ANCI CONAI: firmato l’accordo e completati gli allegati tecnici

ANCI e Conai hanno raggiunto un’intesa per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che regolerà per il quinquennio 1/4/14 – 31/3/19 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Nello scorso mese di marzo sono stati altresì  sottoscritti gli Allegati Tecnici relativi alle filiere di alluminio, acciaio, carta, legno e vetro che prevedono incrementi dei corrispettivi unitari: mediamente fra il 16 e il 17%.
Negli Allegati Tecnici sono state introdotte una serie di specifiche tecniche legate ai controlli in piattaforma sul materiale conferito e al monitoraggio dei relativi flussi, che migliorano il funzionamento complessivo a vantaggio sia delle attività di raccolta che di  avvio a riciclo dei materiali conferiti.

Nella parte generale dell’Accordo Quadro viene confermata la garanzia di ritiro universale, da parte dei Consorzi di Filiera, su tutto il territorio nazionale dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico di raccolta, anche ad obiettivi di riciclo e di recupero previsti dalla legge raggiunti e superati.

L’Accordo inoltre introduce una maggiore indicizzazione annuale dei corrispettivi e rafforza il sostegno alle Amministrazioni Locali incrementando l’impegno finanziario annuo del Conai per le iniziative sul territorio di sviluppo quali-quantitativo della raccolta differenziata.

In merito ai rifiuti di imballaggio in plastica, l’attuale allegato tecnico in scadenza lo scorso marzo era stato prorogato fino al 30/6/14 per dar modo alle parti di chiudere la trattativa anche per questo allegato per le sole modalità di calcolo dei corrispettivi. Si era infatti già condiviso l’obiettivo economico: il nuovo allegato prevederà un incremento a partire dall’1 aprile 2014 dei corrispettivi pari al 10,6% rispetto a quelli riconosciuti nel 2013.

Il 30 settembre 2014 Anci, Conai e Corepla hanno raggiunto un’intesa in merito all’Allegato Tecnico Imballaggi in Plastica che sarà firmato a Roma il prossimo 6 ottobre dai Presidenti di Anci, Conai e Corepla.

I punti caratterizzanti dell’accordo sono:

  • la conferma dell’aumento dei corrispettivi riconosciuti ai Comuni, quantificato complessivamente nella misura del 10,6% rispetto al 2013, così come convenuto in sede di rinnovo dell’Accordo Quadro e già in vigore dall’1.4.2014;
  • la definizione e il riconoscimento per tutti i flussi di conferimento di un corrispettivo calcolato sui  soli imballaggi in plastica contenuti nel flusso conferito;
  • l’eliminazione del sistema a fasce per il riconoscimento dei corrispettivi;
  • l’introduzione di un nuovo sistema di monitoraggio e controllo della qualità dei conferimenti;
  • il superamento della possibilità di conferire direttamente agli impianti di selezione convenzionati con Corepla la raccolta multi materiale pesante a far data dall’1.1.2017.

Il nuovo Allegato Tecnico avrà effetto a partire dal 1° gennaio 2015 e, nei prossimi tre mesi, verrà data ampia diffusione territoriale dei suoi contenuti e si provvederà alla sottoscrizione delle nuove convenzioni con i Comuni.

Scarica:
Accordo quadro – parte generale
Allegati tecnici
acciaio
alluminio
carta
legno
vetro
plastica

RASSEGNA STAMPA – Nuovo piano industriale dei rifiuti, diminuiscono i costi se aumenta la differenziata

Messa da parte la bufera sollevata dai consiglieri di opposizione che, abbandonando i propri banchi, hanno causato la sospensione del consiglio per mancanza del numero legale, la maggioranza ha ascoltato la prevista relazione di Attilio Tornavacca. Il consulente della Esper (l’ente che si occupa dello studio sulla pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) ha illustrato il piano industriale per la gestione associata dei rifiuti urbani nell’Aro Ba/1, che coinvolge i comuni di Bitonto, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato e Molfetta.

L’obiettivo strategico del piano – a detta di Tornavacca – è quello di «conciliare la qualità del servizio dei materiali raccolti in differenziata con i costi da sostenere, dando priorità alla riduzione a monte dei rifiuti». Sarebbe questo, dunque, il punto essenziale su cui si dovrà focalizzare l’informazione rivolta ai cittadini e la raccolta dei rifiuti nei prossimi anni, a partire dalla massima diffusione del compostaggio domestico. «Massimizzare questa pratica» – ha detto il consulente Esper – «vuol dire consentire la riduzione dei costi di raccolta in modo sensibile».

Ma, altro punto fondamentale del servizio, occorre garantire una tassazione equa nelle diverse zone, a seconda che il servizio di raccolta differenziata si attui o meno. «Se non si eroga il servizio di raccolta nella zona esterna, mentre lo si eroga nel centro urbano, non si può chiedere di pagare la stessa tariffa della città. È necessario uno sconto importante, almeno del 25-30% per la mancata raccolta dell’umido, perché se una fetta della popolazione non può conferire l’umido, automaticamente consente al Comune un risparmio nei costi di servizio».

Tra le alte azioni possibili per ottimizzare la raccolta c’è la pratica del riuso, effettuata in centri idonei. «Questa buona pratica consente di intercettare materiali che sono considerati rifiuti, ma che invece possono essere riutilizzati, come mobili, giochi per bambini, box, televisori», ha affermato Tornavacca. Che ha aggiunto: «Un centro di riuso, realizzato nei pressi del centro comunale di raccolta, consente di intercettare quote consistenti di materiali, risparmiandone i costi di  smaltimento», con ovvio beneficio del Comune e dei cittadini.

Ma – secondo il consulente Esper – sarebbe la tariffazione puntuale la vera svolta da applicare nei Comuni, come già avvenuto in diverse regioni italiane, come il Trentino (già dal 1996), tutto in nord Italia e alcune zone del centro sud, oltre a molte nazioni europee. La ragione dell’efficacia della tariffazione puntuale sarebbe la “responsabilizzazione” del cittadino: «Ognuno ha il suo contenitore, misura quante volte lo espone e quanta volumetria consuma a sua disposizione. Questo crea incentivazione ad una maggiore attenzione al consumo. Se voglio pagare poco, non accumulo materiali non differenziabili. Perciò anche la piccola distribuzione cambia, perché mette in vendita solo il vuoto a rendere, come per esempio le bottiglie di latte in policarbonato», ha spiegato Tornavacca.

«Nel nord Europa siamo noi l’eccezione, perché continuiamo a far pagare la tassa sui rifiuti in base ai metri quadrati. Cosa c’entrano con il servizio di raccolta? È un elemento che non ha attinenza con la produzione di rifiuti e si porta dietro gravi iniquità», ha continuato il consulente, portando l’attenzione sulla tipologia di tariffazione da applicare.
Anche la Confcommercio pare sia intervenuta sulla questione, accorgendosi delle iniquità a scapito di esercenti che, pur consumando pochi rifiuti, si trovavano a pagare ingenti somme in base all’estensione dei locali.

«Nelle regioni che hanno applicato la tariffazione puntuale si paga solo sull’effettivo consumo del servizio. La Confcommercio ha chiesto al governo e ai comuni di scegliere questa strada di  buon senso, che permette alle aziende di sopravvivere, come avveniva anche con la Tarsu, per cui il Comune poteva regolare le tariffe in base alla capacità economica degli esercizi commerciali. Oggi non è più così», ha precisato Tornavacca, spiegando come, ad esempio, negozi di frutta e verdura debbano subire un aumento dei costi del 300-400%, mentre le Banche hanno usufruito di una riduzione di tre quattro volte rispetto alle somme pagate in precedenza.

La tariffazione puntuale, inoltre, fa leva sui trasponder elettormagnetici, piccoli francobolli senza batteria che costano pochi centesimi e che funzionano inviando i dati ad un’antenna, con segnali radio, in base ad un codice univoco, proprio di ogni contribuente. Con questo dispositivo, da applicare sui contenitori o sulle buste per la raccolta, l’operatore del servizio non deve leggere il codice a barre e perdere tempo a comunicare o registrare i dati, perché il segnale viene automaticamente inviato all’antenna ogni volta che il contenitore o la busta vengono esposti fuori dalle abitazioni. «Il rischio, con questo metodo, è che i rifiuti vengano lasciati ovunque, per evitare di pagare in base ai rifiuti depositati fuori dalle proprie case. Ma c’è una quota fissa che viene comunque addebitata al contribuente, in base ad un numero minimo di sacchetti calcolato per famiglia. E poi c è un sistema monitoraggio automatico contro conferimenti anonimi o irregolari», ha precisato Tornavacca.

Inoltre, con la tariffazione puntuale, anche i costi si ridurrebbero, come il consulente ha illustrato attraverso un grafico. I Comuni che applicavano questa tipologia di tariffa, pagavano tra i 30 e i 50 euro in meno a famiglia all’anno. «Questo accade perché si paga vuoto per pieno. La tariffa non è correlata al peso ma al numero di volte in cui il contenitore viene esposto, con un conseguente risparmio anche dell’ente che raccoglie. Dunque si conciliano i costi contenuti con livelli di qualità e di raccolta differenziata molto elevati», ha concluso il consulente Esper. Il quale non ha mancato di far notare come, sulla tassa dei tributi e sui costi sostenuti dal Comune, pesino anche le tariffe dei centri di compostaggio dei rifiuti. Tariffe raddoppiate negli ultimi tempi, perché in provincia di Bari esiste un solo impianto di compostaggio per la raccolta differenziata dell’umido. Infine – ha sottolineato Tornavacca – i costi aggiunti per il personale impiegato per la raccolta porta a porta, che sarà estesa anche al centro urbano, verranno ammortizzati già dal secondo anno di attività, con il conseguente aumento della raccolta differenziata.

RASSEGNA STAMPA – Porta a porta allargato, nuove tecnologie e tariffa puntuale: ecco il piano industriale dell’Aro

La ratio è chiara: aumento della raccolta differenziata per scongiurare l’incubo ecotassa, diminuzione dei costi dello smaltimento dei rifiuti, maggiore occupazione (le previsioni parlano di un incremento del personale del 30%), maggior rispetto delle pratiche e delle tutele ambientali, nonché tecnologie all’avanguardia. Come quelle per esempio, che riguarderanno la raccolta condominiale: via i bidoni della spazzatura (scompariranno per sempre) e raccolta del rifiuto attraverso rastrelliere dove ogni condomino potrà mettere il rastrellino, oppure con un punto di aggancio dotato di codice personale che farà pagare soltanto chi si comporta non secondo le regole.
Il piano industriale dell’Aro Bari 1 (Corato è il capofila, poi Terlizzi, Bitonto, Ruvo di Puglia e più tardi anche Molfetta) sembra essere davvero quella rivoluzione copernicana che dal 1°gennaio 2015 cambierà radicalmente il modo di raccogliere e trattare i rifiuti.
Ma cosa è l’Aro? Sarà una società che si chiamerà “Servizi ambientali del nord barese Spa” e avrà sede nell’Asipu di Corato (l’unica azienda che raccoglie rifiuti in grado di creare profitti e reinvestire, e che ha fatto salire alle stelle la raccolta differenziata a Ruvo, ndr). Sarà una Spa con capitale sociale di 100mila euro e i comuni parteciperanno con possesso di azioni in proporzione agli abitanti riferiti all’ultimo censimento del 2011.
Tutto deve essere pronto entro fine anno. Una volta creata la società, sarà affidato il servizio di raccolta dei rifiuti sulla base di un progetto chiamato appunto “Piano industriale”, che deve essere approvato dai Consigli comunali.
«I punti forti del Piano industriale dell’Aro – ha spiegato Attilio Tornavacca, esperto della Esper che ha messo a punto il documento di 381 pagine, a margine del Consiglio comunale di ieri – sono la raccolta porta a porta totale, il compostaggio domestico (anche sfruttando l’impianto che a breve sarà aperto a Molfetta, ndr), i centri del riuso, la raccolta dell’umido al di fuori dei centri urbani e la tariffazione puntuale». E sarebbe questa la vera novità, «perché – ha illustrato Tornavacca – per la prima volta non si pagherà più in base ai metri quadrati dell’abitazione ma in base all’effettivo conferimento dei rifiuti, e consentirà ai cittadini di cambiare le scelte di consumo e i suoi comportamenti. In Francia è una pratica obbligatoria, mentre in Italia è presente fin dal 1986 in Trentino. I risultati sono incoraggianti, perché tutti coloro che hanno abbracciato questa tariffa hanno portato alle stelle la raccolta differenziata, con percentuali ben sopra l’80%».
Tornavacca, poi, ha ammesso che i risultati da raggiungere non saranno immediati: «Il primo anno– ha chiarito – sarà per forza di transizione, con un inevitabile aumento dei costi per via degli investimenti che faremo in personale e in tecnologie, ma già dal secondo anno si andrà a pieno regime con la nuova raccolta. In realtà, già dal secondo semestre del primo anno i primi risultati inizieranno a vedersi. I cittadini? Saranno sensibilizzati e informati a dovere, e non subiranno per tanto tempo i contraccolpi per questi cambiamenti».
Chiusura dedicata a Bitonto: «Sarà la città – ha concluso – in cui si vedranno meglio gli effetti di questo nuovo servizio».

RASSEGNA STAMPA – Raccolta differenziata e tariffazione puntuale, i tratti principali del piano industriale Aro

Una seduta di consiglio finalizzata a chiarire lo stato dei fatti riguardo all’Aro (Ambito di raccolta ottimale) e alla futura gestione dei rifiuti. Ad illustrarne gli aspetti salienti Attilio Tornavacca, l’esperto della Esper spa (ente esterno chiamato a redigere gli atti occorrenti alla fase esecutiva dell’Aro).

Dopo aver atteso per circa un’ora Tornavacca, impegnato a Terlizzi per lo stesso tipo di incontro consiliare, ad aprire la seduta è stato il sindaco Mazzilli. Nel suo intervento il primo cittadino ha ripercorso i vari passaggi che, in circa otto anni, hanno portato Corato nell’Aro Bari 1 – composto anche da Ruvo di Puglia, Terlizzi, Bitonto e Molfetta – ad essere riconosciuto come l’unico comune che dispone di un’azienda (l’Asipu), che ha un valore pare i 2,4 milioni di euro ed è in grado di creare profitto e reinvestire. A testimonianza di questo anche il fatto che, ormai da tre anni, l’Asipu gestisce la raccolta rifiuti del comune di Ruvo.

Come sottolineato in passato dal Movimento 5 stelle, una scadenza incombe sui cinque comuni dell’Aro: entro il 31 dicembre devono costituire una nuova società in grado di fornire il servizio, pena l’esclusione dai 10milioni di euro derivanti da finanziamenti regionali. In prima battuta Molfetta rimarrà fuori dalla società a causa di problemi legati alla sua vecchia azienda di gestione rifiuti.

Le principali caratteristiche della società. «Si chiamerà “Servizi ambientali del nord barese Spa” – ha annunciato il sindaco – e avrà sede nell’Asipu di Corato. Sarà una Spa con capitale sociale di 100mila euro e i comuni parteciperanno con possesso di azioni in proporzione agli abitanti riferiti all’ultimo censimento del 2011. Questa proporzione si manterrà anche al momento del voto in assemblea.

Entro il 31 dicembre dovremo approvare lo statuto con i vincoli che obbligano il consiglio di amministrazione ad essere sotto strettissima sorveglianza dei soci. Per esempio, operazioni superiori a 100mila euro necessiteranno dell’approvazione dei soci. Lo stesso varrà per piani strategici, organizzazione del personale e via dicendo».

«L’Asipu – precisa Mazzilli – in questi anni si è capitalizzata e sarà messa a servizio delle nuova società nel periodo di transizione. Questo potrà comportare una remunerazione che porterà un vantaggio economico al comune di Corato».

Costituita la società, sarà affidato il servizio di raccolta dei rifiuti sulla base di un progetto chiamato “Piano industriale” che successivamente sarà sottoposto all’approvazione dei cinque consigli comunali. L’obiettivo principale del Piano è quello di aumentare le percentuali di raccolta differenziata per evitare l’ecotassa.

«Al momento – ricorda il sindaco – siamo in regime di deroga perchè dobbiamo raggiungere il 65 % di raccolta differenziata. Secondo i dati della Regione al momento Corato è al 39 %, un 10 % in più rispetto al 2013. Di questo non posso che ringraziare i cittadini e scusarmi per i disagi che a volte si verificano. Abbiamo investito capitale nell’incremento del “porta a porta” ma c’è già stata una riduzione del peso dei rifiuti in discarica».

I principi fondanti del “Piano industriale”. Tornavacca ha puntato a chiarire alcuni concetti chiave del Piano. In primis la necessità di intendere il rifiuto come elemento che può essere governato con un’azione di riduzione a monte. Due mezzi prima di tutto: «il compostaggio domestico sostenuto (con incentivazione economica) e il riuso dei manufatti, dei rifiuti speciali (pensiamo anche a mobili e giochi dismessi). In alcuni comuni vengono addirittura censiti per poter essere poi resi disponibili.

Così possiamo parlare di un buon risultato, non solo se aumentiamo le percentuali di differenziata ma se riusciamo a trovare un buon equilibrio tra costi e qualità del servizio».

Un altro punto fermo del Piano è la tariffazione puntuale, l’elemento di maggiore innovazione. Tornavacca: «è un cambio epocale per la Puglia. Non pagare più in base ai metri quadri dell’appartamento ma in base all’effettivo conferimento dei rifiuti. Nei altri paesi europei è così. Una richiesta che viene anche dal mondo imprenditoriale».

Il costo in bolletta del servizio varierà anche in base al luogo di residenza: «chi abita in campagna – aggiunge Tornavacca – non vedrà ritirato l’umido ma avrà uno sconto in bolletta di circa il 25-30%».

Interrogato dal consigliere Mazzone (Un cantiere in comune), Tornavacca ha concluso spiegando che «in caso di problemi o segnalazioni i cittadini potranno rivolgersi ad un numero verde e – con massima trasparenza – verificare se si tratta di disservizio reale attraverso il controllo effettuabile con il gps».

Fonte: Corato Live

RASSEGNA STAMPA – 10 proposte per migliorare il riciclo in Italia (prendendo spunto dalla Francia) | Intervista a due voci: Ezio Orzes e Attilio Tornavacca

Dopo la presentazione del dossier “per un nuovo accordo quadro Anci-Conai” e l’articolo di Repubblica, Eco dalle Città ha intervistato Ezio Orzes (Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’Associazione Comuni Virtuosi) e Attilio Tornavacca (direttore della Esper)

Alla vigilia della presentazione del dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi sull’accordo Anci-Conai, è andato in scena sulle pagine di Repubblica un botta e risposta tra l’ACV e il Consorzio Nazionale Imballaggi. A prima vista il titolo dell’articolo di Repubblica potrebbe apparire fuorviante (“Carta e plastica, il giallo del riciclo ecco perché in Italia non conviene”). Ma fare la raccolta differenziata e riciclare risulta economicamente conveniente rispetto ad altre forme di trattamento e smaltimento rifiuti (discarica/incenerimento)? Lo abbiamo chiesto ai promotori del dossier presentato lo scorso 2 luglio a Roma. «L’Associazione Comuni Virtuosi – risponde Ezio Orzes, Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi e membro del direttivo dell’ACV – è stata fondata ed è formata proprio dai Comuni che hanno posto al centro della proprio azione amministrativa la raccolta differenziata spinta raggiungendo risultati quantitativi, qualitativi ed economici che fanno scuola anche all’estero. Il titolo, come spesso accade, risulta quindi effettivamente fuorviante ma il testo dell’articolo chiarisce bene quale è la posizione dell’Associazione: la raccolta differenziata spinta e di qualità è un dovere a cui siamo chiamati tutti (cittadini, istituzioni, aziende di raccolta e riciclaggio pubbliche e private ecc.). Questa azione però ha bisogno di essere maggiormente sostenuta anche dal sistema Conai in considerazione del fatto che lo stesso ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno che potevano invece essere utilizzate per premiare i principali artefici di tale risultato e cioè gli enti locali che si sono impegnati maggiormente per incrementare ulteriormente i livelli di riciclaggio in Italia nel 2011».

«Per considerare correttamente la maggiore o minore convenienza delle diverse forme di trattamento – aggiunge Attilio Tornavacca, direttore della ESPER – non si deve considerare solo l’impatto economico a breve termine (in cui attualmente non sono adeguatamente inglobati i reali costi ambientali di alcune forme di smaltimento quali, ad esempio, i costi delle bonifiche) ma anche i costi ambientali a medio a lungo termine. Per orientare correttamente le proprie strategie l’Unione Europea ha infatti commissionato ad AEA Technologies uno studio teso a valutare gli impatti sul cambiamento climatico delle diverse opzioni di gestione dei RU in cui si dimostra che “la strategia raccolta differenziata dei RU seguita dal riciclaggio (per carta, metalli, tessili e plastica) e il compostaggio/digestione anaerobica (per scarti biodegradabili) produce il minor flusso di gas serra (-461 kg CO2 eq/t). Anche la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati, nonostante la produzione di elettricità, comporti una trascurabile riduzione dell’emissione di gas serra rispetto allo smaltimento in discarica(-10 kg CO2 eq/t) che risulta comunque nettamente inferiore a quella ottenibile con il riciclaggio”».

10 proposte per migliorare il riciclo in Italia
Il dossier quali proposte formula al fine di migliorare il riciclo in Italia? «Le proposte sono dieci» spiega Ezio Orzes che riassume quelle più urgenti: «Per rendere meno costoso e più semplice il riciclaggio degli imballaggi l’Associazione propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del CAC (Contributo Ambientale Conai ndr) che consentirebbe di avviare un percorso di graduale introduzione del principio europeo “chi più inquina, più paga”. Con questo sistema le aziende ed i consumatori che continueranno a preferire imballi ad elevato impatto ambientale subiranno una leggera penalizzazione. Al contrario le aziende che già oggi stanno investendo risorse per rendere più facilmente riciclabili i propri imballaggi (e di conseguenza i consumatori che scelgono tali prodotti) con questo sistema riusciranno finalmente ad ottenere anche un parziale riconoscimento economico per i propri sforzi (grazie alla riduzione del CAC) mentre, con il sistema attuale, non vengono incentivate a sviluppare tali attività virtuose. Per quanto riguarda la raccolta differenziata – ha continuato Ezio Orzes – l’Associazione chiede di triplicare l’entità dei contributi CONAI operando una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema Conai  ed un riallineamento del CAC alla media europea (con le ulteriori riduzioni ora i contributi ambientali italiani sono tra più bassi in Europa). Per sostenere il riciclo di prossimità l’Associazione richiede al governo di introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito».

Il modello francese: alcune precisazioni
Come riportato in precedenza, l’ACV propone di introdurre anche in Italia il modello francese di declinazione del contributo ambientale. Nell’intervista di Repubblica al direttore generale Conai si legge che “non si possono paragonare Italia e Francia. Il consorzio Eco-Emballages non offre un servizio universale, decide autonomamente quali Comuni servire, non tratta tutti i materiali, ad esempio il vetro non lo raccoglie e opera sino al raggiungimento degli obiettivi”. Il quadro della situazione Oltralpe non sarebbe esattamente così. Spiega Attilio Tornavacca: «Chiunque consulti il sito di Eco-Emballages (l’omologo francese del Conai) può verificare che la percentuale di copertura della popolazione francese residente in comuni che hanno stipulato contratti con Eco-Emballages è pari al 98,5 % che va confrontata con l’81 % di percentuale media di popolazione residente in Comuni che hanno stipulato convenzioni con il sistema Conai. Solo per la plastica la percentuale arriva al 95 % nel 2011 come si può leggere a pag. 371 dell’ultimo rapporto ISPRA».In Francia i Comuni non ricevono corrispettivi per la raccolta del vetro? «I Comuni francesi ricevono al contrario due tipi di corrispettivi per la raccolta del vetro – continua il direttore della Esper – il “prix de collecte et de tri” ed il “prix de reprise”. Il primo è il prezzo dei rifiuti da imballaggi in vetro che vengono conferiti nei centri di trattamento, ed è pagato da Eco-emballages alle autorità locali. l’ammontare di questa tariffa è di  4,4 €/tonnellata. Il secondo è il prezzo del rottame di vetro già realizzato, ed è pagato dalle vetrerie che producono vetro cavo (verre creux), quindi nuovi imballaggi in vetro, alle autorità locali invece che al sistema Conai come succede in Italia dove il Coreve fino al 2010 non ha mai evidenziato ricavi per la cessione del vetro ai propri soci ma al contrario solo dei costi (per questa ragione ha ricevuto un richiamo dall’AGCM). Questo prezzo ammontava a 22,2 €/t nel 2011 ed ammonta a 21,75 €/t nel 2013 poiché viene aggiornato annualmente tenendo d’occhio i prezzi applicati a livello europeo. Si possono ottenere maggiori informazioni consultando il sito http://www.verre-avenir.fr/Le-recyclage-du-verre/La-garantie-de-reprise-option-filiere-verre» conclude Tornavacca.

Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Seminario “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi”

Mercoledì 19 settembre (ore 16), il Comune di Corigliano d’Otranto, l’AssociazioneComuni Virtuosi e la ESPER organizzano il seminario dal titolo “Raccolta porta a porta, i modelli vincenti. Come premiare gli utenti virtuosi e rendere più efficienti i servizi” con il contributo di SMP di Barletta, Ecotecnica e TEEA di Lecce.

Il seminario, che si terrà presso il Castello de Monti di Corigliano d’Otranto, avrà l’obiettivo di mostrare i numerosi vantaggi economici e di qualità della vita che i cittadini possono godere con il passaggio dalla tassa alla tariffa puntuale per mezzo dei sistemi di raccolta differenziata porta a porta.
Aprirà il seminario Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto, Comune che ha sperimento per primo, insieme al Comune di Carpignano Salentino, il sistema di raccolta domiciliare monomateriale (oggi esteso a tutti i Comuni dell’ex ARO 4) raggiungendo un percentuale di RD pari al 75-80 %.
Introdurrà il seminario il commissario ad Acta dell’Autorità d’Ambito della Provincia di Lecce, Giovanni Campobasso.
Interverranno poi l’Assessore alle politiche Ambientali Alessio Ciacci del comune di Capannori (LU), primo Comune in Italia ad aver approvato la delibera “Verso rifiuti zero entro il 2020” e ad aver utilizzato i sacchetti con transponder per l’introduzione della tariffazione puntuale, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno) Ezio Orzes, il cui Comune è risultato vincitore negli ultimi tre anni del premio di Legambiente come “Comune più riciclone d’Italia”. Ponte delle Alpi inoltre vanta una serie di record: raccolta differenziata porta a porta nel 2010 all’89% e riduzione della produzione di rifiuti da discarica (quattro volte meno della media nazionale) e delle tariffe per i cittadini (in media 160 euro a famiglia contro le 240 euro della media nazionale), e infine il sindaco Ivan Stomeo di Melpignano (Lecce), comune cofondatore dell’associazione italiana “Comuni virtuosi”, primo comune in Puglia ad aver raggiunto l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata già nel 2008.
Interverrà anche Attilio Tornavacca quale direttore generale della ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, che è stato scelto dall’Associazione Comuni Virtuosi quale partner tecnico di riferimento per il settore della gestione dei rifiuti. I tecnici forniranno la loro esperienza nel campo della raccolta differenziata porta a porta, soffermandosi in particolar modo sulla riduzione dei costi che è possibile soprattutto realizzare mediante l’introduzione della tariffazione puntuale.
Interverranno infine il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Massimo Blonda, il dirigente del settore Ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, Federico Cangialosi ed infine, Luigi Zilli, il rappresentante dell’azienda affidataria del servizio di raccolta unitario dell’ex ARO 4 dell’ATO LE2.
La partecipazione al seminario non è sottoposta a costi di iscrizione ed i posti a sedere verranno riservati in via prioritaria ai soggetti che confermeranno la loro partecipazione alla segreteria organizzativa entro il 18 settembre 2012
Segreteria organizzativa e ufficio stampa:

Giuseppe Miccoli – ESPER Tel. 3470003325 e-mail: g.miccoli@esper.to.it

PROGRAMMA

ore 16.00: Apertura dei lavori da parte di Ada Fiore, Sindaco di Corigliano d’Otranto
modera gli interventi Tommaso Condò, Ass. all’Ambiente Comune di Corigliano d’Otranto

ore 16.20: Introduzione Giovanni Campobasso, Commissario ad Acta dell’ATO Provincia di Lecce

ore 16.25: Verso rifiuti zero anche grazie all’introduzione della tariffazione puntuale
Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente Comune di Capannori

ore 16.50: La riduzione dei costi del servizio grazie all’adozione della tariffazione puntuale
Ezio Orzes, Assessore all’Ambiente Comune Ponte nelle Alpi

ore 17.15: L’esperienza del primo Comune pugliese che ha superato il 65 % di RD
Ivan Stomeo, Sindaco Comune di Melpignano

ore 17.40: Analisi tecnica ed economica delle esperienze più avanzate di riduzione e riciclaggio
Attilio Tornavacca, Direttore generale ESPER

ore 18.05: Coffee break

ore 18.30: Il ruolo dell’ARPA a supporto degli Enti locali per la gestione ecosostenibile dei RU
Massimo Blonda – Direttore scientifica ARPA Puglia

ore 18.55: Le attività della Regione per lo sviluppo della riduzione e riciclaggio dei rifiuti urbani
Federico Cangialosi, Dirigente Servizio Ciclo Rifiuti Regione Puglia

ore 19.20: I risultati della gestione unitaria del servizio di raccolta monomateriale nell’ex ARO 4
Luigi Zilli, Amministratore Ecotecnica capofila ATI affidataria del servizio di raccolta

ore 19.45: Interventi programmati dei rappresentanti dei Comuni dell’ex ARO4 dell’ATO LE2,
Bagnolo del Salento, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de Greci, Cursi, Martano, Palmariggi, Sternatia, Zollino.

Fonte: Confindustria Lecce

RASSEGNA STAMPA – Raccolta Rifiuti a Menfi: la consulenza sul Piano di Intervento va seguita alla lettera

Lo scorso 16 ottobre si è tenuto un consiglio comunale aperto per discutere la relazione sul Piano di Intervento per la gestione dei rifiuti elaborata dalla società Esper, incaricata  dall’Amministrazione Comunale (costo della consulenza: 24.487,80 euro).
Il MoVimento 5 Stelle a Menfi si occupa di rifiuti da più di due anni, e ha organizzato vari incontri, tra cui uno proprio con un consulente della Esper, il dott. Ezio Orzes, chiamato in qualità di assessore del comune di Ponte nelle Alpi (il comune più riciclone d’Italia nel 2012 e 2013). Era il periodo della campagna elettorale per le Amministrative a Menfi, e il M5S aveva curato la parte di programma elettorale riguardante la gestione dei rifiuti proprio sulla strada tracciata dall’assessore Orzes in quell’incontro. Ci fa piacere constatare che l’Amministrazione abbia seguito fin qui la nostra stessa linea per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, e ci auguriamo che la prosegua.
Abbiamo inoltre organizzato e partecipato a vari incontri sul tema “Rifiuti Zero”, a riprova che per noi è un argomento di fondamentale importanza per la nostra comunità.
Veniamo alla relazione sul Piano di Intervento.
La società di consulenza fa una disamina dell’attuale servizio, individuando inefficienze ovunque. Una gestione dei rifiuti che si poneva come obiettivo il 50% di differenziata oggi in realtà fa solo il 15%, con costi di manutenzione elevatissimi, tante inefficienze ed un servizio a grandi tratti inadeguato.
Tutto ciò ha ripercussioni sull’ambiente e sulle tasche dei cittadini, costretti a vivere in un paese sporco pur pagando tariffe salatissime.
La relazione sul Piano di Intervento per la Raccolta dei Rifiuti elaborata dalla Esper contiene a nostro avviso tutta una serie di soluzioni che, se correttamente applicate, potranno far fare a Menfi un salto di qualità, non solo sotto il profilo della pulizia e della riduzione di tasse, ma anche a livello economico e culturale.
La relazione prevede infatti una raccolta differenziata porta a porta più spinta e più frequente, anche nelle località suburbane, con un rafforzamento nel periodo estivo. Si parla di utilizzare contenitori e sacchetti idonei, forniti di chip capaci di calcolare e registrare a nome dell’utente il peso esatto dei rifiuti in modo da poter stabilire la quantità puntuale dei rifiuti prodotti, con un sistema a punteggio in grado di premiare i cittadini più “ricicloni” con uno sconto sulla TARI . E poi compostiere domestiche, rafforzamento del CCR, creazione di mercatini di riuso, coinvolgimento delle associazioni.
Ci ha colpito però una frase scritta nella relazione: il primo ostacolo ad un progetto virtuoso come quello previsto dalla società di consulenza è la volontà politica. Saprà l’Amministrazione fare tesoro della consulenza ricevuta applicando alla lettera le sue prescrizioni? Noi saremo lì a verificare che ciò avvenga, con intransigenza.
I 24mila euro spesi per la consulenza possono sembrare tanti soldi, soprattutto in un periodo come questo. Ma se paragonati all’attuale costo del servizio (1.800.000 euro) e se si considerano gli enormi benefici che un corretto Piano dei Rifiuti può portare a tutta la nostra comunità, non solo sull’ambiente e sui risparmi dei cittadini, ma anche per la creazione di nuovi posti di lavoro, sono una cifra più che accettabile secondo il nostro punto di vista. Tutto sta nella capacità dell’Amministrazione Comunale di fare tesoro della consulenza ricevuta, perché se così non sarà a quel punto si potrà parlare dell’ennesimo spreco di denaro pubblico, e soprattutto di un’occasione sprecata per portare Menfi nel futuro.
Nel frattempo potete scaricare da qui la Relazione sul Piano di Intervento dei Rifiuti: se avete un’idea per migliorare il Piano o una proposta da fare, commentate questo articolo o scriveteci a menfi5stelle@gmail.com.
Il nostro portavoce al consiglio comunale farà pervenire le vostre istanze al Sindaco e all’Amministrazione Comunale.

Fonte: menfi5stelle.it

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

Capannori: Rd e tariffa puntuale. I video del convegno

Pubblichiamo i video degli interventi:

Saluti e introduzione – L’esperienza di Capannori
Giorgio del Ghingaro – Sindaco del Comune di Capannori

La raccolta porta a porta e la tariffa puntuale a Capannori
Roger Bizzarri – Direttore Ascit

La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed Europa
Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER

La TARES puntuale, la tassa rifiuti e servizi (Tares) diventa ‘’su misura’’
Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia

Trento, fra raccolta porta a porta e tariffazione puntuale
Michelangelo Marchese, Assessore all’ambiente del Comune di Trento

I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale. L’esperienza del Gruppo Contarina SpA
Paolo Contò, Direttore Generale Consorzio Priula

Verso rifiuti Zero
Rossano Ercolini – responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero

Rifiuti e responsabilità
Ezio Orzes, Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi

Tarsu, Tia, Tares
Gianluca Fioretti – Presidente Associazione dei Comuni Virtuosi; Sindaco del Comune di Monsano (AN)

Capannori: Rd e tariffa puntuale. Gli atti del convegno

Pubblichiamo le presentazioni dei relatori:

La raccolta porta a porta e la tariffa puntuale a Capannori
Roger Bizzarri, Direttore ASCIT

La progettazione della tariffazione puntuale alla luce delle esperienze e dei risultati raggiunti in Italia ed Europa
Attilio Tornavacca, Direttore Generale ESPER

La TARES puntuale, la tassa rifiuti e servizi (Tares) diventa ‘’su misura’’
Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia

I risultati economici e quali-quantitativi a dieci anni dall’introduzione della tariffa puntuale. L’esperienza del Gruppo Contarina SpA
Paolo Contò, Direttore Generale Consorzio Priula

Rifiuti e responsabilità
Ezio Orzes, Assessore all’ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi