Rifiuti: a Legambiente non piace la Tares

A Legambiente non piace la Tares e ha dato il via alla raccolta firme per la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare” promossa nell’ambito della campagna Italia rifiuti free.

Secondo gli ambientalisti, «Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la Tares, la nuova tassa sui rifiuti rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta».

I primi firmatari della petizione che può essere sottoscritta anche u online sul sito di Legambiente) sono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Mario Tozzi, divulgatore scientifico, Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, Cristina Gabetti, curatrice della rubrica Occhio allo Spreco della trasmissione Striscia la Notizia, Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER, Enzo Favoino, Scuola agraria del Parco di Monza, Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, e Walter Ganapini, ambientalista.

Nella petizione, indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, si legge: «Chi produce meno rifiuti deve essere premiato. La nuova tassazione a carico delle famiglie e delle aziende deve essere equa e premiare i comportamenti virtuosi. La nuova tassa sui rifiuti, la Tares, rischia invece di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani. È un’ingiustizia. Il Governo deve rivedere il nuovo tributo sui rifiuti, che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno. In Italia la gestione dei rifiuti sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni ricicloni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti.  Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti. Continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani la quantità di rifiuti prodotti è irrilevante nel determinare l’ammontare della tassa, mentre solo alcune centinaia di enti locali fa pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale. Tutto questo è assolutamente inaccettabile.  Oggi è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea».

da Greenreport.it

Accordo ANCI-CONAI: come sottoscrivere le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi

Riportiamo un appello dell’Associazione Comuni Virtuosi:

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Entro l’autunno l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi.

Uno studio effettuato in collaborazione con ESPER evidenzia lo stato di notevole svantaggio in cui versano i Comuni italiani rispetto ai loro pari europei. Di fatto i nostri Enti Locali si trovano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

Come Associazione Comuni Virtuosi riteniamo che l’Accordo ANCI-CONAI in scadenza vada radicalmente riscritto accogliendo le proposte che qui vi presentiamo. Invitiamo tutti i Comuni a sottoscriverle affinché possano arrivare con forza al tavolo delle trattative.

LEGGI IL DOSSIER E SOTTOSCRIVI LE NOSTRE PROPOSTE DI MODIFICA

Per fare sentire la voce dei Comuni abbiamo bisogno di essere in tanti, chiediamo pertanto agli ENTI LOCALI: Comuni, ma anche Provincie e Regioni di sottoscrivere le nostre proposte contenute nel DOSSIER Analisi dei risultati ottenuti dal sistema Conai e proposte di modifica dell’accordo, tramite l’invio di una mail alla casella di posta:

adesioni@comunivirtuosi.org

Indicare nella mail i riferimenti dell’Ente Locale che sottoscrive e i riferimenti di contatto di cui dovremo tenere conto per l’invio degli aggiornamenti correlati all’iniziativa.

Scarica il Dossier completo>> e/o la Sintesi>>

CAC e corrispettivi: un estratto dello studio di ESPER per l’Associazione Comuni Virtuosi

Entro l’autunno l’Associazione Nazionale Comuni Italiani deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi. Questo accordo, se profondamente rivisto e uniformato agli standard europei del settore, potrebbe portare ingenti risorse economiche ai comuni per finanziare i servizi di raccolta dei rifiuti.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione (65%) e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

I principali sistemi di recupero degli imballaggi nei diversi paesi europei sono:
• sistemi “duali” (Austria e Germania) dove il Consorzio che raggruppa i produttori di imballaggi è direttamente responsabile della raccolta che è organizzata in parallelo alle attività dei Comuni.;
• sistemi “condivisi” (Francia, Paesi bassi, Italia, Spagna, Portogallo ecc.) dove i produttori di imballaggi sono corresponsabili della gestione insieme agli enti locali che effettuano la RD.
Il finanziamento della raccolta differenziata si traduce in corrispettivi riconosciuti alle autorità locali dai consorzi di riciclaggio per tonnellata di rifiuti da imballaggio conferiti. In tutti i casi il pagamento di tali tariffe è condizionato al rispetto di specifici standard tecnici di qualità, talvolta particolarmente stringenti. La raccolta e la selezione dei materiali viene finanziata più o meno generosamente nei vari paesi coinvolti nella ricerca come illustrato nella tabella di sintesi riportata di seguito.

Dal quadro generale dei corrispettivi per materiale si può ricavare una classifica dei paesi per corrispettivo medio riconosciuto agli enti locali a prescindere dal materiale dell’imballaggio conferito. Considerando che alcuni stati sono caratterizzati da corrispettivi molto elevati per materiali che incidono però relativamente poco sul complesso degli imballaggi conferiti risulta opportuno valutare anche la media pesata dei corrispettivi che tiene conto dei quantitativi dei diversi materiali effettivamente conferiti negli stati esaminati.
Di seguito viene illustrato graficamente il confronto delle condizioni nei vari paesi europei censiti sia per quanto riguarda la media aritmetica che la media pesata in cui si evidenzia che in Italia viene riconosciuto agli enti locali un corrispettivo massimo teorico (72,41 €/t mentre il corrispettivo medio realmente erogato nel 2011 è di soli 65,87 €/t) che il più basso in assoluto con ogni metodo di confronto (cioè circa un terzo della media pesata Spagna e Portogallo e meno di un terzo dei ricavi e dei corrispettivi medi francesi).

I corrispettivi nazionali così contenuti sono una conseguenza indiretta della bassissima entità del CAC applicato in Italia che nel 2010 era già tra i più bassi in assoluto ed in particolare:
1) per gli imballaggi in carta in Italia era di 22 €/t (ora è 6 €/t), la media UE era di 70 €/t mentre la Germania arrivava a 175 €/t, la Francia a 163,30 €/t e la Spagna a 68 €/t ma per i poliaccoppiati per bevande in spagna si sale a 266 €/t;
2) per gli imballaggi in vetro in Italia era di 15,82 €/t (ora è 17,82 €/t), la media UE era di 28 €/t mentre in Germania il valore era di 74 €/t;
3) per gli imballaggi in legno in Italia era di 8 €/t, la media UE era di 17 €/t;
4) per quelli in alluminio in Italia era di 52 €/t (ora è di 45 €/t), la media UE era di 174 €/t;
5) per quelli in acciaio in Italia era di 31 €/t (ora è 26 €/t), la media UE era di 89 €/t;
6) per quelli in plastica in Italia era di 160 €/t (ora è 110 €/t), la media UE era di 222 €/t ma la media tra i principali paesi europei era di 440 €/t come riportato nella tabella di fonte Corepla.

Attualmente il CAC italiano risulta quindi tra i più bassi a livello europeo come affermato dallo stesso Conai che evidenzia questa dato come un risultato oltremodo positivo del Conai a sostegno dell’industria italiana dell’imballaggio ma non evidenzia che questo risultato è stato ottenuto soprattutto grazie al riciclo da fonte indipendente (il 65 % del totale) ed all’attività di RD operata prevalentemente a spese dai Comuni italiani.

Il costo relativo agli imballaggi nel settore alimentare incide per il 10-25 % sul prezzo di vendita secondo un recente studio di Coldiretti mentre il contributo ambientale incide per una percentuale bassissima sul prezzo di vendita finali dei prodotti ed è cioè variabile tre lo 0,011 % e lo 0,66 % a secondo della tipologia di prodotto come mostrato in tabella. Per gli importatori di merci imballati le condizioni sono ancor più convenienti poiché posso accedere alla procedure semplificate e versare al Conai solo lo 0,07 % del valore delle relative fatture di acquisto all’ingrosso di prodotti alimentari
Secondo uno studio dell’ISPRA la differenza tra i livelli dei CAC in Europa non è riconducibile ai diversi livelli di efficienza del sistema come erroneamente sostenuto dal Conai14. Uno studio condotto per conto della Commissione UE, ha infatti dimostrato che “i costi reali dei sistemi di recupero e riciclaggio esistenti nei diversi paesi sono molto meno distanti di quanto non lo siano i contributi ambientali.
La differenza dei CAC, più che dai costi specifici di raccolta, deriva da altri elementi come:
• la ripartizione tra costi imputati al sistema delle imprese e costi a carico della fiscalità generale (cioè della collettività); in alcuni paesi, come la Germania e l’Austria, i costi sono completamente a carico del sistema delle imprese, mentre in altri paesi, come la Francia o l’Italia, sono ripartiti tra le imprese (attraverso il contributo ambientale) e la collettività. Laddove vige il principio di responsabilità condivisa, i costi delle operazioni di raccolta sono solo in parte a carico dei consorzi di gestione del recupero degli imballaggi e vi è quindi un sussidio da parte della fiscalità collettiva alle operazioni di recupero e riciclaggio;
• l’entità della quantità effettivamente raccolta e riciclata: laddove i quantitativi recuperati sono inferiori, il contributo ambientale, comunque pagato sul 100% dell’immesso al consumo, viene impiegato per recuperarne una quota inferiore e quindi con costi totali più bassi che consentono di minimizzare il contributo ambientale.”
I rappresentanti dell’ANCI nel corso nell’audizione del 12 luglio 2007, hanno infatti affermato che “va tenuto conto che la determinazione del CAC ha poi effetti estremamente rilevanti sul sistema pubblico di raccolta dei rifiuti e di organizzazione della raccolta differenziata, che con il CAC viene finanziato […] si tratta di una tassazione indiretta – dal momento che, nei fatti, l’importo viene scaricato nel prezzo applicato al consumatore finale – in merito alla quale né lo Stato né i Comuni hanno la possibilità di giocare un qualche ruolo.”
L’Anci ha inoltre giustamente osservato come “In Italia rispetto agli altri paesi Ue il CAC … è auto-determinato dal sistema dell’industria, e gestito dal sistema Conai-Consorzi, senza che gli Enti locali (destinatari dello stesso) possano intervenire nel processo di determinazione”
La situazione analizzata fino ad ora determina, dunque,  una penuria di risorse da destinare ai comuni per coprire i costi della raccolta differenziata. Non solo: delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, solo poco più di un terzo viene girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi.
Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evince che i comuni avrebbero beneficiato di circa 297milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni di euro. Risulta pertanto evidente che i corrispettivi che i Comuni ricevono rappresentano solo una piccola quota dei costi che la RD degli imballaggi comporta. Nel resto d’Europa i contributi versati dalle imprese sono infatti molto più elevati e comprendono il rimborso dei costi di preselezione. Solamente allineando i contributi nazionali rispetto a quelli degli altri paesi europei sarà possibile sostenere una gestione efficiente e sostenibile di questi servizi anche in Italia. Se si aumentano le quote di riciclo e si crea un mercato per le materie prime seconde si apriranno importanti prospettive occupazionali. Si calcola che una raccolta differenziata efficiente e diffusa in Italia potrebbe generare almeno 200.000 nuovi posti di lavoro distribuiti capillarmente in tutto in tutto il Paese

Resoconto della Conferenza stampa di presentazione del dossier per un “nuovo Accordo Anci-Conai”

(con la collaborazione di Francesca Mazzoni)

Si è tenuta martedì 2 luglio nella Sala Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio la presentazione delle proposte per il rinnovo dell’accordo Anci-Conai avanzate dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, sulla base del dossier realizzato in collaborazione con ESPER

Ha aperto i lavori Roger de Menech, sindaco del comune di Ponte nelle Alpi, Comune Riciclone di Legambiente orami da tre anni consecutivi, affermando l’assoluta importanza di innescare un processo di contaminazione positiva, in grado di consolidare a diffondere a macchia d’olio l’“eccellenza” nel campo della gestione integrata dei rifiuti. Un significativo esempio di eccellenza  portato da alcune realtà locali virtuose che si sono distinte per l’impegno nell’attuazione di pratiche ambientali particolarmente innovative. Ed è da queste esperienze che bisogna ripartire con slancio affinché i risultati quantitativi della RD siano sostenuti dalla qualità. Un tale percorso, se intrapreso capillarmente dai Comuni Italiani, non può che rianimare profondamente un contesto sociale, economico ed ambientale da tempo in difficoltà. Lo strumento principale di tale azione è la costruzione di professionalità che si esprimano puntualmente a livello locale, come nel caso del sistema di raccolta porta a porta.

Gianluca Fioretti, sindaco di Monsano (AN) e co-fondatore nel 2005 dell’Associazione nazionale Comuni Virtuosi, ha messo in evidenza le solide fondamenta su cui poggia il dossier redatto con il supporto tecnico di Esper: esso affronta concretamente un tema da tempo tenuto in sordina, quello della mancata equità nel rapporto tra Anci e Conai. Il disequilibrio tra le due parti si è tradotto nel corso degli anni in un mancato ritorno ai Comuni delle risorse investite nella RD, quindi in una perdita secca di ricchezza. “In visione della fase di rinegoziazione dell’accordo quadriennale – ha dichiarato Fioretti – è importante porre in evidenza alcune eccezionali opportunità che questo momento ci offre. Su tutte quelle di recuperare le ingenti risorse economiche derivanti dal recupero dei materiali e di concretizzare l’obiettivo della sostenibilità economica, sociale ed ambientale attraverso l’introduzione del sistema di raccolta porta a porta. Tale introduzione potrebbe contribuire alla creazione di circa 200.000 nuovi posti di lavoro. Questa realtà è a portata di mano, grazie anche all’attuale campagna nazionale di informazione per  una nuova ed inedita apertura agli enti locali di tutta Italia.”

Ezio Orzes, assessore all’ambiente del comune di Ponte nelle Alpi sposta l’attenzione su una questione di fondamentale importanza: come fanno i Comuni a garantire livelli di qualità minimi di raccolta differenziata se sono costretti a pagarsi interamente da sé il servizio che offrono ai cittadini? “I Comuni si trovano drammaticamente sospesi tra due imperativi – ha detto Orzes –  non più solo il raggiungimento di una certa percentuale di raccolta differenziata, bensì anche di una percentuale di effettivo recupero dei materiali. Il dossier tecnico dell’Associazione Nazionale  dei Comuni Virtuosi svolge un’analisi accurata e propone soluzioni concrete e comprovate nei risultati sia a livello nazionale  che internazionale”.
Il primo dei temi affrontati dal dossier dell’Associazione è quello dei costi. Costi per i consumatori, per chi raccoglie e trasporta i rifiuti da imballaggio, per l’ambiente in termini di energia e materie prime sprecate, per i Comuni e i cittadini. Per ridurre tali costi è indispensabile rendere più costosa la produzione e l’immissione sul mercato di imballaggi con maggiore impatto sull’ambiente, ovvero riciclabili con maggior difficoltà. Ciò si può fare agendo sui Contributi Ambientali, ovvero su quella quota che le aziende produttrici di imballaggi pagano al Conai con l’obiettivo di farsi carico dei costi di raccolta e riciclo.

E’Attilio Tornavacca, direttore di Esper (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) a sviluppare questo tema, dopo aver risposto all’obiezione fatta a mezzo stampa dal presidente del Conai circa la scarsa copertura dei servizi del consorzio francese sul territorio nazionale: EcoEmballages ha raggiunto nel 2012 una copertura della popolazione 98,5%, come affermato sul sito del consorzio francese.
Rapidamente di torna all’esperienza nazionale: “In Italia non solo la produzione degli imballaggi non è diminuita, ma è aumentata di 4 punti percentuali raggiungendo un picco nel 2007 – dichiara Tornavacca – Inoltre, la percentuale di gestione degli imballaggi ad opera del CONAI è sì aumentata negli ultimi anni, ma rappresenta in realtà solo 1/3 del totale dei rifiuti gestiti. Gli altri 2/3 sono coperti invece da sistemi indipendenti che non usufruiscono quindi dei CAC (contributi ambientali Conai).Il CAC della plastica in Italia è 4 volte più basso rispetto alla media europea. Se il Conai ha fatto dei suoi contributi ambientali bassissimi il suo fiore all’occhiello, è pur vero che dietro a tale convenienza per le imprese produttrici si cela la scarsità delle risorse che vengono destinate ai Comuni. Se da una parte i Comuni Italiani perdono importanti risorse a causa dei bassi contributi ambientali, dall’altra non hanno nemmeno il diritto di proprietà sui materiali conferiti negli impianti (e dunque il diritto di incamerare le risorse provenienti dalla loro vendita all’industria del riciclo pari in media  a 52 euro/tonnellata), come avviene regolarmente ad esempio in Francia”.
La soluzione da avanzare con forza è la triplicazione dei contributi ambientali, modulando i CAC sulla base della effettiva riciclabilità dell’imballaggio: continuando il paragone con oltralpe,  EcoEmballages  garantisce un bonus sul CAC per quelle imprese che incrementano le proprietà di riciclabilità degli imballaggi, mentre infliggono un malus per quelle imprese che producono imballaggi di difficile riciclabilità. Tale operazione inciderebbe sui prezzi di consumo solo per lo 0,07%. “Oltre ai problemi esposti fino ad ora – continua Tornavacca – i costi di selezione, ovvero le risorse assorbite dagli impianti che puliscono e preparano i materiali perché possano far maturare i corrispettivi Conai, erodono ulteriormente i ricavi per i Comuni: da 300 milioni di euro si passa a 166 milioni di euro. Tali costi di selezione variano anche lungo il territorio italiano, per cui nel Sud Italia questi possono superare di 10 volte quelli applicati in altre regioni del Nord Italia”.

Il direttore di Esper, dunque individua una soluzione in 3 punti:
1. Triplicazione CAC;
2. Svincolare i controllori dai portatori di interessi, facendo in modo che il responsabile dei controlli di qualità sui materiali conferiti non sia scelto dal Conai;
3. Proseguire con l’abolizione della Tares e la reintroduzione della tariffazione puntuale come stabilito dal Decreto Ronchi.

A sostegno dell’azione dell’Associazione Comuni Virtuosi interviene anche Legambiente, con Stefano Ciafani, responsabile scientifico: “Secondo il rapporto ISPRA ancora il 40% dei rifiuti va in discarica. Occorre ristabilire la gerarchia economica delle opzioni di gestione del ciclo dei rifiuti. L’incenerimento e il conferimento in discarica continuano ad essere troppo convenienti per i Comuni – ha dichiarato Ciafani –  i quali si trovano costretti, per questioni di bilancio, a preferire l’opzione più inquinante a quella più virtuosa. Il conferimento in discarica dovrebbe quindi diventare l’opzione più costosa, ad esempio attraverso l’eliminazione del tetto massimo di 25 euro/tonnellata previsto dalla norma del 1995 sull’ecotassa. Occorre inoltre rimodulare il sistema degli incentivi anche in materia di recupero energetico e riciclaggio. Il suggerimento finale all’attuale Ministro dell’Ambiente, di rivedere profondamente la bozza del programma nazionale per la prevenzione”.

A Walter Regis di Assorimap, intervenuto a sottolineare come “gli attuali squilibri messi in luce dal dossier dei Comuni Virtuosi non siano  da imputare ad una mancanza di competenze tecniche da parte delle aziende, bensì ad un sistema distorto di gestione dei rifiuti in cui un’imprenditoria monopolistica ha portato avanti gli interessi di pochi a discapito delle collettività”, ha fatto eco Alberto Ferro, di Federambiente. “Come esposto nel documento redatto a novembre scorso da Federambiente  ha dichiarato Ferro – esiste forte la necessità tanto di incentivare e proteggere la filiera di prossimità, quanto quella di evitare nel contempo che sia il cittadino ,in qualità di consumatore, contribuente e utente TIA,  a farsi carico dei costi. E’ auspicabile che la prossima fase di revisione dell’accordo ANCI-CONAI non conservi alla lettera il contenuto del vecchio accordo e che all’opposto introduca una decisa e coraggiosa svolta. L’azione di polso da parte dei Comuni può contare su un supporto importante: il coinvolgimento del maggior numero di attori possibile, grazie al quale  diventi   possibile scardinare l’ormai obsoleta e squilibrata dicotomia tra comuni e consorzio”.

Paolo Cesco di Fise Unire, infine ha auspicato che l’’intervento di bacinizzazione e localizzazione della filiera dei rifiuti deve confrontarsi con la possibilità effettiva di costruire impianti adeguati.

In concomitanza con la conferenza stampa è partito ieri il nostro invito a sottoscrivere le proposte di revisione del Dossier a tutti i comuni italiani. Indicazioni su come sottoscrivere e/o scaricare il Dossier sono presenti a questa pagina

Guarda il video dell’intera conferenza stampa

Capannori: Rd e tariffa puntuale. I video del convegno

Pubblichiamo i video degli interventi:

Saluti e introduzione – L’esperienza di Capannori
Giorgio del Ghingaro – Sindaco del Comune di Capannori

La raccolta porta a porta e la tariffa puntuale a Capannori
Roger Bizzarri – Direttore Ascit

La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed Europa
Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER

La TARES puntuale, la tassa rifiuti e servizi (Tares) diventa ‘’su misura’’
Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia

Trento, fra raccolta porta a porta e tariffazione puntuale
Michelangelo Marchese, Assessore all’ambiente del Comune di Trento

I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale. L’esperienza del Gruppo Contarina SpA
Paolo Contò, Direttore Generale Consorzio Priula

Verso rifiuti Zero
Rossano Ercolini – responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero

Rifiuti e responsabilità
Ezio Orzes, Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

Tarsu, Tia, Tares
Gianluca Fioretti – Presidente Associazione dei Comuni Virtuosi; Sindaco del Comune di Monsano (AN)

Esper partner tecnico di CEN – Comunità Ecosostenibile Novarese

La sostenibilità dev’essere uno dei primi obiettivi di un’amministrazione. A Novara è Così.
E proprio il Comune di Novara si è fatto partner del progetto CEN – Comunità Ecosostenibile Novarese, messo in campo dall’ente capofila, la Cooperativa Sociale La Ringhiera, dall’associazione Mille Città del Sole (responsabile di tutte le azioni legate ai temi acqua ed energia) con il contributo tecnico e tecnologico della società Esper.
Il progetto è stato presentato con successo alla Fondazione Cariplo, che ha contribuito al suo finanziamento attraverso i bandi 2012. Altri finanziatori: Novamont, Fondazione Comunità Novarese, Acqua Novara VCO
Partecipano al progetto anche il Consorzio di Bacino Basso Novarese, ASSA, Coop Sociale Terra Promessa, Coop Sociale Triciclo, Associazione Linox.

Un progetto complesso che si pone l’ambizioso obiettivo di contribuire a cambiare le abitudini dei novaresei relativamente a temi sensibili queli la produzione dei rifiuti, l’ottimizzazione energetica e l’utilizzo dell’acqua potabile.
Una serie di azioni fortemente interlacciate fra di loro, che puntano coinvolgimento del maggior numero possibile di cittadini e delle loro associazioni in esperienze concrete che aiutino lo sviluppo della consapevolezza e delle implicazioni connesse alla sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale.

Nello specifico queste le azioni messe in campo da CEN:

Azioni relative alla gestione rifiuti

Mercatino del Riuso non commerciale: Presso la sede del progetto in viale Curtatone 15. I cittadini novaresi sono invitati a conferire i beni che non possono più usare e che sarebbero destinati a diventare rifiuti pur essendo ancora funzionalmente validi (mobili, piatti, posate, elettrodomestici, manufatti, oggetti elettronici, …). Il gestore del mercatino opera la necessaria selezione e pulizia dell’oggetto per poi metterlo in esposizione nella “vetrina virtuale” accessibile nel sito del progetto (www.cenovara.it). ASSA S.p.a. adegua e fornisce i locali in locazione.

Ecofeste: Creazione del marchio da attribuire agli organizzatori di eventi che adottano le azioni prestabilite nei requisiti per l’utilizzo del marchio (minimizzazione packaging, stoviglie riusabili o stoviglie biodegradabili, distribuzione alla spina di bevande, bottiglie vetro e lattine vendute al pubblico con cauzione, distributori acqua pubblica, gestione degli scarti, disposizione contenitori per raccolta differenziata all’interno delle zone di preparazione dei cibi, ecc). Le Ecofeste potranno accedere a benefit e vantaggi tariffari che ammortizzeranno eventuali extracosti rispetto a una gestione “ordinaria”

Mense ecosostenibili: Le scuole pubbliche del comune di Novara coinvolte in questa prima fase sono quelle materne, elementari e medie, dove viene promosso l’uso di acqua potabile in caraffa in tutte le scuole. Ove siano usati piatti monouso si propone una dotazione di stoviglie compostabili, che saranno offerte anche nelle mense cittadine per indigenti.
Inoltre sono incentivate le buone abitudini per il riuso e vengono posizionati i cassonetti per la raccolta degli abiti usati all’interno dei cortili scolastici.

Mezzi di raccolta con sistema di frenatura rigenerativa: I mezzi utilizzati per la raccolta rifiuti sono, al pari di tutti gli altri mezzi con motore a scoppio, fonte di emissioni inquinanti; in particolare in Comuni in cui si effettua la raccolta domiciliare, le continue frenate e ripartenze a cui sono sottoposti gli automezzi, fa aumentare sia i consumi di carburanti, sia le emissioni inquinanti. Sono ormai disponibili sul mercato mezzi ibridi con il recupero energetico della frenata per la ricarica delle batterie dell’automezzo stesso, ci si propone pertanto la sperimentazione su due mezzi impiegati per la raccolta “porta a porta” a Novara di questi nuovi sistemi di frenatura rigenerativa, progettati con la collaborazione del Politecnico di Milano.

Azioni relative all’efficienza energetica

Spazio sostenibilità: Presso la sede del progetto in viale Curtatone 15
Un servizio di assistenza è a disposizione di cittadini e imprese novaresi per razionalizzare l’uso di energia. In particolare il servizio è rivolto a chi effettua interventi su edifici esistenti, che rappresentano la quota di consumi energetici più consistente della città, sia sull’involucro (tetto, facciata, serramenti, …), sia sull’impiantistica (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda, …): purtroppo spesso tali interventi sono volti a ripristinare la situazione originale, non adeguata al contesto attuale: quando tali edifici furono costruiti il petrolio costava 3 dollari al barile. Il servizio assiste gli interessati nella ricerca dei preventivi, nella loro analisi, nella valutazione degli incentivi eventualmente disponibili, nel percorso di realizzazione dei lavori, nonché nella valutazione dei risultati concretamente conseguiti.

Condominio ecosostenibile: Identificati alcuni condomini intenzionati a realizzare interventi di manutenzione importanti (tetto, facciata, impianto distribuzione riscaldamento, pavimenti, ecc.) si sviluppano azioni di presentazione e discussione delle possibili forme di riqualificazione energetica (cappotto, isolamento coperture, impianti a pavimento, sistema di ventilazione con recupero di energia, ecc, cui potrà seguire l’assistenza passo passo alle diverse fasi dell’intervento (analisi di preventivi, gestione delle pratiche per l’ottenimento di incentivi disponibili, monitoraggio dei lavori, collaudo finale, monitoraggio a regime dei risultati).
Promuoviamo inoltre:
– la realizzazione di semplici impianti di recupero dell’acqua piovana almeno per servizi di irrigazione dei giardini condominiali;
– la realizzazione di “Case dell’acqua” condominiali.

Azioni relative al ciclo dell’acqua

Meno acqua calda negli scarichi: Presso lo Spazio Sostenibilità sono disponibili kit rompigetto, il loro uso viene presentato nelle scuole della zona e le famiglie che si impegnano a rilevare i risparmi concretamente conseguiti con la loro adozione (consumi di acqua ed energia per la produzione di acqua calda per usi sanitari) riceveranno una dotazione di ricambio per i rompigetto utilizzati in casa per ogni bimestre di monitoraggio effettuato.

Meno acqua in bottiglia: Quattro case dell’acqua sono in fase di allestimento da parte del Comune e di Acqua Novara VCO, sempre accessibili con erogazione di acqua filtrata, a temperatura controllata, naturale o frizzante. La prima Casa dell’Acqua sarà inaugurata il 13 aprile 2013 e operativa dal 15 aprile 2013. Il prelievo d’acqua, disponibile a costi minimi (5 centesimi al litro), produrrà effetti indiretti sulla riduzione dei rifiuti (meno imballi e bottiglie in plastica) e sui relativi trasporti. Il progetto CEN, oltre ad incentivare l’uso delle Case dell’acqua propone un programma di coinvolgimento dei cittadini per aumentare la consapevolezza e monitorare i risultati dell’introduzione di queste nuove fontane pubbliche.

ulteriori Info al sito di CEN – Comunità Ecosostenibile Novarese

30 maggio 2013: I risultati della tariffazione puntuale a Capannori e in Europa

La scelta di organizzare il convegno a Capannori, primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera «Verso rifiuti zero entro il 2020» e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale raggiungendo una percentuale di RD superiore all’80 %, è scaturita dalla volontà dell’Amministrazione Comunale e dell’Associazione Comuni Virtuosi di condividere ed illustrare i brillanti risultati ottenibili con il passaggio alla tariffazione puntuale. Il pluripremiato Comune di Capannori non si è infatti accontentato dei formidabili risultati già raggiunti sul fronte della riduzione e riciclaggio dei rifiuti ed ha migliorato ulteriormente le proprie performance grazie alla recente introduzione della tariffazione puntuale con il supporto tecnico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e della ESPER.

L’obiettivo che l’amministrazione di Capannori e le altre 120 Comunità Rifiuti Zero (che amministrano oltre tre milioni di abitanti) si sono poste è infatti quello di ridurre al minimo la percentuale di rifiuti residui non riciclabili attraverso processi di miglioramento continuo e scegliendo di adottare la tariffazione puntuale quale elemento centrale della propria azione amministrativa.

Aprirà il convegno Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Capannori ed interverrà poi Rossano Ercolini, responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero per moderare gli interventi ed illustrare le motivazioni che hanno indotto la Comunità Rifiuti Zero a porre il tema della tariffazione puntuale come elemento centrale della proposta di Legge “Rifiuti Zero” l’obbligo del passaggio alla tariffazione puntuale.
Per illustrare i numerosi vantaggi economici ed ambientali che gli utenti e le amministrazioni possono raggiungere mediante l’adozione della tariffazione puntuale che valorizza pienamente i sistemi di raccolta differenziata porta a porta interverranno poi Roger Bizzarri, Direttore generale ASCIT ed Attilio Tornavacca, quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, partner tecnico di riferimento dell’Associazione Comuni Virtuosi per il settore della gestione dei rifiuti. Interverrà poi Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania, che descriverà la strategia della Regione Campania anche in base alla sua precedente esperienza di Sindaco di Mercato San Severino in cui aveva introdotto, primo caso nel centro sud, la tariffazione puntuale. Raphael Rossi, cofondatore della ESPER ed attualmente Presidente IREN Emilia che illustrerà i risultati della tariffazione puntuale operata da IREN in vari Comuni emiliani.
Dopo un coffee break Michelangelo Marchesi, Assessore all’Ambiente della Città di Trento che descriverà come è stata applicata la tariffa puntale in una grande città che ha raggiunto il 75 % di RD.
Seguirà l’intervento di Paolo Contò, Direttore generale Consorzio Priula, che gestisce l’intero ciclo dei rifiuti urbani di 24 Comuni della provincia di Treviso in cui è stato superato l’80 % medio di RD con costi di gestione estremamente contenuti. Sarà poi la volta di Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”) che illustrerà i risultati ottenuti grazie all’adozione della TARSU puntuale che ha consentito di ridurre i costi (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale).

Il Convegno si concluderà con la Tavola rotonda presieduta da Gianluca Fioretti, Presidente Associazione Comuni virtuosi dedicata alle problematiche per l’applicazione della TARES in Italia e le proposte per modificare tale normativa ed incentivare il passaggio alla tariffazione puntuale, a cui sono stati invitati a partecipare: Laura Boldrini Presidente Camera dei Deputati, Graziano Del Rio, Sindaco di Reggio Emilia, Marco Doria, Sindaco di Genova, Gabriele Folli, Assessore all’Ambiente della Città di Parma, Tommaso Sodano, Vicesindaco Città di Napoli, Maurizio Gatti, Presidente ASCIT.

Di seguito viene riportato il dettaglio del programma del convegno.

ore 15.00:  Apertura dei lavori da parte di Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Capannori

ore 15.20:  Modera gli interventi e introduce Rossano Ercolini, responsabile Centro di Ricerca Rifiuti Zero

ore 15.45:  Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale – Roger Bizzarri, Direttore generale ASCIT

ore 16.10:  La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed in Europa – Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 16.35:  La strategia della Regione Campania alla luce dell’esperienza della tariffazione puntuale a Mercato San Severino – Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania

ore 17.00:  I risultati della tariffazione puntuale operata da IREN in Emilia – Raphael Rossi,          Presidente IREN Emilia

ore 17.25:  Coffee break

ore 17.45:  L’applicazione della tariffa puntale anche nelle metropoli urbane: il caso della Città di Trento – Michelangelo Marchesi, Assessore all’Ambiente della Città di Trento

ore 18.10:  I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale – Paolo Contò, Direttore generale Consorzio Priula

ore 18.35:  I risultati ottenuti grazie all’adozione della TARSU puntuale a Ponte nelle Alpi –
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

ore 19.00: Tavola rotonda: “Le problematiche per l’applicazione della TARES in Italia e le proposte per modificare tale normativa ed incentivare il passaggio alla tariffazione puntuale ”
Presiede Gianluca Fioretti, Presidente Associazione Comuni virtuosi e sono stati invitati: Marco Doria, Sindaco di Genova, Gabriele Folli, Assessore all’Ambiente della Città di Parma, Tommaso Sodano, Vicesindaco Città di Napoli, Maurizio Gatti, Presidente ASCIT,
Graziano Del Rio, Sindaco di Reggio Emilia, Laura Boldrini Presidente Camera dei Deputati

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10 anni di ESPER

Esper compie dieci anni. Abbiamo deciso di celebrare questa importante scadenza in compagnia dei nostri coetanei di Associazione Comuni Virtuosi pubblicando un libro che racconta i nostri “Dieci anni di percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”.

Ma a raccontare tali percorsi sono intervenuti con le loro preziose testimonianze i reali protagonisti, gli attori principali di queste attività: amministratori e tecnici, presenti e passati. Tutti uniti da una caratteristica comune: sono stati il motore dei cambiamenti sul loro territorio.

L’introduzione e scritta da un compagno di strada eccellente: il premio Goldman Environmental Prize 2013 per l’ambiente Rossano Ecolini, presidente di Zero Waste Europe, Zero Waste Italy e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.

La pubblichiamo qui di seguito:

Da anni Zero Waste Italy lavora perché la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale, sia diffusa ed ottenga nuove e numerose adesioni. Siamo convinti che la gestione sostenibile delle risorse passi attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione industriale;
2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
Insomma riduzione, riuso e riciclo sono tre parole d’ordine di importanza fondamentale. Nel 1996, grazie al movimento “Non bruciamoci il futuro”, viene sconfitta l’ipotesi di costruzione di un inceneritore nel Comune di Capannori . Non ci accontentiamo del successo ma iniziamo a lavorare per la creazione di reali alternative all’incenerimento fondando il Centro di Ricerca Rifiuti Zero quale primo esempio di centro di questo genere in Europa. Proprio su questi temi abbiamo avviato un percorso a Capannori e nella nostra strada verso un futuro di sostenibilità abbiamo più volte collaborato con l’Associazione Comuni Virtuosi (di cui Capannori fa parte) e con i tecnici della ESPER nelle nostre iniziative di formazione tecnica degli aderenti al movimento rifiuti zero, in particolare quando abbiamo promosso l’introduzione della tariffazione puntuale nel Comune di Capannori ( uno dei 10 passi fondamentali della strategia verso rifiuti zero), anche grazie al prezioso e qualificato supporto tecnico della ESPER.
La tariffazione puntuale era l’obiettivo che, dopo l’adozione della raccolta porta a porta, ancora mancava a Capannori per garantire trasparenza ed equità contributiva agli utenti e permettere l’ulteriore ottimizzazione del servizio di raccolta con un conseguente contenimento dei costi e delle emissioni ad esso collegate. Un passo fondamentale, capace di scatenare reazioni sinergiche e virtuose non solo nella cittadinanza, ma anche nel tessuto produttivo. Le ormai numerose esperienze in Italia e soprattutto in Europa, come anche gli studi di ESPER riportati in questa pubblicazione, dimostrano: il meccanismo incentivante per cui si paga in base alla reale produzione di rifiuti, e dunque al reale utilizzo del servizio di raccolta, non modifica solo le abitudini del cittadino per quel che riguarda la raccolta e la gestione dei propri rifiuti, ma anche e soprattutto quelle di acquisto.
Anche a Capannori a seguito dell’adozione della Tariffa puntuale in cittadini privilegiano sempre di più l’acquisto di prodotti con meno imballaggi, con imballaggi facilmente differenziabili, di prodotti sfusi.
È quello che avviene dove la tariffa puntuale è attiva da molto tempo, come in Trentino Alto Adige. Gli esempi non mancano: la tariffazione puntuale è stata in grado, ovunque sia stata implementata, di attivare le migliori sinergie fra buone pratiche di riduzione, riuso e riciclo. Buone pratiche che devono essere condivise, diffuse, affinate ulteriormente. Questo è il lavoro che il movimento internazionale Rifiuti Zero (che in Italia conta su 218 amministrazioni locali impegnate ad applicare concretamente questa strategia) sta promuovendo incessantemente per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni ed anche l’azione di diffusione di buone pratiche che ESPER sta operando anche fuori dai confini nazionali, in Croazia, Slovenia e San Marino, sta contribuendo al consolidamento internazionale di questo percorso virtuoso.

Scarica “Dieci percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante” 

I Comuni Ricicloni 2016

Quest’anno il Premio Comuni Ricicloni 2016 di Legambiente riserva una bella e inaspettata sorpresa, che lascia ben sperare per un’Italia finalmente libera dai rifiuti. Crescono nella Penisola i comuni Rifiuti free, quelli che oltre ad essere ricicloni, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Sono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, le realtà che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.
A livello geografico, il Nord Italia è al top con i suoi 413 comuni Rifiuti free, pari al 79% del totale. Segue il Sud con 87 municipi (pari al 17% del totale) e il Centro con 25 (pari al 5%). Le regioni che superano la media nazionale del 7% di Rifiuti free rispetto al totale sono invece: il Veneto (con il 35% di comuni Rifiuti Free), il Friuli-Venezia Giulia (29%), il Trentino-Alto Adige (17%) e la Campania (9%). Mancano all’appello solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo. Dai numeri alle belle esperienze green, il passaggio è breve: tra le storie segnalate nel rapporto “Comuni Ricicloni” di Legambiente non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV) Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).
Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare, secondo Legambiente serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Alla presentazione di Comuni ricicloni 2016 hanno partecipato Rossella Muroni presidente di Legambiente, Massimo Caleo, vicepresidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e Silvia Velo, sottosegretario Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Quest’anno Legambiente ha introdotto dei nuovi criteri nella classifica: per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti di Comuni ricicloni, non solo si deve rispettare l’obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata ma si deve anche puntare sulla qualità e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile. Nel rapporto sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

“I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro rapporto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia ‘Rifiuti free’, traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Comuni Rifiuti free e consorzi – Sono quattro le regioni che superano la media nazionale del 7% di rifiuti free rispetto al totale. In particolare il Veneto si distingue per ben 204 comuni “liberi dai rifiuti”, seguito dalla Lombardia con 76 comuni (grazie soprattutto alla provincia di Mantova che rappresentano il 5% del totale dei comuni lombardi). Importanti i numeri arrivano anche dal Friuli-Venezia Giulia (63 comuni), dal Trentino Alto Adige (56) e dalla Campania con le sue 50 realtà virtuose su 550 comuni totali. Indietreggia, invece, il Piemonte che quest’anno conta solo 8 comuni “targati” Rifiuti Free.
Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Proposte Legambiente: Per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti, Legambiente rilancia sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre quattro sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale. Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, (vedi la legge sulle agenzie ambientali, fresca di approvazione, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero), per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più. In particolare Occorre: 1) utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo; 2) premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione; 3) eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; 4) completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 5) “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti; 6) stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti. Per l’associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel rapporto.

Esperienze green – Infine non poteva mancare un passaggio sulle storie di eccellenza, come l’Emilia Romagna che continua il suo percorso green a favore dell’ambiente. La nuova legge regionale dell’autunno 2015 e il conseguente piano sull’economia circolare, approvato qualche settimana fa, prevede un innovativo e condivisibile sistema di premialità e penalità che si basa sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata. Tra le città dell’Emilia Romagna, si distingue in modo particolare Parma, tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015, che dal 1 luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta. In particolare sono oltre 92mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Altra esperienza positiva arriva questa volta dal Sud, dalla Calabria, dove il comune di Catanzaro ha avviato con successo la raccolta differenziata domiciliare (come già avvenuto in altri capoluoghi del meridione come Salerno, Andria e Cosenza). Il Comune, che partiva dal 10% di raccolta differenziata nel 2015, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Comuni Ricicloni 2016 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione Nazionale Comuni Italiani, Conai, Utilitalia, Fise Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche

Fonte: Legambiente