Premio Comuni Virtuosi 2018

E’ il comune di Cavareno (TN) ad aggiudicarsi la dodicesima edizione del Premio Comuni Virtuosi, tra i 50 comuni finalisti e le oltre 250 progettualità pervenute nei termini previsti dal bando promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia, Agenda 21 Italia.

A decretarlo è stata una giuria di esperti composta da amministratori locali, docenti universitari, giornalisti e tecnici ambientali. Questa la motivazione: ““Per la trasversalità delle azioni messe in campo a favore dell’ambiente, per la capacità di coinvolgimento attivo della cittadinanza, per aver investito in progetti legati alla sostenibilità e alla promozione di una cultura dei beni comuni”.

Ecco la classifica dei primi dieci  relativa all’edizione 2018: 1° Cavareno (TN), 2° Cantiano (PU), 3° Petrosino (TP), 4° Ferla (SR), 5° Magliano Sabina (RM), 6° Biccari (FG), 7° Spilamberto (MO), 8° Feltre (PD), 9° Altopascio (LU), 10° Viareggio (LU).

Come di consueto sono stati assegnati anche i premi di categoria: Rescaldina (MI) si aggiudica il primo posto nella categoria GESTIONE DEL TERRITORIO, “per aver preservato il territorio dall’ennesima colata di cemento lavorando ad un piano urbanistico improntato a sostenibilità e riqualificazione”.

Per la categoria IMPRONTA ECOLOGICA il primo classificato è il Comune di Santa Margherita Ligure (GE), “Per i numerosi progetti, criteri e azioni, tesi a migliorare l’impronta ecologica della macchina comunale e, al contempo, dare il buon esempio alla comunità locale”.

Per i RIFIUTI la vittoria è andata al Comune di Bellizzi (SA) “Per l’impegno profuso non solo nella raccolta differenziata, ma anche nell’educazione dei cittadini allo scambio ed al riuso, prolungando concretamente la “vita delle cose” e mostrando come, attraverso un percorso di efficacia ed efficienza delle Istituzioni, sia possibile esercitare “Buone Pratiche” anche in territori complessi”.

Per la MOBILITA’ SOSTENIBILE il primo classificato è il Comune di La Spezia “Per la rete delle piste ciclabili, il piano sosta, e più in generale per tutte le azioni messe in atto per promuovere la mobilità dolce e sostenibile”.

Infine, nella categoria NUOVI STILI DI VITA, il migliore è risultato il Comune di Brentino Belluno (VR), “Per la molteplicità, concretezza e innovazione dei progetti rivolti alla cittadinanza, per la capacità di fare rete e favorire un senso di comunità”.

Al Comune di Cavareno verrà donato un audit dei servizi espletati per ottimizzazione i servizi e i costi della gestione dei rifiuti, grazie allo sponsor tecnico Esper.

Siamo lusingati di questo importante riconoscimento e rincuorati rispetto al nostro operato– dichiara il Sindaco di Cavareno Gilberto Zani-.  Per noi è la dimostrazione di come si può, lavorando tutti in sintonia e con un progetto di base, operare al meglio e a tutto campo per migliorare l’ambiente che ci circonda. Questo premio ci onora non solo perché è di grande prestigio, ma anche perché riconosce il lavoro dei volontari e delle associazioni e sottolinea il valore e le risorse di cui il nostro territorio può farsi vanto”.

Siamo emozionati e grati di questo riconoscimento– è il commento a caldo del Sindaco di Rescaldina Michele Catteneo-. Ringraziamo l’Associazione dei Comuni Virtuosi, che in questi anni di mandato è stata per noi fonte di stimolo costante, permettendoci di coltivare la fiducia e la determinazione nel realizzare progetti per una gestione del territorio sostenibile ed umana. Riceviamo questo premio insieme a tutti i cittadini che credono insieme a noi che esiste un altro modo di fare politica e di vivere la città, un modo basato sulla partecipazione, la legalità e l’incontro, basi per la costruzione di una vera comunità.”

I dati ci confortano sulla bontà delle politiche ambientali avviate a Santa Margherita Ligure negli ultimi anni– commenta il sindaco Paolo Donadoni-, con un occhio di riguardo per l’innovazione tecnologica. Condivido questo prestigioso riconoscimento con l’Ufficio Ambiente del comune e soprattutto con i cittadini che con il loro impegno dimostrano di avere a cuore la comunità. Colgo l’occasione per annunciare fin da ora, proprio alla luce dei risultati ottenuti, una notevole riduzione della Tari per il 2019. Un traguardo impensabile dopo neanche un anno da quando abbiamo esteso in tutta la città il nuovo sistema di raccolta e conferimento rifiuti”.

Molto sentite le parole del sindaco di Bellizzi (SA) Domenico Volpe: “Questo è un anno particolarmente felice per la nostra Comunità. Dopo il premio “Ricicloni” con Legambiente in Campania, oggi il riconoscimento, qui a Trento, alla XII edizione dei comuni Virtuosi. Tutto ciò, come Meridionali, ci riempie di soddisfazione. Senza campanilismo è un modo per segnare una evoluzione altamente civica a sancire un percorso iniziato nei primi anni 2000, con il nostro primo sistema di raccolta “porta a porta” spinto”.

E’ quasi superfluo dire che i riconoscimenti fanno sempre piacere, ma a questo attribuisco un valore particolare, perché premia l’impegno del Comune della Spezia per favorire una nuova cultura della mobilità, in cui l’auto privata non sia l’unica, ingombrante protagonista”, così recita l’Assessore Kristopher Casati del Comune. “Conquistare questo premio significa che è stata riconosciuta la validità delle nostre iniziative ad opera di uno dei settori più impattanti sulla qualità della vita dei cittadini. Ed è grazie alla perfetta sinergia con le associazioni di categoria, i tecnici e i cittadini che oggi posso ritirare questo riconoscimento.”

Per il nostro piccolo comune ricevere il riconoscimento fa estremamente piacere ed è frutto di un grande lavoro di squadra– sostiene il sindaco di Brentino Belluno (VR) Alberto Mazzurana-. Grazie dunque ai cittadini, ai tanti volontari che operano sul nostro territorio rendendo possibile la realizzazione i progetti avviati con bambini, anziani ed associazioni. In una società in cui il ritmo della propria vita è sempre più frenetico ci vuole coraggio ad andare controcorrente. L’auspicio è che ognuno di noi sappia sempre fermarsi e prendersi un po’ di tempo per i propri affetti e per le iniziative delle proprie comunità”.

Una delle due menzioni speciali di questa edizione va alla città di Torino. Ecco la dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente Alberto Unia: “È con orgoglio e soddisfazione che la Città di Torino riceve questo importante premio, la menzione speciale nella categoria “Nuovi Stili di Vita” del Premio Comuni Virtuosi. Da sempre attenta alle tematiche ambientali e sociali, la Città sta affrontando con l’impegno di tutti i propri uffici una sfida a tutto campo. Il fronte sul quale si sta operando contempla numerosi scenari: il rinnovamento urbanistico, l’innovazione tecnologica, l’economia “green” e circolare, la creazione di infrastrutture verdi.  Scenari che compongono un piano strategico sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale, che coinvolge il cittadino quale anello fondamentale del processo di sviluppo”.

L’altra menzione speciale è andata al Comune di Bassano Del Grappa (VI). Ecco cosa ha dichiarato l’Assessore all’Urbanistica Chiara Nichele: “La Città di Bassano del Grappa è onorata di accogliere l’ennesimo riconoscimento della valenza e innovatività di questo importante progetto che vede i cittadini impegnati rispetto a un tema che sempre più merita consapevolezza e responsabilità. Rendere virtuosa la gestione dei rifiuti urbani significa innanzitutto coinvolgere e rendere protagonisti i cittadini nella loro azione quotidiana“.

SCHEDA CAVARENO

SCHEDA RESCALDINA

SCHEDA SANTA MARGHERITA LIGURE

SCHEDA BELLIZZI

SCHEDA LA SPEZIA

SCHEDA BRENTINO BELLUNO

SCHEDA BASSANO DEL GRAPPA

SCHEDA TORINO

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette

Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie

Un volume di Associazione Comuni Virtuosi ed ESPER per spiegare e raccontare l’Economia Circolare attraverso interventi di esperti del settore, progetti, buone pratiche nazionali ed internazionali

La locuzione “Economia Circolare” è ormai di uso comune, compare in documenti ufficiali, sembra diventato un “mantra” politico-ambientalista. Troppo spesso, però, viene usata come uno slogan vuoto, come strumento di green-washing, senza la piena consapevolezza di cosa sia e cosa rappresenti.

In questo volume Associazione Comuni Virtuosi ed ESPER hanno cercato (e siamo convinti ci siano riusciti) di dare sostanza alla locuzione.

Partendo dalle Norme, raccontando cosa è l’Economia Circolare e come è cambiata la legislazione di settore nel breve volgere degli ultimi mesi, con il “Pacchetto Circular Economy” approvato dalla Unione Europea lo scorso luglio: quali norme sono state modificate, quali i nuovi obiettivi di riciclo e recupero.

Passando dalle Voci, interventi di esperti del settore che hanno fissato i confini del campo da gioco, parlando di Riprogettazione, Riuso, Riciclo, Ricerca, evidenziando quanto sia stato fatto e quali siano ad oggi le azioni indispensabili per raggiungere una vera circolarità del tessuto economico.

Arrivando infine alle Storie, il racconto di esperienze fattive e buone pratiche nazionali ed internazionali. Ovvero i protagonisti di esperienze circolari raccontano sé stessi e le proprie azioni, le difficoltà incontrate, i successi ottenuti, i risultati raggiunti. Cosa sia l’Economia Circolare ce lo racconta chi ha messo le mani “in pasta”. Perché se resta sulla carta, l’Economia Circolare resta una splendida, inutile, utopia.

“Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie” può vantare le introduzioni di tre soggetti di spicco del mondo dell’ambientalismo Italiano: il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che fin dal suo discorso di insediamento si è dimostrato estremamente attento al tema specifico tanto da formare  una task-force ministeriale ad esso dedicata; Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Europe, del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e premio Goldman Environmental (il Nobel per l’ambiente); Marco Boschini, portavoce e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi.

“Da sempre siamo convinti che la condivisione sia la strada migliore per coinvolgere cittadini ed amministratori in un percorso virtuoso nella gestione dei rifiuti – dice Attilio Tornavacca, Direttore Generale di ESPER – Questo volume, il quarto di una collana che abbiamo iniziato tre anni fa, è il modo che abbiamo scelto per condividere riflessioni qualificate, analisi approfondite ed esperienze virtuose, in funzione della creazione di una nuova sensibilità e coscienza ambientale”

Verso una Economia realmente Circolare – Norme, Voci, Storie è un e-book a distribuzione gratuita. Per ottenerlo è sufficiente fare richiesta all’indirizzo mail volume@esper.pro

ISPRA 2018: calano i rifiuti, solo 4 regioni rispettano i target EU

Si attesta a 29,6 milioni di tonnellate la produzione di rifiuti urbani, segnando una riduzione dell’1,7% rispetto al 2016. Dopo l’aumento riscontrato tra il 2015 e il 2016, sul quale aveva peraltro anche influito il cambiamento della metodologia di calcolo (inclusione nella quota degli RU dei rifiuti inerti derivanti da piccoli interventi di manutenzione delle abitazioni), si rileva dunque una nuova contrazione della produzione. Raffrontando il dato 2017 con quello 2013 si riscontra, nel quinquennio, una sostanziale stabilità della produzione (+0,08%). Dopo il brusco calo del biennio 2011/2012 – concomitante con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie – la produzione si mantiene su valori quasi sempre inferiori a 30 milioni di tonnellate.

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Il calo si riscontra in tutte le macroaree geografiche, risultando pari al -2,2% nel Sud, al -2% nel Centro e al – 1,4% nel Nord. La maggiore contrazione si osserva per l’Umbria (-4,2%), seguita da Molise (-3,1%), Basilicata (-2,8%) e Toscana (-2,7%). Sono tutte in Emilia Romagna le province dove si producono più rifiuti urbani per abitante: in testa Rimini con 727 chilogrammi, un dato comunque in calo rispetto ai 740 kg del 2016; seguono Ravenna (721), Forlì-Cesena (710) e Reggio Emilia (708). Va specificato che i dati dell’Emilia Romagna, così come quelli del centro Italia, risentono di regolamenti comunali in base ai quali vengono assimilati ai rifiuti urbani anche tipologie similari di rifiuti speciali derivanti da attività commerciali, aziende artigianali e di servizio.

OLTRE LA METÀ DEI RIFIUTI PRODOTTI VIENE DIFFERENZIATA.

Nel 2017 la raccolta differenziata in Italia raggiunge la percentuale di 55,5%. Più alti i valori al Nord (66,2%), più bassi al Sud (41,9%), mentre il Centro Italia si colloca poco al di sotto della media nazionale (51,8%). Guardando alle diverse situazioni territoriali, sono 13 le regioni che raccolgono in maniera differenziata oltre la metà dei rifiuti urbani annualmente prodotti. È sempre il Veneto la regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata pari al 73,6%, seguita da Trentino Alto Adige con il 72%, Lombardia con il 69,6% e Friuli Venezia Giulia con il 65,5%.

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IN 5 REGIONI BUONE PERFORMANCE DI CRESCITA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA. 

Sono 5 le regioni italiane che tra 2016 e 2017 hanno fatto un salto di oltre 6 punti nella percentuale di raccolta differenziata, anche se rimangono sotto il valore medio nazionale (55,5%): si tratta diBasilicata (45,3%), Puglia (40,4%), Calabria (39,7%), Molise (30,7%) e Sicilia (21,7%).

TREVISO VERSO QUOTA 90. 

Il valore più alto in Italia di raccolta differenziata viene raggiunto dalla provincia di Treviso con l’87,8%, seguita da Mantova (86,6%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%). Tutte in Sicilia, invece, le più basse percentuali di raccolta differenziata provinciali: è ancora Enna fanalino di coda (11,3%), mentre a Siracusa (15,3%) e Palermo (17,3%) si è avuta una crescita delle percentuali di 6 punti nell’ultimo anno.

RALLENTA LA RACCOLTA DELLUMIDO.

Per la prima volta dal 2010 si registra un lieve incremento della frazione organica raccolta in modo differenziato: cresce solo dell’1,6% nel 2017, mentre, negli ultimi sette anni era aumentata di quasi 8 punti percentuali l’anno, con picchi del 9,6% tra il 2013 e il 2014.

SI RACCOGLIE PIÙ LEGNO E METALLO.

Per i rifiuti in legno, il cui ammontare raccolto è di 800 mila tonnellate, la crescita è pari all’8,2%. Un aumento percentuale analogo si osserva, tra il 2016 e il 2017, per la raccolta dei rifiuti metallici (+8%), il cui quantitativo si attesta, nell’ultimo anno, a quasi 320 mila tonnellate.

OBIETTIVI UE DI RICICLAGGIO ANCORA DA RAGGIUNGERE. 

Con l’emanazione della direttiva 2018/851/UE sono stati introdotti ulteriori obiettivi per la preparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. Gli obiettivi sono: 50% al 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035. In Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani, e al 49,4%, effettuando il calcolo per le seguenti specifiche frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

COSA ACCADE AI RIFIUTI RACCOLTI: IMPIANTI DI TRATTAMENTO, DISCARICHE, INCENERITORI

Non tutte le regioni sono dotate delle necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti. La scarsità degli impianti fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti in altre regioni o all’estero.

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I rifiuti urbani prodotti nel 2017 sono stati gestiti in 644 impianti. Lo smaltimento in discarica, pari a6,9 milioni di tonnellate, interessa il 23% dei rifiuti urbani prodotti, evidenziando una riduzione del 6,8%.Le discariche operative, nel 2017, sono 123, 11 in meno rispetto all’anno precedente.

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Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo complesso, il 47% della produzione: il 20% è costituito dal recupero di materia della frazione organica (umido+verde) e oltre il 27% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

Due inceneritori in meno nel 2017: scendono a 39 gli impianti operativi (erano 41 l’anno precedente).Nel 2017, i rifiuti urbani inceneriti, comprensivi del CSS, della frazione secca e del bioessiccato ottenuti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani stessi, sono quasi 5,3 milioni di tonnellate (-2,5% rispetto al 2016). Il 70% circa dei rifiuti viene trattato al Nord, l’11% al Centro e quasi il 19% al Sud. Va precisato che in Italia tutti gli impianti di incenerimento recuperano energia, elettrica o termica; complessivamente vengono recuperati nel 2017 quasi 4,5 milioni di MWh di energia elettrica e 2 milioni di MWh di energia termica.

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EXPORT, MA ANCHE IMPORT

Nel 2017 l’Italia ha esportato 355 mila tonnellate di rifiuti urbani. Il 40% è stato trasferito in Austria (27,8%) e Ungheria (13,1%): si tratta soprattutto di Combustibile Solido Secondario (CSS) derivante dal trattamento di rifiuti urbani (rappresenta il 37,1% dei rifiuti esportati).

Sono circa 213 mila tonnellate i rifiuti del circuito urbano importati nel 2017. Il maggior quantitativo proviene dalla Svizzera, con circa 72 mila tonnellate, corrispondente al 33,6% del totale importato;seguono la Francia con il 19,7% e la Germania con il 15,2%. Circa la metà dei rifiuti provenienti dallaSvizzera, costituiti prevalentemente da rifiuti di imballaggio in vetro, sono destinati ad impianti di recupero e lavorazione del vetro situati perlopiù in Lombardia.

QUANTO CI COSTA IL CICLO DEI RIFIUTI URBANI

L’analisi economica condotta sui dati MUD, per l’anno 2017, su un totale di 6.345 comuni, rileva, a livello nazionale, che il costo totale medio pro capite annuo è pari, nel 2017, 171,19 euro/abitante per anno. A livello territoriale il costo totale annuo pro capite, del servizio, risulta pari a 151,16 euro/abitante per anno al Nord, a 206,88 euro/abitante per anno al Centro ed a 182,27 euro/abitante per anno al Sud.

Il Rapporto contiene anche uno studio sui comuni che applicano il regime di Tariffazione puntuale basato sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti a ogni singola utenza servita. L’analisi economica, che ha riguardato un campione di 341 comuni aventi una popolazione 2.520.117 abitanti, mostra che, in generale, i comuni che applicano il regime della tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite a carico del cittadino inferiore rispetto ai comuni a Tari normalizzata.

ITALIA A CONFRONTO CON LA MEDIA UE28

I valori pro capite dell’Italia, relativi a produzione e gestione dei rifiuti urbani nel 2016, mostrano differenze rispetto alla media dell’Unione a 28. Produciamo più rifiuti, ne destiniamo di meno alle quattro forme di trattamento finale individuate da Eurostat. Conferiamo in discarica una percentuale di rifiuti urbani trattati maggiore della media UE28, ma anche la percentuale avviata a compostaggio e digestione anaerobica superiore alla media dell’Unione. Da rilevare che il ricorso alla discarica vede un enorme divario tra i paesi europei: si va da un valore percentuale pari a 1% di Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, all’82% della Grecia e al 92% di Malta.

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La Regione Piemonte presenta le linee guida per la tariffazione puntuale

“Se vogliamo migliorare il sistema complessivo dei rifiuti piemontesi dobbiamo puntare sulla raccolta differenziata e sulla tariffa puntuale.”

Sono state queste le parole dell’Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Alberto Valmaggia all’EcoForum per l’economia Circolare del Piemonte organizzato da Legambiente.
Le parole dell’Assessore arrivano a seguito della presentazione dei dati sulla gestione rifiuti in Regione: Appena il 35,5% dei Comuni piemontesi raggiunge il 65% di raccolta differenziata previsto per legge e sono soltanto 36 su 1201 i Rifiuti Free, Comuni che oltre ad aver raggiunto il 65% di RD, producono meno di 75 kg pro capite l’anno di secco residuo, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento.

Regione Piemonte ha scelto Ecoforum per presentare le nuove linee guida per la tariffazione puntuale, redatte in collaborazione il Consorzio Chierese Servizi, Consorzio Covar14, Pegaso 03 ed ESPER.

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Rifiuti Zero: il nuovo libro di Rossano Ercolini

Tutti noi abbiamo un’idea sbagliata dei rifiuti in Italia. Se pensiamo alle immagini dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, se pensiamo alla tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese dovremmo disperarci. Ma in realtà noi italiani siamo migliori di quello che crediamo… e ci raccontiamo. Lo dimostra la realtà di Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. Grazie a uno sforzo «dal basso»di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda. Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari? La risposta è sì, e questo libro ci indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in fertilizzante il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili.

Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani.

Rossano Ercolini, toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente, è stato ospite del presidente Obama e ha conquistato fama mondiale. Attualmente è presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe. Presiede anche l’associazione Diritto al Futuro, ed è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Oltre a numerosi articoli sull’argomento, ha pubblicato nel 2014 per Garzanti Non bruciamo il futuro.

Da imballaggi riciclabili a imballaggi riciclati il passo è lungo

Continuano ad aggiungersi nuove aziende e associazioni di categoria al fronte industriale che, dallo scorso anno, sta rendendo note le misure che verranno intraprese per ridurre l’impatto e le quantità di plastica utilizzata negli imballaggi. Le prime aziende che hanno annunciato impegni in tal senso su base volontaria, sono state noti brand che partecipano al programma The New Plastics Economy della Fondazione Ellen McArthur. Alcuni di loro, come Unilever hanno anche collaborato alla stesura del Piano di azione “NPE: Catalysing Action” del 2017 che ha ispirato molte delle misure annunciate.

L’impegno di massima che accomuna le aziende che si sono espresse ad oggi, consiste nel rendere tutti gli imballaggi utilizzati riciclabili, riusabili o compostabili al 2025. Altri impegni annunciati , prevalentemente correlati all’obiettivo riciclo, prevedono di utilizzare plastica riciclata negli imballaggi in percentuali che vanno da un minimo del 25%, passando per il 50% di Coca Cola per arrivare al 100% (come  Evian e Werner & Mertz ) e di contribuire alla creazione di un mercato di sbocco per il granulo da riciclo.

Le aziende stanno lavorando al perseguimento degli impegni annunciati a livello europeo e internazionale senza avere ancora ben chiaro come arrivarci. L’impresa si preannuncia  tutt’altro che facile alla luce dei contesti  profondamente diversi dei vari mercati in cui le aziende operano che riguarda anche i sistemi di gestione rifiuti.

Nei programmi di multinazionali come Coca Cola (World Without Waste), P&G (Ambition 2030), Unilever e Nestlè si accenna alla volontà di contribuire ad un miglioramento dei sistemi di raccolta rifiuti e soprattutto in quei paesi maggiormente responsabili della dispersione in mare dei rifiuti marini. Mancano però, anche in quelle sedi, indicazioni circa dove e come andare a farlo e soprattutto con quale ordine di investimenti.

Tra le azioni svelate alle quali le aziende stanno lavorando ce ne sono alcune che mi lasciano un pò perplessa perché rivelano la mancanza di una visione olistica e quindi di una progettazione sistemica.
Un esempio che chiarisce cosa intendo è quello di Unilever che, per risolvere le criticità collegate al fine vita dei sachet:  confezioni monodose di detergenti  in multimateriale  (facilmente dispersi nell’ambiente), ha deciso di investire in una nuova tecnologia di riciclo denominata  CreaSolv Process technology. Tale tecnologia verrà testata in un impianto pilota in Indonesia, uno dei cinque paesi che, con 1.300 tonnellate di rifiuti scaricati in mare ogni anno, contribuisce ad alimentare il marine litter.

Questa scelta, oltra ad essere un esempio su come le aziende tendano in genere a scavalcare azioni pioritarie della gerarchia dei rifiuti EU come prevenzione e riuso, solleva una serie di inevitabili domande che elenco. Ammesso che Unilever possa aprire degli impianti di riciclo basati su questa tecnologia nei paesi dove commercializza i sachet, come pensa la multinazionale di intercettare questi piccoli rifiuti senza un incentivo economico per chi li conferisce, e in mancanza di infrastrutture logistiche capillarmente diffuse sul territorio per gestire i flussi raccolti? Chi dovrebbe sviluppare, progettare e gestire l’avvio a riciclo di questo flusso di rifiuti e sostenerne i costi? Come fare in modo che siano disponibili le quantità necessarie per alimentare regolarmente gli impianti di riciclo e raggiungere economie di scala?

E infine, anche ammesso che si possano venire a creare questi presupposti, quale sarebbe l’impatto ambientale ed economico complessivo di questa scelta comparato con opzioni alternative di fornitura per piccole dosi di prodotto che potrebbero essere messe in campo?

Se fossi un decisore politico in uno dei paesi che non hanno infrastrutture di raccolta rifiuti chiederei alle aziende di presentare progetti di responsabilità estesa del produttore da loro finanziati capaci di intercettare il 90% dei sachet ( o altri imballaggi problematici) immessi al commercio , oppure di creare delle refill station dove le persone acquistano la quantità di prodotto che possono permettersi di pagare. In alternativa promuoverei la vendita di prodotti per la detergenza in barrette solide e saponi.

Queste misure di prevenzione dei rifiuti sarebbero anche indicate per aree isolate collinari o montane oppure per  isole che non dispongono di impianti di trattamento rifiuti di prossimità con conseguente aggravio dei costi di avvio a riciclo da sostenere.

Un’altra misura annunciata dalle aziende che mi lascia perplessa è quella di sostituire la plastica con altri materiali sempre usa e getta, dalla carta alle bioplastiche, senza una visione sistemica sugli impatti ambientali ed economici e sulle conseguenze che nuovi materiali avrebbero  sui sistemi di avvio a riciclo già esistenti.

Anche nei casi in cui le aziende si basano su studi LCA per “giustificare” determinate scelte  va detto che, come molti esperti di LCA concordano, le valutazioni LCA e EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto)  commissionate e diffuse dalle aziende sono “incomplete” perché spesso non considerano gli impatti ed effetti collaterali della fase di fine vita che variano a seconda del contesto geografico. Cosi come non considerano altre esternalità correlate a tutto il ciclo di vita di un bene che sono difficili da misurare e quantificare come il marine litter, la deforestazione, il cambiamento di uso indiretto del suolo (Iulc), ecc..

Anche in Italia per quanto riguarda oltre il 50% di imballaggi di plastica che vengono raccolti per essere termovalorizzati non sarà sufficiente che le aziende mantengano le promesse di riciclabilità tecnica del packaging perché il nodo da risolvere è quello della  sostenibilità economica della filiera di riciclo. Ecco perché il piano Catalysing Action identifica tre strategie, ognuna rivolta a specifici flussi di imballaggi che non vengono riciclati che sono: riprogettazione, riuso, riciclo. Le azioni ad oggi rese note dalle aziende sono sbilanciate a favore del riciclo come ho commentato in un post dal titolo “Imballaggi: il riciclo per la plastica (ed altri materiali) da solo non basta”.

Quale delle tre strategie applicare per fare arrivare un bene al suo pubblico è una scelta che l’industria deve prendere sulla base delle caratteristiche dei sistemi post consumo dei mercati dove immette imballaggi. Questo implica per l’industria ammettere ed accettare che in un pianeta dai limiti fisici l’applicazione del modus operandi “one solution fits all “ tipica del modello economico globalizzato non “funge più” ma porta a ripetere gli stessi errori.

Per creare un mercato circolare per le plastiche, oltre all’adozione dei principi dell’ecodesign tra cui una standarizzazione dei formati e del design degli imballaggi, c’è una condizione essenziale da soddisfare che consiste nel convergere verso pochissimi polimeri  per rendere più semplice la differenziazione da parte degli utenti, la selezione e il riciclo. Solamente così raggiungeremo flussi di ottima qualità e nelle quantità necessarie perché il riciclo sia economicamente sostenibile.
Se, ad esempio,  decidessimo di convergere sul PET  per realizzare vassoietti e contenitori vari il cui consumo aumenta con di tendenze come un maggiore consumo di alimenti già pronti per l’uso eviteremo che vengano raccolti e selezionati per essere bruciati e alimenteremo il mercato del r-Pet.

Capisco che questa decisione possa fare imbufalire l’industria dei polimeri che verrebbero esclusi, che dovrebbero trovare sbocchi alternativi alla produzione usa e getta, ma cosa possiamo fare per ridurre il consumo di risorse e allontanare gli effetti del riscaldamento climatico se non fare di più con meno?
Purtroppo ogni misura ambientale incontra alzate di scudi sia da parte di coloro che rifiutano il cambiamento che di chi difende interessi di bottega, con l’esito che “si continua a ballare sul Titanic” pensando che il naufragio arriverà dopo di noi.

Come commentatori ben più autorevoli di me rimarcano la colpa del’inazione sul clima è condivisa tra le aziende che si limitano a fare azioni di facciata (come sostituire il materiale delle cannucce), i cittadini che non sono pronti a cambiare stili di vita e la politica, spesso appiattita sul corto-termismo, che non sa governare i processi e mediare tra i diversi interessi.

Prima parte. Segue una seconda parte dedicata agli impegni resi noti dall’industria delle bevande in relazione ad uno studio uscito in Inghilterra.

* Comunivirtuosi.org  “Imballaggi: il riciclo per la plastica (ed altri materiali) da solo non basta”.

di: Silvia Ricci

L’economia circolare dà lavoro a 575mila persone, ma nessuno la conosce (o la guida) davvero

L’economia circolare viene spesso confusa con la sola gestione e avvio a recupero dei rifiuti, che rappresenta in realtà solo una parte – benché importante – di un modello di sviluppo molto ampio, che parte dall’apice dei sistemi di produzione e consumo. Una ricerca di Ambiente Italia presentata oggi a Roma come risultato del lavoro del gruppo “Riciclo e recupero” del Kyoto club prova a dare conto di una prospettiva più ampia per quanto riguarda l’economia circolar nel nostro Paese.

Spaziando dalle azioni di prevenzione e riuso dei prodotti alle attività manifatturiere basate sui materiali di riciclo, dalle attività del ciclo idrico a quelle di servizio di noleggio e leasing, l’economia circolare italiana appare come un settore che dà lavoro a più di 575 mila persone e che vale oggi 88 miliardi di euro di fatturato e 22 di valore aggiunto, ossia l’1,5% del valore aggiunto nazionale; numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura.

Lo studio, commissionato da Conai con i consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi (Cial, Comieco, Corepla, Ricrea) e dal Gruppo Cap, il gestore del servizio idrico della città metropolitana di Milano, sottolinea comunque che ad oggi nell’economia circolare italiana poco meno del 50% del valore aggiunto e circa il 35% degli occupati è riconducibile più specificamente alla filiera del riciclo, mentre la parte residua è essenzialmente riconducibile alla filiera della manutenzione e riparazione, con quote minori per ciclo idrico e servizi.

L’analisi di Ambiente Italia conferma come il nostro Paese possa già oggi vantare numerosi punti di forza – ma nessuna regia nazionale, purtroppo – nell’economia circolare. Secondo i dati raccolti l’economia italiana risulta in Europa l’economia più performante in materia di produttività d’uso delle risorse materiali: per ogni kg di risorsa consumata, l’Italia genera – a parità di potere d’acquisto (PPS) – 4 € di Pil, contro una media europea di 2,24 e valori tra 2,3 e 3,6 in tutte le altri grandi economie europee. Anche il tasso di “circolarità dell’economia”, fornito dalla misura del tasso di utilizzo di materia seconda rispetto alla materia prima, ci pone ai vertici europei, pur con un risultato che mostra tutti i suoi limiti: con il 18,5% di materia seconda sui consumi totali di materia l’Italia ha una prestazione largamente superiore alla media europea, il che la dice lunga sul quanto la nostra economia e quella dell’intera Unione siano lontane da un modello davvero circolare. Si tratta di una realtà che non solo pratichiamo, ma anche conosciamo ancora troppo poco.

Il rapporto di Ambiente Italia riconosce ad esempio che il vero motore dell’economia circolare e soprattutto della filiera del riciclo è l’industria manifatturiera, ma andando a indagare l’effettivo impiego di materie seconde nei propri cicli produttivi non ha potuto che basarsi su stime: «La nostra stima – con inevitabile semplificazione, talora giustificatamente, in altri casi forzando l’effettiva realtà del mercato – ha attribuito le grandezze economiche proporzionalmente alla quantità di materia seconda impiegata rispetto al prodotto del settore […] Purtroppo, l’aleatorietà di alcuni dati ci ha permesso di considerare solo l’impiego produttivo di circa 33 milioni di tonnellate di materia rispetto alle 46 milioni di tonnellate lavorate al netto delle esportazioni. Non sono state considerate neanche gli impieghi (minori, ma non irrilevanti) cosiddetti “open loop”, cioè in distinte filiere produttive rispetto a quelle originarie».

Il vero problema è che le buone performance registrate dall’economia circolare nazionale difettano di una regia nazionale che possa mettere pienamente a frutto le potenzialità del Paese: secondo Ambiente Italia «l’economia italiana risulta in Europa l’economia più performante in materia di produttività d’uso delle risorse materiali e di circolarità di materia. Non è un risultato ovvio, né verosimilmente percepito. Eppure, è un risultato che si conferma nel tempo e che, per certi versi, si accelera. Anche se sembra più il risultato di una fortunata combinazione di spinte e necessità dell’economia e di comportamenti personali, piuttosto che l’esito consapevole di politiche e culture pubbliche e private».

Il precedente Governo nazionale aveva iniziato a metterci una toppa predisponendo il documento Verso un modello di economia circolare per l’Italia, con l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico del nostro Paese sul tema. Compito che ha però lasciato al Governo successivo, ovvero quello in carica, se e quando vorrà impegnarsi su questa strada. Al momento siamo lontani, e le esigenze dell’economia circolare rimangono inascoltate.

«Riteniamo che occasioni come la presentazione di questo studio possono rappresentare un ulteriore momento di confronto per evidenziare – commenta Andrea Bianchi, direttore area Politiche industriali di Confindustria – come sia opportuno porre in essere il giusto contesto normativo, tecnologico-impiantistico ed economico per “chiudere il cerchio”, affinché i nuovi obiettivi definiti a livello europeo e che l’Italia si dovrà traguardare siano uno stimolo a migliorare ulteriormente tali performance, confermando l’auspicio contenuto nel rapporto presentato oggi, ovvero che lo sviluppo dell’economia circolare comporta necessariamente una grande trasformazione industriale».

L. A.

Fonte: Greenreport

Castel Gandolfo: l’80% è a un soffio

Poco più di due anni fa il Comune di Castel Gandolfo scelse di puntare forte sulla raccolta differenziata, abbandonando i cassonetti stradali e passando ad una raccolta porta a porta spinta. Il 14 marzo 2016 veniva assegnato il nuovo servizio di raccolta Porta a Porta progettato internamente al Comune alla ditta appaltatrice Tekneko. Contestualmente la Direzione Esecuzione del Contratto, quindi il compito di controllare che il contratto venisse eseguito correttamente, veniva affidata ad ESPER.
Il servizio, completamente domiciliarizzato prevede 3 passaggi settimanali per l’umido, due per il secco residuo e uno per le frazioni riciclabili (carta, vetro e lattine, plastica). Alle raccolte standard l’amministrazione ha voluto affiancare una raccolta trisettimanale dei tessili sanitari (pannolini e pannoloni) per utenze registrate ed aventi diritto al servizio.
Al fine di agevolare il conferimento di alcune tipologie di rifiuti da parte dell’utenza e rendere più efficienti e flessibili i servizi attivati sul territorio, il Comune di Castel Gandolfo è dotato di un Centro di Raccolta dove i cittadini possono conferire tutte le frazioni valorizzabili più alcune tipologie specifiche di rifiuti (RAEE, Pile, sfalci e potature, oli vegetali esausti).
I risultati non si sono fati attendere: ad oggi il Comune veleggia costantemente sopra quota 70% e i dati di ottobre 2018 segnano quota 79%. Un risultato che porta Castel Gandolfo fra i Ricicloni d’Italia, nell’eccellenza assoluta della Regione Lazio.

Ma la percentuale di raccolta differenziata non è il solo successo ottenuto: la quantità di rifiuti prodotti procapite ha registrato una diminuzione record. Dopo un trend di crescita costante dal 2010 (in controtendenza con i dati nazionali), ed una produzione ampiamente sopra la media nazionale (762kg/abitante anno contro i 513 di media regionale e i 496 nazionale), è scesa sotto tutte le medie di riferimento, raggiungendo i 480 kg/abitante anno nel 2018


2015
2018 *
% Raccolta differenziata 2,74%* 79,04%
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (%) 97,26%* 21,96%
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (kg/anno) 6.863.250 1.104.570
Rifiuti indifferenziati a smaltimento (kg/anno) per Abitante anno 741,96* 122,5
Produzione rifiuti (differenziata + indifferenziata) kg/abitante.anno 762,84* 480

*dati normalizzati ad agosto 2018

“Nel nostro territorio siamo il Comune con le migliori performances di raccolta più alte, e ne siamo estremamente soddisfatti – ci dice il sindaco Milvia Monachesi –  È una cosa che ci qualifica molto. Un risultato del quale dobbiamo ringraziare innanzitutto i nostri cittadini, veri protagonisti di questo successo, ma anche l’amministrazione tutta, a partre dall’Assessore De Angelis, l’azienda Tekneko che gestisce il servizio e la ESPER. È un risultato che si è raggiunto solo il contributo di tutti. Il risultato raggiunto però non è una ragione sufficiente per fermarsi. Possiamo senza dubbio crescere ancora. E ci sono dei punti su sui faremo meglio, in particolare sulla lotta all’abbandono di rifiuti”.

“Sono molto soddisfatto per i risultati che stiamo ottenendo – ribadisce l’assessore De Angelis – Rappresentano il frutto di un serio lavoro dell’Amministrazione Comunale e di una visione avanzata della raccolta differenziata. Il lavoro sinergico con l’azienda gestore e il DEC ci porta ad investire e cercare sempre nuovi obiettivi per migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini, che meritano tanto rispetto e considerazione perché con il loro operato meticoloso garantiscono risultati eccellenti di raccolta differenziata. Vogliamo migliorare ancora i servizi aggiuntivi come lo spazzamento e sfalcio stradale per far sì che il decoro della nostra città rimanga una priorità ed un fiore all’occhiello”.
Anche Diego Simonetti, responsabile per Tekneko del cantiere di Castel Gandolfo esprime piena soddisfazione per i risultati raggiunti: “Un risultato che premia un lavoro di squadra tra amministrazione azienda e cittadini. Sono onorato di rappresentare questa splendida azienda in un Comune così virtuoso.  Un grazie di cuore ai miei ragazzi che mi seguono diligentemente”.

Salvatore Genova, Direttore Tecnico di ESPER e responsabile della DEC sottolinea “la piena disponibilità riscontrata in amministrazione e azienda gestore” e come ESPER “abbia cercato di rendersi disponibile oltre a quello che era il nostro mandato, mettendosi a disposizione dell’Amministrazione con la propria esperienza pluriennale nell’affiancamento di Pubbliche Amministrazioni che cercassero una via sostenibile nella gestione dei rifiuti, individuando problematiche e proponendo eventuali migliorie”.

La prossima sfida? Tutti gli interessati concordano: la tariffazione puntuale. (SC)

Differenziata dell’umido in tutta Italia entro il 2020. Lo prevede un nuovo emendamento

Entro il 2020, i rifiuti organici dovranno essereraccolti in modo differenziato su tutto il territorio nazionale. Lo prevede un emendamento M5s, a firma unica Alberto Zolezzi, approvato in commissione Ambiente della Camera al ddl di delegazione europea. L’emendamento interviene sull’articolo 15 del ddl che recepisce la direttiva Ue 851 del 2018 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

La VIII commissione, nel corso di una seduta notturna, ha esaminato gli emendamenti di sua competenza depositati in XIV commissione, dove dovranno tornare per essere riapprovati. Sempre sull’articolo 15, un altro emendamento Zolezzi ha aggiunto un criterio di delega per “prevedere che i rifiuti aventi analoghe proprietà di biodegradabilità e compostabilità, rispettanti gli standard europei per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione siano raccolti insieme ai rifiuti organici, assicurando la tracciabilità di tali flussi e dei rispettivi dati, al fine di conteggiare il relativo riciclo organico negli obiettivi nazionali di riciclaggio dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggi”. Un’altra proposta M5s approvata ha previsto che dovranno essere predisposti standard uniformi su tutto il territorio nazionale anche su “sistemi di misurazione puntuale e presuntiva dei rifiuti prodotti”.

Ancora un emendamento Zolezzi ha poi modificato il criterio di delega che prevedeva l’assegnazione alle regioni della funzione di individuazione delle zone idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e di recupero, tenendo conto della pianificazione territoriale di area vasta. Con la modifica apportata, le regioni dovranno invece individuare le zone “non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e di recupero, tenendo conto della pianificazione nazionale e di criteri ambientali oggettivi, come ad esempio il dissesto idrogeologico, la saturazione del carico ambientale, l’assenza di adeguate infrastrutture d’accesso”.

Fonte: E-Gazette