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“Uno contro zero”, una pratica ancora sconosciuta

Il decreto che stabilisce che i negozi con una superficie superiore ai 400 metri quadri abbiano l’obbligo di ritirare piccoli apparecchi elettronici fuori uso anche non a fronte di un acquisto ha compiuto ormai due anni (DM 121 del 2016).
Sembrava dover essere un punto di svolta nella raccolta (e nel successivo riciclo) dei RAEE.
Eppure qualcosa non ha funzionato: 24 mesi dopo l’entrata in vigore del DM (22 luglio 2016) una gran parte dei cittadini Italiani (quasi tre su quattro) non sono a conoscenza dell’opportunità. Ad affermarlo ECODOM, il principale Consorzio italiano nella gestione dei RAEE, che fra aprile e maggio 2018 ha svolto una ricerca molto vasta con il contributo della community FRIENDZ, coinvolgendo quasi 10mila utenti che hanno dismesso 1.203 piccoli apparecchi elettrici ed elettronici. Delle persone interpellate il 73% ha ammesso di non sapere di poter consegnare gratuitamente i piccoli Raee ai negozi più grandi, senza alcun obbligo d’acquisto. Soltanto il 27,1% degli intervistati sa di questa possibilità, ma la maggior parte di questi (il 67,1%) non l’ha mai sperimentata direttamente. A livello geografico, i siciliani e i sardi sono i meno informati sull’argomento: solo il 23,9% di loro conosce il cosiddetto “Ritiro 1 contro 0”, mentre i più informati sono gli abitanti del Nord Est (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna) con il 28,6%.
Fatto salvo un’evidente difetto di comunicazione relativa alla possibilità offerta, l’atteggiamento dei negozi si è rivelato ecquivoco: ECODOM riferisce che “in alcuni casi non è stato possibile usufruire del servizio perché i negozi non si ritenevano obbligati a offrirlo o perché mancavano i cassonetti per la raccolta dei RAEE” – S.C.

Scarica l’indagine di ECODOM -FRIENDZ