dna_Fido

Deiezioni canine: la soluzione è nel DNA

Carmagnola, Comune in provincia di Torino, mette in campo il primo progetto sulla mappatura genetica dei cani presenti sul territorio, così da rintracciare (e sanzionare) i padroni negligenti che non raccolgono gli escrementi dei propri animali da compagnia. Il tutto a costo zero per la comunità.

In un Paese ormai dove ormai la polarizzazione è estrema su ogni argomento, si è da tempo acuito lo scontro fra chi possiede cani e chi invece non ne ha. Argomento del contendere se e quanto i padroni degli stessi permettano ai propri animali di sporcare aree pubbliche senza poi intervenire con la pulizia, come previsto dai regolamenti comunali.

Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a far da arbitro in questa contesa e spesso viene sottolineata l’inefficienza delle stesse nel rilevamento e sanzionamento dei comportamenti non a norma. Sanzionamento che, per forza di cose, è legato alla rilevazione dell’infrazione in fragranza. Almeno fino ad oggi.

Il Comune di Carmagnola ha infatti studiato un metodo, per la prima volta replicabile in ogni area d’Italia e non legato a caratteristiche e peculiarità locali, per risalire al padrone negligente anche senza che sia colto “in fragranza” di infrazione. Con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, procederà alla mappatura genetica di tutti i cani presenti sul territorio. Eventuali escrementi abbandonati potranno essere analizzati e ricondurre al cane, e di conseguenza al padrone, unico responsabile dell’insozzamento.

Abbiamo contattato l’assessore del Comune di Carmagnola Massimiliano Pampaloni, impegnato in un vero e proprio tour di presentazione dell’esperienza, dato l’enorme interesse sollevato.

Quanto il problema delle deiezioni canine era significativo per il Comune di Carmagnola?

Il problema dei problemi, direi. Secondo le indagini di customer satisfaction realizzate, circa la metà delle lamentele che arrivano sull’igiene urbana sono legate alle deiezioni canine. Un problema che non si poteva ignorare. Abbiamo dunque cercato una soluzione che permettesse di risolvere il problema senza riempire le strade di pubblici ufficiali che cercassero di cogliere in fragrante i padroni maleducati, e quello della mappatura genetica ci è sembrato il più efficiente.

Avete dunque scelto la strada della mappatura genetica. È il primo caso in Italia?

No. Il primo fu il Comune di Napoli che con un’ordinanza sindacale (e quindi sbagliando anche il mezzo tecnico) impose la mappatura dei residenti al Vomero. Stiamo parlando di circa dieci anni fa, ma fu lettera morta. Poi altri Comuni hanno cercato una strada, ma si sono scontrati con difficoltà oggettive nel tracciarla. Sicuramente il Comune di Malnate in provincia di Varese è riuscito ad essere operativo. Sfruttarono la possibilità di chiedere proposte migliorative in appalto e sono riusciti a partire: oggi dovrebbero essere già nella fase di elevazione delle sanzioni. Direi quindi che il provvedimento sta funzionando. Ma il loro progetto è molto legato a caratteristiche territoriali. Noi, rispetto alle esperienze precedenti, abbiamo cercato di creare un sistema replicabile in ogni Comune d’Italia.

Come funziona la mappatura?

La mappatura è molto semplice. Si parte con una modifica del regolamento comunale per il benessere animale dove si impone, oltre alla vaccinazione del cane, ormai di prassi ed obbligatoria, anche la mappatura del DNA che si effettua semplicemente con una imbibizione di saliva di un tampone. Si tratta dunque di una operazione assolutamente non invasiva, che non crea nessun disagio all’animale. Fatta la mappatura genetica, si procede con l’associazione del numero del campione al numero di microchip del cane, e si crea una banca dati. Non vengono dunque trattati dati personali del padrone dell’animale.
Il problema reale con cui ci siamo dovuti confrontare era quello di chi si sarebbe occupato degli esami e del mantenimento della banca dati. Ci siamo rivolti all’ente che da questo punto dà la maggior garanzia sotto qualsiasi punto di vista: l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. L’istituto, nella persona del professor Acutis, si occupa di tutta la parte relativa all’analisi genetica e della manutenzione e mantenimento della banca dati.
Al Comune non resta che assicurarsi che i proprietari di cani portino i propri animali entro la data fissata come limite (30 ottobre 2019) dal proprio veterinario o presso il canile municipale per effettuare gratuitamente il prelievo necessario per la mappatura. Alla scadenza verificheremo eventuali trasgressioni, eventualmente ricorrendo a sanzioni

Come si arriverà al sanzionamento del padrone maleducato?

Quando sarà terminato il tempo concesso per l’iscrizione del proprio cane alla banca dati delle mappe genetiche, si passerà alla parte operativa: polizia municipale, guardie zoofile e guardie ecologiche potranno raccogliere con un kit apposito eventuali deiezioni abbandonate, redigere un breve verbale per certificare il rinvenimento, ed inviare il kit campione all’istituto Zooprofilattico. Qui si effettuerà l’analisi del campione ed il confronto dei marcatori. Si indentificherà così il cane e, attraverso le anagrafe canine, si potrà risalire al proprietario che si vedrà comminare una sanzione a cui saranno aggiunte le spese di notifica e quelle di analisi.

La mappatura genetica, oltre alla funzione di individuare eventuali padroni maleducati, ha qualche altra valenza per il cane?

Mentre il microchip in qualche modo si può togliere ed un tatuaggio si può cancellare, la mappatura DNA è immodificabile ed unica. Permette di individuare il cane in maniera univoca. Sicuramente aiuterà nell’identificazione degli animali scappati, abbandonati o rubati.
I dati della mappatura, fra l’altro, vengono consegnati gratuitamente al padrone, che così potrà conoscere la genealogia del proprio cane, se è di razza pura o meno… I proprietari di cani “di valore” fanno la tracciatura del DNA a pagamento.

Qual è il costo dell’operazione?

Basta coprire il costo della mappatura e della gestione della banca dati. Nel nostro caso siamo riusciti ad abbattere questo dato a circa 18€ a cane.
Grazie all’aiuto fornitoci dagli sponsor privati che si sono proposti per valorizzare questa attività coprendone interamente i costi, per il Comune di Carmagnola non ci saranno costi, ai cittadini carmagnolesi non costerà un centesimo.
Ci tengo però a sottolineare come, quand’anche gli altri Comuni interessati ad implementare la stessa iniziativa sul proprio territorio non riuscissero a mettere in piedi un’operazione di sponsorizzazione simile, la sola deterrenza dall’insozzamento delle strade (e il conseguente risparmio in attività di spazzamento straordinario) coprirebbe abbondantemente i costi dell’operazione.

Quanto interesse ha risvegliato questa iniziativa?

C’è un interesse enorme. Ci sono un centinaio di Comuni che hanno manifestato interesse. In questo preciso momento sto andando in commissione ad Alessandria per raccontare l’esperienza. Il Comune di Nichelino seguirà il percorso con l’obiettivo di interagire col governo perché diventi una legge nazionale. E sono solo due esempi fra le decine di contatti che ho quotidianamente. Con una quindicina di Comuni siamo in dirittura d’arrivo.

“Ci tengo a sottolineare un aspetto – conclude l’Assessore Pampaloni – questa iniziativa è a tutela dei cani, che spesso sono malvisti e mal tollerati per colpa di qualche padrone negligente e maleducato”.