Al via progetto “Ostelli Zero Waste” per una gestione virtuosa dei rifiuti

Gestire in maniera più virtuosa i rifiuti negli ostelli, con l’obiettivo di realizzare buone pratiche di prevenzione. È quanto prevede un progetto chiamato “Ostelli Zero Waste” che coinvolge  Aig (Associazione Italia Alberghi per la Gioventù) e i Consorzi Nazionali per il riciclo e il recupero dei rifiuti d’imballaggio (Cial per l’alluminio, Comieco per la carta, Corepla per la plastica, Coreve per il vetro, Ricrea per l’acciaio e Rilegno per il legno).
Per raggiungere lo scopo i tecnici ambientali della Cooperativa ERICA, partner tecnico del progetto, visiteranno un campione di ostelli AIG nelle maggiori città italiane: Napoli, Milano, Bologna, Cagliari e Torino. All’interno delle strutture verranno condotte una serie di verifiche per individuare l’organizzazione dei contenitori per la raccolta dei rifiuti; analisi merceologiche dei rifiuti prodotti da uffici, mense e ospiti; interviste ai gestori e ospiti per individuare abitudini e criticità nella gestione dei rifiuti. In più verranno condotte delle sessioni di formazione a gestori e addetti degli ostelli sulle buone pratiche per la riduzione dei rifiuti e la loro corretta differenziazione.
I dati raccolti serviranno a definire le linee guida e criteri da applicare per la gestione interna dei servizi e per la comunicazione interna ed esterna. Inoltre verrà messo a punto un progetto per la riorganizzazione della gestione dei rifiuti all’interno delle strutture visitate.
L’auspicio di tutti i firmatari dell’intesa tra ostelli e consorzi possa essere esteso, in un prossimo futuro, a tutte le strutture ricettive presenti in Italia.

La Regione Toscana punta al 70% di raccolta differenziata

Il Piano tratta per la prima volta di rifiuti urbani, rifiuti speciali e bonifica dei siti inquinati in una visione unica e complessiva

Meno produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 70%, più riciclo, meno discariche e meno termovalorizzatori. Sono gli obiettivi del nuovo Piano regionale di gestione dei Rifiuti e di Bonifica dei siti inquinati 2013-2020, che ha appena avuto il via libera dalla giunta regionale. Il Piano tratta per la prima volta di rifiuti urbani, rifiuti speciali e bonifica dei siti inquinati in una visione unica e complessiva che imprime una svolta fondamentale: trasformare il rifiuto in risorsa e intraprendere la strada del recupero e del riciclo. Il tutto in un quadro di autosufficienza e autonomia gestionale del ciclo integrato dei rifiuti, con particolare attenzione per i rifiuti speciali.
‘‘È un piano innovativo – ha detto l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini – , che fa il punto della situazione rispetto a quanto fatto in questi anni e, soprattutto, introduce elementi di importante discontinuità col passato, traghettando la Toscana da qui al 2020 in modo che sia una regione più europea rispetto alla gestione dei rifiuti. Le percentuali che stanno alla base del piano e ne rappresentano gli obiettivi sono 70, 20 e 10. Ovvero, 70% l’obiettivo di raccolta differenziata al 2020 per fare in modo che questo sia un piano che punta al riciclo e alla riduzione e razionalizzazione degli impianti rispetto a quelli già previsti nei piani provinciali. Poi, 20% la capacità della Regione di portare a recupero di energia i rifiuti che vengono prodotti in Toscana e 10 % il conferimento massimo previsto nelle discariche.

Fonte e.gazette

Rifiuti, revisione direttiva europea. Terminata consultazione pubblica a metà settembre

di Giuseppe Miccoli

Nell’ambito dell’economia europea esiste “un potenziale non sfruttato”: sono i rifiuti che finiscono in discarica o che vengono inceneriti. Perciò la Commissione Europea ha deciso di introdurre nuovi e stringenti obiettivi in tema di prevenzione, riciclaggio e incenerimento. Per il Comitato delle regioni dell’UE (CdR) “entro il 2025, riciclaggio al 70%”. Per l’ACRplus l’Associazione delle Città e Regioni: “Favorevole alla messa al bando dell’incenerimento”

Nell’ambito dell’economia europea esiste “un potenziale non sfruttato”: sono i rifiuti che finiscono in discarica o che vengono inceneriti. Da qui l’esigenza da parte della Commissione Europea di introdurre nuovi e stringenti obiettivi europei in tema di prevenzione, riciclaggio e incenerimento. E’ per questo motivo che durante il periodo 2013-2014, si procederà a una revisione legislativa della attuale politica dei rifiuti. Si effettuerà anche una valutazione ex-post delle direttive tuttora vigenti comprese le modalità per migliorarne la coerenza. L’iter ha avuto inizio a giugno quando la Commissione europea ha disposto (per un periodo di quindici settimane) una consultazione pubblica sulla revisione degli obiettivi di gestione dei rifiuti. I risultati, che saranno pubblicati prossimamente sul sitohttp://ec.europa.eu/environment/, contribuiranno all’elaborazione di una nuova proposta legislativa. Erano attesi suggerimenti da parte di cittadini, imprese, Ong ed enti pubblici al fine di porre obiettivi sempre più ambiziosi alle amministrazioni pubbliche.

Ma qual è la situazione legislativa? Le normative europee attualmente in vigore sui rifiuti urbani, sulle discariche e sugli imballaggi, (rispettivamente Dir. 2008/98/CE, Dir. 1999/31/CE e la Dir. 94/62/CE) avevano posto una serie di obiettivi importanti sul riutilizzo e di riciclaggio dei rifiuti e di riduzione dello smaltimento nelle discariche, stabilendo ad esempio, che entro il 2020 dovessero essere riciclati o riutilizzati almeno il 50% dei rifiuti urbani e domestici e almeno il 70% dei rifiuti da costruzioni e demolizioni. Molti di questi obiettivi in particolare nel sud Italia, non sono ancora stati raggiunti. Un ritardo in parte dovuto ai bassi costi di smaltimento delle discariche. Ma la situazione è a macchia di leopardo. Nelle zone in cui è in funzione un impianto di selezione e trattamento dei rifiuti indifferenziati, il costo della filiera dell’indifferenziato è allineato alla media italiana e determina la convenienza a introdurre sistemi di raccolta differenziata porta a porta.

Eppure, come la Commissione ha indicato nella “Road map per l’efficienza delle risorse” del novembre 2011 [COM(2011) 571 final, ndr], esiste tuttora “nell’ambito dell’economia europea un potenziale non sfruttato”. Sono i rifiuti che finiscono in discarica o inceneriti. Secondo Eurostat, infatti, ogni anno in Europa si buttano 3 miliardi di tonnellate di rifiuti (di cui 90 milioni di tonnellate sono rifiuti pericolosi). Ogni cittadino europeo produce annualmente circa 6 tonnellate di rifiuti (in Italia la media 2013 per i soli rifiuti urbani è pari a circa 504 chili per abitante). Sebbene ad aumentare la media siano i rifiuti dei paesi dell’Est Europa, grandi produttori di rifiuti inerti che poi finiscono nelle discariche e nelle statistiche cittadine, è pur vero che è nelle città d’Europa occidentale che si gioca la partita più difficile, in cui si concentrano le materie “pregiate” che in genere finiscono negli inceneritori (plastica, carta e cartone, legno e rifiuti organici) e che possono essere interamente recuperate e riciclate. Ne è convinto ad esempio l’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo.

“Brutta” aria per gli inceneritori. Durante la sessione plenaria del 3 e 4 luglio 2013, alla presenza del commissario europeo per l’Agricoltura Dacian Ciolo il Presidente del Comitato delle regioni dell’UE (CdR), Ramon Luis Valcárcel Siso e il membro del parlamento della comunità francese Michel Lebrun (BE/PPE), hanno presentato il parere sul tema “Il riesame degli obiettivi chiave dell’unione europea in materia di rifiuti” che invoca l’introduzione di un unico metodo per la contabilità dei rifiuti e propone di stabilire obiettivi più rigorosi in materia di gestione e di riciclaggio. Il comitato è favorevole a portare al 70% entro il 2025, l’obiettivo obbligatorio attuale in materia di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani. In tema di incenerimento si propone “vietare l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e organici entro il 2020, escludendo gli impianti che raggiungono alti livelli di efficienza attraverso la produzione di calore o la produzione combinata di calore ed elettricità, tenuto conto delle caratteristiche fisico-chimiche dei rifiuti”.

Posizioni ancora più restrittive, sullo stesso tema, le esprime l’ACRplus, l’Associazione delle Città e Regioni per il riciclaggio e la gestione sostenibile delle Risorse (ACR +) che non solo supporta “il parere adottato dal Comitato delle regioni dell’UE (CdR)”, ma “sottolinea il fatto che gli obiettivi sono essenziali nelle politiche dei rifiuti”. Per Acr+ l’Unione europea deve introdurre entro il 2020, l’obiettivo del 100% di raccolta differenziata porta a porta, obiettivi per il riciclaggio di materie plastiche del 70 % e per il vetro, metallo, carta , cartone e legno all’80 %. Ancora bisogna introdurre il divieto di discarica per tutti i rifiuti biodegradabili (umido e verde) e infine, “banning the incineration of recyclable waste (including biowaste) by 2020”: il divieto di incenerimento per tutti i rifiuti urbani.

tratto da Eco dalle Città

TA.RI, anche Confcommercio per la tariffa puntuale

“Con l’adozione di criteri presuntivi e senza la misurazione della reale produzione rifiuti ci saranno aumenti pesanti e ingiustificati”

«Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti – secondo la Confcommercio – sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare ad una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%).Incrementi – secondo l’associazione dei commercianti – molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’  e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche».

IL NUOVO TRIBUTO – «La legge di stabilità», ricorda la Confcommercio, «istituisce un nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Trise. Esso si articola in due componenti: la prima, denominata Tari, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda, denominata Tasi, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni».
La struttura della Tari, sottolinea la nota dell’associazione, «riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della Tares e, quindi, della vecchia Tia, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti». «Quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del chi inquina paga.

IL PRINCIPIO – In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione »presuntiva« non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte Confcommercio ha denunciato. Infatti, nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla Tarsu alla Tia, si è assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione».

Vai al comunicato di Confcommercio

Service TAX: il Governo si impegna ad una sua revisione per favorire l’applicazione del principio europeo “chi inquina paga”

Anche a  seguito della richiesta del ministro Orlando di “Rivedere la Tares, perché così  come è congeniata non aiuta, e modularla sulla base di un meccanismo che premi i comportamenti virtuosi” anche il Governo si è ora impegnato ad una sua profonda revisione.
Con il Decreto Legge 102 del 31 agosto 2013 si è proceduto alla revisione richiesta da più parti. La TARES è stata abolita, ed è nata una nuova tassa, denominata Service Tax, attraverso la quale il cittadino pagherà sia l’ex IMU che l’ex TARES.
La formulazione del nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi  (art. 5) è senza dubbio nebulosa ed andrà rivista ed accompagnata da norme attuative precise, ma due cose sono ad oggi certe: la base da cui si parte è quella della TARES (legge 214 del 22 dicembre 2011 art.14) “diretta alla copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti nel rispetto del principio “chi inquina paga”, sancito dall’articolo 14 della Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti”.
Il riferimento al principio “chi inquina paga”, è una vittoria che ha più padroni. In campo di gestione dei rifiuti tale principio si traduce nella tariffazione puntuale, ovvero in quel sistema in cui l’utente paga una tariffa per la gestione dei rifiuti direttamente commisurata al quantitativo di rifiuti indifferenziati conferiti.
Negli ultimi mesi non solo Legambiente e l’Associazione Comuni Virtuosi hanno preso posizione netta a favore della tariffazione puntuale. Anche in Parlamento il tema è stato all’ordine del giorno: nello scorso marzo un gruppo di sedici deputati del Partito Democratico ha rivolto nel marzo scorso un appello all’allora Premier Monti perché si provvedesse ad una revisione completa della TARES. Pressione politica che ha portato all’approvazione di un ordine del giorno che ha impegnato  il Governo ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti.
Impegno confermato anche con il cambio di governo: il ministro Orlando ha sottolineato nello scorso luglio la necessità di “Rivedere la Tares, perché così  come è congeniata non aiuta, e modularla sulla base di un meccanismo che premi i comportamenti virtuosi”.
Insomma: la strada intrapresa da sempre più Comuni italiani verso la tariffazione puntuale diventa ogni giorno di più la strada maestra nell’ottica di una maggiore equità, di una migliore qualità del servizio, e di un possibile contenimento dei costi dello stesso.

ANCI-CONAI: chi ha sottoscritto le richieste di ACV

Albaredo d’Adige VR
Isola del Piano PS
Castelmassa RO
Montesilvano PS
Melito NA
Boves CN
Prezza AQ
Collegno TO
Marcon VE
Montechiarugolo PR
Beinette CN
Berlingo BS
Fratte Rosa PU
Bussero MI
Ariccia RM
Lucca
Villanova AT
Almese TO
Tramonti di Sotto PN
Montecorvino Pugliano SA
Rosolini SR
Sant’ Angelo a Cupolo BN
Monsano AN
Feltre BL
Brossasco CN
Mezzago MB
Casalecchio di Reno BO
Torre Pellice TO
San Benedetto del Tronto AP
Lainate MI
Malegno BS
Bereguardo PV
Catanzaro
Fano PS
Cadogado CO
Sardara VS
Montopoli Val d’Arno  PI
San Secondo Parmense PR
Agerola NA
Tronzano VC
Faenza RA
San Lorenzo in Campo PS
San Salvatore Monferrato AL
Eboli SA
Cassinetta di Lugagnano MI
Novara
Povoletto UD
Canegrate MI
Ragusa
Cuggiono MI
Trento
Senigallia AN
Venezia
Monte San Pietro BO
Gallarate VA
Urbino PS
Palazzolo sull’Oglio BS
Mirabello AL
Camerano AN
Capannori LU
Corchiano VT
Malcesine VR
Cremolino AL
Cerreto D’Esi AN
Colorno PR
Melpignano LE
Pieve di Cento BO
Prata di Pordenone PN
Rottofreno PC
Pietralunga PG
Casola Valsenio RA
Montemarciano AN
Camigliano CE
Frugarolo AL
Camagna Monferrato AL
Parma
Oleggio Castello NO
Ponte nelle Alpi BL
Traversetolo PR
Collecchio PR
Cesena
Savona
Cesano Boscone MI
Monte Porzio PU
Busseto PR
Caltrano VI
Oriolo VT
Budrio BO
Castelsardo SS
Chianciano Terme SI
Latronico PZ
Olivadi CZ
Castelnuovo Cilento SA
Palermo
Mondovì CN
Lesignano de Bagni PR
Monteveglio BO
Sospirolo BL
Asti
Assago MI
Cigole BS
Verderio Superiore LC
Mira VE
Zoldo Alto BL
Mezzani PR
Pomezia RM
Santa Maria Nuova AN
Modugno BA
Bisignano CS
Rivalta TO
Serrapetrona MC
Bassano Romano VT
S.Stino di Livenza VE
Manfredonia FG
Riace RC
Alano di Piave BL
Mel BL
Taibon Agordino BL
Courgnè TO
Ronchi dei Legionari GO
San Gregorio nelle Alpi BL
Albenga SV
Lasnigo CO
Morro d’Alba CN
Villarfocchiardo TO
Scicli RG
Carignano TO
Alano di Piave BL
Solza BG
Pieve di Cadore BL
Forlì Verghereto FC
Cassino FR
Gradara PU
Gussago BS
Borgone di Susa TO
Sogliano al Rubicone FC
Messina Vito d’Asio PN
Botricello CZ
Longiano FC
Nonantola MO
Acquaviva delle Fonti BA
Marcetelli RI
Saluzzo CN
Gropparello PC
Sorbolo PR
Frisanco PN
San Pietro in Casale BO
Savigliano CN
Monte san Vito AN
Ponte dell’Olio PC
Novi Ligure AL
Morano sul Po AL
Moncalieri TO
Villanova d’Asti AT
Avigliana TO
Biassono MB
Vodo di Cadore BL
Agordo BL
Orzinuovi BS
San Vito di Cadore BL
Mogoro OR
Chiaravalle AN
Cuneo
Mondavio PU

Altri Enti che hanno sottoscritto e diffuso la nostra iniziativa:

“Consorzio Intercomunale Vallesina-Misa” CIR 33 gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Cerreto D’Esi, Corinaldo, Cupramontana, Fabriano, Genga, Jesi, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Monte Roberto, Montecarotto, Monterado, Morro d’Alba, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Ripe, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Sassoferrato, Senigallia, Serra De’ Conti, Serra San Quirico, Staffolo. Abitanti serviti dal Consorzio: oltre 300.000.

Consorzio Priula gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di : Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Carbonera, Casier, Giavera del Montello, Maserada sul Piave, Monastier di Treviso, Morgano, Nervesa della Battaglia, Paese, Ponzano Veneto, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Susegana, Villorba, Volpago del Montello, Zenson di Piave, Zero Branco. TOT. abitanti serviti da consorzi Priula e  TV3: 490.000.

Consorzio TV3 gestore del servizio di  igiene urbana per i Comuni di: Altivole, Asolo, Borso del Grappa, Caerano San Marco, Castelcucco, Castelfranco  Veneto, Castello di Godego, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Fonte, Istrana, Loria, Maser, Monfumo, Montebelluna, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, Resana,  Riese Pio X, San Zenone degli ezzelini, Trevignano, Vedelago.

Biodistretto della via Amerina e delle Forre (Provincia Viterbo)

Associazione Ambientarti (Provincia di Salerno)

Zero Waste Italy

Associazione Comuni Virtuosi: continua la battaglia per l’adeguamento dell’accordo ANCI-CONAI

Sono 153 i comuni che hanno aderito alla proposta di profonda revisione dell’accordo Anci-CONAI, 3 i consorzi e a questo si aggiungono rappresentanze regionali dell’ANCI stessa.
A fine luglio il dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi, redatto con il supporto tecnico della ESPER, è approdato in Parlamento, grazie ad un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Giuseppe Civati e Roger De Menech, in cui si chiede al Ministro dell’Ambiente Orlando (che già aveva preso posizione rispetto alle richieste di ACV) di rispondere in commissione alle questioni sollevate dal Dossier.

Nei mesi trascorsi dal momento in cui L’Associazione Comuni Virtuosi ha presentato il dossier redatto in collaborazione con Esper e le proposte da esso derivanti, Conai ed Anci hanno più volte rilasciato commenti, pur senza mai poter attaccare i dati tecnici presentati nello studio. A tali commenti, che testimoniano un tentativo di difesa delle condizioni dell’accordo in scadenza,  ACV risponde con un nuovo documento “In replica alle osservazioni poste da CONAI sui contenuti del dossier” volto a dimostrare la fondatezza delle richieste sulla base di dati concreti ed evidenze legislative.
In particolare, ACV replica ai seguenti punti:

• l’interpretazione da parte del Conai sui maggiori oneri da destinare ai Comuni per la RD degli imballaggi e l’affermazione da parte del Conai che i corrispettivi riconosciuti attualmente coprano per intero tali maggiori oneri a carico dei Comuni.
• l’affermazione del vice-presidente del Consorzio Comieco Piero Capodieci che ribadisce che non è compito del consorzio orientare gli stili di consumo ed esclude quindi l’opzione di modulare il CAC a seconda della riciclabilità degli imballaggi per indurre le aziende a progettarli secondo i principi dell’ecodesign.
• l’affermazione da parte del Direttore del Conai e del delegato Anci  per i rifiuti ed energia che ad un aumento del CAC corrisponderebbe un aumento del prezzo dei prodotti e che la possibilità di gestire autonomamente il materiale raccolto dai Comuni per venderlo al miglior offerente sia un vantaggio a loro esclusivo beneficio.
• l’affermazione da parte del Conai, di esponenti dell’ANCI  (e non solo) sul fatto che il Conai “faccia più degli obiettivi previsti dalla legge”

A tale documento non sono giunte risposte scientifico-tecniche.
Oggi, con i termini temporali per la redazione di un nuovo accordo quadro ANCI-CONAI che si avvicinano a grandi passi (31 dicembre 2013), la partita si sposta nuovamente nelle aule delle commissioni competenti.

Per informazioni in tempo reale: www.comunivirtuosi.org

ACV risponde al CONAI

MONSANO, 24 luglio 2013 -“Per migliorare ulteriormente questo sistema di successo il Conai, oltre ad accompagnare e favorire la costruzione di filiere del riciclo dove esse sono deboli, dovrebbe raccogliere l’appello dell’Associazione Comuni Virtuosi e premiare le amministrazioni che svolgono raccolta differenziata di maggior qualità, sia dal punto di vista della quantità che dei materiali raccolti, perché rappresentano la punta avanzata delle nostre amministrazioni”. A sostenerlo è Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, in occasione della presentazione del Programma Generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi Conai 2013.

Rispetto alle dichiarazioni emerse nel corso della conferenza stampa ci preme qui sottolineare alcune evidenti contraddizioni emerse, rispetto a dati e cifre che sono molto lontane dalla realtà.

A pag. 372 del rapporto ISPRA si afferma che gli imballaggi immessi al consumo in Italia nel 2011 sono stati 11,617 milioni di tonnellate con dati desunti dai Piani specifici di prevenzione dei Consorzi di filiera.

A pag. 43 del rapporto si afferma che la produzione totale di rifiuti urbani in Italia nel 2012 è pari a 29,962 milioni di tonnellate (nel 2011 era pari a 31,386 milioni di tonnellate). Se la matematica non è un opinione se si divide 11,617 con 29,962 si ottiene esattamente il 38,8%. Sarebbe quindi interessante capire quali studi ha condotto il Dott. Capodieci per riuscire ad affermare, contraddicendo l’ISPRA e perfino il Conai, che gli imballaggi rappresentano solo il 20% del totale dei rifiuti urbani.

Se fosse vero che gli imballaggi presenti nei rifiuti fossero realmente il 20 % del totale dei rifiuti urbani (cioè 6,277 milioni di tonnellate) il Conai potrebbe vantare di aver raggiunto il 120 % di riciclo poiché nella relazione di bilancio 2013 si afferma che ha recuperato 7,507 milioni di tonnellate nel 2011.

Durante la conferenza stampa il Dott. Facciotto dichiara che “I ricavi da contributo ambientale del Sistema CONAI-Consorzi nel 2012 sono stati pari a 365 milioni di euro” ma a pagina 13 della relazione di Bilancio Conai 2012 scaricabile qui http://www.conai.org/hpm00.asp lo stesso Conai dichiara che il CAC incassato nel 2012 è pari a 497 milioni di euro mentre i 365 milioni di cui parla sono solo i contributi dichiarati.

Un altro dato fornito è che “I ricavi per la valorizzazione dei materiali sono risultati pari a 180 milioni di euro” ma tale dato non si può ricavare né dal bilancio Conai 2012 e neppure dai Bilanci dei Consorzi di filiera che non sono ancora stati pubblicati per quanto riguarda il 2012 ma risulta stranamente di gran lunga inferiore ai ricavi ottenuti nel 2012 pur in presenza di quotazioni delle materie prime seconda sostanzialmente stabili e dell’obbligo assunto dal Comieco di rispettare gli impegni assunti con l’Antitrust (fonte http://www.agcm.it/stampa/news/5515-i730-riciclaggio-carta-accettati-e-resi-obbligatori-gli-impegni-di-comieco.html) di un aumento dei quantitativi venduti tramite aste nel 2012 riducendo quindi la quota di materiale ceduto direttamente ai propri consorziati a prezzi largamente inferiori a quelli di mercato Anche il Consorzio Coreve ha subito la stessa censura da parte dell’Antitrust (in precedenza non esplicitava alcun ricavo dalla cessione del rottame di vetro ai propri associati che sono ) mentre se venisse applicato anche in Italia il prezzo di cessione stabilito in Francia da Ecomballages per il rottame di vetro selezionato (http://www.verre-avenir.fr/var/plain_site/storage/original/application/0dbbd88a77267aac0cf8131897956f48.doc) il valore dei ricavi per il solo vetro sarebbe di 34 milioni di euro (nel bilancio Coreve 2011 la somma tra costi di cessione e ricavi era invece pari a zero).

Sarebbe quindi opportuno che i Consorzi di filiera pubblicassero i propri bilanci dettagliati ed esponessero per intero i ricavi ottenuti poiché l’Antitrust ha più volte evidenziato che tale condotta non risulta soltanto in contrasto con la normativa sulla libera concorrenza ma, usando gli stessi termini utilizzati dall’Antitrust (fonte: http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/78-ic26testo-indagine.html), determina anche una preoccupante “opacità gestionale” sugli effettivi incassi del sistema Conai. La conferenza stampa voluta dal CONAI per rispondere al nostro Dossier e ribadire la bontà della propria azione, ha di fatto confermato che tutto quanto sostenuto nel nostro documento corrisponde al vero e che è quanto mai necessario che il nuovo accordo che l’ANCI dovrà sottoscrivere debba essere ribilanciato, nella distribuzione delle risorse, a tutto vantaggio degli enti locali.

Se questo non dovesse avvenire il sistema Conai potrebbe perseverare nella decisione di utilizzare quello che l’On Realacci ha definito il “tesoretto del Conai” (317 milioni di euro messi a riserva esclusivamente nel 2010 e 2011) esclusivamente per ridurre ulteriormente il contributo ambientale che devono versare i propri associati (che è passato, ad esempio, da 22 €/tonnellata del 2011 a 6 €/t nel 2013 e va confrontato con i 164 €/t che deve essere versato dalle nostre aziende quale contributo ambientale appena le nostre merci varcano il confine con la Francia).

– La campagna dei Comuni Virtuosi

I risultati ottenuti grazie alla tariffazione puntuale a livello mondiale

A cura di Stefano Ciafani (Vicepresidente Nazionale Legambiente), Ezio Orzes (Direttivo Assoc. Comuni Virtuosi ed Ass. all’Ambiente Ponte nelle Alpi) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

Risulta ormai universalmente riconosciuto che la tariffazione puntuale è il sistema che permette più facilmente di raggiungere sia gli obiettivi di riciclaggio che quelli di riduzione della produzione di rifiuti stabiliti a livello europeo. Consente, inoltre, l’applicazione del principio “chi inquina paga”, ossia la correlazione (con opportuni meccanismi di flessibilità e compensazione per le famiglie numerose) tra prezzo del servizio e quantità di rifiuto prodotto.
L’Associazione Comuni Virtuosi sta conducendo una campagna di richieste di adesioni di enti locali, aziende e privati cittadini per la modifica dell’Accordo Anci Conai ed in cui si chiede al governo di reintrodurre l’obbligo del passaggio alla tariffazione puntuale. Lo scorso 14 maggio il Governo ha poi accolto un ordine del giorno (primi firmatari gli onorevoli Simonetta Rubinato Alessandro Bratti, Roger De Menech, Floriana Casellato ed il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci) che lo impegna ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti. Anche Legambiente ha recentemente lanciato una petizione per sostenere la necessità di “rivedere il tributo sui rifiuti che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno”. Questo consenso quasi unanime sulla necessità di diffondere le esperienze di tariffazione puntuale ha radici ormai ben radicate all’estero mentre l’Italia sconta una pesante arretratezza su questa tema che con l’emanazione della recente normativa che istituisce la TARES è ulteriormente peggiorata poiché la tariffazione puntuale viene ora considerata un’eccezione alla modalità di calcolo che deve essere basata unicamente sulle superfici assoggettate al tributo. I sistemi di raccolta basati sulla tariffazione puntuale risultano molto diffusi nel nord Europa e sempre più diffusa negli Stati Uniti ed ii Australia (dove tale sistema viene denominato “Pay As You Throw”) e si basano sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti ad ogni singola utenza servita (tipicamente aggregata a livello di singolo edificio). In questo modo si può esercitare un’effettiva azione premiante dei comportamenti virtuosi che determina un sensibile aumento della partecipazione ai programmi di riduzione e raccolta differenziata messi in atto dalle Amministrazioni locali. A differenza di quanto rilevato in riferimento ai sistemi domiciliari e di prossimità (che raggiungono il livello massimo di RD subito dopo l’effettuazione di campagne di sensibilizzazione ma poi presentano un calo di partecipazione più o meno evidente) la tariffazione puntuale consente inoltre di ottenere una partecipazione costante e duratura nel tempo poiché la singola utenza può beneficiare direttamente del risultato del suo impegno nel ridurre i rifiuti residui potendone valutare gli effetti in relazione all’importo tariffario che è tenuta a corrispondere annualmente, calcolato in base al grado di utilizzo non solo del servizio di raccolta del rifiuto residuo ma anche dell’umido e del verde (incentivando così al massimo il compostaggio domestico o l’uso del centro comunale di raccolta per il conferimento diretto del verde). Fin dal 1990 l’Environmental Protection Agency (EPA), dopo una fase di studio, ha deciso di incoraggiare e promuovere ufficialmente il ricorso alla tariffazione volumetrica attraverso la predisposizione di un apposito manuale (Lessons leamed about Unit Pricing, Washington, 1994). Tre stati (Minnesota, Washington, Wisconsin) hanno reso obbligatoria la tariffazione volumetrica ed altri sette stati ne incoraggiano ufficialmente l’uso fin dal 1996. Nel manuale dell’EPA, si affermava che la tariffazione volumetrica consente una riduzione dei rifiuti destinati allo smaltimento compresa tra il 25 e il 45% (altri studi indicavano invece una riduzione media del 20%). Anche in Italia si registra una riduzione complessiva del 15-20% dei quantitativi conferiti nei Comuni in cui è stata adottata la tariffa a volume.

Il governo irlandese ha stabilito che a partire dal 2005 sia obbligatorio il passaggio al sistema di tariffazione volumetrico ottenendo così un drastico calo della produzione di rifiuti ed imballaggi superflui. Un recente studio di Repak (il Consorzio irlandese per il riciclo degli imballaggi, analogo al nostro CONAI) ha rivelato che il sistema di tariffazione volumetrica fa risparmiare le famiglie e le fa riciclare di più come dimostrato dalle risposte del sondaggio effettuato su un campione di famiglie irlandesi sintetizzato di seguito.

Anche in Francia la nuova Legislazione ambientale (Grenelle de l’environnement n. 967 del 3 agosto 2009) prevede l’obbligo dell’attivazione della tariffazione puntuale (denominata “Tarification incitative”) entro il 2014. L’applicazione della tariffazione volumetrica non costituisce solo un fattore di successo delle strategie di riciclaggio ma anche e soprattutto delle strategie di prevenzione della produzione di rifiuti, sia attraverso l’incentivazione della pratica del compostaggio domestico degli scarti verdi e della frazione organica, sia perché determina una maggiore responsabilizzazione dell’utente al momento dell’acquisto, orientando le preferenze verso i beni di consumo che utilizzano imballaggi più contenuti e razionali. Per usufruire pienamente dei vantaggi dei sistemi di tariffazione puntuali gli utenti dovrebbero però poter scegliere tra diverse opzioni di consumo (ad esempio vuoto a rendere o a perdere) ma in Italia tale possibilità di scelta risulta alquanto limitata. Viceversa in altri paesi (soprattutto in Germania ed Austria ma in generale nel nord Europa) si è assistito ad un intenso processo di innovazione economica ed organizzativa presso la grande distribuzione organizzata (GDO) indotti da norme più efficaci in materia di riduzione degli imballaggi a perdere. Non a caso in Italia le uniche regioni in cui sono largamente diffusi sistemi di cauzionamento e di vendita alla spina sono quelle (Trentino Alto Adige) dove è stata resa obbligatoria la tariffazione volumetrica della produzione dei rifiuti per ogni singolo condominio. In queste zone la grande distribuzione ha rapidamente assunto l’esigenza di riprogettare la filiera degli imballaggi per rispondere alle nuove esigenze manifestate dagli enti locali e, di conseguenza, dagli utenti consumatori.
La tariffazione puntuale risulta quindi lo strumento più potente che si può attualmente applicare in Italia per creare un circuito virtuoso che premia sia i cittadini che orientano le proprie scelte di consumo che le imprese che commercializzano prodotti che consentono di diminuire la produzione di rifiuti (in particolare di imballaggi superflui). Nell’edizione 2013 del premio Comuni ricicloni di Legambiente tra le 1300 amministrazioni comunali virtuose ne sono state premiate 330 per aver prodotto meno di 75 chili di rifiuti indifferenziati pro capite all’anno (sono stati definiti Comuni rifiuti free). Tra queste anche Empoli con i suoi quasi 50 mila abitanti. Sono un po’ dappertutto ma più concentrati maggiormente in provincia di Treviso, Trento e Firenze. Come sono arrivati a questo risultato? Ognuno per la sua strada ma con alcune caratteristiche comuni: oltre alla raccolta “porta a porta” anche e soprattutto la modalità di tariffazione del servizio: ben 197 dei 330 Comuni rifiuti free sono infatti a tariffa puntuale.
Risulta quindi opportuno che, quale elemento centrale dell’azione di contenimento della produzione dei rifiuti, si promuova alla massima diffusione dei sistemi domiciliarizzati di raccolta ed una loro ulteriore evoluzione con l’introduzione della tariffazione puntuale. Gli attori del sistema di gestione dei rifiuti a livello regionale e provinciale possono quindi agire su più fronti per poter creare delle sinergie positive tra vari livelli di azione come descritto nella seguente figura.

I principali strumenti a disposizione per adottare la tariffazione puntuale risultano i seguenti:

1. sacchetti di volume standardizzato con specifiche serigrafie identificative: la singola utenza viene identificata al momento del ritiro o dell’acquisto dei sacchetti prepagati mediante e-card distribuite alle utenze servite. I sacchetti che non vengono utilizzate possono essere utilizzati l’anno successivo;
2. sacchetti di volume standardizzato contrassegnati da etichette/sigilli/cartoncini dotati di codice a barre e, più recentemente, transponder a perdere; questo sistema consente di operare di identificare il singolo utente conferitore attraverso cartoncini identificativi che vengono staccati e consegnati al Consorzio per la successiva lettura tramite dispositivi fissi (ad es. il Consorzio dei Navigli fino al 2006) oppure con la lettura del codice a barra adesivo tramite appositi dispositivi portatili nel momento della raccolta (sistema in uso, ad esempio, nel Comune di Mercato San Severino per incentivare il conferimento delle frazioni recuperabili secche). Recentemente i limiti di questo sistema sono stati risolti grazie alla sperimentazione condotta a Capannori con il supporto della ESPER dell’uso di sacchetti dotati di transponder;
3. identificazione tramite trasponder del numero di svuotamenti dei contenitori; la registrazione dei dati identificativi avviene attraverso la lettura del trasponder installato sui mastelli e/o bidoni da parte dell’antenna di cui è dotato l’automezzo di raccolta e/o da parte dell’operatore con sistemi di lettura portatili. Il sistema prevede una tariffazione della parte variabile della tariffa basata sul numero di svuotamenti e sul volume del contenitore;
4. sistemi di identificazione ed autorizzazione dell’utente per il conferimento di un volume predeterminato di rifiuti: di norma si tratta di calotte di volume fisso installate su presscontainer, cassonetti o isole interrate ad accesso condizionato tramite identificazione dell’utente con badge magnetici. Recentemente sono stati introdotti sistemi che non necessitano dell’inserimento in apposite fessure del badge magnetico (spesso oggetto di atti di vandalismo) ma del semplice avvicinamento al lettore tramite l’utilizzo di carte (tipo bancomat) o dispositivi dotati di trasponder. Alcuni brevetti includono anche la verifica della percentuale del riempimento del contenitore da remoto per l’organizzazione dei percorsi di svuotamento. Tali sistemi determinano però un elevata incidenza di abbandoni di rifiuti accanto ai cassonetti ed all’interno dei contenitori stradali dedicati alla raccolta differenziata.

Tutti questi vengono normalmente integrati da sistemi di identificazione presso le riciclerie: questa sistema va considerato come complementare alle tipologie precedenti, dato che di norma prevede un sistema di sconto basato sui quantitativi riciclabili conferiti presso tali strutture per incentivare la frequentazione e l’utilizzo da parte delle utenze stesse. Ovviamente il presidio della struttura da parte di personale apposito consente di controllare efficacemente la corretta suddivisione dei materiali raccolti e pertanto garantire la purezza merceologica necessaria all’avvio al recupero; La rapida diffusione dei trasponder passivi è legata al rapido abbattimento dei costi di realizzazione dei trasponder e dei dispositivi di lettura come evidenziato nella figura successiva.

Il costo dei trasponder passivi già montati sui bidoni è sceso dai 3-4 euro del 2003 agli attuali 0,60-0,50 euro per ordini di circa 5-10.000 pezzi.
L’analisi delle modalità utilizzate a livello europeo e nazionale ha dimostrato che le esperienze di quantificazione volumetrica dei rifiuti sono in assoluto le più diffuse, dato che risultano facilmente applicabili in contesti che già prevedono circuiti di raccolta di tipo domiciliare. La registrazione del volume e del numero di svuotamenti dei contenitori (bidoni o sacchi) dedicati ad ogni singola abitazione permette inoltre di indurre ad esporre i propri contenitori del secco residuo solo quando risultano quasi pieni ottenendo così sia una riduzione della tariffa della singola utenza che un ottimizzazione del servizio di raccolta per la riduzione del numero di contenitori svuotati a parità di quantitativi intercettati poiché il costo per l’utenza servita, non essendo parametrato sul peso ma sul volume svuotato, è lo stesso sia per un contenitore esposto ben pieno che per uno semivuoto ed in questo modo è chiaro che le utenze cercano sempre di sfruttare appieno la volumetria riducendo il numero di svuotamenti (una famiglia di tre componenti riesce normalmente ad esporre un bidone da 120 litri circa 9-10 volte all’anno) oppure chiedendo di ridurre il numero e/o il volume dei contenitori posizionati in un cortile condominiale in cui l’esposizione e lo svuotamento viene effettuato comunque ogni settimana. La tabella dimostra che i Comuni che hanno introdotto la tariffazione puntuale hanno raggiunto le % di RD più elevate ed al contempo i costi di gestione più bassi in assoluto al netto dei costi di spazzamento. Il comune che vanta il miglior rapporto tra costi di gestione (al netto dei costi di spazzamento) ed i risultati ottenuti sul fronte della riduzione di rifiuti da avviare a smaltimento è il Comune di Ponte nelle Alpi premiato come miglior Comune nelle ultime quattro edizioni del concorso Comuni Ricicloni di Legambiente.

Per disincentivare il fenomeno degli abbandoni dei rifiuti sono state comunque introdotti nei regolamenti i cosiddetti “svuotamenti minimi” che vengono comunque fatti pagare (a meno che non dimostri di non aver vissuto in quella abitazione). Il sistema di tariffazione che prevede l’utilizzo di sacchetti con transponder passivo a perdere è stato introdotto per la prima volta in Italia a Capannori a partire dal mese di dicembre 2011 con il supporto tecnico della ESPER. In pratica viene applicato un sistema di calcolo della bolletta basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio, che contengono i rifiuti non riciclabili, dotati di una etichetta adesiva contenente un Tag RFID con all’interno un chip al quale è associato il codice utente che viene letto da un antenna installata sul mezzo utilizzato per la raccolta. L’antenna registra il codice del microchip, la data e l’ora del ritiro, il codice del veicolo e dell’operatore in servizio. Con questo sistema ogni famiglia, alla quale è stato consegnato un Kit di 26 sacchi semitrasparenti grigi ed il necessario materiale informativo, viene incentivata a selezionare i materiali riciclabili in modo da ridurre al minimo i RU residui da smaltire. Coloro che espongono i rifiuti meno di una volta a settimana ottengono una riduzione in bolletta. Un modo semplice ed efficace per premiare gli utenti più virtuosi. Grazie all’uso di sacchetti con trasponder UHF, pur a fronte di un costo di acquisizione maggiore rispetto all’uso di sacchetti prepagati, sono stati ottenuti i seguenti vantaggi:

• Il sistema consente una maggiore responsabilizzazione dei comportamenti individuali poiché permette di tenere traccia dell’effettivo conferimento di sacchetti della singola utenza e di identificare il conferitore anche in caso di prelievo contemporaneo di una moltitudine di sacchetti di fronte ad un condominio. Questa possibilità di maggiore controllo può essere sfruttata anche per le frazioni differenziate ed in particolare per il multimateriale leggero;
• Il sistema consente di applicare la tariffazione puntuale anche nei centri storici medioevali in cui mancano gli spazi condominiali necessari per il posizionamento di mastelli dotati di tag fissi;
• L’alternativa operativa rappresentata dai sacchetti prepagati serigrafati presenta il rischio che terzi possano commercializzare fraudolentemente sacchetti con il medesimo colore e le medesime scritte soprattutto quando tale soluzione viene adottata su larga scala in comuni o consorzi di grandi dimensioni. Con l’uso dei transponder questo rischio viene azzerato;
• Il sistema dei tag UHF a perdere può essere utilizzato in combinazione con l’uso di bidoni o cassonetti, laddove gli spazi condominiali consentono il posizionamento dei contenitori rigidi, consentendo di rendere più flessibile il sistema di raccolta rispetto all’uso di soli sacchetti prepagati o di soli contenitori rigidi dotati di Tag fissi (le uniche due opzione finora disponibili);
• Il sistema può essere utilizzato anche per circuiti di raccolta che comprendono più comuni permettendo di rilevare esattamente il numero di sacchetti raccolti in ogni singolo Comune. Nelle 8 frazioni della zona sud dove il nuovo sistema è stato applicato inizialmente in via sperimentale la percentuale di RD ha superato l’85%, un risultato migliore di quanto previsto. La positiva esperienza di Capannori (che è anche il primo Comune italiano ad avere adottato la strategia “Zero Waste” da tradurre correttamente in “Zero spreco” anziché in “Rifiuti Zero”) sta favorendo l’adozione dello stesso sistema in altri Comuni italiani. Dopo l’introduzione nel 2012 dei sacchetti con Tag UHF da parte di HERA a Castel San Pietro e da parte di AMGA a Legnano anche a Trento e Treviso e in provincia di Macerata stanno per essere introdotti i sacchetti con RFId prodotti anche da aziende diverse rispetto a quella che li ha sviluppati e prodotti inizialmente per Capannori (la SMP di Barletta) favorendo così una maggior concorrenza tra i diversi produttori ed un ulteriore riduzione dei costi di approvvigionamento degli stessi.

La fattibilità dell’introduzione della tariffazione puntuale anche nelle grandi Città è stata recentemente dimostrata anche in Italia grazie all’esperienza della Città di Trento (115.000 abitanti) che, con il supporto tecnico della ESPER, ha raggiunto il 78 % di RD nel mese di maggio 2013. Nel recente convegno organizzato a Capannori dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla ESPER, l’Assessore all’Ambiente Michelangelo Marchesi ha affermato che «La coerenza che c’è tra la tariffazione puntuale e la raccolta porta a porta è evidente. Il cittadino con la tariffa non è incentivato a barare, al contrario. Tuttavia non è semplice farsi comprendere all’inizio, ma con una buona campagna di comunicazione si riesce a superare questo problema». Secondo quanto affermato al convegno da Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia, a breve anche a Parma verrà introdotta la tariffazione puntuale dopo gli ottimi risultati raggiunti nel Comune di Felino (83 % di RD) anche grazie alla supervisione tecnica operata dall’ATO2 che si è avvalso della ESPER. L’esame dei vari casi di studio relativi all’attivazione della tariffazione puntuale del servizio di raccolta , ha inoltre evidenziato che i risultati migliori dal punto di vista quali-quantitativo sono quelli rilevati per le esperienze in cui sono stati personalizzati i servizi di raccolta sia del rifiuto residuo (indispensabile per poter ottenere un corretta responsabilizzazione dei comportamenti individuali) che delle principali frazioni recuperabili (altrettanto indispensabile per evitare il peggioramento qualitativo che invece viene di solito rilevato se le altre frazioni vengono raccolte a livello stradale). L’analisi delle varie esperienze di tariffazione operata dalla ESPER non ha infatti riguardato solo i livelli di RD conseguibili poiché l’obiettivo dell’Unione Europa non è mai stato unicamente il raggiungimento di elevate percentuali di RD (che sono in realtà solo un strumento per favorire il riciclaggio) ma sull’azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite RD di qualità.

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L’evoluzione continua verso rifiuti zero a Capannori – I risultati ottenuti con la tariffa puntuale

Il pluripremiato Comune di Capannori non si accontenta e migliora ancora le proprie performance con il supporto tecnico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e della ESPER

A cura di Alessio Ciacci (Assessore all’Ambiente Comune di Capannori), Attilio Tornavacca (Direttore generale ESPER), Raphael Rossi (Comitato Scientifico Osservatorio Rifiuti Zero Comune di Capannor) e Rossano Ercolini (coordinatore Osservatorio Rifiuti Zero Comune di Capannori)

Il Comune di Capannori, in Provincia di Lucca, ha una popolazione di 45 mila abitanti suddivisa in 40 frazioni. La più popolata non è la frazione capoluogo Capannori, ma è Marlia (che ha circa 5.000 abitanti), mentre quelle con meno abitanti sono le frazioni collinari di Petrognano e S. Pietro a Marcigliano (circa 100 abitanti ciascuna). Il territorio comunale, tra i più vasti della provincia, si estende per 156,60 km² ed attraversa la Piana di Lucca da nord a sud, toccando a nord l’Altopiano delle Pizzorne e a sud il Monte Pisano. Il territorio si compone di una zona centrale pianeggiante e di due fasce collinari una a nord, in prossimità dell’Altopiano delle Pizzorne, ed un’altra a sud, dove si trova il Monte Pisano. La densità abitativa di Capannori è tra le più basse in assoluto in Italia (pari a 291 ab/kmq).
Dopo le elezioni dell’estate 2004 viene avviato un percorso coraggioso verso l’ecoefficenza e Capannori diventa il primo comune in Toscana ad adottare il Green Public Procurement (la procedura per gli acquisti verdi comunali) e per questo vince il Premio Toscana Ecoefficente nel 2005 e nel 2010.

Il Comune di Capannori ha affidato la gestione dei rifiuti solidi urbani all’azienda Ascit Spa, azienda completamente pubblica che serve anche altri 5 comuni limitrofi. Il modello di raccolta dei rifiuti solidi urbani era impostato unicamente sui cassonetti stradali e sui mezzi mono-operatore per il loro svuotamento, il livello di raccolta differenziata era fermo ad una media del 37% nel 2004.

A pochi mesi dall’insediamento della nuova amministrazione è stata avviata una sperimentazione di raccolta domiciliare dei rifiuti urbani “porta a porta” nella frazione di Guamo. I risultati raggiunti si rivelano superiori alle aspettative più ottimistiche attestandosi al 75% di RD ed inducono l’amministrazione ad estendere progressivamente il servizio porta a porta all’intero territorio comunale. Dal 7 giugno 2010 la raccolta “porta a porta” raggiunge tutti le 17.932 famiglie e le 2.610 utenze non domestiche di Capannori. La percentuale di differenziata nell’intero territorio è dell’82% (primo Comune nell’Ato Toscana Costa).
Tale risultato è stato raggiunto anche grazie alla realizzazione di una efficace rete di centri di raccolta. Con l’avvio del centro di raccolta di Lammari nel giugno 2011, che serve tutta la zona nord del comune di Capannori, sono ormai tre i centri di raccolta comunali che l’ASCIT ha messo in funzione sul proprio territorio. I rifiuti conferiti nei centri di raccolta vengono pesati e il peso del rifiuto, a seconda del materiale conferito, viene trasformato in punti che i cittadini accumulano su una scheda magnetica. Coloro che a fine anno superano i 500 punti ricevono, come premio, un assegno da 20 euro. Presso i vari centri sono stati installato uno specifico software che, collegato al database della Tariffa, consente di assegnare i punti utilizzando il codice fiscale invece della tessera. Una scelta compiuta per incentivare l’utilizzo dell’isola ecologica e premiarne gli utenti che ricevono così una ricompensa simbolica (un assegno da 20 euro) per la scelta virtuosa concretizzata.

Con i risparmi ottenuti per il mancato smaltimento dei rifiuti indifferenziati, sono stati coperti i costi delle nuove assunzioni necessarie per realizzare il sistema di raccolta “porta a porta” (circa 50 nuovi occupati) ed è stato possibile riconoscere una riduzione della tariffa ai cittadini, pari al il 20% sulla parte variabile.
Il 14 Giugno 2007 Capannori aderisce, primo comune in Italia, alla strategia “Rifiuti Zero” con l’obiettivo di arrivare a questa meta entro il 2020 raggiungendo il 60% di raccolta differenziata entro il 2008 ed il 75% entro il 2011. Contemporaneamente viene istituito l’Osservatorio “Rifiuti zero” che si riunisce assieme alla commissione ecologia del Comune, con l’obiettivo di monitorare il percorso verso il 2020.
Per raggiungere questo obiettivo, oltre alla raccolta differenziata domiciliare, sono già stati avviati moltissimi progetti per la riduzione dei rifiuti di cui si citano di seguito i più noti:

  1. Centro di Ricerca Rifiuti Zero – Il centro, avvalendosi di Comitato Scientifico presieduto dal Prof. Paul Connett, analizza il rifiuto residuo per poter individuare gli errori di progettazione dei prodotti non riciclabili o compostabili (ad es. le capsule per il caffe per le quali è stato avviato un proficuo confronto con i principali produttori) ed ha predisposto la “Mappa delle buone pratiche” già attive a Capannori;
  2. Acquisti Verdi e Municipio ecologico – Dal 2007 il Municipio utilizza esclusivamente un impianto fotovoltaico che produce 25.000 kwh. Oltre ai contenitori interni per la RD sono stati messi a disposizione degli utenti contenitori per la raccolta di occhiali rotti, telefoni cellulari in disuso, pile e medicinali scaduti;
  3. Compostaggio domestico – Circa 3000 utenti a Capannori hanno aderito effettuano il compostaggio domestico ed usufruiscono di uno sconto sulla parte variabile della tariffa (ASCIT fornisce un composter in comodato gratuito);
  4. La via dell’Acqua – Promozione del consumo di acqua distribuita dalla rete pubblica che risulta ottima e frequentemente controllata. Si può inoltre attingere alle 15 fonti ristrutturate con depurazione a raggi ultravioletti;
  5. Latte alla spina – Vendita di oltre 600 litri al giorno di latte fresco appena munto dai distributori automatici riutilizzando lo stesso contenitore;
  6. Acqua buona nelle mense scolastiche – In 24 mense scolastiche (3 mila studenti circa) i bambini non bevono più l’acqua imbottigliata ma quella dell’acquedotto, che è più buona, sicura e garantita;
  7. Detersivi alla spina – In 13 negozi è possibile acquistare detersivi alla spina per stoviglie, bucato, pavimenti lavatrice e lavastoviglie. In un anno e due mesi sono stati venduti 27mila litri di detersivi alla spina, utilizzando solo 3.200 contenitori..
  8. Ecosagre – Grazie alla collaborazione tra Comune, ASCIT e Associazioni organizzatrici di sagre e feste paesane, è stato redatto un nuovo regolamento comunale per: ridurre la produzione di rifiuti ed imballaggi;  differenziare tutti gli scarti prodotti dalle sagre e dai partecipanti; utilizzare stoviglie, posate e bicchieri riutilizzabili o prodotti in materiale compostabile.
  9. Pannolini ed assorbenti lavabili – Promozione dell’uso di pannolini ed assorbenti ecologici che sono lavabili, per il 90% costituiti da cotone e in parte in materiale bio-degradabile. Possono essere lavati in lavatrice. Sono acquistabili nelle Farmacie Comunali.
  10. Mercatino di scambio “SOFFITTE IN PIAZZA” – Gli oggetti inutilizzati possono essere utili agli altri. È questa l’idea che sta alla base del mercatino di scambio e riuso.
  11. Centro del riuso – Nei locali adiacenti all’Isola Ecologica di Lammari è stata realizzata l’Isola del Riuso, un’area riservata alla ricezione di oggetti ancora in buono stato che i cittadini possono conferire e che vengono ridistribuiti alle fasce deboli della popolazione. Il centro viene gestito dall’Associazione la Bisaccia in convenzione con ASCIT, Caritas e Comune di Capannori;
  12. Via la plastica da tutte le mense – Nelle mense scolastiche e comunali sono state inserite lavastoviglie industriali, piatti di ceramica e posate in metallo con notevole riduzione dei rifiuti.
  13. Compostiera pubblica – A servizio della mensa comunale è stata attivata la prima compostiera semiautomatica di comunità in Italia. Alta un metro e 17 centimetri e lunga quasi 3 metri, è in grado di trattare circa 20 tonnellate all’anno di rifiuti organici, ovvero la produzione media equivalente di circa 250 abitanti;
  14. Prodotti alla spina – dal 2009 è in attività EFFECORTA il primo punto in Italia dove trovare oltre 250 prodotti alla spina e di filiera corta (chilometri zero);
  15. Strutture EcoRicettive – L’ostello, alcuni agriturismi, locande e B&B sono stati dotati di varie accorgimenti per ridurre il consumo di risorse ambientali;
  16. Borse per la spesa in tela (Porta la sporta) – Il Comune di Capannori ha aderito alla campagna promossa dall’Associazione Comuni Virtuosi (www.portalasporta.it) e sono state distribuite 5mila borse in tela a circa 40 negozi di Capannori e una borsa a ognuna delle 17.600 famiglie capannoresi.

Capannori, primo Comune in Italia ad avere introdotto ed aderito alla strategia “Rifiuti Zero”, è stato anche il primo Comune in Europa ad adottare un nuovo sistema di calcolo della tariffa tramite sacchetti semitrasparenti dotati di transponder UHF a perdere a partire dal mese di dicembre 2011 con il supporto tecnico della ESPER.
In pratica viene applicato un sistema di calcolo della bolletta basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio, che contengono i rifiuti non riciclabili, dotati di una etichetta adesiva contenente un Tag RFID con all’interno un chip al quale è associato il codice utente che viene letto da un antenna installata sul mezzo utilizzato per la raccolta. L’antenna registra il codice del microchip, la data e l’ora del ritiro, il codice del veicolo e dell’operatore in servizio.
Con questo sistema ogni famiglia, alla quale è stato consegnato un Kit di 26 sacchi semitrasparenti grigi ed il necessario materiale informativo, viene incentivata a selezionare i materiali riciclabili in modo da ridurre al minimo la quantità dei rifiuti residui da smaltire. Coloro che espongono i rifiuti meno di una volta a settimana si vedono applicare una riduzione in bolletta. Un modo semplice ed efficace per premiare gli utenti più virtuosi.
Oltre alla tariffazione puntuale è stata anche introdotta la raccolta monomateriale del vetro mentre in precedenza questo materiale veniva raccolto insieme ad imballaggi in plastica, lattine e tetrapak con frequenza bisettimanale. L’entrata in vigore della suddette modifiche gestionali e della Tia Puntuale è stata preceduta da una ventina di assemblee pubbliche promosse sul territorio da Comune e ASCIT per informare tutti i cittadini sul funzionamento del nuovo sistema. Così come accaduto in occasione dell’avvio del servizio “porta a porta”, anche per l’introduzione delle suddette modifiche organizzative individuate dalla ESPER, un ruolo chiave è stato svolto dalle associazioni di volontariato, che sono state convolte nella attività di distribuzione dei sacchetti e del materiale informativo.
Grazie all’uso di sacchetti con trasponder UHF, pur a fronte di un costo di acquisizione maggiore rispetto all’uso di sacchetti prepagati con il logo del Comune, sono stati ottenuti i seguenti vantaggi:
• Il sistema consente una maggiore responsabilizzazione dei comportamenti individuali poiché permette di tenere traccia dell’effettivo conferimento di sacchetti della singola utenza e di identificare il conferitore anche in caso di prelievo contemporaneo di una moltitudine di sacchetti di fronte ad un condominio. Questa possibilità di maggiore controllo può essere sfruttata anche per le frazioni differenziate ed in particolare per il multimateriale leggero;
• Il sistema consente di applicare la tariffazione puntuale anche nei centri storici medioevali in cui mancano gli spazi condominiali necessari per il posizionamento di bidoni o mastelli dotati di transponder fissi;
• L’alternativa operativa rappresentata dai sacchetti prepagati serigrafati presenta il rischio che terzi possano commercializzare fraudolentemente sacchetti con il medesimo colore e le medesime scritte soprattutto quando tale soluzione viene adottata su larga scala in comuni o consorzi di grandi dimensioni. Con l’uso dei transponder questo rischio viene azzerato;
• Il sistema dei transponder UHF a perdere può essere utilizzato in combinazione con l’uso di bidoni o cassonetti, laddove gli spazi condominiali consentono il posizionamento dei contenitori rigidi, consentendo di rendere più flessibile il sistema di raccolta rispetto all’uso di soli sacchetti prepagati o di soli contenitori rigidi dotati di transponder fissi (le uniche due opzione finora disponibili sul mercato);
• Il sistema può essere utilizzato anche per circuiti di raccolta che comprendono più comuni permettendo di rilevare esattamente il numero di sacchetti raccolti in ogni singolo Comune.

Nelle 8 frazioni della zona sud dove il nuovo sistema è stato applicato inizialmente in via sperimentale la percentuale di RD ha superato il 90%, un risultato migliore di quanto previsto.
Nel 2012 sono state prodotte 923 tonnellate in meno di rifiuti, pari al 4,12%, rispetto al 2011. Per l’amministrazione comunale si tratta di un risultato molto positivo, che dimostra come la popolazione stia sempre più mettendo in atto le buone pratiche promosse da anni, verso l’obiettivo Rifiuti Zero. E’ stato inoltre rilevato un aumento della sensibilità delle famiglie nella scelta degli oggetti che vengono acquistati o adoperati nella vita di tutti i giorni. Ad esempio si è ridotto l’uso degli imballaggi in plastica e dei poliaccoppiati prediligendo l’utilizzo di contenitori riutilizzabili ed 4
acquistando sempre di più prodotti alla spina o nel mercato di filiera corta che sono anche più convenienti e danno meno facilmente origine a sprechi dei prodotti acquistati ma non consumati. A partire dal 2 gennaio 2013 il servizio di tariffazione puntuale è stato quindi esteso a tutto il territorio comunale anche per rendere più equa ed incentivante la tariffa rifiuti per tutte le utenze servite. Si punta così a migliorare ulteriormente il trend di diminuzione della produzione dei RU, iniziato nel 2005 con l’avvio della raccolta “porta a porta”. Come mostrato in tabella la produzione complessiva di RU pro capite è passata dai 699 del 2004 ai 463 kg/ab.anno del 2012 con una diminuzione del 34 %. La quantità di rifiuti non differenziati mandati a smaltimento, è invece passata dai 438 del 2004 ai 138 kg/ab.anno del 2012 con una diminuzione del 69 %.

L’Università la Sapienza di Roma ha quindi preso in esame Capannori, Roma e Salerno per uno studio sul gradimento della popolazione in tre casi dove è stata attivata la raccolta domiciliare. Secondo lo studio Capannori è risultato il miglior caso con il 94% della popolazione soddisfatta del servizio di raccolta: il 94% della popolazione si dichiara soddisfatto del servizio. Il merito va al coinvolgimento dell’amministrazione comunale che è riuscita ad organizzare un’efficace campagna di comunicazione e di partecipazione attiva sul “porta a porta”. Infatti il 98,6% degli abitanti del comune sono stati informati attraverso materiale informativo spedito a casa, mentre il 46% ha partecipato attivamente a riunioni e assemblee pubbliche.
La positiva esperienza di Capannori sta favorendo l’adozione dello stesso sistema in altri Comuni italiani. Dopo l’introduzione nel 2012 dei sacchetti con Tag UHF da parte di HERA a Castel San Pietro2 e da parte di AMGA a Legnano anche a Trento3 e Treviso4 stanno per essere introdotti i sacchetti con RFId5 prodotti anche da aziende diverse rispetto a quella che li ha sviluppati e prodotti inizialmente per Capannori (la SMP di Barletta) favorendo così una maggior concorrenza tra i diversi produttori ed un ulteriore riduzione dei costi di approvvigionamento degli stessi.
Il Ministero dell’Ambiente ha quindi chiesto a Capannori consigli, idee e proposte per redigere il piano nazionale sulla riduzione dei rifiuti

Nel corso dell’audizione dello scorso 5 dicembre 2012 il Sindaco e l’Assessore di Capannori hanno consegnato ai tecnici e ai dirigenti del Ministero il piano di riduzione dei rifiuti recentemente approvato dal consiglio comunale. L’Amministrazione ha sottolineato l’importanza della riduzione dei rifiuti sia attraverso azioni di riallineamento del CAC (Contributo Ambientale Conai) con quelli medi europei (ad es. il CAC per la carta in Europa è pari a 70 €/t mentre in Italia è pari a soli 6 €/t) per raccogliere maggiori risorse con cui rimborsare ai Comuni i costi di raccolta degli imballaggi, sia inserendo nella pianificazione nazionale, al pari degli obiettivi di RD, obblighi normativi di riduzione degli scarti a livello comunale e di passaggio alla tariffazione puntuale come già attuato in altri Stati europei (ad es. Germania, Austria, Irlanda, Finlandia ecc.) o previsto a breve (in Francia tutti i Comuni dovranno adottarla entro il 2014). E’ stato infatti evidenziato che anche a Capannori la tariffazione puntuale si è dimostrata lo strumento più efficace per ottenere la riduzione dei costi di raccolta, la minimizzazione dei rifiuti residui e l’incentivazione di comportamenti virtuosi, non solo in fase di raccolta ma anche nel momento dell’acquisto di beni. L’obiettivo che l’amministrazione di Capannori e le altre 120 Comunità Rifiuti Zero (che amministrano oltre tre milioni di abitanti) si sono poste è infatti quello di ridurre al minimo la percentuale di rifiuti residui non riciclabili attraverso processi di miglioramento continuo e scegliendo di adottare la tariffazione puntuale quale elemento centrale della propria azione amministrativa. L’obiettivo “Rifiuti Zero” appare così sempre più vicino e questo strategia d’azione non può più essere etichettata come solo come una interessante utopia.

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