RASSEGNA STAMPA – Nuovo piano industriale dei rifiuti, diminuiscono i costi se aumenta la differenziata

Messa da parte la bufera sollevata dai consiglieri di opposizione che, abbandonando i propri banchi, hanno causato la sospensione del consiglio per mancanza del numero legale, la maggioranza ha ascoltato la prevista relazione di Attilio Tornavacca. Il consulente della Esper (l’ente che si occupa dello studio sulla pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) ha illustrato il piano industriale per la gestione associata dei rifiuti urbani nell’Aro Ba/1, che coinvolge i comuni di Bitonto, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato e Molfetta.

L’obiettivo strategico del piano – a detta di Tornavacca – è quello di «conciliare la qualità del servizio dei materiali raccolti in differenziata con i costi da sostenere, dando priorità alla riduzione a monte dei rifiuti». Sarebbe questo, dunque, il punto essenziale su cui si dovrà focalizzare l’informazione rivolta ai cittadini e la raccolta dei rifiuti nei prossimi anni, a partire dalla massima diffusione del compostaggio domestico. «Massimizzare questa pratica» – ha detto il consulente Esper – «vuol dire consentire la riduzione dei costi di raccolta in modo sensibile».

Ma, altro punto fondamentale del servizio, occorre garantire una tassazione equa nelle diverse zone, a seconda che il servizio di raccolta differenziata si attui o meno. «Se non si eroga il servizio di raccolta nella zona esterna, mentre lo si eroga nel centro urbano, non si può chiedere di pagare la stessa tariffa della città. È necessario uno sconto importante, almeno del 25-30% per la mancata raccolta dell’umido, perché se una fetta della popolazione non può conferire l’umido, automaticamente consente al Comune un risparmio nei costi di servizio».

Tra le alte azioni possibili per ottimizzare la raccolta c’è la pratica del riuso, effettuata in centri idonei. «Questa buona pratica consente di intercettare materiali che sono considerati rifiuti, ma che invece possono essere riutilizzati, come mobili, giochi per bambini, box, televisori», ha affermato Tornavacca. Che ha aggiunto: «Un centro di riuso, realizzato nei pressi del centro comunale di raccolta, consente di intercettare quote consistenti di materiali, risparmiandone i costi di  smaltimento», con ovvio beneficio del Comune e dei cittadini.

Ma – secondo il consulente Esper – sarebbe la tariffazione puntuale la vera svolta da applicare nei Comuni, come già avvenuto in diverse regioni italiane, come il Trentino (già dal 1996), tutto in nord Italia e alcune zone del centro sud, oltre a molte nazioni europee. La ragione dell’efficacia della tariffazione puntuale sarebbe la “responsabilizzazione” del cittadino: «Ognuno ha il suo contenitore, misura quante volte lo espone e quanta volumetria consuma a sua disposizione. Questo crea incentivazione ad una maggiore attenzione al consumo. Se voglio pagare poco, non accumulo materiali non differenziabili. Perciò anche la piccola distribuzione cambia, perché mette in vendita solo il vuoto a rendere, come per esempio le bottiglie di latte in policarbonato», ha spiegato Tornavacca.

«Nel nord Europa siamo noi l’eccezione, perché continuiamo a far pagare la tassa sui rifiuti in base ai metri quadrati. Cosa c’entrano con il servizio di raccolta? È un elemento che non ha attinenza con la produzione di rifiuti e si porta dietro gravi iniquità», ha continuato il consulente, portando l’attenzione sulla tipologia di tariffazione da applicare.
Anche la Confcommercio pare sia intervenuta sulla questione, accorgendosi delle iniquità a scapito di esercenti che, pur consumando pochi rifiuti, si trovavano a pagare ingenti somme in base all’estensione dei locali.

«Nelle regioni che hanno applicato la tariffazione puntuale si paga solo sull’effettivo consumo del servizio. La Confcommercio ha chiesto al governo e ai comuni di scegliere questa strada di  buon senso, che permette alle aziende di sopravvivere, come avveniva anche con la Tarsu, per cui il Comune poteva regolare le tariffe in base alla capacità economica degli esercizi commerciali. Oggi non è più così», ha precisato Tornavacca, spiegando come, ad esempio, negozi di frutta e verdura debbano subire un aumento dei costi del 300-400%, mentre le Banche hanno usufruito di una riduzione di tre quattro volte rispetto alle somme pagate in precedenza.

La tariffazione puntuale, inoltre, fa leva sui trasponder elettormagnetici, piccoli francobolli senza batteria che costano pochi centesimi e che funzionano inviando i dati ad un’antenna, con segnali radio, in base ad un codice univoco, proprio di ogni contribuente. Con questo dispositivo, da applicare sui contenitori o sulle buste per la raccolta, l’operatore del servizio non deve leggere il codice a barre e perdere tempo a comunicare o registrare i dati, perché il segnale viene automaticamente inviato all’antenna ogni volta che il contenitore o la busta vengono esposti fuori dalle abitazioni. «Il rischio, con questo metodo, è che i rifiuti vengano lasciati ovunque, per evitare di pagare in base ai rifiuti depositati fuori dalle proprie case. Ma c’è una quota fissa che viene comunque addebitata al contribuente, in base ad un numero minimo di sacchetti calcolato per famiglia. E poi c è un sistema monitoraggio automatico contro conferimenti anonimi o irregolari», ha precisato Tornavacca.

Inoltre, con la tariffazione puntuale, anche i costi si ridurrebbero, come il consulente ha illustrato attraverso un grafico. I Comuni che applicavano questa tipologia di tariffa, pagavano tra i 30 e i 50 euro in meno a famiglia all’anno. «Questo accade perché si paga vuoto per pieno. La tariffa non è correlata al peso ma al numero di volte in cui il contenitore viene esposto, con un conseguente risparmio anche dell’ente che raccoglie. Dunque si conciliano i costi contenuti con livelli di qualità e di raccolta differenziata molto elevati», ha concluso il consulente Esper. Il quale non ha mancato di far notare come, sulla tassa dei tributi e sui costi sostenuti dal Comune, pesino anche le tariffe dei centri di compostaggio dei rifiuti. Tariffe raddoppiate negli ultimi tempi, perché in provincia di Bari esiste un solo impianto di compostaggio per la raccolta differenziata dell’umido. Infine – ha sottolineato Tornavacca – i costi aggiunti per il personale impiegato per la raccolta porta a porta, che sarà estesa anche al centro urbano, verranno ammortizzati già dal secondo anno di attività, con il conseguente aumento della raccolta differenziata.

RASSEGNA STAMPA – 10 proposte per migliorare il riciclo in Italia (prendendo spunto dalla Francia) | Intervista a due voci: Ezio Orzes e Attilio Tornavacca

Dopo la presentazione del dossier “per un nuovo accordo quadro Anci-Conai” e l’articolo di Repubblica, Eco dalle Città ha intervistato Ezio Orzes (Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’Associazione Comuni Virtuosi) e Attilio Tornavacca (direttore della Esper)

Alla vigilia della presentazione del dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi sull’accordo Anci-Conai, è andato in scena sulle pagine di Repubblica un botta e risposta tra l’ACV e il Consorzio Nazionale Imballaggi. A prima vista il titolo dell’articolo di Repubblica potrebbe apparire fuorviante (“Carta e plastica, il giallo del riciclo ecco perché in Italia non conviene”). Ma fare la raccolta differenziata e riciclare risulta economicamente conveniente rispetto ad altre forme di trattamento e smaltimento rifiuti (discarica/incenerimento)? Lo abbiamo chiesto ai promotori del dossier presentato lo scorso 2 luglio a Roma. «L’Associazione Comuni Virtuosi – risponde Ezio Orzes, Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’ACV – è stata fondata ed è formata proprio dai Comuni che hanno posto al centro della proprio azione amministrativa la raccolta differenziata spinta raggiungendo risultati quantitativi, qualitativi ed economici che fanno scuola anche all’estero. Il titolo, come spesso accade, risulta quindi effettivamente fuorviante ma il testo dell’articolo chiarisce bene quale è la posizione dell’Associazione: la raccolta differenziata spinta e di qualità è un dovere a cui siamo chiamati tutti (cittadini, istituzioni, aziende di raccolta e riciclaggio pubbliche e private ecc.). Questa azione però ha bisogno di essere maggiormente sostenuta anche dal sistema Conai in considerazione del fatto che lo stesso ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno che potevano invece essere utilizzate per premiare i principali artefici di tale risultato e cioè gli enti locali che si sono impegnati maggiormente per incrementare ulteriormente i livelli di riciclaggio in Italia nel 2011».

«Per considerare correttamente la maggiore o minore convenienza delle diverse forme di trattamento – aggiunge Attilio Tornavacca, direttore della ESPER – non si deve considerare solo l’impatto economico a breve termine (in cui attualmente non sono adeguatamente inglobati i reali costi ambientali di alcune forme di smaltimento quali, ad esempio, i costi delle bonifiche) ma anche i costi ambientali a medio a lungo termine. Per orientare correttamente le proprie strategie l’Unione Europea ha infatti commissionato ad AEA Technologies uno studio teso a valutare gli impatti sul cambiamento climatico delle diverse opzioni di gestione dei RU in cui si dimostra che “la strategia raccolta differenziata dei RU seguita dal riciclaggio (per carta, metalli, tessili e plastica) e il compostaggio/digestione anaerobica (per scarti biodegradabili) produce il minor flusso di gas serra (-461 kg CO2 eq/t). Anche la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati, nonostante la produzione di elettricità, comporti una trascurabile riduzione dell’emissione di gas serra rispetto allo smaltimento in discarica(-10 kg CO2 eq/t) che risulta comunque nettamente inferiore a quella ottenibile con il riciclaggio”».

10 proposte per migliorare il riciclo in Italia
Il dossier quali proposte formula al fine di migliorare il riciclo in Italia? «Le proposte sono dieci» spiega Ezio Orzes che riassume quelle più urgenti: «Per rendere meno costoso e più semplice il riciclaggio degli imballaggi l’Associazione propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del CAC (Contributo Ambientale Conai ndr) che consentirebbe di avviare un percorso di graduale introduzione del principio europeo “chi più inquina, più paga”. Con questo sistema le aziende ed i consumatori che continueranno a preferire imballi ad elevato impatto ambientale subiranno una leggera penalizzazione. Al contrario le aziende che già oggi stanno investendo risorse per rendere più facilmente riciclabili i propri imballaggi (e di conseguenza i consumatori che scelgono tali prodotti) con questo sistema riusciranno finalmente ad ottenere anche un parziale riconoscimento economico per i propri sforzi (grazie alla riduzione del CAC) mentre, con il sistema attuale, non vengono incentivate a sviluppare tali attività virtuose. Per quanto riguarda la raccolta differenziata – ha continuato Ezio Orzes – l’Associazione chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai  ed un riallineamento del CAC alla media europea (con le ulteriori riduzioni ora i contributi ambientali italiani sono tra più bassi in Europa). Per sostenere il riciclo di prossimità l’Associazione richiede al governo di introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito».

Il modello francese: alcune precisazioni
Come riportato in precedenza, l’ACV propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del contributo ambientale. Nell’intervista di Repubblica al direttore generale Conai si legge che “non si possono paragonare Italia e Francia. Il consorzio Eco-Emballages non offre un servizio universale, decide autonomamente quali Comuni servire, non tratta tutti i materiali, ad esempio il vetro non lo raccoglie e opera sino al raggiungimento degli obiettivi”. Il quadro della situazione Oltralpe non sarebbe esattamente così. Spiega Attilio Tornavacca: «Chiunque consulti il sito di Eco-Emballages (l’omologo francese del Conai) può verificare che la percentuale di copertura della popolazione francese residente in comuni che hanno stipulato contratti con Eco-Emballages è pari al 98,5 % che va confrontata con l’81 % di percentuale media di popolazione residente in Comuni che hanno stipulato convenzioni con il sistema Conai. Solo per la plastica la percentuale arriva al 95 % nel 2011 come si può leggere a pag. 371 dell’ultimo rapporto ISPRA».In Francia i Comuni non ricevono corrispettivi per la raccolta del vetro? «I Comuni francesi ricevono al contrario due tipi di corrispettivi per la raccolta del vetro – continua il direttore della Esper – il “prix de collecte et de tri” ed il “prix de reprise”. Il primo è il prezzo dei rifiuti da imballaggi in vetro che vengono conferiti nei centri di trattamento, ed è pagato da Eco-emballages alle autorità locali. l’ammontare di questa tariffa è di  4,4 €/tonnellata. Il secondo è il prezzo del rottame di vetro già realizzato, ed è pagato dalle vetrerie che producono vetro cavo (verre creux), quindi nuovi imballaggi in vetro, alle autorità locali invece che al sistema Conai come succede in Italia dove il Coreve fino al 2010 non ha mai evidenziato ricavi per la cessione del vetro ai propri soci ma al contrario solo dei costi (per questa ragione ha ricevuto un richiamo dall’AGCM). Questo prezzo ammontava a 22,2 €/t nel 2011 ed ammonta a 21,75 €/t nel 2013 poiché viene aggiornato annualmente tenendo d’occhio i prezzi applicati a livello europeo. Si possono ottenere maggiori informazioni consultando il sito http://www.verre-avenir.fr/Le-recyclage-du-verre/La-garantie-de-reprise-option-filiere-verre» conclude Tornavacca.

Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Seminario “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi”

Mercoledì 19 settembre (ore 16), il Comune di Corigliano d’Otranto, l’AssociazioneComuni Virtuosi e la ESPER organizzano il seminario dal titolo “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi” con il contributo di SMP di Barletta, Ecotecnica e TEEA di Lecce.

Il seminario, che si terrà presso il Castello de Monti di Corigliano d’Otranto, avrà l’obiettivo di mostrare i numerosi vantaggi economici e di qualità della vita che i cittadini possono godere con il passaggio dalla tassa alla tariffa puntuale per mezzo dei sistemi di raccolta differenziata porta a porta.
Aprirà il seminario Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto, Comune che ha sperimento per primo, insieme al Comune di Carpignano Salentino, il sistema di raccolta domiciliare monomateriale (oggi esteso a tutti i Comuni dell’ex ARO 4) raggiungendo un percentuale di RD pari al 75-80 %.
Introdurrà il seminario il commissario ad Acta dell’Autorità d’Ambito della Provincia di Lecce, Giovanni Campobasso.
Interverranno poi l’Assessore alle politiche Ambientali Alessio Ciacci del comune di Capannori (LU), primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera “Verso rifiuti zero entro il 2020” e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno) Ezio Orzes, il cui Comune è risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”. Ponte delle Alpi inoltre vanta una serie di record: raccolta differenziata porta a porta nel 2010 all’89% e riduzione della produzione di rifiuti da discarica (quattro volte meno della media nazionale) e delle tariffe per i cittadini (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale), e infine il sindaco Ivan Stomeo di Melpignano (Lecce), comune cofondatore dell’associazione italiana “Comuni virtuosi”, primo comune in Puglia ad aver raggiunto l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata già nel 2008.
Interverrà anche Attilio Tornavacca quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, che è stato scelto dall’Associazione Comuni Virtuosi quale partner tecnico di riferimento per il settore della gestione dei rifiuti. I tecnici forniranno la loro esperienza nel campo della raccolta differenziata porta a porta, soffermandosi in particolar modo sulla riduzione dei costi che è possibile soprattutto realizzare mediante l’introduzione della tariffazione puntuale.
Interverranno infine il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Massimo Blonda, il dirigente del settore Ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, Federico Cangialosi ed infine, Luigi Zilli, il rappresentante dell’azienda affidataria del servizio di raccolta unitario dell’ex ARO 4 dell’ATO LE2.
La partecipazione al seminario non è sottoposta a costi di iscrizione ed i posti a sedere verranno riservati in via prioritaria ai soggetti che confermeranno la loro partecipazione alla segreteria organizzativa entro il 18 settembre 2012
Segreteria organizzativa e ufficio stampa:

Giuseppe Miccoli – ESPER Tel. 3470003325 e-mail: g.miccoli@esper.to.it

PROGRAMMA

ore 16.00: Apertura dei lavori da parte di Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto
modera gli interventi Tommaso Condò, Ass. all’Ambiente Comune di Corigliano d’Otranto

ore 16.20: Introduzione Giovanni Campobasso, Commissario ad Acta dell’ATO Provincia di Lecce

ore 16.25: Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale
Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente Comune di Capannori

ore 16.50: La riduzione dei costi del servizio grazie all’adozione della tariffazione puntuale
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente Comune Ponte nelle Alpi

ore 17.15: L’esperienza del primo Comune pugliese che ha superato il 65 % di RD
Ivan Stomeo, Sindaco Comune di Melpignano

ore 17.40: Analisi tecnica ed economica delle esperienze più avanzate di riduzione e riciclaggio
Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 18.05: Coffee break

ore 18.30: Il ruolo dell’ARPA a supporto degli Enti locali per la gestione ecosostenibile dei RU
Massimo Blonda – Direttore scientifica ARPA Puglia

ore 18.55: Le attività della Regione per lo sviluppo della riduzione e riciclaggio dei rifiuti urbani
Federico Cangialosi, Dirigente Servizio Ciclo Rifiuti Regione Puglia

ore 19.20: I risultati della gestione unitaria del servizio di raccolta monomateriale nell’ex ARO 4
Luigi Zilli, Amministratore Ecotecnica capofila ATI affidataria del servizio di raccolta

ore 19.45: Interventi programmati dei rappresentanti dei Comuni dell’ex ARO4 dell’ATO LE2,
Bagnolo del Salento, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de Greci, Cursi, Martano, Palmariggi, Sternatia, Zollino.

Fonte: Confindustria Lecce

RASSEGNA STAMPA – Raccolta Rifiuti a Menfi: la consulenza sul Piano di Intervento va seguita alla lettera

Lo scorso 16 ottobre si è tenuto un consiglio comunale aperto per discutere la relazione sul Piano di Intervento per la gestione dei rifiuti elaborata dalla società Esper, incaricata  dall’Amministrazione Comunale (costo della consulenza: 24.487,80 euro).
Il MoVimento 5 Stelle a Menfi si occupa di rifiuti da più di due anni, e ha organizzato vari incontri, tra cui uno proprio con un consulente della Esper, il dott. Ezio Orzes, chiamato in qualità di assessore del comune di Ponte nelle Alpi (il comune più riciclone d’Italia nel 2012 e 2013). Era il periodo della campagna elettorale per le Amministrative a Menfi, e il M5S aveva curato la parte di programma elettorale riguardante la gestione dei rifiuti proprio sulla strada tracciata dall’assessore Orzes in quell’incontro. Ci fa piacere constatare che l’Amministrazione abbia seguito fin qui la nostra stessa linea per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, e ci auguriamo che la prosegua.
Abbiamo inoltre organizzato e partecipato a vari incontri sul tema “Rifiuti Zero”, a riprova che per noi è un argomento di fondamentale importanza per la nostra comunità.
Veniamo alla relazione sul Piano di Intervento.
La società di consulenza fa una disamina dell’attuale servizio, individuando inefficienze ovunque. Una gestione dei rifiuti che si poneva come obiettivo il 50% di differenziata oggi in realtà fa solo il 15%, con costi di manutenzione elevatissimi, tante inefficienze ed un servizio a grandi tratti inadeguato.
Tutto ciò ha ripercussioni sull’ambiente e sulle tasche dei cittadini, costretti a vivere in un paese sporco pur pagando tariffe salatissime.
La relazione sul Piano di Intervento per la Raccolta dei Rifiuti elaborata dalla Esper contiene a nostro avviso tutta una serie di soluzioni che, se correttamente applicate, potranno far fare a Menfi un salto di qualità, non solo sotto il profilo della pulizia e della riduzione di tasse, ma anche a livello economico e culturale.
La relazione prevede infatti una raccolta differenziata porta a porta più spinta e più frequente, anche nelle località suburbane, con un rafforzamento nel periodo estivo. Si parla di utilizzare contenitori e sacchetti idonei, forniti di chip capaci di calcolare e registrare a nome dell’utente il peso esatto dei rifiuti in modo da poter stabilire la quantità puntuale dei rifiuti prodotti, con un sistema a punteggio in grado di premiare i cittadini più “ricicloni” con uno sconto sulla TARI . E poi compostiere domestiche, rafforzamento del CCR, creazione di mercatini di riuso, coinvolgimento delle associazioni.
Ci ha colpito però una frase scritta nella relazione: il primo ostacolo ad un progetto virtuoso come quello previsto dalla società di consulenza è la volontà politica. Saprà l’Amministrazione fare tesoro della consulenza ricevuta applicando alla lettera le sue prescrizioni? Noi saremo lì a verificare che ciò avvenga, con intransigenza.
I 24mila euro spesi per la consulenza possono sembrare tanti soldi, soprattutto in un periodo come questo. Ma se paragonati all’attuale costo del servizio (1.800.000 euro) e se si considerano gli enormi benefici che un corretto Piano dei Rifiuti può portare a tutta la nostra comunità, non solo sull’ambiente e sui risparmi dei cittadini, ma anche per la creazione di nuovi posti di lavoro, sono una cifra più che accettabile secondo il nostro punto di vista. Tutto sta nella capacità dell’Amministrazione Comunale di fare tesoro della consulenza ricevuta, perché se così non sarà a quel punto si potrà parlare dell’ennesimo spreco di denaro pubblico, e soprattutto di un’occasione sprecata per portare Menfi nel futuro.
Nel frattempo potete scaricare da qui la Relazione sul Piano di Intervento dei Rifiuti: se avete un’idea per migliorare il Piano o una proposta da fare, commentate questo articolo o scriveteci a menfi5stelle@gmail.com.
Il nostro portavoce al consiglio comunale farà pervenire le vostre istanze al Sindaco e all’Amministrazione Comunale.

Fonte: menfi5stelle.it

RASSEGNA STAMPA – Vertice sulle strategie per aumentare la raccolta differenziata

Un incontro per definire quali strategie adottare per lo smaltimento dei rifiuti, in modo da potenziare ulteriormente la raccolta differenziata e avvicinarsi sempre più all’obiettivo “rifiuti zero”.

Con questi scopi il 20 novembre 2012 in municipio si è tenuta una riunione, a cui hanno preso parte il sindaco Federico Vantini, Gianni Moratello e Loriano Tomelleri (rispettivamente, amministratore delegato e direttore generale della partecipata Sgl Multiservizi), Ezio Orzes, assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi e due rappresentanti di Esper (Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti), ovvero l’amministratore delegato Attilio Tornavacca e il consulente Sergio Capelli.

L’amministrazione comunale, recentemente, ha preso contatti con Esper, autorevole ente di ricerca nato nel 2005 e specializzato nella programmazione eco-efficiente della gestione delle risorse, in particolare dei rifiuti e dell’energia. I professionisti di Esper lavorano da anni nel campo della progettazione dei servizi della raccolta differenziata integrata e delle iniziative di prevenzione dei rifiuti.

«Come promesso in uno degli ultimi consigli comunali, ci stiamo attivando per iniziare una progettazione concreta, per aumentare il livello di raccolta differenziata sul territorio – riferisce il sindaco Federico Vantini –. In particolare, intendiamo verificare la possibilità di introdurre nel sistema di tassazione dei rifiuti la tariffa puntuale: questa permetterebbe ad ogni singolo utente di pagare per l’effettiva quantità di rifiuti prodotta e non, come ora, in base alla superficie dei locali (una delle voci su cui è calcolata la Tarsu). Nei prossimi giorni incaricheremo ufficialmente Esper perché sia fatto uno studio completo sul potenziamento dello smaltimento dei rifiuti nel nostro Comune: questo ci consentirà di proseguire nella direzione dei “rifiuti zero”, valutando i sistemi più efficaci per raggiungere l’obiettivo – conclude il primo cittadino –. Contiamo di avere i risultati dello studio per la metà del 2013».

Nella foto, da sinistra: Loriano Tomelleri, Gianni Moratello, Federico Vantini, Ezio Orzes, Sergio Capelli e Attilio Tornavacca.

Fonte: 37057

RASSEGNA STAMPA – Raccolta rifiuti a Petrosino: mezzi, modalità e costi del nuovo Piano.

Il sindaco Giacalone: “Entro la prima metà del 2015 l’avvio”

Un servizio più efficiente e la conseguente riduzione dei costi. E’ quanto ambito dall’amministrazione comunale di Petrosino per mezzo del nuovo Piano d’Intervento del Servizio di Igiene Urbana che, già precedentemente approvato dalla Regione Sicilia, lo scorso 16 ottobre ha avuto esito positivo anche dal Consiglio comunale, che ha detto sì allo stanziamento della relativa spesa in bilancio.
“Per noi, si tratta di una rivoluzione straordinaria”- ha dichiarato il Sindaco Gaspare Giacalone. “Il Comune di Petrosino è il primo dei comuni dell’ex Belice Ambiente- aggiunge l’Assessore Luca Badalucco- ad aver approvato un piano d’intervento di gestione raccolta rifiuti. Questo ci pone in una posizione privilegiata rispetto alle scelte che la nuova Srr farà in merito alla gestione delle operazioni di conferimento dei rifiuti raccolti nei comuni dell’ex Ato Tp2”.
Petrosino, effettivamente, è stato il primo tra i comuni del trapanese, a recepire la nuova legge regionale sulla gestione integrata dei rifiuti- la n°3 del 9 gennaio 2013, che modifica la n°9 dell’8 aprile 2010- che, abolendo gli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato) e istituendo gli Ambiti di Raccolta Ottimale (Aro, costituiti dai comuni, in forma singola o associata), abilita i Comuni a gestire la raccolta rifiuti autonomamente. Mentre alle nuove Srr (Società per la regolamentazione del servizio rifiuti) sono affidati il coordinamento dell’azione degli Aro che ne fanno parte e le decisioni riguardanti i centri di conferimento dei rifiuti.
Il piano d’intervento del comune, affidato all’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (ESPER)- con, in prima linea, il famoso esperto Ezio Orzes, assessore del comune di Ponte delle Alpi, riconosciuto più volte il 1° comune d’Italia tra i Ricicloni- prevede, tra le altre cose, nuovi mezzi di raccolta, cassonetti e sacchetti con chip elettronico, per identificare tipologia rifiuto e relativo peso depositato, ed una campagna di comunicazione ad hoc per informare i cittadini sulle nuove modalità di gestione della raccolta rifiuti. “Condividiamo a pieno l’approccio formativo e collaborativo, e non repressivo- spiega il sindaco Giacalone- previsto nel progetto: non andremo a punire chi non fa la raccolta differenziata, ma piuttosto a premiare chi la fa. Ci saranno premi settimanali per chi differenzia di più”.
“L’obiettivo- aggiunge l’assessore Badalucco- è raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il secondo anno dall’avvio del nuovo sistema”. Attualmente, la percentuale di raccolta differenziata a Petrosino si attesta al di sotto del 20%.
Il piano ha una durata di 7 anni. “Si tratta di un investimento- puntualizza il sindaco di Petrosino- che prevediamo di ammortizzare entro questi tempi”.
Ad occuparsi del nuovo servizio di raccolta sarà il soggetto che si aggiudicherà la relativa gara d’appalto, il cui importo a base d’asta sarà di 1.378.267 € oltre Iva al 10%. “Contiamo di inserire il nuovo bando in calendario entro i prossimi dieci giorni- dichiara Giacalone-, e di espletare la gara entro i prossimi quattro mesi. L’obiettivo è che il nuovo servizio venga avviato entro la prima metà del 2015”. Sia il sindaco che Badalucco ci tengono inoltre a precisare che gli attuali 16 operatori ecologici che lavorano nel territorio resteranno in servizio. “Se poi la nuova ditta reputerà di aver bisogno di altro personale- dice l’assessore Badalucco- valuterà l’assunzione di nuovi dipendenti, fermo restando il posto di quelli attuali”.
Nel piano d’intervento redatto da Orzes, è poi previsto un Ecocentro. “Che non è un’isola ecologica- dice il sindaco Giacalone- ma molto di più. In questo spazio ecologico, infatti, ci sarà uno spazio apposito per qualsiasi tipo di materiale e rifiuto, dai vestiti a quelli ingombranti, come mobili e televisori”. Si prospetta dunque un’area abbastanza grande che l’amministrazione comunale di Petrosino ha già individuato nella zona dello Stadio. La spesa per la realizzazione di questa area attrezzata non è però prevista all’interno dell’importo della gara su citata. “L’obiettivo è quello di accedere ai finanziamenti regionali- afferma Giacalone-, se non dovessimo riuscirci, troveremo una soluzione per ammortizzare anche questa spesa”.
Intanto, mentre il comune di Petrosino sembrerebbe già proiettato verso il nuovo sistema regionale di gestione rifiuti, tanti sono i dubbi e le perplessità che ruotano attorno alla costituzione di Srr e Aro al posto degli ex Ato, per molti solo un cambio di denominazioni. Di diverso avviso il sindaco Giacalone: “Sebbene la nuova Srr Tp2 sia costituita da quasi tutte le istituzioni che facevano parte dell’ex Ato Belice Ambiente, tranne la provincia ovviamente, in realtà Ato e Srr sono due soggetti che non hanno nulla a che vedere. Mentre l’Ato Belice Ambiente aveva infatti in suo potere non solo la gestione della raccolta rifiuti e del conferimento in discarica, ma persino quella degli appalti e della bollettazione (che, solo dopo la scoperta della truffa sulla bollettazione falsa, venne affidata ai comuni), la nuova Srr ha il compito esclusivo di coordinamento degli Aro nelle operazioni di conferimento dei rifiuti”.

Fonte: Marsala Oggi

RASSEGNA STAMPA – Presentato il bando Aro per gestire la raccolta rifiuti nei prossimi nove anni

Ieri mattina nel Comune capofila di Modugno. Depalma: «La vera sfida spetta ai cittadini. La tassa si abbatterà facendo bene la differenziata»

Si è svolta ieri mattina la conferenza stampa di presentazione del bando dell’Aro, l’Ambito di raccolta ottimale, ente nato nel 2012 per gestire la questione dei rifiuti nei sette paesi costituenti, ovvero Modugno, Bitetto, Palo, Binetto, Bitritto, Sannicandro e Giovinazzo. Erano presenti all’incontro, nella sala del comando di Polizia Municipale del Comune capofila di Modugno, i commissari prefettizi e i Sindaci coinvolti, oltre ai tecnici dottor Tornavacca e avvocato Ingravalle della ditta Espert e la responsabile del procedimento dottoressa Magrone.

Il bando consentirà di affidare il servizio di raccolta all’azienda vincitrice per i prossimi nove anni. La scadenza per la consegna delle offerte è il 16 dicembre e l’apertura delle buste avverrà immediatamente dopo, il 18. Un bando definito “verde”, perché seguirà strategie e pratiche ecosostenibili: «Si punta al rifiuto zero», ha affermato Tornavacca, dicendo anche che si prevedono «premialità e penalità molto rigide». Le prime «anche nei confronti degli operatori ecologici, che se faranno un ottimo lavoro e quindi aiuteranno l’azienda a raggiungere gli obiettivi, si vedranno accreditati direttamente sul loro stipendio la premialità. L’appalto inoltre segue l’approccio inclusivo, perché permette alle cooperative sociali di far parte del progetto, a supporto quindi delle politiche di inclusione sociale. Per Giovinazzo, ha collaborato al progetto anche l’ingegner Carrieri.

Certo non è tutto rose e fiori. La stima emersa prevede che per il primo anno i costi per i cittadini siano maggiori rispetto ai precedenti, ma si spera in un’offerta al ribasso che possa compensarli; si tratta però di un’ipotesi tutta da verificare al momento dell’apertura delle buste.

Nel suo intervento il sindaco Depalma sprona tutti a fare del proprio meglio: «Giovinazzo è l’unico Comune con la costa e la sfida è stata quella di trovare accordi con paesi aventi peculiarità differenti. Ma la vera sfida spetta ai cittadini, in base a come raccoglieranno: la tassa sui rifiuti non si abbatterà gettando rifiuti altrove, ma facendo bene quello che a loro viene chiesto (la raccolta differenziata, ndr). Ad oggi ci ritroviamo costi esagerati per servizi inefficienti. Con questo bando non solo miglioreremo il servizio, ma ci proietteremo al futuro. Per raggiungere gli obiettivi, però, è necessario fare squadra. Chiediamo quindi collaborazione da parte dei cittadini. Obiettivo, infatti, è quello di avere un servizio migliore ad un costo minore». Il Primo Cittadino si è rivolto anche noi della stampa affinché si attivi una vera e propria campagna mediatica di sensibilizzazione e di informazione sull’importanza della raccolta differenziata, che comunque, nelle nuove modalità, «non partirà prima della metà del prossimo anno.

In merito alla nostra discarica – ha poi aggiunto -, devo dire che è in fase di esaurimento e abbiamo poche volumetrie ancora perché Giovinazzo è l’unica discarica del territorio», mentre riguardo i Centri Comunali di Raccolta, i cosiddetti CCR, ha detto che «per funzionare devono essere collocati all’interno del paese. Noi ci stiamo attrezzando, ma i cittadini non li vogliono». Ma, ha concluso, «meglio avere un CCR sotto casa che rifiuti sparsi ovunque».

Fonte: GiovinazzoLive

RASSEGNA STAMPA – In Puglia sette Comuni puntano a “rifiuti zero”

«È una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre»

Dopo la notizia circa l’Aro Bari 2 che ha pubblicato la gara per il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani e di rifiuti differenziati, nonché dei servizi complementari, stamattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della suddetta gara presso il Comando di Polizia Municipale di Modugno. Sono intervenuti il Commissario Straordinario del Comune di Modugno Mario Ruffo, in qualità di Presidente dell’Aro Bari/2, e i Sindaci dei sette Comuni aderenti. Sindaci delle città di Modugno, Bitetto, Binetto, Palo del Colle, Giovinazzo, Sannicandro e Bitritto. Il Responsabile Unico del Procedimento Maria Magrone ed i tecnici incaricati della progettazione Attilio Tornavacca e Massimo Ingravalle hanno illustrato tecnicamente tutto l’apparato.
Maria Magrone ha presentato tutto l’iter partendo «dal 2012 con l’assessore Di Ciaula (amministrazione Gatti) che fece una lettera d’intenti. Con quell’atto si costituirono i sette comuni. L’atto vero e proprio di costituzione fu fatto, però, l’8 marzo del 2013. Successivamente l’amministrazione Magrone portò avanti il tutto. Ringrazio davvero tutti gli attori protagonisti. Il termine ultimo per l’apertura delle buste è il 18 dicembre prossimo».
Per Conte, sindaco di Palo del colle, «è una svolta epocale. È il secondo bando di gara “verde” in Italia. Spariranno i cassonetti e verranno distribuite pattumelle con codice a barre».
Sulla stesa lunghezza d’onda De Palma, sindaco di Giovinazzo, per il quale «la sfida è ragionare come comunità. Tutti dobbiamo collaborare, specialmente i cittadini».
Per Novielli, sindaco di Sannicandro «non è stato per nulla facile il tutto. Quello che abbiamo iniziato è un percorso importante».
Giulitto, sindaco di Bitritto, pensa che «i veri ringraziamenti vadano fatti al mio predecessore, io sono arrivato solo alla fine. Spero ci sia un miglioramento per tutta la cittadinanza».
Grande attenzione è stata riservata a Tornavacca che ha spiegato più nei dettagli l’intera vicenda. «Esper, la nostra società, è improntata su un grande codice etico. Tutte le gare predisposte da Esper non hanno mai ricevuto contraccolpi. È una gara con principi di premialità e penalità molto severi. Tutte le amministrazioni hanno anche aderito alla strategia “Rifiuti Zero”. A livello nazionale sono 313 le società che potranno partecipare al bando, 30 in Puglia. L’obiettivo sarà quello del 60% di raccolta differenziata il primo anno e del 70% il secondo e così via».
L’avvocato Ingravalle avrà invece un compito «arduo. Lavorerò io, adesso. Ci potrebbero essere molti ricorsi anche se il nostro è un bando “coraggioso”».
Alla fine spazio alle domande dei giornalisti presenti. A cui ha risposto Tornavalle specificando che «sì, ci saranno dei piccoli aumenti per i cittadini ma il primo anno sarà di transizione. Indispensabili saranno i centri di raccolta come quelli di Binetto, Modugno e Bitritto. Gli altri si doteranno di altri bandi messi a disposizione della Regione. I centri di riuso, poi, andranno ad aggiungersi a quelli di raccolta. Entro metà anno 2015 dovrebbe essere avviato il tutto».
A chi gli chiedeva se la discarica di Giovinazzo, ormai stracolma, possa far avviare progetti di inceneritori Tornavacca è stato lapidario: «spero di no. Gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) si occupano dell’impiantistica, non noi. L’Ato è un ente sovra ordinario a noi. Se riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65% di differenziata credo proprio che di inceneritori non si potrà mai parlare. Saranno decisivi i cittadini». E De Palma, ironizzando sulla sindrome Nimbi, ha dichiarato: «se tra un inceneritore sotto casa e una discarica mi dicessero cosa scegliere direi sicuramente il primo. Paradossalmente i fumi posso controllarli. In discarica, nel sottosuolo, non si sa mai cosa ci entra».

Fonte: Villaggio Globale

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2013

Il IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, realizzato dal Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone, con il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, scatta un’istantanea sull’evoluzione normativa, sui mutamenti degli stili di vita e dei consumi legati al riutilizzo che hanno caratterizzato l’anno che si avvia a conclusione. Le oltre 100 pagine di cui si compone il Rapporto prendono in esame le tendenze e le novità che hanno interessato il riutilizzo in Italia, nell’ottica di offrire uno strumento aggiornato di analisi e ragionamento per i decisori e gli addetti chiamati a sviluppare politiche di riutilizzo.

ABSTRACT RAPPORTO NAZIONALE SUL RIUTILIZZO 2013

CONSUMO:

Secondo l’Osservatorio Findomestic negli ultimi 5 anni è cambiato profondamente l’approccio degli italiani verso l’acquisto dell’usato. Il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’usato e il 41% dichiara di voler incrementare i suoi acquisti in questo settore. Sociologi ed esperti di mercato dicono che consuma l’usato: 1) chi cerca il risparmio; 2) chi è più colto; 3) i giovani più che gli anziani. Nell’espansione dell’usato la crisi conta, ma si tratta anche di un’evoluzione degli stili di consumo che è indipendente dalla congiuntura economica caratterizzata da una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. La tendenza al ricorso all’usato è dunque destinata ad affermarsi e crescere anche quando si entrerà in un’eventuale fase di ripresa economica.

ANDAMENTO DEL SETTORE:

I dati della Camera di Commercio di Milano sottolineano che il mercato dell’usato in Italia conta 3.283 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia con 517 imprese attive, una su sei in Italia, davanti al Lazio con 430 e alla Toscana con 386. Tra le province, dopo Roma con più di una impresa nazionale su dieci nel settore, ci sono Milano, Napoli e Torino. Nel computo sono assenti i negozi dell’usato in conto terzi (circa 4000) e gli ambulanti professionisti, ossia i segmenti che hanno maggior tasso di espansione e che spesso vanno sostituendo, territorialmente, le botteghe di rigatteria tradizionali, che invece sono registrate nelle elaborazioni.

Secondo le stime della Rete Nazionale Operatori dell’Usato il comparto dell’usato occuperebbe infatti in Italia oltre 80.000 persone, ma una mappatura puntuale risulta assai problematica a causa dell’informalità nella quale sono costrette circa il 70% delle attività e in attesa di una riforma complessiva del settore che comincia a muovere i primi passi. Va bene l’usato che ha funzione d’uso, va molto male l’usato superfluo (epoca, collezionismo, ecc); soffrono la crisi dunque i rivenditori di usato superfluo, mentre vanno bene quelli di usato generico (o “indifferenziato”). I settori della riparazione di abbigliamento ed elettrodomestici sono in “ricrescita”. Gli operatori informali, specie di etnia rom, sono al centro di iniziative di integrazione a Napoli, Reggio Calabria, Roma e Torino, ma sono anche oggetto, alternativamente, di persecuzione giudiziaria e persecuzione razzista. A Roma la chiusura di esperienze di mercatini autorizzati, sta generando una rinnovata pressione delle comunità straniere sui mercati autorizzati con pesanti ripercussioni per le attività degli stessi operatori dell’usato di Porta Portese che stentano anch’essi a veder formalizzata la loro pluridecennale attività di riutilizzatori. Torino dopo essersi affermata come best practice in questo ambito con l’istituzione delle Aree di Libero Scambio non professionale dell’usato ha davanti la sfida di riconfermarsi come terreno d’avanguardia di sperimentazione di fronte alla crescente richiesta di spazi autorizzati avanzata da ampie fasce della popolazione in stato di bisogno.  A Roma e Milano operai in cassaintegrazione o espulsi dal mercato del lavoro, insieme a precari e studenti hanno messo in moto processi di riconversione partecipata nelle ex-fabbriche fallite che hanno al centro modelli di riutilizzo su scala, riciclo e upcycling.

RIUTILIZZO E GESTIONE RIFIUTI:

A Ottobre, a Vicenza, nel quadro del progetto Life+ PRISCA, è stato autorizzato il primo grande impianto italiano di preparazione al riutilizzo (dove vengono trattati rifiuti riutilizzabili; prima risposta concreta per non destinare più a smaltimento l’irriducibile flusso di beni usati che viene conferito tra i rifiuti).

Nell’ambito dello stesso Progetto sono stati prodotti approfondimenti normativi che hanno evidenziato gli ostacoli e le possibili soluzioni autorizzative per azioni volte al massimo riutilizzo. Nell’Autunno 2013 i progetti europei Lifeplus Ambiente sviluppati in Italia, le Agende 21, la Rete ONU e Occhio del Riciclone hanno prodotto una lettera appello rivolta alle Istituzioni Nazionali per la rimozione degli ostacoli che inibiscono lo sviluppo della filiera del riuso. Progetti Life+ come quello No Waste hanno contribuito ad analizzare il possibile ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella realizzazione di un Centro di riuso e riparazione.

I primi importanti segnali di politiche di riutilizzo integrate con la gestione dei rifiuti sono gli interventi d’indirizzo prodotti da Regioni come la Puglia e la Campania che nei loro regolamenti prevedono il coinvolgimento della filiera economica dell’usato; per la prima volta un atto pubblico nazionale, come il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (Ministero dell’Ambiente), riconosce che “per incrementare i volumi di riutilizzo occorre pianificare azioni che rimuovano o contribuiscano a rimuovere gli ostacoli che inibiscono lo sviluppo del settore dell’usato. Oltre al problema logistico e strutturale rappresentato dall’assenza di flussi certi di approvvigionamento, l’usato soffre di gravi problemi legati a sommersione, fiscalità e concessione di spazio pubblico”. L’avvio della sperimentazione congiunta Rete ONU-Federambiente è un ulteriore segnale che va nella direzione di migliorare l’efficienza del servizio di gestione dei rifiuti (riducendo il volume di rifiuti ancora in buono stato destinati oggi allo smaltimento o recupero energetico) e sostenere un’economia dell’usato che spesso assume anche una connotazione sociale.

ANALISI AMBIENTALE:

Per la prima volta sono stati misurati, con metodo scientifico (da ODR e Mercatino SRL) peso e impatti ambientali del riutilizzo degli operatori dell’usato. Su 210 negozi conto terzi presi a campione, risulta una media di beni avviati a riutilizzo pari a 100 tonnellate all’anno. Ciascuno di essi evita ogni anno l’emissione di 475 tonnellate di CO2 equivalente. La ricerca ha dato la possibilità di confrontare il contributo ambientale offerto da varie iniziative messe in atto da attori pubblici e privati a favore del riutilizzo, fornendo possibili spunti di riflessione anche sulla concessione di adeguati contributi e sgravi annunciati tra gli allegati alla Legge di Stabilità.

Dall’analisi emerge che un negozio conto terzi medio a conduzione familiare riesce a riutilizzare poco meno di quanto sono riusciti a riutilizzare tutti i centri di riuso del Centro Italia, ma a differenza di questi ultimi non ha potuto godere di alcun aiuto pubblico e paga proporzionalmente più tasse e tariffe di chi vende nuovo. Tenendo conto che in Italia i negozi in conto terzi sono circa 4000 è possibile valutare il loro volume complessivo di riutilizzo in centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno.

MODA E RIUTILIZZO:

Negli ultimi anni, le proposte di moda e riutilizzo hanno avuto successo principalmente nei mercati dei Paesi a reddito più basso. In quelli a reddito elevato la proposta si rivolge ad una fascia d’elite per alcuni marchi affermati e proliferano le produzioni amatoriali che a stento riescono a trovare un punto d’equilibrio; produzione su scala e internazionalizzazione del mercato le ricette per far fiorire il settore.

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Fonte: Occhio del Riciclone