Nuovo bando per la riduzione rifiuti in Emilia-Romagna

È stato pubblicato il nuovo bando riguardante l’assegnazione di risorse ai comuni, le unioni di comuni, la Città Metropolitana di Bologna e le province della Regione. Sviluppato con la collaborazione di ANCI Emilia-Romagna e con la Commissione Tecnica Consultiva, prevede al suo interno 2 milioni di euro in finanziamenti, ovvero il 400% rispetto al 2021 e si potrà presentare domanda fino al 31 ottobre 2022.

L’accesso al bando è suddiviso in base a degli obiettivi divisi in 3 livelli di priorità:

  • I – riduzione dei consumi di prodotti monouso;
  • II – riduzione degli sprechi in ambito alimentare;
  • III – case dell’acqua ed altri progetti.

Rispetto al 2021 vi sono anche una serie di semplificazioni o novità come quella riguardante i costi ammissibili completamente, parzialmente o non ammissibili, la revisione di limiti massimi o minimi previsti per i contributi riconoscibili e la modifica dei criteri di assegnazione di priorità di attività diverse da quelle presenti nei 3 livelli precedenti.

Si rimanda al bando completo per ulteriori specificazioni: https://www.atersir.it/sites/atersir/files/193_DET_19.07.2022_Bando_LFB3.pdf

Nuova alternativa per la plastica da imballaggio usando la seta

Dalle ricerche della società chimica BASF, operante tra USA e Germania, e dagli scienziati del MIT è stato sviluppata una interessante ricerca riguardante possibili materiali per imballaggi derivanti dalla seta.

Sono innegabili i vantaggi che ad oggi la plastica fornisce per la conservazione dei cibi, contro l’aria e l’umidità, e dei principi attivi, come ad esempio le vitamine in capsule o pillole. Il problema riguarda sempre la durata e la persistenza che questi materiali hanno nell’ambiente. Per ovviare a questo problema, un team composto dal ricercatore del MIT Muchun Liu, il professore di ingegneria civile e ambientale dell’istituto Benedetto Marelli, e altri cinque studiosi presso la società chimica BASF, ha individuato nella seta quello che può essere un valido sostituto alla plastica.

Quando pensiamo alla seta ci immaginiamo quei pregiati e costosi tessuti che derivano dai bachi da seta e da un preciso e difficile lavoro di filatura ma, in questo caso, non è così. Questo materiale alternativo deriva da alcune proteine che costituiscono la seta e può essere prodotto in maniera economica ed anche molto semplice. Si utilizzano principalmente i bozzoli non tessili o la seta di bassa qualità che verrebbe scartata dalla produzione, andando quindi a recuperare un materiale che finirebbe la sua vita in una discarica.

Dai test condotti in laboratorio si è dimostrato che questi materiali possono funzionare meglio degli attuali prodotti in commercio e che le lavorazioni sono così semplici che possono avvenire adattando le attrezzature già esistenti.

Nuove linee guida per i centri del riuso nel Lazio

Approvata dalla Giunta Regione Lazio la delibera riguardante le “Linee guida ai Comuni per la realizzazione e gestione dei centri del riuso”, proposta dall’assessore Massimiliano Valeriani e dall’assessora Roberta Lombardi, redatta grazie al supporto tecnico di Esper e che contiene al suo interno molte iniziative di finanziamento, potenziamento e monitoraggio di tali strutture, promuovendo anche una grande sinergia tra i vari centri sparsi sul territorio. Viene inoltre fornito un inquadramento regolamentare non solo ad ambito regionale ma anche nazionale ed europeo.

Dalle parole di Massimo Valeriani si evince quanto questa disposizione sia importante per gli obiettivi contenuti nel Piano regionale dei rifiuti poiché il centro del riuso è uno dei punti nevralgici per il recupero, il riciclo e il riutilizzo dei materiali permettendo a questi rifiuti di non essere direttamente smaltiti, riducendo molto l’impatto ambientale.

L’assessora Roberta Lombardi mostra come, con un buon 22%, l’Italia è al primo posto nell’UE in termini di utilizzo della circolazione dei materiali e che punta a raggiungere il 30% entro il 2030, con una riduzione dei rifiuti in linea con gli scopi del PNRR.

Il Direttore generale di ESPER, Attilio Tornavacca, evidenzia che “l’illustrazione e l’analisi delle realtà citate in queste linee guida rappresenta una formidabile raccolta di esperienze da cui trarre spunto. Le esperienze censite più interessati sono quelle che, al netto di contributi pubblici acquisiti per le spese di investimento iniziali per l’avvio del Centro del Riuso, riescono poi ad autosostenere economicamente la propria gestione quotidiana senza dover ricorrere a sovvenzioni pubbliche”.

Si rimanda al seguente link per consultare le linee guida complete: https://www.legislazionetecnica.it/system/files/fonti/allegati/22-6/8866300/La_21062022_458.pdf

Nuovo decreto per la regolamentazione degli scarti edili

Dal 15 luglio 2022, come conseguenza del nuovo decreto firmato da Cingolani, gli scarti e i vari materiali derivanti dall’edilizia smettono di essere considerati rifiuti e diventano riciclabili secondo determinate condizioni.

Nel decreto sono infatti presenti tutta una serie di punti che specificano le condizioni di sicurezza che permetteranno di trattare in sicurezza circa 70 milioni di tonnellate di rifiuti edili presenti in Italia.

È un provvedimento molto atteso dalla filiera e sono stati dedicati 180 giorni dall’entrata in vigore per comunicare gli adeguamenti o presentare eventuali istanze di aggiornamento. Nessun cambiamento invece per tutte le procedure di recupero e per i materiali derivanti da tali attività che già erano stati autorizzati e che potranno continuare ad essere utilizzati.

Gli aggregati recuperati dovranno essere destinati per lavori specifici come sottofondi ferroviari o stradali, recuperi ambientali etc ma non sarà ammesso l’uso di rifiuti dalle attività di costruzione e di demolizione abbandonati o sotterrati.

Si rimanda al seguente link per scaricare la bozza del decreto: http://www.appa.provincia.tn.it/news/-Aggiornamenti/pagina558.html

Modugno, ai vertici della differenziata e della tariffazione puntuale

L’assessore Gianfranco Spizzico con delega alla Tutela dell’Ambiente e della Salute pubblica di Modugno, parlando dei risultati ottenuti nel servizio di Igiene urbana evidenzia che la raccolta differenziata dei rifiuti urbani in città ha superato il 76% nel 2020 secondo i dati di ISPRA. Il risultato ottenuto nel Comune di 40 mila abitanti alle porte di Bari è frutto di un intreccio virtuoso tra tecnologia e motivazione sociale.

Gli operatori addetti al “porta a porta” dispongono di un lettore transponder portatile: «acquisendo i tag dei contenitori, il lettore rileva e quantifica la produzione dei rifiuti di ogni singola utenza, e registra anche la qualità del rifiuto conferito», specifica l’assessore Gianfranco Spizzico con delega alla Tutela dell’Ambiente e della Salute pubblica di Modugno, parlando dei risultati ottenuti nel servizio di Igiene urbana. In caso di difformità qualitativa, l’operatore applica sul contenitore un adesivo rimovibile per segnalare all’utente l’anomalia rilevata per sensibilizzarlo: «se un rifiuto non è conforme viene applicata una striscia rossa che dà la possibilità alla polizia locale di svolgere attività di polizia giudiziaria», sottolinea l’assessore che precisa «Quella che ho impostato subito, al mio arrivo all’assessorato, è la lotta agli sporcaccioni».

Quattro anni fa, nel 2018, il Comune ha avviato la tariffazione puntuale con il supporto di ESPER, applicando il principio comunitario “chi inquina paga”. In concreto, viene contabilizzato il secco indifferenziato di ogni utenza e la tariffa viene calibrata con precisione sulla base del rifiuto effettivamente prodotto: «di conseguenza, il cittadino meno rifiuti secchi produce meno TARI paga». Con vantaggi complessivi molto concreti per il bilancio comunale oltre che per i singoli cittadini, spiega l’assessore Spizzico: «nel 2021, la cessione degli imballaggi raccolta con la differenziata ha portato nelle casse di Modugno circa 600 mila euro, il 10% di quanto il Comune spende per il servizio di igiene urbana». Il vantaggio per il cittadino emerge “per contrasto” con quanto avviene nella vicina Bari (41% di RD nel 2020 secondo ISPRA) che ha ancora un sistema misto stradale/domiciliare e non ha adottato la TARI puntuale. «A Bari una famiglia di quattro persone con un appartamento di 100 metri quadri paga 480 euro di Tari all’anno, a Modugno 310 euro: il 35% in meno, che si traducono anche in servizi aggiuntivi per il cittadino nel bilancio finale», esemplifica Spizzico.

L’assessore punta molto sulla partecipazione della cittadinanza però “col polso fermo” dell’Amministrazione. Con “Cicca challenge 2022”, il Comune ha messo in palio una borraccia ecologica per ogni bottiglia piena di cicche raccolte in città. Anche qui ha confidato nell’ausilio e nella deterrenza tecnologica della rete di videosorveglianza cittadina, implementata dalle fototrappole installate su 100 postazioni facendo crollare verticalmente gli abbandoni dei rifiuti per strada.

L’Isola Ecologica Itinerante effettua, a sua volta, tre fermate per ogni zona della città alla settimana; nel 2020, le utenze che l’hanno utilizzata sono state 2200 e il servizio resterà attivo anche dopo il raddoppio del Centro Comune di Raccolta grazie a un finanziamento regionale.

A cura di Igor Staglianò

Esper è orgogliosa di annunciare che da quest’anno diventa Società Benefit

Abbiamo voluto dare ancora più importanza alle attività autofinanziate per la diffusione di buone pratiche riguardanti l’ambiente e la corretta gestione dei rifiuti, diventando a tutti gli effetti Società Benefit. Con questo titolo ci impegniamo a destinare ogni anno almeno il 10% degli utili alla diffusione gratuita di materiali disponibili per Comuni, scuole, professionisti del settore o chiunque voglia avvicinarsi a questo mondo. Tutto ciò è possibile anche grazie ad una scelta che è stata presa fin dalla creazione dell’azienda: non destinare fondi in pubblicità. Tutto ciò per un motivo molto preciso, crediamo che nel nostro settore, la migliore pubblicità che può essere fatta, è il passaparola tra i soggetti per i quali abbiamo lavorato e quelli interessati al nostro lavoro. Negli anni ci ha permesso, non solo di essere conosciuti in tutta Italia ed all’estero per i lavori svolti con grande passione e dedizione, ma anche di concentrare parte degli utili alla continua diffusione di conoscenze e notizie legate all’ambiente e alla sostenibilità attraverso articoli, pubblicazioni, libri, blog e documentari (ad esempio, grazie alla preziosa collaborazione dell’Associazione Comuni Virtuosi, il docu-film “Sogni Comuni”), sempre senza alcuno scopo di lucro.

Caso Sardegna: dal 5% al 74,52% di raccolta differenziata

Dopo aver raggiunto il vertice della classifica nazionale per riduzione dei rifiuti e raccolta della differenziata, la Regione Sardegna adotta un meccanismo tariffario per incentivare la diffusione della tariffazione puntuale.

A cura di Igor Staglianò

Nel 2004 la Sardegna era la penultima Regione in Italia con il 5% di raccolta differenziata, nel 2020 secondo ISPRA ha raggiunto il 74,52%. Un bel salto in avanti! Ne parliamo con l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Gianni Lampis, nella Giunta Solinas da tre anni.

La Sardegna ha anche una produzione pro-capite di 445 kg per abitante all’anno, nonostante gli elevati flussi turistici. Lunica Regione a far meglio di voi oggi è  il Veneto con il 76,1% di differenziata. Quali sono gli strumenti adottati per raggiungere questi risultati?

«La principale azione adottata è stata lattuazione, sin dal 2004, di un meccanismo di premialità/penalità, attraverso il quale vengono premiati i Comuni che raggiungono percentuali di raccolta differenziata annualmente stabiliti dalla Giunta regionale e vengono penalizzati se non li raggiungono. Il premio consiste in uno sconto sul costo di conferimento del secco residuo indifferenziato; analogamente la penalità consiste in una maggiorazione di tale costo. Lultima pianificazione ha fissato obiettivi molto ambiziosi: 80% nella raccolta differenziata e 70% di riciclo al 2022. Allo stato attuale abbiano conseguito il 74% di raccolta differenziata e il 60% di riciclo. Occorre sottolineare che la Regione ha investito molto nellimpiantistica (termovalorizzatori, discariche, impianti di compostaggio, digestori anaerobici, piattaforme per la valorizzazione degli imballaggi) e in ecocentri. È importante sottolineare anche gli accordi di programma sottoscritti con CONAI e CIC, i Consorzi di filiera degli imballaggi e dellumido, che hanno supportato la Sardegna nelle azioni attuative di settore».

Con la Deliberazione n. 9/44 del 24 marzo scorso la Regione Sardegna ha introdotto anche un meccanismo tariffario per incentivare la tariffazione puntuale. Come è stata accolta dagli enti locali questa innovazione?

«Non abbiamo elementi di riscontro specifici, ma finora non sono pervenute lamentele. Questa riforma era attesa e diversi Comuni stanno adeguando i sistemi di raccolta per continuare a ricevere le premialità regionali. Infatti, la deliberazione ha previsto un adeguamento del meccanismo premialità/penalità che incentiva il mantenimento delle premialità regionali in caso di attivazione della tariffazione puntuale. In sua assenza, le premialità regionali vengono dimezzate».

Quale supporto offre la Regione ai Comuni per introdurre la tariffazione puntuale? 

«Abbiamo predisposto linee guida che descrivono i principali sistemi di tariffazione e forniscono criteri per la scelta della configurazione più adatta al Comune (numero di frazioni di rifiuto da contabilizzare, tipologia di formula per il calcolo della tariffa, attrezzature per la raccolta e la contabilizzazione del rifiuto)».

Quali esigenze hanno evidenziato gli Enti locali rispetto al nuovo obiettivo di riduzione della produzione pro-capite sino a 415 kg per abitante all’anno e come hanno accolto tale obiettivo?

«Lobiettivo della riduzione della produzione pro-capite non sembra particolarmente sentito dai nostri Comuni. Non abbiamo ricevuto osservazioni in tal senso. I Comuni si concentrano in genere sul posizionamento degli impianti e sui contributi per i servizi di raccolta, in modo da poter essere continuamente efficientata sul piano organizzativo».

Come pensate di promuovere la diffusione del Centri del riuso?

«I centri per il riuso servono a prevenire la produzione dei rifiuti. Si tratta di spazi per lesposizione temporanea e di scambio fra privati, di beni usati e funzionanti, idonei al riutilizzo diretto. Intendiamo finanziare i Centri per il riuso attraverso le risorse comunitarie del PO FESR 2021-2027. Allo scopo intendiamo predisporre le linee guida, come previsto dal Piano regionale, che consentano di regolamentarne realizzazione e gestione».

Rischio diossina a Malagrotta? Chiusi asili e centri estivi

È sotto controllo l’incendio scoppiato ieri nel sito di stoccaggio di combustibile derivato da rifiuto (cdr) che ha anche interessato le balle di rifiuti ed il Tmb2, l’impianto di trattamento meccanico-biologico appartenente alla E. Giovi che tratta giornalmente 900 tonnellate di rifiuti. 

Grazie all’intervento di 70 persone e 12 mezzi dei vigili del fuoco al lavoro da ieri e durante tutta la notte, sembra che il peggio sia passato ma rimane il pericolo riguardante le nubi tossiche che si sono liberate durante il rogo. È infatti in allarme l’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia riguardo ad un possibile deposito di queste sostanze tossiche sui campi destinati all’economia agricola, la quale sarebbe ovviamente danneggiata pesantemente. 

Il Campidoglio e l’Agenzia regionale per l’ambiente si sono subito mosse raccomandando ai cittadini residenti entro 1 km di tenere chiuse le finestre e di non utilizzare i condizionatori in attesa delle verifiche ambientali che si avranno nelle prossime ore. L’ASL ha disposto il divieto di qualsiasi attività all’aperto nell’area di 6 km adiacente il sito dell’incendio, andando a sospendere anche le attività di asili nido, scuole materne e centri estivi, sia pubblici che privati. L’ARPA sta posizionando una serie di stazioni per la verifica della qualità dell’aria. 

Un seminario a Roma per fare chiarezza sul vuoto a rendere e sulle iniziative di greenwashing dell’uso di plastica a perdere

Negli ultimi anni, a seguito di una crescente cultura riguardante la sensibilità ambientale, assistiamo a sempre più aziende che vogliono dimostrare di essere green attraverso mirate campagne promozionali, senza però effettuare dei reali investimenti per diminuire effettivamente l’impatto ambientale dei propri prodotti o processi produttivi. Questo fenomeno viene chiamato greenwashing e non ha origini recenti ma si possono trovare esempi già dagli anni ’80. In questo articolo intendiamo analizzare criticamente quanto viene operato quotidianamente dalle lobby che tutelano gli interessi delle più grandi aziende che usano o producono materie plastiche destinate a oggetti usa e getta. È infatti un fenomeno in aumento la diffusione di fake news nelle quali vengono negati gli enormi problemi derivanti dal sempre maggiore consumo di plastica a perdere, poiché tali materiali vengono presentati come teoricamente riciclabile oppure biodegradabili. In più vi sono molti esempi di come le aziende cercano di condizionare i potenziali clienti con politiche green o l’uso di parole o colori che ci portano a pensare ad un qualcosa di sostenibile per intercettare quella crescente fetta di consumatori che cominciano ad essere sempre più attenti verso la sostenibilità dei prodotti che intendono acquistare.

La multinazionale Coca Cola, ad esempio, con la sua ultima linea, definita Life, ha usato il verde al posto del classico rosso sulle etichette e recentemente ha presentato, con il supporto di varie testate giornalistiche, i propri contenitori a perdere come prodotti ecosostenibili solo perché viene utilizzata una piccola quota di plastica da riciclo e il tappo rimane ora più facilmente legato alla bottiglia come evidenziato in un recente articolo della testata “Greenme”[1] che ha coerentemente rifiutato di collaborare con tale azienda.

Queste iniziative di greenwashing contribuiscono al sempre più preoccupante aumento del consumo di plastica usa e getta, poiché sono assai poche le testate giornalistiche che informano correttamente i propri lettori sulla percentuale realmente riciclata di materia plastiche che è quasi nulla nel terzo mondo, estremamente bassa negli Stati Uniti e comunque piuttosto limitata anche in Europa. I dati parlano chiaro, rispetto a 20 anni fa il consumo di plastica è almeno raddoppiato e nel 2019 la filiera della plastica ha prodotto 460 milioni di tonnellate di plastica, circa il doppio rispetto alle 234 milioni di tonnellate immesse nei mercati nel 2000. Solo il 9% dei rifiuti in plastica mai creati è stato finora riciclato secondo i criteri dell’economia circolare mentre il resto viene incenerito (circa il 19%) o smaltito in discariche legali (circa il 22%) mentre la restante quota continua ad accumularsi in giro per il mondo, nei mari o in discariche non controllate a cielo aperto (dati OCSE). Ciclicamente compaiono notizie relative ai miracolosi enzimi mangia plastica, descritti spesso come la soluzione presto disponibile per risolvere definitivamente il problema della plastica nei mari o in generale sul pianeta, senza però specificare che tali enzimi funzionano, per ora, solo a livello sperimentale in alcuni laboratori, solo con il Polietilentereftalato (le plastiche denominate PET usate per alcuni tipo di contenitori) e pochi altri polimeri rispetto alle migliaia di tipi oggi in commercio e comunque tali enzimi non fanno scomparire nel nulla tali plastiche poiché agiscono solo degradando i polimeri in monomeri da trattare industrialmente per essere utilizzati nella produzione di nuove plastiche partendo da questi ultimi. Rimane quindi il problema della reale industrializzazione di tali processi di degradazione e riciclo e della moltitudine di plastiche per le quali non sono attualmente nemmeno allo studio enzimi in grado di degradarla nei monomeri di base.

Il direttore di ESPER, Attilio Tornavacca, ha recentemente pubblicato un articolo di approfondimento su questa tematica in cui, pur augurandosi che le tecnologie di uso degli enzimi a livello sperimentale vengano al più presto realmente sviluppate a livello industriale, ha evidenziato che “sarebbe quindi necessario che alcune testate giornalistiche ponessero in futuro maggiore attenzione al rispetto dei propri codici deontologici controllando più rigorosamente i titoli dei propri articoli su questi temi che rasentano in alcuni casi, spesso inconsapevolmente ed in buona fede, il cosiddetto Greenwashing”.

In caso contrario sarà infatti sempre più difficile far comprendere ai consumatori che non è più procrastinabile un cambio di abitudini per tutelare le prossime generazioni dal quotidiano sempre maggiore aumento delle plastiche disperse nel nostro pianeta (ripristinando ad es. il vuoto a rendere e cercando di evitare di consumare prodotti usa e getta).

Segnaliamo quindi che, per approfondire e diffondere la pratica del vuoto a rendere, è stato organizzato nella mattinata del prossimo 7 giugno 2022 (dalle 10:15 presso la Sala Capranichetta, in Piazza di Montecitorio 125) il primo convegno nazionale dedicato ai Sistemi di Deposito Cauzionale. Interverranno Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza, Coordinatore Scientifico della campagna “A buon Rendere”, Duccio Bianchi, fondatore di Ambiente Italia e Clarissa Morawski, Fondatrice e Amministratrice Delegata di Reloop, Piattaforma europea multi-stakeholder che promuove politiche e modelli di business basati sull’uso consapevole e circolare delle risorse.


[1] https://www.greenme.it/telegram/coca-cola-non-basta-il-tappo-della-bottiglia-che-non-si-stacca-quando-riempi-il-mondo-di-plastica/

Bilancio di previsione prorogato al 30 giugno 2022. La proroga comprende anche i provvedimenti TARI

Nel corso della seduta straordinaria della Conferenza Stato città ed autonomie locali del 31 maggio 2022 è stata approvata la proroga del termine per l’approvazione dei bilanci di previsione dei Comuni al 30 giugno prossimo, che verrà formalizzata con apposito decreto del Ministro dell’Interno.

La proroga riguarda anche l’approvazione delle delibere TARI (PEF-regolamento-tariffe), che sono state recentemente allineate con i termini di approvazione del bilancio dall’art. 43, comma 11 del dl 50/2022, qualora questi ultimi siano fissati in data successiva al 30 aprile di ciascun anno. Si ricorda che tale disposizione prevede anche che i Comuni che abbiano già approvato i propri bilanci di previsione possano effettuare una semplice variazione di bilancio per recepire gli eventuali effetti della successiva deliberazione dei provvedimenti relativi alla TARI, anziché dover procedere ad una riapprovazione dello stesso.

Fonte: Fondazione IFEL