RASSEGNA STAMPA – Presentato il bando Aro per gestire la raccolta rifiuti nei prossimi nove anni

Ieri mattina nel Comune capofila di Modugno. Depalma: «La vera sfida spetta ai cittadini. La tassa si abbatterà facendo bene la differenziata»

Si è svolta ieri mattina la conferenza stampa di presentazione del bando dell’Aro, l’Ambito di raccolta ottimale, ente nato nel 2012 per gestire la questione dei rifiuti nei sette paesi costituenti, ovvero Modugno, Bitetto, Palo, Binetto, Bitritto, Sannicandro e Giovinazzo. Erano presenti all’incontro, nella sala del comando di Polizia Municipale del Comune capofila di Modugno, i commissari prefettizi e i Sindaci coinvolti, oltre ai tecnici dottor Tornavacca e avvocato Ingravalle della ditta Espert e la responsabile del procedimento dottoressa Magrone.

Il bando consentirà di affidare il servizio di raccolta all’azienda vincitrice per i prossimi nove anni. La scadenza per la consegna delle offerte è il 16 dicembre e l’apertura delle buste avverrà immediatamente dopo, il 18. Un bando definito “verde”, perché seguirà strategie e pratiche ecosostenibili: «Si punta al rifiuto zero», ha affermato Tornavacca, dicendo anche che si prevedono «premialità e penalità molto rigide». Le prime «anche nei confronti degli operatori ecologici, che se faranno un ottimo lavoro e quindi aiuteranno l’azienda a raggiungere gli obiettivi, si vedranno accreditati direttamente sul loro stipendio la premialità. L’appalto inoltre segue l’approccio inclusivo, perché permette alle cooperative sociali di far parte del progetto, a supporto quindi delle politiche di inclusione sociale. Per Giovinazzo, ha collaborato al progetto anche l’ingegner Carrieri.

Certo non è tutto rose e fiori. La stima emersa prevede che per il primo anno i costi per i cittadini siano maggiori rispetto ai precedenti, ma si spera in un’offerta al ribasso che possa compensarli; si tratta però di un’ipotesi tutta da verificare al momento dell’apertura delle buste.

Nel suo intervento il sindaco Depalma sprona tutti a fare del proprio meglio: «Giovinazzo è l’unico Comune con la costa e la sfida è stata quella di trovare accordi con paesi aventi peculiarità differenti. Ma la vera sfida spetta ai cittadini, in base a come raccoglieranno: la tassa sui rifiuti non si abbatterà gettando rifiuti altrove, ma facendo bene quello che a loro viene chiesto (la raccolta differenziata, ndr). Ad oggi ci ritroviamo costi esagerati per servizi inefficienti. Con questo bando non solo miglioreremo il servizio, ma ci proietteremo al futuro. Per raggiungere gli obiettivi, però, è necessario fare squadra. Chiediamo quindi collaborazione da parte dei cittadini. Obiettivo, infatti, è quello di avere un servizio migliore ad un costo minore». Il Primo Cittadino si è rivolto anche noi della stampa affinché si attivi una vera e propria campagna mediatica di sensibilizzazione e di informazione sull’importanza della raccolta differenziata, che comunque, nelle nuove modalità, «non partirà prima della metà del prossimo anno.

In merito alla nostra discarica – ha poi aggiunto -, devo dire che è in fase di esaurimento e abbiamo poche volumetrie ancora perché Giovinazzo è l’unica discarica del territorio», mentre riguardo i Centri Comunali di Raccolta, i cosiddetti CCR, ha detto che «per funzionare devono essere collocati all’interno del paese. Noi ci stiamo attrezzando, ma i cittadini non li vogliono». Ma, ha concluso, «meglio avere un CCR sotto casa che rifiuti sparsi ovunque».

Fonte: GiovinazzoLive

RASSEGNA STAMPA – Piano Aro Ba/2, “la sfida delle sfide”

Si punta a rifiuti zero. Presentato il bando per la raccolta rifiuti. Consegna delle offerte entro il 16 dicembre, ma il servizio non partirà prima di metà 2015

«E’ la sfida delle sfide, la svolta culturale, il cambio epocale». Così è stato presentato il nuovo bando Aro Bari 2, alla conferenza stampa che si è tenuta ieri nella sala del comando di Polizia municipale di Modugno, alla quale hanno preso parola i commissari prefettizi di Modugno e Bitetto, i sindaci di Palo, Binetto, Bitritto, Sannicandro e Giovinazzo, il dottor Tornavacca, che si è occupato dell’aspetto tecnico del piano, e l’avvocato Ingravalle, che ha curato l’aspetto giuridico legale (tecnici della ditta partner Esper) e la responsabile del procedimento, la dottoressa Magrone, che ha curato la parte istruttoria.

L’Ambito di raccolta ottimale, costituitosi nel 2012, vede Modugno comune capofila tra i 7 comuni aderenti. Il servizio di raccolta rifiuti sarà affidato ad un’azienda che lo gestirà per 9 anni. Il termine ultimo per la consegna delle offerte è il 16 dicembre e l’apertura delle buste è prevista per il 18. Ma il servizio non partirà prima della seconda metà del prossimo anno.

«Non è facile unire attorno ad uno stesso tavolo, 7 comuni di forze politiche differenti – ha commentato il sindaco Domenico Conte – ma ciò rappresenta un cambio epocale perché è il secondo bando “verde” in Italia». “Verde”, perché sarà a passo con la tecnologia ecoambientale. Diversamente da quanto è emerso nell’ultimo consiglio comunale di Palo, nel corso del quale è stata criticata la scarsa aderenza del bando alle esigenze del territorio, per costi e mancate migliorie, il sindaco Conte dichiara che «il bando tiene conto delle nostre peculiarità e calza a pennello. Grazie alla tariffa puntuale, ogni cittadino pagherà in base a quello che produce e quanto riesce a differenziare».

Dalle stime, però, una cosa emerge chiaramente: per il primo anno, i cittadini registreranno un aumento dei costi rispetto al 2013, dovuto proprio al passaggio alla raccolta porta a porta. Secondo la previsione elaborata da Tornavacca, però, l’incremento dei prezzi potrebbe essere ammortizzato dal ribasso d’asta nell’affidamento dell’appalto. Inoltre, «Il bando prevede premialità e penalità». A parte anche i costi del servizio di deratizzazione, disinfestazione e disinfezione.

Parere favorevole anche del sindaco di Giovinazzo (unico Comune dell’Aro avente la costa), Tommaso De Palma: «La tassa sui rifiuti non si abbatterà gettando rifiuti altrove, ma facendo bene la raccolta differenziata. Ad oggi ci ritroviamo costi esagerati per servizi inefficienti. Con questo bando non solo miglioreremo il servizio, ma ci proietteremo al futuro. Obiettivo, infatti, è quello di avere un servizio migliore ad un costo minore». Il primo cittadino ha poi spiegato che la discarica di Giovinazzo è in esaurimento, per cui i Comuni saranno costretti a conferire altrove i rifiuti. «Con un aggravio dei costi di trasporto», ha aggiunto Conte.

Problema che sarà presto risolto, secondo Tornavacca, perché si mira alla strategia dei rifiuti zero, e presto saranno attrezzati i Centri Comunali di Raccolta e i Centri di Riuso. Vera innovazione del bando, perché molti materiali che prima venivano gettati, con i centri di riuso potranno avere nuova vita.

Al via anche campagne di informazione e sensibilizzazione per educare il cittadino alla corretta pratica della differenziata. Il messaggio sarà chiaro: il rifiuto è risorsa.

fonte: PaloLive

RASSEGNA STAMPA – In Puglia sette Comuni puntano a “rifiuti zero”

«È una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre»

Dopo la notizia circa l’Aro Bari 2 che ha pubblicato la gara per il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani e di rifiuti differenziati, nonché dei servizi complementari, stamattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della suddetta gara presso il Comando di Polizia Municipale di Modugno. Sono intervenuti il Commissario Straordinario del Comune di Modugno Mario Ruffo, in qualità di Presidente dell’Aro Bari/2, e i Sindaci dei sette Comuni aderenti. Sindaci delle città di Modugno, Bitetto, Binetto, Palo del Colle, Giovinazzo, Sannicandro e Bitritto. Il Responsabile Unico del Procedimento Maria Magrone ed i tecnici incaricati della progettazione Attilio Tornavacca e Massimo Ingravalle hanno illustrato tecnicamente tutto l’apparato.
Maria Magrone ha presentato tutto l’iter partendo «dal 2012 con l’assessore Di Ciaula (amministrazione Gatti) che fece una lettera d’intenti. Con quell’atto si costituirono i sette comuni. L’atto vero e proprio di costituzione fu fatto, però, l’8 marzo del 2013. Successivamente l’amministrazione Magrone portò avanti il tutto. Ringrazio davvero tutti gli attori protagonisti. Il termine ultimo per l’apertura delle buste è il 18 dicembre prossimo».
Per Conte, sindaco di Palo del colle, «è una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre».
Sulla stesa lunghezza d’onda De Palma, sindaco di Giovinazzo, per il quale «la sfida è ragionare come comunità. Tutti dobbiamo collaborare, specialmente i cittadini».
Per Novielli, sindaco di Sannicandro «non è stato per nulla facile il tutto. Quello che abbiamo iniziato è un percorso importante».
Giulitto, sindaco di Bitritto, pensa che «i veri ringraziamenti vadano fatti al mio predecessore, io sono arrivato solo alla fine. Spero ci sia un miglioramento per tutta la cittadinanza».
Grande attenzione è stata riservata a Tornavacca che ha spiegato più nei dettagli l’intera vicenda. «Esper, la nostra società, è improntata su un grande codice etico. Tutte le gare predisposte da Esper non hanno mai ricevuto contraccolpi. È una gara con principi di premialità e penalità molto severi. Tutte le amministrazioni hanno anche aderito alla strategia “Rifiuti Zero”. A livello nazionale sono 313 le società che potranno partecipare al bando, 30 in Puglia. L’obiettivo sarà quello del 60% di raccolta differenziata il primo anno e del 70% il secondo e così via».
L’avvocato Ingravalle avrà invece un compito «arduo. Lavorerò io, adesso. Ci potrebbero essere molti ricorsi anche se il nostro è un bando “coraggioso”».
Alla fine spazio alle domande dei giornalisti presenti. A cui ha risposto Tornavalle specificando che «sì, ci saranno dei piccoli aumenti per i cittadini ma il primo anno sarà di transizione. Indispensabili saranno i centri di raccolta come quelli di Binetto, Modugno e Bitritto. Gli altri si doteranno di altri bandi messi a disposizione della Regione. I centri di riuso, poi, andranno ad aggiungersi a quelli di raccolta. Entro metà anno 2015 dovrebbe essere avviato il tutto».
A chi gli chiedeva se la discarica di Giovinazzo, ormai stracolma, possa far avviare progetti di inceneritori Tornavacca è stato lapidario: «spero di no. Gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) si occupano dell’impiantistica, non noi. L’Ato è un ente sovra ordinario a noi. Se riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65% di differenziata credo proprio che di inceneritori non si potrà mai parlare. Saranno decisivi i cittadini». E De Palma, ironizzando sulla sindrome Nimbi, ha dichiarato: «se tra un inceneritore sotto casa e una discarica mi dicessero cosa scegliere direi sicuramente il primo. Paradossalmente i fumi posso controllarli. In discarica, nel sottosuolo, non si sa mai cosa ci entra».

Fonte: Villaggio Globale

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

M5S: accolta dal Governo la proposta per la tariffazione puntuale

“Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato che se seguito dai fatti si trasformerà in una piccola rivoluzione ambientale ed economica”.

Così esprimono la soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento proposto i senatori del Movimento.
Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

“Ora – affermano i senatori Cinque Stelle – la palla passa in mano al governo!

Di seguito il comunicato ufficiale, consultabile a questo indirizzo

Se son rose fioriranno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato. Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti. Il tutto in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Più ricicli meno paghi. Il percorso verso la tariffa puntuale già attuata in tantissimi Comuni italiani dove è in vigore la raccolta differenziata porta a porta.

Il Governo si è detto favorevole all’emendamento e lo ha fatto proprio, “impegnandosi a rivedere l’imposta sui rifiuti al fine di riportarla ad una tariffa sulla effettiva produzione”.

Ora la palla passa al Governo. Il Movimento 5 Stelle vigilerà che quanto promesso ed accolto in Aula da parte dell’esecutivo diventi realtà. Non bastano gli impegni e le promesse. Serve andare verso la tariffa puntuale dei rifiuti. Con i fatti.

Legambiente: chi produce meno rifiuti deve pagare meno!

Continua la campagna di Legambiente a favore della tariffazione puntuale. Alla raccolta firme ormai in atto da alcune settimane, fanno eco le prese di posizione pubbliche

Questo l’ultimo comunicato stampa dell’Associazione Ambientalista, che potete trovare seguendo questo link

Tarsu, Tares, Trise, Tari: cambiano le parole ma non la sostanza. Legambiente: “Basta con i giochi di parole. Chi produce meno rifiuti deve pagare meno”

“Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”. Questo è l’unico principio su cui deve basarsi la tariffazione sui rifiuti. Che si chiami Tares o Trise oppure Tari, non è possibile che questa vada ad aggravare il peso fiscale sugli italiani in maniera illogica e ingiusta”.

Così Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, ha commentato la notizia, diffusa oggi dalle agenzie, di possibili ulteriori aumenti delle tasse sulla casa attraverso la legge di stabilità.

Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la nuova tassa sui rifiuti Tari, forse più della precedente Tares, rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta. Per questo, sul sito di Legambiente, continua la raccolta firme della petizione popolare Italia rifiuti free, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, per chiedere al governo di rivedere questo tributo in maniera tale da rispettare il principio europeo del “chi inquina paga”, calcolandolo solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati e consentendo così alle utenze più virtuose di pagare di meno, come richiesto recentemente anche dalle associazioni di categoria Federambiente e Fise – Assoambiente.

Oggi infatti, è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea.

La gestione dei rifiuti in Italia sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti. Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti: continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani l’ammontare della tassa non è determinato secondo la quantità di rifiuti prodotti, mentre solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale.

E’ ancora possibile firmare la petizione al link www.legambiente.it/italiarifiutifree/petizione.

Trento e l’applicazione della tariffa puntuale

Esper collabora da anni con l’amministrazione trentina. Inizialmente per progettare e introdurre la raccolta domiciliare e alcune pratiche volte alla riduzione; in tempi più recenti per supportare l’amministrazione nella fase di individuazione delle modalità organizzative più corrette per l’adozione della tariffazione puntuale su tutto il territorio comunale.

L’Assessore Michelangelo Marchesi illustra i risultati ottenuti e le difficoltà affrontate

Dal primo gennaio 2013 il Comune, con il supporto tecnico della ESPER, è passato a tariffazione puntuale. Come è cambiato il servizio per l’introduzione della tariffazione puntuale?
Fondamentalmente il servizio non ha registrato cambiamenti significativi. O meglio, il cambiamento è stato antecedente al passaggio a Tariffazione puntuale: a partire dal mese di novembre 2012 anche nella zona a traffico limitato del Centro storico la raccolta dei rifiuti si effettua col sistema porta a porta con qualche adattamento richiesto dalle caratteristiche di questa zona (vie strette, pochi spazi interni agli edifici, notevole transito, pregio architettonico, presenza di molte attività e di turisti…). Sono stati pertanto eliminati dalla pubblica via tutti i cassonetti finora presenti. Le utenze domestiche sono dotate di contenitori personali per raccogliere: organico, vetro, imballaggi leggeri, carta e residuo.
Per le utenze domestiche i rifiuti differenziati in casa devono essere conferiti nei contenitori condominiali (presenti dove esiste sufficiente spazio interno) o portati nelle isole ecologiche (in parte interrate) appositamente realizzate. In questo caso si verrà dotati di apposita tessera di riconoscimento. Nel resto della città sono previste solo dotazioni individuali o condominiali.
Per le utenze non domestiche le modalità di raccolta differiscono a seconda che siano collocate fronte strada o piuttosto ai piani superiori dell’edificio.
A partire dal 1 gennaio 2013 si è passati alla tariffazione puntuale.  Pertanto  tutte le utenze condominiali devono obbligatoriamente utilizzare i nuovi sacchi verdi. Tali sacchi, una volta riempiti, dovranno essere portati nel contenitore posto all’interno degli spazi dell’edificio (dove presente) o presso le isole ecologiche, utilizzando come di consueto la tessera in dotazione. Le utenze domestiche non condominiali e quelle non domestiche utilizzano invece contenitori dotati di transponder (da 120l. in su). A ciascuna utenza è attribuita una quantità minima di litri di conferimento annuo di residuo. I quantitativi eccedenti verranno conteggiati in fattura per le utenze non condominiali o non domestiche sulla base del numero di svuotamenti ulteriori o andranno conferite in sacchi verdi prepagati (utenze condominiali).

Cominciamo dalla fine: quali sono i risultati raggiunti con la tariffazione puntuale? Quanto è aumentata la raccolta differenziata?
Abbiamo rilevato dei cambiamenti sensibili.
Mettendo a confronto periodi confrontabili (gennaio-settembre 2012 e gennaio-settembre 2013), abbiamo registrato un aumento della percentuale di raccolta differenziata. La media sui nove mesi è passata da un 67,28% ad un 74,21%, (con punte fino al 78%) con un aumento medio di 7 punti percentuali.
Ma il dato più interessante è che si è registrata una forte contrazione della produzione di rifiuti. Sono stati conferite infatti 4000 tonnellate di residuo in meno, pari ad una contrazione percentuale del 29,8%.
In termini generali la contrazione dei rifiuti è stata del 7,7%

Come è cambiata la qualità del materiale raccolto?
Non abbiamo rilevato nessun cambiamento significativo per carta e organico, sempre di ottima qualità.
Per quel che riguarda gli imballaggi leggeri si è verificata una leggera flessione, ma assolutamente i termini sono irrilevanti, nell’ordine di pochi punti percentuali. Fondamentalmente possiamo dire che nemmeno per gli imballaggi leggeri abbiamo assistito a cambiamenti significativi.
Non ritengo infatti che le oscillazioni della percentuale del rifiuto siano conseguenza della TARES, ma della solita difficoltà di percepire la differenza tra plastiche e imballaggi….

Quanto sono diminuite le esposizioni del secco residuo?
Abbiamo registrato una flessione delle esposizioni. Ovvero i cittadini, differenziando meglio e di più grazie alla “spinta” della tariffazione puntuale non espongono i propri contenitori o sacchi tutte le volte in cui avrebbero diritto di farlo. Ma per avere dati ufficiali su questo punto dobbiamo aspettare la conclusione dell’esercizio 2013.

Quali i costi per implementare il sistema per il conteggio delle esposizioni e per la fatturazione?
Il nostro sistema di raccolta era stato predisposto a tali attività fin dalla sua costruzione. Ragion per la quale non abbiamo dovuto sostenere ulteriori costi per il passaggio a tariffazione puntuale

Quali i risparmi registrati e quali quelli preventivati?
Per poter quantificare in maniera realistica i risparmi dobbiamo attendere la chiusura dell’anno. Abbiamo già registrato la riduzione di alcuni giri di raccolta.
Di sicuro l’abbattimento della quota del residuo rappresenterà un risparmio sensibile sullo smaltimento.
Anche la maggiore differenziazione porterà maggiori guadagni. Nel primo semestre del  i ricavi dalla vendita dei rifiuti riciclabili, vetro, imballaggi leggeri, carta e cartone, metalli e batteri, olio vegetale, fino agli abiti usati, superano i 930mila euro. Un valore da cui sono già stati dedotti i costi per il trasporto dei rifiuti differenziati nei diversi centri di lavorazione. I costi di selezione e trattamento, invece, si attestano a 425mila euro.

Sono aumentati gli abbandoni di rifiuti?
Apparentemente abbiamo registrato un aumento degli abbandoni. O meglio, gli abbandoni oggi hanno una maggiore visibilità. A livello quantitativo il dato non è assolutamente rilevante in termini di peso. Stiamo parlando di un fenomeno che ha una visibilità, ma numericamente e percentualmente non è significativo. Abbiamo potenziato l’attività di sensibilizzazione e di controllo.

Come ha reagito la cittadinanza a questo cambiamento?
Direi che la reazione è stata assolutamente positiva.
Ci sono stati un po’ di problemi iniziali per far passare l’utilizzo dei sacchetti conformi, ma si tratta più che altro di problemi comunicativi, che non di comportamenti negativi, almeno per la grande maggioranza della popolazione.
Certo chi si comportava non correttamente prima, continua a farlo anche oggi. C’è di buono che i comportamenti non conformi sono oggi più visibili.

Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2013

Il IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, realizzato dal Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone, con il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, scatta un’istantanea sull’evoluzione normativa, sui mutamenti degli stili di vita e dei consumi legati al riutilizzo che hanno caratterizzato l’anno che si avvia a conclusione. Le oltre 100 pagine di cui si compone il Rapporto prendono in esame le tendenze e le novità che hanno interessato il riutilizzo in Italia, nell’ottica di offrire uno strumento aggiornato di analisi e ragionamento per i decisori e gli addetti chiamati a sviluppare politiche di riutilizzo.

ABSTRACT RAPPORTO NAZIONALE SUL RIUTILIZZO 2013

CONSUMO:

Secondo l’Osservatorio Findomestic negli ultimi 5 anni è cambiato profondamente l’approccio degli italiani verso l’acquisto dell’usato. Il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’usato e il 41% dichiara di voler incrementare i suoi acquisti in questo settore. Sociologi ed esperti di mercato dicono che consuma l’usato: 1) chi cerca il risparmio; 2) chi è più colto; 3) i giovani più che gli anziani. Nell’espansione dell’usato la crisi conta, ma si tratta anche di un’evoluzione degli stili di consumo che è indipendente dalla congiuntura economica caratterizzata da una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. La tendenza al ricorso all’usato è dunque destinata ad affermarsi e crescere anche quando si entrerà in un’eventuale fase di ripresa economica.

ANDAMENTO DEL SETTORE:

I dati della Camera di Commercio di Milano sottolineano che il mercato dell’usato in Italia conta 3.283 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia con 517 imprese attive, una su sei in Italia, davanti al Lazio con 430 e alla Toscana con 386. Tra le province, dopo Roma con più di una impresa nazionale su dieci nel settore, ci sono Milano, Napoli e Torino. Nel computo sono assenti i negozi dell’usato in conto terzi (circa 4000) e gli ambulanti professionisti, ossia i segmenti che hanno maggior tasso di espansione e che spesso vanno sostituendo, territorialmente, le botteghe di rigatteria tradizionali, che invece sono registrate nelle elaborazioni.

Secondo le stime della Rete Nazionale Operatori dell’Usato il comparto dell’usato occuperebbe infatti in Italia oltre 80.000 persone, ma una mappatura puntuale risulta assai problematica a causa dell’informalità nella quale sono costrette circa il 70% delle attività e in attesa di una riforma complessiva del settore che comincia a muovere i primi passi. Va bene l’usato che ha funzione d’uso, va molto male l’usato superfluo (epoca, collezionismo, ecc); soffrono la crisi dunque i rivenditori di usato superfluo, mentre vanno bene quelli di usato generico (o “indifferenziato”). I settori della riparazione di abbigliamento ed elettrodomestici sono in “ricrescita”. Gli operatori informali, specie di etnia rom, sono al centro di iniziative di integrazione a Napoli, Reggio Calabria, Roma e Torino, ma sono anche oggetto, alternativamente, di persecuzione giudiziaria e persecuzione razzista. A Roma la chiusura di esperienze di mercatini autorizzati, sta generando una rinnovata pressione delle comunità straniere sui mercati autorizzati con pesanti ripercussioni per le attività degli stessi operatori dell’usato di Porta Portese che stentano anch’essi a veder formalizzata la loro pluridecennale attività di riutilizzatori. Torino dopo essersi affermata come best practice in questo ambito con l’istituzione delle Aree di Libero Scambio non professionale dell’usato ha davanti la sfida di riconfermarsi come terreno d’avanguardia di sperimentazione di fronte alla crescente richiesta di spazi autorizzati avanzata da ampie fasce della popolazione in stato di bisogno.  A Roma e Milano operai in cassaintegrazione o espulsi dal mercato del lavoro, insieme a precari e studenti hanno messo in moto processi di riconversione partecipata nelle ex-fabbriche fallite che hanno al centro modelli di riutilizzo su scala, riciclo e upcycling.

RIUTILIZZO E GESTIONE RIFIUTI:

A Ottobre, a Vicenza, nel quadro del progetto Life+ PRISCA, è stato autorizzato il primo grande impianto italiano di preparazione al riutilizzo (dove vengono trattati rifiuti riutilizzabili; prima risposta concreta per non destinare più a smaltimento l’irriducibile flusso di beni usati che viene conferito tra i rifiuti).

Nell’ambito dello stesso Progetto sono stati prodotti approfondimenti normativi che hanno evidenziato gli ostacoli e le possibili soluzioni autorizzative per azioni volte al massimo riutilizzo. Nell’Autunno 2013 i progetti europei Lifeplus Ambiente sviluppati in Italia, le Agende 21, la Rete ONU e Occhio del Riciclone hanno prodotto una lettera appello rivolta alle Istituzioni Nazionali per la rimozione degli ostacoli che inibiscono lo sviluppo della filiera del riuso. Progetti Life+ come quello No Waste hanno contribuito ad analizzare il possibile ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella realizzazione di un Centro di riuso e riparazione.

I primi importanti segnali di politiche di riutilizzo integrate con la gestione dei rifiuti sono gli interventi d’indirizzo prodotti da Regioni come la Puglia e la Campania che nei loro regolamenti prevedono il coinvolgimento della filiera economica dell’usato; per la prima volta un atto pubblico nazionale, come il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (Ministero dell’Ambiente), riconosce che “per incrementare i volumi di riutilizzo occorre pianificare azioni che rimuovano o contribuiscano a rimuovere gli ostacoli che inibiscono lo sviluppo del settore dell’usato. Oltre al problema logistico e strutturale rappresentato dall’assenza di flussi certi di approvvigionamento, l’usato soffre di gravi problemi legati a sommersione, fiscalità e concessione di spazio pubblico”. L’avvio della sperimentazione congiunta Rete ONU-Federambiente è un ulteriore segnale che va nella direzione di migliorare l’efficienza del servizio di gestione dei rifiuti (riducendo il volume di rifiuti ancora in buono stato destinati oggi allo smaltimento o recupero energetico) e sostenere un’economia dell’usato che spesso assume anche una connotazione sociale.

ANALISI AMBIENTALE:

Per la prima volta sono stati misurati, con metodo scientifico (da ODR e Mercatino SRL) peso e impatti ambientali del riutilizzo degli operatori dell’usato. Su 210 negozi conto terzi presi a campione, risulta una media di beni avviati a riutilizzo pari a 100 tonnellate all’anno. Ciascuno di essi evita ogni anno l’emissione di 475 tonnellate di CO2 equivalente. La ricerca ha dato la possibilità di confrontare il contributo ambientale offerto da varie iniziative messe in atto da attori pubblici e privati a favore del riutilizzo, fornendo possibili spunti di riflessione anche sulla concessione di adeguati contributi e sgravi annunciati tra gli allegati alla Legge di Stabilità.

Dall’analisi emerge che un negozio conto terzi medio a conduzione familiare riesce a riutilizzare poco meno di quanto sono riusciti a riutilizzare tutti i centri di riuso del Centro Italia, ma a differenza di questi ultimi non ha potuto godere di alcun aiuto pubblico e paga proporzionalmente più tasse e tariffe di chi vende nuovo. Tenendo conto che in Italia i negozi in conto terzi sono circa 4000 è possibile valutare il loro volume complessivo di riutilizzo in centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno.

MODA E RIUTILIZZO:

Negli ultimi anni, le proposte di moda e riutilizzo hanno avuto successo principalmente nei mercati dei Paesi a reddito più basso. In quelli a reddito elevato la proposta si rivolge ad una fascia d’elite per alcuni marchi affermati e proliferano le produzioni amatoriali che a stento riescono a trovare un punto d’equilibrio; produzione su scala e internazionalizzazione del mercato le ricette per far fiorire il settore.

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Fonte: Occhio del Riciclone

Il futuro continua ad essere la tariffazione puntuale!

Abbiamo visto cos’è la tariffazione puntuale, ora proviamo a capire perchè è conveniente per le amministrazioni andare verso questa metodologia.

Innanzitutto la Tariffa puntuale si basa sulla misurazione dell’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza


permette di uscire dai sistemi “presuntivi” sulla produzione procapite dei rifiuti. In particolare permette all’Amministrazione di svincolarsi dai meccanismi della Tares che, oggi legano le mani alle amministrazioni costringendole ad aumenti sensibili delle tariffe per determinate categorie (per lo più piccoli esercizi di prossimità) concedendo sconti sensibili ad altre.

è equa

ogni cittadino pagherà realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, in linea con la volontà dell’amministrazione di distinguersi per virtuosità e correttezza

Permette la razionalizzazione del servizio e l’ottimizzazione dei costi
L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini. La tendenza ad esporre il meno possibile il contenitore (o il sacco) dei rifiuti indifferenziati, per risparmiare il costo di esposizioni dovute soltanto a sacchi e/o bidoni non pieni, può permettere di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo di ottimizzare i costi del servizio di raccolta.
E’ così che il Consorzio Priula dal marzo2013 ha deciso di dimezzare i passaggi peril secco residuo, passando da frequenze settimanali a quindicinali.

Si basa sull’uso di tecnologie ampiamente testate
L’utilizzo della tecnologia RFId, come avviene da anni in gran parte delle realtà in cui si è deciso di passare a tariffazione puntuale (ad esempio ne Consorzio Priula o nel CCS – Consorzio Chierese per i Servizi), si basa su tecnologie ampiamente testate. Sono anni infatti che vengono utilizzate anche in Italia.


Anche le ultime evoluzioni  (RFId a perdere applicati direttamente sul sacchetto, funzionanti in UHF – Ultra High Frequency) hanno raggiunto un livello di affidabilità che permette il loro utilizzo in totale sicurezza, senza rischi di false letture o perdite di dati, tanto che sono molte le realtà che, sull’esempio del Comune di Capannori (primo in Italia ad aver implementato, con il supporto tecnico di ESPER, l’utilizzo di tag RFId UHF a perdere sui sacchi del secco residuo), hanno deciso di affidarsi a questa tecnologia

Insomma, la tariffa puntuale
conviene,
è equa,
è sicura 

una volta progettato in maniera ottimale il servizio di raccolta e tariffazione, è di facile gestione.

SERR 2013: numeri da grande evento!

L´edizione 2013 fa segnare il record di partecipazione, con ben 5.399 azioni sulla riduzione dei rifiuti condotte in Italia (nel 2012 furono 5261). Il nostro Paese è ancora una volta, tra i 27 aderenti UE all´iniziativa, quello con le maggiori adesioni. L’Italia infatti con le su 5.399 iniziative ecologiche batte la Gran Bretagna e la Francia.

La giuria europea della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti ha selezionato, tra i vincitori dell’edizione 2012, anche due azioni italiane: “Di meno in meglio”, azione realizzata dal Covar14, consorzio di gestione dei rifiuti dei comuni della provincia sud di Torino, che si è aggiudicata il primo premio tra le pubbliche amministrazioni e “R2R – Reuse to Reload”, azione realizzata dalla Augustea Holding, azienda napoletana che ha vinto nella sezione dedicata alle imprese.

“Di Meno in Meglio” del Covar14 ha visto la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione condotta nei comuni consortili con tour guidati nei supermercati e l’avvio di una cooperazione con i ristoranti locali che hanno dato vita ad una rete di ben 34 Eco-Ristoranti.

L’azione di Augustea è stata invece condotta tra i dipendenti, le loro famiglie e i contatti professionali, che sono stati incoraggiati alla riduzione dei rifiuti, ad esempio rimpiazzando le tazze usa e getta con bicchieri multiuso personalizzati, lo scambio di libri e l’utilizzo di prodotti senza imballaggi.