Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro

E’ il beneficio ottenuto in termini di minor import di materia prima grazie al recupero degli scarti. Secondo i dati del Was, il Waste Strategy Report 2016, i 75 top player dei rifiuti urbani hanno un fatturato quasi tre volte maggiore di quello del calcio italiano

Economia circolare: prove di crescita. I primi frutti dell’aumento della raccolta differenziata cominciano a vedersi. Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel Was, il Waste Strategy Report 2016 presentato da Althesys, società di ricerca in campo ambientale ed energetico. Il settore cresce e c’è un notevole potenziale di occupazione perché ad esempio nel Meridione 2,3 milioni di tonnellate di scarti organici non vengono raccolti in maniera differenziata e quindi non sono trasformati in compost o energia.

“L’evoluzione delle politiche dei rifiuti in direzione dell’economia circolare stanno trasformando profondamente il settore del waste management: le dimensioni del business aumentano e il perimetro delle varie filiere si allarga”, si legge nel rapporto. “E’ un processo che stimola l’innovazione e crea nuovi mercati”.

Per l’Italia, un paese in cui le materie prime non abbondano, lo sviluppo del settore industriale basato sul recupero dei materiali può rappresentare una spinta importante anche in termini occupazionali. Secondo i calcoli della Ue spingendo sull’economia circolare l’Italia entro il 2025 potrebbe portare il beneficio economico a 12 miliardi di euro l’anno grazie al risparmio di materie prime. E, a livello continentale, la posta in gioco – secondo le stime della Commissione europea – è costituita da 580 mila posti di lavoro e da un taglio di circa il 3% delle emissioni serra.

“Finora la carenza di aziende con strutture adeguate ha frenato, soprattutto al Sud, lo sviluppo dell’industria del riciclo”, spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. “Inoltre ci sono anche ostacoli normativi che hanno rallentato il pieno utilizzo delle materie prime seconde, cioè dei rifiuti trattati in sicurezza e trasformati. Ma cominciano a moltiplicarsi segnali incoraggianti”.

Ad esempio nel settore cartario la produzione di materie prime seconde da raccolta differenziata è quasi raddoppiata passando dal 26% del 2000 al 47,7% del 2015. Per lo sviluppo futuro molto dipenderà da alcuni decreti in ballo. Ad esempio quello sulla tariffa puntuale (in modo da far pagare meno ai cittadini virtuosi e di più a chi butta tutto nell’indifferenziata). E quelli sull’end of waste, che facilitano il processo di recupero stabilendo con chiarezza quando un rifiuto cessa di essere tale e si trasforma in materia prima seconda.

Fonte: Antonio Cianciullo per Repubblica.it

Istat, qualità dell’ambiente urbano: che fine ha fatto il GPP?

Solo 26 capoluoghi su 116 adottano tutti i Criteri ambientali minimi previsti dalla legge per i propri beni e servizi

L’economia circolare in Italia si predica molto ma si pratica poco, come conferma anche l’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano – diffuso oggi da Istat. Nel dossier, che prende in esame i 116 capoluoghi di provincia (o città metropolitane) italiani, l’Istituto nazionale di statistica affronta sia il tema della gestione dei rifiuti urbani – che, ricordiamo, sono appena un quarto del totale – sul territorio, sia la performance dei municipi in fatto di acquisti verdi (o Gpp): un fattore chiave che ricomprende anche l’acquisto di prodotti in materiali riciclati.

«Sul fronte della gestione dei rifiuti urbani – osserva l’Istat –, nonostante la generalità delle amministrazioni abbia investito nell’incremento della raccolta differenziata, si è ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 65% (la media dei capoluoghi, nel 2014, superava di poco il 38%)». A crescere è anche la modalità di raccolta differenziata porta a porta, ormai presente – in varie modalità – in tutti i comuni analizzati tranne Trieste e Crotone, ma il rapporto sottolinea come «le misure adottate dalle amministrazioni per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, nonostante la loro moltiplicazione, non riescono a incidere significativamente su alcune criticità strutturali», tra le quali spicca proprio – insieme ai servizi idrici e al contenimento delle emissioni – la «gestione dei rifiuti». La raccolta differenziata rimane uno strumento essenziale, ma sterile se fine a sé stesso: è determinante aumentarne la qualità oltre la quantità, e finalizzarla all’effettivo riciclo dei materiali raccolti, per poi re-immetterli sul mercato.

Un punto, quest’ultimo, assai dolente per le amministrazioni pubbliche italiane. «L’adozione dei criteri ambientali minimi (Cam), cui l’amministrazione può scegliere di attenersi nelle pratiche di acquisto – i cosiddetti acquisti verdi (Gpp) – favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica», ricordano dall’Istat, sottolineando che si tratta di un «parametro molto rilevante, anche alla luce dell’evoluzione normativa». Le lacune iniziano però già a livello nazionale, dato che in Italia la normativa in merito «è riassunta nel Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (Pan Green public procurement), aggiornato con D.M. 10 aprile 2013». Da allora il ministero dell’Ambiente sta ancora «progressivamente procedendo alla pubblicazione dei decreti attuativi per tutte le tipologie di acquisto da parte della Pa».

Anche dai dati raccolti a livello municipale risulta che solo 79 comuni su 116 adottano i Cam per almeno alcune tipologie di beni e servizi acquistati, ed appena 26 comuni (poco più di un quarto del totale) dichiara di adottare i Cam al momento previsti per i propri acquisti di beni e servizi. Un po’ poco, con una scarsa propensione all’acquisto sostenibile da parte dei comuni in vari ambiti: su 17.500 veicoli a motore in dotazione alle amministrazione, quelli elettrici o ibridi sono in media il 4,1% (comunque in aumento del 19,2% sul 2014), quelli a metano l’82%, a Gpl il 5%. Il restante 82,8% è a benzina o gasolio. «Molti capoluoghi non hanno effettuano acquisti di mezzi di trasporto – sottolineano però dall’Istat – e quindi non hanno potuto sostituire quelli più inquinanti».

Anche l’austerità dunque fa male all’ambiente, ma è necessario riconoscere come senza la diffusione capillare degli acquisti verdi (pur previsti per legge), soprattutto nel mercato dei materiali riciclati che necessitano ancora di adeguato sostegno pubblico, rimarrà inesorabilmente aperto l’anello fondamentale nella catena dell’economia circolare. Quello che permette di chiudere realmente il cerchio ri-acquistando i materiali prima raccolti in modo differenziato con impegno (e costi economici) dalla cittadinanza e infine riciclati entro le varie filiere industriali.

Fonte: Green Report

Littering marino: un appello dalla COP22

Il materiale più diffuso tra i rifiuti che infestano il Mar Mediterraneo è la plastica. Lo denuncia l’Unep (il Programma delle nazioni unite per l’ambiente) e lo conferma l’attività di monitoraggio di Legambiente nel Mediterraneo, che ha coinvolto negli anni otto paesi costieri (Algeria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia e Tunisia), nella raccolta dei rifiuti sulle spiagge e in mare evidenziando, in particolare, la presenza delle buste di plastica che costituiscono il 16% di tutti i rifiuti individuati(http://www.legambiente.it/marinelitter/). Ulteriori stime internazionali parlano addirittura di 25 milioni di sacchetti ogni 1000 km di costa.

Per questo motivo, a Marrakech, durante la ventiduesima conferenza internazionale sul clima, Legambiente ha lanciato l’appello, cui hanno aderito Kyoto Club e Alleanza‎ per un Mediterraneo sostenibile, con l’obiettivo di estendere la messa al bando delle buste di plastica con spessore inferiore ai 100 microngià in vigore in Italia, Francia e Marocco – che lo ha introdotto proprio quest’anno tra le decisioni di politica ambientale in vista della conferenza internazionale sul clima – a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Solo in Europa, ancora oggi, si utilizzano 100 miliardi di sacchetti di plastica ogni anno, con un consumo equivalente di 190 milioni di tonnellate di petrolio per la loro produzione. La loro messa al bando, quindi, potrebbe ridurre di molto il loro utilizzo, i consumi di greggio e le conseguenti emissioni di anidrite carbonica che ne derivano. Lo dimostrano i dati relativi all’Italia, primo paese in Europa a mettere il bando ai sacchetti di plastica nel 2011, dove, nonostante il bando non sia ancora del tutto rispettato, ha comunque consentito in cinque anni una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate.

Se il bando fosse esteso a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, i risultati in termini climatici sarebbero molto più rilevanti grazie alla consistente riduzione del consumo di greggio e alla diminuzione delle emissioni di CO2, con notevoli vantaggi anche per l’ambiente marino e costiero.

L’impegno di Legambiente insieme a Kyoto Club e Alleanza per un Mediterraneo sostenibile non si esaurisce quindi con la richiesta di messa al bando delle buste di plastica. Nel mirino degli ambientalisti anche le micro particelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i cotton fioc non biodegradabili e compostabili, per cui a Marrakech insieme al bando, è partita la proposta della definizione di un piano per ridurre e riciclare la plastica in tutti i settori e una campagna internazionale per incrementare la raccolta differenziata.

Presentato Ecosistema Urbano 2016

Una diffusa staticità. È questa la diagnosi dello stato di salute delle città italiane fotografate da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione.

Un sostanziale immobilismo che non si registra solo considerando i dati attuali con quelli dell’anno precedente, ma che si conferma anche valutando un periodo più lungo, i cinque anni della durata del mandato di un sindaco.

La graduatoria delle città migliori: tra le prime dieci troviamo capoluoghi al di sotto degli 80mila abitanti (Macerata, Verbania, Mantova, Belluno, Oristano, Cuneo, Savona), tre centri di medie dimensioni (Trento, Bolzano e Parma) e nessuna grande città.
In testa ancora prevalentemente il nord del Paese assieme con due città del centro Italia, la marchigiana Macerata quest’anno prima su tutte e la sarda Oristano (ottava).
Le ultime cinque sono invece Frosinone e quattro città meridionali: Palermo, Siracusa, Caserta, Vibo Valentia, fanalino di coda della classifica.

Ecosistema Urbano 2016

Approfondimenti e grafici su Il Sole 24 Ore

Best practices di Ecosistema Urbano 2016

Fonte: Legambiente.it

 

Lavori verdi contro la disoccupazione giovanile, si può fare

Con 13 milioni di Neet (giovani che non studiano, non lavorano, non sono inseriti in un percorso di formazione) in Europa, l’Italia vanta il primato di capitale umano sprecato: i Neet ammontano a oltre 2 milioni, la popolazione più vasta in tutta l’Unione europea. Ragazze e ragazzi formati, in grande maggioranza all’interno della scuola pubblica, per poi essere lasciati a casa. Quanti di loro potrebbero essere valorizzati all’interno di percorsi professionali qualificati, che possano al contempo sostenere e indirizzare la crescita del Paese non solo a livello economico, ma anche sociale e ambientale?

Una piccola ma significativa risposta arriva da Green Jobs, il progetto di Fondazione Cariplo e gestito da Actl – Associazione per la cultura e il tempo –, i cui risultati sono stati presentati ieri a Milano. Da giugno 205 a giugno 2016 e attraverso il servizio “Sportello Stage”, Green Jobs ha coinvolto 85 aziende e 1.300 giovani, permettendo a 150 di loro di attivarsi all’interno di uno stage inserendosi così nel mondo del lavoro, e al contempo in quello della tutela dell’ambiente.

I giovani coinvolti svolgono infatti mansioni direttamente connesse all’ambito della tutela ambientale e della promozione del territorio, ma anche legate all’informatica, alla comunicazione e al marketing: 150 laureati svolgono così il loro stage di 6 mesi in funzioni o attività green all’interno di imprese industriali, commerciali, di consulenza e organizzazioni del terzo settore.

«Grazie a questo progetto promosso da Fondazione Cariplo – sostiene Marina Verderajme, presidente di Actl – la nostra Associazione con Sportellostage.it, ha dato la possibilità concreta a tanti giovani di fare uno stage nei settori e professioni della Green Economy che rappresentano un’importante porta di accesso al mondo del lavoro».

Obiettivi principali dell’iniziativa sono stati quelli di aumentare la consapevolezza dei giovani sulle opportunità, le competenze e i profili richiesti dalle professioni verdi; migliorare l’offerta formativa dell’istruzione secondaria e terziaria in linea con le competenze richieste dalla green economy; favorire l’incontro tra domanda e offerta di Green Jobs e lo sviluppo dell’imprenditorialità in campo ambientale. Vari i settori delle aziende aderenti, da quello manifatturiero, a quello di distribuzione di energia fino al settore informatico, dimostrando che l’interesse nei confronti dell’ambiente è trasversale a tutti i settori economici. I green jobs rappresentano la più concreta possibilità di futuro per i nostri giovani: chissà perché a non averci ancora pensato, dopo iniziative di successo come quella presentata ieri a Milano, rimane proprio la mano pubblica.

Fonte: Green Report

Il Veneto primo in Italia per Raccolta differenziata

Lo dicono i dati dell’Osservatorio Regionale Rifiuti istituito presso l’Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto

La situazione della gestione dei rifiuti conferma che il Veneto si colloca ai primi posti tra le regioni italiane quanto a raccolta differenziata che ha raggiunto infatti il 63,6% del totale (+1,1% rispetto al 2012), per una quantità pari a un milione 406 mila tonnellate. Ma ben 455 su 581 comuni veneti hanno già superato l’obiettivo del 65% fissato dall’Unione Europea per il 2015. In parallelo si assiste alla progressiva diminuzione della quantità del rifiuto residuo, che è stata di 806 mila tonnellate (-3,0%). La produzione totale di rifiuti urbani nel 2013 è stata di oltre 2 milioni 213 mila tonnellate, con una diminuzione dello 0,04% rispetto all’anno precedente. La produzione annuale pro capite è stata di 449 kg. per abitante con un leggero aumento (+0,5%), imputabile alla frazione verde in quanto il 2013 è stato un anno piovoso e sono stati quindi raccolti più sfalci e potature rispetto alle annate precedenti.

Il rapporto sulla produzione e la gestione dei rifiuti (urbani e speciali) nel Veneto, realizzato dall’Osservatorio Regionale Rifiuti, è stato presentato oggi a Palazzo Ferro Fini dall’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte e dal direttore generale dell’Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto Carlo Emanuele Pepe. “Sono dati che continuano ad essere più che positivi – ha sottolineato Conte – per effetto di un sistema che funziona e di una sempre più diffusa sensibilità su questi tema da parte della popolazione che sta dando un contributo fondamentale al corretto recupero dei rifiuti”. Da parte sua Pepe ha parlato del sistema dei controlli attuato da ARPAV, in forte crescita, che ha comunque fatto registrare un calo delle infrazioni rilevate.

Treviso con il 75,8% si conferma al primo posto tra le province nella classifica regionale della raccolta differenziata, ma tutte le altre province, ad eccezione di Venezia (55,8%), hanno raggiunto o superato l’obiettivo del 60% fissato per il 2011. Zenson di Piave (Treviso) è in assoluto il comune che ha raggiunto la percentuale più alta (85,7%) di raccolta differenziata nel 2013 ma distanziati da poche frazioni di punto percentuale si trovano Castelcucco (85,2%), Castellavazzo (85,2%); Maser (85,1%) e Preganziol (84,9%). Belluno (69,6%) è in testa tra i comuni capoluogo. Il rapporto fa inoltre il punto sui diversi tipi di trattamento, fino all’incenerimento nei tre impianti in attività (216 mila tonnellate di rifiuto urbano avviate a Fusina, Schio e Padova) o lo smaltimento nelle 10 discariche attive nel Veneto (108 mila le tonnellate smaltite con una diminuzione complessiva del 23%). Dall’analisi sul 2013 risulta inoltre che il costo medio annuale pro capite per il servizio di gestione dei rifiuti urbani nel Veneto si attesta attorno a 138 euro per abitante.

La gestione dei rifiuti urbani in Veneto è caratterizzata dalla diffusione della raccolta separata della frazione organica, che rappresenta una realtà oramai consolidata. In 575 comuni del Veneto su 581, dove risiedono più di 4,9 milioni di abitanti pari al 98,7% circa della popolazione, viene effettuata la raccolta secco-umido, ovvero viene attuata dai cittadini la separazione domestica dell’umido, delle frazioni secche recuperabili e del rifiuto residuo secco non riciclabile . Tra questi la modalità domiciliare o porta a porta risulta essere la prevalente con 476 comuni (quasi l’82%) interessati (circa il 68% della popolazione). Sono inoltre 424 i comuni, corrispondenti al 62% degli abitanti residenti nel Veneto, che applicano la raccolta domiciliare spinta, ossia la modalità domiciliare estesa a tutte le frazioni di rifiuto intercettate. Negli ultimi anni si sta estendendo la tendenza ad un controllo del conferimento dei rifiuti anche ai sistemi di raccolta stradale, dove si rileva l’aumento dell’adozione di contenitori dotati di calotta apribile con chiave dedicata o sistemi misti con raccolta dell’organico domiciliare.

La quota del 36,4% relativa al rifiuto residuo è avviata soprattutto al trattamento per la produzione di CDR e biostabilizzato, all’incenerimento e al recupero di materia (ingombranti, spazzamento). In un contesto di così alta differenziazione risulta fondamentale la presenza dei centri di raccolta come strutture connesse e funzionali alla gestione delle raccolte differenziate, che rivestono un ruolo strategico nell’intercettazione di frazioni come verde (sfalci e potature), legno, rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti particolari. Ben 537 comuni su 581, ovvero oltre il 92% dei comuni veneti, possiedono nel proprio territorio uno o più centri di raccolta (422 comuni) o hanno la possibilità di accedere a quelli presenti nei comuni limitrofi.

L’assessore Conte ha detto che l’ottimo lavoro svolto è in linea con gli obiettivi fissati anche dal nuovo Piano regionale per i rifiuti urbani e speciali, che sta completando l’iter per l’approvazione: ridurre la produzione di rifiuti urbani, favorire prioritariamente il recupero di materi a tutti i livelli, incentivare il recupero di energia e minimizzare il ricorso alla discarica. Per la raccolta differenziata si prevede il raggiungimento come media regionale del 70% nei prossimi anni. L’assessore ha ricordato che sono molte le discariche chiuse ma che richiedono un’opera di bonifica “post mortem”. Già un centinaio di milioni sono stati investiti a tal fine e questo sarà uno dei punti strategici dell’azione regionale, puntando anche sul supporto delle nuove tecnologie. Per quanto riguarda, infine, le richieste di apertura di nuovi impianti per i rifiuti, Conte ha detto che verranno valutate non solo in termini imprenditoriali, ma soprattutto in funzione delle esigenze di un sistema che vuole essere autosufficiente.

Fonte: Regione Veneto

Fiumicino: porta a porta su tutta la città

Fiumicino è coperta per il 100% dalla raccolta porta a porta. Un traguardo importante raggiunto in poco più di tre anni dall’attuale giunta, con il supporto tecnico di ESPER

“Non è stato facile – afferma il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino – per il quarto Comune del Lazio per estensione con circa 90mila abitanti,  e con località che distano oltre 40 chilometri l’una dall’altra, rivoluzionare la raccolta dei rifiuti. Siamo tra i primi Comuni in Italia di queste dimensioni a tagliare un traguardo simile. Oggi possiamo dire di aver raggiunto un obiettivo veramente importante sulla strada del rispetto dell’Ambiente, del recupero dei materiali e della tutela della salute dei cittadini. Finalmente ci siamo adeguati alle normative nazionali e comunitarie sulle percentuali di raccolta differenziata, una scelta che in futuro potrà portarci anche alla riduzione della tariffa. Al tempo stesso stiamo continuando in un’attività di recupero dell’evasione sulla Tari e di controllo contro chi sporca la nostra Città. Da giugno a oggi sono oltre 300 le persone identificate e sanzionate dal Corpo della Polizia Locale. In ogni caso siamo consapevoli che riusciremo a vincere questa sfida – conclude Montino – solo con l’aiuto e la collaborazione di tutti i cittadini a cui rivolgo l’appello di differenziare bene e preservare il territorio”.

“Non ci sfuggono le difficoltà che stiamo incontrando – spiega l’assessore all’Ambiente, Roberto Cini –  ma dobbiamo sempre pensare che, a fronte di un esiguo numero di incivili che continua a deturpare la nostra Città, c’è una stragrande maggioranza di concittadini che si sta applicando con merito a questa rivoluzione culturale di approccio al rifiuto visto come una risorsa da differenziare. Siamo consapevoli che con la scomparsa dell’ultima settantina di cassonetti su Isola Sacra ci saranno altri episodi di abbandono dei rifiuti sugli oltre 200 chilometri quadrati del nostro territorio. Ma le nostre pattuglie della Polizia Locale sono già allertate e pronte con mezzi (auto civetta) e agenti per identificare, sanzionare ed eventualmente denunciare per reati ambientali i trasgressori. I controlli continueranno nei prossimi giorni su tutto il territorio comunale e verranno effettuati in collaborazione con l’Ati, l’azienda che si occupa del servizio di raccolta differenziata e – conclude Cini –  il personale dell’Ufficio Ambiente”.

Il comune informa che i rifiuti, in via straordinaria e comunque esclusivamente fino al 7 novembre, potranno essere esposti nel modo seguente:

·        organico: in sacchetti compostabili – all’interno di un contenitore proprio max. 40 litri

·        secco residuo: in sacchi di plastica

·        plastica: in sacchi di plastica possibilmente trasparenti

·        carta: in sacchi/buste di carta, scatole di carta, sfusa in contenitori di proprietà dell’utente max 40 litri

·        vetro:  sfuso in contenitori di proprietà dell’utente e di capacità max 40 litri

Dopo la data del 7 novembre 2016 i rifiuti dovranno essere conferiti esclusivamente nei contenitori forniti dalla ditta che si occupa del servizio di raccolta differenziata. Qualora ciò non dovesse avvenire saranno dichiarati non conformi.

Fonte: Eco dalle Città

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, ‘costretto’ ad investire in Spagna

Corrado Dentis, imprenditore del settore riciclo materie plastiche: “Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori”

Vorrei partire dal 2011, quando avvenne l’acquisizione dell’azienda spagnola “PET Compania Para Su Reciclado” da parte di Dentis. Una decisione presa nel momento in cui iniziava a manifestarsi la crisi del mercato italiano del riciclo della plastiche. Vista questa coincidenza, Le vorrei chiedere se la scelta di investire in Spagna è stata dettata da una pura opportunità economica o se è stata anche frutto della situazione italiana?
La scelta è stata frutto di una ponderazione approfondita su quelle che erano le prospettive italiane e non. Se venisse a vedere il nostro stabilimento di Sant’Albano Stura (Cuneo), vedrebbe che c’è un’area predisposta per il raddoppio dello stabilimento che attualmente vede ancora rovi ed erbacce. Fino al 2011 avevamo intenzione di continuare a crescere in Italia e di sviluppare ulteriormente le nostre attività. Purtroppo abbiamo preso la decisione di non insistere più sullo stabilimento italiano. Una scelta correlata all’andamento del nostro settore. Abbiamo approfondito le dinamiche soprattutto legate all’approvvigionamento dei materiali da riciclare. La mancata crescita di materiali da riciclare e altre dinamiche, non di mercato, ci hanno costretti a investire fuori dall’Italia. Presa questa decisione, abbiamo fatto una serie di analisi su quella che sarebbe stata l’opportunità più interessante. Dopo tutta una serie di considerazioni e di valutazioni, abbiamo deciso di investire in Spagna, a Valencia.

Quali sono le condizioni non legate al mercato che via hanno indotto a non investire nell’allargamento dello stabilimento di Sant’Albano Stura?
Mi rifaccio ad un mio recente intervento nell’ambito del forum “La nuova riforma europea sui rifiuti e il ruolo del riciclo della plastica nell’economia circolare”. In quella occasione ho evidenziato le dinamiche che oggi continuano a non funzionare nell’ambito di una mancata logica di mercato che caratterizza l’Italia.

Crisi del riciclo materie plastiche: il caso emblematico di Dentis, 'costretto' ad investire in SpagnaHo portato all’attenzione della tavola rotonda alcuni elementi. Come operatori del riciclo, per quanto riguarda gli approvvigionamenti degli imballaggi in plastica da post-consumo, oggi dipendiamo da Corepla. In Italia non abbiamo altre forme, se non le quantità che riusciamo ad ottenere con aggiudicazioni attraverso le aste telematiche dettate dal Consorzio. Tuttavia, non è tanto la modalità a preoccupare. Il vero grande problema, che ho sottoposto all’attenzione del Forum, è la mancanza di investimenti nell’innovazione dei prodotti.

Ho preso a campione gli ultimi tre bilanci Corepla (2013-2014-2015) per analizzare quelli che sono stati gli investimenti in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti. Il mercato dei riciclatori, infatti, ha bisogno di nuovi prodotti su cui far crescere le proprie attività e per andare nella direzione tracciata con i nuovi obiettivi europei di riciclo. Oggi Corepla è intorno al 25% di materiale avviato al riciclo rispetto agli imballaggi in plastica immessi al consumo. E se guardiamo agli investimenti in ricerca e sviluppo nel triennio 2013-2015, a fronte di ricavi superiori al miliardo e 200 milioni di euro, il Consorzio ha investito circa un milione e 500 mila euro ( cifra corrispondente solamente allo 0,1 % del fatturato ) in nuovi prodotti. Rapportandoci invece a quello che è l’immesso al consumo (che secondo gli ultimi dati disponibili è di poco superiore ai 2 milioni e 100 mila tonnellate), i nuovi prodotti proposti da Corepla ai riciclatori sono stati solamente due, un prodotto a base di polipropilene (IPP) e un altro a base di film di polietilene di piccole dimensioni (FILS), che equivalgono in tutto a 55 mila tonnellate. Rispetto a oltre due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica di immesso al consumo, stiamo parlando di poco più del 2,5%. Praticamente nulla.

Davanti a questa mancanza di investimento da parte del sistema, come si può pensare che le industrie del riciclo possano crescere? Crescono se hanno più materiale da riciclare. Se non c’è materia su cui effettuare il riciclo, o se cresce in maniera risibile, i riciclatori rimangono al punto in cui erano,spariscono di conseguenza nuove opportunità occupazionali ed incombono i nuovi obbiettivi della Comunità Europea.

Qual è la situazione del mercato spagnolo?
Il quadro che ho tracciato prima ha confermato la bontà della scelta di andare in un altro Paese dove abbiamo trovato un terreno più fertile e volumi più importanti da avviare al riciclaggio meccanico ; siamo oggi market leader di settore in Spagna, diamo lavoro a più di 70 persone e quest’anno ricicleremo più di 90.000 t. di bottiglie PET da raccolta differenziata. Tuttavia anche in Spagna c’è del lavoro da fare. Anche lì si può raccogliere di più e meglio. Il fatto che potessero raccogliere di più è però stato alla base della nostra decisione. Volevamo inserirci in un contesto in cui le raccolte differenziate potessero crescere, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi in plastica da avviare a riciclo. Un potenziale, come già detto, ancora fortemente inespresso in Italia.

 

Fonte: Giuseppe Iasparra per Eco dalle Città

Vetro, appello all’UE: «Incentivare il riciclo di materiali permanenti»

Dopo essere stato immesso sul mercato, utilizzato e gettato via, se correttamente raccolto e processato, unimballaggio in vetro può diventare materia prima seconda in maniera rapida ed economica, ed essere riciclato all’infinito senza la minima perdita delle sue intrinseche proprietà chimico-fisiche. In parole povere, il vetro da riciclo è un “materiale permanente” e la sua filiera ha tutte le carte in regola per rappresentare uno dei cuori pulsanti dell’economia circolare europea. Queste le considerazioni che emergono da una ricerca scientifica commissionata da Feve, federazione europea dei produttori di contenitori in vetro, e realizzata dall’istituto italiano di ricerca Stazione sperimentale del vetro, e che consacrano ancora una volta il vetro da imballaggi come uno dei materiali chiave nel percorso europeo verso una gestione sempre più sostenibile delle risorse naturali.

Dopo aver analizzato le proprietà chimico-fisiche del vetro, il comportamento assunto dalle sue molecolenell’arco dei processi di riciclo e le differenze con gli altri materiali da imballaggio (come i polimeri plastici), i ricercatori hanno concluso che «gli imballaggi in vetro usati possono essere riciclati in nuovi contenitorisenza alcuna necessità di integrazione con nuova materia prima e senza degradazione della struttura intrinseca del materiale». Un po’ come avviene con la maggior parte dei metalli, spiegano i ricercatori, sostenendo per questo che proprio come i metalli il vetro può e deve essere incluso nel novero dei cosiddettimateriali permanenti. E qui cominciano i problemi, perché se dal punto di vista lessicale il concetto di “materiale permanente” è ormai da tempo entrato a far parte del vocabolario dell’economia circolare, dal punto di vista giuridico, invece, la sua valenza resta piuttosto ambigua e indefinita.

L’espressione “permanent material” compare per la prima volta in una risoluzione adottata nel 2012 dal Parlamento Europeo sulla “Strategia al 2020 per una gestione efficiente delle risorse”. Da quella volta, tuttavia, non si è mai provveduto a dotarla di una più precisa ed organica definizione su base normativa. Il dibattito è tornato ad accendersi nei giorni scorsi dopo che la Commissione industria, ricerca ed energia dell’Europarlamento, nell’ambito della discussione sul cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”, ha votato favorevolmente la proposta di introdurre incentivi per quei materiali che possano essere riciclati più volte senza perdere le loro proprietà intrinseche. I materiali permanenti, appunto, sui quali i produttori di imballaggi in vetro (così come i produttori di imballaggi metallici) chiedono da tempo all’Ue di imperniare le future misure europee su riciclo e rifiuti e sulla cui natura giuridica il voto all’Europarlamento potrebbe contribuire a fare chiarezza.

«L’industria chiede con forza il riconoscimento dello status di “materiale permanente” – commenta Vitaliano Torno, presidente di Feve – per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’industria estrattiva, dallo sfruttamento del suolo e dai combustibili fossili nella produzione di imballaggi. Accogliamo con piacere il voto della Commissione industria, ricerca ed energia – prosegue Torno – e speriamo che la Commissione Ambiente confermi questo fondamentale passo in avanti verso la nascita di una vera economia circolare in Europa». Del resto, che nel panorama europeo dell’economia circolare il vetro occupi un posto di assoluto rilievo lo dimostrano i numeri: secondo Feve nel 2015 l’Europa ha raggiunto un tasso medio del 74% di raccolta e avvio a riciclo proprio grazie a caratteristiche peculiari degli imballaggi in vetro come la recuperabilità all’infinito e la marcata economicità del loro processo di riciclo. «Ad ogni modo – aggiunge però Torno – la situazione varia ancora da Paese a Paese, e il risultato è che ancora oggi il 26% di bottiglie e barattoli finisce inesorabilmente nelle discariche europee. La revisione della legislazione europea sui rifiuti con il Pacchetto Economia Circolare dovrà incentivare il riciclo multiplo, per fornire all’industria materiale di buona qualità e a prezzi contenuti».

Fonte: riciclanews.it

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.