Cresce la RD in Emilia Romagna. Parma è la provincia Regina

Sempre più raccolta differenziata in Emilia-Romagna, con dati che la collocano ai primi posti in Italia. Nel 2017 ha toccato quota 64,3%, facendo registrare un ulteriore incremento rispetto al 61,8% dell’anno precedente: +2,5%. Si tratta di 1 milione e 861 mila tonnellate, pari a 417 chilogrammi per abitante, avviate al recupero, cinque in più a testa rispetto al 2016. Si conferma quindi il trend in continua crescita degli ultimi quindici anni, in cui la raccolta separata di carta, vetro, alluminio, umido è più che raddoppiata a partire dal 28% del 2002. Un andamento che rende concreto l’obiettivo del 73% di raccolta differenziata fissato dal Piano regionale dei rifiuti al 2020 e traguardo già tagliato da 107 Comuni: uno su tre (il 32,3%) dei 331 dell’Emilia-Romagna. E la raccolta differenziata si attesta all’80% nei Comuni dove è già applicata la tariffazione puntuale, dove cioè si paga per quanto si butta.

Attivi tutti i territori, nei quali non si scende mai al di sotto di una soglia di poco inferiore al 55%. Per fare alcuni esempi, fra le province Parma (con la consulenza di ESPER ndr.) tocca il 77,6%, Reggio Emilia il 71,3%, Ferrara il 68% e Modena il 67,8%. Rispetto al 2016, il balzo in avanti più rilevante è quello segnato dal territorio ferrarese: +7,2% (sul 60,8% dello scorso anno). Bene il parmense con +3,7% (sul 73,9%) e il riminese in crescita del 3,3% (sul 60,2%).

L’aumento della differenziata corrisponde a un calo della produzione di rifiuti urbani indifferenziati, che l’anno scorso si è fermata a 1 milione e 35 mila tonnellate: -8,65% rispetto al 2016. Una tendenza in linea con il continuo decremento registrato dal 2002: da allora – quando si attestava su un milione e 901 mila tonnellate – la produzione di indifferenziato è crollata del 45,56%.
Per quanto riguarda la composizione merceologica, la percentuale maggiore (22%) è relativa al verde (scarti di giardino e grosse potature); seguono carta e cartone (21%), umido (15%), vetro (8%), legno (8%), plastica (7%), ingombranti (letti, materassi 4%) e inerti domestici (oggetti di scarto di lavori edili domestici 5%), metalli ferrosi e non (2%), altre raccolte differenziate (3%), i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee (1%).

Rifiuti raccolta differenziata cassonetti

Tariffazione puntuale: 48 Comuni ad alto tasso di differenziata 

Vola, in particolare, la separazione dei rifiuti nei 48 Comuni dove nel 2017 si è applicata la “tariffa puntuale” (a luglio 2018 sono passati a 60). In media si colloca all’80% con picchi che raggiungono il massimo nel modenese, dove si trovano i sette centri della regione in cui si è già oltrepassato il 90%: Camposanto (93,3%), San Possidonio (93,1%) e San Felice sul Panaro (93%) Cavezzo (91,8%), Novi di Modena (90,9) e Concordia sulla Secchia (90,2), oltre a Medolla che – passato a tariffa puntuale nel 2018 – già lo scorso anno era al 91,3% di differenziata. Sopra al 90% – e a tariffa puntuale – si trovano, nel parmense, Montechiarugolo (89,6%), Mezzani (89,2) e San Secondo Parmense (89). Introdotta dalla legge regionale sull’economia circolare (la numero16 del 2015), la tariffa puntuale è un sistema per la gestione dei rifiuti che consente di calcolare la tariffa, nella parte variabile, in base alla reale produzione dei rifiuti. Entro il 2020 questo criterio sarà attuato in tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. Il principio è semplice: meno rifiuto indifferenziato verrà consegnato al servizio di raccolta, più bassa sarà la tariffa e ognuno pagherà in base a quanto rifiuto butterà.

Operatore ecologico raccolta differenziata rifiuti

Le province
La raccolta differenziata oltrepassa abbondantemente il 50% in tutte le province (si va dal 54,8% al 77,6%). Parma tocca il 77,6%, facendo registrare un incremento pari al 3,7% rispetto al 73,9% del 2016. Reggio Emilia segna il 71,3% (+2,9% rispetto al 2016), poi Ferrara che raggiunge il 68% e mette a segno l’aumento più rilevante sull’anno precedente: +7,2%. Modena con il 67,8% (+3% in più), quindi Rimini al 63,5% (+3,3%) e sale anche Bologna con un +2,8%, centrando il 59,5% di differenziata. Forlì-Cesena si attesta al 56,4% (+0,8) mentre Ravenna è sostanzialmente stabile col 54,8% (-0,4%). Calo per Piacenza, al 61,1% rispetto al 63,4% dell’anno precedente. Il passaggio alla tariffa puntuale, indispensabile per accrescere le percentuali di raccolta differenziata, avverrà in modo completo in tutti i territori quando saranno aggiudicate le nuove gare per il servizio di gestione rifiuti. Entro l’autunno prenderanno il via a Bologna, Modena e Reggio Emilia, mentre sono in  corso le procedure di aggiudicazione  per Piacenza, Parma , Ravenna e Cesena.

Fonte: Eco dalle Città

Petrosino. Droni, transponder, spot e una RD da primato

Petrosino. Un piccolo Comune costiero della provincia di Trapani di poco più di 8000 abitanti. Da poco ha implementato, con l’assistenza tecnica di ESPER,  un nuovo servizio di raccolta che ha portato il Comune da un sostanziale 0% di raccolta differenziata ad un 80% con una crescita costante.
Ne parliamo con il Sindaco Gaspare Giacalone

Sindaco, come sta andando il nuovo servizio di raccolta rifiuti a Petrosino?

Gradualmente negli ultimi mesi abbiamo iniziato questa nostra rivoluzione implementando quello che è un servizio fortemente innovativo. Per la nostra comunità, nel profondo Sud, rappresenta un cambiamento molto forte. Ricordo che la nostra esperienza va inquadrata nella realtà siciliana che vive costantemente in emergenza. Le cose che in altre parti del mondo appaiono normali, da noi diventano un po’ più che straordinarie. Fatta questa premessa, seguendo il progetto redatto da ESPER, abbiamo esteso il porta a porta a tutto il territorio comunale ed è iniziata una raccolta differenziata spinta. Ho preso un Comune che aveva completamente abbandonato la raccolta differenziata registrando un non proprio virtuoso 0%, oggi abbiamo raggiunto quota 80%, in pochissimo tempo. Quindi abbiamo raggiunto risultati straordinari con una crescita costante, grazie anche ad un’azione di comunicazione continua e, aggiungo, ad un’azione di repressione piuttosto forte.

Quando parla di repressione immagino si riferisca all’azione forte che la sua amministrazione sta portando avanti contro gli abbandoni.

Sì. da quando sono sindaco abbiamo sempre cercato di intervenire su questo problema. In Sicilia, e in buona parte del meridione, c’è la cattiva abitudine di abbandonare i rifiuti un po’ ovunque. E su questo noi abbiamo deciso di intervenire con risolutezza in maniera quotidiana. In particolare, oltre all’uso già sperimentato in passato delle telecamere e all’azione di squadre di vigili urbani che, accompagnati dagli operatori, vanno ad aprire i sacchetti abbandonati individuandone la provenienza ed andando a sanzionare i responsabili, secondo legge, quest’ anno abbiamo modificato il regolamento della videosorveglianza ed abbiamo dato il via ad un nuovo progetto sperimentale con l’utilizzo di un drone. Con scrupolo e nel rispetto totale della normativa, andremo davvero a dare battaglia a chi abbandona i rifiuti.
Io sono comunque soddisfatto: il mio Comune è pulito. Ma è una di quelle conquiste che vanno difese. Non abbassiamo la guardia e continuiamo quotidianamente a lavorare su questo fronte. Proprio in questi giorni abbiamo diffuso un video  che nel giro di 24 ore ha ricevuto migliaia di visualizzazioni. È uno spot contro gli abbandoni. Forte, provocatorio, ma anche ironico e divertente. Abbiamo scelto di dedicare una parte della nostra comunicazione istituzionale alla lotta contro gli abbandoni, cercando per una volta di far apparire chi ha questi comportamenti incivili non come il furbetto di turno, magari da guardare con un sorriso di comprensione, ma come un idiota da mettere in ridicolo.

Ci parlava di droni. Che ruolo riveste la tecnologia nel nuovo servizio?

Abbiamo dotato tutti i contenitori distribuiti alle utenze domestiche e commerciali di trasponder che ne permettono l’identificazione nel momento della raccolta, per monitorare il numero di svuotamenti relativo ad ogni contenitore.
Ma voglio essere chiaro: la filosofia non è quella del controllo da parte della Amministrazione.
Fino ad ora ho parlato delle politiche repressive e degli strumenti che abbiamo implementato per perseguire chi trasgredisce le norme. Ma quello che ci interessa è un meccanismo premiale, perché vogliamo che quei cittadini che gestiscono al meglio i propri rifiuti, siano premiati. Non solo, ma il piano redatto con la collaborazione di ESPER, prevede premialità non solo per i cittadini, ma anche per gli operatori e perfino per l’impresa che con noi collabora sul rinnovato servizio di raccolta rifiuti. L’obiettivo finale è quello di attivare ad una tassazione puntuale, parametrando la bolletta TARI sulla reale produzione di rifiuti di ogni utenza.

La raccolta a Petrosino però non è solo porta a porta: ci sono forme di flessibilità come le Isole Ecologiche. Come vengono utilizzate?

Abbiamo già un’isola ecologica che è abbastanza attrezzata e devo dire piuttosto moderna nel concetto e nelle forme di recepimento dei rifiuti. Tuttavia questo non è il nostro punto di arrivo: il punto d’arrivo è un ecocentro. Anche in questo caso stiamo parlando di un concetto comune in altre parti d’Italia, mentre in Sicilia il nostro sarà probabilmente il primo o quantomeno tra i primi ad essere costruito. Abbiamo presentato un progetto bellissimo che è stato già non solo approvato dalla Regione Sicilia, ma già finanziato. Sarà un posto accogliente per i cittadini e per i loro rifiuti.
“Un posto per ogni cosa” questo è il nostro motto

Un motto ed un’azione che hanno portato a risultati di eccellenza assoluta!

La bellissima notizia di oggi è che il Comune di Petrosino ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata! Lo abbiamo fatto in piena estate quando la popolazione presente sul territorio comunale aumenta di altre 3 mila unità e quando nel resto della Sicilia si parla di emergenza rifiuti. È questo il risultato di un grande lavoro di prevenzione, informazione e repressione che ha portato velocemente a raggiungere risultati straordinari. Campagna di sensibilizzazione, distribuzione di nuovi contenitori, nuovo calendario per la raccolta, sistema di video sorveglianza, uso del drone con perlustrazione aerea, appostamenti dei vigili urbani. E poi, parafrasando il nostro video spot, abbiamo fatto la festa ad oltre 100 simpaticoni con multe salatissime per chi butta rifiuti fuori dai luoghi, dagli orari e dagli appositi contenitori. Petrosino: buone pratiche e risultati eccellenti!

RASSEGNA STAMPA – Chiaramonte Gulfi “re” della differenziata: in un mese il 75,77%

Un risultato che ha sorpreso tutto. In appena un mese dall’avvio della raccolta differenziata, iniziata lo scorso 19 giugno, a Chiaramonte Gulfi si è già raggiunta la percentuale del 75,77%. Un assoluto primato regionale conquistato dal Comune montano della provincia di Ragusa dove l’azienda Mecogest ha avviato il servizio di differenziata spinta porta a porta.

E’ stato l’ingegnere Salvatore Samà, direttore tecnico di Mecogest, a fornire lo straordinario risultato raggiunto in appena 30 giorni, e a illustrare i vari passaggi attivati all’interno dell’appalto e in conformità del capitolato di gara. Il dato è stato comunicato ieri sera nel corso di un affollato incontro con la cittadinanza alla sala Sciascia. Si è iniziati a febbraio scorso con la fase di start up e successivamente la fornitura di tutti i contenitori e dei mezzi di lavoro oltre alla realizzazione del materiale informativo e del sito internet dedicato. Infine il ritiro di tutti i cassonetti tradizionali e la distribuzione dei piccoli secchielli tra le famiglie per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta iniziata il 19 giugno.

In un solo mese si è provveduto alla raccolta di 102720 kg di rifiuti differenziati mentre sono scesi a 32840 kg i rifiuti non differenziati.

“Ogni anno oltre 4300 tonnellate di rifiuti urbani prodotti dal Comune di Chiaramonte Gulfi, andavano smaltiti in discarica – spiega Samà – Con il sistema di raccolta a cassonetti stradali, solo una percentuale 5% dei rifiuti prodotti veniva differenziato per essere poi recuperato. Insieme abbiamo cambiato rotta, abbiamo ridotto i rifiuti, risparmiando sia economicamente che a livello ambientale”.

Ieri sera molti cittadini si sono complimentati con il team degli operatori ecologici della ditta Mecogest che lavorano a Chiaramonte Gulfi divenuti “amici” pronti a spiegar meglio come differenziare e a fornire tutte le indicazioni del caso. Plauso è arrivato anche per l’Amministrazione e per il Consiglio comunale considerato che sia gli assessori che molti consiglieri hanno favorito la diffusione delle modalità di raccolta differenziata attraverso l’organizzazione di vari incontri, contribuendo così alla realizzazione del 13esimo punto del programma elettorale.

“Un dato straordinariamente entusiasmante – commenta il sindaco Sebastiano Gurrieri – soprattutto se si considera che è stato raggiunto in appena 30 giorni dall’avvio della raccolta differenziata porta a porta. Un traguardo regionale per Chiaramonte Gulfi che evidenza il grado di civiltà dei chiaramontani e l’aver compreso questa importante rivoluzione che serve a migliorare l’ambiente, grazie al riciclo, e contemporaneamente a trasformare il rifiuto in risorsa. Un dato dunque che permette, avendo superato la percentuale di legge del 65%, di far scattare la premialità regionale e che ci porterà all’inizio del nuovo anno scolastico, ad avviare ulteriori azioni di educazione ambientale tra le scuole, tra i nostri giovani, molti dei quali li abbiamo già incontrati e proprio da loro è arrivata la risposta più entusiasmante considerato che hanno voluto materiale informativo da portare in famiglia, dichiarandosi pronti a collaborare attivamente per la raccolta differenziata”.

 

Fonte: NuovoSud.it

‘Una nuova vita per le plastiche dure’

Sul numero di luglio di ‘Formiche’ un contributo del presidente del Cnr Massimo Inguscio sul progetto ‘Plasmare’, condotto dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con Esper, che ha l’obiettivo di individuare un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure.

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Il progetto ‘Plasmare’ (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn è finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi prodotti: “Bisogna lavorare per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato (plastiche dure) che grava sulle discariche, permettendo di recuperare preziose risorse che possono essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi”.

Articolo del Presidente Cnr Massimo Inguscio tratto dal periodico Formiche.net, numero di Luglio 2018

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Con il progetto Plasmare si sta individuando un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Il crescente consumo di materiali plastici sta avendo negli ultimi anni un impatto sempre più devastante sull’ambiente. Per contrastare tale fenomeno, è necessaria la pianificazione di azioni di intervento che agiscano a diversi livelli: dalla sensibilizzazione dei cittadini, allo scopo di limitare la dispersione incontrollata di rifiuti plastici nell’ambiente, all’ottimizzazione dei pro- cessi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti plastici. Una particolare attenzione deve essere rivolta alle plastiche dure che ad oggi non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati.

Sulla base di tali considerazioni, l’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio nazionale delle ricerche in coordinazione con l’Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti (Esper), hanno collaborato all’ideazione e presentazione del progetto Plasmare (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn. Si tratta di un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi pro- dotti. L’obiettivo è l’individuazione di un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Affinché ciò avvenga, è necessario sviluppare e potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post-consumo in nuovi cicli produttivi – a integrazione delle materie prime vergini – promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione, sostenibile anche dal punto di vista economico. Ad oggi, uno dei principali limiti al riciclo delle plastiche dure, oltre all’eterogeneità dei materiali presenti, e all’elevato costo dei processi di trattamento, è che esse non rientrano tra gli imballaggi. Per fare fronte a tali esigenze, Plasmare si propone in una prima fase di individuare le tecnologie più efficaci per il riciclo delle plastiche dure post-consumo, attraverso contatti e sopralluoghi presso i diversi impianti che già si occupano del trattamento dei rifiuti plastici (mediante meccanismi di selezione, lavaggio, stampaggio, ecc.) al fine di conoscere da vicino le metodologie ad oggi disponibili e le potenzialità future.

Nelle fasi successive, saranno svolte attività di sviluppo sperimentale che permette- ranno di ottimizzare le metodologie selezionate per il trattamento dei rifiuti; verrà esaminata la possibilità di migliorare il processo di riciclo intervenendo nella fase di separazione con la messa a punto di un sistema su scala di laboratorio; verrà valutato il ciclo di vita mediante metodo Life cycle assessment (Lca) e l’efficienza dell’intero processo di trasformazione, nonché la potenzialità di mercato del prodotto.

Il progetto prevede, inoltre, una serie di iniziative finalizzate alla diffusione dei risultati ottenuti e delle tecnologie sviluppate tramite il coinvolgimento di Comuni, come ad esempio l’Associazione comuni virtuosi, aziende e associazioni di categoria interessa- te. Plasmare costituisce una valida opportunità per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato che grava sulle discariche, permettendo, inoltre, di recuperare preziose risorse che possano essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi.

Criteri ambientali minimi: il 30% dei Comuni non li applica

Ad Ecoforum, il Convegno per promuovere le migliori esperienze e lo sviluppo pieno dell’economia circolare made in Italy, Legambiente ha presentato in anteprima i risultati di un’indagine di monitoraggio sull’attuazione del GPP, da cui emerge che: una consistente fetta dei Comuni italiani non li applica tuttora; a livello di Regioni sono quelli di Sardegna e Trentino-Alto Adige i più virtuosi; tra i Criteri Ambientali Minimi più adottati risultano quelli per le categorie di rifiuti, carta e riscaldamento, male invece gli appalti per opere edili, acquisto di arredi, apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Durante la seconda giornata di Ecoforum. L’economia circolare dei rifiuti (Roma, 26-27 giugno 2018) è stata presentata una anteprima del monitoraggio sul comportamento dei comuni italiani nell’attuazione concreta delle norme relative al Green Public Procurement (GPP), che verrà lanciato nel prossimo autunno dall’ Osservatorio “Appalti Verdi”, costituito da Legambiente in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi. 

L’Italia con l’approvazione della Legge n. 221/2015 recante “disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (il cosiddetto “Collegato ambientale”) è stato il primo Paese membro dell’UE ad introdurre l’obbligo del ricorso agli appalti pubblici verdi.

Tale obbligo è stato poi confermato dal D.lgs. 18 aprile 2016 recante: “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture” (il cosiddetto “Codice degli Appalti”).

In particolare l’art. 34 (comma 1, comma 2 e comma 3) stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di inserire, per affidamenti di qualunque importo, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) nelle categorie di forniture, di affidamenti di servizi e lavori in cui i CAM sono stati approvati. Inoltre, all’art. 213 si stabilisce che Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), avvalendosi dell’Osservatorio dei contratti pubblici, deve occuparsi del monitoraggio del grado di applicazione dei Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici. 

Con il Protocollo di Intesa per gli appalti verdi della PA sottoscritto dall’ex Ministro dell’Ambiente Galletti e dal Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Cantone, oltre a rafforzare il ruolo quale Authority di regolazione del settore, l’ANAC fornirà supporto alle Stazioni appaltanti per migliorare le competenze sull’applicazione del nuovo Codice appalti per quanto attiene ai Criteri Ambientali Minimi.

Il monitoraggio degli acquisti è necessario per quantificare i risultati ottenuti sia in termini ambientali sia in termini economici, poiché una politica di GPP concreta mira sia alla riduzione degli impatti ambientali che alla razionalizzazione della spesa e dei consumi della Pubblica Amministrazione.

Al questionario, distribuito da Legambiente, hanno risposto 1.048 amministrazioni comunali: circa il 30% non applica ancora i Criteri ambientali minimi. Se a livello nazionale l’applicazione della normativa stenta a decollare, il panorama regionale appare diversificato e con esempi virtuosi.

Tra le Regioni del Sud, ad esempio, alcune (in particolare la Regione Sardegna, leader nazionale nelle politiche per il GPP, la Regione Basilicata, capofila del progetto europeo GPP Best; la Regione Puglia) hanno utilizzato le risorse comunitarie per approvare dei Piani d’Azione per il GPP, che ne hanno previsto la promozione e la diffusione presso le amministrazioni comunali.

fonte: slide di presentazione di Dana Vicino (Fondazione Ecosistemi)

I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti (27,48%), carta(24,42%), riscaldamento e illuminazione (18,51%), seguiti da gestione delle pulizie (18,41%) eristorazione collettiva (15,93%).
Insufficienti
, invece, le applicazioni nel settore edile, con solo il 5,82% dei casi di applicazione, per gli arredi interni (6,10%), apparecchiature elettriche e elettroniche (9,54%) e arredo urbano (9,92).

Nel complesso, le Regioni in cui i comuni risultano essere particolarmente attivi nell’attuazione del GPP, sono la Sardegna e il Trentino – Alto Adige.

La Regione Sardegna non presenta amministrazioni comunali che non adottano il GPP. Le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono 8, tra cui la gestione dei rifiuti e la ristorazione collettiva (entrambe 62,5%), la carta e la gestione delle pulizie (entrambi al 56,25%), la gestione del verde pubblico (al 50%), il riscaldamento e l’illuminazione, gli arredi per interni e l’acquisto di apparecchiature elettriche ed elettroniche (tutti e tre al 43,75).

Anche il Trentino – Alto Adige non presenta amministrazioni comunali che non adottano mai il GPP, e le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono pure 8: la carta (70,23%), la gestione delle pulizie e il riscaldamento e l’illuminazione (entrambi al 67,85%), la gestione dei rifiuti (55,95%), la gestione del verde pubblico (addirittura al 48,80%), all’arredo urbano (47,61%), i materiali edili (41,66%) e la ristorazione collettiva (40,47%).

La spesa della Pubblica Amministrazione per acquisto di beni e servizi (pari ad oltre 170 miliardi di euro) è una leva importante per orientare verso la sostenibilità ambientale il mercato – ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell’Ufficio Economia civile di Legambiente, che coordinerà le attività dell’Osservatorio – Attraverso una corretta e diffusa applicazione del GPP è possibile raggiungere l’obiettivo di ‘riconvertire’ verso gli acquisti verdi una quota del 30% di questa spesa pubblica: oltre 50 miliardi di euro che potrebbero far crescere un tessuto, già esistente, di imprese che competono puntando sulla qualità ambientale

Fonte: Regioni&Ambiente

SAVE THE DATE – 23/06/18: Santeramo verso Rifiuti Zero e progetto “Vuoto a Rendere”

Sabato 23 giugno a Santeramo in Colle si terrà il convegno “Santeramo verso la strategia Rifiuti Zero e progetto ‘Vuoto a Rendere'”.
Parteciperanno Rossano Ercolini, presidente Zero Waste Italy, Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER, Fabrizio Baldassarre, Sindaco di Santeramo in Colle e Maria Anna Labarile, Assessore all’Ambiente.

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GDPR, aggiornamento informativa privacy

Buongiorno!
ESPER  è pronta per l’entrata in vigore del GDPR, il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, che dal 25 maggio 2018 diventa esecutivo.

Ciò richiede una maggiore trasparenza nella gestione dei dati personali, principio per noi fondamentale. Ci siamo quindi adeguati, aggiornando la nostra politica sulla privacy nel rispetto di questa normativa e fornendoti maggiori informazioni su come utilizziamo e tuteliamo i tuoi dati personali.

Potrai leggerla qui : http://esper.it/disclaimer/

Calcolo dei “Fabbisogni standard”: a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito

La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l’avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell’Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.

Vai allo strumento di calcolo

PLASMARE: CNR ed ESPER per il riciclo delle plastiche dure

Nell’ambito della gestione dei rifiuti, quella della frazione plastica è universamente riconosciuta come la più ricca di insidie tecniche e tecnologiche e quella che maggiormente crea problemi. Ormai da tempo le conseguenze direttamente derivanti da questa sono sulle prime pagine di tutti i giornali.

Partendo anche da queste considerazioni, CNR ed ESPER hanno presentato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare PLASMARE, un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di un processo ecosostenibile per la gestione ed il trattamento dei rifiuti domestici costituiti da plastiche dure non da imballaggio, attualmente smaltiti in discarica, riducendo l’impatto sull’ambiente e promuovendo l’ecodesign di nuovi prodotti.

Le cosiddette “plastiche dure”, che costituiscono larga parte degli oggetti di uso quotidiano, comprendono:

  • PET (polietilenetereftalato) con cui si producono (oltre alle bottiglie di palstica che rientrano tra gli imballaggi e non sono oggetto del presente progetto): tubi in plastica, contenitori di diverso tipo, pellicole sleevs, corde, tessuti impermeabili ecc
  • PP (polipropilene)con cui si producono molti oggetti di uso comune: dagli zerbini agli scolapasta, i cruscotti degli autoveicoli ed i paraurti, i tappi e le etichette delle bottiglie di plastica, le reti antigrandine, le custodie dei CD, le capsule del caffè, i bicchierini bianchi di plastica per il caffè, tappeti, moquette, giocattoli di plastica  ecc
  • PS (Polistirene) con cui si producono: giocattoli, oggetti d’arredamento, stoviglie in plastica, gusci di elettrodomestici. pannelli di isolanti termici per l’edilizia ecc
  • PE (Polietilene) con cui si producono: tubi per il trasporto di acqua e gas naturale, mobili per il giardino, geomembrane, barriere stradali ecc
  • PMMA (polimetilmetacrilato o Plexiglass) con cui si producono: piatti doccia, barriere di protezione, tavoli e sedie, oggettistica d’arredamento ecc

PLASMARE è stato dunque finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (RINDEC 2017/00132) nell’ambito del bando per il cofinanziamento di progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento di rifiuti non  rientranti nelle categorie già servite dai consorzi di filiera, all’ecodesign dei prodotti ed alla corretta gestione dei relativi rifiuti”.

Il progetto prevede la collaborazione di ESPER e due istituti del CNR: l’Istituto ISMN (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e l’Istituto IIA (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico). Il progetto PLASMARE mira in sintesi a sviluppare e potenziare il riciclo e la gestione di rifiuti domestici in plastica dura ad oggi indifferenziati per ridurre al minimo i quantitativi smaltiti in discarica o negli impianti di incenerimento; ad incentivare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post consumo in nuovi cicli produttivi in sostituzione delle materie prime vergini, promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione; a studiare e sviluppare tecnologie innovative ecosostenibili e applicabili su scala industriale per un corretto riciclo del rifiuto considerato e ad incentivare l’ecodesign di prodotti in modo da allungare il ciclo di vita delle plastiche dure e promuovere un uso ecosostenibile delle risorse.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario comprendere appieno l’articolazione dell’attuale filiera di questi materiali e costruire scenari di ottimizzazione del recupero della materia. Per farlo è importante tessere innanzitutto una rete di collaborazione attiva e propositiva che coinvolga Comuni ed imprese del settore; una rete capace di muovere competenze, generare partecipazione ed animare economia responsabile nei territori.

Se il tuo Comune  o la tua azienda vuole far parte di questa rete, puoi lasciare l’adesione all’indirizzo info@esper.it 

20 anni di gestione imballaggi: presentato il libro di ACV e ESPER

20 anni di gestione imballaggi: presentato il libro di ACV e ESPER

Giovedì 11 gennaio è stato presentato presso la sede romana di ANCI il volume “20 anni di gestione degli imballaggi – Cosa è stato fatto, cosa resta da fare”, un volume a cura dell’Associazione Comuni Virtuosi con la collaborazione di ESPER realizzato in occasione del ventennale del recepimento in Italia della Direttiva Europea sugli imballaggi e in vista del prossimo accordo quadro ANCI – CONAI.

A presentare il volume alla stampa, di fronte ad una platea qualificata di addetti ai lavori il delegato Ambiente di ANCI, sindaco di Melpignano, Ivan Stomeo, il presidente dell’Associazione Comuni Virtuosi Bengasi Battisti e il responsabile della Comunicazione ESPER Sergio Capelli.

Ha aperto i lavori Stomeo, guardando al futuro: “L’impegno di Anci è coinvolgere i Comuni nel nuovo accordo con Conai perché siano protagonisti nella tutela del territorio e dell’ambiente”. Trasparenza e condivisione sono le parole chiave attorno alle quali ruota la mission dell’Anci secondo Stomeo che ha annunciato “una serie di incontri sul territorio e una piattaforma per condividere proprio con i sindaci idee per migliorare la gestione dei rifiuti. In questi anni – ha aggiunto – l’Anci ha fatto grandi passi in avanti sul tema e l’incontro di oggi è solo un esempio dell’impegno quotidiano dell’Associazione”.

“Bisogna rendere protagonisti gli attori locali nella tutela dei beni comuni per non disperdere le risorse – ha ribadito il presidente dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, Bengasi Battisti – e per prendere decisioni importanti dal punto di vista strategico. Gli obiettivi sono ridurre il consumo di risorse prime, ridurre i rifiuti e differenziare il contributo ambientale. Le comunità sono le vere protagoniste nella tutela dei beni comuni e questo libro mira ad agevolare lavoro di chi deve assumere decisioni in futuro anche a fronte delle poche risorse a disposizione dei Comuni stessi”

Il 2017 è stato l’anno che ha segnato il ventennale del recepimento da parte dell’Italia della Direttiva Europea sugli imballaggi. Con il decreto Ronchi del 1997 si è dato il via ad un percorso che ha portato l’Italia a superare quota 50% di raccolta differenziata. “L’Associazione Comuni Virtuosi con la collaborazione ed il supporto tecnico di Esper, ha voluto celebrare e ricostruire questo ventennio – ha affermato Sergio Capelli,  responsabile della comunicazione di ESPER – mantenendo un occhio fisso sul futuro e coinvolgendo i rappresentanti di ogni comparto del settore rifiuti per dare una valutazione di quanto fatto, individuare alcune criticità del sistema attuale e fornire spunti su quanto ancora resta da fare, anche in previsione del nuovo Accordo Quadro Anci-Conai che sarà essere siglato nei prossimi mesi”.

Al termine della presentazione sono stati invitati a prendere la parola due dei contributori del volume: Walter Regis, Presidente di Assorimap, e Attilio Tornavacca, Direttore Generale di ESPER. Regis ha sottolineato come il comparto del riciclo sia in sofferenza e debba essere coinvolto nel meccanismo decisionale e di pianificazione. “È giunto il momento di superare le posizioni di resa e gli interessi di parte, lavorando tutti insieme per migliorare una situazione caratterizzata da molte, troppe difficoltà”. Tornavacca ha evidenziato come la trasparenza e l’eliminazione dei conflitti di interesse siano un tassello fondamentale per un miglioramento. “Nel 2013 un dossier di ACV con il nostro supporto tecnico aveva evidenziato conflitti di interesse e numeri non in sintonia con quanto dichiarato da Conai. L’Antitrust con l’IC49 li ha pienamente confermati. Ora è giunto il tempo per migliorare i numeri in questione”.  Si è associato alle parole di Tornavacca anche l’On. Stefano Vignaroli che ha inoltre sottolineato come sia necessaria un’azione decisamente più incisiva sulla prevenzione: “Il ritorno al vuoto a rendere è una strada che dobbiamo percorrere. Il Governo ha attivato un progetto senza nessuna copertura economica, che non può essere sufficiente. Bisogna fare di più”.

Il volume è scaricabile gratuitamente seguendo questo link