30 maggio 2013: I risultati della tariffazione puntuale a Capannori e in Europa

La scelta di organizzare il convegno a Capannori, primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera «Verso rifiuti zero entro il 2020» e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale raggiungendo una percentuale di RD superiore all’80 %, è scaturita dalla volontà dell’Amministrazione Comunale e dell’Associazione Comuni Virtuosi di condividere ed illustrare i brillanti risultati ottenibili con il passaggio alla tariffazione puntuale. Il pluripremiato Comune di Capannori non si è infatti accontentato dei formidabili risultati già raggiunti sul fronte della riduzione e riciclaggio dei rifiuti ed ha migliorato ulteriormente le proprie performance grazie alla recente introduzione della tariffazione puntuale con il supporto tecnico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e della ESPER.

L’obiettivo che l’amministrazione di Capannori e le altre 120 Comunità Rifiuti Zero (che amministrano oltre tre milioni di abitanti) si sono poste è infatti quello di ridurre al minimo la percentuale di rifiuti residui non riciclabili attraverso processi di miglioramento continuo e scegliendo di adottare la tariffazione puntuale quale elemento centrale della propria azione amministrativa.

Aprirà il convegno Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Capannori ed interverrà poi Rossano Ercolini, responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero per moderare gli interventi ed illustrare le motivazioni che hanno indotto la Comunità Rifiuti Zero a porre il tema della tariffazione puntuale come elemento centrale della proposta di Legge “Rifiuti Zero” l’obbligo del passaggio alla tariffazione puntuale.
Per illustrare i numerosi vantaggi economici ed ambientali che gli utenti e le amministrazioni possono raggiungere mediante l’adozione della tariffazione puntuale che valorizza pienamente i sistemi di raccolta differenziata porta a porta interverranno poi Roger Bizzarri, Direttore generale ASCIT ed Attilio Tornavacca, quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, partner tecnico di riferimento dell’Associazione Comuni Virtuosi per il settore della gestione dei rifiuti. Interverrà poi Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania, che descriverà la strategia della Regione Campania anche in base alla sua precedente esperienza di Sindaco di Mercato San Severino in cui aveva introdotto, primo caso nel centro sud, la tariffazione puntuale. Raphael Rossi, cofondatore della ESPER ed attualmente Presidente IREN Emilia che illustrerà i risultati della tariffazione puntuale operata da IREN in vari Comuni emiliani.
Dopo un coffee break Michelangelo Marchesi, Assessore all’Ambiente della Città di Trento che descriverà come è stata applicata la tariffa puntale in una grande città che ha raggiunto il 75 % di RD.
Seguirà l’intervento di Paolo Contò, Direttore generale Consorzio Priula, che gestisce l’intero ciclo dei rifiuti urbani di 24 Comuni della provincia di Treviso in cui è stato superato l’80 % medio di RD con costi di gestione estremamente contenuti. Sarà poi la volta di Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”) che illustrerà i risultati ottenuti grazie all’adozione della TARSU puntuale che ha consentito di ridurre i costi (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale).

Il Convegno si concluderà con la Tavola rotonda presieduta da Gianluca Fioretti, Presidente Associazione Comuni virtuosi dedicata alle problematiche per l’applicazione della TARES in Italia e le proposte per modificare tale normativa ed incentivare il passaggio alla tariffazione puntuale, a cui sono stati invitati a partecipare: Laura Boldrini Presidente Camera dei Deputati, Graziano Del Rio, Sindaco di Reggio Emilia, Marco Doria, Sindaco di Genova, Gabriele Folli, Assessore all’Ambiente della Città di Parma, Tommaso Sodano, Vicesindaco Città di Napoli, Maurizio Gatti, Presidente ASCIT.

Di seguito viene riportato il dettaglio del programma del convegno.

ore 15.00:  Apertura dei lavori da parte di Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Capannori

ore 15.20:  Modera gli interventi e introduce Rossano Ercolini, responsabile Centro di Ricerca Rifiuti Zero

ore 15.45:  Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale – Roger Bizzarri, Direttore generale ASCIT

ore 16.10:  La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed in Europa – Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 16.35:  La strategia della Regione Campania alla luce dell’esperienza della tariffazione puntuale a Mercato San Severino – Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania

ore 17.00:  I risultati della tariffazione puntuale operata da IREN in Emilia – Raphael Rossi,          Presidente IREN Emilia

ore 17.25:  Coffee break

ore 17.45:  L’applicazione della tariffa puntale anche nelle metropoli urbane: il caso della Città di Trento – Michelangelo Marchesi, Assessore all’Ambiente della Città di Trento

ore 18.10:  I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale – Paolo Contò, Direttore generale Consorzio Priula

ore 18.35:  I risultati ottenuti grazie all’adozione della TARSU puntuale a Ponte nelle Alpi –
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

ore 19.00: Tavola rotonda: “Le problematiche per l’applicazione della TARES in Italia e le proposte per modificare tale normativa ed incentivare il passaggio alla tariffazione puntuale ”
Presiede Gianluca Fioretti, Presidente Associazione Comuni virtuosi e sono stati invitati: Marco Doria, Sindaco di Genova, Gabriele Folli, Assessore all’Ambiente della Città di Parma, Tommaso Sodano, Vicesindaco Città di Napoli, Maurizio Gatti, Presidente ASCIT,
Graziano Del Rio, Sindaco di Reggio Emilia, Laura Boldrini Presidente Camera dei Deputati

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10 anni di ESPER

Esper compie dieci anni. Abbiamo deciso di celebrare questa importante scadenza in compagnia dei nostri coetanei di Associazione Comuni Virtuosi pubblicando un libro che racconta i nostri “Dieci anni di percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”.

Ma a raccontare tali percorsi sono intervenuti con le loro preziose testimonianze i reali protagonisti, gli attori principali di queste attività: amministratori e tecnici, presenti e passati. Tutti uniti da una caratteristica comune: sono stati il motore dei cambiamenti sul loro territorio.

L’introduzione e scritta da un compagno di strada eccellente: il premio Goldman Environmental Prize 2013 per l’ambiente Rossano Ecolini, presidente di Zero Waste Europe, Zero Waste Italy e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.

La pubblichiamo qui di seguito:

Da anni Zero Waste Italy lavora perché la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale, sia diffusa ed ottenga nuove e numerose adesioni. Siamo convinti che la gestione sostenibile delle risorse passi attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione industriale;
2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
Insomma riduzione, riuso e riciclo sono tre parole d’ordine di importanza fondamentale. Nel 1996, grazie al movimento “Non bruciamoci il futuro”, viene sconfitta l’ipotesi di costruzione di un inceneritore nel Comune di Capannori . Non ci accontentiamo del successo ma iniziamo a lavorare per la creazione di reali alternative all’incenerimento fondando il Centro di Ricerca Rifiuti Zero quale primo esempio di centro di questo genere in Europa. Proprio su questi temi abbiamo avviato un percorso a Capannori e nella nostra strada verso un futuro di sostenibilità abbiamo più volte collaborato con l’Associazione Comuni Virtuosi (di cui Capannori fa parte) e con i tecnici della ESPER nelle nostre iniziative di formazione tecnica degli aderenti al movimento rifiuti zero, in particolare quando abbiamo promosso l’introduzione della tariffazione puntuale nel Comune di Capannori ( uno dei 10 passi fondamentali della strategia verso rifiuti zero), anche grazie al prezioso e qualificato supporto tecnico della ESPER.
La tariffazione puntuale era l’obiettivo che, dopo l’adozione della raccolta porta a porta, ancora mancava a Capannori per garantire trasparenza ed equità contributiva agli utenti e permettere l’ulteriore ottimizzazione del servizio di raccolta con un conseguente contenimento dei costi e delle emissioni ad esso collegate. Un passo fondamentale, capace di scatenare reazioni sinergiche e virtuose non solo nella cittadinanza, ma anche nel tessuto produttivo. Le ormai numerose esperienze in Italia e soprattutto in Europa, come anche gli studi di ESPER riportati in questa pubblicazione, dimostrano: il meccanismo incentivante per cui si paga in base alla reale produzione di rifiuti, e dunque al reale utilizzo del servizio di raccolta, non modifica solo le abitudini del cittadino per quel che riguarda la raccolta e la gestione dei propri rifiuti, ma anche e soprattutto quelle di acquisto.
Anche a Capannori a seguito dell’adozione della Tariffa puntuale in cittadini privilegiano sempre di più l’acquisto di prodotti con meno imballaggi, con imballaggi facilmente differenziabili, di prodotti sfusi.
È quello che avviene dove la tariffa puntuale è attiva da molto tempo, come in Trentino Alto Adige. Gli esempi non mancano: la tariffazione puntuale è stata in grado, ovunque sia stata implementata, di attivare le migliori sinergie fra buone pratiche di riduzione, riuso e riciclo. Buone pratiche che devono essere condivise, diffuse, affinate ulteriormente. Questo è il lavoro che il movimento internazionale Rifiuti Zero (che in Italia conta su 218 amministrazioni locali impegnate ad applicare concretamente questa strategia) sta promuovendo incessantemente per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni ed anche l’azione di diffusione di buone pratiche che ESPER sta operando anche fuori dai confini nazionali, in Croazia, Slovenia e San Marino, sta contribuendo al consolidamento internazionale di questo percorso virtuoso.

Scarica “Dieci percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante” 

I Comuni Ricicloni 2016

Quest’anno il Premio Comuni Ricicloni 2016 di Legambiente riserva una bella e inaspettata sorpresa, che lascia ben sperare per un’Italia finalmente libera dai rifiuti. Crescono nella Penisola i comuni Rifiuti free, quelli che oltre ad essere ricicloni, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Sono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, le realtà che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.
A livello geografico, il Nord Italia è al top con i suoi 413 comuni Rifiuti free, pari al 79% del totale. Segue il Sud con 87 municipi (pari al 17% del totale) e il Centro con 25 (pari al 5%). Le regioni che superano la media nazionale del 7% di Rifiuti free rispetto al totale sono invece: il Veneto (con il 35% di comuni Rifiuti Free), il Friuli-Venezia Giulia (29%), il Trentino-Alto Adige (17%) e la Campania (9%). Mancano all’appello solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo. Dai numeri alle belle esperienze green, il passaggio è breve: tra le storie segnalate nel rapporto “Comuni Ricicloni” di Legambiente non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV) Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).
Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare, secondo Legambiente serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Alla presentazione di Comuni ricicloni 2016 hanno partecipato Rossella Muroni presidente di Legambiente, Massimo Caleo, vicepresidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e Silvia Velo, sottosegretario Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Quest’anno Legambiente ha introdotto dei nuovi criteri nella classifica: per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti di Comuni ricicloni, non solo si deve rispettare l’obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata ma si deve anche puntare sulla qualità e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile. Nel rapporto sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

“I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro rapporto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia ‘Rifiuti free’, traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Comuni Rifiuti free e consorzi – Sono quattro le regioni che superano la media nazionale del 7% di rifiuti free rispetto al totale. In particolare il Veneto si distingue per ben 204 comuni “liberi dai rifiuti”, seguito dalla Lombardia con 76 comuni (grazie soprattutto alla provincia di Mantova che rappresentano il 5% del totale dei comuni lombardi). Importanti i numeri arrivano anche dal Friuli-Venezia Giulia (63 comuni), dal Trentino Alto Adige (56) e dalla Campania con le sue 50 realtà virtuose su 550 comuni totali. Indietreggia, invece, il Piemonte che quest’anno conta solo 8 comuni “targati” Rifiuti Free.
Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Proposte Legambiente: Per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti, Legambiente rilancia sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre quattro sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale. Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, (vedi la legge sulle agenzie ambientali, fresca di approvazione, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero), per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più. In particolare Occorre: 1) utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo; 2) premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione; 3) eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; 4) completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 5) “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti; 6) stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti. Per l’associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel rapporto.

Esperienze green – Infine non poteva mancare un passaggio sulle storie di eccellenza, come l’Emilia Romagna che continua il suo percorso green a favore dell’ambiente. La nuova legge regionale dell’autunno 2015 e il conseguente piano sull’economia circolare, approvato qualche settimana fa, prevede un innovativo e condivisibile sistema di premialità e penalità che si basa sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata. Tra le città dell’Emilia Romagna, si distingue in modo particolare Parma, tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015, che dal 1 luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta. In particolare sono oltre 92mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Altra esperienza positiva arriva questa volta dal Sud, dalla Calabria, dove il comune di Catanzaro ha avviato con successo la raccolta differenziata domiciliare (come già avvenuto in altri capoluoghi del meridione come Salerno, Andria e Cosenza). Il Comune, che partiva dal 10% di raccolta differenziata nel 2015, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Comuni Ricicloni 2016 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione Nazionale Comuni Italiani, Conai, Utilitalia, Fise Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche

Fonte: Legambiente

​Bioshopper tarocchi, la Guardia di Finanza sequestra 200mila pezzi

L’operazione pilota è terminata nelle scorse settimane e si è concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia

Sequestro di oltre 200mila shopper non in regola e più di duemila chili di materia per la produzione dei sacchetti, con multe fino a 1,8 milioni di euro e deferimento all’Autorità giudiziaria di 38 persone per frode commerciale e concorso nel reato. Questi alcuni dei numeri di un’operazione ‘pilota’ della Guardia di Finanza terminata nelle scorse settimane e concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia, e presentata al ministero dell’Ambiente da Gian Luca Galletti e dal Generale Gennaro Vecchione, a capo del Comando unità speciali della Guardia di Finanza. bustaplastica.jpg

Le Fiamme gialle intensificano così, su impulso del ministero dell’Ambiente, l’attività preventiva e repressiva nei settori degli imballaggi di plastica non rispondenti agli standard di legge; questo per tutelare l’ecosistema, i consumatori e il settore industriale della chimica verde. Le buste fuori legge o le falsi dichiarazioni di conformità – è stato spiegato – “minano una filiera nazionale che può valere fino a un miliardo di euro”.

“Sulle shopper – ha osservato Galletti – l’Italia ha avuto sempre una posizione d’avanguardia in Ue, orientata al massimo grado di tutela ambientale contro ogni violazione e contraffazione pericolosa per l’ambiente e per l’economia: una norma per la quale abbiamo rischiato anche un’infrazione sulla concorrenza, ma che invece è diventata una norma di riferimento ambientale”. ”Il corpo – ha rilevato Vecchione – in questo settore interviene soprattutto per i profili finanziari ed economici, oltre che la tutela dell’ambiente. Continueremo le analisi e le verifiche”.

Fonte: E-Gazette

Bioshopper, secondo una ricerca il 36% degli italiani riceve ancora buste di plastica

A 4 anni dalla legge che ha messo al bando i sacchetti in plastica, la norma appare poco applicata, specie nei negozietti e nei mercati

Nonostante il divieto, in Italia circolano ancora troppe buste di plastica. Quasi il 36% degli italiani ha risposto “sempre” e “spesso”; il 38,5% “qualche volta” e solo il 7,7% ha detto “mai”. I dati arrivano da un’indagine realizzata dall’Onf, l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, che fa il punto a 4 anni dalla legge che vieta l’utilizzo degli shopper di plastica usa e getta. In particolare, dall’indagine emerge che gli italiani sanno dell’esistenza della legge anche se non la conoscono nel dettaglio, e quasi il 70% dichiara di utilizzare le buste riutilizzabili per trasportare gli acquisti.  bioshopper.jpeg

La legge che vieta i sacchetti di plastica usa e getta “è straordinaria, ma è anche straordinariamente disapplicata in questo Paese”, dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, sottolineando come la legge italiana sulla messa al bando degli shopper di plastica sia diventata “un esempio per l’Europa. La nuova direttiva dei sacchetti di plastica, infatti, prende spunto dalla legge italiana e questo non succede molto spesso”. Secondo Ciafani, però, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della norma, “ancora troppi sacchetti di plastica tradizionale continuano a circolare. Non tanto nella grande distribuzione organizzata, quanto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali”. La legge c’è e anche la norma sulle sanzioni, ma secondo Ciafani “gli enti di controllo devono intensificare l’attività per fermare la diffusione di prodotti illegali che inquinano non solo l’ambiente ma anche l’economia”.

L’Italia, conclude il Dg di Legambiente, “è un Paese che ha bisogno di far ripartire i poli chimici, che sono in stato comatoso. Questi poli chimici ripartiranno solo se si fa una nuova chimica, ossia la chimica verde, che fa anche le bioplastiche, altrimenti rischiamo di far perdere un treno per far ripartire queste aree industriali che altrimenti rischieranno solo la desertificazione”. Grazie alla legge del 2012, abbiamo “ridotto del 50% l’utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, favorito una conversione della chimica verso la chimica verde e comportato un cambiamento degli stili di vita”, dice  Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, che da senatore avviò nel 2007 l’iter per la messa al bando dei sacchetti in polietilene.

Fonte: E-Gazette

Il recupero della carta negli Stati Uniti è ai massimi storici

La quota di recupero è cresciuta di oltre un punto percentuale nel 2015 rispetto all’anno precedente

Secondo i dati della American Forest & Paper Association (AF & PA), lo scorso anno a livello nazionale sono state recuperate circa 52 milioni di tonnellate di carta. L’associazione stima che il tasso globale di recupero di carta abbia toccato il livello più alto: 66,8%, un dato superiore al 65,4% del 2014. AF & PA rileva che l’aumento nel recupero sia dovuto alla crescita delle infrastrutture di riciclaggio per la carta e cartone del paese.  La produzione complessiva di carta negli Stati Uniti è scesa leggermente nel 2015 a poco meno di 78 milioni di tonnellate, con una diminuzione di circa il 25% rispetto al 1999.

Fonte: e-gazette

Let’s Clean Up Europe 2016: ecco i risultati! In Italia raccolte più di 190 tonnellate di rifiuti

opo il successo dello scorso anno, a maggio si è svolta la terza edizione di Let’s Clean Up Europe (LCUE), la grande campagna europea contro l’abbandono dei rifiuti.
I volontari che hanno preso parte all’iniziativa, in rappresentanza di pubbliche amministrazioni, imprese, associazioni, istituti scolastici e cittadini, si sono impegnati sia nella concreta “pulizia dell’Europa”, raccogliendo i rifiuti accumulatisi in oceani, mari, fiumi, spiagge, parchi, sai nell’incremento della consapevolezza su larga scala del problema dell’abbandono dei rifiuti.
Nel 2016, le azioni si sono concentrate dal 6 all’8 maggio, con la possibilità di organizzare attività per tutto il periodo dall’1 al 15 maggio in modo da garantire la massima partecipazione possibile.

In Europa…
L’iniziativa ha visto l’adesione di 17 Stati europei oltre a Andorra, Norvegia, Tunisia e Turchia.
Il grande impegno dei Coordinatori nazionali o regionali di LCUE ha consentito di raggiungere importanti risultati: sono state registrate più di 5.800 azioni di pulizia, con il coinvolgimento di quasi  500 mila partecipanti e la raccolta più di 6.000 tonnellate di rifiuti.

…e in Italia
Anche in questa edizione l’Italia si è distinta per il numero di azioni e di volontari coinvolti. In Italia sono state registrate 203 azioni, con una partecipazione complessiva di più di 9.200 persone, che hanno raccolto più di 190 tonnellate di rifiuti. In totale le azioni registrate in Italia hanno visto aderire pubbliche amministrazioni (52%), associazioni (29%), imprese (6%), cittadini o gruppi di cittadini (5%), scuole (4%) e altri (ospedali, case di riposo, centri culturali, ecc. – 4%). La regione più attiva per il LCUE 2016 si è rivelata il Lazio, che ha ospitato anche alcune tappe del Keep Clean and Run. Seguono Sicilia, Piemonte e Calabria.

Fonte: Eco dalle Città

ACR+ detta le linee guida per l’economia circolare

“General Guidelines for Integrated Circular Economy Strategies at Local and Regional Level” è il manuale edito da ACR+ (Association of Cities and Regions for Recycling and sustainable Resource management) nel quale vengono proposte delle linee guida per strategie di economia circolare focalizzate in particolar modo sul livello di azione locale e regionale. Nella prima sezione di questo manuale, uscito a maggio 2015, viene spiegato ed approfondito il concetto di economia circolare, mentre nella seconda sezione vengono delineati gli aspetti salienti e gli strumenti concreti per pianificare strategie di economia circolare nella pratica. La versione italiana di questo manuale, curata da AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale), è stata arricchita da 8 casi esemplari italiani di applicazione reale del concetto di economia circolare, permettendo così una contestualizzazione nello scenario italiano dei macro concetti discussi nel manuale. Queste buone pratiche presentano realtà molto diverse tra loro, dall’esperienza di aziende come Mercatino, Novamont e Relight, a progetti promossi da istituzioni pubbliche come “Comieco e vino sostenibile”, “European Week for Waste Reduction”, “compostiAMO” e “100% Campania”, a piattaforme come il forum permanente Liguria Circular.

Da quando la Commissione europea ha adottato il pacchetto sull’economia circolare nel dicembre 2015 si è spesso parlato di questo concetto. È difficile stabilire un’origine precisa per la nozione di economia circolare, che può essere ricondotta a diverse correnti di pensiero. Tuttavia, le applicazioni pratiche di questa idea ai sistemi economici moderni e ai processi industriali risalgono agli anni ’70. L’economia circolare propone in generale un paradigma nel quale il prodotto al termine del suo ciclo di vita non diventa rifiuto, ma al contrario diventa una risorsa per lo stesso oppure per un altro circuito produttivo. Essa è ricostituente e rigenerante di per se stessa, mirando a mantenere i prodotti, i componenti e i materiali al più alto livello di utilità e di valore in ogni fase del processo.

Fonte: envi.info