Le tasse sulla plastica monouso piacciono agli inglesi

Una consultazione pubblica avviata dal governo conservatore della Gran Bretagna su come delle tasse dedicate potrebbero affrontare il crescente problema delle plastiche monouso e del loro riciclo ha ricevuto ben 162.000 risposte e osservazioni. Il ministro del tesoro britannico, Robert Jenrick, ha detto che il governo sta studiando «incentivi intelligenti e intelligenti» per convincere i produttori di plastica ad assumersi la loro responsabilità.

I rapporti commissionati dal governo del Regno Unito e altri indipendenti  suggeriscono l’introduzione di un’imposta sui produttori e su alcuni prodotti in plastica usa e getta che potrebbe includere misure come una tassa sulle tazze di caffè monouso.

Rispondendo alla consultazione , il Tesoro britannico ha dichiarato di voler «promuovere un maggiore utilizzo della plastica riciclata nella produzione, scoraggiare la plastica che è difficile da riciclare – come la carbon black plastic– e ridurre la domanda di articoli monouso, comprese tazze da caffè e scatole da asporto».

Jenrick ha dichiarato di essere fortemente impressionato da sostegno dell’opinione pubblica a una possibile tassazione della plastica monouso e  che  «Le risposte che abbiamo ricevuto saranno utilissime per sviluppare i nostri piani per l’utilizzo del sistema fiscale per contrastarla. Il nostro dovere di lasciare l’ambiente in uno stato migliore di quello che abbiamo trovato è assolutamente chiaro e ciò che abbiamo mostrato oggi è un altro step importante per garantire un futuro più pulito e più verde per la Gran Bretagna«.

BBC News ricorda che «A gennaio, i parlamentari dell’Environmental Audit Committee called avevano chiesto il cosiddetto latte levy  per li bicchieri usa e getta», dopo che a gennaio la stessa commissione aveva rivelato che ogni anno ne vengono buttati via circa 2,5 miliardi. La presidente della Commissione,  Mary Creagh ha spiegato che «Quasi nessuno  viene riciclato e ne vengono gettati via mezzo milione al giorno  e i distributori di tazze di caffè non hanno intrapreso azioni per rimediare a tutto questo e il governo è rimasto con le mani in mano».

Infatti, alcuni ministri conservatori (probabilmente temendo di perdere voti) avevano messo in dubbio i vantaggi derivanti dal far pagare ai consumatori una tassa sulla plastica usa e getta, ma la consultazione voluta dal loro  stesso governo li ha smentiti: i consumatori/elettori sono in gran parte favorevoli e vogliono partecipare alla “guerra” contro i contenitori di plastica monouso che, secondo BBC News, in gran parte non possono essere riciclati.

A Friends of the Earth UK sono molto soddisfatti per la risposta dell’opinione pubblica e la campainer Emma Priestland ha detto che «Mette in evidenza la schiacciante richiesta di azioni più severe per affrontare il flagello dell’inquinamento da plastica. I ministri hanno ora un fortissimo  mandato per utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione, comprese la tassazione e le normative, per imporre ai rivenditori e ai produttori di arginare la marea dell’inquinamento da plastica che scorre nei nostri fiumi e mari”.

Hugo Tagholm, di Surfers Against Sewage, conclude: «Questa è una chiara indicazione della voglia dell’opinione pubblica di ulteriori interventi fiscali per contribuire a ridurre l’inquinamento da plastica che grava sul nostro ambiente, dalle strade del centro città, alla campagna e fino ai nostri oceani».

Fonte: GreenReport

Francia: bonus-malus sulle plastiche e lotta fiscale all’incenerimento

Macron lo aveva inserito in campagna elettorale, e il tema del riciclo integrale degli imballaggi in plastica entro il 2025, entra puntuale nell’agenda politica francese. Con una terminologia che non lascia spazio a molti dubbi: si parla di “guerra” alla plastica non riciclata, “elettroshock” per il sistema produttivo.

Dal 2019 sarà attivo in Francia un sistema di bonus-malus che privilegerà in maniera molto evidente i prodotti costruiti a partire da materiale riciclato. “Fino al 10%” garantisce Brune Poirson, segretaria di Stato alla transizione ecologica e alla solidarietà.
Il meccanismo è di per sé molto semplice: “Quando un consumatore potrà scegliere tra una bottiglia prodotta con plastica riutilizzata e una no, la prima sarà più conveniente” continua la Poirson. L’obiettivo dichiarato è quello di incentivare un mercato per i materiali riciclati, senza imporre divieti , almeno in un primo momento, così da poter raggiungere quota 100% di riciclo della plastica.

Una misura richiesta a gran voce anche dal mondo del riciclo italiano. Nel novembre 2017 Diego Barsotti, responsabile della Comunicazione per Revet e Revet Recycling nell’ambito del volume 20 anni di gestione degli imballaggi – cosa è stato fatto, cosa resta da fare a proposito della incentivazione del mondo del riciclo dichiarava: “Ci sono tre proposte di legge attualmente in discussione fra Senato e Camera con la possibilità di essere inserite come emendamento sulla legge di bilancio, che andranno probabilmente ad essere cancellate. Probabilmente perché gli incentivi al mondo del riciclo danno noia ad altre filiere industriali, che vedrebbero diminuire i propri.
Eppure il ragionamento sugli incentivi al riciclo è paragonabile a quello che si fece sulle energie rinnovabili. L’Italia partì sulle rinnovabili in forte ritardo rispetto agli altri Paesi Europei. Bisognava dunque attivare un mercato velocemente e si decise di ricorrere agli incentivi. E il risultato è che oggi abbiamo costruito un settore che può camminare autonomamente. Se è stato giusto incentivare la rinnovabilità dell’energia, perché adesso non si pensare a incentivare la rinnovabilità della materia?”

Ma gli incentivi ai prodotti riciclati non saranno l’unico strumento che la Francia vorrà utilizzare per raggiungere l’obiettivo 100% di riciclo: “Sarà però una strategia a 360 gradi – ha spiegato Poirson – Ad esempio oggi nel nostro paese costa molto meno mandare un rifiuto in inceneritore che riciclarlo. Non va bene. E il piano infatti prevederà uno strumento fiscale per invertire la tendenza“. – S.C.

Cresce la RD in Emilia Romagna. Parma è la provincia Regina

Sempre più raccolta differenziata in Emilia-Romagna, con dati che la collocano ai primi posti in Italia. Nel 2017 ha toccato quota 64,3%, facendo registrare un ulteriore incremento rispetto al 61,8% dell’anno precedente: +2,5%. Si tratta di 1 milione e 861 mila tonnellate, pari a 417 chilogrammi per abitante, avviate al recupero, cinque in più a testa rispetto al 2016. Si conferma quindi il trend in continua crescita degli ultimi quindici anni, in cui la raccolta separata di carta, vetro, alluminio, umido è più che raddoppiata a partire dal 28% del 2002. Un andamento che rende concreto l’obiettivo del 73% di raccolta differenziata fissato dal Piano regionale dei rifiuti al 2020 e traguardo già tagliato da 107 Comuni: uno su tre (il 32,3%) dei 331 dell’Emilia-Romagna. E la raccolta differenziata si attesta all’80% nei Comuni dove è già applicata la tariffazione puntuale, dove cioè si paga per quanto si butta.

Attivi tutti i territori, nei quali non si scende mai al di sotto di una soglia di poco inferiore al 55%. Per fare alcuni esempi, fra le province Parma (con la consulenza di ESPER ndr.) tocca il 77,6%, Reggio Emilia il 71,3%, Ferrara il 68% e Modena il 67,8%. Rispetto al 2016, il balzo in avanti più rilevante è quello segnato dal territorio ferrarese: +7,2% (sul 60,8% dello scorso anno). Bene il parmense con +3,7% (sul 73,9%) e il riminese in crescita del 3,3% (sul 60,2%).

L’aumento della differenziata corrisponde a un calo della produzione di rifiuti urbani indifferenziati, che l’anno scorso si è fermata a 1 milione e 35 mila tonnellate: -8,65% rispetto al 2016. Una tendenza in linea con il continuo decremento registrato dal 2002: da allora – quando si attestava su un milione e 901 mila tonnellate – la produzione di indifferenziato è crollata del 45,56%.
Per quanto riguarda la composizione merceologica, la percentuale maggiore (22%) è relativa al verde (scarti di giardino e grosse potature); seguono carta e cartone (21%), umido (15%), vetro (8%), legno (8%), plastica (7%), ingombranti (letti, materassi 4%) e inerti domestici (oggetti di scarto di lavori edili domestici 5%), metalli ferrosi e non (2%), altre raccolte differenziate (3%), i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee (1%).

Rifiuti raccolta differenziata cassonetti

Tariffazione puntuale: 48 Comuni ad alto tasso di differenziata 

Vola, in particolare, la separazione dei rifiuti nei 48 Comuni dove nel 2017 si è applicata la “tariffa puntuale” (a luglio 2018 sono passati a 60). In media si colloca all’80% con picchi che raggiungono il massimo nel modenese, dove si trovano i sette centri della regione in cui si è già oltrepassato il 90%: Camposanto (93,3%), San Possidonio (93,1%) e San Felice sul Panaro (93%) Cavezzo (91,8%), Novi di Modena (90,9) e Concordia sulla Secchia (90,2), oltre a Medolla che – passato a tariffa puntuale nel 2018 – già lo scorso anno era al 91,3% di differenziata. Sopra al 90% – e a tariffa puntuale – si trovano, nel parmense, Montechiarugolo (89,6%), Mezzani (89,2) e San Secondo Parmense (89). Introdotta dalla legge regionale sull’economia circolare (la numero16 del 2015), la tariffa puntuale è un sistema per la gestione dei rifiuti che consente di calcolare la tariffa, nella parte variabile, in base alla reale produzione dei rifiuti. Entro il 2020 questo criterio sarà attuato in tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. Il principio è semplice: meno rifiuto indifferenziato verrà consegnato al servizio di raccolta, più bassa sarà la tariffa e ognuno pagherà in base a quanto rifiuto butterà.

Operatore ecologico raccolta differenziata rifiuti

Le province
La raccolta differenziata oltrepassa abbondantemente il 50% in tutte le province (si va dal 54,8% al 77,6%). Parma tocca il 77,6%, facendo registrare un incremento pari al 3,7% rispetto al 73,9% del 2016. Reggio Emilia segna il 71,3% (+2,9% rispetto al 2016), poi Ferrara che raggiunge il 68% e mette a segno l’aumento più rilevante sull’anno precedente: +7,2%. Modena con il 67,8% (+3% in più), quindi Rimini al 63,5% (+3,3%) e sale anche Bologna con un +2,8%, centrando il 59,5% di differenziata. Forlì-Cesena si attesta al 56,4% (+0,8) mentre Ravenna è sostanzialmente stabile col 54,8% (-0,4%). Calo per Piacenza, al 61,1% rispetto al 63,4% dell’anno precedente. Il passaggio alla tariffa puntuale, indispensabile per accrescere le percentuali di raccolta differenziata, avverrà in modo completo in tutti i territori quando saranno aggiudicate le nuove gare per il servizio di gestione rifiuti. Entro l’autunno prenderanno il via a Bologna, Modena e Reggio Emilia, mentre sono in  corso le procedure di aggiudicazione  per Piacenza, Parma , Ravenna e Cesena.

Fonte: Eco dalle Città

Il ministero dell’Ambiente avvia una consultazione pubblica sull’economia circolare

Fino al 1 ottobre si potrà dire la propria sugli indicatori utili per misurare l’uso efficiente delle risorse

Minambiente e il Ministero dello Sviluppo economico hanno elaborato (con la collaborazione dell’Enea e di altri esperti in materia) il documento Economia circolare ed uso efficiente delle risorse – Indicatori per la misurazione dell’economia circolare.
Lo scritto ha l’obiettivo di individuare indicatori adeguati per misurare e monitorare la concreta circolarità dell’economia e l’uso efficiente delle risorse a livello macro (sistema paese), meso (regione, distretto, settore, ecc.) e micro (singola impresa, organizzazione, amministrazione).

Gli indicatori contenuti nel documento non sono tuttavia da considerarsi esaustivi: vogliono rappresentare la base da cui partire per arrivare ad individuare le migliori soluzioni perseguibili per il sistema Italia, attraverso un’economia circolare, in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse naturali.

Un obiettivo a cui Minambiente vuole arrivare con un’operazione concertata: sono chiamati a partecipare ad una consultazione pubblica per dire la propria sul documento imprese, organizzazioni, istituzioni e altri soggetti pubblici o privati cittadini  c’è tempo fino al primo ottobre. Si può fornire il proprio contributo andando all’indirizzo:  http://indicatoricircolari.consultazione.minambiente.it/.

«I risultati della consultazione pubblica on line – spiegano dal Ministero – saranno presi in considerazione per la stesura del documento definitivo. A conclusione della consultazione, inoltre, saranno elaborati un resoconto e una nota illustrativa degli esiti. Il resoconto conterrà la descrizione dei dati relativi alla partecipazione, insieme ad una loro analisi di tipo quantitativo. Alla nota illustrativa saranno allegati tutti i contributi pervenuti, tutelando comunque la riservatezza dei dati personali, in modo da consentire la verifica delle elaborazioni e delle sintesi riportate nel documento stesso»*.

*dichiarazione rilasciata a GreenReport

Petrosino. Droni, transponder, spot e una RD da primato

Petrosino. Un piccolo Comune costiero della provincia di Trapani di poco più di 8000 abitanti. Da poco ha implementato, con l’assistenza tecnica di ESPER,  un nuovo servizio di raccolta che ha portato il Comune da un sostanziale 0% di raccolta differenziata ad un 80% con una crescita costante.
Ne parliamo con il Sindaco Gaspare Giacalone

Sindaco, come sta andando il nuovo servizio di raccolta rifiuti a Petrosino?

Gradualmente negli ultimi mesi abbiamo iniziato questa nostra rivoluzione implementando quello che è un servizio fortemente innovativo. Per la nostra comunità, nel profondo Sud, rappresenta un cambiamento molto forte. Ricordo che la nostra esperienza va inquadrata nella realtà siciliana che vive costantemente in emergenza. Le cose che in altre parti del mondo appaiono normali, da noi diventano un po’ più che straordinarie. Fatta questa premessa, seguendo il progetto redatto da ESPER, abbiamo esteso il porta a porta a tutto il territorio comunale ed è iniziata una raccolta differenziata spinta. Ho preso un Comune che aveva completamente abbandonato la raccolta differenziata registrando un non proprio virtuoso 0%, oggi abbiamo raggiunto quota 80%, in pochissimo tempo. Quindi abbiamo raggiunto risultati straordinari con una crescita costante, grazie anche ad un’azione di comunicazione continua e, aggiungo, ad un’azione di repressione piuttosto forte.

Quando parla di repressione immagino si riferisca all’azione forte che la sua amministrazione sta portando avanti contro gli abbandoni.

Sì. da quando sono sindaco abbiamo sempre cercato di intervenire su questo problema. In Sicilia, e in buona parte del meridione, c’è la cattiva abitudine di abbandonare i rifiuti un po’ ovunque. E su questo noi abbiamo deciso di intervenire con risolutezza in maniera quotidiana. In particolare, oltre all’uso già sperimentato in passato delle telecamere e all’azione di squadre di vigili urbani che, accompagnati dagli operatori, vanno ad aprire i sacchetti abbandonati individuandone la provenienza ed andando a sanzionare i responsabili, secondo legge, quest’ anno abbiamo modificato il regolamento della videosorveglianza ed abbiamo dato il via ad un nuovo progetto sperimentale con l’utilizzo di un drone. Con scrupolo e nel rispetto totale della normativa, andremo davvero a dare battaglia a chi abbandona i rifiuti.
Io sono comunque soddisfatto: il mio Comune è pulito. Ma è una di quelle conquiste che vanno difese. Non abbassiamo la guardia e continuiamo quotidianamente a lavorare su questo fronte. Proprio in questi giorni abbiamo diffuso un video  che nel giro di 24 ore ha ricevuto migliaia di visualizzazioni. È uno spot contro gli abbandoni. Forte, provocatorio, ma anche ironico e divertente. Abbiamo scelto di dedicare una parte della nostra comunicazione istituzionale alla lotta contro gli abbandoni, cercando per una volta di far apparire chi ha questi comportamenti incivili non come il furbetto di turno, magari da guardare con un sorriso di comprensione, ma come un idiota da mettere in ridicolo.

Ci parlava di droni. Che ruolo riveste la tecnologia nel nuovo servizio?

Abbiamo dotato tutti i contenitori distribuiti alle utenze domestiche e commerciali di trasponder che ne permettono l’identificazione nel momento della raccolta, per monitorare il numero di svuotamenti relativo ad ogni contenitore.
Ma voglio essere chiaro: la filosofia non è quella del controllo da parte della Amministrazione.
Fino ad ora ho parlato delle politiche repressive e degli strumenti che abbiamo implementato per perseguire chi trasgredisce le norme. Ma quello che ci interessa è un meccanismo premiale, perché vogliamo che quei cittadini che gestiscono al meglio i propri rifiuti, siano premiati. Non solo, ma il piano redatto con la collaborazione di ESPER, prevede premialità non solo per i cittadini, ma anche per gli operatori e perfino per l’impresa che con noi collabora sul rinnovato servizio di raccolta rifiuti. L’obiettivo finale è quello di attivare ad una tassazione puntuale, parametrando la bolletta TARI sulla reale produzione di rifiuti di ogni utenza.

La raccolta a Petrosino però non è solo porta a porta: ci sono forme di flessibilità come le Isole Ecologiche. Come vengono utilizzate?

Abbiamo già un’isola ecologica che è abbastanza attrezzata e devo dire piuttosto moderna nel concetto e nelle forme di recepimento dei rifiuti. Tuttavia questo non è il nostro punto di arrivo: il punto d’arrivo è un ecocentro. Anche in questo caso stiamo parlando di un concetto comune in altre parti d’Italia, mentre in Sicilia il nostro sarà probabilmente il primo o quantomeno tra i primi ad essere costruito. Abbiamo presentato un progetto bellissimo che è stato già non solo approvato dalla Regione Sicilia, ma già finanziato. Sarà un posto accogliente per i cittadini e per i loro rifiuti.
“Un posto per ogni cosa” questo è il nostro motto

Un motto ed un’azione che hanno portato a risultati di eccellenza assoluta!

La bellissima notizia di oggi è che il Comune di Petrosino ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata! Lo abbiamo fatto in piena estate quando la popolazione presente sul territorio comunale aumenta di altre 3 mila unità e quando nel resto della Sicilia si parla di emergenza rifiuti. È questo il risultato di un grande lavoro di prevenzione, informazione e repressione che ha portato velocemente a raggiungere risultati straordinari. Campagna di sensibilizzazione, distribuzione di nuovi contenitori, nuovo calendario per la raccolta, sistema di video sorveglianza, uso del drone con perlustrazione aerea, appostamenti dei vigili urbani. E poi, parafrasando il nostro video spot, abbiamo fatto la festa ad oltre 100 simpaticoni con multe salatissime per chi butta rifiuti fuori dai luoghi, dagli orari e dagli appositi contenitori. Petrosino: buone pratiche e risultati eccellenti!

Rapporto Comieco: cresce la raccolta carta in Italia

Con quasi 3,3 milioni di tonnellate di materiale cellulosico raccolto dai Comuni(+52.600 tonnellate rispetto all’anno precedente) e un pro-capite che supera i 54 kg/abitante, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia nel 2017 è cresciuta del 1,6% rispetto al 2016. Risultati importanti che confermano il trend di incremento degli ultimi anni e che testimoniano come la raccolta differenziata sia ormai un’abitudine consolidata di senso civico.

L’Italia è un paese ricco di boschi poveri e per questo la nostra industria cartaria ha sempre fatto un ricorso massiccio al macero per alimentare i processi produttivi: con 10 tonnellate di macero riciclate al minuto l’Italia si conferma leader in Europa per il riciclo di carta e cartone. L’apertura di nuove cartiere (2 già operative e 1 in avviamento) potrà aumentare la richiesta di questa “materia prima seconda” di ulteriori 1,2 milioni di tonnellate garantendo così un importante sbocco interno al materiale raccolto dai Comuni.

Proseguendo l’analisi dei dati del 23° Rapporto, notiamo che a spingere il positivo risultato del 2017 è ancora una volta il Sud Italia con un +6,1%; a livello di raccolta pro-capite, l’Abruzzo ha confermato le performance migliori dell’area. Il Centro Italia è cresciuto dell’1,6% grazie soprattutto alle performance della già virtuosa Toscana. Il Nord si trova in una situazione di sostanziale stabilità, garantendo costanza in una raccolta già matura da anni anche se le performance migliorative di regioni storicamente ai vertici della classifica nazionale come Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia confermano che l’abitudine a fare bene stimola ognuno per la propria parte (filiera, amministrazioni, gestori e cittadini) ad un continuo sviluppo.

I numeri della raccolta differenziata di carta e cartone in Italia sono destinati a salire se si considerano i nuovi obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione Europea che coinvolgono rifiuti e imballaggi. Il primo target è quello di raggiungere 3,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte in modo differenziato entro il 2020. Se si continua sulla buona strada intrapresa le 200mila tonnellate ancora da intercettare non sono un traguardo impossibile. Il secondo obiettivo, entro il 2035, sarà il raggiungimento di un tasso di riciclo di imballaggi cellulosici dell’85%. Ad oggi il tasso di riciclo è poco sotto l’80%, ovvero in Italia si riciclano 4 imballaggi su 5

Scarica il XXIII Rapporto Comieco

RASSEGNA STAMPA – Chiaramonte Gulfi “re” della differenziata: in un mese il 75,77%

Un risultato che ha sorpreso tutto. In appena un mese dall’avvio della raccolta differenziata, iniziata lo scorso 19 giugno, a Chiaramonte Gulfi si è già raggiunta la percentuale del 75,77%. Un assoluto primato regionale conquistato dal Comune montano della provincia di Ragusa dove l’azienda Mecogest ha avviato il servizio di differenziata spinta porta a porta.

E’ stato l’ingegnere Salvatore Samà, direttore tecnico di Mecogest, a fornire lo straordinario risultato raggiunto in appena 30 giorni, e a illustrare i vari passaggi attivati all’interno dell’appalto e in conformità del capitolato di gara. Il dato è stato comunicato ieri sera nel corso di un affollato incontro con la cittadinanza alla sala Sciascia. Si è iniziati a febbraio scorso con la fase di start up e successivamente la fornitura di tutti i contenitori e dei mezzi di lavoro oltre alla realizzazione del materiale informativo e del sito internet dedicato. Infine il ritiro di tutti i cassonetti tradizionali e la distribuzione dei piccoli secchielli tra le famiglie per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta iniziata il 19 giugno.

In un solo mese si è provveduto alla raccolta di 102720 kg di rifiuti differenziati mentre sono scesi a 32840 kg i rifiuti non differenziati.

“Ogni anno oltre 4300 tonnellate di rifiuti urbani prodotti dal Comune di Chiaramonte Gulfi, andavano smaltiti in discarica – spiega Samà – Con il sistema di raccolta a cassonetti stradali, solo una percentuale 5% dei rifiuti prodotti veniva differenziato per essere poi recuperato. Insieme abbiamo cambiato rotta, abbiamo ridotto i rifiuti, risparmiando sia economicamente che a livello ambientale”.

Ieri sera molti cittadini si sono complimentati con il team degli operatori ecologici della ditta Mecogest che lavorano a Chiaramonte Gulfi divenuti “amici” pronti a spiegar meglio come differenziare e a fornire tutte le indicazioni del caso. Plauso è arrivato anche per l’Amministrazione e per il Consiglio comunale considerato che sia gli assessori che molti consiglieri hanno favorito la diffusione delle modalità di raccolta differenziata attraverso l’organizzazione di vari incontri, contribuendo così alla realizzazione del 13esimo punto del programma elettorale.

“Un dato straordinariamente entusiasmante – commenta il sindaco Sebastiano Gurrieri – soprattutto se si considera che è stato raggiunto in appena 30 giorni dall’avvio della raccolta differenziata porta a porta. Un traguardo regionale per Chiaramonte Gulfi che evidenza il grado di civiltà dei chiaramontani e l’aver compreso questa importante rivoluzione che serve a migliorare l’ambiente, grazie al riciclo, e contemporaneamente a trasformare il rifiuto in risorsa. Un dato dunque che permette, avendo superato la percentuale di legge del 65%, di far scattare la premialità regionale e che ci porterà all’inizio del nuovo anno scolastico, ad avviare ulteriori azioni di educazione ambientale tra le scuole, tra i nostri giovani, molti dei quali li abbiamo già incontrati e proprio da loro è arrivata la risposta più entusiasmante considerato che hanno voluto materiale informativo da portare in famiglia, dichiarandosi pronti a collaborare attivamente per la raccolta differenziata”.

 

Fonte: NuovoSud.it

‘Una nuova vita per le plastiche dure’

Sul numero di luglio di ‘Formiche’ un contributo del presidente del Cnr Massimo Inguscio sul progetto ‘Plasmare’, condotto dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con Esper, che ha l’obiettivo di individuare un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure.

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Il progetto ‘Plasmare’ (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn è finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi prodotti: “Bisogna lavorare per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato (plastiche dure) che grava sulle discariche, permettendo di recuperare preziose risorse che possono essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi”.

Articolo del Presidente Cnr Massimo Inguscio tratto dal periodico Formiche.net, numero di Luglio 2018

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Con il progetto Plasmare si sta individuando un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Il crescente consumo di materiali plastici sta avendo negli ultimi anni un impatto sempre più devastante sull’ambiente. Per contrastare tale fenomeno, è necessaria la pianificazione di azioni di intervento che agiscano a diversi livelli: dalla sensibilizzazione dei cittadini, allo scopo di limitare la dispersione incontrollata di rifiuti plastici nell’ambiente, all’ottimizzazione dei pro- cessi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti plastici. Una particolare attenzione deve essere rivolta alle plastiche dure che ad oggi non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati.

Sulla base di tali considerazioni, l’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio nazionale delle ricerche in coordinazione con l’Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti (Esper), hanno collaborato all’ideazione e presentazione del progetto Plasmare (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn. Si tratta di un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi pro- dotti. L’obiettivo è l’individuazione di un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Affinché ciò avvenga, è necessario sviluppare e potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post-consumo in nuovi cicli produttivi – a integrazione delle materie prime vergini – promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione, sostenibile anche dal punto di vista economico. Ad oggi, uno dei principali limiti al riciclo delle plastiche dure, oltre all’eterogeneità dei materiali presenti, e all’elevato costo dei processi di trattamento, è che esse non rientrano tra gli imballaggi. Per fare fronte a tali esigenze, Plasmare si propone in una prima fase di individuare le tecnologie più efficaci per il riciclo delle plastiche dure post-consumo, attraverso contatti e sopralluoghi presso i diversi impianti che già si occupano del trattamento dei rifiuti plastici (mediante meccanismi di selezione, lavaggio, stampaggio, ecc.) al fine di conoscere da vicino le metodologie ad oggi disponibili e le potenzialità future.

Nelle fasi successive, saranno svolte attività di sviluppo sperimentale che permette- ranno di ottimizzare le metodologie selezionate per il trattamento dei rifiuti; verrà esaminata la possibilità di migliorare il processo di riciclo intervenendo nella fase di separazione con la messa a punto di un sistema su scala di laboratorio; verrà valutato il ciclo di vita mediante metodo Life cycle assessment (Lca) e l’efficienza dell’intero processo di trasformazione, nonché la potenzialità di mercato del prodotto.

Il progetto prevede, inoltre, una serie di iniziative finalizzate alla diffusione dei risultati ottenuti e delle tecnologie sviluppate tramite il coinvolgimento di Comuni, come ad esempio l’Associazione comuni virtuosi, aziende e associazioni di categoria interessa- te. Plasmare costituisce una valida opportunità per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato che grava sulle discariche, permettendo, inoltre, di recuperare preziose risorse che possano essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi.

Trasformare rifiuti in soldi per la città: Milano batte Roma 4 a 1

L’università Bocconi: i sistemi porta a porta fanno calare i costi, aumentano i ricavi e la qualità della differenziata. Milano esempio virtuoso in Italia

Di Francesco Bertolini *

Quello tra rifiuti urbani e l’economia circolare è un rapporto che può contribuire in modo determinante allo sviluppo di una economia realmente sostenibile. Ma per raggiungere questo obiettivo non si può prescindere da una gestione efficiente dei rifiuti. È quest’ultima uno dei segnali per capire la tendenza che le economie sviluppate stanno intraprendendo.

La produzione di rifiuti pro capite è tendenzialmente legata al Pil pro capite. Nella UE a 28, il Paese con una minore produzione pro capite risulta essere la Romania con 261 kg procapite e il Paese che ne produce di più la Danimarca con 777 (nella parte alta del ranking anche Cipro e Malta che scontano l’alto numero di turisti che ovviamente incidono sul valore assoluto).

Produzione pro capite annua di rifiuti urbani nell’Ue a 28. FONTE: Eurostat 2018, dati riferiti al 2016

A caccia di modelli virtuosi

Rompere questo accoppiamento dovrebbe essere un obiettivo strategico delle politiche ambientali globali, altrimenti il raggiungimento di una economia circolare rischia di essere più complicato. A prescindere da considerazioni macroeconomiche, comunque fondamentali per pianificare un futuro più sostenibile, la Bocconi School of Management ha realizzato un’indagine per interpretare alcune dinamiche e alcune relazioni tra le variabili critiche che fotografano il ciclo dei rifiuti solidi urbani nelle nostre realtà. Obiettivo: individuare i modelli più virtuosi nella gestione dei rifiuti.

Per capire la realtà italiana si è considerato un campione di 9 città e 4 consorzi, corrispondenti a una popolazione di circa 8,5 milioni di abitanti. La significatività del campione è confermata dalle percentuali che emergono: considera infatti il 14,5 % della popolazione nazionale, il 37% dei comuni sopra i 150.000 abitanti e il 66% di quelli superiori ai 500mila abitanti. Fornisce quindi una rappresentazione molto esaustiva di buona parte del Paese, tenuto conto che alcune città del sud interpellate non sono rientrate nell’analisi.

Le caratteristiche del campione utilizzato nella ricerca SDA Bocconi sui modelli virtuosi di gestione dei rifiuti solidi urbani.

Il porta a porta ben fatto non fa aumentare i costi…

Dall’analisi emergono alcune considerazioni che vanno a confermare o smentire alcuni assiomi che spesso stanno alla base della discussione sul ciclo dei rifiuti urbani.

All’aumentare dei servizi offerti ai cittadini, in primo luogo all’aumentare di un servizio di raccolta porta a porta (PAP) che rende più agevole la separazione dei rifiuti, non corrisponde un aumento dei costi operativi, anzi l’analisi evidenzia come dove è stato implementato un servizio di porta a porta sul totale delle utenze, i costi si collocano su fasce intermedie.

Confronto tra i costi di gestione del servizio raccolta rifiuti e il tasso percentuale di raccolta porta-a-porta realizzato da vari Comuni italiani. FONTE: SDA Bocconi

…e fa calare i rifiuti

Inoltre i risultati del campione analizzato mostrano una correlazione positiva tra una maggiore estensione delle utenze servite dal PAP e migliori risultati in termini di percentuali di raccolta differenziata raggiunti. Dai dati sembra inoltre emergere una netta correlazione tra diffusione della raccolta porta a porta e minor produzione di rifiuti.

Confronto tra produzione di rifiuti e diffusione del porta a porta. FONTE: SDA Bocconi

Laddove il PAP sia stato introdotto più recentemente, i dati sulla produzione di RSU risultano ancora superiori alla media nazionale mentre le città in cui il PAP è attivo da più anni sono stati raggiunti livelli maggiori di efficienza del sistema.

Porta a porta: più è lontano l’anno di avvio, minri sono le quantità di rifiuti prodotti.

All’aumentare delle utenze servite da porta a porta, inoltre, risulta migliore la qualità del materiale raccolto (soprattutto per quanto riguarda le frazioni della carta e dell’organico) e maggiore la quantità di rifiuto organico per abitante raccolta.

Tassi di raccolta porta a porta e quantità di rifiuti organici intercettata.

La chiave è nell’umido

In chiave di economia circolare la raccolta dell’umido è ormai uno dei fattori chiave per un sistema di gestione dei rifiuti virtuoso. L’analisi ci consente di affermare che, laddove sono maggiori le quantità di frazione organica (FORSU) intercettata, i costi operativi di gestione risultano inferiori, soprattutto considerando il campione sopra i 300mila abitanti.

% di materiale non conforme presente nell’umido (Frazione organica) dei rifiuti solidi urbani.

Tra queste, a Milano va il primato per la quantità di frazione organica intercettata per abitante, oltre i 100 kg ab annuo, a fronte di un sistema di porta a porta che copre il 100% delle utenze e i livelli di RD più alti tra le città sopra i 300mila abitanti, e con i costi operativi annui più bassi all’interno dello stesso bacino dimensionale, ad esclusione di Genovache rappresenta un’anomalia in termini di più bassi livelli di performance raggiunti per quanto riguarda la RD, pari al 35 % a fronte di una media italiana pari al 52%.

Buone performance di raccolta differenziata fanno scendere i costi di gestione.

Le casse meneghine sorridono. Quelle capitoline no

Sempre di Milano il primato relativo ai maggiori ricavi per abitante anno da vendita dei materiali a CONAI e su libero mercato pari a circa 15€ annue per abitante, (indice di una maggiore qualità del materiale raccolto e di una maggiore efficienza del modello gestionale adottato per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata) e ai minori costi di conferimento euro tonnellata della frazione organica. Per fare un confronto: Roma, a causa delle peggiori performance, dal CONAI riceve appena 4€ per abitante. Quasi 4 volte meno.

Contributo CONAI ricevuto dai vari Comuni

Un primato che parte da lontano

Dai numeri della ricerca e dalla mappatura delle varie città del campione considerato, emerge la leadership di Milano. In città il porta a porta è stato avviato negli anni 90, durante l’emergenza rifiuti dell’epoca, con grande lungimiranza. I suoi costi di gestione, le sue performance e la qualità della raccolta effettuata la posizionano come modello di riferimento, non solo in chiave nazionale.

Riuscire a promuovere e replicare il modello Milano dovrebbe essere l’obiettivo di una efficiente gestione del ciclo dei rifiuti, in chiave di ottimizzazione delle risorse pubbliche, di risultati ambientali, di soddisfazione per i cittadini e non ultima, di possibilità di creare opportunità per “esportare” a livello internazionale tale modello. Il mondo ha infatti una urgente necessità di implementare un miglior rapporto con la montagna di rifiuti che ogni giorno produce.

* L’autore è docente di Public Policies and Management presso la SDA School of Management dell’Università Bocconi e presidente del Green Management Institute

Fonte: Valori

Al via la campagna estiva contro l’abbandono dei rifiuti

Dal 10 luglio al 10 settembre FISE Assoambiente promuove la seconda edizione della campagna #NoLittering, Non abbandonarmi!, contro l’abbandono dei rifiuti. Quest’anno l’iniziativa, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, coinvolgerà i cittadini sui social

Estate, tempo di vacanze e di rifiuti! Ma tutti possono contribuire a un cambio di passo. Per questo, il 10 luglio, parte #NoLittering, Non abbandonarmi!, una campagna attiva sul territorio e presente sui social contro l’abbandono dei rifiuti, promossa da FISE Assoambiente, l’Associazione delle imprese che operano nei servizi di igiene ambientale, recupero e smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. 

È l’abbandono in aree pubbliche di piccoli rifiuti come cartacce, bottiglie, gomme da masticare e mozziconi di sigarette il focus di #NoLittering. Lo scorso anno l’iniziativa lanciata sui social network ha raggiunto quasi 180.000 persone, motivo per il quale quest’anno, per rendere davvero social la propria iniziativa, cioè in grado di coinvolgere e promuovere nuovi comportamenti virtuosi, l’Associazione ha deciso di integrare gli strumenti digitali con iniziative concrete sul territorio.

Quindi, oltre alla campagna sui social network attraverso immagini e brevi video didascalici, il progetto coinvolgerà gli utenti invitandoli a immortalare concrete azioni di pulizia e di rimozione di rifiuti propri o di altri attraverso la pubblicazione di foto, taggando l’Associazione e indicando gli hashtag #pulisci&scatta #NoLittering.

FISE Assoambiente, inoltre, individuerà e adotterà tre luoghi di interesse turistico nel nord, nel centro e nel sud della Penisola, in cui promuover àfisicamente la campagna mettendo a disposizione buste per le azioni di pulizia.

«Il fenomeno del littering, l’abbandono di piccoli rifiuti senza far uso degli appositi contenitori – osserva il Direttore FISE Assoambiente Elisabetta Perrotta – è un atteggiamento particolarmente evidente nel periodo estivo, soprattutto nelle zone ricreative e nei luoghi di transito; atteggiamento che costringe molti comuni in Italia a investire cifre consistenti per gestire i rifiuti e mantenere puliti gli spazi pubblici».

È per questo, spiega Perrotta, che FISE Assoambiente ha deciso di ampliare la campagna, rinnovandola e puntando sui social per dare più visibilità all’impegno concreto dei cittadini sul territorio: «Siamo convinti che per proteggere l’ambiente sia fondamentale il contributo dei cittadini, attraverso comportamenti più ecosostenibili tesi a inserire i rifiuti nella filiera dell’economia circolare».

La campagna durerà due mesi, fino al 10 settembre, e sarà visibile sui canali social Assoambiente, oltre che sul sito  www.assoambiente.org , dove sarà disponibile per tutti gli utenti un approfondimento dedicato al tema #nolittering.

Fonte: La Stampa