano una delle grandi priorità ambientali dei nostri tempi poiché coinvolgono tutti gli ambiti sociali e territoriali, dalle campagne al tessuto urbano.

Nel 2008 l’Unione Europea ha promulgato la direttiva quadro sui rifiuti che sancisce la nascita di una  “società del riciclaggio“, ovvero di un contesto sociale che cerchi di minimizzare la produzione di rifiuti e lavori per sviluppare il ri-utilizzo dei materiali conferiti.

Da questo concetto nasce la necessità di promuovere e facilitare la raccolta differenziata delle varie frazioni che compongono i rifiuti solidi urbani. La raccolta differenziata della frazione organica (umido) assume un’importanza strategica ai fini della sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti, per i seguenti motivi:

– massimizza il recupero/intercettazione dei materiali reciclabili che altrimenti sarebbero sporchi di sostanza organica e spesso non più recuperabili.

– riduce notevolmente il peso della frazione indifferenziata da gestire. L’organico rappresenta una percentuale a peso tra il 30-40% del totale dei rifiuti.

– riduce decisamente la pericolosità dei rifiuti quando conferiti in discarica in termini di percolati ed emissioni di gas metano in atmosfera.

– riduce l’energia necessaria ad incenerire la frazione indifferenziata in quanto secca.

– riduce i costi di smaltimento poiché il conferimento in compostaggio costa circa la metà rispetto al conferimento in discarica o l’incenerimento.

– consente la produzione di compost dai rifiuti. Il compost è un ammendante per i terreni agricoli.

– consente la chiusura del circolo del carbonio, dalla terra alla terra.

La raccolta dell’organico può essere effettuata con sacchetti di carta o in sacchetti biodegradabili e compostabili. Se per i primi non esistono grosse problematiche nel riconoscimento dei sacchetti conformi, diverso è il discorso su quelli in bioplastiche.

I SACCHI DI CARTA  e SACCHETTI COMPOSTABILI devono essere   CERTIFICATI A NORMA UNI EN 13432

Facciamo un po’ di chiarezza: la biodegradabilità è una proprietà delle sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, di essere decomposti in sostanze più semplici dalla natura, o meglio, dai batteri saprofiti, in un tempo anche molto lungo. Un materiale non biodegradabile non viene assorbito dal terreno e rimane identico nel tempo, quindi contribuisce all’inquinamento della zona dove si trova.

La compostabilità è, invece, la capacità di un materiale organico di trasformarsi velocemente in compost (cioè un terriccio usato come fertilizzante) mediante uno specifico processo di degradazione aerobica, chiamato processo di compostaggio. Tale processo sfrutta la biodegradabilità dei materiali organici di partenza per trasformarli in un prodotto finale che deve rispettare alcuni requisiti definiti dalla legge per poter essere utilizzato.

Un sacchetto compostabile non vuol dire biodegradabile. Infatti non è detto che un sacchetto biodegradabile sia anche compostabile, cioè si disintegri per il 90% in frammenti inferiori ai 2 mm, a contatto con materiali organici dopo 3 mesi e si degradi almeno del 90% in anidride carbonica in non più di 9 mesi. Spesso alcuni sacchetti, come i sacchetti in plastica additivati con ECM,  vengono spacciati per compostabili quando non lo sono ed addirittura sono riportate, in questi sacchetti, scritte che invitano ad utilizzarli per la raccolta dei rifiuti organici.

Il vero sacchetto compostabile permette, invece, di creare un rifiuto umido omogeneo dove sia contenitore che contenuto godono delle stesse proprietà di biodegradazione. Questo quindi rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido perchè agevola la diminuzione degli scarti e aumenta i quantitativi di rifiuto organico intercettato, garantendo sempre i livelli di qualità richiesti per il compost finale.

  • controllare se il sacchetto riporta uno dei seguenti marchi:
  • controllare se il sacchetto riporta la dicitura: sacchetto conforme alla normativa UNI EN 13432-2002 o diciture similari che dichiarino la conformità a questa specifica norma

L’utilizzo di sacchetti non compostabili può essere sanzionato ai sensi del Regolamento consortile di gestione dei rifiuti urbani con una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 25,00 a Euro 150,00. I sacchetti compostabili possono anche essere utilizzati per la raccolta del rifiuto non recuperabile.

Trento e Reggio Emilia: NO Waste per la GDO

C’era molto entusiasmo venerdì 21 novembre, nello splendido scenario della Sala degli Specchi del Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, dove la Regione Emilia Romagna, i Comuni di Reggio Emilia e Trento, i vertici di Coop e Coop Consumatori Nord-est e Ambiente Italia, hanno presentato i risultati del progetto “No Waste” “Spesa netta, solo l’utile della spesa”, una sperimentazione di 3 anni (2012-2014), avviata con il contributo LIFE dell’Unione Europea.

Gli onori di casa li ha fatti il Comune di Reggio Emilia, in quanto capofila del progetto NO.WA (No Waste), rappresentato soprattutto da Mirko Tutino, Assessore Infrastrutture del territorio e Beni comuni del Comune, che è stato tra i più espliciti, nel ricordare alla platea quali siano i punti critici della gestione dei rifiuti in Italia. Secondo Tutino, il problema del conflitto d’interessi in Italia c’è anche nel settore dei rifiuti, perché “Non si può chiedere ad un’azienda di servizi ambientali, che gestisce anche un impianto di smaltimento dei rifiuti, di fare un lavoro serio sulla loro riduzione. C’è un conflitto d’interesse enorme”.

E ancora Giuseppe Bortone, Direttore Generale Ambiente della Regione Emilia Romagna: “In Italia non cambierà davvero nulla riguardo la riduzione dei rifiuti, sino a che smaltirli negli impianti costerà solo 70 euro a tonnellata. Una cifra che non considera gli altri costi collaterali il processo di smaltimento implica”.

Il progetto “NO WASTE”, invece, si è prefissato in 3 anni di ridurre davvero i rifiuti, operando alla fonte, con un modello avanzato che potrebbe già costituire un punto di riferimento a livello nazionale. NO WASTE è riuscito a coinvolgere il principale canale di emissione dei rifiuti, supermercati e ipermercati della grande distribuzione organizzata (GDO), dimostrando che si possono risparmiare in media 500 tonnellate annue di rifiuti, per un punto vendita simile agli Ipermercati Coop. Con altri numeri, tale riduzione significa avere fatto 7 kg di rifiuti in meno, ogni 1000 euro di fatturato.

I punti vendita che hanno aderito a questa sperimentazione sono stati differenti, tra Reggio Emilia (6 punti vendita) e Trento (22 punti vendita). Nella provincia emiliana, infatti, ha collaborato soprattutto la Coop, con grossi punti vendita. Conad e Sigma, gli altri marchi. Più piccoli, ma numerosi quelli del Trentino.

Il piano di riduzione dei rifiuti ha compreso tutte le azioni ritenute più efficaci presso la GDO e capaci di sensibilizzare i cittadini: vendita di borse riutilizzabili, di alimenti, bevande e detersivi sfusi e ricaricabili, di stoviglie comportabili; utilizzo di confezioni e imballaggi a basso impatto ambientale, riutilizzo di bancali e cassette per ortofrutta. Come massa e peso, sembra che l’80% dei rifiuti siano proprio nelle cassette e nei bancali dell’ortofrutta.

L’importanza di No-Waste è stata proprio quella di riuscire a coinvolgere la Grande Distribuzione Organizzata, che può dare un contributo notevole alla riduzione dei rifiuti, avendo un forte potere d’acquisto nei confronti delle aziende e potendo influenzare, per esempio, le politiche di packaging.

Inoltre, No Waste ha incluso una campagna di comunicazione con “bollino di qualità” dei soggetti aderenti, che ha promosso le azioni base del processo di riduzione dei: scegli, riduci, riusa.

L’altro filone del progetto LIFE “No WASTE”, avviato da Comune di Reggio Emilia, città di Trento, Ambiente Italia srl, Reggio Children e Coop Consumatori Nordest, è stato progettare un centro del riuso che recuperi l’invenduto non alimentare dei punti vendita e i beni dimessi dai cittadini, prima che finiscano nei centri di raccolta dei rifiuti urbani. Grazie anche alla collaborazione di Iren e del Comune di Piacenza, è stato realizzato lo studio di fattibilità per la realizzazione del Centro.

Cala la produzione di rifiuti, ora serve una strategia nazionale

In Italia in tre anni è sparita una collinetta di rifiuti larga alla base poco più di un campo di calcio, e alta 250 metri circa. Le tonnellate di rifiuti prodotte in Italia sono scese costantemente, a partire dalle 31,4 milioni del 2011 alle 29,6 milioni del 2013. Italico virtuosismo? In parte, ma soprattutto una conseguenza della crisi. L’obiettivo di decoupling, ossia il disaccoppiamento della produzione di rifiuti dalla crescita del Pil, non è ancora stato raggiunto (nonostante qualche segnale tra il 2010 e il 2011), dato che «la riduzione dei RU (rifiuti urbani, ndr) degli ultimi anni è da attribuire più alla recessione che a cambiamenti strutturali».

È questa la fotografia scattata dal primo WAS Annual Report, dedicato a “L’industria italiana del waste management e del riciclo tra strategie aziendali e politiche di sistema” e presentato oggi a Roma da Althesys. Immortala il quadro di una gestione ancora troppo legata a non-scelte, dove la discarica la fa da padrona: nell’ultimo triennio i conferimenti sono scesi del 5,2%, ma in media il 37% dei rifiuti urbani prodotti in Italia finisce ancora in discarica, con punte di oltre il 90%. Il risultato è che con i ritmi attuali di smaltimento le discariche italiane si esauriranno addirittura entro i prossimi due anni. È sensazione diffusa, leggendo il rapporto, che le conseguenza di questo trend non siano ancora ben chiare ai policy maker, locali e non.
La revisione delle principali direttive UE che regolano il settore fisserà obiettivi al 2030 molto sfidanti, come l’aumento del riciclo al 70% e l’eliminazione delle discariche. Cogliere tali obiettivi richiederà l’industrializzazione e il consolidamento del settore, ad oggi frammentato ma con pesi specifici molto concentrati: delle 4.761 aziende autorizzate alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani (dati dell’Albo nazionale dei Gestori ambientali) i 70 maggiori operatori, pubblici e privati – protagonisti nell’ultimo triennio di investimenti pari a 1 miliardo di euro – coprono il 58% dei ricavi e il 54% dei rifiuti urbani raccolti, servendo oltre la metà della popolazione.

Quello che serve a questo macrosistema è «una vera e propria strategia nazionale per i rifiuti, chiara e di lungo periodo, che sappia valorizzare – sottolinea il rapporto – le competenze e le risorse industriali italiane». Ai primi posti di questa auspicata strategia si piazza una «maggior chiarezza e stabilità normativa» seguita da «una revisione delle politiche fiscali che incentivi le soluzioni in cima alla gerarchia di gestione dei rifiuti», in particolare una «riduzione dell’imposizione indiretta sui prodotti riciclati e crediti d’imposta per gli investimenti in innovazione» che «possono essere sostenuti con maggiori oneri sulle modalità più impattanti come la discarica, a carico fiscale complessivo invariato». Soprattutto, è necessario allargare lo sguardo ai flussi di materia nel loro complesso, senza fossilizzarci solamente sulla loro coda (i rifiuti, appunto). Senza questa svolta in primis culturale non si faranno mai sostanziali progressi, se non si adotta una strategia sui flussi di materia e sulle politiche industriali necessarie a dominare il mercato delle materie in generale, come oramai da anni ripete l’Unione  europea.

Tutto questo ancora in Italia non c’è – mentre in altri Paesi, vedi Germania, le cose vanno diversamente – e scorrendo il rapporto di Althesys si ha l’impressione di un sistema-paese ben lontano da quello evidenziato in altri qualificati dossier come il recente GreenItaly, dove si parla di Italia come «campione europea nell’industria del riciclo». Le ragioni di questa diversa versione dei fatti stanno probabilmente nel focus. Se si guarda al recupero interno al mondo dell’industria, il riciclo è prassi quotidiana: le imprese italiane sono effettivamente pronte e portate per riciclare all’interno dei propri processi produttivi tutto quanto risulta loro possibile con un margine di guadagno (risparmio di materia prima) economico. È tutto il resto che ancora latita.

Ma ad alimentare questa profonda discrepanza, che alimenta confusione, è una carenza di fondo che tutti i rapporti sul macrosettore dei rifiuti – e tutte le politiche economiche che vi si basano – non possono sopperire da soli. I dati cui fanno riferimento non sono affidabili, verificati, omogenei o confrontabili a livello nazionale. Uno scoglio contro cui la stessa Unione europea è andata a sbattere, che mina alla base la possibilità di organizzare politiche industriali coerenti. Senza buoni dati oggi non è possibile fare buona economia, e i rifiuti non possono sfuggire a questa logica.

Di Luca Aterini – Greenreport

ANCI-CONAI, ACV: un’altra occasione persa

Sono passati alcuni mesi da quando l’Associazione Comuni Virtuosi, sulla base di uno studio elaborato da ESPER ed in occasione della scadenza dell’accordo ANCI-CONAI, ha attivato una campagna finalizzata al cambiamento dei parametri dell’accordo, chiedendo a gran voce un miglioramento delle condizioni a favore dei Comuni.
Da allora oltre 200 Comuni hanno  sottoscritto le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi (ACV). La campagna ha ricevuto l’appoggio anche di Consorzi, sedi regionali dell’Anci, per un totale di oltre 4.500.000 cittadini rappresentati.

Si era infatti rilevato come i Comuni Italiani fossero  in condizioni di grande difficoltà: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di Stato e Regioni rendevano sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicavano ed indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti.
Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese. Di fatto i nostri Enti Locali si trovavano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi (i Comuni non possono infatti influenzare le modalità di consumo e progettazione degli imballaggi o rendere obbligatorio il vuoto a rendere). Imballaggi che costituiscono il 35-40% in peso e il 55-60 % in volume della spazzatura che si produce ogni anno in Italia.

Il funzionamento del sistema governato dall’Accordo Quadro Anci –Conai è alla base semplice e comprensibile: per ogni imballaggio prodotto e immesso nel mercato, il produttore versa ai consorzi un contributo denominato CAC (Contributo Ambientale Conai) che dovrebbe essere trasferito ai Comuni quando l’imballaggio, passando per la raccolta differenziata, viene riconsegnato ai consorzi. Sono cifre importanti, che dovrebbero essere destinate a coprire i costi di raccolta e, se ben utilizzate, contribuire concretamente a diminuire la bolletta dei cittadini.

Ma delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, ACV sottolineava come solo poco più di un terzo venisse girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi. Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evinceva inoltre che i Comuni avrebbero beneficiato di circa 297 milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni.

Sulla base di queste considerazioni e di un confronto con realtà europee (scarica lo studio integrale), l’Associazione Comuni Virtuosi ha individuato dei punti su cui far leva ed elaborato proposte in tal senso:

  1. Aumentare il Contributo ambientale Conai (CAC) Riconoscendo che la crisi ha comportato una minore immissione al consumo di imballi ed un minor gettito per il Contributo Ambientale Conai, si ritiene che questo mancato introito non debba penalizzare i Comuni che sostengono i costi per i servizi di raccolta e rischiano di non ricevere un corrispettivo adeguato alla spesa sostenuta (nel 2011, in media, solo un terzo dei costi delle raccolte era sostenuto dai corrispettivi Conai per un campione in cui veniva raggiunto il 35 % di RD mentre nei Comuni dove si raggiunge il 65 % di RD il tasso di copertura dei costi è pari al 20 % circa). È evidente che la compensazione dei costi delle RD deve essere allineata a quella degli altri paesi europei (adesso è pari a un terzo di quella portoghese e la più bassa in assoluto tra quelle dei paesi esaminati) deve provenire sia da una maggiore riduzione dei costi di struttura del sistema Conai che da un deciso aumento del CAC che deve essere commisurato in base alla effettiva riciclabilità degli imballaggi penalizzando fortemente le frazioni perturbatrici del riciclaggio e favorendo gli imballaggi totalmente riciclabili con bassi costi ambientali energetici ed economici.
  2. Modalità di verifica della qualità del materiale conferito – È necessario assicurare che la fase di valutazione qualitativa del rifiuto conferito dai Comuni sia effettuata con la massima indipendenza, correttezza e trasparenza da un soggetto terzo e individuando precise modalità di campionamento dei materiali. Oggi le verifiche vengono effettuate da soggetti scelti unicamente dai consorzi di filiera
  3. Il parziale riconoscimento dei maggiori oneri della RD ai Comuni da parte del CONAI – Si chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai ed un riallineamento del CAC (ora siamo al 25 % circa della media europea)
  4. Estendere e riconoscere ai comuni i contributi per tutti i materiali plastici effettivamente riciclabili – Estendere e riconoscere ai comuni i contributi per tutti i materiali plastici effettivamente riciclabili partendo da oggetti che già i cittadini conferiscono “per errore” con gli imballaggi di plastica. In questa direzione si è mosso Bloomberg sindaco di New York che ha recentemente esteso la raccolta della plastica a beni di plastica rigida come giocattoli e articoli casalinghi.
  5. Eliminare qualsiasi voce di spesa del sistema CONAI destinato all’incenerimento – Eliminare qualsiasi voce di spesa del sistema CONAI destinato all’incenerimento  (operato quasi sempre all’estero) , e destinare i contributi a sostegno di cicli chiusi di recupero della materia con particolare attenzione alle frazioni plastiche residue che in Veneto e Toscana hanno già dimostrato la loro efficacia anche per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro.

All’inizio di aprile 2014 ANCI e CONAI hanno comunicato in un comunicato congiunto di aver raggiunto un accordo per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che regolamenterà la raccolta differenziata degli imballaggi nel prossimo quinquennio 1/4/14 – 31/3/19.
Ad una prima lettura, le reazioni di ACV non è stata positiva, tanto da portare la stessa a chiedersi se il nuovo accordo non rappresentasse un’altra occasione persa (Siglato Accordo Quadro Anci-Conai, un’altra occasione persa? Titolava il sito dell’ACV). Nell’attesa di visionare gli allegati tecnici (resi pubblici infine solo a novembre), l’attenzione si è incentrata sugli aumenti dei corrispettivi che CONAI verserà ai Comuni, definiti “significativi” nel comunicato congiunto, ma valutati assolutamente insufficienti da ACV: “non possiamo che valutare come altamente insufficienti gli aumenti dei contributi resi noti:  + 10,6%  per la plastica (che vale il 54% dei contributi CONAI) e un aumento medio tra il 16 e 17% per gli altri materiali.
Inoltre rispetto a quanto dichiarato da Corepla,  e cioè che  “l’incremento del 10,6 %, tenuto conto della mancata applicazione delle restrizioni delle fasce di qualità previste per il 2013 dall’accordo vigente, sale al 16,6%”,  aspettiamo di leggere con attenzione l’allegato tecnico per capire se e come i costi di smaltimento della frazione estranea verranno addebitati.
I casi documentati nel nostro Dossier e lo studio successivamente presentato dall’ATOR3 riferito alla Provincia di Torino,  avevano messo in evidenza l’insostenibilità economica e ambientale del precedente accordo che sottrae risorse economiche ai comuni e condiziona fortemente la possibilità degli stessi di raggiungere gli obiettivi di recupero di materia previsti dall’Europa e dalla Normativa Italiana.
Per meglio chiarire come non possano essere considerati “significativi” gli aumenti annunciati ricordiamo che i corrispettivi che i Comuni ricevono dal Conai coprono solamente il 28,7 e 32% dei costi sostenuti dai Comuni, come documentato da studi realizzati dalla Provincia di Torino e Anci Lombardia