Riparte Let’s Clean Up Europe, la campagna contro l’abbandono dei rifiuti

Torna, a partire da marzo, Let’s Clean Up Europe (LCUE), la campagna europea contro il littering e l’abbandono dei rifiuti. Quest’anno, la campagna europea prende le vesti di una pulizia di primavera: sarà infatti possibile realizzare azioni di pulizia sotto la bandiera di LCUE dal 1 Marzo al 30 Giugno 2017. Le date centrali promosse per l’iniziativa rimangono tuttavia quelle dal 12 al 14 Maggio 2017, per coerenza con la tradizione che vuole il momento culmine della campagna LCUE ruotare intorno al giorno dell’Europa, il 9 maggio.
La campagna Let’s Clean Up Europe si basa su una call-to-action: chiunque potrà proporre ed organizzare, sull’intero territorio nazionale, azioni di raccolta e pulizia straordinaria del territorio che coinvolgano direttamente ed attivamente i cittadini. Per aderire, già da oggi è sufficiente collegarsi all’indirizzo http://www.envi.info/come-iscriversi/ e compilare on-line il modulo di partecipazione. Possono aderire istituzioni ed enti locali, associazioni di volontariato, scuole, gruppi di cittadini, imprese e ogni altra tipologia di enti.
In Italia LCUE è promosso dal Comitato promotore nazionale della Settimana Europea Riduzione Rifiuti, composto dal Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, Città metropolitana di Roma Capitale, Città Metropolitana di Torino, ANCI, Legambiente, UNESCO e coordinato da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), ed è patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che ogni anno organizza anche un evento centrale nazionale.
Per il terzo anno consecutivo, l’evento centrale nazionale sarà l’eco-trail “Keep Clean and Run #pulisciecorri” volto a sensibilizzare sulla tematica del littering (e del marine litter in particolare) attraverso la corsa. Dal 2015, infatti, l’eco-runner Roberto Cavallo (Presidente di AICA) percorre strade e sentieri d’Italia, raccogliendo i rifiuti abbandonati lungo il percorso, incontrando le popolazioni dei paesi attraversati per momenti di sensibilizzazione diretta.

Fonte: E-Gazette

Raccolta vetro, CoReVe presenta il piano straordinario per il Sud

re milioni di euro per promuovere lo sviluppo della raccolta differenziata del vetro nelle regioni del Sud, in particolare Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Il meccanismo prevede un obiettivo da perseguire a livello regionale e premi per tutti gli operatori convenzionati che avranno contribuito a raggiungerlo.
L’iniziativa è stata presentata da Franco Grisan, Presidente di CoReVe a Roma, alla presenza di Roberto De Santis, Presidente di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e di Filippo Bernocchi, rappresentante di ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani).
La soglia minima per ottenere il premio è un aumento di +10% delle tonnellate raccolte in convenzione nella regione rispetto al 2016. Se l’aumento sarà maggiore, il premio per ogni singola tonnellata sarà più consistente e crescerà progressivamente fino all’aumento delle quantità di +30%. Se un operatore dovesse incrementare le sue quantità, nella regione, di una percentuale maggiore di quella regionale e un altro operatore presentasse un aumento percentuale inferiore, avendo la regione raggiunto l’obiettivo, entrambi sarebbero premiati con il bonus previsto per l’aumento regionale raggiunto.
Il progetto, denominato “Piano Straordinario Incentivazione Sud”, si inserisce in un articolato programma di attività per lo sviluppo della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi in vetro rivolto specificamente alle regioni del Mezzogiorno che sono in ritardo, ma dove i margini di crescita della raccolta sono molto ampi. L’attività svolta da CoReVe, infatti, ha già visto campagne di sensibilizzazione TV, incontri formativi e informativi con gli Amministratori e gli operatori del settore, innovative formule di cofinanziamento per l’acquisto di contenitori, sostegno alle attività di comunicazione dedicate alla raccolta “mono-materiale” del vetro, programmi di sensibilizzazione e educazione ambientale nelle scuole. Il fine ultimo è di stare al passo nello sviluppo del riciclo secondo quanto ci chiede l’Europa, che coincide con l’interesse del nostro Paese.
Come funziona il Progetto – Nelle regioni che, nel 2017, avranno complessivamente registrato un incremento medio delle quantità convenzionate raccolte e avviate a riciclo (2017 vs 2016) pari o superiore al 10%, oltre al corrispettivo spettante ai sensi dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI (2014-19) verrà eccezionalmente  riconosciuto ai singoli Convenzionati CoReVe un extra bonus, in euro/tonnellata, per tutte le quantità aggiuntive raccolte in più da ciascuno di essi rispetto all’anno precedente.
“Gli attori coinvolti nel processo di raccolta sono molteplici e di diversa natura: Comuni o loro aggregazioni sovracomunali, gestori della raccolta privati e pubblici, piattaforme di stoccaggio del materiale. È necessario pertanto che questi facciano squadra mettendo in campo tutte le proprie risorse” – ha dichiarato Franco Grisan.
“Raggiungere una percentuale di rifiuti di imballaggi riciclati all’80% nel 2030 è la più recente, sfidante proposta in discussione al Parlamento europeo. CONAI è consapevole che un tale obiettivo può essere perseguito solo con un forte impegno a far crescere le regioni in ritardo – ha dichiarato Roberto De Santis – . CoReVe, il cui obiettivo nel 2030 è di riciclare l’85% degli imballaggi in vetro immessi al consumo in Italia anche con questo progetto, in sintonia con la strategia di CONAI, sta concentrando i suoi sforzi sulle regioni meridionali dove esiste un potenziale di riciclo ancora inespresso”.
Un plauso all’iniziativa è arrivato da Filippo Bernocchi: “Consideriamo positivamente lo sforzo finanziario straordinario messo in campo da CoReVe, annunciato e condiviso durante i lavori del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI. Questa iniziativa rappresenta una sfida per tutti i Comuni coinvolti e siamo sicuri che essi sapranno cogliere quest’occasione per far fare un ulteriore salto di qualità al Sud e all’Italia intera”.

Fonte: E-Gazette

RAEE: pochi italiani conoscono l’Uno contro Zero

L’indagine realizzata da IPSOS per il Consorsorzio Ecodom e l’Organizzazione Cittadinanzattiva evidenzia il gap informativo che sussiste nel settore della raccolta dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, nonostante la maggiore diffusione di comportamenti virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione.

Meno di un italiano su 5 sa che si può conferire gratuitamente i piccoli apparecchi elettrici ed elettronici fuori uso e dismessi presso i punti vendita.
È questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), realizzata da IPSOS Italia per Ecodom (il principale Consorzio operante in Italia nella gestione dei RAEE) e Cittadinanzattiva (Organizzazione fondata nel 1978 che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza) e presentata il 21 febbraio 2017 nel corso del Workshop “Gli italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero“.

Condotta dal 21 novembre al 12 dicembre 2016 attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, l’indagine ha avuto per obiettivo la consapevolezza degli italiani sull’importanza di una corretta raccolta differenziata dei RAEE e cosa accade ai piccolissimi RAEE, spesso dimenticati nei cassetti o gettati con i rifiuti indifferenziati, e che invece potrebbero tornare ad essere materie prime se correttamente raccolti e trattati.
Questa attività è normata dal Decreto “uno contro uno”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo Decreto “uno contro zero”, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.
La ricerca evidenzia certamente un gap informativo da colmare nel settore della raccolta dei RAEE ha dichiarato Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia Lo attesta la maggiore diffusione di comportamenti di conferimento virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione, a differenza di coloro che non li conoscono, che rappresentano i principali responsabili delle cattive abitudini ancora diffuse. Gli italiani riconoscono grandi potenzialità al decreto ‘uno contro zero’ a cui, se sostenuto da campagne di comunicazione e da una maggiore convinzione dei rivenditori, viene attribuita la capacità di contribuire alla crescita della raccolta dei piccoli RAEE”.

Meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora marginale di popolazione, riconosce correttamente i RAEE, mentre 2 su 5 (40%) ne hanno solo un’idea approssimativa e la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto.
Le principali fonti di informazioni sui RAEE, per i cittadini che li riconoscono, sono l’Amministrazione pubblica (31%) o le aziende di igiene urbana (31%). Solo in un 10% dei casi le informazioni sono state fornite dai relativi negozianti.
La percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature appare elevata, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose.
Nelle abitazioni degli italiani le apparecchiature “a rischio”, ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto. Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici.
La conoscenza dei RAEE e la consapevolezza dell’importanza della loro raccolta differenziata sono ancora poco diffuse tra gli Italiani – ha osservato Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodomsono ancora poco diffuse tra gli Italiani. Nelle nostre case ci sono moltissime apparecchiature non utilizzate o non funzionanti, soprattutto di piccole dimensioni, per il cui conferimento la distribuzione ha ancora un ruolo secondario. Il ritiro ‘uno contro zero’ è pressoché sconosciuto, sebbene se ne intuiscano le potenzialità per quanto riguarda l’incremento della raccolta: perciò il Consorzio, che nel 2016 con 95 mila tonnellate ha gestito il 33% del totale dei RAEE del Sistema RAEE italiano, continuerà a lavorare per far conoscere questo importante servizio gratuito”.

In merito alle modalità di dismissione, fortunatamente prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti, ma le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%. Queste ultime scendono al 10% tra coloro che sono informati sui RAEE, mentre tra chi non conosce i RAEE l’incidenza di modalità di conferimento non corrette è ancora più elevata (22%). Nello specifico, sono MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%) ad essere dismesse in modo non corretto (principalmente insieme ai rifiuti generici).
Rispetto alla precedente indagine effettuata sempre da IPSOS nel 2011, i cittadini riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei RAEE (in media il 35%, che però a Roma sale al 41%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%), valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).
La conoscenza del decreto uno contro uno mostra un sensibile incremento rispetto al 2011 (+13%), ma solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito: un 44% degli intervistati, a distanza di 8 anni dall’entrata in vigore, ancora non conosce questa possibilità di conferimento. Il 42% di coloro che sono a conoscenza dell’uno contro uno ha anche utilizzato questo servizio (in media 2,6 volte).
La notorietà del decreto uno contro zero, invece, è ancora piuttosto contenuta (18%), probabilmente anche in virtù della sua recente introduzione, con la popolazione delle Isole che risulta essere la più informata (23%). Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), ma anche le catene distributive (20%).
Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE per effetto della semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità in termini di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. Anche la possibilità di diventare uno stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.
“L’attività della nostra associazione ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni – ha sottolineato Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva – ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni. Con tale finalità abbiamo ad esempio realizzato, in collaborazione con Ecodom, la guida ‘Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?. A far la differenza, sono anche la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali e obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, ma anche la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati – produttori, distributori, consorzi, etc. – con le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni civiche”.

Fonte: Regioni & Ambiente

Castelli Romani. A tutta RD!

Fino a fine 2015 la situazione della raccolta differenziata nei castelli romani presentava numeri da brivido: Castel Gandolfo era al 4%; Lanuvio passava dal 30% al 19%. La percentuale complessiva dei Comuni dei Castelli era del 36%, molto lontana dall’obiettivo di legge del 65%.

Fra tutti i Comuni spiccava già nel 2015 Ariccia, già servita con un porta a porta integrale e con risultati. L’Amministrazione, con il supporto tecnico di ESPER, a cui è stato poi affidato anche il servizio di Direzione Esecuzione del Contratto (DEC), ha messo in pratica un nuovo progetto di riorganizzazione del sistema di raccolta differenziata porta a porta con l’applicazione della tariffazione puntuale. I risultati vengono ampiamente confermati raggiungendo stabilmente quota 70%. Solo nei mesi di ottobre e novembre si è registrata una flessione della percentuale di raccolta differenziata, legata alla scelta dell’Amministrazione Comunale di effettuare alcune operazioni di bonifica e pulizia del territorio, gravando sui calcoli con grosse quantità di indifferenziato. La percentuale si è comunque prontamente ristabilita nelle prime settimane del nuovo anno.

A Lanuvio solo nel giugno del 2016 la percentuale di raccolta differenziata era pari al 16,2%. A settembre si è raggiunta quota 30%. A fine novembre, con la messa a regime del servizio di raccolta porta a porta su tutto il territorio comunale, progettato dal ESPER, si è raggiunta la percentuale del 69,5% di raccolta differenziata, con un balzo di oltre il 53 punti percentuali di RD. Alla progettazione di un buon sistema di raccolta l’Amministrazione ha voluto affiancare un sistema di controlli sia nei confronti della società che ha vinto l’appalto del servizio, affidando a ESPER il servizio DEC, sia verso eventuali inadempienze da parte dei cittadini: nei giorni che hanno preceduto il Natale si è proceduto a controlli del territorio e delle sue aree sensibili ad abbandoni di rifiuti, anche con l’ausilio di un drone, in affiancamento ai controlli standard.

Castel Gandolfo partiva pressoché da zero. La percentuale di raccolta differenziata a fine 2015 era del 4%. Con il passaggio alla raccolta porta a porta e l’affidamento del servizio DEC a ESPER, i numeri hanno assunto dimensioni completamente differenti: a novembre 2016 la RD ha toccato quota 69,9%, con una riduzione a soli 97 kg/abitante anno di rifiuti indifferenziati mandati a smaltimento (stima basata sui dati di novembre 2016).

Dall’Europa segnali chiari sulla necessità di minimizzare il ricorso all’incenerimento: la Comunicazione della CE sul ‘Waste to Energy’

La Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a considerare più attentamente la gerarchia di gestione dei rifiuti, suggerendo di rivedere il ruolo e le potenzialità dell’incenerimento e soprattutto i fondi che lo sostengono. Le indicazioni sono raccolte nella Comunicazione sul Waste to Energy pubblicata giovedì 26 gennaio, in cui è contenuta una guida per gli Stati dell’Unione su come assicurare un’equilibrata capacità di energia da rifiuti (EFW) che eviti di danneggiare lo sviluppo di un’economia circolare. “Il documento non include prese di posizione nette contro l’incenerimento – ci spiega Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe – né d’altronde questo poteva essere tra le finalità della Comunicazione; ma è chiaro che il ruolo futuro dell’incenerimento viene fortemente ridimensionato rispetto alla situazione attuale, con un invito a considerare con attenzione i piani futuri di nuovi inceneritori e le relative politiche di finanziamento”.

I punti fondamentali del documento della Commissione sono:
la necessità di reindirizzare gli investimenti,a partire da quelli della Banca Europea degli Investimenti – BEI, verso i più alti livelli della gerarchia di gestione dei rifiuti quali la riduzione, il riutilizzo e il riciclaggio. “Questo è un punto importantissimo” sottolinea Favoino “Sinora i programmi di finanziamento ed i fondi strutturali e di coesione sono andati soprattutto ad inceneritori e discariche, e questo distorce le economie della gestione dei rifiuti a favore dei sistemi peggiori e più in basso nella gerarchia delle opzioni. È un problema che abbiamo a più riprese sollevato insieme ai colleghi di Bankwatch” (il network ambientalista che monitora le attività di banche e fondazioni per evitare investimenti dannosi per il pianeta, ndr).

La CE sottolinea inoltre la presenza di un eccesso di capacità di incenerimento che già oggi riguarda molti Paesi e zone d’Europa. Per queste situazioni la Comunicazione suggerisce l’adozione di una serie di strumenti quali la tassazione dell’incenerimento, la terminazione dei sussidi, la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori e lo spegnimento progressivo di quelli esistenti.
Incidentalmente, l’Italia è elencata (con Svezia, Olanda, Germania, Francia ed altri) tra i Paesi che hanno molti inceneritori, non tra quelli in cui mancano e questo oggettivamente porta a riconsiderare le affermazioni secondo le quali “dobbiamo portarci al passo di altri Paesi”. Per le aree sprovviste di capacità di incenerimento, la Comunicazione raccomanda di esplorare prima tutte le opzioni prioritarie, inclusive della realizzazione di capacità di riciclo e compostaggio come strumento prioritario di riduzione dello smaltimento a discarica, e della valutazione degli effetti a 20-30 anni della crescita della raccolta differenziata, onde evitare realizzazione di capacità di incenerimento in eccesso. Allo scopo di evitare tali sovracapacità, preoccupazione che ricorre in tutto il documento, la Comunicazione fa addirittura un accenno all’utilizzo eventuale delle capacità in eccesso dei Paesi contermini, anziché la realizzazione di nuovi inceneritori in aree sprovviste.
Ulteriore punto del documento: si ribadisce la necessità che gli Stati Membri e le Autorità che si occupano di pianificazione prendano in considerazione, quando programmano la costruzione di nuovi inceneritori, l’evoluzione a lungo termine di raccolta differenziata e riciclaggio. Dunque si dovrebbe prendere in considerazione, come obiettivo minimo, il 65 o più probabilmente il 70% (secondo la proposta recentemente approvata in Commissione ENVI dell’Europarlamento) al 2030, come previsto dalla discussione in corso sul Pacchetto Economia Circolare, e non la situazione attuale. Senza dimenticare che tali obiettivi sono quelli minimi ed è nello spirito stesso della Economia Circolare puntare progressivamente a massimizzare il recupero di materia, ben al di là di questi. “Si tratta di un punto fondamentale – dice Favoino – che riprende gli argomenti che da tempo mettiamo in evidenza, ossia la necessità di prevedere le potenzialità a medio e lungo termine del sistema delle raccolte differenziate; e come sappiamo l’Italia ospita tantissimi esempi, anche a livello di area vasta, che mostrano che si può puntare a scenari decisamente più ambiziosi, rispetto agli obiettivi minimi di raccolta differenziata”.

Infine, vi è un forte mandato alla BEI ed ai Paesi Membri per rivedere le proprie politiche di finanziamento per la realizzazione delle infrastrutture di settore, comprimendone fortemente la quota destinata all’incenerimento ed allineandoli invece con l’evoluzione prevista della politica di rifiuti ispirata all’economia circolare.

“La Comunicazione con ogni probabilità determinerà effetti immediati in quelle situazioni dove gli attuali piani per l’incenerimento eccedono la crescita prevista della raccolta differenziata nel medio termine – segnala Favoino – Ad esempio in Polonia, ove da tempo abbiamo segnalato le distorsioni di una programmazione massicciamente impostata sull’incenerimento. Ma non sfuggirà che la Comunicazione fornisce molti elementi che mettono ancora una volta in discussione l’impianto complessivo dello Sblocca-Italia, fornendo argomenti sia alle Regioni che intendono opporsi alle previsioni di nuovi inceneritori in esso contenute, che a quelle , come la Lombardia, che avevano già tabellato il decommissioning, ossia lo spegnimento progressivo di quelli in eccesso; il che è in linea con quanto la Comunicazione stessa esplicita per le aree con sovracapacità”.

 

Fonte: Eco dalle Città

Economia circolare, il Parlamento europeo chiede target più ambiziosi

Con 59 voti a favore, 7 contrari e 1 astensione oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato l’ok alla relazione sull’economia circolare portata avanti da Simona Bonafè (S&D), che chiede modifiche al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015, alzando l’asticella degli obiettivi.

L’europarlamentare italiana in questi mesi ha sottolineato più volte l’esigenza di «un quadro normativo trasparente e stabile» per il reale sviluppo dell’economia circolare, con target di riciclo chiari e modalità di calcolo uniformi sul territorio dell’Ue (quando ad oggi ancora mancano anche entro i confini italiani, nonostante le linee guida sulla raccolta differenziata pubblicate dal ministero dell’Ambiente).

In particolare, nella relazione a firma Bonafè si chiede vengano raggiunti al 2030 un tasso di avvio a riciclo pari al 70% per i rifiuti urbani (80% per gli imballaggi) e contemporaneamente una riduzione dei conferimenti in discarica al 5%, il dimezzamento dello spreco alimentare e una riduzione nella produzione dei rifiuti tutti intervenendo alla fonte: «Costruendo prodotti che siano più riciclabili, più facili da riparare e riusare».

«Non possiamo più costruire il nostro futuro su un modello ‘usa e getta’ – commenta Bonafè – ma prepararci ad una transizione che, considerando l’intero ciclo del prodotto, genera non solo nuove risorse produttive, ma opportunità di lavoro, innovazione e protezione per le persone e per l’ambiente». La commissione Ambiente ha espresso dunque il suo favore, e il voto in plenaria è atteso il 13-16 marzo, in vista del negoziato con Commissione e Consiglio. Quello di oggi è «un primo importante passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti finalmente in grado di trasformare l’emergenza in una grande opportunità economica e occupazionale», commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni, sottolineando che «nel frattempo anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere con forza una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono a un accordo ambizioso con il Parlamento. Nel nostro Paese sono in gioco almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, che possono essere creati grazie allo sviluppo dell’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo».

Al momento l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere i target richiesti dalla relatrice Bonafé, come mostra l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – e tacendo sulla gestione dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese sono il quadruplo degli urbani ma non vengono neanche toccati dal pacchetto legislativo sull’economia circolare avanzato dalla Commissione europea (qui le quattro direttive in ballo).

A livello europeo, secondo le stime della Commissione Ue il raggiungimento degli obiettivi approvati dalla commissione dell’Europarlamento potrebbe significare la creazione di 580mila posti di lavoro entro il 2030, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese Ue grazie a un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. Anche autorevoli analisi indipendenti – come quella della Ellen MacArthur Foundation contenuta nel rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe – confermano l’impatto straordinariamente positivo che un’economia più circolare potrebbe avere sul Vecchio continente, non da ultimo tagliando in modo significativo l’emissione di gas serra.

Eppure l’attuale Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker ha proposto obiettivi meno ambiziosi rispetto a quella precedente, sotto l’egida Barroso: proprio gli obiettivi rilanciati oggi da Simona Bonafè non fanno che riprendere in gran parte i vecchi target europei, mostrando in modo plastico i passi indietro compiuti dall’Ue negli ultimi anni in fatto di leadership ambientale.

 

Fonte: Luca Aterini per Green Report

Un Piano per riciclare il 70% degli imballaggi in plastica

La Fondazione Ellen McArthur ha presentato a Davos nel corso del WEF 2017, il Rapporto “The New Plastics Economy: Catalysing action”, il secondo dei Rapporti sull’economia circolare delle plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una loro migliore gestione post-consumo.

Per effetto delle loro proprietà funzionali e il basso costo,le materie plastiche sono diventate parte integrante della nostra economia, con una produzione che è cresciuta di venti volte nel corso dell’ultimo mezzo secolo, mettendo in evidenza, oltre agli indiscutibili vantaggi, anche notevoli impatti economici e ambientali, come abbiamo avuto modo di rappresentare in più occasioni (per ultima: http://www.regionieambiente.it/it/articoli/uccelli-marini-mangiano-le-plastiche), che sono fonte di preoccupazioni per imprese e Governi che stanno riconoscendo la necessità di ripensare all’intero sistema delle plastiche.

A Davos, nel corso del World Economic Forum ((17-20 gennaio 2017), Ellen MacArthur Foundation ha presentato la nuova ricerca “The New Plastics Economy: Catalysing action” che presenta 3 strategie per raggiungere l’ambizioso obiettivo di aumentare il riutilizzo e riciclaggio degli imballaggi di plastica dall’attuale tasso di appena il 14% al 70%.

L’Ente no-profit, fondato nel 2010, con il supporto di importanti aziende leader mondiali, dalla celebre velista che ha battuto nel 2005 il record della circumnavigazione della Terra in solitaria e senza fermate, e che si è ritirata poi dalle competizioni velistiche per dedicarsi al tema dello spreco di risorse e delle energie alternative, aveva commissionato alla McKinsey & Company un Rapporto (Towards a Circular Economy), che, pubblicato nel 2012, è stato il primo del suo genere a considerare le opportunità economiche e di business di una transizione verso un modello di economia capace di rigenerare, e che successivamente si è implementato con altre relazioni settoriali.

Nell’ambito di questo Progetto Mainstream, aI World Economic Forum dello scorso anno la Fondazione aveva presentato “The New Plastics Economy. Rethinking the future of plastics“, Rapporto realizzato in collaborazione con il WEF stesso e il supporto analitico di McKinsey & Company, nel quale, sottolineando come entro il 2050 gli oceani conterebbe (in peso) più plastiche che pesci e che l’intera industria della plastica consumerebbe il 20% della produzione totale di petrolio e il 15% del “bilancio di carbonio” annuale, forniva per la prima volta la visione di un’economia globale in cui la plastica, seguendo appunto i principi dell’economia circolare, non sarebbe diventata mai rifiuto.

Ora, il nuovo rapporto, realizzato con il supporto analitico della Società di consulenza londinese SYSTEMIQ, fornisce un piano d’azione chiaro, approvato da oltre 40 aziende leader a livello mondiale del settore dell’industria delle materie plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una migliore gestione post-consumo.
L’iniziativa ‘The New Plastics Economy’ ha attirato un ampio sostegno e in tutto il settore stiamo osservando un forte impulso iniziale – ha affermato Ellen MacArthurQuesto nuovo rapporto fornisce un chiaro piano per ridisegnare il sistema di plastica globale, aprendo la strada per un’azione concertata“.

La Strategia di transizione verso una migliore progettazione del packaging delle plastiche e conseguire più alti tassi di raccolta e riciclaggio.
Dal Rapporto emerge che:
– il 20% degli imballaggi in plastica potrebbe essere proficuamente riutilizzato, per esempio sostituendo i sacchetti di plastica monouso con alternative riutilizzabili o si potrebbe progettare modelli di packaging innovativi basati sulle ricariche dei prodotti nello stesso contenitore;
Un ulteriore 50% degli imballaggi in plastica potrebbe essere riciclato, migliorando la progettazione e la composizione, per semplificare la loro gestione post-consumo, comportando, peraltro, un aumento del valore della plastica mistra da 90 a 140 dollari per tonnellata;
– progettazione e dopo l’uso di sistemi di gestione. Ciò potrebbe portare a un ulteriore $ 90 a $ 140 per tonnellata di plastica mista;
senza riprogettazione e innovazione, il restante 30% degli imballaggi in plastica (in peso) non potrà mai essere riciclato e l’equivalente di 10 miliardi di sacchetti di immondizia all’anno saranno destinati alla discarica o all’incenerimento.

La transizione verso un’economia circolare basata su sistemi in cui i cicli biologici e tecnologici sono correlati e guidati da prodotti innovativi erogati attraverso nuove catene e sistemi di rifornimento non sarà facile, ma si tradurrà in vantaggi significativi per l’economia e l’ambiente – ha dichiarato Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont, una delle 7 Società a livello mondiale che supporta il Piano – Affinché questa transizione abbia successo è fondamentale sapere dove vogliamo andare e cosa vogliamo ottenere, che è proprio quel che esattamente il primo Rapporto aveva indicato. Novamont accoglie con favore questa seconda relazione che aiuta a sviluppare ulteriormente la nostra acquisizione di conoscenze e che è un invito all’azione per la creazione di nuovi collegamenti concreti tra le catene di valore a monte e a valle“.

 

Fonte: Regioni&Ambiente

Regione Lazio: approvate le linee guida per la tariffazione puntuale

Rifiuti, la Regione adotta un provvedimento per promuovere la tariffazione puntuale: uno strumento per incentivare prioritariamente il contenimento e la riduzione della produzione di rifiuti e per potenziare l’invio a riciclare le diverse frazioni di rifiuti tramite la raccolta differenziata.

Uno strumento importante per incentivare i cittadini a fare nel miglior modo possibile la raccolta differenziata. L’obiettivo è quello di giungere a un piano tariffario che premierà, con agevolazioni sulle bollette, chi produrrà meno rifiuti. Un metodo che non si basa più sul numero dei componenti dei nuclei familiari e sui metri quadri delle abitazioni ma sulla quantità e sulla correttezza nel conferimento da parte di ciascun utente.

I comportamenti virtuosi avranno un riconoscimento monetario pressoché immediato, secondo il principio che chi produce meno e ricicla meglio paga di meno,  con la sicurezza, seguendo i principi della trasparenza, che i cittadini paghino solo il numero di conferimenti realmente operati oltre a quelli già inclusi nella parte fissa della tariffa. Nella deliberazione, inoltre, sono individuate le azioni che i Comuni dovranno adottare al fine di realizzare la verifica puntuale della produzione di rifiuti partendo dalle utenze non domestiche e sono previsti sostegni economici per gli stessi Comuni, sia di parte corrente che di parte capitale, nell’ambito della programmazione sulla differenziata.

“I regolamenti comunali di gestione dei rifiuti urbani potranno essere aggiornati con le modalità attraverso le quali la nuova tariffazione può essere attuata in relazione alla “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze- lo ha detto Mauro Buschini, Assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente e Rifiuti, che ha aggiunto: potranno essere utilizzati, ad esempio, sistemi di identificazione del singolo utente attraverso l’utilizzo di contenitori dedicati (sacchi o bidoni) di varie dimensioni e di etichette a barre, lacci, ecc. con codice a barra rimovibile che permettono l’associazione del numero di scarichi effettuati dall’utente; utilizzo di contenitori dedicati dotati di trasponder o tessera magnetica che permettono la registrazione dei dati identificativi; dotazione ai cittadini di contenitori con codice a barre serigrafato che quantifichino i rifiuti conferiti mediante lettura con pistola laser; utilizzo di sacchi o lacci per contenitori preacquistati che permettano all’utente di quantificare i rifiuti effettivamente conferiti in modo proporzionato al consumo di sacchi e/o lacci effettivamente impiegati e al volume predefinito”- ha detto ancora Buschini.

Augusta: fare con meno

Alla presenza del sindaco Cettina Di Pietro, dell’assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti, del responsabile del VI Settore Servizi Ecologici Edoardo Pedalino, di Salvatore Genova (Referente Tecnico Esper srl) e di Francesco Ruta (responsabile progetto per la Datanet, società aggiudicatrice del piano comunicazione) sono state illustrate le specificità del progetto “Fare con meno” per la prevenzione e minimizzazione dei rifiuti urbani.

Con orgoglio il primo cittadino ha sottolineato che “Augusta si pone come Comune apripista essendo il primo ad aver avviato, contestualmente, sia un servizio di raccolta differenziata spinto, come quello porta a porta, che un progetto di sensibilizzazione come Fare con meno. I fondi ministeriali destinati al progetto sono assegnati a quei Comuni, come il nostro, sciolti per infiltrazioni mafiose. A dimostrazione di come da un evento spiacevole possano nascere inaspettate occasioni di riscatto”.

Gli obiettivi specifici del progetto, redatto dalla società Esper srl e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per un importo pari a 657.726 euro sono finalizzati alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.

Il miglior rifiuto è quello che non si produce” questo il motto dell’assessore Pulvirenti che ha così stigmatizzato lo scopo precipuo di Fare con meno. Per il progetto il Comune si avvale della collaborazione di enti, liberi professionisti e associazioni, nel dettaglio: Ambiente Italia, Comuni Virtuosi, Impact Hub Siracusa Srl, Irssat, Associazione Rifiuti Zero Sicilia, Svimed, Associazione Comitato Cittadino Augustano, l’Arch. Marco Terranova e la Dott.ssa Manuela Trovato. “Ogni realtà coinvolta è stata selezionata con bando ad evidenza pubblica – ci tiene a sottolineare l’Ing. Pedalino – per le sue competenze specifiche maturate nel settore di pertinenza”. Commenta infine l’assessore Pulvirenti: “sarà un’occasione per far lavorare insieme tante realtà locali, regionali e nazionali che in questi anni si sono spese su progetti di sostenibilità ambientale e che oggi metteranno le loro esperienze a disposizione dei cittadini di Augusta”.

Gli istituti scolastici di Augusta e la casa di Reclusione verranno coinvolti attivamente. Sarà, a breve, attivato un sito informativo all’indirizzo www.fareconmeno.it, un’app e una pagina FB “Fare con meno Augusta” e un corrispettivo hashtag al fine di raggiungere e coinvolgere un elevato numero di cittadini. Con oggi si avvia un’articolata campagna di azioni che coprirà numerose attività nei mesi a seguire.

’10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante’: intervista ad Attilio Tornavacca (dg ESPER)

In diverse realtà europee sono implementate forme di tariffa puntuale. ESPER le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione incentivante.

Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera: in diverse realtà europee sono implementate forme di tariffazione puntuale. ESPER (Ente di Studio Per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione puntuale. Ad impreziosire il volume una prefazione di Rossano Ercolini (Presidente Zero Waste Europe e Zero Waste Italy, nonché vincitore del Goldman Enrivonmental Prize 2013 ) e di Marco Boschini (Coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi). Eco dalle Città presenta il volume ’10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante’ con un’intervista ad Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER:

Quali sono a livello europeo le principali modalità operative per la realizzazione della tariffazione puntuale?

Nel contesto europeo la diffusione dei sistemi di tariffazione incentivante risulta largamente estesa tra le municipalità degli Stati Membri del Nord Europa, in particolare in Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Germania e viene prevalentemente applicato attraverso la previsione di sistemi e tariffe calcolate in funzione della volumetria rapportata alla frequenza di svuotamento del rifiuto residuo e spesso anche del rifiuto organico. Gli strumenti attraverso cui viene applicata in Europa, negli Usa e in Australia sono diversi e si sono recentemente molto evoluti soprattutto grazie allo sviluppo delle tecnologie legate alla tracciabilità in genere che hanno fatto abbassare i costi rendendo possibile l’applicazione dei singoli transponder (anche denominati Tag RFId acronimo di Radio-Frequency IDentification) perfino sui sacchi a perdere. Negli ultimi anni si è infatti diffusa rapidamente l’istallazione di Tag RFId su mastelli e contenitori per i costi sempre più contenuti ed i vantaggi gestionali ottenibili in particolare laddove tali sistemi vengono abbinati a sistemi GPS di tracciatura ed ottimizzazione dei percorsi dei mezzi di raccolta. I sistemi basati invece sulla pesatura dei singoli contenitori o sacchetti non hanno invece registrato una notevole diffusione poiché sono stati rilevati maggiori costi di gestione per le rilevanti problematiche legate al rilevamento del peso in condizioni sfavorevoli (mezzi in moto con vibrazioni e spesso non in piano). Le soluzioni tecniche più diffuse sono relativamente semplici sia per i sistemi ad identificazione dell’utenza – che avviene tramite un badge RFId o con una tessera magnetica – che ad identificazione del contenitore che avviene tramite lettura del Tag RFId (in rapida diffusione quelli di tipo UHF acronimo di Ultra High Frequency).

'10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante': intervista ad Attilio Tornavacca (dg ESPER)Concentrando l’attenzione sui centri urbani più grandi all’estero, quali sono gli esempi più virtuosi?

Gli esempi più virtuosi in grandi centri urbani sono quelli delle Città di Lipsia (530.000 ab.) e Dresda (500.000 ab.) in Germania, di Gand (250.000 ab.) in Belgio e di Parma (190.000 ab.) e Trento (118.000 ab.) in Italia. I risultati ottenuti in Italia a Trento (oltre 81% di RD) e Parma (72% di RD) con progetti di introduzione sviluppati anche grazie al supporto tecnico della ESPER sono tra i migliori (se non i migliori) a livello europeo ed internazionale e sono stati inseriti tra i migliori casi studio nel sito Zero Waste Europe.

In che modo, nei casi da voi analizzati, sono state superate eventuali resistenze da parte cittadini poco virtuosi?

L’analisi della maggioranza delle esperienze europee ha dimostrato che i sistemi misti (quelli in cui convivono la raccolta con contenitori stradale ad uso collettivo e sistemi di raccolta porta a porta) creano generalmente una serie di problemi relativi agli abbandoni dei rifiuti nei pressi delle postazioni stradali dove risultano meno efficaci ed agevoli i controlli. Tale problema è stato rilevato soprattutto in Francia, Svizzera, Italia e Spagna e nelle Città di maggiore dimensione. L’altro problema che è stato rilevato nei contesti che hanno introdotto la tariffazione puntuale del residuo (spesso con sistemi stradali a calotta) mantenendo però la raccolta stradale delle frazioni recuperabili è stato il peggioramento della qualità merceologiche delle frazioni recuperabili. Tali problemi sono stati spesso superati grazie alla rimozione dei contenitori stradali ed all’estensione di un servizio domiciliare a tutte le utenze. Nei casi caratterizzati dal semplice uso di sacchetti prepagati per il residuo è stato invece rilevato l’uso di sacchi non conformi soprattutto nei contesti di maggiori dimensioni. Con il sacco conforme ci si limita infatti a differenziare la serigrafia del sacchetto per ogni comune servito ma il sacco conforme non è dotato di sistemi di identificazione ed abbinamento ad ogni singola utenza servita e quindi, se vengono abitualmente conferiti rifiuti non conformi di fronte ad un condominio, risulta più difficile responsabilizzare correttamente gli utenti ed individuare i soggetti che non rispettano le regole di conferimento. Per risolvere tale problematica vengono quindi spesso adottati sacchetti oppure mastelli impilabili rigidi dotati di transponder UHF con cui si può identificare ogni utente poiché allo stesso viene fornito un set di sacchetti caratterizzati da un codice specifico non modificabile. Tale modalità consente inoltre di individuare facilmente i soggetti che non conferiscono mai o quasi mai i sacchetti o i mastelli/bidoni con transponder UHF consentendo di organizzare controlli mirati relativi a tali specifiche soggetti a cui può essere inoltre preventivamente comunicato di essere stata individuate quali “utenze con conferimenti anomali” chiedendo al contempo di fornire eventuali spiegazioni in merito ad uno specifico numero verde. Questa comunicazione, operata preventivamente ai primi controlli a campione, consente solitamente di ridurre in modo decisivo i comportamenti anomali poiché tali utenti comprendono che il sistema adottato consente di individuare e sanzionare più facilmente i conferimenti ed abbandoni illeciti. I sistemi di identificazione dei singoli conferimenti consentono inoltre di governare più efficacemente i flussi delle utenze delle seconde case e dei flussi turistici per i quali vengono solitamente organizzati specifici servizi integrativi in orari conformi alle loro specifiche esigenze (ad es. conferimenti nel fine settimana).

Ci sono differenze significative tra i modelli implementati in Italia e all’estero?

Per quanto riguarda i sistemi con calotte di immissione è stata rilevata una sostanziale differenza tra i modelli implementati in Italia e all’estero. Tali sistemi sono stati utilizzati già dagli anni ’90 in Germania e Austria soprattutto per risolvere i problemi legati alla gestione dei conferimenti nei grandi complessi condominiali periferici delle grandi città. Tali sistemi sono stati invece introdotti in Italia per cercare di applicare la tariffazione puntuale senza dover modificare il precedente sistema di raccolta stradale anche in contesti a media e bassa densità abitativa dove l’adozione della raccolta domiciliare non risultava problematica. Per contro si deve segnalare che in Italia, in Svizzera, in Francia ed in Spagna, diversamente da quanto rilevato nel nord Europa, nei pressi dei contenitori stradali dotati di sistemi di identificazione sono spesso molto frequenti i fenomeni di abbandono dei rifiuti non solo da parte di cittadini dotati di scarso senso civico ma anche da parte di persone che non riescono a raggiungere le manovelle da azionare per l’apertura della calotta (anziani, portatori di handicap ecc.), utenti che non intendono perdere troppo tempo (la fase di identificazione risulta spesso laboriosa), utenti che non hanno ritirato o non hanno con se la chiavetta o e-card, utenti non abilitati (turisti di passaggio) o male informati.

NdR: Per scaricare gratuitamente l’Ebook “10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante” inviare una mail a volume@esper.pro