Rapporto Comieco: torna a crescere la raccolta di carta e cartone. Il motore è il Sud

Presentato il 22° Rapporto Annuale di Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone, con un aumento nazionale del 3% grazie al Mezzogiorno, che cresce dell’8,6%

Con oltre 3,2 milioni di tonnellate raccolte dai Comuni, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia registra, dopo anni di stallo, un significativo incremento, superiore al 3%, togliendo più di 100mila tonnellate di rifiuti cellulosici alle discariche. Con un +8,6%, il Sud si conferma motore  principale e protagonista assoluto.
Lo evidenzia il 22esimo rapporto annuale di Comieco, che registra una media nazionale di raccolta pro capite superiore ai 53 kg/ab.
I dati – Una crescita importante, che rivela segnali ancor più interessanti se si analizzano i dati delle tre macro aree italiane: Nord, Centro e Sud tornano a registrare tutte valori positivi. A spingere la ripresa sono sicuramente le regioni del Sud che, con un +8,6% (un tasso di crescita doppio rispetto a quanto ottenuto nel 2015), superano i 32 kg pro capite e si confermano elementi trainanti della raccolta, contribuendo a più della metà della crescita nazionale. Riprende la sua corsa, dopo lo stop dello scorso anno, anche il Nord che, con un pro capite annuo di 63,3 kg/ab, segna un +1,5%. Fa ancor di più il Centro, con 65,6 kg per abitante e un +3%, grazie soprattutto alle performance prodotte nel Lazio. Ad oggi, visti i risultati raggiunti, la vera sfida è ottenere e migliorare la qualità della raccolta, che nel 2016 ha registrato una percentuale di impurità superiore al 3% (dato riferito ai flussi di raccolta famiglia).
Dai suoi esordi, nella fine degli anni ’90, l’Italia del riciclo di carta e cartone ha compiuto importanti passi avanti e noi italiani possiamo considerarci a pieno diritto una tra le nazioni europee meglio organizzate: in quasi 20 anni i volumi di carta e cartone raccolti sono più che triplicati, passando da 1 a oltre 3 milioni di tonnellate annue e riuscendo a sottrarre allo smaltimento in discarica più di 45 milioni di tonnellate di rifiuti cellulosici.
Come consorzio di filiera nell’ambito del sistema CONAI, dall’entrata in vigore del decreto Ronchi (D. Lgs. 22/97), Comieco ha sempre operato come garante dell’avvio a riciclo di carta e cartone, accompagnando di fatto lo sviluppo della raccolta differenziata in tutta Italia, con oltre 1,4 miliardi di euro corrisposti ai Comuni in convenzione (102 milioni di euro solo nel 2016) e 28 milioni di tonnellate di carta e cartone gestiti.
Ruolo sussidiario che continua ad avere anche oggi, lasciando che le aree più mature (Nord e Centro) continuino il loro percorso in autonomia e concentrando invece i propri sforzi – e i propri investimenti – nelle aree con maggior bisogno di un supporto (nella fattispecie il Sud e le Isole dove l’incidenza di Comieco è nel 2016 pari al 77% delle raccolte comunali).

Fonte: E-Gazette

Paul Connett: “Brava Augusta!”

Era il 12 gennaio quando ad Augusta veniva presentato il progetto “Fare con meno”, redatto da Esper e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, finalizzato alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.

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Il progetto che prevedeva anche un passaggio alla raccolta differenziata domiciliare, inizia ad avere i primi risultati.  “È  una rivoluzione che vede protagonisti i cittadini e rende noi orgogliosi”. Ad affermarlo sono il Sindaco Di Pietro e l’Assessore all’ambiente Pulvirenti e a confermarlo è Paul Connett in persona, attivista, ricercatore, noto in tutto il mondo per essere l’ideatore della strategia RIFIUTI ZERO. “Bravo Augusta!” Questo il commento a tutte le buone pratiche messe in moto per le diverse azioni del progetto Fare con Meno. Paul Connett, in Sicilia per il G7, non ha mancato la tappa augustana definita da lui stesso “modello virtuoso internazionale”.

Protagonista di un palco composito (formato da addetti ai lavori, amministratori, autorità, cittadini e allievi delle scuole), Paul Connett è di casa in Italia soprattutto per le battaglie contro gli inceneritori. “Dio ricicla, il Diavolo Brucia” ha sintetizzato l’ambientalista statunitense.

A conti fatti Augusta ha innegabilmente intrapreso un ottimo percorso verso la sostenibilità. Si è iniziato con la formazione per il compostaggio nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle parrocchie e nella casa di Reclusione (a cura Associazione Rifiuti Zero Sicilia, IRSAAT, Marco Terranova e Manuela Trovato ). Sono stati previsti incentivi economici per i cittadini che decidono di iniziare il compostaggio domestico (Comune di Augusta). È stata avviata un’opera di sensibilizzazione rivolta ai commercianti e ai ristoratori per la lotta allo spreco alimentare, per l’utilizzo di prodotti a Km 0 con imballaggi poco impattanti  (con Svimed e Ambiente Italia). Anche la Pubblica Amministrazione è stata coinvolta attivamente aumentando la consapevolezza sia nel momento dell’acquisto che dell’utilizzo di beni preziosi come la carta (con Impact Hub Siracusa). È stato incentivato il consumo della acqua pubblica attraverso la pubblicazione delle analisi chimiche e microbiologiche che ne certificano la potabilità (azione realizzata con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Superiore Ruiz e Megara, IRSAAT e Comune di Augusta). Ed infine è in cantiere un centro di riuso e riparazione per offrire una seconda vita ai beni di consumo.

L’usato dai risvolti ecologisti

Una nuova ricerca dimostra l’importanza dell’economia circolare per l’ambiente, specialmente nel settore automobilistico.

Il mercato dell’usato ha permesso nel 2016 di tagliare l’emissione di circa 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. Lo rivelano i risultati della ricerca Second Hand Effect, condotta dai norvegesi dello Schibsted Media Group – tra i leader mondiali nel settore dei marketplace digitali – insieme all’IVL, l’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale.

La ricerca ha avuto come campione 8 paesi della zona Europea e del Mediterraneo (Italia, Spagna, Francia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco) e si è basata sui dati provenienti dai relativi marketplace controllati da Schibsted.

Nel dettaglio, il report ha calcolato un risparmio totale di 16,378,725 tonnellate di CO2, ripartite in 12,667,880t per le automobili, 3,209,692t per oggetti di casa e personali, 866,034t per l’elettronica e 215,671t per sport e hobby. La categoria dei motori gioca ovviamente un ruolo determinante.

Francia e Italia guidano le statistiche e si consolidano come le nazioni di punta nella vendita dell’usato; entrambi i paesi hanno raggiunto numeri nettamente superiori ai restanti. In Francia, tramite la piattaforma Leboncoin, sono state totalizzate 7,523,733t di CO2 risparmiate, mentre nel Bel paese, l’outlet Subito.it ha misurato un totale di 6,095,827t.

Dal report fuoriescono numeri più precisi legati direttamente ai territori italiani. Per le regioni, la Lombardia si è dimostrata essere la più virtuosa, totale di CO2 risparmiata in tutto il Paese. Tra le più significative seguono poi la Campania (15,15), il Lazio (10,3%), il Veneto (9,2%) e il Piemonte (7,5%). Per quanto riguarda le province, invece, Napoli e Roma si posizionano ai vertici, risparmiando rispettivamente il 10,6% e l’8,3% di anidride carbonica; a seguire Milano (5,6%), Torino (5%) e Brescia (2,8%).

La Second Hand Economy, quindi, svolge una funzione molto importante nel nostro paese, sia in termini puramente economici – il business vale 19 miliardi di Euro, circa l’1,1% del PIL nazionale, come dimostrato nelle osservazioni di Daxo per Subito.it – che per la salvaguardia degli ecosistemi. L’economia circolare è un modello che propone anche una nuova concezione di consumismo, la quale ribalta l’attuale sistema, oramai sempre meno sostenibile: con l’obiettivo di allungare la vita degli oggetti si diminuisce la necessità di costruirne di nuovi da immettere sul mercato. E, in questo modo, viene ridotta sensibilmente la produzione di gas serra.

Con i disastri causati dal cambiamento climatico, la continua diffusione di processi sociali ed economici a ridotto impatto ambientale rappresenta un elemento di speranza per il risolvimento di questa enorme problematica.

Fonte: Regioni e Ambiente

Carta di Bologna: le Città metropolitane per lo sviluppo sostenibile

Le Città metropolitane hanno sottoscritto un Protocollo con cui assumono concreti impegni attorno a 8 macro obiettivi, in linea con l’Agenda al 2030 delle Nazioni Unite.

Nell’ambito dei 70 eventi pubblici del Programma #ALL4THEGREEN , per preparare, introdurre e “sensibilizzare” il G7 Ambiente, la riunione intergovernativa tra i Paesi più industrializzati che tiene a Bologna (11-12 giugno 2017), i Sindaci o loro delegati di 12 Città Metropolitane italiane hanno sottoscritto l’8 giugno 2017 a Rocchetta Mattei (Grizzana Morandi), sull’Appennino bolognese, alla presenza del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e dal Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, la Carta di Bologna per l’Ambiente. Le Città metropolitane per lo sviluppo sostenibile“.

Promossa da Bologna e redatta con il contributo di ANCI, dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Urban@it – Centro Nazionale di Studi per le politiche urbane, alla Carta hanno aderito le altre metro-città (Roma Milano, Torino, Firenze, Genova, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania e Cagliari).

Noi Sindaci riteniamo che le città e le comunità locali possano davvero essere il motore fondamentale della transizione ecologica che avrà importanti ricadute anche sullo sviluppo economico del Paese – ha dichiarato Virginio Merola, Sindaco della Città metropolitana di Bologna – Per questo intendiamo assumerci tutto l’impegno e la responsabilità che sono necessari e siamo pronti a misurare in modo trasparente, attraverso la definizione di obiettivi quantitativi e temporali, il nostro progresso verso il conseguimento dei traguardi degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Ci auguriamo che il Governo elabori un’Agenda urbana nazionale, garantendo alle città le risorse economiche e lo scenario normativo adeguato a tradurre i propositi in azioni concrete“.

Il Protocollo è strutturato attorno ad 8 macro obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, in linea con l’Agenda al 2030 delle Nazioni Unite.

1) Riciclo dei rifiuti

L’economia circolare, in particolare, può consentire alle Città metropolitane di slegare lo sviluppo dal consumo delle risorse naturali esauribili ed evitare la distruzione di valore insita nel modello economico attuale, impegnandosi a:
riciclare il 70% dei rifiuti;
conferire in discarica non più del 5% dei rifiuti al 2030;
– ridurre la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea;
portare la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (nel 2015 a livello nazionale era del 47,5%).

2) Difesa del suolo

In relazione alla tutela del territorio, le città si impegnano a:
ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2mq/ab attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale);
centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati.
L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda ONU richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.

3) Prevenzione disastri

I Sindaci si impegnano ad aggiornare il Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia (siglato nel 2015) per prevenire il rischio di disastri generati dai cambiamenti climatici.
Obiettivo è la redazione di piani integrati con gli strumenti di pianificazione nazionale per poter essere operativi entro il 2020. In questo ambito il quadro di riferimento nazionale è l’integrazione tra le iniziative Italia Sicura, Casa Italia e la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici del Ministero dell’Ambiente, superando l’attuale separazione con il Sendai framework for disaster risk reduction 2015-2030 del Dipartimento per la Protezione civile. Le parole chiave sono: rigenerazione urbana, attenzione alle periferie, riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente e sicurezza sismica e idrogeologica.

4) Transizione energetica

Sul fronte della transizione energetica e della qualità dell’aria le città italiane mirano a risultati ancora più ambiziosi rispetto a quanto imposto dalle direttive europee:
– per l’energia raggiungere nel 2025 (e non nel 2030) la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, migliorando l’efficienza energetica del 30% e producendo il 27% dell’energia da fonti rinnovabili.
In tema di qualità dell’aria è guerra dichiarata alle polveri sottili: si punta entro il 2025 al rispetto del limite massimo stabilito dall’OMS per il particolato sottile (10 μ/mc, più restrittivo di quello europeo: 25 μ/mc al 2015; 20 μ/mc al 2020). Per farlo servirà mettere a sistema i Piani regionali e il Piano congiunto Governo – Regioni della Pianura Padana del 2013, per valutare l’efficacia delle azioni adottate nei diversi ambiti (trasporti, industria, agricoltura, energia).

5) Qualità dell’aria

Serviranno Accordi di programma fra i diversi enti territoriali per coordinare le politiche necessarie al contrasto delle emissioni in atmosfera, con misure di livello locale (quali blocchi del traffico, ZTL, congestion charges), ma anche strutturali (es. incentivi rinnovo impianti riscaldamento, per la mobilità sostenibile). Necessario è anche il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio locale con strumenti di analisi dei dati per la previsione di picchi di inquinamento e la programmazione anticipata degli interventi di contrasto (blocchi del traffico).

6) Risparmio dell’acqua

L’obiettivo per le Città metropolitane in questo ambito è di ridurre entro la soglia fisiologica del 10 – 20% le perdite delle reti di distribuzione idrica entro il 2030 (2/3 in meno rispetto ad oggi) e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, portandoli allo stato di “buono” per tutte le acque entro il 2025.

7) Più verde urbano

Città più sostenibili significa anche città più verdi. L’obiettivo in questo senso è raddoppiare entro il 2030 la superficie media di verde urbano per abitante, arrivando a 30 mq per abitante (2/3 in più rispetto al 2014). Per farlo bisogna riconoscere il verde urbano nella sua totalità (pubblico, privato, urbano, periurbano), pianificare nuove categorie di aree e infrastrutture verdi adatte a fronteggiare il riscaldamento climatico, incentivare l’inserimento della componente vegetale nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove edificazioni.

8) Mobilità sostenibile

Le città si impegnano a raggiungere almeno il 50% del riparto modale tra auto e moto e le altre forme di mobilità entro il 2020. Anche su questo tema imprescindibile è il lavoro di squadra con il Governo nazionale che punti ad incentivare i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità ciclabile e pedonale, e lavori a misure infrastrutturali per la diffusione delle ricariche per le auto elettriche e a idrogeno.

Fonte: Regioni & Ambiente

Puglia, quando il Sud è virtuoso

Gli ARO Bari 2 e 5 hanno innestato la quinta marcia ed hanno sforato quota 70%
Italia a due velocità. È questa la metafora con cui tutti gli anni vengono presentati gli studi sull’andamento della raccolta differenziata nel Belpaese. Metafora che, senza dubbio in maniera realistica, segnala la differenza di andamento fra il Nord del Paese ed il Centro-Sud, ma che non segnala i cambiamenti e le tendenze in atto, omologando ampie zone di territorio che omogenee non sono.
È il caso della Puglia, che da qualche anno ha imboccato con convinzione la via della raccolta differenziata e della sostenibilità a tutto tondo.

È di pochi giorni fa la Legge Regionale sugli sprechi alimentari, sono vecchie ormai di anni le prime esperienze virtuose di Comuni come Melpignano, il primo comune in Puglia ad aver avviato un servizio porta a porta nel 2003. Il 30% della popolazione aveva scelto di aderire al compostaggio domestico, grazie anche allo sconto del 10% sulla tassa rifiuti per chi composta in casa il proprio residuo organico, raggiungendo così livelli di assoluta eccellenza in ambito nazionale per quel che riguarda i comuni con meno di 10.000 abitanti. Non è un caso che il suo Sindaco, Ivan Stomeo, sia stato nominato nuovo delegato nazionale Anci per i temi “Rifiuti ed Energia”.

Venendo a tempi più recenti, sono senza dubbio meritevoli di approfondimento le situazioni degli ARO (Ambiti di Raccolta Ottimale) Bari 2 e Bari 5, le prime associazioni di Comuni in Italia a pubblicare (ottobre 2014) un bando di gara “Verde” relativo ai rifiuti assumendo i CAM, i criteri minimi ambientali definiti dal Ministero dell’Ambiente. Il bando di gara, definito con il supporto tecnico della ESPER, prevedeva un affidamento mediante procedura aperta e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, al fine di raggiungere economie di scala, di massimizzare l’efficienza del servizio e, di pari passo, di centrare gli obiettivi ambientali europei e nazionali di raccolta differenziata. Le aziende hanno l’obbligo di raggiungere il 65% di RD già dal primo anno,  il 70% dal secondo e di introdurre la tariffazione “puntuale” sempre a partire dall’inizio del secondo anno.

Tabella 1 – Composizione degli ARO

ARO (PROVINCIA DI BARI) ARO BARI 2 ARO BARI 5
COMUNI COMUNE DI MODUGNO (CAPOFILA), BINETTO, BITETTO, BITRITTO, GIOVINAZZO, PALO DEL COLLE, SANNICANDRO DI BARI COMUNE DI GIOIA DEL COLLE (CAPOFILA), ACQUAVIVA DELLE FONTI, ADELFIA, CASAMASSIMA, SAMMICHELE DI BARI, TURI
DIRETTRICE/DIRETTORE DOTT.SSA

MARIA ANTONIETTA MAGRONE

DOTT.

GIUSEPPE SANTOIEMMA

POPOLAZIONE 115.000 abitanti 105.000 abitanti
IMPORTO A BASE DI GARA 116 MILIONI DI EURO (IVA ESCLUSA) 104 MILIONI DI EURO (IVA ESCLUSA)
DURATA APPALTO 9 ANNI 9 ANNI

 

Dopo l’aggiudicazione della gara (novembre 2015), l’obiettivo di raccolta differenziata è stato raggiunto e superato in ogni comune nell’arco di tre mesi. Bitetto, Bitritto, Sannicandro di Bari, superano ogni mese l’80% di raccolta differenziata. Palo del Colle e Giovinazzo, superano abbondantemente il 75%, mentre Modugno e Binetto superano il 70%. Nell’Aro Bari 5, tutti i comuni sono costantemente oltre il 70% di raccolta differenziata. Ottima anche la qualità dei materiali raccolti.

Ecco per riassunti in tabella i dati dei due ARO

 

Tabella 2 – Dati ARO Bari 2

Comune abitanti % RD iniziale % RD
feb 2017
Produzione indifferenziato iniziale (Kg) Produzione indifferenziato
feb 2017 (Kg)
% riduzione indifferenziato
Modugno 38.515 6,72 72,17 1.387.490,00 344.340,00 75,18
Sannicandro di Bari 9.982 16,18 88,70 300.040,00 43.700,00 86,00
Bitritto 11.278 10,05 82,32 346.760,00 48.860,00 85,91
Binetto 2.184 21,52 81,30 57.910,00 16.020,00 72,34
Bitetto 11.971 12,70 77,76 341.980,00 79.040,00 76,89
Giovinazzo 20.480 12,70 76,94 842.740,00 136.320,00 83,82
Palo del Colle 21.700 8,09 72,84 677.820,00 146.800,00 78,34

 

Tabella 3 – Dati ARO Bari 5

Comune abitanti % RD iniziale % RD Produzione indifferenziato iniziale (Kg) Produzione indifferenziato % riduzione indifferenziato
feb-17 feb 2017 (Kg)
Casamassima 19 903 6,77 78,41 701.150,00 107.220,00 84,71
Sammichele di Bari 6.518 4,89 78,91 233.160,00 30.700,00 86,83
Acquaviva Delle Fonti 20.807 14,4 72,56 709.129,00 158.780,00 77,61
Turi 13.034 27,31 76,78 431.540,00 82.300,00 80,93

 

I risultati parlano chiaro: tutti i Comuni sono oltre il 70% di RD, con punte sopra l’80%. Ma il dato più interessante è la riduzione della frazione residua (indifferenziato), quella il cui smaltimento rappresenta una voce di costo esorbitante per le amministrazioni Comunali, che alimenta inceneritori o discariche. Una riduzione superiore al 75%, con punte oltre l’85%.

Se è vero che l’Italia è un Paese a due velocità, gli Aro Bari 2 e Bari 5 sono parte dell’Italia che corre veloce.

Ridurre, riciclare, recuperare: il progetto REFED sullo spreco di cibo negli Usa

Adesso che qualche “pezzo da Novanta” – multinazionali, Nazioni Unite, ecc –  vedono la questione della lotta allo spreco di cibo come un imperativo umanitario, finanziario e ambientale, resta da pensare a come agire.

Dopo tutto, lo spreco di cibo investe tutta la catena alimentare, dai raccolti lasciati nei campi a marcire, al cibo rovinato durante il trasporto, alle selezioni per motivi estetici prima di essere collocato sugli scaffali dei supermercati, fino agli scarti effettuati sulle tavole dei ristoranti e delle famiglie.

Negli USA questo comporta un turnover di denaro sprecato che ammonta a 165 miliardi di dollari: a tanto equivale il cibo prodotto e gettato via in questo paese ogni anno, secondo una ricerca intitolata “Rethink Food Waste through Economics and Data” (Ripensare allo spreco di cibo da un’ottica economica e con dati alla mano) condotta da Deloitte consulting, Mission Point Capital Partner, aziende di investimento e Closed Loop Fund.

Rethink Food Waste through Economics and Data — REFED — è una ricerca che ha individuato tre aree nelle quali gli investimenti nella logistica e nelle infrastrutture  potrebbero dare un grosso aiuto nel tagliare gli sprechi. “Gli obiettivi di REFED sono di creare un percorso preciso per la lotta allo spreco di cibo negli Stati Uniti attraverso la riduzione, il riciclo e il recupero del cibo che altrimenti andrebbe sprecato” ha dichiarato Sarah Vared, coordinatrice del progetto.

Sodexo, che si descrive come una compagnia che punta a “migliorare la qualità della vita” fornendo una serie di servizi legati alla ristorazione e alla gestione del cibo a 32mila clienti in tutto il mondo, si è impegnata nella riduzione dello spreco di cibo. In anni recenti ha condiviso questa politica lavorando con l’EPA (Environmental Protection Agency – Agenzia per la protezione ambientale) e la “Recovery Challenge” per il recupero degli alimenti. Adesso Sodexo vede emergere il bisogno collettivo di risolvere i problemi globali legati allo spreco alimentare. “Ci sono diversi motivi per dire che è arrivato il momento di focalizzarsi su questa questione”, ha dichiarato Christy Cook, direttore della divisione di Sodexo legata alla sostenibilità. “A livello mondiale, dicono le Nazioni Unite, vengono sprecati 750 miliardi di cibo e 940 miliardi di attività economica, mentre milioni di persone sulla Terra continuano ad avere fame”.

Il progetto Rethink ha già fornito una serie di dati utili, reperibili sul suo sito web. Il valore in dollari del cibo gettato ogni anno negli USA ammonta a 165 miliardi di dollari. Il cibo sprecato è responsabile del 25 per cento di tutta l’acqua utilizzata negli Stati Uniti. Se anche soltanto il 15 per cento dell’attuale spreco alimentare fosse recuperato e dato a chi ha fame, si potrebbero nutrire 25 milioni di persone.

La roadmap, l’itinerario che il gruppo REFED intente seguire parte da tre pietre miliari: ridurre, riciclare e recuperare. La prima implica ridurre la produzione elaborando una logistica più accurata, una pianificazione dettagliata e consegne espresse. La seconda riguarda l’area del riciclaggio degli sprechi e coinvolge tutti i nuclei familiari e tutte le attività di ristorazione. La terza coinvolge la fase successiva alla preparazione del cibo, quando gli alimenti cucinati non sono consumati ma possono comunque essere recuperati e salvati.

Sodexo lotta contro lo spreco di cibo con progetti ad hoc destinati alle mense dei campus universitarie coinvolgendo gli studenti di 134 college dotati di servizi di ristorazione. Gli studenti recuperano il cibo in eccesso delle caffetterie e preparano pasti alle persone bisognose delle comunità vicine, sviluppando un sistema logistico accurato. Altrove, aziende come Global Green di New York e Lean Path di Portland lavorano con ristoranti per mettere a punto un sistema di consegne del cibo prima che diventi rifiuto. Lee Path fornisce un software per individuare con rapidità e precisione i posti dove c’è spreco alimentare.

Global Green, un’azienda che nel tempo si è aggiudicata premi per il recupero di cibo e i suoi programmi di distribuzione di alimenti, ha calcolato che nell’ultimo anno recuperando gli avanzi di cibo dei ristoranti prima che venissero inviati in discarica sono state risparmiate un milione di tonnellate di gas dannosi per l’effetto serra.

REFED punta a individuare con esattezza il genere di investimento necessario negli USA per ridurre lo spreco di cibo. “Stiamo cercando le risorse necessarie” ha dichiarato Vared. “Abbiamo anche bisogno di investimenti governativi e di organizzazioni filantropiche”. Questo è uno di quei problemi che deve essere affrontato dal pubblico e dal privato, in maniera congiunta.

Per maggiori informazioni sul progetto REFED fare click qui.

Fonte: Eco dalle Città; Traduzione: Laura Tajoli

Economia circolare: Minambiente lancia due bandi per un totale di 2,1 milioni di euro

Novecento mila su tecnologie rifiuti elettrici-elettronici, 1,2 milioni su ecodesign e categorie non servite da consorzi. Il ministro: “Accettata sfida nel contesto europeo, puntare su innovazione”

Due bandi per un totale di 2,1 milioni destinati a finanziare le nuove tecnologie al servizio dell’economia circolare. Con la firma del ministro Gian Luca Galletti e la pubblicazione sul sito del ministero dell’Ambiente partono due iniziative di prevenzione e riduzione degli impatti negativi derivanti dalla gestione di alcuni particolari categorie dei rifiuti: il primo bando, da 900 mila euro, è destinato al cofinanziamento di progetti di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (i RAEE), mentre il secondo da 1,2 milioni si rivolge a quelle categorie di rifiuti non rientranti tra quelle già servite dai consorzi di filiera, all’ecodesign dei prodotti e alla corretta gestione dei relativi rifiuti.

“L’Italia – afferma il ministro Gian Luca Galletti – ha già accettato la sfida dell’economia circolare, nel contesto del forte impegno continentale che si sta concretizzando nel Pacchetto europeo sulla ‘Circular Economy’: proprio per questo abbiamo bisogno di lavorare sull’innovazione e soprattutto in quei terreni nei quali c’è più bisogno di elevare le performance ambientali: apriamo dunque questa opportunità al settore pubblico e ai privati, contando di ricevere un grande riscontro e ottime idee per il nostro Paese”.

I bandi puntano all’uso efficiente delle materie prime, allo sviluppo e al potenziamento della circolarità tra la gestione dei rifiuti e il mercato di prodotti e materiali, favorendo il reimpiego in nuovi cicli produttivi. L’obiettivo è l’incentivazione su scala industriale di tecnologie innovative e sostenibili per il trattamento di materiali provenienti da prodotti complessi a fine vita, come anche lo sviluppo dell’ecodesign dei prodotti per facilitare l’industria dello smontaggio, la separazione delle singole componenti e l’avvio al riciclo delle matrici ambientali. I progetti finanziati dovranno essere caratterizzati da elevata replicabilità e dalla possibilità di un rapido trasferimento dei risultati all’industria per l’attuazione degli interventi.

Il contributo assegnato per ciascuna delle iniziative progettuali ammesse a finanziamento non può essere inferiore a centomila euro e superiore trecentomila, comprensivo di ogni onere. Le istanze di ammissione dovranno essere redatte utilizzando il Modulo scaricabile dal sito www.minambiente.it, alla sezione “Bandi e avvisi”.

Regione Puglia, approvata legge contro gli sprechi alimentari. Mennea: ‘Un aiuto ai nuovi poveri’

“Finalmente diamo regole certe per la raccolta dei generi alimentari non più idonei alla commercializzazione o alla ristorazione e anche dei farmaci, ma ugualmente buoni e utili per una distribuzione alle famiglie o ai singoli. Creiamo una rete virtuosa che potrà dare un aiuto ai nuovi poveri, persone che a causa della disoccupazione o anche di una separazione familiare hanno difficoltà ad avere il necessario per vivere. In questo senso le politiche sociali del nostro Governo regionale trovano la loro più piena attuazione”.

Lo ha detto Ruggiero Mennea, consigliere regionale Pd e componente della quarta commissione, venerdì 5 maggio dopo l’approvazione all’unanimità in aula della legge su “Recupero e riutilizzo di eccedenze alimentari” della quale è primo firmatario (a sottoscriverla anche i colleghi Mazzarano, Blasi, Caracciolo. Lacarra, Pentassuglia, Campo, Abaterusso, Romano, Colonna, Pellegrino). La norma è in linea con quella nazionale, nota come ‘legge Gadda’, entrata in vigore lo scorso settembre.

La ‘legge Mennea’ propone, in sette articoli, forme di intervento per valorizzare l’attività di solidarietà e beneficenza svolta dai soggetti coinvolti, attraverso la raccolta e la redistribuzione dei generi alimentari non idonei alla commercializzazione ma commestibili per l’uomo o adatti all’alimentazione animale; dei pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione autorizzati; delle eccedenze della giornata e anche dei prodotti agricoli non raccolti, che altrimenti verrebbero destinati alla distruzione; dei prodotti farmaceutici. Le eccedenze alimentari o agroalimentari e quelle di farmaci possono, così, essere destinate gratuitamente alle fasce fragili della società, ormai sempre più ampie, attraverso l’attività di raccolta di onlus, cooperative, organizzazioni ed associazioni caritative e di beneficienza. Non secondario sarà il ruolo del mondo agricolo accanto a quello della grande distribuzione.

Numerosi i soggetti attuatori (comuni, enti privati e pubblici, imprese produttrici, imprese di distribuzione, imprenditori agricoli e farmacie) impegnati tutti in una grande impresa di solidarietà coordinata da un tavolo regionale. L’attivazione degli interventi è sostenuta da una dotazione finanziaria di 600.000 euro. L’obiettivo è di recuperare la quota regionale dei circa 5,6 milioni di tonnellate su base nazionale di eccedenze alimentari tra settore primario, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo che altrimenti verrebbero smaltite come rifiuti. Infatti un articolo aggiuntivo, su proposta del M5S, introduce la previsione per i Comuni di riduzioni tariffarie della tassa sui rifiuti per le attività di produzione e distribuzione di beni alimentari che compendino interventi per la riduzione degli sprechi alimentari.

Inoltre rientrano tra le risorse la distribuzione sul territorio, anche gli alimentari confiscati idonei al consumo umano o alimentare, come da emendamento proposto dal consigliere Cosimo Borraccino (Si). Prevista la promozione di iniziative di sensibilizzazione della popolazione e anche di un tavolo regionale (composto da Anci, associazioni del terzo settore, Città metropolitana e Province) per coordinare le iniziative previste dalla legge e quelli del pronto intervento sociale. Negli appalti per la ristorazione collettiva gestiti dalla Regione o da enti controllati verranno, inoltre, previsti criteri preferenziali in favore delle imprese che garantiscono il minor volume di sprechi alimentari e il loro recupero per l’alimentazione umana o animale.  “Questa legge – ha concluso – vuole rappresentare un gesto semplice che ha una forte valenza sociale, culturale, ambientale e umana. Ci auguriamo di trovare, per questo, la collaborazione di tutti”.

Fonte: Eco dalle Città

La corrente marina trasporta la plastica fino all’Artico. Focus del G7

Il ministro Galletti: l’Italia aderisce alla coalizione anti-inquinamento di 11 paesi. Un studio documenta la presenza di plastica nelle acque a est della Groenlandia e a nord della Scandinavia

Le acque del Mar Glaciale Artico sono l’ultima destinazione dei rifiuti di plastica che galleggiano nell’Atlantico settentrionale. Lo si legge in un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, che documenta la presenza abbondante di plastica nelle acque a est della Groenlandia e a nord della Scandinavia, nonostante la bassa densità demografica di queste aree.
I ricercatori hanno battuto le acque artiche in cerca di rifiuti di plastica, rinvenendone quantitativi modesti nei mari del Circolo polare artico. I detriti di plastica sono risultati invece abbondanti nel mare di Groenlandia e nel mare di Barents.
Qui gli esperti hanno stimato la presenza di centinaia di tonnellate di detriti plastici nelle acque superficiali, a cui va aggiunto un quantitativo superiore di rifiuti finiti sui fondali marini. Analizzando le tipologie di detriti, gli scienziati hanno trovato conferma del fatto che la plastica per la maggior parte ha viaggiato a lungo, provenendo dalle coste dell’Europa nordoccidentale, dal Regno Unito e dalla costa orientale degli Usa. Grazie all’uso di 17mila boe satellitari, i ricercatori hanno in seguito confermato che i rifiuti si muovono verso il Polo a causa della circolazione termoalina, cioè del movimento globale delle masse d’acqua negli oceani, detto anche Grande nastro trasportatore. Sebbene la plastica a galla nell’Artico sia solo il 3% del totale, concludono gli studiosi, la corrente termoalina causerà un progressivo accumularsi di rifiuti in queste acque, con “effetti preoccupanti sull’ecosistema unico dell’Artico“.
Al G7 dell’Ambiente di Bologna, il 10 giugno prossimo, si farà il punto sulla lotta all’inquinamento prodotto dalla plastica. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. “La mattina di sabato 10 giugno, in collaborazione con la Francia, vogliamo fare il punto sulla Coalizione per ridurre l’inquinamento da buste di plastica, con evento a latere del G7 – ha detto il ministro. – Per ora hanno aderito 11 Paesi e speriamo che il numero cresca”.
L’Italia è da sempre fortemente impegnata su questo tema: fin dal 2006 sono state adottate misure a livello legislativo volte a ridurre la produzione ed il consumo di buste di plastica e dal 2012 le buste di plastica monouso sono state messe al bando, facendo registrare una drastica riduzione del loro consumo.

Fonte: E-Gazette

Comuni Ricicloni: aperte le iscrizioni per la XXIV edizione

L’iniziativa di Legambiente, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, premia le comunità locali, amministratori e cittadini, che hanno ottenuto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti: raccolte differenziate avviate a riciclaggio, ma anche acquisti di beni, opere e servizi, che abbiano valorizzato i materiali recuperati da raccolta differenziata.

Comuni Ricicloni è un importante momento di verifica e di comunicazione degli sforzi compiuti per avviare e consolidare la raccolta differenziata, e, in prospettiva più ampia, un vero e proprio sistema integrato di gestione dei propri rifiuti, da parte di Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane e Consorzi.

Come aderire? Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane dovranno comunicare i propri dati attraverso:

* la compilazione della scheda di partecipazione on line, oppure
* scaricando il pdf da compilare a mano e inviare via fax al numero 02.97699303.

I Consorzi dovranno, invece, obbligatoriamente utilizzare:
* file excel opportunamente predisposto, senza apportare modifiche in nessuna sua parte, e trasmetterlo all’indirizzo di posta elettronica comuniricicloni@legambiente.it.

Le adesioni devono pervenire, tassativamente, entro il 5 maggio 2017. Al fine di inviare i dati correttamente si invita ad una attenta lettura del bando di partecipazione.

Infine, qualche spiegazione sulla riduzione dei rifiuti indifferenziati prodotti: viene confermato il criterio premiante per entrare nelle graduatorie, i Comuni, oltre ad aver raggiunto la soglia di legge del 65% di raccolta differenziata, dovranno aver prodotto un quantitativo di rifiuto indifferenziato inferiore o uguale ai 75 Kg/abitante/anno.

Fonte: Achab Group